Primo Piano

Prendere la croce di Cristo è abbracciare il giogo dell’amore

Il Vangelo della Domenica - (Geremia 20, 7-9; Salmo 62; Romani 12,1-2; Matteo 16,21-27)
Se qualcuno vuole venire dietro a me... Ma perché seguirlo? Perché andare dietro a lui e alle sue idee? Semplice: per essere felice. Quindi Gesù detta le condizioni. Condizioni da vertigine. La prima: rinnegare se stesso. Parole pericolose, se capite male. Gesù non vuole dei frustrati al suo seguito, ma gente dalla vita piena, riuscita, compiuta, realizzata. Rin- negare se stessi non significa mortificare la propria persona, buttare via talenti e capacità. Significa piuttosto: il mondo non ruota attorno a te; esci dal tuo io, sconfina oltre te. Non mortificazione, allora, ma liberazione.
Seconda condizione: Prenda la sua croce e mi segua. Una delle frasi più celebri, più citate e più fraintese del Vangelo, che abbiamo interpretato come esortazione alla rassegnazione: soffri con pazienza, accetta, sopporta le inevitabili croci della vita. Ma Gesù non dice “sopporta”, dice “prendi”. Al discepolo non è chiesto di subire passivamente, ma di prendere, attivamente.
Che cos’è allora la croce? È il riassunto dell’intera vita di Gesù. Prendi la croce significa: “Prendi su di te una vita che assomigli alla sua”. La vocazione del discepolo non è subire il martirio ma una vita da Messia; come lui anche tu passare nel mondo da creatura pacificata e amante.
La croce nel Vangelo indica la follia di Dio, la sua lucida follia d’amore. Il sogno di Gesù non è uno sterminato corteo di uomini, donne, bambini, anziani, tutti con la loro croce addosso, in una perenne Via Crucis dolorosa. Ma l’immensa migrazione dell’umanità verso più vita. Sostituiamo croce con amore. Ed ecco: se qualcuno vuole venire con me, prenda su di sé il giogo dell’amore, tutto l’amore di cui è capace, e mi segua. Ciascuno con l’amore addosso, che però ha il suo prezzo: “Là dove metti il tuo cuore, là troverai anche le tue spine e le tue ferite”.
All’orizzonte si stagliano Gerusalemme e i giorni supremi. Gesù li affronta scegliendo di non assomigliare ai potenti del mondo. Potere vero per lui è servire, è venuto a portare la supremazia della tenerezza, e i poteri del mondo saranno impotenti contro di essa: il terzo giorno risorgerò. Quindi la parola centrale del brano: chi perderà la propria vita così, la troverà. Ci hanno insegnato a mettere l’accento sul perdere la vita. Ma se l’ascolti bene, senti che l’accento non è sul perdere, ma sul trovare.
L’esito finale è “trovare vita”. Quella cosa che tutti gli uomini cercano, in tutti gli angoli della terra, in tutti i giorni che è dato loro di gustare: la fioritura della vita. Perdere per trovare. È la fisica dell’amore: se dai ti arricchisci, se trattieni ti impoverisci. Noi siamo ricchi solo di ciò che abbiamo donato. (Ermes Ronchi)
 

Bose: un convegno sul dono

Roma - «Il dono dell’ospitalità» è il titolo del XXV Convegno internazionale di spiritualità ortodossa che il Monastero di Bose (Magnano – Biella) tiene dal 6 al 9 settembre, «in un tempo in cui i volti sofferenti di decine di migliaia di uomini e donne privati della casa e della patria da guerre, persecuzioni, carestie, interpellano non solo le politiche dei paesi europei, ma la coscienza di ciascuno di noi».
Sono attesi i patriarchi ortodossi di Costantinopoli Bartholomeos I e Alessandria d’Egitto Theodoros II. Relazione introduttiva di Enzo Bianchi sulla figura biblica dello straniero.
 

