Primo Piano

Romania: in cattedrale il Concerto di Natale

Bucarest – Martedì  12 Dicembre ore 19,30 nella Cattedrale Cattolica di Iasi si terrà il primo Concerto di Natale organizzato dal Consolato Onorario d’Italia a Iasi, dall’Istituto Italiano di Cultura di Bucarest, dal Centro Culturale Italiano di Iasi, dall’Istituto Don Orione di Iasi . Sono in programma canti della tradizione natalizia e invitato speciale il Fisarmonicista Pietro Roffi.
 

Campagna “Ero straniero”: via libera della Camera a verifica firme

Roma - Via libera da parte degli uffici della Camera dei deputati al termine delle verifiche sulle firme depositate a sostegno della legge di iniziativa popolare “Ero straniero – L’umanità che fa bene”, promossa da Radicali Italiani con Emma Bonino, Fondazione Casa della carità “Angelo Abriani”, Acli, Arci, Asgi, Centro Astalli, Cnca, A Buon Diritto e Cild con l’obiettivo di superare la legge Bossi-Fini sull’immigrazione. Il testo è stato già assegnato alla prima Commissione Affari Costituzionali. Anche se difficilmente potrà essere discussa in questa legislatura, sarà tra le prime proposte di legge che il prossimo Parlamento sarà chiamato a esaminare. Le leggi di iniziativa popolare, infatti, durano per due legislature. “È la conferma di uno straordinario successo di partecipazione che il legislatore non potrà ignorare”, dichiarano i promotori della campagna. “Con le nostre proposte per cambiare le politiche sull’immigrazione investendo su accoglienza, lavoro e inclusione abbiamo sfidato un racconto pubblico dominato dalla paura e dalla demagogia. E abbiamo raccolto 90.000 firme – cioè quasi il doppio di quelle necessarie per presentare la proposta di legge – dando voce al Paese che rifiuta la politica dei muri e crede che l’immigrazione possa essere un’opportunità. Nell’attesa che la legge ‘Ero straniero’ inizi il suo iter in Parlamento, crediamo che a partire dalla prossima campagna elettorale le forze politiche debbano esprimersi su queste proposte di riforma sostenute da decine di migliaia di cittadini, per governare i flussi migratori con regole certe: con legalità e umanità”. La legge di iniziativa popolare prevede, in sintesi, l’apertura di canali legali e sicuri di ingresso per lavoro nel nostro Paese, la regolarizzazione su base individuale degli stranieri già radicati nel territorio, misure per l’inclusione sociale e lavorativa di richiedenti asilo e rifugiati, l’effettiva partecipazione alla vita democratica col voto amministrativo e l’abolizione del reato di clandestinità. La campagna “Ero straniero – L’umanità che fa bene” ha potuto contare sull’adesione e il sostegno di oltre 150 sindaci, di centinaia di personalità e organizzazioni tra cui Fondazione Migrantes, Caritas italiana, Cgil, Altromercato, Federazione chiese evangeliche italiane, Emergency, e anche di Papa Francesco, che ha più volte espresso pubblicamente il proprio sostegno.
 

MCI Bietigheim-Bissingen: lascia don Jean Bosco

Francoforte – Nei giorni scorsi don Jean Bosco ha presieduto la messa di saluto alle Comunità Italiane “Il Buon Pastore” di Bietigheim-Bissingen e “S. Padre Pio” di Markgröningen. Circondato da quattro concelebranti (il parroco locale ed il suo vicario, don Eugenio ed il Delegato nazionale delle MCI in Germania e Scandinavia, p. Tobia Bassanelli), accompagnato dal coro della Comunità e da una folta presenza di parrocchiani, ha ringraziato tutti per la collaborazione ed il calore umano che hanno sostenuto il suo lavoro pastorale. “Ho augurato – dice p. Bassanelli - alle due Comunità di fare in modo che anche il suo successore, don Milolo, il cui arrivo è slittato di alcuni giorni, si trovi bene”. Don Milolo, la cui presenza in un primo momento era stata programmata per questo appuntamento, verrà festeggiato in occasione della Festa di Babbo Natale, sabato 9 dicembre, a partire dalla ore 19.00, nella sala della comunità di Bissingen, allietata da Dj Aki e con una bella sorpresa per i più piccoli.
 

MCI Bucarest: prosegue il Corso di Lingua Romena per Italiani.

Bucarest - Prosegue con successo il Corso di Lingua Romena per Italiani. Ogni sabato gli aderenti trascorrono 2 ore applicandosi sul libro di testo e facendo tesoro degli insegnamenti della Professoressa. Questa prime lezioni sono certamente – scrive il settimanale della Missione Cattolica Italiana di Bucarest “Adeste” - le più dure ma applicandosi con volontà e tenacia, fra qualche settimana, si potranno verificare tangibilmente i frutti.
 

