Primo Piano

Servizio civile: 53 mila posti disponibili

Roma - Sono 53.363 i posti disponibili per i giovani tra i 18 e 28 anni che vogliono diventare volontari di servizio civile. Fino al 28 settembre 2018 è possibile presentare domanda di partecipazione ad uno dei 5.408 progetti che si realizzeranno tra il 2018 e il 2019 su tutto il territorio nazionale e all’estero.
Nel bando nazionale sono inseriti anche i 94 progetti all’estero, che vedranno impegnati 805 volontari, e i 151 progetti “sperimentali” che consentiranno a 1.236 giovani di “collaudare” alcune novità introdotte dalla recente riforma del servizio civile universale. Si tratta, nello specifico, della flessibilità della durata del progetto e dell’orario di servizio; di un periodo di tutoraggio, fino a tre mesi, finalizzato a facilitare l’accesso al mercato del lavoro dei volontari o, in alternativa, di un periodo di servizio in un altro Paese dell’Unione europea; di misure che favoriscono la partecipazione dei giovani con minori opportunità. Quest’anno, per facilitare la partecipazione dei giovani al Bando volontari e, più in generale, per avvicinarli al mondo del servizio civile, è stato realizzato il sito dedicato www.scelgoilserviziocivile.gov.it che, grazie al linguaggio più semplice, diretto proprio ai ragazzi, potrà meglio orientarli tra le tante informazioni e aiutarli a compiere la scelta migliore. Sul sito www.gioventuserviziocivilenazionale.gov.it tutte le informazioni e la possibilità di leggere e scaricare i bandi.
 

Nave Diciotti a Catania: nessuno sbarco finora

Catania - Nessuno sbarco, ancora, da nave Diciotti, arrivata ieri alle 23.30 circa nel porto di Catania con 177 migranti soccorsi al largo di Lampedusa. Nessun profugo, ribadiscono più fonti, lascerà  il pattugliatore della Guardia Costiera in attesa della ripartizione tra i Paesi dell’Unione europea dei migranti soccorsi. A bordo- scrive l’Ansa - ci sarebbero diversi minorenni e 28 di questi, secondo Save the Children, sarebbero non accompagnati. Sul molo di levante è presente solo personale della guardia costiera, della polizia di Stato, della guardia di finanza e dei carabinieri, nessun volontario o appartenenti alla Protezione civile per l’assistenza allo sbarco.
Intanto 15 associazioni e movimenti  civili hanno rivolto un appello perché’ i migranti a bordo della nave vengano lasciati sbarcare. “Catania è  città di solidarietà e accoglienza e vogliamo – scrivono  - che il nostro porto sia immediatamente aperto e che le autorità lascino sbarcare le persone dalla nave Diciotti".  "Da molti giorni", si legge ancora nell’appello ripreso dall’Agi ,  "donne,  bambini e uomini, fuggiti dalla miseria, dalla guerra e dai  lager libici”.
 

