Primo Piano

MCI Amburgo: un incontro su “dialogo ed integrazione” con Mons. Ligorio

Amburgo- "Dialogo ed Accoglienza” devono essere al primo posto quando si parla di migranti e rifugiati: lo ha sottolineato Monsignor Salvatore Ligorio, Arcivescovo di Potenza e Presidente della Conferenza Episcopale della Basilicata, partecipando ad Amburgo ad un incontro sul tema “I migranti ed i rifugiati oggi”, alla presenza di un folto pubblico italo-tedesco.
L’evento tenutosi sabato 9 u.s. presso la Missione di Amburgo, è stato organizzato dall’associazione “Prima Persona e.V.” in occasione dei festeggiamenti per il 65° Anniversario di Fondazione della Missione Cattolica Italiana di Amburgo, in collaborazione con il Consolato Generale d’Italia in Hannover, il ComItEs, la Fondazione Migrantes e Palazzo Italia delegazione Germania. Relatori della tavola rotonda don Pierluigi Vignola – Parroco/Missionario della Missione Cattolica Italiana in Amburgo e Delegato della Zona Nord della Germania delle Missioni Cattoliche Italiane, oltre che presidente della stessa Associazione “Prima Persona e.V.”, Giuseppe Scigliano, Presidente del ComItEs circoscrizione di Hannover e Francesco Bonsignore Co-Presidente dell’Associazione Prima Persona e.V. e moderatore della serata. L’identità di ogni cultura europea – è stato sottolineato nell’incontro - è ed è sempre stata un’identità di frontiera. Uomini donne e bambini dal nord e centro Africa, dal sud est del mondo, si mettono in marcia per raggiungerne i confini. Oggi per milioni di persone l’Europa è sinonimo di libertà, pace e benessere. L’Italia è sottoposta ad una pressione drammatica sulle coste del mediterraneo, un mare che salva ma che miete anche vittime. La Germania e la Scandinavia, per molti di essi, sono i Paesi da raggiungere.
Mons. Ligorio, partendo dalla riflessione di Papa Francesco per la giornata dei migranti 2018 ha sostenuto di aver accettato ben volentieri l’invito di don Pierluigi partecipando all’evento prima di tutto come Padre e Pastore di un Suo figlio in missione all’estero, appunto quale prete Fidei donum (in latino: “dono di fede”), inviato cioè a realizzare un servizio in un territorio di missione per la cura pastorale a favore degli immigrati italiani per una loro maggiore integrazione ma mantenendo la cultura e l’originalità della loro tradizione religiosa. La vera ricchezza – ha concluso dopo una apprezzata relazione ed un vivace dibattito tra i presenti il Presidente della Conferenza Episcopale di Basilicata - è l’integrazione fra i popoli, per questo i governanti hanno una grande responsabilità e devono avere una vera coscienza nel dialogare; ciò significa costruire e lavorare per un mondo migliore.
 

Frontex: in Italia arrivi dimezzati

Bruxelles - Il nuovo mandato per Triton, la missione di ricerca a salvataggio di migranti nel Mediterraneo guidata dall’Italia, sarà pronto entro due mesi. Ad assicurarlo è stato il direttore di Frontex, l’agenzia di guardie di frontiera e costiera Ue, Fabrice Leggeri, che sta negoziando con l’Italia le modifiche. Leggeri non è entrato nei dettagli, a parte ricordare gli incontri già avuti a luglio con il ministro dell’Interno Marco Minniti a Varsavia (sede di Frontex). Della partita sono tutti gli stati membri coinvolti nella missione (oltre al Belpaese, Finlandia, Norvegia, Svezia, Germania, Paesi Bassi, Francia, Spagna, Portogallo, Austria, Romania, Polonia, Lituania e Malta, più, fuori Ue, Islanda, Svizzera e Norvegia). L’Italia ha chiesto di «regionalizzare» il mandato di Triton (in modo da collegarla con le missioni Ue a largo della Spagna e della Grecia) in modo che gli sbarchi di migranti possano essere anche in porti non Ue, per ora però non c’è disponibilità degli altri paesi coinvolti, anche se l’Italia insiste.
Intanto, del resto, i flussi verso l’Italia continuano a diminuire. Secondo gli ultimi dati Frontex, i numeri sono dimezzati tra giugno e luglio, e poi ancora tra luglio e agosto. Nel 2017, ha detto il direttore di Frontex, sono «arrivate in Italia 100.000 persone, ma c’è una riduzione del 13% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente». Segno che le azioni dell’Ue e dell’Italia in Libia (e anche in Niger), stanno cominciando a funzionare. Anche se continuano ad arrivare critiche, ieri si è fatto sentire l’Alto commissario Onu per i diritti umani Zeid Ra’ad Al Hussein. «L’Ue e i suoi Stati membri – ha avvertito – devono garantire che qualsiasi accordo di cooperazione con la Libia rispetti pienamente i diritti e la dignità dei migranti», ricordando che a Ginevra continuano ad arrivare denunce sulla gravissima situazione dei migranti nei campi in Libia. «Lavoriamo sul terreno – è stata la replica di una portavoce della Commissione Europea – con l’Alto commissariato Onu per i rifugiati e l’Organizzazione internazionale per le migrazioni proprio per proteggere i migrati ospitati e garantire loro cure mediche. E dialoghiamo con le autorità libiche affinché gli organismi Onu abbiamo accesso ai centri di detenzione». Tornando alle rotte, da segnalare l’incremento di quella verso la Spagna dal Marocco con 14.000 arrivi quest’anno, pari a 2,5 volte gli arrivi del 2016 nello stesso periodo.
Frontex intanto sta nettamente aumentando anche i rimpatri effettuati direttamente dall’agenzia su incarico degli stati membri. «In tre anni – ha spiegato Leggeri – abbiamo moltiplicato di oltre cinque il numero di migranti rimpatriati con il supporto Frontex, e il numero dei voli da noi organizzati è stato moltiplicato per dieci ». Ecco le cifre: fino a settembre, l’agenzia Ue ha organizzato oltre 220 voli, mentre in tutto il 2016 i voli sono stati 232, nel 2015 erano 66, nel 2014 49. Questo vuol dire 10.000 migranti quest’anno, 10.700 lo scorso anno, 5.500 nel 2015 e 2.000 nel 2014. Rimane invece stabile il numero di rimpatri eseguiti direttamente dagli Stati membri, pari a 170.000 nel 2016, circa il 40% delle decisioni. L’Italia, comunque, sta incrementando i rimpatri e rafforzando la cooperazione con Frontex: finora quest’anno (al 4 settembre) l’agenzia Ue ha effettuato dalla Penisola 45 voli per un totale di 1.217 migranti rimpatriati. (Giovanni Maria Del Re)
 

