Primo Piano

Premio Roma: il gemellaggio con Bruxelles

Roma -  Sarà l’Aula Magna del Rettorato dell’Università “La Sapienza” di Roma ad ospitare la cerimonia di premiazione della XIX edizione del Premio Roma, il 12 giugno alle 20,30. Il Premio ha scelto quest’anno di gemellarsi con la città belga di Bruxelles dove vivono molti italiani. La cooperazione tra Italia e Belgio – dice l’ambasciatrice italiana in Belgio, Elena Basile -  affonda le proprie radici nel passato, ed in particolare nella storia comune tra la Casa Reale belga e la Casa Savoia. Nel palazzo neoclassico, sede della Residenza, fu celebrato il fidanzamento tra la Principessa Maria José ed Umberto II e come è noto il legame dei Reali belgi con il nostro Paese si è consolidato ulteriormente in virtù del matrimonio tra la Principessa Paola Ruffo di Calabria ed Alberto II”. L’ambasciatrice ricorda che il Belgio conta su una delle comunità italiane storiche tra le più attive, “un ponte naturale per la promozione e la diffusione del nostro patrimonio artistico e letterario, della nostra lingua, ma più in generale del ‘brand Italia’, che include anche le eccellenze scientifiche e tecnologiche del nostro Paese”.
La storia dell’emigrazione italiana in Belgio è una storia “di nostalgia e di dolore – dice ancora l’ambasciatrice basile -  come ci insegna il terribile incidente avvenuto l’8 agosto 1956 dove 262 minatori (di cui 136 italiani) hanno tragicamente perso nelle miniere di carbone di Marcinelle. E’ tuttavia una bellissima storia di integrazione che, anche grazie all’apertura che contraddistingue la società belga, è costellata dai numerosi successi compiuti in tutti i campi dagli italiani che qui hanno posto le loro radici”.
Tra i vincitori, tutti presenti alla manifestazione, il giornalista Alberto Angela, il giudice costituzionale Giuliano Amato, il rettore della Normale di Pisa Vincenzo Barone, l’ambasciatore belga in Italia Frank Carruet, l’imprenditore Diego Della Valle, il magistrato Nicola Gratteri, lo storico e presidente della Società “Dante Alighieri” Andrea Riccardi e la ricercatrice  Federica Mazzucca. Durante la serata saranno assegnati premi per la Narrativa e la Saggistica.
 
 
 

Cinesi in Italia: un incontro ad Assisi

Assisi – Nei giorni scorsi la Comunità Cattolica Cinese in Italia ha celebrato l'undicesima Giornata di preghiera per la Chiesa in Cina ad Assisi, la città natale di S. Francesco. La giornata, indetta da Papa Benedetto XVI nel 2007, è stata convocata per i cattolici Cinesi in Italia da don Paolo Kong Xianming, coordinatore nazionale dei cappellani cattolici Cinesi.
Le attività della giornata di preghiera hanno compreso una festa con spettacoli di musica e danze da parte dei diversi gruppi, la recita del rosario, la processione con le candele, il pellegrinaggio e la celebrazione eucaristica.
Tutti i gruppi hanno condiviso le loro esperienze di evangelizzazione, approfondito la conoscenza reciproca, arricchito le relazioni e accresciuto la comunione. Tutti hanno pregato per la Chiesa Cinese, per la sua comunione con la chiesa universale e per la sua perseveranza nelle difficoltà.
L'evento è stato fortemente supportato dalla Piccola Famiglia dell'Assunta di Rimini: anche il superiore don Lanfranco ha partecipato con le sorelle e i fratelli della comunità; il loro gruppo di giovani Cinesi ha eseguito un meraviglioso programma. (don Pietro Sun Genrong)
 

Dalle periferie al Vaticano su un Frecciarossa 1000

Città del Vaticano - Sabato 9 giugno torna il “Treno dei Bambini”, l’iniziativa promossa dal “Cortile dei Gentili”, in collaborazione con Ferrovie dello Stato Italiane, per regalare ai piccoli che vivono in condizione svantaggiate una giornata di gioia e, allo stesso tempo, affrontare alcuni dei grandi problemi che riguardano la nostra società. Tema di quest’anno, appunto, la riqualificazione urbana delle periferie, con particolare attenzione allo sguardo dei più piccoli sugli spazi e sulla realtà che li circondano. Sul Frecciarossa 1000 di Trenitalia diretto in Vaticano, gli studenti di quattro scuole delle grandi periferie di Milano - Gallaratese, Corvetto, Barona e Via Padova - quartieri caratterizzati da rilevanti complessità e fragilità sociali, con significative presenze di famiglie straniere, alti tassi di microcriminalità e numerose problematiche urbanistiche. Ad accogliere gli studenti degli Istituti comprensivi “Ilaria Alpi”, “Riccardo Massa”, “Tommaso Grossi” e “Via Giacosa”, i compagni di due scuole di Roma, dell’Istituto comprensivo “Giovanni Battista Valente” (Prenestino/Centocelle) e della “Scuola Arvalia” dell’Istituto comprensivo “Antonio Gramsci”, della Borgata del Trullo (zona Magliana). Culmine della giornata, l’incontro dei bambini con Papa Francesco. Davanti al pontefice i piccoli viaggiatori racconteranno il percorso pedagogico svolto, che li ha portati alla scoperta dei propri quartieri e all’elaborazione di idee e soluzioni per conoscerne e migliorarne la qualità della vita.
“Città Amica” è la sesta edizione del “Treno dei Bambini”, che dal 2013 porta in Vaticano centinaia di bambini in condizioni svantaggiate; tra i piccoli partecipanti alle scorse edizioni, per esempio, i bambini migranti, gli studenti a rischio di dispersione scolastica, i figli di carcerati e i bambini delle città del Centro Italia colpite dal sisma.
 