CGIA Mestre: aumenta l’imprenditoria straniera in Italia

Venezia - Se i titolari d’azienda italiani faticano a lasciarsi alle spalle le difficoltà economiche subite in questi ultimi anni, l’imprenditoria straniera presente nel nostro Paese, invece, gode di buona salute. Almeno in termini di numerosità, quest’ ultima continua ad aumentare.  
Al 31 dicembre 2017, fa sapere l’Ufficio studi della CGIA, gli imprenditori stranieri (soci, titolari, amministratori, etc.) operanti in Italia hanno toccato quota 805.477 (+ 2,5 per cento rispetto al 2016) e l’etnia più numerosa è diventata quella cinese.
Alla fine dell’anno scorso, infatti, gli imprenditori cinesi alla guida di una attività in Italia erano 80.514, seguiti da 79.391 marocchini, da 77.082 romeni e da 46.974 albanesi.
Nel complesso l’imprenditoria straniera aumenta e nel 2017 è stata pari all’ 8,8 per cento del totale Italia; nel 2009 la quota era del 6,2 per cento (in termini assoluti pari a 599.036). Nello stesso arco temporale, invece, gli imprenditori italiani (soci, titolari, amministratori, etc.) sono scesi da 8,9 a meno di 8,3 milioni (pari al – 7,5 per cento).
 In questa nota l’imprenditoria cinese è al centro dell’interesse dell’Ufficio studi della CGIA. Si pensi – spiega la CGIA - che rispetto al 2009, le attività economiche guidate da cinesi presenti in Italia sono aumentate addirittura del 61,5 per cento, contro un incremento medio dell’imprenditoria straniera presente in Italia che si è attestata al 34,5 per cento.
“Sebbene in alcune aree del nostro Paese esistono delle sacche di illegalità riconducibili all’imprenditoria cinese che alimentano l’economia sommersa e il mercato della contraffazione – dichiara il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA Paolo Zabeo – non dobbiamo dimenticare che da sempre i migranti cinesi si sono contraddistinti per una forte vocazione alle attività di business. Nel momento in cui lasciano il Paese d’origine, infatti, sono tra gli stranieri più abili nell’impiegare le reti etniche per realizzare il loro progetto migratorio che si realizza con l’apertura di un’attività economica”.
 

Mons. Perego: “non abbandonare alla morte tanti fratelli e sorelle”

Ferrara - “Paolo, che parla nel grande porto di Corinto, ci ricorda che l’Assunta è sinonimo di risurrezione, di vita, di pace. Chi ha fede in Gesù e si affida a Lui risorgerà, la sua vita avrà una fine nell’abbraccio con il Padre. Se queste parole dal porto di Corinto arrivassero nei nostri porti, dove morte e vita si affrontano, chiuderemmo o spalancheremmo i nostri porti?”. Lo ha detto l’arcivescovo di Ferrara-Comacchio, mons. Gian Carlo Perego, nell’omelia della messa dell’Assunta, che ha celebrato nell’abbazia di Pomposa. “Se per ogni persona il destino è la risurrezione e la vita – ha detto il presule – come credenti potremmo accettare di abbandonare alla morte tanti nostri fratelli e sorelle? Il porto non è il luogo da cui guardare la città, ma è il luogo da cui si guarda il mare e chi arriva dal mare”. Continuando a indicare il percorso dei migranti, trasfigurato alla luce della Sacra Scrittura, l’arcivescovo ha indicato il deserto nell’Apocalisse come “il luogo per fuggire dal male, grazie alla protezione di Dio”. “Oggi, purtroppo, siamo abituati a vedere e a denunciare immagini di un deserto, tappa di un cammino, di una fuga dalla morte da parte di donne e uomini, che diventa luogo della tratta degli esseri umani, della violenza e degli stupri: non rifugio, ma tomba”. Immagini che “purtroppo rischiamo di non vedere”, “distratti da interessi che la politica orienta altrove: sulla propria illusoria sicurezza, sul proprio egoismo, sulla propria nazione, sulla propria città”. “Il deserto oggi non è luogo di protezione, ma di offesa, di disprezzo – ha aggiunto mons. Perego secondo il quale il deserto è il luogo dove vorremmo che altri si fermassero. Per la donna dell’Apocalisse, invece, il deserto è il luogo per fuggire dal male, per salvare la vita propria e di suo figlio: è il luogo della salvezza”. Infine, un monito rivolto a tutti i cattolici: “troppe volte la nostra fede si stacca dalla vita e non sa giudicare gli eventi, i drammi delle persone di oggi, con gli occhi della fede, ma rischia di guardare con gli occhi dell’egoismo, dell’interesse personale, della paura”.
 