Morcone: 500mila persone salvate dall’Italia in tre anni

Münster - In tre anni L’Italia ha salvato dal mare 500mila persone. Abbiamo accolto 200mila persone e 20mila minori non accompagnati. È Mario Morcone, prefetto della Repubblica italiana e responsabile delle politiche migratorie del Ministero dell’Interno, a dare i numeri della solidarietà con la quale l’Italia ha saputo fino ad oggi gestire i flussi migratori. Ripercorrendo la storia di questa solidarietà Morcone – che questa mattina è intervenuto a Münster, in Germania, ad un panel sulle migrazioni, nell’ambito dell’incontro internazionale “Strade di Pace”, promosso dalla Comunità di Sant’Egidio – parla espressamente di “una storia di ipocrisia”. Sulla necessità di dare regole per il salvataggio in mare, ha osservato: “Si sono scoperte cose che tutti sapevamo da molti anni, fin dai tempi di Gheddafi, come le condizioni gravi dei campi libici, che chiedono oggi un impegno per un recupero ed un rispetto dei fondamentali diritti umani. Ma dove sono le Nazioni unite? Dove è lo spirito di Jacques Delors? Dove sono le tante belle parole che si usano nelle conferenze ma che poi nella vita di ogni giorno cadono nel nulla? Per l’Italia è il tempo di costruire percorsi di inclusione”. Morcone ha tracciato proposte per il futuro e ha citato i corridoi umanitari promossi dalla Comunità di Sant’Egidio che hanno permesso fino ad oggi a 1000 profughi siriani di raggiungere l’Italia in tutta sicurezza e per via legale ma chiede alle Nazioni unite e all’Europa un maggior impegno per l’Africa. “L’Europa deve ricordarsi del Continente africano per troppi anni abbiamo abbandonato ma che rappresenta una scommessa per nostro futuro”. Poi una stoccata contro le fake news che sui social “parlano di invasione e addirittura di sostituzione di popoli. Sono discorsi strumentali che vengono utilizzati per fini politici. Una strumentalizzazione fatta su un tema che invece merita davvero la nostra generosità e la nostra attenzione”. (Sir)
 
 

Acli: “i laureati che vivono all’estero sono più soddisfatti di quelli che restano in Italia”