Rossano-Cariati: domani la Festa dei Popoli

Rossano - Riflettere sulle misure attuabili per combattere la povertà assoluta. E’ questa la finalità di un convegno promosso dalla diocesi di Rossano-Cariati e in programma domani, sabato 9 giugno nella parrocchia di Santa Maria ad Nives di Corigliano Schiavonea, dal titolo “Carità: uno stile generativo”. L’appuntamento precederà alla  “Festa dei Popoli”.
Nell’incontro, organizzato dalla Caritas Diocesana, dall’Ufficio Migrantes e dall’ Ufficio Diocesano Missionario, si affronterà, in particolare, il tema del reddito di inclusione, ma anche di temi rilevanti e attuali, come la accoglienza dei migranti, questione aperta e dibattuta e che vede il territorio diocesano “misurarsi giornalmente con storie di fratelli in difficoltà”. Il convegno si aprirà alle 16 con la Lectio Divina guidata dall’arcivescovo, mons. Giuseppe Satriano, a  cui seguirà la relazione di Tina Alessandra de Rosis sul tema  “Dal Sia al Rei: il Piano nazionale contro la povertà”. Si terrà quindi una tavola rotonda sul tema “Accogliere, proteggere, promuovere e integrare” e la inaugurazione della mostra “Migranti: la sfida dell’incontro”. Il pomeriggio si concluderà con la “Festa dei popoli” che sarà animata da musica, canti, danze popolari e una agape fraterna curata dai diversi gruppi etnici presenti nel territorio diocesano.
 

Card. Bassetti: “tanti rifugiati e profughi cercano una patria con un volto materno”

Roma – “C’è un’umanità italiana che non dobbiamo perdere o lasciar stravolgere da odi o razzismi, ma incrementare e trasmettere ai nostri figli”. E’ l’appello rivolto questa sera dal card. Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, durante la veglia di preghiera per l’Italia promossa dalla Comunità di Sant’Egidio. Per il porporato ognuno riceve “il dono di una patria: forse c’è chi lo riceve con più opportunità chi con meno, ma tutti hanno una patria”. “Forse, ha detto il card. Bassetti,  non abbiamo riflettuto al gran dono di Dio rappresentato dall’avere una patria. È scontato. Ma coloro che l’hanno persa o che ne sono stati scacciati o l’hanno dovuta abbandonare, sanno bene quale valore essa abbia. Tanti rifugiati e profughi cercano una patria con un volto materno. In guerra – e ricordo i racconti della mia infanzia – si capisce il valore di una patria in pace”.
Il presidente dei vescovi italianai ha quindi rivolto un augurio “di buon lavoro al nuovo governo al servizio del bene comune del Paese”. La preoccupazione del card. Bassetti va “a tanti mondi, specie le periferie delle nostre città, lacerati, in cui alla fatica quotidiana di vivere – e spesso è tanta! – si aggiungono nuovi conflitti e diffidenze. C’è un tessuto umano da ritessere in questi angoli di mondo e in tutta la società civile italiana in nome della pace civile e sociale”. Il mondo intero “ha bisogno di un’Italia in pace, perché siamo tutti interdipendenti. L’Italia dà all’Europa, al Mediterraneo, al mondo un grande contributo di servizio alla pace, di cultura, di lavoro, di sviluppo. Non possiamo mancare alle nostre responsabilità, che hanno reso il nostro Paese conosciuto e simpatico nel mondo intero. C’è un’umanità italiana che non dobbiamo perdere o lasciar stravolgere da odi o razzismi, ma incrementare e trasmettere ai nostri figli”. (R.Iaria)

UNAIE: scomparso il fondatore Toros

Roma - Profondo cordoglio nell’associazionismo degli Italiani nel Mondo per la scomparsa di Mario Toros, morto domenica scorsa a Udine all’età di 95 anni. Originario di Pagnacco “fu fondatore e presidente dell’UNAIE, - ricorda l’attuale presidente Ilaria Del Bianco - faro per gli italiani nei vari continenti. Ci uniamo al dolore della famiglia e di tutti coloro che lo conobbero ed ebbero modo di apprezzare le sue alte qualità morali, la sua fermezza e l’abnegazione nel perseguire sempre nuovi traguardi per la nostra gente fuori dai confini nazionali. Era spesso nelle loro sedi e con loro amava costruire nuove occasioni d’incontro e di sviluppo, mantenendo alto il legame con la terra d’origine”.
 

S-Cambiamo il Mondo: da oggi a domenica una rassegna a Roma

Roma - Si svolgerà da oggi a domenica la terza edizione della rassegna “S-cambiamo il mondo” organizzata da DUN-Onlus, associazione dedicata alle cure psicologiche ai migranti, in collaborazione con la rivista “Eidos cinema psyche e arti visive” e il Centro Sperimentale di Cinematografia-Cineteca Nazionale e con il sostegno della Fondazione Migrantes. Quattro sezioni monotematiche coinvolgeranno il pubblico di diverse nazionalità, nella condivisione del cinema d’autore centrato sulle narrazioni culturali e sul diritto a migrare. Si vuole spingere lo sguardo oltre ‘il dovere’ che come occidentali “proviamo nel prendere atto del diritto fondamentale dei popoli a migrare per molteplici e legittime motivazioni, poiché il fenomeno migratorio è costitutivo e strutturale della nostra identità di specie”, si legge in una nota: è “necessario coltivare eticamente l’uguaglianza che ci legittima tutti a riconoscerci sullo stesso piano, in base all’identità etnica e geografica di ogni essere umano. Vogliamo precorrere i tempi in termini di speranza, spostare l’asse dalla migrazione al valore della ‘coesistenza’ tra le culture e i popoli, per scoprire le loro realtà anche attraverso il cinema, per apprezzare la bellezza dell’incontro con altri mondi, per S-cambiarci i Mondi, ciascuno partendo dalle proprie origini”.
Tra gli interventi previsti quello del Direttore generale Migrantes, don Gianni de Robertis mentre domenica il concerto di musica classica dedicato ai migranti e gratuito con la pianista Elizabeth Sombart. Per info http://www.dunonlus.com
 

