Primo Piano

Migrantes: oggi l’incontro dei coordinatori etnici nazionali

Roma – Si parlerà di Rimpatrio volontario assistito e reintegrazione (Dott.ssa Dalia El Shafei – OIM e dott.ssa Omeila Bignami Regione Lazio) e della situazione dei giovani nelle diverse comunità (Don Michele Falabretti, direttore nazionale pastorale giovanile della CEI) oggi pomeriggio a Roma, nella sede della Migrantes, durante l’incontro dei coordinatori etnici nazionali.
Tra i temi in discussione anche la prossima Consulta nazionale delle Migrazioni che si svolgerà a Roma il 27 e 28 febbraio prossimi.
 

Verso una presenza più qualificata degli orientali cattolici in Italia

Bologna - Nel contesto dei loro regolari appuntamenti pastorali, i sacerdoti e i diaconi della Chiesa greco-cattolica romena in servizio alle comunità in Italia, hanno ricevuto sabato a Bologna, per la prima volta, la visita di Mons. Cyril Vasil, Segretario della Congregazione delle Chiese orientali. Mons. Vasil ha espresso la sua soddisfazione per questo incontro che gli permesso al dicastero vaticano un primo incontro reale con la realtà viva di una presenza ecclesiale così caratteristica che contribuisce a rendere anche in Italia la Chiesa ancora più cattolica, bella nella ricchezza della sua varietà. “Da un punto di vista sociologico o demografico – dice Mons. Vasil – non c’è differenza fra i migranti di varie etnie e varie nazioni; c’è una grande differenza, invece, da un punto di vista teologico ed ecclesiologico. Mentre per gli altri migranti si parla della necessità di inserirli al più presto nel tessuto della Chiesa locale, per i migranti provenienti dalle chiese orientali cattoliche, lo scopo è certamente quello di aiutarli a integrarsi da un punto di vista linguistico, culturale e sociale, ma allo stesso tempo assicurando la possibilità di mantenere la propria tradizione liturgica e anche la propria visibilità ecclesiologica. È don Ioan Pop, coordinatore nazionale dei romeni greco-cattolici in Italia a tracciare un quadro della presenza di questi fedeli nella penisola: “In questo momento abbiamo 38 comunità romene greco-cattoliche, distribuite prevalentemente in Lombardia, Triveneto, Emilia Romagna e Toscana, oltre a due parrocchie a Roma, una delle quali fondata già nel 1914. In tempi più recenti, la prima nostra comunità si è organizzata a Imola nel 2002, poi è seguita Bologna e via via le altre… I sacerdoti in servizio sono 36. La loro presenza accanto ai fedeli è importante. Oltre che per le caratteristiche tipiche del rito bizantino e della lingua, le comunità costituiscono per i fedeli come un’oasi nelle quali possono trovare un appoggio anche per le problematiche sociali. Con il movimento migratorio, le nostre chiese orientali che sono uscite dalle persecuzioni del comunismo, hanno una possibilità in più di farsi conoscere la loro vita, la loro storia: è una ricchezza, sia per noi che entriamo a contatto con i fratelli latini, sua per le comunità italiane che conoscono un altro volto della stessa fede cattolica. In tutte le nostre comunità siamo già alla seconda generazione. I nostri bambini e ragazzi sono nati in Italia: su 50.000 fedeli presenti, abbiamo già un 15% di ragazzi nati qui: questo lascia intravvedere per l’Italia una presenza stabile delle nostre comunità che, essendo e restando orientali, avranno bisogno di una cura particolare”.  Durante l’incontro si è discusso con molta franchezza anche delle difficoltà di inserimento nel tessuto della Chiesa italiana. Una delle difficoltà soprattutto pratiche è infatti la presenza molto numerosa in percentuale di sacerdoti sposati e in genere con famiglie numerose.
“È evidente – dice Mons. Andrea Caniato, direttore Migrantes dell’Emila Romagna– che la riflessione su questo aspetto va maturando con l’esperienza stessa e che all’inizio non era immaginabile prevedere lo sviluppo che la cosa avrebbe avuto in seguito. È sicuramente problematica la disponibilità alla mobilità dei sacerdoti stessi, soprattutto il loro rientro in patria, dopo che i loro figli sono nati e cresciuti in Italia; problemi che non possono però ascriversi a mancanza di senso missionario o di disponibilità al servizio”.
“Nelle chiese orientali - dice in proposito l’Arcivescovo Vasil' -  si è mantenuta la prassi di concedere l’ordinazione sacerdotale di uomini sposati. Questa prassi non è solo una caratteristica quasi folkloristica o in qualche modo tollerata, ma è una esperienza delle Chiesa che vive nelle varie tradizioni non solo liturgiche, ma anche disciplinari ed ecclesiali. In generale, posso dire che i Vescovi italiani sono generosi non solo con le comunità greco-cattoliche romene, ma anche con le altre comunità orientali presenti nel territorio. Questa presenza è per certi aspetti ancora una novità: c’è ancora qualche cammino da fare ed è ancora necessario capire le esigenze specifiche e le particolarità di queste comunità e dei loro rappresentanti”.
Oltre alle comunità cattoliche orientali organizzate nelle diocesi italiane, molto spesso le famiglie degli immigrati orientali fanno riferimento alle parrocchie latine del territorio, ingenerando anche situazioni inedite che bisogna imparare a conoscere e ad affrontare.
Don Ioan Pop traccia infine il bilancio di un rapporto con le diocesi italiane buono e fraterno. “Ci manca – dice - di avere un vescovo del nostro rito, ma contiamo molto sulla paternità dei vescovi latini ai quali in questo momento siamo affidati. Come coordinatore nazionale, il mio compito è quello di mantenere il collegamento con la Conferenza Episcopale Italiana, i singoli vescovi con i loro uffici diocesani, e anche con il Sinodo dei nostri Vescovi Romeni. Duranti gli anni le difficoltà non sono mancate, ma oggi posso dire che ci conosciamo meglio reciprocamente e che, guardando il percorso delle nostre istituzioni, posso dire che si vede chiaramente che c’è stato un cammino”.
 

