Modena - Regina Catrambone, direttrice e fondatrice Moas al Festival della Migrazione, promosso da Fondazione Migrantes, Porta Aperta, Università di Modena e Reggio Emilia e da altri enti e associazioni del territorio, in corso di svolgimento a Modena...“La Libia...
Primo Piano
Sull’accoglienza dei migranti si gioca la qualità della nostra vita democratica
Modena -“Con la gestione dei migranti abbiamo aperto una ferita alla nostra democrazia e tradito gli articoli 10 e 35 della Costituzione. Abbiamo perso sussidiarietà, prospettiva e senso di responsabilità”. E’ stato molto esplicito mons. Gian Carlo Perego...
Festival della Migrazione: Prodi, serve una nuova via
Modena - Ritengo che il Festival della Migrazione a Modena sia un’occasione per comprendere il fenomeno della migrazione per ciò che è realmente e possa così contribuire alla costruzione di una nuova consapevolezza, all’interno della società...
Festival della Migrazione: oggi ospite mons. Galantino
Modena - Un programma molto ricco per la seconda giornata del Festival della Migrazione, sabato 21 ottobre. Al mattino, dalle 9, presso la Facoltà di Giurisprudenza, “Oltre il mare, riflessione sulle due sponde” con Regina Catrambon...
Guardare le persone negli occhi per andare oltre la paura e il disprezzo
Modena - “La chiave per una comunicazione corretta è guardare negli occhi i migranti”. Questa frase, di don Gianni De Robertis, sintetizza la sessione iniziale della seconda edizione del Festival della Migrazione dedicata al mondo dei media. Dopo i saluti delle istituzioni locali, dal sindaco al Prefetto, dal presidente della Fondazione Crmo al professor Zanetti del Crid di Unimore, si è snodata una tavola rotonda aperta dal saluto, in video, del presidente onorario del Comitato scientifico, Romano Prodi...
Conoscere per raccontare
Modena - “Occorre ridare un volto e una voce” ai migranti, “incontrarli, guardarli negli occhi, toccarli, come tante volte ripete, ma anzitutto vive, papa Francesco. Occorre che lo facciano i giornalisti e chi scrive sui social, ma occorre che lo facciamo anche noi”. A dirlo questa mattina il direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni De Robertis, intervenendo alla sessione di apertura del Festival della Migrazione sul tema “I migranti nella rete dei media, tra parole ostili e protocolli deontologici”. Il direttore Migrantes si è detto convinto che la questione migratoria, come quella sociale, è “anzitutto una questione culturale, una questione di onore”. Don De Robertis ha citato un passo dell’intervento di Papa Francesco al III incontro mondiale dei movimenti popolar dove indica “tre reti nelle quali i migranti – ha spiegato don De Robertis - rischiano di cadere e che occorre spezzare: la prima è la guerra, la persecuzione, la fame, da cui fuggono. La seconda sono le grinfie dei trafficanti di persone ai quali sono ancora costretti ad affidarsi. Infine la terza rete in cui rischiano di cadere una volta arrivati sulle nostre coste è quella dello sfruttamento, ma prima ancora quella del disprezzo”. Una rete del “disprezzo” alla quale “contribuiscono non poco i nostri media. E’ vero – ha quindi aggiunto - che nell’ultimo anno, secondo l’ultimo rapporto Carta di Roma, si deve registrare un certo progresso, sia nella quantità della comunicazione relativa ai migranti sia nel linguaggio, mentre la sede del disprezzo e dell’odio restano i social network, tuttavia c’è un dato per me molto significativo della mistificazione in atto che voglio sottolineare. E che a mio avviso ci indica in che direzione lavorare per aprire uno squarcio in questa rete. E’ quello che il prof. Ilvo Diamanti nel rapporto citato chiama L’invasione mediale degli immigrati senza volto. Se la comunicazione sui migranti è diventata un fatto quotidiano, essi però quasi sempre restano senza voce (ad es. nei nostri TG immigrati, migranti e rifugiati hanno voce solo nel 3% dei servizi) e senza volto. Quasi mai veniamo a sapere la loro storia, da dove vengono e perché partono. Più spesso sono oggetto di polemiche politiche. Nel 56% dei servizi sui migranti dei nostri TG intervengono esponenti politici o istituzionali. Il rischio allora è l’indifferenza, perdere il senso della pena e del dolore ma non la paura, abituarci al male …”D’altronde, come piangere vittime senza volto e senza nome? Tragedie riassunte in numeri, per quanto enormi, ma privi di identità?”.
Per il direttore Migrantes “occorre allora che la comunicazione non solo rispetti dei protocolli deontologici, ma nasca da un incontro con i migranti. E’ questo che fa la differenza”.
Per il direttore Migrantes “occorre allora che la comunicazione non solo rispetti dei protocolli deontologici, ma nasca da un incontro con i migranti. E’ questo che fa la differenza”.
Migrantes Cosenza-Bisignano: un convegno sui Minori stranieri non accompagnati
Cosenza: Si è svolto a Cosenza, su iniziativa dell’Ufficio Migrantes della diocesi di Cosenza-Bisignano, all’interno del progetto “Per una globalizzazione delle differenze”, il Seminario “Migranti minorenni: vulnerabili e senza voce: i minori stranieri non Accompagnati nel nuovo contesto normativo”. Ad introdurre i lavori Pino Fabiano, direttore dell’ufficio Migrantes di Cosenza-Bisignano, che ha sottolineato la volontà da parte dell’ufficio stesso di avviare un’attività di sensibilizzazione sul territorio rispetto al tema dei MSNA.
Maurizio Alfano, Coordinatore della Consulta MSNA dell’Ufficio Garante Infanzia e Adolescenza Calabria ha informato i partecipanti su come siano 16 mila i bambini e gli adolescenti stranieri che arrivano nel nostro paese soli che fuggono da guerre, da povertà e da catastrofi naturali e che rischiano di scomparire vittime dello sfruttamento e della tratta (ne sono rimasti solo 8mila nel circuito dell'accoglienza).
