Primo Piano

Torino: da oggi la rassegna circense “Spazio Flic”

Torino - Da oggi e fino al 21 giugno “Spazio FLIC presenta”, la rassegna ideata ed organizzata dalla FLIC Scuola di Circo della Reale Società Ginnastica di Torino e dedicata totalmente ai suoi allievi, alla loro preparazione artistica professionale e alla loro relazione con il palcoscenico e con il pubblico.
“Spazio FLIC presenta…” viene organizzata in collaborazione con l’associazione Variante Bunker Sport, con i patrocini della Città di Torino e della Circoscrizione 6, con il sostegno della Regione Piemonte e del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo in quanto parte del progetto “Prospettiva Circo”.
La rassegna propone 7 appuntamenti di circo contemporaneo con 4 creazioni messe in scena nello Spazio FLIC, luogo di allenamento e professionale sala spettacolo ricavati all’interno di un ex hangar industriale del periferico quartiere Barriera di Milano. Un luogo che è allo stesso tempo creativo, performativo e divulgativo per una ricerca artistica sul “nuovo circo” più che mai viva nell’ambiente della FLIC.
Una rassegna – spiega una nota - che mette al centro gli allievi della FLIC, 83 talentuosi ragazzi e ragazze provenienti per il 60% dall’estero e da 19 nazioni diverse, attraverso la presentazione di creazioni professionali dirette da registi di esperienza come Roberto Magro, il direttore artistico della FLIC Francesco Sgrò ed i docenti Stevie Boyd e Riccardo Massidda.
I risultati del progetto pedagogico della FLIC vengono sintetizzati in queste creazioni che si pongono l’obiettivo di “fornire agli allievi l’opportunità di fare un’esperienza il più possibile completa, che gli permetta di sperimentare in maniera professionale le tre fasi in cui si articola uno spettacolo circense: la ricerca, la creazione e il montaggio. Un periodo intenso dedicato a creazioni in cui i giovani talenti possono mettere in gioco tutto il bagaglio acquisito e lavorare con professionisti del settore quali registi, coreografi, light designer, costumisti, musicisti e compositori, scenografi, tecnici del suono, rigger e organizzatori.
 

Belluno: sabato la presentazione di un volume sull’emigrazione italiana negli Usa

Belluno - Sabato 26 maggio a Belluno, presso la sala riunioni dell’Associazione Bellunesi nel Mondo verrà presentato il volume “ Abruzzo Stars & Stripes. Le radici abruzzesi negli Stati Uniti"
di Generoso D'Agnese, Geremia Mancini e Dom Serafini.
Il libro raccoglie un centinaio di vite di abruzzesi a stelle e strisce: dalla controfigura di Chaplin, Vincenzo Pelliccione, a Louis Carrozzi, che percorse ottomila chilometri a piedi attraverso il Sud e Centro America per arrivare clandestino negli Stati Uniti in cerca di lavoro. Oppure la storia del cantante Perry Como, capace di vendere 60 milioni di dischi nel mondo, o ancora i mitici Rocky Marciano – al secolo Rocco Marchegiano – leggenda dei pesi massimi, e John Fante, l’autore delle avventure di Arturo Bandini, indimenticabile narratore degli italiani nelle città del Nuovo Mondo. L’evento è organizzato dal circolo bellunese degli Abruzzesi nel Mondo, in collaborazione con la Biblioteca delle migrazioni “Dino Buzzati”.
 

Papa Francesco ricorda la festa della Vergine di Sheshan, patrona della Cina

Città del Vaticano – Domani ricorre la festa della Vergine di Sheshan, Patrona della Cina e di tutti i cinesi e molto venerata “Tale ricorrenza – ha detto questa mattina Papa Francesco al termine dell’Udienza Generale - ci invita ad essere uniti spiritualmente a tutti i fedeli cattolici che vivono in Cina. Per loro preghiamo la Madonna, perché possano vivere la fede con generosità e serenità, e perché sappiano compiere gesti concreti di fraternità, concordia e riconciliazione, in piena comunione con il Successore di Pietro”. “Carissimi discepoli del Signore in Cina – conclude il Papa nel suo appello - la Chiesa universale prega con voi e per voi, affinché anche tra le difficoltà possiate continuare ad affidarvi alla volontà di Dio. La Madonna non vi farà mai mancare il suo aiuto e vi custodirà col suo amore di madre”.
 

Card. Bassetti ai vescovi: “non padroni ma servitori del Regno di Dio”

Città del vaticano -  “Consapevoli della nostra insufficienza dinanzi al mistero, siamo invitati a sentirci non padroni ma servitori del Regno di Dio, compagni di cammino, anche se con la missione di pastori, nei confronti di tante persone e realtà che il Padre ha messo nelle nostre mani”. Lo ha detto il Presidente della CEI e Arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, Card. Gualtiero Bassetti, nell’omelia, riferisce il Sir, della messa celebrata con i vescovi presenti all’Assemblea generale, questa mattina, nella basilica di San Pietro.
“Non è facile essere pastori secondo tali coordinate – ha aggiunto il porporato –, perché ci si espone facilmente alle critiche provenienti anche dalle persone più vicine talvolta”. Consapevole che “molti cristiani amerebbero che fosse evitato ogni pericoloso rischio di comprometterci con la realtà di oggi”, il card. Bassetti ha citato don Primo Mazzolari, quando diceva: “Io ho bisogno di tanta misericordia che la prendo a bracciate per me e chiunque”.
“Una misericordia a bracciate indica una spiritualità sicura per il nostro tempo”, ha sottolineato il Presidente della CEI, ricordando ai vescovi presenti le parole pronunciate da Papa Francesco, che “ci ha esortati ad affidarci alla preghiera e ad apprendere l’arte del discernimento”. Il cardinale ha ricordato anche che “al centro della missione di Gesù non sta la preoccupazione di costituire un manipolo circoscritto di fedelissimi, ma la passione per il campo immenso che è l’umanità e per l’avvento del Regno”. “Tutti possono contribuire, anche coloro che sono al di fuori dei confini del gruppo”. Una riflessione che ha spinto l’arcivescovo a pronunciare un messaggio preciso: “Alla luce del momento difficile che stiamo vivendo, non è difficile anche per noi arrivare a negare la possibilità della verità e del bene in chi si trovi, per qualsiasi motivo, al di là del perimetro da noi individuato”. Ma “il Regno di Dio è molto più ampio”. “È un comportamento umanissimo e persino comprensibile, dettato dalla paura dell’altro e dalla convinzione di dover fronteggiare i problemi con le proprie forze, ma questo ci porta a non riconoscere il bene presente anche nelle azioni di chi è diverso da noi”. Quindi, l’invito a riconoscere “percorsi anche apparentemente non definiti ma non per questo privi di verità e di bene”.
 
