Primo Piano
Il Vangelo della Domenica
Gli oggetti (tesoro, perla, pesci) si trovano e si acquistano; le persone si incontrano e si uniscono, come nelle nozze fra lo sposo e la sposa. Per noi il Signore è il tesoro da acquistare; è la perla per cui lasciare tutto pur di averla (viene in mente il grido di Andrea: “Abbiamo trovato il Messia!”). Penso però anche al rovescio, dalla parte di Dio. Per il Signore noi siamo la Sposa, la pecora perduta, la perla, il tesoro. Per noi lui ha dato tutto se stesso, fino alla morte di croce. In verità è Dio che ci cerca e ci trova, prima che noi potessimo volerlo e scoprirlo.
La felicità è quella di sentirsi cercati e trovati: amati. Da questa coscienza nasce l’impulso a spartire lo stesso amore, a raccontare la stessa buona notizia. L’evangelizzazione è la trasmissione della passione del cuore verso lo stesso tesoro nascosto dentro ciascuno. Noi iniziamo col farci ritrovare da Gesù e continuiamo a cercarlo e a scoprirlo negli altri.
Il gesto ampio e largo del pescatore nello gettare la rete è come quello del seminatore; assomiglia ad un abbraccio totale, includente. È il segno eloquente del desiderio di condividere la sua vita con tutti gli uomini.
Resta sullo sfondo la prospettiva seria del giudizio finale e il rischio della fornace. In modo esigente e insieme appagante veniamo impigliati nel mistero della vita e della salvezza, tutti raccolti nella stessa rete. Questo è anche il nostro compito verso l’umanità, sino alla fine del mondo, un compito di misericordia e di accoglienza. (Angelo Sceppacerca)
P. Baggio: i migranti spesso vulnerabili
Giunta quest’anno alla sua ottava edizione con il titolo "Bambine, bambini e adolescenti nei processi migratori", la settimana di studio ha focalizzato l’attenzione sulle problematiche riguardanti i minori coinvolti nei fenomeni migratori, traendo spunto dal Messaggio di Papa Francesco per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2017: "Migranti minorenni, vulnerabili e senza voce". (R.I.)
Ambrosini: immigrati “non sono un fardello”
Modena: attentato incendiario contro il centro di accoglienza Porta Aperta
“Qualunque sia la motivazione di questo gesto esecrabile – affermano i responsabili del Centro – non potrà sicuramente fermare il nostro servizio di accoglienza nei confronti dei poveri, dei migranti, degli ultimi”.
Zanfrini: una marcia in più nelle seconde generazioni di migranti
L’intervento, dal titolo “Cittadini di un mondo globale perché le seconde generazioni hanno una marcia in più”, dopo una panoramica sullo spazio psico-sociale che esse occupano e nel quale vivono, sui rischi di cattive interpretazioni e letture di questa realtà, sul “banco di prova” della scuola quale strumento integrativo, si è concentrato sull’apporto unico e ineludibile che esse rappresentano. Le seconde generazioni, soggetto e oggetto di recenti dibattiti parlamentari, mostrano, infatti, diverse marce in più: da un vantaggio competitivo collegato al bilinguismo e al possesso di competenze interculturali alla condizione di doppia appartenenza e alla familiarità con campi d’azione transnazionali, dalla capacità di integrare e negoziare elementi mutuati dalla cultura globale con altri mutuati dai contesti di residenza e da quelli d’origine dei genitori alla capacità di gestione dei rischi, della precarietà, dell’incertezza; all’attitudine alla mobilità e alla reversibilità. Non solo, esse recano in sé la possibilità di sperimentare in forma anticipata e intensa le trasformazioni indotte dalla globalizzazione, l’affiliazione a reti transnazionali, l’international exposure, la possibilità di attingere a differenti repertori culturali, come pure un vantaggio competitivo dovuto alla facilità di integrarsi negli ambienti urbani caratterizzati dalla cosiddetta “super-diversity”, in settori professionali altamente internazionalizzati, in ambienti di vita e di lavoro cosmopoliti. Infine queste nuove generazioni di cittadini sono portatori di un’opportunità di agire come “active creative agents”, ovvero come attori auto-riflessivi coinvolti in pratiche di cittadinanza attiva per la promozione del bene comune e il rafforzamento della democrazia.