Dopo l’invito di Alfano a prendersi cura di un minore arrivato in Italia senza adulti di riferimento e assisterlo nella sua crescita per diventare un loro punto di riferimento, tutelare i loro interessi, ascoltare i loro bisogni, coltivare le loro potenzialità, garantire la salute e tutto ciò che la vita finora ha loro negato, si è passati all’intervento di Giacomo Anastasi del Centro Mediterraneo “G. La Pira” - Pozzallo (RG) che ha illustrato la legge per la protezione e l’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati (L.47/2017), nota Legge Zampa, che promuove la figura del tutore volontario del minore non accompagnato e ha comunicato ai presenti che nelle prossime settimane sarà avviato con il sostegno della Fondazione Migrantes il Corso per Tutori Volontari per MSNA .
A seguire tre testimonianze di Nicola Emanuele della Comunità MSNA “Luna Rossa” – Lamezia Terme (CZ) che ha raccontato l’ esperienza di accoglienza e di lavoro di accompagnamento con i tutori, di Antonio Pacillo della Camera Minorile “G. Mazzotta” – Cosenza che ha portato l’esperienza degli anni passati di impegno sul tema della tutela dei MSNA e la disponibilità a future collaborazioni, e Gaetano e Giulia Gabriele dell’Ufficio di Pastorale Familiare diocesano che hanno raccontato della loro esperienza di famiglia aperta che a Rogliano sta collaborando con una realtà di accoglienza di MSNA. Le conclusioni del seminario hanno visto Mons. Francesco Nolè - Arcivescovo di Cosenza- Bisignano incoraggiare il lavoro che l’ufficio Migrantes sta portando avanti sottolineando come sia necessario un cambiamento culturale nelle comunità cristiane e civili che ci aiuti a vivere la diversità non come differenza ma come opportunità reciproca di crescita.
Maurizio Alfano, Coordinatore della Consulta MSNA dell’Ufficio Garante Infanzia e Adolescenza Calabria ha informato i partecipanti su come siano 16 mila i bambini e gli adolescenti stranieri che arrivano nel nostro paese soli che fuggono da guerre, da povertà e da catastrofi naturali e che rischiano di scomparire vittime dello sfruttamento e della tratta (ne sono rimasti solo 8mila nel circuito dell'accoglienza).
Dopo l’invito di Alfano a prendersi cura di un minore arrivato in Italia senza adulti di riferimento e assisterlo nella sua crescita per diventare un loro punto di riferimento, tutelare i loro interessi, ascoltare i loro bisogni, coltivare le loro potenzialità, garantire la salute e tutto ciò che la vita finora ha loro negato, si è passati all’intervento di Giacomo Anastasi del Centro Mediterraneo “G. La Pira” - Pozzallo (RG) che ha illustrato la legge per la protezione e l’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati (L.47/2017), nota Legge Zampa, che promuove la figura del tutore volontario del minore non accompagnato e ha comunicato ai presenti che nelle prossime settimane sarà avviato con il sostegno della Fondazione Migrantes il Corso per Tutori Volontari per MSNA .
A seguire tre testimonianze di Nicola Emanuele della Comunità MSNA “Luna Rossa” – Lamezia Terme (CZ) che ha raccontato l’ esperienza di accoglienza e di lavoro di accompagnamento con i tutori, di Antonio Pacillo della Camera Minorile “G. Mazzotta” – Cosenza che ha portato l’esperienza degli anni passati di impegno sul tema della tutela dei MSNA e la disponibilità a future collaborazioni, e Gaetano e Giulia Gabriele dell’Ufficio di Pastorale Familiare diocesano che hanno raccontato della loro esperienza di famiglia aperta che a Rogliano sta collaborando con una realtà di accoglienza di MSNA. Le conclusioni del seminario hanno visto Mons. Francesco Nolè - Arcivescovo di Cosenza- Bisignano incoraggiare il lavoro che l’ufficio Migrantes sta portando avanti sottolineando come sia necessario un cambiamento culturale nelle comunità cristiane e civili che ci aiuti a vivere la diversità non come differenza ma come opportunità reciproca di crescita.
Papa Francesco: né trucchi né ipocrisie, solo verità del cuore
Città del Vaticano - Il Signore ci dia la grazia della “verità interiore”. Questa la preghiera del Papa nella Messa mattutina a Casa Santa Marta, soffermandosi sulla Lettera di San Paolo apostolo ai Romani, in cui si esorta ad aderire con un atto di fede a Dio, spiegando quale sia il “vero perdono di Dio”, quello cioè - dice Francesco - che è “gratuito”, che viene “dalla sua grazia”, “dalla sua volontà”, e non certamente quello che “pensiamo di avere per le nostre opere”.
“Le nostre opere sono la risposta all’amore gratuito di Dio, che ci ha giustificato e che ci perdona sempre. E la nostra santità è proprio ricevere sempre questo perdono, per questo finisce citando il Salmo che abbiamo pregato: “Beati quelli le cui iniquità sono state perdonate e i peccati sono stati ricoperti. Beato l’uomo al quale il Signore non mette in conto il peccato”. E’ il Signore, Lui è quello che ci ha perdonato il peccato originale e che ci perdona ogni volta che andiamo da Lui. Noi non possiamo perdonarci i nostri peccati con le nostre opere, solo Lui perdona. Noi possiamo rispondere con le nostre opere a questo perdono”.