Spettacolo viaggiante: è morto oggi mons. Baldissera

Conegliano – Si è spento questa mattina,  7 giugno 2018, presso l’ospedale civile di Conegliano (Tv), mons. Romualdo Baldissera, del Clero della Diocesi di Vittorio Veneto, per anni impegnato nella pastorale con i circensi e il mondo dello spettacolo viaggiante.  Aveva 97 anni. Era nato, infatti a Portobuffolè (Tv) nel 1921 e ordinato sacerdote nella cattedrale di Vittorio Veneto nel 1944.  “Quando nel 1945, giovane sacerdote, vicario cooperatore ad Oderzo, nel vicentino, cominciai a varcare con una certa trepidazione, ma con discreta disinvoltura i recinti del circo”, raccontava lo stesso mons. Baldissera, veterano nella pastorale con i circensi, “mi sono trovato davanti ad un bambino vispo, sorridente, di circa 6 o 7 anni, che mi aggredì con una serie di domande: ‘Tu chi sei? Sei un prete? Che cosa vuoi?’. ‘Mi chiamo don Romualdo – dissi subito – sono un prete e vengo a trovarti…’”. “No, no – riprese lui – so io perché sei venuto qui. Sei venuto a portare Gesù”. “È vero””, rispose don Romualdo nel racconto da lui stesso fatto e ripreso oggi nel volume “Impronte e Scie” dedicato alla pastorale con i circensi, fieranti e lunaparkisti: “Ma noi Gesù ce l’abbiamo! – replicò lui – vieni a vedere!’. Mi condusse nella sua carovana, mi indicò un quadro del Sacro Cuore, fece il segno della croce davanti all’immagine e disse: ‘Ecco, qui noi facciamo le nostre preghiere’”. Intanto arrivarono mamma e papà con altri bambini e il dialogo a due divenne conversazione a livello familiare. “Pensai – raccontava il sacerdote -  allora e ripeto oggi: ‘Se Dio c’è, e c’è, se Cristo vive con il suo Spirito in mezzo alla gente, anche tra le carovane dei circhi Egli vive’”. Questo dimostra come, scrive l’autore del volume Simone Varisco, sono molti gli elementi della cultura tradizionale circense e lunaparkista che “traducono la fede in vita quotidiana e predispongono all’annuncio cristiano: l’amore all’interno della famiglia e fra le generazioni, l’attenzione verso i bambini, i malati e gli anziani, il senso dell’amicizia, la solidarietà, il legame profondo con i defunti, la capacità di reagire di fronte alle difficoltà, la riconoscenza al Signore tipica di una vita in continuo movimento, meno ancorata a false stabilità materiali”.
I funerali di mons. Baldissera, presieduti dal Vescovo di Vittorio Veneto, mons. Corrado Pizziolo, saranno celebrati nella Chiesa parrocchiale di San Pio X in Conegliano, sabato 9 giugno  alle ore 10,00. Domani, nella stessa chiesa parrocchiale, alle 20,00, la recita del Rosario. Il sacerdote sarà sepolto nel cimitero di Ceneda in Vittorio Veneto.
La Fondazione Migrantes si unisce al lutto e alla preghiera dei parenti e della diocesi. (R.I.)
 
 