 

CEI: con il Vangelo nella cultura digitale

Città del Vaticano - La storia della comunicazione umana si può leggere attraverso la categoria della registrazione e la storia della salvezza è una storia di comunicazione. Sono le due idee portanti su cui si sviluppa la relazione tenuta ieri alla 71ª Assemblea generale della CEI da Pier Cesare Rivoltella, Ordinario di Didattica e Tecnologie dell'istruzione e dell'apprendimento all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.
La storia della comunicazione, spiega Rivoltella, “inizia nel momento in cui l’oralità primaria viene sostenuta (e poi modificata) dall’avvento dei primi sistemi di scrittura e continua fino a oggi”. Allo stesso tempo, “la Parola, al Principio di tutto, ‘dice’ le cose portandole all’essere. Javhè è un Dio in dialogo costante con il suo popolo e la cui Parola definitiva è il Suo stesso Figlio, il «perfetto Comunicatore»”.Da queste due idee, precisa Rivoltella, discendono due ipotesi di lavoro. “La prima è che tra la comunicazione e le sue forme, la storia della salvezza e la vita e l’azione della Chiesa, vi sia una relazione privilegiata. La comunicazione non è un’opzione per la Chiesa […] ma è piuttosto un destino, una necessità, una missione non aggirabile e lo diviene a maggior ragione dentro lo spazio attuale della comunicazione”.
“La seconda idea è che in tutti e due i casi, quello della Chiesa e quello della comunicazione, l’educazione sia la finalità e la spinta che guida tutto il processo. L’uomo comincia a scrivere e la Chiesa a comunicare per risolvere un problema di tradizione: […] in un caso fa crescere i figli dentro l’orizzonte culturale dei padri, nell’altro consente alla Buona Notizia di raggiungere tutti gli uomini”. Queste ipotesi di lavoro vengono sviluppate nella relazione in tre passaggi. Dopo la ricostruzione della storia dei media “facendo vedere come questa storia sia sostenuta dall’esigenza educativa, anche e specialmente nel caso della Chiesa”, si passa alla descrizione dell’attuale scena della comunicazione, “provvisorio punto di arrivo di quella storia”. Infine, terzo passaggio, si verifica la possibilità di “articolare la comunicazione della Chiesa all’interno di questa scena di comunicazione ricavandone spunti per la riflessione teologica e la progettazione pastorale”.
 

Palermo: nasce “Ragazzi Harraga”, una casa dove imparare a crescere e a lavorare

Palermo – Harraga sono ragazzi che vengono dall’altra riva del Mediterraneo. Da soli, senza visti né protezione, per andare in cerca di futuro. Raus, vent’anni, aveva in mente la Libia dove i ghanesi come lui trovavano lavori duri ma riuscivano a mandare a casa i soldi per aiutare le famiglie. Poi nel 2016 le cose si sono messe male e ha dovuto prendere un barcone per sfuggire ed è sbarcato in Italia. “Non sapevo nulla della Sicilia – racconta – ma non avevo scelta, la strada del Sud era bloccata e restare in Libia era pericoloso”. A Palermo ha trovato un buon centro di accoglienza per minori non accompagnati dove ha imparato l’italiano e si è inserito, ma a 18 anni ha dovuto lasciare il centro per andare sei mesi in uno Sprar, il Sistema di protezione dei richiedenti asilo e rifugiati. A volte un burocrate spedisce lontano, cancellando tutti i contatti e i ragazzi rischiano di perdersi per strada. Per dare una casa e aiutare a inserirsi, per questi neo maggiorenni è stato lanciato lunedì a Palermo il progetto 'Ragazzi Harraga' da una rete di associazioni con capofila il Ciai, che si occupa di adozioni internazionali e la cui presidente Paola Crestani spiega: “Oggi il problema dei minori non accompagnati è drammatico. Abbiamo sentito il dovere di dare loro una casa”. Il ruolo del Comune nel progetto lo dice Peppe Mattina, assessore alla Cittadinanza ed ex vicedirettore Caritas. “Siamo facilitatori perché creare comunità è l’unico modo di vincere la sfida con chi alza i muri”. La bontà del progetto Palermo è confermata dal garante metropolitano dei minori, Lino D’Andrea: “In comunità sono accolti 400 minori che fanno corsi e tirocinii”. “Con buoni risultati – conferma Chiara Buonamente, direttrice dell’Hotel Palazzo Sitano dove 3 ragazzi del progetto stanno svolgendo tirocinii con borse lavoro – hanno voglia di imparare, hanno attraversato il deserto e visto l’inferno. Noi li facciamo crescere, insegnando loro un mestiere”. Uno di loro, Gando, 18 anni, arriva dalla Guinea: “All’hotel preparo le colazioni dalle sette alle undici, ho studiato italiano e voglio frequentare un corso di ristorazione”.
In questa rete eterogenea hanno creduto diverse fondazioni bancarie (Fondazione con il Sud, Fondazione Cariplo, Crt, Compagnia di San Paolo, Cassa di Risparmio di Cuneo, quella di Padova Rovigo e Monte dei Paschi con il sostegno di Enel Cuore, Poste Insieme, Sodalitas e Altran) finanziando il progetto. La casa che accoglie gli ex harraga ha otto posti e si trova nell’oratorio Santa Chiara dei Salesiani, all’Albergheria, in pieno centro storico. Il piano prevede la trasformazione di parte dell’antico complesso monastico in comunità alloggio e foresteria. “Luogo scelto – spiega Lorenzo Volpe, direttore della comunità salesiana – perché da sempre è l’unico punto di aggregazione di un quartiere povero. Un secolo fa nasceva qui un centro di formazione professionale per giovani, trent’anni fa il primo ambulatorio per migranti. Ora c’è la comunità alloggio per aiutare chi sta tentando di inserirsi con grandi sacrifici”.
La casa simboleggia lo spirito della nuova stagione di Palermo, capitale della cultura e dell’accoglienza. Lo racconta, camminando per le viuzze dell’Albergheria Alessandra Sciurba, ricercatrice e coordinatrice del progetto per Ciai. Aveva 13 anni nel 1992 quando Leoluca Orlando installò un impianto di illuminazione in strade che la mafia teneva chiuse.
“Ci andavamo con gli amici per sfida – racconta – oggi vogliamo riappropriarcene facendole rinascere”. Alessandra segue i migranti anche alla clinica legale che ha raccolto le denunce sulle torture subite in Libia e conosce uno ad uno i ragazzi del progetto. “Oggi l’impegno antimafia è sociale. Lavoriamo per l’integrazione con loro. Con i corsi tenuti dal Cesie (Centro studi e iniziative europeo, ndr) con i facilitatori, ragazzi poco più grandi con identico percorso, valorizziamo le capacità espressive e facciamo scuola di cittadinanza”.
Carmelo Pollichino, responsabile di Libera Palermo, ritiene strategico il progetto: “Sui giovani del quartiere la mafia esercita un potere attrattivo, offre guadagni e appartenenza. Non a caso, a Palermo, Cosa Nostra usa la mafia nigeriana come manovalanza. Impegnarsi con i migranti toglie potere alle cosche”. I primi ambulanti a ribellarsi al pizzo, l’anno scorso erano del Bangladesh. Qualcosa di nuovo cresce in queste vie meticciate. (Paolo Lambruschi)
 

