Primo Piano

Mci Svizzera: da oggi il viaggio del direttore generale Migrantes

25 Gennaio 2024 - Roma – Inizierà questa sera la visita del Direttore Generale della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo, ad alcune comunità italiane e Missioni cattoliche Italiane nella Svizzera tedesca. Nel suo viaggio – che prevede incontri, momenti di preghiera e celebrazioni eucaristiche, mons. Felicolo sarà accompagnato dal Coordinatore delle Missioni cattoliche di lingua italiana in Svizzera, don Egidio Todeschini. Tra gli incontri anche quello i tre diaconi della diocesi di Napoli che da ottobre scorso e fino a marzo sono in missione in Svizzera per conoscere la realtà delle comunità cattoliche italiane. L’iniziativa nasce all’interno della proposta fatta dal Consiglio di Coordinazione delle Missioni Cattoliche di Lingua Italiana in Svizzera di un "Erasmus Pastorale" prima dell'ordinazione presbiterale. Attualmente in Svizzera vivono circa 640mila  persone con passaporto italiano, terzo paese per presenza di nostri connazionali secondo il dato riportato dal rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes. A loro servizio 42 Missioni Cattoliche di Lingua italiana con oltre 50 sacerdoti. La storia degli italiani in Svizzera è una storia di circa cinque milioni di persone che si sono avvicendate in oltre 150 anni al servizio di questo Paese e della sua economia, spiega don Todeschini: alla Svizzera e agli svizzeri va un “grazie” per quanto “hanno fatto. E un grazie particolare va agli oltre 1700 missionari e religiose che si sono impegnati negli ultimi 130 anni tra gli italiani in Svizzera al servizio della fede e dell’emigrazione”. (Raffaele Iaria)

Protagonisti non spettatori

25 Gennaio 2024 - Roma - “La risposta non è scritta, dipende da noi”. Le parole di Papa Francesco nel messaggio per la 58ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, diffuso ieri, suonano come un incoraggiamento ad affrontare con responsabilità le tante sfide aperte dai sistemi di intelligenza artificiale. Occorre essere protagonisti e mai spettatori di ciò che avviene, soprattutto se c’è un forte impatto sulla vita sociale e, ancora prima, sulla stessa umanità. È una chiamata alla responsabilità di tutti: giornalisti e comunicatori ma anche fruitori di contenuti e strumenti. Ai primi perché non smarriscano la bellezza dell’incontro, dell’ascolto e della parola. Ai secondi perché sviluppino sempre di più quel necessario senso critico con cui orientarsi davanti a qualsiasi forma di manipolazione. Insieme, però, siamo chiamati a rinnovare un patto di corresponsabilità perché la comunicazione e l’informazione hanno sempre bisogno di quel di più che sfugge a qualsiasi tecnica. “Spetta all’uomo – ricorda il Papa – decidere se diventare cibo per gli algoritmi oppure nutrire di libertà il proprio cuore, senza il quale non si cresce nella sapienza”. (Vincenzo Corrado)

Vangelo Migrante: IV Domenica del Tempo Ordinario (Vangelo Mc 1,21-28)

25 Gennaio 2024 -
… gli metterò sulla bocca le mie parole (Deuteronomio) In questa domenica il Signore ci invita ad ascoltare sempre più in profondità la sua Parola. La Parola ci salva dal male e ci fa diventare profeti. Come ci ricorda la prima lettura, prestiamo la bocca a Dio affinché Lui possa parlare attraverso di noi. Mosè si lascia guidare da Dio e, anche se balbetta, impara a proclamare la sua Parola. Come recitano i salmi, preghiamo affinché possiamo ascoltare la voce del Signore, Egli parla attraverso ciascuno di noi e invia ciascuno di noi verso una missione specifica. Mosè è chiamato a guidare il Suo popolo e a parlare a Suo nome. Siamo chiamati a riscoprire la purezza della nostra chiamata, la nostra appartenenza al Signore. Il male, che si insinua nella nostra vita, viene rappresentato nel Vangelo di oggi da uno spirito impuro. In realtà, più che ciò che facciamo, deve farci paura ciò che abbiamo dentro. “Non quello che entra nella bocca rende impuro l’uomo, ma quello che esce” (Mt. 15, 11) ci ricorda Gesù, e lo spirito impuro sa bene chi ha di fronte. E non basta neanche solo conoscere chi è Gesù per sentirsi al sicuro, occorre ascoltare la sua voce e mettere in pratica la sua Parola. Nel vangelo di Marco, l’exousia di Gesù, cioè l’autorità e il potere con cui insegna, sta proprio in questa capacità di agire contro tutto il male e di poter dare speranza contro ogni speranza. Gesù agisce in questo uomo per farci capire chi è veramente. Davanti a Lui ogni ginocchio si piega e ogni lingua professa che Gesù è il Kyrios, il Signore della nostra vita. Senza questa voce che fa tremare il male non potremmo andare avanti. Ma allora chi è “costui” che fa tremare i diavoli e guarisce i malati? Il Vangelo di oggi mette in evidenza, allora come oggi, un relativismo dilagante e un ateismo continuamente presente. Non dobbiamo stupirci quindi se ancora oggi non tutti credono in Dio e in Gesù Cristo Suo unico figlio. Siamo così distratti, disorientati anche dalle mille voci dei media, dai post su facebook o instagram. Comunicazioni superficiali, che dicono di tutto su tutto senza dare nulla di certo spesso impedendoci di vedere la verità. I falsi profeti di oggi, che salgono sul podio del web e le intelligenze artificiali, potrebbero dissolvere tutte le nostre certezze. Occorre aprire il cuore! Senza un cuore che si apre alla grazia non c’è fede. Non basta vedere con gli occhi, bisogna sperimentare la salvezza e la guarigione vera dell’anima. Don Fabio Rosini in una sua riflessione chiariva: “tutti possono dire mi piace il mare, ma è netta la differenza tra chi dice seduto sulla battigia della spiaggia e chi lo afferma dopo essersi tuffato e aver fatto una bella nuotata”. Vero! Se non ci buttiamo dentro l’amore non avremmo mai una vera esperienza di Dio. Molti hanno visto ma pochi hanno creduto. La fede è sempre un cammino dello sguardo (Giussani) e senza lasciarsi guardare dentro, non si incontra la gioia vera, non ci si libera dalle impurità. Il testo greco parla di spirito impuro, quasi a non voler menzionare esplicitamente il divisore, ma un male generico, invisibile e silenzioso, che però fa tanto rumore e può distruggere. Solo il comando di Gesù ci aiuta. Comanda e io sarò guarito: “dì soltanto una parola ed io sarò salvato”. Quando Gesù comanda i flutti tacciono, l’acqua diventa vino. Per essere liberi occorre seguire le vie del Signore e osservare i suoi comandamenti. Tutta la Scrittura ci ricorda che nei comandamenti del Signore consiste la nostra gioia e la pienezza della vita. Come potrà un giovane tenere pura la sua via? Custodendo le tue parole. Con tutto il cuore ti cerco non farmi deviare dai tuoi precetti (salmo 119: 9-16 CEI). La conferma che dobbiamo muoverci verso Cristo ci arriva direttamente dalla Parola di Dio. A lui dobbiamo guardare anche quando siamo nel vuoto dei valori, anche in questo clima di confusione. La certezza della sua Persona ci aiuta a liberarci dalle impurità, che non sono solo carnali ma soprattutto morali ed esistenziali. Più ci allontaniamo dalla Luce e più saremo vittime dell’ombra e dell’oscurità. Camminiamo con Lui allora e lasciamoci guidare dallo Spirito e non saremo più tentati a soddisfare i piaceri effimeri della carne. Se sarà la Parola a comandare il cuore, allora saremo veramente nella Verità e solo la Verità ci rende liberi da ogni infezione di male e di impurità. I puri di cuore non sono essere extraterrestri impeccabili, ma uomini e donne umili che lasciano a Dio il primato sulle proprie scelte. (Andrea Fulco)

