Primo Piano

Migrantes: venerdì la proiezione di un film su Santa Francesca Cabrini

Roma – La Fondazione Migrantes promuove la proiezione di un film su Santa Francesca Cabrini, patrona dei migranti. L’iniziativa è prevista per il prossimo venerdì, 8 giugno, alle ore 18,30, presso la parrocchia di San Tommaso Moro a Roma . Il film – documentario proiettato sarà “Frances Xavier Cabrini: the people’s saint”, in italiano con alcune parti in lingua inglese sottotitolati.
Dopo la proiezione un incontro con mons. Guerino Di Tora, vescovo ausiliare di Roma e Presidente della Fondazione Migrantes, e Lucia Mauro, regista e autrice del film. A moderare l’incontro Umberto Mucci, fondatore di “We the italians”.
 

Roma: concluso il progetto “Confini”

Roma - Si è conclusa a Roma la terza edizione del progetto "Confini" della Cooperativa Sophia, in un evento che ha visto coinvolti 800 studenti di 15 istituti romani. I ragazzi, presso il prestigioso Auditorium della Tecnica di Confindustria, hanno presentato davanti a istituzioni ed esperti del settore i loro lavori sull' immigrazione. «Opinioni differenti tra chi è correttamente informato sul fenomeno migratorio in Italia e chi invece parla solo per sentito dire», è il messaggio del filmato "So' troppi", titolo provocatorio scelto dagli studenti della IV B del Liceo Artistico Amari Mercuri di Ciampino. «La cosa che abbiamo imparato è che i ragazzi immigrati che sono in Italia cercano aiuto dal nostro Paese: non sono parassiti ma soltanto cercano di ricominciare da capo» dice Martina, studente del Liceo Classico Vivona. «Spero che questo progetto riesca a sensibilizzare e a migliorare l' opinione che le persone hanno sull' immigrazione», commenta , lo studente della V C del Liceo Classico e Scienza Umane Plauto. Grazie allo studio del Dossier sull' Immigrazione realizzato dalla Cooperativa Sophia e distribuito quest' anno ad oltre 800 studenti di istituti superiori, i ragazzi della III G del Liceo Classico Vivona hanno spiegato com' è cambiata la loro percezione sul fenomeno migratorio dopo aver studiato i numeri, le motivazioni e gli aspetti economici collegati all' immigrazione. "Confini" è un percorso formativo arrivato quest' anno alla sua terza edizione. Obiettivo è aiutare gli studenti la riflessione sul tema dell' immigrazione. La cooperativa Sophia ha portato sui banchi di scuola la storia di Mor Amar, rifugiato politico della Mauritania, e Dullal Ghosh, migrante economico bengalese, favorendo l' incontro tra le classi e chi ha vissuto in prima persona il dramma dell' esilio e della fuga. Inoltre ha presentato, attraverso la pubblicazione di un dossier specializzato, lezioni frontali e momenti di condivisione, uno spaccato aggiornato sul quadro internazionale, europeo e italiano del fenomeno migratorio. Il progetto è sostenuto da Fondazione Vodafone Italia, Fondazione Migrantes, Nando and Elsa Peretti Foundation. Da Silvia de Blasio - direttore comunicazione di Vodafone Italia - l' incoraggiamento alla cooperativa Sophia ad andare avanti, con i complimenti agli studenti e ai docenti per i lavori svolti.
 
 

