Primo Piano

Il vangelo della domenica

Deuteronomio 7,9-10.13-14; Salmo 96; 2 Pietro 1,16-19; Matteo 17,1-9 «Un fiore di luce nel nostro deserto» ( Turoldo), così appare il volto di Cristo sul Tabor. Ed è il volto ultimo e alto dell’uomo. In principio, in ogni uomo è stato posto non un cuore d’ombra, ma un seme di luce, sepolto in noi come nostro volto segreto.
Gesù prende con sé Pietro e Giovanni e Giacomo, i primi chiamati, e li porta con sé, su un alto monte. Li conduce là dove la terra s’innalza nella luce, dove è la nascita delle acque che fecondano ogni vita.
Il suo volto brillò come il sole: il volto è come la grafia del cuore, la sua espressione. Il volto alto dell’uomo è comprensibile solo a partire da Gesù. Ogni uomo abita la terra come un’icona di Cristo incompiuta, che viene dipinta progressivamente lungo l’intera esistenza su un fondo d’oro già presente dall’inizio e che è la somiglianza con Dio. Ogni Adamo è una luce custodita in un guscio di fango.
Vivere altro non è che la fatica aspra e gioiosa di liberare tutta la luminosità e la bellezza sepolte in noi.
E le sue vesti divennero bianche come la luce: la gloria è così eccessiva che non si ferma al volto, neppure al corpo intero, ma tracima verso l’esterno e cattura la materia degli abiti e la trasfigura. Se la veste è luminosa sopra ogni possibilità umana, quale sarà la bellezza del corpo?
Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia: Mosè sceso dal Sinai con il volto imbevuto di luce e di vento, Elia rapito in un carro di fuoco e di luce.
Allora, Pietro, stordito e sedotto da ciò che vede, balbetta: È bello per noi essere qui. Stare qui, davanti a questo volto, che è l’unico luogo dove possiamo vivere e sostare. Qui siamo di casa, altrove siamo sempre fuori posto. Altrove non è bello, e possiamo solo pellegrinare, non stare. Qui è la nostra identità, abitare anche noi una luce, una luce che è dentro la nostra creta e che è il nostro futuro.
Non c’è fede viva e vera che non discenda da uno stupore, da un innamoramento, da un: che bello!
Gridato a pieno cuore, come Pietro sul Tabor.
Ma come tutte le cose belle la visione non fu che la freccia di un attimo: e una nube luminosa li coprì con la sua ombra.
Venne una voce: quel Dio che non ha volto, ha invece una voce. Gesù è la Voce diventata Volto. Il Padre prende la parola, ma per scomparire dietro la parola di suo Figlio: ascoltate Lui. Fede fatta d’ascolto: sali sul monte per vedere, e sei rimandato all’ascolto. Scendi dal monte, e ti rimane nella memoria l’eco dell’ultima parola: Ascoltatelo.
La visione del volto cede all’ascolto del volto. Il mistero di Dio è ormai tutto dentro Gesù. Così come anche il mistero dell’uomo. Quel volto parla, e nell’ascolto diventiamo come lui, anche noi imbevuti di cielo. (Ermes Ronchi)
 

Stranieri: totalmente digitale la procedura per il ricongiungimento familiare

Roma - Diventa pienamente digitale la procedura di presentazione della domanda di ricongiungimento familiare da parte di cittadini stranieri regolarmente soggiornanti.  A partire dal prossimo 17 agosto infatti, la documentazione allegata alla domanda inviata allo Sportello Unico per l'Immigrazione, presso la prefettura competente per il luogo di dimora del richiedente, dovrà essere inviata in modalità informatica, a cura dell'interessato.
Lo ricorda la circolare 2805 del 31 luglio 2017 del dipartimento per le Libertà Civili e l'Immigrazione, diramata a tutte le prefetture, con le istruzioni relative alla nuova procedura di inoltro della "domanda di nulla osta al ricongiungimento familiare" che entrerà appunto in vigore il 17 agosto 2017, ai sensi della legge 46 del 13/04/2017, che ha modificato l’articolo 29 del decreto legislativo 286/98.
La domanda di nulla osta al ricongiungimento, presentata con le consuete modalità telematiche dal cittadino straniero, dovrà quindi essere corredata della documentazione relativa ai requisiti richiesti circa il reddito e l’alloggio (così come previsto dall’art. 29, comma 3 del testo unico dell'Immigrazione), scannerizzata dall’interessato e inviata allegata alla richiesta di ricongiungimento. L'innovazione consentirà allo Sportello Unico di verificare i requisiti relativi all’alloggio e al reddito e procedere al rilascio del nulla osta entro 90 giorni - nuovo limite temporale imposto dalla norma - dalla presentazione della domanda.
La comunicazione dell'avvenuto nulla osta al ricongiungimento verrà fatta al richiedente nel momento della successiva convocazione presso lo Sportello Unico per la consegna degli originali dei documenti  (se, ovviamente, sia verificata la veridicità delle informazioni rilasciate al momento dell'inoltro telematico), riducendo ad una le convocazioni allo Sportello Unico, e il lavoro del personale addetto. 
Dal 17 agosto 2017, dunque, sul sistema di inoltro telematico delle istanze (ALI), per i soli moduli di istanza di Nulla Osta al ricongiungimento familiare (SM, T e GN), saranno presenti le nuove pagine dalle quali effettuare l’upload dei documenti necessari alla presentazione di tali istanze. Ogni documento allegato potrà avere una dimensione massima di 3MB in uno dei formati ammessi: PDF, JPEG, TIFF.
 