Rufugee aid app: sullo smartphone un’app per rifugiati e migranti

Roma - Si chiama Refugee aid app (RefAid) ed è un’app per smartphone che mostra a migranti, rifugiati e associazioni di settore una mappa di tutti i servizi realizzati dalle  associazioni umanitarie attive sul territorio europeo.
Uno dei creatori dell’app, Shelley Taylor, ha raccontato come alla base di quest’idea ci sia stata una motivazione personale: «Ho provato il dolore di perdere un figlio, il mio unico figlio, pochi anni fa, perciò, quando ho visto le foto del piccolo Aylan sulla spiaggia ho saputo che dovevo fare qualcosa per aiutare queste persone disperate».
L’app - informa il sito dell’Associazione “Carta di Roma” - funziona mettendo a disposizione informazioni su cibo, lavoro, educazione, ed è di fatto uno strumento per creare una collaborazione produttiva tra Ong, associazione no profit e governi locali. Taylor e il suo team, dopo aver parlato con alcune delle maggiori organizzazioni che aiutano i rifugiati, inclusa la Croce Rossa inglese, l’Unhcr, hanno lanciato l’app un anno fa in Grecia e si è presto diffusa in 12 paesi. Oggi è possibile scaricarla e utilizzarla in Turchia, Grecia, Irlanda, Stati Uniti, Gran Bretagna, Italia, Francia, Germania, Belgio, Slovenia, Croazia, Ungheria, Bulgaria e Malta. E l’elenco è in continuo aggiornamento.
 

Migrantes: Premier’s Multicultural Media Awards al reportage “88 giorni nelle farm australiane”

Sydney - Il video-reportage “88 GIORNI nelle Farm Australiane” – promosso dalla  Fondazione Migrantes – ha vinto il prestigioso 2017 NSW Multicultural Media Award. Il premio, di fronte a una sala gremita di illustri autorità tra le quali il Primo Ministro del NSW Gladys Berejiklian e il Ministro per il Multiculturalismo Ray Williams, è stato consegnato ai ricercatori Michele Grigoletti e Silvia Pianelli per la categoria “Best Short-Form Feature”.
Nel messaggio di congratulazioni che il Premier del NSW, Gladys Berejiklian e il Ministro Williams hanno inviato, tramite i ricercatori, alla Migrantes si legge: “Ci congratuliamo con Fondazione Migrantes per l’importante opera vincitrice al 2017 NSW Premier’s Multicultural Media Awards. I premi riconoscono l’importante contributo che i media multiculturali hanno nel mantenere la nostra società australiana coesa e armoniosa. Il vostro innovativo cortometraggio, facendo luce sulle prospettive dei migranti italiani che lavorano presso le aziende agricole nelle zone rurali e regionali, tratta un tema di notevole importanza non solo per la comunità italo-australiana ma anche per il Nuovo Galles del Sud e per l’Australia. Congratulazioni”.
La serata ha visto premiati 14 progetti in altrettante categorie. Tra le opere vincenti troviamo le storie che raccontano il devastante impatto della violenza domestica, il percorso di digitalizzazione di una lingua Aborigena e la vita degli immigrati italiani che lavorano nelle fattorie australiane.
“Mi congratulo con i vincitori per aver raccontato queste importanti storie che spesso restano inascoltate dai media tradizionali», ha dichiarato la Premier Berejiklian: “riconosciamo l’instancabile lavoro dei professionisti dei Media multiculturali che si impegnano a mantenere informate, coinvolte e partecipi le loro rispettive comunità”. Il Ministro Williams ha dichiarato inoltre che i vincitori hanno dimostrato una notevole e profonda conoscenza delle tematiche e problematiche multiculturali.
“Uno dei grandi punti di forza della nostra società multiculturale australiana è la varietà e la qualità dei nostri media che servono le loro comunità», ha affermato Williams.
Il documentario “88 giorni nelle farm australiane”, opera dei ricercatori Michele Grigoletti e Silvia Pianelli, con la regia di Matteo Maffesanti – dell’equipe di “Australia Solo Andata” –racconta il viaggio tra sogni, speranze e pensieri di migliaia di giovani italiani che ogni anno lavorano la terra australiana. Ricerca e video sono il frutto di due anni di studio e di analisi che illustrano i recenti flussi migratori dall’Italia all’Australia e svelano la complessità dei fenomeni in atto.
 

