Primo Piano

Giovani imprenditori Confcommercio: a Roma il Forum Nazionale con un focus sui nuovi flussi migratori


Roma - Due giorni di incontri, dibattiti e confronti tra impresa, politica ed istituzioni che rappresentano il momento di sintesi di un percorso che negli anni “ci ha visti impegnati per supportare le giovani imprese del terziario di mercato nel loro processo di cambiamento e di innovazione. Un processo che si è reso sempre più importante in quest’era di profonda evoluzione di mercati, scenari e prospettive per le nostre imprese e per l’intero Paese”. L’edizione 2017 del Forum dei giovani imprenditori della Confcommercio, che si svolgerà da domani a mercoledì 8 novembre, avrà come tema principale quello della crescita.
Tra le sessioni quella di mercoledì mattina dedicata alla “Crescita della complessità: dall’invecchiamento della popolazione ai nuovi flussi migratori” alla quale interverrà  Delfina Licata della Fondazione Migrantes insieme ad Antonietta Mundo, già Coordinatore Statistico Attuariale dell'Inps; Alessandro Rosina, Professore Demografia nella Facoltà di Economia dell'Università Cattolica di Milano e Francesco Seghezzi, Direttore Fondazione Adapt.
 
 

Faim: un convegno a Roma su “Migrare in tempo di crisi: necessità, opportunità. Più tutele, più diritti”

Roma - Il Forum delle associazioni degli italiani nel mondo (FAIM) ha promosso il giorno 10 novembre prossimo un convegno sulla nuova emigrazione: “Migrare in tempo di crisi: necessità, opportunità. Più tutele, più diritti”.  Il convegno si svolgerà a Roma, presso la Sala Zuccari in Palazzo Giustiniani (Senato), dalle ore 9.30 alle 14.00. 
Il Convegno - spiega una nota - intende fare il punto su entità, tipologie, dinamiche e trend di sviluppo della nuova emigrazione dall’Italia. Al convegno, cui  parteciperanno le associazioni aderenti provenienti dai paesi di accoglienza della emigrazione italiana, sono previsti gli interventi della Presidenza del Senato e del Presidente del Comitato del Senato per le questioni degli italiani nel mondo, del Ministero degli esteri e del Lavoro, del Coordinamento delle Consulte regionali dell’emigrazione e del Segretario  generale  del CGIE.
Il FAIM, che raccoglie le maggiori federazioni italiane ed estere in rappresentanza di oltre 1.500 associazioni nel mondo, presenta nel convegno i primi risultati di un suo monitoraggio sulla nuova emigrazione svoltosi in diversi paesi.
Il tema del convegno sarà introdotto da Franco Narducci del Comitato di coordinamento del FAIM.
 

Migrantes: un sussulto di umanità

Roma - “Gli episodi drammatici di questi giorni, purtroppo, confermano quanto da più parti paventato”. Così don Gianni De Robertis, Direttore generale della Fondazione Migrantes commenta i morti in mare dei giorni scorsi. L’ultimo, ieri, a Salerno dove è arrivata la nave spagnola Cantabria con ben 26 cadaveri di donne a bordo. I dati forniti delle diminuzione degli sbarchi di migranti in Italia – ha aggiunto il direttore dell’organismo pastorale della CEI – “non significa affatto il venir meno delle cause che spingono oggi tanti migranti a fuggire dai propri Paesi e cercare altrove una speranza di vita. Anzi li espone ancor più alle violenze in terra libica e ai pericoli del viaggio”. “Preghiamo – aggiunge don De Robertis – perché ci sia un sussulto di umanità in chi ha, in Europa e in Italia, il potere di cambiare e in tutti noi ed in particolare in coloro che si dicono cristiani”.
 

Papa Francesco: davanti ai nostri peccati, lasciamoci “misericordiare” da Dio

Città del Vaticano - Quando Dio dà un dono, questo dono è irrevocabile: non lo dà oggi e lo toglie domani. Quando Dio chiama, quella chiamata rimane tutta la vita. Inizia da questa riflessione l’omelia del Papa a Casa Santa Marta, ispirata dal tema dell’ “elezione di Dio” presente nella odierna Lettera di San Paolo ai Romani.
Tre sono stati “nella storia della Salvezza, i doni e le chiamate di Dio al suo popolo”, spiega Francesco, “tutti irrevocabili” perché Dio è fedele: “il dono dell’elezione, della promessa e dell’alleanza”. E’ stato così per Abramo, ed è così per ciascuno di noi: “Ognuno di noi è un eletto, un’eletta di Dio. Ognuno di noi porta una promessa che il Signore ha fatto: ‘Cammina nella mia presenza, sii irreprensibile e io ti farò questo’. E ognuno di noi fa delle alleanze con il Signore. Può farle, non vuole farle - è libero. Ma questo è un fatto. E anche, dev’essere una domanda: come sento io l’elezione? O mi sento cristiano per caso? Come vivo io la promessa, una promessa di salvezza nel mio cammino, e come sono fedele all’alleanza? Come Lui è fedele?”.
Dunque davanti alla “fedeltà stessa” che è Dio, a noi non resta, soggiunge il Papa, che interrogarci: la sentiamo la Sua “carezza”, il Suo “prendersi cura” di noi e il Suo “cercarci” quando ci allontaniamo?
E ancora, prosegue Francesco riferendosi nuovamente a San Paolo: parlando dell'elezione di Dio, l'Apostolo torna ben “quattro volte” su due parole, “disobbedienza” e “misericordia”. Dove c’è l’una, nota il Papa, c’è stata l’altra, è questo il nostro cammino di Salvezza: “Questo vuol dire che nel cammino dell’elezione, verso la promessa e l’alleanza ci saranno peccati, ci sarà la disobbedienza, ma davanti a questa disobbedienza c’è sempre la misericordia. E’ come la dinamica del nostro camminare verso la maturità: sempre c’è la misericordia, perché Lui è fedele, Lui non revoca mai i suoi doni. E’ collegato: è collegato questo, che i doni sono irrevocabili, perché? Perché davanti alle nostre debolezze, ai nostri peccati c’è sempre la misericordia e quando Paolo arriva a questa riflessione, fa un passo in più: ma non di spiegazione a noi, ma di adorazione”.
 Adorazione e lode silenziosa, dunque, davanti a “questo mistero della disobbedienza e della misericordia che ci fa liberi", e davanti a "questa bellezza dei doni irrevocabili come sono l’elezione, la promessa e l’alleanza”, è l'invito finale che viene dal Papa: “Penso che può farci bene, a tutti noi, pensare oggi alla nostra elezione, alle promesse che il Signore ci ha fatto e come vivo io l’alleanza con il Signore. E come mi lascio – permettetemi la parola – misericordiare dal Signore, davanti ai miei peccati, alle mie disobbedienze. E alla fine, se io sono capace – come Paolo – di lodare Dio per questo che ha dato a me, a ognuno di noi: lodare e fare quell’atto di adorazione. Ma non dimenticare mai: i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili”. (G.Ceraso)
 
