Primo Piano

Tarquinio: rinvio ius soli è una “melina che non convince, non rassicura e dà da pensare”

Roma - Il rinvio dell’approvazione della legge sullo “ius culturae” (o “ius soli temperato”) è una “melina” che “non convince, non rassicura e dà da pensare”. È quanto scrive il direttore di “Avvenire”, Marco Tarquinio, in un editoriale in prima pagina nell’edizione di oggi, nel quale rileva che “non è affatto una bella notizia, anzi è una notizia che riempie di tristezza, l’incapacità dichiarata del Parlamento della Repubblica di completare prima della cosiddetta ‘pausa estiva’ l’iter della legge”. Secondo il direttore, questo “è il risultato amaro della propaganda meschina e a tratti odiosa che nei mesi scorsi è stata scatenata sul piano politico e mediatico contro una normativa che rappresenta il sano e ragionevole strumento con cui finalmente si sta arrivando a segnare in modo certo, sensato e civile la via alla cittadinanza dei ‘nuovi italiani’”. Rispetto allo slittamento, afferma Tarquinio, “non possiamo proprio rinunciare a ripetere ancora una volta che non c’è mai un momento migliore e sempre di là da venire per fare ciò che deve essere fatto per onestà, per giustizia e per il bene del Paese. In questi casi, il momento è sempre adesso, anzi lo era già ieri”.
“Il rifiuto calcolato e l’offensiva negazione dell’italianità di una parte della nostra gioventù è un’autentica bestemmia contro l’Italia”, prosegue. “Questa linea xenofoba farà solo male al nostro Paese e all’Europa intera”. “Gestire le migliaia di richiedenti asilo che giungono sulle nostre coste – osserva – nulla c’entra con il diritto alla piena cittadinanza di chi da tempo in Italia regolarmente vive, studia, lavora e contribuisce, e ancor meno con le politiche a sostegno delle famiglie con figli e dei vecchi e nuovi poveri”. “L’autunno – conclude Tarquinio – porti veramente i frutti che questa strana e caldissima estate ha negato”.
 
 

Mons. Giombanco: “coordinamento e collaborazione piena delle istituzioni” nell’accoglienza migranti

Patti -  “La cultura dell’accoglienza e del rispetto della persona non può non camminare di pari passo con la piena assunzione delle proprie responsabilità, e questo è valido sia per la gente comune, sia anche per chi è chiamato a decidere per il bene di tutti”. E’ un vero e proprio appello quello che lancia Mons. Guglielmo Giombanco, vescovo di Patti. I destinatari sono i rappresentanti delle istituzioni e della politica. Il presule, impegnato in appuntamento di formazione dei giovani preti, interviene partendo dalle recenti notizie di cronaca che hanno accompagnato l’arrivo a Sinagra, paese del Messinese che ricade nella diocesi di Patti, di un gruppo di migranti, in particolare degli abitanti del vicino paese di Castell’Umberto. “E’ vero che ci sono state proteste, ma non è una questione di accoglienza” dice Mons. Giombanco in una nota pubblicata sul sito della Conferenza Episcopale Siciliana, e aggiunge con decisione: “Assolutamente non la si chiami gente razzista, anzi che emerga la volontà di aiutare chi si trova in difficoltà. Semmai la si accompagni e la si aiuti ad affrontare questo momento: non si può garantire la dignità delle persone, sia quelle accolte che quelle che accolgono, se non ci si prepara bene”. Una “preparazione” che, per il presule, riguarda “l’informazione e la formazione dei singoli, ma anche la concreta gestione delle situazioni. Certe enfatizzazioni, utili a far notizia – aggiunge -, di certo non aiutano nessuno”. La protesta è montata negli scorsi dopo che è stata resa nota la decisione del prefetto di Messina, Francesca Ferrandino, di inviare una cinquantina di migranti in una struttura alberghiera attualmente dismessa, in territorio di Sinagra, ma ad un passo da Castell’Umberto appunto. Vincenzo Lionetto Civa, sindaco di quest’ultimo paese, aveva denunciato con un “avviso importante e urgente” diramato su Facebook, che tutto sarebbe avvenuto a sua insaputa e incitato alla protesta perché la struttura che ospita i migranti risulta da anni inagibile. I cittadini, guidati dal sindaco, hanno organizzato barricate attorno all'albergo e hanno fermato il gruppo elettrogeno destinato all'hotel che non ha l'allaccio all'energia elettrica. Per la Prefettura di Messina “la struttura che era già stata visionata e ha acqua e luce attraverso un generatore di corrente elettrica”.
“Occorre coordinamento e collaborazione – commenta, intanto, Mons. Giombanco -, occorre creare una situazione che garantisca la dignità e la sicurezza di tutti, a partire da chi arriva e a finire a chi accoglie”.
 
