Primo Piano

Prato: ieri il vescovo Agostinelli con i giovani cinesi

Prato - Fino al 15 ottobre nove giovani cinesi vivranno a Prato una esperienza di condivisione e conoscenza reciproca con i coetanei italiani. I ragazzi, dai 23 ai 30 anni, provengono da Shangai e dalla popolosa città diXi’An e sono attualmente ospiti di famiglie pratesi. In questi primi giorni di permanenza hanno incontrato gli studenti delle scuole superiori per avere un confronto, attraverso un dialogo libero 
e aperto, sul tema dell’immigrazione e della conoscenza reciproca. 
La loro sarà essere una «missione», un momento di scambio dalle molteplici finalità: potranno venire in contatto con la realtà cinese di Prato, una delle più forti e radicate d’Europa, impareranno come lavora un gruppo giovanile e vivranno da vicino la vita delle comunità parrocchiali. L’iniziativa, curata e promossa dal Centro missionario della Diocesi di Prato, ha avuto il momento clou ieri sera quando gli ospiti orientali sono stati chiamati a vivere una serata di preghiera all’interno di una fabbrica a conduzione cinese nella zona di via Galcianese. All’incontro erano invitati  a partecipare i giovani della Diocesi e la comunità cattolica cinese. Con loro il vescovo mons. Franco Agostinelli e il direttore di pastorale giovanile don Alessio Santin.i «Il luogo è chiaramente simbolico – spiega Eleonora Fracasso, responsabile  del Centro missionario – e sarà certamente significativo ritrovarsi per pregare assieme, italiani e cinesi come un’unica comunità». Saranno sistemate delle sedie al’interno del grande stanzone accanto alle macchine da cucire e agli strumenti del lavoro quotidiano degli operai cinesi. 
Tre i temi al centro della veglia: mondialità (ovvero guardare oltre il nostro piccolo), unità (viviamo insieme come un’unica umanità) e dignità del lavoro (per riprendere le parole pronunciate da papa Francesco durante la sua storica visita a Prato). Emblematico anche il titolo della serata: «Andate anche voi nella vigna», il riferimento è alla parabola dei lavoratori chiamati a impegnarsi nella costruzione del Regno di Dio. Ci sarà anche un messaggio lanciato in lingua cinese dai frati francescani dell’Annunciazione al Pino, la comunità religiosa che ha la cura pastorale dei cattolici cinesi di Prato. 
L’incontro è coinciso con il primo appuntamento della Preghiera dei Giovani, il ciclo annuale promosso dalla Pastorale giovanile, al quale solitamente partecipano numerosi ragazzi e ragazze. 

Papa Francesco: un cuore rigido non capisce la misericordia di Dio

Città del Vaticano - Per il secondo giorno consecutivo la Liturgia ci fa riflettere sul Libro di Giona e sulla misericordia di Dio che apre i nostri cuori e vince su tutto. E' questa la lettura che ne dà il Papa riassumendo nell'odierna omelia l'intera storia del profeta, un "testardo che vuole insegnare a Dio come si devono fare le cose". L'ultimo capitolo sarà narrato nella celebrazione di domani, ma la vicenda la conosciamo. Il Signore chiede a Giona di convertire la città di Ninive: la prima volta il profeta scappa rifiutandosi di farlo; la seconda volta lo fa e ci "riesce bene", ma comunque, osserva Francesco, rimane "sdegnato", "arrabbiato" davanti al perdono che il Signore concede alla popolazione che col cuore aperto si è mostrata pentita. Giona era un "testardo", dice Francesco, "ma più di testardo era un rigido", "malato di rigidità", aveva "l'anima inamidata":
"I testardi di anima, i rigidi, non capiscono cosa sia la misericordia di Dio. Sono come Giona: “Dobbiamo predicare questo, che questi vengano puniti perché hanno fatto del male e devono andare all’inferno…“. I rigidi non sanno allargare il cuore come il Signore. I rigidi sono pusillanimi, con il piccolo cuore chiuso, attaccati alla nuda giustizia. E dimenticano che la giustizia di Dio si è fatta carne nel suo Figlio, si è fatta misericordia, si è fatta perdono; che il cuore di Dio è sempre aperto al perdono".
E quello che dimenticano i testardi, soggiunge Francesco, è proprio che "la onnipotenza di Dio si fa vedere, si manifesta soprattutto nella sua misericordia e nel perdono".
"Non è facile capire la misericordia di Dio, non è facile. Ci vuole tanta preghiera per capirla perché è una grazia. Noi siamo abituati al 'me lo hai fatto, te la farò'; a quella giustizia 'hai fatto, paghi'. Ma Gesù ha pagato per noi e continua a pagare".
Dio, torna a ripetere il Papa con riferimento alla storia di Giona, avrebbe potuto abbandonare il profeta alla sua testardaggine e alla sua rigidità, invece è andato a parlargli e a convincerlo, lo ha salvato come ha fatto con la gente di Ninive: è "il Dio della pazienza, è il Dio che sa accarezzare, che sa allargare i cuori".
"Ecco il messaggio di questo libro profetico", torna a sottolineare in conclusione il Papa, "un dialogo fra la profezia, la penitenza, la misericordia e la pusillanimità o la testardaggine. Ma sempre vince la misericordia di Dio, perché è la sua onnipotenza che si manifesta proprio nella misericordia.Io mi permetto di consigliarvi oggi di prendere la Bibbiae leggere questo Libro di Giona – è piccolissimo, sono tre pagine –, e guardare come agisce il Signore, com’è la misericordia del Signore, come il Signore trasforma i nostri cuori. E ringraziare il Signore perché Lui è tanto misericordioso". (Gabriella Cerase - Radio Vaticana)
 

