Primo Piano

Commissione UE: soldi e case per i profughi “bloccati” in Grecia

Milano - Fare uscire i profughi dai centri di accoglienza, dando a 30.000 di loro abitazioni dignitose e qualche soldo per le necessità quotidiane. È questa la filosofia del nuovo progetto della Commissione Europea, annunciato ieri dal commissario agli aiuti umanitari Christo Stylianides, in visita ad Atene. Si chiama Estia (Sostegno di emergenza all’integrazione e alla sistemazione abitativa), forte di 209 milioni di euro. È la risposta dell’Ue alla situazione tuttora drammatica di decine di migliaia di profughi (in primo luogo siriani e iracheni) giunti soprattutto all’apice della crisi migratoria, nel 2015, e bloccati in Grecia dopo la chiusura della rotta balcanica. «Oggi – ha detto Stylianides – apriamo un nuovo capitolo nelle vite dei profughi in Grecia. Il nostro nuovo finanziamento è una svolta sul modo di distribuire aiuti per migliorare la vita delle persone. L’obiettivo di questi nuovi progetti è quello di far uscire i profughi da campi e centri d’accoglienza e garantire loro vite più normali». Concretamente, 93,5 milioni di euro saranno utilizzati insieme all’Alto commissariato Onu per i rifugiati, per un progetto di affitti su larga scala, reperendo 22.000 alloggi, che consentirà ai profughi una vista dignitosa e garantiranno ai proprietari introiti regolari. Altri 57,6 milioni di euro sono destinati, sempre insieme all’ACNUR, a organizzare una rete di sicurezza sociale con carte dedicate, che fornirà stanziamenti contanti ai profughi, per soddisfare le necessità primarie, giovando al tempo stesso all’economia locale. (G.M.D.R.)
 

Benvenuti nell’ Italia che cambia: una mostra al Meeting di Rimini

Rimini - C'è Abdoulaye, senegalese, primo avvocato di origine africana del Foro di Milano, suo padre negli anni Novanta vendeva accendini per campare. C'è Rambo (il nome è colpa del nonno, ammiratore di Sylvester Stallone), rom di origini bosniache, cresciuto tra le baracche dei campi nomadi, oggi educatore in una comunità per minori stranieri non accompagnati a Torino. C'è Juri, fuggito in braccio ai genitori dalla guerra fratricida tra hutu e tutsi in Ruanda, adesso canta e balla con gli amici di Termini Underground, una compagnia multietnica di giovani originari di 18 Paesi che fa le prove in un sotterraneo della stazione ferroviaria di Roma. C'è Luna, neodiplomata in economia e marketing a Fidenza, che il giorno dopo la strage del Bataclan ha indetto un' assemblea studentesca per dire a tutti che lei, marocchina e musulmana, odia quelli che usano la religione per giustificare le loro imprese di morte. C' è Monica, giovane studentessa universitaria di origine egiziana. C' è Agie, bocconiano con gli occhi a mandorla, che nella Chinatown milanese ha aperto una ravioleria dove propone le specialità della sua terra cucinate con ingredienti coltivati nelle campagne lombarde e piemontesi. Benvenuti nell' Italia che cambia, che ha i tratti somatici e il colore della pelle diversi da quelli a cui eravamo abituati, che fa i conti con lingue, tradizioni, culture, abitudini alimentari provenienti da tutto il mondo. Benvenuti alla mostra Nuove generazioni. I volti giovani dell' Italia multietnica, in preparazione per il Meeting di Rimini (20 al 26 agosto), e che in seguito diventerà itinerante (realizzata con la collaborazione della Fondazione Migrantes, ndr). Sono tanti, questi giovani volti, e saranno sempre di più. Se si sommano i minori stranieri residenti in Italia, quelli che hanno acquisito la cittadinanza italiana e i figli di coppie miste, si supera il milione e mezzo di unità. Ma delle "nuove generazioni" fanno parte anche migliaia di maggiorenni figli di genitori immigrati. La maggior parte di loro non si percepisce come straniero perché figlio di stranieri, ma come un nuovo italiano, al di là della nazionalità scritta sul passaporto. Per questo, più che di "seconde", è più aderente alla realtà parlare di "nuove generazioni". Si misurano con le tradizioni delle famiglie e dei Paesi di cui sono originari ma non vogliono esserne la fotocopia perché, come scriveva Romano Guardini, «nella monotonia del puro proseguire noi soffocheremmo». Nello stesso tempo fanno i conti con i valori e gli stili di vita incontrati qui, talvolta abbracciandoli totalmente, talvolta rielaborandoli alla luce del loro percorso umano. La mostra propone di conoscerli, intercettare il desiderio di protagonismo e la positività che li muovono, descriverli nella loro complessità, fuggendo la tentazione di ingabbiarli in uno stereotipo. E lo fa con un percorso multimediale ricco di video e dati statistici, a cui si affianca la possibilità di incontrare alcuni dei protagonisti della mostra, ascoltare le loro storie e offrire momenti di dialogo con il pubblico durante dodici mini-incontri in una piazza appositamente realizzata all' interno dello spazio espositivo. Già in questi giorni una pagina Facebook propone anticipazioni di alcune storie. Muovendo dal titolo del Meeting - «Quello che tu erediti dai tuoi padri, riguadagnatelo, per possederlo», tratto da una frase del Faust di Goethe - la mostra si misura con alcuni interrogativi che accompagnano l' esperienza umana delle giovani generazioni, ma al tempo stesso interpellano ciascuno di noi, al di là delle origini e della cittadinanza: cosa significa e in che modo avviene oggi la trasmissione di una eredità? Cosa permette alla tradizione di essere una realtà vitale, e non solo la memoria sterile del passato? Che ruolo giocano nella costruzione dell' identità di queste persone la famiglia, la scuola e gli altri ambienti (anche virtuali) in cui crescono e si esprimono? Quali valori, quali proposte di vita incontrano in Occidente i figli di coloro che hanno lasciato i loro Paesi in cerca di una vita migliore? Per descrivere la condizione delle nuove generazioni, si ricorre spesso all' immagine di un mondo "sospeso tra due culture". Ma, anziché di una sospensione, è più adeguato parlare di una appartenenza a più culture, di un' appartenenza multipla, che sceglie per sé il meglio di ciò che incontra nel cammino della vita, lo acquisisce elaborandolo in una nuova e originale sintesi fondata sulla libertà applicata all' esperienza personale. Come dice Mina, giovane egiziano protagonista di uno dei video: «Nell' arco della mia vita ho sempre cercato di prendere il positivo della cultura italiana e della cultura egiziana cercando di fonderli, di ricavare il migliore risultato possibile. Per questo mi reputo una pizza kebab, al cento per cento pizza e al cento per cento kebab, unendo entrambi in un solo risultato che cerca di essere il migliore possibile». Anche se le decisioni parlamentari in merito alla proposta di legge per riformare le norme sulla cittadinanza sono state rimandate all' autunno, restano più che mai inevase le grandi questioni legate ai processi di integrazione e ai modelli di convivenza con popoli "lontani" che le migrazioni hanno trasformato, piaccia o non piaccia, nei nostri nuovi vicini di casa. I percorsi intrapresi dalle nuove generazioni indicano una prospettiva con cui la società e le istituzioni devono misurarsi: una integrazione costruita dal basso e con il concorso di tutti, un nuovo modo di concepire l' identità, termine molto usato ma spesso equivocato. L' identità non è qualcosa di statico e immutabile, né va usata come una spada da brandire per difendere il territorio dagli invasori che mettono in pericolo la nostra "purezza". È una realtà dinamica, in cui la consapevolezza delle proprie radici si deve coniugare con la disponibilità a incontrare l' altro, a considerare il "tu" come una presenza necessaria per il compimento dell'"io" e per la costruzione di un nuovo modo di dire "noi", una nuova modalità di concepirsi come appartenenti allo stesso popolo. Se vogliamo trovare un termine adeguato, potremmo chiamarla "identità arricchita": la linfa vitale necessaria perché cresca sano l' albero dell' Italia multietnica. Non è una formula magica, è un impegno in cui sono necessarie energie individuali e collettive. «Diventare un popolo - scrive Papa Francesco nell' esortazione apostolica Evangelii Gaudium - richiede un costante processo nel quale ogni nuova generazione si vede coinvolta. È un lavoro lento e arduo che esige di volersi integrare e di imparare a farlo fino a sviluppare una cultura dell' incontro in una pluriforme armonia'. (Giorgio Paololucci)
 
