Primo Piano

Università Bicocca: corso di perfezionamento in antropologia delle migrazioni

Milano - Per l’anno accademico in corso l’Università di Milano-Bicocca offre un corso di perfezionamento in antropologia delle migrazioni: da aprile a luglio: due incontri settimanali per un totale di 96 ore. Si accede tramite bando e la scadenza per le candidature è fissata al 20 febbraio.
Il corso di perfezionamento in antropologia delle migrazioni, che vuole “essere un’occasione per riflettere insieme agli operatori che ogni giorno si trovano a lavorare con e per i migranti sul significato culturale della loro attività”, è destinato a coloro che sono in possesso di Laurea triennale o laurea con ordinamento previgente al D.M. 509/99 o laurea specialistica/magistrale o diploma universitario. Il numero massimo di posti disponibili è 30 ma sono previsti anche 6 posti come uditori.
Le attività si svolgeranno presso gli edifici dell’Università di Milano-Bicocca, ad eccezione dei seminari del 19 maggio e del 9 giugno, che saranno gestiti dall’Associazione CIAC di Parma.
Il corso  Il costo dell’intero corso è 1.000 euro per gli iscritti e di 600 euro per gli uditori. (fonte www.viedifuga.org)
 

Padova: veglia nella Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta

Padova - In occasione della Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta delle persone (8 febbraio 2018) che ha come tema Migrazione senza tratta. Sì alla libertà! No alla tratta!, la diocesi di Padova promuove una Veglia di Preghiera, che si terrà domani, giovedì 8 febbraio, alle ore 20.30, in Cappella San Giuseppe Lavoratore, in via IV strada 7, in Zona industriale a Padova.
 

Papa Francesco: appello per la Giornata Mondiale di Preghiera e Riflessione contro la Tratta

Città del Vaticano - Domani, 8 febbraio, memoria liturgica di Santa Giuseppina Bakhita, ricorre la Giornata Mondiale di Preghiera e Riflessione contro la Tratta. Il tema di quest’anno è “Migrazione senza tratta. Sì alla libertà! No alla tratta!”.
“Avendo poche possibilità di canali regolari, molti migranti – ha detto Papa Francesco al termine dell’Udienza generale questa mattina nell’Aula paolo VI in Vaticano -  decidono di avventurarsi per altre vie, dove spesso li attendono abusi di ogni genere, sfruttamento e riduzione in schiavitù. Le organizzazioni criminali, dedite alla tratta di persone – ha detto ancora il pontefice -  usano queste rotte migratorie per nascondere le proprie vittime tra i migranti e i profughi”. Da qui l’invito a tutti, cittadini e istituzioni, “a unire le forze per prevenire la tratta e garantire protezione e assistenza alle vittime. Preghiamo, tutti, affinché il Signore converta il cuore dei trafficanti – è brutta parola questa, trafficanti di persone - e dia la speranza di riacquistare la libertà a quanti soffrono per questa piaga vergognosa”.
 

Papa ai circensi: “esprimete la bellezza”

Città del Vaticano - “Vorrei ringraziare voi per il vostro lavoro, un lavoro di bellezza; voi con la vostra arte, esprimete la bellezza e per la bellezza fate che tutti noi arriviamo più su, più vicino a Dio”. Lo ha detto  Papa Francesco questa mattina al termine dell’Udienza generale salutando i  Dirigenti e gli Artisti del Circo “Medrano” e del Circo “Rony Roller Circus” (circa 100) che si sono esibiti per lui in Aula Nervi: “il vostro lavoro di bellezza ci fa bene a tutti, grazie tante!”.
Il Circo Medrano e il Rony Roller Circus si trovano in questo giorni a Roma: Il Medrano a Saxa Rubra mentre il Rony Roller Circus a La Rustica.
Il pontefice ha dedicato l’’udienza di questa mattina, continuando la catechesi sulla Santa Messa, alla Liturgia della parola: vangelo e Omelia. Al termine ha rivolto anche un appello per la Giornata Mondiale di Preghiera e riflessione contro la Tratta che ricorre domani nella memoria liturgica di Santa Giuseppina Bakita e per la XXIII edizione delle Olimpiadi Invernali che si aprono in Corea del Sud venerdì prossimo, 9 febbraio. (R. Iaria)
 

L’osservatore Romano: “attacco razzista innesca durissimo confronto”

Roma - «Lo scontro frontale sull’immigrazione irrompe prepotentemente nella campagna elettorale italiana, a meno di un mese dal voto. L’attacco razzista compiuto a Macerata ha innescato un durissimo confronto tra le forze politiche». Lo registra L’Osservatore Romano,, rammaricandosi del fatto che si tratta di un «confronto dal quale non sembra tuttavia emergere una posizione che vada oltre promesse elettorali superficiali e con ogni evidenza irrealizzabili». «Il tono della polemica è talmente acceso che lunedì – ricorda ancora il quotidiano d’Oltretevere – il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è intervenuto invitando a tenere vivo il senso della comunità, la cui mancanza, ha ammonito il capo dello Stato, porta a diffidenza, intolleranza e a volte alla violenza».
 