 

Tarquinio: “non siamo d’accordo con alcun vero reato, siamo d’accordo con ogni vera azione umanitaria”

Milano - “Non siamo d’accordo con alcun vero reato, mentre siamo d’accordo con ogni vera azione umanitaria. In questo caso, azione contro la legge e impegno per l’umanità coinciderebbero con risultato drammatico e stridente”. Così Marco Tarquinio, direttore di “Avvenire”, motiva la scelta di “Reato umanitario” come titolo di apertura del quotidiano cattolico ieri in edicola e contestato in una lettera di un lettore, pubblicata oggi da “Avvenire”, dopo aver visto filmati che mostrano “pure un cenno di saluto o d’intesa fra gli Ong e gli scafisti” nel Mediterraneo. “Reato umanitario”, per il direttore, “è l’esatta sintesi dell’accusa formulata dai magistrati inquirenti”. “Accusa, sostanziata anche dal video da lei ricordato, che – prosegue – è riportata compiutamente dal sommario che accompagna la riga di titolo principale: ‘Il giudice sequestra nave dell’Ong tedesca: favorita l’immigrazione, ma senza lucro e per altruismo’”. “Vedremo se l’inchiesta confermerà l’accusa alla Ong tedesca”, aggiunge Tarquinio. “Da tempo, però, scriviamo e documentiamo che sotto accusa c’è anche il sistema di ingiustizie, di oppressioni e di regole malfatte che alimenta il traffico di esseri umani. E il processo civile politico per far finire tutto questo male purtroppo non comincia mai”. “Ma non ci rassegniamo”, assicura il direttore, evidenziando come “Reato umanitario” è “un titolo che evoca anche questi misfatti”. “Quanto alla collaborazione nel Mediterraneo tra Guardia costiera, Marina militare, forze dell’ordine e Ong so che è sperimentata e funziona, ma – conclude – che la gran parte delle Ong non vuole uomini armati a bordo delle proprie navi lo trovo del tutto comprensibile e sensato”. (SIR)
 

Papa Francesco “le arti proclamano il messaggio della grandezza della creazione di Dio”

Città del Vaticano - Il ruolo degli artisti in relazione alla bellezza del creato. A questo Papa Francesco dedica il videomessaggio per l’intenzione di preghiera del mese di agosto. “Le arti – afferma Francesco parlando in lingua spagnola – esprimono la bellezza della fede e proclamano il messaggio della grandezza della creazione di Dio”. Come altre volte il Pontefice ha sottolineato, è questo il ruolo di ogni disciplina, architettura, pittura, musica, letteratura. “Per questo – prosegue – quando ammiriamo un’opera d’arte o una meraviglia della natura scopriamo come ogni cosa ci parli di Lui e del suo amore”. In questo mese di agosto in particolare la preghiera di Francesco è rivolta agli artisti: “Preghiamo – esorta nel videomessaggio – per gli artisti del nostro tempo perché, attraverso le opere del loro ingegno, aiutino tutti a scoprire la bellezza del creato”.
 

A settembre il Festival Internazionale di Clownerie e ClownTerapia nella “Città del Sorriso”

Macerata - Dal 24 settembre all’1 ottobre 2017 si svolge a Monte San Giusto (MC) la XIII edizione del Clown&Clown, Festival Internazionale di Clownerie e ClownTerapia ideato nel 2005 dalla Mabò Band, nota compagnia di clown-musicisti sangiustesi, con l’intento di “creare un evento originale e capace di celebrare la figura del clown in tutti i suoi aspetti, da quello artistico e professionale a quello volontaristico e sociale dei clown-dottori”.
Un festival che si pone tra gli obiettivi quello di far riscoprire il clown ed il bambino che ognuno ha dentro di sé, per far sì che il mondo diventi migliore grazie al valore terapeutico della risata e ad un forte messaggio di pace ed uguaglianza, e che ha conferito a Monte San Giusto il titolo di “Città del Sorriso”. Ogni edizione regala intense emozioni con spettacoli, mostre, conferenze, workshop, grandi e coinvolgenti eventi di piazza, partecipazione di decine di compagnie e di artisti provenienti da diverse parti del mondo, associazioni di volontariato e associazioni di Clown-Terapia, con centinaia di clowndottori che si ritrovano per partecipare a qualificati incontri di formazione coordinati dalla Federazione Nazionale Clown-Dottori. Il tema di questa edizione è la “diversità” nella sua accezione positiva. Su questo tema il Festival, in collaborazione con l’Amministrazione Comunale, organizzerà un incontro/dibattito tra le varie comunità etniche presenti sul territorio.
 