Mons. Delpini: un sinodo minore per una “Chiesa dalle genti”

Milano - La Chiesa ambrosiana entra nel Sinodo. Sarà un Sinodo minore quello indetto dall’arcivescovo («La Chiesa dalle genti») per affrontare ciò che non si può più definire solo una sfida della multietnicità posta alle comunità cristiane. Il senso dell’iniziativa lo ha spiegato lo stesso Mons. Delpini in una intervista  a Radio Marconi. “La mia riflessione, più che sociologica di una lettura della società, è motivata – dice - da un’intenzione di riconoscere la vocazione cattolica della Chiesa: cattolica vuol dire universale e universale vuol dire che tutti coloro che sono credenti in Cristo e che sono battezzati sono parte della Chiesa. Quindi la Chiesa assume le culture dei popoli, le accoglie, le rispetta, le trasforma e diventa una comunità. Come all’inizio si è fatta un’unica Chiesa tra quelli che venivano dal giudaismo e quelli dalle genti, così ancora oggi è unica, è unita con la ricchezza delle presenze. L’intenzione di questo Sinodo è di una riflessione, di avere linee pastorali per essere la Chiesa di oggi e di domani. Quindi – aggiunge il presule - non quella di ieri, che era molto più legata a un territorio e a un tipo di presenza, piuttosto la Chiesa in questo territorio dove tutti i cattolici si devono sentire parte”. Sarà “un cammino condiviso in cui tutti devono essere aiutati a esprimersi, a individuare le linee pastorali da formulare, da formalizzare e da raccomandare per il prossimo percorso di Chiesa”.
 

Palermo: un presepe dedicato al piccolo Aylan

Palermo - E’ dedicato all’accoglienza dei migranti e al ricordo di Aylan Kurdi, il piccolo profugo siriano di 3 anni trovato morto sulla spiaggia di Bodrum il 2 settembre 2015, e di tutti i caduti nella fuga dalle guerre e dalla fame, il Natale organizzato quest’anno dalla Congregazione dell’Oratorio di San Filippo Neri di Palermo nella Chiesa di Sant’Ignazio martire all’Olivella e che sarà inaugurato sabato dopo la celebrazione eucaristica- Il presepe è allestito in una vecchia barca donata dai da alcuni pescatori. Tutti i giovedì, venerdì e sabato, dalle 9 alle 11, dalle 16,45 alle 18 e dalle 21 alle 23,30, saranno visitabili la Chiesa con le reliquie del Beato p. Pino Puglisi, la sacrestia e il Salone San Filippo Neri con le opere d’arte custodite, e in più il complesso dell’Oratorio con una mostra di presepi. Il 28 dicembre, giornata dedicata dalla Chiesa ai Martiri Innocenti, il Presidente della Fondazione Migrantes, il vescovo Mons. Guerino Di Tora, salirà su una motovedetta della Guardia costiera con a bordo un Bambinello nero donato da una famiglia di migranti dello Sri Lanka, che sbarcherà al porto di Palermo. A riceverli il contrammiraglio Salvatore Gravante, comandante della Direzione marittima e della Capitaneria di porto di Palermo. Il Bambinello sarà poi accolto in piazzetta Due Palme e da lì sarà portato in processione fino alla Chiesa e deposto nella mangiatoia.
 

Como: accoglienza migranti al Centro pastorale diocesano

Como - La soluzione al bisogno di accoglienza per i migranti accampati dal maggio scorso all’autosilo Valmulini di Como passa per tre tende allestite nei giorni scorsi nel cortile interno del Centro pastorale cardinal Ferrari di Como. Si tratta di quaranta posti che vanno a raddoppiare quelli attivi nei locali di via Sirtori all’interno del progetto denominato “Emergenza Freddo”.  Il trasferimento dei primi migranti è previsto a partire dalla prossime ore, ma probabilmente ci vorranno alcuni giorni prima che le tre tende, entrino a regime. Solo allora partirà lo “sgombero” dell’autosilo. “
 

Migrantes: non dimenticare chi anche oggi muore sui luoghi di lavoro

Roma - Ancora una occasione per “non dimenticare chi, ancora oggi, muore  sui luoghi di lavoro, siano essi italiani all’estero che stranieri residenti in Italia”. A dirlo il Direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni De Robertis, ricordando la tragedia  della catastrofe mineraria di Monongah, in West Virginia, 110 anni fa, il 6 dicembre, con 171 minatori italiani morti tra le 361 vittime.  Da qui la richiesta della Fondazione Migrantes di un impegno “costante” e “attento” alla sicurezza dei lavoratori sempre “più difficile e che mette spesso a repentaglio le loro vite”.
 

