Primo Piano

Papa Francesco: cuore distaccato dai soldi e pazienza nelle persecuzioni e nella solitudine

Città del Vaticano - Nella Messa a Casa Santa Marta il Papa, stamani, parla delle tre forme di povertà a cui è chiamato il discepolo: la prima è quella di lasciare le ricchezze, con il cuore non essere attaccati ai soldi, la seconda è quella di accettare le persecuzioni, grandi o piccole, anche le calunnie, a causa del Vangelo, e la terza è la povertà della solitudine, di sentirsi soli, alla fine della vita. La sua riflessione, riferisce Vatican News,  parte dall’Orazione Colletta nella quale si sottolinea che, tramite San Luca, il Signore ha voluto rivelare la sua predilezione per i poveri. Il Vangelo (Lc 10,1-9) parla poi dell’invio dei 72 discepoli in povertà  - “non portate borsa, né sacca, né sandali” - perché il Signore vuole che la strada del discepolo sia povera. Il discepolo attaccato a soldi o ricchezze, non è vero discepolo.
Tutta l’omelia di Papa Francesco è, quindi, scandita sulle “tre tappe” della povertà nella vita dei discepoli, i tre modi di viverla. La prima, appunto, è quella di essere distaccati da soldi e ricchezze ed è “la condizione per iniziare la strada del discepolato”. Consiste nell’avere un “cuore povero”, tanto è vero che “se nel lavoro apostolico ci vogliono strutture o organizzazioni che sembrano essere un segno di ricchezza, usateli bene – ma distaccati”, ammonisce il Papa. Il giovane ricco del Vangelo, infatti, ha commosso il cuore di Gesù ma non è stato poi capace di seguire il Signore perché aveva “il cuore attaccato alle ricchezze”. “Se tu vuoi seguire il Signore, scegli la strada della povertà e se tu hai ricchezze perché il Signore te le ha date, per servire gli altri, ma il tuo cuore, distaccato. Il discepolo non deve avere paura della povertà, anzi: dev’essere povero”, dice con chiarezza Papa Francesco.
La seconda forma di povertà è quella delle persecuzioni. Sempre nel brano del Vangelo odierno, infatti, il Signore invia i discepoli “come agnelli in mezzo ai lupi”. E anche oggi ci sono tanti cristiani perseguitati per il Vangelo e calunniati: “Ieri, nell’Aula del Sinodo – ha detto il Papa - un vescovo di uno di questi Paesi dove c’è persecuzione ha raccontato di un ragazzo cattolico preso da un gruppo di ragazzi che odiavano la Chiesa, fondamentalisti; è stato picchiato e poi buttato in una cisterna e buttavano il fango e alla fine, quando il fango è arrivato al collo: “Dì per l’ultima volta: tu rinunci a Gesù Cristo?” – “No!”. Hanno buttato una pietra e l’hanno ammazzato. L’abbiamo sentito tutti. E questo non è dei primi secoli: questo è di due mesi addietro! E’ un esempio. Ma quanti cristiani oggi soffrono le persecuzioni fisiche: “Oh, questo ha bestemmiato! Alla forca!”. 
Papa Francesco ricorda poi che ci sono anche altre forme di persecuzione: “La persecuzione della calunnia, delle dicerie e il cristiano sta zitto, tollera questa “povertà”. Alle volte è necessario difendersi per non dare scandalo … Le piccole persecuzioni nel quartiere, nella parrocchia … piccole, ma sono la prova: la prova di una povertà. E’ il secondo modo di povertà che ci chiede il Signore. Il primo, lasciare le ricchezze, non essere con il cuore attaccato alle ricchezze; il secondo, ricevere umilmente le persecuzioni, tollerare le persecuzioni. Questa è una povertà”.
C’è, poi, una terza forma di povertà: quella della solitudine, dell’abbandono. Ne dà un esempio la Prima Lettura di oggi, tratta dalla Seconda Lettera a Timoteo, nella quale il “grande Paolo”, “che non aveva paura di nulla”, dice che nella sua prima difesa in tribunale, nessuno lo ha assistito: “tutti mi hanno abbandonato”. Ma aggiunge che il Signore gli è stato vicino e gli ha dato forza. Papa Francesco si sofferma, dunque, sull’abbandono del discepolo: come può accadere ad un ragazzo o ad una ragazza di 17 o 20 anni, che con entusiasmo lasciano le ricchezze per seguire Gesù, poi “con fortezza e fedeltà” tollerano “calunnie, persecuzioni quotidiane, gelosie”, “le piccole o le grandi persecuzioni”, e alla fine il Signore gli può chiedere anche “la solitudine della fine”: “Io penso all’uomo più grande dell’umanità, e questa qualifica viene dalla bocca di Gesù: Giovanni Battista; l’uomo più grande nato da donna. Grande predicatore: la gente andava da lui a farsi battezzare. Come è finito? Solo; nel carcere. Pensate, voi, cosa è una cella e cosa erano le celle di quel tempo, perché se queste di adesso sono così, pensate a quelle … Solo, dimenticato, sgozzato per la debolezza di un re, l’odio di un’adultera e il capriccio di una ragazza: così finì l’uomo più grande della Storia. E senza andare così lontano, tante volte nelle case di riposo dove ci sono i sacerdoti o le suore che hanno speso la loro vita nella predicazione, si sentono soli, solo con il Signore: nessuno li ricorda”.
Una forma di povertà che Gesù ha promesso a Pietro stesso, dicendogli: “Quando eri ragazzo, tu andavi dove volevi; quando sarai vecchio, ti porteranno dove tu non vuoi”. Il discepolo è, quindi, povero, nel senso che non è attaccato alle ricchezze e questo è il primo passo. E’ poi povero perché “è paziente davanti alle persecuzioni piccole o grandi”, e – terzo passo – è povero perché entra in quello stato d’animo di sentirsi abbandonato alla fine della vita. Lo stesso cammino di Gesù, infatti, finisce con quella preghiera al Padre: “Padre, Padre, perché mi hai abbandonato?”. L’invito conclusivo del Papa è, dunque, quello di pregare per tutti i discepoli, “preti, suore, vescovi, papi, laici”, perché “sappiano percorrere la strada della povertà come il Signore vuole”.
 

