Primo Piano

Sbarchi record in Spagna: 153% da inizio anno

Roma - Al 30 ottobre sono entrati in Spagna irregolarmente 53 mila migranti, con un aumento del 153 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Il triplo rispetto al 2017. La stragrande maggioranza, 47.684, è arrivata a bordo di piccole imbarcazioni. Secondo l’ultimo rapporto pubblicato dal ministero dell’Interno, nei primi dieci mesi dell’anno 1.775 barche sono state intercettate, 88,6% in più rispetto all’anno scorso quando furono 941.
La maggior parte dei migranti è arrivata via mare (45.541) sulle coste della penisola e delle Baleari; altri 1.215 hanno raggiunto le Canarie; 572 sono entrati attraverso Melilla e 356 attraverso Ceuta, le due enclavi spagnole nel Marocco. Nello stesso lasso di tempo, altri 5.698 sono passati attraverso i posti di frontiera delle due città autonome di Melilla 3.973 (+ 19%) e 1.725 per Ceuta in calo del 6,8%. Non si ferma intanto la tragedia dei morti in mare. 1.987 persone hanno perso la vita nei primi 10 mesi del 2018.
Lo riporta l’OIM, l’organizzazione mondiale per le migrazioni nel suo ultimo report, confermando che l’emergenza dei flussi si è spostata verso la Spagna dove nel solo mese di ottobre sono sbarcati in 10mila, segnando il record degli ultimi cinque anni. A fine ottobre gli sbarchi via mare in Europa sono stati 97.857 di cui il 48% (47.433) in Spagna.
 
 

Festival Migrazioni: venerdì l’inaugurazione a Modena

Modena - “Umani 100%”: la terza edizione del Festival della migrazione di Modena mette al centro l’inclusione e l’integrazione. Per tre giorni, da venerdì 9 a domenica 11 novembre, sotto la Ghirlandina, si susseguiranno incontri, seminari, spettacoli, mostre, film, libri e, tra le novità dell’edizione 2018, il “Pranzo dei popoli”. Don Giovanni De Robertis, Direttore generale della Fondazione Migrantes spiega: “Credo che la sfida delle migrazioni oggi non riguardi tanto l’accoglienza ma la capacità di costruire un paese dove le diversità, la presenza di persone di paesi, culture e religioni diverse, sappiano comporsi in una realtà più ricca. Per troppo tempo forse abbiamo pensato che era sufficiente salvare chi annegava (e purtroppo continua anche oggi ad annegare nell’indifferenza di tanti!) in mare e portarlo in qualche porto italiano. Invece questo è solo il primo passo. La vera sfida è, come ci ha ricordato papa Francesco, proteggere, promuovere, integrare. Senza queste azioni – conclude il direttore Migrantes – non c’è vera accoglienza, anzi questa può essere addirittura controproducente”. Tra le tante iniziative  del festival ne segnaliamo ne segnaliamo alcune.
Venerdì 9 novembre 2018 la prima giornata del Festival della migrazione sarà inaugurata dal dibattito «L’inclusione nella città. I media nella rete della migrazione». Interverranno: don Giovanni De Robertis, Direttore generale della Fondazione Migrantes, l’Arcivescovo di Bologna Mons. Matteo Maria Zuppi, Antonio Decaro, Presidente Associazione nazionale comuni italiani, Paolo Ruffini, Prefetto del Dicastero per la comunicazione della Santa Sede, Marino Sinibaldi, giornalista Rai Radio 3 e Vincenzo Morgante, Direttore Tv 2000.
Sabato 10 novembre 2018 sarà lo sport ad aprire la giornata con l’incontro «Lo sport insegna. Lo spogliatoio come modello di inclusione». Tra i protagonisti, Matteo Marani, giornalista e autore di «Dallo scudetto ad Auschwitz», libro sulla vita di Arpad Weisz,, Maurizio Boschini, autore di «Pugni chiusi», spettacolo sulle Olimpiadi di Città del Messico del 1968 e Catia Pedrini, presidente Modena Volley. Non mancheranno gli interventi video di Davide Mazzanti, allenatore della nazionale italiana di volley femminile, Javier Zanetti, vice presidente dell’Inter e Lilian Thuram, ex calciatore e presidente Fondazione Thuram. Sabato sera «La sfida della migrazione» con Romano Prodi, presidente della Fondazione per la Collaborazione  tra i popoli nonché presidente onorario del Comitato scientifico del Festival della migrazione e il politologo, sociologo e saggista Ilvo Diamanti. Ad aprire e chiudere la serata mons. Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio, mentre la chiusura sarà curata dal senatore Edoardo Patriarca.
Domenica 11 novembre 2018 la terza e ultima giornata del Festival della migrazione si apre in Duomo con la celebrazione della Santa messa presieduta dal card. Francesco Montenegro alle ore 12,15. Nel pomeriggio «Il contributo delle religioni nella concordia della città». Dialogheranno tra loro il card. Montenegro, presidente della Caritas italiana e arcivescovo di Agrigento, Yassin Lafram, presidente Ucoii (Unione delle comunità islamiche d’Italia), Massimo Mezzetti, assessore alla Cultura della Regione Emilia-Romagna, Beniamino Goldstein, rabbino capo di Modena e Reggio Emilia. Modera  Elisabetta Soglio, direttrice di Buone Notizie. Il Festival della migrazione è promosso da ben 50 aderenti, tra enti locali, mondo accademico e sindacale, realtà ecclesiali e religiose, associazioni.
 