Nell’odierno Vangelo di Luca, prosegue poi il Papa, Gesù ci fa capire “un altro modo di cercare la giustificazione”, proponendoci l’immagine di “quelli che si credono giusti per le apparenze”: quelli cioè, dice Francesco, che sanno fare la “faccia di immaginetta”, come “se fossero santi”. Sono gli ipocriti, spiega il Pontefice. Dentro di loro “è tutto sporco”, ma esternamente vogliono “apparire” giusti e buoni, facendosi vedere quando digiunano, pregano o danno l’elemosina. Ma dentro il cuore non c’è nulla, “non c’è sostanza”, la loro “è una vita ipocrita”, la loro verità “è nulla”:
“Questi truccano l’anima, vivono del trucco, la santità è un trucco per loro. Gesù sempre ci chiede di essere veritieri, ma veritieri dentro al cuore e che se qualcosa appare che appaia questa verità, quello che è dentro al cuore. Per questo quel consiglio: quando tu preghi, vai a farlo di nascosto; quando tu digiuni, lì sì, truccati un po’, perché nessuno veda nella faccia la debolezza del digiuno; e quando tu dai l’elemosina che la tua mano sinistra non sappia quello che fa la destra, fallo di nascosto”. La loro, aggiunge il Papa, è “la giustificazione dell’apparenza”. Sono “bolle di sapone” che oggi ci sono e domani non ci sono più: “Gesù ci chiede coerenza di vita, coerenza fra quello che facciamo e quello che viviamo dentro. La falsità fa tanto male, l’ipocrisia fa tanto male, è un modo di vivere. Nel Salmo abbiamo chiesto la grazia della verità davanti al Signore. E’ bello quello che abbiamo chiesto: 'Signore, ti ho fatto conoscere il mio peccato, non l’ho nascosto, non ho coperto la mia colpa, non ho truccato la mia anima. Ho detto: ‘Confesserò al Signore le mie iniquità’ e tu hai tolto la mia colpa e il mio peccato'. La verità sempre davanti a Dio, sempre. E questa verità davanti a Dio è quella che fa spazio perché il Signore ci perdoni”. L’ipocrisia diventa così una “abitudine”: la via indicata da Francesco allora è quella di non accusare gli altri ma imparare “la saggezza di accusare se stessi”, senza coprire le nostre colpe davanti al Signore. (Giada Aquilino – Radio Vaticana)
“Le nostre opere sono la risposta all’amore gratuito di Dio, che ci ha giustificato e che ci perdona sempre. E la nostra santità è proprio ricevere sempre questo perdono, per questo finisce citando il Salmo che abbiamo pregato: “Beati quelli le cui iniquità sono state perdonate e i peccati sono stati ricoperti. Beato l’uomo al quale il Signore non mette in conto il peccato”. E’ il Signore, Lui è quello che ci ha perdonato il peccato originale e che ci perdona ogni volta che andiamo da Lui. Noi non possiamo perdonarci i nostri peccati con le nostre opere, solo Lui perdona. Noi possiamo rispondere con le nostre opere a questo perdono”.
Nell’odierno Vangelo di Luca, prosegue poi il Papa, Gesù ci fa capire “un altro modo di cercare la giustificazione”, proponendoci l’immagine di “quelli che si credono giusti per le apparenze”: quelli cioè, dice Francesco, che sanno fare la “faccia di immaginetta”, come “se fossero santi”. Sono gli ipocriti, spiega il Pontefice. Dentro di loro “è tutto sporco”, ma esternamente vogliono “apparire” giusti e buoni, facendosi vedere quando digiunano, pregano o danno l’elemosina. Ma dentro il cuore non c’è nulla, “non c’è sostanza”, la loro “è una vita ipocrita”, la loro verità “è nulla”:
“Questi truccano l’anima, vivono del trucco, la santità è un trucco per loro. Gesù sempre ci chiede di essere veritieri, ma veritieri dentro al cuore e che se qualcosa appare che appaia questa verità, quello che è dentro al cuore. Per questo quel consiglio: quando tu preghi, vai a farlo di nascosto; quando tu digiuni, lì sì, truccati un po’, perché nessuno veda nella faccia la debolezza del digiuno; e quando tu dai l’elemosina che la tua mano sinistra non sappia quello che fa la destra, fallo di nascosto”. La loro, aggiunge il Papa, è “la giustificazione dell’apparenza”. Sono “bolle di sapone” che oggi ci sono e domani non ci sono più: “Gesù ci chiede coerenza di vita, coerenza fra quello che facciamo e quello che viviamo dentro. La falsità fa tanto male, l’ipocrisia fa tanto male, è un modo di vivere. Nel Salmo abbiamo chiesto la grazia della verità davanti al Signore. E’ bello quello che abbiamo chiesto: 'Signore, ti ho fatto conoscere il mio peccato, non l’ho nascosto, non ho coperto la mia colpa, non ho truccato la mia anima. Ho detto: ‘Confesserò al Signore le mie iniquità’ e tu hai tolto la mia colpa e il mio peccato'. La verità sempre davanti a Dio, sempre. E questa verità davanti a Dio è quella che fa spazio perché il Signore ci perdoni”. L’ipocrisia diventa così una “abitudine”: la via indicata da Francesco allora è quella di non accusare gli altri ma imparare “la saggezza di accusare se stessi”, senza coprire le nostre colpe davanti al Signore. (Giada Aquilino – Radio Vaticana)
Orvieto: corso di formazione post laurea in “accoglienza per rifugiati e richiedenti asilo”
Orvieto - Ha preso il via ad Orvieto la prima edizione del corso di alta formazione post-laurea in “Tecnico specializzato in accoglienza per rifugiati, richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale”, che offre una qualifica professionale specialistica riconosciuta ed inserita negli standard nazionali del MIUR e del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
La classe al completo è formata dai 25 studenti che sono riusciti a partecipare a questo ambito corso, dove le domande pervenute sono state molte di più rispetto al numero di posti disponibili. Ragazzi e ragazze della Regione provenienti da Orvieto, Foligno e Perugia, ma anche persone arrivate dalla Puglia, dalla Basilicata, dal Lazio, dalla Toscana, dall’Emilia Romagna e dal Friuli Venezia Giulia. Un percorso formativo altamente specialistico di 244 ore che terminerà alla fine di Aprile 2018 per preparare nuove figure capaci de dirigere e coordinare con professionalità progetti di accoglienza di qualità rivolti a richiedenti asilo e rifugiati. Il corso, organizzato dai Centri Studi di Orvieto e Foligno in collaborazione con In Migrazione, vedrà la partecipazione di docenti dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), dello SPRAR (Ministero dell’Interno-ANCI) e delle più autorevoli realtà del terzo settore impegnate in questo settore. Un percorso molto articolato che si svilupperà tra lezioni frontali di Istituzioni e specialisti del settore, visite sul campo, role play e laboratori esperienziali e che è stato inserito dalla Regione Umbria nell’ambito degli standard nazionali che rispondono al Decreto del Ministero del Lavoro 30 giugno 2015 “Definizione di un quadro operativo per il riconoscimento a livello nazionale delle qualificazioni regionali e delle relative competenze, nell’ambito del repertorio nazionale dei titoli di istruzione e formazione e delle qualificazioni professionali di cui all’art. 8 del D.L. 16 gennaio 2013, n. 13”.