Diocesi di Latina: un corso per diventare “tutori per minori stranieri non accompagnati”

Latina - Un impegno civico con un risvolto sociale di grande importanza. È quello che offre la possibilità di diventare tutori di minori stranieri non accompagnati, una figura introdotta di recente da una legge nata con lo spirito di proteggere i bambini e i ragazzi che arrivano in Italia da soli fuggendo dai loro paesi. L’operatività nel Lazio è affidata all’Autorità Garante per l’Infanzia e l’adolescenza, che rivolge un invito “ai privati cittadini disponibili ad esercitare la rappresentanza legale di ogni minore arrivato in Italia senza adulti di riferimento e aver cura che vengano tutelati i suoi interessi, ascoltati i suoi bisogni, coltivate le sue potenzialità e garantita la sua salute senza la presa in carico domiciliare ed economica”. Per essere inseriti nell’elenco dei tutori sarà necessario seguire un corso di formazione per 30 ore, che di norma si tiene a Roma.  La sede però non è un ostacolo, spiega una nota della diocesi di Latina-Terracina-Sezze-Priverno: infatti grazie a un accordo tra il Garante regionale dell’infanzia e il Consultorio diocesano familiare ‘Crescere insieme’ la città ospiterà il corso.
“Noi ci sentiamo di rilanciare e promuovere questo servizio invitando uomini e donne a prenderlo in considerazione proprio come un gesto di aiuto verso chi è indifeso”, ha spiegato Vincenzo Serra, presidente del Consultorio familiare: “da parte nostra ringraziamo il Garante regionale per l’Infanzia per la fiducia che ci ha dato nel volerci al loro fianco nell’organizzazione del corso a Latina. Intanto, rinnovo l’invito a iscriversi a questo servizio”.
Terminato il corso, le persone verranno inseriti in un apposito elenco a disposizione del Tribunale per i Minorenni (nel caso del Lazio è a Roma), perché solamente un giudice potrà decretare la nomina a tutore. Il servizio non impone l’affidamento del minore, il quale potrà vivere in una specifica struttura o addirittura essere affidato a un’altra famiglia, o farsene carico economicamente. Si assume solo la rappresentanza legale, e bisognerà tutelare i diritti e il benessere psico–fisico del minore, vigilare sui percorsi di educazione ed integrazione tenendo conto delle sue capacità, inclinazioni naturali ed aspirazioni, come anche sulle sue condizioni di accoglienza, sicurezza e protezione.  L’obiettivo di questa norma, hanno sottolineato dall’Ufficio del Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza, è creare «un modello di cittadinanza attiva e di genitorialità sociale”.
Coloro che volessero diventare “tutori” possono contattare il Consultorio diocesano di Latina (tel. 0773-4068004 o alla mail contatti@consultoriodiocesanolatina.it).
 
 
 

Milano: domenica la festa del Señor de los Milagros

Milano – Sarà il Duomo di Milano ad ospitare, domenica prossima, 21 ottobre, alle 13.30, la celebrazione eucaristica per la Festa del Señor de los Milagros, presieduta dall’arcivescovo Mons.  Mario Delpini. Si tratta di una tradizionale devozione peruviana che, grazie alla migrazione, si è ormai diffusa anche in Italia. “Quest’anno la festa si svolge nella fase conclusiva del Sinodo minore sul tema ‘Chiesa dalle Genti’ – dice don Alberto Vitali, direttore dell’Ufficio Migrantes della diocesi ambrosiana -  e questo lascia intravedere come tradizioni molto antiche, sorte in altri territori, siano ormai entrate a far parte della tradizione devozionale anche della Chiesa di Milano”. La festa si svolge a Milano dal 1996.  Durante la processione l’immagine verrà trasportata da una portantina (anda) sostenuta da 24 uomini. “Quest’anno ci aspettiamo una partecipazione stimata tra le 3 e le 5 mila persone”, conclude don Vitali.
 