 

Papa Francesco: i migranti, sfida alla fede e all’amore dei credenti

Città del Vaticano - Per i credenti l’emergenza quotidiana, “la vicenda” dei migranti rappresenta una sfida, cioè “una provocazione alla fede e all’amore”, una sollecitazione a “sanare i mali derivanti dalle migrazioni e a scoprire il disegno che Dio attua in esse, anche qualora fossero causate da evidenti ingiustizie”. In questo senso il riferimento sono le “quattro pietre miliari del cammino della Chiesa attraverso la realtà delle migrazioni contemporanee: accogliere, proteggere, promuovere e integrare”. (cfr Messaggio per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato 2018). Così il Papa nel discorso rivolto ai membri della Federazione internazionale delle Università Cattoliche ricevute in Vaticano. Punto di partenza il convegno promosso alla Gregoriana sul tema “Rifugiati e Migranti in un mondo globalizzato: responsabilità e risposte delle università”.
E proprio sulla vocazione degli Atenei cattolici si è soffermata la riflessione di Francesco. In particolare, ha sottolineato il Pontefice il tema delle migrazioni interpella e richiama tre ambiti di competenza del mondo accademico di ispirazione cristiana, cioè quello della ricerca, quello dell’insegnamento e quello della promozione sociale. Il primo, che ha come criterio operativo il dialogo tra ragione e fede, chiama la realtà universitaria a “ulteriori studi sulle cause remote delle migrazioni forzate, con il proposito di individuare soluzioni praticabili, anche se a lungo termine, perché occorre dapprima assicurare alle persone il diritto a non essere costrette ad emigrare”. Ma, avverte il Papa “altrettanto importante” è “riflettere sulle reazioni negative di principio, a volte anche discriminatorie e xenofobe, che l’accoglienza dei migranti sta suscitando in Paesi di antica tradizione cristiana, per proporre itinerari di formazione delle coscienze”. E a questo proposito andrebbe valorizzato maggiormente l’apporto “dei molteplici apporti dei migranti e dei rifugiati alle società che li accolgono, come pure quelli di cui beneficiano le loro comunità di origine”. Il tutto senza mai dimenticare come la Chiesa abbia “sempre contemplato nei migranti l’immagine di Cristo, che disse: ‘Ero straniero e mi avete ospitato’ (Mt 25,35)”.
Due invece le sollecitazioni del Papa nell’ambito dell’insegnamento. Da una parte la realizzazione “di programmi volti a favorire l’istruzione dei rifugiati, a vari livelli, sia attraverso l’offerta di corsi anche a distanza per coloro che vivono nei campi e nei centri di raccolta, sia attraverso l’assegnazione di borse di studio che permettano la loro ricollocazione”, sia, ancora con l’impegno a lavorare per «il riconoscimento dei titoli e delle professionalità dei migranti e dei rifugiati, a beneficio loro e delle società che li accolgono”. Ma dall’altra parte occorre anche “formare in modo specifico e professionale gli operatori pastorali che si dedicano all’assistenza di migranti e rifugiati”. Quanto alla promozione sociale, invece l’università, soprattutto quella cattolica, è chiamata a farsi carico “della società in cui si trova a operare, esercitando anzitutto un ruolo di coscienza critica rispetto alle diverse forme di potere politico, economico e culturale”. Per quanto riguarda il complesso mondo delle migrazioni, la Sezione migranti e rifugiati del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale ha suggerito “20 Punti di Azione” come contributo al processo che porterà all’adozione, da parte della comunità internazionale, di due Patti Globali, uno sui migranti e uno sui rifugiati, nella seconda metà del 2018.
Ambiti, progetti, priorità che si riassumono nel compito urgente di “educare i propri studenti, alcuni dei quali saranno leader politici, imprenditori e artefici di cultura, a una lettura attenta del fenomeno migratorio, in una prospettiva di giustizia, di corresponsabilità globale e di comunione nella diversità culturale”. (Riccardo Maccioni - Avvenire)
 