La classe al completo è formata dai 25 studenti che sono riusciti a partecipare a questo ambito corso, dove le domande pervenute sono state molte di più rispetto al numero di posti disponibili. Ragazzi e ragazze della Regione provenienti da Orvieto, Foligno e Perugia, ma anche persone arrivate dalla Puglia, dalla Basilicata, dal Lazio, dalla Toscana, dall’Emilia Romagna e dal Friuli Venezia Giulia. Un percorso formativo altamente specialistico di 244 ore che terminerà alla fine di Aprile 2018 per preparare nuove figure capaci de dirigere e coordinare con professionalità progetti di accoglienza di qualità rivolti a richiedenti asilo e rifugiati. Il corso, organizzato dai Centri Studi di Orvieto e Foligno in collaborazione con In Migrazione, vedrà la partecipazione di docenti dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), dello SPRAR (Ministero dell’Interno-ANCI) e delle più autorevoli realtà del terzo settore impegnate in questo settore. Un percorso molto articolato che si svilupperà tra lezioni frontali di Istituzioni e specialisti del settore, visite sul campo, role play e laboratori esperienziali e che è stato inserito dalla Regione Umbria nell’ambito degli standard nazionali che rispondono al Decreto del Ministero del Lavoro 30 giugno 2015 “Definizione di un quadro operativo per il riconoscimento a livello nazionale delle qualificazioni regionali e delle relative competenze, nell’ambito del repertorio nazionale dei titoli di istruzione e formazione e delle qualificazioni professionali di cui all’art. 8 del D.L. 16 gennaio 2013, n. 13”.
Consiglio europeo: si parla di frontiere sicure e rimpatri
Bruxelles - Sono 4, su 10, le pagine delle “Conclusioni” adottate dal Consiglio europeo sul tema “Migrazioni”. Molte le affermazioni di principio, apprezzamento e sostegno per l’azione italiana nel Mediterraneo, enfasi su chiusura delle frontiere e rimpatri. Qualche annotazione di principio e promessa di interventi per lo sviluppo di lungo periodo del continente africano. Nessun impegno, invece, sul piano dell’accoglienza solidale dei migranti che giungono sulle coste dell’Italia da parte degli altri Paesi Ue, in particolare di quelli che finora hanno tenuto le porte chiuse ed elevato barriere. “L’approccio perseguito dagli Stati membri e dalle istituzioni dell’Ue per assicurare il pieno controllo delle frontiere esterne sta dando i suoi frutti e deve essere consolidato”, si legge al primo punto. “Assistiamo nel complesso a una notevole riduzione dei flussi migratori ed è diminuito il numero di vittime in mare”. Le affermazioni di principio riguardano: “vigilanza per quanto riguarda tutte le rotte migratorie e capacità di reagire a ogni nuova tendenza”; “sostegno agli Stati membri direttamente colpiti o coinvolti, anche attraverso il supporto costante fornito dalle agenzie Ue”; “solida cooperazione con i partner internazionali nonché con i Paesi di origine, di transito e di partenza”; “riduzione degli incentivi alla migrazione illegale tramite rimpatri efficaci”. Le azioni politiche si rivolgono invece a “dimostrare il nostro pieno impegno nella cooperazione con la Turchia in materia di migrazione e nel sostegno ai Balcani occidentali” e a “riconoscere il significativo contributo apportato dall’Italia relativamente alla rotta del Mediterraneo centrale”. Il Consiglio “ribadisce l’importanza di collaborare con le autorità libiche e con tutti i vicini della Libia per rafforzare la capacità di gestione delle frontiere e sottolinea la necessità urgente di sostenere lo sviluppo delle comunità locali in Libia lungo le rotte migratorie”. Non manca un impegno, sulla carta, a “garantire finanziamenti sufficienti e mirati, anche tramite la finestra per l’Africa settentrionale del Fondo fiduciario dell’Ue per l’Africa, per sostenere le necessarie misure collegate alla migrazione nell’Africa settentrionale”. Il Consiglio europeo “rammenta che affrontare le cause profonde della migrazione e fornire opportunità economiche e sociali nei Paesi di transito e di origine fanno parte del suo approccio a lungo termine in materia di migrazione. In tale contesto il Consiglio europeo accoglie con favore il recente avvio del Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile, che sostiene gli investimenti in Africa e nei Paesi del vicinato europeo”. Infine si rimanda la riforma del sistema europeo comune di asilo che tornerà nell’agenda del summit nella riunione di dicembre “per raggiungere un consenso durante il primo semestre del 2018”.
Migrantes Benevento: al via il sesto corso di lingua araba
Benevento - L’ufficio diocesano Migrantes di Benevento, diretto da don Sergio Rossetti, comunica che sono aperte le iscrizioni al sesto corso base e intermedio di lingua araba. Ѐ possibile iscriversi fino al 31 ottobre recandosi all’ufficio Migrantes, presso la Cittadella della Carità “Evangelii Gaudium”, in via San Pasquale 11, dal lunedì al venerdì 9:30 alle 12:30 e dalle 15:30 alle 19:00. Per informazioni è possibile chiamare il numero 0824/25508 o scrivere a migrantes@diocesidibenevento.it indicando come referente Simona Barbato. Il costo dell’iscrizione è di 25 euro.
Il corso base partirà il 7 novembre dalle ore 16 alle 18, quello intermedio giovedì 9 novembre allo stesso orario per un totale di 30 ore complessive. Le lezioni, dirette dal docente di lingua madre, Moustafa Ghafir, dell’Associazione “Il Dialogo” con il quale da anni collabora con la Caritas diocesana per il dialogo interreligioso e il gruppo Facebook “Pace Alaykom”, si svolgeranno presso la Cittadella della Carità. Al termine dei corsi sarà consegnato un attestato di frequenza.
Il corso base partirà il 7 novembre dalle ore 16 alle 18, quello intermedio giovedì 9 novembre allo stesso orario per un totale di 30 ore complessive. Le lezioni, dirette dal docente di lingua madre, Moustafa Ghafir, dell’Associazione “Il Dialogo” con il quale da anni collabora con la Caritas diocesana per il dialogo interreligioso e il gruppo Facebook “Pace Alaykom”, si svolgeranno presso la Cittadella della Carità. Al termine dei corsi sarà consegnato un attestato di frequenza.
Centro Astalli: da UE un segnale di speranza per la riforma del sistema Dublino
Roma - Il Centro Astalli esprime “apprezzamento” per l’approvazione da parte della Commissione libertà civili del Parlamento europeo della modifica del Regolamento di Dublino, cardine del sistema comune in materia d’asilo. In particolare “reputiamo – spiega il Centro Astalli - un significativo passo avanti la proposta di abolizione del principio del paese di primo ingresso (secondo cui è competente all’esame della domanda d’asilo lo stato in cui il richiedente ha fatto il proprio ingresso nell’Unione europea) e l’introduzione di un sistema automatico e permanente di ricollocamenti in tutti i paesi dell’Unione secondo un sistema di quote”. Il Sistema terrebbe in considerazione oltre ai legami familiari, anche le preferenze motivate da legami linguistici e culturali che agevolerebbero un positivo percorso di integrazione del richiedente asilo in uno specifico stato membro.