 

Germania: da ottobre il nuovo Direttore per le Comunità d’altra madre lingua

Francoforte – Lo scorso mese di ottobre ha preso servizio a Bonn, presso il Segretariato della Conferenza Episcopale Tedesca, il nuovo Direttore Nazionale per le Comunità d’altra madre lingua, il dr. Lukas Schreiber. Succede a Stefan Schohe, andato in pensione. Il delegato delle Missioni Cattoliche Italiane in Germania e Scandinavia, p. Tobia Bassanelli, ha inviato un messaggio di saluto e di augurio, “garantendogli la nostra piena collaborazione nell’accompagnamento religioso degli italiani in Germania”. Nella sua risposta il neo direttore ha espresso il desiderio di incontrare al più presto le Delegazioni delle Comunità d’altra madre lingua. E lunedì 19 novembre visiterà la delegazione delle Missioni Cattoliche Italiane per un primo colloquio di reciproca conoscenza e di avvio di un lavoro comune. “Presenterò – dice p. Bassanelli - una panoramica della nostra organizzazione e delle nostre Comunità, con i rispettivi problemi, attese e progetti”.
 
 

IMU: dichiarazione Segretario generale CEI

Roma – “Le attività sociali svolte dalla Chiesa cattolica trovano anche in questa sentenza un adeguato riconoscimento da parte della Corte di Giustizia Europea. La Corte, infatti, conferma la legittimità dell’IMU – introdotta nel 2012 – che prevede l’esenzione dell’imposta, quando le attività sono svolte in modalità non commerciale, quindi senza lucro”.
Così commenta Mons. Stefano Russo, Segretario generale della CEI, che entra quindi nel merito della sentenza con cui la stessa Corte annulla la decisione della Commissione, che rinunciava a ordinare il recupero di aiuti concessi dall’Italia sotto forma di esenzione dall’imposta comunale sugli immobili: «”La sentenza odierna rileva che la Commissione avrebbe dovuto condurre una verifica più minuziosa circa l’effettiva impossibilità dello Stato italiano di recuperare le somme eventualmente dovute nel periodo 2006-2011. Le attività potenzialmente coinvolte sono numerose – aggiunge Mons. Russo – e spaziano da quelle assistenziali e sanitarie a quelle culturali e formative; attività, tra l’altro, che non riguardano semplicemente gli enti della Chiesa”.
“Abbiamo ripetuto più volte in questi anni che chi svolge un’attività in forma commerciale – ad esempio, di tipo alberghiero – è tenuto, come tutti, a pagare i tributi. Senza eccezione e senza sconti. Detto questo, è necessario distinguere la natura e le modalità con cui le attività sono condotte” conclude il Vescovo:  “una diversa interpretazione, oltre che essere sbagliata, comprometterebbe tutta una serie di servizi, che vanno a favore dell’intera collettività”.
 
 

Vescovi Messico: “aprire il cuore alle popolazioni colpite dal maltempo e ai migranti centroamericani”

Roma - Un appello alla solidarietà sia verso le popolazioni colpite da fenomeni meteorologici sia verso i migranti centroamericani che stanno attraversando il Paese viene rivolto ai messicani, attraverso un video postato sulle pagine social della Conferenza Episcopale Messicana (CEM) dal Segretario Generale, Mons. Alfredo Gerardo Miranda Guardiola, riferisce il Sir.
“Cari fratelli e sorelle, stiamo attraversando nel nostro Paese diverse emergenze. Alcune a causa dei danni provocati dal maltempo, da uragani, come nel caso degli stati di Sonora, Sinaloa, Morelia, Nayarit e Veracruz”. Tali fenomeni “hanno colpito molte famiglie, molte persone. Non possiamo chiudere il cuore e trattenere la mano per aiutarli”. Allo stesso modo, prosegue Mons. Miranda, “nel nostro Paese stiamo vivendo un’altra crisi umanitaria: fratelli centroamericani, che hanno lasciato la loro terra per insicurezza e mancanza di opportunità, cercano migliori condizioni di vita per le loro famiglie. Bambini, donne, adulti in situazione di vulnerabilità stanno attraversando il nostro Paese. Nemmeno in questo caso possiamo chiudere gli occhi, le mani e il cuore. Aiutiamoli com’è nelle nostre possibilità”.
 