Salerno: sbarca nave con a bordo 26 donne morte

Salerno - Ennesimo sbarco di migranti a Salerno, ma stavolta a bordo della nave spagnola Cantabria appena giunta al molo 3 gennaio ci sono ben 26 cadaveri di donne. "Una tragedia dell'umanità - dice il prefetto di Salerno, Salvatore Malfi - credo che la procura si attiverà da subito per valutare se possa trattarsi di altrettanti omicidi". Sulla nave viaggiano circa 400 migranti.
Le vittime potrebbero essere decedute per annegamento. Le autorità salernitane, che stanno effettuando accertamenti sulla vicenda, ritengono che sia ancora prematuro esprimersi sull'accaduto in modo più definito. Spiega il prefetto di Salerno, Salvatore Malfi: "Le donne decedute, di nazionalità presumibilmente nigeriana, sembra fossero a bordo di un gommone dove vi erano anche uomini. Il barcone è affondato e le donne purtroppo hanno avuto la peggio, in quanto soggetti più deboli". Il prefetto tenderebbe a escludere collegamenti con la tratta delle donne: "Le tratte seguono altre dinamiche e altri canali. Caricare le donne su un barcone sarebbe un investimento rischioso che i signori delle tratte non farebbero, potendo perdere la 'merce', come la chiamano loro, in un solo colpo". Sulla nave spagnola, questa mattina, è salito anche il pm Luca Masini che sta seguendo la vicenda. Tutte le salme verranno trasportate all'obitorio dell'ospedale di Salerno per un primo esame esterno, oltre che per un tampone, per scoprire se le donne morte abbiano anche  subito violenze. In base agli elementi raccolti, il professor Antonello Crisci, perito della Procura, insieme alla sua equipe, valuterà se procedere con le autopsie. Una volta ultimati tutti gli accertamenti, nove cadaveri verranno sepolti nel cimitero del Comune di Salerno e i restanti nei comuni limitrofi.
"Oggi Salerno si prepara con uno spirito diverso rispetto agli altri sbarchi. Abbiamo già avuto altri morti - aveva commentato in un primo momento il prefetto - ma su questa nave sarà tutto più complicato, anche come impatto morale. Siamo ancor di più in stretta collaborazione con la Procura della Repubblica perché i ventisei corpi potrebbero essere ventisei omicidi. Quello che va fatto, per esigenze di giustizia, andrà fatto. Credo che già stamattina il procuratore Masini valuterà se ci siano i presupposti per un'ipotesi di omicidio. Bisogna vedere se si trova qualche soggetto su cui concentrare l'attenzione o se si procederà contro ignori. Che qualcuno abbia fatto morire queste donne e non sia stato un fulmine arrivato dal cielo è una cosa ovvia".
Malfi sottolinea che grazie alla disponibilità del Comune di Salerno, del cimitero e dei cimiteri limitrofi sono già stati identificati i siti in cui accogliere le salme. Quanto ai 400 migranti presenti a bordo "non sono pervenute, al momento, notizie di particolari situazioni critiche a livello sanitario". Tra loro anche nove donne incinte.
 

Centro Astalli: appello per “rispetto dei diritti umani, salvaguardia e dignità dei migranti”

Roma - “Il Centro Astalli esprime profondo cordoglio per le oltre 30 vittime accertate nelle ultime ore nel Mediterraneo, nel tentativo di giungere in Europa”. È quanto si legge in una nota diffusa sabato nella quale si sottolinea che “in un momento in cui le partenze di migranti dalla Libia non sembrano più riscontrare interesse nelle agende mediatiche e politiche italiane, è sempre più necessario ribadire che è inaccettabile rimanere indifferenti davanti alla morte di persone in mare”. Il Centro Astalli chiede a istituzioni nazionali e sovranazionali che “vengano attivate vie legali accessibili a chi scappa da guerre e persecuzioni che permettano di salvare vite e al contempo di spezzare il monopolio del traffico di esseri umani dalla Libia”. Inoltre, si chiede che “le operazioni di soccorso e salvataggio in mare restino una priorità fino a quando non saranno previste alternative sicure che pongano fine alle morti in mare”. Infine la richiesta che “venga anteposto sempre il rispetto dei diritti umani e la salvaguardia e la dignità dei migranti nei rapporti con la Libia e con i principali paesi di origine e di transito”. “L’Europa – afferma il presidente del Centro Astalli, padre Camillo Ripamonti – metta in atto politiche che inequivocabilmente dimostrino che lasciare morire le persone in mare è un abominio inaccettabile e non, come sembrerebbe oggi, un mero effetto collaterale in nome di una presunta sicurezza europea”. “Ogni morto in mare – ammonisce – è un’offesa alla nostra umanità ma è al contempo un duro colpo al nostro futuro di pace. Illudersi di poterlo ignorare è irresponsabile e pericoloso”.
 
 

Il Festival della Migrazione entra in carcere

Modena - La seconda edizione del Festival della Migrazione (promosso tra gli altri dalla Fondazione Migrantes), che si è conclusa nei giorni scorsi registrando oltre 2000 partecipanti, ha riservato un’importane novità: due appuntamenti in programmazione sono stati portati anche all’interno delle mura del carcere sant’Anna di Modena, in particolare la proiezione di “Influx” il docufilm di Luca Vullo dedicato alla sempre più numerosa comunità di italiani a Londra e il dibattito “La Costituzione in comune”, un percorso interculturale di scoperta e condivisione dei valori fondanti della Carta Costituzionale con Simone Scagliarini, Professore Associato di Istituzioni di diritto pubblico nell’Università di Modena e Reggio Emilia e componente del Centro di Ricerca Interdipartimentale su Discriminazioni e vulnerabilità (UNIMORE) e del Centro di ricerca sulle Cittadinanze (UNIRC).
Il Festival della Migrazione – queste le parole di Rosalba Casella, direttrice del carcere Sant’Anna di Modena - quest'anno è entrato in carcere per far riflettere anche le persone detenute su un tema di grande attualità quale quello della migrazione, che coinvolge non solo le persone straniere, ma anche gli italiani fin dal secolo scorso. Luca Vullo, regista del film "Influx", che è stato proiettato all'interno della casa circondariale, lo ha sottolineato efficacemente non solo con le immagini, ma anche nel dibattito successivo in cui ha raccontato la sua esperienza personale di italiano emigrato nel Regno Unito. La lezione del prof. Scagliarini è stata, invece, un'occasione preziosa per far conoscere e per approfondire la Costituzione e i valori che la ispirano. I diritti e doveri sanciti nella carta costituzionale, infatti, riguardano tutte le persone, di qualsiasi condizione e provenienza”.
“È stata un’esperienza molto interessante – ha commentato così il regista Vullo -. Dopo la proiezione del documentario è nato un dibattito ricco di spunti in cui si è parlato di migrazione, razzismo, delle difficoltà a reinserirsi in società dopo l’esperienza carceraria. In particolare il documentario ha permesso anche di mostrare le criticità dell’Italia e le difficoltà che anche noi italiani viviamo fuori dal nostro paese”.
 