Roma - “I fattori che diversificano la collocazione lavorativa degli intervistati sono il titolo di studio terziario e la mobilità territoriale. La condizione professionale ci mostra che l’influenza del titolo di studio è positiva sia per i laureati che vivono in Italia sia per quelli che vivono all’estero”. Lo si legge nella ricerca delle Acli, “‘Il ri(s)catto del presente’. Giovani italiani, expat e seconde generazioni di fronte al lavoro e al cambiamento delle prospettive generazionali”, di cui è stata presentata stamattina a Roma un’anteprima. “Sul totale del campione gli occupati sono il 69%. Un quinto dei ragazzi è impegnato in una professione a elevata specializzazione; una porzione simile del campione invece svolge una professione tecnica. Con proporzioni numeriche simili (attorno al 25%) ci sono poi i giovani che svolgono professioni esecutive nel lavoro d’ufficio (gli impiegati per intenderci) e i ragazzi occupati nel commercio e nei servizi (commessi, camerieri, cuochi, cassieri, ecc). Gli operai sono l’8%”. La maggioranza dei laureati si colloca tra le professioni più specializzate, mentre la quota più alta dei meno istruiti scivola verso le professioni meno qualificate. Tra i laureati, “il 62,9% di quelli che lavorano all’estero sono nelle posizioni più qualificate, contro il 33,3% di quelli che lavorano in Italia e vivono da soli, in posizione un po’ meno comoda si trovano i laureati che vivono in famiglia al 27,1%. Se si mettono a fuoco le professioni tecniche, troviamo dove finisce l’altra quota importante di laureati italiani 28,6% tra quelli che vivono da soli e 23,4% tra i laureati in famiglia”. Una delle componenti più rilevanti della soddisfazione è la retribuzione: “È soddisfatto della retribuzione percepita il 69% dei giovani contattati. La percentuale varia in modo significativo per il combinato di professione e luogo dove viene svolta (Italia o estero). I lavoratori high skilled occupati in Italia dichiarano di guadagnare troppo poco nel 77,2% dei casi, quelli attivi in un paese estero solo nel 43,1% dei casi”. Inoltre, “afferma di fare il lavoro ideale il 38% degli expat a fronte del 28,2% degli italiani e del 22% delle seconde generazioni. È moderatamente soddisfatto, ossia il lavoro non dispiace, il 42,7% degli expat e il 42,8% dei giovani italiani. Le G2 si caratterizzano invece per una quota molto alta di intervistati che affermano di essersi dovuti accontentare, 47,5% laddove tra gli italiani all’estero il dato è più basso di oltre 25 punti”. C’è una differenza tra chi vive in Italia e all’estero anche rispetto alla carriera: “Fuori dall’Italia, sia i laureati (55,7%) sia i non laureati (44,6%) definiscono la loro carriera come una continua progressione”, mentre “i laureati che vivono in Italia si distinguono perché si sentono di stare sulle ‘montagne russe’. Sono poi i non laureati che lavorano in Italia a evidenziare una difficoltà di avere una prospettiva”.  
 

Papa Francesco: cuore sempre aperto, prudenza, integrazione e vicinanza umanitaria

Città del Vaticano - Si è concluso ieri il viaggio di Papa Francesco in Colombia. Atterrato all'Aeroporto di Ciampino il pontefice è rientrato in Vaticano dopo la consueta tappa alla Basilica di Santa Maria Maggiore per rivolgere il suo grazie alla Madonna "Salus populi romani". 
Durante la consueta conferenza stampa in volo sull'aereo che lo riportava a Roma il pontefice, rispondendo ad una domanda del vaticanista dell'Ansa ha espresso "gratitudine "verso l’Italia e la Grecia, perché "hanno aperto il cuore ai migranti. Ma non basta aprire il cuore. Il problema dei migranti è, primo, cuore aperto, sempre. E’ - ha aggiunto -  anche un comandamento di Dio, di accoglierli, 'perché tu sei stato schiavo, migrante in Egitto' (cfr Levitico 19,33-34): questo dice la Bibbia. Ma un governo deve gestire questo problema con la virtù propria del governante, cioè la prudenza". Questo per il pontefice significa chiedersi prima di tutto "quanti posti ho? Secondo: non solo riceverli, ma anche integrarli. Integrarli. Io ho visto esempi – qui, in Italia – di integrazione bellissimi. Quando sono andato all’Università Roma Tre, mi hanno fatto domande quattro studenti; una, l’ultima, che ha fatto la domanda, io la guardavo [e pensavo]: 'Ma questa faccia la conosco…”' Era una che meno di un anno prima era venuta da Lesbo con me nell’aereo. Ha imparato la lingua, e siccome studiava biologia nella sua patria ha fatto l’equiparazione e ha continuato. Ha imparato la lingua. Questo - per Papa Francesco -  si chiama integrare". 
Bergoglio ha ricordato che durante il volo di ritorno dal viaggio apostolico in Svezia ha parlato delle politiche di integrazione della Svezia "come un modello, ma anche la Svezia ha detto, con prudenza: 'Il numero è questo; di più non posso' perché c’è il pericolo della non-integrazione".
Secondo Papa  Francesco, inoltre, "c’è un problema umanitario" chiedendosi se l'umanità prende coscienza delle condizioni di vita dei migranti nel deserto:  "ho visto - ha detto - delle fotografie… Ci sono gli sfruttatori… Lei parlava del governo italiano: mi dà l’impressione che stia facendo di tutto per lavori umanitari, per risolvere anche il problema che non può assumere... Ma [riassumendo]: cuore sempre aperto, prudenza, integrazione e vicinanza umanitaria".  "E c’è un’ultima cosa che voglio dire, e vale soprattutto per l’Africa. C’è - ha spiegato Bergoglio -  nel nostro inconscio collettivo, un motto, un principio: 'L’Africa va sfruttata'. Oggi a Cartagena abbiamo visto un esempio di sfruttamento, umano, in quel caso [quello degli schiavi]. E un capo di governo, su questo, ha detto una bella verità: 'Quelli che fuggono dalla guerra, è un altro problema; ma per tanti che fuggono dalla fame, facciamo investimenti lì, perché crescano'. Ma nell’inconscio collettivo c’è che ogni volta che tanti Paesi sviluppati vanno in Africa, è per sfruttare. Dobbiamo capovolgere questo: l’Africa è amica e va aiutata a crescere. Poi, gli altri problemi, di guerre, vanno da un’altra parte. Non so se con questo ho chiarito…", ha concluso. 