MCI in Europa: arrivi e partenze

Francoforte - Per le Missioni Cattoliche Italiane di Krefeld e di Wuppertal, i cui missionari sono andati in pensione – comunica la Delegazione delle Missioni Cattoliche Italiane in Germania e Scandinavia, successori sono, da qualche settimana nella MCI di Krefeld don Gabriel Aurel Cornea nella MCI di Wuppertal don Angelo Ragosta che si insedierà il prossimo 1 settembre. La delegazione informa anche che il 30 novembre terminerà il servizio pastorale di don Jean Bosco Baribeshya nelle Comunità di Bietigheim-Bissingen e di Markgröningen, perchè rientra nella sua diocesi di origine, in Ruanda. Sempre nella diocesi Rottenburg-Stuttgart, dal 1 gennaio del 2018 resteranno senza missionari le Comunità di Tuttlingen e di Rottweil, al momento rette dal p. Edward Nocum, redentorista, che terminerà il suo servizio in Diocesi, perchè chiamato ad altro incarico (in Svizzera) dalla sua congregazione.
Intanto in queste ultime settimane sono rientrati in Italia da Bruxelles Mons. Giambattista Bettoni, don Giancarlo Quadri e p. Cipriano Ferrario. Dalla Romania don Roberto Polimeni che da settembre sarà sostituito da a p. Valeriano Giacomelli mentre nella Missione Cattolica di Losanna, in Svizzera, arriverà don Michele Righetto.
Ai nuovi missionari gli auguri di un proficuo lavoro mentre a chi è rientrato in Italia il ringraziamento della Migrantes per il lavoro svolto. 
 

Rotterdam: un sito sulle celebrazioni nelle comunità di immigrati

Rotterdam - La diocesi di Rotterdam ha lanciato un nuovo sito che raccoglie “una grande parte delle celebrazioni eucaristiche nelle parrocchie e comunità d’immigrati della diocesi”. Al momento ci sono informazioni su una ventina di parrocchie e comunità di migranti, ma il censimento non è ancora terminato, informa l’agenzia Sir. “La fede è una forma di comunicazione che riesce sempre meglio nella lingua che ti è stata insegnata nell’infanzia. Quindi è importante per noi che tu preghi nella tua lingua madre. Questo vale per gli olandesi e anche per coloro che arrivano dall’estero”, si legge nell’apertura del sito. Il vicario generale della diocesi, Dick Verbakel, spiega che i cattolici immigrati da anni “conoscono le loro parrocchie attraverso le loro reti” ma succede anche sempre più spesso che “celebrano l’Eucaristia nelle parrocchie olandesi della diocesi”. Invece gli immigrati temporanei, oppure gli studenti e gli expats che risiedono in diocesi per un paio di anni, vogliono restare legati alle loro comunità linguistiche. Di qui l’idea di “rendere accessibili con un sito i riferimenti e gli orari delle celebrazioni” per chi non ha alcuna rete di famigliari o amici nei Paesi Bassi o per i turisti che desiderano partecipare alla messa di domenica”. L’elenco contiene, oltre alle parrocchie migranti, anche le comunità di migranti che “non hanno lo status di parrocchia con una struttura propria ma si uniscono a una parrocchia esistente”. All’Aja, ad esempio, diverse comunità di migranti fanno riferimento alla parrocchia di Maria Stella del Mare.
 

MCI di Dortmund: p. Natali nominato commissario

Dortmund - L’improvvisa scomparsa di don Guido Lemma, il 3 giugno 2017, ha reso vacante la sede della MCI di Dortmund. Con lettera del 14 giugno 2017 il Vicario Generale della diocesi di Paderborn ha nominato p. Pierino Natali (MCI di Lippstadt) Commissario della Comunità italiana di Dortmund, fino a quando non si troverà un successore. La MCI di Dormund abbraccia i decanati di Dortmund, Unna Emschertal ed Hellweg (il vecchio decanato di Hamm). P. Pierino sarà aiutato in quanto possibile dal Vikar Pascal Obermeier, scrive il Vicario generale. La Delegazione, d’accordo con il Referent diocesano, si è attivata per trovare al più presto un nuovo missionario (p.Tobia Bassanelli) .
 
 