Albanesi in Italia: domenica il pellegrinaggio al Santuario della Madonna del Buon Consiglio

Roma – Su iniziativa del Coordinamento Migrantes per la pastorale degli albanesi in Italia, l’Ufficio Migrantes della diocesi di Roma e la Conferenza Episcopale Albanese si svolgerà domenica prossima a Genazzano, nei presi di Roma, il pellegrinaggio degli albanesi cattolici in Italia al Santuario della Madonna del Buon Consiglio.
Momento centrale del pellegrinaggio la liturgia eucaristica e la supplica alla Madonna presiedute da Mons. George Frendo, Presidente della Conferenza Episcopale Albanese.
 

Reggio Calabria: un progetto nel segno del beato Scalabrini per i migranti

Reggio Calabria - Sta muovendo i primi passi il progetto “Artefici del nostro futuro sulle orme del beato Giovanni Battista Scalabrini”, voluto da padre Gabriele Bentoglio, parroco della parrocchia Santi Filippo e Giacomo in Sant’Agostino, a Reggio Calabria, e ideato insieme ai responsabili della
cooperativa sociale “Demetra” onlus, e della “Res omnia”. Il progetto, inoltre, ha il sostegno della diocesi  di Reggio Calabria–Bova, dei Missionari scalabriniani, delle Missionarie di San Carlo Borromeo e dell’ufficio diocesano Migrantes.
Il Progetto intende intervenire in aiuto di migranti deboli o vulnerabili, a causa degli abusi subiti nei viaggi della speranza, e nei territori della Calabria dopo lo sbarco. Ispiratore del programma è il beato Giovanni Battista Scalabrini che, di fronte alle massicce migrazioni italiane di fine Ottocento, scriveva: “Emigrano i semi sulle ali dei venti, emigrano le piante da continente a continente, portate dalle correnti delle acque, emigrano gli uccelli e gli animali, e, più di tutti, emigra l’uomo, ora in forma collettiva, ora in forma isolata, ma sempre strumento di quella Provvidenza che presiede agli umani destini e li guida, anche attraverso  catastrofi, verso la meta ultima, che è il perfezionamento dell’uomo sulla terra e la gloria di Dio ne’ cieli”.
Il Progetto avrà la durata di 24 mesi, si caratterizzerà in quattro fasi ed individuerà trenta migranti che, dopo aver dimostrato volontà di impegno, si metteranno a confronto con esperienze sociali, esercizi di orientamento e accompagnamento al lavoro, migliorando le proprie condizioni di vita e costruendosi una futura progettualità di vita.
Nella prima fase, operatori di strada si occuperanno di individuare i migranti candidati. Nella seconda fase si verificheranno la motivazione e le condizioni di effettiva possibilità da parte del singolo soggetto di co–costruire e di realizzare la propria progettualità futura. Insieme al migrante si redigerà il “Piano individualizzato”, un documento in continua elaborazione che, partendo dal background personale e culturale del singolo migrante, punterà all’individuazione dei bisogni da soddisfare, delle caratteristiche personologiche da assecondare, delle passioni da coltivare, delle ambizioni da raggiungere, delle azioni, attività, processi e percorsi da attivare per il conseguimento degli obiettivi previsti ed attesi.
Nella terza fase, per ogni singolo soggetto si avvierà il programma attraverso l’accoglienza presso una delle abitazioni scelte ed attrezzate per la realizzazione del Progetto.
Ogni abitazione accoglierà un piccolo gruppo di migranti, tutti da avviare ad uno specifico settore lavorativo: agricoltura e/o zootecnia. Nella quarta fase, il migrante verrà inserito in un percorso formativo teorico–pratico della durata di 12 mesi, per agevolare le sue scelte professionali. Il Progetto offrirà una occasione ai giovani candidati, i quali avranno la possibilità di effettuare percorsi formativi professionalizzanti nei settori dell’agricoltura e della zootecnia attraverso l’apertura di una “Fattoria sociale”, realizzata a Placanica su un terreno di circa 11ettari confiscato alla mafia.
 

