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Corridoi umanitari Cei: stasera partono per l’Italia 113 profughi dall’Etiopia

Roma - Partiranno stasera dall’aeroporto di Addis Abeba alla volta di Roma 113 profughi provenienti dall’Etiopia. L’arrivo domani mattina all’Aeroporto di Fiumicino. Il corridoio umanitario è il frutto di un accordo siglato lo scorso anno dal Governo italiano, la Cei, che finanzia l’intero programma con l’8xmille e agisce attraverso Caritas Italiana e Fondazione Migrantes...

Corridoi umanitari CEI: il 27 febbraio arrivo di 114 persone dall’Etiopia

Roma - Dopo le prime 25 persone, giunte lo scorso 30 novembre, martedì 27 febbraio è previsto  dall’Etiopia l’arrivo di 114 profughi originari di diversi Paesi del Corno d’Africa, nell’ambito del Protocollo di intesa con lo Stato italiano, siglato dalla Conferenza Episcopale Italiana che agisce attraverso Caritas Italiana e Fondazione Migrantes e dalla Comunità di Sant’Egidio. Il Protocollo, finanziato con fondi CEI 8xmille, prevede il trasferimento dall’Etiopia di 500 profughi in due anni.
L’accoglienza prevede l’intervento di parrocchie, famiglie e istituti religiosi e l’utilizzo di appartamenti privati, con il supporto di famiglie tutor italiane che si occuperanno di accompagnare il percorso di integrazione sociale e lavorativa di ognuno sul territorio garantendo servizi, corsi di lingua italiana, cure mediche adeguate.
Alle ore 11.30, a Fiumicino, è prevista l’accoglienza ai profughi in arrivo e una conferenza stampa con la partecipazione di mons. Nunzio Galantino, Segretario Generale della CEI, Marco Impagliazzo, Presidente della Comunità di Sant’Egidio, Mario Giro, viceministro degli Esteri e Rappresentanti del Ministero dell’Interno. 
 

Papa Francesco: conclusi oggi gli esercizi spirituali

Ariccia - “Grazie, padre, per averci parlato della Chiesa, per averci fatto sentire la Chiesa, questo piccolo gregge. E anche per averci ammonito a non ‘rimpicciolirlo’ con le nostre mondanità burocratiche!”. Con queste parole, Papa Francesco questa mattina ha ringraziato padre José Tolentino de Mendonça, vice rettore dell’Università Cattolica di Lisbona che ha tenuto gli esercizi spirituali al pontefice e alla Curia Romana ad Ariccia. “Grazie - ha aggiunto -  per averci ricordato che la Chiesa non è una gabbia per lo Spirito Santo, che lo Spirito vola anche fuori e lavora fuori. E con le citazioni e le cose che Lei ci ha detto ci ha fatto vedere come lavora nei non credenti, nei ‘pagani’, nelle persone di altre confessioni religiose: è universale, è lo Spirito di Dio, che è per tutti”. Anche oggi, ha sottolineato il Santo Padre, “ci sono dei ‘Cornelio’, dei ‘centurioni’, dei ‘guardiani del carcere di Pietro’ che vivono una ricerca interiore o anche sanno distinguere quando c’è qualcosa che chiama. Grazie per questa chiamata ad aprirci senza paure, senza rigidità, per essere morbidi nello Spirito e non mummificati nelle nostre strutture che ci chiudono. Grazie, padre”. E, ha concluso Francesco, “continui a pregare per noi. Come diceva la madre superiora alle suore: ‘Siamo uomini!’, peccatori, tutti. Grazie, padre”. E nell’ultima meditazione il predicatore, come riferisce Vatican News, ha proposto al Papa e alla Curia le Beatitudini, "volto" e "vita" stessa di Gesù a cui invita a conformarsi, per concludere poi con l'auspicio che la Chiesa impari da Maria la compassione, la tenerezza e la cura che la "sete di ogni essere umano domanda senza parole".
 
 

