Roma - Oggi l’America Latina è fortemente minacciata dal cambiamento climatico. Le ultime notizie dal Perù (https://www.senamhi.gob.pe/) vedono una situazione difficile a causa dell’incremento di piogge continue nelle Ande e che mettono in grande pericolo la popolazione, spiega il coordinatore per la pastorale Migrantes con i cattolici latino-americani in Italia, p. Emerson Campos Aguilar che invita alla preghiera l’intera comunità presente in Italia. In tutte le 35 cappellanie in Italia si pregherà per questa situazione. Il sacerdote presiederà una liturgia eucaristica a Roma nella cappellania Latino-americana di “Nostra Signora della Luce” per tutto il Sud America, per il Venezuela, la Bolivia e per tutti quelli che hanno “bisogno di un conforto che solo il Signore può dare”.
Primo Piano
Anche Montalbano incontra i migranti
Roma - Montalbano che entra in chiesa è una novità non da poco nella versione televisiva dei racconti di Andrea Camilleri. Sono passati vent’anni dal primo episodio (“Il ladro di merendine”) trasmesso da Rai 1 nel 1999 e solo lunedì scorso abbiamo visto il popolare commissario sedersi su una panca di fronte a un altare in cerca di una risposta al sacrificio di tanti migranti. Non ha pregato. Forse non ne ha avuto nemmeno il tempo, vista la rapidità della scena. Ma ha sentito il bisogno del silenzio per mitigare il rumore della sofferenza. Solo un flash. Significativo, però, per sottolineare un modo di rapportarsi a un dramma dei nostri giorni senza comunque nessuna lettura politica. Chi aveva paura del Commissario Montalbano in versione anti Salvini si è dovuto ricredere. In ogni caso, come sempre succede per questa fortunata serie, c’era grande attesa per i due nuovi episodi, il primo dei quali, “L’altro capo del filo”, incentrato in parte sugli sbarchi di extracomunitari in Sicilia, che si susseguono quasi ogni notte costringendo Montalbano, con i suoi uomini, ad affrontare l’emergenza. E lo fa senza perdere mai la sua umanità e il suo senso di giustizia. In mezzo a tutto ciò, un terribile delitto si abbatte su Vigata: Elena Biasini viene barbaramente massacrata nella sua sartoria. A collegare i due filoni, una ragazzina africana abusata dagli scafisti durante la traversata in mare e, molto più banalmente, il fatto che il commissario debba farsi un vestito su misura per una cerimonia. In ogni caso l’omicidio sembra inspiegabile. Si risolverà come sempre grazie all’intuito e a una buona dose di fortuna, ma senza l’arresto materiale dell’assassino. La storia, pur con qualche forzatura per garantire gli intrecci, funziona. La regia di Alberto Sironi non si discute. Gli attori sono consolidati nei rispettivi ruoli: Luca Zingaretti (Montalbano) su tutti, ma anche Cesare Bocci (Mimì Augello) e Peppino Mazzotta (Fazio). Un po’ sopra le righe Angelo Russo (Catarella). Il pubblico, fedele come sempre, ha fatto segnare uno share a ridosso del 45% con oltre 11 milioni di telespettatori. Un successo che sicuramente sarà bissato lunedì prossimo con il secondo inedito. (Andrea Fagioli – Avvenire)
Tv2000: “Il Diario di Papa Francesco” sul Meeting di Sacrofano
Roma – “Il Diario di Papa Francesco” la trasmissione di Tv 2000 dedicherà molto spazio al Meeting delle realtà accoglienti promosso da Caritas Italiana, Fondazione Migrantes e Centro Astalli che vedrà la partecipazione straordinaria di Papa Francesco, il 15 febbraio, per la celebrazione della Messa.
Domani, mercoledì 13 febbraio, incontro con Mons. Guerino Di Tora, Presidente della Fondazione “Migrantes”, alle 17,30, per anticipare i temi del Meeting “Comunità accoglienti: liberi dalla paura” che si tiene a Sacrofano dall’11 al 17 febbraio.
Puntata speciale del “Diario”, venerdì 15 febbraio, dalle ore 17, a conclusione della diretta della Messa celebrata da Papa Francesco a Sacrofano, A commentare la giornata, in studio, insieme a Gennaro Ferrara alcuni esponenti dell’organizzazione dell’incontro della Fondazione Migrantes e del Centro Astalli.
Domani, mercoledì 13 febbraio, incontro con Mons. Guerino Di Tora, Presidente della Fondazione “Migrantes”, alle 17,30, per anticipare i temi del Meeting “Comunità accoglienti: liberi dalla paura” che si tiene a Sacrofano dall’11 al 17 febbraio.
Puntata speciale del “Diario”, venerdì 15 febbraio, dalle ore 17, a conclusione della diretta della Messa celebrata da Papa Francesco a Sacrofano, A commentare la giornata, in studio, insieme a Gennaro Ferrara alcuni esponenti dell’organizzazione dell’incontro della Fondazione Migrantes e del Centro Astalli.
Papa Francesco: il Papa apre l’Incontro delle realtà di accoglienza “Liberi dalla paura”
Città del vaticano - Sarà Papa Francesco ad aprire venerdì prossimo, 15 febbraio, l’Incontro delle realtà di accoglienza “Liberi dalla paura”, organizzato dalla Fondazione Migrantes, dalla Caritas Italiana e dal Centro Astalli.
“Per sottolineare la sua costante attenzione all’accoglienza dei migranti, il Santo Padre Francesco presiederà venerdì 15 febbraio, alle ore 16.00, presso la Fraterna Domus di Sacrofano (Roma), la Celebrazione Eucaristica” che l’incontro che si svolgerà dal 15 al 17 febbraio, evidenzia oggi il direttore “ad interim” della Sala Stampa della Santa Sede, Alessandro Gisotti precisando che la visita avrà “carattere privato, per cui è esclusa la presenza di giornalisti e operatori della comunicazione” e che la diretta della Santa Messa sarà curata da Vatican Media.
“Per sottolineare la sua costante attenzione all’accoglienza dei migranti, il Santo Padre Francesco presiederà venerdì 15 febbraio, alle ore 16.00, presso la Fraterna Domus di Sacrofano (Roma), la Celebrazione Eucaristica” che l’incontro che si svolgerà dal 15 al 17 febbraio, evidenzia oggi il direttore “ad interim” della Sala Stampa della Santa Sede, Alessandro Gisotti precisando che la visita avrà “carattere privato, per cui è esclusa la presenza di giornalisti e operatori della comunicazione” e che la diretta della Santa Messa sarà curata da Vatican Media.
Modena: quattro serate per passare “dalla paura all’incontro”
Modena - Sono quattro gli incontri che un nutrito gruppo di associazioni del mondo cattolico propongono ai modenesi sul tema delle migrazioni.