Papa Francesco: i cristiani “smemorati” non incontrano Gesù

Città del Vaticano - La memoria cristiana è il sale della vita, andare indietro per andare avanti: dobbiamo ricordare e contemplare i primi momenti nei quali abbiamo incontrato Gesù, fare memoria di chi ci ha trasmesso la fede e ricordare la legge dell’amore, che il Signore ha inserito nei nostri cuori. Così Papa Francesco nell’omelia della Messa del mattino celebrata a Casa Santa Marta, nella quale, riferisce Vatican News,  ha preso spunto dall’esortazione di san Paolo a Timoteo, nella Prima Lettura: “Ricordati di Gesù Cristo”.
E’ un andare indietro con la memoria per incontrare Cristo, spiega il Papa, “per trovare forze e poter camminare in avanti. La memoria cristiana è sempre un incontro con Gesù Cristo”: “La memoria cristiana è come il sale della vita. Senza memoria non possiamo andare avanti. Quando noi troviamo cristiani ‘smemorati’, subito vediamo che hanno perso il sapore della vita cristiana e sono finiti in persone che compiono i comandamenti ma senza la mistica, senza incontrare Gesù Cristo. E Gesù Cristo dobbiamo incontrarlo nella vita”.
Sono tre le situazioni, chiarisce il papa, “nelle quali possiamo incontrare Gesù Cristo: nei primi momenti, nei nostri antenati e nella legge”. La Lettera agli Ebrei ci indica come fare: “Rimandate alla memoria quei primi tempi, dopo la vostra conversione”, che eravate così ferventi… “Ognuno di noi ha dei tempi di incontro con Gesù”. Nella nostra vita ci sono stati, prosegue il Pontefice “uno, due, tre momenti, in cui Gesù si è avvicinato, si è manifestato. Non dimenticare questi momenti: dobbiamo andare indietro e riprenderli perché sono momenti di ispirazione, dove noi incontriamo Gesù Cristo”: “ognuno di noi ha dei momenti così: quando ha incontrato Gesù Cristo, quando ha cambiato vita, quando il Signore gli ha fatto vedere la propria vocazione, quando il Signore lo visitò in un momento difficile… Noi nel cuore abbiamo questi momenti. Cerchiamoli. Contempliamo questi momenti. Memoria di quei momenti nei quali io ho incontrato Gesù Cristo. Memoria di quei momenti nei quali Gesù Cristo ha incontrato me. Sono la fonte del cammino cristiano, la fonte che mi darà le forze”. “Ricordo quei momenti? - si chiede Francesco - momenti di incontro con Gesù quando mi è cambiata la vita, quando mi ha promesso qualcosa?”. Se non li ricordiamo, cerchiamoli. Ognuno di noi ne ha. Il secondo incontro con Gesù, prosegue il Papa, avviene attraverso la memoria degli antenati, che la Lettera agli Ebrei chiama “i vostri capi, quelli che vi hanno insegnato la fede”. Anche Paolo, sempre nella seconda lettera a Timoteo, lo esorta così: “Ricordati tua mamma e tua nonna che ti hanno trasmesso la fede”. “La fede noi non l’abbiamo ricevuta per posta”, ricorda il Pontefice, ma “uomini e donne ci hanno trasmesso la fede” e dice la Lettera agli Ebrei: “Guardate loro che sono una moltitudine di testimoni e prendete forza da loro, loro che hanno sofferto il martirio”. Sempre quando l’acqua della vita diviene un po’ torbida, chiarisce Francesco “è importante andare alla fonte e trovare nella fonte la forza per andare avanti. Possiamo domandarci: io rimando la memoria ai nostri capi, ai miei antenati. Io sono un uomo, una donna con radici? O sono diventato sradicato e sradicata? Soltanto vivo nel presente? Se è così, subito chiedere la grazia di tornare alle radici”, a quelle persone che ci hanno trasmesso la fede. Infine la legge, che Gesù ci fa ricordare nel Vangelo di Marco. Il primo comandamento è: “Ascolta, Israele, il Signore nostro Dio”: “La memoria della legge. La legge è un gesto di amore che ha fatto il Signore con noi perché ci ha segnalato la strada, ci ha detto: per questa strada non sbaglierai. Rimandare alla memoria la legge. Non la legge fredda, quella che sembra semplicemente giuridica. No. La legge d’amore, la legge che il Signore ha inserito nei nostri cuori”. “Io sono fedele alla legge, ricordo la legge, ripeto la legge? – si chiede ancora il Papa - Alcune volte noi cristiani, anche consacrati, abbiamo difficoltà a ripetere a memoria i comandamenti: ‘Sì, sì, li ricordo’ ma poi a un certo punto sbaglio, non ricordo”.
Ricordati di Gesù Cristo, conclude Francesco, significa avere “lo sguardo fisso al Signore” nei momenti della mia vita nei quali l’ ho incontrato, momenti di prova, nei miei antenati e nella legge. E la memoria “non è soltanto un andare indietro”. E’ andare indietro per andare avanti. Memoria e speranza vanno insieme. Sono complementari, e si completano. “Ricordati di Gesù Cristo, il Signore che è venuto, ha pagato per me e che verrà. Il Signore della memoria, il Signore della speranza”.