Migrantes Bolzano: due volumi sull’alfabetizzazione

Bolzano - L'alfabetizzazione degli immigrati e richiedenti asilo non è un'impresa facile, per diversi motivi: barriere linguistiche e culturali,  mancata scolarizzazione di base, scarsa importanza data all’esperienza della scuola nell’infanzia, povertà e miseria che hanno impedito un normale processo scolastico nell’età più adatta…
Praticamente si parte da “zero” sul piano didattico, ma certamente non su quello del ‘vissuto’ di ciascuna persona che deve iniziare a studiare una lingua non sua. In Alto Adige, Paola Vismara, incaricata per la pastorale immigrati (Migrantes) della diocesi di Bolzano-Bressanone e forte della sua esperienza missionaria 'sul campo' ( ha vissuto 12 anni in Africa, nelle zone rurali e remote di Ciad, Rep. Centrofricana e Sudan), ha elaborato due sussidi proprio per questi particolari “studenti” che per la prima volta in vita prendono seriamente in mano “carta e…matita” per imparare  a leggere e scrivere in italiano.  Grazie al contributo della Diocesi di Bolzano-Bressanone, e di “Volontarius” (un’Associazione che gestisce diversi centri di accoglienza sul territorio; ha finanziato la stampa del sussidio) i due volumi sono stati stampati nel mese di novembre 2016, presentati il 1° dicembre e diffusi in questa prima metà del 2017.  Possono essere  utilizzati nei corsi di alfabetizzazione avviati nelle strutture di accoglienza presenti in provincia di Bolzano, o anche in altri contesti. Sono adatti anche a bambini in età scolare, poiché ci sono spazi a loro dedicati, per conoscere in italiano i nomi dei personaggi di cartoni animati e altri film che possono aver già visto o vedranno prossimamente, coi compagni di scuola.
I due libri, ricchi di immagini e figure, interamente a colori, sono basati su un metodo graduale e ragionato dei suoni e delle lettere dell’alfabeto (1° volume);  dei numeri ( 2° volume) per favorire l’apprendimento e la motivazione degli studenti. Il tutto corredato da una serie di esempi e informazioni pratiche che aiutano a conoscere la nostra cultura, partire dalle cose più semplici, come ad esempio alcuni  cartelli che presentano un’unica lettera ma indicano un ‘mondo’… (i per “informazioni”; T per “tabaccheria”; P per “parking”; SOS; I per “Italia”; A per Austria etc).
Paola Vismara sa per esperienza diretta che in diversi contesti africani e asiatici, ancora oggi andare a scuola e andarci con regolarità per diversi anni consecutivi non è purtroppo obbligatorio, né gratuito, né reso possibile da politiche di Governo che mirino al bene e allo sviluppo dei rispettivi Paesi. “In 12 anni trascorsi in Ciad, Repubblica Centroafricana e Sudan, e in altri 5 lunghi viaggi in diversi Stati dell’Africa – spiega – ho osservato e capito molto, ho lavorato principalmente per l’educazione pre-scolastica (che noi qui riteniamo a ragione la chiave di successo dell’educazione e istruzione nelle scuole primarie) e per riportare sui banchi di scuola i ragazzi (dagli 8 anni fino ai 15/16 anni) che non avevano continuato a frequentare la scuola per i più diversi motivi, primo fra primo fra tutti la miseria e l’essere orfani e sfollati/migranti interni al Sudan”.
Paola Vismara ha vissuto in prima persona la dura esperienza di imparare una lingua “da zero” in età adulta: “Mi sono ritrovata a 24 anni a studiare l’arabo, cominciando così come se fossi all’asilo o in prima elementare: scrivere e assimilare forme e suoni di lettere alfabetiche mai viste prima, capire come funziona la scrittura delle parole, dove le lettere cambiano forma a seconda della posizione, dove le vocali non sono consecutive alle consonanti, ma sono solo  segni sopra e sotto, dove non ci sono accenti né apostrofi, ma l’orecchio si deve abituare alle ‘lunghe’ e alle ‘brevi’, dove c’è il suono della ‘doppia’ ma le lettere non sono scritte in coppia… E’ proprio questa esperienza vissuta (esser stata “analfabeta in arabo”)  che mi rende particolarmente “intuitiva” e mi aiuta a capire ciò di cui un analfabeta giovane/adulto può aver bisogno.”
Insegnare è un’arte e una vocazione - ne è certa Paola Vismara, che ripete a tutti:  “Insegnare è offrire bellezza, apprendere è sperimentare bellezza”.
Con i due volumi-sussidio, Paola vuol far conoscere questa “bellezza” a quanti nella loro giovane vita “hanno sperimentato quanto di più brutto e violento possa succedere ad un essere umano. Questo è uno dei motivi per cui i due volumi sono pieni di colori, foto, disegni e forme da colorare, consigli per creare materiale didattico senza alcuna spesa, indicazioni per giocare e imparare allo stesso tempo. Le persone che abbiamo davanti possono aver sofferto l’indicibile, traumi e chock psicologici che probabilmente sottraggono loro la concentrazione per imparare anche ciò che noi riteniamo essere ‘semplice’ ma per loro non lo è affatto. Per questo ho lavorato con grande passione e attenzione ai dettagli, per rendere il più possibile piacevole la prima esperienza di apprendimento.
Paola è profondamente convinta che “la lingua italiana è bella, musicale, ritmata…si legge facilmente, non è foneticamente complicata come altre… (le complicazioni arrivano con la grammatica…) Amare fin da subito una lingua, significa aprirsi ad amare la gente che la parla…e “inculturarsi” diventa così un po’ più semplice!”.
In questi 8 mesi il sussidio si è diffuso in Alto Adige anche senza farne pubblicità,  e si sta diffondendo in Italia grazie a persone interessate che vivono a Trento, Padova, Palermo, Varese, raggiungendo anche un professore dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, (specialista per i corsi di alfabetizzazione agli adulti) che l’ha molto apprezzato.
Chi fosse interessato all’acquisto, o anche solo a conoscere in dettaglio il metodo, l’indice dei sussidi e altri dettagli, può scrivere a paola.vismara@bz-bx.net.
 

Petrolino: “servizio diaconi prezioso per i migranti”

Cefalù -  “Il servizio dei diaconi oggi è prezioso in particolare per gli ammalati e per i migranti”. Lo ha detto Enzo Petrolino, presidente della Comunità del diaconato in Italia, questa mattina durante il convegno nazionale dei diaconi, in corso ad Altavilla Milicia, in provincia di Palermo. Nel suo intervento ha ricostruito come i vescovi nei secoli hanno affidato proprio ai diaconi la cura dei più fragili. “Oggi oltre a questo servizio, il nostro impegno deve essere rivolto all’accoglienza di chi arriva nel nostro Paese”, ha aggiunto.
 