 

Il Presidente del Niger: costruire muri favorisce dogmatismo e integralismo

Munster - A Münster, dove è in corso l’incontro promosso dalla Comunità Sant’Egidio “Strade di Pace”, interviene il Presidente del Niger, Mahamadou Issoufou, per denunciare le disuguaglianze sociali che affliggono il suo paese, crocevia e punto di partenza di tante migrazioni verso l’Europa. “La causa più profonda dei conflitti che oggi scuotono il mondo è la disuguaglianza. Disuguaglianza tra paesi ricchi e paesi poveri ma anche disuguaglianza nell'ambito di uno stesso paese”. Dopo aver ricordato come milioni di donne e bambini non abbiano accesso a scuola, cure ed acqua potabile, Issoufou ha analizzato una seconda causa di conflitto: l’intolleranza. “Le culture si arricchiscono quando si mescolano. Dobbiamo accettare che l’altro sia diverso, se vogliamo costruire ponti e non muri. Una cultura chiusa, che rifiuta di essere fecondata dagli apporti che vengono dal di fuori, va di pari passo con il dogmatismo e l'intolleranza”. Ed il dogmatismo, ha concluso Issoufou, è sempre pericoloso perché conduce al terrorismo.
 

Acli: domani la presentazione del Focus su giovani italiani e seconde generazioni

 Roma -  Il lavoro cambia. E il lavoratore, soprattutto se è giovane, si adegua sia se italiano che di seconda generazione (G2). Ma i cambiamenti per i lavoratori non sono neutri, soprattutto per quelle figure facilmente sostituibili con i processi di automazione che allargheranno ulteriormente la forbice tra le mansioni di basso livello e i lavori che richiedono professionalità elevate. Uno scenario che senza correttivi rischierà di innescare, aumentandole, le disuguaglianze. In questo quadro emerge nitida, però, la voglia dei giovani italiani e dei G2 di non mollare e andare vanti. Su questi temi domani, presso la Camera dei Deputati, discuteranno, durante una conferenza stampa, Tiziano Treu, presidente del Cnel, Paola Vacchina, responsabile Ufficio studi e ricerche Acli e Roberto Rossini, presidente nazionale Acli in occasione della presentazione del programma dell'annuale incontro nazionale di studi delle Acli, che si svolgerà a Napoli dal 14 al 16 settembre che quest'anno, per la 50a edizione, ha come titolo "Valore Lavoro. L'umanità del lavoro nell'economia dei robot". Nel corso dell'incontro verrà presentata la ricerca "Il Ri(s)catto del presente. Giovani italiani, expat e seconde generazioni  (G2) di fronte al lavoro e al cambiamento delle prospettive generazionali". Inoltre, verranno anticipati i contenuti del "Pacchetto formazione", una serie di proposte di legge su lavoro e formazione che le Acli presenteranno nelle prossime settimane.
 

Nubifragio a Livorno: un milione dalla CEI

Roma - La Chiesa italiana è vicina alla gente di Livorno e delle zone limitrofe, dove ieri,  domenica 10 settembre, un violento nubifragio ha causato sei vittime, due dispersi e danni ingentissimi, mettendo in grave difficoltà centinaia di famiglie, travolte dall’acqua e dal fango.
La Presidenza della CEI, d’intesa con il Vescovo Mons. Simone Giusti, ha stabilito immediatamente lo stanziamento di un milione di euro, dai fondi dell’8xmille, per far fronte alla prima emergenza. Caritas Italiana, in costante collegamento con la Chiesa locale, si è “prontamente messa a disposizione per un pieno supporto e ha destinato un primo contributo per gli interventi in favore della popolazione colpita”, si legge in una nota.
 

Italia sono anch’io: il Senato approvi entro settembre la legge sulla cittadinanza

Roma - Nonostante le dichiarazioni di esponenti del governo e della maggioranza che dicono di voler approvare la legge che riforma la cittadinanza in questa legislatura, non si sa ancora quando si terrà la discussione in Aula al Senato. Lo ricorda la Campagna “Italia sono anch’io”  sottolineando che lo stesso presidente del Consiglio Gentiloni aveva definito la riforma “una conquista di civiltà”. “Ci aspettiamo che sia dunque conseguente con le sue affermazioni, ricorrendo anche alla fiducia se necessario per velocizzare i tempi di approvazione”, si legge in una nota. Domani, martedì 12 settembre, la riunione dei capigruppo deve decidere la calendarizzazione dei lavori. “Noi chiediamo – scrive -  che il primo provvedimento all’ordine del giorno sia questo. Da troppo tempo aspettiamo che le promesse fatte si traducano in atti concreti e intanto un milione di giovani di origine straniera, nati o vissuti per anni nel nostro paese, non sono ancora cittadini  italiani per legge, anche se lo sono di fatto”. Per questo “protesteremo con un sit in a Piazza Montecitorio”. La campagna ha chiesto ai senatori “di raggiungerci perché ci ragguaglino sulle proposte di calendarizzazione dei lavori che faranno. Noi chiediamo che ci venga assicurato che entro settembre lo ius soli venga approvato. Non possiamo accettare che per calcoli politici i diritti di una parte così consistente di giovani vengano ignorati”. La Campagna L’Italia sono anch’io è promossa da Acli, Arci, Asgi, Caritas Italiana, Centro Astalli, Cgil, Cnca, Comitato 1° Marzo, Comune di Reggio Emilia, Comunità di Sant'Egidio, Coordinamento Enti Locali Per La Pace, Emmaus Italia, Fcei, Legambiente, Libera, Lunaria, Migrantes, Il Razzismo è Una Brutta Storia, Rete G2 - Seconde Generazioni , Tavola Della Pace, Terra del Fuoco, Ugl, Uil, Uisp
 