Ognuno di noi, è l’invito finale del Pontefice a Santa Marta, “può oggi prendere qualche minuto per domandarsi” come va la memoria dei momenti nei quali ho incontrato il Signore, la memoria dei miei antenati, la memoria della legge. E poi “come va la mia speranza, in quale cosa spero. Che il Signore ci aiuti in questo lavoro di memoria e di speranza”.
 
 

Campi rom: una riflessione di mons. Nosiglia

Il testo sarà pubblicato sul prossimo numero di “La Voce e il tempo” Torino – L’episodio dello sgombero del campo rom in corso Tazzoli è certamente un fatto doloroso per chi lo abitava. Purtroppo il grande incendio che ha coinvolto una parte cospicua del campo ha certamente aggravato la situazione di pericolo: e dunque si capisce l’urgenza di decidere per la chiusura. Ma non possiamo dimenticare che altri campi rom sono nelle stesse condizioni di pericolo e degrado, con gravissimo disagio per le famiglie e soprattutto per i bambini e i ragazzi. L’ho detto altre volte: queste situazioni non possono essere affrontate soltanto come un problema di ordine pubblico. C’è un’emergenza culturale e sociale, e prima di tutto dobbiamo coinvolgere le stesse famiglie rom che sono disponibili, isolando i facinorosi e violenti che impongono comportamenti illegali e attività illecite.
E’ necessario che le istituzioni e in primo luogo il Comune che ne ha la responsabilità primaria civica e politica, concretizzi un progetto che metta al centro il bene delle persone e in particolare dei numerosi minori che occupano i campi e che offra alternative di inclusione sociale appropriate e rispettose della cultura e della mentalità e stile di vita propria di questo popolo.
La Diocesi di Torino insieme al volontariato e mi auguro anche alle Fondazioni, faranno la loro parte con quella necessaria collaborazione e impegno sperimentato più volte nella nostra città. All’inizio di questa primavera ho avuto modo di dialogare con i Comitati spontanei dei cittadini di Torino Nord. Voglio ricordare qui quanto scrissi loro: «Il punto di partenza non deve essere di condanna assoluta dei Rom, visti come una popolazione da rifiutare in ogni modo e da allontanare, senza averli ascoltati e senza averne riconosciuto anche i diritti propri di ogni persona. I comportamenti di alcuni di loro possono essere anche giustamente disapprovati, ma sempre con rispetto al principio fondamentale che la nostra fede e civiltà ci indica in simili casi: la via dell’accoglienza e dell’amore del prossimo ci deve guidare». Certo la tutela dei loro diritti va di pari passo con i doveri che ne conseguono e tutti sono chiamati a fare la loro parte e ad assumersi le necessarie responsabilità. Il progetto che ritengo possibile dovrebbe comportare spazi attrezzati dove sostare  e trovare servizi essenziali per vivere dignitosamente, un lavoro onesto, la frequenza alla scuola per i minori e la cura della salute. Si tratta, come si può ben vedere, di una strategia complessiva, non di interventi d’emergenza. Una strategia che abbisogna dell’apporto di tutti e, prima ancora, di una cultura – di una «politica» - capace di andare oltre la paura del diverso, oltre il rifiuto. E anche, oltre l’assistenzialismo. Per questo non mi sembra adeguato il termine sgombero; preferirei che si parlasse di «cambiamento di abitazione». Non è solo una questione nominalistica ma sostanziale che esprime l’atteggiamento con cui si affrontano i problemi pure complessi  di queste situazioni. Torino può vincere questa sfida che le procurerebbe un sicuro, autentico primato nazionale e internazionale. Torino ne ha le risorse e le potenzialità, politiche, culturali, sociali e religiose. Per mettere in atto questa strategia di inclusione il tempo, ormai, stringe. Anche perché rischia di aggravarsi il consenso verso provvedimenti drastici, (come di fatto è uno sgombero pure legittimo). Come se queste risposte dettate dall’emergenza fossero le uniche e vere soluzioni ai problemi dei rom ma anche dei rifugiati e immigrati e comunque verso ogni persona che viene rifiutata e scartata per le sue diversità. Abbiamo tutti una grande responsabilità per concorrere a consolidare un clima di moderazione e insieme di promozione della legalità, per emarginare le ragioni della rabbia e della protesta. Bisogna agire con concretezza  e non lasciare sole la gente o dare l’idea che si possa allungare all’infinito le soluzioni dei problemi. Questo non vale solo per la questione dei rom o del Moi ma anche di certi quartieri della città che  si sentono abbandonati, perché in questo modo  si alimentano la divisione e la contrapposizione. Dio che ascolta il grido del povero di certo non resterà sordo all’invocazione di aiuto di quei figli che nel suo nome si impegnano a vivere insieme la carità, la giustizia e la solidarietà. (+ Cesare Nosiglia, Arcivescovo di Torino)
 