Honduras: tremila honduregni in fuga dal loro paese

San Pedro Sula - Hanno ormai percorso circa 300 km, da Tegucigalpa (Honduras) a Zacapa (Guatemala): sono circa tremila honduregni che mentre proseguono il loro cammino verso gli Stati Uniti accolgono altri fratelli del centro America che fuggono come loro dalla povertà, dalla violenza e dalla corruzione. Hanno passato la notte accolti da un gruppo di medici ed infermieri del Guatemala, che hanno seguito il percorso della carovana attraverso le reti sociali e quindi sono usciti per sostenerli ed assisterli.
In una nota del Celam, ripresa dall’agenzia Fides, si legge: "Come gli antichi israeliti, il popolo honduregno cammina nel suo esodo, in fuga dalla schiavitù politica ed economica imposta dalla corruzione e dal deterioramento dei sistemi governativi. Ci sono molte migrazioni forzate e in America Latina queste migrazioni stanno segnando la storia attuale".
Sono circa 3 mila, che "questo 15 ottobre hanno completato tre giorni di cammino. Sono migliaia di chilometri che dovranno percorrere a piedi. Sono principalmente contadini, uomini donne e bambini, anche disabili in sedia a rotelle, colpiti dalla povertà, dalla violenza e dalla corruzione. Sono migranti che commuovono il cuore del mondo".
Diversi media digitali e social network di Honduras e Guatemala hanno trasmesso parte del cammino della carovana in diretta. Le immagini mostrano una folla crescente, una marea umana mai vista prima, in quanto altri si aggiungono man mano che il viaggio procede.
La nota sottolinea che i migranti sono persone pacifiche, che hanno l'obiettivo di raggiungere gli Stati Uniti, passando dal Messico, che si estende dal confine del Guatemala agli Stati Uniti, percorrendo circa tremila chilometri. La Chiesa cattolica e le organizzazioni umanitarie li hanno accolti a Esquipulas (Guatemala) offrendo ospitalità e cibo. File di guatemaltechi lungo la strada li accolgono e li salutano mentre passano. Esquipulas, informa Fides, è la città vicina al confine con l'Honduras e il Salvador, dove sono nati i dialoghi che hanno dato origine ai processi di negoziazione della pace in America centrale, in particolare in Guatemala.
La carovana è partìta da San Pedro Sula, a 180 chilometri dalla capitale dell’Honduras Tegucigalpa, auto-convocatasi, per sfuggire alla povertà, alla violenza e alla corruzione che esiste nel paese.
Cantando l'inno nazionale dell’Honduras, pregando, e scandendo a volte alta slogan come "Si se puede" e "Honduras ti vogliamo bene", i migranti non si sono fermati nonostante le autorità guatemalteche avessero annunciato di non permettere il loro ingresso nel paese. "Abbiamo il diritto", hanno detto, "non siamo criminali, siamo migranti".

Migrantes: il Card. Bassetti alla presentazione del Rapporto “Italiani nel Mondo”

Roma - Sarà il Card. Gualtiero Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana a concludere i lavori di presentazione, il prossimo 24 ottobre (Auditorium “V. Bachelet” del The Church Palace - Via Aurelia, 481 dalle 9,30 alle 13,00), della XIII edizione del “Rapporto Italiani nel Mondo”, della Fondazione Migrantes.
Il Rapporto è l'unica pubblicazione, edita in Italia, che studia la mobilità degli italiani e rappresenta un ulteriore segno dell'impegno della Chiesa italiana per l'emigrazione. Sono, infatti, circa 500 i sacerdoti italiani al fianco dei nostri connazionali che vivono all'estero insieme alle religiose, ai religiosi e ai laici impegnati perché evangelizzazione e promozione umana continuino a essere binomio inscindibile anche nel sevizio degli emigrati.
Alla presentazione interverranno, oltre al Card. Bassetti, Mons. Guerino Di Tora e Don Giovanni De Robertis, rispettivamente Presidente e Direttore generale della Fondazione Migrantes,  Vincenzo Morgante, Direttore di Tv2000, Delfina Licata, curatrice del “Rapporto Italiani nel mondo”, Piergiorgio Sciacqua, della Commissione scientifica del  Rapporto “Italiani nel mondo”, Michele Schiavone, Segretario generale del Consiglio generale degli Italiani all’Estero, Ricardo Merlo, Sottosegretario al Ministero Affari Esteri e Cooperazione internazionale con delega agli italiani nel mondo. (R.I.)
 

18 ottobre: un milione di bambini con ACS recita il rosario per la pace nel mondo