Papa Francesco: Gesù ci invita al banchetto del Regno, attenzione a dirgli di no

Città del Vaticano - Il Regno di Dio spesso si immagina come un banchetto. Gesù ci invita a fare festa con Lui ma, domanda il Papa, quante volte ci inventiamo scuse per rifiutare il suo invito?  Ma tanto Gesù è buono... Sì, dice Francesco, è buono, ma è anche giusto. Il brano del Vangelo di oggi è tratto dal capitolo quattordicesimo di Luca. Ruota quasi tutto intorno a un pranzo, al banchetto che un capo dei farisei ha organizzato e a cui ha invitato anche Gesù. In quell’occasione, raccontava la pagina del Vangelo ieri di cui quella odierna è la prosecuzione, Gesù aveva guarito un malato e aveva osservato che molti invitati cercavano di occupare i primi posti. Aveva quindi raccomandato al fariseo di invitare a pranzo piuttosto gli ultimi, quelli che non possono ricambiare il favore.
Ad un certo punto, al banchetto, e qui comincia il brano di Luca di oggi, uno dei commensali, esclama: “Beato chi prenderà cibo nel regno di Dio!”. E’ il brano del doppio rifiuto, dice papa Francesco oggi nell’omelia della messa celebrata a Casa Santa Marta come riferisce Vatican News. E Gesù allora racconta la storia di un uomo che diede una grande cena e fece molti inviti. I suoi servi dicono agli invitati: “Venite, è pronto! Ma tutti cominciano a scusarsi per non andare. Chi perché ha comprato un campo, chi cinque paia di buoi, chi perché si è appena sposato. “E sempre scuse. Si scusano. Scusarsi è la parola educata per non dire: ‘Rifiuto’. Rifiutano, ma educatamente”. Allora il padrone manda i servi in strada a chiamare i poveri, i malati, gli zoppi, i ciechi e loro arrivano alla festa. “E il brano del Vangelo - afferma papa Francesco - finisce con il secondo rifiuto, ma questo dalla bocca di Gesù”. (…) “Chi rifiuta Gesù, Gesù aspetta, dà una seconda opportunità, forse una terza, una quarta, una quinta … Ma alla fine rifiuta Lui”: “E questo del rifiuto ci deve far pensare a noi, alle volte che Gesù ci chiama; ci chiama a fare festa con Lui, a essere vicino a Lui, cambiare vita. Pensate che cerca i suoi amici più intimi e loro rifiutano! Poi cerca gli ammalati … e vanno; forse qualcuno rifiuta. Quante volte noi sentiamo la chiamata di Gesù per andare da Lui, per fare un’opera di carità, per pregare, per incontrarlo e noi diciamo: ‘Ma, scusa Signore, sono indaffarato, non ho tempo. Sì, domani, non posso …’. E Gesù rimane lì”.
Il Papa si chiede quante volte anche noi chiediamo a Gesù di scusarci quando Lui “ci chiama a incontrarci, a parlare, a fare una bella chiacchera”. Anche noi rifiutiamo l’invito di Gesù: “Ognuno di noi pensi: nella mia vita, quante volte ho sentito l’ispirazione dello Spirito Santo a fare un’opera di carità, a incontrare Gesù in quell’opera di carità, di andare a pregare, di cambiare vita in questo, in questo che non va bene? E sempre ho trovato un motivo per scusarmi, per rifiutare”.
Francesco dice che alla fine entrerà nel Regno di Dio chi non rifiuta Gesù o chi non è rifiutato da Lui. E facendosi interprete di chi pensa che tanto Gesù è buono e alla fine perdona tutto, il Papa obietta: “ ‘Sì, è buono, è misericordioso’ - è misericordioso, ma è giusto. E se tu chiudi la porta del tuo cuore da dentro, Lui non può aprirla, perché è molto rispettoso del nostro cuore. Rifiutare Gesù è chiudere la porta da dentro e Lui non può entrare. E nessuno di noi, nel momento che rifiuta Gesù, pensa a questo: ‘Io chiudo la porta a Gesù da dentro’”.
Ma c’è un altro elemento su cui va l’attenzione del Papa e cioè chi paga il banchetto? E’ Gesù! L’apostolo Paolo nella prima Lettura, “ci fa vedere la fattura di questa festa” parlando di Gesù che ‘svuotò se stesso, assumendo una condizione di servo e umiliando se stesso fino a morire in croce. “Con la sua vita - dice Francesco - Gesù ha pagato la festa. E io dico: ‘Non posso’ (...) Ci dia il Signore – conclude - la grazia di capire questo mistero di durezza di cuore, di ostinazione, di rifiuto e la grazia di piangere”.  
 