Mons. Shevchuk: riconoscimento alla Migrantes e alla “accoglienza riservata alle nostre comunità” nelle diocesi

Roma – Mons. Sviatoslav Shevchuk, arcivescovo maggiore di Kiev-Halyč e capo della Chiesa greco cattolica ucraina esprime il suo riconoscimento alla Fondazione Migrantes e alla “accoglienza riservata alle nostre comunità” nelle diverse diocesi definendola un “grande gesto di fraternità da parte della Chiesa italiana che non è mai venuto a mancare”. Il rappresentante ucraino ha voluto rivolgere, in una lettera, un saluto ai vescovi italiani riuniti in assemblea da ieri in Vaticano. Mons. Sviatoslav parla di un numero di ucraini in Italia che continua a crescere. Secondo le statistiche ufficiali, nel nostro paese attualmente risiedono 200 mila cittadini ucraini, un terzo dei quali sono al di sotto di 30 anni. In realtà, considerando anche le presenze non ufficializzate, questa cifra andrebbe raddoppiata. Aumenta soprattutto la quantità dei giovani, la cui presenza in Italia non è più temporanea ma regolare e permanente. Forte è l’impegno pastorale della Chiesa greco cattolica ucraina per assicurare una guida spirituale ai suoi fedeli presenti nel nostro territorio grazie ad un servizio svolto da 65 sacerdoti.
Nella missiva, ripresa dal Sir, mons. Shevchuk ringrazia la Chiesa italiana”per la sua vicinanza al popolo ucraino nel periodo tanto difficile segnato dalla guerra in corso. Siamo profondamente grati per il supporto”, scrive aggiornando sulla situazione nel paese che, “a quattro anni dall’inizio dell’aggressione russa, non ha mai visto una vera tregua. Una ‘guerra dimenticata’ nel cuore dell’Europa continua a portare la morte e a causare una grave crisi umanitaria. Questa guerra non è diversa da quelle gravi guerre che sconvolgono il mondo. Infatti, la guerra all’Est dell’Ucraina ha causato il decesso di più di diecimila persone; 1,8 milioni di persone sono sfollate all’interno del Paese mentre altre quattro milioni di persone, di cui un milione sono i bambini, hanno urgente bisogno di aiuti umanitari”. Mons. Shevchuk guarda alla visita che il presidente della CEI, il card.  Gualtiero Bassetti farà in Ucraina  in occasione del pellegrinaggio nazionale al Santuario mariano di Zarvanytsia: “per il nostro popolo, provato da guerra e da sofferenza la sua visita sarà un segno d’affetto e di vicinanza della Chiesa italiana”, scrive.
 

Frontex: 92% di migranti verso la rotta balcanica

Milano - Nei primi quattro mesi di quest’anno oltre 14.900 migranti sono entrati nella Ue attraverso la rotta del Mediterraneo orientale: il 92% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. L’incremento, rilevano da Frontex, l’agenzia Ue per il controllo delle frontiere, è stato causato principalmente dall’aumento degli attraversamenti irregolari ai confini terrestri con la Turchia.
Le carovane che raggiungono la dorsale balcanica si dirigono generalmente verso Croazia e Slovenia. Proprio in quest’ultimo Paese la polizia ha bloccato lo scorso fine settimana 82 migranti, mentre ieri mattina un profugo è annegato nel fiume Kupa, al confine con la Croazia. Si tratta del quinto caso nel 2018. Intanto le autorità turche hanno fermato nell’ultima settimana 4.564 persone senza regolari documenti. Tra questi, 1.069 sono stati intercettati in mare. Lo riferisce il ministero degli Interni di Ankara, precisando che nello stesso periodo sono stati inoltre arrestati 75 sospetti trafficanti di esseri umani.
Ad aprile il numero di migranti irregolari che hanno intrapreso la rotta del Mediterraneo orientale è stato di circa 6.700, due terzi in più rispetto al mese precedente. Frontex ha registrato l’arrivo complessivo da circa 10.500 migranti irregolari sulle principali rotte, con un calo complessivo di un terzo rispetto allo stesso mese dello scorso anno, ma che appunto ha visto una crescita verso l’Europa dell’Est.
Il calo è ancora più marcato per quanto riguarda l’Italia: secondo l’agenzia Ue, il numero di profughi giunti in Italia attraverso la rotta del Mediterraneo centrale ad aprile è sceso a circa 2.800, in calo del 78% rispetto ad aprile 2017. (Nello Scavo)
 

Cgie incontra la comunità orionina di Bucarest

Bucarest – Nei giorni scorsi, in occasione della riunione della Commissione Continentale Europa e Africa del Nord, una delegazione del CGIE si è recata presso la Comunità orionina "Piccola Opera della Divina Provvidenza" di Bucarest che accoglie varie categorie di persone, italiane e non, particolarmente bisognose e svantaggiate con gravi disabilità, fornita di un centro diurno di riabilitazione per ragazzi autistici e affetti da molteplici patologie.
Sono intervenuti l’arcivescovo di Bucarest mons. Joan Robu, don Valeriano Giacomelli, responsabile della Missione Cattolica Italiana in Romania, il Vice Capo Missione dell'Ambasciata d'Italia a Bucarest Beatrice  Vecchioni, il coordinatore Inas Romania Cesare Insinsola, il Segretario Generale del Cgie Michele Schiavone, il Vice Segretario Generale Giuseppe Maggio, unitamente ai Consiglieri Tony Mazzaro e Giuseppe Stabile.
“Il Consiglio Generale degli Italiani all'estero, nella dimensione di volontariato, con il più alto spirito di solidarietà e servizio, proseguirà impegnandosi a rendersi strumento anche di tali categorie più deboli per dare risposte concrete nel rispetto delle nostre competenze”, si legge in una nota diffusa ieri.
 