 

Papa Francesco: la guerra non è mai santa

Munster - “Strade di pace”, l’annuale incontro internazionale della Comunità di Sant’Egidio si è ieri pomeriggio a Münster mentre, come ricorda il presidente della Comunità Marco Impagliazzo, l’umanità  sperimenta per la prima volta  dopo decenni la “minaccia di una guerra nucleare”: uno scenario angoscioso ben presente ai leader religiosi mondiali dopo che recentemente si è assistito ad una recrudescenza del terrorismo con gli attentati in Catalogna e in Burkina Faso. Sarebbe  pertanto facile cedere al pessimismo; e invece non farsi “paralizzare dalla rassegnazione” è l’esortazione di Papa Francesco, pellegrino di pace e riconciliazione in Colombia, che nel messaggio inviato a Münster invita pressantemente i rappresentanti delle Chiese e comunità cristiane e delle religioni mondiali a mettesi in cammino e a costruire insieme una risposta di pace al male che “dilaga e imperversa”, nella consapevolezza che “Dio detesta la guerra, che la guerra non è mai santa, che mai la violenza può essere commessa o giustificata in nome di Dio”.
C’è dunque un ruolo delle religioni nel percorso di riconciliazione che l’umanità deve intraprendere; e del resto, avverte il fondatore di Sant’Egidio Andrea Riccardi, “i fautori dell’odio hanno capito l’utilità delle religioni e le hanno usate per alimentare la cultura del nemico e il terrorismo”. Perché le religioni “possono essere acqua che spegne il fuoco della violenza, ma anche benzina che lo incendia”; ed hanno una specifica responsabilità nella “unificazione spirituale” di cui il mondo ha bisogno. Si tratta di curare una “globalizzazione senz’anima”, che si è sviluppata “all’insegna della marcata mentalità materialista dell’economia”; di ricordare “che non c’è futuro sicuro per gli uni trascurando gli altri, per i ricchi in mezzo a tanti poveri”.
Concetto ribadito da due accorate voci di religiosi provenienti dal martoriato Oriente: il Grande Imam di Al-Azhar , Ahmad Al-Tayyeb, e il patriarca greco ortodosso di Antiochia Giovanni X. Il primo ha citato il “prezzo pesante di sangue” che uomini, donne, anziani e bambini stanno pagando in Oriente, vittime di una “distruzione organizzata”, affermando che “Il terrorismo non è figlio dell’Islam, è solo violenza”; il secondo, che è fratello del vescovo di Aleppo Paul Yazigi rapito 4 anni fa in Siria insieme al vescovo siro ortodosso Mar Gregorios, ha aggiunto: “Non riesco a capire come i leader politici di questo mondo possano stare a braccia conserte a guardare la violenza sanguinosa del nostro paese. Solo per favorire interessi economici e geopolitici che servono ai loro schemi disumani a breve termine”.
 

Ammonire e perdonare per “guadagnare” un fratello

Il vangelo della domenica (Letture: Ezechiele 33,1.7-9; Salmo 94; Romani 13,8-10; Matteo 18,15-20) di Ermes Ronchi Il perdono non consiste in una emozione, ma in una decisione. Non nasce come evento improvviso, ma come un percorso.
La portata scandalosa del perdono, ciò che va contro tutti i nostri istinti, sta nel fatto che è la vittima che deve convertirsi, non colui che ha offeso, ma colui che ha subito l’offesa. Difficile, eppure il Vangelo assicura che è una possibilità offerta all’uomo, per un futuro risanato. «Il perdono è la de-creazione del male» (R. Panikkar), perché rattoppa incessantemente il tessuto continuamente la- cerato delle nostre relazioni.
Gesù indica un percorso in 5 passi. Il primo è il più esigente: tu puoi intervenire nella vita di un altro e toccarlo nell’intimo, non in nome di un ruolo o di una presunta verità, ma solo se ha preso carne e sangue dentro di te la parola fratello, come afferma Gesù: se tuo fratello pecca...
Solo la fraternità reale legittima il dialogo. Quello vero: non quello politico, in cui si misurano le forze, ma quello evangelico in cui si misurano le sincerità. Il secondo momento: dopo aver interrogato il cuore, tu va’ e parla, tu fa il primo passo, non chiuderti in un silenzio ostile, non fare l’offeso, ma sii tu a riallacciare la relazione. Lontano dalle scene, nel cuore della vita, tutto inizia dal mattoncino elementare di tutta la realtà, il rapporto io-tu. Se ti ascolta, avrai guadagnato tuo fratello. Verbo stupendo: guadagnare un fratello. Il fratello è un guadagno, un tesoro per te e per il mondo. Investire in fraternità è l’unica politica economica che produce vera crescita. Poi gli altri passi: prendi con te una o due persone, infine parlane alla comunità. E se non ascolta sia per te come il pagano e il pubblicano. Un escluso, uno scarto? No. Con lui ti comporterai come ha fatto Gesù, che siede a mensa con i pubblicani per annunciare la bella notizia della tenerezza di un Dio chino su ciascuno dei suoi figli.
Tutto quello che legherete o che scioglierete sulla terra, lo sarà anche in cielo. Gesù non parla da giurista, non lo fa mai. «Il potere di perdonare il male non è il potere giuridico dell’assoluzione, è il potere di diventare una presenza trasfigurante anche nelle esperienze più squallide, più impure, più alterate dell’uomo » (Don Michele Do). È il potere conferito a tutti i fratelli di diventare presenza che de-creail male, con gesti che vengono da Dio: perdonare i nemici, trasfigurare il dolore, immedesimarsi nel prossimo: è l’eternità che si insinua nell’istante. Infatti: ciò che scioglierete, come lui ha sciolto Lazzaro dalle bende della morte; ciò che legherete, come lui ha legato a sé uomini e donne; ciò che scioglierete avrà libertà per sempre, ciò che legherete avrà comunione per sempre.
 

