7 Settembre 2026 – In un tempo abituato a contare i morti e a considerare un nulla la vita di ogni creatura, il tema scelto da papa Leone XIV per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato 2026 ricorda a tutti che ogni esistenza brilla agli occhi di Dio.
È incredibile la critica mossa alla comunità cristiana, accusata di «buonismo» e di «fare politica» quando parla di accoglienza. La Chiesa non anima sentimentalismi e non fa politica: fa Vangelo. E da qui una visione di polis, di città umana e umanizzante. Alla fine della vita, infatti, saremo giudicati non sul potere, non sul successo, ma sull’amore.
Questo vuol dire che di fronte al povero, al sofferente, al bambino, non ha senso cercare spiegazioni o retropensieri. Vanno accolti, e basta. Non come si accoglie un “poveraccio”, ma come chi ha qualcosa da dirti e da darti. Quando capiremo che l’altro è quell’oltre che ci porta a pienezza? Quando capiremo che solo stando accanto ai deboli si scopre la dolcezza dell’anima e del corpo di cui parla Francesco d’Assisi nel suo Testamento? Il Padre misericordioso non chiede al figlio «perché sei tornato»: sei tornato, sei venuto, sei un figlio, un fratello. Altro non serve.
Oggi i migranti e i rifugiati sono i piccoli del Vangelo. Dio si ricorda di loro. Esistenze irripetibili, volti presenti singolarmente alla memoria del Padre, che giungono a ribaltare le nostre idee religiose e a metterci di fronte a uno scandalo mai sopito: sono loro il volto di Dio, perché con loro si è identificato il Figlio di Dio. Il modo in cui li trattiamo è la cartina di tornasole della veridicità del nostro rapporto con Dio. Dirsi cristiani e non accogliere è una contraddizione assoluta.
D’altronde, Gesù fuggito in Egitto per insegnarci che Dio non conosce frontiere. La famiglia di Nazareth che varca il confine benedice tutti gli attraversamenti di frontiera. Fuggire dagli Erodi che non guardano negli occhi i bambini è, a volte, l’unico modo per dare un futuro ai propri figli.
La storia è nata e rinata da un bambino a Betlemme, così la storia dell’umanità rinasce ogni volta che un bambino viene custodito. Custodire i bambini è forse, oggi, il compito più urgente che ci sia dato. «Una madre a Gaza non dorme… Ascolta il buio, ne controlla i margini, filtra i suoni uno ad uno / […] per cullare i suoi bambini. / E dopo che tutti si sono addormentati, / si erge come uno scudo di fronte alla morte» (Ni’ma Hassan).
Una madre a Gaza. Una madre in tutti i teatri di guerra del mondo. In questa veglia senza sonno si condensa tutto il senso di questa nostra Giornata: perché anche un solo bambino, un solo volto, una sola vita, vale come il mondo intero agli occhi di Dio e, se vogliamo davvero dirci suoi discepoli, anche ai nostri. (mons. Corrado Lorefice | “Migranti Press” 7-8 2026)