Rendere significante la nostra comunicazione

25 Gennaio 2024 -
Città del Vaticano - Come ogni anno, nel giorno di San Francesco di Sales ci interroghiamo sul senso del nostro essere cattolici nel mondo della comunicazione. Su come non essere, non diventare, insipidi. E sul come evitare la tentazione di pensarci il tutto di un mondo che è comunque più vasto di noi; perché comprende non cattolici e non giornalisti, che pure sono – come noi – chiamati a rispondere alla sfida della buona comunicazione; e media che con una esemplificazione chiamiamo secolari per distinguerli da quelli cattolici, rischiando di cadere nell’errore di pensare noi stessi separati, divisi dal resto di cui siamo invece parte. È importante fermarsi ogni tanto a riflettere su di noi. E allargare lo sguardo. Come singoli e come comunità.
Come ci ha ricordato Papa Francesco nei giorni scorsi (cfr incontro con i partecipanti al simposio “Université des communicants en Église“, 12 gennaio 2024) la comunicazione è la nostra missione. Ma “comunicare per noi non è sovrastare con la nostra voce quella degli altri, non è fare propaganda; […] non è puntare tutto sull’organizzazione, non è questione di marketing; non è solo adottare questa o quella tecnica; […] è condividere una lettura cristiana degli avvenimenti; è non arrendersi alla cultura dell’aggressività e della denigrazione; è costruire una rete di condivisione del bene, del vero e del bello fatta di relazioni sincere; è coinvolgere nella nostra comunicazione i giovani”. Il nostro compito è dunque stare nel mondo, non separarsene. Avere semmai l’ambizione di cambiarlo, per quella parte che ci è affidata; e l’umiltà di comprendere che la trincea dove si combatte il nostro destino non è un altrove rispetto ad una quotidianità dove la comunicazione stessa sta cambiando il suo DNA. Per questo il Papa insiste sul cuore, sulla sapienza che viene dal cuore, sulla comunicazione che senza cuore è incapace di vedere, di ascoltare, di capire e di trasmettere. “Essere giornalista – ha detto incontrando nei giorni scorsi i vaticanisti – è una vocazione, un po’ come quella del medico, che sceglie di amare l’umanità curandone le malattie. Così, in un certo senso, fa il giornalista, che sceglie di toccare con mano le ferite della società e del mondo. […] Quanto bisogno di conoscere e di raccontare da una parte, e quanta necessità di coltivare un amore incondizionato alla verità dall’altra”. Se dunque il mondo sembra andare da una altra parte, smarrendo il senso più profondo del comunicare, se il giornalismo sembra destinato ad essere soppiantato dal marketing di opinioni fondate – come ha detto il Papa – “sulle sabbie fragili del chiacchiericcio e delle letture ideologiche” (cfr Udienza ai vaticanisti del 22 gennaio 2024); qui è la nostra sfida. Più grande di quel che pensiamo. Perché insieme possiamo costruire una rete che libera e non imprigiona. Possiamo restituire dignità al giornalismo e profondità alla comunicazione. Possiamo guidare l’uso dell’intelligenza artificiale invece che esserne guidati. Possiamo ridare ad ogni essere umano il ruolo di azionista di un sistema di comunicazione che non punta alla massimizzazione del profitto, ma alla condivisione della verità. È un bel compito, un grande compito per i giornalisti cattolici, per tutti i cattolici. Rendere significante la nostra comunicazione. Proporci di cambiare anche i modelli economici quando rischiano di snaturarla; riscoprendo l’idea che l’informazione, come l’istruzione, è un bene pubblico, e come tale va difeso. Perché da esso dipende il nostro futuro. (Paolo Ruffini - Prefetto Segreteria della Comunicazione)