Calabria: in marcia i braccianti dopo l’omicidio del migrante

Reggio Calabria - Aveva accompagnato due amici del Mali, come lui, a prendere lamiere per sistemare la loro baracca. Ma da quel viaggio a piedi dalla tendopoli di San Ferdinando (Reggio Calabria) a un vecchio stabilimento abbandonato in località "ex Fornace" di San Calogero, Sacko Soumaila, di 29 anni, è tornato morto. Ucciso da un pallettone sparato da un fucile che lo ha centrato alla testa. A raccontare ai carabinieri cosa è successo è stato Drame Madiheri, 39 anni, rimasto lievemente ferito a una gamba. Un racconto ripetuto all'agenzia Ansa: "Servivano delle lamiere e siamo andati in quella fabbrica. Siamo partiti a piedi dalla tendopoli e giunti sul posto avevamo fatto in tempo a recuperare tre lamiere quando qualcuno è arrivato a bordo di una Fiat Panda vecchio modello e ci ha sparato addosso, Sacko è caduto colpito alla testa. Io ho sentito un bruciore alla gamba. Ho visto quell'uomo, bianco, con il fucile. Ha esploso quattro colpi dall'alto verso il basso". Un racconto che adesso è la base di partenza per gli investigatori per risalire all'autore. Il ferito è stato subito soccorso e trasportato nell'ospedale di Reggio Calabria, ma la gravità della ferita non gli ha lasciato scampo ed è morto prima che i medici potessero fare qualcosa per tentare di salvarlo. Teatro della tragedia una vecchia fornace nel comune di San Calogero, a pochi chilometri dalla tendopoli. Una struttura abbandonata dopo che, una decina d'anni fa, fu sequestrata nell'ambito di un'inchiesta della Procura di Vibo Valentia perché nel suo sottosuolo sarebbero state stoccate illecitamente oltre 135 mila tonnellate di rifiuti pericolosi e tossici.
La vittima era regolare in Italia, come i due connazionali. Nel nostro Paese era giunto prima del 2010. Lui viveva nella nuova tendopoli, allestita un anno dopo un devastante incendio, ma aveva deciso di aiutare i due amici che invece abitano nella baraccopoli situata a poche centinaia di metri dalla prima. Una baraccopoli nata nel 2010, dopo quella che fu definita la "rivolta di Rosarno", con giorni di scontri che videro contrapposti i migranti che annualmente affollano la piana di Gioia Tauro in cerca di un lavoro nei campi, e gli abitanti del paese. Una rivolta nata dopo alcuni colpi di fucile caricati a pallini sparati contro tre nordafricani. Più volte si è parlato dello smantellamento della baraccopoli e di una sistemazione dignitosa dei migranti, ma finora la situazione è rimasta invariata. Soumaila era in prima fila nelle lotte dell'Unione Sindacale di Base per i diritti sindacali e sociali dei braccianti, dicono adesso i sindacalisti che hanno proclamato per lunedì uno sciopero dei braccianti della piana di Gioia Tauro. I braccianti hanno marciato fino al Comune di San Ferdinando, attraversando le strade del Paese e mostrando la fotografia del ragazzo incollata su pezzi di cartone. Per tutti ha parlato un amico della vittima: "Chiediamo giustizia. Soumaila Sacko era padre di una bambina di 5 anni e aveva una moglie in Mali", ha detto. Una delegazione è stata ricevuta dal Comune. Tra l'altro, i dimostranti lamentano di non avere da due giorni l'acqua nella nuova tendopoli allestita nell'agosto scorso dalla Protezione Civile regionale. Ecco le richieste che gli amici di Soumaila hanno rivolto al sindaco: il rimpatrio della salma, l'istituzione di una "cassa di resistenza e di solidarietà" per sostenere le spese legali del processo per l'uccisione del giovane, la restituzione del corpo alla famiglia e un incontro con il nuovo ministro del lavoro, Luigi Di Maio. Le richieste sono state sintetizzate, alla fine della riunione, da Aboubakar Soumahoro, rappresentante dell'Usb, sindacato a cui il giovane ucciso era iscritto, giunto da Roma per partecipare alla manifestazione dei braccianti africani. La richiesta più forte è proprio quella di superare la logica dell'emergenza e delle tendopoli. "La morte assurda e violenta di Soumaila Sacko ci rende da una parte vogliosi di verità e giustizia ma dall'altra non può non provocare dentro ognuno di noi una riflessione sulle ragioni del dramma, sulla sua origine, sulle dimensioni di un fenomeno che coinvolge il nostro Paese ma anche il nostro territorio", ha detto mons. Pino Demasi, parroco del Duomo di Polistena e referente di Libera per la Piana di Gioia Tauro. "Le forme stanziali così massicce - prosegue il sacerdote - dei migranti nell'area industriale di Gioia Tauro-Rosarno-San Ferdinando impongono ormai scelte di coraggiosa umanità e di rispetto dei diritti inviolabili dell'uomo". Vanno trovate "forme diverse di accoglienza ed integrazione, che azzerino lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo, che superino il dramma delle baracche e dell' emarginazione. Responsabilità che devono partire a cominciare dalle più alte cariche dello Stato fino all'ultimo dei sindaci della Piana. Ci sono ragioni umane e sociali che impongono una svolta prima che sia troppo tardi. Prima che dilaghino forme di contrapposizione che rischiano di impoverire sempre più il dialogo e le possibili soluzioni".
 