CEI: un sussidio per la Quaresima

Roma - È online il sussidio per il tempo di Quaresima e Pasqua, curato dall’Ufficio Liturgico Nazionale della CEI, disponibile sul sito dedicato ed è liberamente consultabile e scaricabile. Un «umile strumento» - scrive nella presentazione il segretario generale mons. Nunzio Galantino -  pensato per «contribuire a rendere le nostre celebrazioni luogo in cui si possa sperimentare la bellezza e la tenerezza di Dio, Padre misericordioso».
«La colonna di fuoco è la splendida immagine biblica che il canto dell’Exultet riprende dalla grandiosa narrazione di Esodo 14 – scrive il presule – lettura fondamentale della Veglia pasquale. Essa condensa il ricordo della fuoriuscita dall’Egitto: un popolo reso schiavo, senza dignità, scopre la possibilità di un nuovo cammino».
«Il tempo della Quaresima è il tempo favorevole – prosegue mons. Galantino - il vescovo – che il sussidio intende aiutare a riscoprire, in tutta la sua pregnanza ed essenzialità. Senza prospettare gesti appariscenti, tali da soddisfare il gusto dell’esteriorità propagandistica, viene proposta la densità quotidiana di un percorso di conversione, fondato sull’ascolto della Parola di Dio, sulla ripresa di una liturgia autentica “seria, semplice e bella”, sulla capacità di tutto il popolo di Dio di unire le voci per cantare le lodi di Dio, non per esibirsi su un palcoscenico mediatico, ma perché vive della presenza del Signore. Il fuoco dello Spirito che oggi ci guida non è un fuoco distruttore: è una luce gentile, che splende nella notte, e che offre a tutti percorsi nuovi. Impariamo a seguirla!».
 

François: la speranza cucita addosso

Palermo - François è un mite signore di mezz’età. La sua storia è un inno alla vita, un esempio di coraggio e di vittoria sulle difficoltà vissute.
Di passaporto camerunense, arriva a Palermo senza nulla, se non la sua fede e il mestiere di sarto, appreso durante gli studi giovanili compiuti a Londra. Nel capoluogo dell’Isola approda in cerca di un’occupazione, ma ad aspettarlo trova solo porte chiuse e tanta indifferenza. Lo accoglie provvidenzialmente la Missione Speranza e Carità, fondata da Biagio Conte all’inizio degli anni ’90: “Quando sono arrivato, nella Missione ho trovato tanti fratelli di diverse etnie e religioni – ricorda -. Ho chiesto a Fratel Biagio cosa potessi fare per rendermi utile. Allora ho iniziato a cucire i vestiti, prima per gli ospiti, poi disegnando il saio dei fratelli missionari”.
Da allora la Provvidenza ha operato prodigi, aprendo le sue braccia per sostenere il cammino della Missione e del sarto camerunense: “All’inizio, quando Fratel Biagio mi ha permesso di realizzare una sartoria all’interno della Missione, utilizzavo solo una piccola macchina da cucire. Poi, grazie a una donazione di privati, la Missione ha ottenuto una macchina da cucire industriale, strumento che mi ha permesso di insegnare il mestiere anche ad altri fratelli”.
Da lì le cose sono molto cambiate per François, i cui abiti sono arrivati anche in Cattedrale, oltre a vestire i frati di un ordine religioso. Un salto di qualità che ha convinto l’artigiano a mettere a disposizione di altri stranieri, desiderosi di imparare un mestiere, la sua esperienza di integrazione. Da qui la costituzione di una cooperativa, l’Associazione Cu.ci.re., che attualmente sta formando quattro giovani migranti, in modo da renderli pronti ad affrontare il mercato del lavoro.
Gli inizi stentati sono un lontano ricordo, ma non hanno sbiadito i sentimenti di gratitudine di François e di migliaia stranieri che in quasi trent’anni hanno trovato in Fratel Biagio e nella sua Missione una roccia di salvezza. Per questo c’era anche l’esperto sarto tra quanti hanno voluto abbracciare e sostenere il missionario laico durante i dieci giorni di digiuno trascorsi in strada, insieme ai senzatetto, per sensibilizzare le istituzioni e l’opinione pubblica sulla crescente povertà in città. Tra i due un lungo abbraccio e tanta commozione. La speranza è l’abito più bello da cucirsi addosso. (Luca Insalaco)
 

Avellino formazione per l’integrazione dei migranti

Avellino - Firmato nella prefettura di Avellino un Protocollo d'intesa finalizzato a favorire la collaborazione tra le istituzioni per una migliore integrazione degli immigrati. A siglare il documento sono stati il prefetto di Avellino Maria Tirone, il direttore provinciale dell'Istituto nazionale assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (Inail), il direttore provinciale dell'Istituto nazionale per la previdenza sociale (Inps), dell’Ispettorato territoriale del Lavoro e dell'Unità operativa territoriale (Uot) dell'Inail.
L’accordo prevede, informa una nota, la sperimentazione di formazione per i migranti richiedenti asilo ospiti nei Centri di accoglienza straordinaria (Cas) per migliorare la conoscenza in materia di prevenzione e sicurezza negli ambienti di vita e di lavoro, fornendo loro consapevolezza sulle regole da rispettare per un corretto inserimento nel mondo socio-lavorativo. Personale qualificato degli enti aderenti somministrerà giornate formative/informative sulla sicurezza sul lavoro e negli ambienti di vita, oltre che su tematiche previdenziali e assistenziali, calibrate su un massimo di 30 migranti. L’adesione al progetto sarà su base volontaria e comporterà l’impegno da parte dei gestori aderenti di assicurare, a titolo gratuito, la massima collaborazione organizzativa per la realizzazione delle attività previste dal progetto.
Il progetto punta a favorire, in attesa che il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar) diventi l’unico sistema di seconda accoglienza, “il rafforzamento dei servizi di integrazione dei Cas. Al termine del modulo formativo il migrante riceverà dal prefetto un attestato di partecipazione, utile per ogni eventuale contesto lavorativo”.
 