Colosseo s’illumina di rosso: evento in diretta su Tv2000

Roma - Tv2000 seguirà in diretta l’evento ‘Martiri cristiani. Il Colosseo si tinge del loro sangue’ organizzato dalla fondazione pontificia "Aiuto alla Chiesa che soffre - ACS" sui temi della libertà religiosa e della persecuzione dei cristiani. Domani, sabato 24 febbraio, a partire dalle 18.45 l’emittente della CEI trasmetterà il momento centrale della serata che prevede l’accensione di rosso di tre importanti monumenti: il Colosseo di Roma, la Cattedrale maronita di Sant’Elia ad Aleppo in Siria e la Chiesa di San Paolo a Mosul in Iraq. Alla manifestazione interverranno il Segretario di Stato del Vaticano il card. Pietro Parolin, il Segretario Generale della Conferenza Episcopale italiana mons.  Nunzio Galantino e il Presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani. Nel corso della serata si susseguiranno le testimonianze di Ashiq Masih e Eisham Ashiq, marito e una delle figlie di Asia Bibi, la donna cattolica pachistana su cui grava una condanna a morte, e il racconto di Rebecca Bitrus, cristiana nigeriana rapita dalla setta islamista Boko Haram. A seguire, alle 19.35, andrà in onda il documentario ‘Ethain Harka. Ancora qui’ di Riccardo Bicicchi, che ripercorre il ritorno dei Cristiani nella piana di Niniveh: dalla scoperta della distruzione dei loro luoghi e la disperazione, fino alle prime case riparate, alle scuole riaperte, alle voci che tornano a risuonare per le strade, alla vita che rinasce dove i terroristi hanno portato odio e devastazione. Il titolo ‘Ethein Harka’ in aramaico significa ‘siamo ancora qui’, e rappresenta il grido dei cristiani iracheni fuggiti nell’Estate del 2014 di fronte all’avanzata dell’ISIS e finalmente tornati nelle loro città dopo la sconfitta delle bandiere nere.
 

Diocesi di Verona: 1000 ingressi gratuiti per migranti e poveri al Circo Americano

Verona - Il Circo Americano ha deciso, come già fatto durante le feste natalizie a Roma, di regalare a migranti e poveri di Verona, una serata di spettacolo gratuito. Mille i biglietti  a disposizione per mercoledì prossimo, 28 febbraio, alle ore 17,30 presso il tendone allestito in via Battisti a San Giovanni Lupatoto dove i circensi resteranno fino a domenica 4 marzo e dove offriranno  due spettacoli al giorno. L’ingresso allo spettacolo avverrà a invito e don Stefano Castellani, parroco di Quinto, che in Curia si occupa della Migrantes Circense, sta gestendo la distribuzione degli inviti. “ È un segnale di attenzione e di disponibilità spontaneo della famiglia Togni, che gestisce il Circo, verso chi ne ha bisogno”, dice il sacerdote al quotidiano “L’Arena”: la famiglia Togni, “alla quale va il nostro ringraziamento, non è nuova a queste iniziative nonostante nel circo lavorino oltre 100 persone di etnie e religioni diversissime. Si tratta di un esempio di integrazione fattiva”. “Siamo cattolici e credenti ed è da ciò che nasce il dono alla Diocesi di Verona”, aggiunge Flavio Togni, patron del Circo Americano sottolinea do che il gesto “vuole essere un segno di attenzione verso chi non avrebbe altre occasioni o possibilità per assistere al nostro straordinario spettacolo”.
Gli spettacoli del Circo Americano – l’unico a tre piste in Europa,  a Verona sono iniziati ieri sera: ad ogni spettacolo possono assistere 2000 persone.
 

Diocesi di Palermo: a Bagheria Tavola Rotonda sul tema dell’immigrazione

Bagheria - Questa sera, venerdì 23 febbraio, alle ore 20.30, presso l’auditorium “don Pino Puglisi” della Parrocchia Madonna del Carmelo di Bagheria, il gruppo Scout Bagheria 4 Clan/Fuoco Shedar organizza una “Tavola Rotonda” che prevede 3 incontri sul tema dell’immigrazione. “Noi del Clan Shedar con il nostro Capitolo, vogliamo provare a fare chiarezza con il vostro aiuto e con l’aiuto di persone competenti in materia. Vogliamo sensibilizzare davanti ad ogni forma di pregiudizio”. Il Clan grazie all’aiuto e la collaborazione del nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Palermo ha reperito ed elaborato informazioni utili sulla differenza tra “Immigrazione e tratta”, per questo è nata l’esigenza di sottoporre all’utente un sondaggio di semplici domande alla quale si può rispondere in modo del tutto anonimo sulla conoscenza del tema trattato”. Dopo la prima tavola rotonda di oggi sul tema "Quanto e cosa sai", il 2 marzo  il tema sarà  “Chiariamo i dubbi con ospiti speciali” e il 9 marzo  “Agiamo insieme per abbattere ogni pregiudizio”.
 
