Salerno - Usare come metro di misura “gli occhi dei piccoli”, che “devono essere il punto di osservazione. Quanto stupore per un mondo che affascina!”. Quando parla del circo, mons. Giuseppe Giudice invita ad utilizzare questa prospettiva. Probabilmente l’ha fatto anche lui lo scorso 7 giugno, quando ha assistito allo spettacolo del circo Miranda Orfei della famiglia di Darix Martini a Sant’Egidio del Monte Albino, cittadina della diocesi di Nocera Inferiore-Sarno, in provincia di Salerno. Mons. Giudice ha voluto incontrare chi vive e anima la realtà circense, apprezzando la bellezza di un mondo dove l’arte, la fatica e i sacrifici si saldano in un mix indissolubile. Accolto dall’addestratrice e responsabile degli animali Tamara Bizzarro, il pastore della Chiesa nocerino-sarnese ha assistito allo spettacolo e ha visitato lo zoo, dove ha avuto modo di constatare la cura e l’amore con cui vengono accuditi gli animali. Lo spettacolo è stato sfoggio di artisti di ogni età che con la loro forza e inventiva hanno dato vita ad uno spettacolo multietnico, coinvolgente e innovativo. Una bella atmosfera che ha indotto il presule a incoraggiare una pastorale verso i circensi, ricordando che “siamo tutti nomadi verso il Regno”. “Il mondo del circo – ha detto – può essere un’icona ecclesiologica dove le tante etnie fanno un lavoro di squadra per mostrare la bellezza di un’umanità che sa vivere in armonia anche con il creato, a cominciare dagli animali”. Come Chiesa, “popolo pellegrino – ha rilevato –, possiamo imparare molto dal popolo dei circensi: piantare le tende, fermarsi, integrarsi, aiutare a sorridere, nel rispetto di tutti, a cominciare dagli animali”. Un incontro voluto perché “dovunque c’è un uomo il Vescovo va e ascolta, guarda, incoraggia, annuncia il Vangelo”. Il vescovo va “per una pastorale nuova e integrata – ha chiosato mons. Giudice –, mentre l’uomo contemporaneo gioca nel circo, compie eleganti esercizi acrobatici sul trapezio sospeso nel vuoto, ma senza avere più le reti di protezione di una volta: famiglia, chiesa, scuola”. (Salvatore D’Angelo)
Primo Piano
Rapporto Easo: “oltre 700mila richiedenti asilo in Europa nel 2017”
Bruxelles - “Nel 2017 sono state registrate 728.470 richieste di protezione internazionale nell’Ue, pari a una diminuzione del 44% rispetto al 2016, ma esse restano a un livello più alto rispetto al periodo precedente alla crisi dei rifugiati, iniziata nel 2015”. Lo si legge nel rapporto annuale su migrazione e asilo diffuso da Easo, European Asylum Support Office, l’agenzia comunitaria che tiene monitorato questo settore. Il documento, di 264 pagine, afferma che “la pressione migratoria resta elevata alle frontiere esterne dell’Ue, ma è scesa per il secondo anno consecutivo, per lo più lungo le rotte del Mediterraneo orientale e centrale, mentre si è verificato un incremento senza precedenti lungo la rotta del Mediterraneo occidentale”. “Siria (dal 2013), Iraq e Afghanistan costituivano i tre principali Paesi di origine dei richiedenti nell’Unione. Approssimativamente il 15% dei richiedenti proveniva dalla Siria, con l’Iraq in seconda posizione e l’Afghanistan in terza; ciascuno rappresentava il 7% delle richieste nell’Ue”. Questi tre Paesi erano seguiti, nel 2017, da Nigeria, Pakistan, Eritrea, Albania, Bangladesh, Guinea e Iran.
Centro Astalli: oggi alla gregoriana il “colloquio sulle migrazioni”
Roma - In occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, promossa dall’ONU e che si celebrerà domani, 20 giugno, il Centro Astalli promuove oggi, martedì 19 alle ore 18, l’incontro “Colloquio sulle migrazioni – Rifugiati artigiani di pace”.
La conferenza si terrà nell’aula magna della Pontificia Università Gregoriana (piazza della Pilotta 4). Interverranno il cardinale Mario Zenari, nunzio apostolico in Siria; Mario Primicerio, presidente della fondazione “Giorgio La Pira”; padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli moderati dal giornalista e saggista Paolo Mieli.