 

MSNA: AAA Tutori volontari cercansi in sei regioni

Torino - La recente legge 47/2017 sui minori stranieri non accompagnati (MSNA) prevede la figura del Tutore volontario: la sua funzione non si limita alla rappresentanza giuridica, ma risponde all’esigenza del minore di contare su un adulto di riferimento, in grado di interpretare i suoi bisogni e di garantire i suoi diritti.
La Regione Piemonte sta collaborando con la Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza per l’individuazione e la formazione dei tutori volontari.
E’ stato lanciato un apposito bando che sarà presentato in un momento informativo oggi, martedì 18 luglio, alle 17.00, al Campus Einaudi di Torino (lungo Dora Siena 100 A, Aula A4; non è necessario iscriversi; per info: joelle.long@unito.it).
L’incontro, dal titolo “Diventare tutori volontari di minori stranieri non accompagnati: un’opportunità di cittadinanza attiva“, è organizzato in collaborazione con l’Università di Torino e aperto a tutti. Interverranno Monica Cerutti, assessora della Regione Piemonte con delega per l’Immigrazione, Carlotta Trevisan, consigliera della Città Metropolitana di Torino (Diritti sociali e parità, welfare, minoranze linguistiche), Rita Turino, Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza, Daniela Simone della Regione Piemonte, Roberta Ricucci del Dipartimento di Culture, politica e società, Manuela Consito e Joëlle Long del Dipartimento di Giurisprudenza e Diego Lopomo dell’Ufficio di Pubblica tutela della Città Metropolitana di Torino.
Gli interessati al bando, in vista della prima edizione di un corso di formazione, devono far pervenire la domanda di partecipazione entro il 15 settembre 2017. A questo link, invece, il bando per la selezione di tutori volontari in Toscana, Sardegna, Abruzzo, Molise e Valle d’Aosta (scadenza 30 settembre) emesso dal Garante nazionale per l’infanzia. (Osservatorio viedifuga.org – Migrantes)
 
 

Migrantes Cagliari: al via il Grest per rom e sinti sui passi del beato Ceferino

Cagliari - La pastorale per i rom e sinti dell’Ufficio Migrantes dell’arcidiocesi di Cagliari, insieme ai giovani per un Mondo Unito del Movimento dei Focolari, promuove da oggi al 20 luglio un campo estivo per rom e sinti dedicato al beato Ceferino, il primo beato rom nella storia della Chiesa.
Il campo coinvolgerà i bambini dai 5 agli 11 anni dei campi di Selargius e Monserrato nella diocesi sarda e vuole essere – spiegano i promotori – un contributo alla «sfida» dell’integrazione a «cui siamo tutti chiamati », per vivere «un’occasione di speranza e fiducia» con i piccoli. Le attività ludico-laboratoriali si svolgeranno al mattino nel Centro di aggregazione sociale comunale a Selargius. Durante il campus momenti formativi con esperti sul tema dell’accoglienza e dell’integrazione. (Raffaele Iaria)
 

Card. Sepe: l’educazione all’accoglienza “utile antidoto contro ogni forma di chiusura”