Per padre Camillo Ripamonti, Presidente del Centro Astalli: “”oggi arriva dall’Europa un segnale di speranza. Prendere in considerazione il progetto migratorio di un rifugiato, valutare la sua storia personale e le sue prospettive di integrazione, nel decidere quale paese sarà competente ad esaminare la sua domanda di protezione internazionale, oltre ad essere un ragionevole atto di umanità e buon senso, è soprattutto il segno di una visione giuridica che guarda al futuro con lungimiranza e responsabilità. Ora – aggiunge - il Consiglio europeo continui su questa linea che rafforzerebbe l’Unione tra i singoli Stati e ci restituirebbe finalmente quell’idea di Europa unita che meritano le generazioni future”.
Per padre Camillo Ripamonti, Presidente del Centro Astalli: “”oggi arriva dall’Europa un segnale di speranza. Prendere in considerazione il progetto migratorio di un rifugiato, valutare la sua storia personale e le sue prospettive di integrazione, nel decidere quale paese sarà competente ad esaminare la sua domanda di protezione internazionale, oltre ad essere un ragionevole atto di umanità e buon senso, è soprattutto il segno di una visione giuridica che guarda al futuro con lungimiranza e responsabilità. Ora – aggiunge - il Consiglio europeo continui su questa linea che rafforzerebbe l’Unione tra i singoli Stati e ci restituirebbe finalmente quell’idea di Europa unita che meritano le generazioni future”.
Comunità S. Egidio: “Positivo il primo voto dell’Europarlamento per la riforma del Regolamento di Dublino”
Roma - La Comunità di Sant'Egidio “incoraggia” il Parlamento europeo a sostenere le prime modifiche del Regolamento di Dublino approvate ieri dalla Commissione Libertà Pubbliche. “Il voto a larga maggioranza – scrive in una nota la Comunità - dimostra che il fenomeno dell'immigrazione può essere affrontato dall'Europa in modo più unitario e, soprattutto, meno condizionato da strumentalizzazioni e paure che hanno il solo effetto di allontanare le soluzioni invece di favorirle”. È “necessario che si esca – aggiunge la nota - al più presto dall'obbligo del Paese di primo ingresso per la competenza della domanda di asilo per giungere ad un ricollocamento più equo dei migranti in tutti gli Stati dell'Unione e rispettare, in questo modo, il necessario "principio di solidarietà”.
Un altro elemento “positivo” è, per la comunità cattolica, la “facilitazione” prevista dei ricongiungimenti familiari, elemento che “contribuisce in modo strategico all'integrazione”. La Comunità di Sant'Egidio, che sta continuando, insieme alla Chiese protestanti italiane e alla CEI, in diversi progetti, il programma dei Corridoi Umanitari, auspica che “vengano prese sempre più in considerazione la possibilità di aprire nuove vie di ingresso legale in Europa”.
Un altro elemento “positivo” è, per la comunità cattolica, la “facilitazione” prevista dei ricongiungimenti familiari, elemento che “contribuisce in modo strategico all'integrazione”. La Comunità di Sant'Egidio, che sta continuando, insieme alla Chiese protestanti italiane e alla CEI, in diversi progetti, il programma dei Corridoi Umanitari, auspica che “vengano prese sempre più in considerazione la possibilità di aprire nuove vie di ingresso legale in Europa”.
Papa Francesco: la gratuità della salvezza di Dio apre le porte agli altri
Città del Vaticano - Il Signore ci dia memoria della “gratuità” della salvezza e della vicinanza di Dio e della concretezza delle opere di misericordia che vuole da noi, siano esse “materiali o spirituali”: così diventeremo persone che aiutano ad “aprire la porta” a noi stessi e agli altri. È la preghiera del Papa nella Messa mattutina a Casa Santa Marta. Prendendo spunto dall’odierno brano evangelico di Luca, in cui scribi e farisei si reputavano giusti e Gesù fa loro toccare con mano che Dio solo è giusto, Francesco spiega, riferisce la Radio Vaticana, perché i dottori della legge avessero “portato via la conoscenza”, con la “conseguenza” di “non entrare nel Regno e neppure lasciare entrare gli altri”. “Questo portare via la capacità di capire la rivelazione di Dio, di capire il cuore di Dio, di capire la salvezza di Dio - la chiave della conoscenza -, possiamo dire che è una grave dimenticanza. Si dimentica la gratuità della salvezza; si dimentica la vicinanza di Dio e si dimentica la misericordia di Dio. E quelli che dimenticano la gratuità della salvezza, la vicinanza di Dio e la misericordia di Dio, hanno portato via la chiave della conoscenza”. Si è dunque “dimenticato” la gratuità. E’ “l’iniziativa di Dio a salvarci e invece si schierano dalla parte della legge”: la salvezza - dice il Papa - “è lì, per loro”, arrivando in tal modo “ad un mucchio di prescrizioni” che di fatto diventano la salvezza. Così però “non ricevono la forza della giustizia di Dio”. La legge è invece sempre “una risposta all’amore gratuito di Dio”, che ha preso “l’iniziativa” di salvarci. E, aggiunge Francesco, “quando si dimentica la gratuità della salvezza si cade, si perde la chiave dell’intelligenza della storia della salvezza”, perdendo “il senso della vicinanza di Dio”: “Per loro Dio è quello che ha fatto la legge. E questo non è il Dio della rivelazione. Il Dio della rivelazione è Dio che ha incominciato a camminare con noi da Abramo fino a Gesù Cristo, Dio che cammina con il suo popolo. E quando si perde questo rapporto vicino con il Signore, si cade in questa mentalità ottusa che crede nell’autosufficienza della salvezza con il compimento della legge. La vicinanza di Dio”. Quando infatti manca la vicinanza di Dio, quando manca la preghiera, evidenzia il Papa, “non si può insegnare la dottrina” e neppure “fare teologia”, tanto meno “teologia morale”: Francesco ribadisce che la teologia “si fa in ginocchio, sempre vicino a Dio”. E la vicinanza del Signore arriva “al punto più alto di Gesù Cristo crocifisso”, essendo noi stati “giustificati” per il sangue di Cristo, come dice San Paolo. Per questo, spiega il Pontefice, le opere di misericordia “sono la pietra di paragone del compimento della legge”, perché si va a toccare la carne di Cristo, “toccare Cristo che soffre in una persona, sia corporalmente sia spiritualmente”. E inoltre mette in guardia dal fatto che, quando si perde la chiave della conoscenza, si arriva pure “alla corruzione”. Il Papa pensa infine alla “responsabilità” dei pastori, oggi nella Chiesa: quando perdono o portano via “la chiave dell’intelligenza”, chiudendo “la porta a noi e agli altri”. “Nel mio Paese ho sentito parecchie volte di parroci che non battezzavano i figli delle ragazze madri, perché non erano nati nel matrimonio canonico. Chiudevano la porta, scandalizzavano il popolo di Dio, perché? Perché il cuore di questi parroci aveva perso la chiave della conoscenza. Senza andare tanto lontano nel tempo e nello spazio, tre mesi fa, in un paese, in una città, una mamma voleva battezzare il figlio appena nato, ma lei era sposata civilmente con un divorziato. Il parroco ha detto: 'Sì, sì. Battezzo il bambino. Ma tuo marito è divorziato. Rimanga fuori, non può essere presente alla cerimonia'. Questo succede oggi. I farisei, i dottori della legge non sono cose di quei tempi, anche oggi ce ne sono tante. Per questo è necessario pregare per noi pastori. Pregare, perché non perdiamo la chiave della conoscenza e non chiudiamo la porta a noi e alla gente che vuole entrare”.