 

CEI: Papa Francesco apre oggi l’Assemblea generale

Roma - L’assemblea generale della Conferenza Episcopale Italiana, che si apre con l’intervento di Papa Francesco oggi alle ore 16.30 (in Vaticano, presso l’Aula del Sinodo), è imperniata sul tema: "Quale presenza ecclesiale nell’attuale contesto comunicativo". Sollecitati dalla relazione del prof. Pier Cesare Rivoltella, i vescovi italiani si confronteranno sulla responsabilità educativa e missionaria della Chiesa all’interno di una cultura fortemente plasmata dalla comunicazione. All'ordine del giorno ci sono anche contenuti e iniziative della Chiesa italiana verso il Sinodo dei Vescovi; l’aggiornamento del Decreto generale concernente “Disposizioni per la tutela del diritto alla buona fama e alla riservatezza”; alcune determinazioni in materia giuridico-amministrativa, tra cui la presentazione e l’approvazione della ripartizione delle somme derivanti dall’8xmille per l’anno 2018.
 

Papa Francesco: la Chiesa è donna e madre, come Maria

Città del Vaticano -  “La Chiesa è femminile”, “è madre” e quando viene a mancare questo tratto identitario diviene “un’associazione di beneficienza o una squadra di calcio”; quando “è una Chiesa maschile”, tristemente diventa “una Chiesa di zitelli”, “incapaci di amore, incapaci di fecondità”. E’ la riflessione, riferisce Vatica News, offerta da Papa Francesco durante la Messa celebrata nella cappella della Casa Santa Marta, nell’odierna memoria della Beata Vergine Maria, Madre della Chiesa. Tale memoria ricorre quest’anno per la prima volta, dopo la pubblicazione – il 3 marzo scorso – del decreto “Ecclesia Mater” della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti. Per volontà dello stesso Pontefice, la ricorrenza si celebra il lunedì dopo Pentecoste, per “favorire la crescita del senso materno della Chiesa nei Pastori, nei religiosi e nei fedeli, come anche della genuina pietà mariana”.
Nell’omelia, Papa Bergoglio precisa che nei Vangeli Maria è sempre indicata come “Madre di Gesù”, non “la Signora” o “la vedova di Giuseppe”: la sua "maternalità" percorre tutte le Sacre Scritture, dall’Annunciazione fino alla fine. Una specificità che hanno compreso sin da subito i Padri della Chiesa, una dote che raggiunge e cinge la Chiesa: “La Chiesa è femminile, perché è ‘chiesa’, ‘sposa’: è femminile. Ed è madre, dà alla luce. Sposa e madre. E i Padri vanno oltre e dicono: ‘Anche la tua anima è sposa di Cristo e madre’. E in questo atteggiamento che viene da Maria, che è Madre della Chiesa, questo atteggiamento possiamo capire questa dimensione femminile della Chiesa che quando non c’è, la Chiesa perde la vera identità e diventa un’associazione di beneficienza o una squadra di calcio o qualsiasi cosa, ma non la Chiesa”.
Solo una Chiesa al femminile potrà avere “atteggiamenti di fecondità”, secondo le intenzioni di Dio, che “ha voluto nascere da donna per insegnarci questa strada di donna”: L’importante è che la Chiesa sia donna, che abbia questo atteggiamento di sposa e di madre. Quando dimentichiamo questo, è una Chiesa maschile, senza questa dimensione, e tristemente diventa una Chiesa di zitelli, che vivono in questo isolamento, incapaci di amore, incapaci di fecondità. Senza la donna, la Chiesa non va avanti, perché lei è donna. E questo atteggiamento di donna le viene da Maria, perché Gesù ha voluto così”.
La virtù che distingue maggiormente una donna, rimarca Papa Francesco, è la tenerezza, come Maria che “diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia”: prendersi cura, con mitezza e umiltà sono le qualità forti delle mamme: “Una Chiesa che è madre va sulla strada della tenerezza. Sa il linguaggio di tanta saggezza delle carezze, del silenzio, dello sguardo che sa di compassione, che sa di silenzio. E, anche, un’anima, una persona che vive questa appartenenza alla Chiesa, sapendo che anche è madre deve andare sulla stessa strada: una persona mite, tenera, sorridente, piena di amore”.
 

Reggio Emilia: il 6 giugno la presentazione del Rapporto sul Diritto d’Asilo della Fondazione Migrantes

Reggio Emilia – Sarà presentato il prossimo 6 giugno, a Reggio Emilia, su iniziativa della diocesi di Reggio Emilia – Guastalla, il volume della fondazione Migrantes: “Il Diritto d’asilo-Report 2018: Accogliere, Proteggere, Promuovere, Integrare”. A presentarlo il vescovo, mons. Massimo Camisasca e la curatrice del volume. Mariacristina Molfetta.
 
 