 

Oggi preghiera e digiuno per la pace

Roma - “Dinanzi al tragico protrarsi di situazioni di conflitto in diverse parti del mondo, invito tutti i fedeli ad una speciale Giornata di preghiera e digiuno per la pace il 23 febbraio prossimo. La offriremo in particolare per le popolazioni della Repubblica Democratica del Congo e del Sud Sudan”. Così Papa Francesco dopo l’Angelus di domenica 4 febbraio, ha indetto per il secondo venerdì di Quaresima uno speciale appuntamento che coinvolgerà i cattolici ma anche “i fratelli e le sorelle non cattolici e non cristiani, nelle modalità che essi riterranno più opportune”. “Il nostro Padre celeste – ha detto ancora il Papa – ascolta sempre i suoi figli che gridano a Lui nel dolore e nell’angoscia, «risana i cuori affranti e fascia le loro ferite» (Sal 147,3). Rivolgo un accorato appello perché anche noi ascoltiamo questo grido e, ciascuno nella propria coscienza, davanti a Dio, ci domandiamo: Che cosa posso fare io per la pace?. Sicuramente possiamo pregare; ma non solo: ognuno può dire concretamente no alla violenza per quanto dipende da lui o da lei. Perché le vittorie ottenute con la violenza sono false vittorie; mentre lavorare per la pace fa bene a tutti!” In tutte le diocesi italiane momenti di preghiera con celebrazioni presiedute dai vescovi italiani. Molte anche le iniziative degli uffici Migrantes in tutti i territori.
 

Arriva “Eldorado”: Imhoff racconta i volti dei rifugiati

Berlino – A due anni dall’Orso d’oro a Fuocoammmare di Gianfranco Rosi, l’Italia torna sugli schermi di Berlino con la tragedia umanitaria dei rifugiati, ma dietro la macchina da presa di Eldorado, presentato ieri fuori concorso, c’è un regista svizzero, Markus Imhoof, che affronta il tema a partire da un’esperienza personale vissuta da bambino. Nei difficili anni della Seconda Guerra Mondiale la famiglia Imhoff accolse una denutrita ragazzina italiana di otto anni, Giovanna, partecipando a un programma umanitario della Croce Rossa. Dopo qualche tempo la ragazzina venne rimandata in Italia, ma gli Imhoff si diedero da fare privatamente per riaverla tra loro. Su insistenza del governo svizzero Giovanna fu nuovamente costretta a tornare a casa e dopo qualche tempo si ammalò per morire a soli tredici anni. A partire dalla memoria di questa perdita personale, guidato dall’idea che i rifugiati ci sono sempre stati e che una volta fuggivano dall’Europa, il regista conduce lo spettatore in Italia, per seguire le eroiche operazioni di salvataggio di Mare Nostrum e introdurci sia nei campi profughi nel sud del nostro Paese, sia tra i ghetti sorti accanto alle piantagioni di pomodori e governati da un feroce caporalato che impiega i migranti come schiavi nell’agricoltura. Il film rievoca dunque con tenerezza la triste sorte di una bambina il cui destino avrebbe potuto essere molto diverso e disegna un quadro agghiacciante delle disumane condizioni di chi lascia il proprio Paese per raggiungere una terra promessa che coincide con il Nord Europa. L’Italia diventa così un doloroso Purgatorio, luogo intermedio tra l’orrore appena abbandonato e il benessere sognato, spesso popolato però anche da angeli.
«Rosi ed io abbiamo iniziato a girare più o meno contemporaneamente – dice Imhoof, che ai rifugiati aveva già dedicato The Boat is Full, Orso d’Argento nel 1981 –, ma il tema è così ampio che lo si può affrontare molte volte e da diversi punti di vista. Io mi sono concentrato di più sull’ingranaggio nel suo insieme, con un’ottica più panoramica per mostrare come funziona questo sistema che amministra gli stranieri, progettato per respingere i rifugiati. Giovanna è stata la prima “altra” della mia vita, una persona che parlava una lingua diversa e incomprensibile, che è arrivata nella mia famiglia mettendo in discussione il concetto che avevo all’epoca di “io” e “noi”». Girare nel ghetto non è stato difficile. «Ma è stato ancora più complicato farsi aprire le porte dalle istituzioni, che hanno paura di mostrarsi troppo disponibili o troppo inflessibili». La situazione, lo ammette lo steso regista, non è facile, ma è evidente «una grave mancanza di solidarietà che ci porta a decidere delle vite degli altri senza interpellarli. Nessuno poi è responsabile del problema nella sua complessità, così tutti si limitano a guardare i propri piedi e non l’orizzonte di questa crisi, causata da squilibri economici che trasformano i paesi ricchi del nord nell’Eldorado, meta dei meno fortunati disposti a sacrificare la propria vita per raggiungerlo». (Alessandra De Luca – Avvenire)
 
 