Migrantes: un primo passo la decisione della commissione su Trattato di Dublino
Roma - “E' una buona notizia, anche se si tratta soltanto ancora di un annuncio, di un inizio. Però è un segnale importante, perché questo trattato di Dublino è ormai sorpassato dalla realtà dei fatti, dal fato che ormai quasi tutti i richiedenti asilo approdano in Italia o in Grecia”. E’ quanto dice oggi don Gianni De Robertis, Direttore generale della Fondazione Migrantes, commentando la decisione della commissione libertà civili del Parlamento europeo che ha dato il primo via libera alla modifica del regolamento di Dublino firmata dalla relatrice svedese Cecilia Wikstrom. Il testo è passato con 43 sì e 16 no. Novità principale della misura è l'abolizione del principio del Paese di primo ingresso e l'introduzione di un sistema automatico e permanente di ricollocamenti in tutti i Paesi dell'Ue.
In una dichiarazione alla Radio Vaticana don De Robertis ha sottolineato che è giusto che sia l'Europa a farsi carico di questa situazione. “Forse – ha aggiunto - l'unica cosa che andrebbe considerata è che si tratta di persone e quindi non possono essere ricollocate, come si dice, senza essere anche prima ascoltate. Quindi dovrebbe essere presa in considerazione la loro volontà, così come quei legami che molti di loro hanno in alcuni Paesi d'Europa, dove hanno a volte parenti, amici, a cui legittimamente vogliono ricongiungersi". (R.I.)
In una dichiarazione alla Radio Vaticana don De Robertis ha sottolineato che è giusto che sia l'Europa a farsi carico di questa situazione. “Forse – ha aggiunto - l'unica cosa che andrebbe considerata è che si tratta di persone e quindi non possono essere ricollocate, come si dice, senza essere anche prima ascoltate. Quindi dovrebbe essere presa in considerazione la loro volontà, così come quei legami che molti di loro hanno in alcuni Paesi d'Europa, dove hanno a volte parenti, amici, a cui legittimamente vogliono ricongiungersi". (R.I.)
Peruviani in Italia: la festa del “Signore dei Miracoli”, una fede che non crolla
Roma - Ottobre, mese molto amato da noi peruviani. San Giovanni Paolo II lo definì “Quaresima peruviana”, in memoria della Passione di Cristo Signore dei Miracoli. Icona venerata da più di 300 anni, in Perù in un capannone dove oggi c’è il Santuario della Nazarena.
I Peruviani in Italia sono più o meno 110.000. In maggioranza donne che arrivano in Italia per fare le collaboratrici domestiche, le infermiere, le cameriere o le commesse. E tuttavia negli ultimi anni sono arrivati anche i familiari.
In ottobre, in quasi tutte le città dove si ritrovano, si fanno preghiere, novenari, tridui, rosari e piccole o grandi processioni con la venerata icona. Preghiamo e prepariamo così il futuro, questo nuovo spazio viene crescendo con i nuovi volti, c’è già una nuova Italia presente. Nei miei giri da nord a sud ho trovato molti di noi, persone che hanno combattuto e hanno raggiunto il sogno con tanta fatica e hanno ingoiato il pane amaro della sofferenza, ma mai hanno mollato la fede in Cristo Signore dei Miracoli, che questo 22 di ottobre rientra in Piazza San Pietro come ogni anno per partecipare all’Angelus del Santo Padre Papa Francesco per poi concludere con la Santa Messa in Vaticano presieduta dal vescovo ausiliare Mons. Gianrico Ruzza. Le città con la più alta densità di peruviani sono Milano (che da sola raccoglie il 34% dei peruviani in Italia), seguita da Roma, Torino e Firenze (rispettivamente con il 16,1%, il 10,3% e il 7,2%).
La fede ci fa evitare di cadere nel Noi e Loro, superare i pronomi, e i colori di un nuovo arcobaleno antropologico sociale e multiculturale va sorgendo nella fede. L’amore è il respiro della vita. Siamo fatti per amare dice Papa Francesco, perché nell’amore c’è la vita, nella sua privazione la vita è meno vivibile. L’umano non può vivere senza amore. Cristo Signore dei Miracoli è l’espressione dell’Amore del Padre verso tutti. Due cose importanti ho chiesto a tutti in questo mese missionario: Pregare per l’imminente viaggio apostolico del Santo Padre in Perù e per la pace nel mondo. Il Santo Padre troverà un Perù un po’ sofferente politicamente, socialmente in ricostruzione dopo l’alluvione e il terremoto, e soprattutto con una migrazione interna sudamericana dal Venezuela, dalla Colombia, dal Brasile e altre nazioni che vanno creando instabilità interna. Recitare costantemente il Santo Rosario farà dare al mondo la pace. (P. Emerson Campos Aguilar, Coordinatore nazionale Migrantes per la comunità peruviana in Italia)
I Peruviani in Italia sono più o meno 110.000. In maggioranza donne che arrivano in Italia per fare le collaboratrici domestiche, le infermiere, le cameriere o le commesse. E tuttavia negli ultimi anni sono arrivati anche i familiari.