UNHCR: un rapporto statistico in occasione ella Giornata Mondiale del Rifugiato

Roma - In occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, l’Alto Commissariato della Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) organizza a Roma presso l’Associazione della Stampa Estera una conferenza stampa di presentazione del rapporto statistico “Global Trends 2017”, una mappatura globale dei flussi di uomini, donne e bambini in fuga da guerre, persecuzioni e violazioni dei diritti umani. A seguire una tavola rotonda a cui sono invitati a partecipare rappresentanti delle comunità di rifugiati e delle istituzioni.
 
 

Aperto e cosmopolita il volto del Paese giovane

Milano - Giovani italiani dalla nascita, giovani italiani con background migratorio, giovani stranieri che vivono in Italia e che forse saranno cittadini italiani: la convivenza delle differenze si fa quotidiana, alza barriere e costruisce ponti, crea conflitti ma anche ricchezza. Le giovani generazioni sono le più attrezzate a vivere in una società multiculturale, globale, cosmopolita, eppure le ricerche ci dicono che i giovani vivono i fenomeni migratori esprimendo prudenza, con una prevalente posizione di difesa, se non di almeno parziale chiusura. Questi atteggiamenti rimandano, a una lettura più attenta, a una generale preoccupazione dei giovani verso un futuro che percepiscono privo di ragionevoli certezze e a uno sguardo di preoccupazione verso chi è avvertito, e mediaticamente rappresentato, come possibile intralcio sul cammino di una naturalmente desiderata e perseguita inclusione sociale. Il loro disagio nei confronti dei movimenti migratori verso l’Italia sembra avere quindi radici almeno in parte altrove, i loro atteggiamenti tutti da approfondire, per comprenderne meglio origine e sviluppo. Nasce così una ricerca a livello nazionale, condotta dall’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo in collaborazione con la Fondazione Migrantes, per mettere in luce gli aspetti ancora nascosti del vissuto e delle propensioni dei giovani nei confronti degli stranieri. Alcuni dei temi trattati nelle interviste – tra quelli ampiamente esposti nel volume Felicemente italiani , appena uscito per l’editrice Vita e Pensiero – riguardano gli atteggiamenti nei confronti della cittadinanza, i sentimenti di appartenenza alla nazione italiana, i valori, le disposizioni nei confronti del futuro.
Le nuove generazioni, italiane a diverso titolo, si pronunciano a favore di una pacifica convivenza con le differenze, e sostengono che gli ostacoli vengano soprattutto degli adulti, dai più anziani, quelli che fanno fatica a comprendere un mondo così diverso da quello nel quale sono nati. Con il passare degli anni, dicono, sarà più semplice la gestione di una società dove le culture, le differenze si intrecciano, si incontrano, come già accade – anche se i conflitti non cessano ma mutano – in Paesi di più lunga esperienza migratoria.
Non che i giovani non riconoscano i problemi; il loro realismo, però, frutto di tanti anni di crisi economica che hanno fortemente inciso sulla loro vita dagli anni della loro socializzazione, si accompagna alla cognizione di un cambiamento irreversibile, di cui loro si propongono protagonisti, come il tempo richiederebbe che fosse e come invece non percepiscono di essere. I problemi non mancano, si è detto. Per esempio, che cosa ne pensano i giovani italiani, anche quelli che provengono da una storia di migrazione, dell’acquisizione della cittadinanza da parte degli immigrati? I giovani vedono con favore l’ingresso nella comunità dei cittadini, con pari diritti e doveri, di chi ha 'guadagnato' questo riconoscimento con il lavoro o anche lo ha 'meritato', per il tempo vissuto in Italia, per aver acquisito la lingua, le regole, i doveri, i valori. La scuola, per tutti, è il luogo privilegiato in cui vivere la socializzazione all’appartenenza nazionale, come dicono soprattutto i giovani che sono diventati italiani e che ritengono una conquista personale il traguardo raggiunto del passaporto italiano.
Aver frequentato la scuola in Italia potrebbe essere tra i requisiti per ottenere la cittadinanza. È una proposta. Il territorio continua a essere un elemento importante nella definizione dell’appartenenza, soprattutto per i giovani che vivono al Sud e nei piccoli centri urbani, dove la forma delle relazioni forse produce un senso più saldo del 'far parte di qualcosa', quando cultura e relazioni rimangono comunque predominanti nella costruzione dell’appartenenza. Al Nord e nelle grandi città la quotidiana esperienza della diversità culturale incide, con tutta evidenza, in misura maggiore, producendo appartenenze che si espandono più di frequente a realtà più grandi – l’Europa, il mondo – e dando vita a più complesse forme di cosmopolitismo. Interessante è guardare al profilo dei giovani italiani con background migratorio: questi entrano in contatto con la multiculturalità già nel proprio ambiente familiare, conoscono due lingue, hanno a volte vissuto in più Paesi diversi, hanno fatto esperienza del raggiungimento di un importante obiettivo di vita, quello del pieno inserimento in una società diversa da quella di provenienza dei propri genitori. Da un lato questo contribuisce alla loro ricchezza culturale, ne fa cittadini positivamente orientati all’agire, aperti alle differenze, propensi all’accoglienza degli immigrati, con una visione del futuro orientata alla speranza più che alla preoccupazione; dall’altro, una duplice appartenenza costruisce le basi di un’identità ambivalente, aperta, fluttuante, duplice. Diversamente dalla pluriappartenenza, mescola inestricabilmente componenti di culture e tradizioni a volte molto diverse tra loro.
I giovani, senza distinzione di origine, si dichiarano europeisti e cosmopoliti, disponibili alla mobilità anche fuori dall’Italia. Andare in Europa, per loro, è viaggiare in casa. Sono abituati a studiare fuori dai confini, viaggiano con poca spesa e senza problemi di lingua. Si trasferirebbero – lo fanno e lo hanno fatto in questi anni di crisi, in grande numero – per trovare un lavoro, anche un lavoro migliore se fosse possibile. Privilegiano i valori della sfera relazionale: la famiglia e l’amicizia, ma prima la famiglia, nella quale trovano supporto finanziario e affettivo, e sono in grado di leggere criticamente la situazione economica e sociale del Paese nel quale vivono. Sanno di essere, sebbene categoria svantaggiata, tra coloro che meglio sanno far fronte al cambiamento in atto. La loro consapevolezza in questo campo stupisce: le loro opinioni sulle diseguaglianze in Italia trovano nelle statistiche ufficiali un riscontro diretto; loro sanno chi, in Italia, sta peggio degli altri: in primis loro, gli immigrati, le famiglie numerose. Molti si sentono felicemente italiani, contenti di vivere in una nazione che sentono di amare.
Un Paese bellissimo, dicono, pieno di storia e di tradizioni, di bellezze culturali e naturali. Una nazione della quale andare orgogliosi, non fosse che per la corruzione dei politici e la delinquenza organizzata.
I giovani, tutti, aspettano un futuro migliore, come i giovani di tutte le epoche; ma ciò che sognano è tipico del presente vissuto. Il futuro per loro è multiculturale, ci sarà una società aperta, meritocratica, dove regna l’uguaglianza e la libertà, dove i diritti sono rispettati. Chi sogna di più sono proprio i giovani italiani con una storia di migrazione alle spalle: le famiglie sono fuggite dalla povertà o comunque alla ricerca di condizioni migliori, che hanno raggiunto. Ciò permette loro di guardare al futuro con maggior fiducia di chi ha sperimentato per la prima volta dopo il secondo dopoguerra una condizione sociale inferiore rispetto a quella dei propri genitori. La speranza è quella che si trova nelle parole di una diciottenne che viene da un’esperienza familiare di migrazione: «Vorrei che non ci fossero così tanti limiti e ingiustizie come ce ne sono oggi. Vorrei che ognuno vivesse non per sé, non dico per tutti, ma per sé nel mondo, non per sé e basta, per sé nel mondo... credo che ognuno di noi, in un futuro, si spera, sarà in grado di fare la propria parte, una parte per un insieme di cose... non semplicemente per puro egoismo, nessuno spero negherà all’altro di fare la propria parte». (Rita Bichi,  docente di Sociologia generale all’Università Cattolica di Milano e  tra i curatori del Rapporto Giovani)
 

Etiopia: la nuova missione della chiesa di Padova

Padova – “È la missione che fa la Chiesa” è il titolo del docu-film realizzato dall’Ufficio diocesano di Pastorale della Missione di Padova per raccontare e documentare quasi 70 anni di missione ad gentes della Chiesa di Padova, che sarà presentato domenica 10 giugno alla Festa della Missione in programma alla sala polivalente Don Bosco, in via San Camillo de’ Lellis a Padova (inizio ore 15.30). Un titolo emblematico perché senza missione non c’è Chiesa. E lo Spirito chiama sempre ad “andare”. Tant’è che la Chiesa di Padova, che attualmente vede 17 missionari fidei donum (14 preti e 3 laici) nelle missioni diocesane in Brasile, Kenya, Ecuador e Thailandia, si appresta a inviare altri tre fidei donum (due preti e una laica) in una nuova terra di missione, aprendo una missione diocesana nella Prefettura di Robe in Etiopia, una terra di prima evangelizzazione dove da due anni opera anche come missionario il vescovo emerito di Padova, Antonio Mattiazzo, e la presenza cattolica è intorno allo 0,03%.
L’annuncio dell’avvio della nuova missione diocesana in Etiopia arriva dal vescovo di Padova mons. Claudio Cipolla, che proprio di recente ha destinato due preti per questa missione nascente.
 