Papa Francesco: il messaggio per la Quaresima 2018

Città del Vaticano - «Per il dilagare dell’iniquità, si raffredderà l’amore di molti» (Mt 24,12). Questo il tema del messaggio di Papa Francesco per la Quaresima 2018. Di seguito pubblichiamo integralmente  il testo
 
Cari fratelli e sorelle,
ancora una volta ci viene incontro la Pasqua del Signore! Per prepararci ad essa la Provvidenza di Dio ci offre ogni anno la Quaresima, «segno sacramentale della nostra conversione», che annuncia e realizza la possibilità di tornare al Signore con tutto il cuore e con tutta la vita.
Anche quest’anno, con il presente messaggio, desidero aiutare tutta la Chiesa a vivere con gioia e verità in questo tempo di grazia; e lo faccio lasciandomi ispirare da un’espressione di Gesù nel Vangelo di Matteo: «Per il dilagare dell’iniquità l’amore di molti si raffredderà» (24,12).
Questa frase si trova nel discorso che riguarda la fine dei tempi e che è ambientato a Gerusalemme, sul Monte degli Ulivi, proprio dove avrà inizio la passione del Signore. Rispondendo a una domanda dei discepoli, Gesù annuncia una grande tribolazione e descrive la situazione in cui potrebbe trovarsi la comunità dei credenti: di fronte ad eventi dolorosi, alcuni falsi profeti inganneranno molti, tanto da minacciare di spegnere nei cuori la carità che è il centro di tutto il Vangelo.

I falsi profeti
Ascoltiamo questo brano e chiediamoci: quali forme assumono i falsi profeti?
Essi sono come “incantatori di serpenti”, ossia approfittano delle emozioni umane per rendere schiave le persone e portarle dove vogliono loro. Quanti figli di Dio sono suggestionati dalle lusinghe del piacere di pochi istanti, che viene scambiato per felicità! Quanti uomini e donne vivono come incantati dall’illusione del denaro, che li rende in realtà schiavi del profitto o di interessi meschini! Quanti vivono pensando di bastare a sé stessi e cadono preda della solitudine!
Altri falsi profeti sono quei “ciarlatani” che offrono soluzioni semplici e immediate alle sofferenze, rimedi che si rivelano però completamente inefficaci: a quanti giovani è offerto il falso rimedio della droga, di relazioni “usa e getta”, di guadagni facili ma disonesti! Quanti ancora sono irretiti in una vita completamente virtuale, in cui i rapporti sembrano più semplici e veloci per rivelarsi poi drammaticamente privi di senso! Questi truffatori, che offrono cose senza valore, tolgono invece ciò che è più prezioso come la dignità, la libertà e la capacità di amare. E’ l’inganno della vanità, che ci porta a fare la figura dei pavoni… per cadere poi nel ridicolo; e dal ridicolo non si torna indietro. Non fa meraviglia: da sempre il demonio, che è «menzognero e padre della menzogna» (Gv 8,44), presenta il male come bene e il falso come vero, per confondere il cuore dell’uomo. Ognuno di noi, perciò, è chiamato a discernere nel suo cuore ed esaminare se è minacciato dalle menzogne di questi falsi profeti. Occorre imparare a non fermarsi a livello immediato, superficiale, ma riconoscere ciò che lascia dentro di noi un’impronta buona e più duratura, perché viene da Dio e vale veramente per il nostro bene.

Un cuore freddo
Dante Alighieri, nella sua descrizione dell’inferno, immagina il diavolo seduto su un trono di ghiaccio; egli abita nel gelo dell’amore soffocato. Chiediamoci allora: come si raffredda in noi la carità? Quali sono i segnali che ci indicano che in noi l’amore rischia di spegnersi?
Ciò che spegne la carità è anzitutto l’avidità per il denaro, «radice di tutti i mali» (1 Tm 6,10); ad essa segue il rifiuto di Dio e dunque di trovare consolazione in Lui, preferendo la nostra desolazione al conforto della sua Parola e dei Sacramenti. Tutto ciò si tramuta in violenza che si volge contro coloro che sono ritenuti una minaccia alle nostre “certezze”: il bambino non ancora nato, l’anziano malato, l’ospite di passaggio, lo straniero, ma anche il prossimo che non corrisponde alle nostre attese.