Ciò che occorre, però, e che la bagarre politica non ha colto ancora, è una azione molteplice e sinergica. Nello specifico la professoressa Zanfrini individua come necessario: investire nell’educazione pre-scolare, secondo la logica dell’empowerment individuale e con finalità di sostegno ai compiti genitoriali; investire sull’innovazione dei curricoli e la formazione dei docenti, secondo la linea strategica dell’approccio interculturale; accrescere la qualità complessiva dell’occupazione e vigilare che ogni lavoro rispetti i requisiti di dignità e decenza; investire sull’educazione alla cittadinanza, attraverso una pluralità di azioni educative, formali e non formali; investire sul riconoscimento dei saperi informali e non formali e sulla costruzione di ambienti di lavoro inclusivi e supportare le persone nel trasformare le competenze interculturali in asset strategici; imparare a gestire e a mettere a frutto la “diversity transition” nei luoghi di lavoro e negli altri setting organizzativi, anche attraverso specifici interventi formativi; incoraggiare il coinvolgimento delle giovani generazioni, figli di migranti, nella vita civile, culturale e politica delle comunità in cui vivono, attraverso la partecipazione a percorsi di formazione, alle realtà associative del territorio, alle organizzazioni di volontariato, ai luoghi in cui si promuove e si diffonde cultura; promuovere, infine, una corretta informazione/educazione in campo religioso e una maggiore consapevolezza del ruolo positivo che la religione può svolgere a sostegno dei processi di integrazione e della convivenza interetnica. (G.B.)
Bellunesi nel Mondo: sabato l’Assemblea generale
Un ponte sul Mediterraneo
Nel pomeriggio del 10 agosto, i 200 ragazzi provenienti dai Paesi del Mediterraneo arriveranno via mare presso il porto dei pescatori, alla presenza del presidente della Regione Puglia e della Provincia di Lecce e del prefetto di Lecce. In serata sul piazzale della basilica si terrà una preghiera universale per la pace a cura della Comunità di Sant’Egidio: a presiederla sarà il cardinale Ernest Simoni. Per l’occasione, in vari punti del lungomare di Leuca, si terranno alcuni concerti di gruppi giovanili.
Nei giorni successivi interverranno, presso la cascata monumentale di Leuca, Maurizio Raeli di «Ciheam Bari», Ada Fiore di «Kalopolis», Vincenzo Mercenelli dell’Accademia mediterranea di economia civile (11 agosto); Gianfranco Cattai di «Focsiv Italia», Massimo Pazzini dello «Studium biblicum francescanum» di Gerusalemme, alcuni rappresentanti della Fondazione Migrantes (12 agosto). La notte tra il 13 e il 14, all’1.30, a partire dalla tomba di don Tonino Bello ad Alessano si snoderà il pellegrinaggio che giungerà di nuovo al Santuario di Leuca, dove, al termine della celebrazione eucaristica, sarà firmata la Carta di Leuca, che vuole essere un invito a non lasciare soli quanti raggiungono i nostri mari in cerca di una vita migliore.
Don De Robertis: rinvio ius soli incomprensibile
Migrazioni: la governance internazionale sul fenomeno dei minori
Avvenire: da oggi le storie di giovani stranieri nati in Italia
Mons. Perego: la Chiesa ha fatto e sta continuando a fare la sua parte nell’accoglienza con i Msna
Papa Francesco: “superare ogni forma di razzismo”
Venezuela: un milione dalla Farnesina per gli italiani in stato di bisogno
Migrazioni: in corso la Summer School in Calabria
Calabria: un borsello ritrovato senegalese ringraziato
Ai profughi curdi giunti nella vicina Badolato nel 1997 a bordo della carretta del mare "Ararat" è dedicato il mediometraggio Il volo di Wim Wenders. L’opera, tra l’altro primo film-fiction girato in
3D, fu patrocinata dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR).