 

“Busker Festival”: ad aprile artisti di strada e ragazzi disabili

Roma - Da oggi fino a domenica 30 luglio, centinaia di artisti di strada - acrobati, ballerini, mimi - da tutto il mondo si danno appuntamento sul Lago d’Iseo per la diciannovesima edizione del “Sarnico Busker Festival”. Una grande kermesse dedicata a tutte le età, a cui sono attese oltre 45mila persone. Su il sipario questa sera (ore 20.30) con Lo Stufato è servito, il progetto teatrale interamente realizzato da ragazzi diversamente abili del Servizio Formazione Autonomia (a cura della Cooperativa L’Impronta, il Teatro Piroscafo e il Comune di Castelli Calepio). Tante le performance con spettacoli di Danzaerea, Chumbala e Tessuto Corporeo (teatro danza di strada e fuoco). Molto attesa è la compagnia Les P’tits Bras, che porta in scenaL’Odeur de la Sciure, spettacolo tributo alla Belle Époque.
 

TV2000: uno speciale a 4 anni dal rapimento di p. Dall’Oglio

Roma - A quattro anni dal rapimento in Siria nella notte tra il 28 e il 29 luglio 2013, Tv2000 dedica uno speciale a padre Paolo Dall’Oglio in onda venerdì 28 luglio alle 17.30 durante la trasmissione ‘Il Diario di Papa Francesco’. Ospiti in studio: il nipote di Dall’Oglio, Raffaele Persichetti, e i giornalisti Amedeo Ricucci e Laura Silvia Battaglia, membri dell’ associazione ‘Giornalisti amici di Padre Dall’Oglio’, che difende e diffonde il messaggio e la testimonianza del gesuita contro ogni forma di totalitarismo. Servizi e approfondimenti durante le tre edizioni di Tg2000 alle 12, alle 18.30 e alle 20.30.
 

Vicenza: da oggi la Consulta regionale dei Veneti nel mondo e il meeting dei giovani