Diocesi Ferrara-Comacchio: parte il progetto “Madri a scuola”

23 Gennaio 2024 -   Il progetto “Madri a scuola” promosso nella diocesi di Ferrara-Comacchio è un progetto di integrazione per donne immigrate con figli in età prescolare (0-6 anni) che nasce dal desiderio di Piera Murador (insegnante di alfabetizzazione L2 e membro della Comunità Papa Giovanni XXIII) e Fabrizia Bovi (Educatrice infantile e membro dell’Ass. Famiglie Numerose) di offrire le proprie competenze professionali ad altre donne che necessitano di affiancamento per la loro integrazione e di conseguenza di quella dei loro figli. Il Progetto è coordinato dalla Comunità Papa Giovanni XXIII, supportato dal contributo finanziario della Fondazione Migrantes e appoggiato dalla diocesi  con la collaborazione della Parrocchia della Beata Vergine Addolorata di Ferrara. Lo scopo del progetto è quello di intervenire, sul territorio della città di Ferrara, rispetto al bisogno per queste madri di competenze linguistiche di base e di letto-scrittura. Infatti, l’analfabetismo che spesso affligge le donne straniere provenienti da Paesi di recente immigrazione frena la loro inclusione sociale, rendendole tra i soggetti più vulnerabili in contesti immigratori. Le madri che al mattino devono farsi carico dei figli molto piccoli, spesso non inseriti nei nidi o nelle scuole dell’infanzia, potranno avere la possibilità di uno spazio dedicato sia per i loro bisogni linguistici e scolastici, sia per i loro piccoli che restando in un locale attiguo alla classe possono essere accuditi da educatrici esperte e volontari. Il Progetto “Madri a scuola” si svolgerà nei locali della parrocchia della Beata Vergine Addolorata di Ferrara: si avvarrà dell’utilizzo di un’aula-laboratorio per i bambini con angolo morbido e attrezzature per i giochi e le attività educative e di un’aula scolastica per le lezioni di letto-scrittura delle madri con l’utilizzo di una LIM, di alcuni computer e il collegamento Internet. Gli incontri-lezioni si terranno due mattine alla settimana (mercoledì e venerdì) dalle ore 9.00 alle 11.30.

Circo: ieri la preghiera ecumenica sotto il tendone del festival di Montecarlo. Oggi la conclusione del Forum delle organizzazioni cristiane

23 Gennaio 2024 - Montecarlo - Con la celebrazione ecumenica sotto il tendone del Festival del Circo di Montecarlo, si è conclusa, ieri, la prima giornata dei lavori del Forum of Christian Organizations for the pastoral care of circus and carnival workers, il Consiglio Internazionale delle Organizzazioni Cristiane per la Pastorale dei Circensi. A presiedere la preghiera l’arcivescovo di Monaco mons. Dominique-Marie David. Per l'Italia il direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo, don Mirko Dalla Torre, membro della Consulta nazionale dell'organismo pastorale della Cei e il vescovo di Ventimiglia-Sanremo mons. Antonio Suetta. Alla processione d’ingresso che ha dato l’inizio della preghiera, erano presenti i ministri delle tante confessioni cristiane che compongono le compagnie degli artisti di questa 46’ edizione del Festival del Circo di Montecarlo. Il testo del Vangelo di Luca del Buon Samaritano è stato al centro della riflessione e della preghiera comune, intervallata da tre numeri in pista. La preghiera del Padre Nostro ha concluso l’incontro e la banda dei carabinieri del Principato di Monaco ha salutato i partecipanti con la marcia del Circo.