Roma - Un milione di bambini che recitano assieme il Rosario per l’unità e la pace. Come ormai avviene da tredici anni, il 18 ottobre “Aiuto alla Chiesa che Soffre” invita i bambini di tutto il mondo alla preghiera.
Si tratta di una proposta che negli anni scorsi ha raccolto numerosissime adesioni. “Hanno partecipato bambini di circa 80 paesi e tutti i continenti – spiega padre Martin Barta, assistente ecclesiastico internazionale di ACS - Lo scorso anno anche dall'Argentina, da Cuba, dal Camerun, dall'India o dalle Filippine. È veramente un evento della Chiesa in tutto il mondo!”. Ecco perché il materiale messo a disposizione dalla Fondazione - una guida per la recitazione del Rosario, una locandina ed una lettera di invito per bambini e adulti – è disponibile in 25 lingue, anche in arabo o in hausa, lingua parlata nell'Africa occidentale e soprattutto nella perseguitata Nigeria.
L’iniziativa è nata nel 2005 a Caracas, in Venezuela. Mentre un gruppo di bambini pregava davanti ad un’edicola votiva, alcune donne presenti hanno avvertito la presenza della Vergine. Una di loro si è ricordata allora della promessa di Padre Pio: “Se un milione di bambini pregheranno insieme il Rosario, il mondo cambierà”. “E proprio di questo si tratta – afferma padre Barta - la fiducia nella forza della preghiera dei bambini. Gesù ci insegna: ‘Se non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli’ (Matteo 18,3)”. La data del 18 ottobre è stata scelta sia perché ci troviamo nel mese mariano, sia perché in questo giorno cade la memoria liturgica di Luca Evangelista. “Lui ci ha tramandato la storia dell'infanzia di Gesù e, secondo la tradizione, era molto legato a Maria, la madre di Dio. Questa è quindi la data giusta”. Da sempre Aiuto alla Chiesa che Soffre unisce al sostegno della pastorale della Chiesa in tutto il mondo e alla denuncia delle limitazioni alla libertà religiosa, iniziative legate alla preghiera. “Noi ci consideriamo anche una comunità di preghiera – afferma padre Barta – Con il lavoro svolto quotidianamente in 149 Paesi, ACS vive quanto i cristiani e tutto il mondo soffrano molto per il terrore e la guerra. Solo Dio può portare la pace. Noi possiamo contribuire con il nostro lavoro, ma soprattutto con la nostra preghiera”. Per questo ACS, attraverso le sue 23 sedi nazionali, invita in tutto il mondo genitori, insegnanti e quanti lavorano nelle scuole, negli asili, negli ospedali, negli orfanotrofi ed in qualunque luogo vi siano gruppi di bambini, ad esortare i piccoli a recitare il Rosario.
  
 
 

Università Sapienza: domani un convegno sulle migrazioni

Roma – “Le frontiere della civiltà. Convegno nazionale su migrazioni, democrazia, crisi sociale”: questo il tema di un convegno che si svolgerà domani, 18 ottobre, presso il Centro Congressi d’Ateneo della Sapienza Università di Roma.
Dopo l'apertura di Bruno Mazzara, docente e direttore del Dipartimento e Gino Frezza, Presidente dell’Associazione Italiana di Sociologia, sono previsti gli interventi di Corrado Bonifazi che presenterà i dati IRPPS, Daniele Frigeri che presenterà i dati CESPI, Patrizia Laurano dell’Unità di Ricerca CoRis, Roberto Menotti dell’Aspen IT, Antonio Nicita dell’Agcom, Rolando Marini dell’Università per Stranieri di Perugia. I lavori di questo primo momento saranno coordinati da Enrico Pugliese dell’Università La Sapienza.
Nel secondo Penel, dedicato al linguaggio, interverranno Simone Varisco della Fondazione Migrantes che presenterà i dati del Rapporto Immigrazione di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes, Marco Binotto dell’Unità di Ricerca CoRis che si soffermerà su “Ai confini dei media. Frame e rappresentazioni delle migrazioni nello spazio pubblico italiano”, Valerio Cataldi di Carta di Roma,  Roberto Natale, Relazioni Istituzionali RAI, Angelo Zaccone Teodosi di ISICULT, Luca Di Sciullo di IDOS coordinati da Maria Giordano di RadioRai3.
I lavori saranno conclusi da un terzo Panel, sul tema della Rappresentazione, che sarà aperto  dalla proiezione del film  Mare Chiuso. Sono previsti gli interventi di Marco Bruno dell’Unità di Ricerca CoRis che si soffermerà su “Di viaggi e di approdi. Immagini e immaginario delle migrazioni”, Andrea Costa di BAOBAB experience coordinati da Mariella Nocenzi della Sapienza Università di
Roma. Il convegno si inserisce tra gli appuntamenti della Settimana della Sociologia che si concluderà il 20 ottobre.
 

Sant’Egidio: il prossimo incontro per la pace a Madrid

Bologna – Sarà Madrid ad ospitare, il prossimo anno, l’Incontro internazionale di preghiera per la pace, promosso dalla Comunità di Sant’Egidio. L’annuncio è arrivato ieri sera al termine dell’incontro “ponti di Pace” svoltosi da domenica a Bologna. “È una festa. Non c’è festa migliore che essere insieme e diversi, ma con uno stesso cuore che cerca la pace in lotta contro ogni scarto e vuole costruire ponti. Il prossimo anno vi aspetto a Madrid che è città dell’incontro”, ha detto il card. Carlos Osoro Sierra: “ospitiamo persone di tutto il mondo. È una città aperta a tutti e vuole essere spazio di dialogo e di ricerca di quello che unisce e allontana quello che divide”.
“Ci impegniamo a lavorare per rimuovere quanto è spesso all’origine di molti conflitti: l’avidità di potere e di denaro, il commercio delle armi, il fanatismo, il nazionalismo esasperato, l’individualismo e l’affermazione del proprio gruppo elevato a criterio assoluto, la creazione di capri espiatori”, si legge nel messaggio finale dell’incontro di Bologna al quale hanno partecipato 300 leader religiosi di tutto il mondo. “Occorre – scrivono - oggi cambiare il proprio cuore per costruire un futuro di pace. Questo è il punto di partenza! Non siamo soli in questo compito immenso. La preghiera è la radice della pace, aiuta a non schiacciarsi sul presente. Sì, la forza della preghiera è l’energia più potente per realizzare la pace anche laddove sembra impossibile. Per questo lo ripetiamo: non c’è futuro nella guerra. Possa Dio – concludono - disarmare i cuori e aiutare ognuno a essere un ponte di pace. Possa Dio aiutarci a costruire la comune famiglia umana e ad amare la ‘nostra madre terra’. Perché il nome di Dio è la pace”. Nel mondo c’è “tanta attesa di pace da parte degli umili e dei poveri della terra, dei feriti dalla vita. Non possiamo chiuderci nel pessimismo o, peggio, nell’indifferenza. Bisogna cambiare i cuori e aprire le menti alla pace”. (Raffaele Iaria)
 