Migrantes Europa: a Roma l’incontro annuale dei direttori

Roma - Si svolgerà dal 21 al 23 settembre a Roma l’incontro annuale dei responsabili nazionali delle Conferenze Episcopali per la pastorale dei migranti (Migrantes). I responsabili nazionali e i sotto-segretari per la sezione “Migranti e Rifugiati” del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale presenteranno rispettivamente le loro attività per questo specifico ambito della pastorale e si confronteranno sul futuro della collaborazione tra le Conferenze episcopali e il suddetto Dicastero vaticano. Nel corso dell’incontro, sarà presentato un Rapporto sul lavoro delle Conferenze Episcopali in Europa nell’ambito delle migrazioni, curato da Gian Carlo Blangiardo (docente presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca). Il secondo giorno i partecipanti saranno ricevuti in udienza da Papa Francesco. L'incontro, promosso dalla sezione "Migrazioni" della Commissione CCEE Caritas in veritate, guidata dal cardinale Josip Bozanić, in collaborazione con la sezione “Migranti e Rifugiati” del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale della Santa Sede, prevede pe giovedì 21 settembre la sessione di apertura con i saluti del card. Bozanic e la presentazione del rapporto sul lavoro delle Conferenze Episcopali nell’ambito delle migrazioni seguita da un momento di dibattito e confronto sulle priorità di ciascun Paese in questo momento. Venerdì, dopo l’udienza con Papa Francesco, la presentazione dell’"M&R World": una piattaforma di lavoro comune seguita da proposte e modi di coordinamento tra Santa Sede, altri organismi e Conferenze Episcopali nel campo della Pastorale, dell’accoglienza ed integrazione dei Migranti e Rifugiati. Sabato la visita al Centro san Saba del Centro Astalli di Roma. (R. Iaria)
 

MCI Germania-Scandinavia: cambiamenti in atto

Francoforte - Domenica scorsa, 3 settembre, il nuovo missionario di Wuppertal, don Angelo Ragosta, ha fatto ufficialmente il suo ingresso nella Comunità. La concelebrazione, durante la quale mons. Markus Hofmann (vicario vescovile della diocesi di Colonia per la pastorale internazionale) ha consegnato a don Angelo il decreto di nomina, si è svolta nella Chiesa St. Johann Babptist.
Al cappellano della MCI di Wiesbaden p. Vincenzo Maria Tomaiuoli, informa la delegazione delle Missioni Cattoliche Italiane in Germania e Scandinavia, è stato prolungato il servizio fino al 31 luglio 2018.
Alla MCI di Pforzheim, dopo quasi 4 anni di servizio p. Wieslaw Baniak  verrà sostituito a metà settembre dal confratello siciliano don Arcangelo Biondo, attualmente superiore e parroco a Messina. Dal primo luglio don Gabriel ha assunto la guida della Comunità di Krefeld e la responsabilità per tutti gli italiani della diocesi di Aachen. Il parroco della Missione Cattolica Italiana di Bensheim, Heinz-Jürgen Förg, dal 1 agosto è stato nominato insegnante di religione e incaricato della pastorale scolastica presso la Liebfrauenschule di Bensheim.
“A chi parte grazie per il buon lavoro svolto, a chi arriva auguri per i nuovi impegni pastorali”, dice il delegato p. Tobia Bassanelli.
 