Ismu: presentato il Rapporto sulle migrazione 2017

Milano – La Fondazione ISMU stima che al 1° gennaio 2017 la popolazione straniera in Italia abbia raggiunto la quota di 5 milioni e 958mila presenze (regolari e non), con un aumento di 87mila unità (+1,5%) rispetto all'anno precedente. Un incremento dovuto soprattutto alla componente irregolare (+56mila), che registra una lieve ripresa: al 1° gennaio 2017 ISMU stima che non sono in possesso di un valido titolo di soggiorno 491mila stranieri (contro i 435mila alla stessa data dell’anno precedente). L’incidenza degli irregolari sul totale della popolazione straniera presente è quindi dell'8,2%. Per quanto riguarda le provenienze, anche per il 2016, si conferma il primato dei rumeni, che, con quasi un milione e 169mila residenti, rappresentano il 23,2% del totale, cui seguono circa 450mila albanesi (8,9%) e 420mila marocchini (8,3%). ISMU inoltre sottolinea una crescita delle acquisizioni di cittadinanza: nel corso del 2016 si contano ben 202mila nuovi italiani (in 4 casi su 10 si tratta di minori). Per quanto riguarda gli arrivi, i dati quantitativi sulla presenza straniera in Italia non sembrano mettere in luce dinamiche e prospettive preoccupanti. Infatti anche se gli sbarchi sulle coste italiane sono passati da 63mila del 2011 a 181mila del 2016 (mentre nel 2017, al 4 dicembre, se ne contano oltre 117mila), non siamo di fronte a un’invasione. Ma quali sono le previsioni sul futuro? In base alle stime di Fondazione ISMU, estrapolando le tendenze in atto nel periodo 2014-2016  (tenuto conto delle crescenti acquisizioni di cittadinanza), nel prossimo ventennio potremmo assistere a un sempre più ridotto incremento della popolazione straniera iscritta nelle anagrafi dei comuni italiani, sino a raggiungere un massimo di 5 milioni e 374 mila unità alla fine del 2033 e a dar vita, da allora in poi, a una fase di sostanziale stabilità (i residenti si assesterebbero quindi sui 5,3 milioni). Sul fronte lavorativo si segnala che gli stranieri occupati nel 2016 raggiungono la cifra di 2 milioni e 401mila, contro i 2.359.065 del 2015 e rappresentato il 10,5% dell'occupazione complessiva. Il lavoro immigrato resta in netta prevalenza di tipo dipendente (86,6% degli occupati rispetto al 74,8% degli italiani) e operaio (76,6% rispetto al 30,7% degli italiani). Diminuisce la disoccupazione: nel 2017 gli stranieri senza lavoro sono 437mila, contro i 456mila del 2015. Una particolare attenzione merita il fenomeno dell'inattività: nel 2016 sono 1 milione e 181mila gli stranieri inattivi in età lavorativa (ovvero tra i 15 e i 64 anni), di cui il 72% per cento è costituito da donne. Rimangono invece stabili gli alunni stranieri presenti nel sistema scolastico italiano: nell'anno 2015/2016 gli studenti non italiani sono 814.851 (solo 643 in più rispetto all'anno scolastico precedente) e rappresentano il 9,2% del totale della popolazione scolastica. Questi dati sono contenuti nel  XXIII Rapporto sulle migrazioni 2017, elaborato dall’Ismu  e presentati questa mattina a Milano. Nel corso del convegno sono stati assegnati due premi ISMU 2017, in collaborazione con Fondazione Bracco, uno alla cooperativa Nazareth di Cremona che si occupa di minori stranieri non accompagnati, l’altro a Fondazione AVSI per “Cucinare per Ricominciare”, un progetto di accoglienza e integrazione di richiedenti asilo e rifugiati tramite la formazione e il lavoro. Un terzo premio è stato assegnato da Fondazione Cariplo a Roberta Lo Bianco, una dei primi tutori volontari di minori stranieri non accompagnati, figura introdotta in Italia dalla Legge n. 47 del 7 aprile 2017.  
 