Sant’Egidio “aprire il cantiere di una nuova globalizzazione, quella del dialogo che protegge le minoranze e unisce i popoli”

Bologna - Un cantiere aperto per la Terra, per la cura del pianeta, degli spazi piccoli e grandi in cui ciascuno vive. E’ il messaggio più forte che esce dalle ultime tavole rotonde dell'incontro internazionale della Comunità di Sant'Egidio a Bologna. Oltre trecento leader di tutte le religioni e gli umanisti riuniti per “Ponti di pace” – accompagnati da migliaia di giovani e adulti accorsi da tutta Europa - hanno partecipato da domenica pomeriggio a 34 panel in cui si è parlato delle ferite di questo mondo, in primo luogo le guerre ancora in corso, ma anche delle speranze che oltrepassano i muri e guardano a un futuro condiviso, costellato da “ponti di pace” e di dialogo. Per il presidente della Comunità di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo, si tratta anche di lavorare “per il bene della nostra Terra, per proteggere l'ambiente in cui tutti viviamo: solo così la famiglia umana potrà avere un futuro”. “Le giornate di questo Incontro internazionale – continua Impagliazzo – ci indicano una strada prioritaria: dobbiamo lavorare per un'unità spirituale del nostro mondo. Abbiamo costruito finora un'unità economica, del commercio, dei trasporti. Ci muoviamo da una parte all'altra del mondo con grande libertà, ma ci vogliono dei valori per essere uniti, ci vuole un'unità spirituale. Questa è la domanda che emerge da questi giorni di Bologna. Tanti sono i ponti che abbiamo percorso e che abbiamo costruito e tra questi vorrei segnalarne uno, quello verso la nostra Madre Terra, verso il creato”. A 'Ponti di pace' tanti, per tre giorni, hanno portato le loro esperienze ed espresso il bisogno di costruire un mondo più umano. Lo hanno manifestato coloro che vivono come minoranze in Paesi per i quali i ponti non sono una scelta ma una necessità. Lo ha detto chi vive in situazioni dove la globalizzazione ha creato nuovi scenari: “Quando si costruisce un ponte bisogna sempre pensare a un'altra riva, cioè al fatto che dall'altra parte ci stanno persone diverse da noi. Occorre creare nuove possibilità di vita insieme e, soprattutto, di vita in pace”.
Questa sera a Bologna, alle ore 17, iniziano le preghiere delle religioni in diversi luoghi e alle 19 tutti convergeranno in Piazza Maggiore per la cerimonia finale.
 
 

Mons. Perego: il diritto d’asilo rappresenta un diritto fondamentale

Bologna - I Corridoi umanitari sono nati per “allargare il diritto d'asilo ai più deboli: anziani, famiglie con minori, malati, disabili, per agevolare l’arrivo di migranti e richiedenti asilo in difficoltà in Italia. Se sono usati in modo ‘discrezionale’ e se non favoriscono ulteriormente la libera circolazione negano la libertà delle persone”. A dirlo è stato ieri l’arcivescovo di Ferrara-Comacchio, Mons. Gian Carlo Perego, già direttore generale della Fondazione Migrantes, intervenendo ad uno dei panel all’interno del meeting "Ponti di pace" promosso a Bologna dalla Comunità di Sant’Egidio.  
“Mi domandavo se questa parola ’Corridoi umanitari’ – ha detto il presule - abbia per qualcuno solo un senso positivo - cioè quello di allargare il diritto di asilo, soprattutto per chi è più in difficoltà - o se non sia intesa come uno strumento che possa limitare ulteriormente il diritto di asilo. Dalle affermazioni che in questi giorni qualcuno sta facendo, temo che si voglia usare ancora una volta i ’corridoi’ sostanzialmente per negare, limitare e rendere sempre più discrezionale il diritto d’asilo. Questo sarebbe una cosa vergognosa e scandalosa”. Per Mons. Perego oggi dobbiamo proclamare come “il diritto d’asilo sia un diritto fondamentale poggiato sulla democrazia, uno degli strumenti più importanti per rendere attuale la fraternità, la libertà e l’uguaglianza. Credo che per il futuro dobbiamo aiutarci a costruire un diritto di asilo poggiato effettivamente sulla dignità della persone e sull’impegno per il bene comune e che favorisca percorsi che aiutano a incontrare e costruire una storia comune”. Anche questo è parte di una "rivoluzione cristiana" - per usare un termine “caro” al filosofo Mounier e a don Mazzolari e ripreso da Papa Benedetto XVI nell'incontro con i giovani a Colonia e  che se “non facciamo nostra rischiamo di essere piegati agli interessi di alcuni che non tengono conto della sofferenza delle persone, della loro storia concreta e della violenza che subiscono”. (R.I.)