Immigrazione a fumetti: Nathan Never vive l’odissea della fuga dalla guerra

Roma - Dopo “La lunga marcia” dedicata all’impegno antimafia, la casa editrice “Sergio Bonelli Editore” e lo sceneggiatore Thomas Pistoia, tornano a toccare nel fumetto “Nathan Never” un altro tema sociale importante come quello dei migranti. Nel numero in edicola questo mese, dal titolo “Fuga da Europa” (n. 321), il protagonista, i cui albi sono curati da Glauco Guardigli e che fu creato più 25 anni fa da Michele Medda, Antonio Serra e Bepi Vigna, si trova a svolgere una delicata indagine sulla tratta di esseri umani in fuga dalla guerra, vivendola lui stesso in prima persona e sotto copertura con l’identità di “Bilal”. Il nome è ripreso dal libro-inchiesta del giornalista Fabrizio Gatti “Bilal. Viaggiare, lavorare, morire da clandestini” (BUR, 2007), “per scrivere il quale si finse immigrato clandestino per narrare in prima persona l’odissea dei migranti, tra viaggi della speranza, sopravvivenza e sfruttamento”, ricorda nell’introduzione all’albo Luca Del Savio.
Nel suo viaggio Nathan Never si troverà ad affronterà, insieme agli altri profughi, le vicende più drammatiche, a partire dall’attraversamento del deserto e l’imbarco fortunoso su alcune navette dirette sulla Terra. L’esito del viaggio, per i più fortunati, sarà un “centro di identificazione”, dove il protagonista si troverà a pensare: “Ci trovano in mezzo al nulla, vivi e appena in tempo, ma non ci prendono per mano. E cercano ovunque, anche nei nostro occhi, la ragione più sincera, il senso assoluto di un viaggio così lungo. L’identificazione. Ma nessuno ha insegnato loro a leggere in un’anima”.
“La storia – ci dice Pistoia, qui alla sua seconda sceneggiatura con l’“Agente Alfa” - è stata scritta tra il 2013 e il 2014, ed è stata molto influenzata dagli avvenimenti di cronaca di quel periodo, in particolare il naufragio davanti all’Isola dei Conigli (quando il 3 ottobre 2013 i morti furono 368, tra cui molte donne e bambini, ndr) e la vicenda dei migranti disinfettati all’aperto e al freddo, in quello che all’epoca era il CTO di Lampedusa. Ma soprattutto devo molto alla lettura del libro di Gatti, da cui ho ripreso anche l’espediente di far parlare di sé il protagonista, Nathan Never, in terza persona come Bilal”. “Ovviamente – aggiunge Pistoia – l’ambientazione è necessariamente diversa, dato che si tratta di un fumetto di fantascienza, ma del libro di Gatti ho mantenuto nella sceneggiatura due tratti universali del carattere umano: la malvagità e la disperazione”.
“Delle suggestioni e degli spunti ricavati dal libro di Gatti, Pistoia – sceneggiatore, scrittore e poeta – ha tratto la giusta linfa per quella che originariamente doveva essere la sua prima opera neveriana – scrive ancora Del Savio - . Già in passato i lettori hanno dimostrato di apprezzare i racconti che, in ambito fantastico, riescono a parlare della realtà che ci circonda”.
“Come già spiegato  – ci dice Guardigli -, questa fu la prima storia in ordine di tempo di Thomas che ho approvato. Apprezzandone la scrittura, avevo sollecitato qualche soggetto e le due storie che mi ha proposto erano entrambe molto legate all’attualità”. “E’ ovvio – aggiunge il curatore di Nathan Never - che questo genere di storie crei qualche difficoltà in più e debba essere trattato con le classiche ‘molle’: il rischio di provocare risposte eccessivamente di pancia è sempre dietro l’angolo, e questo spiega due sole storie con queste tematiche in un periodo di più di due anni, ma qui alla Bonelli non ci sono preclusioni su questi argomenti”.
“La scrittura di Thomas è potente – ci spiega ancora Giardigli -, lui ci crede fino in fondo e la materia è sempre trattata con grande rispetto, credo. E in questo ha trovato una sponda di grande esperienza dei disegni di Romeo Toffanetti che ha saputo interpretare la sceneggiatura rispondendo più ai suggerimenti tra le righe e di atmosfera che alle vere e proprie descrizioni”. La sua bravura in effetti si può apprezzare in tutte le tavole dell’albo, ma soprattutto nella scena del “naufragio” spaziale (ripresa anche nella copertina di Sergio Giardo).
Precisa anche una scelta estetica voluta da Pistoia, nel far rendere graficamente i migranti non con una connotazione etnica identificativa, bensì richiamando tutte le caratteristiche del genere umano, a partire dalla protagonista Dora, che ha tratti caucasici ed è bionda. “Sono coloni terrestri, scappano dalla guerra da un satellite di Giove che non a caso si chiama Europa. Ho voluto ricordare a me stesso e ai lettori che può capitare a tutti di essere ‘stranieri’ e ‘migranti’ rispetto a qualcun altro. Quando si emigra non c’è nazionalità, c’è la disperazione e la sfortuna di una guerra, che può capitare ad ogni popolo”, conclude Pistoia, che alla protagonista Dora farà anche dire: “La guerra ha un solo colore. Quello del sangue”.
Quindi più che una storia “politica”, per Guardigli “lo sguardo di Thomas e Romeo è piuttosto sull’ingiustizia, quella che è sotto gli occhi di tutti e che non ha bandiere, e di cui ‘tutti noi’ ci occupiamo sempre troppo poco, che si sia in tempo di elezioni oppure no”. (FSp - RedattoreSociale) 
 