Anche il creato è testimone silenzioso di questo raffreddamento della carità: la terra è avvelenata da rifiuti gettati per incuria e interesse; i mari, anch’essi inquinati, devono purtroppo ricoprire i resti di tanti naufraghi delle migrazioni forzate; i cieli – che nel disegno di Dio cantano la sua gloria – sono solcati da macchine che fanno piovere strumenti di morte.
L’amore si raffredda anche nelle nostre comunità: nell’Esortazione apostolica Evangelii gaudium ho cercato di descrivere i segni più evidenti di questa mancanza di amore. Essi sono: l’accidia egoista, il pessimismo sterile, la tentazione di isolarsi e di impegnarsi in continue guerre fratricide, la mentalità mondana che induce ad occuparsi solo di ciò che è apparente, riducendo in tal modo l’ardore missionario.

Cosa fare?
Se vediamo nel nostro intimo e attorno a noi i segnali appena descritti, ecco che la Chiesa, nostra madre e maestra, assieme alla medicina, a volte amara, della verità, ci offre in questo tempo di Quaresima il dolce rimedio della preghiera, dell’elemosina e del digiuno.
Dedicando più tempo alla preghiera, permettiamo al nostro cuore di scoprire le menzogne segrete con le quali inganniamo noi stessi, per cercare finalmente la consolazione in Dio. Egli è nostro Padre e vuole per noi la vita.

L’esercizio dell’elemosina ci libera dall’avidità e ci aiuta a scoprire che l’altro è mio fratello: ciò che ho non è mai solo mio. Come vorrei che l’elemosina si tramutasse per tutti in un vero e proprio stile di vita! Come vorrei che, in quanto cristiani, seguissimo l’esempio degli Apostoli e vedessimo nella possibilità di condividere con gli altri i nostri beni una testimonianza concreta della comunione che viviamo nella Chiesa. A questo proposito faccio mia l’esortazione di san Paolo, quando invitava i Corinti alla colletta per la comunità di Gerusalemme: «Si tratta di cosa vantaggiosa per voi» (2 Cor 8,10). Questo vale in modo speciale nella Quaresima, durante la quale molti organismi raccolgono collette a favore di Chiese e popolazioni in difficoltà. Ma come vorrei che anche nei nostri rapporti quotidiani, davanti a ogni fratello che ci chiede un aiuto, noi pensassimo che lì c’è un appello della divina Provvidenza: ogni elemosina è un’occasione per prendere parte alla Provvidenza di Dio verso i suoi figli; e se Egli oggi si serve di me per aiutare un fratello, come domani non provvederà anche alle mie necessità, Lui che non si lascia vincere in generosità?[6]
Il digiuno, infine, toglie forza alla nostra violenza, ci disarma, e costituisce un’importante occasione di crescita. Da una parte, ci permette di sperimentare ciò che provano quanti mancano anche dello stretto necessario e conoscono i morsi quotidiani dalla fame; dall’altra, esprime la condizione del nostro spirito, affamato di bontà e assetato della vita di Dio. Il digiuno ci sveglia, ci fa più attenti a Dio e al prossimo, ridesta la volontà di obbedire a Dio che, solo, sazia la nostra fame.
Vorrei che la mia voce giungesse al di là dei confini della Chiesa Cattolica, per raggiungere tutti voi, uomini e donne di buona volontà, aperti all’ascolto di Dio. Se come noi siete afflitti dal dilagare dell’iniquità nel mondo, se vi preoccupa il gelo che paralizza i cuori e le azioni, se vedete venire meno il senso di comune umanità, unitevi a noi per invocare insieme Dio, per digiunare insieme e insieme a noi donare quanto potete per aiutare i fratelli!

Il fuoco della Pasqua
Invito soprattutto i membri della Chiesa a intraprendere con zelo il cammino della Quaresima, sorretti dall’elemosina, dal digiuno e dalla preghiera. Se a volte la carità sembra spegnersi in tanti cuori, essa non lo è nel cuore di Dio! Egli ci dona sempre nuove occasioni affinché possiamo ricominciare ad amare.
Una occasione propizia sarà anche quest’anno l’iniziativa “24 ore per il Signore”, che invita a celebrare il Sacramento della Riconciliazione in un contesto di adorazione eucaristica. Nel 2018 essa si svolgerà venerdì 9 e sabato 10 marzo, ispirandosi alle parole del Salmo 130,4: «Presso di te è il perdono». In ogni diocesi, almeno una chiesa rimarrà aperta per 24 ore consecutive, offrendo la possibilità della preghiera di adorazione e della Confessione sacramentale.
Nella notte di Pasqua rivivremo il suggestivo rito dell’accensione del cero pasquale: attinta dal “fuoco nuovo”, la luce a poco a poco scaccerà il buio e rischiarerà l’assemblea liturgica. «La luce del Cristo che risorge glorioso disperda le tenebre del cuore e dello spirito», affinché tutti possiamo rivivere l’esperienza dei discepoli di Emmaus: ascoltare la parola del Signore e nutrirci del Pane eucaristico consentirà al nostro cuore di tornare ad ardere di fede, speranza e carità.
Vi benedico di cuore e prego per voi. Non dimenticatevi di pregare per me.