Quattro come i verbi indicati da Papa Francesco, che, rivolgendosi al corpo diplomatico lo scorso 13 dicembre ha affermato la “nostra responsabilità morale, con la dovuta attenzione al bene comune, per accogliere, proteggere, promuovere e integrare coloro che bussano alle nostre porte in cerca di un futuro sicuro per loro stessi e per i loro figli”.
La rassegna si intitola Dalla paura all’incontro e si articola su una serie di confronti in occasione della pubblicazione del volume Abbecedario delle migrazioni(Giappichelli, 2018).
L’iniziativa è promossa dall’ufficio di Pastorale sociale e del lavoro della diocesi di Modena-Nonantola, dall’Ugci, dall’Agesci delle zone di Modena e Modena Pedemontana, dall’Azione cattolica diocesana, da Missio– servizio di animazione missionaria, dall’associazione Porta Aperta, Fuci, Csi, UniAMo, Ufficio Migrantes diocesano, Ho Avuto Sete, Arte Migrante Modena e Festival della Migrazione.
Il primo incontro, Accogliere, avrà luogo domenica prossima presso la chiesa della Madonna Pellegrina (via don Minzoni 194) alle 20.45 e sarà tenuto dall’arcivescovo mons. Erio Castellucci.
Seguirà, martedì 26 febbraio alle 20.45, presso la chiesa di San Paolo (via del Luzzo 130) Promuovere, con l’arcivescovo di Ferrara–Comacchio mons. Giancarlo Perego.
I successivi incontri, dedicati ai temi Proteggere e Integrare, avranno luogo rispettivamente presso la parrocchia di San Lazzaro (via Borri 90) e presso quella di Gesù Redentore (via Leonardo da Vinci 120). Le date e i relatori saranno comunicati prossimamente. (Francesco Gherardi – Nostro Tempo)
Quattro come i verbi indicati da Papa Francesco, che, rivolgendosi al corpo diplomatico lo scorso 13 dicembre ha affermato la “nostra responsabilità morale, con la dovuta attenzione al bene comune, per accogliere, proteggere, promuovere e integrare coloro che bussano alle nostre porte in cerca di un futuro sicuro per loro stessi e per i loro figli”.
La rassegna si intitola Dalla paura all’incontro e si articola su una serie di confronti in occasione della pubblicazione del volume Abbecedario delle migrazioni(Giappichelli, 2018).
L’iniziativa è promossa dall’ufficio di Pastorale sociale e del lavoro della diocesi di Modena-Nonantola, dall’Ugci, dall’Agesci delle zone di Modena e Modena Pedemontana, dall’Azione cattolica diocesana, da Missio– servizio di animazione missionaria, dall’associazione Porta Aperta, Fuci, Csi, UniAMo, Ufficio Migrantes diocesano, Ho Avuto Sete, Arte Migrante Modena e Festival della Migrazione.
Il primo incontro, Accogliere, avrà luogo domenica prossima presso la chiesa della Madonna Pellegrina (via don Minzoni 194) alle 20.45 e sarà tenuto dall’arcivescovo mons. Erio Castellucci.
Seguirà, martedì 26 febbraio alle 20.45, presso la chiesa di San Paolo (via del Luzzo 130) Promuovere, con l’arcivescovo di Ferrara–Comacchio mons. Giancarlo Perego.
I successivi incontri, dedicati ai temi Proteggere e Integrare, avranno luogo rispettivamente presso la parrocchia di San Lazzaro (via Borri 90) e presso quella di Gesù Redentore (via Leonardo da Vinci 120). Le date e i relatori saranno comunicati prossimamente. (Francesco Gherardi – Nostro Tempo)
Forlì: a confronto sulle “migrazioni nel tempo”
Roma – “Le migrazioni nel tempo. Global compact per una migrazione sicura, ordinata e regolare”: questo il tema di un convegno previsto a Forlì mercoledì 20 febbraio.
Al convegno interverranno Valerio Calzolaio, giornalista e scrittore, autore del libro “Libertà di migrare”, sul tema “Le migrazioni nel tempo e le peculiarità di questa fase storica” e di Cristina Molfetta, Fondazione Migrantes, redattrice del report “Il diritto di asilo”, che approfondirà “Il Global Compact for migration. Cosa contiene. Cosa fare dopo Marrakech”.
Al convegno interverranno Valerio Calzolaio, giornalista e scrittore, autore del libro “Libertà di migrare”, sul tema “Le migrazioni nel tempo e le peculiarità di questa fase storica” e di Cristina Molfetta, Fondazione Migrantes, redattrice del report “Il diritto di asilo”, che approfondirà “Il Global Compact for migration. Cosa contiene. Cosa fare dopo Marrakech”.
Mediterraneo: una nave Ong dedicata ad “Aylan”
Roma - A più di un mese dall’operazione umanitaria condivisa con la Sea Watch e i 49 migranti tenuti in balia del maltempo e della politica europea prima di toccare terra a Malta, la Ong tedesca Sea Eye torna in mare. La missione umanitaria si appresta a navigare il Mediterraneo con una nave dal nome nuovo dedicato al piccolo Aylan. Il bimbo curdosiriano Alan Kurdi di tre anni il cui corpo senza vita fu trovato su una spiaggia turca nel settembre 2015.
La foto del piccolo fece il giro del mondo e scosse le coscienze di tutti. La nave della Ong tedesca è stata ribattezzata domenica nel corso di una cerimonia che si è svolta nel porto di Palma de Mallorca.
“Siamo felici che una nave di salvataggio porti il nome di nostro figlio. Mio figlio sulla spiaggia non dovrà mai essere dimenticato”, ha detto il padre Abdula Kurdi.
Nel naufragio morirono Alan, il fratello Galib e la madre Rehana. Alla cerimonia hanno preso parte rappresentanti delle Isole Baleari e della comunità musulmana, oltre al vescovo di Mallorca, Mons. Sebastián Taltavull Anglada.
Intanto, ieri, la Guardia Costiera turca ha soccorso nel mar Egeo 69 migranti afgani su un gommone in avaria. A bordo c’erano anche 36 bambini e 17 donne. Tutti sottoposti a controlli medici e poi trasferiti in un centro per migranti.
La foto del piccolo fece il giro del mondo e scosse le coscienze di tutti. La nave della Ong tedesca è stata ribattezzata domenica nel corso di una cerimonia che si è svolta nel porto di Palma de Mallorca.
“Siamo felici che una nave di salvataggio porti il nome di nostro figlio. Mio figlio sulla spiaggia non dovrà mai essere dimenticato”, ha detto il padre Abdula Kurdi.
Nel naufragio morirono Alan, il fratello Galib e la madre Rehana. Alla cerimonia hanno preso parte rappresentanti delle Isole Baleari e della comunità musulmana, oltre al vescovo di Mallorca, Mons. Sebastián Taltavull Anglada.