Papa Francesco: il messaggio per la giornata mondiale della pace dedicato a “La buona politica al servizio della pace”

Città del Vaticano - “La buona politica è al servizio della pace”. Questo il tema scelto da Papa Francesco per la 52a Giornata Mondiale della Pace che  si celebrerà il 1° gennaio 2019. Lo rende noto oggi la Sala Stampa della Santa Sede che pubblica anche un commento.
“La responsabilità politica - vi si legge -  appartiene ad ogni cittadino, e in particolare a chi ha ricevuto il mandato di proteggere e governare. Questa missione consiste nel salvaguardare il diritto e nell’incoraggiare il dialogo tra gli attori della società, tra le generazioni e tra le culture. Non c’è pace - prosegue la nota - senza fiducia reciproca. E la fiducia ha come prima condizione il rispetto della parola data. L’impegno politico - che è una delle più alte espressioni della carità - porta la preoccupazione per il futuro della vita e del pianeta, dei più giovani e dei più piccoli, nella loro sete di compimento. Quando l’uomo è rispettato nei suoi diritti - come ricordava San Giovanni XXIII nell’Enciclica Pacem in terris (1963) - germoglia in lui il senso del dovere di rispettare i diritti degli altri. I diritti e i doveri dell’uomo accrescono la coscienza di appartenere a una stessa comunità, con gli altri e con Dio (cfr ivi, 45). Siamo pertanto chiamati - conclude la nota - a portare e ad annunciare la pace come la buona notizia di un futuro dove ogni vivente verrà considerato nella sua dignità e nei suoi diritti”.
 

Maltempo: i richiedenti asilo, “possiamo dare una mano?”

Vercelli – “A casa nostra saremmo già lì a dare una mano”. Casa loro è il Senegal, il Ghana, la Nigeria, il Camerun, il Burkina Faso, il Togo, sono un gruppo di richiedenti asili che frequentano l’associazione 'Noi von voi' di Vercelli. Con i volontari imparano l’italiano, la Costituzione, le regole per una buona integrazione. Negli ultimi giorni tutti insieme hanno seguito, attraverso la lettura dei quotidiani, le notizie sul web, i tragici eventi legati al maltempo che sta flagellando l’Italia dal Nord al Sud. “Ci hanno chiesto – racconta Claudio Fecchio, collaboratore della Onlus – come potevano essere utili. Partendo dal loro desiderio, da quanto avrebbero fatto nella loro terra di origine, è nata spontanea l’idea di scrivere al Prefetto per chiedere di essere inviati nei luoghi dei disastri per dare una mano”. La lettera è stata inviata ieri mattina, firmata da 16 richiedenti asilo: «Tenuto conto della gratitudine per l’ospitalità e la benevolenza che il popolo italiano ha mostrato nei nostri confronti – scrivono – e consapevoli, più di altri della sofferenza che l’abbandono e la solitudine provocano di fronte alle disgrazie della vita, i sottoscritti richiedenti asilo, ospiti delle varie strutture operanti nel territorio vercellese, si dichiarano disponibili a fornire qualunque forma di aiuto e sostentamento alle popolazioni così duramente colpite”. Un testo che i volontari dell’Associazione hanno letto, riga per riga, in italiano, francese e inglese a tutti i firmatari, tutti tra i 20 e i 30 anni, per evitare delle incomprensioni. Ciascuno dei richiedenti asilo ha, inoltre, preso l’impegno di coinvolgere nella loro iniziativa gli altri immigrati del Cas. Tra i primi firmatari c’è Aguemba Abdou Warissou del Togo, ha 26 anni, da poco più di due è in Italia, vive in un centro di accoglienza di Robbio, ma frequenta regolarmente l’attività proposta dall’associazione vercellese, “ciò che è accaduto a tante persone in Italia – riferisce – mi ha toccato il cuore. So cosa significa perdere tutto, non avere più nulla. Io, come tanti altri immigrati, desidero aiutare chi sta soffrendo. Siamo pronti a partire per i luoghi disastrati e a coinvolgere chi ci sta accanto”. Per restituire ciò che stanno ricevendo stanno creando una loro associazione con l’obiettivo di sostenere i nuovi migranti che giungeranno in questo angolo di Piemonte, ma anche per sostenere gli italiani più poveri. “Da tempo lavoriamo con i migranti con l’obiettivo di offrire percorsi di autentica accoglienza, – sottolinea don Patrizio Maggioni, presidente di Noi con voi – ci auguriamo di poter continuare a lavorare in modo da garantire un’inclusione sociale per tutti e mantenere chi arriva nella legalità e nelle regole”. (Chiara Genesio)
 