 
 

Migrantes: a Grosseto “Il soffio dell’Oriente Siriaco”

Grosseto – “Il Soffio dell’Oriente Siriaco, storia e spiritualità di un’antica Chiesa Orientale”. Questo il tema do un incontro che si svolgerà aa Grosseto, domani 7 febbraio alle 21, su iniziativa dell’ Ufficio Migrantes, Missionario e Liturgico della diocesi  di Grosseto con la presenza di mons. Manuel Nin, Esarca apostolico per i cattolici di rito bizantino in Grecia. Quest’antichissima Chiesa Apostolica ha come centro spirituale Antiochia, dove per la prima volta i seguaci di Gesù furono chiamati cristiani. Le Chiese di tradizione siriaca non hanno propriamente un carattere nazionale o etnico: sira o siriaca non si riferisce all’odierna Siria, ma al cristianesimo di tradizione siriaca e all’antica e vasta regione mediorientale all’epoca denominata Siria e nei primi secoli considerata come il più importante patriarcato dell’Oriente, per il suo ruolo predominante in tutti i campi: culturale, liturgico, teologico e spirituale. Ma quella della Chiesa siriaca è purtroppo una ricchezza in gran parte sconosciuta – si legge in una nota -  nonostante questa Chiesa abbia sviluppato un grandissimo impulso missionario, raggiungendo regioni vicine e lontane: la penisola arabica, il Caucaso, l’Asia centrale spingendosi fino all’India e alla Cina. Mons. Nin domani sera aiuterà a conoscere meglio questa spiritualità. Mons. Nin animerà, infine, la giornata di formazione del clero diocesano, in programma giovedì 8 febbraio, dalle 9.30 in Seminario. Egli offrirà una meditazione a partire dal sussidio “Lievito di fraternità”, curato dalla segreteria generale della CEI e sul quale il clero sta svolgendo un cammino di riflessione già da ottobre.
 
 

Card. Bassetti: “no a xenofobia e a imprenditori della paura”

Catania - Il no alla xenofobia è fermo. Come è pressante l’invito a ricucire l’Italia e a non lasciarla in mano agli «imprenditori della paura». Quella stessa paura che è alla base di un fatto «terribile» come quello di Macerata. Il cardinale Gualtiero Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana,  legge così l’increscioso episodio di cronaca avvenuto nella cittadina marchigiana. E da Catania, dove ieri ha presieduto la Messa per la festa di sant’Agata, ha sottolineato: «Bisogna dire no alla xenofobia, al rancore sociale e agli 'imprenditori della paura'. Dobbiamo unire l’Italia, 'ricucire' le nostre comunità. In nome di Dio invochiamo sobrietà, pace e dialogo».
«Ieri - ha proseguito il Presidente della CEI - abbiamo celebrato la 'Giornata della Vita'. Non posso non ricordare quanto avvenuto sabato scorso a Macerata: il terribile gesto di violenza è segno di un disagio sociale che nasce dall’insicurezza e dalla paura. Esso non può trovare giustificazione alcuna, né essere sottovalutato nella sua oggettiva gravità. Mentre ci chiniamo sulla vita nascente perché possa trovare accoglienza e sostegno - ha concluso - dobbiamo fare ogni sforzo per custodire la qualità della vita delle nostre città, favorendo inclusione e sicurezza».
 

Macerata: il cappellano incontra i feriti nigeriani

Roma -  “Sono stato colpito alla spalla, poi non ricordo più nulla”. Così il ghanese Wilson Kofi, in un’intervista al Tg2000, il telegiornale di Tv2000, ha ricordato gli attimi di paura durante gli spari di Luca Traini a Macerata contro alcuni migranti. Wilson venuto in Italia per studiare e lavorare ha lasciato in Ghana i genitori e i due fratelli più piccoli: “Sono arrivato in Italia dalla Libia sopra un gommone. In Libia sono rimasto un anno e 5 mesi. La mia esperienza lì è stata terribile. Ho visto tante cose brutte, persone uccise e vendute, soprattutto gente di colore. Lì le persone sono trattate come animali”. Ieri il giovane ghanese ha ricevuto la visita del cappellano della Comunità nigeriana di Macerata, padre Eugenio Offor, che ai microfoni del Tg2000 ha rivelato: “Ieri (domenica, ndr) non abbiamo potuto celebrare la messa perché abbiamo avuto paura per la nostra sicurezza. È la prima volta che ci capita di non celebrare la messa la domenica”.
“Sono molto contento – ha commentato Wilson - della visita di padre Eugenio. Per me incontrare un sacerdote significa incontrare un uomo di Dio. E in questo momento ho un bisogno enorme di conforto”.
 
 