Perché l’Italia non è un campo profughi

Milano - Mentre nel Mediterraneo si continua a morire, sulla terraferma tengono banco annunci e propositi di riforma del sistema migratorio da parte del nuovo governo italiano. Sotto la lente ci sono 500mila migranti irregolari (secondo i dati Ismu), oggi in Italia, dopo aver attraversato l' inferno libico e il mare per fuggire dalle guerre o da una vita in miseria. Migranti che hanno finito per trasformare l' Italia, secondo le dichiarazioni rilasciate dal nuovo ministro dell' Interno domenica a Pozzallo, in un grande “campo profughi”. Ma è davvero così? Ecco cosa dicono i numeri ufficiali. Sbarchi in calo del 78%. Sono 11 mesi consecutivi (da quando cioè ltalia e Ue hanno deciso di addestrare la guardia costiera libica per fermare i flussi) che permane il trend in diminuzione degli sbarchi. Nei primi cinque mesi dell' anno gli arrivi si sono attestati a quota 13.430, il 78% in meno dello stesso periodo del 2017. Se si fa riferimento a quelli provenienti dalla Libia, la diminuzione è ancora più consistente (-84%). Secondo le ultime stime dell' Onu, sono 660 i migranti morti quest' anno mentre tentavano di attraversare il Mediterraneo. Più della metà (385) ha perso la vita nella rotta del Mediterraneo centrale, quella che parte dalla Libia e arriva sulle coste italiane. Tre miliardi per i rimpatri. Rimandare in patria i migranti sbarcati sulle nostre coste non solo costa, ma richiederebbe quasi un secolo. Secondo i dati Frontex, gestire una singola pratica di rimpatrio ha un costo medio di 5.800 euro che comprende il volo di linea e l' accompagnamento della persona nel paese d' origine. Se si stima che a oggi, in Italia, ci sono circa 500mila immigrati irregolari, un rimpatrio di massa arriverebbe a costare pertanto quasi 3 miliardi di euro. Ma la difficoltà più grande riguarda anche la possibilità di stringere accordi di riammissione con i Paesi del Nord Africa e di farli rispettare. Senza questi, un migrante rimpatriato non viene fatto rientrare nel proprio Paese di origine. Per quanto riguarda inoltre la tempistica, numeri alla mano: se nel 2017 sono stati circa 6mila i migranti rimpatriati, considerando i 500mila 'irregolari' sarebbero necessari 83 anni per rivederli tutti 'a casa loro'. La spesa per i migranti. Quando parla di «5 miliardi di euro», il costo che ammonta per l'accoglienza e la gestione dei migranti sbarcati sulle nostre coste, Salvini fa riferimento alle cifre contenute nel Documento di economia e finanza (Def), lo strumento con cui il governo stabilisce le linee guida da adottare per la finanza pubblica, su base triennale. Nel documento sono anche indicate le previsioni sui costi da sostenere per l' accoglienza dei migranti nel 2018, considerando anche il calo avvenuto a partire dal 2017. La Corte dei Conti ha evidenziato che, per quanto riguarda il 2016, il costo medio per l' accoglienza di un singolo migrante va dai 30 euro ai 35 euro giornalieri. Inoltre, la pubblicazione stima che la gestione di ogni domanda di asilo sia costata in media quasi 204 euro, «senza calcolare i costi per le eventuali fasi di giudizio a cui gli immigrati, ricorrendo al gratuito patrocinio, hanno avuto la possibilità di accedere per impugnare i provvedimenti di diniego». Ma non tutti i 5 miliardi sono destinati all'accoglienza. Questa infatti rappresenta una componente importante (circa il 68 per cento), ma non l' unica, come scrivono gli analisti de Lavoce.info. Le nostre risorse sono impiegate infatti anche per il soccorso in mare, per l' istruzione e per l' assistenza sanitaria. Senza contare che, di questi 4,6 miliardi, 80 milioni corrispondono a contributi dell' Unione europea. In conclusione, per l' accoglienza dei migranti l' Italia, spende effettivamente, dai 3 ai 3,5 miliardi di euro. (D. Fassini – Avvenire)
 
 