La conferenza si terrà nell’aula magna della Pontificia Università Gregoriana (piazza della Pilotta 4). Interverranno il cardinale Mario Zenari, nunzio apostolico in Siria; Mario Primicerio, presidente della fondazione “Giorgio La Pira”; padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli moderati dal giornalista e saggista Paolo Mieli.
Comunità Sant’Egidio: per i rom scolarizzazione e soluzioni abitative
Roma – “Occorre rispondere, con proposte umane e percorribili, al bisogno di migliori condizioni di vita per chi abita nei campi Rom, arrivando al loro superamento con adeguate soluzioni abitative. Al tempo stesso si sente l’urgenza di sviluppare politiche che favoriscano la scolarizzazione dei bambini”. E’ quanto afferma la Comunità di Sant’Egidio a proposito della proposta emersa nelle ultime ore di un censimento della popolazione rom. Per la comunità romana “tutto ciò è possibile senza ricorrere a censimenti su base etnica, che sarebbero destinati al fallimento come accadde 10 anni fa, perché non tollerati all’interno dell’Unione Europea. Peraltro la presenza dei Rom in Italia, inferiore a quella di altri Paesi dell’Europa e composta prevalentemente da minori, è già largamente conosciuta da tutti i livelli istituzionali e amministrativi”.
Santa Sede: appello ai media per “diffondere informazioni certe e dimostrate sui flussi”
Città del Vaticano - “Chiediamo a tutti i mezzi di comunicazione che contribuiscano, secondo le loro possibilità, a diffondere informazioni certe e dimostrate sui flussi migratori e a dissipare quelle che generino unicamente percezioni negative dei migranti”. Si è concluso con questo appello il Colloquio su Migrazione Internazionale Santa Sede – Messico, svoltosi nei giorni scorsi, al termine del quale si è concordato di tenere una nuova edizione in Vaticano. “Giustizia, solidarietà e compassione”: sono queste – si legge nel comunicato conclusivo, diffuso oggi dalla sala stampa della Santa Sede – le parole-chiave affidate dal Papa nel suo messaggio ai partecipanti, in cui Francesco ha auspicato una “responsabilità globale e condivisa della migrazione internazionale”, partendo dall'”atteggiamento fondamentale” di “uscire all’incontro dell’altro, per accoglierlo, conoscerlo e riconoscerlo”. Il governo del Messico, da parte sua, riafferma il suo impegno “affinché il patto mondiale per una migrazione sicura, ordinata e regolare sia un strumento per trasformare visioni di corto respiro e introspettive in prospettive ampie e umane”. La Chiesa cattolica in Messico, in particolare, ha deciso di “impegnarsi in favore dei migranti, mettendo in pratica i 4 verbi lanciati da Papa Francesco nella Giornata mondiale del migrante 2018 – accogliere, proteggere, promuovere ed integrare – promuovendo la cultura dell’incontro”. “Capire la complessità dei movimenti migratori contemporanei che ubbidiscono a cause multiple, e che molte volte sono determinate da situazioni di conflitto, disastri naturali, povertà e dalla ricerca di migliori condizioni di vita e di opportunità”, il primo imperativo su cui Santa Sede e Messico concordano. “I bambini sono quelli che più stanno soffrendo le conseguenze delle migrazioni forzate”, si legge nel comunicato, in cui entrambe le parti s’impegnano a “insistere sulla centralità della persona umana in ogni esercizio politico, compreso quello diretto a regolamentare i flussi migratori, riaffermando l’inviolabilità dei diritti umani e della dignità di ogni essere umano che si sposta”. “Impegnarsi per una governance globale dei flussi migratori, fondata sulla corresponsabilità di tutti gli attori istituzionali e privati, al fine di assicurare una migrazione sicura, ordinata e regolare a vantaggio di tutte le persone interessate, e che aiuti a generare le condizioni affinché la migrazione sia una decisione volontaria e non una necessità”, l’altro imperativo comune. Di qui l’intenzione di “continuare a contribuire attivamente al processo che porterà le Nazioni Unite ad adottare un patto mondiale per una migrazione sicura, regolare e ordinata nel corso di questo anno”, armonizzando tale patto con il patto mondiale sui Rifugiati. “Ci impegniamo a promuovere la realizzazione delle condizioni necessarie affinché tutti i migranti possano arricchire le società riceventi coi loro talenti e capacità e, contemporaneamente, contribuire allo sviluppo sostenibile a livello locale, nazionale, regionale e globale”, si legge ancora nel comunicato. (Sir)
Vescovi Sardegna: l’accoglienza tra paure legittime, concretezza e profezia
Cagliari – I vescovi della Sardegna, nel corso della loro assemblea regionale svoltasi sotto la presidenza dell’arcivescovo di Cagliari, mons. Arrigo Miglio, hanno inteso rivolgersi ai sacerdoti e ai fedeli sardi, per richiamare “l’imprescindibile” comandamento cristiano: “ero forestiero e mi avete accolto”, facendo eco al messaggio di Papa Francesco in occasione della Giornata mondiale della Pace di quest’anno, dal titolo: “Migranti e rifugiati: uomini e donne in cerca di pace”.