Diocesi Rossano-Cariati: “Sulla dignità delle persone non si TRATTA”

Rossano – “Sulla dignità delle persone non si TRATTA”. Questo il tema che sarà affrontato domani sera a Corigliano Schiavonea (Cs) presso la parrocchia di S. Maria ad Nives di Schiavonea alla presenza di don Aldo Bonaiuto dell’Associazione Papa Giovanni XXIII che relazionerà su “Il sogno di una chiesa…ospedale da campo”. Interverrà all’incontro anche il Questore di Cosenza,  Giancarlo Conticchio, particolarmente attento al fenomeno e da tempo impegnato sul territorio nella lotta contro il mercato della prostituzione e in particolare nell’area della sibaritide. Le conclusioni sono affidate a mons. Giuseppe Satriano, arcivescovo di Rossano-Cariati.
L’iniziativa rientra nel ciclo di incontri “Vita in Cattedra”, promosso dalla aggregazioni laicali della diocesi calabrese e che da voce ad esperienze concrete di vita.
 

Cagliari: giornalisti a confronto sulle migrazioni

Cagliari – “Raccontare le #migrazioni”. Questo il tema dell’incontro che si terrà oggi pomeriggio a Cagliari nell’aula magna della Facoltà teologica della Sardegna. Sarà Marco Impagliazzo, professore ordinario di storia contemporanea e presidente della Comunità di Sant’Egidio, a raccontare e ad aiutare a comprendere meglio il complesso fenomeno delle migrazioni. Il ruolo dell’informazione, da sempre pilastro della democrazia, e il modo con cui i giornalisti raccontano il tema delle migrazioni sarà il filo conduttore del dialogo tra la giornalista Anna Piras, capo redattore TgR Rai Sardegna e Impagliazzo. L’incontro è organizzato dall’Ucsi Sardegna, l’Ordine dei Giornalisti, l’Ufficio Comunicazioni Sociali della diocesi di Cagliari e la Pontificia Facoltà Teologica della Sardegna.
 
 

Si può ridere con i migranti?

Roma - È consentito ridere guardando uno spettacolo sui migranti? Domanda provocatoria, se si considera l’ingente materiale che, a livello teatrale e cinematografico, è stato prodotto in questi anni, quasi sempre ispirato a toni drammatici o quantomeno seriosi. C’è chi ci ha provato, con un esito che si è rivelato davvero “spettacolare”. Stiamo parlando di “Foreign”, ideato e interpretato da Carlo Rossi. Un set cinematografico in cui si svolgono le riprese di un film sui migranti è il luogo dove gli spettatori vengono invitati a partecipare attivamente. Il film racconta del trattamento riservato ai migranti una volta arrivati nel Paese scelto come destinazione. O meglio, vorrebbe raccontarlo, perché l’imprevisto sul set, come nella vita reale, è sempre in agguato. Non a caso, il sottotitolo dello spettacolo è “il film che nessuno è mai riuscito a fare”. Gli esiti sono esilaranti, e nel finale a sorpresa le risate convivono con una inevitabile riflessione sul modo con cui ordinariamente guardiamo il “foreign”, lo straniero venuto ad abitare tra noi. Fino a pensare che, in fondo, possiamo tutti diventare un po’ stranieri. Daniel Romila, che interpreta il ruolo del migrante protagonista della vicenda, è uno dei ragazzi di strada di Bucarest salvati dal circo e dal clown Miloud, e che ha intrapreso la carriera dell’artista. “Foreign” viene proposto in questi mesi in varie città, il trailer è visibile su  https://www.youtube.com/watch?v=CdY7joB_-D0.
A Milano sono in programma cinque repliche dal 9 all’11 marzo presso l’Atelier del Teatro e delle Arti (mezzanino della stazione del Passante Ferroviario Repubblica, ingresso angolo via Tunisia). Nello stesso spazio è allestita la mostra “Nuove generazioni. I volti giovani dell’Italia multietnica”, presentata al Meeting di Rimini  (www.meetingmostre.com) e che propone le storie dei ragazzi nati in Italia da genitori migranti. Info: foreign91011@gmail.com (G. Paolucci)
 
 
 