Rapporto Protezione Internazionale: mercoledì a Roma la presentazione

Roma - Caritas Italiana, Fondazione Migrantes, ANCI/SPRAR/CITTALIA, in collaborazione con l’UNHCR,  presenteranno mercoledì 8 novembre a Roma l’edizione 2017 del “Rapporto sulla Protezione Internazionale in Italia. Alla presentazione interverranno, fra gli altri,  Veronica Nicotra, Segretario generale ANCI; Leonardo Domenici, Presidente Fondazione Cittalia; don Francesco Soddu, Direttore di Caritas Italiana; Matteo Biffoni, Sindaco di Prato e delegato immigrazione ANCI. In serata presso la Basilica dei Santi Apostoli (piazza Santi Apostoli, 51) il concerto "Musicians for Human Rights", aperto dalla testimonianza di due rifugiati.
 

Card. Montenegro: “i morti in mare vanno pianti assieme ai nostri cari”

Agrigento -  “Il nostro pensiero, la nostra preghiera vada ai nostri morti ma anche ai defunti migranti ospiti nei nostri camposanti e a coloro per i quali il mare è diventato una tomba. Quelle morti ci interessano, sono fratelli nostri che, seppure col colore della pelle diversa, appartengono alla famiglia umana e, molti, alla nostra famiglia cristiana”. Lo ha affermato ieri l’arcivescovo di Agrigento, il card. Francesco Montenegro, nell’omelia pronunciata al cimitero Bonamorone in occasione della commemorazione dei fedeli defunti. “Sono morti – ha proseguito – che vanno pianti assieme ai nostri cari, che devono scuotere le nostre coscienze e farci riflettere che il paradiso resta lontano per noi sei in questa terra non siamo in grado di annullare le differenze e le diversità”. Per Montenegro, “il loro silenzio è grido che Dio ascolta, come ascoltò quello del suo popolo prigioniero del faraone”. “Chiediamo al Signore perdono – ha invitato l’arcivescovo – per il nostro egoismo e chiediamo che ci aiuti a comprendere cosa vuol dire vivere da cristiani. Che ci aiuti a fare le scelte giuste, ad affrontare nel momento giusto le situazioni, soprattutto se difficili”. Nell’omelia – il cui testo è stato pubblicato integralmente sul sito del settimanale diocesano agrigentino “L’Amico del Popolo” – Montenegro, parlando della morte, ha osservato che “si fa di tutto per nasconderla, evitiamo anche di chiamarla per nome. E poi la si banalizza, addirittura la si spettacolarizza”. “La morte – ha aggiunto – ci obbliga ad una scelta: chiuderci nel nostro guscio, stretti da paura, o aprirci, senza condizioni alla speranza e alla fiducia di Dio. Accettare questo significa dare fiducia a Dio e attendere la salvezza che lui ci offre, ma anche attendere Lui”. “Abbiamo bisogno di guardare alla morte di Cristo in questo nostro camminare tra le tombe alla ricerca dei nostri cari”, ha evidenziato il cardinale, prima di ricordare le parole di Montale: “La morte odora di risurrezione”. “Chiediamo al Signore – ha concluso – di aumentare la nostra fede e di farci sentire sempre il profumo della sua Pasqua”.
 
 