“Il problema – hanno detto i Vescovi – è di urgente e drammatica attualità, un autentico dramma epocale, rispetto al quale nessuno di noi può rimanere indifferente o far finta che riguardi altri. Questi fratelli e sorelle bussano alle nostre porte, in fuga da situazioni di vita insostenibili per la guerra o la fame. Uomini e donne, appunto, – come ci ricorda il Papa – in cerca di pace”
Per i cristiani, aggiungono i Vescovi, il comandamento di Cristo, in quanto “imprescindibile applicazione del primo e onnicomprensivo comandamento della carità, è un prezioso banco di prova dell’autenticità della propria fede”. Non sfugge all’attenzione dei presuli il dibattito, spesso “violento ed astioso – si legge in una nota - che contrappone chi è favorevole e chi è contrario. Contrapposizioni tra schieramenti politici e tra gli stessi governi nazionali, che hanno riflesso nei singoli cittadini, compresi i credenti, tra i quali si riscontrano posizioni e sensibilità molto differenti e distanti tra loro. Ne sono prova i dibattiti televisivi e, soprattutto, i rozzi e volgari attacchi personali sui social media per chi osa prendere pubblica posizione su un versante o sull’altro”. I Vescovi continuano ad appoggiare le diverse iniziative di solidale e integrante accoglienza che sono state poste in essere in questi anni, anche nelle diocesi e nelle parrocchie italiane. Soprattutto, vedono un positivo approccio al problema nella pratica dei corridoi umanitari, che regolano il flusso in origine e assicurano condizioni di dignitosa integrazione per le persone. Contestualmente richiamano alla riflessione di tutti, il costante magistero di Papa Francesco, che i Vescovi sardi intendono rilanciare e diffondere. Messaggio che “va letto, compreso e attuato nella sua interezza e articolazione, in quelle parti che riguardano il singolo credente e le comunità cristiane, ma anche la società civile e i governanti delle nazioni, sui quali ricade in gran parte la responsabilità di gestire questo esodo di massa”.
Un’accoglienza , afferma il Papa e i vescovi sardi con lui, che tiene conto delle “legittime paure fondate su dubbi pienamente comprensibili da un punto di vista umano”, senza, tuttavia, che tali paure “determinino le nostre risposte, condizionino le nostre scelte”. I vescovi ricordano che l’accoglienza deve garantire concretamente dignità e reale integrazione alle persone le quali, a loro volta, devono “conoscere, riconoscere e rispettare le leggi, la cultura e le tradizioni dei paesi in cui sono accolti”.
“Il problema – hanno detto i Vescovi – è di urgente e drammatica attualità, un autentico dramma epocale, rispetto al quale nessuno di noi può rimanere indifferente o far finta che riguardi altri. Questi fratelli e sorelle bussano alle nostre porte, in fuga da situazioni di vita insostenibili per la guerra o la fame. Uomini e donne, appunto, – come ci ricorda il Papa – in cerca di pace”
Per i cristiani, aggiungono i Vescovi, il comandamento di Cristo, in quanto “imprescindibile applicazione del primo e onnicomprensivo comandamento della carità, è un prezioso banco di prova dell’autenticità della propria fede”. Non sfugge all’attenzione dei presuli il dibattito, spesso “violento ed astioso – si legge in una nota - che contrappone chi è favorevole e chi è contrario. Contrapposizioni tra schieramenti politici e tra gli stessi governi nazionali, che hanno riflesso nei singoli cittadini, compresi i credenti, tra i quali si riscontrano posizioni e sensibilità molto differenti e distanti tra loro. Ne sono prova i dibattiti televisivi e, soprattutto, i rozzi e volgari attacchi personali sui social media per chi osa prendere pubblica posizione su un versante o sull’altro”. I Vescovi continuano ad appoggiare le diverse iniziative di solidale e integrante accoglienza che sono state poste in essere in questi anni, anche nelle diocesi e nelle parrocchie italiane. Soprattutto, vedono un positivo approccio al problema nella pratica dei corridoi umanitari, che regolano il flusso in origine e assicurano condizioni di dignitosa integrazione per le persone. Contestualmente richiamano alla riflessione di tutti, il costante magistero di Papa Francesco, che i Vescovi sardi intendono rilanciare e diffondere. Messaggio che “va letto, compreso e attuato nella sua interezza e articolazione, in quelle parti che riguardano il singolo credente e le comunità cristiane, ma anche la società civile e i governanti delle nazioni, sui quali ricade in gran parte la responsabilità di gestire questo esodo di massa”.