Spoleto: la solidarietà dell’arcivescovo a don Gianfranco Formenton

Spoleto - Nel pomeriggio di giovedì 15 febbraio 2018 delle persone hanno fatto irruzione nella canonica di S. Angelo in Mercole di Spoleto mentre il parroco, don Gianfranco Formenton, era impegnato nella benedizione delle famiglie. Il sacerdote al rientro ha trovato la casa a soqquadro. All’inizio ha pensato a dei ladri, ma sono bastati pochi minuti per fargli cambiare idea: i soldi c’erano, il computer pure, così come altri oggetti, alcuni di valore, della parrocchia. Poi alcuni indizi che fanno pensare a delle intimidazioni al presbitero e non a un “comune” furto: un calice spezzato a metà e la Bibbia scaraventata a terra. Motivo?, si chiede una nota della diocesi: “probabilmente a qualcuno danno fastidio le omelie e un’azione pastorale a favore dei poveri e degli immigrati; da ultimo la condanna a quanto accaduto a Macerata qualche giorno fa”. Don Formenton ha avvertito l’arcivescovo e i Carabinieri di Spoleto, che stanno svolgendo le indagini. Mons. Boccardo ha espresso sostegno e solidarietà al parroco di S. Martino in Trignano, S. Angelo in Mercole e Montemartano: «È un fatto grave – dice il Presule - che manifesta il clima di tensione e d’intolleranza che avvolge la nostra società. Certamente fatti del genere, che sanno d’intimidazione, non impediranno alla Chiesa di proseguire con libertà e verità l’annuncio del Vangelo e l’accoglienza e il sostegno di ogni forma di povertà». Don Gianfranco, dopo alcuni giorni di silenzio per riflettere su quanto accaduto e permettere ai Carabinieri di condurre con tranquillità le prime indagini, ha deciso di raccontare il fatto: “è naturalmente preoccupato – scrive la diocesi -  anche perché la canonica di S. Angelo in Mercole è isolata dal resto della parrocchia, ma intende continuare a svolgere la sua missione senza fare passi indietro, convinto ancora di più che, come ricorda papa Francesco, «il cristianesimo non è un prontuario di buone regole e precetti da seguire. Il cristianesimo è la carne di Cristo che si piegava sui poveri per accoglierli».
 

Migrazioni: ieri incontro per il Global Compact sui Migranti a New York

New York - Entrano nel vivo le negoziazioni per il Global Compact sui Migranti. Le prime trattative hanno preso il via martedì a New York. In tale contesto, ieri la Santa Sede ha tenuto, come evento complementare, una tavola rotonda alle Nazioni Unite sul tema “Porre fine alla detenzione di minori migranti e rifugiati: determinazione del superiore interesse e alternative alla detenzione”.
Moderatore della sessione P. Michael Czerny, Sotto-Segretario della Sezione Migranti e  Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale. L’evento è stato introdotto da mons. Bernardito Auza, Osservatore Permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite e da Ted Chaiban, Direttore dei Programmi UNICEF. Tra i relatori mons. Robert J. Vitillo, Segretario Generale di ICMC, tra i partecipanti diversi Osservatori Permanenti e Agenzie delle Nazioni Unite.
 

Migrantes: il convegno di presentazione del “Rapporto Asilo”