Migrantes: impegnarsi per garantire il diritto allo studio dei bambini dello spettacolo viaggiante

Roma - “Questa mattina siamo qui per riflettere su come rendere effettivo il diritto allo studio dei bambini dello Spettacolo Viaggiante. Infatti le loro famiglie essendo costrette per motivi di lavoro a cambiare luogo frequentemente, hanno difficoltà a garantire la frequenza scolastica dei loro bambini. Da sempre il problema principale per queste famiglie è stato l’educazione e l’istruzione dei figli”. E’ quanto ha detto questa mattina il direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni De Robertis,  intervenuto alla Camera dei Deputati al convegno sul tema “Bisogni educativi degli alunni itineranti”. Per don De Robertis nel 2005 grazie all’impegno di tante realtà e della Fondazione Migrantes è nato il progetto “Il libro dei saperi”, per sostenere la scolarizzazione dei bambini dello Spettacolo Viaggiante, e poi nel 2012 per i ragazzi di scuola media superiore un progetto di homeschooling,  “studiando viaggiando”:  “come Fondazione Migrantes - ha concluso il sacerdote - vogliamo continuare ad impegnarci per garantire il diritto allo studio dei bambini dello Spettacolo Viaggiante, e insieme auspichiamo che questi progetti possano trovare una accoglienza e un sostegno sempre più ampi”. Al convegno di questa mattina intervengono, oltre al direttore Migrantes, il deputato Edoardo Patriarca, Alessandro Serena, storico del circo che si soffermerà sulle difficoltà e i problemi degli alunni itineranti per conseguire il diploma di scuola superiore ed alcuni protagonisti dei progetti in corso e diverse testimonianze. (Raffaele Iaria)
 

Foggia: 200 migranti in cattedrale

Foggia -  Circa duecento braccianti immigrati, molti dei quali prima dello sgombero vivevano nella zona del "gran ghetto" tra Rignano Garganico e San Severo, sono entrati nella Cattedrale di Foggia chiedendo l'aiuto di Papa Francesco.
La protesta silenziosa ha ovviamente stupito i fedeli e il parroco della Cattedrale che - riferisce il sito di Avvenire - ha chiesto di abbassare i cartelli con scritte "Siamo lavoratori, non carne da macello" issati in chiesa. I braccianti hanno aderito alle richieste del parroco rimanendo in silenzio mentre è stata avviata la recita del Rosario e intanto altri extracomunitari continuano a sopraggiungere in Cattedrale.Sono i migranti, uomini e donne, impegnati nella raccolta del pomodoro e di altri prodotti agricoli che si trovano a ridosso dell'ex gran ghetto nelle campagne tra Rignano Garganico e San Severo, sgomberato qualche mese fa.
Il parroco della cattedrale, don Daniele D'Ecclesia, rivolgendosi ai migranti ha chiesto ed ottenuto che abbassassero i cartelli e ha iniziato, con loro, a celebrare il rosario. Pochi minuti fa in cattedrale è arrivato anche il vescovo di Foggia monsignor Vincenzo Pelvi che sta parlando con alcuni dei migranti, ascoltando le loro richieste.

Mons Antoniazzi (Tunisi): “scappano dalla Libia, riaperta la rotta tunisina”

Tunisi - "Stiamo tornando al tempo di Lampedusa e delle prime carrette del mare: una volta arrivavano in Tunisia per andare in Libia ora ricominciano a partire da qui". È preoccupato mons. Ilario Antoniazzi, arcivescovo di Tunisi, dopo aver appreso la notizia della nave della marina militare tunisina che ha speronato un barcone con 70 migranti, provocando un naufragio con decine di morti. "È vero, si sta riaprendo la rotta tunisina verso l’Italia - dice in un'intervista al Sir -. E ultimamente ne arrivano sempre di più. Questo per noi è un campanello d'allarme". "Gli accordi con la Libia sono forse una bella cosa per l’Italia ma non per i migranti che sono lì - precisa l'arcivescovo -. Sono diminuiti gli sbarchi in Italia ma i migranti in Libia sono aumentati: lì hanno scoperto anche campi profughi clandestini, dove i migranti non vengono trattati come persone umane. È naturale, allora, che il posto più sicuro da cui provare a partire sia la Tunisia. E ultimamente ne arrivano sempre di più". "Una volta - prosegue -, arrivavano in Tunisia nel sud Sahara per andare in Libia, poi tramite i trafficanti cercavano di imbarcarsi verso l’Europa. Adesso è il contrario: scappano dalla Libia e vengono in Tunisia perché sanno che con gli accordi attuali è molto difficile andare in Italia. Ma io dubito che questi trafficanti con cui l’Italia ha fatto accordi siano persone molto affidabili". Mons. Antoniazzi, che sta monitorando la situazione, spiega che "non c’è un posto fisso per le partenze, può essere nella zona di Sfax o in tanti altri piccoli porti. Stanno lì un po’ di tempo per lavorare poi si mettono d’accordo con i pescatori, che si fanno pagare, e partono. È difficile distinguere tra un pescatore e chi vuol venire in Italia".
 