Venezia - Iniziano oggi, 27 luglio, a Vicenza, i lavori della Consulta regionale dei veneti nel mondo e del contestuale Meeting dei giovani veneti all’estero: i rappresentanti dei comitati e delle federazioni degli emigranti veneti si danno appuntamento a  Palazzo Barbarano, in Contrà Porti 11, sede del centro studi “A. Palladio”, per valutare gli esiti dei programmi annuali di iniziative a favore dei concittadini che risiedono all’estero, o sono di ritorno, e impostare le linee guida del programma 2018.
“Consulta e meeting sono le nostre antenne nei cinque continenti per dialogare direttamente con i milioni di veneti che hanno lasciato la loro terra, tra Otto e Novecento,  in cerca di lavoro e fortuna e hanno portato con sé lingua, cultura, laboriosità e valori, trapiantandoli nei quattro continenti”, commenta l’assessore al sociale e ai flussi migratori, che aprirà i lavori dei due organismi di rappresentanza. “Dai rappresentanti delle associazioni e dei comitati e dai giovani di origine venete (sono tali sino alla quinta generazione) ci aspettiamo osservazioni, proposte e progetti per rinsaldare i legami tra comunità lontane solo geograficamente, che rappresentano un immenso valore di esperienze, relazioni e di potenziali interscambi per una regione che conta oltre cinque milioni di discendenti  all’estero e che ora si trova a gestire l’ingresso di nuovi flussi migratori”.
Quest’anno, in collaborazione con la Consulta e i giovani del Meeting, la Regione ha promosso e finanziato progetti formativi, soggiorni in Veneto per gli emigranti ultrasessantacinquenni, master di studio nelle università venete per i giovani oriundi, oltre a contribuire alla vita delle associazioni all’estero e alle iniziative editoriali. Iniziative che proseguiranno anche nel 2018, e che potranno essere integrate o modificate sulla base delle  indicazioni della Consulta e dei rappresentanti dei giovani.
La tre giorni del ‘parlamentino’ dei veneti nel mondo si concluderà sabato 29 con l’approvazione di un documento finale di proposte che sarà consegnato alla Giunta veneta. Poi, domenica 30, i 27 rappresentanti della Consulta e del coordinamento dei giovani veneti all’estero saliranno sulla Piana del Cansiglio per la nona edizione della Giornata dei veneti nel mondo, alla quale presenzierà il presidente della Regione Veneto.
Il momento ‘clou’ della Giornata sarà la messa all’aperto celebrata dal cardinale Pietro Parolin, segretario  di Stato vaticano. Seguirà la premiazione, con la consegna dell’onorificenza ‘Eccellenze venete’, dei veneti che più si sono distinti nelle attività a favore dell’emigrazione e del ritorno degli oriundi: a ricevere il premio, di nuova istituzione, saranno Luigi Querincig, Hedi Damian e Conrado Franco Varotto; ad altri tre veneti, Egidio Granzotto, Gilberto Maggiolo e Giuseppe Fin, andrà un attestato di ringraziamento.
 
 
 
 
 

Corte UE: assegni non solo per i lungo-soggiornanti

 
Roma - Un cambio di rotta sul welfare agli stranieri. È quello che impone la sentenza 448/16 della Corte di giustizia europea secondo cui le prestazioni sociali vanno garantite a tutti gli immigrati titolari di permesso di soggiorno e non solo a quelli con permesso di lungo periodo (la vecchia carta di soggiorno). La vicenda all’origine è presto spiegata. Una signora equadoregna, madre di tre figli e con permesso per motivi familiari, chiede al Comune di Genova di riconoscerle l’assegno per famiglie numerose (80 euro al mese per chi ha almeno tre figli residenti e reddito Isee inferiore ai 9mila euro), nonostante la legge nazionale del 1998 riservi tale prestazione ai soli cittadini italiani, europei o stranieri con permesso di lungo periodo. La Corte d’Appello di Genova decide di investire la Corte Europea, che il 21 giugno sentenzia che tutte le prestazioni «di sicurezza sociale» non possono essere limitate agli stranieri con permesso di lungo periodo, ma vanno estese a tutti coloro che hanno un permesso che consente di lavorare (lavoro, famiglia, attesa occupazione). «In realtà lo chiedeva già una direttiva europea di fine 2013», dice l’avvocato Alberto Guariso dell’Asgi (Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione). A questo punto bisognerà rivedere tutta la politica di questi anni che riconosceva le prestazioni solo ai lungo soggiornanti (il 55% degli stranieri regolari), lasciando fuori il restante 45% che invece è interessato da questa pronuncia.
 

Don De Robertis: “accogliamo i migranti con dignità”

Verona – “Un’accoglienza dignitosa è quella che non dimentica che l’altro è un essere umano, spesso segnato dalla sventura. Che vive di pane ma soprattutto di ascolto, che ha sogni e affetti come noi”. A dirlo, in una lunga intervista al settimanale della diocesi di Verona “Verona Fedele” è il neo Direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni De Robertis. Il sacerdote, rispondendo alle domande del Direttore, don Alberto Margoni, ha evidenziato che  “un’accoglienza
dignitosa è quella, anche molto semplice, che tratta l’altro come una persona”. “Purtroppo – aggiunge don De Robertis -  il sistema di accoglienza in Italia lascia ancora molto a desiderare. La
grande maggioranza dei richiedenti asilo è accolta in grandi centri (Cara, Cas [Centro di accoglienza straordinaria] ecc.) spesso in condizioni penose. Si continua ad agire sull’onda dell’emergenza dando agio a persone senza scrupolo di arricchirsi sulla pelle dei migranti. Abbiamo ancora leggi che non aiutano ad integrare, ma creano un gran numero di persone irregolari, soggette
a ogni tipo di ricatto. Fortunatamente spesso la società civile supplisce a queste mancanze. E abbiamo nel nostro Paese moltissimi esempi di fraternità e integrazione riuscita”. “La nostra fede non ci permette di cedere alla sfiducia o alla rassegnazione. Il nostro programma politico – ha spiegato il Direttore di Migrantes -  come ha scritto Berdjaef, è la Santissima Trinità, dove le diversità si compongono nell’unità; ciò che sogniamo per il nostro Paese è la “convivialità delle differenze”, espressione con cui don Tonino Bello definiva la pace”. E parlando delle recenti le tragedie nel Mediterraneo, don De Robertis sottolinea che  “la soluzione è far arrivare in sicurezza coloro che ne hanno diritto e rimuovere le cause che spingono tanti a fuggire, la vendita di armi e lo sfruttamento”. (Raffaele Iaria)
 

Commissione UE: continuano i ricollocamenti da Italia e Grecia

Bruxelles -  Secondo la Commissione UE, che oggi ha adottato la quattordicesima relazione sui progressi compiuti in materia di ricollocazione dei richiedenti asilo all’interno dell’UE e di reinsediamento dei rifugiati provenienti da Paesi terzi, giugno sarebbe stato un “mese record” per le ricollocazioni da Italia e Grecia.
“Il livello record di ricollocazioni registrato a giugno (oltre 2.000 persone rilocalizzate dalla Grecia e quasi 1.000 dall’Italia) e il fatto che la quasi totalità degli Stati membri abbia assunto impegni e proceda a regolari ricollocazioni fanno sperare che entro settembre sarà possibile ricollocare tutte le persone ammissibili”, si legge in una nota di Bruxelles. “Tuttavia, sono necessari maggiori sforzi per accelerare i trasferimenti dall’Italia, soprattutto alla luce dell’attuale situazione nel Mediterraneo centrale”. Perché in Italia gli arrivi sono ben superiori alle modeste cifre dei ricollocamenti UE. “Nel frattempo – aggiunge la nota dell’Esecutivo – si continuano a registrare buoni progressi in materia di reinsediamento e la Commissione ha lanciato un nuovo sistema di impegni per il reinsediamento delle persone più vulnerabili da Libia, Egitto, Niger, Etiopia e Sudan, in parallelo ai reinsediamenti dalla Turchia”.
 