 

Decreto sicurezza: appello delle associazioni

Roma -  Un appello ai parlamentari  “perché si adoperino, in queste ultime e brevi ore di dibattito parlamentare, a migliorare le norme sottoposte al loro scrutinio. Per il bene del Paese e la sicurezza di tutti non conviene aumentare l’irregolarità ma rafforzare i percorsi di integrazione”. Lo rivolgono oggi in occasione del voto per la conversione in legge del decreto legge 4 ottobre 2018, n.113 su immigrazione e sicurezza le principali associazioni che operano nel campo delle migrazioni: Comunità di Sant’Egidio, Acli, Centro Astalli, Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, Caritas Italiana, Fcei (Federazione delle Chiese evangeliche in Italia), Tavola Valdese, Casa della Carità di Milano, Fondazione Migrantes, Ascs (Agenzia scalabriniana per la cooperazione allo sviluppo). I firmatari guardano “con grande preoccupazione allo smarrimento del senso di equilibrio e di moderazione nelle politiche sull’immigrazione, sostituito dal compiacimento per gesti e segnali di durezza che tuttavia, producendo sofferenza, non risolvono i problemi ma li acuiscono”. Tra i tanti punti critici (tra cui l’aumento delle pene detentive e le procedure per l’acquisto della cittadinanza) presi in esame dalle associazioni c’è il previsto passaggio dal permesso di soggiorno per motivi umanitari ad un ristretto numero di permessi di soggiorno per “casi speciali”. Oggi “circa 140.000 persone titolari di un permesso di soggiorno per motivi umanitari – avvertono – rischiano di cadere o di ricadere in una condizione di irregolarità del soggiorno che li esporrà al rischio di povertà estrema, di marginalità e di devianza”. I permessi di soggiorno per “casi speciali” preoccupano per il fatto che sarebbero “autorizzazioni estremamente precarie, quasi sempre non rinnovabili e non convertibili, ad esempio, in un permesso di soggiorno per motivi di lavoro”. “Si va dunque generando, in nome della sicurezza, un inasprimento della disciplina del soggiorno che aumenterà la propensione all’illegalità – sottolineano  – e renderà più fragile la coesione sociale anche per le famiglie italiane, mentre per le imprese diverrà più difficile reperire legalmente mano d’opera giovane e motivata, ad esclusivo vantaggio dei pochi imprenditori disonesti e della criminalità organizzata”. La convinzione è che la sicurezza si crea favorendo “al massimo l’integrazione” e non con “norme che rischiano di allargare l’irregolarità”.
 

Usa: carta d’identità parrocchiale per immigrati privi di documenti

Baltimora – La diocesi di Baltimora ha intrapreso un passo significativo e concreto per aiutare gli immigranti senza documenti emettendo loro la carta d’identità della parrocchia. Lo sforzo inizia con un programma pilota nella parrocchia redentorista del Sacro Cuore di Gesù / Sagrado Corazón de Jesús a Baltimora. Ne riferisce Fides. Il parroco della chiesa, padre Bruce Lewandowski, ha affermato che fornire un documento di identità “sembra un piccolo gesto, ma cambia la vita e cambia il mondo per coloro che lo terranno nelle loro mani”. Ogni carta porta il nome e la foto del titolare della carta, la data di rilascio, il nome e le informazioni di contatto per la parrocchia, ha detto padre Lewandowski. Tale documento non è stato rilasciato dal governo, ha continuato, “Ma la gente saprà che ha il sostegno del sindaco di questa meravigliosa città; ha il sostegno del Dipartimento di Polizia di Baltimora; ha il sostegno del nostro pastore capo qui nell’Arcidiocesi di Baltimora, Mons. Lori”. Nel caso in cui i titolari della carta dovessero incontrare la polizia, ha detto: “Saranno in grado di dire: ‘Eccomi. Vivo qui. Appartengo a questo luogo. Questa è la mia città”. Fornendo documenti di identità parrocchiale, l’arcivescovo Lori ha affermato che la Chiesa sta “inviando un chiaro messaggio che le persone hanno il diritto di essere al sicuro. Le persone hanno il diritto di vivere in una città in cui ci vediamo vicini e amici, piuttosto che estranei e nemici. “
 