Modello Sprar: sindaci avanti piano

Milano - Solo un sindaco su sette in Italia ha risposto 'presente' alla chiamata del governo in materia migratoria. Ancora troppo poco per incidere sul sistema di accoglienza, almeno rispetto alle attese del Viminale che punta chiaramente, come ha dichiarato il ministro dell’Interno Marco Minniti ad Avvenire, al ridimensionamento dei grandi centri.
Il rapporto tra i Comuni che hanno aderito volontariamente al sistema Sprar, unanimamente considerato 'un modello' da enti locali e terzo settore, e quei centri che invece ospitano migranti su indicazione prefettizia resta ancora negativo. Quota 1.000 (i primi) contro quota 2.800 Cas, Centri di accoglienza straordinaria (i secondi). Eppure le risposte che arrivano dal territorio vanno nella direzione opposta: i ghetti con migliaia di persone ammassate in strutture omnicomprensive e poco controllate non funzionano e sono sinonimo di inefficienza, mentre le strutture a ospitalità diffusa rappresentano esempi da seguire, come suggeriva fin da dopo la guerra in Libia la Caritas, la prima a pensare a un sistema di accoglienza virtuoso.
Il disegno del governo è noto: i primi cittadini dicano sì al Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati e in cambio potranno contare su una distribuzione degli arrivi nel territorio nella misura del due virgola cinque per mille. In un centro di 10mila abitanti, dunque, verrebbero inseriti 25 profughi, non uno di più. Basta un gesto di responsabilità da parte degli amministratori, ma il tema è quanto mai impopolare. Secondo un sondaggio Swg reso noto dall’Anci, l’associazione dei Comuni, soltanto il 4% degli italiani ritiene l’integrazione degli immigrati un servizio cruciale per rendere le città più vivibili. Meglio parlare di aree verdi e riduzione del traffico, argomenti che procurano consensi immediati.
«Eppure i primi cittadini sono ormai consapevoli che occorre muoversi nella direzione degli Sprar. Il loro numero? È in crescita, anche se si può fare di più» spiega Matteo Biffoni, sindaco di Prato e delegato Anci per l’immigrazione. Al momento, sono oltre 30mila gli stranieri beneficiari dei progetti sul territorio. «Chi fa lo Sprar resta fuori dai bandi della prefettura e questo sta diventando un incentivo fortissimo per i primi cittadini nell’assumersi le proprie responsabilità». È sufficiente ricordare le serrate di tanti piccoli centri contro le direttive prefettizie (i casi di Goro e Gorino) e, inversamente, le tante reti virtuose create da piccoli centri, in Veneto, Emilia Romagna e Lombardia, per ribadire la validità del 'modello Sprar': il ruolo di regia del Comune fa la differenza, senza dimenticare la necessità di individuare un ente gestore affidabile e riconosciuto, in grado di valorizzare le realtà presenti sul territorio, a partire dalle associazioni per arrivare alle parrocchie. La differenza sta proprio nella qualità dei servizi offerti ai richiedenti asilo, che da ospiti sopportati possono trasformarsi in risorse per i paesi che li accolgono, attraverso attività di volontariato sociale, lavori di pubblica utilità, corsi di apprendimento della lingua italiana. (Diego Motta)
 

Bolzano: la morte del bimbo iracheno Adan

Bolzano - Per fuggire da Kirkuk, nel Kurdistan iracheno in guerra, due anni fa lo aveva portato a spalle fino in Svezia, dentro uno zainetto artigianale. Ora del figlio disabile Adan, morto a 13 anni l’altro ieri all’ospedale di Bolzano, al padre Hussen Abldum Rahman è rimasto solo una delle ultime foto, in cui appare sereno in carrozzina nonostante la malattia invalidante. Proprio la caduta dalla sedia a rotelle venerdì scorso, mentre lo trasportavano alla mensa della Caritas altoatesina, gli aveva spezzato le gambe, provocando gravi conseguenze nel suo fisico già debilitato.
«Io ora chiedo soltanto un tetto per mia moglie e i miei tre figli. Ed una tomba per Adan», ha detto ieri papà Hussen ai giornalisti che lo informavano sulla solidarietà di tante associazioni e anche dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati: «Un bambino deve essere considerato prima di tutto come un bambino con bisogni specifici – ha dichiarato la portavoce dell’Acnur Stephane Jaquemet –, è una questione morale ancor prima che legale. Negare l’accoglienza a una famiglia con quattro figli minori di cui uno con disabilità è inaccettabile». A Bolzano da ieri mattina anche le autorità locali – dal presidente della Provincia Arno Kompatscher all’assessore competente Martha Stocker – si sono mobilitate per ricostruire una vicenda dai passaggi peraltro già chiari: il primo ottobre, respinti dalla Svezia che non li accoglieva più come profughi, i genitori e i quattro figli curdi scendono dal treno a Bolzano. Dormono la prima notte sotto un ponte, il giorno dopo vengono intercettati dai volontari di Sos Bolzano. Dopo un primo ricovero d’urgenza in ospedale per le condizioni di Adan vengono dimessi. Poi non riescono però ad ottenere protezione dai Servizi Sociali perché – è la spiegazione ufficiale – non ne hanno diritto a seguito della restrittiva 'Circolare Critelli', che in virtù di un accordo tra Stato e Provincia autonoma, applicato rigidamente in Questura, non garantisce alcuna forma di assistenza a chi viene da un altro Stato (o da un’altra regione) e non è inviato direttamente dal Ministero. «Questo provvedimento si è sempre rivelato inadeguato – fa notare amaramente il direttore della Caritas Alto Adige, Paolo Valente – perché non prevede fra l’altro il diritto del necessario soccorso a queste famiglie vulnerabili, con figli minori anche disabili. Lo avevamo denunciato un anno fa insieme alle altre associazioni di accoglienza con un’iniziativa simbolica ». A monte dei ritardi nell’accoglienza e quindi alla morte del tredicenne curdo ci sarebbe dunque questa procedura, oggi stigmatizzata da varie forza politiche (come i Verdi altoatesini).
Adan si è trovato sulla strada insieme con la sua famiglia, escluso dalle strutture pubbliche. «Li abbiamo accolti per una notte nella nostra chiesa, come usiamo fare con altri profughi – dice una signora della Comunità evangelica che ha agito d’intesa col pastore Michael Jaeger –, ma anche perché ci è sembrato necessario, normale, davanti ad una famiglia così». Venerdì poi la caduta accidentale e, due giorni dopo, il decesso sul quale ha ha preso posizione anche l’Asgi (l’Associazione Studi Giuridici per l’Immigrazione) che invoca l’accertamento delle responsabilità e, alla luce degli accordi europei di Dublino, chiede alla Provincia di Bolzano di ritirare la 'Circolare Critelli'. (D. Andreatta – Avvenire)
 