Un’accoglienza , afferma il Papa e i vescovi sardi con lui, che tiene conto delle “legittime paure fondate su dubbi pienamente comprensibili da un punto di vista umano”, senza, tuttavia, che tali paure “determinino le nostre risposte, condizionino le nostre scelte”. I vescovi ricordano che l’accoglienza deve garantire concretamente dignità e reale integrazione alle persone le quali, a loro volta, devono “conoscere, riconoscere e rispettare le leggi, la cultura e le tradizioni dei paesi in cui sono accolti”.
Papa Francesco: le dittature iniziano con la comunicazione calunniosa
Città del Vaticano - Se si vogliono distruggere istituzioni o persone, si comincia a sparlare. Si usa la seduzione che lo scandalo ha nella comunicazione. Proprio da questa “comunicazione calunniosa”, Papa Francesco mette in guardia stamani, nell’omelia della Messa a Casa Santa Marta, come riferisce Vatican News.
La sua riflessione parte dalla storia di Nabot narrata oggi nel Primo Libro dei Re e proposta come Prima Lettura. Il re Acab desidera la vigna di Nabot e gli offre del denaro. Quel terreno fa parte però dell’eredità dei suoi padri e quindi l’uomo rifiuta. Allora Acab che era “capriccioso", fa come i bambini quando non ottengono ciò che vogliono: piange. Poi, su consiglio della moglie crudele, Gezabèle, lo fa accusare di falsità, uccidere e prende possesso della sua vigna. Nabot - nota il Papa – è dunque un “martire della fedeltà all’eredità” che aveva ricevuto dai suoi padri: un’eredità che andava oltre la vigna, “un’eredità del cuore”.
Papa Francesco rileva, quindi, come la storia di Nabot sia paradigmatica della storia di Gesù, di Santo Stefano e di tutti i martiri che sono stati condannati usando uno scenario di calunnie. Ma è anche paradigmatica del modo di procedere di tanta gente, di “tanti capi di Stato o di governo”. Si comincia con una bugia e, “dopo aver distrutto sia una persona sia una situazione con quella calunnia”, si giudica e si condanna.
“Anche oggi, in tanti Paesi, si usa questo metodo: distruggere la libera comunicazione”: “per esempio pensiamo: c’è una legge dei media, di comunicazione, si cancella quella legge; si dà tutto l’apparecchio della comunicazione a una ditta, a una società che calunnia, dice delle falsità, indebolisce la vita democratica. Poi vengono i giudici a giudicare queste istituzioni indebolite, queste persone distrutte, condannano, e così va avanti una dittatura. Le dittature, tutte, hanno incominciato così, con adulterare la comunicazione, per mettere la comunicazione nelle mani di una persona senza scrupolo, di un governo senza scrupolo”.
“Anche nella vita quotidiana è così”, sottolinea papa Francesco: se si vuole distruggere una persona, “incomincio con la comunicazione: sparlare, calunniare, dire scandali”: “E comunicare scandali è un fatto che ha una seduzione enorme, una grande seduzione. Si seduce con gli scandali. Le buone notizie non sono seduttrici: ‘Sì, ma che bello che ha fatto!’ E passa… Ma uno scandalo: ‘Ma hai visto! Hai visto questo! Hai visto quell’altro cosa ha fatto? Questa situazione… Ma non può, non si può andare avanti così!’ E così la comunicazione cresce, e quella persona, quella istituzione, quel Paese finisce nella rovina. Non si giudicano alla fine le persone. Si giudicano le rovine delle persone o delle istituzioni, perché non possono difendersi”.