Napoli - “Alloggiare i pellegrini: una missione di drammatica attualità”. E’ ispirata alla quarta opera di misericordia corporale, la Lettera pastorale dell’arcivescovo di Napoli, il card. Crescenzio Sepe, pubblicata ieri  pubblicata in anteprima sul sito della diocesi, ieri domenica 16 luglio 2017 e distribuita in occasione della celebrazione eucaristica che darà inizio all’anno pastorale il 14 settembre prossimo, ore 19.00 nella chiesa Cattedrale con l’intervento dei vescovi ausiliari dei vicari episcopali, dei decani e dei parroci di tutto il clero, dei diaconi permanenti dei religiosi e delle religiose dei movimenti ecclesiali e dei fedeli.
Per il porporato “ospitare i pellegrini, accogliere gli stranieri è divenuto oggi molto discusso per le proporzioni che ha assunto nei nostri Paesi il fenomeno migratorio, sovraccarico di complesse implicanze sociali e disturbato da approcci politici spesso faziosi e demagogici, se non proprio razzisti”. “Bisogna riconoscerlo – scrive il card. Sepe -: oggi accogliere uno sconosciuto in casa è percepito come una rischiosa avventatezza. Il Catechismo della Chiesa Cattolica, inoltre, estende  questa categoria di bisognosi anche ai senza casa: ‘Le opere di misericordia corporale consistono nel dare da mangiare a chi ha fame, nell’ospitare i senzatetto, nel vestire chi ha bisogno di indumenti...’ (n. 2447)”. Sono sempre presenti nei nostri occhi le immagini di quanti vivono per  strada, “senza fissa dimora”, ai margini di una società̀ distratta, che “non è stata  in grado di intercettarne il disagio. Si tratta di una folla di gente che ha perduto  il lavoro, o non lo ha mai avuto; che ha visto naufragare il proprio matrimonio;  che soffre di patologie psichiatriche, o non ha più̀ legami affettivi o motivazioni per vivere”. Si stima siano circa 50.000 in tutto il Paese, 2.000 solo a  Napoli”. “Invisibili” li chiama chi è “intollerante, prova fastidio e non vuole  vederli chi si gira dall’altra parte o cambia marciapiede”, evidenzia il porporato: “non fanno rumore,  non importunano più̀ di tanto e, finché non muoiono di freddo, non fanno neppure notizia. La solitudine, l’abbandono, la disperazione costituiscono le sole articolazioni della loro muta rassegnazione”.  A questo “enorme disagio si aggiunge il fenomeno migratorio, divenuto – aggiunge l’arcivescovo di Napoli - una vera e propria emergenza sociale. Ogni giorno partono in migliaia, da Paesi lontani e, soprattutto, dalle coste nordafricane e meridionali. Sono uomini, donne, bambini soli che affidano, quasi sempre, a fragili barconi la loro vita, i loro sogni. Arrivano a noi quei corpi, vivi o morti, stremati dal freddo e dalla fame. Hanno rinunciato alle proprie radici, agli affetti più̀ cari. Il loro è un esodo da se stessi, in primo luogo. Una partenza senza ritorno. Volti senza sorriso, sguardi che non possono più̀ volgersi indietro, cui non è concessa nemmeno la nostalgia del rimpianto.  E, tuttavia, oggi coloro che arrivano da lontano fanno tenerezza e anche paura, anche perché́ sono in tanti. Li percepiamo – evidenzia ancora - come un’insopportabile minaccia. Sconosciuti, migranti, clandestini: così diversi da noi. A molti appaiono strani, ostili, nemici, un pericolo per il nostro precario benessere; un  rischio inaccettabile per la nostra incolumità̀, per l’illusoria tranquillità̀ nella
quale siamo adagiati. C’è chi vorrebbe respingerli, o mandarli altrove. C’è chi  si è abituato agli sbarchi, chi si scandalizza per tanta indifferenza, chi si  rimbocca le maniche per accoglierli e comporre i miseri corpi sulle spiagge”.
Molti vorrebbero “arginare” le migrazioni – scrive ancora il cardinale Sepe – “frapponendo barriere, alzando muri.  In realtà̀ non si può̀ bloccare chi è talmente disperato da preferire un viaggio
rischioso, ma con una flebile illusione di cambiamento, alla certezza di una vita senza speranza in patria.  Intanto, non si tratta di un fenomeno contingente che, viceversa, è il  risultato di una serie di fattori legati ai nostri comportamenti: la miseria radicata, le guerre, la sete di potere, lo sfruttamento osceno delle risorse del  pianeta. Nessuno può̀ ritenersi estraneo e indifferente di fronte ad una calamità  sociale di così vaste proporzioni. Dalle classi dirigenti – spesso spaventate dalla perdita del consenso – dobbiamo pretendere una strategia politica capace di accogliere e integrare quanti vivono sulla propria pelle il disagio  dell’emarginazione e dell’esclusione”. La Chiesa di Napoli, con le organizzazioni, dovrà farsi “carico di una più̀ attenta opera di sensibilizzazione delle coscienze, di un sostegno materiale e morale, di un accompagnamento vigile e concreto di queste persone in percorsi di inserimento nella comunità̀. Impariamo, come ci insegna Papa Francesco, ad abbattere muri e costruire ponti di solidarietà̀ e fraternità. Un obiettivo soprattutto deve restare chiaro nel nostro programma: accogliere i pellegrini non è solo moltiplicare il numero delle mense e dei dormitori, pur necessari per un’impellente emergenza. Un’azione caritativa, attenta solo a tamponare le urgenze, può̀ rischiare di perpetuare indefinitamente situazioni di degrado sociale. Non è importante contare quante persone abbiamo assistito lungo le strade della città, ma quante ogni anno riusciamo a strappare al degrado e restituire ad una vita dignitosa. Solo questo risultato è
misura di un impegno responsabile, autenticamente cristiano”.
Dopo aver spiegato il tema dell’accoglienza dal punto di vista biblico e aver sottolineato l’importanza oggi di un dialogo con persone di diversa provenienza, il card. Sepe sottolinea che Napoli e “il nostro Meridione, è una terra esperta in accoglienza. Essa ha cercato ospitalità̀ per tanti suoi figli senza lavoro e l’ha sempre offerta ad un’infinità di gente e di popoli. La sua grandezza si deve al fatto di essere riuscita ad armonizzare, nel tempo, le differenze di epoche, di stili, di visioni della vita. Oggi, però - spiega -  la situazione è divenuta più̀ problematica, perché́ la vita è esposta a maggiori pericoli. Siamo istintivamente spinti a tapparci nel nostro mondo, a diffidare degli altri. L’educazione all’accoglienza può̀ costituire un utile antidoto contro ogni forma di chiusura; può diventare una sollecitazione per uno stile di vita più̀ aperto, un’opportunità̀ d’incontro con l’altro per un fecondo reciproco arricchimento”. (R. Iaria)
 
 