Mons. Perego: una chiamata alla responsabilità dopo i fatti di Macerata

Roma - “Sono fatti gravi che chiedono una responsabilità a diversi livelli”: così mons. Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio e già Direttore generale della Fondazione Migrantes (CEI) commenta quanto avvenuto a Macerata dove un uomo ha sparato contro alcuni immigrati. Per mons. Perego “utilizzare termini per comunicare l’immigrazione come ‘bomba sociale’, ‘disastro sociale’ significa non interpretare una sfida che invece è importante oggi – lo hanno ripetuto più volte il Papa e i vescovi italiani – si chiede un impegno per la sicurezza sociale, per progetti e percorsi di integrazione, mediazione sociale e culturale”.
Il presule auspica, in una intervista a Vatican News, “che l’immigrazione sia governata a partire dall’accoglienza e non a partire da rifiuti e violenza. Questi fatti ci interpellano su una politica che sappia rispondere anche a questa esigenza”.
La giustificazione dell’autore del gesto sulla vendetta dopo la morte di Pamela, la giovane uccisa e fatta a pezzi sempre a Macerata, “è – afferma il presule -  un fatto grave che è stato strumentalizzato per farlo diventare ragione di violenza in chi già si considerava un nemico, una persona da respingere”. Mons. Perego conclude esprimendo il serio timore che episodi tragici di questo tipo si ripetano e invita ad essere uniti: “Dalla scuola e dai diversi luoghi educativi bisogna lavorare insieme per una responsabilità attorno a fenomeni sociali che stanno cambiando le nostre città, come l’immigrazione”.
 

Scalabriniane: “sviluppare corridoi umanitari per i migranti”

Roma - “L'ennesima tragedia nel Mediterraneo, con 90 morti tra i migranti, riporta all'attenzione la cura con la quale il tema deve essere trattato. Anche solo un morto è la testimonianza che le soluzioni individuate sono ancora troppo poche. E' necessario che gli Stati attivino più corridoi umanitari e che si dichiari una concreta lotta ai trafficanti di esseri umani. Il problema non è quello legato a chi migra, ma è quello degli uomini senza scrupoli che ne approfittano”. E' quanto dichiara in una nota suor Neusa de Fatima Mariano, superiora generale delle Suore Missionarie di San Carlo Borromeo/Scalabriniane. “Sostenere i migranti nel loro viaggio vuol dire sostenere il diritto alla vita di ogni essere umano – ha aggiunto – Vedere scene come quelle dei trafficanti che mollano centinaia di persone in mezzo al mare è come assistere a una nuova schiavitù. Oggi l'Europa deve ribellarsi a questo, ma deve farlo sul serio”.
 

Cerignola: posa prima pietra Centro Pastorale per la cura e lo sviluppo umano integrale della persona immigrata

Cerignola - In occasione della quarta Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta degli esseri umani, che si celebrerà giovedì, 8 febbraio 2018, e avrà come filo conduttore il tema Migrazione senza tratta. Sì alla libertà! No alla tratta!, il vescovo della diocesi di Cerignola-Ascoli Satriano, mons. Luigi Renna, alle ore 16, in località Tre Titoli, in agro di Cerignola, alla presenza del Sindaco, Franco Metta, e delle autorità civili e militari, presiederà la cerimonia per la posa della prima pietra del Centro pastorale per la cura e lo sviluppo umano integrale della persona immigrata Casa Santa Bakhita.
Il Centro pastorale, importante traguardo di un percorso avviato dal predecessore, mons. Felice di Molfetta, spinto dall’intento di lasciare una concreta “opera-segno” del Giubileo della Misericordia, e fortemente voluto e portato a compimento negli ultimi anni dal vescovo Renna, finanziato dalle offerte dei fedeli della diocesi raccolte durante la Quaresima 2017, e co-finanziato dalla Conferenza Episcopale Italiana attraverso i fondi dell’8x1000, sarà costruito su un piccolo appezzamento di terreno tra i casolari di Tre Titoli, a circa 13 km dalla città di Cerignola, e disporrà di due sale, un piccolo ambulatorio medico, acqua corrente e un luogo che permetterà a questi nostri fratelli e sorelle di incontrarsi per pregare - come fanno da anni ogni mercoledì - per parlare, per essere ascoltati e curati. Si tratterà, dunque, di un luogo che renderà dignitosa la vita delle persone, trecento circa, che lavorano e vivono nella precarietà, un luogo in cui si incontrano etnie diverse provenienti, per lo più, da Senegal, Congo, Tunisia, Ghana, Togo, Costa d’Avorio, Burkina Faso, Nigeria e Niger.
Il Centro pastorale, intitolato a santa Giuseppina Bakhita, esprime la sollecitudine della Diocesi, attraverso la sinergia degli uffici diocesani Migrantes e Caritas, verso i migranti. Della santa, una schiava africana approdata in Italia alla fine dell’Ottocento, e divenuta suora canossiana, così ha scritto papa Benedetto XVI nell’enciclica Spe salvi: “Mediante la conoscenza della speranza lei... non si sentiva più schiava ma libera figlia di Dio” (n. 3). Il vescovo Renna, nel Messaggio alla Città di Cerignola del 12 luglio 2017, così ne giustificava l’iniziativa: “Coraggio, cari Cerignolani, siate degni della vostra tradizione di popolo di lavoratori, di popolo che ama e difende i diritti, di gente che sa la durezza dell’emigrazione, che ama il Vangelo di quel Bambino che la Madonna di Ripalta annuncia e incarna. Quando vedrete il Centro ‘Santa Giuseppina’ capirete. Ma abbiate anche occhi per vedere la carità e il bene che si fa quotidianamente, negli oratori che strappano i bambini alla strada, nei centri sociali, nelle associazioni ecclesiali e laiche che aiutano centinaia di persone. Che Dio ci benedica con il dono della pace”.
Il progetto “ambisce – scrive la diocesi in una nota -  a promuovere sensibilità e solidarietà verso quanti sono costretti ad abbandonare la propria terra, verso le persone più vulnerabili come migranti e rifugiati, per realizzare un’efficace e appropriata assistenza materiale e spirituale, la quale rivela il volto accogliente e premuroso di una Chiesa che è madre”.
 