 

Codice condotta Ong: la critica del’Asg

Roma - Il Codice di condotta per le Ong che salvano i migranti in mare rischia di trasformarsi in un pasticcio giuridico internazionale. Non hanno dubbi gli esperti dell’Asgi, l’Associazione studi giuridici sull’immigrazione. Più che mettere ordine nel Mediterraneo, sostengono avvocati e giuristi, rischia di creare confusione e di suscitare contenziosi con altri Paesi. Il problema di fondo del Codice di condotta sta nel fatto che è «un tentativo da parte dell’Italia di regolare la condotta di navi, ivi incluse navi battenti bandiera di uno Stato terzo, oltre i limiti delle acque su cui l’Italia esercita competenze in virtù del diritto internazionale».
È come se l’Italia decidesse di regolare il traffico automobilistico in Francia. «Un certo numero di disposizioni contenute nel Codice di condotta – scrive l’Asgi – hanno il chiaro obiettivo di disciplinare la condotta di navi battenti bandiera di stati terzi all’interno delle acque territoriali libiche o in alto mare. È evidente che l’Italia non ha giurisdizione su tali porzioni di mare ed è altrettanto chiaro che ogni tentativo di esercitare tale giurisdizione costituirebbe un comportamento in contrasto con i principi basilari del diritto internazionale del mare, quale codificato nella Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982». Dunque l’Italia non può imporre a navi di altri Paesi il Codice di condotta. Non solo. Nel caso le navi di ong straniere non accettino di sottoscrivere il codice, non potrà con tanta facilità impedire loro di attraccare nei nostri porti.
 

Papa Francesco: sulla medaglia del pontificato il tema dei migranti

Città del Vaticano – Sarà disponibile dal 28 luglio presso l’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica dello Stato della Città del Vaticano e presso i locali della Libreria Editrice Vaticana, la medaglia del V Anno di Pontificato di Papa Francesco. Al centro della medaglia, opera di Mariangela Crisciotti, il tema dei migranti. La medaglia, infatti, riporta sul rovescio l’immagine di un uomo che scende da una barca con un bambino in braccio e un altro uomo che tende la mano come segno di accoglienza verso coloro che fuggono dalla loro patria in cerca di un futuro migliore. Sul bordo la scritta, tratta dal Vangelo di Matteo (25,35) “hospes eram et collegistis me” (ero forestiero e mi avete ospitato”. Nela medaglia anche lo stemma di Papa Bergoglio con la scritta “Franciscus P.P. Anno V MMXVII”. (R. Iaria)
 

Nuova tragedia al largo di Tripoli: 13 morti

Roma - Mentre a Roma si discute del codice di condotta dei salvataggi, nel Mediterraneo si continua a morire. A poche miglia dalla Libia si è consumata ieri l’ennesima tragedia del mare. Undici migranti morti sono stati trovati sul fondo di un gommone con 167 persone a bordo salvate dalla Ong spagnola Proactiva Opena Arms. Tra le vittime, informa l’associazione, «ci sono diverse donne incinte e diverse madri». «Abbiamo i loro familiari a bordo» aggiungono. Le immagini che arrivano dal Mediterraneo sono drammatiche: corpi senza vita ammucchiati, non riportano ferite visibili. Il gommone è stato trovato alla deriva in mezzo al mare, a 15 miglia dalla costa libica. Forse sono morti per asfissia, o per disidratazione. Non ce l’hanno fatta a resistere senza acqua nè cibo, sotto il solleone e il caldo asfissiante. Il mare era agitato e le onde alte. «In totale 13 cadaveri – scrivono su Twitter i volontari spagnoli – persone che avevano nome, cognome, madre, padre, amici e vita». Altri 70 migranti, che viaggiavano su un barchino «che sembrava quasi un giocattolo» sono stati invece raggiunti e salvati dalla nave di Save the Children. Anche in Turchia si è sfiorato l’ennesimo naufragio. La Guardia costiera turca fa sapere infatti di aver tratto in salvo 113 siriani, compresi 34 bambini, a bordo di un gommone che stava affondando nel Mar Egeo al largo di Seydikemer.
 

Taranto: l’integrazione passa anche da un gol

Taranto - Un gol per l’integrazione sociale dei giovani migranti. È il calcio che aggrega creando un formidabile momento di solidarietà per chi è stato costretto a lasciare la propria terra per fuggire dalla guerra, da fame e miseria. Alcuni ragazzi africani richiedenti asilo e sottoposti a protezione umanitaria, approdati a Taranto dopo essere stati accolti dalle associazioni di volontariato, si sono spesso ritrovati su un campo sterrato e polveroso vicino alla pineta di Batteria Cattaneo, nei pressi di Talsano. Lì, hanno cominciato a rincorrere un pallone, cercando piccole emozioni quotidiane e attimi di svago.
Poco più di un anno fa li ha notati Diego Lecce, un allenatore da sempre impegnato nel settore giovanile, che con grande impegno e perseveranza, sostenuto dalla Spi Cigl Puglia, ha messo insieme una squadra di calciatori in erba provenienti dal Mali, dal Gambia, dal Senegal e dalla Costa d’Avorio. È nata così la Talsano Africa United che ha partecipato al campionato juniores del Csen vincendolo con merito. Poi, altre significative esperienze con tornei, gare amichevoli per i 18enni intrepidi atleti di colore, capaci anche di farsi valere sul piano tecnico.
«La vera vittoria è aver dato a questi ragazzi la possibilità di sentirsi parte integrante della nostra società attraverso lo sport, il dialogo, la partecipazione in perfetta simbiosi con l’intera comunità», sottolinea Diego Lecce. Due di loro, i gambiani classe ’99 Torres Gomez e Amodou, sono già entrati a far parte dell’Asd Talsano che milita in Promozione. (Nicola Lavacca – Avvenire)
 