“La seduzione dello scandalo nella comunicazione porta proprio all’angolo”, cioè “distrugge” come è accaduto a Nabot che voleva solo “essere fedele all’eredità dei suoi antenati”, non svenderla. Esemplare in questo senso è anche la storia di Santo Stefano che fa un lungo discorso per difendersi ma quelli che lo accusavano, preferiscono lapidarlo piuttosto che ascoltare la verità. “Questo è il dramma dell’avidità umana”, dice il Papa. Tante persone vengono, infatti, distrutte da una comunicazione malvagia: “Tante persone, tanti Paesi distrutti per dittature malvagie e calunniose. Pensiamo per esempio alle dittature del Secolo scorso. Pensiamo alla persecuzione degli ebrei, per esempio. Una comunicazione calunniosa, contro gli ebrei; e finivano ad Auschwitz perché non meritavano di vivere. Oh… è un orrore, ma un orrore che succede oggi: nelle piccole società, nelle persone e in tanti Paesi. Il primo passo è appropriarsi della comunicazione, e dopo la distruzione, il giudizio, e la morte”.
L’Apostolo Giacomo parla proprio della “capacità distruttiva della comunicazione malvagia”. In conclusione, il Papa esorta, quindi, a rileggere la storia di Nabot nel capitolo 21.mo del Primo Libro dei Re e a pensare “a tante persone distrutte, a tanti Paesi distrutti, a tante dittature con ‘guanti bianchi’”, che hanno distrutto i Paesi.
La sua riflessione parte dalla storia di Nabot narrata oggi nel Primo Libro dei Re e proposta come Prima Lettura. Il re Acab desidera la vigna di Nabot e gli offre del denaro. Quel terreno fa parte però dell’eredità dei suoi padri e quindi l’uomo rifiuta. Allora Acab che era “capriccioso", fa come i bambini quando non ottengono ciò che vogliono: piange. Poi, su consiglio della moglie crudele, Gezabèle, lo fa accusare di falsità, uccidere e prende possesso della sua vigna. Nabot - nota il Papa – è dunque un “martire della fedeltà all’eredità” che aveva ricevuto dai suoi padri: un’eredità che andava oltre la vigna, “un’eredità del cuore”.
Papa Francesco rileva, quindi, come la storia di Nabot sia paradigmatica della storia di Gesù, di Santo Stefano e di tutti i martiri che sono stati condannati usando uno scenario di calunnie. Ma è anche paradigmatica del modo di procedere di tanta gente, di “tanti capi di Stato o di governo”. Si comincia con una bugia e, “dopo aver distrutto sia una persona sia una situazione con quella calunnia”, si giudica e si condanna.
“Anche oggi, in tanti Paesi, si usa questo metodo: distruggere la libera comunicazione”: “per esempio pensiamo: c’è una legge dei media, di comunicazione, si cancella quella legge; si dà tutto l’apparecchio della comunicazione a una ditta, a una società che calunnia, dice delle falsità, indebolisce la vita democratica. Poi vengono i giudici a giudicare queste istituzioni indebolite, queste persone distrutte, condannano, e così va avanti una dittatura. Le dittature, tutte, hanno incominciato così, con adulterare la comunicazione, per mettere la comunicazione nelle mani di una persona senza scrupolo, di un governo senza scrupolo”.
“Anche nella vita quotidiana è così”, sottolinea papa Francesco: se si vuole distruggere una persona, “incomincio con la comunicazione: sparlare, calunniare, dire scandali”: “E comunicare scandali è un fatto che ha una seduzione enorme, una grande seduzione. Si seduce con gli scandali. Le buone notizie non sono seduttrici: ‘Sì, ma che bello che ha fatto!’ E passa… Ma uno scandalo: ‘Ma hai visto! Hai visto questo! Hai visto quell’altro cosa ha fatto? Questa situazione… Ma non può, non si può andare avanti così!’ E così la comunicazione cresce, e quella persona, quella istituzione, quel Paese finisce nella rovina. Non si giudicano alla fine le persone. Si giudicano le rovine delle persone o delle istituzioni, perché non possono difendersi”.
“La seduzione dello scandalo nella comunicazione porta proprio all’angolo”, cioè “distrugge” come è accaduto a Nabot che voleva solo “essere fedele all’eredità dei suoi antenati”, non svenderla. Esemplare in questo senso è anche la storia di Santo Stefano che fa un lungo discorso per difendersi ma quelli che lo accusavano, preferiscono lapidarlo piuttosto che ascoltare la verità. “Questo è il dramma dell’avidità umana”, dice il Papa. Tante persone vengono, infatti, distrutte da una comunicazione malvagia: “Tante persone, tanti Paesi distrutti per dittature malvagie e calunniose. Pensiamo per esempio alle dittature del Secolo scorso. Pensiamo alla persecuzione degli ebrei, per esempio. Una comunicazione calunniosa, contro gli ebrei; e finivano ad Auschwitz perché non meritavano di vivere. Oh… è un orrore, ma un orrore che succede oggi: nelle piccole società, nelle persone e in tanti Paesi. Il primo passo è appropriarsi della comunicazione, e dopo la distruzione, il giudizio, e la morte”.