Mons. Perego: “anche per l’immigrazione vale il metodo pastorale di ascoltare, osservare e discernere”

Ferrara -  “Anche per l’immigrazione vale il metodo pastorale di ‘ascoltare, osservare e discernere’: cioè di costruire momenti d’incontro e relazioni con le persone immigrate, a partire dai consigli pastorali parrocchiali; di leggere con attenzione l’evoluzione del fenomeno sul proprio territorio, per costruire forme nuove di dialogo e di annuncio”. Lo ha affermato ieri, riferisce il SIR, l’Arcivescovo di Ferrara-Comacchio, Mons. Gian Carlo Perego, in occasione della festa della Madonna delle Grazie durante la quale ha pronunciato il tradizionale discorso alla città. L’Arcivescovo ha voluto “proporre un cammino per una ‘città ospitale’” parlando dell’accoglienza come “segno dei tempi”. Dopo aver ricordato alcuni dati relativi al fenomeno migratori, Mons. Perego ha osservato che “l’accoglienza e l’ospitalità verso lo straniero – come ha ricordato anche Papa Francesco nella sua recente visita a Bologna – identificano il cristiano e caratterizzano una Chiesa fedele al Vangelo”.
“Se l’accoglienza è la prima forma dell’evangelizzazione e della testimonianza cristiana nell’incontro con le persone immigrate, il fenomeno migratorio chiede anche un lavoro di discernimento dei cristiani e delle comunità che aiuti da una parte, in ambito socio-politico, a salvaguardare la dignità della persona umana; dall’altra, sul piano culturale e pastorale, se è importante sottolineare l’identità cristiana e il rispetto delle regole fondamentali della convivenza – come sottolineato da alcuni interventi magisteriali di vescovi Italiani - è altrettanto importante costruire regole e itinerari che valorizzino la ricchezza delle differenze culturali e religiose”. Riconoscendo che “talora, l’incontro, l’accoglienza e la convivenza creano scontri, conflittualità, incomprensioni, divisioni”, l’arcivescovo ha sottolineato che “la risposta non può essere la via breve del rifiuto, dell’ostilità (cioè la trasformazione dell’hospes in un hostis, dell’ospite in un nemico), bensì la strada della mediazione culturale e dell’integrazione, purtroppo oggi poco frequentata dalla cultura e dalla politica, non sempre valorizzata anche nel mondo ecclesiale”.
 
 

P. Baggio: “emigrare oggi significa affrontare grandi sacrifici e i bambini sono quelli a pagare il prezzo più alto”

Roma -  “Molti minori sono transitati in territorio italiano per recarsi in altri Paesi europei ma di loro non si ha più traccia. È stata denunciata la scomparsa di 28mila minori stranieri al 31 dicembre 2016, il 45% in più rispetto all’anno precedente. Non si sa quanti siano finiti nelle mani della criminalità”. Lo ha detto, questa mattina, padre Fabio Baggio, Sottosegretario della sezione migranti e rifugiati del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, in occasione della presentazione nella sede romana dell’Università Cattolica del progetto “Resilienza assistita. Buone pratiche nazionali e internazionali d’accoglienza di minori non accompagnati”. Padre Baggio ha indicato “la particolare attenzione” di Papa Francesco nei confronti dei minori stranieri soli, ai quali ha dedicato il messaggio per la Giornata del migrante e del rifugiato di quest’anno, come aveva già fatto Benedetto XVI nel 2008.
“Emigrare oggi significa affrontare grandi sacrifici e i bambini sono quelli a pagare il prezzo più alto, specialmente quando emigrano soli – ha spiegato il sottosegretario -. I fanciulli sono il gruppo più vulnerabile, quelli irregolari si devono nascondere e non godono di un accesso equo all’istruzione e alle cure mediche”. I rischi a cui vanno incontro molti adolescenti sono quelli di “essere avviati alla prostituzione, presi nel giro della pornografia, resi schiavi del lavoro minorile o arruolati come soldati”. “Nonostante le misure adottate da molteplici programmi nazionali, queste sfide sono complesse. Papa Francesco chiede di rispondere con tre verbi: proteggere, integrare e puntare a soluzioni durature”.
 

Festival della Migrazione: mercoledì la presentazione a Roma

Roma - Mercoledì 11 ottobre, alle ore 13,00, presso la sala stampa della Camera dei Deputati si terrà la conferenza stampa di presentazione della seconda edizione del “Festival della Migrazione” in programma a Modena dal 20 al 22 ottobre.
Il Festival è promosso da Fondazione Migrantes, Associazione Porta Aperta e IntegriaMo, con il patrocinio di Regione Emilia-Romagna e Comune di Modena, con il sostegno di Fondazione Cassa di Risparmio di Modena e di aziende del territorio. Sono 34 i soggetti aderenti, tra enti locali, mondo accademico, realtà ecclesiali e religiose, associazioni.
Saranno presenti alla conferenza stampa: Don Gianni De Robertis, Direttore generale Fondazione Migrantes; Luca Barbari, Presidente di Porta Aperta; Edoardo Patriarca, Parlamentare; Linda Laura Sabbadini - Statistica sociale; Giovanni Sarani dell’ Osservatorio di Pavia  membri del comitato scientifico, dei soggetti promotori e degli enti aderenti.
 