Joel e Mantina, liberi di credere

Catanzaro - Una gran bella storia di accoglienza e integrazione, solidarietà e buon cuore. Tra l’altro lieto fine d’un racconto di persecuzione e violenza carico di odio e intolleranza. Ne sono protagonisti, ora finalmente sorridenti e felici, Joel e Mantina Asoa, giovane coppia nigeriana costretta a lasciare la propria terra, i familiari, gli affetti e tutto il resto perché avevano una colpa imperdonabile nel clima di terrore e illegalità che si vive in ampi territori dello Stato dell’Africa nera: erano e sono cattolici.
È bastata la fede per renderli destinatari di persecuzioni generate da motivazioni religiose. Inizialmente stranezze e problemi di poco conto che però col passare del tempo sono cominciati a diventare sempre più soffocanti e pericolosi, tanto da impedire ai giovani sposi anche solo d’immaginare un futuro nel loro villaggio senza il rischio di mettere in pericolo la propria esistenza
e quella dei figli.
Joel e Mantina Asoa, da sempre cattolici, con coraggio e coerenza non hanno voluto rinnegare le proprie idee, la loro fede. Così hanno fatto le valigie, e, come milioni di altri migranti in cerca d’una vita normale, si sono messi in cammino verso l’Europa sognando di trovare al di là del Mediterraneo quella normalità che in Nigeria purtroppo non conoscevano più. Dopo un viaggio interminabile e carico di pericoli e paure, soprusi e sofferenze d’ogni genere, sono giunti in Italia, trovando accoglienza ad Amato, che è un piccolo centro di poche migliaia di anime nell’entroterra catanzarese.
Da anni grazie all’impegno del sindaco Saverio Ruga è protagonista felice di progetti Sprar per l’accoglienza di rifugiati e richiedenti asilo politico. Joel e Mantina Asoa sono arrivati in paese esattamente un anno fa, nel novembre 2016, trovandosi di fronte sin dai primi momenti sorrisi e non ghigni, braccia aperte e non pugni chiusi. Per loro e i due bambini che hanno avuto, Emmanuel e Divine, uno e tre anni, per i quali il processo d’integrazione è stato ancora più facile.
Domenica scorsa è stata una giornata di festa per tutti ad Amato. Joel e Mantina Asoa sono stati ammessi al catecumenato propedeutico al loro futuro battesimo. Un obiettivo – per loro sino a poco tempo fa era un sogno – che potranno raggiungere presto, formalizzando pure con il primo sacramento un percorso di vita che sperano diventi normalità. Lo hanno già fatto Emmanuel e Divine, battezzati e festeggiati dai nuovi amici i quali vivono nella cittadina catanzarese che ormai li sente parte viva e calda di sé, della propria comunità. Perché non può essere il colore della pelle a condizionare tutto il resto. (Domenico Marino)
 

Mons. Radaelli: la Chiesa non è assente nell’accoglienza ai migranti

Gorizia - “La Chiesa diocesana non è assente e io stesso sono costantemente informato dai miei collaboratori con cui spesso ci confrontiamo sul come agire anche in riferimento alle esperienze e indicazioni della Caritas del Nord Est, della Caritas italiana e della Fondazione Migrantes. Ma mi sembrava importante conoscere di persona i vari luoghi e soprattutto incontrare le persone che lì sono accolte e chi vi opera, per avere un’idea ancora più precisa della situazione”. A dirlo al settimanale diocesano di Gorizia “La Voce Isontina” l’arcivescovo Mons. Carlo Radaelli dopo la visita di lunedì sera nei luoghi dell’accoglienza nella città di Gorizia. La prima tappa ha portato Mons. Redaelli nei locali dell’istituto "San Luigi" dove vivono attualmente una quarantina di minori stranieri non accompagnati; successivamente c’è stata la visita all’istituto "Nazareno", al dormitorio "Faidutti" di Piazzutta ed al "San Giuseppe" a San Rocco che accolgono complessivamente circa 300 profughi e richiedenti asilo.
L’arcivescovo – riferisce il giornale - ha avuto modo di incontrare gli immigrati che trascorrono la notte nella galleria Bombi, soffermandosi anche coi volontari che li assistono quotidianamente.
“Le impressioni dopo questa visita – dice Mons. Radaelli al direttore del giornale Mauro Ungaro -  sono diverse in base ai luoghi visitati. Mi ha colpito anzitutto molto favorevolmente l’impegno educativo nei confronti dei minori dell’associazione salesiana che gestisce il San Luigi (si tratta di minori che provengono anche dall’Albania e dal Kossovo).
Anche l’accoglienza al Nazareno e, pur con maggior precarietà, nei containers del San Giuseppe, è dignitosa e offre anche qualche opportunità di formazione e di integrazione. Il dormitorio di Piazzutta è sempre insufficiente e può offrire solo un’accoglienza notturna. Molto drammatica è invece la situazione in galleria Bombi: una sistemazione certamente non rispettosa delle minime esigenze umane delle persone. Fa’ molto freddo, non c’è acqua, né servizi igienici. Sono più di 100 le persone presenti. Ho apprezzato molto l’azione dei volontari che offrono minestra, pane, te caldo e altro cibo e contribuiscono a mantenere un minimo di ordine e pulizia. Suppliscono alla incomprensibile assenza delle istituzioni. Si deve intervenire al più presto per evitare il peggio. Quanto ai profughi è stato possibile solo uno scambio di saluti e raccogliere qualche informazione sulla loro provenienza: la maggior parte sono pakistani e afghani”. Secondo il presule si registra “un grande impegno della comunità diocesana cui però corrisponde un’assenza delle istituzioni cui l’accoglienza sarebbe affidata per legge. Si tratta- spiega - effettivamente di una situazione poco comprensibile. È vero che in alcune delle strutture i soggetti gestori operano in convenzione con la Prefettura, ma mi sembra strano che in tutta la città non si trovi una struttura pubblica da mettere a disposizione almeno per l’accoglienza dei 90 profughi che per legge Gorizia deve ricevere”. Come Chiesa, “pur sapendo che non è nostro compito, non ci tiriamo indietro”. Nella lunga intervista Mons. Radaelli spiega anche che il tema profughi/immigrati è una “questione complessa per cui non ci sono soluzioni facili e immediate e che con essa dovremo convivere a lungo. Già le motivazioni per cui le persone emigrano sono diverse e spesso intrecciate tra loro: guerre, fame, malattie,  ma anche il desiderio di migliorare la situazione economica personale e della propria famiglia. Alcune cause dell’emigrazione – aggiunge - possono trovare soluzione solo a livello internazionale e qui qualcosa può fare e sta facendo il nostro governo”. (R.I.)
 