Los Angeles: abolito il “Columbus Day”

Los Angeles - Il comune di Los Angeles, ha recentemente deciso di cancellare la festa del Columbus Day che si svolge ogni anno, dal 1937, il secondo lunedì di ottobre. Sarà sostituita dalla "Indigenous and Native People Day’. Una decisione che lascia l’amaro in bocca a tanti italiani che vivono negli Usa.  Fonti della Farnesina – riferisce l’Agi -  ricordano che Cristoforo Colombo rappresenta in tutto il mondo, non solo negli Stati Uniti, un simbolo fondamentale della storia e dei successi italiani. La scoperta dell’America resta in ogni caso patrimonio dell’umanità nonostante ogni dibattito volto a voler rileggere oggi eventi di tale grandezza”. E i connazionali italiani si stanno mobilitando in favore del mantenimento della festa del Columbus Day. Intanto si apprende che una statua in bronzo di Cristoforo Colombo a Yonkers, nello Stato di New York, è stata trovata decapitata, come riferisce la Nbc, e un’altra statua era stata danneggiata a Baltimora.
 

Rifugiata in Italia, dopo due anni ritrova il padre che vive in Svezia

Roma - Per anni ha cercato il padre spostandosi sulle rotte dei migranti. A Brescia ha potuto riabbracciarlo e con lui partire per iniziare una nuova vita insieme. La storia a lieto fine ha per protagonisti una diciassettenne di nazionalità eritrea e il genitore da anni residente in Svezia con lo status di rifugiato. Il papà, anni fa, è partito per raggiungere il Paese scandinavo in fuga dalla guerra. Arrivato in Svezia, ha intrapreso il lungo iter di richiesta di asilo politico che, alla fine, le autorità gli hanno concesso. La giovane, invece, rimasta in Eritrea, non ha atteso le procedure per il ricongiungimento: all’età di 15 anni ha deciso di iniziare il suo viaggio per ritrovare il papà, spostandosi in Etiopia nell’estate del 2015 dove è rimasta per circa nove mesi. Successivamente ha raggiunto il Sudan, fermandosi i successivi due mesi. Infine, a fatica, è riuscita a raggiungere la Libia dalle cui coste è partita con un barcone in direzione dell’Italia. Al termine di una lunga odissea, alla fine dell’anno scorso, è sbarcata a Catania. La ragazza, nell’ambito della ripartizione dei richiedenti protezione internazionale approdati sulle coste siciliane, è stata indirizzata in un Centro accoglienza straordinaria (Cas) di Brescia e affidata a un tutore nominato dal Tribunale dei Minori di Brescia. Durante i colloqui effettuati per la ricollocazione, ha più volte spiegato di avere un padre che viveva regolarmente in Svezia. L’Ufficio Immigrazione della Questura di Brescia si è fatto carico della vicenda, contattando le autorità svedesi che, a loro volta, sono risalite al genitore. Il papà, dopo aver dimostrato il rapporto di parentela con la minorenne, grazie a un certificato di Battesimo, e completato l’iter di ricongiungimento familiare, ha potuto così riabbracciare la figlia in Questura a Brescia. Dopodiché, padre e figlia sono partiti insieme per la Svezia, dove l’esame della richiesta di protezione internazionale della diciassettenne proseguirà.
(C.Guerr.)
 

L’emigrazione italiana in Brasile in un convegno a Belluno

Belluno - La vita di una donna friulana che, sul finire del XIX secolo, a causa della difficile situazione economica della sua famiglia e dell’Italia, è costretta ad abbandonare la sua terra, Sarone, per imbarcarsi alla volta del Brasile. E’ quanto racconta il volume di Carlo Zoldan: “Agata. Storia e storie di una donna emigrata per sempre in Brasile” che sarà presentato a Belluno l’8 settembre prossimo alle ore 18.30, presso la sede dell’Associazione Bellunesi nel Mondo. 
Maestro elementare nelle scuole del Feltrino, Carlo Zoldan ha contribuito all’allestimento del Museo Etnografico della Provincia di Belluno e del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, ha collaborato con la rivista feltrina el Campanon e ha scritto diverse commedie in dialetto arcaico.
 