 

Papa Francesco: no all’egoismo dell’interesse, rivalità e vanagloria causano guerre

Città del Vaticano - “La rivalità e la vanagloria” distruggono le fondamenta delle comunità, seminando divisioni e conflitti. Lo sottolinea Papa Francesco nell’omelia della Messa celebrata nella cappella della Casa Santa Marta. Partendo dal Vangelo secondo Luca (Lc 14,12-14), il Pontefice, riferisce Vatican News,  condanna “l’egoismo dell’interesse”, ribadendo che la “gratuità” predicata da Gesù “non è selettiva”.
L’insegnamento di Gesù è chiaro: “non fare le cose per interesse”, non scegliere le proprie amicizie sulla base della convenienza. Ragionare solo in base al proprio “tornaconto”, infatti, è “una forma di egoismo, di segregazione e di interesse”, mentre il “messaggio di Gesù” è esattamente il contrario: la “gratuità”, che “allarga la vita”, “allunga l’orizzonte, perché è universale”. I selettivi “sono fattori di divisione” e non favoriscono “l’unanimità” di cui parla San Paolo ai Filippesi, nella prima Lettura. “Ci sono due cose che vanno contro l’unità – insiste Papa Bergoglio – la rivalità e la vanagloria”. “E anche il chiacchiericcio nasce dalla rivalità, perché tanta gente si sente che non può crescere, ma per diventare più alto dell’altro diminuisce l’altro con il chiacchiericcio. Un modo di distruggere le persone. La rivalità. E Paolo dice: ‘No. Nella comunità non ci siano rivalità’. La rivalità è una lotta per schiacciare l’altro. E’ brutta, la rivalità: si può fare in modo aperto, diretto o si può fare con i guanti bianchi; ma sempre per distruggere l’altro e innalzare se stessi. E siccome io non posso essere così virtuoso, così buono, diminuisco l’altro, così io rimango sempre alto. La rivalità è una via a questo agire per interesse”. Parimenti dannoso è chi si vanta di essere superiore agli altri: “questo distrugge una comunità, distrugge una famiglia, pure … Pensate alla rivalità tra i fratelli per l’eredità del padre, per esempio: questa è cosa di tutti i giorni. Pensate alla vanagloria, a coloro che si vantano di essere migliori degli altri”.
Il cristiano, prosegue Papa Francesco, deve seguire l’esempio del Figlio di Dio, coltivando “la gratuità”: fare del bene senza preoccuparsi se gli altri fanno lo stesso; seminare “unanimità”, abbandonando “rivalità o vanagloria”. Costruire la pace con piccoli gesti vuol dire lastricare un cammino di concordia in tutto il mondo: “quando noi leggiamo le notizie delle guerre, pensiamo alle notizie della fame dei bambini nello Yemen, frutto della guerra: è lontano, poveri bambini … ma perché non hanno da mangiare? Ma la stessa guerra si fa a casa nostra, nelle nostre istituzioni con questa rivalità: incomincia lì, la guerra! E la pace deve farsi lì: nella famiglia, nella parrocchia, nelle istituzioni, nel posto di lavoro, cercando sempre la unanimità e la concordia e non il proprio interesse”.
 

Università Europea: parte il laboratorio “Non sei un nemico”

Roma - Sensibilizzare i giovani ad una nuova forma di comunicazione, che non veda nell’altro un nemico e che sia basata sul dialogo e su una serena accoglienza dell’altro. Questo l’obiettivo del Laboratorio di comunicazione “Noi sei un nemico” promosso dal giornalista Carlo Climati dell’Università Europea di Roma.
Il tema verrà esplorato attraverso diverse forme di comunicazione del mondo di oggi: dal giornalismo ai social network, dalla musica alla radio, dalla televisione ai fumetti, dal cinema al dialogo nella vita quotidiana.
“Ogni essere umano ha un immenso valore”,  ha spiegato Climati presentando l’iniziativa: “incontrarlo ed ascoltarlo significa aprire il proprio cuore a una comunicazione autentica, libera dai pregiudizi e alimentata da un sereno dialogo”.
 