 

Un “orto di famiglia” per l’integrazione

Catania – “Dai un pesce ad un uomo e lo sfamerai per un giorno. Insegnagli a pescare e lo sfamerai per tutta la vita”. Questo antico detto vale ancora oggi e vale pure per i prodotti della terra e la coltivazione. Lo sanno bene gli educatori salesiani dell’Associazione Don Bosco 2000 che presso la "Colonia Don Bosco" di Catania hanno avviato il progetto "Interco-ultura, l’Orto di Famiglia", un orto sociale coltivato dai giovani migranti accolti nella struttura tutto l’anno; un’oasi fiorita se si pensa che i terreni coltivabili sono a due passi dalla spiaggia e dal mare del capoluogo etneo, e ancor più florida per le numerose iniziative volte all’integrazione.
L’idea si fa ancora più interessante, perché chiunque può affittare annualmente un lotto di terreno di 60 metri quadrati e così prendere parte al progetto che mira a valorizzare la presenza di questi giovani e a dargli delle competenze professionali.
Come funziona? Affittato il lotto, si scelgono le colture preferite tra quelle di stagione, cominciando subito dalle autunnali come cavoli, lattuga, cipolle, erbe aromatiche e tanto altro ancora; al contempo si incontra il giovane migrante che si prenderà cura di quell’appezzamento, dando in tal modo valore all’aspetto relazionale ed educativo; nel tempo, da casa, sarà possibile controllare i progressi delle piantine sulle pagine social della colonia, fino al momento della raccolta e del ritiro dei prodotti che non sono trattati chimicamente, interamente biologici e a chilometro zero. (Marco Pappalardo)
 

Msna e regolamento Dublino: pubblicate le proposte delle associazioni

Torino - Ha raccolto numerose e importanti adesioni in Italia e all’estero, in pochi giorni, il documento di analisi e proposta messo a punto dall’ASGI, ad agosto, per migliorare il regolamento Dublino III dal punto di vista della tutela dei minori stranieri non accompagnati (Msna).
Il documento, dal significativo titolo Proposals for a recast Dublin Regulation: promoting the legal transfers of unaccompanied minors or increasing the number of missing children?, ha tre obiettivi principali: il rispetto del superiore interesse del minore prescritto dalla Carta dei diritti fondamentali dell’UE e dalla Convenzione ONU sui diritti dei minori; la diminuzione dei MSNA persi di vista dai servizi nei “movimenti secondari” (i “missing children“); e una più equa suddivisione delle responsabilità nella gestione delle richieste d’asilo dei MSNA fra gli Stati membri dell’Unione.
Il documento è stato inviato alla relatrice della “proposta di relazione” per la riforma del Dublino III in cantiere nella Commissione Libertà civili del Parlamento europeo (la LIBE), ai “relatori ombra” e a tutti i membri della stessa Commissione ma anche ad alcuni funzionari della Commissione che si occupano della riforma del regolamento o di minori.
Hanno aderito alla “piattaforma” Proposals for a recast Dublin Regulation: ASGI, ARCI, ACLI, Fondazione Migrantes, CNCA, Centro Astalli, Comunità di Sant’Egidio, FCEI, Focus Casa Diritti Sociali, Intersos Italia, MEDU, CIR, Caritas diocesana Ventimiglia-Sanremo, Senza Confine, Emergency, Separated Children in Europe Programme (SCEP), Austrian Women’s Shelter Network, ECPAT Belgium, ECPAT Luxembourg, Kopin (Koperazzjoni Internazzjonali – Malta), Red Acoge, Refugees Welcome Denmark, Safe Passage, Slovene Philanthropy e WeWorld ONLUS. (viedifuga.org)
 

MCI Bradford: lunedì prossimo consiglio pastorale

Bradford -  Si svolgerà lunedì prossimo, a Bradford, l’incontro del Consiglio pastorale della Missione Cattolica Italiana. Tra i temi all’ordine del giorno la programmazione del nuovo anno pastorale e la proposta di iniziative per fa conoscere meglio l’attività della MCI. Si parlerà anche della mensa del Povero, dei corsi di lingua italiana per ragazzi e adulti e dell’organizzazione della festa di San Pio da Pietrelcina che si svolgerà il prossimo 24 settembre.
 

Vescovi Messico: “evitare la criminalizzazione dei migranti”

Tapachula – La migrazione è ormai diventata una “crisi umanitaria” al confine meridionale del Messico con la zona dell'America centrale: è una delle conclusioni su cui richiamano l’attenzione i Vescovi che hanno partecipato al quarto Incontro di frontiera del Messico e dei paesi dell'America centrale sulla migrazione, svoltosi a Tapachula (Messico) nei giorni scorsi. I Vescovi rilevano, nel documento finale, che i flussi migratori sono cresciuti a causa della povertà, della mancanza di opportunità di sviluppo, della emarginazione sociale e della violenza, in particolare nei paesi dell'America centrale. Proprio su questo punto hanno affermato, riferisce l’agenzia Fides, che le politiche migratorie governative guidate dalla salvaguardia della sovranità e del potere economico, diventano politiche anti-migratorie; anche se bisogna riconoscere una forte presenza dell'insicurezza per la criminalità organizzata e il traffico di droga. All'incontro hanno partecipato i Vescovi di El Salvador, Honduras, Guatemala e Messico, i quali hanno dichiarato che nei loro paesi si sta sviluppando un tipo di società in cui il migrante viene escluso e perde i suoi diritti e la sua dignità. Inoltre hanno sottolineato che è essenziale mantenere l'assistenza e sostenere e promuovere le politiche di migrazione al livello più alto. E’ stata evidenziata anche la preoccupazione della Chiesa per la mancanza di iniziative concrete che sensibilizzino la popolazione sulla realtà migratoria per evitare la criminalizzazione dei migranti.
 