Taizé: da ieri una settimana di riflessione sulle migrazioni rivolta ai giovani

Roma – Si è aperta, ieri, domenica 16 luglio, a Taizè, una settimana di riflessione sulle migrazioni rivolta ai giovani tra i 18 e i 35 anni che “hanno un interesse o vivono un impegno nell’accoglienza e nell’accompagnamento dei migranti, rifugiati, esiliati”. Seguendo il ritmo scandito dalla preghiera, secondo quanto solitamente avviene nelle settimane estive degli incontri dei giovani, oggi è prevista una conferenza sul “ruolo delle Chiese nell’accoglienza e accompagnamento dei migranti”, a cura di padre Michael Czerny, sottosegretario sezione per le migrazioni e rifugiati del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale; martedì il tema sarà “le sfide migratorie oggi” a cura di Catherine Wihtol de Wenden, direttrice di ricerca emerita al Cnrs; mercoledì si parlerà di politiche migratorie e accompagnamento dei rifugiati, con Pascal Brice, direttore dell’ufficio francese per la protezione dei rifugiati e apolidi; giovedì invece il programma prevede un “dialogo tra rappresentanti politici europei” seguito da uno scambio aperto a tutti. Venerdì sarà il momento delle esperienze di persone che lavorano nell’accompagnamento dei migranti. Ogni momento tematico sarà seguito da un confronto tra i partecipanti a gruppo.
Nel corso della settimana anche alcune testimonianze: quella dei giovani rifugiati che sono stati accolti a Taizé e dell’arcivescovo anglicano di York John Sentamu. A fine dell’incontro, i partecipanti riferiranno di questa loro esperienza a tutti i giovani che sono presenti a Taizé. L’idea di questa particolare settimana, spiegano gli organizzatori “è nata da un incontro a Roma con l’équipe incaricata da Papa Francesco di coordinare l’impegno della Chiesa cattolica con i migranti”. I fratelli di Taizé hanno inviato i giovani che vi parteciperanno a portare giovani rifugiati o migranti insieme a loro.
 
 

Card. Montenegro: sul testo dello Ius Soli ragionamenti elettorali

Roma - Sullo ius soli, stiamo assistendo a «contorti e inverosimili» ragionamenti elettoralistici. Il Card. Francesco Montenegro, Arcivescovo di Agrigento e Presidente della Commissione CEI per la Carità e la Salute, intervistato da Radio Vaticana, ne è convinto. «Se non finisce la rabbia dentro riguardo questo problema, qualunque soluzione avrà sempre delle posizioni contrarie e non disponibili ad affrontare quello che si vorrebbe affrontare», sottolinea perciò, aggiungendo che «ora si dice: per lo ius soli stiamo attenti perché se lo facciamo adesso c’è tutto questo flusso di migranti, la gente può spaventarsi e si possono perdere dei voti». Questi ragionamenti – sottolinea il porporato – sono «così contorti, così inverosimili, ma così di parte, che ti dicono che i problemi degli uomini non vengono per niente affrontati». Gridare dal balcone «è facile», ma scendere per strada è la cosa più difficile «eppure è la cosa più necessaria». In più la collaborazione tra le diverse forze politiche, per il cardinale Montenegro «non sembra facile da raggiungere», perché, ognuno fa il suo proclama, «ognuno pensa che il suo proclama sia quello giusto, ma di fatto non si trovano ancora soluzioni».
 

Mons. Di Tora: “La vera protezione? Luoghi con affetti forti”

Roma - «La vera protezione dei minori stranieri non accompagnati sta nell’accoglienza in luoghi in cui si creano affetti forti, come le comunità parrocchiali o le famiglie». Il Presidente della Commissione Episcopale CEI per le migrazioni e della Fondazione Migrantes, il vescovo Guerino Di Tora, indica alcune soluzioni al problema dei ragazzi con meno di 18 anni che, dopo essere giunti irregolarmente in Italia, fanno perdere le loro tracce. Nel 2016 sono stati oltre seimila. «Non essendo ancora adulti, ma soli e non del tutto maturi, sono più vulnerabili. Quindi, è più facile che finiscano preda di chi li vuole sfruttare con promesse illusorie – spiega Di Tora in una interista a Filippo Passantino e pubblicata ieri sul settimanale diocesano di Roma “RomaSette” allegato al quotidiano Avvenire –. Per questo motivo dovrebbero essere maggiormente protetti dal sistema di accoglienza. Canali umanitari e flussi migratori regolati possono essere una valida soluzione».
Mons. Di Tora si pronuncia anche sulla proposta di legge che riconosce la cittadinanza italiana a chi nasce nel nostro Paese ( ius soli): «È un diritto umanitario. Bambini e ragazzi nati in Italia, figli di persone immigrate e oramai regolari, vanno a scuola con gli altri, parlano la lingua italiana e hanno il diritto di sentirsi cittadini italiani». Per il presidente di Migrantes i minori “devono trovare una protezione maggiore grazie a canali umanitari attraverso i quali possono riuscire ad approdare in realtà nuove e sicure. Credo che serva non solo una prima accoglienza migliore ma anche un’integrazione maggiore dei ragazzi che non sono ancora maggiorenni”. La CEI – ha aggiunto il presule – “sta progettando nuovi programmi che entreranno presto in azione proprio per favorire non solo i canali umanitari ma l’umanità nei confronti dei minori. E si rivolge sia a quelli che intendono rimanere nel loro Paese sia a quelli che lo vogliono lasciare. È chiaro che la soluzione migliore per questi ultimi sarebbe l’accoglienza in un ambiente protetto come una famiglia o una struttura in cui trovarsi assieme ad altri coetanei. L’obiettivo è favorire situazioni di questo genere che in tante diocesi già si stanno sviluppando. A Roma alcune parrocchie e diverse famiglie hanno aperto le loro porte, ma non è una città che offre molto lavoro. Quindi, non sempre è possibile realizzare un’integrazione piena e definitiva”.
 