Intanto, ieri, la Guardia Costiera turca ha soccorso nel mar Egeo 69 migranti afgani su un gommone in avaria. A bordo c’erano anche 36 bambini e 17 donne. Tutti sottoposti a controlli medici e poi trasferiti in un centro per migranti.
Diocesi carpi: da domani la mostra “Nuove Generazioni – I volti giovani dell’Italia multietnica”
Carpi - Sono più di un milione e mezzo i giovani nati in Italia da genitori stranieri, o che sono arrivati qui da piccoli e hanno messo radici in quello che considerano il “loro” Paese. Quali legami mantengono con le tradizioni ereditate dai genitori e dalle terre di cui sono originari, quali vincoli stringono con i valori delle società in cui stanno crescendo? Che ruolo giocano nella costruzione della loro identità la famiglia, la scuola e gli altri ambienti in cui vivono?
A queste e ad altre domande sul tema intende rispondere un’iniziativa che si svolgerà dal 12 al 26 febbraio a Mirandola e dal 18 febbraio al 2 marzo a Carpi. Tale iniziativa è promossa congiuntamente dall’Ufficio Scuola, dalla Caritas, dal Centro Missionario e dall’Ufficio Migrantes della Diocesi di Carpi e dall’Associazione Gli Argonauti, si svolge in collaborazione con l’I.S.S. Luosi Pico di Mirandola e vede l’adesione della Consulta per l’Integrazione dei cittadini stranieri dell’Unione delle Terre d’Argine e ha ricevuto il patrocinio dei Comuni di Mirandola e di Carpi. Essa consiste in una mostra, realizzata per la XXXVIII edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli, dal titolo “Nuove Generazioni - I volti giovani dell’Italia multietnica”, mostra che sarà presentata attraverso un convegno dal titolo “Nuove Generazioni - Un punto d’incontro tra mondi diversi”, cui interverrà Giorgio Paolucci, giornalista e scrittore, coordinatore e curatore della mostra, con a seguire testimonianze sul tema, convegno che si svolgerà venerdì 22 febbraio alle ore 18.00 presso l’Auditorium San Rocco a Carpi, per la cui concessione si ringrazia la Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi.
La mostra si propone come un viaggio, con molte sorprese, nell'Italia che cambia. Come detto, se facciamo la somma dei minori stranieri nati da genitori immigrati o arrivati qui da piccoli, di quelli che hanno acquisito la cittadinanza italiana e dei figli di coppie miste, superiamo il milione e mezzo di persone. Una cifra imponente, alla quale vanno aggiunti – spiega una nota dei promotori - i figli ormai maggiorenni nati da genitori stranieri. Sono le "nuove generazioni" di una nazione sempre più multietnica. La scuola è il luogo dove il mutamento in corso è più evidente: sono 815.000 gli studenti stranieri, il 9% del totale, sei su dieci non sono "immigrati" ma nati in Italia, più di un terzo frequenta la scuola primaria.
Ma le "nuove generazioni" non sono riducibili al mondo della scuola: la mostra propone una galleria di personaggi che operano nel mondo del lavoro, delle professioni, dello sport, della musica, dell'arte. Tutti fanno i conti con le tradizioni delle famiglie e delle terre di cui sono originari, e nello stesso tempo si misurano con la cultura, i valori, gli stili di vita di quello che sentono come il "loro" Paese. Sono un punto di incontro tra mondi diversi, spesso molto lontani, che in seguito alla globalizzazione e ai flussi migratori sono diventati vicini e si stanno sempre più contaminando. Sono i costruttori di una "identità arricchita", aperta all'incontro con l'altro e in continuo divenire, perché - come scrive Romano Guardini - "nella monotonia del puro proseguire noi soffocheremmo".
I protagonisti della mostra si misurano con il tema dell’eredità e con interrogativi che vanno al fondo della loro avventura umana, e che al tempo stesso interpellano tutta la società italiana: cosa permette alla tradizione di essere una realtà vitale, e non solo la memoria sterile del passato? Che ruolo giocano nella costruzione dell'identità di queste persone la famiglia, la scuola e gli altri ambienti in cui crescono e si esprimono? Quali valori, quali proposte di vita trovano in Occidente i figli di coloro che hanno lasciato i loro Paesi in cerca di un'esistenza migliore?
A queste e ad altre domande sul tema intende rispondere un’iniziativa che si svolgerà dal 12 al 26 febbraio a Mirandola e dal 18 febbraio al 2 marzo a Carpi. Tale iniziativa è promossa congiuntamente dall’Ufficio Scuola, dalla Caritas, dal Centro Missionario e dall’Ufficio Migrantes della Diocesi di Carpi e dall’Associazione Gli Argonauti, si svolge in collaborazione con l’I.S.S. Luosi Pico di Mirandola e vede l’adesione della Consulta per l’Integrazione dei cittadini stranieri dell’Unione delle Terre d’Argine e ha ricevuto il patrocinio dei Comuni di Mirandola e di Carpi. Essa consiste in una mostra, realizzata per la XXXVIII edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli, dal titolo “Nuove Generazioni - I volti giovani dell’Italia multietnica”, mostra che sarà presentata attraverso un convegno dal titolo “Nuove Generazioni - Un punto d’incontro tra mondi diversi”, cui interverrà Giorgio Paolucci, giornalista e scrittore, coordinatore e curatore della mostra, con a seguire testimonianze sul tema, convegno che si svolgerà venerdì 22 febbraio alle ore 18.00 presso l’Auditorium San Rocco a Carpi, per la cui concessione si ringrazia la Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi.
La mostra si propone come un viaggio, con molte sorprese, nell'Italia che cambia. Come detto, se facciamo la somma dei minori stranieri nati da genitori immigrati o arrivati qui da piccoli, di quelli che hanno acquisito la cittadinanza italiana e dei figli di coppie miste, superiamo il milione e mezzo di persone. Una cifra imponente, alla quale vanno aggiunti – spiega una nota dei promotori - i figli ormai maggiorenni nati da genitori stranieri. Sono le "nuove generazioni" di una nazione sempre più multietnica. La scuola è il luogo dove il mutamento in corso è più evidente: sono 815.000 gli studenti stranieri, il 9% del totale, sei su dieci non sono "immigrati" ma nati in Italia, più di un terzo frequenta la scuola primaria.
Ma le "nuove generazioni" non sono riducibili al mondo della scuola: la mostra propone una galleria di personaggi che operano nel mondo del lavoro, delle professioni, dello sport, della musica, dell'arte. Tutti fanno i conti con le tradizioni delle famiglie e delle terre di cui sono originari, e nello stesso tempo si misurano con la cultura, i valori, gli stili di vita di quello che sentono come il "loro" Paese. Sono un punto di incontro tra mondi diversi, spesso molto lontani, che in seguito alla globalizzazione e ai flussi migratori sono diventati vicini e si stanno sempre più contaminando. Sono i costruttori di una "identità arricchita", aperta all'incontro con l'altro e in continuo divenire, perché - come scrive Romano Guardini - "nella monotonia del puro proseguire noi soffocheremmo".