In ottobre, in quasi tutte le città dove si ritrovano, si fanno preghiere, novenari, tridui, rosari e piccole o grandi processioni con la venerata icona. Preghiamo e prepariamo così il futuro, questo nuovo spazio viene crescendo con i nuovi volti, c’è già una nuova Italia presente. Nei miei giri da nord a sud ho trovato molti di noi, persone che hanno combattuto e hanno raggiunto il sogno con tanta fatica e hanno ingoiato il pane amaro della sofferenza, ma mai hanno mollato la fede in Cristo Signore dei Miracoli, che questo 22 di ottobre rientra in Piazza San Pietro come ogni anno per partecipare all’Angelus del Santo Padre Papa Francesco per poi concludere con la Santa Messa in Vaticano presieduta dal vescovo ausiliare Mons. Gianrico Ruzza. Le città con la più alta densità di peruviani sono Milano (che da sola raccoglie il 34% dei peruviani in Italia), seguita da Roma, Torino e Firenze (rispettivamente con il 16,1%, il 10,3% e il 7,2%).
La fede ci fa evitare di cadere nel Noi e Loro, superare i pronomi, e i colori di un nuovo arcobaleno antropologico sociale e multiculturale va sorgendo nella fede. L’amore è il respiro della vita. Siamo fatti per amare dice Papa Francesco, perché nell’amore c’è la vita, nella sua privazione la vita è meno vivibile. L’umano non può vivere senza amore. Cristo Signore dei Miracoli è l’espressione dell’Amore del Padre verso tutti. Due cose importanti ho chiesto a tutti in questo mese missionario: Pregare per l’imminente viaggio apostolico del Santo Padre in Perù e per la pace nel mondo. Il Santo Padre troverà un Perù un po’ sofferente politicamente, socialmente in ricostruzione dopo l’alluvione e il terremoto, e soprattutto con una migrazione interna sudamericana dal Venezuela, dalla Colombia, dal Brasile e altre nazioni che vanno creando instabilità interna. Recitare costantemente il Santo Rosario farà dare al mondo la pace. (P. Emerson Campos Aguilar, Coordinatore nazionale Migrantes per la comunità peruviana in Italia)
Migrantes: a Lodi il pellegrinaggio regionale dei migranti
Lodi - I migranti che vivono in Lombardia si ritroveranno domenica 22 ottobre a Lodi per l’annuale pellegrinaggio regionale promosso dagli uffici Migrantes delle diocesi lombarde. L’iniziativa si svolge quest’anno a Lodi in occasione del centenario della morte di Santa Francesca Cabrini, patrona dei migranti. L’appuntamento, sul tema “Santa Francesca Cabrini compagna, sorella, madre dei migranti”.
È alle 11.30 al Parco Isola Carolina, dove avrà luogo il raduno di tutti i partecipanti. Da qui, dopo un momento conviviale, le varie delegazioni dei diversi paesi partiranno verso alcune chiese per brevi momenti di preghiera. Alle 14.30 il pellegrinaggio verso la cattedrale dove alle 15.30 sarà celebrata l’Eucaristia presieduta dal vescovo di Lodi, Mons. Maurizio Malvestiti animata da vari gruppi etnici.
È alle 11.30 al Parco Isola Carolina, dove avrà luogo il raduno di tutti i partecipanti. Da qui, dopo un momento conviviale, le varie delegazioni dei diversi paesi partiranno verso alcune chiese per brevi momenti di preghiera. Alle 14.30 il pellegrinaggio verso la cattedrale dove alle 15.30 sarà celebrata l’Eucaristia presieduta dal vescovo di Lodi, Mons. Maurizio Malvestiti animata da vari gruppi etnici.
“Partire, arrivare, restare”: a Modena il Festival della migrazione 2017
Modena - “Diritto al viaggio: partire, arrivare e restare” è il grande tema dell’edizione 2017 (la seconda) del Festival della migrazione che si aprirà domani, fino al 22 ottobre a Modena.
L’iniziativa vedrà fra l’altro l’allestimento della mostra interattiva “In fuga dalla Siria” per i ragazzi delle scuole secondarie e per tutti i cittadini (questa proposta resterà aperta fino al 28) e si offre come un’occasione «per conoscere, riflettere, ascoltare e dare voce a chi non ne ha grazie a relatori di spessore, a dibattiti e a riflessioni che intendono accompagnare in un cammino che percorre le vie tortuose dell’umano». Al centro dell’attenzione, «aspetti spirituali e sociali, culturali e politici, giuridici e informativi, con in primo piano le storie di chi parte per arrivare e restare».
L’evento è preceduto già da questi giorni da un “Prefestival” tra Modena e Formigine e sarà seguito da un “Postfestival” sempre nel capoluogo di provincia ma anche a Carpi.
Il Festival della migrazione è promosso da Fondazione Migrantes, Associazione Porta Aperta e IntegriaMo con il patrocinio della Regione Emilia-Romagna e del Comune di Modena e con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena e di aziende del territorio. Sono 34 i soggetti aderenti, tra enti locali, mondo accademico, realtà ecclesiali e religiose e associazioni.
L’iniziativa vedrà fra l’altro l’allestimento della mostra interattiva “In fuga dalla Siria” per i ragazzi delle scuole secondarie e per tutti i cittadini (questa proposta resterà aperta fino al 28) e si offre come un’occasione «per conoscere, riflettere, ascoltare e dare voce a chi non ne ha grazie a relatori di spessore, a dibattiti e a riflessioni che intendono accompagnare in un cammino che percorre le vie tortuose dell’umano». Al centro dell’attenzione, «aspetti spirituali e sociali, culturali e politici, giuridici e informativi, con in primo piano le storie di chi parte per arrivare e restare».
L’evento è preceduto già da questi giorni da un “Prefestival” tra Modena e Formigine e sarà seguito da un “Postfestival” sempre nel capoluogo di provincia ma anche a Carpi.