Ferrara - Nella mattinata di oggi, mercoledì 21 febbraio, si è svolta la presentazione del volume “Il diritto d'asilo- Report 2018 Accogliere, Proteggere, Promuovere, Integrare” realizzato, per il secondo anno consecutivo, da Fondazione Migrantes. L’incontro si è svolto nella Sala Estense in piazza Municipale a Ferrara. La mattinata ha preso avvio con i saluti istituzionali.
S.E. Mons. Giancarlo Perego, Arcivescovo di Ferrara-Comacchio, ha spiegato come “questo Report nasce per andare oltre il mero dato statistico, approfondendo aspetti, problemi e prospettive. L’attenzione si fonda principalmente sulla necessità di un’accoglienza diversa, in un contesto particolare come quello famigliare, per un accompagnamento e non un abbandono sul territorio”. L’accento è posto quindi sulla “qualità dell’accoglienza” attraverso i quattro verbi indicati da Papa Francesco nel Messaggio per la 104ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2018, e che danno il titolo al Report.
Michele Campanaro, Prefetto di Ferrara ha innanzitutto accennato a come “riguardo al tema del diritto di asilo vi è senz’altro stata un’evoluzione normativa”. I dati parlano a livello nazionale di 130.119 richiedenti asilo (al 31 dicembre 2017), dei quali 789 nella provincia di Ferrara, con un esito favorevole alle domande del 21%. Campanaro ha poi sottolineato “l’importanza di passare da un’accoglienza straordinaria nei CAS”, che spesso diventa però ‘ordinaria’, “a un’accoglienza di secondo livello, diffusa, anche famigliare, dando vita a un approccio glocal, che intersechi cioè globale e locale, flussi migratori internazionali con un’accoglienza locale, oltre a coniugare diritto di asilo dei migranti e diritto alla sicurezza”.
Ha, invece, posto l’accento su come “dal 2007 a Ferrara vengono svolti incontri di educazione alla legalità, promossi da Comune, ASP e forze dell’ordine”, Giancarlo Pallini, Questore di Ferrara. Lo scorso settembre ha preso avvio l’ultimo ciclo di questi appuntamenti, “ai quali hanno partecipato circa 400 persone, e che si sono svolti nella sala polivalente del Grattacielo. Tutto questo perché crediamo nell’importanza di coniugare attività di polizia con attività educative, per un progresso concreto della nostra società sul piano dell’integrazione”. Ha poi preso la parola Tiziano Tagliani, Sindaco di Ferrara: “siamo sicuramente all’interno di un percorso complesso, non privo di rischi - ha spiegato -, che chiama il nostro Paese a scelte delicate in un contesto normativo europeo e internazionale sicuramente da rivedere”.
E’ seguita la Tavola rotonda sul tema “Le sfide in Italia e in Europa, l’accoglienza in famiglia e le prove di comunità interculturali” moderata da Mariacristina Molfetta e Chiara Marchetti, curatrici del volume.
Mariacristina Molfetta ha spiegato come “purtroppo forte è il gap” tra le parole del Papa riprese nel titolo del Report e le politiche europee e nazionali, “come altrettanto grandi sono le distanze tra i proclami a livello europeo e le azioni concrete, oltre alla distanza rispetto alle sensibilità e alle progettualità di parte della società civile”. Per Molfetta, “l’accoglienza in famiglia è importante perché crea possibilità di incontro e di comunità davvero interculturali, per vivere la sfida del nostro tempo”.
Maurizio Veglio, autore di un saggio del volume, ha, invece, centrato il proprio intervento sul Decreto Minniti-Orlando (poi, Legge 46/2017). “Dal 2014 le domande di protezione internazionale sono aumentate notevolmente nel nostro Paese – ha spiegato – e questo perché l’Italia è considerata per necessità una terra di asilo, vista la chiusura delle frontiere”, mentre prima più della metà dei migranti considerava la nostra penisola solo come terra di passaggio verso altre mete. Il Decreto Minniti-Orlando ha “l’obiettivo di accelerare le procedure per la domanda di asilo”, ma di fatto, insieme a “un accordo controverso attuato col ‘governo’ libico”, l’accelerazione avviene “al prezzo di silenziare il richiedente asilo” attraverso “procedure non garantiste” nei suoi confronti e “abrogando il grado di appello”. Inoltre, la sostituzione dei CIE con i CPR (Centri Permanenti di Rimpatrio) non cambia la realtà di luoghi di “sofferenza giuridica e umana delle persone che li abitano”. Per questo, ha proseguito Veglio, diviene fondamentale, “la voce di questi migranti”, attraverso le loro storie accennate nei verbali della Questura. Storie dalle quali sempre più emergono anche gli orrori vissuti nei campi di raccolta in Libia, dove i migranti “subiscono violenze e torture di ogni tipo, estorsioni, e dove sono all’ordine del giorno le violenze sessuali sulle donne e gli omicidi”.
Gianfranco Schiavone, anch’egli autore di un saggio nel volume in questione, ha denunciato come il fatto che “mentre nel mondo aumenta il numero di rifugiati, in Italia invece diminuisce: ciò dipende semplicemente dalla strategia di contenimento attuata dal nostro governo, senza una tutela delle persone migranti”. Un’azione, questa, contraria ai principi fondamentali della nostra Repubblica, a partire, nel caso dei migranti, dall’art. 10 della Carta Costituzionale. Quattro le proposte avanzate da Schiavone: “un nuovo Regolamento di Dublino, fondato sulla solidarietà e su un’equa ripartizione delle responsabilità fra gli Stati; il rifiuto dei concetti di ‘Paese terzo sicuro’ e di ‘Paese di primo asilo’; un regolamento UE che disciplini il reinsediamento dei rifugiati da Paesi terzi; l’estensione della protezione sussidiaria”.
Chiara Marchetti nel suo intervento ha introdotto le cosiddette buone pratiche dell’accoglienza in famiglia. “Sono 7 – ha spiegato – le esperienze di accoglienza in famiglia, locali o nazionali, studiate nel Rapporto, delle quali 4 finanziate dai fondi SPRAR, 1 da fondi CAS, 1 da fondi della CEI (“Rifugiato a casa mia”) e 1 da fundraising e donazioni private”. Sono, queste, tutte fondamentali “testimonianze di valore e di contaminazione, con una forte portata culturale, esperienze di prossimità, di calore, di relazione, famigliare o comunque di legame, di affezione”, ha commentato. Un percorso “di integrazione e di cittadinanza, una rete sociale e di sostegno allargata” fondamentale. “E’ in ogni caso importante – ha puntualizzato – che quest’accoglienza dal basso non sostituisca quella istituzionale” e che si arrivi il più possibile a un’autentica “comunità interculturale, a maggior ragione importante in un contesto come quello di oggi dove si diffondono razzismo, discriminazioni e violenze”.
Sono poi seguite anche alcune testimonianze di rappresentanti di enti e associazioni del territorio ferrarese impegnati in progetti di accoglienza e integrazione di rifugiati e richiedenti asilo.
Anna Viola Toller, referente Camelot per il Progetto Vesta nel territorio di Bologna, ha spiegato come questa proposta di accoglienza in famiglia – che a breve verrà concretizzata anche a Ferrara - sia importante per migranti neomaggiorenni “sprovvisti di una rete parentale nel territorio e di una comunità che li accolga”.
Giordano Barioni (Città del Ragazzo-Istituto Calabria) ha presentato, invece, il progetto di accoglienza di giovani e adolescenti per l’insegnamento della lingua italiana e per una formazione professionale che li possa rendere autonomi, oltre ad attività culturali e sportive utili per l’integrazione con coetanei e con adulti.
Michele Luciani (Caritas diocesana) ha preso la parola per parlare dell’impegno dell’organismo che rappresenta, in particolare nell’aiuto di donne migranti, con o senza minori, e dell’idea di accoglienza in comunità, non limitata cioè ai soli “addetti ai lavori” ma all’intera comunità locale. Infine, sono intervenuti Manuel Alleati (Meeting Point), Gianluca Gardi (Consorzio Ferrara Prossima) e Roberto Marchetti di Nadiya.
Il Direttore Generale della Fondazione Migrantes, Don Gianni De Robertis ha concluso l’incontro spiegando come “l’accoglienza in famiglia nonostante l’ancora modesta diffusione numerica sia altamente significativa per la sua capacità di cambiamento delle persone coinvolte e dell’intera società”. Decisivo per questa trasformazione è “l’incontro con queste persone, grazie al quale assumono un volto, una voce, una storia, dissolvendo così la paura”. Questi di incontro e di accoglienza, ha concluso don De Robertis citando l’Arcivescovo Mons. Delpini, “non sono gesti eroici ma normali, che nel nostro clima sembrano straordinari, diventano perciò ancor più fondamentali”.
 