Fio.Psd: nel 2023 morte 415 persone senza dimora

23 Gennaio 2024 -
Roma -Nel corso del 2023 sono morte 415 persone senza dimora, 16 in più rispetto al 2022. Il dato nel Report annuale della  Fio.Psd, la Federazione italiana organismi per le persone. Dai dati del 2023 emerge che lo scorso anno i mesi invernali hanno rappresentato la stagione più dura per chi non può contare su un alloggio adeguato. In questo periodo dell’anno infatti i decessi sono stati considerevolmente più frequenti, arrivando a coinvolgere oltre 130 persone. Sebbene l’inverno rappresenti il periodo dell’anno più drammatico, in cui anche i riflettori dei media si accendono per riportare i casi di cronaca più eclatanti, è "doveroso - sottolineato i curatori del report -  mettere in luce che la “strage invisibile” si alimenta mese dopo mese durante tutto l’anno.
Il fenomeno della "grave marginalità - si sottoliea - adulta è tipico soprattutto delle grandi città, ma è altrettanto vero che in Italia tale fenomeno si sta facendo sempre più esteso e capillare arrivando ad interessare anche i centri urbani di medie dimensioni o più periferici dal momento che sono 215 i Comuni italiani in cui è stato registrato almeno un decesso". Il dettaglio regionale mostra che le regioni in cui i decessi sono stati particolarmente diffusi sono la Lombardia (21%, pari a 86 decessi), il Lazio (18%, pari a 74 decessi), dove c’è la maggior presenza di persone senza dimora, seguite dall’Emilia Romagna (10%, 42 decessi), la Campania e il Veneto (entrambe 8% con 32 decessi). Le città con il maggior numero di decessi sono Roma (44) e Milano (22), ma dati allarmanti provengono anche da Bergamo, Torino, Bologna, Brescia e Genova. Le morti in strada interessano soprattutto uomini (93%), persone di nazionalità straniera (58%), con un’età media di 47,3 anni. Le circostanze in cui muoiono le persone senza dimora raccontano molto delle condizioni di vita delle stesse. Condizioni di abbandono, di mancanza di cura e di reti di protezione, di un disagio profondo che intreccia la sfera sociale, abitativa e relazionale. Ne sono testimonianza i luoghi in cui i corpi sono stati ritrovati, in primis strade (33%) e corsi d’acqua (11%), ma anche ospedali (11%) e carceri (4%).Il 40% delle persone senza dimora muore per malori (ovvero malesseri fisici improvvisi e aggravamento di situazioni già compromesse), di cui la forma più estrema è rappresentata dagli episodi di ipotermia (15 casi in un anno). Il 42% di esse muore per eventi traumatici ed accidentali, quali atti di aggressione, annegamenti, cadute, incendi e suicidi.“Oltre 400 morti in un anno sono un dato tremendo, afferma la presidente Cristina Avonto, il costante incremento annuale di questa triste cifra che riguarda esseri umani, deve portare a un cambiamento politico e culturale.  Oggi le risorse messe a disposizione degli ambiti territoriali, da fondi europei e nazionali, anche attraverso il coinvolgimento delle regioni, possono essere una leva per strutturare politiche e servizi sull’abitare. La casa è ciò che manca alle persone senza dimora, la base per una vita stabile e sicura dalla quale ripartire”. (R.I.)

Aizo: un incontro per ricordare il Porrajmos, lo sterminio di rom e sinti

22 Gennaio 2024 - Torino - In occasione del Giorno dedicato alla Memoria (27 gennaio), l'Aizo (Associazione Italiana Zingari Oggi)  propone un incontro a Torino per presentare lo sterminio dei rom e dei sinti avvenuto nei lager per migliorare la conoscenza verso questa popolazione, che "era ed è più che mai emarginata. Le nuove forme di odio ed ideologie fondamentaliste - si legge in una nota - seminano violenza ed istigano all'intolleranza e al disprezzo della cultura o religione altrui. Pertanto riteniamo importante sensibilizzare, soprattutto i giovani, sulla tragedia ed invitarli all'accettazione del diverso". L'incontro si svolgerà il 26 gennaio alle ore 10 presso la sede dell'Aizo a Torino.

Circo: questa sera preghiera ecumenica sotto il tendone del Festival di Montecarlo

22 Gennaio 2024 - Montecarlo - Questa mattina si sono aperti a Montecarlo i lavori del Forum of Christian Organizations for the pastoral care of circus and carnival workers, il Consiglio Internazionale delle Organizzazioni Cristiane per la Pastorale dei Circensi. Presenti, oltre alla delegazione italiana (composta dal direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo e da don Mirko Dalla Torre, membro della consulta nazionale per la pastorale dello spettacolo viaggiante dell’organismo della Cei) è presente quella tedesca, olandese, austriaca e svizzera. Il momento della preghiera ecumenica ha avviato l’intensa giornata di lavoro. Dopo i saluti del Segretario generale p. Bernhard Eugen Maria,  la delegazione italiana ha presentato il cammino della catechesi promosso dall’ufficio nazionale per la pastorale del settore circhi e luna park della Fondazione Migrantes e il testo di catechesi: “In cammino con Gesù per portare gioie e festa”. L’incontro – che quest’anno ha per tema l’educazione -  rappresenta un momento importante che aiuta chi opera nella pastorale dei circensi, al di là della loro confessione cristiana, nel promuovere e nel mettere al centro le dimensioni umane, professionali e spirituali dei lavoratori del circo. Il Consiglio delle Organizzazioni Cristiane per la Pastorale dei Circensi e Lunaparchisti, formato dai Direttori nazionali della pastorale circense, è nato per promuovere in senso ecumenico l’animazione pastorale, culturale e sociale dei Circensi e Lunaparchisti d’Europa e per stimolare nella comunità civile la comprensione e la valorizzazione della loro identità in un clima di pacifica convivenza, rispettosa dei diritti della persona umana. I membri del Forum parteciperanno, nell’ambito della Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani, a una celebrazione ecumenica sotto il tendone del Festival Internazionale del Circo di Montecarlo, prevista per questa sera, presieduta dall’arcivescovo di Monaco, mons. Dominique-Marie David, con la partecipazione di rappresentanti delle varie confessioni cristiane e alla quale parteciperanno, come gli altri anni, molte persone oltre agli artisti del Festival del Circo.

Viminale: da inizio anno sbarcate 1.298 persone migranti sulle coste italiale

22 Gennaio 2024 -
Roma - Sono finora 1.298 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno secondo il dato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina. Di uesti 253 sono di nazionalità bengalese (19%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Siria (205, 16%), Pakistan (85, 7%), Egitto (59, 4%), Tunisia (50, 4%), Sudan (47, 4%), Gambia (46, 3%), Mali (27, 2%), Etipia (25, 2%), Eritrea (23, 2%) a cui si aggiungono 478 persone (37%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Fino ad oggi sono stati 114 i minori stranieri non accompagnati ad aver raggiunto il nostro Paese via mare.