In Anci il primo incontro Italia – Usa su immigrazione ed integrazione

Roma -  Gettare le basi per una collaborazione bilaterale tra amministratori locali italiani e americani sui temi dell’immigrazione e dell’integrazione, a partire dall’esperienza di successo del modello di accoglienza diffusa dello Sprar nei Comuni italiani. Questo l’obiettivo dell’incontro che si è svolto oggi a Roma, presso la sede di Anci nazionale in collaborazione con l’Ambasciata americana, nel corso del quale il dibattito si è focalizzato sulle buone pratiche realizzate e sulle principali sfide da affrontare nelle rispettive realtà locali per un’accoglienza sostenibile e dignitosa tanto per le persone che arrivano quanto per le comunità che accolgono.
A rappresentare i sindaci italiani, portando la propria esperienza, sono intervenuti il delegato Anci all’immigrazione e sindaco di Prato Matteo Biffoni e il vicepresidente di Anci e sindaco di Parma Federico Pizzarotti, mentre ad illustrare l’esperienza americana sono intervenuti David Lubell, fondatore di Welcoming America, fondazione impegnata nella sensibilizzazione delle città americane per la creazione di comunità accoglienti e il sindaco di Clarkston (Georgia) Ted Terry.
“E’ fondamentale – ha detto Biffoni - lavorare in sinergia tra i diversi Paesi per creare basi comuni nella gestione dell’immigrazione. Un fenomeno complesso come quello che in questi anni stanno affrontando i nostri Paesi vede ovunque in prima linea gli amministratori locali”.
Biffoni ha poi posto l’accento sul modello Sprar di accoglienza diffusa sui territori “che Anci sostiene e porta avanti in Italia, di sicuro interesse per i colleghi statunitensi, come per noi è importante conoscere a fondo gli strumenti di gestione già utilizzati negli Stati Uniti. Per tutti noi lo scopo è comune: mettere in atto le migliori strategie per realizzare un’accoglienza dignitosa e rispettosa dei diritti dei richiedenti asilo e al contempo che tenga conto delle realtà che accolgono per un’integrazione efficace. Per questo - ha concluso - è importante un momento di confronto e scambio di buone pratiche, così da focalizzare l’attenzione su problemi e soluzioni da applicare concretamente sui territori”.
In questa direzione significativo è l’esempio di Parma “che ha visto rafforzate le politiche di inclusione dei richiedenti asilo – ha raccontato il sindaco della città e vicepresidente di Anci Federico Pizzarotti - attraverso un loro coinvolgimento in attività di volontariato come la pulizia delle strade e delle piazze o il presidio dell’entrata e uscita dei ragazzi dalle scuole. L’inclusione è diventato per noi sindaci il principale obiettivo da perseguire, e in questo ritengo fondamentale il progetto Sprar, perché rappresenta lo strumento essenziale per assicurare maggior inclusione e controllo durante la delicata fase della prima accoglienza”.
Hanno preso parte ai lavori anche il Segretario Generale dell’Anci Veronica Nicotra e l’Addetto culturale dell’Ambasciata degli Stati Uniti Menaka M. Nayya, che hanno illustrato il panorama delle politiche per l’integrazione dei migranti a livello comunale in Italia e negli Stati Uniti.
Un importante incontro, quello di oggi, spiega una nota di Anci, che porterà alla nascita del primo convegno transatlantico tra Italia e Stati Uniti in programma per il prossimo anno. Un appuntamento che si propone di diventare annuale per aprire un canale di dialogo tra gli amministratori locali dei due paesi sulle policy legate all’immigrazione.
Domani 5 giugno, il sindaco Terry visiterà il centro Sprar di Latina dove incontrerà anche il sindaco e gli assessori del Comune.

 

Mci Zimmerberg: il 23 giugno le conclusione dell’anno giubilare

Zimmerberg - Il 23 di giugno prossimo si si concluderà l’anno giubilare relativo ai 50 anni della Missione Cattolica Italiana di Zimmerberg. I festeggiamenti sono iniziati lo scorso 29 Ottobre con una celebrazione eucaristica ad Horgen cui hanno partecipato ex Missionari e parroci delle Parrocchie della diocesi di Zurigo.
Tra gli eventi di ques’anno - si legge nella pagine della Mci pubblicata oggi dal settimanale “Corriere degli Italiani” un pranzo di beneficenza a favore dell’associazione “Kinderkrebshilfe” che si occupa di bambini malati di cancro, spettacoli teatrali ed altri momenti celebrativi.
Per l’occasione la la Missione Cattolica Italiana ha pubblicato un volume - in italiano e tedesco – sulla storia della Mci, le attività del presente e gli obiettivi del futuro della Missione.
Il momento conclusivo il 23 Giugno con una celebrazione nella chiesa di Adliswil.
 