Migrantes Cosenza-Bisignano: da domani il campo di “Convivialita’ delle differenze”

Cosenza - Un week-end di incontro, conoscenza e scambio interculturale per giovani, adulti e famiglie. Questo in sintesi il campo-scuola sul tema “Convivialità delle differenze” che si svolgerà a Longobardi Marina (Cs) da 1 al 3 settembre su iniziativa degli uffici Migrantes e missionario della diocesi di Cosenza-Bisignano. Parteciperanno operatori pastorali degli uffici, famiglie italiane e migranti provenienti da esperienze di accoglienza di alcuni Sprar presenti nel territorio. “Un'esperienza di incontro, conoscenza e scambio interculturale ed interreligioso - dice il direttore diocesano Migrantes Pino Fabiano - che vedrà i partecipanti impegnati in attività di gioco, riflessione, canti, musica e danze nel bel panorama della costa tirrenica cosentina”.
 

Commissione Ue: occorrono più sforzi per migliorare l’accesso all’istruzione e all’occupazione dei Rom

Bruxelles - “La situazione sta lentamente migliorando”, ma “l’80% dei rom è ancora a rischio di povertà”. Lo afferma un Rapporto, presentato dalla Commissione Europea, che esamina il modo in cui gli Stati membri attuano le rispettive strategie nazionali di integrazione dei Rom.
La valutazione mette in luce i cambiamenti della situazione dei Rom dal 2011. In generale, la situazione – afferma la Commissione – “sta lentamente migliorando. Si nota, ad esempio, una maggiore partecipazione dei Rom all'istruzione per la prima infanzia e un calo del tasso di abbandono scolastico. Tuttavia, l'80% dei Rom è ancora a rischio di povertà, una percentuale che, benché inferiore rispetto al 2011, resta elevata”.
L’UE – ha detto il primo vicepresidente  Frans Timmermans – “si fonda sui valori della tolleranza e dell'uguaglianza. Tali valori però di fatto non sono ancora riconosciuti a tutti i cittadini europei e questo è inaccettabile. Se vogliamo porre fine ai pregiudizi, alla segregazione e alle discriminazioni di cui ancora oggi i Rom sono vittime è necessario che gli Stati membri accelerino gli sforzi per migliorare l'integrazione di tali persone".
Per  Věra Jourová, Commissaria per la Giustizia, i consumatori e la parità di genere, “con il sostegno della Commissione, i governi dell'UE hanno sviluppato strategie per integrare i Rom. Si tratta di un passo importante, ma è solo un primo passo. È giunto ora il momento che gli Stati membri attuino tali strategie e migliorino la vita dei Rom. Il settore più importante è senz'altro l'istruzione. I minori Rom dovrebbero poter accedere alle scuole esattamente come gli altri. L'istruzione è la chiave per una migliore integrazione nella società, giacché apre le porte all'occupazione e a una vita migliore".
Grazie al quadro dell'UE per le strategie nazionali di integrazione dei Rom, l'integrazione dei Rom figura ora tra le priorità delle agende politiche nazionali; tale quadro - nota la Commissione - ha inoltre contribuito a stabilire i necessari obiettivi, strutture, finanziamenti e monitoraggio per migliorare l'integrazione in Europa. Tuttavia, stando ai risultati della valutazione, i miglioramenti nei settori dell' istruzione, dell' occupazione, della  sanità e dell' alloggio sono” disuguali e modesti”. Per quanto riguarda l’istruzione: la partecipazione dei minori Rom all'istruzione e cura della prima infanzia è aumentata (passando dal 47% nel 2011 al 53% nel 2016 ), con i miglioramenti più significativi in Spagna, Slovacchia, Bulgaria, Ungheria e Romania, e il tasso di abbandono scolastico è diminuito (passando dall'87% nel 2011 al 68% nel 2016). Queste percentuali però “sono ancora troppo elevate e la segregazione nel campo dell'istruzione è ancora un problema in alcuni paesi - in Slovacchia, Ungheria e Bulgaria oltre il 60% dei minori Rom sono separati dagli altri minori”. Per quanto riguarda l’occupazione la percentuale crescente di giovani Rom che non hanno un lavoro né seguono un percorso scolastico o formativo (il 63% nel 2016 rispetto al 56% nel 2011) è un “segnale preoccupante del fatto che il passaggio dall'istruzione all'occupazione e ad altri settori non è efficace”. Tale percentuale è aumentata in Spagna, Slovacchia, Romania, Repubblica ceca e Ungheria. Nel campo sanitario “la mancanza di copertura sanitaria di base rimane un problema grave in alcuni Stati membri”. In Bulgaria e in Romania, ad esempio, metà della popolazione Rom non ha accesso alla copertura sanitaria di base. Inoltre, l'accesso dei Rom ai servizi di base (acqua corrente ed elettricità) sta migliorando, soprattutto in Bulgaria, Romania, Slovacchia e Repubblica ceca, ma per quanto riguarda l'accesso agli alloggi, tra cui gli alloggi sociali, in Portogallo, Repubblica ceca e Spagna i Rom sono sempre “più spesso vittime di discriminazioni”.
La Commissione chiede “ulteriori sforzi più coordinati tra il livello europeo, nazionale e locale, ad esempio la creazione di piattaforme nazionali che riuniscano tutti gli attori interessati al fine di razionalizzare il lavoro con le comunità Rom. Gli Stati membri - si legge nel Rapporto - devono dare priorità alla lotta contro le discriminazioni e l'antiziganismo e concentrarsi sull'integrazione dei giovani, delle donne e dei bambini Rom.
Sulla base della valutazione pubblicata la Commissione definirà la strategia post 2020 in materia di integrazione dei Rom, come richiesto dagli Stati membri. Inoltre ha avviato una valutazione dell'efficacia, della pertinenza e del valore aggiunto del quadro dell'UE per le strategie nazionali di integrazione dei Rom. Tutti i cittadini, le organizzazioni, le istituzioni e le altre parti interessate sono invitate a esprimere le loro opinioni attraverso una consultazione pubblica aperta fino al 25 ottobre 2017.
 