P. Czerny i migranti “siano ricevuti come esseri umani con pieno rispetto dei loro diritti”

New York -  “I migranti devono essere ricevuti come esseri umani con pieno rispetto dei loro diritti”. Lo ha affermato padre Michael Czerny, Sottosegretario della Sezione per i migranti e i rifugiati del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, alla sessione tematica dedicata allo sviluppo del Global compact on migration che si chiude oggi nella sede dell’Onu a New York. Tema dell’incontro: “I contributi dei migranti e della diaspora a tutti gli aspetti dello sviluppo sostenibile, comprese le rimesse e trasferibilità dei guadagni”. Punto di partenza della riflessione di padre Czerny, riferisce Radio Vaticana, è “il diritto di rimanere nella propria patria in dignità, pace e sicurezza”. “Nessuno – afferma – dovrebbe mai essere costretto a lasciare la propria casa per mancanza di sviluppo o di pace”. Pertanto la comunità internazionale è chiamata a “garantire lo sviluppo umano sostenibile e integrale di tutte le persone nel loro luogo di origine e a consentire loro di diventare agenti attivi del proprio sviluppo”. In questo senso è di aiuto riconoscere anche i “costi” sociali ed economici che la migrazione significa per un Paese. Per il sottosegretario del Dicastero vaticano, “è assicurando le condizioni per l’esercizio del diritto di rimanere, quindi, che si rende la migrazione una scelta, non una necessità”, giacché sono povertà e mancanza di prospettive che spingono spesso così tante persone a migrare e a rischiare la vita attraversando il Mediterraneo e molti mari del mondo alla ricerca di una vita migliore o almeno di condizioni minime.
 

Msna: AAA cercasi tutori

Roma - Non è un lavoro, non si guadagna nulla, ma può durare una vita intera: un reclutamento un po’ speciale quello che in questi giorni è iniziato in tutta Italia per affiancare i ragazzini stranieri arrivati con i barconi senza nessuno. Tutore volontario, ecco quale sarà il «titolo» delle persone per i quali molti Garanti regionali per l’infanzia hanno già pubblicato il bando: Basilicata, Campania, Emilia Romagna, Calabria, Liguria, Piemonte (anche per la Valle d’Aosta), Marche, Lazio e la provincia di Bolzano. L’Umbria è già al passaggio successivo, quello dei corsi di formazione.
Per quattro Regioni che al momento non hanno il loro Garante ci ha pensato l’Autorità nazionale per l’infanzia; e così anche Toscana, Sardegna, Abruzzo e Molise hanno dato il via al reclutamento. I bandi di tutte le altre Regioni arriveranno di qui al 6 agosto, termine massimo per la pubblicazione.
I compiti. Questione di pochi mesi e poi la legge 47 sui minori non accompagnati, entrata in vigore il 7 aprile scorso, camminerà con le sue gambe, almeno nella parte che riguarda la tutela volontaria. Cosa significa è presto detto: ogni bambino o ragazzo che arriva in Italia senza famiglia avrà una persona che lo rappresenterà in tutte le esigenze burocratiche e amministrative. Se dovrà fare un documento, portare avanti le pratiche per il permesso di soggiorno, iscriversi a un percorso di formazione, prenotare una visita medica, se avrà bisogno di essere ascoltato e consigliato avrà un adulto che si prenderà cura di lui senza dover ospitarlo in casa o mantenerlo economicamente. Per questo c’è l’affido familiare, via privilegiata di inserimento, e non è escluso che in certi casi nasca un legame più stretto tra il tutore e il minore.
I numeri. Nel 2016 sono sbarcati in Italia oltre 25mila minorenni soli, nella maggioranza dei casi adolescenti. Uno su quattro si è reso irreperibile, proseguendo il viaggio verso il Nord Europa per raggiungere un familiare. Altri nel frattempo sono diventati maggiorenni o si sono ricongiunti alla propria famiglia. Solo 16mila sono rimasti nel sistema di accoglienza. Dunque, sulla carta servirebbero 16mila tutori volontari, uno per ogni ragazzo. «Noi speriamo che aderisca al bando un grande numero di persone», si augura Filomena Albano, Garante nazionale per l’infanzia, che nei mesi di preparazione della legge ha lavorato fianco a fianco con decine di associazioni.
I requisiti. Gli aspiranti tutori volontari devono essere cittadini europei (o anche extraeuropei purché conoscano l’italiano e vivano in Italia), devono avere almeno 25 anni e avere la fedina penale pulita. Fin qui i requisiti di legge. Che però non bastano perché diventare tutore volontario di un bambino o adolescente straniero significa anche farsi carico delle sue aspettative, dei suoi bisogni. «Non sarà solo un rappresentante legale, ma una figura attenta alla relazione – aggiunge Albano –, un nuovo modello di genitorialità sociale e di cittadinanza attiva».
Il termine per presentare le proprie candidature è il 30 settembre, anche se poi il reclutamento rimane aperto in via permanente (sul sito nazionale www.garanteinfanzia.org o su quelli regionali tutte le informazioni per inviare la propria candidature) per formare un albo nel Tribunale per i minorenni della propria Regione, da cui i giudici selezioneranno i tutori. Subito dopo saranno organizzati i corsi formativi, al massimo di 30 ore. Attualmente è il sindaco del paese in cui risiede il ragazzo, di solito in una casa famiglia o in una struttura di accoglienza, ad averne la tutela legale istituzionale. Il sindaco il più delle volte delega all’assessore ai servizi sociali, che per forza di cose non può avere un rapporto stretto con il minorenne. Ecco perché il tutore volontario segna un salto di qualità, all’interno di una legge organica, quella sui minori stranieri non accompagnati, che non ha eguali in Europa. (Antonella Mariani)
 