Card. Montenegro: i morti in mare “pesano sulla coscienza di tutti”

Roma - "La responsabilità  dei morti in mare non può essere una questione di proclami solo elettorali, sono morti che pesano sulla coscienza di tutti”. Va trovata una soluzione che non può essere quella di ‘mettiamoli fuori”. E’ quanto ha detto oggi il card. Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento, in una intervista a Vatican News. E sull’aiuto dell’Europa, il porporato ha aggiunto che "chissà  perché la politica non ha il coraggio di cominciare a scrivere questa pagina. La soluzione non può essere affidata a una sola nazione. Il discorso è complesso e va affrontato, finora c’è stato uno scaricabarile”.
 

Card. Bassetti : I flussi migratori non siano ridotti a “una mera questione di polizia o addirittura di spesa pubblica”

Roma - I flussi migratori non siano ridotti a “una mera questione di polizia o addirittura di spesa pubblica”. A dirlo il card. Gualtiero Bassetti in una intervista al Quotidiano Nazionale. Per il Presidente della CEI “c’è in gioco, prima di tutto, la salvaguardia della dignità umana che è sempre incalpestabile e inalienabile. E poi c’è la grande questione dell’integrazione nelle società odierne, che sono inevitabilmente multietniche”. Due grandi sfide da “cogliere – ha spiegato il porporato -  come delle opportunità e anche come termometro della nostra fede. La cultura dell’incontro, espressa magistralmente dal capitolo 25 del Vangelo di Matteo, non può essere confusa, in alcun modo, con la ‘cultura della paura’ o, peggio, con i preoccupanti rigurgiti della xenofobia”.
 

Centro Astalli: cordoglio per migranti morti in mare

Roma  - Il Centro Astalli esprime “profondo cordoglio per i migranti che hanno perso la vita nel Mediterraneo nelle ultime ore”. 48 corpi senza vita sono stati ripescati in seguito al naufragio al largo Tunisia. Mancherebbero all’appello ancora decine di persone: secondo un superstite, a bordo dell’imbarcazione vi erano almeno 180 migranti. A queste si aggiungono i nove migranti, tra cui sei bambini e una donna, morti dopo che il motoscafo sul quale viaggiavano è affondato al largo delle coste turche. Il Centro Astalli “chiede a istituzioni nazionali e sovranazionali, di farsi carico responsabilmente della complessità di uno dei principali temi dell’agenda mondiale e di attivare vie legali d’ingresso per chi tenta di raggiungere l’Europa in cerca di protezione”. La gestione delle migrazioni – si legge in una nota -  richiede “lungimiranza e visione. Limitarsi a misure di contenimento, costose in termini economici e di vite umane, non contribuisce a ristabilire la sicurezza e la legalità nel Mediterraneo e nelle nostre società”.
 

Sant’Egidio: inaccettabile strage di bambini nel mare Egeo

Roma – “È inaccettabile la strage di sei bambini, annegati nel mare Egeo insieme a tre adulti che li accompagnavano, nell’ennesimo viaggio della speranza finito in tragedia. Occorre che l'Europa superi le sue sterili divisioni e affronti il fenomeno dell’immigrazione con una politica che coniughi umanità e sicurezza. Altri 11 corpi sono stati ritrovati nelle ultime ore anche nel mare di fronte alla Tunisia”. E’ quanto afferma la Comunità di Sant’Egidio che chiede che “venga prima di tutto rispettato il valore della vita e attuato tutto ciò che si può fare per salvare chi è in pericolo. Ma anche che si trovino accordi che non siano condizionati dalla paura, che si allarghi il modello dei corridoi umanitari per chi fugge dalle guerre e si consentano ingressi regolari per motivi di lavoro come chiedono da tempo famiglie e imprese. Perché – conclude la nota dell’associazione cattolica - se si vogliono veramente combattere i trafficanti di esseri umani, occorrono soluzioni concrete che salvino le vite umane e favoriscano l'integrazione”.
 