Cgie: la vicinanza solidarietà alle comunità italiane e locali in Texas

Roma - Il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero segue “con grande preoccupazione” l’impatto dell’uragano Harvey sugli abitanti del Texas e in particolare sugli “esponenti della viva e vitale comunità italiana e di origine italiana ivi residente, gravemente colpita dalla furia della natura, che è andata crescendo negli ultimi decenni come conseguenza del riscaldamento terrestre”. Il CGIE - si legge in una nota - dichiara la propria “solidarietà” a tutte le popolazioni locali e si “impegna ad adoperarsi per quanto di sua competenza per assistere concittadini e oriundi nella fase di ricostruzione”.
 

Rifugiati nigeriani in udienza da Papa Francesco

Ieri mattina un gruppo di rifugiati nigeriani della diocesi di Montepulciano-Chiusi-Pienza era presente in piazza San Pietro per partecipare all’Udienza Generale con Papa Francesco. Si tratta di persone che lo scorso 16 agosto a Chiusi, hanno ricevuto il battesimo. “Abbiamo lasciato le nostre terre - confidano i profughi - e abbiamo conosciuto povertà e violenze, siamo sopravvissuti a una terrificante traversata in mare e il battesimo significa per noi la certezza di una nuova vita”. Alcuni di loro - riferisce il quotidiano della Santa Sede “L’Osservatore Romano” - avevano già intrapreso un percorso di fede in Nigeria. Altri, invece, sono rimasti colpiti dalle testimonianze dei volontari della parrocchia di Santa Maria della pace a Chiusi Scalo. “Ci siamo chiesti cosa spingeva quelle persone ad accoglierci senza chiederci nulla in cambio - raccontano i profughi - e così abbiamo scoperto che alla radice del loro stile di vita c’è l’amore di Cristo, ci sono gli insegnamenti della Chiesa”. E ad accompagnare i giovani profughi dal Papa sono voluti venire anche quanti li hanno accolti a Chiusi e che il 16 agosto sono stati accanto a loro per il battesimo, come madrine e padrini. Il parroco, don Antonio Canestri, non nasconde “le grandi difficoltà di integrazione: è quasi impossibile trovare un lavoro regolare per questi ragazzi, noi non possiamo fare altro che aprire le porte delle nostre comunità e condividere quello che abbiamo”. Ed “è stato significativo per tutta la diocesi - aggiunge - che a battezzarli sia stato proprio il vescovo di Montepulciano-Chiusi-Pienza, monsignor Stefano Manetti, nell’antica cattedrale di Chiusi”.
 