Myanmar: i profughi Kachin donano a Papa Francesco un pastorale in legno

Yangon - Papa Francesco durante la sua visita apostolica in Myanmar, iniziata questa mattina,  userà un pastorale di legno realizzato artigianalmente e donatogli dai rifugiati cattolici della minoranza etnica Kachin, che ora si trovano nel campo profughi della città di Winemaw, nello stato Kachin, con popolazione a maggioranza cristiana, nella parte settentrionale del Myanmar. Lo rivela all’agenzia Fides Joseph Myat Soe, laico cattolico attivo dalla regione di Kachin, spiegando che i fedeli Kachin si trovano ora nel campo profughi di Winemaw a causa della guerra civile tra l'esercito birmano e i gruppi armati Kachin, in uno dei diversi conflitti a sfondo etnico che si registrano nel paese, composto, a livello sociale, dalla maggioranza bamar (birmani) e da 135 minoranze etnico linguistiche.
Come informa Myat Soe, i profughi Kachin offrono questo pastorale di legno al Santo Padre "come auspicio per riportare la pace nello stato Kachin, dato che non sarà possibile per loro partecipare alla Messa a Yangon, a causa dello stato di indigenza in cui versano".



 

Diocesi di Rossano-Cariati: lavoratori stranieri sottopagati o non pagati del tutto

Rossano - “Il mondo del lavoro, soprattutto in questo periodo, nel territorio della nostra diocesi, è caratterizzato da fenomeni di fronte ai quali non possiamo rimanere indifferenti. Ci riferiamo al ‘caporalato’, al ‘lavoro in nero’ e ad altre forme di sfruttamento che affliggono non solo tanti nostri concittadini, ma anche migliaia di fratelli e sorelle che vengono da diversi Paesi del mondo come lavoratori stagionali”. E’ la denuncia che arriva oggi dalla diocesi di Rossano-Cariati che, attraverso gli uffici diocesani Migrantes, Pastorale Sociale e Lavoro, del MLAC (Movimento Lavoratori Aziona Cattolica) e della Caritas, ha inviato una lettera alle principali istituzioni del territorio. I firmatari della lettera aperta vogliono “gridare con forza che questi fenomeni, in una società definita civile, non possono essere più tollerati” e chiedono a chi di “dovere il coraggio di far in modo che le dovute precauzioni vengano messe in atto, così come dichiara il dispositivo dell’art. 603 bis del Codice Penale e tutte le leggi che tutelano i lavoratori. Del resto – spiegano - la nostra Costituzione proprio all’art. 1 recita: ‘l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”. Bisogna, perciò, “individuare un piano strategico di lungo respiro, che coinvolga le istituzioni pubbliche, le aziende e/o cooperative che operano nella legalità e le Parti Sociali, per liberare i tanti lavoratori che sono finiti nella pericolosa trappola  del caporalato,  perché il lavoro sia  ‘libero, creativo, partecipativo e solidale, in modo tale che così l'essere umano esprime e accresce la dignità della propria vita’”, come scrive Papa Francesco. I firmatari evidenziano che “partendo dal fatto che i lavoratori sono già in nero poiché chiamati ‘a giornata’, vengono dal datore di lavoro sottopagati e senza tutti i necessari riguardi verso di essi. A questo bisogna aggiungere il compenso in percentuale che bisogna versare al caporale per aver trovato il lavoro. Quello che rimane al lavoratore è meno che niente”. Il “lavoro in nero” è diverso dal caporalato perché – si legge nella missiva - non c’è la relazione della terza persona. In questo caso gli accordi vengono presi tra datore di lavoro e lavoratore, ma intercorrono altre puntualizzazioni come la promessa della disoccupazione o della malattia. Questa viene versata direttamente agli uffici di competenza, per cui il datore di lavoro dichiara che i lavoratori sono in regola, ma in realtà questi ultimi non riceveranno mai un centesimo dai primi e quindi si ritroveranno a lavorare gratuitamente per un padrone, non più di una terra, ma della persona stessa. A questo si aggiunge che, per poter riscuotere l’indennità di disoccupazione e per il diritto all’assistenza sanitaria, è necessario essere in possesso della carta di identità, che si ottiene solo con l’acquisizione  della residenza anagrafica. Quest’ultima, a sua volta, si può avere se si ha un contratto di lavoro regolare e un contratto di fitto, per il quale, spesso, vengono chieste somme onerose”.
Gli uffici della diocesi calabresi sottolineano, poi, che i lavoratori stranieri “verso i quali, spesso, si diffonde la convinzione che vengono a derubare il lavoro ai nativi del posto vivono in condizioni di vera e propria schiavitù. Infatti sono sottopagati o non pagati del tutto, senza servizi igienici, costretti a dormire in dieci o più in una camera, senza cibo perché non retribuiti, ricattati dai loro stessi conterranei che ne diventano caporali fino a diventare fantasmi dello stesso territorio in cui vivono”.
 
 

Card. Parolin: “riconoscere in ogni migrante una persona”