I protagonisti della mostra si misurano con il tema dell’eredità e con interrogativi che vanno al fondo della loro avventura umana, e che al tempo stesso interpellano tutta la società italiana: cosa permette alla tradizione di essere una realtà vitale, e non solo la memoria sterile del passato? Che ruolo giocano nella costruzione dell'identità di queste persone la famiglia, la scuola e gli altri ambienti in cui crescono e si esprimono? Quali valori, quali proposte di vita trovano in Occidente i figli di coloro che hanno lasciato i loro Paesi in cerca di un'esistenza migliore?
Comboniani: oggi a Lecce incontro “per una convivialità delle differenze”
Lecce - Un titolo perentorio e accattivante: “Capiamoci! Per una convivialità delle differenze”, quello dell’incontro organizzato dalla Comunità missionaria dei Comboniani, che si terrà lunedì 11 febbraio presso la sede dei Comboniani.
Il tema trattato viene presentato quasi come un ordine ad accettare la sfida che l’immigrazione odierna pone con l’incontro tra culture, religioni, costumi diversi che al primo impatto generano diffidenza, sensazione di minaccia alla propria identità e quindi rifiuto del confronto e rischio di uno scontro.
Il titolo esorta alla necessità di disporsi alla conoscenza ed alla comprensione reciproche, ad abbandonare e superare stereotipi, luoghi comuni e pregiudizi, formulati cioè prima di fare diretta esperienza e che anzi filtrano e distorcono la conoscenza stessa, generando percezioni errate e quindi diffidenza e paura.
Interviene all’incontro don Gianni De Robertis, Direttore Generale della Fondazione Migrantes. L’esperienza missionaria, in particolare dell’Africa, permette una testimonianza diretta di quanto la conoscenza comune sia superficiale a livello geografico, storico e culturale, sottolinea una nota: dai paesi di origine degli immigrati la maggioranza non conosce nemmeno la collocazione sulla cartina, né ha coscienza che di gran parte delle situazioni da cui le persone fuggono sono corresponsabili storiche ingerenze politiche dell’Occidente.
Il tema trattato viene presentato quasi come un ordine ad accettare la sfida che l’immigrazione odierna pone con l’incontro tra culture, religioni, costumi diversi che al primo impatto generano diffidenza, sensazione di minaccia alla propria identità e quindi rifiuto del confronto e rischio di uno scontro.
Il titolo esorta alla necessità di disporsi alla conoscenza ed alla comprensione reciproche, ad abbandonare e superare stereotipi, luoghi comuni e pregiudizi, formulati cioè prima di fare diretta esperienza e che anzi filtrano e distorcono la conoscenza stessa, generando percezioni errate e quindi diffidenza e paura.
Interviene all’incontro don Gianni De Robertis, Direttore Generale della Fondazione Migrantes. L’esperienza missionaria, in particolare dell’Africa, permette una testimonianza diretta di quanto la conoscenza comune sia superficiale a livello geografico, storico e culturale, sottolinea una nota: dai paesi di origine degli immigrati la maggioranza non conosce nemmeno la collocazione sulla cartina, né ha coscienza che di gran parte delle situazioni da cui le persone fuggono sono corresponsabili storiche ingerenze politiche dell’Occidente.
Migrantes Roma: sabato un incontro al Vicariato sul tema migratorio
Roma - Sovrapporre al mappamondo dei conflitti nel mondo la carta mondiale della povertà. Per scoprire che si sovrappongono e che sono questi i due fattori che generano l’immigrazione
globale.
Per l’arcivescovo di Bologna, Mons. Matteo Zuppi, è questa la principale chiave di lettura della questione dei migranti nelle relazioni internazionali, tema dell’incontro tenutosi sabato presso il Vicariato di Roma su iniziativa del Centro per la Cooperazione Missionaria tra le Chiese e l’Ufficio Migrantes della Diocesi di Roma.
“Per chi accoglie fa quindi sempre meno differenza parlare di rifugiati politici ed economici – ha aggiunto Mons. Zuppi, che fu vescovo ausiliare di Roma dal 2012 al 2015 – perché lottare contro persecuzioni e guerre non è molto diverso dalla lotta quotidiana contro la fame. In entrambi i casi si fugge per cercare di garantire un futuro a se stessi e ai propri figli. Ci vorrebbe un corridoio umanitario ogni giorno verso l’Ue”. E ha ricordato le parole di papa Francesco rivolte ai rifugiati durante la visita all’hub di Bologna: “Voi siete lottatori di speranza”. Per l’arcivescovo di Bologna l’indifferenza e la chiusura pericolosamente diffusa nell’opinione pubblica verso quello che accade nel pianeta è frutto soprattutto di una mancanza di informazione.
“Sta soprattutto a voi – ha detto Mons. Zuppi ai presenti, perlopiù operatori e volontari impegnati con i migranti – raccontare la verità nelle parrocchie. Citate la famosa frase di Francesco sulla guerra mondiale a pezzi. Perché se è mondiale ci riguarda tutti”. (P.Lam.)
globale.
Per l’arcivescovo di Bologna, Mons. Matteo Zuppi, è questa la principale chiave di lettura della questione dei migranti nelle relazioni internazionali, tema dell’incontro tenutosi sabato presso il Vicariato di Roma su iniziativa del Centro per la Cooperazione Missionaria tra le Chiese e l’Ufficio Migrantes della Diocesi di Roma.
“Per chi accoglie fa quindi sempre meno differenza parlare di rifugiati politici ed economici – ha aggiunto Mons. Zuppi, che fu vescovo ausiliare di Roma dal 2012 al 2015 – perché lottare contro persecuzioni e guerre non è molto diverso dalla lotta quotidiana contro la fame. In entrambi i casi si fugge per cercare di garantire un futuro a se stessi e ai propri figli. Ci vorrebbe un corridoio umanitario ogni giorno verso l’Ue”. E ha ricordato le parole di papa Francesco rivolte ai rifugiati durante la visita all’hub di Bologna: “Voi siete lottatori di speranza”. Per l’arcivescovo di Bologna l’indifferenza e la chiusura pericolosamente diffusa nell’opinione pubblica verso quello che accade nel pianeta è frutto soprattutto di una mancanza di informazione.
“Sta soprattutto a voi – ha detto Mons. Zuppi ai presenti, perlopiù operatori e volontari impegnati con i migranti – raccontare la verità nelle parrocchie. Citate la famosa frase di Francesco sulla guerra mondiale a pezzi. Perché se è mondiale ci riguarda tutti”. (P.Lam.)