Mons. Perego: il rinvio dello Ius soli indebolisce il processo d’integrazione

Roma - Il rinvio dello Ius Soli è  una vittoria dei prepotenti sui piccoli migranti che non hanno voce, una vittoria dell’indecisione, una vittoria dell’ incapacità di risolvere i problemi reali del Paese.  Il diritto in questione non  è un premio ma uno strumento fondamentale di integrazione. 
Dietro questo rinvio c’è la paura di affrontare un tema che certamente divide la società civile, che è, però, in democrazia un tema sul quale i politici non possono che essere responsabili. Si tratta di un provvedimento che riguarda poche migliaia di persone, ragazzi che hanno terminato gli studi, che giocano con i nostri ragazzi, partecipano alla vita delle città. Ci sono genitori che lavorano e sono dentro le nostre comunità. Rinviare ancora lo Ius Soli significa non volere quella cittadinanza attiva dei migranti che è  un tassello della democrazia. E’ questo l’aspetto più deludente di quanto annunciato dal premier Paolo Gentiloni.  È  inconcepibile che su una legge così  semplice ci siano state tante polemiche, che si parli addirittura di caduta del governo. Il rinvio non è che un segnale forte che dimostra la mancanza di coraggio su alcune scelte importanti per il futuro del nostro Paese. In un momento in cui tutti chiedono maggiore integrazione e meno discriminazione, questa battuta d'arresto sull'estensione dello Ius soli invece non fermerà la fantomatica invasione, ma la reale integrazione. (Mons. Gian Carlo Perego, Direttore generale protempore Fondazione Migrantes)
 
 

Il Vangelo della Domenica

Le letture Is 55,10-11; Rm 8,18-23; Mt 13,1-23 Roma - Il seminatore che esce a seminare racconta l’uscita del Figlio dal seno del Padre. Lui esce perché vuole portare tutti alla stessa condizione familiare: figli nel Figlio dell’unico Padre. Per questo la sua parola è il seme sepolto nella terra.
Il seme cade a terra. Si lascia andare, si espone alla volontà degli uomini, all’ostilità di ogni terreno; non ha protezione. La terra lo disfa, quasi lo distrugge. E così il seme rinasce, fruttifica; più affonda più riesplode, riempendo la spiga di cento nuovi semi. L’agricoltore è mestiere all’aria aperta. Come quello del pescatore: siccome Gesù è sulla riva del lago, terminerà con una grande pesca. La semina, come la pesca, è un’avventura a due. Anche la creazione è l’avventura di un incontro tra Dio e l’uomo.
Il titolo lo dà Gesù: “la parabola del seminatore” che inizia col comando “Ascoltate!”. L’ascolto fa entrare nella beatitudine, nel profondo, perché rende fertile il cuore di chi lo pratica. Tutto è in rapporto alla Parola. Il seme che porta frutto è quello di chi ascolta la Parola.
Il gesto del seminatore è largo, generoso; un abbraccio dell’orizzonte. Anche la semina è abbondante, pare uno spreco. Il Figlio che esce dalla casa del Padre sparge la parola, se stesso, senza guardare a come siamo. Così erano i terreni e il modo abituale di seminare nella Palestina dei tempi di Gesù. La strada era un tratturo, strada di campagna; le spine si toglievano dopo e i campi erano sassosi. Povero il terreno e povero il seminatore. Da questa povertà viene però l’abbondanza della storia di Dio in mezzo agli uomini.
Si inizia con un cenno al mare di Galilea, il luogo della chiamata dei primi discepoli; si prosegue con la parabola del seme sparso a larghe mani: è la grande folla di ogni giorno, chiamata ad essere discepola. All’inizio la folla è sempre una moltitudine indistinta di persone, dinanzi alla quale si staglia il bellissimo contrasto del solo Gesù dinanzi all’umanità. Lui rivolto a ciascuno e a tutti. Un vero incontro, come quello fra il seme e la terra. (Angelo Sceppacerca)
 
 

Perugia: costituita l’associazione Italia e Montenegro

Perugia – Si è costituita a Perugia l’Associazione Italia–Montenegro “Regina Elena” che per la prima volta si propone di unire, con iniziative culturali, sociali ed economiche, due paesi e due popoli che da sempre si affacciano sul Mar Adriatico ed i cui rapporti di intercambio sono in continua crescita. L’associazione, presieduta da Danijela Djurdjevic, montenegrina, ex studentessa della Università per Stranieri di Perugia ed oggi cittadina italiana, nasce nel capoluogo umbro e ha come membri, oltre al presidente, due docenti della Università per Stranieri di Perugia.
 