Mons. Galantino: “manca la voglia di incrociare occhi, volti e storie”

Torino -  “Sembra che la cultura diffusa sul tema della mobilità sia fatta solo di luoghi comuni e di dati contraffatti. Manca la voglia – certamente impegnativa – di andare anche oltre i numeri per incrociare occhi, volti e storie”. Lo ha detto Mons. Nunzio Galantino, Segretario generale della CEI, in un’intervista rilasciata a “La Stampa”, parlando di migrazioni e pubblicata nel numero in edicola ieri. “Sono certo – ha aggiunto il presule – che chi ha fatto almeno una volta l’esperienza di ascoltare una persona immigrata fa un po’ più fatica a ripetere slogan e ad alimentare il tifo da stadio che accompagna ogni discorso sulla mobilità umana”. Ma il punto, a suo avviso, è che “siamo passati – diceva Norberto Bobbio – dall’età dei diritti all’età dei diritti negati. Non si negano i diritti ma li si fa valere solo per sé o per i ‘propri’. E questo, non vale solo per gli immigrati. I diritti (ma anche i doveri) possono essere riconosciuti e garantiti solo in un clima di dialogo e di incontro. E mi pare non sia proprio questo il clima nel quale stiamo vivendo”. Mons. Galantino ha ricordato anche che “chi domanda diritti deve essere consapevole dei doveri che incombono. Questo vale per tutti, anche per gli immigrati. D’altra parte, il grado di civiltà di un popolo si misura anche dalla capacità che ha di riconoscere e garantire diritti”.
 
 

A Foligno otto giorni dedicati a “Migranti, la sfida dell’incontro”

Foligno - In calendario da venerdì 3 a venerdì 10 novembre la mostra ‘Migranti, la sfida dell’incontro’ a Foligno, nei locali dell’ex Teatro Piermarini in Corso Cavour. L’esposizione è già stata presentata ufficialmente a Rimini in occasione della 37° edizione del Meeting per la pace tra i popoli ed ora approda ‘al centro del mondo’. Si tratta, nello specifico, di quaranta pannelli riportanti testimonianze audio e video, con dati ed informazioni particolarmente interessanti.
Il taglio del nastro è fissato per venerdì 3 alle dieci, con l’intervento di Don Luigi Filippucci, direttore dell’Ufficio Migrantes diocesano e Mauro Masciotti, direttore della Caritas Diocesana, alla presenza di studenti delle scuole medie superiori della città. Alle 16 sempre nei locali della mostra, incontro con la cittadinanza, al quale prenderà parte anche il sindaco Nando Mismetti insieme al Vicario della Diocesi Monsignor Giovanni Nizzi. Nella stessa giornata, alle ore undici presso l’aula magna dell’Istituto Tecnico Tecnologico di Foligno, nell’ambito del progetto lettura, verrà presentato il libro “Padre Mosè. Nel viaggio della disperazione il suo numero telefonico è l’ultima speranza” a cura dello stesso Mussie Zerai sacerdote eritreo in prima fila per i diritti dei migranti nonchè fondatore dell’agenzia Habeshia, e Giuseppe Carrisi, giornalista Rai. Con loro anche Paolo Morozzo Della Rocca della Comunità di Sant’Egidio.
Sempre domani, alle 17 gli stessi protagonisti della presentazione del libro svoltasi in mattina, saranno presenti  alla sala Italo Fittaioli al primo piano del Palazzo Comunale per un  incontro con la cittadinanza. Alle 21 appuntamento nello Spazio Zut di Corso Cavour con lo spettacolo teatrale “Senza Terra” scritto e diretto da Giuseppe Carrisi.
Lunedì 6 novembre a partire dalle 16 sino 19 presso l’aula magna della scuola media “Gentile da Foligno” si terrà la Presentazione della XXVI edizione del rapporto Immigrazione di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes con un evento dal titolo ‘Nuove generazioni a confronto’ al quale interverrà Oliviero Forti, responsabile dell’ufficio immigrazione della Caritas italiana, nell’ambito delle conferenze di formazione Progetto Cittadini del Mondo. Previste testimonianze di studenti che si sono recati a Lampedusa, a Calais in Francia ed a Resita nella Romania.
Venerdì 10 novembre alle 10, in cartellone un incontro degli studenti con Mor Amar, rifugiato politico della Mauritania, autore del libro ‘Stronzo nero’ socio fondatore della Cooperativa Sophia. Verrà presentato inoltre, il percorso formativo ‘Confini’ che vuole favorire, in un pubblico di studenti, la riflessione sul tema dell’immigrazione.
Il ricco programma degli otto giorni, è stato presentato a Palazzo Comunale, si tratta, per l’appunto, di iniziative, promosse in sinergia dalla Diocesi di Foligno, il Comune di Foligno, la Caritas Diocesana Foligno, Cittadini del mondo, Casa dei Popoli, Fondazione Migrantes, Oikoumene, Esu Foligno, Sociale Lavoro Foligno. L’assessore al Sociale, Maura Franquillo ha parlato di una mostra “di grande impatto comunicativo, voluta dall’amministrazione comunale proprio per dimostrare che ognuno di noi è una persona a prescindere da dove proviene e che pertanto occorrono giudizi preventivi ma serve riconoscere e riconoscersi ognuno per la propria unicità”. Sulla stessa linea la vicesindaco con delega alla Cultura, Rita Barbetti che ha parlato di una iniziativa che “rappresenta una dimostrazione della collaborazione tra associazioni cittadine, che senza guardare a personalismi riesce a fare rete nell’interesse superiore della comunità”.
Sono intervenuti, tra gli altri: Anacleto Antonini per Cittadini del Mondo; Elisabetta Tricarico della Caritas Diocesana di Foligno; Rita Cacchione della Casa dei Popoli e lo stesso Don Luigi Filippucci, direttore Migrantes Diocesana.
 