Cgie: il ricordo della tragedia del 6 dicembre di 110 anni fa a Monongah

Roma - Domani, 6 dicembre, ricorrono 110 anni dalla più grave tragedia di lavoro che ha colpito gli emigrati italiani. Tra le 361 vittime della catastrofe mineraria di Monongah, in West Virginia, si contarono 171 minatori italiani. “In realtà i nostri morti furono molti di più, perché non c’era un elenco di chi entrava in miniera e non fu possibile recuperare e ricomporre tutti i corpi straziati nel disastro, ricorda oggi il Consiglio Generale degli Italiani all’estero in una nota a firma di Michele Schiavone, Segretario Generale e di Silvana Mangione, Vice Segretario Generale Anglofoni.
Nel 2007, il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero partecipò ufficialmente alla commemorazione del centenario della disgrazia, nel cimitero appositamente riordinato con l’aiuto di molti volontari, per inaugurare un cippo con i nomi dei caduti di ogni nazionalità e onorare quanti  persero la vita. Il Ministero degli affari esteri pubblicò una monografia a cura di Norberto Lombardi, “Monongah 1907 – Una tragedia dimenticata”. “È proprio la memoria l’unica forza che ci spinge ad adoperarci per impedire che sciagure di questo genere si ripetano, coprendo di sangue e di lacrime la nostra emigrazione”, si legge nella nota del Cgie che ringrazia il Presidente Gianni Meffe dell’Associazione Culturale Monongah che, in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia a Washington e i Consolati Generali di Filadelfia e New York, ha organizzato una serie di momenti commemorativi: “da parte nostra, siamo profondamente impegnati, insieme alla Direzione Generale degli Italiani all’estero del MAECI e al Ministero del Lavoro, nel mettere in opera tutte le azioni necessarie per prevenire per quanto possibile le situazioni in cui un italiano all’estero sia costretto a rischiare la vita pur di mantenere il proprio posto di lavoro”.
 

Santa Sede: un convegno sul futuro della radio

Roma - “Interferenze: il futuro della radio nell’ambiente digitale a 80 anni dalla morte di Guglielmo Marconi”. Questo  il tema del convegno  promosso dall’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede e dalla Segreteria per la Comunicazione del Vaticano che si svolgerà venerdì 15 dicembre, dalle 10.30 a Palazzo Borromeo. L’appuntamento verte sull’attualità della Radio nell’ambiente digitale contemporaneo a partire dagli ottanta anni dalla morte di Guglielmo Marconi, avvenuta nel 1937 (il 20 luglio), e dalla feconda collaborazione tra l’inventore bolognese e lo stato pontificio nei primi decenni del Novecento. A ripercorrere questo cammino eminenti accademici e ‘addetti ai lavori’ che offriranno la propria testimonianza dopo i saluti di Pietro Sebastiani, Ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede, e di monsignor Dario Edoardo Viganò, prefetto della Segreteria per la Comunicazione. Ad arricchire il convegno un breve percorso storico incentrato sull’opera di Marconi in Vaticano, attraverso foto e cimeli di inestimabile valore come il celebre microfono costruito dallo stesso Marconi che Pio XI utilizzò il 12 febbraio 1931 per il primo radiomessaggio al mondo diffuso in occasione dell’inaugurazione della Radio Vaticana.
 
 

Calabria: inaugurata la consulta dei calabresi all’estero

Catanzaro – E’ stato il Presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio, ad aprire ieri mattina, nella sede della Cittadella regionale a Catanzaro, la Consulta regionale dei calabresi all'estero. Una “tre giorni” (che si concluderà domani)  e che vedrà l'insediamento del nuovo organismo con il compito di rappresentare e supportare le associazioni dei calabresi al di fuori dei confini regionali, sia in Italia che all'estero, nel lavoro di conservazione e promozione della cultura e delle tradizioni. “Grazie a tutti voi – ha detto Oliverio  – per aver preso parte a questa importante iniziativa che la Regione ritiene strategica. Voi siete i rappresentanti nel mondo della Calabria. Con la vostra presenza si rinnova il legame tra chi vive nella nostra regione e tutti i calabresi sparsi negli altri Paesi, che sono nella stragrande maggioranza gente laboriosa, onesta, la quale con enorme sacrificio ha raggiunto traguardi importanti e prestigiosi. Dopo anni di crisi che ha attanagliato l'Italia e l'Europa ci sono segni di ripresa anche nella nostra regione. Il Sud e la Calabria crescono in termini di Pil, occupazione ed esportazioni. Il nostro turismo è stato nel 2017 in assoluto tra i migliori d'Italia facendo registrare record di presenze. La Calabria insomma si misura in un contesto globale e noi come governo della Regione stiamo mettendo in campo ogni sforzo per essere sempre più competitivi”. “Anche per questo – ha aggiunto Oliverio – abbiamo bisogno di voi consultori. La funzione dei calabresi nel mondo, proprio in questa fase storica particolare, è importantissima. Chi meglio di voi conosce le qualità e il valore della nostra terra. Pensiamo all'export: la Calabria non produce quantità di merci elevate ma di grande qualità. La nostra forza è rappresentata dal valore dei prodotti, soprattutto in campo agroalimentare. Sono proprio questi elementi di bellezza che possono essere fattori decisivi per la crescita della regione. Ecco, voi siete in grado di promuovere il nostro territorio e alimentare scambi e relazioni, così come nel turismo, settore in cui per la prima volta giungono segnali nuovi con presenze significative dagli Stati Uniti, dal Nord America e da nazioni dell'Europa che mai prima d'ora avevano mostrato interesse per la Calabria”.
I lavori sono stati introdotti dal consigliere regionale Orlandino Greco mentre hanno relazionato tra gli altri Edith Pichler, dell'Università Potsdam, membro del Consiglio Generale degli Italiani all'Estero e il Senatore Renato Turano.
 