Papa Francesco: “essere giornalista è una vocazione, un pò come quella del medico”

22 Gennaio 2024 -

Città del Vaticano - “Essere giornalista è una vocazione, un po’ come quella del medico, che sceglie di amare l’umanità curandone le malattie”. Lo ha detto questa mattina papa Francesco ricevendo in udienza i membri dell’Associazione internazionale dei giornalisti accreditati presso il Vaticano (Aigav). “Così, in un certo senso, fa il giornalista, che sceglie di toccare con mano le ferite della società e del mondo”, ha proseguito Francesco: “È una chiamata che nasce da giovani e che porta a capire, a mettere in luce, a raccontare”. “Vi auguro di tornare alle radici di questa vocazione, di farne memoria, di ricordare la chiamata che vi unisce in un compito così importante”. “Quanto bisogno - ha qundi aggiunto - di conoscere e di raccontare da una parte, e quanta necessità di coltivare un amore incondizionato alla verità dall’altra!”. “Vorrei esprimervi gratitudine non solo per ciò che scrivete e trasmettete, ma anche per la costanza e la pazienza di seguire giorno dopo giorno le notizie che arrivano dalla Santa Sede e dalla Chiesa, raccontando una istituzione che trascende il ‘qui e ora’, e le nostre stesse vite”.

Raccontare il diritto d’asilo oggi: un incontro a Brescia

22 Gennaio 2024 - Brescia – Martedì 23 gennaio l’Uffficio per le comunicazioni sociali della Diocesi di Brescia  ha organizzato, in preparazione alla festa di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, un corso di formazione gratuito, in collaborazione con l’Ucsi, su “Raccontare oggi il diritto d’asilo”. L’appuntamento è dalle 10.30 alle 12.30 al Centro pastorale Paolo VI in via Gezio Calini a Brescia. Interviene Mariacristina Molfetta della Fondazione Migrantes. Sono previste le testimonianze del Centro Migrantes e della Cooperativa Kemay sui volti e sulle storie di accoglienza nel Bresciano. Seguirà il confronto con il vescovo di Brescia, mons. Pierantonio Tremolada.

Lasciare, seguire

22 Gennaio 2024 -
Città del Vaticano - In questa domenica dedicata alla Parola di Dio, il Vangelo di Marco ci porta all’inizio della vita pubblica di Gesù, e ci propone la sua prima predica, brevissima ma che ha un punto fermo: il tema della conversione. Giovanni Battista è stato arrestato e ucciso da Erode, e il Signore sa che è giunto il suo tempo, anzi “il tempo è compiuto e il Regno di Dio è vicino”. Come dire, il tempo dell’attesa, preparato dai profeti, da Giovanni Battista, si è concluso. Non è a Gerusalemme che ha inizio la vita pubblica di Gesù, ma, per usare una espressione cara a Papa Francesco, in una periferia dell’esistenza: la Galilea. Terra lontana, crocevia delle genti e luogo di incontro di culture e popoli diversi; è qui in questa terra marginale abitata da persone povere, da pagani e anche rivoluzionari, che il Signore va a cercare i primi quattro discepoli, come leggiamo in Marco: “seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini”, dice a Simone e Andrea. Un racconto che non può essere letto senza riflettere sulla prima lettura, ovvero la chiamata di Giona; o meglio, la seconda chiamata, perché prima non aveva voluto accogliere l’invito di Dio a recarsi a Ninive. Poi obbedisce e permette così a Dio di rivelarsi per quello che è: misericordioso, lento all’ira. In Galilea, dunque, dove incontra samaritani giudicati eretici, scismatici e separati dai giudei, che ha inizio il cammino di Gesù. È non è un caso che Papa Francesco abbia voluto, in questa domenica, dare inizio all’Anno della Preghiera in preparazione al Giubileo del 2025 e all’apertura, a Natale di quest’anno, della Porta Santa; mesi dedicati a riscoprire “il grande valore e l’assoluto bisogno” della preghiera. Da Francesco anche un invito a pregare per l’unità dei cristiani, una settimana che, come tradizione, il Papa concluderà il prossimo 25 gennaio nella basilica di San Paolo. Basilica che da sempre è luogo simbolo del dialogo ecumenico, anche perché proprio qui Giovanni XXIII ha voluto annunciare, nel gennaio del 1959, la sua intenzione di indire un Concilio ecumenico, con l’intento di soffiare via la cenere e rinvigorire la fiamma della fede; è qui che Giovanni Paolo II ha voluto aprire la Porta santa in occasione del Giubileo del duemila assieme al Patriarca ortodosso e al Primate della chiesa anglicana. E qui, ancora, che Papa Francesco, partendo dall’immagine della donna samaritana al pozzo, ha parlato il 25 gennaio 2015, di “sete d’incontro, desiderio di aprire un dialogo”. Preghiera anche, e soprattutto, per la pace in Ucraina, in Israele e in Palestina “e in tante altre parti del mondo: a soffrirne la mancanza sono sempre i più deboli. Penso ai piccoli, ai tantissimi bambini feriti e uccisi, a quelli privati di affetti, privati di sogni e di futuro. Sentiamo la responsabilità di pregare e di costruire la pace per loro”. Domenica nella quale Francesco celebra in San Pietro e commentando la chiamata dei primi apostoli ha parlato di dinamismo: la Parola “non ci lascia chiusi in noi stessi, ma dilata il cuore, fa invertire la rotta, ribalta le abitudini” e, ancora, “dischiude orizzonti impensati”. Così sceglie due verbi: lasciare e seguire. Cosa hanno lasciato allora i primi quattro apostoli, si chiede Francesco. “La barca e le reti, cioè la vita che avevano fatto fino a quel momento. Tante volte fatichiamo a lasciare le nostre sicurezze, le nostre abitudini, perché rimaniamo impigliati in esse come i pesci nella rete. Ma chi sta a con la Parola guarisce dai lacci del passato, perché la Parola viva contatto reinterpreta la vita, risana anche la memoria ferita innestando il ricordo di Dio e delle sue opere per noi”. Lasciarono le loro cose e lo seguirono perché la Parola “mentre libera dagli ingombri del passato e del presente fa maturare nella verità e nella carità: ravvia il cuore, lo scuote, lo purifica dalle ipocrisie e lo riempie di speranza”. Quindi, all’Angelus, ha spiegato che il Signore “ama coinvolgerci nella sua opera di salvezza, ci vuole attivi con lui, responsabili e protagonisti”. Annunciare il Vangelo “non è tempo perso” e un cristiano “che non è attivo, che non è responsabile nell’opera dell’annuncio del Signore e che non è protagonista della sua fede non è un cristiano o, come diceva mia nonna, è un cristiano ‘all’acqua di rose’”. (Fabio Zavattaro - Sir)