Marcinelle: il ricordo dei bellunesi nel mondo

Belluno - Era l’8 agosto del 1956, quando un incendio scoppiato in uno dei pozzi della miniera di carbon fossile del Bois du Cazier (Marcinelle – Belgio) provocò un disastro che segnò per sempre la storia dell’emigrazione italiana. 262 vittime, provenienti da 12 diversi paesi,136 italiani. La tragedia, con il suo dolore, permise tuttavia di far luce sulle deplorevoli condizioni di lavoro nelle miniere, contribuendo finalmente all’introduzione delle maschere antigas.
Per il 61.mo anniversario di questa immane e per la “Giornata del sacrificio del lavoro italiano nel mondo” l’Associazione Bellunesi nel Mondo organizza una commemorazione davanti al monumento dell’emigrante presso la sede dell’Associazione in via Cavour 3 a Belluno. Questo il programma: ritrovo alle ore 18.00 in via Cavour, 3 sede ABM; saluto del presidente ABM Oscar De Bona e delle Autorità presenti; deposizione di una corona al monumento dell’emigrante. Quest’anno attorno allo stesso monumento saranno posizionati 136 fiori rossi, in ricordo delle vittime italiane.
 

Bellunesi nel mondo in lutto per la scomparsa di don Francesco Soccol, parroco della chiesetta dedicata agli emigranti

 
Belluno - «Don Francesco, un fratello, un amico, un padre spirituale per tutti». Così il Vescovo di Belluno-Feltre Renato Marangoni ricorda il parroco di Belluno-Cavarzano e di tutto l’Oltrardo don Francesco Soccol, morto per un malore ieri nel comune di Auronzo quando, con un altro sacerdote e un laico consacrato del Movimento dei Focolari, stava vivendo una giornata di ricreazione in montagna. «Era un uomo di incontro – prosegue il Vescovo –non c’è persona venuta in contatto con lui che non ne abbia percepito l’accoglienza, nello stile della pastorale che ci sta consegnando papa Francesco».
Don  Marangoni, ricorda l’Associazione Bellunesi nel Mondo, era il parroco della chiesetta di San Liberale, “luogo sacro degli emigranti bellunesi». Poco più di un anno fa aveva concelebrato, assieme a don Giacomo Mazzorana, la Santa Messa per l’intitolazione della chiesetta di San Liberale agli emigranti della provincia di Belluno. Erano presenti tutte le Famiglie ex emigranti, diverse Famiglie dall’estero e un gruppo di oriundi bellunesi provenienti dal Brasile.
«Ricordo che nel mese di aprile di quest’anno – dice il presidente dell’Associazione Oscar De Bona - avevamo consegnato a don Francesco, in occasione del Direttivo, un assegno di tremila euro a favore del restauro della chiesetta di San Liberale. Siamo ancora increduli per la sua improvvisa scomparsa». Parole di cordoglio giungono anche da Patrizio De Martin, presidente della Famiglia Ex emigranti “Piave” e dal direttore dell’Associazione Marco Crepaz: «Era un piacere parlare con don Francesco, sempre disponibile al dialogo. Anche per la raccolta fondi per San Liberale avevamo trovato un punto di riferimento».
«Lo ricorderemo martedì prossimo, alle ore 18.00, in occasione della commemorazione di Marcinelle – il messaggio di De Bona – siamo vicini alla sua famiglia e al fratello don Giorgio, direttore del Centro Caritas di Belluno». (R. Iaria)
 
 

I minori accolti nelle strutture Auxilium in udienza dal Papa

Città del Vaticano - Centoventi minori delle case famiglia e dei centri accoglienza della cooperativa Auxilium - italiani, egiziani, siriani, eritrei, algerini, nigeriani, centrafricani - hanno incontrato ieri 2 Papa Francesco nell’Aula Paolo VI, al termine della prima udienza generale dopo la pausa di luglio.
I bambini e i ragazzi (che provenivano dalle case famiglia di Roma, dal centro accoglienza migranti Mondo Migliore di Rocca di Papa, dal CARA di Castelnuovo di Porto e dal CARA di Bari), erano accompagnati, oltre che da alcune mamme e papà, dagli operatori Auxilium e dal fondatore della cooperativa Angelo Chiorazzo. Papa Francesco sì è fermato a parlare con tutti i bambini con una tenerezza commovente e ha ricevuto dalle mani dei bambini i tanti doni che avevano preparato per lui: disegni e lettere che raccontavano le loro storie, una zattera con un grande cuore come vela, una mongolfiera sulla quale i ragazzi delle case famiglia di Roma hanno impresso l’impronta delle loro mani. Papa Francesco è rimasto particolarmente colpito da un delfino di peluche: i bambini migranti, infatti, hanno spiegato al Pontefice che durante la terribile traversata del Mediterraneo, l'unica cosa che non gli faceva sentire la paura era la meraviglia per i delfini che seguivano il loro barcone e che loro non avevano mai visto prima. Tutti i bambini all’udienza indossavano una maglietta con la scritta: «Non sono un pericolo, sono in pericolo». «Questa frase, ispirata alle parole del Papa - spiega Chiorazzo – ci richiama al fatto che proteggere i minori, aiutare ognuno di loro a crescere è uno degli aspetti più delicati e importanti del nostro lavoro al servizio a persone. La bellezza di oggi è avere insieme minori italiani, che vivono nelle nostre case famiglia, con bambini che con le loro famiglie fuggono dalla violenza e dalla povertà̀ più̀ estrema. Perché l’attenzione alla persona nel bisogno è la stessa, sempre».
 