Verona – “Come ha evidenziato Papa Francesco nella sua esortazione apostolica Evangelii Gaudium, il credente non può ignorare le ragioni profonde del suo impegno missionario in ogni realtà. È sollecitato a vivere l’amore a 360 gradi, ossia un amore pieno di verità in ogni ambito della sua vita e delle sue relazioni, fino all’attività finanziaria ed economica. L’amore di Cristo va testimoniato con la difesa della vita nascente e della vita che si spegne, va testimoniato con l’inclusione sociale dei poveri, va testimoniato con l’instaurazione di una sana economia mondiale, va testimoniato aiutando le persone che sono chiamate a operare nel sociale e nel politico, a tutti i livelli, a prepararsi al loro compito, rendendosi consapevoli della necessità di incidere sulle loro cause profonde di bene, non dimenticando che tutto deve essere finalizzato al bene comune”. A dirlo ieri il segretario di Stato vaticano, card. Pietro Parolin, nella sua omelia al Festival della dottrina sociale. Nel corso dell’omelia, il Segretario di Stato Vaticano, ha ricordato  come “In una società dominata da un individualismo radicale e da una prevalente indifferenza nei confronti dell’altro, come anche da una certa paura del futuro, la Dottrina sociale rende fecondo l’umano. In particolare la dottrina sociale della Chiesa offre l’ideale storico e concreto di una nuova progettualità relativa alla società, all’economia e alla democrazia”. E ancora: “in un contesto di crescente stemperamento di identità, miscelate in maniera indistinta e confusa, in un periodo storico in cui avanzano spinte oligarchiche economiste, diventa urgente la rivalutazione della genialità del cristianesimo”. Marcato il riferimento al titolo del festival “Fedeltà è cambiamento”:  “il cambiamento sociale, tecnologico e culturale crea benessere per la società e l’economia, e aumenta anche la felicità solamente quando è compiuto entro l’alveo della verità dell’uomo, della sua grandissima dignità che è quella dell’essere creatura figlia di Dio”. Non sono mancati poi i riferimenti alla stretta attualità e all’immigrazione, proprio a commento del Vangelo domenicale (Mt 25, v31-46): “Il fenomeno migratorio oggi è al centro dell’attenzione, non soltanto in Italia e in Europa. È il tema di fondo del dibattito politico. Io credo che come cristiani, e il Papa è in prima linea in questo, dobbiamo proporre la nostra posizione e insistere perché, al di là di quelle che sono le competenze specifiche, ci sia una dimensione umana e cristiana nei confronti del fenomeno della migrazione, quindi un atteggiamento di apertura. Oggi vediamo il Vangelo Matteo 25: ero nudo, avevo fame, avevo sete, ero forestiero… quello è il testo base per noi cristiani e su quello dobbiamo agire e reagire». Conclude il cardinale Parolin facendo riferimento al compito specifico che spetta alla Chiesa in materia: “La nostra proposta è sempre quella dell’orizzonte di fondo. Poi gli Stati potranno intervenire. Anche noi interveniamo a livello di organizzazioni internazionali. Per esempio abbiamo collaborato per un Compact sulle immigrazioni, che sarà approvato dall’Onu e che contiene anche proposte molto concrete. Però io credo che il nostro impegno deve essere quello di dare un orizzonte di fondo, su cui collocare gli interventi concreti, della fraternità e del riconoscimento della dignità di ogni persona umana”.
 

Simi: domani l’inaugurazione del nuovo anno accademico

Roma - “La Chiesa in uscita verso i migranti e i rifugiati: da Mons. Scalabrini a Papa Francesco”. E’ il tema dell’inaugurazione dell’anno accademico del Simi (Scalabrini International Migration Institute) che si svolgerà domani presso la Pontificia Università Urbaniana. Dopo i saluti del Rettore dell’Urbaniana, Leonardo Sileo, e del Preside del Simi, Aldo Skoda interverranno il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli sul tema  “ La dimensione missionaria della cura dei migranti e dei rifugiati”, Mons. Silvano Tomasi, del Dicastero per lo Sviluppo Umano e integrale su “Le risposte della Chiesa alle sfide migratorie da Mons. Scalabrini a Papa Francesco: una storia costante di cura e attenzione”; Stella Morra dell’Università Gregoriana che tratterà il tema “Chiesa in uscita: un nuovo metodo di azione”; • P. Giovanni Terragni, Professore emerito del SIMI e Archivista Generale degli Scalabriniani che si soffermerà sul tema “Interrelazione di Mons. G. B. Scalabrini e Propaganda Fide nella fondazione e sviluppo della Congregazione dei Missionari di S. Carlo per gli emigrati dal 1887 al 1908”,  P. Fabio Baggio,  Sottosegretario della Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per lo Sviluppo Umano ed Integrale su “La sollecitudine della Chiesa a favore dei migranti e dei rifugiati oggi” e don Gianni De Robertis, Direttore generale della Fondazione Migrantes che parlerà su “La cura pastorale dei
migranti e dei rifugiati nell’esperienza della Chiesa italiana”. Concluderanno i lavori  P. Sandro Gazzola, Moderatore Generale e Superiore Generale degli Scalabriniani, Mons. Paolo Lojudice, Vescovo ausiliare di Roma e Segretario della Commissione Episcopale CEI per le Migrazioni e  P. José Enrique Oyarzùn,  Vice Rettore dell’ Università Regina Apostolorum.
 

Card. Bassetti: “l’accoglienza è un dovere cristiano”

Verona -  “Chi viene da noi ha necessità estreme. L’accoglienza è un dovere cristiano, è insita nel messaggio cristiano”. Lo ha detto ieri il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, intervenendo al Festival della dottrina sociale della Chiesa, a Verona. “L’accoglienza va accompagnata e chi viene accolto va integrato – ha aggiunto il porporato -. Bisogna usare anche la virtù della prudenza. Ogni popolo deve tenere conto di quanto può essere in grado di accogliere: l’Italia e la Grecia sono stati tra i pochi a farlo. Si tratta, però, di un fenomeno talmente grande che non può essere affrontato da poche nazioni”. Da qui l’auspicio di un intervento dell’Unione europea, perché si riveli “non solo una unione economica e finanziaria, ma una patria dove si risolvano assieme anche i problemi etici”. Il presidente della Cei, che ha raccontato di avere ricevuto in dono un pastorale realizzato con i legni delle barche utilizzate dai migranti per i loro viaggi, ha ricordato, inoltre, come “noi italiani siamo un popolo di migranti”. “Dobbiamo osservare quanti dei nostri giovani vanno all’estero per cercare un lavoro, ragazzi anche con lauree prestigiose”.
 

