Sfollati interni: un documento della Santa Sede

5 Maggio 2020 – Città del Vaticano – La Santa Sede fa il punto sugli sfollati interni cin un documento della Sezione Migranti del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale che questa mattina ha diffuso e presentato un volume dal titolo “Pastoral Orientations on Internally Displaced People” – “Orientamenti Pastorali sugli sfollati interni”. Il volume cita i dati del 2018 dell’Internal Displacement Monitoring Centre (Idmc), secondo il quale gli sfollati interni sono 41.3 milioni in tutto il mondo, il più alto numero registrato nella storia. Nel volume, si accoglie  la definizione di sfollati interni (Internally Displaced People, IdP) fornita dai Principi guida sugli sfollati (1998) delle Nazioni Unite: “Quelle persone o gruppi di persone che sono stati forzati o obbligati a fuggire o a lasciare le loro abitazioni o i luoghi abituali di residenza, in particolare come conseguenza di un conflitto armato o per evitarne gli effetti, di situazioni di violenza generalizzata, di violazioni dei diritti umani o di disastri naturali o provocati dall’uomo, e che non hanno valicato un confine di Stato internazionalmente riconosciuto”. 

In più, il Dicastero pontificio aggiunge un’ulteriore causa scatenante dello sfollamento interno: “Governi e soggetti del settore privato, incluse milizie private, gruppi estremisti e multinazionali sono talvolta responsabili dell’acquisizione, pianificata o arbitraria, di certi territori. Lo scopo è spesso la realizzazione di infrastrutture o altri progetti immobiliari, ma anche attività estrattiva, coltivazioni intensive e appropriazione di terreni. L’esproprio potrebbe verificarsi senza una corretta consultazione e un’equa compensazione delle comunità colpite o senza provvedere al loro reinsediamento e riabilitazione, così creando uno sfollamento interno”.

“La Chiesa cattolica riconosce e apprezza gli sforzi della comunità internazionale per costruire un quadro normativo finalizzato alla protezione degli Idp, così come l’impegno di molti operatori della società civile nel rispondere all’emergenza dello sfollamento interno”, si legge nell’introduzione: “Nondimeno, questi non possono sostituire il ruolo primario dei governi nazionali e delle autorità locali”. “Fornire una serie di considerazioni chiave, che possano essere utili alle Conferenze episcopali, Chiese locali, congregazioni religiose e organizzazioni cattoliche, così come agli agenti pastorali e a tutti i fedeli cattolici nella pianificazione pastorale e nello sviluppo di un programma per l’effettivo aiuto agli sfollati interni”, lo scopo del documento, in cui si ribadisce che “la Chiesa riconosce e reitera il diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza delle persone nel loro paese d’origine”: “Le persone tutte, indipendentemente dal loro status migratorio, dovrebbero poter rimanere nelle loro case in pace e sicurezza, senza il pericolo di essere forzosamente sfollate”.

“Si Anche se sono spesso costretti a fuggire allo stesso modo e per le medesime ragioni dei rifugiati”, gli sfollati interni “non rientrano nel sistema di protezione internazionale previsto dal diritto internazionale dei rifugiati”, denuncia il documento: “”finché non sono costretti a oltrepassare un confine internazionalmente riconosciuto alla ricerca di sicurezza e protezione”, gli Idp – si legge nella prefazione – “rimangono cittadini sotto la giurisdizione legale del loro Paese d’origine, aventi gli stessi diritti e garanzie di qualsiasi altro cittadino di quello specifico Stato”. Nel documento del dicastero vaticano  si fa presente che “il riconoscimento che uno Stato abbia l’obbligo primario di proteggere tutti i suoi cittadini, in qualsiasi circostanza, insieme al rispetto della sovranità statale da parte della comunità internazionale, ha avuto, finora, come risultato l’assenza di un regime giuridico vincolante a livello internazionale e di una definizione globalmente riconosciuta di sfollamento interno”. Per questo, “la responsabilità primaria nel proteggere i diritti umani degli sfollati interni e nel garantire loro assistenza umanitaria rimane in capo al governo della nazione d’appartenenza, anche qualora quel governo non sia sempre disposto o in grado di adempiere i propri obblighi”. 

Lo scopo del volume è quello di “offrire suggerimenti e linee guida per un’azione basata su quattro verbi: accogliere, proteggere, promuovere, integrare”, i  quattro imperativi di Papa Francesco per i migranti e i rifugiati. Gli Orientamenti sono a uso delle diocesi, parrocchie e congregazioni religiose, scuole e università cattoliche, delle organizzazioni cattoliche e di altre organizzazioni della società civile e di “qualsiasi gruppo che voglia darvi seguito”.

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