MCI Germania-Scandinavia: 60.000 € per il centro di Acquasanta Terme dopo il terremoto

Francoforte -  Le offerte raccolte in questi mesi per aiutare la ricostruzione dei paesi del centro Italia colpiti dal terremoto di un anno fa e dalle successive scosse, sono state destinate dalla delegazione delle Missioni Cattoliche Italiane in Germania e  Scandinavia alla costruzione del nuovo centro comunitario plurifunzionale di Acquasanta Terme, in provincia di Ascoli Piceno. A luglio sono partiti i lavori. “La scorsa settimana abbiamo iniziato a liberare l'area, a portare via le macerie del precedente centro crollato, ci hanno  scritto dell’ufficio riscostruzione post-sisma della diocesi di Ascoli Piceno”, dice il delegato nazionale p. Tobia Bassanelli: “al termine inizieranno la gettata in cemento dei pali e la platea di fondazione. Il progetto è molto bello e costruito, ci spiegano, con tecniche all'avanguardia e moderne. Abbiamo tutti i permessi. Tutte le approvazioni”. 
“La nostra – aggiunge p. Bassanelli -  è sicuramente una buona offerta, ma quasi irrilevante rispetto ai grandi costi del progetto. Per cui continueremo a raccogliere contributi. L’ideale sarebbe riuscire a coinvolgere anche qualche Diocesi o Istituzione tedesca”.

Festival di Venezia: migranti protagonisti dei “corti”

Venezia - Majid è un profugo siriano, ama il rap e Francesco Totti, ma soprattutto Papa Francesco. È questo simpatico 16enne arrivato in Italia in seguito alla visita del Pontefice nel campo rifugiati di Lesbo ad aprile del 2016 che portò con sé in Vaticano 20 rifugiati, il protagonista del cortometraggio "L’amore senza motivo" del regista Paolo Mancinelli, prodotto da Maiora Film. È uno dei 23 cortometraggi vincitori del concorso MigrArti del Mibact, che da ieri sino all’8 settembre porta all’interno della Mostra del Cinema di Venezia i temi dell’integrazione e della migrazione, girati da registi italiani con la collaborazione dei cittadini stranieri che vivono in Italia e di tante associazioni che se ne occupano. A partire dalla Comunità di Sant’Egidio che si è occupata
dell’arrivo di Majid e della sua famiglia in Italia, e le cui aule per i corsi di sostegno e per l’insegnamento dell’italiano agli stranieri sono diventate il set del documentario.
Majid si appassiona da subito alla lingua e alla cultura italiana, tanto che, nella frequentazione dei rapper della capitale e insieme ai suoi nuovi amici (italiani, nuovi italiani e rifugiati), decide di scrivere la canzone "L’Amore senza motivo" per veicolare, in arabo e italiano, il suo messaggio di pace.
«Nel film si toccano tematiche cruciali: amore, integrazione, linguaggio e si porta avanti la bandiera della cittadinanza» aggiunge il regista che anticipa ad Avvenire, che il corto è un sunto del documentario di 52 minuti che uscirà in autunno. Il sogno è quello di portare Majid a Santa Marta per offrire al Papa la sua canzone per la pace insieme al premio Migrarti, scolpito col legno delle barche di Lampedusa. «È lo stesso premio, fortemente voluto dal ministro Franceschini, che daremo l’8 settembre ai vincitori del concorso – spiega l’ideatore e coordinatore di Migrarti Paolo Masini – Questi corti sono lo spaccato di un’Italia che esiste, ma di cui la legge non si accorge. Per questo
nel bando di questa edizione abbiamo puntato molto sui cosiddetti G-2, gli italiani di seconda generazione che vivono una condizione anomala». A raccontare questa realtà anche altri documentari che andranno in onda su Raiuno, e dall’8 settembre saranno visibili sul sito di Raicinema. (Angela Calvini – Avvenire)
 

Migranti: ieri 63 a Lipari

Roma - Cambiano le rotte nel Mediterraneo. Un gruppo di 63 migranti, di origine irachena, è sbarcato a Lipari, nell’arcipelago delle Eolie, ieri mattina all’alba. Secondo le prime ricostruzioni fornite dai carabinieri di Messina, i migranti (circa 30 uomini, una quindicina di donne e altrettanti bambini) avrebbero viaggiato da Istanbul nascosti nella stiva di un’imbarcazione a vela, che li avrebbe poi lasciati su dei gommoni nelle vicinanze della Sicilia. Dopo lo sbarco, quindici profughi sono riusciti a imbarcarsi sull’aliscafo delle 7 diretto a Milazzo, dove i carabinieri li hanno rintracciati presso la stazione ferroviaria pronti a partire in treno verso Roma. In giornata tutti i migranti, che parlano un inglese stentato, sono stati condotti a Messina per gli accertamenti del caso, mentre sono in corso le ricerche delle imbarcazioni.