Migrantes Brescia: un calendario con le principali ricorrenze di altre tradizioni religiose

19 Gennaio 2024 - Brescia - Nel cammino che la Diocesi di Brescia ha intrapreso per una Pastorale Migratoria Interculturale, l’Ufficio Migrantes mette a disposizione sul sito della Diocesi un calendario con le principali ricorrenze di altre tradizioni religiose e culturali (Ortodossi, Buddhisti, Cinesi, Induisti, Islamici, Sikh). Il calendario ha lo scopo di accompagnare il Nodo tematico Testimoni di una Chiesa “in uscita” presente nel documento “Verso una Pastorale Migratoria Interculturale” affinché possa ispirare momenti di incontro e di fraternità tra la comunità parrocchiale o dell’UP e le comunità etniche presenti nel loro stesso territorio che professano altre fedi religiose. Il calendario presenta le principali festività e celebrazioni e nasce per favorire l’inclusività. Può essere usato nelle parrocchie, nelle scuole, nei luoghi di lavoro e nelle istituzioni per celebrare la pluralità delle credenze religiose e favorire il dialogo interreligioso.

Istituti religiosi: “presto un Vademecum con info utili e interlocuzione con il governo su aumento costi Ssn per stranieri extra-Ue

19 Gennaio 2024 -
Roma - L’assistenza sanitaria del Servizio sanitario nazionale sta diventando un miraggio o comunque avrà un costo esagerato per migliaia di religiosi e religiose in Italia che provengono da Paesi extra Ue. In seguito alla legge finanziaria 203 del 30 dicembre 2023 dal 1° gennaio 2024 è stato innalzato il contributo obbligatorio per l’iscrizione al Ssn da 397,34 euro anni a 2.000 euro annui per chi è entrato in Italia per motivi religiosi o di culto. In Italia è obbligatorio avere una copertura sanitaria, pubblica o privata. Per molti stranieri, a seconda del titolo di soggiorno, l’assistenza sanitaria è gratuita come per gli italiani. Ma la nuova normativa è una patata bollente e molto onerosa per gli istituti maschili e femminili, sempre più caratterizzati da provenienze extra-europee. Si stanno perciò cercando vie di uscita al problema con l’aiuto del Cnec, il Centro nazionale economi di comunità. Le strade individuate finora sono diverse: interlocuzione politica con il governo, contrattazione con le agenzie di assicurazione o iscrizione alle società di mutuo soccorso per la stipula di polizze assicurative ad ampio raggio (in alternativa al Ssn), trasformazione dei permessi di soggiorno per motivi religiosi in permessi per motivi di lavoro per chi già lavora in Italia. Prima di tutto sarà stilato un Vademecum con indicazioni utili per aiutare ad uscire dall’impasse e istituito un tavolo tecnico tra Cei, Usmi (Unione superiori maggiori italiane), Cism (Conferenza italiana superiori maggiori), Cnec e tutte le realtà che vorranno aderire, per interloquire con il governo italiano e trovare una soluzione soddisfacente per tutti. L’alternativa all’iscrizione volontaria al Ssn sarebbe la stipula di polizze sanitarie assicurative o l’iscrizione a società di mutuo soccorso. “Ma nessun accordo o nessuna polizza privata potrà mai garantire tutte le prestazioni assicurate dal Servizio sanitario nazionale”, precisa l’avvocato Domenico Francesco Donati, consulente in materia. Altra strada percorribile, che alcuni istituti stanno già praticando, è la conversione dei permessi di soggiorno per motivi religiosi in permessi per motivi di lavoro, visto che tante suore lavorano ad esempio negli ospedali o nelle scuole. In ogni caso, puntualizza l’avvocato, “le cure mediche nei Pronto soccorso sono garantite a chiunque, anche senza essere iscritti al Ssn. Il problema però si pone dopo, se si entra nel regime ordinario: chi paga? A quel punto serve la polizza assicurativa”. Molti religiosi si stanno già confrontando con la tematica e hanno evidenziato tanti problemi pratici e burocratici: alcune ASL non sono nemmeno informate dell’aumento, altre non hanno i moduli necessari per l’espletamento della pratica e stanno facendo pagare il vecchio contributo (salvo poi richiedere in seguito l’integrazione). “Il nostro obiettivo è supportare gli istituti per garantire il diritto alla salute a tutti i religiosi, offrendo le varie alternative possibili”, dice suor Marilena Argentieri, presidente del Cnec. “Non vogliamo chiedere esoneri o particolari privilegi – evidenzia – anche perché il problema non riguarda solo i religiosi e le religiose ma anche tante famiglie immigrate”. “Le nostre comunità sono sempre più internazionali – afferma suor Micaela Monetti, presidente dell’Usmi -. Va assicurato il diritto alla salute e il diritto alla migrazione. È importante agire uniti per una concertazione con il legislatore”. “Stiamo cercando di avere chiarezza e trovare vie possibili – puntualizza padre Luigi Gaetani, presidente della Cism –. Non per avere agevolazioni ma per il giusto riconoscimento del lavoro sociale dei religiosi e delle religiose in Italia, nella trasparenza e nella legalità”.  