Papa Francesco da oggi in Myanmar e Bangladesh

Roma - Dopo circa 10 ore di volo, è atterrato all’aeroporto internazionale di Yangon, in Myanmar,  l’aereo con a bordo Papa Francesco  decollato ieri sera dall’aeroporto di Roma Fiumicino per il 21esimo viaggio internazionale del Papa, che visiterà anche il  Bangladesh.
Papa Francesco, ieri, al termine della la preghiera mariana dell’Angelus, ha chiesto di pregare per questo viaggio apostolico.
“Questa sera inizierò il Viaggio apostolico in Myanmar e Bangladesh. Vi chiedo – ha detto il Papa - di accompagnarmi con la preghiera, perché la mia presenza sia per quelle popolazioni un segno di vicinanza e di speranza”. E prima della preghiera, commentando il vangelo del giorno, ultima domenica dell’Anno pastorale e Solennità di Cristo Re, ha detto che “alla fine della nostra vita saremo giudicati sull’amore, cioè sul  nostro concreto impegno di amare e servire Gesù nei nostri fratelli  più piccoli e bisognosi. Quel mendicante è Gesù, quell’ammalato che devo visitare è Gesù, quel carcerato è Gesù. Pensiamo a questo". E ricordando la Solennità di Cristo Re ha spiegato che "la sua è una regalità di guida, di servizio, e anche una regalità che  alla fine dei tempi si affermerà come giudizio. Oggi abbiamo davanti a noi il Cristo come re, pastore e giudice, che mostra i criteri di appartenenza al Regno di Dio".
 

Cosa resterà di noi alla fine? L’amore dato e ricevuto

XXXIV Domenica Tempo ordinario - Anno A (Letture: Ezechiele 34,11-12.15-17; Salmo 22; 1 Corinzi 15,20-26.28; Matteo 25,31-46) Il Vangelo dipinge una scena potente, drammatica che noi siamo soliti chiamare il giudizio universale. Ma che sarebbe più esatto definire invece “la rivelazione della verità ultima, sull'uomo e sulla vita”. Che cosa resta della nostra persona quando non rimane più niente? Resta l'amore, dato e ricevuto. Avevo fame, avevo sete, ero straniero, nudo, malato, in carcere: e tu mi hai aiutato. Sei passi di un percorso, dove la sostanza della vita ha nome amore, forma dell'uomo, forma di Dio, forma del vivere. Sei passi per incamminarci verso il Regno, la terra come Dio la sogna. E per intuire tratti nuovi del volto di Dio, così belli da incantarmi ogni volta di nuovo. Prima di tutto Gesù stabilisce un legame così stretto tra sé e gli uomini da arrivare fino a identificarsi con loro: l'avete fatto a me. Il povero è come Dio! Corpo di Dio, carne di Dio sono i piccoli. Quando tocchi un povero è Lui che tocchi. Poi emerge l'argomento attorno al quale si tesse l'ultima rivelazione: il bene, fatto o non fatto. Nella memoria di Dio non c'è spazio per i nostri peccati, ma solo per i gesti di bontà e per le lacrime. Perché il male non è rivelatore, mai, né di Dio né dell'uomo. È solo il bene che dice la verità di una persona. Per Dio il buon grano è più importante e più vero della zizzania, la luce vale più del buio, il bene pesa più del male. Dio non spreca né la nostra storia né tantomeno la sua eternità facendo il guardiano dei peccati o delle ombre. Al contrario, per lui non va perduto uno solo dei più piccoli gesti buoni, non va perduta nessuna generosa fatica, nessuna dolorosa pazienza, ma tutto questo circola nelle vene del mondo come una energia di vita, adesso e per l'eternità. Poi dirà agli altri: Via, lontano da me... tutto quello che non avete fatto a uno di questi piccoli, non l'avete fatto a me. Gli allontanati da Dio che male hanno commesso? Non quello di aggiungere male a male, il loro peccato è il più grave, è l'omissione: non hanno fatto il bene, non hanno dato nulla alla vita. Non basta giustificarsi dicendo: io non ho mai fatto del male a nessuno. Perché si fa del male anche con il silenzio, si uccide anche con lo stare alla finestra. Non impegnarsi per il bene comune, restando a guardare, è già farsi complici del male comune, della corruzione, delle mafie, è la “globalizzazione dell'indifferenza” (papa Francesco). Ciò che accade nell'ultimo giorno mostra che la vera alternativa non è tra chi frequenta le chiese e chi non ci va, ma tra chi si ferma accanto all'uomo bastonato e a terra, e chi invece tira dritto; tra chi spezza il pane e chi si gira dall'altra parte, e passa oltre. Ma oltre l'uomo non c'è nulla, tantomeno il Regno di Dio. (Ermes Ronchi)
 

Papa Francesco: le nostre chiese siano chiese di servizio, non supermercati

Città del Vaticano - Vigilanza, servizio, gratuità: sono le tre parole che Papa Francesco sottolinea nell’omelia alla messa mattutina a Casa santa Marta di oggi. Lo fa, riferisce la Radio Vaticana, commentando le due letture della Liturgia: la prima dal Libro dei Maccabei, la seconda dal Vangelo secondo Luca, il cui tema comune è la purificazione del tempio. Come Giuda e i suoi fratelli riconsacrarono il tempio profanato dai pagani, così Gesù scaccia i mercanti dalla casa del Signore, trasformata in un covo di ladri. Ma, domanda Francesco, come si fa a rendere puro il tempio di Dio? Attraverso la vigilanza, il servizio e la gratuità.
“Il più importante tempio di Dio è il nostro cuore, dice il Papa, dentro di noi abita lo Spirito Santo. Ma cosa succede nel mio cuore? "Ho imparato a vigilare dentro di me, perché il tempio nel mio cuore sia solo per lo Spirito Santo? Purificare il tempio, il tempio interiore e vigilare. Stai attento, stai attenta: cosa succede nel tuo cuore? Chi viene, chi va … Quali sono i tuoi sentimenti, le tue idee? Tu parli con lo Spirito Santo? Ascolti lo Spirito Santo? Vigilare. Stare attenti a cosa succede nel tempio nostro, dentro di noi." Gesù, continua il Papa, in modo speciale “è presente negli ammalati, in quelli che soffrono, negli affamati, nei carcerati”. Lui stesso lo ha detto: "E io mi domando: so custodire quel tempio? Mi prendo cura del tempio con il mio servizio? Mi avvicino per aiutare, per vestire, per consolare quelli che hanno bisogno? San Giovanni Crisostomo rimproverava quelli che facevano tante offerte per ornare, per abbellire il tempio fisico e non prendevano cura dei bisognosi. Rimproverava! E diceva: “No, questo non va bene. Prima il servizio, poi le ornamentazioni”. Purificare, dunque, il tempio che sono gli altri. E, prosegue il Papa, "quando noi ci avviciniamo a prestare un servizio, ad aiutare, assomigliamo a Gesù che è lì dentro".
Il terzo atteggiamento indicato dal Papa è infine la gratuità e lo spiega:
"Quante volte con tristezza entriamo in un tempio; pensiamo a una parrocchia, un vescovado, non so …-  pensiamo - e non sappiamo se siamo nella casa di Dio o in un supermercato. Ci sono lì i commerci, anche c’è la lista dei prezzi per i sacramenti. Manca la gratuità. E Dio ci ha salvato gratuitamente, non ci ha fatto pagare nulla".
Francesco anticipa un’obiezione: ma è necessario avere dei soldi per mandare avanti le strutture, mantenere i sacerdoti ecc…, e risponde: “Tu dà la gratuità e Dio farà il resto. Dio farà quello che manca”. Le nostre chiese, conclude, siano "chiese di servizio, chiese gratuite."