Migrantes Torino: “non si può affrontare sempre tutto come un problema emergenziale o di sicurezza e controllo”

Torino - “Mi preoccupa la tensione sociale che si è sviluppata attorno alla questione migranti. C'è una grande responsabilità della politica, del mondo dell'informazione e del privato sociale. Non  si può affrontare sempre tutto come un problema emergenziale o un problema di sicurezza e controllo”. E’ quanto afferma , in una intervista a LaPresse, il direttore Migrantes di Torino, Sergio Durando dopo i fatti di Roma e la situazione che si vive nel capoluogo piemontese dove  da diversi mesi si sta lavorando alle palazzine occupate dell'ex Moi (il villaggio costruito per le Olimpiadi del 2006 sugli spazi dell'ex mercato ortofrutticolo) dove attualmente ci sono circa 800 profughi che dovranno lasciare gli alloggi occupati così come è accaduto nella capitale. Non solo. Il Piemonte riceve tra il 7% e l'8% dei migranti sbarcati in Italia. Nela diocesi di Torino - spiega Durando - funziona il “modello integrato”. Ossia “la collaborazione con il maggior numero possibile di soggetti del terzo settore: cooperative, parrocchie, centri sociali. Sempre coordinati con le istituzioni e tenendo bene a mente che al centro c'è la persona: non numeri o pacchi da sistemare”. A Torino – aggiunge – “c'è una progettualità e una capacità di dialogo e collaborazione tra terzo settore e istituzioni sia pubbliche che private. Per le persone dell'ex villaggio olimpico sono già attivi dei corsi di formazione da saldatori e da cuochi, mentre una decina lavora nei porti di Genova e Marghera. In tutto sono già stati coinvolti in percorsi di inserimento sociale e lavorativo 40 profughi. E prima sono stati fatti dei corsi di lingua italiana. Torino è e si conferma un laboratorio interessante”.
Dei profughi che ora abitano nell’ex villaggio olimpico 80 saranno ospitati dalla diocesi a turnazione per tre anni: in totale 240 immigrati saranno accolti nelle parrocchie, e in altre strutture di proprietà della Diocesi (Città dei ragazzi del traforo del Pino, struttura in via Lascaris). “Abbiamo tutti provato a evitare grosse concentrazioni in un solo luogo - dice il direttore Migrantes - le concentrazioni spesso sanno di ghetto. La progettualità è stata ed è lenta ma è un bene: non vogliamo infatti prendere decisioni a tavolino, ma cerchiamo di coinvolgere chi accoglie e chi è accolto in un lavoro lento ma fruttuoso di ascolto e di mediazione”. “L'antidoto per far fronte a queste realtà - spiega - sono i tanti che accolgono i pochi e non viceversa. Rispetto alle situazioni in cui centinaia di migranti sono gestiti da poche persone, nelle parrocchie una sola famiglia è accolta da decine di volontari”.
 

Migrantes Genova: accoglienza di 70 immigrati nel Seminario diocesano

Genova - Saranno 70 i migranti, attualmente presso la Fiera di Genova, che saranno ospitati nel seminario arcivescovile grazie all’impegno della diocesi e dell’ufficio Migrantes. Si tratta – ci dice il direttore mons. Giacomo Martino – dell’accoglienza temporanea di  richiedenti asilo”. Novanta persone  che, domani, dovranno lasciare il padiglione C della Fiera per consentire l'allestimento e lo svolgimento del Salone Nautico, in programma dal 21 al 26 settembre 2017.
La diocesi di Genova – spiega il direttore Migrantes – è stata tra le prime ad accogliere l’invito di Papa Francesco mettendo a disposizione posti  nelle parrocchie per l’accoglienza di rifugiati e richiedenti asilo. Una accoglienza che prevede, oltre alle scuole di italiano, percorsi di integrazione con le comunità parrocchiali, borse lavoro, attività di volontariato e corsi che preparano all’inserimento lavorativo in vari settori. (R.I.)
 