Roma : ieri la Festa dei popoli

Roma - Essere membra della Chiesa capaci di accogliere l’altro con e nella propria vita in risposta all’accoglienza misericordiosa ricevuta da Cristo e dal Padre: è questo l’auspicio espresso dall’arcivescovo Luis Francisco Ladaria Ferrer, Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede futuro cardinale  nel corso della solenne celebrazione presieduta ieri, 20 maggio, nella Basilica di San Giovanni in Laterano in occasione della XXVII edizione della Festa dei Popoli. “Oggi, giorno di Pentecoste – ha spiegato il presule -, lo Spirito Santo rivela a tutti la verità profonda di Cristo: il suo essere in comunione eterna d’amore con il Padre e questo amore viene rivelato a noi così come ai discepoli nel giorno della nascita della Chiesa”.
Frutti dell’azione dello Spirito Santo sui primi apostoli “furono il coraggio della testimonianza e la capacità di parlare e venire compresi in tutte le lingue – ha detto ancora Ladaria Ferrer -: nessuno era più escluso perché la Chiesa è moltitudine e della pluralità fa una ricchezza, non un limite”. Quindi, l’arcivescovo ha sottolineato come il monito “Accoglietevi come Cristo ha accolto voi”, scelto come tema per questa edizione della Festa dei popoli, “è tratto dalla Lettera di San Paolo ai romani ed è quindi rivolto in modo specifico a noi che viviamo in questa città”, affinché sappiamo “farci riconoscere a motivo del fuoco dell’amore del Padre che abita in noi e che è la nostra forza”. I diversi momenti della celebrazione eucaristica sono stati affidati ad alcune delle comunità tra le oltre cinquanta etnie che fin dalla mattina alle 9 hanno riempito di musica e colori il sagrato della cattedrale: il Gloria intonato dai congolesi, l’intronizzazione della Parola in brasiliano, il salmo in malayalam, la preghiera dei fedeli in lingue diverse, l’offertorio affidato alla comunità latino-americana, il Sanctus in ucraino e il canto di comunione in arabo e rumeno. Poco prima della benedizione finale, è arrivata la notizia del Concistoro del 29 giugno, nel corso del quale l’arcivescovo Ladaria e il vicario De Donatis (anche lui futuro cardinale) saranno creato cardinale. A loro sono andati gli auguri dell’assemblea e di monsignor Pierpaolo Felicolo, direttore dell’Ufficio Migrantes della diocesi, che ha espresso le congratulazioni a nome di tutte le comunità presenti. Al termine della Messa, poi, alcune comunità hanno offerto i piatti della loro cultura e tradizione, a dire che la condivisione è fatta anche di sapori e prodotti tipici: c’erano da assaggiare, tra gli altri, le banane fritte di Capo Verde, il pollo mwambe preparato dai congolesi, il borsch, piatto tradizionale ucraino, la cucina filippina ricca di riso, pesce e salse, le zuppe speziate nigeriane e ancora il bigos polacco a base di crauti. Nel pomeriggio c’è stata una sfilata di abiti tradizionali mentre il concerto organizzato dal World Intercultural Institute ha concluso la giornata di festa. Sempre nel contesto della Festa dei popoli la mattina, dalle 10, presso il Seminario Romano Maggiore aveva avuto luogo il convegno “La Chiesa in ascolto” per offrire “un’occasione di riflessione affinché non venga mai meno l’entusiasmo di fare e lavorare per l’unità – ha chiosato monsignor Pierpaolo Felicolo, direttore dell’Ufficio Migrantes della diocesi -: questo momento di testimonianze ci lasci un segno nel cuore per continuare, determinati”. Tra i partecipanti Suleman, un rifugiato maliano che nel gennaio 2010, a Rosarno, fu coinvolto negli scontri a sfondo razziale e che oggi con altri sei giovani africani gestisce la cooperativa sociale Barikamà – che produce, vende e consegna in bicicletta yogurt e ortaggi biologici – e un bar nel parco Nemorense. Hanno raccontato la loro storia anche Oshman, un rifugiato accolto dal Centro Astalli che ha ricordato, commosso, le difficoltà incontrate durante l’estenuante viaggio anche attraverso il deserto e il difficile percorso di integrazione e Talibe, un ragazzo giunto in Italia da solo quando era minorenne che oggi ha trovato accoglienza e una famiglia nella Città dei Ragazzi. (Michela Altoviti)   
 
 
 

Migrantes: a Bologna e Roma gli incontri per operatori di pastorale per lo spettacolo viaggiante

Roma - “La Chiesa tra la gente dello Spettacolo Viaggiante ieri e oggi”. Questo il tema di due incontri nazionali per gli operatori della pastorale dei circhi e dei luna park della Fondazione Migrantes, che si svolgeranno domani a Bologna e a Roma, il 29 maggio.  
A relazionare, in entrambi gli incontri, è stato chiamato don Mirko Dalla Torre che farà un  excursus storico sulla nascita del Circo e del Luna Park, si soffermerà sul magistero della Chiesa a favore della gente del Viaggio e parlerà dell’ufficio nazionale e degli strumenti per l’annuncio del Vangelo tra fieranti e circensi.
I due incontri si svolgeranno dopo la somministrazione, avvenute nei mesi scorsi, di un questionario d’indagine e di conoscenza circa il lavoro che viene svolto nelle regioni ecclesiali e nelle diocesi d’Italia. “Da un’attenta rilettura delle schede che sono state restituite a quest’ufficio – dice il direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni De Robertis,  sono emerse alcune osservazioni, tra queste, la necessità di una conoscenza più approfondita della nostra Pastorale e del bisogno di essere formati come operatori pastorali. Certamente questi argomenti troveranno modo di essere trattati in un prossimo convegno che, pensiamo di organizzare prima della fine del 2018”. (R.Iaria)
 