 

Corridoi umanitari CEI: dall’Etiopia a Ventimiglia

Ventimiglia - Giovedì scorso sono arrivate in Italia le prime 25 persone dall’Etiopia, nell’ambito del Protocollo di intesa con lo Stato italiano, siglato dalla Conferenza Episcopale Italiana – che agisce attraverso Caritas Italiana e Fondazione Migrantes – e dalla Comunità di Sant’Egidio. Il Protocollo, finanziato con fondi CEI 8xmille, prevede il trasferimento dall’Etiopia di 500 profughi in due anni. Una delle famiglie è stata accolta dalla diocesi di Ventimila-Sanremo (vedi anche /pls/siti/v3_s2ew_consultazione.mostra_pagina?id_pagina=20894) dopo aver vissuto per 9 anni nei campi profughi in condizioni molto precarie e disagevoli, soprattutto per i bambini. Ora si apre una nuova pagina della loro vita.
 

OIM: oltre 3mila morti da gennaio nel Mediteranno

Roma - Sono oltre 3mila i migranti morti nel tentativo di raggiungere l’Europa. Il Mediterraneo è il luogo al mondo con il più alto numero di migranti morti. Il mare che circonda le nostre coste fa più morti dell’Africa dove le persone in fuga muoiono soprattutto di fame e disidratazione, e ancor più del Medio Oriente, dove chi tenta di fuggire dalla violenza e dalle discriminazioni viene ucciso dalle armi da fuoco. Da gennaio, 3.038 persone risultano morte e/o disperse in mare: 2.083 nel tentativo di raggiungere l’Italia, 61 la Grecia e 174 la Spagna. Ma questi sono solo i numeri 'conosciuti'. Quelli testimoniati dai superstiti. Mancano all’appello i dispersi, quei naufraghi che nessuno ha mai visto. Di partenze che nessuno ha mai registrato. Il Mediterraneo è ormai diventato un cimitero, il cimitero degli schiavi dei campi libici, delle donne violentate e sfruttate. Dalla tragedia di Lampedusa dell’ottobre 2013 – un naufragio che costò la vita a 360 persone – i migranti morti nel Mediterraneo sono stati oltre 15.000. «L’abbiamo ripetuto per gli ultimi quattro anni e continuiamo a dirlo: non basta più contare semplicemente queste tragiche statistiche, bisogna anche agire», ha affermato William Lacy Swing, direttore generale dell’OIM (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni) «Queste ultime notizie, giunte subito dopo le drammatiche rivelazioni sul mercato degli schiavi in Libia, sulle sofferenze subite da chi cade nelle mani dei trafficanti e sulle condizioni dei centri di detenzione in Libia, richiedono la nostra attenzione. Dobbiamo mettere fine a queste pratiche e gestire la migrazione in maniera sicura e regolare per tutti».
 

Don De Robertis: “il 52%, degli stranieri regolari in Italia sono donne”

Roma - “Poco più della metà, il 52%, dei 5 milioni di stranieri regolari presenti in Italia sono donne”. Lo ha affermato don Gianni De Robertis, Direttore generale della Fondazione Migrantes, intervenuto al convegno “Francesca Cabrini, patrona dei migranti: una Santa per l’oggi”, organizzato nella sede del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale. “Contrariamente all’opinione diffusa, che vede l’Italia invasa da immigrati, dopo tre decenni di crescita, il loro numero si è assestato. Sono l’8% della popolazione nazionale. Nel 2016 la presenza di stranieri in Italia è aumentata solo di 20.800 unità”. Don De Robertis ha segnalato anche le differenze delle presenze straniere in base al Paese di origine: “Due terzi di coloro che arrivano dal Bangladesh e dal Senegal sono uomini, mentre dall’Ucraina, dalla Moldova e da diversi Paesi dell’est arrivano in Italia donne per l’80% dei casi”. Dei migranti giunti a bordo dei barconi, via mare (181.436 nel 2016), “il 15% sono minori, mentre il 14 % donne”. “Mentre gli uomini siedono ai bordi dei barconi – ha raccontato -, le donne trovano spazio per terra, al centro, con maggiori possibilità di ustionarsi”. L’altro volto del fenomeno migratorio è quello delle emigrazioni. “Nel 2016 sono stati 124mila gli italiani che hanno trasferito la loro residenza all’estero, ma il dato è sottostimato perché molti italiani che partono non comunicano il cambio di residenza. Tra loro, anche oltre 40mila stranieri”. Approfondendo la situazione lavorativa delle donne immigrate, don De Robertis ha sottolineato un dato. “Quasi tutte sono impiegate nel settore della cura alla persona. Difficilmente trovano un’occupazione collegata al loro titolo di studio. Molte badanti sono laureate e plurilaureate”. In calo le nascite anche dalle donne straniere. “Nel 2016 sui 470.000 bambini, circa 70mila sono nati da famiglie straniere, quasi il 15%. Ma sono stati 10mila in meno rispetto a 4 anni fa”.
 