Italiani in Norvegia: il saluto del neo ambasciatore Colella

Oslo - “Sono molto felice di essere qui in Norvegia, un Paese altamente sviluppato e dalla straordinaria ricchezza umana e culturale, che negli ultimi anni ha visto ulteriormente rafforzarsi i legami di amicizia e collaborazione con l'Italia”. Così il neo ambasciatore italiano in Norvegia, Alberto Colella, saluta i nostri connazionali lì residenti. Nel quadro di questa” profonda vicinanza siete voi, cari amici, il cuore pulsante della presenza italiana in Norvegia, con il vostro dinamismo e competenza, la vostra passione, la vostra capacità di fare impresa, cultura, stabilire contatti quotidiani con la realtà norvegese”, sottolinea il neo ambasciatore evidenziato che l'Ambasciata d'Italia è “la vostra casa”. Da lui l’invito a restare in contatto anche attraverso il sito dell’ambasciata e le pagine Twitter e, “tra poco” Facebook: “la vostra partecipazione e i vostri suggerimenti si riveleranno senz'altro utili per rendere il nostro lavoro ancora più efficace e vicino alle vostre esigenze, ma anche per tenere ben alto e visibile il nome dell’Italia in Norvegia”.
 
 

Corridoi umanitari CEI: il 27 febbraio 114 profughi dall’Etiopia

Roma – Saranno 114 i profughi che il prossimo 27 febbraio arriveranno in Italia tramite i corridoi umanitari promossi nell’ambito del Protocollo di intesa con lo Stato italiano, siglato dalla CEI – che agisce attraverso Caritas Italiana e Fondazione Migrantes – e dalla Comunità di Sant’Egidio. Il Protocollo, finanziato con fondi CEI 8xmille, prevede il trasferimento dall’Etiopia di 500 profughi in due anni. 
 

Migrantes: per un sapere che allontani la paura

Ferrara – «L’augurio è che questo testo possa contribuire a costruire un sapere fondato rispetto a chi è in fuga, a chi arriva nel nostro continente e nel nostro Paese, e che possa esserci d’aiuto a “restare umani”, ad aprire la mente e il cuore allontanando diffidenza e paura». E’ quanto scrivono nell’Introduzione al rapporto Asilo 2018 don Giovanni De Robertis, Direttore Generale della Fondazione Migrantes, e Mariacristina Molfetta, co-curatrice del Rapporto stesso presentato questa mattina a Ferrara.