L’Apostolo Giacomo parla proprio della “capacità distruttiva della comunicazione malvagia”. In conclusione, il Papa esorta, quindi, a rileggere la storia di Nabot nel capitolo 21.mo del Primo Libro dei Re e a pensare “a tante persone distrutte, a tanti Paesi distrutti, a tante dittature con ‘guanti bianchi’”, che hanno distrutto i Paesi.
Papa Francesco: appello per la pace nello Yemen
Città del Vaticano – Un appello per la pace nello Yemen è arrivato ieri mattina, al termine dell’Angelus, da Papa Francesco. “Con preoccupazione – ha detto il Papa - seguo la sorte drammatica delle popolazioni dello Yemen, già stremate da anni di conflitto. Faccio appello alla Comunità internazionale perché non risparmi alcuno sforzo per portare con urgenza al tavolo dei negoziati le parti in causa ed evitare un peggioramento della già tragica situazione umanitaria. Preghiamo la Madonna per lo Yemen”.
Migrantes Forlì-Bertinoro: iniziative per la Giornata Mondiale del Rifugiato
Forlì: “Essere rifugio: il diritto d’asilo nelle città”. Questo il tema di un incontro promosso dall’Ufficio Migrantes della diocesi di Forlì-Bertinoroin occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato. L’iniziativa prevede un incontro pubblico domani, martedì 19 giugno 2018 alle ore 17,15, presso il salone comunale, piazza Saffi, 8 Forlì, per la presentazione del Report Migrantes 2018 “Il Diritto d’Asilo” – Accogliere Proteggere Promuovere Integrare , con particolare sottolineatura delle esperienze di ospitalità diffusa in famiglia, riprendendo i progetti maturati a livello locale e nazionale. Interverranno, fra gli altri, il sindaco di Forlì, Davide Drei, il vescovo mons. Livio Corazza, il Prefetto Fulvio Rocco De Marinis, il Questore Loretta Bignardi, la curatrice del Rapporto Maria Cristina Molfetta, Marco Borraccetti, docente di diritto europeo e Chiara Marchetti, docente di Sociologia delle relazioni Interculturali.
“E’ questo – spiega Roberto Ravaioli della Migrantes diocesana - un momento significativo per un approfondimento sui flussi migratori, dalla accoglienza ai percorsi di inclusione, un richiamo per le nostre comunità e una testimonianza rivolta a tutta la città”.
“E’ questo – spiega Roberto Ravaioli della Migrantes diocesana - un momento significativo per un approfondimento sui flussi migratori, dalla accoglienza ai percorsi di inclusione, un richiamo per le nostre comunità e una testimonianza rivolta a tutta la città”.
Associazione Italo-Venezuelana: al Santuario di San Gabriele il 1° Raduno degli Emigranti
Teramo - Si svolgerà, domenica 24 giugno, al Santuario di San Gabriele il primo raduno degli Emigranti promosso dall’Associazione Italo-Venezuelana di Teramo. “Tale manifestazione – spiegano i promotori - rappresenta una preziosa occasione di promozione culturale e costituisce un’opportunità unica per rinnovare la nostra relazione di cittadinanza, nel ricordo delle nostre origini”. Il ritrovo alla porta dell’Emigrante situata nel Santuario Nuovo di san Gabriele.
Welcoming Europe: a Messina incontro su “La solidarietà non è reato”
Messina – In occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, appuntamento annuale voluto dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, a Messina incontro, il 20 giugno dalle otre 18 in piazza Cairoli, per un momento di riflessione e lancio della Campagna europea “WELCOMING EUROPE (http://welcomingeurope.it) seguita da una celebrazione eucaristica nella Chiesa di Sant’Elia (via S. Elia, 45) e alle 21 momento conclusivo al porto della città.
