20 Marzo 2026 – Una Via Crucis per l’Ucraina nella Cattedrale di Santa Sofia a Roma dove si è fatta memoria dei morti in guerra ma si è anche pregato per la fine della guerra e l’instaurazione di una pace giusta. Si è svolta domenica scorsa alla presenza di fedeli e autorità pubbliche, civili ed ecclesiastiche.
La lettura delle riflessioni è stata letta in italiano e in ucraino mentre diplomatici di diversi paesi si sono alternati nella recita del “Padre Nostro” e dell’Ave Maria” nelle rispettive lingue madri (macedone, serbo, francese, italiano, spagnolo, inglese, tedesco) a simboleggiare la preghiera comune dei popoli per l’Ucraina.
Nel corso della funzione, davanti alla Croce sono stati posti oggetti appartenenti ai bambini ucraini morti a causa dell’aggressione russa. Sono state collocate anche capsule contenenti terra proveniente da diverse regioni dell’Ucraina: Kherson, Kharkiv, la regione di Sumy e il Donbass.
Alla Via Crucis ha partecipato anche una delegazione della Fondazione Migrantes, composta dal direttore generale, mons. Pierpaolo Felicolo, e dal direttore dell’Ufficio Migrantes di Roma. don Pietro Guerini.
Mons. Felicolo ha spiegato così all’agenzia Sir il significato della loro presenza alla Via Crucis: “È ciò che la Fondazione Migrantes fa da tempo accanto alla comunità ucraina: esserle vicina in molte situazioni. Siamo presenti, ad esempio, nel rimpatrio delle salme di chi muore qui, e offriamo aiuti, medicine e sostegno di quanti sono vittime della guerra e della violenza.
In questo caso ci è sembrato giusto e opportuno fermarci a pregare insieme, nella celebrazione della Via Crucis, accanto al Signore e accanto a tutte le croci del mondo, compresa quella che la comunità ucraina porta con sé: la guerra, la violenza, la morte, la povertà. Perché la guerra è, in fondo, la madre di tutte le povertà. Essere vicini significa anche pregare: pregare per loro e pregare con loro. È stato un momento molto intenso, semplice ma profondamente significativo”. (fonte: M. Chiara Biagioni / SIR)


