La guerra in Ucraina e la fame nel mondo

4 Aprile 2022 – Roma – C’è un volto sfacciato della guerra, che fa rumore con scoppi, crolli e boati e si mostra col sangue e i poveri bagagli degli sfollati. E poi ci sono le tante facce meno evidenti, di cui nell’emergenza ci si occupa meno: una cascata di conseguenze, che spesso si producono a distanza dai luoghi e dai momenti in cui cadono le bombe e sparano le artiglierie. Confermando questo destino, i tentacoli della guerra all’Ucraina stanno ora raggiungendo l’Africa e il Medioriente, preparandosi ad espandere violenza e privazione anche in questa vastissima e popolosissima regione, oltretutto già in difficoltà sotto tanti aspetti. E ad aggravare e ad accrescere le ragioni del movimento verso nord che coinvolge la popolazione di qui, quella giovane in special modo.

Il Consiglio di sicurezza ONU ha evocato lo spettro di una crisi in grado di coinvolgere il mondo intero. La guerra in Ucraina è una minaccia per la sicurezza alimentare del futuro e rischia di aggravare situazioni già prossime alla carestia, come in Afghanistan, Yemen, Etiopia. Capire perché è facile: Ucraina e Russia forniscono al pianeta il 30% delle sue provviste di grano e il 20% di quelle di mais, per la maggior parte destinato ad Africa e Asia. Le chiamavano “cesto di pane” del mondo, ma ora la guerra – con la crisi umanitaria nelle zone invase e il corredo di sanzioni – ha chiuso quel cesto e in vista c’è un futuro prossimo di prezzi alti e scarsità di beni primari: fermate la guerra, o presto ci ritroveremo a dover scegliere chi salvare tra bambini affamati e bambini che muoiono di fame, ha detto il Direttore del Programma alimentare mondiale David Beasley.

Mentre le esportazioni di cereali e olio rallentano e si fermano, gli agricoltori ucraini sono al fronte e nessuno sta seminando per il prossimo raccolto. Le forniture delle materie prime energetiche, gas e petrolio, sono ostacolate – un po’ fisicamente, un po’ politicamente – e l’aumenti del loro prezzo è già tangibile e in costante ascesa da settimane. In queste condizioni, la situazione è destinata a precipitare presto. La povertà, pian piano, cancellerà le rimesse e soffocherà il turismo. Accrescerà le tensioni sociali e i debiti pubblici. Aggraverà la durezza dei regimi e l’instabilità delle democrazie più precarie. La carestia porterà morti e migrazioni di massa.

Aveva già avvertito Kristalina Georgieva, la Direttrice del Fondo monetario internazionale: le economie e il sistema mondiale di approvvigionamento, già alle prese con gli effetti del riscaldamento globale e con le conseguenze della crisi pandemica ancora in corso, ora rischiano di sprofondare davvero. E alcune regioni, al solito, soffriranno di più. Ci sono Paesi già fragilissimi, come Libano, Bangladesh, Yemen, che sono completamente dipendenti dagli apporti dell’Europa dell’est. Occorre il supporto delle istituzioni finanziarie mondiali e la sinergia tra Stati nelle misure di risposta. Ma non basterà, se la guerra continua. Le centinaia di migliaia di vittime che si contano sinora, tra i morti sul campo e gli scampati costretti a fuggire, potrebbero essere una scheggia appena di quelle che lo strascico dell’invasione si prepara a mietere. (Livia Cefaloni)

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