Beauty riposerà nel campo dei Marchesi di Barolo

Torino - Sarà Beauty, la giovane mamma nigeriana morta di parto il 15 marzo scorso al Sant’Anna di Torino, la prima donna ad essere seppellita nella cappella dei Marchesi Giulia e Tancredi Falletti di Barolo nel cimitero monumentale di Torino. Lo stabilisce la delibera votata all’unanimità dal Consiglio di amministrazione dell’Opera Barolo firmata dal presidente, mons. Cesare Nosiglia, datata 18 luglio e subito recepita dal sindaco Chiara Appendino e dall’assessore ai Servizi cimiteriali del Comune Marco Giusta.
Il documento, redatto sulla base di una relazione di Arturo Soprano, presidente del Presidio per la legalità, la trasparenza e l’efficienza amministrativa del Comune e consigliere dell’Opera Barolo, precisa che «la Tomba, nicchione n.197 presso il Cimitero monumentale di Torino sia riservata all’inumazione di persone non abbienti, prive di parenti o affini, decedute nel territorio della Città di Torino o ivi residenti in vita, senza alcuna distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali». I resti delle persone da destinare alla tomba dei Marchesi saranno «di volta in volta segnalate dall’Opera Barolo all’Ufficio funerali comunale» e saranno inumate «a cura e spese dell’Opera».
La destinazione della Tomba Barolo alla sepoltura delle spoglie mortali «dei più sfortunati nella loro vita terrena», si legge ancora nella delibera, «costituisce un’ulteriore testimonianza di volontà di offrire accoglienza ai diseredati e di rispettare la dignità di ogni Uomo, nell’esempio che ci è stato tramandato dai Marchesi di Barolo e che ha caratterizzato la loro vita». Del resto era stato proprio l’Arcivescovo, all’indomani della morte della povera Beauty, a proporre che la donna nigeriana fosse sepolta nella tomba vuota dei marchesi, che non ebbero figli: il nicchione 197 del cimitero monumentale era stato dato nel 1834 in concessione al marchese Falletti di Barolo «per sé e i suoi successori» ma nel 2013 la salma di Tancredi fu trasferita accanto a quella della moglie nella parrocchia di Santa Giulia.
Ora che è stata formulata una delibera dell’Opera e c’è il nulla osta dell’amministrazione, il desiderio di mons. Nosiglia  di seppellire la mamma nigeriana nella tomba dei marchesi verrà realizzato: il Comune di Torino conferma che «appena verranno definite le modalità di presentazione del progetto di lottizzazione dell’area a sterro della sepoltura Barolo la salma di Beauty sarà traferita dal cimitero Parco, dove è stata sepolta, al Cimitero di corso Novara nella Tomba di Tancredi e Giulia.  «La traslazione della salma avverrà intorno alla seconda metà di settembre, con una cerimonia cui saranno presenti le autorità cittadine e con una Messa officiata dall’Arcivescovo».
«Questa vicenda» commenta Arturo Soprano, presidente emerito della corte d’Appello di Torino, «è un grande segno nel solco del carisma dei Marchesi che continua nelle attività dell’Opera Barolo in questa città famosa nel mondo per i santi sociali, per la sua disponibilità all’accoglienza e alla vicinanza a quanti hanno sofferto e soffrono nell’estremo bisogno. E ancor più in un momento storico come questo, dove c’è bisogno di gesti di umanità e di tolleranza nei confronti di quanti sono costretti a lasciare le loro terre in fiamme per le guerre o per cercare condizioni di vita migliori per i propri figli. Torino, grazie alle sollecitazioni del nostro Arcivescovo, dell’cda dell’Opera Barolo e all’attenzione a questo progetto da parte del sindaco Appendino e dell’assessore Giusta si dimostra ancora una volta città solidale».
«La gara di prossimità e di affetto e anche di disponibilità concrete a rispondere alle necessità di Beauty e di Destiny e del loro bambino, da parte delle Istituzioni, del Sant’Anna, della diocesi, dell’Opera Barolo e di diverse realtà civili e religiose, di semplici cittadini e fedeli che hanno circondato questa famiglia, mi conforta: sono orgoglioso di Torino e della sua gente, perché hanno dimostrato quanto siano importanti e concrete l’umanità e la solidarietà civile, religiosa e sociale che li animano». Erano queste le parole di mons. Nosiglia pronunciate sabato sabato 7 aprile scorso al santuario della Consolata, durante la messa di sepoltura di Beauty Balogun, morta il 23 marzo per un linfoma dopo aver partorito il piccolo Israel all’ospedale Sant’Anna. Beauty e il marito Destiny, immigrati irregolari che cercavano di raggiungere alcuni parenti in Francia per dare un futuro al loro bambino furono fermati dalla gendarmeria francese al confine di Bardonecchia: viste le gravi condizioni di salute, Beuty fu ricoverata al Sant’Anna dove morì dopo aver dato alla luce il figlioletto.
Ora «ultima fra gli ultimi» sarà seppellita in una tomba gentilizia a significare che di fronte alla morte siamo tutti uguali, clandestini, diseredati o nobiluomini. (Maria Lomunno)
 