Francesco trasforma la sua storia in un pezzo di cronaca, raccontandolo sul proprio profilo Facebook, contento d’avere ritrovato il borsello smarrito di ritorno dalla spiaggia ma soprattutto felice di potere raccontare un altro volto, bello, della quotidianità dei numerosi migranti che vivono nelle nostre città. «Fortunatamente, non ho perso nulla, ringraziando il cielo che mi ha mandato questo ragazzo che non finirò mai di ringraziare», aggiunge il giovane calabrese sigillando il post con una domanda che accomuna e fa riflettere: «Non so se altri, al pari di questo ragazzo senegalese, avrebbero fatto altrettanto». (Domenico Marino-Avvenire)
Mons. Lojudice: no alla chiusura degli ambulatori di Medicina Solidale
Roma - “Un servizio di assistenza ai poveri e migranti di Roma, completamente gratuito, non può essere chiuso. Ci auguriamo che questo non avvenga ma si faccia di tutto per cercare delle soluzioni migliori affinchè questo servizio possa continuare”. A dirlo a www.migrantesonline.it è il vescovo delegato della pastorale Migrantes della Conferenza Episcopale del Lazio, mons. Paolo Lojudice, commentando, secondo alcune indiscrezioni apparse su alcuni organi di stampa, la probabile chiusura dell’ambulatorio di “Medicina Solidale" che da 15 anni assiste gratuitamente centinaia di poveri e migranti che vivono a Roma. La Regione Lazio e il Policlinico di Tor Vergata avrebbero intenzione di non sostenere più l’ambulatorio. “Sarebbe – dice mons. Lojudice – un atto non accettabile per chi, spesso vive per strada o in estrema povertà e che aveva come luogo di riferimento per le cure e l''assistenza medica i centri di Medicina Solidale a titolo gratuito dislocati in 5 ambulatori in varie zone della città”. Da qui l’auspicio che gli organi preposti “collaborino insieme” affinché gli ambulatori continuino a funzionare “non facendo mancare, quindi, quel sostegno, per molti, ad una assistenza medica necessaria e quotidiana”.
L’Istituto di Medicina Solidale Onlus (IMES) si è costituita nel 2003 a Roma e dal 2004 opera in diverse aree della periferia romana per contrastare le malattia della povertà e migliorare l’accesso alla salute delle persone socialmente svantaggiate. (R.Iaria)
CGIE: prosegue il confronto con Ministero del Lavoro sulla nuova emigrazione italiana
Si tratta dei seguiti dell'incontro realizzato alla Camera dei Deputati nell'ambito dell'Assemblea plenaria del CGIE svoltasi lo scorso 28 marzo alla quale aveva partecipato direttamente il Ministro Giuliano Poletti. Durante l'incontro il Segretario generale Michele Schiavone e i componenti del CdP Rodolfo Ricci e Gianluca Lodetti hanno illustrato l'ipotesi di lavoro proposta dal CGIE, riepilogando i dati dei flussi di nuova emigrazione rilevati negli ultimi anni ed offrendo una comparazione tra i dati Istat e quelli di alcuni paesi meta dei nuovi flussi, in particolare Germania e Gran Bretagna, ma anche della proiezione dell'OCSE, secondo cui l'Italia figura all'ottavo posto tra i paesi erogatori di flussi emigratori ed è seconda soltanto alla Polonia, in Europa.
Un'azione di orientamento nei diversi paesi di arrivo dei giovani connazionali che possa avvalersi della presenza associativa, delle strutture dei patronati e dei Comites, pur con funzioni diversificate, costituisce – si legge in una nota del Cgie - uno degli obiettivi, insieme all'approntamento di paralleli strumenti di consultazione telematica che possano informare le persone sulle normative di ingresso nei diversi paesi, sulla ricerca di lavoro, sulla conoscenza delle normative locali in tema di welfare, delle prestazioni assicurative e sanitarie, come anche, in particolare per le famiglie con figli al seguito, delle possibilità di inserimento scolastico e professionale, di studio della lingua, ecc., senza dimenticare l'opportunità di servizi di orientamento al rientro e al reinserimento professionale per coloro che intendono tornare in Italia dopo un'esperienza trascorsa all'estero.
E' stato anche ricordato il ruolo di fondamentale interlocutore istituzionale dell'emigrazione che ha ricoperto il Ministero del Lavoro in passato anche nell'ambito della formazione professionale all'estero e ai suoi positivi risvolti per il sostegno del sistema paese attraverso la valorizzazione della risorsa interculturale delle ultime generazioni. Un ruolo che va recuperato, in uno scenario di crescente mobilità e, spesso, di precarietà delle persone, come quello che stiamo vivendo, rispetto al quale non si può lasciare solo al mercato il destino delle persone in movimento.
Anche perchè i consistenti flussi di nuova mobilità implicano conseguenze significative sia sotto il profilo demografico sia per lo sviluppo futuro del nostro paese. Nei prossimi mesi, anche con il contributo della VII° Commissione tematica del CGIE (Nuove migrazioni e generazioni nuove), continuerà il lavoro di interlocuzione e di messa a punto dei possibili interventi.