Il Festival della migrazione è promosso da Fondazione Migrantes, Associazione Porta Aperta e IntegriaMo con il patrocinio della Regione Emilia-Romagna e del Comune di Modena e con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena e di aziende del territorio. Sono 34 i soggetti aderenti, tra enti locali, mondo accademico, realtà ecclesiali e religiose e associazioni.
Piemonte: “L’Italia siamo già noi!” dal 20 ottobre un presidio non stop
Torino – “Noi uomini e donne della società civile piemontese – associazioni, sindacati, gruppi informali – abbiamo deciso di mobilitarci al fine di non far calare l’attenzione sulle modifiche alla legge sulla cittadinanza n. 91/1992 che mirano a introdurre significativi miglioramenti per l’accesso alla cittadinanza dei minori di origine straniera, attualmente italiani di fatto ma non di diritto. Il 13 ottobre 2015 la Camera ha approvato il testo unificato in materia di cittadinanza che consentirebbe ai figli di immigrati nati o cresciuti nel nostro Paese di diventare italiani accedendo al cosiddetto ius soli e ius culturae. Da quella data, però, il testo è rimasto bloccato in Senato e, ancora oggi, non è stata prevista la calendarizzazione per la discussione…”.
Per sbloccare e concludere l’iter dello ius soli una rete di organismi piemontesi ha aderito all’appello Insegnanti per la cittadinanza lanciato da docenti ed educatori che porterà il mondo della scuola a mobilitarsi dal 3 ottobre al 3 novembre. Sarà l’inizio un mese di mobilitazione per affrontare il tema fuori e dentro le scuole attraverso alcune iniziative. Due quelle previste in queste settimane.
I cittadini e le associazioni che hanno organizzato il presidio di piazza Castello hanno deciso (sollecitati dalla “staffetta del digiuno“) di imprimere ulteriore forza al loro impegno estendendolo fino alla prima serata del 3 novembre, 24 ore su 24, per 15 giorni e notti. “Ci saranno tende e gazebo, tavoli e sedie, sarà un’occasione di incontro e confronto: vogliamo tenere alta l’attenzione sull’iter di questa legge e non far sentire soli gli italiani senza cittadinanza che ne beneficerebbero: vogliamo rappresentare quella parte di città che è pronta per questo cambiamento”. Durante il presidio, diviso in turni per i quali si cercano volontari, si farà informazione (attraverso cartelloni, volantini, interviste, confronto con passanti) e comunicazione (social network, video e articoli, organizzazione di eventi).
Il 3 novembre, invece, sarà organizzata una festa pubblica di piazza sul tema “L’Italia siamo già noi” «dove informare, cantare, ballare e danzare in favore dello ius soli e dello ius culturae».
In Piemonte la “campagna d’autunno” per lo lo ius soli oltre a singoli cittadini e cittadine è sostenuta da Italiani senza cittadinanza Piemonte, ACMOS, Convergenza delle culture, Arci Torino, Associazione per la Pace di Rivoli, Associazione donne dell’Africa subsahariana e seconde generazioni, LVIA, Associazione Radicale Adelaide Aglietta, Giovani democratici Associazione Inti Llaqta, CISL, CGIL ANOLF, Donne per la difesa della società civile e Coordinamento Non solo asilo. (Viedifuga.org)
Per sbloccare e concludere l’iter dello ius soli una rete di organismi piemontesi ha aderito all’appello Insegnanti per la cittadinanza lanciato da docenti ed educatori che porterà il mondo della scuola a mobilitarsi dal 3 ottobre al 3 novembre. Sarà l’inizio un mese di mobilitazione per affrontare il tema fuori e dentro le scuole attraverso alcune iniziative. Due quelle previste in queste settimane.
I cittadini e le associazioni che hanno organizzato il presidio di piazza Castello hanno deciso (sollecitati dalla “staffetta del digiuno“) di imprimere ulteriore forza al loro impegno estendendolo fino alla prima serata del 3 novembre, 24 ore su 24, per 15 giorni e notti. “Ci saranno tende e gazebo, tavoli e sedie, sarà un’occasione di incontro e confronto: vogliamo tenere alta l’attenzione sull’iter di questa legge e non far sentire soli gli italiani senza cittadinanza che ne beneficerebbero: vogliamo rappresentare quella parte di città che è pronta per questo cambiamento”. Durante il presidio, diviso in turni per i quali si cercano volontari, si farà informazione (attraverso cartelloni, volantini, interviste, confronto con passanti) e comunicazione (social network, video e articoli, organizzazione di eventi).
Il 3 novembre, invece, sarà organizzata una festa pubblica di piazza sul tema “L’Italia siamo già noi” «dove informare, cantare, ballare e danzare in favore dello ius soli e dello ius culturae».
In Piemonte la “campagna d’autunno” per lo lo ius soli oltre a singoli cittadini e cittadine è sostenuta da Italiani senza cittadinanza Piemonte, ACMOS, Convergenza delle culture, Arci Torino, Associazione per la Pace di Rivoli, Associazione donne dell’Africa subsahariana e seconde generazioni, LVIA, Associazione Radicale Adelaide Aglietta, Giovani democratici Associazione Inti Llaqta, CISL, CGIL ANOLF, Donne per la difesa della società civile e Coordinamento Non solo asilo. (Viedifuga.org)
Papa Francesco: appello per la Somalia
Città del Vaticano - “Questo atto terroristico merita la più ferma deplorazione, anche perché si accanisce su una popolazione già tanto provata”. Con queste parole papa Francesco ha voluto esprimere la sua condanna “per la strage avvenuta qualche giorno fa a Mogadiscio, Somalia, che ha causato oltre trecento morti, tra cui alcuni bambini”.
Davanti a quanto accaduto papa Francesco ha anche confidato il proprio personale “dolore”.
“Prego - ha aggiunto - per i defunti e per i feriti, per i loro familiari e per tutto il popolo della Somalia”. “Imploro - ha poi concluso papa Francesco - la conversione dei violenti e incoraggio quanti, con enormi difficoltà, lavorano per la pace in quella terra martoriata”.
Davanti a quanto accaduto papa Francesco ha anche confidato il proprio personale “dolore”.
“Prego - ha aggiunto - per i defunti e per i feriti, per i loro familiari e per tutto il popolo della Somalia”. “Imploro - ha poi concluso papa Francesco - la conversione dei violenti e incoraggio quanti, con enormi difficoltà, lavorano per la pace in quella terra martoriata”.