 

Tutori volontari “orgogliosi” ma anche critici: su “Vie di fuga” il nuovo spazio “Tutore anch’io”

Torino - Di sicuro il tutore volontario  è “orgoglioso”, come sottolinea lo spot Tivù andato in onda in questi mesi. Ma sa anche essere critico. Come i neo-tutori della Basilicata, che in queste settimane si sono incontrati in assemblea, a Potenza, con il Garante dell’infanzia e dell’adolescenza regionale. E che durante l’incontro hanno rimarcato alcuni ostacoli al loro impegno di cittadinanza attiva…
C’è, e ci sarà, questo ed altro in “Tutore anch’io“, il nuovo spazio on line che Vie di fuga, osservatorio su rifugiati e richiedenti asilo, promosso fra gli altri dalla Fondazione Migrantes,  ha dedicato alla figura del tutore volontario per i minori stranieri non accompagnati disciplinata dalla legge “Zampa” 47/2017: questa sezione dell’osservatorio ha già iniziato a offrire notizie di aggiornamento, segnalazioni sugli eventi informativi e di dibattito e i calendari dei corsi di formazione per i candidati che hanno aderito ai bandi regionali.
 

Papa Francesco: dedicato a “Migranti e rifugiati: uomini e donne in cerca di pace” il tema della Giornata Mondiale della pace

Città del Vaticano - “Migranti e rifugiati: uomini e donne in cerca di pace”: questo il tema scelto da Papa Francesco per la Giornata Mondiale della Pace che si celebrerà il prossimo 1 gennaio. Nel messaggio, diffuso questa mattina, richiama gli oltre 250 milioni di migranti nel mondo, dei quali 22 milioni e mezzo sono rifugiati. Questi ultimi, come affermò Benedetto XVI, “sono uomini e donne, bambini, giovani e anziani che cercano un luogo dove vivere in pace”. E per trovarlo – scrive papa Francesco -  “molti di loro sono disposti a rischiare la vita in un viaggio che in gran parte dei casi è lungo e pericoloso, a subire fatiche e sofferenze, ad affrontare reticolati e muri innalzati per tenerli lontani dalla meta”.
“Con spirito di misericordia – prosegue il pontefice -  abbracciamo tutti coloro che fuggono dalla guerra e dalla fame o che sono costretti a lasciare le loro terre a causa di discriminazioni, persecuzioni, povertà e degrado ambientale. Siamo consapevoli che aprire i nostri cuori alla sofferenza altrui non basta. Ci sarà molto da fare prima che i nostri fratelli e le nostre sorelle possano tornare a vivere in pace in una casa sicura. Accogliere l’altro richiede un impegno concreto, una catena di aiuti e di benevolenza, un’attenzione vigilante e comprensiva, la gestione responsabile di nuove situazioni complesse che, a volte, si aggiungono ad altri e numerosi problemi già esistenti, nonché delle risorse che sono sempre limitate. Praticando la virtù della prudenza, i governanti sapranno accogliere, promuovere, proteggere e integrare, stabilendo misure pratiche, «nei limiti consentiti dal bene comune rettamente inteso, [per] permettere quell’inserimento». Essi hanno una precisa responsabilità verso le proprie comunità, delle quali devono assicurarne i giusti diritti e lo sviluppo armonico, per non essere come il costruttore stolto che fece male i calcoli e non riuscì a completare la torre che aveva cominciato a edificare”. Le persone, secondo il papa migrano per diverse ragioni prima fra tutte il “desiderio di una vita migliore, unito molte volte alla ricerca di lasciarsi alle spalle la ‘disperazione’ di un futuro impossibile da costruire”. Si parte per “ricongiungersi alla propria famiglia, per trovare opportunità di lavoro o di istruzione: chi non può godere di questi diritti, non vive in pace”. La maggioranza migra – scrive Francesco -  seguendo un “percorso regolare, mentre alcuni prendono altre strade, soprattutto a causa della disperazione, quando la patria non offre loro sicurezza né opportunità, e ogni via legale pare impraticabile, bloccata o troppo lenta. In molti Paesi di destinazione si è largamente diffusa una retorica che enfatizza i rischi per la sicurezza nazionale o l’onere dell’accoglienza dei nuovi arrivati, disprezzando così la dignità umana che si deve riconoscere a tutti, in quanto figli e figlie di Dio. Quanti fomentano la paura nei confronti dei migranti, magari a fini politici, anziché costruire la pace, seminano violenza, discriminazione razziale e xenofobia, che sono fonte di grande preoccupazione per tutti coloro che hanno a cuore la tutela di ogni essere umano”. Per il papa tutti gli elementi di cui dispone la comunità internazionale indicano che le migrazioni globali “continueranno a segnare il nostro futuro. Alcuni le considerano una minaccia. Io, invece, vi invito a guardarle con uno sguardo carico di fiducia, come opportunità per costruire un futuro di pace”.
Osservando i migranti e i rifugiati si scopre che essi “non arrivano a mani vuote: portano un carico di coraggio, capacità, energie e aspirazioni, oltre ai tesori delle loro culture native, e in questo modo arricchiscono la vita delle nazioni che li accolgono. Saprà scorgere anche la creatività, la tenacia e lo spirito di sacrificio di innumerevoli persone, famiglie e comunità che in tutte le parti del mondo aprono la porta e il cuore a migranti e rifugiati, anche dove le risorse non sono abbondanti”. Lo “sguardo contemplativo, infine, saprà guidare il discernimento dei responsabili della cosa pubblica, così da spingere le politiche di accoglienza fino al massimo dei «limiti consentiti dal bene comune rettamente inteso», considerando cioè le esigenze di tutti i membri dell’unica famiglia umana e il bene di ciascuno di essi. Chi è animato da questo sguardo sarà in grado di riconoscere i germogli di pace che già stanno spuntando e si prenderà cura della loro crescita. Trasformerà così in cantieri di pace le nostre città, spesso divise e polarizzate da conflitti che riguardano proprio la presenza di migranti e rifugiati. Offrire a richiedenti asilo, rifugiati, migranti e vittime di tratta una possibilità di trovare quella pace che stanno cercando, richiede una strategia che combini quattro azioni: accogliere, proteggere, promuovere e integrare”. Il Papa dopo aver spiegato i quattro verbi auspica di “cuore che sia questo spirito ad animare il processo che lungo il 2018 condurrà alla definizione e all’approvazione da parte delle Nazioni Unite di due patti globali, uno per migrazioni sicure, ordinate e regolari, l’altro riguardo ai rifugiati. In quanto accordi condivisi a livello globale, questi patti rappresenteranno un quadro di riferimento per proposte politiche e misure pratiche. Per questo è importante che siano ispirati da compassione, lungimiranza e coraggio, in modo da cogliere ogni occasione per far avanzare la costruzione della pace: solo così il necessario realismo della politica internazionale non diventerà una resa al cinismo e alla globalizzazione dell’indifferenza. Il dialogo e il coordinamento, in effetti, costituiscono una necessità e un dovere proprio della comunità internazionale. Al di fuori dei confini nazionali, è possibile anche che Paesi meno ricchi possano accogliere un numero maggiore di rifugiati, o accoglierli meglio, se la cooperazione internazionale assicura loro la disponibilità dei fondi necessari”.
 