Papa Francesco: un patto mondiale sui rifugiati
Città del Vaticano – La Giornata Mondiale del Rifugiato, promossa dall’Onu, che si celebrerà mercoledì 20 giugno, servirà a “richiamare ciò che vivono i nostri fratelli costretti a fuggire dalla loro terra per conflitti, e aiuterà nella ricerca di un Patto mondiale sui rifugiati che si vuole adottare entro l'anno per una migrazione sicura”. E’ quanto ha detto ieri Papa Francesco, al termine della preghiera mariana dell’Angelus, auspicando “che gli Stati coinvolti in questi processi raggiungano un’intesa per assicurare, con responsabilità e umanità, l’assistenza e la protezione a chi è forzato a lasciare il proprio Paese. Ma anche ciascuno di noi è chiamato – ha aggiunto - ad essere vicino ai rifugiati, a trovare con loro momenti d’incontro, a valorizzare il loro contributo, perché anch’essi possano meglio inserirsi nelle comunità che li ricevono. In questo incontro e in questo reciproco rispetto e appoggio – ha concluso -c’è la soluzione di tanti problemi”. (R.Iaria)
Il fenomeno migratorio e noi
Roma - La santità non riguarda solo lo spirito, ma anche i piedi, per andare verso i fratelli, e le mani, per condividere con loro. Le Beatitudini evangeliche insegnino a noi e al nostro mondo a non diffidare o lasciare in balìa delle onde chi lascia la sua terra affamato di pane e di giustizia; ci portino a non vivere del superfluo, a spenderci per la promozione di tutti, a chinarci con compassione sui più deboli. Senza la comoda illusione che, dalla ricca tavola di pochi, possa “piovere” automaticamente il benessere per tutti”.
Quei sorrisi che ridanno vita
Benevento - Le notizie relative all’Aquarius – imbarcazione vagante per il Mediterraneo che non trasporta pesci nelle proprie reti, ma fragili, inermi esseri umani – non possono lasciarci indifferenti né, ancor meno, vederci tra coloro i quali alzano la voce per urlare che “ognuno deve starsene a casa sua”. Non dobbiamo, in quanto cristiani...
Vaticano: la campagna su migranti e rifugiati premiata come Miglior Strategia Sociale
Madrid - Una campagna su migranti e rifugiati lanciata dalla Santa Sede è diventata un esempio internazionale su come promuovere con successo cambiamenti sociali positivi attraverso il marketing.
Lo testimonia la dodicesima edizione del Publifestival - Festival internazionale della Pubblicità Sociale, che ha assegnato il premio “Migliore strategia sociale” al video realizzato dalla Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per lo Sviluppo Umano Integrale della Santa Sede. L'evento si è tenuto questa sera, 15 giugno presso il Teatro Fernando Rojas del Círculo de Bellas Artes a Madrid, con la partecipazione di agenzie e pubblicitari di tutto il mondo.
Il video di tre minuti e mezzo mostra i quattro verbi d’azione che, secondo Papa Francesco, devono essere al centro di tutte le attività dei governi, delle istituzioni, e delle persone che lavorano nel campo della mobilità umana: accogliere, proteggere, promuovere, e integrare.
Durante la cerimonia di premiazione, p. Michael Czerny, Sotto-Segretario della Sezione Migranti e Rifugiati della Santa Sede, ha dichiarato che “il Santo Padre offre la risposta cristiana e veramente civilizzata ai bisogni immediati degli sfollati vulnerabili. Il video dà vita a questo richiamo urgente attraverso le immagini, i movimenti e la musica. Noi siamo felici di aiutare a diffondere questo messaggio commovente e incoraggiante raggiungendo milioni di persone in tutto il mondo”.
Lo testimonia la dodicesima edizione del Publifestival - Festival internazionale della Pubblicità Sociale, che ha assegnato il premio “Migliore strategia sociale” al video realizzato dalla Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per lo Sviluppo Umano Integrale della Santa Sede. L'evento si è tenuto questa sera, 15 giugno presso il Teatro Fernando Rojas del Círculo de Bellas Artes a Madrid, con la partecipazione di agenzie e pubblicitari di tutto il mondo.
Il video di tre minuti e mezzo mostra i quattro verbi d’azione che, secondo Papa Francesco, devono essere al centro di tutte le attività dei governi, delle istituzioni, e delle persone che lavorano nel campo della mobilità umana: accogliere, proteggere, promuovere, e integrare.
Durante la cerimonia di premiazione, p. Michael Czerny, Sotto-Segretario della Sezione Migranti e Rifugiati della Santa Sede, ha dichiarato che “il Santo Padre offre la risposta cristiana e veramente civilizzata ai bisogni immediati degli sfollati vulnerabili. Il video dà vita a questo richiamo urgente attraverso le immagini, i movimenti e la musica. Noi siamo felici di aiutare a diffondere questo messaggio commovente e incoraggiante raggiungendo milioni di persone in tutto il mondo”.