L’altro siamo anche noi

Roma - Papa Francesco sta svolgendo in questi anni, oltre alla sua funzione specifica di massima autorità religiosa della Chiesa cattolica, un ruolo di supplenza etica a lui riconosciuto persino dai non credenti: la lettera che i vescovi italiani, nella solennità di Pentecoste, rivolgeranno alle comunità accoglienti, intitolata 'Uscire dalla paura', lo dimostra appieno. Questo testo, a venticinque anni dal documento 'Ero forestiero e mi avete ospitato', riassume la storia più recente del fenomeno migratorio gettando le basi per un rinnovamento antropologico di portata storica (/siti_migrantes/migrantes_online/00021815_Comunita_accoglienti__uscire_dalla_paura__il_documento_della_Cemi_a_25_anni_da_Ero_forestiero_e_mi_avete_ospitato.html).
Nel 1993 gli immigrati regolari in Italia non raggiungevano il milione: erano una piccola avanguardia rispetto a quelli che sarebbero venuti dopo. Oggi sono quintuplicati, popolano le scuole, accudiscono gli anziani, contribuiscono a pagare le nostre pensioni, contrastano la denatalità, tuttavia mentre nell' ultimo triennio gli stranieri non aumentano, gli italiani che partono in cerca di lavoro si moltiplicano. Ben cinque milioni di nostri connazionali vivono all' estero: lo stesso numero di quelli che arrivano dai Paesi poveri. È questa la dimensione speciale, a volte sottaciuta, del discorso che stiamo facendo. L' altro siamo anche noi, dipende solo dalla posizione, geografica e spirituale, in cui scegliamo di metterci: o chiusi dentro il castello incantato, spesso dal volto digitale, a protezione di identità prosciugate dalla mancanza di vere relazioni, oppure aperti allo scambio umano, pronti a esporci, a metterci in gioco, a scoprirci per ciò che davvero siamo. Vincere la paura possiede quindi un doppio registro: esteriore, nei confronti della persona da incontrare - può essere il nigeriano che ci chiede l' elemosina di fronte al supermercato, il compagno di classe di nostro figlio, la collega di lavoro - e interiore, riguardo ai fantasmi che ci assillano: nodi non sciolti, timori, indifferenze, ignoranze, pregiudizi, velleità, egoismi, individualismi. Si tratta, è bene ribadirlo, di un lavoro culturale, non naturale. L' istinto umano è diffidente. Bisogna illuminarlo e guidarlo: in quali altri luoghi ciò si può fare se non nella scuola e in famiglia? Ecco perché, come la lettera della Conferenza episcopale ben spiega, siamo di fronte a una sfida educativa di notevoli proporzioni. Ma se non ci sono valori di riferimento forti, perlomeno civili, siamo destinati al fallimento esistenziale. Eppure, soprattutto gli adolescenti, quanta necessità avrebbero di adulti in grado di incarnare il limite da non superare, modelli di persone che hanno deciso di percorrere una strada, magari la più difficile, e lo fanno con “l' audacia, il realismo, la responsabilità, l' intelligenza, la creatività e la prudenza” che i vescovi auspicano! Fa impressione l'assenza di una visione d' insieme della nostra politica, tutta centrata su obiettivi pratici, economici, legati ai sussidi, alle assistenze, alle tasse, insomma alla lista della spesa. Cose fondamentali, è ovvio, ma il governo nazionale non si può ridurre all' amministrazione di una grande azienda. In tal senso la “convivialità delle differenze” che la nuova società multietnica lascia intravedere e a cui ci spinge il testo della CEI, rappresenta l' unica possibilità che abbiamo per uscire dall' atrofia dei programmi tecnici. Tale impegno militante chiama in causa l' intera cittadinanza italiana. Senza distinzioni sociali. Ma esiste poi, in questa lettera, un altro aspetto ancora più importante per le comunità ecclesiali, oltre al senso teologico: se il cristianesimo dimentica che ognuno di noi, non solo i battezzati, è fatto a immagine e somiglianza del Creatore, nell' annuncio giovanneo della parola di Dio che è diventata uomo, smarrisce la sua stessa essenza. Quando Gesù sfama la folla non chiede né controlla l' appartenenza alla fede, porta semmai a compimento il memorabile augurio di Isaia (55, 1): «O voi tutti assetati venite all' acqua, / chi non ha denaro venga ugualmente; / comprate e mangiate senza denaro / e, senza spesa, vino e latte». (Eraldo Affinati)
 
 