 

Pugliesi nel Mondo: fervono i preparativi per l’edizione 2017 del Premio internazionale

Bari - Fervono i preparativi in vista della cerimonia di assegnazione del premio internazionale “Pugliesi nel Mondo” edizione 2017, che avrà luogo il prossimo 16 dicembre  presso il teatro Curci di Barletta. 
Nei giorni scorsi un  incontro tra  coloro che andranno a comporre la commistione esaminatrice che dovrà decretare le quindici personalità di spicco da premiare. La riunione, ha avuto luogo presso la sala giunta di Palazzo di Città, alla quale insieme al presidente dell’ Associazione Internazionale “Pugliesi nel Mondo” Giuseppe Cuscito, erano presenti fra gli altri, anche l’assessore comunale alle Attività Produttive Giuseppe Gammarota,  la dirigente comunale afferente al settore dei Servizi Sociali, Beni e Servizi Culturali (ad interim) Gare, Appalti e Contratti (ad interim) Santa Scommegna  ed esponenti di varie  istituzioni e confederazioni  pugliesi. L’intento – spiega il presidente Cuscito – è quello di intercettare nuovi nominativi pugliesi o che magari risiedano  in altre regioni  o all’estero,   che abbiamo  promosso e valorizzato la Puglia nel  mondo, grazie alla propria attività di carattere: artistico, culturale, imprenditoriale, scientifico, istituzionale, sportivo, sociale, giornalistico, manageriale ed ecclesiastico.  Si tratta del primo evento  di premiazione organizzato  nella BAT e  tuttavia  mi piacerebbe portare in questa edizione un’importante novità; prima dell’evento serale, sarebbe opportuno che si tenesse una  convention interamente dedicata ai  pugliesi nel mondo,  proprio per ringraziare coloro che sono riusciti a portare grande prestigio alla nostra terra.
 

Tv2000: programmazioni speciali e nuove trasmissioni ad Agosto

Roma - A partire dal 31 luglio, per tutto il mese di agosto alle 20.30, su Tv2000 il “Rosario a Maria che scioglie i nodi”, la preghiera alla Madonna sempre più diffusa in tutte le nazioni del mondo, grazie anche alla devozione di Papa Francesco quando era ancora arcivescovo di Buenos Aires.
Sempre sulla stessa rete, dai padiglioni della Fiera di Rimini, il racconto del Meeting per l’Amicizia tra i Popoli 2017. Ogni giorno, dalle 12.15 alle 12.30 approfondimento a cura di Luciano Piscaglia, con interviste ai protagonisti e servizi su mostre e spettacoli. In seconda serata un ampio speciale quotidiano con i momenti più interessanti degli incontri, delle conferenze e dei dibattiti.
Da lunedì 21 a venerdì 25 agosto alle 20.30 e sabato 26 e domenica 27 agosto alle 12.20 e alle 20.30, appuntamento con Monica Mondo e il programma ‘Soul’ dedicato a persone con una storia che non ci si aspetta, con un’anima che interroga e fa pensare.
 
 

Mattarella: “la UE sia seria sui migranti”

Roma - Il Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella,  torna a parlare di migranti e lancia un duro monito ancora una volta in direzione dell’Europa. Davanti all’assemblea degli ambasciatori alla Farnesina, ieri ha sottolineato come, per gestire il fenomeno migratorio, debbano arrivare risposte concrete e non certo “battute e facezie” che 'qualcuno' ha messo in campo in questi giorni. Il riferimento ai Paesi di Visegrad – Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Romania – e alla linea dura dell’Austria non è stato affatto velato. Mattarella è convinto che Bruxelles debba dimostrare la stessa fermezza utilizzata per risolvere il problema delle banche. “Sono certo – ha detto il Capo dello Stato – che lo stesso metodo di fermezza negoziale sarà quello che ci consentirà di superare i numerosi ostacoli che ancora si frappongono a un lungimirante ed efficace governo del tema forse più rilevante oggi di fronte all’Unione Europea, quello di una gestione del fenomeno migratorio di carattere autenticamente comunitario”.
 

Mons. Galantino: con “Liberi di partire, liberi di restare” un “impegno corale”per “dare certezze e futuro ai minorenni che migrano”