Papa Francesco: il Mediterraneo “un mare bello diventato una tomba”

Città del vaticano - Mediterraneo, mare meraviglioso divenuto “una tomba per uomini, donne e bambini”. Lo scrive Papa Francesco in un messaggio rivolto al Patriarca Bartolomeo I e ai partecipanti al Simposio internazionale dedicato alla protezione e alla salvaguardia dell’ambiente che si è aperto ieri ad Atene, dal titolo “Toward a Greener Attica. Preserving the Planet and Protecting its People” (“Verso un’Attica più verde. Preservare il pianeta e proteggere il suo popolo”). Per la Santa Sede partecipano il cardinale John Olorunfermi Onaiyekan, arcivescovo di Abuja, e il cardinale Peter Turkson, prefetto del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, che ha letto il messaggio del pontefice, come riferisce il Sir .
“Ricordo vividamente la mia visita a Lesbo, insieme a Sua Santità e Sua Beatitudine Hieronymos II, per esprimere la nostra comune preoccupazione per la situazione dei migranti e dei rifugiati”, scrive Francesco: “mentre ero incantato dallo scenario del cielo azzurro e del mare, rimasi colpito dal pensiero che un mare così bello fosse diventato una tomba per uomini, donne e bambini che in gran parte cercavano solo di sfuggire alle condizioni disumane delle loro terre. Lì ho potuto toccare con mano la generosità del popolo greco, così ricco di valori umani e cristiani, e il loro impegno, nonostante gli effetti della loro crisi economica, a confortare coloro che, espropriati di tutti i beni materiali, si erano diretti verso le loro rive”. Il Papa fa riferimento al messaggio per la Giornata mondiale di preghiera per il Creato, che si celebra il 1° settembre, scritto insieme al Patriarca Bartolomeo. E sottolinea: “Il dovere di prendersi cura del creato sfida tutte le persone di buona volontà e invita i cristiani a riconoscere le radici spirituali della crisi ecologica e cooperare nell’offrire una risposta inequivocabile. L’annuale Giornata mondiale di preghiera per il Creato è un passo in questa direzione, poiché dimostra la nostra comune preoccupazione e aspirazione a lavorare insieme per affrontare questo delicato problema. È mia ferma intenzione che la Chiesa cattolica continui a camminare insieme a Sua Santità e al Patriarcato ecumenico lungo questo percorso. Allo stesso modo, spero che cattolici e ortodossi, insieme ai fedeli di altre comunità cristiane e tutte le persone di buona volontà, possano lavorare attivamente insieme e a livello locale per la cura del creato e per uno sviluppo sostenibile e integrale”.
 
 

Creare una cultura dell’incontro sui media: un laboratorio all’Università Europea

Roma - All’Università Europea di Roma si è concluso il quinto anno di attività del Laboratorio di comunicazione “Non sei un nemico!”, fondato e diretto dal giornalista Carlo Climati. L’obiettivo del Laboratorio è quello di sensibilizzare i giovani a una nuova forma di comunicazione, che non veda nell’altro un nemico e che sia basata sul dialogo e su una serena accoglienza dell’altro. Il Laboratorio fa parte delle attività di responsabilità sociale dell’Università Europea di Roma ed esplora le diverse forme di comunicazione di oggi: dal giornalismo ai social network, dalla musica alla radio, dalla televisione ai fumetti. “Il primo passo verso un’autentica cultura di pace è la buona comunicazione”, ha spiegato Carlo Climati: “ogni giorno avviciniamo persone nuove, che provengono da mondi diversi. Possiamo cogliere questa opportunità cercando di seguire l’invito di papa Francesco a vivere la cultura dell’incontro e dell’accoglienza. Un buon uso dei media può contribuire a creare solidarietà, unità, dialogo e reciproco ascolto”.
 

UNHCR: dolore per le vittime del naufragio in Tunisia

Roma - Almeno 52 persone hanno perso la vita sabato dopo che un’imbarcazione con a bordo circa 180 rifugiati e migranti è affondata al largo delle coste della Tunisia.
A seguito di quest’ultima tragedia avvenuta nel Mar Mediterraneo, l'UNHCR, l’Agenzia ONU per i Rifugiati,  esprime “profondo dolore e preoccupazione” per l'elevato numero di persone che perdono la vita lungo la rotta del Mediterraneo centrale, che conta oltre 700 morti o dispersi nel 2018.
Secondo i funzionari tunisini, l’imbarcazione è partita da Melita nelle isole Kerkennah sabato notte, diretta verso la costa italiana. Dopo due ore di navigazione, la barca sovraffollata ha iniziato ad affondare. Secondo fonti ufficiali, l’imbarcazione era a 16 miglia nautiche dalla costa di Sfax quando ha inviato un segnale di soccorso. I pescatori locali hanno iniziato il salvataggio e allertato la Marina tunisina e la guardia costiera. La guardia costiera ha salvato 68 persone e trovato 52 morti, ma ha dovuto interrompere le operazioni di ricerca e soccorso sabato pomeriggio a causa delle cattive condizioni del tempo. Circa 60 persone sono disperse in mare e presumibilmente morte. Stando ai rapporti, due trafficanti sono stati arrestati in relazione all'incidente, spiega una nota dell’UNHCR che sta conducendo attività di “profiling, counselling e valutazione dei bisogni di protezione delle persone sopravvissute. Questo recente episodio si inserisce – sci legge nella nota - in un più ampio flusso misto di rifugiati e migranti che interessa la zona costiera intorno alla città di Sfax, 270 chilometri a sud-est della capitale Tunisi”.
Ci sono 851 rifugiati e 109 richiedenti asilo registrati dall'UNHCR in Tunisia. L'UNHCR è impegnato a individuare soluzioni durature per i rifugiati, insieme a percorsi legali alternativi, come la sponsorizzazione privata, il ricongiungimento familiare e la naturalizzazione. Nel 2017, l'UNHCR ha sostenuto il rimpatrio volontario di cinque rifugiati, il reinsediamento di sette famiglie (21 persone) e la naturalizzazione in sette casi. Inoltre, cinque persone sono state inserite in un piano di sponsorizzazione privato.
 

Roma: una veglia di preghiera per l’Italia con il Card. Bassetti

Roma - Negli ultimi mesi, dopo le elezioni del 4 marzo, l’Italia è stata attraversata da “un clima di tensione e di conflittualità che ha fatto perdere in più occasioni l’obiettivo principale della politica, come di ogni responsabilità sociale e civile, che è quello del bene comune e della protezione delle fasce più deboli della popolazione”. Con queste parole la Comunità di Sant’Egidio promuove, per domani sera, nella Basilica di Santa Maria in Trastevere, una  “Veglia di preghiera per l’Italia” presieduta dal Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il card. Gualtiero Bassetti.
 