Milano: ieri la Festa delle Genti con l’arcivescovo mons. Delpini

Milano - Forse nessun luogo come la Basilica di Santo Stefano Maggiore a Milano, nella mattina della Pentecoste milanese, è immagine più concreta di quella Comunità dispersa che la discesa dello Spirito riunisce. Una Chiesa, nella metropoli dalle molte immigrazioni, comunque e sempre ambrosiana, ma anch’essa multietnica, arricchita oggi da storie e usanze antiche, tradizioni e devozioni radicate nei fedeli che hanno attraversato Continenti e mari per trovare una vita migliore per sé e i propri figli.
E così in “Santo Stefano” gremita di oltre 700 fedeli, “parrocchia personale di tutti i migranti”, arriva anche l’arcivescovo, mons. Mario Delpini che presiede l’Eucaristia, appunto, nella Festa delle genti. “Festeggiamo il dono della Pentecoste, la discesa dello Spirito. Grazie per essere qui”, sottolinea nel suo saluto iniziale don Alberto Vitali, responsabile dell’Ufficio per la Pastorale dei Migranti (Migrantes) della diocesi, presentando ai fedeli il nuovo vicario episcopale di Settore, monsignor Mario Antonelli, che già accompagna la Comunità salvadoreňa presso il Centro Schuster: “Siamo, in questo momento, una fotografia di quello che è, e sarà sempre di più, una Chiesa di Milano radicata nella tradizione ambrosiana, ma fatta di tante provenienze, vera Chiesa dalle genti”. Il pensiero corre all’annuncio, giunto sabato da papa Francesco, della Canonizzazione di Paolo VI e di monsignor Romero che avverrà il prossimo 14 ottobre. “Saranno santi insieme e questo dice tanto di quanto l’uno abbia apprezzato l’altro. Il martirio di monsignor Romero [ucciso sull’altare, mentre celebrava Messa, il 24 aprile 1980] è un esempio che la fede va presa sul serio”.
“Desidero che vi sentiate accolti come pietre vive, fratelli e sorelle della Chiesa di Milano. Siamo tutti figli di Dio perché abbiamo ricevuto il suo Spirito”, dice subito monsignor Delpini, rivolgendosi direttamente ai presenti. Persone di tutte le età – moltissimi i bambini e le giovani coppie – con le bandiere, i colori e i lineamenti dei volti che parlano di luoghi lontani, con i costumi della terra di origine che si armonizzano ai paramenti indossati da alcuni dei 15 sacerdoti, di diverse Cappellanie, che concelebrano il Rito. Le Letture in lingua inglese e spagnola, i canti che spaziano dalle sonorità coreane a quelle maronite libanesi, dall’Eritrea alla Cina, accompagnano l’intera Celebrazione. “La barca a vela quando è ferma nel porto fa tristezza, quando si inoltra tra le acque è motivo di gioia e immagine di coraggio”, spiega l’arcivescovo usando una chiara simbologia per indicare che “ogni comunità, da qualunque parte del mondo venga, se sta chiusa nella cerchia di coloro con cui è facile intendersi, mette, appunto, un poco di tristezza, come quella che viene vedendo gente che vive solo di nostalgia di un paese lontano”.
Per questo serve un vento amico, che spinge la barca a vela a prendere il largo, che convince a intraprendere il viaggio che porta alla meta. “Il vento dello Spirito di Dio che incoraggia a inoltrarsi nella nuova dimensione, nella nuova Chiesa che vogliano costruire: la Chiesa dalle genti, dove tutti sentono di essere a casa loro, la Chiesa che, costruita sul fondamento della fede e animata dallo Spirito, è piena e ha un messaggio di gioia da portare in questa città, ciascuno con il suo modo di vivere l’allegria a e l’invocazione. Spiegate le vele, inoltratevi nella storia con il coraggio di guardare lontano”. Ma – certo – non ogni vento è amico. “In molti Paesi può essere un uragano disastroso, creare danni incalcolabili, causare un’incontrollata confusione in cui l’emotività spinge gli uni contro gli altri. Il vento amico è solo quello che viene dalla croce di Gesù. Secondo la promessa del Vangelo, lo Spirito di verità, che indica la via affidabile, è caratterizzato dalla mitezza e dalla umiltà”. Ma dove porta tale Spirito del Signore? Immediata la risposta dell’arcivescovo ambrosiano: “Fa sì che tutto quello che c’è di bello nella nostra Chiesa, nel nostro modo di pregare, di vivere la famiglia, l’educazione dei figli, l’impegno per la società, la dedizione al lavoro, venga trasfigurato” nella consapevolezza, come dice san Paolo, “che la pluralità è per il bene di tutti». Da qui la conclusione che si fa monito e impegno condiviso: “Ciascuno di noi deve essere fiero della propria cultura, della tradizione che l’ha generato alla fede, per ciò che ricevuto dal suo Paese di origine. Ma questa gratitudine, tuttavia, non sia per pretendere di imporre se stessi, ma per mettersi a servizio. Così che tutti, accolti in questa Chiesa e in questa terra, possiamo sentire la riconoscenza come un motivo per domandarci come contribuire a costruire la Chiesa di domani. Ciascuno di noi ha un dono, è stato chiamato con una vocazione santa, ma chiamato anche a costruire l’unica Chiesa. Ecco come invochiamo oggi lo Spirito santo: “Vento amico gonfia le nostre vele perché abbiamo il coraggio di andare a largo; insegnaci a percorrere la strada di Gesù, a invocare l’unico nome sotto il cielo per cui possiamo essere salvati. Vieni vento amico della comunione e spingi ciascuno a essere presenza luminosa, contributo generoso, disponibilità volonterosa”.  Poi, il lungo scambio di pace, la Liturgia eucaristica con i doni portati all’altare da piccoli e adulti – sempre bellissima la danza ritmata delle bimbe dello Sri Lanka – e la solenne Benedizione finale di Pentecoste, prima che inizi, sul sagrato la grande festa conviviale multietnica. (Annamaria Braccini)
 
 
 
 

Papa Francesco: appello per la pace in Terra Santa e in Venezuela

Città del Vaticano - “Lo spirito cambi i cuori e le vicende e porti pace nella Terra Santa”. Così Papa Francesco ieri mattina nella Basilica Vaticana nell’omelia in occasione della Festa di Pentecoste. E, al termine della preghiera del Regina Coeli un nuovo appello per la pace. La Pentecoste “ci porta – ha detto - col cuore a Gerusalemme. Ieri sera sono stato spiritualmente unito alla veglia di preghiera per la pace che ha avuto luogo in quella Città, santa per ebrei, cristiani e musulmani. E oggi continuiamo a invocare lo Spirito Santo perché susciti volontà e gesti di dialogo e di riconciliazione in Terra Santa e in tutto il Medio Oriente”.
Papa Francesco  ha speso parole anche per il Venezuela, ieri al voto e alle prese con gravi tensioni economiche e sociali. “Desidero dedicare – ha detto il Papa -  un particolare ricordo all’amato Venezuela. Chiedo che lo Spirito Santo dia a tutto il popolo venezuelano – tutto, governanti, popolo – la saggezza per incontrare la strada della pace e dell’unità. Anche prego per i detenuti che sono morti ieri”. (R.I.)
 

Trentino: oggi in scena “Migrantes 2” a Tenna

Trento - Un nuovo spettacolo frutto del nuovo laboratorio teatrale realizzato con il coinvolgimento di quaranta partecipanti fra richiedenti asilo, migranti “tutor” alla seconda esperienza e giovani studenti volontari del progetto “SuXr” dell’Università di Trento. Lo spettacolo conclusivo del laboratorio andrà in scena questa sera, venerdì 18 maggio 2018, con inizio alle ore 20.45, al Teatro parrocchiale di Tenna.
Il laboratorio teatrale è nato dalla sinergia tra Cinformi ed Equipe Teatro della Cooperativa Sociale Progetto 92 ed è stato avviato a Trento alla fine dello scorso mese di ottobre. Tutti i partecipanti si sono messi in gioco con grande motivazione, dimostrando fin dall’inizio del percorso come le differenze linguistiche, culturali e religiose possano costituire non necessariamente barriere, bensì fonti di arricchimento reciproco.
Scopo del progetto è proporre, nell’ambito delle molteplici attività di formazione e inclusione offerte dal progetto di accoglienza dei richiedenti protezione internazionale coordinato dalla Provincia autonoma di Trento, una nuova esperienza che “permetta ai partecipanti – si legge in una nota -  di relazionarsi interculturalmente tramite la facilitazione di una metodologia come quella teatrale, quindi non necessariamente verbale”.