Papa Francesco: ancora un appello contro la tratta
Città del Vaticano - “Insieme contro la tratta” è stato il motto della Giornata di preghiera e riflessione contro la Tratta di quest’anno e Papa Francesco ha invitato tutti “ad unire le forze per vincere questa sfida”. “La preghiera è la forza che sostiene il nostro impegno comune”, ha ribadito ieri mattina dopo la preghiera mariana dell’Angelus in Piazza San Pietro invitando i fedeli a recitare una preghiera a santa Giuseppina Bakhita, venduta come schiava in Sudan alla fine dell’Ottocento e poi religiosa in Veneto. Il pontefice ha rivolto un appello ai governi perché siano affrontate “con decisione” le cause della tratta di esseri umani e “siano protette le vittime”. “Tutti però”, ha ricordato - “possiamo e dobbiamo collaborare denunciando i casi di sfruttamento e schiavitù di uomini, donne e bambini”. Papa Francesco ha quindi ricordato la figura della suora sudanese invitando a recitare insieme “con me” la preghiera a Santa Giuseppina Bakhita che è stata distribuita in Piazza San Pietro ai fedeli: “Santa Giuseppina Bakhita, da bambina sei stata venduta come schiava e hai dovuto affrontare difficoltà e sofferenze indicibili. Una volta liberata dalla tua schiavitù fisica, hai trovato la vera redenzione nell’incontro con Cristo e la sua Chiesa. Santa Giuseppina Bakhita, aiuta tutti quelli che sono intrappolati nella schiavitù. A nome loro, intercedi presso il Dio della misericordia, in modo che le catene della loro prigionia possano essere spezzate. Possa Dio stesso liberare tutti coloro che sono stati minacciati, feriti o maltrattati dalla tratta e dal traffico di esseri umani. Porta sollievo a coloro che sopravvivono a questa schiavitù e insegna loro a vedere Gesù come modello di fede e speranza, così che possano guarire le proprie ferite. Ti supplichiamo di pregare e intercedere per tutti noi: affinché non cadiamo nell’indifferenza, affinché apriamo gli occhi e possiamo guardare le miserie e le ferite di tanti fratelli e sorelle privati della loro dignità e della loro libertà e ascoltare il loro grido di aiuto. Amen. Santa Giuseppina Bakhita, prega per noi”. (Raffaele Iaria)
Su Tv2000 “Le città invisibili”, storie di accoglienza e integrazione
Roma - Continua ogni domenica su Tv2000 il ciclo ‘Le città invisibili’, documentari che raccontano modelli di convivenza possibile, storie di quotidiana e straordinaria accoglienza, un viaggio in Italia per svelare luoghi, storie e realtà di accoglienza e di integrazione possibile. Nella puntata di domenica 10 febbraio alle 19.00 protagonista è il progetto GUSTAMUNDO, a Roma, che nasce con l’idea di proporre integrazione sociale tramite la cucina. Con la collaborazione di molti centri di accoglienza e di alcune onlus, Gustamondo organizza cene multietniche preparate da uomini e donne provenienti dai paesi più disagiati. Sono loro i protagonisti in cucina, vivendo un momento di serenità e aggregazione, dando la possibilità a chi non le conosce di assaggiare specialità di tutto il mondo. Un porto gastronomico dove i migranti possano fermarsi e far conoscere meglio la cultura e i sapori della loro terra.
Papa Francesco: la vita ha valore nel donarla
Città del Vaticano - Il martirio di Giovanni, “l’uomo più grande nato da donna” secondo Gesù, è una grande testimonianza: la vita ha valore solo nel donarla agli altri “nell’amore, nella verità, nella vita quotidiana, nella famiglia”. Papa Francesco commenta così, nell’omelia della Messa del mattino a Casa Santa Marta, il brano del Vangelo di Marco protagonista della liturgia di oggi, e dedicato al martirio per decapitazione di San Giovanni Battista.
Un racconto con quattro personaggi, che il Papa, riferisce Vatican News, invita a guardare “aprendo il cuore” perché il Signore ci parli: il re Erode “corrotto e indeciso”, Erodìade, la moglie del fratello del re, che “sapeva solo odiare”, Salomè, “la ballerina vanitosa”, e “il profeta decapitato solo in cella”. Un racconto che Papa Francesco descrive iniziando dalla fine, con i discepoli di Giovanni che chiedono il corpo del profeta e lo pongono in un sepolcro.
“Il più grande finì così - commenta il Pontefice – Ma Giovanni sapeva questo, sapeva che doveva annientarsi. Lo aveva detto dall’inizio, parlando di Gesù: ‘Lui deve crescere, io invece diminuire’. E lui si è diminuito fino alla morte”. E’ stato, prosegue Papa Francesco, il precursore, l’annunciatore di Gesù, che ha detto “Non sono io, è questo” il Messia. “Lo ha fatto vedere ai primi discepoli - ricorda il Papa - e poi la sua luce si era spenta poco a poco, fino all’oscuro di quella cella, nel carcere, dove, solo, è stato decapitato”.
Ma perché è successo questo? si chiede Francesco: “la vita dei martiri non è facile da raccontare – spiega - Il martirio è un servizio, è un mistero, è un dono della vita molto speciale e molto grande”. E alla fine le cose si concludono violentemente, a causa di “atteggiamenti umani che portano a togliere la vita di un cristiano, di una persona onesta, e a farlo martire”.
Quindi il Pontefice analizza gli atteggiamenti dei tre personaggi protagonisti del martirio. Il re, innanzitutto, che “credeva che Giovanni fosse un profeta”, “lo ascoltava volentieri”, a un certo punto “lo proteggeva”, ma lo teneva in carcere. Era indeciso, perché Giovanni gli “rimproverava il suo peccato”, l’adulterio. Nel profeta, spiega Papa Francesco, Erode “sentiva la voce di Dio che gli diceva: ‘Cambia vita’, ma non riusciva a farlo. Il re era corrotto, e dove c’è corruzione, è molto difficile uscire”. Un corrotto che “cercava di fare equilibri diplomatici” fra la propria vita, non solo adultera, ma anche piena “di tante ingiustizie che portava avanti”, e la coscienza della “santità del profeta che aveva avanti”. E non riusciva a sciogliere il nodo.
Poi il Papa descrive Erodìade, la moglie del fratello del re, ucciso da Erode per averla. Il Vangelo dice di lei soltanto che “odiava” Giovanni, perché parlava chiaro. “E noi sappiamo che l’odio è capace di tutto – commenta Francesco - è una forza grande. L’odio è il respiro di satana. Pensiamo che lui non sa amare, non può amare. Il suo ‘amore’ è l’odio. E questa donna aveva lo spirito satanico dell’odio”, che distrugge.