Nave Diciotti: preoccupazione per i migranti a bordo

Roma - Ancora nessuna soluzione sul caso della nave Diciotti della Guardia costiera italiana, ferma da cinque giorni al largo di Lampedusa con 177 migranti persone a bordo. Intorno alle 11.30 era giunta notizia di un possibile approdo al porto di Pozzallo, smentito poi dal sindaco della città. Il Ministero degli Esteri italiano “ha ufficialmente e formalmente investito della questione” la Commissione europea, affinché “provveda a individuare una soluzione in linea con i principi di condivisione tra Stati membri dell'Unione Europea”. I migranti sono bloccati sulla nave Diciotti perché - come già avvenuto in altre occasioni - il governo italiano si rifiuta di accoglierli tutti e vuole che altri paesi dell’Unione Europea prendano una parte dei migranti prima di autorizzare l’eventuale sbarco.
Della situazione si dice preoccupato il Centro Astalli. “In base al diritto internazionale le persone soccorse dalla nave Diciotti devono ricevere assistenza ed essere messe in condizione di chiedere asilo in Europa”, si legge in una nota: “per nessun motivo può essere presa in considerazione l’ipotesi che i migranti vengano rimandati in Libia, paese non sicuro, in cui come è ampiamente documentato dalle Nazioni Unite, violenze e violazioni gravi dei diritti umani sono pratica diffusa nei centri per migranti. Le trattative e gli accordi devono essere discussi nei tavoli e nelle sedi istituzionali e non con prove muscolari sulla pelle di uomini e donne. Gli stati democratici - conclude la nota del Centro Astalli - hanno il preciso mandato di garantire dignità e rispetto dei diritti umani sempre per tutti, indipendentemente dalla nazionalità”.
 