Macerata: mons. Marconi, “vi dobbiamo sentire tutti corresponsabili”

Roma - “Tutti ci dobbiamo sentire corresponsabili e chiamati a fare qualcosa di positivo per costruire, non per distruggere”. Lo ha detto il vescovo di Macerata, mons. Nazzareno Marconi, in un'intervista a InBlu Radio, il network delle radio cattoliche della CEI, commentando il grave episodio avvenuto a Macerata dove un uomo ha sparato contro alcuni immigrati. “Io ero a via Cairoli – ha raccontato mons. Marconi - avevo appena finito di celebrare la messa, sono passato due minuti prima circa che cominciassero gli spari, sono passato lì a piedi. L'ho sentita molto vicino la cosa, tra l'altro l'auto di due consacrate è stata coinvolta in un tamponamento generato da questi spari. Nell'omelia io avevo proprio parlato di questa situazione che sta vivendo la città, invitando le persone a capire che quando succedono questi disagi, come la vicenda della ragazza, nessuno si deve chiamare fuori, perché nessuno è del tutto innocente. È troppo facile scaricare la colpa tutta su una persona, e qui c'è una storia di droga, c'è una storia di spaccio, c'è lo sbandamento di certi nostri giovani e ognuno ci ha messo un pezzettino di suo”. “Parlando proprio con i consacrati – ha proseguito il vescovo - avevo condiviso con loro una riflessione su una frase che Pamela aveva scritto sul suo profilo Facebook, che è l'equivalente moderno dei diari del cuore di quando ero giovane io, e lei ha descritto così questa difficoltà: 'Tutti - dice lei - sono dipendenti da qualcosa per affrontare il dolore', e io dicevo: questa è una sconfitta della nostra evangelizzazione, perché una ragazza di 18 anni non dovrebbe dire 'siamo dipendenti da qualche cosa, abbiamo bisogno di qualche cosa per affrontare il dolore', dovrebbe dire abbiamo bisogno di qualcuno. Non abbiamo fatto passare questo messaggio umano che è la vicinanza delle persone e soprattutto di Dio, che siamo cristiani, che ci aiuta ad affrontare il dolore. Gesù Cristo oggi non ha altre mani che le nostre mani, altri piedi che i nostri piedi. Il corpo di Cristo oggi è la Chiesa e se non incontriamo noi queste persone non possiamo sperare che incontrino Cristo”.
“Ho lavorato in realtà simili alla comunità della Pars – ha concluso il vescovo - so benissimo che non è facile, la lotta contro la droga è una cosa tremenda, quindi vanno incoraggiati tutti quelli che ci provano”.
 
 

Card. Bassetti (CEI): spari contro immigrati a Macerata “segno di un disagio sociale che nasce dall’insicurezza e dalla paura”

Roma - “L’episodio di Macerata è segno di un disagio sociale che nasce dall’insicurezza e dalla paura: non può trovare giustificazione alcuna, né essere sottovalutato nella sua oggettiva gravità”. Così il card. Gualtiero Bassetti, Presidente della CEI, commenta al Sir la notizia degli spari esplosi sabato da un’auto in corsa a Macerata provocando il ferimento di alcune persone, tutti stranieri. “La Giornata per la vita”, che la Chiesa italiana ha celebrato ieri “mentre ci china su quella nascente perché possa trovare accoglienza e sostegno, ci impone di operare per custodire la qualità della vita delle nostre città, favorendo inclusione e sicurezza”, ha aggiunto il porporato.
 
 