Roma - “Trenta milioni di euro, tratti dai fondi dell’8 per mille della Conferenza Episcopale Italiana (CEI). Un lasso di tempo ragionevole per fare qualcosa di buono e duraturo: tre anni. Oltre quindici Paesi interessati, più l’Italia. Ma soprattutto un’idea forte (aiutare loro qua e aiutarne là genitori, fratelli e sorelle, mettendo in feconda relazione gruppi, comunità, villaggi, chiese) per dare certezze e futuro alla categoria più debole che c’è: quella dei minorenni che migrano”. Così Mons. Nunzio Galantino, segretario generale della CEI, spiega in sintesi, in un editoriale pubblicato sull’ultimo numero di “Famiglia Cristiana”, “Liberi di partire, liberi di restare”, la campagna lanciata dalla Conferenza Episcopale Italiana sul tema delle migrazioni con iniziative rivolte principalmente verso i bambini, gli adolescenti e le loro famiglie. “In questo impegno corale – ricorda il presule – sono coinvolti in particolar modo alcuni uffici della CEI (Caritas italiana, Fondazione Migrantes, Missio, Apostolato del mare, Ufficio interventi caritativi a favore del Terzo mondo) e le realtà ecclesiali attive in questi campi (Istituti missionari, Congregazioni, Associazioni e Movimenti). Al centro ci saranno le Chiese locali. I progetti, infatti, verranno realizzati in primo luogo nei dieci Paesi di maggior provenienza dei minori con un’attenzione prioritaria all’Africa”, Nigeria, Mali, Senegal e Gambia. Un secondo livello saranno “i Paesi del Nord Africa, dal Marocco all’Egitto, luoghi di transito e di continue sofferenze dei migranti in generale e dei minori in particolare”. Infine, un terzo livello progettuale vedrà coinvolte “le realtà ecclesiali attive nell’accoglienza e nella cura dei minori migranti in Italia, a partire da quelle più vicine ai porti di sbarco degli stessi. Da Lampedusa in su. Fino alle Alpi”. Tra gli ambiti prioritari di intervento vi saranno “l’educazione e la formazione (anche professionale), l’informazione in loco su ciò che comporta il migrare, progetti di carattere sociale e sanitario, progetti in ambito socio-economico per la promozione di opportunità lavorative, senza trascurare il rientro di chi intenderà – volontariamente – procedere in tal senso”. Per Mons. Galantino, è “impossibile girare la testa dall’altra parte, quando soltanto in Italia, negli ultimi tre anni, sono arrivate più di 500mila persone, di oltre 80 nazionalità, prevalentemente africane, tra cui decine di migliaia di bambini e ragazzi, soprattutto adolescenti tra i 15e i 17anni, spesso giunti da noi senza nessun parente che li accompagnasse”.
 
 

Stranieri e mercato del lavoro: presentato il VII Rapporto annuale

Roma - È stato presentato, nella sala delle Mappe dell'ILO (Ufficio per l'Italia e san Marino), il settimo Rapporto Annuale "Gli stranieri nel mercato del lavoro in Italia", curato dalla Direzione Generale dell'immigrazione e delle politiche di integrazione del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con la collaborazione della Direzione Generale dei sistemi informativi, dell'innovazione tecnologica, del monitoraggio dati e della comunicazione, di INPS, lNAIL, Unioncamere e con il coordinamento esecutivo di Anpal Servizi S.p.a.
L'incontro è stato introdotto dal Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Giuliano Poletti: "Il lavoro è il pilastro essenziale dell'integrazione. Non solo in termini economici, ma soprattutto come veicolo di partecipazione, inclusione e di senso di appartenenza alla vita di una comunità. Il Rapporto fornisce una fotografia dettagliata delle dinamiche migratorie legate al mercato del lavoro, cruciale per comprendere il dato reale, valutare le modalità di intervento e costruire politiche mirate che contrastino efficacemente i fenomeni di iniquità. In questo quadro due elementi importanti da valorizzare sono, da una parte, le competenze, i saperi, le capacità e, dall'altra, le attitudini imprenditoriali dei cittadini stranieri, che sono alla base della possibilità di dare alla collettività il miglior contributo possibile nel segno della buona integrazione."
Tatiana Esposito, Direttore Generale dell'immigrazione e delle politiche di integrazione, ha presentato e discusso i principali risultati del Rapporto. Tra le novità di questa edizione ha ricordato i dati relativi alle forme di work experience quali i tirocini extracurricolari, ai differenziali retributivi e al grado di soddisfazione per il lavoro svolto. Alcuni segnali positivi riguardano il consolidamento del tasso di crescita degli occupati stranieri, parallelo alla crescita dell'occupazione degli italiani: si rileva infatti un incremento superiore alle 19mila unità nel caso dei cittadini UE (+2,4%), di 22.758 unità nel caso dei cittadini non UE (+1,4%), di 250mila unità per gli occupati italiani (+1,2%). Il Rapporto mette in luce la complessità dello scenario migratorio nazionale, fatto di numerose comunità caratterizzate da specializzazioni settoriali e differenti livelli di partecipazione femminile al mercato del lavoro. L'incidenza degli occupati stranieri sul totale degli occupati è pari al 10,5% nel 2016 (era del 6,3% nel 2007) e, se si considerano i settori di attività economica, arriva al 16,6% in Agricoltura e al 17,1% nelle Costruzioni.
I risultati del Rapporto sono stati commentati da Jonathan Chaloff (Policy Analyst, OCSE) e Ferruccio Pastore (Direttore di FIERI). Chaloff ha offerto una lettura alla luce del quadro dei Paesi OCSE sottolineando il rischio legato alla crescente dualità del mercato di lavoro degli immigrati, evidenziato dal tasso elevato dei NEET tra i giovani migranti, la maggior esposizione al rischio di automatizzazione, la concentrazione in settori in crisi, la sovraqualificazione rispetto alle mansioni che svolgono; nonché l'importanza di politiche mirate a sostenere la graduale convergenza dell'occupazione maschile e femminile, a fronte di una migrazione che sempre più coinvolge l'intero nucleo famigliare. Pastore ha messo a fuoco l'importanza della ricerca per la progettazione del futuro. Nel quadro di una profonda trasformazione dello scenario migratorio italiano, è necessario sviluppare interventi che contrastino l'esclusione crescente di alcune fasce che emergono come particolarmente vulnerabili.
Gianni Rosas, Direttore ILO, ha introdotto e moderato la tavola rotonda dedicata alle parti sociali, mettendo l'accento sull'importanza di un'analisi dei dati integrata e ricordando il miliardo e 200 milioni di lavoratori vulnerabili nel mondo. Massimo Marchetti (Confindustria), Giuseppe Massafra (CGIL), Roberto Benaglia (CISL), Guglielmo Loy (UIL), hanno riflettuto sulle implicazioni concrete dei dati discussi. Rispetto alla domanda di lavoro qualificato sono essenziali un massiccio investimento sull'insegnamento della lingua e un meccanismo più fluido di riconoscimento dei titoli e delle qualifiche. Per i rifugiati, il tirocinio rappresenta un utile e duttile percorso di accesso al mercato del lavoro; rispetto ai differenti bisogni espressi dalle comunità migranti è importante lavorare sul rafforzamento e la personalizzazione degli strumenti di welfare e politica attiva del lavoro.
Nelle conclusioni, Maurizio Del Conte (Presidente ANPAL) ha affermato che le risposte alle evidenze emerse dal Rapporto devono ripartire dal contrasto dell'abbandono scolastico e soprattutto dall'expertise e dalle azioni sperimentate insieme alla Direzione Generale dell'immigrazione e delle politiche di integrazione, quali INSIDE e Percorsi, buone pratiche rivolte rispettivamente ai rifugiati e ai minori non accompagnati, che consentono di differenziare i processi di inclusione lavorativa e dunque sociale.
 