La paura per i troppi immigrati e lo spreco di milioni di tonnellate di cibo

Roma - E se gli immigrati, giunti da diversi angoli del mondo, improvvisamente sparissero dall’Italia? La domanda non è per nulla nuova. Qualche anno addietro questo interrogativo è diventato un film che ha posto una domanda all’opinione pubblica anche se non ha del tutto colto l’aspetto umano della repentina scomparsa degli immigrati. Ha lasciato l’impressione che questa eventualità potesse essere letta solo come un venir meno di forze lavoro. Un venir meno di braccia e di corpi ma non di persone. Non c’è bisogno di citare le diverse forme di contributo degli immigrati, comunitari ed extracomunitari, all’economia e alla società italiana.
Il presidente dell’Inps, Tito Boeri, non perde occasione per ricordare quanto gli immigrati regolari che lavorano nel nostro Paese contribuiscano alla tenuta del regime pensionistico. Tutto questo in gran parte dell’opinione pubblica passa in secondo piano rispetto alle immagini che i media doverosamente continuano a trasmettere dal Mediterraneo. Prevale la forza della paura sulla forza della ragione critica. La motivazione sembra non fare una grinza. “Sono troppi, non possiamo accoglierne altri. Non possiamo offrire un’accoglienza dignitosa. Rimandiamoli a casa, aiutiamoli nel loro Paese”.
È da tempo che l’opinione pubblica gira, comprensibilmente, attorno a questa affermazione che la politica, non solo italiana ed europea, sostiene per nascondere il proprio smarrimento.
“In Africa – racconta un immigrato in un servizio di Domenico Quirico apparso in questi giorni su un quotidiano nazionale – vedevamo i turisti, anche italiani, ricchi, tutti ricchi, spendevano, pagavano. Così pensiamo che da voi tutti abbiano soldi. Adesso arrivati qui sappiamo che non è così, ma nessuno lo racconta a chi è rimasto in Africa”.
Nessuno racconta all’Africa che l’Europa non è una terra dove scorre latte e miele. E forse non è neppure una terra dove il primato della vita umana, tranne qualche eccezione, guida il pensiero e l’agire attorno a un fenomeno mondiale. Il racconto degli immigrati continua: “Noi africani non abbiamo niente, viviamo sulla lama del coltello, ci bilanciamo da un minuto di speranza a un altro minuto di speranza. Ci tenete ben stretti al morso, due parolette e la nostra vita è andata un’altra volta al diavolo. Amministrate il paradiso, amministrate la speranza, la consolazione. Avete tutto in pugno noi possiamo solo accostare le labbra per qualche minuto”. Abbiamo tutto in pugno, anche noi stessi? Si arriva – si legge nello stesso giornale – a gettare ogni anno nell’immondizia 5 milioni di tonnellate di cibo pari a oltre 13 miliardi di euro. C’è un volontariato, espressione di una solidarietà di fatto, che recupera il più possibile questo spreco per i poveri. Non si tratta di fare confronti moralistici tra immigrazione e spreco. Occorre però chiedersi quale traccia di umanità ci sia nel gettare nei rifiuti tonnellate di cibo e nel temere, perché sono troppi, quanti cercano un po’ di pane e di dignità. Non ci sono altre risposte? ( Paolo Bustaffa)
 

Rai: a “Sulla via di Damasco i migranti del Messico”

Roma – Si occupa dei migranti del Messico la puntata di domani, alle 8.45 su Rai Due, del programma curato da Mons. Giovanni d’Ercole “Sulla via di Damasco”. Intitolato “La guerra invisibile” il programma torna con un documento inedito sul fenomeno migratorio centroamericano, dove alla sofferenza della traversata si uniscono stupri, violenze e traffico di bambini per mano della criminalità organizzata. Una lunga intervista a p. Alejandro Solalinde, fondatore del centro “Hermanos en el camino,” svelerà le crudeltà cui sono sottoposti i migranti che dal sud cercano speranza negli Usa, nella totale assenza di una qualche strategia alternativa che impedisca questi orrori. P. Solalinde è sotto scorta perché ha deciso di offrire il suo sacerdozio ai migranti, proteggendoli, affrontando, a rischio della vita, i cartelli della droga e la polizia corrotta, combattendo, senza paura, quel morbo dell’egoismo che ha infestato l’umanità e produce violenza. L’altra ospite, Lucia Capuzzi, giornalista di Avvenire, insieme al prete messicano candidato al Nobel per la pace, è autrice del libro “I narcos mi vogliono morto”. Racconterà di questo Messico, di questa democrazia che resta in silenzio davanti alla verità, dove restano impuniti molti crimini contro giornalisti, sacerdoti e uomini coraggio, dove si sta consumando la più grave violazione dei diritti umani verso i più poveri e indifesi, nell’indifferenza di un occidente sempre più complice.
 