“Chi trova un amico trova un tesoro”: una esperienza di accoglienza e amicizia

Milano - Mai proverbio è stato più vero. I volontari della Comunità di Sant’Egidio sono diventati amici molto cari, fratelli di cuore. Attraverso loro ho avuto la fortuna di incontrare tanti altri amici, fratelli di cuore: chi arriva dalla comunità ebraica, chi dalla Chiesa Anglicana, chi dalla comunità Musulmana, volontari di altre associazioni e parrocchie, amici di strada con cui si è creata una bellissima intesa.
L’arrivo dell’estate nelle nostre vite porta molte cose belle, le vacanze, il divertimento, il viaggio…e il viaggio verso nuove terre lo tentano anche molte persone che scelgono la via del mare in cerca di una nuova vita.
Ormai è qualche anno che la Comunità organizza per loro, in modo del tutto autofinanziato, un luogo di accoglienza durante i mesi estivi: sono incontri che ogni anno si rilevano intensi, profondi, forse proprio la difficoltà di non conoscere una lingua comune lascia ampi spazi a sguardi, sorrisi, abbracci.
Quest’anno l’accoglienza viene fatta presso la Casa dell’Amicizia della Comunità di Sant’Egidio, e in questo nuovo spazio le relazioni hanno il tempo di crescere pian piano. L’ambiente è molto famigliare, una grande casa: alcuni volontari preparano la cena e dopo l’arrivo dei ragazzi, profughi appena giunti in Italia o con un percorso complesso tra vari paesi europei alle spalle, ci si siede tutti insieme a tavola e si condivide il pane.
L’imbarazzo iniziale pian piano si scioglie, questo gesto annulla ogni confine. Alla fine della cena, intorno al tavolo, con chi parla un po' d’inglese ci si racconta un po' delle nostre e delle loro vite, dei loro lunghissimi viaggi. Molti sono minorenni e spesso viaggiano da soli, ragazze costrette a diventare donne per forza, la stessa forza che le costringe a diventare madri troppo presto…, “uomini coraggiosi” racchiusi in corpi martoriati di giovani adolescenti.
Certo, il nostro incontro di qualche ora non cambierà e allevierà ciò che è stato, ma come diceva Madre Teresa di Calcutta “non possiamo fare sempre grandi cose nella vita ma possiamo fare piccole cose con grande amore”. Mi piace pensare perciò che, per qualche notte, possano coricarsi, riposare, sentirsi accolti e al sicuro e magari riuscire a sognare, i loro cari, ciò che hanno lasciato o ciò che più desiderano.
Quello che vivo insieme ad alcuni amici della mia comunità parrocchiale Madonna della Fede di Milano è mettere in pratica ciò che preghiamo ogni giorno. Il condividere un servizio così importante ha rafforzato le nostre relazioni, soprattutto in questo periodo dove il colore della pelle di una persona è diventato il metro di giudizio, da una parte il bene, dall’altra il male, siamo assordati da tante parole di odio, di intolleranza e non ascoltiamo più i nostri cuori. Le parole che questi ragazzi continuamente ci dicono sono “Grazie” e “God bless you”.
Dalle accoglienze degli anni scorsi sono rimaste alcune belle amicizie che coltivo e a cui tengo molto e lo studio della lingua italiana permette ora un bel dialogo.
Auguro a chi è spaventato, impaurito da questi incontri, questo migrare di popoli, di poter incrociare almeno per una volta lo sguardo profondo di chi ha avuto solo la sfortuna di nascere in un paese diventato povero, un paese dove da sempre l’uomo è trattato da schiavo, dove per tanti secoli il bianco ha razziato e ucciso. Se anche uno solo di questi uomini e donne sogna una vita migliore, io sento il dovere spirituale e morale di accoglierlo, di aiutarlo. Da qualunque punto cardinale provenga, il vento nuovo porta con sé tanti tesori, sta a noi coglierli.
Come dice papa Francesco, non dimentichiamo mai che il vero potere è il servizio. Bisogna custodire la gente, aver cura di ogni persona, con amore, specialmente dei bambini, dei vecchi, di coloro che sono più fragili e che spesso sono nella periferia del nostro cuore. (Rosanna Bonassini)
 

Lettera, con lode, a una professoressa

Milano - Sono un’insegnante elementare in pensione e collaboro con la Comunità di Sant’Egidio per l’inserimento dei bambini Rom nella scuola.
La storia del bambino che seguo nello studio e di una sua insegnante fa particolarmente onore a quest’ultima, specialmente in tempi in cui gli insegnanti, come del resto anche i bambini Rom, sono spesso bersaglio di critiche negative e di aggressioni anche violente. Il suo giovane alunno è arrivato in Italia dalla Romania quando aveva pochi anni, a causa della povertà viveva in baracca, e la sua storia è molto simile a quella degli altri bambini Rom che come lui hanno subito numerosi sgomberi.
Non sappiamo cosa possa accadere nella mente di un bambino svegliato all’alba dal rumore delle ruspe e dai fari abbaglianti, costretto a raccogliere in fretta le sue poche cose e abbandonare la sua precaria abitazione, per andare…dove? (Oggi per fortuna vive in una casa insieme ai genitori e ai fratellini, grazie a Sant’Egidio che li ha accompagnati nel percorso di integrazione lavorativa e sociale)
Sappiamo invece con certezza che, in conseguenza di quanto vissuto, il rendimento scolastico di questi bambini può diventare scarso, l’attenzione incostante e la motivazione allo studio quasi inesistente. Questo è accaduto al nostro piccolo allievo la cui frequentazione nella scuola elementare è stata, nell’ultima parte, un susseguirsi di sconfitte e mortificazioni che lo hanno portato ad avere un’immagine del tutto negativa di se stesso.
La svolta positiva arriva alla Scuola Media di Via dell’Arcadia a Milano, dove incontra una coordinatrice di classe sensibile e preparata, che lo ha aiutato ad avere maggiore fiducia in sé e a credere in quanto stava facendo nella nuova scuola. La conoscenza dell’antica Grecia e in particolare le imprese epiche dell’Iliade e dell’Odissea lo hanno affascinato al punto da voler approfondire gli argomenti anche oltre l’orario scolastico. Un suo tema è stato fatto leggere anche ai genitori.
Ma il grande merito della nuova insegnante è stato quello di aver scoperto in lui un’insolita attitudine al disegno.
Durante l’incontro di fine anno scolastico, presente anche il bambino, questa lodevole insegnante mostra i disegni che conserva nel proprio cellulare, incoraggia e sprona il suo allievo a perseverare in questa abilità e suggerisce a noi e ai genitori di tenere presente, nella futura scelta scolastica, la tendenza artistica del bambino. Il  viso del bambino si illumina di fronte a queste parole, in un misto di sorpresa, di gioia e di incredulità.  (Franca Fabbri)
 