Pastorale spettacolo viaggiante: la prossima settimana il Forum delle organizzazioni cristiane

18 Gennaio 2024 - Roma - L’educazione religiosa per i giovani e per le comunità della gente del circo e del luna park sarà al centro dell’incontro annuale del Forum of Christian Organizations for the pastoral care of circus and carnival workers, il Consiglio Internazionale delle Organizzazioni Cristiane per la Pastorale dei Circensi e Lunaparchisti che si svolgerà, dal 22 al 23 gennaio durante il Festival internazionale del circo di Monaco.  Per l’Italia parteciperà mons. Pierpaolo Felicolo, direttore generale della Fondazione Migrantes e don Mirko Dalla Torre, referente per la pastorale della Gente dello Spettacolo Viaggiante dell’organismo pastorale della Cei. L’incontro rappresenta un momento importante che aiuta chi opera nella pastorale dei circensi, al di là della loro confessione cristiana, nel promuovere e nel mettere al centro le dimensioni umane, professionali e spirituali dei lavoratori del circo. Il Consiglio delle Organizzazioni Cristiane per la Pastorale dei Circensi e Lunaparchisti, formato dai Direttori nazionali della pastorale circense, è nato per promuovere in senso ecumenico l’animazione pastorale, culturale e sociale dei Circensi e Lunaparchisti d’Europa e per stimolare nella comunità civile la comprensione e la valorizzazione della loro identità in un clima di pacifica convivenza, rispettosa dei diritti della persona umana. I membri del Forum parteciperanno, nell’ambito della Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani, a una celebrazione ecumenica sotto il tendone del Festival Internazionale del Circo di Montecarlo, prevista lunedì sera, 22 gennaio, presieduta dall’arcivescovo di Monaco, mons. Dominique-Marie David, con la partecipazione di rappresentanti delle varie confessioni cristiane e alla quale parteciperanno, come gli altri anni, gli artisti del Festival del Circo. (Raffaele Iaria)

Cei: da lunedì il Consiglio Permanente

18 Gennaio 2024 - Roma - Si svolgerà a Roma da lunedì 22 a mercoledì 24 gennaio la sessione invernale del Consiglio Episcopale Permanente della Cei. I lavori, che saranno introdotti lunedì pomeriggio dal card. Matteo Zuppi, prevedono un aggiornamento sul Cammino sinodale delle Chiese in Italia e un focus sul Rito di istituzione del ministero del catechista, insieme alla riflessione sulla riforma degli Uffici e Servizi della Segreteria Generale. All’ordine del giorno anche la scelta del tema principale dell’Assemblea Generale di maggio, una comunicazione sul Giubileo e l’approvazione del Messaggio della Commissione Episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace per la Giornata del primo maggio.      