Viminale: a luglio dimezzati gli arrivi via mare

Roma - Per la prima volta dall’inizio del 2017 si registra un calo degli sbarchi dei migranti sulle coste italiane rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Una sensibile inversione di tendenza che, stavolta, viene nettamente indicata dai dati del Viminale. Da gennaio ad oggi si sono infatti registrati 95.215 arrivi in Italia via mare, rispetto ai 97.892 dei primi sette mesi del 2016: il 2,73% in meno. E, in particolare, è luglio il mese in cui si rileva, sempre in base ai numeri forniti ieri dal ministero degli Interni, una brusca frenata del fenomeno migratorio: dalle 23.552 unità dello scorso anno si è passati alle 11.193 di oggi. Si tratta di un più che dimezzamento del numero degli immigrati, dovuto, probabilmente, all’intensificazione dei controlli della Guardia Costiera libica attivati negli ultimi giorni nel tratto di Mediterraneo a ridosso del nostro mare territoriale.
E restano comunque i nigeriani i più numerosi (16.249) tra le persone accolte nel nostro Paese, seguiti dai guineani (8.631) e dai bengalesi (8.543). Mentre i minori non accompagnati che hanno raggiunto con i barconi della morte il suolo italiano sono in totale 12.583.
Inoltre, guardando i numeri nel dettaglio, c’è un altro dato che conferma la sensibile tendenza alla diminuzione del flusso: da maggio a luglio di quest’anno i migranti arrivati in Italia sono stati 57.298 a fronte dei 67.318 del 2015, l’anno della rotta balcanica: un decremento del 14%.
 

Parroco Lampedusa: “abbiamo bisogno di generi di prima necessità, ma anche di bibbie e rosari per i cristiani”

Cefalù -  “A Lampedusa abbiamo bisogno di generi di prima necessità, ma anche di bibbie e rosari che i cristiani arrivati nell’isola ci chiedono molto spesso”. Lo ha detto don Carmelo La Magra, parroco di Lampedusa, presente all’apertura del convegno nazionale dei diaconi, iniziato ieri pomeriggio ad Altavilla Milicia, in provincia di Palermo. “Sono qui perché i diaconi vogliono aiutarci a raccogliere un contributo per sostenere l’accoglienza e acquistare anche le bibbie – ha aggiunto -. Sono tanti i migranti che nella parrocchia trovano un punto di riferimento”. Il parroco dell’isola più a sud d’Europa fa anche il punto sull’accoglienza oggi. “Con il codice di regolamento delle Ong sembra che si metta sotto accusa chi salva le persone – ha aggiunto -. C’è il timore che a meno arrivi corrispondano più morti. Quindi, se da un lato l’immagine pubblica dell’accoglienza italiana sembra essere migliore, perché arrivano meno persone, dall’altro le conseguenze possono essere devastanti, perché c’è meno gente pronta a salvare i migranti in mare”.
 

Mons. Mogavero: “il Mediterraneo non è più un mare sicuro”

Roma -  “Episodi come quello successo ai due pescherecci di Mazara del Vallo ci danno oramai contezza che il Mediterraneo non è più un mare sicuro, sia per chi ci lavora che per chi cerca un approdo sicuro. Non vorrei che ora la vera emergenza diventasse questa”. Così il vescovo di Mazara del Vallo, Mons. Domenico Mogavero, commenta al Sir l’attacco che ieri sera due pescherecci di Mazara del Vallo, “Aliseo” e “Anna Madre”, hanno subito al largo di Zarsis, al confine tra la Libia e la Tunisia, in acque internazionali, da miliziani tunisini. A metterli in salvo il contemporaneo intervento di un elicottero militare italiano e di una motovedetta della Marina tunisina. “Chi ha la responsabilità politica e militare - conclude Mons. Mogavero - intervenga affinché si garantisca la giusta sicurezza a tutti”.
 

Ceme e Kek: basta discriminazioni contro i rom in Europa

Bruxelles - Un invito e un incoraggiamento a lavorare per la riconciliazione con i 1012 milioni di rom che vivono in Europa. È il senso di una nota comune della Conferenza delle Chiese europee (Kek) e della Commissione delle Chiese per i migranti in Europa (Ccme), organizzazione ecumenica con sede a Bruxelles. L’occasione è stata la Giornata della memoria dello sterminio rom, riconosciuta dal Parlamento europeo per ricordare e onorare la memoria delle persone di etnia rom uccise dal nazismo. Come noto infatti il genocidio conosciuto come Porrajmos, portò a centinaia di migliaia di vittime rom e sinti. In particolare furono circa 3mila, uomini, donne e bambini, i gitani che nella notte fra il 2 e il 3 agosto 1944, furono uccisi ad Auschwitz-Birkenau nelle camere a gas. Questo genocidio fa parte di una “lunga storia di persecuzioni e violenza condotta in Europa” – prosegue la nota – contro i rom che anche «oggi continuano a subire discriminazioni e marginalizzazioni: vittime di discorsi di odio, crimini e ingiustizie, anche nel mercato del lavoro». In questo momento, in cui nuovi e vecchi pregiudizi vengono invocati e i discorsi di odio sostituiscono la ragione e la riflessione – conclude il comunicato – dobbiamo nelle Chiese essere più attivi che mai per promuovere la dignità e i diritti umani dei rom. La nostra missione è quella di lavorare per un’Europa che sia casa sicura e sostegno per tutti coloro che ci abitano».
 