 
 

Domenica la Giornata Nazionale di “ringraziamento” per i nostri sacerdoti

Roma - “Prendiamoci cura dei sacerdoti come loro si prendono cura di noi. Doniamo a chi si dona”. Così recita la locandina che è stata inviata in tutte le parrocchia italiane in occasione della 29esima Giornata Nazionale per il sostentamento dei sacerdoti diocesani, il 26 novembre, domenica dedicata a Cristo Re.
L’appuntamento annuale richiama l’attenzione dei fedeli sull’opera instancabile dei 35mila sacerdoti sempre in mezzo a noi e pronti ad aiutarci nelle fatiche della vita. Le Offerte sono dedicate al loro sostentamento. Inoltre sarà possibile accedere ad un contributo in denaro per le parrocchie che, sul tema delle Offerte, organizzeranno corsi formativi per i fedeli.
Le Offerte per il sostentamento dei sacerdoti sono lo strumento che permette a ogni fedele di contribuire, secondo un principio di corresponsabilità, al sostentamento di tutti i sacerdoti diocesani, che assicurano una presenza costante in tutte le parrocchie per annunciare il Vangelo e supportare le comunità.
I sacerdoti si affidano quindi alla comunità, per essere liberi di servire tutti, senza dover pensare al proprio sostentamento. Essi dedicano la vita agli altri con una presenza costante che si declina in gesti a volte coraggiosi e a volte semplici di vicinanza.
Destinate all’Istituto Centrale Sostentamento Clero, queste Offerte sono uno strumento perequativo e di solidarietà nazionale scaturito dalla revisione concordataria del 1984, per sostenere l’attività pastorale dei 35mila sacerdoti diocesani. Infatti da quasi 30 anni i sacerdoti non ricevono più uno stipendio dallo Stato ed è responsabilità di ogni fedele partecipare al loro sostentamento, anche attraverso queste Offerte.
 “Aiutare in maniera concreta i nostri sacerdoti credo sia un dovere di tutti noi che ne apprezziamo la missione e l’operato. Quest’anno, per la prima volta dopo anni, stiamo registrando una ripresa delle Offerte: ogni Offerta, anche di minimo importo, sostiene un sacerdote e gli dà energia per continuare a svolgere la sua missione e aiutare i più poveri. Vi invito dunque a fare una donazione, infatti se crediamo nei sacerdoti, spetta a noi, in prima persona, sostenerli” spiega il responsabile del Servizio Promozione Sostegno Economico alla Chiesa cattolica, Matteo Calabresi.
Nel 2016 sono state raccolte 99.906 Offerte, per un totale di euro 9.365.946.
L’iniziativa è promossa dal Servizio Promozione Sostegno Economico alla Chiesa cattolica e si avvale del supporto di una rete di 225 incaricati diocesani che, con la collaborazione dei referenti parrocchiali, affiancano i parroci nella sensibilizzazione al tema.
 
 

Rom: ad Avezzano celebrazioni in onore del Beato Zefirino

Avezzano - Domenica 3 Dicembre a partire dalle ore 14:30 presso la chiesa di San Giovanni ad Avezzano preghiere, canti, danze e musica rom in onore del Beato Zefferino Jimenez Malla detto "El Pelè". Avrà così inizio "Il Cammino di Zeferino” che si comporrà di tre eventi, la città abruzzese è stata scelta proprio perché ha una piazza intitolata al primo Martire Rom.
L' evento è stato organizzato dall'associazione culturale "Amici di Zefferino " di Lanciano, presidente Giulia Di Rocco,  unica Associazione in Italia che il 4 maggio scorso ha organizzato, in concomitanza con la Spagna,  le celebrazioni per il ventennale della beatificazione di Zefferino El Pelè. Nell’organizzazione anche la Fondazione Migrantes e il Centro Rom di Avezzano. 
All' evento interverranno esponenti del mondo rom e religioso: sarà presente il promotore in Italia della Beatificazione di Zefferino Jimenez Malla  Mons. Mario Riboldi di Milano,  il vescovo di Avezzano, Mons. Pietro Santoro  e don Gianni De Robertis, direttore generale della Fondazione Migrantes.
 