Rifugiati e migranti nel Mediterraneo, numeri ed esodi

Torino - E anche il terzo trimestre 2017 è ormai alle spalle. Rifugiati e migranti soccorsi e sbarcati in Italia dal 1° gennaio al 30 settembre: 105.210, – 20% rispetto allo stesso periodo del 2016, ma con un vero e proprio crollo a partire da luglio (dati Viminale) dopo l’avvio di una serrata cooperazione italiana in particolare, ma non solo, con il “Governo di accordo nazionale” libico di Fayez al-Sarraj.
Sulla “rotta” del Mediterraneo orientale, invece, i rifugiati/migranti arrivati in Grecia in questo 2017 sono poco più di 20 mila: ormai a tre quarti dell’anno, sono appena un ottavo di quelli registrati in tutto il 2016 (dati UNHCR, anche se ad agosto gli arrivi sono stati 3.700, il 64% in più rispetto a luglio, e la Guardia costiera turca ne ha intercettati più di 12 mila dall’inizio dell’anno).
Tendenza contraria, invece, sulla rotta periferica (fino a ieri) del Mediterraneo occidentale: fra gennaio e agosto 2017 (ultimo mese disponibile), registrati oltre 15 mila arrivi in Spagna, di cui 11 mila via mare e 4.000 via terra. Più del doppio rispetto allo stesso periodo del 2016. «Il numero di arrivi in Andalusia (6.000) è del 212% più elevato rispetto allo stesso periodo dello scorso anno – certifica lo Europe monthly report dell’UNHCR di agosto -. Tutti gli arrivi verrebbero dalla costa del Marocco. Da giugno si sono registrati in Spagna 2.700 arrivi via mare o via terra. Un numero crescente di famiglie siriane continua ad arrivare a Melilla. E nei primi sei mesi del ’17 sono 1.500 le richieste d’asilo presentate all’aeroporto di Madrid, il quadruplo rispetto al 2016».
Intanto, su tutte le rotte si continua a morire (e si continuerà a farlo, sbarramenti o non sbarramenti, fino a che i migranti forzati avranno pressoché soltanto queste vie “illegali” per raggiungere i Paesi del Sud Europa). Il Mediterraneo continua ad essere la frontiera più letale del mondo: 2.726 le vittime migranti di cui si ha già notizia solo quest’anno (stima minima OIM). In termini assoluti, dato il crollo di arrivi totali, la cifra è in forte diminuzione.
Però nel complesso quest’anno è aumentata, anzi raddoppiata l’incidenza di morti sugli arrivi: in questo 2017, ogni 100 sbarcati fra Grecia, Italia e Spagna e Cipro due non ce l’hanno fatta, contro l’1% registrato l’anno scorso, in un contesto caotico e disumano di traffici criminali, omissioni e carenze ancora irrisolto. Tra l’altro, nel Mediterraneo centrale, dove l’incidenza delle vittime è ancora più grave, «gli operatori OIM in Libia e in Italia riferiscono che i trafficanti adoperano sempre più spesso battelli inadatti a tenere il mare… In più gli imbarchi in Libia per i passaggi verso l’Europa non sono più stati limitati alle stagioni di bel tempo: il quadrimestre fra novembre 2016 e febbraio 2017 ha visto 35.448 arrivi in Italia, il 61% in più rispetto ai mesi invernali del 2015-2016» (OIM, luglio 2017).
Intanto, rispetto al 2016 le vittime risultano in netto aumento assoluto sulla rotta occidentale, quella verso il territorio spagnolo: già 131 quest’anno, contro le 128 registrate in tutto il 2016.
In poco più di tre anni e mezzo, dal 2014 ad oggi nelle acque del Mediterraneo hanno perso la vita almeno 14.900 persone. Ma alla contabilità funebre che circonda la fortezza-Europa si devono aggiungere anche le vittime migranti sulle rotte via terra del Nordafrica, oltre 2.700 nello stesso periodo (sempre una stima prudenziale OIM) per fame, sete, malattie, maltempo, violenze. E i 296 morti negli stessi confini europei, sempre fra 2014 e 2017 (78 quelli già registrati nell’anno in corso). L’ONG Medici per i diritti umani (MEDU) ha presentato a Roma l’aggiornamento 2017 della mappa interattiva “Esodi” sulle rotte migratorie dai Paesi sub-sahariani verso l’Europa.
Con storie e focus l’hanno realizzata i team di MEDU che hanno assistito rifugiati e migranti e raccolto 2.600 testimonianze in Italia e Nord Africa (di cui la metà solo in questo 2017) insieme ad alcuni protagonisti diretti del viaggio. Quella che segue è solo una delle tante testimonianze che il progetto “Esodi” ha raccolto sul Paese dove la situazione dei diritti umani è più drammatica, la Libia al centro delle iniziative di cooperazione-contenimento guidate da Italia e UE.
A rilasciarla nello scorso luglio nell’hotspot di Pozzallo agli operatori di MEDU è stato X.Y., del Camerun, 25 anni: «La prima volta che sono partito in mare la guardia costiera libica ci ha intercettato e ci ha riportato a terra. Ci ha condotto in una prigione a Zawiya che si chiama Ossama Prison… Quello che differenzia questa prigione dalle altre è il fatto che se si paga il riscatto si è sicuri che si verrà rilasciati, cosa non sempre vera per le altre prigioni. Avvengono infinite crudeltà e torture lì dentro ma finalizzate ad ottenere i soldi, non la violenza diffusa che si vede negli altri posti. Questa prigione viene monitorata da una commissione di europei una volta al mese. Durante la visita mensile le guardie fanno sparire tutti gli strumenti di tortura, le catene e aprono tutte le celle, così che sembri un campo profughi piuttosto che una prigione. Poi quando la visita è finita tutto ricomincia come prima». (Giovanni Godio)
 