Formare tutori volontari per minori stranieri

Roma - Sono stati oltre 17mila i minori non accompagnati arrivati in Italia nel 2016. Si tratta di bambini e ragazzi vulnerabili che, per essere tutelati, hanno bisogno di un adulto che possa accompagnarli e rappresentarli legalmente negli adempimenti amministrativi. Per questo la cooperativa sociale Fo.Co, che coordina il Centro Mediterraneo di Studi e Formazione “Giorgio La Pira” di Pozzallo (Ragusa), promuove in Sicilia un progetto (finanziato con 66mila euro) per sensibilizzare, informare e formare 300 tutori volontari per minori non accompagnati.
E stare accanto ai piccoli migranti accolti nella diocesi di Siracusa, per non farli sentire soli e per aiutarli a sentirsi parte della comunità, è proprio l’obiettivo prioritario del progetto promosso dalle Suore Missionarie Scalabriniane e volto a favorire il sostegno sociale e lo scambio interculturale. Il progetto è finanziato con 7.400 euro. Con un’attenzione a ristabilire un contatto tra i minori e le loro
famiglie attraverso i mezzi di comunicazione e ad avere riscontri riguardo ai parenti eventualmente dispersi nel corso della traversata.
 

Migrantes Cuneo: inaugurata “Casa Migrantes”

Cuneo – Sono stati inaugurati a Cuneo, nei giorni scorsi, i nuovi locali di «Casa Migrantes» in corso IV Novembre 13. Alla celebrazione eucaristica hanno partecipato tutte le comunità cristiane migranti presenti nel Cuneese. L’ufficio pastorale Migrantes diocesano, diretto da don Beppe Costamagna, segue le comunità cattoliche dei migranti che vivono sul territorio e che ogni domenica si ritrovano per la celebrazione della messa in varie lingue ricordando anche le ricorrenze
nazionali delle varie comunità.
“Negli ultimi tre anni c’è stato un aumento degli arrivi dei richiedenti asilo sul territorio - spiega don Costamagna - e la Migrantes ha offerto servizi di informazione e sostegno per i nuovi arrivati. Sulla base delle esigenze di questi nostri fratelli abbiamo fornito loro formazione di pastorale che insegnamento della lingua italiana”. All’allestimento dei nuovi locali hanno contribuito in modo diretto anche un gruppo di richiedenti asilo.
 

CEI: online il sito della Campagna “Liberi di partire, liberi di restare”

Roma - Una finestra sul mondo, lo specchio di un impegno corale che va oltre i cori da stadio e l’indifferenza. È online liberidipartireliberidirestare.it, il sito della Campagna lanciata dalla CEI come risposta al dramma delle migrazioni. L’iniziativa, che utilizza 30 milioni di euro dell’8xmille, vuole infatti sensibilizzare la popolazione italiana sul tema e realizzare progetti nei Paesi di partenza, di transito e di accoglienza di quanti, specialmente bambini e donne, fuggono da guerre, fame e violenza.
Il portale, riferisce il Sir, accompagnerà lo svolgersi della Campagna, raccontando le storie e le testimonianze delle persone coinvolte, sia dei promotori delle attività sia dei loro beneficiari. La grande mappa, che campeggia sulla home page, permette di “entrare” nei luoghi di intervento, di scoprire cosa vi si realizza e con quante risorse.
La sezione “news” invece aiuta ad approfondire il significato e gli ambiti di questa iniziativa straordinaria della CEI grazie alle voci dei protagonisti e di quanti - uffici CEI, associazioni, diocesi e realtà locali vi sono impegnati.
 

Università Gregoriana: una rete tra le università cattoliche di tutto il mondo per i migranti

Roma - Una rete tra le università cattoliche nel mondo per condividere buone prassi sul tema delle migrazioni, realizzare ricerche accademiche, informare studenti e docenti e permettere ai migranti di frequentare gli studi universitari. Sono i principali obiettivi del convegno internazionale “Rifugiati e migranti in un mondo globalizzato: responsabilità e risposte delle università” che avrà luogo alla Pontificia Università Gregoriana, a Roma, dal 1° al 4 novembre 2017, promosso anche dalla Federazione internazionale delle università cattoliche (Fiuc), dalla Fondazione “Being the blessing” e dal Center for interreligious understanding. La firma ufficiale del network di università – hanno già aderito 12 atenei cattolici delle Americhe, Polonia e Medio Oriente ma si spera di estenderla il più possibile – avverrà il 3 novembre alle 18. Il 4 novembre alle 10.45 i partecipanti al convegno saranno ricevuti in udienza privata da Papa Francesco. 
 