Forlì-Bertinoro: “dolore” per la vicenda della nave Aquarius
Forlì - Tre uffici pastorali della diocesi di Forlì-Bertinoro, Caritas, Servizio Migrantes e Pastorale Sociale, di fronte alla vicenda della nave Aquarius fermata nel Mediterraneo per alcuni giorni con il suo “dolorante carico di persone, al centro di un braccio di ferro fra Italia ed Europa, esprimono dolore per l’insensibilità degli attori della vicenda. Non possiamo - si legge in una nota - rimanere indifferenti di fronte ad alcuni paesi europei che continuano a ignorare i problemi dei rifugiati; non possiamo rimanere indifferenti di fronte al dibattito che si sta facendo ‘sulla pelle dei 629 esseri umani di ogni età e di identica debolezza’. Siamo allibiti di fronte al crescere dell’intolleranza dell’opinione pubblica verso i poveri che fuggono dalla fame e dalla guerra, essi non possono essere usati come pedine di un cinico gioco da tavolo. Facciamo nostro, l’appello evangelico: ‘Fai agli altri quello che vorresti gli altri facessero a te’”.
Nella diocesi prosegue intanto l’animazione ad una accoglienza diffusa nelle parrocchie, realtà associative e gruppi famiglia: 12 sono state le esperienze di accoglienza nello scorso anno. “Sostenuti” e “incoraggiati” dal vescovo mons. Livio Corazza, gli uffici invitano tutte le comunità cristiane “a favorire concretamente una cultura dell’accoglienza”. E martedì 19 giugno, per approfondire questi temi un incontri nel Salone Comunale, in occasione della Giornata del Rifugiato.
Nella diocesi prosegue intanto l’animazione ad una accoglienza diffusa nelle parrocchie, realtà associative e gruppi famiglia: 12 sono state le esperienze di accoglienza nello scorso anno. “Sostenuti” e “incoraggiati” dal vescovo mons. Livio Corazza, gli uffici invitano tutte le comunità cristiane “a favorire concretamente una cultura dell’accoglienza”. E martedì 19 giugno, per approfondire questi temi un incontri nel Salone Comunale, in occasione della Giornata del Rifugiato.
Mons. Douglas: “Il dovere di accogliere”
Cesena - “Rallegrarsi perché altri hanno accolto e noi no mi è sembrato davvero brutto”. Così il vescovo di Cesena-Sarsina mons. Douglas Regattieri dopo la vicenda relativa ai 629 migranti della nave Aquarius. “Abbiamo il dovere di accogliere - ha detto il presule, come riferisce il settimanale diocesano “Corriere Cesenate” - perché si tratta di bambini, di donne incinte e di famiglie che fuggono da conflitti e da situazioni di povertà”.
Cesena: martedì 19 “storie di migrazioni”
Cesena - Al chiostro di San Francesco a Cesena, martedì 19 giugno alle 21,30, saranno proiettati il cortometraggio “La consegna” e il film “Per un figlio” della srilankése Suranga Katugampala sulle difficoltà dell’integrazione. La regista sarà presente e dialogherà con Sara Biscioni, insegnante di italiano - Centro culturale movimenti (Asp Cesena) e con Antonio Maraldi del Centro cinema Città di Cesena. Nello spazio espositivo di via Strinati 59 si potrà visitare dal 25 giugno al 20 luglio, dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13, la mostra fotografica di Andrea Santese “Hotel Splendid”.
Migrantes Torino: un incontro per la Giornata del Rifugiato
Torino - Il 20 giugno, alle ore 16:00, in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, l'Ufficio Pastorale Migrantes di Torino promovue nella sua sede di Via Cottolengo 22 a Torino un incontro con Rita Clemente, autrice di "Guerre, terrorismo, migrazioni: un dolore infinito", una raccolta di poesie e riflessioni dedicata a tutte le vittime innocenti delle guere, dei terrorismi, delle migrazioni.
Associazione Italo-Venezuelana: al Santuario di San Gabriele il 1° Raduno degli Emigranti
Si svolgerà, domenica 24 giugno, al santuario di San Gabriele il primo raduno degli Emigranti promosso dall’Associazione Italo-Venezuelana di Teramo. “Tale manifestazione - spiegano i promotori - rappresenta una preziosa occasione di promozione culturale e costituisce un’opportunità unica per rinnovare la nostra relazione di cittadinanza, nel ricordo delle nostre origini”. Il ritrovo alla porta dell’Emigrante situata nel Santuario Nuovo di San Gabriele.