Ue: rimandata riforma asilo e regolamento di Dublino

Bruxelles - Salta la proposta della presidenza bulgara per la riforma dell’accordo di Dublino sul sistema d’asilo. E, paradossalmente, una riforma che tutti i Paesi Ue sembravano invocare trova contrari una dozzina di governi. Così che, per ragioni diverse, la riforma non si fa, almeno per ora. Tutti vincenti, quindi, tutti perdenti. La riunione dei ministri degli Interni a Lussemburgo non è stata in grado, riferisce il Sir, di trovare un punto di equilibrio per cambiare le regole di ingresso e accoglienza dei richiedenti asilo. I Paesi Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia) non ne vogliono sapere di accogliere rifugiati, alleggerendo il peso che grava sui mediterranei. Questi ultimi (Italia, Malta, Cipro, Grecia) chiedono la solidarietà degli altri Stati, ma viene negata. La Spagna con il neo governo deve ancora definire compiutamente la sua posizione; l’Italia non vede presente il suo ministro Salvini. Contrari alla bozza bulgara anche Germania (dapprima disposta a trattare, assieme alla Francia), Svezia, Paesi Bassi e i tre Baltici. Così la questione appare rinviata: passerà, senza esiti, al Consiglio europeo del 28-29 giugno, e sarà poi presa in carico dal governo austriaco, che finora ha posto l’accento sulla chiusura muscolare delle frontiere, dicendo no alla solidarietà verso i Paesi mediterranei, pur annunciando una “rivoluzione copernicana” in materia.
 

CGIE: politiche immediate a favore degli italiani all’estero sempre in aumento

Roma – “L’alto numero di italiani all’estero richiede oramai interventi di politiche continue e immediate, di prevenzione per chi intende trasferirsi all’estero e di un’attenzione politica costante e mirata per chi vive all’estero; una rinnovata politica inserita nel progetto di società e di governo per valorizzare quelle già straordinarie potenzialità, che contribuiscono in termini economici, sociali, culturali e scientifici a potenziare il suo soft power. Quanto più forti sono l’impatto e gli effetti degli italiani all’estero sullo sviluppo del nostro paese per una valorizzazione virtuosa, tanto più concreta ed urgente risulta la richiesta di affidare la politica per gli italiani all’estero direttamente ad un ministro impegnato esclusivamente in questo ambito, così come già avviene in diversi paesi europei confrontati con lo stesso fenomeno migratorio”. E’ quanto afferma oggi il  Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (Chiesa) in una nota nella quale prende atto “dell’esito positivo della lunga fase di stallo, che per quasi tre mesi ha tenuto in sospeso l’agibilità del Governo del nostro Paese” augurando “ i migliori successi al nuovo Governo insediatosi in Italia”. Il CGIE coglie l’occasione perché si arrivi, a diciassette anni di distanza dall’approvazione del voto all’estero, all’istituzione di una Commissione parlamentare bicamerale che lavori “espressamente per regolamentare gli aspetti più essenziali tesi a governare la vita delle Comunità italiane costituite fuori dai confini nazionali, tenendole legate ad un filo di interessi e di rapporti positivi”. Nella nota  il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero dà il “benvenuto” al nuovo Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Enzo Moavero Milanesi, che assume anche la presidenza del CGIE “mettendosi a piena disposizione per sostenere con uno spirito di squadra programmi e progetti di breve e medio termine, con l’auspicio di una sana e proficua collaborazione per favorire un ritorno dell’Italia nei massimi consessi mondiali”.
Nel comunicato il CGIE ringrazia i Presidenti del Consiglio della legislatura appena terminata e i ministri degli Esteri e della Cooperazione Internazionale succeduti: “il loro lavoro e il servizio di promozione del nostro Paese nei diversi ambiti della vita nazionale e delle istituzioni internazionali sono serviti a rafforzare in Italia e all’estero i valori costituenti della Repubblica italiana, caratterizzata da una forte attenzione per gli italiani che vivono all’estero”. (Raffaele Iaria)
 
 

Usa: il messaggio dell’ambasciatore italiano agli italiani

Washington - “Rappresentate un patrimonio prezioso per l’Italia e per la nostra profonda amicizia con gli Stati Uniti. Su tali solide fondamenta continueremo a lavorare insieme per costruire rapporti ancora più intensi e articolati e opportunità per i nostri giovani”.
Lo ha detto l’ambasciatore italiano negli Usa, Armando Varricchio, in occasione della Festa della Repubblica Italiana. L’ambasciatore ha ricordato la data del 2 giugno del 1946 e il 70mo anniversario della Carta Costituzionale, “i cui principi ispiratori continuano a guidare il nostro Paese. Saldamente ancorato a questi valori, il rapporto tra Stati Uniti ed Italia ha continuato a crescere e a rafforzarsi sotto ogni profilo, in ogni disciplina e campo di attività. Lo dimostrano – ha spiegato - lo stretto raccordo tra i nostri Governi e a tutti i livelli l'impegno comune per la per la pace e la sicurezza, per la promozione dello sviluppo, dei diritti umani e di un ordine internazionale basato su regole liberamente condivise”. Ma soprattutto – ha poi aggiunto -  “ne sono chiara testimonianza la forza e la vivacità delle relazioni culturali, sociali e economiche di cui siete protagonisti. Nell’incontravi nei numerosi viaggi che ho effettuato attraverso il Paese, ho potuto toccare con mano come la vostra determinazione e il vostro impegno, uniti all’amore per l’Italia e per l’America, rappresentino il motore di un rapporto che è unico al mondo, vero e proprio volano di crescita e prosperità. In ogni angolo degli Stati Uniti, la professionalità, la creatività, la cultura e la lingua italiane godono di una stima particolare”.