Spettacolo Viaggiante: domani un convegno alla Camera dei deputati sui bisogni educativi degli alunni itineranti

Roma - “Bisogni educativi degli alunni itineranti”.  Questo il tema della seconda edizione del convegno che si svolgerà domani mattina alla Camera dei deputati (Sala Aldo Moro). La prima edizione si è svolta lo scorso anno a Bergantino, paese delle giostre, dove vivono numerose famiglie di esercenti dello spettacolo viaggiante residenti, e da anni si svolge una interessante sperimentazione per i giovani dello spettacolo viaggiante. 
Al convegno interverranno il deputato Edoardo Patriarca, don Gianni De Robertis, direttore generale della Fondazione Migrantes, Alessandro Serena, storico del circo che si soffermerà sulle difficoltà e i problemi degli alunni itineranti per conseguire il diploma di scuola superiore. Seguiranno interventi che illustreranno il progetto affidati a M. Elisabetta Soffritti, Marco  Menabò, M. Eletta Milelli, Valeria Ravelli seguiti da diverse testimonianze.
 

Nati in Italia, eppure stranieri: niente campionato di basket

Castel Volturno - È un Tam Tam di nome e di fatto quello partito da Castel Volturno. Dove da settimane va in onda una storia che è lo specchio delle difficoltà con cui l’Italia sa costruire una vera integrazione. Una storia che parla di Africa e di pallacanestro, di volontà d’inserirsi e di assurdità della burocrazia. E che racconta la delusione di chi vorrebbe ma non può: «È come darci una ferita al cuore – racconta in un italiano più che corretto Joseph (nome di fantasia) –. Io quando gioco sono felice. Ma non possiamo fare una squadra, e questo mi fa arrabbiare. Dicono che non si può perché siamo stranieri. Ma io sono nato in Italia».
Hanno tutti dai 10 ai 16 anni e sono nati nelle terre del litorale domizio da immigrati africani che qui, spesso sfruttati, si sono però stabilizzati. Hanno imparato ad amare la palla a spicchi, quella che sul parquet fa appunto 'tam tam' (da qui il nome della società sportiva e del progetto), ma non possono giocare nei campionati giovanili perché, in base alle norme di Coni e Fip (la federazione pallacanestro), risultano stranieri e il regolamento dispone che ogni team non ne possa avere più di due.
A dar voce allo sconforto di questi ragazzi, per evitare che si sentano, ancora di più, stranieri nel Paese in cui sono nati, è un campione d’Italia, il loro coach Massimo Antonelli (uno scudetto con la Virtus Bologna nel 1976, ha giocato anche a Mestre e Napo-li), 64 anni, che ha promosso il manifesto-appello 'Io sto con Tam Tam Basket' per chiedere un’apposita deroga agli organismi sportivi. «Il mio è un progetto di inclusione sociale – ha raccontato Antonelli – attraverso lo sport, che è prima di tutto un gioco, ma che si basa sull’importanza del sacrificio e del lavoro per raggiungere gli obiettivi e comporta l’accettazione di regole precise. Il nostro gruppo? Conta al momento una quarantina di ragazzi, tra maschi e femmine».
A rilanciare l’appello di coach Antonelli è, nel campo politico, Michele Anzaldi, deputato del Pd attento ai temi sociali. «Sul documento – afferma – è in corso una raccolta di firme. È significativo che questa storia accada sul litorale casertano, dove la massiccia presenza di immigrati, oltre 10mila, ha spinto il governo Gentiloni a inviare qualche settimana fa un commissario straordinario per l’integrazione sociale. E tutto ciò sta accadendo in Italia – osserva ancora Anzaldi –. La stessa nazione che allo Stadio dei Marmi nel 2013, in occasione del Mennea Day, con il Coni celebrò Tommie Smith (l’olimpionico dei 200 metri di Mexico 1968 che alzò il pugno sul podio in segno di protesta per i diritti umani calpestati negli Usa, ndr) con un discorso del presidente Malagò».
Il Coni sta tentando di trovare una soluzione, ma per ora Malagò, interpellato da Radio Capital, si è limitato a dire che «lo ius soli è una legge che va approvata, siamo l’unico Paese al mondo che non può far giocare in nazionale ragazzi così». Un impegno che non basta ad Anzaldi: «So bene che i regolamenti rispondono all’importante autonomia delle federazioni, va escogitata però una deroga di tipo eccezionale. Non si può non tener conto delle caratteristiche particolari di quel territorio, che si può equiparare in effetti a una 'zona di guerra'. Questi sono ragazzi che non vanno a delinquere e che faticano in palestra per integrarsi, impegnandosi con il rigore che può dare loro solo una disciplina sportiva. La risposta dello Stato non può essere la chiusura». (Eugenio Fatigante – Avvenire)
 