Giornata del Creato: un messaggio congiunto di Papa Francesco e Bartolomeo I

Città del Vaticano - Questa mattina, al termine dell’Udienza Generale in Piazza San Pietro, papa Francesco ha ricordato la Giornata di preghiera per la cura del creato che si celebra venerdì, 1 settembre. “Dopodomani ricorrerà la Giornata di preghiera per la cura del creato. In questa occasione - ha detto il Papa - io e il caro fratello Bartolomeo, patriarca ecumenico di Costantinopoli, abbiamo preparato insieme un Messaggio. In esso invitiamo tutti ad assumere un atteggiamento rispettoso e responsabile verso il creato. Facciamo inoltre appello, a quanti occupano ruoli influenti, ad ascoltare il grido della terra e il grido dei poveri, che più soffrono per gli squilibri ecologici”.
E’ la prima volta che Francesco e Bartolomeo I firmano insieme un messaggio in occasione di questa Giornata. Generalmente entrambi firmavano messaggio separati.
 

Papa Francesco: all’Udienza generale anche alcuni profughi ospitati dalla diocesi di Montepulciano

Città del Vaticano - Alcuni profughi ospiti della diocesi di Montepulciano-Chiusi-Pienza, che hanno ricevuto nei giorni scorsi il Battesimo questa mattina erano presenti all’Udienza generale di Papa Francesco in Piazza San Pietro accompagnati dal vescovo mons. Stefano Manetti.
A loro il pontefice ha rivolto un salito al termine dell’Udienza dedicata oggi al tema “La memoria della vocazione ravvivi la speranza”.
Nel corso della catechesi Papa Francesco ha sottolineato che i giovani che “non cercano nulla non sono giovani, sono invecchiati prima del tempo. È triste vedere dei giovani in pensione”.  Il messaggio della catechesi di oggi, ha detto papa Bergoglio, riguarda “una dinamica fondamentale della vita cristiana: ricordarsi di Gesù, del fuoco d'amore con cui un giorno abbiamo concepito la nostra vita come un progetto di bene, e ravvivare con questa fiamma la nostra speranza”. Certo - ha aggiunto - “ci sono prove nella vita, ci sono momenti in cui bisogna andare avanti nonostante il freddo e i venti contrari. Però i cristiani conoscono la strada che conduce a quel sacro fuoco che li ha accesi una volta per sempre. Dio ci vuole capaci di sognare come Lui e con Lui, mentre camminiamo ben attenti alla realtà. Sognare un mondo diverso. E se un sogno si spegne, tornare a sognarlo di nuovo, attingendo con speranza alla memoria delle origini”.
 

La Marina libica: 700 migranti fermati

Roma - Continuano, sia pur in misura minore rispetto al passato, le partenze dalle coste della Libia. Negli ultimi due giorni la Marina militare libica ha intercettato e riportato a terra circa 700 migranti che tentavano di attraversare il Mediterraneo. Lo conferma il portavoce della Marina, Ayoub Qassem. Si tratta di due imbarcazioni fermate ieri con 290 persone a bordo. Mentre una terza imbarcazione che portava 164 migranti è stata fermata lunedì al largo di Sabrata.
Sempre lunedì - con l’aiuto della Guardia costiera italiana, ha spiegato il portavoce - sono state intercettate due imbarcazioni con rispettivamente 88 e 134 persone a bordo.
 

30 agosto 1965 – 30 agosto 2017: su Radio Abm uno speciale per non dimenticare

Roma - Il 30 agosto di 52 anni fa si consumava la tragedia di Mattmark. Era il 1965, alle 17.15 di un lunedì un’enorme massa di roccia e ghiaccio staccatasi dal ghiacciaio dell’Allalin precipitò a valle investendo alcune baracche di lavoratori impegnati nella costruzione della diga di Mattmark. Le vittime furono 88, tra queste 56 italiani e 17 bellunesi.
Per l’occasione, l’Associazione Bellunesi nel Mondo propone su Radio Abm uno speciale dedicato alla tragedia, con testimonianze e approfondimenti per cercare di far luce sull’accaduto e mantenere viva la memoria della sciagura.
Questi gli orari di messa in onda: mercoledì 30 agosto e in replica sabato 2 settembre alle ore: 11.00, 16.00 e 22.15.
 