Migrantes Emilia Romagna: il 4 dicembre l’incontro regionale

Bologna – Si svolgerà lunedì 4 dicembre, a Bologna l’incontro regionale dei direttori diocesani Migrantes dell’Emilia Romagna. Sarà l’occasione – dice il direttore Mons. Juan Andrés Caniato, “oltre ad aggiornarci reciprocamente sulla situazione delle nostre diocesi” di “confrontarci sulla situazione delle comunità romene presenti nel nostro territorio. Avremo con noi i referenti regionali delle comunità ortodosse e greco-cattoliche, con i quali condivideremo informazioni, problematiche e prospettive”.  Il direttore regionale Migrantes il giorno successivo incontrerò il nuovo vescovo delegato per la Migrantes dell’Emilia Romagna, Mons. Massimo Camisasca. In una nota il direttore Migrantes regionale informa anche che, in collaborazione con le delegazioni regionali Caritas e Uffici Missionari, è programmata per il 12 febbraio 2018 una giornata di studio sul tema dell’accoglienza, rivolta a tutti gli operatori.

 

Card. Bagnasco: migranti “portatori di un contributo prezioso”

Roma - “I migranti sono portatori di un contributo prezioso, specie se letto alla luce della situazione demografica, economica, spirituale e sociale del Vecchio Continente”. E’ quanto dice l’arcivescovo di Genova e già presidente della Conferenza Episcopale Italiana in un libro intervista con don Ivan Maffeis, “Cose che ricordo” edito da San paolo e da oggi in libreria. Per il porporato “questa verità va riaffermata con chiarezza rispetto a una lettura che si limita a interpretare la presenza degli stranieri in termini di problemi e pericoli. Per non cadere nel pregiudizio e nell'assuefazione – spiega Bagnasco - davanti alla persistenza di questo esodo - come pure per non rassegnarsi a una cultura dell'indifferenza che grida vendetta al cospetto di Dio - la via rimane quella che il Santo Padre non si stanca di additarci: non fermarsi ai numeri, ma lasciarsi interrogare dai volti affamati, perseguitati e sfruttati, da quei piedi scalzi e stremati che hanno conosciuto la sabbia del deserto, e da cuori umani vittime dei mercanti di schiavi di oggi. Per il cardinale sapere che molti di quanti bussano alle nostre porte hanno alle spalle una storia di “vessazioni indicibili” e “nessun luogo a cui tornare, ci aiuterà a investire con rinnovata convinzione su percorsi di tutela, promozione e integrazione. Un contributo decisivo, al riguardo, passa dalla riscoperta della visione cristiana dell'uomo: un'Europa che non fosse più capace di aprirsi alla sacralità della vita sarebbe un'Europa che lentamente rischia di perdere la propria anima e anche quello spirito umanistico che pure ama e difende”.
Rispondendo ad una domanda sul diritto di cittadinanza l’ex presidente dei vescovi italiani si dice convinto che rappresenta “un segno di civiltà. Se è vero, infatti, - spiega - che a chi ha fame bisogna innanzitutto dar da mangiare, l'emergenza deve poi cedere il passo a misure che assicurino un futuro di dignità, perché non si può vivere perennemente assistiti. A maggior ragione il discorso vale per quanti sono nati e studiano in Italia. Se non si vuole risolvere il fenomeno migratorio in un conflitto senza soluzioni, la scelta dell'integrazione è ineludibile. Su questa linea, la conoscenza della lingua
e della cultura, un itinerario formativo e la condivisione dei valori di fondo - compreso il dovere di collaborare al bene comune del Paese - sono le basi per una legislazione che sancisca il diritto di cittadinanza. Con la doverosa attenzione alla legalità, la sfida è ineludibile, se vogliamo davvero integrare: ne guadagnerà la stessa sicurezza del nostro Paese”.
Bagnasco parla della presenza sul territorio accanto ai bisogno delle persone portata avanti “tra la gente e con la gente, grazie soprattutto a sacerdoti, diaconi, religiosi e religiose, comunità parrocchiali, operatori pastorali, Caritas e Migrantes, innumerevoli opere e istituzioni che costituiscono un riferimento per tutti. Del resto, è questa presenza quotidiana - attenta all'ascolto, alla comprensione, all'accoglienza e al servizio - a fare della Chiesa italiana una Chiesa veramente di popolo, che con la sua rete di servizi offre una provvidenziale spiaggia di tenuta, significato e superamento. In una parola, di speranza”. (R.I.)
 

Ucraini in Italia: domenica preghiera per commemorare le vittime innocenti dell’Holodomor

Milano - “L’Ucraina ha bisogno del sostegno da parte della Chiesa cattolica a livello internazionale, ha bisogno che si elevino a Dio preghiere per la pace in Ucraina, che è ancora in guerra e nessuno ne parla”. È quanto scrive padre Volodymyr Voloshyn, coordinatore nazionale Migrantes della pastorale dei greco-cattolici ucraini in Italia, in una lettera inviata al Presidente della CEI, il card. Gualtiero Bassetti, in occasione dell’85° anniversario dell’Holodomor, “noto anche – spiega – come genocidio ucraino o olocausto ucraino, un crimine nascosto al mondo, alla grande carestia causata volutamente sul territorio dell’Ucraina dal 1932 al 1933”.
Domenica 26 novembre “tutti gli ucraini si uniranno in preghiera per commemorare le vittime innocenti dell’Holodomor”, prosegue Voloshyn, aggiungendo che “moltissimi ucraini d’Italia arriveranno a Milano per partecipare alla celebrazione della Divina Liturgia da Requiem che avrà luogo nel Duomo di Milano”.
 