 

Giovani: proviamo ad ascoltarli

Roma - Chi sono i giovani? Quali desideri coltivano? La fede religiosa e la Chiesa hanno ancora un ruolo nella loro vita? La tesi che va per la maggiore disegna scenari apocalittici. I giovani di oggi sono nichilisti, sprecati e sdraiati. Disillusi su tutto, non credono più a nulla, assuefatti a un presente accartocciato su se stesso. Vittime designate di un sistema culturalmente ostile ai cambiamenti, che incatena speranze e ideali. Preludio di un futuro opaco, poco promettente.
Ma è davvero così? Alberto Galimberti prova a ribaltare il punto di vista, nel volume “E’ una Chiesa per Giovani (Ancora)  ascoltando i suoi coetanei e provando a smantellare pezzo per pezzo la mole di luoghi comuni cuciti loro addosso. Questo libro è un viaggio scandito dall’incontro di giovani impegnati, tra mille peripezie, a scovare il senso della propria esistenza, a non disertare il destino cui sono chiamati, coscienti che a volte le paure sono solo speranze in controluce. Armato di penna e taccuino, un loro coetaneo è andato a stanarli, in Italia e all’estero. Credenti e atei, studenti e lavoratori, sposati e conviventi. I giovani e il lavoro. I giovani e l’amore. I giovani e la morte. I giovani e la vocazione. I giovani e la Chiesa. Tra queste storie, voci autorevoli che emergono dal «rumore di fondo» del dibattito pubblico attuale, si inseriscono le interviste ad Alessandro D’Avenia, Franco Garelli, Chiara Giaccardi, Alessandro Rosina, capaci di cogliere e decifrare e illuminare le sfaccettature di un mondo complesso come quello giovanile, ma al quale è senza dubbio possibile offrire una chiave di lettura aperta alla speranza.
 

Terni: all’Emporio dei bimbi l’accoglienza solidale

Terni - Tra pareti colorate e un gioioso vociare, all’Emporio Bimbi della Società San Vincenzo De’ Paoli di Terni, i bambini di ogni provenienza vivono senza differenze in armonia, dedicandosi con entusiasmo ai laboratori di arte, danza, musica, inglese. I più grandi aiutano i più piccoli a mescolare colori per dipingere, i volontari aiutano i ragazzi più grandi nel doposcuola e per tutti c’è sempre spazio per una bella merenda. Tanti di loro sono stati i protagonisti dello spettacolo al teatro comunale di Narni dove hanno dato prova delle conoscenze acquisite nei laboratori.
All’Emporio Bimbi la solidarietà è a misura di bambino anche negli aiuti materiali per le mamme e le famiglie nella distribuzione di alimenti, vestiario, materiale scolastico. In due anni di attività sono state aiutate 199 famiglie e 328 bambini di 31 nazionalità diverse. “L’Emporio Bimbi cerca di mettere in atto azioni idonee ad attenuare le differenze sociali e culturali – spiega la coordinatrice Antonella Catanzani – per evitare atti di discriminazione ed emarginazione nei confronti dei bambini più vulnerabili”.
L’aspetto più bello è stato il coinvolgimento dei volontari e dei loro figli, che sono stati i primi facilitatori di questa integrazione, partecipando attivamente alla vita dell’Emporio e ai laboratori. Tutti insieme hanno reso possibile una vera accoglienza, in quella che è diventata una casa di tutti colorata, allegra e senza barriere di nessun tipo. (Elisabetta Lomunno – Avvenire)
 

Migrantes: il 24 ottobre la presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo

Roma - Sarà presentato il prossimo 24 ottobre, alle ore 9,30, a Roma, presso l'Auditorium "V. Bachelet" del The Church Palace (Via Aurelia, 481), la XVIII edizione del "Rapporto Italiani nel mondo", della Fondazione Migrantes.
Il Rapporto è l'unica pubblicazione, edita in Italia, che studia la mobilità degli italiani e rappresenta un ulteriore segno dell'impegno della Chiesa italiana per l'emigrazione.
Sono, infatti, circa 500 i sacerdoti italiani al fianco dei nostri connazionali che vivono all'estero insieme alle religiose, ai religiosi e ai laici impegnati perché evangelizzazione e promozione umana continuino a essere binomio inscindibile anche nel sevizio degli emigrati
 
 