Infine il terzo personaggio, la figlia di Erodìade, Salomè, brava a ballare, “che piacque tanto ai commensali, al re”. Erode, in quell’entusiasmo, promise alla ragazza “Ti darò tutto”. “Usa le stesse parole - ricorda il Pontefice - che ha usato satana per tentare Gesù. ‘Se tu mi adori ti darò tutto, tutto il regno’”. Ma Erode non lo poteva sapere: . “dietro questi personaggi c’è satana, seminatore di odio nella donna, seminatore di vanità nella ragazza, seminatore di corruzione nel re. E l’ ‘uomo più grande nato da donna’ finì solo, in una cella scura del carcere, per il capriccio di una ballerina vanitosa, l’odio di una donna diabolica, e la corruzione di un re indeciso. È un martire, che lasciò che la sua vita venisse meno, meno, meno, per dare il posto al Messia”.
Giovanni muore lì nella cella, nell’anonimato, “come tanti martiri nostri” commenta amaro Papa Francesco. Il Vangelo dice solo che “i discepoli sono andati a prendere il cadavere per dargli sepoltura”. Tutti pensiamo, aggiunge il Papa, che questa “è una grande testimonianza, di un grande uomo, di un grande santo”: “la vita ha valore solo nel donarla, nel donarla nell’amore, nella verità, nel donarla agli altri, nella vita quotidiana, nella famiglia. Sempre donarla. Se qualcuno prende la vita per sé, per custodirla, come il re nella sua corruzione o la signora con l’odio, o la fanciulla, la ragazza, con la propria vanità – un po’ adolescente, incosciente – la vita muore, la vita finisce appassita, non serve”.
Giovanni, conclude Papa Francesco, donò la sua vita: “Io invece devo diminuire perché Lui sia ascoltato, sia visto, perché Lui si manifesti, il Signore”: “soltanto vi consiglio di non pensare troppo a questo, ma di ricordare l’immagine, i quattro personaggi: il re corrotto, la signora che soltanto sapeva odiare, la ragazza vanitosa che non ha coscienza di nulla, e il profeta decapitato solo in cella. Guardare quello, e ognuno apra il cuore perché il Signore gli parli su questo”.
Un racconto con quattro personaggi, che il Papa, riferisce Vatican News, invita a guardare “aprendo il cuore” perché il Signore ci parli: il re Erode “corrotto e indeciso”, Erodìade, la moglie del fratello del re, che “sapeva solo odiare”, Salomè, “la ballerina vanitosa”, e “il profeta decapitato solo in cella”. Un racconto che Papa Francesco descrive iniziando dalla fine, con i discepoli di Giovanni che chiedono il corpo del profeta e lo pongono in un sepolcro.
“Il più grande finì così - commenta il Pontefice – Ma Giovanni sapeva questo, sapeva che doveva annientarsi. Lo aveva detto dall’inizio, parlando di Gesù: ‘Lui deve crescere, io invece diminuire’. E lui si è diminuito fino alla morte”. E’ stato, prosegue Papa Francesco, il precursore, l’annunciatore di Gesù, che ha detto “Non sono io, è questo” il Messia. “Lo ha fatto vedere ai primi discepoli - ricorda il Papa - e poi la sua luce si era spenta poco a poco, fino all’oscuro di quella cella, nel carcere, dove, solo, è stato decapitato”.
Ma perché è successo questo? si chiede Francesco: “la vita dei martiri non è facile da raccontare – spiega - Il martirio è un servizio, è un mistero, è un dono della vita molto speciale e molto grande”. E alla fine le cose si concludono violentemente, a causa di “atteggiamenti umani che portano a togliere la vita di un cristiano, di una persona onesta, e a farlo martire”.
Quindi il Pontefice analizza gli atteggiamenti dei tre personaggi protagonisti del martirio. Il re, innanzitutto, che “credeva che Giovanni fosse un profeta”, “lo ascoltava volentieri”, a un certo punto “lo proteggeva”, ma lo teneva in carcere. Era indeciso, perché Giovanni gli “rimproverava il suo peccato”, l’adulterio. Nel profeta, spiega Papa Francesco, Erode “sentiva la voce di Dio che gli diceva: ‘Cambia vita’, ma non riusciva a farlo. Il re era corrotto, e dove c’è corruzione, è molto difficile uscire”. Un corrotto che “cercava di fare equilibri diplomatici” fra la propria vita, non solo adultera, ma anche piena “di tante ingiustizie che portava avanti”, e la coscienza della “santità del profeta che aveva avanti”. E non riusciva a sciogliere il nodo.
Poi il Papa descrive Erodìade, la moglie del fratello del re, ucciso da Erode per averla. Il Vangelo dice di lei soltanto che “odiava” Giovanni, perché parlava chiaro. “E noi sappiamo che l’odio è capace di tutto – commenta Francesco - è una forza grande. L’odio è il respiro di satana. Pensiamo che lui non sa amare, non può amare. Il suo ‘amore’ è l’odio. E questa donna aveva lo spirito satanico dell’odio”, che distrugge.
Infine il terzo personaggio, la figlia di Erodìade, Salomè, brava a ballare, “che piacque tanto ai commensali, al re”. Erode, in quell’entusiasmo, promise alla ragazza “Ti darò tutto”. “Usa le stesse parole - ricorda il Pontefice - che ha usato satana per tentare Gesù. ‘Se tu mi adori ti darò tutto, tutto il regno’”. Ma Erode non lo poteva sapere: . “dietro questi personaggi c’è satana, seminatore di odio nella donna, seminatore di vanità nella ragazza, seminatore di corruzione nel re. E l’ ‘uomo più grande nato da donna’ finì solo, in una cella scura del carcere, per il capriccio di una ballerina vanitosa, l’odio di una donna diabolica, e la corruzione di un re indeciso. È un martire, che lasciò che la sua vita venisse meno, meno, meno, per dare il posto al Messia”.
Giovanni muore lì nella cella, nell’anonimato, “come tanti martiri nostri” commenta amaro Papa Francesco. Il Vangelo dice solo che “i discepoli sono andati a prendere il cadavere per dargli sepoltura”. Tutti pensiamo, aggiunge il Papa, che questa “è una grande testimonianza, di un grande uomo, di un grande santo”: “la vita ha valore solo nel donarla, nel donarla nell’amore, nella verità, nel donarla agli altri, nella vita quotidiana, nella famiglia. Sempre donarla. Se qualcuno prende la vita per sé, per custodirla, come il re nella sua corruzione o la signora con l’odio, o la fanciulla, la ragazza, con la propria vanità – un po’ adolescente, incosciente – la vita muore, la vita finisce appassita, non serve”.