 

Summer school sulle Migrazioni: conclusa in Calabria l’edizione 2017

Montepaone - “Mobilità umana e giustizia globale”. Dal 17 al 20 luglio si è svolta, tra Montepaone Lido e Squillace, la Summer school dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano sulla tematica delle bambine, dei bambini e degli adolescenti nei processi migratori, in collaborazione con la Fondazione Migrantes e gli Scalabriniani. L’intento della scuola è quello di collocare l’analisi dei processi migratori all’interno di una riflessione più ampia, consapevoli dello stretto legame che unisce il governo e la governance della mobilità umana alla questione della giustizia globale; essa propone un “riposizionamento” della prospettiva generalmente impiegata nell’analisi dei fenomeni migratori, con una enfasi sulle implicazioni etiche delle pratiche e delle politiche migratorie. Affrancando il tema dalla sua strumentalizzazione politica, dalla sterile contrapposizione tra “pro” e “contro”, e proponendo una riflessione spesso contro-corrente, che afferma il diritto a non emigrare insieme a quello alla mobilità, i principi umanitari insieme al rispetto della legalità. Come ogni anno, la scuola ha richiamato studenti italiani e stranieri, giovani ricercatori, ma anche professionisti di varie età, provenienti da tutte le regioni d’Italia, impegnati nei vari campi (l’educazione, il lavoro sociale, il giornalismo, la tutela legale, la pastorale), nei quali si realizza non solo l’accoglienza dei migranti, ma anche la costruzione di una società multietnica.  
L’ottava edizione della scuola ha tratto spunto dal messaggio di Papa Francesco per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2017, focalizzando l’attenzione sui bambini e i ragazzi coinvolti nei processi migratori: gli “orfani” della migrazione, che vivono anche per molti anni separati da uno o da entrambi i genitori; quelli soli e tre volte indifesi, perché minori, stranieri e inermi; quelli vittime di violenze e sfruttamenti che segneranno per sempre la loro esistenza; quelli, infine, che nascono e crescono nei paesi d’immigrazione, spesso segnati da una condizione di svantaggio strutturale, ma al tempo stesso portatori di risorse ed energie preziose, che ne fanno gli archetipi dei futuri cittadini globali.
Tra i temi affrontati durante la Summer School, quello delle famiglie divise dalla migrazione, dei minori non accompagnati, dei bambini migranti vittime di violenze e sfruttamento, delle seconde generazioni, oggi al centro del dibattito politico in coincidenza con la discussione in parlamento del disegno di legge che li riguarda. Interessante e molto partecipata anche la tavola rotonda, svoltasi giovedì sera, nella sala conferenze della Casa della Cultura a Squillace, sul messaggio di Papa Francesco per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato: una sfida per le Chiese particolari e per la Chiesa universale. Moderata da Laura Zanfrini. ordinario di Sociologia delle migrazioni e della convivenza interetnica alla Facoltà di Scienze politiche e sociali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, la tavola rotonda è stata aperta dal sindaco di Squillace Pasquale Muccari, il quale ha fatto riferimento a Cassiodoro e alla politica di integrazione che proponeva.
“Squillace – ha affermato il sindaco – matura un’esperienza di accoglienza attraverso i centri Sprar ‘Vivarium’ e ‘Il Golfo’”. 
Padre Fabio Baggio, Sottosegretario del dicastero vaticano per il Servizio dello sviluppo umano integrale, soffermandosi sul messaggio del Santo padre, ha parlato della preoccupazione di papa Bergoglio per i minori, i bambini soldato, i minori non accompagnati, su cui richiama l’attenzione, perché tre volte indifesi, in quanto minori, stranieri e inermi. “La migrazione – ha detto - è divenuto ormai un fenomeno globale e i bambini pagano il prezzo più alto ed il Papa propone come risposta tre verbi: proteggere, integrare e puntare a soluzioni durature. E sollecita anche programmi mirati tesi al ricongiungimento dei nuclei familiari dei migranti”. Mons. Pino Silvestre, vicario episcopale della diocesi di Catanzaro-Squillace, dopo aver portato i saluti dell’arcivescovo mons. Vincenzo Bertolone, ha illustrato l’azione della Chiesa di Catanzaro-Squillace nel settore dell’accoglienza: le iniziative di formazione e sensibilizzazione nelle scuole e nelle parrocchie, gli incontri sul tema dell’integrazione e dell’emigrazione, la formazione degli operatori, l’attività di accoglienza dei migranti, grazie alla Fondazione “Città Solidale Onlus”. Concludendo, mons. Franco Agnesi, vescovo ausiliare della diocesi di Milano e delegato per la Migrantes della Conferenza Episcopale Lombarda, ha parlato dell’accoglienza diffusa per i richiedenti asilo in atto in terra lombarda, ma anche dell’esperienza degli oratori aperti a tutti e delle parrocchie aperte alle diverse espressioni etniche. In conclusione, è stata celebrata una messa nella basilica cattedrale di Squillace. Poi, cena comunitaria organizzata dalla Fondazione “Città Solidale Onlus”, con la partecipazione degli ospiti dei centri di accoglienza Sprar “Nostra Signora di Guadalupe” e “L’Approdo” e dei centri per minori stranieri non accompagnati “Il Golfo” e “Vivarium”. (Carmela Commodaro)