Papa Francesco: colonizzazioni ideologiche impongono sistemi educativi ai giovani

Città del Vaticano - Togliere la libertà, cancellare la memoria, indottrinare i giovani: sono i tre indicatori delle colonizzazioni culturali e ideologiche di tutti i tempi. Il Papa nell'omelia della Messa a Casa Santa Marta di oggi, torna su questo argomento ispirandosi ancora una volta alle Letture della settimana in corso, che narrano la persecuzione del re Antioco Epifane contro i Maccabei fedeli alla legge dei Padri, riferisce la Radio Vaticana.
Ciò che è successo al popolo di Dio, commenta Francesco, “accade ogni volta che sorge nella Terra una nuova dittatura culturale o ideologica che è una colonizzazione". "Pensate”, fa notare il Papa senza fare nomi, “a quello che hanno fatto le dittature del secolo scorso in Europa” e alle “scuole di indottrinamento” che ne sono nate: “Si toglie la libertà, si decostruisce la storia, la memoria del popolo e si impone un sistema educativo ai giovani. Tutte: tutte fanno così. Anche con i guanti bianchi, alcune: che so, un Paese, una Nazione chiede un prestito, 'no, ma io ti do, ma tu, nelle scuole, devi insegnare questo, questo, questo', e ti indicano i libri; libri che cancellano tutto quello che Dio ha creato e come lo ha creato. Cancellano le differenze, cancellano la storia: da oggi si incomincia a pensare così. Chi non pensa così, va lasciato da parte, anche perseguitato”.
Così è successo anche in Europa, ribadisce il Papa, dove ”quelli che si opponevano alle dittature genocide, erano perseguitati”, erano minacciati, privati della libertà che corrisponde poi ad “un’altra forma di tortura”. E con la libertà, le colonizzazioni ideologiche e culturali tolgono anche la memoria, riducendola a “favole”, a “bugie, “cose di vecchi”. Ricordando quindi la figura della madre dei Maccabei che esorta i figli a tener duro di fronte al martirio, il Papa, sottolinea il ruolo unico della donna nella custodia della memoria e delle radici storiche: “Custodire la memoria: la memoria della salvezza, la memoria del popolo di Dio, quella memoria che faceva forte la fede di questo popolo perseguitato da questa colonizzazione ideologico-culturale. La memoria è quella che ci aiuta a vincere ogni sistema educativo perverso. Ricordare. Ricordare i valori, ricordare la Storia, ricordare le cose che abbiamo imparato. E poi, la mamma. La mamma che parlava due volte – dice il testo – 'nella lingua dei padri': parlava in dialetto. E non c’è alcuna colonizzazione culturale che possa vincere il dialetto.”
La “tenerezza femminile” e il “coraggio virile” della madre dei Maccabei che si fa forte delle radici storiche della lingua dei Padri nella difesa dei suoi figli e del Popolo di Dio, fa pensare, osserva il Papa che “soltanto la forza delle donne è capace di resistere a una colonizzazione culturale”. Sono loro, le mamme e le donne, le custodi della memoria, del dialetto, "capaci di difendere la Storia di un popolo" e, aggiunge il Papa, e di " trasmettere la fede" che poi "i teologi spiegheranno":
"Il popolo di Dio è andato avanti per la forza di tante donne brave, che hanno saputo dare ai figli la fede, e solo loro – le mamme – sanno trasmettere la fede in dialetto. Che il Signore ci dia sempre la grazia, nella Chiesa, di avere memoria, di non dimenticare il dialetto dei padri e di avere donne coraggiose."
 
 

Vescovi Belgio: “non possiamo costruire muri di indifferenza e paura”

Bruxelles -  “Noi, pastori della Chiesa cattolica nel nostro Paese, vogliamo continuare a investire in una cultura di accoglienza e di incontro, nel rispetto della dignità di ogni essere umano senza distinzione”. Lo scrivono i vescovi del Belgio in una dichiarazione pubblicata mentre stanno per arrivare nel Paese 100 rifugiati dalla Siria grazie all’apertura di un nuovo corridoio umanitario. I rifugiati saranno distribuiti nelle diocesi. “Crediamo nella creatività e nell’entusiasmo delle nostre comunità di fede, così come nel dinamismo di molte organizzazioni, azioni e movimenti di solidarietà, dentro e fuori la Chiesa”, scrivono i vescovi, riconoscenti per questa generosità. “Consapevoli della complessità” della situazione legata all’immigrazione, “non possiamo costruire muri di indifferenza e paura”, né “i migranti possono sottrarsi all’obbligo di integrarsi nella società che li accoglie”. Il futuro di convivenza sarà possibile solo se “non ci richiudiamo su noi stessi, non cerchiamo il nostro interesse personale”, indicano i vescovi che, in vista di questi nuovi arrivi, chiedono inoltre che in tutta la Chiesa belga si svolga una colletta speciale in ogni celebrazione della vigilia e del giorno di Natale, da destinare ai più vulnerabili tra coloro che arriveranno.
 

Migrantes Udine: messa per il Lunapark

Udine – Nei giorni scorsi, presso la chiesa di Sant’Antonio nel quartiere dei Rizzi a Udine, si è svolta la Santa Messa per noi lunaparkisti. A presiedere questo ormai abituale incontro è stato don Charles Maanu, nuovo direttore della Migrantes diocesana di Udine. Nella sua omelia ci ha descritti come persone sagge che attraverso i colori, i suoni e le luci delle nostre attrazioni riusciamo a portare un sorriso anche lì dove la malattia, la crisi economica e i vari problemi lo hanno tolto.
Al termine della celebrazione sono stati ringraziati don Giuseppe Faccin parroco della parrocchia ospite, Claudio Malacarne ex direttore Migrantes, che ci ha sottolineato la vicinanza della Chiesa udinese al mondo del Luna Park, e suor Raffaella, ormai nostra grande amica, che ci ha aiutato ad organizzare la celebrazione. (Cinzia Stacchio - rappresentante lunaparchisti del Triveneto)