Salvadoregni in Italia in festa per San Romero

Milano - È stato il grande giorno del Salvador domenica 14 ottobre. Ma lo è stato anche per chi il Salvador lo ha dovuto lasciare e oggi vive anche nelle nostre città. In piazza San Pietro per Monseñor c’erano anche tanti salvadoregni delle comunità italiane. Del resto le stime più attendibili - ben più alte rispetto ai censimenti ufficiali - parlano di almeno 45mila immigrati dal Salvador presenti in Italia, in gran parte concentrati a Milano e in Lombardia, ma con una comunità significativa anche a Roma. Sono il volto più vicino della diaspora di un popolo che oggi conta 6 milioni di abitanti in patria e altri 3 milioni sparsi tra gli Stati Uniti e il resto del mondo.
Le prime donne salvadoregne - raccontano le comunità - arrivarono in Italia tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta: emigrate a causa di quella povertà frutto dell’ingiustizia che Romero avrebbe denunciato, trovarono lavoro come collaboratrici familiari tra Gallarate e Varese. Poi - negli anni terribili tra il 1980 e il 1992, quelli della guerra civile - toccò anche agli uomini scegliere la via dell’emigrazione: molti diventarono portinai, autisti, lavoratori di imprese di pulizie. Tuttora però dal Salvador si continua ad emigrare; e accanto alla povertà tra le cause di oggi c’è la violenza delle “maras”, le bande criminali che ne hanno fatto uno dei Paesi più violenti al mondo.
Per questo anche chi non ha potuto esserci in piazza San Pietro ha vissuto con particolare gioia in Italia il giorno di “san Romero dell’America”: a Milano i salvadoregni domenica si sono ritrovati alla chiesa di Santo Stefano per seguire in diretta la canonizzazione; qualche sera prima con i loro canti e il sapore gustoso delle popusas avevano animato un momento su Romero al Centro missionario Pime. A Roma, invece, hanno avuto la gioia di veder inaugurata sabato - nel giardino “El Salvador” all’Eur - una statua di san Romero, alla presenza del presidente Sanchez Ceren e del cardinale Gregorio Rosa Chavez.
“Non pochi salvadoregni hanno dovuto lasciare la loro terra in cerca di un futuro migliore”, ha detto ieri parlando proprio di loro Papa Francesco, durante l’udienza concessa nell’Aula Paolo VI a tutti i pellegrini giunti a Roma per la canonizzazione di Romero. “In Salvador non sono mancate le difficoltà, il flagello della divisione, quello della guerra – ha aggiunto papa Francesco –. La violenza si è fatta sentire con forza nella vostra storia recente, ma il popolo resiste e va avanti. La memoria di san Oscar Romero – ha concluso – sia un’occasione eccezionale per inviare un messaggio di pace e riconciliazione a tutti i popoli dell’America Latina”. (Giorgio Berardelli)
 
 

Mattarella: migranti “problema europeo che va affrontato in comune dai Paesi Ue”

Roma - “Romania e Italia sono Paesi di primo arrivo di migranti e sono entrambi consapevoli come questo fenomeno sia un problema europeo che va affrontato in comune dai Paesi dell’Unione come tale”. Lo ha affermato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, incontrando la stampa al termine del colloquio avuto al Quirinale con il presidente della Romania, Klaus Iohannis, a Roma in visita di Stato. “Facciamo parte – come è noto – dell’Unione europea, in sintonia piena sul ruolo e lo sviluppo dell’Unione. Siamo legati dall’alleanza nell’ambito della Nato, attribuendo molta importanza a questo legame transatlantico”, ha ricordato il Capo dello Stato, sottolineando che “il prossimo semestre, così cruciale per la vita dell’Unione, la Romania assumerà il compito della presidenza dell’Unione stessa; il 9 maggio prossimo a Sibiu vi sarà il vertice dell’Unione europea, che avrà da affrontare, in agenda, numerosi argomenti importanti”. “Abbiamo parlato anche di questi, naturalmente, ossia dei temi con cui riempire l’agenda europea (in parte già delineati dalla presidenza romena), significativa su quattro versanti molto importanti”. Tra questi, Mattarella e Iohannis hanno parlato “del fenomeno migratorio” e “dei Balcani occidentali”. “Romania e Italia – ha evidenziato il presidente della Repubblica – hanno la convinzione comune della necessità di agevolare, in ogni modo, il dialogo tra i Paesi della regione e i rapporti di collaborazione tra loro, nella prospettiva dell’avvicinamento all’Unione europea”.
Mattarella ha anche richiamato il “legame sociale molto profondo” tra Italia e Romania. Nel nostro Paese “vi è una numerosa comunità romena (più numerosa delle altre nazionalità in Italia)” e “sono quasi un milione e duecentomila i romeni che vivono in Italia”. Ma, ha evidenziato il presidente, “vi sono migliaia di italiani che vivono in Romania e vi sono oltre diciannovemila aziende italiane che operano in Romania”. (Sir)
 

Consiglio d’Europa: la Lettonia combatta discriminazione dei rom

Bruxelles - Il Comitato consultivo della Convenzione-quadro per la protezione delle minoranze nazionali del Consiglio d’Europa  ha esortato oggi le autorità lettoni a promuovere l’integrazione e la partecipazione delle minoranze nazionali nella società e a combattere la discriminazione dei Rom. In un nuovo Parere relativo ai progressi compiuti dal 2013, il Comitato accoglie con favore gli sforzi tesi a ridurre il numero di “non cittadini” residenti in Lettonia, fornire alle persone appartenenti a minoranze nazionali corsi di lingua lettone e offrire loro la possibilità di seguire un insegnamento nella lingua minoritaria. Accoglie inoltre positivamente il sostegno fornito ai centri culturali delle minoranze nazionali, l’ampia offerta culturale e la molteplicità di media che utilizzano le lingue parlate dalle minoranze nazionali, si legge in una nota.
Il Comitato nota tuttavia che un certo numero di politiche volte a promuovere il lettone nell’insegnamento, nei media e nel settore pubblico “limita il diritto delle persone appartenenti a minoranze ad apprendere e a parlare la loro lingua minoritaria”. Secondo il Comitato consultivo, tali politiche “aumentano la sensazione di esclusione dei gruppi delle minoranze nazionali e ostacolano il processo di integrazione sociale”.
 