Coldiretti: rompere catena sfruttamento migranti

Roma - Devono continuare a comporsi i tasselli per sostituire alla “logica del ghetto” quello della “dignitosa ospitalità per i lavoratori”. E’ quanto afferma la Coldiretti nell’esprimere cordoglio per la tragica scomparsa di Soumaila Sacko, il migrante maliano di 29 anni ucciso da una delle fucilate che hanno ferito altre due persone in Calabria. Vanno accertate al più presto le responsabilità ma – sottolinea la Coldiretti - bisogna anche lavorare sul piano strutturale per migliorare le condizioni di vita e di lavoro dei migranti legalmente presenti in Italia. In questa direzione va la consegna e donazione di due container dotati di docce e spogliatoio al sindaco del comune di San Ferdinando (Reggio Calabria) e installati nel campo di prima accoglienza (la nuova tendopoli) grazie alla campagna svolta nelle piazze e Mercati di Campagna Amica da Coldiretti e FOCSIV”. Un primo passo che – precisa la Coldiretti - va completato con “interventi urgenti per ridare dignità ai lavoratori. Serve – conclude la nota Coldiretti - una azione di responsabilizzazione di tutta filiera, dal campo alla tavola, per spezzare la catena dello sfruttamento che si alimenta dalle distorsioni lungo la filiera: dalla distribuzione all’industria che arriva a sottopagare i prodotti nelle campagne pochi centesimi”.
 
 

Affonda barcone al largo della Tunisia: almeno 48 morti

Roma - Sono almeno 48 i migranti morti e 68 quelli tratti in salvo dalla Guardia costiera tunisina dopo che un barcone, con a bordo circa 180 persone, è affondato al largo della costa orientale della Tunisia. A fornire i dati è il ministero degli Interni di Tunisi, secondo il quale a bordo dell'imbarcazione viaggiavano un centinaio di tunisini e altri cittadini stranieri.
Le autorità tunisine hanno spiegato che il naufragio è avvenuto a cinque miglia nautiche dalle isole Kerkennah e a 16 miglia nautiche dalla città di Sfax. Le operazioni di soccorso sono riprese questa mattina. Il portavoce del ministero della Difesa di Tunisi, Rachid Bouhoula, ha spiegato che attorno all'isola di Kerkennah, nel Mar Mediterraneo, stanno continuando le operazioni di soccorso.
Secondo il ministero della Difesa, tra le persone tratte in salvo si contano 61 cittadini tunisini e sette di altri Paesi.
Secondo dati delle Nazioni Unite, sono almeno 660 i migranti che hanno perso la vita quest'anno cercando di attraversare il Mar Mediterraneo. Durante i primi quattro mesi del 2018, sono 22.439 i migranti che hanno raggiunto le coste dell'Europa.
 
 

Papa Francesco prega per il Nicaragua

Città del Vaticano – “Mi unisco ai miei fratelli vescovi del Nicaragua nell’esprimere dolore per le gravi violenze, con morti e feriti, compiute da gruppi armati per reprimere proteste sociali”. A dirlo è stato ieri Papa Francesco al termine della preghiera mariana dell’Angelus in Piazza San Pietro. Il pontefice ha voluto pregare per le vittime delle violenze in questo paese: “Prego – ha detto - per le vittime e per i loro familiari. La Chiesa è sempre per il dialogo, ma questo richiede l’impegno fattivo a rispettare la libertà e prima di tutto la vita. Prego perché cessi ogni violenza e si assicurino le condizioni per la ripresa al più presto del dialogo”. 
 