Associazione 21 luglio: “a Roma 35 sgomberi in 10 mesi”

Roma - “Ammonta a 35 il numero degli sgomberi forzati che si sono registrati nel Comune di Roma dal 1⁰ gennaio al 30 ottobre 2018. In soli dieci mesi è stato già superato il numero totale di sgomberi avvenuti lo scorso anno pari a 33”. Dai dati in possesso dell’Associazione 21 luglio risultano coinvolte nelle operazioni “circa 1.166 persone con una stima approssimativa della presenza di minori che si aggira intorno al 50% del totale. I costi che il Comune ha sostenuto per far fronte a operazioni di questo tipo sono stimati in circa 1 milione 500mila euro”. Il Municipio con il più alto numero di sgomberi, fa sapere l’associazione,  è l’XI dove si sono stati registrati 7 interventi.  “Nel 2017 gli sgomberi forzati registrati nei confronti delle comunità rom erano stati 33 – commenta Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio -. L’anno precedente ne avevamo segnalati 28. Siamo quindi di fronte ad una preoccupante impennata”. Il Piano rom della Giunta Raggi, “presentato 17 mesi fa – continua Stasolla -, prevedeva il superamento dei ‘campi’ della Capitale. Ad oggi nessun insediamento risulta superato mentre, in compenso, più di 1.000 persone sono state spostate da un punto all’altro della città. La chiusura di Camping River, avvenuta nel luglio scorso, ha portato ad avere oggi più di 100 persone per strada. Soggetti che, dopo l’allontanamento dall’insediamento di via Tiberina, già hanno subito ulteriori sgomberi, tutti registrati in assenza delle garanzie procedurali previste dai Comitati delle Nazioni Unite”.
 

MCI Olanda: ieri celebrazione con il vescovo di Rotterdam

Leiden – Ieri mattina, nella chiesa di Leiden ​ in Olanda solenne celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo di Rotterdam, Mons. Johannes Harmannes Jozefus van den Hende per la comunità italiana.
Nella stessa giornata di ieri celebrazione in lingua italiana in occasione della commemorazione dei defunti nella Chiesa Petrus Canisius di Nijmegen presieduta da padre Joop van Banning.
 

Servizio civile: il Viminale taglia nei bandi 2800 posti destinati ai rifugiati

Roma - Niente più posti nei bandi di servizio civile per rifugiati. Il Ministero dell'Interno ha azzerato il progetto “Integrazione”, varato lo scorso anno dal precedente governo grazie ai fondi europei del programma Fami (Fondo asilo, migrazione e integrazione). Grazie a uno stanziamento di 18 milioni di euro, aggiuntivo al fondo per il servizio civile, era stato possibile prevedere altri 3.000 posti da riservare a giovani che fossero titolari dello status di rifugiato o di protezione umanitaria o sussidiaria. Dodici mesi di servizio civile da svolgere nei progetti degli enti del privato sociale o degli enti locali, fianco a fianco con i coetanei italiani: un modo per sostenere il cammino di integrazione dei rifugiati che avevano concluso il periodo di accoglienza nel circuito Sprar.
Lo scorso anno erano stati presentati i primi progetti, che prevedevano l'integrazione di 192 rifugiati, di cui 120 in progetti nazionali e 72 in progetti regionali. Un avvio difficile, dovuto anche a una doppia rendicontazione che ha disincentivato la partecipazione degli enti, scoraggiati dall'eccessivo impegno burocratico richiesto rispetto ai bandi tradizionale. Ma quest'anno nell'ultima riunione del 2 ottobre della Consulta degli enti di servizio civile, presente il sottosegretario alla Presidenza del consiglio Vincenzo Spadafora che ha la delega in materia, gli enti hanno chiesto se - come di consueto - anche i fondi Fami, riservati all'integrazione, non spesi nell'anno precedente sarebbero stati reimpiegati. Soldi che sarebbero serviti ad avviare in servizio altri 2.808 rifugiati assieme ai 53 mila posti per volontari. E a questo punto per gli enti è arrivata la sgradita novità: quei fondi, nella disponibilità del Viminale, erano stati ritirati.
 

Mons. Nosiglia: sui migranti impariamo a cambiare linguaggio

Torino – “Quante voci, minacce, provocazioni abbiamo ascoltato negli ultimi tempi a proposito di immigrati, rifugiati e organizzazioni non governative, dipinti come il nemico contro cui scaricare tutte le ansie e le paure contemporanee. Quante volte la solidarietà è stata messa...

Milano: sabato la conclusione del Sinodo Minore “Chiesa dalle genti”