Le nuove schiavitù: migrazioni e tratta

Milano - «Solo pochi giorni fa le brutali immagini di migranti venduti all’asta sulla base di un 'valore' che li equipara a merce ci hanno ricordato quanto sia ancora presente un fenomeno che nega alla radice la dignità dell’essere umano». Così, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nella Giornata internazionale per l’abolizione della schiavitù, che si è celebrata il 2 dicembre - data di adozione, da parte dell’Assemblea generale, della Convenzione delle Nazioni Unite per la repressione della tratta degli esseri umani e dello sfruttamento della prostituzione altrui - ricorda 'gli schiavi moderni'. Migranti venduti come schiavi in Libia, donne e giovani che finiscono nella tratta, lavoratori stranieri sfruttati nei campi, bambine costrette a sposarsi: sono queste le nuove forme di schiavitù, sempre più drammatiche e sempre più diffuse, che oggi intrappolano più di 40 milioni di persone in tutto il mondo. «La ricorrenza ricorda alla comunità internazionale e a ciascuno di noi che la schiavitù, in ogni sua manifestazione, è un’aberrazione che non può essere tollerata» sottolinea Mattarella. L’ultimo rapporto, 'Global estimates of modern slavery' parla infatti di 40milioni di persone ridotte in schiavitù, ma i dati non fotografano la realtà. Le cifre sul fenomeno sono infatti purtroppo sottostimate, in mancanza di dati relativi alla situazione, ad esempio, di America Latina e Paesi arabi. In Africa 7,6 persone su 1.000 sono costrette a lavori forzati, tratta, prostituzione. Ma è in Asia che si concentra il maggior numero di schiavi in termini assoluti. Sono circa 25 milioni, il 62% del totale. Ma anche l’Europa non è indenne, dove l’incidenza è di 3,9 ogni 1.000 abitanti. Sono donne e ragazze il 99% delle persone sfruttate per fini sessuali e l’84% delle vittime di matrimonio forzato. I bambini rappresentano un quarto degli schiavi moderni. «Malgrado i progressi registrati negli ultimi decenni in termini di tutela dei diritti umani e delle libertà fondamentali nel mondo – aggiunge Mattarella – la schiavitù tradizionale è un fenomeno che non siamo ancora riusciti a debellare completamente. A fianco della schiavitù tradizionale altre se ne sono aggiunte, quasi sempre collegate alla tratta dei migranti». Le situazioni di conflitto, la povertà, la fuga da territori colpiti da fenomeni naturali, costituiscono terreno fertile per la diffusione di fenomeni quali lo sfruttamento sessuale, il lavoro minorile, i matrimoni forzati, il reclutamento di bambini nei conflitti armati. Solo per snocciolare alcuni dati, in Italia, negli ultimi tre anni il numero delle potenziali vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale arrivate via mare è aumentato del 600 per cento. In particolare, il fenomeno riguarda circa l’80% delle ragazze arrivate dalla Nigeria, il cui numero è passato da 1.500 nel 2014 a oltre 11.000 nel 2016. Sono le schiave moderne che ogni notte passeggiano sulle nostre strade. «La tratta delle donne per sesso è la nuova schiavitù», ricorda la presidente della Camera, Laura Boldrini. «Giovani schiave dei tempi moderni costrette con la violenza a mettersi in vendità». Per Boldrini, «è necessario intensificare la collaborazione internazionale, per reprimere le organizzazioni criminali che prosperano su questo odioso commercio». Ma è 'schiavitù moderna' anche quella che costringe uomini e donne (soprattutto stranieri) a raccogliere pomodori e patate, col caldo soffocante e a vivere in catapecchie senza alcun requisito igienico- sanitario nei ghetti del Sud Italia. Sono oltre 700mila i lavoratori-schiavi vittime di caporali, al soldo di criminali e mafie, in Italia, secondo gli ultimi dati diffusi dalla Cgil settore agricoltura e edilizia (Fillea e Flai), senza diritti né tutele, sfruttati, ricattati, spesso vittime di abusi fisici e sessuali. Lavori forzati e schiavitù, un retaggio del passato che riemerge in modo drammatico e sotto gli occhi di tutti. (Daniela Fassini – Avvenire)
 
 