Più forte dei tradimenti, il progetto di Dio è vino di festa

Il Vangelo della Domenica (Letture: Isaia 5, 1-7; Salmo 79; Filippesi 4, 6-9; Matteo 21, 33-43)
Gesù amava le vigne, doveva conoscerle molto bene e deve averci anche lavorato. Le osservava con occhi d'amore e nascevano parabole, ben sei sono riferite dai Vangeli. Ha adottato la vite come proprio simbolo (io sono la vite e voi i tralci, Gv 15,5) e al Padre ha dato nome e figura di vignaiolo (Gv 15,1). Lanza del Vasto ha intitolato un suo libro con questa immagine visionaria: L'arca aveva una vigna per vela. L'arca della nostra storia, quella che salva l'umanità, l'arca che galleggia sulle acque di questi ininterrotti diluvi e li attraversa, è sospinta da una vela che è Cristo-vite, della quale noi tutti siamo tralci. Insieme catturiamo il vento di Dio, il vento del futuro. Noi la vela, Dio il vento.
Ma oggi Gesù racconta di una vigna con una vendemmia di sangue e tradimento. La parabola è trasparente. La vigna è Israele, siamo noi, sono io: tutti insieme speranza e delusione di Dio, fino alle ultime parole dei vignaioli, insensate e brutali: «Costui è l'erede, venite, uccidiamolo e avremo noi l'eredità!».
Il movente è avere, possedere, prendere, accumulare. Questa ubriacatura per il potere e il denaro è l'origine delle vendemmie di sangue della terra, «radice di tutti i mali» (1Tm 6,10). 
Eppure come è confortante vedere che Dio non si arrende, non è mai a corto di meraviglie e ricomincia dopo ogni tradimento ad assediare di nuovo il cuore, con altri profeti, con nuovi servitori, con il figlio e, infine, anche con le pietre scartate. Conclude la parabola: «Che cosa farà il Padrone della vigna dopo l'uccisione del Figlio?» La soluzione proposta dai giudei è logica, una vendetta esemplare e poi nuovi contadini, che paghino il dovuto al padrone. Gesù non è d'accordo, Dio non spreca la sua eternità in vendette. E infatti introduce la novità propria del Vangelo: la storia perenne dell'amore e del tradimento tra uomo e Dio non si conclude con un fallimento, ma con una vigna nuova.
«Il regno di Dio sarà dato a un popolo che ne produca i frutti». E c'è un grande conforto in queste parole. I miei dubbi, i miei peccati, il mio campo sterile non bastano a interrompere la storia di Dio. Il suo progetto, che è un vino di festa per il mondo, è più forte dei miei tradimenti, e avanza nonostante tutte le forze contrarie, la vigna fiorirà.
Ciò che Dio si aspetta non è il tributo finalmente pagato o la pena scontata, ma una vigna che non maturi più grappoli rossi di sangue e amari di tristezza, bensì grappoli caldi di sole e dolci di miele; una storia che non sia guerra di possessi, battaglie di potere, ma produca una vendemmia di bontà, un frutto di giustizia, grappoli di onestà e, forse, perfino acini o gocce di Dio tra noi. (Ermes Ronchi)

 

 

 

Ius soli: il 13 ottobre in piazza Montecitorio per il “Cittadinanza day”

Roma - Venerdì 13 ottobre la società civile, insegnanti, genitori e alunni, torneranno a manifestare insieme al movimento #Italianisenzacittadinanza e alla Campagna “L’Italia sono anch’io” per trasformare Piazza Montecitorio nella “Piazza della Cittadinanza”: laboratori creativi, flash mob, cori e palloncini tricolore per ribadire “la necessità del voto immediato della riforma che introduce lo ius soli temperato e lo ius culturae”. Chiederanno ai rappresentanti di Senato e Governo di “dimostrare senso di responsabilità verso i bambini e le bambine che in Italia crescono, votando immediatamente la riforma”. Secondo il movimento #ItalianiSenzacittadinanza e l’Italia sono anch’io, “è questo il momento per votare una legge che sancisce il principio che ‘chi cresce in Italia è italiano’, riconoscendo così la ricchezza interculturale dell’Italia di oggi, miglior antidoto alle preoccupanti derive razziste e ai discorsi d’odio”. “Basta giocare, per motivi elettorali, con le vite di quasi un milione di italiani non riconosciuti tali (815mila alunni e alunne al 31 dicembre 2016, fonte Miur)”, concludono. All’iniziativa hanno già aderito la rete degli “Insegnanti per la cittadinanza”, che hanno lanciato uno sciopero della fame cominciato il 3 ottobre e promosso iniziative nelle scuole in tutta Italia, e altre realtà del mondo della scuola.
 

CCEE: la chiesa ama l’Europa

Roma - “La Chiesa ama l’Europa e crede nel suo futuro”. È un messaggio di speranza nel futuro del continente europeo nonostante i venti di populismo, chiusura delle frontiere, sfiducia nel progetto di Unione che soffiano su questa antica terra. Lo rivolgono i Vescovi Presidenti di tutte le Conferenze Episcopali d’Europa da Minsk al termine dell’assemblea plenaria che si è svolta nei giorni scorsi. “Nonostante le spinte che tendono a isolare crediamo a quella unità di ideali spirituali ed etici che da sempre è l’anima e il destino dell’Europa. Così come crediamo ad un continuo cammino di riconciliazione che è parte non solo della storia, ma della vita, e che porta al rispetto e alla valorizzazione delle diverse tradizioni e religioni oltre ogni estremismo”. I vescovi invitano l’Europa ad aprirsi “alla religione, alla trascendenza, alla relazione solidale, alla comunione” e al Vangelo. È questa l’anima che ha ispirato “il cammino non sempre facile dell’Europa” e “illuminato anche “lo stesso fenomeno dell’immigrazione”, nel “segno dell’accoglienza”.
 