Milano - Sabato 3 novembre, alle ore 9.00, i membri dei Consigli presbiterale e pastorale diocesani si riuniranno in assemblea nel Salone Pio XII del Centro diocesano di Milano (via Sant’Antonio 5), sotto la presidenza dell’Arcivescovo di Milano Mons. Mario Delpini per emendare la bozza del documento del Sinodo minore «Chiesa dalle genti». Al termine il testo sarà votato e consegnato all’Arcivescovo. Sarà questa anche l’occasione nella quale saranno promulgate nuove costituzioni sinodali, aggiornando e sostituendo quanto stabilito dal capitolo 14 del Sinodo diocesano 47°, circa le modalità attraverso le quali annunciare adeguatamente il Vangelo, celebrare i sacramenti, vivere l’esperienza della carità, in un contesto sempre più multietnico, quale è ormai rappresentato dalle parrocchie ambrosiane. L’assemblea dei due Consigli convocati confluirà nel pomeriggio in Duomo, dove alle 17.30 l’Arcivescovo presiederà il Pontificale nella Solennità di San Carlo Borromeo, che indisse per la sua Diocesi i primi undici Sinodi diocesani.
 Il documento che sarà approvato nella giornata di sabato 3 novembre non rappresenta il testo finale del Sinodo minore “dalle genti”. Bisognerà attendere la revisione la promulgazione definitiva dell’Arcivescovo. Per l’intera diocesi ambrosiana rappresenterà piuttosto una sorta di road map sul quale cominciare a lavorare nel corso di questo anno pastorale. 
Si tratta di un testo suddiviso in cinque capitoli, che intende fare il punto sulle intuizioni e le prospettive messe in luce dalla partecipata fase di ascolto e di discernimento iniziata il 27 novembre dello scorso anno. 
Sottolinea Mons. Luca Bressan, Vicario Episcopale e Presidente della Commissione sinodale: «L’Arcivescovo, già nel documento di indizione del “Sinodo dalle genti” ci aveva chiesto il coraggio di alzare lo sguardo oltre le nostre emozioni e ansie, di fronte a un presente e a un futuro che si colorano di tratti inediti non soltanto su temi come l’economia e l’immigrazione, ma anche sulla trasmissione della fede cristiana alle nuove generazioni. Questa lunga fase di ascolto condotta in questi mesi ci ha permesso di scoprire che la sfida non è così impari come potrebbe apparire a uno sguardo affrettato. Disponiamo già di energie e di esperienze capaci di indirizzarci in questa direzione: per esempio la presenza di comunità cattoliche straniere e di individui che si affacciano con minor timore sulla scena della nostra vita pastorale, l’esperienza dei fidei donum (non solo preti, ma anche famiglie) che trasformano il nostro quotidiano proprio grazie alla presenza di fratelli e sorelle provenienti da altre culture e nazioni… ».
 
 
 
 

Migrantes Taranto: convegno diocesano su “Liberi dalla paura”

Taranto - “Liberi dalla paura”: questo il tema scelto dall’Ufficio Migrantes della diocesi di Taranto per il convegno che si svolgerà il prossimo 8 novembre a Statte dalle 9,00 alle 13,00. Il convegno, dopo i saluti istituzionali, sarà introdotto dall’arcivescovo di Taranto Mons. Filippo Santoro. Seguiranno gli interventi di Mons. Gino Romanazzi, Vicario Episcopale per la Pastorale sul tema “Liberi dalla Paura” (Documento dei Vescovi CEMi-CEI 2018), Cosima Ilaria Buonocore, Docente Dip. Jonico Università degli Studi “Aldo Moro” Bari su “Migranti tra leggi e sentenze”; Rossella Fiore, Dirigente Ufficio Immigrazione della Questura Taranto su “L’immigrazione nella provincia jonica” e Flavia Leopardo dell’Associazione “Noi e voi” su “Celebriamo le diversità, aboliamo le disuguaglianze”. Il convegno - moderato da Marisa Metrangolo, direttore Migrantes della diocesi di Taranto e con il coordinamento di Laura Pavone, Vice Preside dell’ITIS “Amaldi” - prevede testimonianze di immigrati e profughi e l’intervento di don Massimo Caramia, Cappellano “Stella Maris – Apostolato del Mare” di Taranto. Le conclusioni saranno affidate a don Antonio Panico, Coordinatore attività Accademiche Lumsa. (R.I.)
 

Perché si sappia

Roma - Due minuti e mezzo per raccontare come si può passare dalla speranza al dramma, ovvero dalla gioia di partire verso un futuro migliore e la realizzazione di sé alla disperazione di trovarsi nel tunnel della prostituzione. Il Vides, l’associazione di volontariato promossa dal Centro Italiano Opere Femminili Salesiane, ha scelto il linguaggio delle immagini per informare sui rischi della migrazione irregolare. Il video è stato prodotto nell’ambito del progetto finanziato dalla Campagna CEI “Liberi di partire, liberi di restare” ed è rivolto ad oltre un milione di nigeriani che abitano nelle diocesi di Lagos, Ijebe-Ode, Benin City, Ondo e Onitsha. L’obiettivo è proprio quello di ridurre i flussi migratori irregolari aumentando l’informazione sull’Europa e sui pericoli di un viaggio verso le sue coste, non ultimo il traffico di esseri umani.