Rapporto Censis: contro lo spopolamento ci sono i migranti

Roma - In 755 Comuni italiani, pari al 9,5% del totale, la popolazione nell'ultimo quinquennio è cresciuta unicamente grazie agli immigrati. Lo sostiene il 51esimo Rapporto sulla situazione sociale del Paese redatto dal Censis e presentato venerdì scorso. Si tratta – spiegano i ricercatori - di Comuni in cui risiedono oltre 11 milioni di abitanti, ovvero il 18,4% della popolazione: l'incremento del 32% degli abitanti stranieri in queste località ha compensato la riduzione dello 0,9% degli italiani, permettendo a questi centri di godere di un movimento anagrafico positivo per l'1,4%.
«Il contributo demografico positivo derivante dalla stabilizzazione dei migranti - riferisce il Rapporto Censis - è particolarmente evidente in quelle aree che sono maggiormente a rischio di spopolamento, ovvero i Comuni periferici che distano tra i 40 e i 70 minuti dai poli urbani maggiori, dove risiedono circa 3,6 milioni di abitanti (il 5,9% della popolazione italiana) e i Comuni ultraperiferici che distano oltre 70 minuti dalle aree urbane, dove vivono quasi un milione individui, pari all'1,5% della popolazione.
Secondo il Censis nel nostro Paese il 14,7% della popolazione di 15-74 anni è in possesso della laurea. L’incidenza tra gli stranieri non comunitari scende all’11,8%. Ma il dato medio europeo degli cittadini non comunitari con istruzione terziaria è pari al 28,5%: 21,4% in Spagna, 26,7% in Francia, 50,6% nel Regno Unito, 58,5% in Irlanda. Gli studenti stranieri iscritti nelle università italiane sono solo il 4,4% del totale, in Germania il 7,7%, in Francia il 9,9%, nel Regno Unito il 18,5%. Nel 2016, su 52.056 nuovi permessi rilasciati nell’Unione europea a lavoratori qualificati, titolari di Carta blu e ricercatori, quelli emessi in Italia sono stati solo 1.288 (appena il 2,5% del totale), nei Paesi Bassi 11.645, in Germania 6.570, in Francia 5.889, in Spagna 3.661, nel Regno Unito 1.602. L’Italia attrae soprattutto giovani migranti scarsamente scolarizzati. Il 90% degli stranieri non comunitari che nel nostro Paese lavorano alle dipendenze fa l’operaio (il 41% tra gli italiani), l’8,9% l’impiegato (il 48% tra gli italiani). Manca una visione strategica che, al di là dell’emergenza e della prima accoglienza, valuti nel medio-lungo periodo il tema della povertà dei livelli di formazione e di competenze del capitale umano che attraiamo, sostiene il Censis.
 

Papa Francesco saluta la comunità romena in Italia

Città del Vaticano - La comunità romena che vive in Italia ieri ha celebrato la festa nazionale della Romania. Per l’occasione una rappresentanza ieri mattina era presente in piazza San Pietro per partecipare alla preghiera mariana dell’Angelus.
“Saluto il gruppo di Pregaziol (Treviso) e i giovani cresimandi di Mestrino (Padova); come pure la comunità romena che vive in Italia e che oggi celebra la festa nazionale della Romania”, ha etto il Papa al termine. E nella prima domenica di Avvento, a poche ore dal rientro dal suo 21mo viaggio internazionale in Myanmar e Bangladesh ha voluto ricordare questi giorni. “Questa notte sono rientrato dal viaggio apostolico in Myanmar e Bangladesh. Ringrazio tutti coloro che mi hanno accompagnato con la preghiera, e invito ad unirsi al mio rendimento di grazie al Signore, che mi ha concesso di incontrare quelle popolazioni, in particolare le comunità cattoliche, e di essere edificato dalla loro testimonianza. E’ impresso in me – ha aggiunto - il ricordo di tanti volti provati dalla vita, ma nobili e sorridenti. Li porto tutti nel cuore e nella preghiera. Grazie tante al popolo del Myanmar e al popolo del Bangladesh!”. Il Papa ha quindi pregato “ in modo particolare” anche per il popolo dell’Honduras “perché possa superare in maniera pacifica l’attuale momento di difficoltà”.
Commentando quindi le letture del giorno ha sottolineato che l’Avvento è “il tempo che ci è dato per accogliere il Signore che ci viene incontro, per verificare il nostro desiderio di Dio, per guardare avanti e prepararci al ritorno di Cristo”. Papa Francesco ha quindi ricordato che nel Vangelo Gesù esorta “a fare attenzione e a vegliare, per essere pronti ad accoglierlo nel momento del suo ritorno”. “La persona che fa attenzione – ha spiegato - è quella che, nel rumore del mondo, non si lascia travolgere dalla distrazione o dalla superficialità, ma vive in maniera piena e consapevole, con una preoccupazione rivolta anzitutto agli altri. Con questo atteggiamento ci rendiamo conto delle lacrime e delle necessità del prossimo e possiamo coglierne anche le capacità e le qualità umane e spirituali. La persona attenta si rivolge poi anche al mondo, cercando di contrastare l’indifferenza e la crudeltà presenti in esso, e rallegrandosi dei tesori di bellezza che pure esistono e vanno custoditi”. Per il pontefice essere attenti e vigilanti sono “i presupposti per non continuare a vagare lontano dalle vie del Signore, smarriti nei nostri peccati e nelle nostre infedeltà; sono le condizioni per permettere a Dio di irrompere nella nostra esistenza, per restituirle significato e valore con la sua presenza piena di bontà e di tenerezza”. (Raffaele Iaria)
 