Papa Francesco prega per il Kerala

Città del Vaticano - “Sono vicino alla Chiesa in Kerala, che è in prima linea per portare soccorso alla popolazione”. Lo ha detto ieri mattina papa Francesco, dopo la preghiera dell’Angelus in piazza san Pietro, davanti a 20 fedeli ricordando la grave situazione che negli ultimi giorni stanno vivendo gli abitanti del Kerala in India. Quelle popolazioni – ha detto il Papa – “sono stati duramente colpiti da piogge intensissime, che hanno provocato allagamenti e frane, con pesanti perdite di vite umane, numerosi dispersi e sfollati, e ingenti danni alle colture e alle case”.
“Non manchi a questi fratelli - ha invocato papa Francesco -  la nostra solidarietà e il concreto sostegno della Comunità internazionale”: “preghiamo insieme  per quanti hanno perso la vita e per tutte le persone provate da questa grande calamità”.
 

Fico: ricordare tragedia Marcinelle per recuperare tassello della nostra identità collettiva

Roma - "Erano le 8.30 del mattino di sessantadue anni fa quando nella miniera di Bois du Cazier divampò un terribile incendio. L'attesa straziante delle mogli e dei figli aggrappati per settimane ai cancelli della miniera nella speranza di riabbracciare i minatori intrappolati nei pozzi è, tra le tante testimonianze, una delle immagini più forti che continuano ad angosciare la nostra memoria collettiva. Nessuno sopravvisse alla tragedia: morirono 262 persone, di cui 136 italiani”. Lo ricorda oggi in una nota il presidente della Camera, Roberto Fico...

Moavero: non scordiamoci mai dei loro sacrifici

Marcinelle – “Stiamo discutendo molto, negli ultimi anni, di rinnovamento europeo, di rilancio dell’Unione in una maggiore sintonia con i suoi cittadini. In una simile prospettiva, va data priorità all’Europa sociale, a un coerente tessuto di regole europee adeguate a garantire l’idonea tutela di chi lavora e una severa prevenzione degli incidenti nei luoghi di lavoro”. E’ quanto scrive in un messaggio in occasione dell’anniversario della tragedia di Marcinelle, il ministro degli Affari Esteri, Enzo Moavero Milanesi...

Card. Bassetti: sgomento e sdegno per migranti morti in Puglia

Roma – “Sgomento” per i 16 giovani africani vittime in due giorni di incidenti su furgoni “senza freni e senza garanzie”, e “sdegno per le disumane condizioni in cui vivono”, sono stati espressi questa mattina dal presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il card. Gualtiero Bassetti...

Merlo: Marcinelle, un ricordo mai sopito

Roma – “Come ogni anno, quella tragedia e quel ricordo mai sopito ci riportano con il pensiero al tempo in cui tanti italiani si recavano all’estero alla ricerca di un lavoro e di una vita libera dal bisogno”...