 

Calabria: nella tendopoli di San Ferdinando si punta a un ampliamento

San Ferdinando -  Nuovi posti letto e una rete di accoglienza diffusa per i lavoratori stagionali della piana di Gioia Tauro. È l’esito dell’incontro che si è svolto ieri in prefettura, a Reggio Calabria, con i sindaci della provincia, i rappresentanti sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro in agricoltura, della questura e del ministero del Lavoro.
“L’obiettivo è ambizioso – ha detto il prefetto Michele Di Bari – ma contiamo inoltre, con la collaborazione degli attori locali e del mondo del volontariato di individuare anche immobili, non necessariamente provenienti da confische, che abbiano l’idoneità a ricevere e ospitare lavoratori, un’azione che punta anche a migliorare il sistema dei controlli e della sicurezza”.
 

Mons. Di Tora: ora si passi ai fatti

Roma -  Un primo passo. Importante e apprezzabile. Ma ora si passi dalle parole ai fatti. È quasi unanime la risposta di enti ed associazioni umanitarie sul documento finale uscito dal summit di Parigi fra Italia, Spagna, Francia, Germania e Libia, Ciad e Nigeria.
Mons.  Guerino Di Tora, presidente della Fondazione Migrantes lancia, dalle colonne di Avvenire, un appello affinché tutti i Paesi dell’Unione europea, soprattutto quelli che hanno eretto i muri fino ad ora, possano «aprirsi». «Il summit rappresenta un primo passo  importante – spiega mons. Di Tora – e dimostra la volontà di condividere insieme ai Paesi africani di transito, Libia, Niger e Ciad, questo problema e non scaricarlo sugli altri. Diventa importante il contributo dei Paesi europei per realizzare una possibilità maggiore di rimanere lì nella propria nazione. Occorre una collaborazione forte fra Ue e questi Paesi”.
 

Italiani all’estero: oggi il ricordo della tragedia di Mattmark

Roma - Ricorre oggi l’anniversario della tragedia di Mattmark in Svizzera. Era infatti il 30 agosto 1965 quando, durante i lavori per la costruzione di una diga, crollò una parte del ghiacciaio Allalin situato nel vallese svizzero, che fa parte della catena montuosa delle alpi. In quella tragedia morirono 88 operai, di cui 56 cittadini italiani. Quell’evento, dice oggi il segretario generale del Cgie, Michele Schiavone,  è ancora presente nei ricordi e nelle riflessioni quotidiane del nostro paese di residenza, “perché pur negli aspetti più tristi rappresenta l’alba dell’avanzamento dei diritti del lavoro e della protezione sul posto di lavoro. Alla vittime, alle famiglie e ai superstiti di quella tetra pagina oscura è rivolto il pensiero, la vicinanza umana ed i sentimenti di gratitudine del Consiglio generale degli italiani all’estero. In Svizzera - si legge in una nota -  ricordiamo particolarmente quell’evento assieme con Ilario Bagnariol, friuliano di Fiume Veneto, superstite della sciagura, diventato testimonianza viva e impegnato ancora in un’opera di informazione preventiva nei corsi di lingua e cultura italiana e in numerose assemblee pubbliche organizzate a Berna e nel cantone”.
Ricordando Mattmark - conclude Schiavone - il mondo dell’emigrazione italiana “riapre una narrazione sulle tante tragedie in cui sono state vittime nostri connazionali, affinché attraverso la conoscenza e il sapere si possano finalmente prevenire la casualità e gli incidenti sul lavoro”.
Nei giorni scorsi, e precisamente l’8 agosto, in occasione della Giornata nazionale del Sacrificio del Lavoro Italiano nel Mondo la Fondazione Migrantes, in una nota pubblicata sul nostro sito sottolineava che il ricordo di queste morti sul lavoro rappresenta “una occasione per non dimenticare chi, ancora oggi, muore  sui luoghi di lavoro, siano essi italiani all’estero che stranieri residenti nel nostro Paese. (R.Iaria)