Lodi: raccolti 60mila euro per la mensa dei bimbi stranieri

Lodi - Con il contributo di oltre duemila persone, il Coordinamento Uguali Doveri, nato per offrire solidarietà alle famiglie straniere di Lodi in protesta contro il nuovo regolamento comunale che impedisce a centinaia di bambini stranieri di utilizzare la mensa e gli altri servizi, beneficiando di tariffe agevolate, ha raccolto 60 mila euro. “Le domande di accesso - si legge in una nota del Coordinamento - agevolato ai servizi arrivate al Comune di Lodi da parte di persone non comunitarie sono state – al 1 ottobre – 316 di cui 177 per la mensa, 75 per lo scuolabus, 43 per pre e post scuola, 23 per asilo nido. Sulla base di queste domande possiamo stimare un fabbisogno teorico per sostenere l’accesso dei bambini ai servizi per l’intero anno scolastico – ossia fino a giugno 2019 – di circa 220.000 euro. Questo importo rappresenta la differenza fra quello che le famiglie sono obbligate a pagare per accedere con la tariffa massima, e quello che avrebbero diritto di pagare in assenza del regolamento discriminatorio”. Le donazioni però sono state per ora sospese, in attesa dell’esito del ricorso che è stato presentato al tribunale di Milano mentre per domani è stato indetto un presidio di protesta di 12 ore sotto il Municipio di Lodi. 
 
 

Mons. Romero: una statua a Roma

Roma - Una statua a Roma ricorda Mons. Oscar Arnulfo Romero, il primo santo salvadoregno canonizzato ieri da Papa Francesco insieme a Papa Paolo VI ed altri cinque nuovi santi.
La statua, realizzata da Guillermo Perdono, è stata inaugurata sabato scorso nel Giardino “El Salvador” nel quartiere dell’Eur, alla presenza di autorità civili e religiose e dei parenti del nuovo santo, giunti a Roma per la canonizzazione.
Sarà un punto di riferimento per la comunità salvadoregna in Italia (circa 40mila persone) ma anche per i latino americani e per tanti fedeli. Mons. Romero – si legge in un comunicato -  “non è soltanto un referente storico, è soprattutto una guida spirituale de El Salvador, così come un referente per i diritti umani”.
 

Comunità latino americane in Italia: incontro tra il Presidente dei Vescovi e il Direttore Migrantes

Roma – Durante il Sinodo dei vescovi sui giovani  il Presidente della Conferenza Episcopale del Peru, Mons. Michele Cabrejos, ha incontrato il Direttore generale della Fondazione Migrantes, don Giovanni De Robertis. Durante l’incontro, al quale ha partecipato anche  il coordinatore nazionale Migrantes per la comunità latino-americana in Italia, p. Emerson Campos, è stato affrontato il tema dei migranti nel nostro Paese. La comunità Latinoamericana in Italia – è stato detto – ha molta fiducia nella Chiesa italiana che sta accompagnando pastoralmente il loro cammino.
Il vescovo peruviano ha consegnato al Direttore Migrantes una sacra icona del Signore dei Miracoli a nome dei Vescovi peruviani mentre don De Robertis gli ha regalato un album fotografico che racconta il cammino dei “nostri fratelli e la loro programmazione in tutta Italia e nella chiesa Italiana”, dice p. Emerson. Altro tema al centro dell’incontro la gioventù e della devozione popolare.
 

Giovani ucraini in Italia: incontro con Sua Beatitudine Sviatoslav

Roma - “Ascoltare, pensare e agire” sono le tre consegne che Sua Beatitutine Sviatoslav Shevchuk, Arcivescovo Maggiore di Kiev e Capo della Chiesa Greco-Cattolica Ucraina, ha consegnato ai giovani, per i quali ha celebrato una Divina Liturgia nella Cattedrale di Santa Sofia di Roma.  
“Mi piacerebbe ascoltarvi, sentirvi di più. È anche quello che i delegati del Sinodo stanno cercando di fare oggi in tutto il mondo. Sarebbe strano per me aver partecipato a Roma al Sinodo dedicato alla gioventù senza aver incontrato i giovani ucraini”, ha detto Sua Beatitudine Sviatoslav.
L’Arcivescovo Maggiore ha condiviso con i giovani le riflessioni scaturite durante l’assemblea sinodale, dedicata proprio a fede, discernimento e vocazione nei giovani. Nel suo discorso ha prestato particolare attenzione al tema delle nuove forme di comunicazione sottolineando che “la parte della nostra vita vissuta nella realtà virtuale ci cambia fortemente”, e messo in luce come “i giovani nati dopo il 2000 hanno un nome distinto: millenials generation, e non hanno mai visto il mondo senza gadget. Oggi i giovani vivono in un mondo carico di tecnologie, mentre mancano loro le semplici relazioni umane e la comunicazione, e i giovani spesso si sentono soli”.
Sua Beatitudine Sviatoslav ha anche sottolineato che i giovani di oggi crescono molto velocemente, probabilmente anche troppo, e questo accade specialmente in Ucraina, dove i ragazzi e le ragazze che “hanno visto la morte al fronte, tornano a casa con i capelli bianchi. Sono disillusi quando incontrano un politico immaturo, un leader sociale un po’ infantile ... diventando persino frustrati quando incontrano un prete immaturo”. Secondo l’Arcivescovo la Chiesa universale si è messa in ascolto dei giovani per comprendere le loro difficoltà e trovare le risposte adeguate. Ha spiegato poi che la metodologia del Sinodo “è questa: ascoltare, pensare e agire. Vorrei che ascoltassimo l’uno l’altro, per poi ragionare e fare qualcosa”.