Papa Francesco: insegnate ad adorare in silenzio

 
Città del Vaticano - Andare avanti, nel cammino in salita, verso la preghiera di adorazione, con la memoria dell’elezione e dell’alleanza, nel cuore. E’ l’invito che Papa Francesco ha rivolto questa mattina nell’omelia della Messa a Casa Santa Marta. La riflessione parte dalla Prima Lettura odierna (1Re 8,1-7.9-13) nella quale si narra che il re Salomone convoca il popolo per salire verso il Tempio, per far salire l’arca dell’alleanza del Signore, riferisce Vatican News.
Un cammino in salita, che diversamente da quello in pianura, non è sempre facile. Un cammino in salita per portare l’alleanza, durante il quale il popolo aveva addosso la propria storia, “la memoria della elezione”. Portava due tavole di pietra, nuda, così come era stata data da Dio, “non – sottolinea il Papa – come questo popolo l’aveva imparato dagli Scribi”, che l’avevano “barocchizzata”, resa barocca “con tante prescrizioni”. “L’alleanza nuda: io ti amo, tu mi ami”: il primo comandamento, amare Dio e, secondo, amare il prossimo. Nell’arca, infatti, non c’era nulla se non due tavole di pietra.
Quindi introdotta l’arca nel santuario, appena i sacerdoti furono usciti, la nube, la gloria del Signore,  riempì il Tempio. Allora il popolo entrò in adorazione: “dai sacrifici che faceva nel cammino in salita al silenzio, all’umiliazione dell’adorazione”. “Tante volte penso – dice il Papa – che noi non insegniamo al nostro popolo ad adorare”: “Sì, gli insegniamo a pregare, a cantare, a lodare Dio, ma ad adorare… La preghiera di adorazione, questa che ci annienta senza annientarci: nell’annientamento dell’adorazione ci dà nobiltà e grandezza. E approfitto, oggi, voi, con tanti parroci di recente nomina, per dire: ma, insegnate al popolo ad adorare in silenzio, adorare”.
L’esortazione del Papa è quindi quella di imparare fin da adesso ciò che faremo in Cielo: la preghiera di adorazione: “Ma, soltanto, possiamo arrivare lì con la memoria di essere stati eletti, di avere dentro al cuore una promessa che ci spinge ad andare e con l’alleanza in mano e nel cuore. E sempre in cammino: cammino difficile, cammino in salita, ma in cammino verso l’adorazione”.
Davanti alla gloria di Dio, le parole spariscono, non si sa cosa dire, nota Francesco. Come si narra nella Liturgia di domani, Salomone, infatti, riesce solo a dire due parole: “ascolta e perdona”. Il Papa, in conclusione, invita quindi ad “adorare in silenzio con tutta la storia addosso e chiedere appunto: “Ascolta e perdona”: “Ci farà bene, oggi, prendere un po’ di tempo di preghiera, con la memoria del nostro cammino, la memoria delle grazie ricevute, la memoria dell’elezione, della promessa, dell’alleanza e cercare di andare su, verso l’adorazione, e in mezzo all’adorazione con tanta umiltà dire soltanto questa piccola preghiera: “Ascolta e perdona”.
 
 
 

Per una cultura dell’incontro

Un sito dedicato agli studi e ricerche realizzate dalla Fondazione nell’ambito della mobilità umana. Roma - La Fondazione Migrantes inaugura oggi una nuova sezione nel proprio sito www.migrantes.it e nel sito del quotidiano www.migrantesonline.it specificatamente dedicato agli studi e ricerche  realizzate dalla Fondazione nell’ambito della mobilità umana. Il nuovo sito è raggiungibile anche all’indirizzo www.migrantestudi.migrantes.it.
Si tratta di un portale, un canale di comunicazione sugli studi e ricerche dell’organismo pastorale della CEI in stretto contatto con gli studiosi che, in Italia e all’estero, si occupano di questi temi.
Un nuovo canale, quindi, per rafforzare la comunicazione sui diversi temi della mobilità umana (immigrati, rifugiati, richiedenti asilo, italiani nel mondo, rom, sinti, spettacolo viaggiante) a servizio degli uffici Migrantes diocesani, regionali nonché delle Missioni Cattoliche Italiane, degli operatori Migrantes in Italia e all’estero, del mondo istituzionale privato ed accademico per quanto concerne gli approfondimenti sui temi di competenza.
Un nuovo servizio, quindi, con l’auspicio, dice il Direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni De Robertis, che possa contribuire, come auspicato più volte da Papa Francesco, affinché l’informazione sul mondo migratorio sia sempre più scevra di strumentalizzazioni, mettendo al centro la persona e riesca sempre più a valorizzarla nella sua integralità e verità.
 
 

Papa Francesco: una giornata di preghiera per la pace nel mondo il 23 febbraio

Città del Vaticano - Papa Francesco è molto preoccupato della situazione in Congo, il Sud Sudan e in tutti quei Paesi dove sono presenti focolai di guerra. Ieri, al termine della preghiera mariana dell’Angelus, in Piazza San Pietro, ha lanciato un nuovo appello per la pace e ha indetto una giornata di preghiera e digiuno per il 23 febbraio prossimo. Il pontefice, come fece già nel 2013 per la Siria, chiama i cristiani, ma anche i fedeli delle altre religioni, alla preghiera e al digiuno nel primo venerdì di Quaresima.
“Dinanzi al tragico protrarsi di situazioni di conflitto in diverse parti del mondo – ha detto -  invito tutti i fedeli ad una speciale Giornata di preghiera e digiuno per la pace il 23 febbraio prossimo, venerdì della Prima Settimana di Quaresima. La offriremo in particolare per le popolazioni della Repubblica Democratica del Congo e del Sud Sudan”. Un appello rivolto anche ai “fratelli e le sorelle non cattolici e non cristiani ad associarsi a questa iniziativa le sorelle non cattolici e non cristiani ad associarsi a questa iniziativa nelle modalità che riterranno più opportune, ma tutti insieme. Il nostro Padre celeste ascolta sempre i suoi figli che gridano a Lui nel dolore e nell’angoscia, ‘risana i cuori affranti e fascia le loro ferite’ (Sal 147,3). Rivolgo un accorato appello perché anche noi ascoltiamo questo grido e, ciascuno nella propria coscienza, davanti a Dio, ci domandiamo: ‘Che cosa posso fare io per la pace?’. Sicuramente possiamo pregare; ma non solo: ognuno può dire concretamente ‘no’ alla violenza per quanto dipende da lui o da lei. Perché le vittorie ottenute con la violenza sono false vittorie; mentre lavorare per la pace fa bene a tutti!. (Raffaele Iaria)