Vangelo Migrante: …….e subito lo seguirono. Terza domenica del Tempo Ordinario

18 Gennaio 2024 -
Anche in questa domenica Gesù ci invita a fare delle scelte di qualità. Non dobbiamo pensare ai numeri ma alla qualità delle cose. A volte ci chiediamo, anche come sacerdoti, quante persone frequentano la chiesa, quanti verranno all’adorazione o alla catechesi, quante vocazioni ci sono in seminario. Non sono i numeri a dare ragione della fede ma l’adesione personale al Regno di Dio. Il regno di Dio è compiuto (peplerotai in greco) vuol dire pienezza, esaurimento. Il Regno è Gesù che viene in mezzo a noi e noi non possiamo restare indifferenti, dobbiamo essere pronti. Dio dice a Giona “alzati”, e come Giona dobbiamo muoverci e camminare. Chi si ferma è sempre perduto, ma anche anche chi si adagia in poltrona per sonnecchiare non è adatto al Vangelo. Il Vangelo ci chiede di essere presenti, attenti e di non arrivare in ritardo alla chiamata di Dio. Sant’Agostino scriveva: non temo il Dio che passa ma il Dio che passa e non ritorna. “Tutto a passa, tutto scorre, si muove e si dissolve” ricorda Eraclito in Panta Rei, solo Dio resta. Che bello! In questo orizzonte cosi insicuro e relativista abbiamo bisogno di certezze e di sicurezze. Tutti cercano la verità, la certezza della dottrina, una sete di verità che non ha sapore di conformismo religioso ma di novità e creatività: una fantasia della carità, come ricordava San Giovanni Paolo II. In questa domenica non c’è tempo per fare calcoli né per avere ripensamenti: i discepoli dopo aver ascoltato la chiamata di Gesù “euthus-subito”, lasciarono le reti e lo seguirono. Nella vita spirituale il subito è fondamentale. San Benedetto ci esorta: nulla anteporre a Cristo. A volte non rispondiamo subito, non crediamo subito alle parole del Signore, non amiamo subito. Il subito del Vangelo è un atto impetuoso di forza, un colpo di audacia per la salvezza. La vocazione è risposta ad un’opzione fondamentale: Cristo. Chi sceglie Cristo, fa un salto di qualità, accetta di non perdere tempo. In questo subito del Vangelo dobbiamo imparare a non posporre, rimandare e ritardare le scelte fondamentali. Un ritardo di pochi secondi alla stazione può farci perdere l’opportunità di intraprendere un viaggio fondamentale. Non si può sempre recuperare il ritardo, specialmente nella vita spirituale. In questo momento tutti siamo immersi in una vita che “va di corsa”; amiamo le cose celeri, veloci così come ci dicono anche le fibre ottiche della rete internet, fondamentali per le ricerche immediate sul web. Tutti corrono ma pochi, forse, sono coloro che pensano a come accelerare i passi del proprio cammino di conversione. Per andare verso Cristo occorre una “metanoia” di cambiamento.  La conversione non è fare un passo indietro bensì uno in avanti. È lasciare i legami ossessivi delle nostre false certezze per accogliere la bella notizia del Vangelo. Cristo è venuto, ed è venuto per salvare tutti, specialmente i peccatori: gli irregolari di oggi.  La metanoia di cui parla Marco è un superamento vitale dei propri ragionamenti. La fede non va ragionata. Essa è di per sé un atto intelligente che ha bisogno di grazia e di umiltà. Chi crede si apre liberamente alla novità dello Spirito, cercando, con l’aiuto di Dio, di superare vizi, attaccamenti, egoismi. Il convertito non è un fanatico di Dio, un “hooligans” della fede che sfoggia con violenza la propria bandiera allo stadio. Il convertito è un uomo che si lascia toccare da quell’Amore che solo permette di cambiare stile di vita. La chiesa non ha bisogno di   aumentare il numero dei convertiti ma di persone nuove, amate da Dio, animate dalla buona volontà del Vangelo, pronte a lasciarsi guidare dal Maestro. “Mentre eravamo peccatori Cristo è morto per noi” ci ricorda San Paolo, ed è qui che nasce il “subito” della fede e la scelta fondamentale per la salvezza.  Anche per noi, insieme sulla barca della vita, tra sofferenze e malattie, immersi a volte nei lamenti quotidiani, vittime di mille insoddisfazioni, tra le varie crisi familiari, irrompe Cristo che sempre ci seduce col suo Amore. Seguirlo subito è il segreto di ogni successo. (Andrea Fulco)

Lampedusa: l’esperienza di sr. Angela tra i migranti

18 Gennaio 2024 - Cosenza – A Lampedusa è presente, grazie al progetto dell’Unione Internazionale delle Superiori Generali (UISG), una comunità di 4 religiose appartenenti a quattro Congregazioni differenti e provenienti da quattro Paesi diversi: suor Danila dalla Croazia, suor Ines dagli Stati Uniti, suor Rufina dall’India e suor Angela Cimino dall’Italia. A quest’ultima, di origini calabresi, dedica una lunga intervista il settimanale della diocesi di Cosenza-Bisignano “Parola di Vita”, diretto da don Enzo Gabrieli. Suor Angela – scrive l’autrice dell’intervista Debora Ruffolo - è approdata a Lampedusa da circa due mesi per questa missione UISG nel campo dell’assistenza ai migranti con l’obiettivo di costruire ponti tra i migranti e la comunità locale.  Quella che “stiamo vivendo – dice – è una esperienza intercongregazionale molto forte che cura l’aspetto  migratorio che condivido insieme ad altre tre suore di diverse congregazioni e Paesi differenti. Tutte noi – aggiunge - siamo partite per Lampedusa con la fiducia nel Signore, quella che non ti fa dire ma cosa troverò, cosa farò, ci siamo sentite come Abramo partito senza conoscere la meta e un po’ anche come Maria, perché ciascuna di noi ha avuto delle certezze interiori e siamo approdate qui accogliendo la richiesta di questa missione che è stata nuova per tutte noi”. Per sr. Angela è una esperienza “molto forte”. Nella prima uscita di soccorso dei migranti  arrivati  nell’isola la religiosa ricorda una mamma che ha perso tre bambine e il marito: “era tremante, due bimbe erano cadute in acqua con il papà e la terza era con la mamma, ma quando è arrivata al molo la bambina era nelle mani dei medici per rianimarla. Quando abbiamo visto una piccola bara bianca passare dietro al molo abbiamo capito la drammaticità di questa donna disperata, che urlava, che ancora non sapeva che la terza figlia era morta. A quel punto ho preso il capo di questa donna – racconta sr. Angela - l’ho poggiato al mio petto e l’ho accarezzata in silenzio”. (Raffaele Iaria)

Migranti: da inizio anno 786 arrivi via mare

18 Gennaio 2024 - Roma - Sono in tutto 786 i migranti arrivati in Italia, via mare, da inizio anno. Il dato, riportato dal Cruscotto del Viminale è aggiornato agli arrivi registrati fino alle ore 8 di ieri mattina. Arrivi in netto calo, quindi, se comparati con lo stesso periodo di un anno fa, quando nelle prime due settimane di gennaio furono registrati 3.862 sbarchi. In raddoppio invece se paragonati con i dati (riferiti allo stesso periodo) del 2022: con 386 arrivi. Per quanto riguarda invece gli arrivi dei minori stranieri non acompagnati, da inizio anno al 15 gennaio sono in tutto 74. Sono invece 16 i migranti che hanno perso la vita nel Mediterraneo, in questo primo inizio del 2024, secondo l'Oim.