Mons. Galantino: basta parole, è l’ora di politiche responsabili

Roma - «Liberi di partire, liberi di restare», come da titolo della campagna promossa dalla Conferenza episcopale italiana  monsignor Nunzio Galantino lancia un segnale inequivocabile all’indirizzo di chi vorrebbe sostituire del tutto il principio della misericordia e dell’accoglienza con ricette troppo semplicistiche, ancor più quando non supportate da un’azione concreta. «L’espressione aiutiamoli a casa loro - risponde il Segretario generale della CEI a margine del convegno Da Mani pulite a Cantone: il valore delle regole, organizzato in Senato - è un refrain troppo frequente, che non aiuta a capire veramente il problema», quando invece sarebbe necessario «tenere conto della libertà che hanno gli uomini di partire e anche di restare». «Aiutiamoli a casa loro - continua - è troppo generico, bisogna capire con quali mezzi, quali strumenti. Le persone, se vogliono restare, devono essere messe in condizione di farlo». Ma il punto non è tanto quale metodo usare o quale sia il principio più giusto da applicare per far fronte ai flussi migratori. Piuttosto, anche nel caso della frase "aiutiamoli a casa loro" si tratta di renderla «realmente viva», perché «nessuno pensa che si possa risolvere il problema dell’immigrazione dicendo "liberi tutti, avanti tutti". Nessuno ha mai detto questo», ma «soprattutto il rispetto della legalità è il primo passo per una intelligente e seria politica della mobilità umana». Ma non basta, occorre un ulteriore chiarimento sulla tendenza, sempre più in voga, a distinguere i poveri da altri poveri in base alle condizioni che li hanno costretti ad abbandonare la loro terra. La differenza tra migranti economici e non equivale a «descrivere due tipi di povertà. È come fare la distinzione se uno preferisce morire impiccato o alla sedia elettrica». Discorso simile per chi definisce priorità per cui i poveri italiani vengono prima di chi fugge e cerca asilo da noi: «È fuori posto, vuol dire continuare ad alimentare una guerra tra poveri e le guerre tra poveri, in genere, servono soltanto ai furbi».
A rendere ancor più chiaro il concetto anche le parole del segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin: «Io credo che il discorso dell’"Aiutiamoli a casa loro" sia un discorso valido, nel senso che dobbiamo aiutare veramente questi paesi nello sviluppo, in modo tale che la migrazione non sia più una realtà forzata, ma sia libera. Che sia un diritto di tutti ma sia fatta non per costrizione, perché non si trovano nel proprio Paese le possibilità di vivere e di crescere. Siamo sempre lì - prosegue il cardinale - evidentemente l’emergenza continua e continua la necessità di trovare una risposta comune. Mi pare che il Papa già varie volte ha sottolineato questa esigenza di far fronte comune. Ancora una volta l’appello è che tutti facciano la loro parte. Questo fenomeno, che è un fenomeno molto urgente deve poter trovare una soluzione condivisa. Il principio della cittadinanza - aggiunge poi in merito allo Ius soli temperato - va bene, ma ci sono delle condizioni da rispettare e a cui fare riferimento». (M. Marcelli – Avvenire)
 

Profughi siriani e Venezuela: il sostegno della CEI

Roma - Un milione e mezzo di euro è l’importo totale dello stanziamento disposto dalla Presidenza della CEI per far fronte a due emergenze umanitarie: la tragedia dei profughi siriani e la crisi venezuelana. Lo stanziamento, che sarà erogato dal Comitato per gli interventi caritativi a favore del Terzo Mondo grazie ai fondi dell’8 per mille e veicolato attraverso Caritas italiana, è così ripartito: 1 milione di euro per gli aiuti umanitari in Siria, Libano e Giordania; 500mila euro per un programma di assistenza alla popolazione venezuelana. In Siria, dopo sette anni di conflitto che ha causato oltre 400mila morti, oltre 6 milioni di sfollati interni e più di 5 milioni di rifugiati all’estero, oggi 13 milioni e mezzo di persone hanno estremo bisogno di aiuti umanitari: l’85% della popolazione vive sotto il livello di povertà. Gli aiuti vogliono sia rispondere ai bisogni primari (assistenza sanitaria, cibo, generi di prima necessità) in Siria, Libano e Giordania, sia rafforzare i percorsi di riconciliazione ed educazione alla pace e alla convivenza civile, soprattutto tra giovani, in particolare in Siria e Libano dove è più forte la tensione tra diversi gruppi e fazioni. In Venezuela la situazione peggiora ogni giorno di più: aumentano la violenza e gli scioperi ed è sempre più difficile trovare alimenti e medicinali. Con un’inflazione già accumulata del 700% (e prevista al 1200%), la povertà tocca ormai l’82% della popolazione. Beneficiari diretti degli aiuti (che finanzieranno sicurezza alimentare e nutrizione, distribuzione di acqua e prodotti igienico-sanitari, salute) saranno 4800 famiglie, circa 24mila persone in 10 diocesi, con i seguenti criteri: bambini/e con meno di 5 anni di età, donne in stato di gravidanza, anziani in situazione di solitudine, persone private della libertà e famiglie di bambini denutriti.
 