Papa Francesco: serve coraggio, non una pastorale di conservazione

Città del Vaticano - Per far crescere il Regno di Dio, ci vuole il coraggio di gettare il granello di senape e di mescolare il lievito. Tante volte, invece, si preferisce una “pastorale di conservazione”. È il passaggio chiave dell’omelia di Papa Francesco stamani alla Messa a Casa Santa Marta. Lo riferisce Radio Vaticana. Prendendo spunto dal Vangelo odierno (Luca 13,18-21), nel quale Gesù paragona il Regno di Dio al granello di senape e al lievito, il Papa nota che entrambi questi elementi sono piccoli eppure “hanno dentro una potenza” che cresce. Così per il Regno di Dio: la sua potenza viene da dentro. Anche San Paolo nella Lettera ai Romani, proposta dalla Prima Lettura, mette in risalto quante tensioni vi siano nella vita: sofferenze che però “non sono paragonabili alla gloria che ci aspetta”. Si tratta dunque di “una tensione fra sofferenza e gloria”. In queste tensioni c’è, infatti, “un’ardente aspettativa” verso una “rivelazione grandiosa del Regno di Dio”. Un’aspettativa non solo nostra – sottolinea Francesco – ma anche della creazione, sottoposta alla caducità “come noi” e “protesa verso la rivelazione dei figli di Dio”. E la forza interna che “ci porta in speranza alla pienezza del Regno di Dio”, è quella dello Spirito Santo.
“È proprio la speranza quella che ci porta alla pienezza, la speranza di uscire da questo carcere, da questa limitazione, da questa schiavitù, da questa corruzione e arrivare alla gloria: un cammino di speranza. E la speranza è un dono dello Spirito. È proprio lo Spirito Santo che è dentro di noi e porta a questo: a una cosa grandiosa, a una liberazione, a una grande gloria. E per questo Gesù dice: ‘Dentro il seme di senape, di quel grano piccolino, c’è una forza che scatena una crescita inimmaginabile’”. “Dentro di noi e nella creazione” – ribadisce il Papa – “c’è una forza che scatena: c’è lo Spirito Santo”, che “ci dà la speranza”. E Francesco spiega concretamente cosa voglia dire vivere in speranza: lasciare che “queste forze dello Spirito” “ci aiutino a crescere” verso la pienezza che ci aspetta nella gloria. Ma come il lievito deve essere mescolato e il granello di senape gettato, perché altrimenti quella forza interiore rimane lì, così per il Regno di Dio che “cresce da dentro, non per proselitismo”, avverte il Papa: “Cresce da dentro, con la forza dello Spirito Santo. E sempre la Chiesa ha avuto sia il coraggio di prendere e gettare, di prendere e mescolare, anche ha avuto la paura di farlo. E tante volte noi vediamo che si preferisce una pastorale di conservazione e non di lasciare che il Regno cresca. Ma, rimaniamo quelli che siamo, piccolini, lì, stiamo sicuri … E il Regno non cresce. Perché il Regno cresca ci vuole il coraggio: di gettare il granello, di mescolare il lievito”. È vero che però se si getta il seme, lo si perde, e che se si mescola il lievito, “mi sporco le mani” – evidenzia il Papa - perché “sempre c’è qualche perdita nel seminare il Regno di Dio”: “Guai a quelli che predicano il Regno di Dio con l’illusione di non sporcarsi le mani. Questi sono custodi di musei: preferiscono le cose belle, e non questo gesto di gettare perché la forza si scateni, di mescolare perché la forza faccia crescere. Questo è il messaggio di Gesù e di Paolo: questa tensione che va dalla schiavitù del peccato, per essere semplice, alla pienezza della gloria. E la speranza è quella che va avanti, la speranza non delude: perché la speranza è troppo piccola, la speranza è tanto piccola come il grano e come il lievito”.
La speranza “è la virtù più umile”, “la serva”, ma dove c’è la speranza, c’è lo Spirito Santo, che porta avanti il Regno di Dio. E il Papa, come di consueto, conclude invitando i fedeli a farsi alcune domande: oggi, a chiedersi se crediamo che lì, nella speranza, c’è lo Spirito Santo con il quale parlare.
 
 

Scalabriniani: nel 2018 il capitolo generale

Roma - Lo stato della congregazione e l’esame della sua vita religioso-apostolica alla luce del Vangelo, degli insegnamenti della Chiesa, dello spirito del Fondatore, delle Regole di Vita e delle necessità dei migranti e rifugiati. Questi i temi del XV Capitolo generale ordinario della Congregazione scalabriniana che si svolgerà a Roma dal 9 ottobre al 4 novembre 2018, festa di san Carlo Borromeo, patrono della congregazione. L’appuntamento, annunciato in questi giorni, «è espressione della partecipazione e della sollecitudine di tutti i religiosi per il bene dell’intera Congregazione» (dalle Regole di Vita n. 189).
Il Capitolo ha anche il delicato compito di eleggere il superiore generale, i consiglieri, l’economo e il procuratore generali come pure elaborare un progetto missionario per il sessennio a cui si conformeranno le scelte pragmatiche delle Regioni e delle Province. Per la prima volta, in base alle indicazioni dello scorso Capitolo generale, la direzione generale uscente dovrà far pervenire ai confratelli una breve relazione sullo stato della congregazione, sulle istanze emerse durante il mandato e sulle sfide future dei movimenti migratori e dell’assistenza ai migranti.
Si tratta di «uno strumento e un’occasione che potrà aiutare ogni confratello a rendersi conto in prima persona di ciò che sta vivendo la congregazione, delle sfide che l’attendono e a partecipare in maniera più attiva alla fase preparatoria di questo momento importante nella vita della congregazione», sottolinea padre Alessandro Gazzola, superiore generale dei missionari di San Carlo – scalabriniani.
«L’ultimo Capitolo generale ci aveva indicato, sul solco del tema generale “identità e rinnovamento”, un percorso per rivedere, rinnovare, riqualificare prima di tutto noi stessi e le nostre comunità religiose. La Chiesa ci guarda, i migranti ci guardano, gli aspiranti missionari, in particolare quelli delle nuove etnie, ci guardano: abbiamo una responsabilità grande e il prossimo Capitolo generale potrà essere ancora una volta un’occasione per mettere “vino nuovo in otri nuovi” e indicare un cammino credibile, sostenuto da un ideale carismatico di una attualità senza precedenti, e per proporre ad ognuno un nuovo e rinvigorito slancio missionario sulle orme del nostro beato Fondatore», ha concluso padre Gazzola nella lettera di indizione inviata ai confratelli.
La Congregazione scalabriniana, che sta celebrando il 130° di Fondazione (1887-2017), è presente in oltre trenta paesi con attività che spaziano dalle case di formazione per futuri missionari alle parrocchie multietniche, dalle strutture di accoglienza per migranti e rifugiati sulle frontiere del mondo alla presenza tra i marittimi con l’Apostolato del Mare.