Giovanni, conclude Papa Francesco, donò la sua vita: “Io invece devo diminuire perché Lui sia ascoltato, sia visto, perché Lui si manifesti, il Signore”: “soltanto vi consiglio di non pensare troppo a questo, ma di ricordare l’immagine, i quattro personaggi: il re corrotto, la signora che soltanto sapeva odiare, la ragazza vanitosa che non ha coscienza di nulla, e il profeta decapitato solo in cella. Guardare quello, e ognuno apra il cuore perché il Signore gli parli su questo”.
Diocesi Reggio Emilia-Guastalla: oggi veglia di preghiera contro la Tratta
Reggio Emilia – Questa sera, alle ore 20.45 nella Chiesa di bagno a Reggio Emilia, veglia di preghiera per la giornata mondiale di preghiera e di riflessione contro la tratta delle persone.
A promuoverla l’Ufficio diocesano Migrantes, Associazione Rabbunì, Chiesa Ortodossa Rumena.
A promuoverla l’Ufficio diocesano Migrantes, Associazione Rabbunì, Chiesa Ortodossa Rumena.
SIMI: tre giornate su “Governare la paura”
Roma - “Governare la paura”: questo il tema di tre giornate di studio per approfondire uno dei temi più attuali del nostro tempo, promosse dal Simi (Scalabrini International Migration Institute) e da Casa Scalabrini 634. “La paura: dimensione antropologica e teologica biblica” è il tema della prima giornata che si svolgerà il 21 febbraio prossimo alle 10,00.
Il mese successivo, il 21 marzo, spazio a “La paura dell’all’altro e la prospettiva del dialogo interreligioso”. Terzo incontro il 9 maggio sul tema “la pura del diverso nelle società multiculturali”.
Il mese successivo, il 21 marzo, spazio a “La paura dell’all’altro e la prospettiva del dialogo interreligioso”. Terzo incontro il 9 maggio sul tema “la pura del diverso nelle società multiculturali”.
Italiani in Svizzera: un incontro a Belluno
Belluno - La storia dell’emigrazione italiana in Svizzera protagonista all’Università degli Anziani/Adulti di Belluno. Oggi, 8 febbraio, sarà ospite Toni Ricciardi, ricercatore dell’Università di Ginevra. Già autore dei libri “Associazionismo ed emigrazione. Storia delle colonie libere e degli Italiani in Svizzera” (2013), “Morire a Mattmark. L’ultima tragedia dell’emigrazione italiana” (2015), “Marcinelle, 1956. Quando la vita valeva meno del carbone” (2016) e “Breve storia dell’emigrazione italiana in Svizzera. Dall’esodo di massa alle nuove mobilità” (2018), Ricciardi terrà una lezione su quell’imponente migrazione di massa che ha reso la Svizzera nel secolo scorso il paese europeo con il tasso d’immigrazione più alto del continente. Un Paese che assorbì quasi la metà degli espatri di nostri connazionali nel secondo dopoguerra.
L’incontro è previsto alle 16.30 nella sala Muccin del Centro Giovanni XXIII, ed è promosso organizzata dalla Biblioteca delle migrazioni “Dino Buzzati” nell’ambito del calendario di attività dell’Università Anziani/Adulti.
L’incontro è previsto alle 16.30 nella sala Muccin del Centro Giovanni XXIII, ed è promosso organizzata dalla Biblioteca delle migrazioni “Dino Buzzati” nell’ambito del calendario di attività dell’Università Anziani/Adulti.
Scalabriniane su Tratta esseri umani
Roma - “La migrazione è un elemento positivo della vita umana, perché permette di garantire occasioni e dialogo. Ma oggi dietro c’è un elemento negativo, mostruoso, che è quello della tratta degli esseri umani. Qui si nascondono la mafia internazionale, la violenza, lo sfruttamento, le nuove forme di schiavitù”. A dichiararlo è suor Neusa de Fatima Mariano, superiora generale delle Suore missionarie scalabriniane, in occasione della Giornata mondiale di preghiera contro la tratta degli esseri umani dell'8 febbraio.
“La preghiera a cui è chiamata la Chiesa va in questa direzione, ed è importante che tutte le comunità possano essere coinvolte: Insieme contro la tratta di persone – ha aggiunto suor Neusa – La giornata di preghiera che le religiose innalzano al Dio della misericordia è prima di tutto perché si spezzino le catene della prigionia delle vittime di tratta ed essere guarite nelle loro ferite; questa giornata esprime anche la solidarietà con le vittime. La chiamata di Papa Francesco è il segnale di come tutti dobbiamo essere fortemente impegnati, a livelli diversi, contro queste nuove forme di schiavitù. La mafia è quel mostro nascosto che si chiama in modo diverso in ogni Paese del mondo. Genera violenza e impoverisce come un cancro intere comunità. Sfrutta la povertà per rendere più poveri i territori”.
“La preghiera a cui è chiamata la Chiesa va in questa direzione, ed è importante che tutte le comunità possano essere coinvolte: Insieme contro la tratta di persone – ha aggiunto suor Neusa – La giornata di preghiera che le religiose innalzano al Dio della misericordia è prima di tutto perché si spezzino le catene della prigionia delle vittime di tratta ed essere guarite nelle loro ferite; questa giornata esprime anche la solidarietà con le vittime. La chiamata di Papa Francesco è il segnale di come tutti dobbiamo essere fortemente impegnati, a livelli diversi, contro queste nuove forme di schiavitù. La mafia è quel mostro nascosto che si chiama in modo diverso in ogni Paese del mondo. Genera violenza e impoverisce come un cancro intere comunità. Sfrutta la povertà per rendere più poveri i territori”.
Card. Ravasi: “Europa e Italia del benessere totalmente insensibili” sul tema migranti
Roma - “Sappiamo bene ai nostri giorni come vengono trattati i migranti. L’Europa del benessere, l’Italia stessa, mostra una totale insensibilità”. Lo ha detto il presidente del Pontificio Consiglio della cultura, il card. Gianfranco Ravasi ospite di “Bel Tempo si spera” ieri su Tv2000. “Ci si affida a dei parametri – ha aggiunto card. Ravasi - che possono avere delle ragioni ma sono ragioni che vanno contro il principio fondamentale dell’umanità, della misericordia, della comprensione”.
Ismu: i cinesi in Lombardia
Milano - Il 5 febbraio hanno preso il via i festeggiamenti per il Capodanno cinese, che durano in totale 15 giorni e che si concludono con la Festa delle Lanterne. Domenica 10 febbraio, la comunità cinese di Milano e della Lombardia saluterà il passaggio dall’anno del Cane a quello del Maiale e fulcro dei festeggiamenti sarà la tradizionale parata che va da Piazza Gramsci a via Paolo Sarpi.