Anci: oggi in Liba vertice con 13 sindaci sul tema migrazione

Roma – Oggi il Sindaco di Bari e Presidente dell’Anci, Antonio Decaro, parteciperà alla missione in Libia guidata dal Ministro dell’Interno Marco Minniti che prevede un vertice con 13 sindaci di quel paese per definire alcuni progetti di intervento. 
“Cercheremo – annuncia Decaro – di interrompere la cosiddetta economia del migrante: quel vero e proprio business che discende dal traffico internazionale di esseri umani. E lo faremo offrendo un sostegno istituzionale da sindaci ai sindaci libici alle prese con le criticità, anche nella gestione ordinaria, del difficile passaggio alla democrazia. L’Anci – conclude Decaro – ha già collaborato con il Viminale nella distribuzione dei flussi migratori. Questo del supporto in Libia è un altro passo nella stessa direzione”.
 

Card. Bassetti: “Italia deve continuare ad essere svegliarino Europa”

 
Roma – “L'Italia come sta facendo deve continuare a fare lo ‘svegliarino’ dell'Europa, e per me anche del mondo. Perché non basta, non basterebbe nemmeno l'Europa unita, per affrontare un problema di così ampia portata”. Lo ha detto il Presidente della CEI, il Card. Gualtiero Bassetti, in un'intervista al Tg2000, il telegiornale di Tv2000, sulla questione immigrazione.
"Sarebbe necessaria - ha aggiunto Bassetti - una forza dell'Onu, ma che fosse efficiente, capace di affrontare i problemi, perché ci sono tanti interessi che sono interconnessi. Noi partiamo dal principio certamente dell'accoglienza, salvare la vita diventa un atteggiamento primario, però non possiamo soltanto limitarci a questo. Bisogna che ci sia una cooperazione che crea le condizioni per cui ci siano dei corridoi umanitari per cui si ritorni alla cooperazione fra i popoli. A me piace tanto anche questo progetto della CEI ‘liberi, liberi di emigrare’ perché è un diritto fondamentale , e liberi di restare. Questa è povera gente che è costretta, perché non ha altra scelta, e allora è proprio la liberazione da questa costrizione che dovrebbe essere il primo problema da risolvere. Toglierli dalla costrizione".
 
 

Mons. Lorefice: saper rendere la città accogliente

Palermo - Il prendere parte alla vita della città significa anche saperla rendere accogliente. “Palermo può diventare un modello per la nostra Europa, l'unica via è riconoscere e accogliere l'altro, da qui deve partire un invito al dialogo interreligioso, alzare i muri o chiudere i porti non serve a niente”. A dirlo l’arcivescovo di Palermo, Mons. Corrado Lorefice a pochi giorni dalla festa di Santa Rosalia. “Sappiamo – aggiunge - che prima o poi i muri vengono abbattuti e soprattutto oggi abbiamo questa grande responsabilità, che consiste nell'accoglienza e nel valorizzare la diversità dell'altro”. Un concetto che diventerà concretezza proprio la mattina del 14 luglio, alle 10, quando al palazzo arcivescovile (come già avvenuto l’anno scorso per la prima volta) accoglierà i rappresentanti di tutte le confessioni religiose per un incontro di fraterna amicizia “a testimonianza dell’armonia, della pace e della solidarietà tra gli uomini”. Oggi, ha detto il presule palermitano, occorre “riguadagnare la visione della convivenza, vivere la città vincendo l’individualismo, una delle pesti più gravi di oggi, liberarla dai falsi idoli”.
 

Londra: Federazione Banche Assicurazioni e Finanza incontra la comunità finanziaria italiana

Londra - Si è svolto presso l’Ambasciata d’Italia a Londra un incontro, organizzato in collaborazione con FeBAF - Federazione Banche, Assicurazioni e Finanza e con lo studio legale Legance, con giovani professionisti italiani operanti nella City. L’iniziativa si è svolta a margine della sessione londinese 2017 del Dialogo Anglo-Italiano sui servizi finanziari, foro tematico di discussione e confronto tra le associazioni rappresentative delle industrie finanziarie italiana, FeBAF, e britannica, TheCityUK.
 

Migranti: salvati in 2800 davanti alla Libia

Milano - È salito il numero dei migranti salvati davanti alla Libia: la centrale operativa della Guardia costiera di Roma ha coordinato 19 operazioni di soccorso, recuperando complessivamente 2.800 persone. I migranti, che si trovavano a bordo di 12 gommoni, due barconi e cinque imbarcazioni di piccole dimensioni, sono stati trasferiti su nave Diciotti, su tre motovedette della Guardia costiera e unità di Frontex, Eunavformed ed alcune delle ong impegnate in acqua.