Viminale: dall’inizio dell’anno arrivati 93mila migranti
Il dato aggiornato a ieri è stato fornito oggi dal Ministero dell’Interno che segnala anche i porti con il maggior numero di arrivi: Augusta (13.097), Catania (11.204), Pozzallo (8.264), Reggio Calabria (7.106), Vibo Valentia (5.804), Palermo (5.786), Trapani (5.591), Lampedusa (5.288), Salerno (5.065), Crotone (4.887). La nazionalità dei migranti – sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco – sono Nigeria (14.552, 16%), Bangladesh (8.269, 9%), Guinea (7.872, 8%), Costa d’Avorio (7.473, 8%), Gambia (5.106, 6%), Senegal (4.966, 5%), Mali (4.899, 5%), Eritrea (4.553, 5%), Marocco (4.194, %) e Sudan (4.172, 4%) a cui si aggiungono 27.236 persone (29%) provenienti da altri Stati.
Secondo i dati, sono in calo i minori stranieri non accompagnati, passati dai 25.846 dell’intero 2016 ai 9.761 dei primi mesi del 2017. Nel 2014 erano stati 13.026 e 12.360 nel 2015.
La Lombardia è la regione con pi+ migranti accolti (13%) seguita da Campania (9%), Veneto, Emilia Romagna e Lazio (8%), Piemonte, Toscana, Puglia e Sicilia (8%).
Il mondo del circo in piazza oggi
“Sono rimaste fuori dal Ddl tutte le urgenze per le quali il mondo del circo attende da decenni una risposta: la mancanza di piazze attrezzate e i ridicoli finanziamenti al settore, solo per citare i più macroscopici” ribadisce Buccioni e aggiunge: “Quello che il ministro Franceschini vorrebbe rifilarci è un provvedimento grottesco, che dovrebbe normare sul circo mentre non solo non migliora nessun problema ma lo peggiora e affronta il tema degli animali in maniera ideologica, dicendo no a tutte le specie che si esibiscono nei circhi, dagli animali domestici ai cavalli (che potranno invece continuare ad essere utilizzati nei maneggi, nei Palii e in tanti altri luoghi) agli esotici. E' una pazzia, oltre che una punizione che colpisce solo una categoria, la nostra”.
E in merito alla graduale eliminazione degli animali dal circo, Buccioni dichiara: “Abbiamo voluminose relazioni di etologi italiani e stranieri che concludono che il Ddl 2287-bis sul circo è “una sommatoria di posizioni ideologiche e di natura etica senza alcun supporto scientifico”.
Se il Ddl dovesse diventare legge gli animali allontanati dai circhi dovrebbero essere messi in centri di recupero. Ad oggi sono meno di 2000 gli animali in Italia, la maggior parte nati in cattività. E l’Ente Circhi attraverso il suo rappresentante Antonio Buccioni dichiara: “Una cosa è certa: per quanto ci riguarda si può già archiviare la tematica relativa ai lager per animali, i cosiddetti centri di recupero, con relative fonti di finanziamento pubblico, perché noi, se dovesse diventare legge il divieto totalitarista e razzista contenuto nel Ddl, andremo in esilio con tutti i nostri animali, fino all'ultimo di essi. In attesa che torni a spirare anche nel nostro Paese un vento di libertà, di tutela e garanzia della libertà di espressione artistica”.
Sostegno all’Ente Nazionale Circhi arriva anche dal Forum Nuovi Circhi – FNAS che include 12 compagnie del Circo Contemporaneo italiano: “Ci auguriamo che si possa ricondurre la discussione in atto all’interno di un contesto costruttivo, considerando la storia secolare delle persone del circo e la loro condizione sociale, oltre che culturale e ridimensionando gli eccessi persecutori di certa stampa e opinione pubblica, che in modo miope si accanisce contro il circo con animali, finendo per determinare percorsi normativi altrettanto miopi e antidemocratici. Al contempo ci auguriamo che il mondo del Circo Tradizionale sia in grado di avviare una riflessione al proprio interno che porti a valorizzare le eccellenze artistiche nel rapporto con gli animali e a ridimensionare alcune forme di mera esibizione dell’esotico, che appartengono ad altri tempi e che sono la causa principale delle battaglie animaliste”.