19 Febbraio 2026 – “Venivamo picchiati ogni giorno”, ha raccontato George, un cittadino keniota trattenuto contro la sua volontà ad al-Kufra, in Libia e ripetutamente malmenato: la sua famiglia è stata costretta a pagare 10.000 dollari per il suo rilascio.
“Chiamavano le nostre famiglie da numeri di telefono diversi, chiedendo loro dei soldi. C’era un ragazzo che si è ribellato: è stato picchiato e ucciso. Ci dicevano che saremmo stati picchiati fino a quando i nostri familiari non avessero pagato il riscatto. Se non lo avessero fatto, ci avrebbero uccisi, abbandonato o gettati nel deserto”.
La violenza contro i migranti, i richiedenti asilo e i rifugiati in Libia non è un elemento accessorio: si tratta di un modello di business sistematico e basato sullo sfruttamento, come riporta un rapporto congiunto della Missione di sostegno delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL) e dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani. Il rapporto evidenzia i modelli di violazioni dei diritti umani e abusi perpetrati impunemente contro migranti, richiedenti asilo e rifugiati in Libia, tra il 2024 e il 2025.
George è uno dei tanti che sono stati ingannati dalla promessa di una vita migliore in Libia. Viveva nel Sud Sudan, lavorava come cuoco e gli era stato promesso un lavoro migliore. Ha attraversato il Sudan devastato dalla guerra prima di raggiungere la Libia. Secondo George, alcuni migranti sono entrati in Libia volontariamente, sperando di poter attraversare l’Europa.
Il rapporto documenta anche diversi incidenti in cui alcune persone sono cadute in mare o si sono gettate in mare durante pericolosi interventi di intercettazione effettuati dalle autorità libiche. L’UNSMIL e l’OHCHR hanno registrato casi in cui diversi attori marittimi avrebbero sparato colpi di arma da fuoco vicino o contro imbarcazioni in difficoltà. Questi interventi di intercettazione sono attribuiti alla cosiddetta Guardia Costiera libica, all’Amministrazione Generale della Sicurezza Costiera, nonché ad altre forze di sicurezza e gruppi armati che operano in mare.
I risultati mostrano gravi violazioni dei diritti umani. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani chiede che venga fatta giustizia e che si ponga fine a una radicata cultura dell’impunità. (fonte: Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani. Nostra traduzione)