Papa Francesco: demonio distrugge dignità, provoca fame e schiavitù

Città del Vaticano - Oggi assistiamo ad una “grande persecuzione” non solo nei confronti dei cristiani ma anche contro ogni uomo e donna, “tramite le colonizzazioni culturali, tramite la guerra, tramite la fame, tramite la schiavitù”, perché in fondo quello contemporaneo è “un mondo di schiavi”: il Signore ci dia la “grazia” di lottare e ripristinare “con la forza di Gesù Cristo” l’immagine di Dio “che è in tutti noi”. Questa la riflessione di Papa Francesco, riferisce Vatican News, alla Messa mattutina a Casa Santa Marta.
Soffermandosi sull’odierna Prima Lettura, di San Pietro apostolo, in cui si riferisce come nei secoli la persecuzione ai cristiani sia “scoppiata” come un “incendio”, papa Francesco spiega come essa faccia “parte della vita cristiana”, sia “una beatitudine”: Gesù - ricorda - è stato perseguitato “a causa della sua fedeltà al Padre”: “la persecuzione è un po’ ‘l’aria’ della quale vive il cristiano anche oggi, perché anche oggi ci sono tanti, tanti martiri, tanti perseguitati per amore a Cristo. In tanti Paesi i cristiani non hanno diritti. Se tu porti una croce, vai in galera e c’è gente in galera; c’è gente condannata a morire per essere cristiani, oggi. C’è stata gente uccisa e il numero è più alto dei martiri dei primi tempi. Di più! Ma, questo non fa notizia. E per questo i telegiornali, i giornali non pubblicano queste cose. Ma i cristiani sono perseguitati”.
Il Papa osserva poi che oggi c’è anche un’altra persecuzione: “ad ogni uomo e donna perché sono l’immagine vivente di Dio”: “dietro ogni persecuzione sia a cristiani sia agli umani c’è il diavolo, c’è il demonio che cerca di distruggere la confessione di Cristo nei cristiani e l’immagine di Dio nell’uomo e nella donna. Dall’inizio ha cercato di fare questo - possiamo leggerlo nel Libro della Genesi - distruggere quell’armonia tra uomo e donna che il Signore ha creato, quell’armonia che deriva dall’esser l’immagine e la somiglianza di Dio. E è riuscito a farlo. È riuscito a farlo con l’inganno, la seduzione … Con le armi che lui utilizza. Sempre fa così. Ma anche oggi c’è una forza, io direi un accanimento contro l’uomo e la donna, perché, altrimenti, non si spiegherebbe questa ondata in crescita delle distruzioni all’uomo e alla donna, all’umano”.
Il Pontefice pensa alla fame, una “ingiustizia” che “distrugge l’uomo e la donna perché non hanno da mangiare”, anche se c’è “tanto” cibo nel mondo. Poi parla dello sfruttamento umano, delle diverse forme di schiavitù e ricorda come recentemente abbia visto un filmato girato “di nascosto” su un carcere in cui sono rinchiusi migranti, sottoposti a “torture”, a forme di “distruzione” per “fare schiavi”. E constata come ciò avvenga di fatto “dopo 70 anni dalla dichiarazione dei diritti umani”. Quindi riflette sulle colonizzazioni culturali, “quando - spiega - gli imperi fanno accettare disposizioni della loro cultura contro l’indipendenza, contro la cultura della gente, impongono cose che non sono umane per distruggere”, per “la morte”. Francesco osserva come ciò che vuole il demonio sia proprio “la distruzione della dignità” e “per questo perseguita”: “E alla fine, possiamo pensare alle guerre come uno strumento di distruzione della gente, dell’immagine di Dio. Ma, anche, pure, alle persone che fanno le guerre, che pianificano le guerre per avere una potenza sugli altri. C’è gente che porta avanti tante industrie delle armi per distruggere l’umanità, per distruggere l’immagine dell’uomo e della donna, sia fisicamente sia moralmente sia culturalmente. ‘Ma, padre, quelli non sono cristiani. Come mai perseguitati?’ – ‘Sì, sono immagine di Dio. E per questo il demonio perseguita loro’. E gli imperi continuano le persecuzioni oggi. Noi non dobbiamo permetterci di essere ingenui. Oggi, nel mondo, non solo i cristiani sono perseguitati; gli umani, l’uomo e la donna, perché il padre di ogni persecuzione non tollera che siano immagine e somiglianza di Dio. E attacca e distrugge quell’immagine. Non è facile da capire questo; ci vuole tanta preghiera per capirlo”.
 

Formigine: nascere da richiedente asilo

Modena - Uno degli aspetti poco conosciuti dell'accoglienza dei richiedenti asilo, è che a volte durante l'accoglienza avviene il lieto evento: un nuovo nato. A Formigine, negli ultimi due anni, presso la struttura che ospita i migranti, sono nati ben tre bambini, due femminucce e un maschietto. Quando circola la notizia di una mamma in attesa, la mobilitazione è immediata, dalla parrocchia saltano fuori passeggini, seggiolini per auto, culle, pannolini, omogeneizzati, indumenti per neonati, box, girelli ... CD con le ninna nanna.
Fortunatamente questi tre bambini sono nati a Formigine con accanto i due genitori, una mamma e un babbo. Non ci nascondiamo che purtroppo non raramente le donne che scappano dalle guerre sono esse stesse vittime di violenza e si trovano nella drammatica condizione di essere in attesa di un bambino a seguito di stupri. (Migrantes Modena-Nonantola)
 