Missione navale in Libia: sì del Parlamento

Roma - C'è il via libera del Parlamento alla missione navale italiana di supporto alla Guardia costiera libica decisa la scorsa settimana dal Consiglio dei ministeri. Dopo il voto favorevole della Camera è arrivato anche il sì del Senato che ha approvato le due risoluzioni presentate una dalla maggioranza (191 sì, 47 no e nessun astenuto) e una da Forza Italia (170 sì, 33 no e 37 astenuti). Alla Camera i voti favorevoli sono stati 328, quelli contrari 113, 22 gli astenuti. A favore hanno votato anche Forza Italia («un sì per responsabilità», ha detto Mara Carfagna) e Mdp, mentre i deputati di Fratelli d'Italia si sono astenuti. Contro, il Movimento 5 stelle e la Lega.
I primi a partire saranno «una nave logistica, perché alcuni mezzi libici devono essere riparati, e un pattugliatore, che accompagnerà il team dei nostri ufficiali che dovranno interloquire con quelli libici». A parlare è il Ministro della Difesa Roberta Pinotti, ieri in Parlamento insieme al titolare della Farnesina Angelino Alfano per illustrare – con un’informativa alle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato – i primi dettagli della missione navale italiana. «Se ci saranno nuove esigenze – precisa Pinotti – potranno intervenire le navi dell’operazione 'Mare sicuro', che operano in acque internazionali ». È comunque «escluso il blocco navale», perché si tratterebbe di «un atto ostile». L’aiuto alla Guardia costiera libica deciso la settimana scorsa dal Consiglio dei ministri arriva «a seguito dell’invito orale e scritto » formulato dal governo di Tripoli, con una lettera datata 23 giugno.
«Nessuna ingerenza». Il nostro Paese fornirà solo «un sostegno di natura logistica, tecnica e operativa» nel contrasto al traffico di esseri umani, dando risposta alle richieste avanzate al governo Gentiloni dal premier Fayez al-Sarraj. La missione – assicurano i due ministri parlando a suocera (il Parlamento italiano) affinché anche nuora (le diverse fazioni libiche, che mal gradiscono presenze militari altrui sul proprio suolo) intenda – non lederà in alcun modo la sovranità del paese africano. L’Italia, sottolinea Alfano, si muoverà in sintonia con l’Europa, nel quadro internazionale «riconosciuto dall’Onu, senza iniziative in solitaria come quelle annunciate (gli hotspot in Libia) ma poi non effettuate dalla Francia.
«No a costi in più». Per l’Italia, precisa Pinotti, «non ci saranno oneri aggiuntivi», giacché navi e militari impiegati (da 400 a 700) saranno quelli attualmente impegnati nella missione 'Mare sicuro', per la quale è già stata predisposta copertura finanziaria. Un’affermazione che lascia interdetto il Cocer della Marina militare, che lamenta come «nessun compenso aggiuntivo» verrà erogato per gli equipaggi impegnati in prima linea in Libia e annuncia di voler porre «la questione».
Le autorità libiche, illustra Pinotti, «ci hanno chiesto di operare nelle loro acque e nei loro porti», in particolare a «Tripoli e nella zone a est e ovest», ossia «Sabratha, Zuara e Garabulli», principali punti di partenza dei migranti. Ma, «in accordo con i libici, le azioni potrebbero estendersi anche in altri specchi di mare». Dal dispositivo di 'Mare sicuro' verranno importate le regole d’ingaggio, pur «con gli adattamenti necessari». In ogni caso, ribadisce Pinotti, dovrà essere garantita «l’autodifesa dei nostri militari. Se gli scafisti sparano sulla nostra nave, possiamo intervenire. La stessa cosa vale nel caso in cui siano messe a rischio le navi dei libici'. Come ha ricordato il titolare della Farnesina, la missione ha come obiettivo quello di innalzare il contrasto al traffico di esseri umani.
E ieri è giunta nelle acque libiche diretta a Tripoli la nave "Comandante Borsini" dopo aver ricevuto le necessarie autorizzazioni.
 

8xmille alla Chiesa Cattolica: interventi in Terra Santa e in Albania con le nostre firme

