Santa Sede: la presentazione degli Orientamenti pastorali sugli sfollati interni

5 Maggio 2020 – Città del Vaticano – “Dall’inizio del suo pontificato, Papa Francesco ha ritenuto urgente che la Chiesa accompagnasse tutti coloro che per un motivo o per un altro sono costretti a migrare”. Lo ha ricordato il card. Michael Czerny, sottosegretario della Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo umano integrale, durante la conferenza stampa di presentazione degli Orientamenti pastorali sugli sfollati interni, curato dal citato dicastero e pubblicato oggi.

“In questo tempo di pandemia – ha attualizzato il porporato – il virus non distingue tra coloro che sono importanti e coloro che sono invisibili, coloro che hanno una sede fissa e coloro che sono sfollati: ognuno è vulnerabile, e ogni infezione è un pericolo per tutti”. “Il virus ci mette tutti nella stessa barca, come ha detto Papa Francesco il 27 marzo scorso”, ha affermato Czerny rispondendo alle domande in streaming dei giornalisti: “Assicurare i servizi di base agli sfollati interni non è solo una questione di giustizia e di dignità, ma una questione di salute pubblica, per impedire la diffusione del contagio”.

“Nel post covid-19 il contributo degli sfollati interni sarà molto necessario”, ha detto il cardinale, che ha ripercorso le tappe che hanno portato al volume di oggi – a partire dei 20 punti di azione pastorale per i migranti e i rifugiati suggeriti nel 2017 dal suo dicastero alla Chiesa universale per i migranti e i rifugiati – e ha annunciato che “a breve” ci sarà anche un documento sui migranti climatici, un “capitolo nuovo e sempre crescente” non incluso nella pubblicazione odierna.

“Gli sfollati interni non possono essere dimenticati perché c’è un’altra urgenza”, ha detto p. Fabio Baggio, sottosegretario della Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale: “in molte pratiche la collaborazione tra cristiani ed esponenti di altre religioni è molto reale e molto forte”, ha fatto notare Baggio, sottolineando che “da qualche anno l’interesse per il dialogo interreligioso è diventato ormai una caratteristica del nostro lavoro”. “Vogliamo documentarlo, dobbiamo imparare molto dalle buone pratiche”, ha assicurato il religioso. “La crisi del Covid-19 è ormai entrata – ha commentato Baggio – e ha il vantaggio di averci dato maggior tempo di riflessione su tante questioni attinenti alle grandi questioni dell’umanità. Il multitasking non è un optional, ma è necessario per gestire tutte le emergenze che stanno venendo  alla luce. Il virus ci ha fatto vedere come le debolezze sono davvero debolezze, le vulnerabilità sono davvero vulnerabilità, le fragilità sono davvero fragilità . A volte non ci accorgiamo di chi sta a fianco a noi e sta male e non  viene generalmente incluso”.

“Il problema maggiore degli sfollati interni è la loro invisibilità”, ha aggiunto Amaya Valcárcel, coordinatrice internazionale di advocacy del Servizio dei Gesuiti per i rifugiati.

Il Servizio dei Gesuiti per i rifugiati (Jrs), ha ricordato la relatrice, è presente in 56 Paesi per “accompagnare, servire e difendere i diritti dei migranti forzati” ed opera con le popolazioni interne di 14 Paesi. “La crisi sociale ed economica prodotta dal Covid-19 – può causare una  maggiore invisibilità e una maggiore restrizione per gli sfollati interni”. Di qui la necessità di “dare risposte diverse a seconda delle necessità della popolazione”. Il caso della Colombia, per l’esperta, è ”paradigmatico”, perché la cifra degli sfollati interni supera i 5 milioni e mezzo di persone, che diventano “sfollati cronici”, vulnerabili e “non integrati nelle dinamiche sociali ed economiche delle città”. “Lavorare con le popolazioni locali è molto importante”, ha spiegato Valcárcel,  anche garantendo “educazione di qualità” ai bambini e favorendo processi di riconciliazione”.

 

 

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