Migranti: continuano i soccorsi nel Mediterraneo

Roma - Continuano i salvataggi di migranti nel Mediterraneo in uno specchio di mare ora più ampio: dalla Libia fino a Gibilterra. Un gruppo di 93 africani subsahariani è stato soccorso dalle autorità spagnole che hanno condotto un’operazione di salvataggio poco lontano da Gibilterra, dove poi sono stati condotti sotto il controllo delle autorità spagnole. Intanto nave Aquarius di Sos Mediterranee e Msf ha salvato 158 persone, tra cui 26 donne e 9 bambini. Erano stipati su un gommone alla deriva, 25 miglia a nord da Al Karasala, in Libia.​
 

Migranti: illegittimo respingere dentro la Ue

Bruxelles - Non si può espellere un migrante che ha fatto domanda di asilo in un altro Stato membro se questo non ha accettato di riprenderselo. Parola della Corte di giustizia Ue, con un sentenza emessa ieri a mettere i puntini sugli i ricordando quelle che sono le regole attuali (Dublino III). Un iracheno, Adil Hassan, dopo aver fatto domanda d’asilo in Germania, si è poi recato in Francia, dov’è stato fermato. Le autorità francesi hanno allora chiesto alle autorità tedesche di riprendere in carico l’uomo, decidendo al contempo, lo stesso giorno, di trasferire quest’ultimo verso la Germania, richiamandosi al regolamento Dublino III. L’uomo fa ricorso, e il Tribunale di Lille chiede chiarimenti ai giudici europei. «Con la sentenza odierna - si legge in una nota - la Corte dichiara che dal testo, dalla genesi e dall’obiettivo del regolamento Dublino III emerge con chiarezza che una decisione di trasferimento può essere adottata e notificata all’interessato solo dopo che lo Stato membro richiesto abbia, implicitamente o esplicitamente, accettato di riprendere in carico tale persona».
In realtà, spiegano fonti comunitarie e della Corte, non c’è niente di nuovo, le regole e la prassi di Dublino III sono già queste da tempo, i giudici lussemburghesi hanno solo richiamato le norme. La sentenza, tuttavia, colpisce perché tocca uno dei punti nevralgici del negoziato in corso sulla riforma del regolamento di Dublino. Soprattutto la Germania insiste per una riforma che faciliti l’espulsione di richiedenti giunti in altri Stati membri attraverso i cosiddetti movimenti secondi, senza dover aspettare il via libera. Richiesta recepita dalla bozza di riforma del Regolamento di Dublino preparata dalla presidenza bulgara dell’Ue, che non piace assolutamente all’Italia.
 

ANOLF: Percorsi formativi per stranieri

Verona - Si è svolto a Verona nelle sale della CISL e del CSC di Verona in Lungadige Galtarossa 22/d, il primo di uno dei 3 moduli formativi rivolto a cittadini immigrati iscritti all’ANOLF di Verona. Il percorso formativo avrà una durata prevista di 19 ore, partito lo scorso 18 maggio termine previsto il 21 giugno 2018.
L’Associazione Nazionale Oltre le Frontiere (ANOLF) di Verona, ha deciso di promuovere un percorso che si articola in incontri di formazione che mirano ad accompagnare i partecipanti ad acquisire strumenti utili a renderli attivi nella rappresentazione dell’organismo in cui operano.
Oltre a interventi di carattere informativo, gli incontri hanno anche lo scopo di stimolare il gruppo affinché sia d’impulso per l’associazione nel creare nuove progettualità e azioni territoriali a favore dei migranti.
Tale opportunità nasce dalla considerazione che i gruppi organizzati di cittadini immigrati costituiscono una risorsa importante a disposizione dei migranti, delle istituzioni e delle associazioni presenti nel territorio al fine di trovare insieme soluzioni praticabili ai vari problemi ma anche essere un canale attraverso il quale diffondere le informazioni e condividere percorsi. Per Statuto l’ANOLF di Verona promuove la cultura della solidarietà e della accoglienza nei confronti degli immigrati. Dispone di un ufficio per l’Accompagnamento dei cittadini di origine straniera e promuove attività, convegni e studi sull’immigrazione, sollecita e assiste l’associazionismo tra gli immigrati.