In base alle elaborazioni ISMU su dati dell’Osservatorio Regionale per l’integrazione e la multietnicità (Orim) si stima che i cinesi presenti in Lombardia, al 1° luglio 2018, siano quasi 80mila, di cui 47mila fra le province di Milano e Monza-Brianza. Sempre secondo le elaborazioni ISMU-Orim sui dati lombardi si tratta di un collettivo ben equilibrato per genere (il 50,5% è costituito da maschi e il 49,5% da femmine), in cui gli ultracinquantenni rappresentano un decimo del totale e la maggioranza assoluta è in Italia da oltre un decennio. In due casi su tre i cinesi presenti in Lombardia sono coniugati, e in quasi un caso su due possiedono un titolo di studio di scuola secondaria superiore o una laurea.
Al di là degli elevati titoli di studio, la scarsa conoscenza dell'italiano è ancora uno dei maggiori tratti distintivi del collettivo presente in Lombardia, sottolinea l’Ismu: il 10% dei cinesi dichiara di non comprendere per nulla la nostra lingua, contro meno del 2% degli immigrati appartenenti ad altre nazionalità. Altro elemento distintivo è la significativa percentuale di lavoratori autonomi/imprenditori che corrispondono al 30%, contro una media per gli altri immigrati dell’8%. Nel collettivo cinese inoltre il lavoro irregolare – spesso stabile, peraltro – ha “un’incidenza tripla rispetto a quella rilevata mediamente all’interno degli altri gruppi nazionali in Lombardia”. Tra le principali tipologie di lavori: titolari o esercenti di attività commerciali, addetti alle vendite (o ai servizi), addetti alla ristorazione (o negli alberghi). Dal punto di vista abitativo, infine, i cinesi vivono più spesso degli altri immigrati in coabitazione con parenti, amici o conoscenti (in un caso su due col partner, più eventualmente i figli).
È opinione diffusa far risalire al 1920 la prima presenza cinese a Milano. La zona eletta a piccolissima Chinatown fu quella, allora semiperiferica, di via Paolo Sarpi. Quello di quest’anno, dunque, si potrebbe definire il 99° compleanno del collettivo cinese a Milano, in attesa del centenario nel 2020. Secondo l’Istat al 1° gennaio 2018 i residenti cinesi nella sola città di Milano sono oltre 29mila (su 267mila stranieri). E con quasi 3mila residenti è diventato Villapizzone il quartiere più cinese di Milano, che supera dunque in valori assoluti la storica presenza in zona Sarpi (2.223 residenti al 1° gennaio 2018).
La comunità cinese nella città di Milano rappresenta l'11% della popolazione straniera residente, ma in alcuni quartieri l'incidenza di questa comunità è particolarmente significativa: a Sarpi costituiscono ancora ben il 43% degli stranieri residenti, in Comasina il 34%. Considerando i 9 municipi milanesi la comunità cinese si concentra principalmente nelle zone nord-ovest della città: municipio 8 e 9 insieme accolgono oltre 15.700 residenti, pari al 53,3% del totale residenti cinesi in città. In particolare oltre il 29% dei cittadini cinesi risiede nel municipio 9 e un quarto nel municipio 8.
In base alle elaborazioni ISMU su dati dell’Osservatorio Regionale per l’integrazione e la multietnicità (Orim) si stima che i cinesi presenti in Lombardia, al 1° luglio 2018, siano quasi 80mila, di cui 47mila fra le province di Milano e Monza-Brianza. Sempre secondo le elaborazioni ISMU-Orim sui dati lombardi si tratta di un collettivo ben equilibrato per genere (il 50,5% è costituito da maschi e il 49,5% da femmine), in cui gli ultracinquantenni rappresentano un decimo del totale e la maggioranza assoluta è in Italia da oltre un decennio. In due casi su tre i cinesi presenti in Lombardia sono coniugati, e in quasi un caso su due possiedono un titolo di studio di scuola secondaria superiore o una laurea.
Al di là degli elevati titoli di studio, la scarsa conoscenza dell'italiano è ancora uno dei maggiori tratti distintivi del collettivo presente in Lombardia, sottolinea l’Ismu: il 10% dei cinesi dichiara di non comprendere per nulla la nostra lingua, contro meno del 2% degli immigrati appartenenti ad altre nazionalità. Altro elemento distintivo è la significativa percentuale di lavoratori autonomi/imprenditori che corrispondono al 30%, contro una media per gli altri immigrati dell’8%. Nel collettivo cinese inoltre il lavoro irregolare – spesso stabile, peraltro – ha “un’incidenza tripla rispetto a quella rilevata mediamente all’interno degli altri gruppi nazionali in Lombardia”. Tra le principali tipologie di lavori: titolari o esercenti di attività commerciali, addetti alle vendite (o ai servizi), addetti alla ristorazione (o negli alberghi). Dal punto di vista abitativo, infine, i cinesi vivono più spesso degli altri immigrati in coabitazione con parenti, amici o conoscenti (in un caso su due col partner, più eventualmente i figli).
È opinione diffusa far risalire al 1920 la prima presenza cinese a Milano. La zona eletta a piccolissima Chinatown fu quella, allora semiperiferica, di via Paolo Sarpi. Quello di quest’anno, dunque, si potrebbe definire il 99° compleanno del collettivo cinese a Milano, in attesa del centenario nel 2020. Secondo l’Istat al 1° gennaio 2018 i residenti cinesi nella sola città di Milano sono oltre 29mila (su 267mila stranieri). E con quasi 3mila residenti è diventato Villapizzone il quartiere più cinese di Milano, che supera dunque in valori assoluti la storica presenza in zona Sarpi (2.223 residenti al 1° gennaio 2018).
La comunità cinese nella città di Milano rappresenta l'11% della popolazione straniera residente, ma in alcuni quartieri l'incidenza di questa comunità è particolarmente significativa: a Sarpi costituiscono ancora ben il 43% degli stranieri residenti, in Comasina il 34%. Considerando i 9 municipi milanesi la comunità cinese si concentra principalmente nelle zone nord-ovest della città: municipio 8 e 9 insieme accolgono oltre 15.700 residenti, pari al 53,3% del totale residenti cinesi in città. In particolare oltre il 29% dei cittadini cinesi risiede nel municipio 9 e un quarto nel municipio 8.
Papa Francesco chiede di pregare e di accogliere le vittime della tratta
Città del Vaticano - Le parole che il Papa pronuncia nel video che presenta l'intenzione di preghiera per il mese di febbraio, un'iniziativa ufficiale di portata globale sviluppata dalla Rete Mondiale di Preghiera del Papa, arrivano diritte al cuore e alla coscienza. Questo il suo messaggio: “Anche se cerchiamo di ignorarlo, la schiavitù non è qualcosa di altri tempi. Di fronte a questa realtà tragica, nessuno può lavarsi le mani se non vuole essere, in qualche modo, complice di questo crimine contro l'umanità. Non possiamo ignorare che oggi esiste la schiavitù nel mondo, tanto o forse più di prima. Preghiamo per l'accoglienza generosa delle vittime della tratta delle persone, della prostituzione forzata e della violenza”.