Il rischio di “addormentarci”, anche mentre corriamo

I Domenica di Avvento Anno B (Isaia 63,16-17.19; 64,2-7; Salmo 79; 1 Corinzi 1,3-9; Marco 13, 33-37) Prima domenica di avvento: ricomincia il ciclo dell'anno liturgico come una scossa, un bagliore di futuro dentro il giro lento dei giorni sempre uguali. A ricordarci che la realtà non è solo questo che si vede, ma che il segreto della nostra vita è oltre noi. Qualcosa si muove, qualcuno è in cammino e tutt'intorno a noi “il cielo prepara oasi ai nomadi d'amore” (Ungaretti). Intanto sulla terra tutto è in attesa, “anche il grano attende, anche la pietra attende” (Turoldo), ma l'attesa non è mai egocentrica, non si attende la beatitudine del singolo, ma cieli nuovi e terra nuova, Dio tutto in tutti, la vita che fiorisce in tutte le sue forme.
Se tu squarciassi i cieli e discendessi! (Is 63,19). Attesa di Dio, di un Gesù che è Dio caduto sulla terra come un bacio (B. Calati). Come una carezza sulla terra e sul cuore.
Il tempo che inizia ci insegna cosa spetta a noi fare: andare incontro. Il Vangelo ci mostra come farlo: con due parole che aprono e chiudono il brano, come due parentesi: fate attenzione e vegliate.
Un padrone se ne va e lascia tutto in mano ai suoi servi, a ciascuno il suo compito (Marco 13,34). Una costante di molte parabole, una storia che Gesù racconta spesso, narrando di un Dio che mette il mondo nelle nostre mani, che affida tutte le sue creature all'intelligenza fedele e alla tenerezza combattiva dell'uomo. Dio si fa da parte, si fida dell'uomo, gli affida il mondo. L'uomo, da parte sua, è investito di un'enorme responsabilità. Non possiamo più delegare a Dio niente, perché Dio ha delegato tutto a noi.
Fate attenzione. L'attenzione, primo atteggiamento indispensabile per una vita non superficiale, significa porsi in modo “sveglio” e al tempo stesso “sognante” di fronte alla realtà. Noi calpestiamo tesori e non ce ne accorgiamo, camminiamo su gioielli e non ce ne rendiamo conto. Vivere attenti: attenti alla Parola e al grido dei poveri, attenti al mondo, nostro pianeta barbaro e magnifico, alle sue creature più piccole e indispensabili: l'acqua, l'aria, le piante. Attenti a ciò che accade nel cuore e nel piccolo spazio di realtà in cui mi muovo.
Vegliate, con gli occhi bene aperti. Il vegliare è come un guardare avanti, uno scrutare la notte, uno spiare il lento emergere dell'alba, perché il presente non basta a nessuno. Vegliate su tutto ciò che nasce, sui primi passi della pace, sul respiro della luce, sui primi vagiti della vita e dei suoi germogli. Il Vangelo ci consegna una vocazione al risveglio: che non giunga l'atteso trovandovi addormentati (Marco 13,36).
Rischio quotidiano è una vita dormiente, che non sa vedere l'esistenza come una madre in attesa, gravida di Dio, incinta di luce e di futuro. (Ermes Ronchi)
 
 

Viminale: da gennaio diminuzione del 32,35% degli sbarchi in Italia

Roma - Quasi 70mila arrivi in meno (69.498) di migranti in Italia da luglio a ieri rispetto allo stesso arco di tempo di un anno fa. Il dato è stato diffuso dal Ministero dell’Interno. Un anno fa, nei cinque mesi dal primo luglio al 30 novembre, gli arrivi registrati furono 102.786, mentre quest’anno nello stesso periodo, secondo i dati registrati ieri mattina, sono stati 33.288 un calo equivalente al -67,61%. Una tendenza registrata già da gennaio, prima che venisse varato il Codice di condotta per le Ong. Più in generale, da gennaio ad oggi sono stati 117.042 i migranti arrivati in Italia, mentre un anno fa alla data del 30 novembre 2016 gli arrivi erano stati 173.008, quindi si registra una flessione del 32,35%. Altro dato riguarda gli arrivi dalle coste libiche riferiti al solo mese di novembre: un anno fa erano stati 13.581, quest’anno invece 4.711, con un calo quindi di 8.870, (-65,31%).