Migrazioni: un corso alla Pontificia Facoltà teologica dell’Italia Meridionale

Roma - “I flussi migratori di ieri e di oggi: problema o risorsa?”. È il titolo del ciclo di lezioni organizzato dalla Pontificia Facoltà teologica dell’Italia meridionale (Pftim) sezione San Luigi. Il percorso, si legge in una nota della Pftim – sarà offerto da padre Emanuele Iula e articolerà spunti tratti dalla filosofia politica, dall’ermeneutica biblica e dalla sociologia delle migrazioni: come valutare il fatto antico e nuovo delle migrazioni? Cosa accade nella modernità? Come si configura la questione dell’accoglienza? Un’occasione preziosa per approfondire un tema di urgente attualità al di là dei luoghi comuni e delle contrapposizioni ideologiche”. Le lezioni fanno parte del più ampio programma offerto dal biennio di specializzazione in “Teologia fondamentale – Teologia dell’esperienza religiosa nel contesto del Mediterraneo”. Il corso sulle migrazioni si svolge tutti i giovedì, dal 12 ottobre al 18 gennaio, presso la sezione San Luigi della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, in viale sant’Ignazio di Loyola 51, dalle ore 18 alle 19,40. “Il corso – informa la nota – non richiede competenze previe. Verranno forniti tutti gli elementi necessari a comprendere la complessità di un fenomeno divenuto ormai strutturale nelle nostre società. Al corso sono pertanto invitati coloro che si interessano al tema delle migrazioni da più prospettive, operatori pastorali, assistenti sociali, filosofi e studiosi di scienze sociali”.
 

Il caffè sospeso ora va anche ai migranti

Milano - Tutto comincia nel 1905 a Milano, quando l’ingegner Desiderio Pavoni mette a punto la prima macchina da caffè espresso da bar: in questi ultimi, in tutt’Italia e nel mondo, nacque così l’usanza di sorbire la preziosa bevanda energetica in piedi. Il costo del caffè nei pubblici esercizi diminuì vertiginosamente. Nacque in seguito anche la magnanima abitudine, da parte degli avventori titolati e aristocratici, di pagare un caffè in più rispetto a quello necessario al consumo personale, dunque una tazzina del prezioso liquido nerastro "sospesa" in attesa del cliente "sbandato" e squattrinato che comunque ne avesse bisogno per cominciare cristianamente la giornata.
Oggi, nel centro di Napoli, quest’usanza "dolcissima" è ancora in pieno fervore e spesso ne usufruiscono proprio migranti stranieri che per sbarcare il lunario trascorrono "on the road" la maggior parte della giornata. Ne sa qualcosa, nel bene e nel male, l’amministratore dello storico e letterario Caffè Gambrinus, Arturo Sergio, che ha sistemato all’ingresso del locale un’antica caffettiera, al cui interno chi si senta voglia regalare un caffè a un senzatetto o a un ambulante che abbia la propria bancarella nella leopardiana via Toledo può, dopo averlo pagato, lasciar scivolare un tagliandino con scritto "sospeso". Ed è molto fervido questo singolare e benemerito commercio nei pressi della cattedrale in via Duomo, dove il bar "Tico" di Paolo Ronga distribuisce caffè gratuiti e prepagati ai più bisognosi.
 

CQIE: approvato risoluzione sugli effetti della Brexit per gli italiani in Inghilterra.

Roma - Questa mattina il Comitato per le questioni degli italiani all'estero ha approvato all'unanimità la risoluzione sugli effetti che la Brexit avrà per gli italiani residenti in Inghilterra. 
La risoluzione impegna il Governo ad adoperarsi, insieme ai partner dell’Unione europea, affinché si raggiunga al più presto un accordo che garantisca in ogni caso i diritti acquisiti dei cittadini italiani residenti nel Regno Unito e dei cittadini britannici residenti nei 27 paesi UE; a richiedere al Governo del Regno Unito il riconoscimento dell'iscrizione all'Aire come elemento di certificazione della residenza in Gran Bretagna; a vigilare, nel processo negoziale sui diritti dei cittadini, affinché le nuove norme per l'ottenimento del certificato di residenza risultino semplici, rapide e non introducano alcuna forma di discriminazione tra le diverse nazionalità dei cittadini europei residenti nel Regno Unito; ad evitare che in fase di applicazione dell’accordo sui diritti dei cittadini siano introdotte a livello amministrativo disposizioni volte a limitare fortemente tali diritti, in particolare eventuali certificazioni sulla conoscenza della lingua inglese o attestazioni di permanenza ininterrotta nel tempo, peraltro difficili da reperire. 
Il Comitato, inoltre, ha chiesto che la risoluzione venga al più presto calendarizzata e votata in aula prima che il Presidente del Consiglio riferisca sul vertice europeo del 19-20 ottobre. 
 

Scalabriniane: quando batte il cuore dell’accoglienza si respira aria di solidarietà

Roma - “Ogni luogo d'Italia può essere Petruro Irpino, piccolo borgo rinato proprio grazie ai migranti”. Lo dichiara in una nota suor Neusa de Fatima Mariano, superiora generale delle Scalabriniane parlando del paese  campano che "era a rischio morte. Ora, grazie ai migranti, ai richiedenti asilo, la comunità si è fatta più grande – ha aggiunto - I cittadini hanno avviato iniziative di partecipazione e di inclusione. Il risultato lo si vede: la politica delle porte aperte ha reso possibile la riapertura delle scuole, si stanno ricoltivando le campagne, si offrono nuove opportunità di lavoro. Questa è la migrazione bella, virtuosa, positiva, un esempio che altre comunità che accolgono possono seguire. La storia testimonia che questa è la via giusta ogni volta che facciamo azioni concrete di inclusione. Ci sono Comuni italiani che si stanno caratterizzando in questo percorso, come anche lo è da tempo l'isola di Lampedusa. Quando batte il cuore dell'accoglienza - conclude - si respira aria di solidarietà, operosità, positività”.