Roma - Dove sono arrivati i fondi 8xmille a sostegno dei Paesi in via di sviluppo? Nel 2017 la Chiesa italiana ha assegnato 85 milioni di euro per interventi di promozione umana nelle aree più povere del pianeta. Spesso a sostegno di scuole e ospedali, formazione degli insegnanti, di medici e infermieri, oltre che di pozzi e progetti agricoli, spesso dietro richiesta di missionari e diocesi di Asia, Africa e America Latina.
Interventi in salita, in difesa degli ultimi, talora anche in aree di post-conflitto o di guerra a bassa intensità. Come quelli raccontati da vicino nella campagna Cei di quest’anno, in Terra Santa e in Albania.
In Terra Santa i fondi hanno raggiunto due suore comboniane impegnate a fianco di chi cresce nel deserto di Giuda. La loro rete di 7 asili per i figli dei beduini le due missionarie l’hanno realizzata a Jahalin, nelle dune rocciose tra Gerusalemme e Gerico, dove formano anche insegnanti locali. Tra le baracche dei pastori e in vista delle colonie israeliane, gli asili sono un’oasi di disegni, giochi e istruzione per chi cresce nelle comunità nomadi, sfollate dal deserto del Negev per l’instabilità politico-militare tra Israele e l’Autorità palestinese.
Quest’area C della Cisgiordania, che per gli accordi di Oslo sarebbe dovuta passare nel 1999 dal controllo israeliano a quello dell’Autorità nazionale palestinese, è diventata militarmente strategica. Così la pressione sui pastori – che hanno sempre vissuto spostandosi con le loro greggi in tutta la regione, a seconda delle stagioni – è cresciuta. Sotto divieto di spostarsi o costruire, con limitato accesso all’acqua e le baracche periodicamente distrutte dai coloni che hanno ripopolato le colline, anche con insediamenti illegali secondo gli accordi di Oslo, non perdono almeno il diritto all’istruzione.
È un apostolato di dialogo e formazione umana, che mira a stemperare l’odio, a non far crescere nell’analfabetismo e nell’esasperazione le nuove generazioni quello dell’italiana suor Agnese Elli e dell’eritrea suor Azezet Kidane. E una presenza orante. La Cei ha contribuito con 140 mila euro in tre anni.
Non comuni le storie personali delle due religiose. Suor Agnese è veterana dei fronti più rischiosi: dalla guerra in Sudan fino a Dubai, dove ha servito i migranti asiatici. Suor Azezet è in prima fila anche nella lotta alla tratta dei profughi in fuga verso Israele dal Corno d’Africa, vittime di atrocità nel deserto del Sinai (dal 2009 si contano circa 15mila rapiti e 3mila uccisi). Per aver denunciato il coinvolgimento di vertici istituzionali eritrei nel business del trafficking, il governo di Asmara le ha ritirato il passaporto. Ma nel 2012 dal Dipartimento di Stato Usa ha ricevuto il riconoscimento di “eroe nella lotta al traffico di esseri umani”. Il loro Vangelo, anche nel deserto, è la custodia degli ultimi.
È invece un progetto di rafforzamento economico e umano quello realizzato nel montuoso nord dell’Albania, nella provincia di Puke, tra le famiglie dei pastori, in un Paese che cambia. Prima destinazione europea di Papa Francesco nel 2014, l’Albania è lontana dallo sviluppo rampante che le viene spesso attribuito. Il Paese non è Tirana, la capitale. Frenato dalla corruzione, mantiene uno dei maggiori tassi di emigrazione del mondo. Le regioni settentrionali, montuose, con scarse vie di comunicazione, e ancora arcaiche per cultura e sviluppo, sono tutt’oggi ostaggio del kanun, il codice di vendette familiari, che pesa sull’economia.
Qui l’8xmille, affiancando la Ong italiana Rtm, ha contribuito con 160mila euro per tre anni al rafforzamento economico e sociale di circa 50 famiglie di pastori, con tutor e macchinari per avviare piccoli caseifici. “Formazione e veterinario no-stop hanno incrementato le greggi, con piccoli contributi messi a bando – spiega Francesco Gradari, di Rtm -. Famiglie poverissime sono uscite così dalla soglia di sopravvivenza. Attrezzare una stalla, passando da 50 a 150 capi, ha significato non costringere i figli all’emigrazione. O dare più valore all’istruzione dei piccoli, che qui fanno anche 10 chilometri al giorno per andare a scuola, con un alto tasso di abbandono degli studi”.
Positiva la ricaduta sulle donne. In Albania il 50% – secondo dati nazionali – è vittima di violenza domestica, e nel nord del Paese delle aquile le cifre salgono. “Per questo abbiamo voluto percorsi per iniziative economiche femminili, ricevendo le prime richieste”. Ossigeno in un’ area dove per le donne non c’è vita pubblica. E il futuro si cambia a piccoli passi. (Paola Inglese)
 
 

Rotterdam: un sito sulle celebrazioni nelle comunità di immigrati

Rotterdam - La diocesi di Rotterdam ha lanciato un nuovo sito che raccoglie “una grande parte delle celebrazioni eucaristiche nelle parrocchie e comunità d’immigrati della diocesi”. Al momento ci sono informazioni su una ventina di parrocchie e comunità di migranti, ma il censimento non è ancora terminato, informa l’agenzia Sir. “La fede è una forma di comunicazione che riesce sempre meglio nella lingua che ti è stata insegnata nell’infanzia. Quindi è importante per noi che tu preghi nella tua lingua madre. Questo vale per gli olandesi e anche per coloro che arrivano dall’estero”, si legge nell’apertura del sito. Il vicario generale della diocesi, Dick Verbakel, spiega che i cattolici immigrati da anni “conoscono le loro parrocchie attraverso le loro reti” ma succede anche sempre più spesso che “celebrano l’Eucaristia nelle parrocchie olandesi della diocesi”. Invece gli immigrati temporanei, oppure gli studenti e gli expats che risiedono in diocesi per un paio di anni, vogliono restare legati alle loro comunità linguistiche. Di qui l’idea di “rendere accessibili con un sito i riferimenti e gli orari delle celebrazioni” per chi non ha alcuna rete di famigliari o amici nei Paesi Bassi o per i turisti che desiderano partecipare alla messa di domenica”. L’elenco contiene, oltre alle parrocchie migranti, anche le comunità di migranti che “non hanno lo status di parrocchia con una struttura propria ma si uniscono a una parrocchia esistente”. All’Aja, ad esempio, diverse comunità di migranti fanno riferimento alla parrocchia di Maria Stella del Mare.