14 Ottobre 2026 – Il bilancio dei morti potrebbe crescere ancora ma già così è altamente drammatico, nonostante la stampa occidentale se ne sia occupata solo marginalmente. Almeno 139 persone, tra cui 15 bambini, sono morte la notte tra il 9 e il 10 ottobre scorso durante un naufragio al largo della costa di Gibuti, e altre 84 risultano disperse, come confermato dall’agenzia delle Nazioni Unite per le migrazioni, OIM. E la maggior parte dei migranti erano di origine etiope.
L’incidente è avvenuto nel Golfo di Aden, vicino allo stretto di Bab el-Mandeb, rotta migratoria molto frequentata ma sconosciuta agli euroopei e altamente pericolosa per migliaia di migranti provenienti dal Corno d’Africa.
L’imbarcazione era diretta da Gibuti nello Yemen, Paese di transito, in guerra (ricordiamo che le forze governative e i ribelli Houthi combattono in Yemen da anni) e dunque già di per sè insicuro tanto quanto il viaggio stesso.
Una serie di elementi (migranti etiopi in fuga per via della povertà, della guerra imminente, della precarietà di vita, finiti su una imbarcazione di fortuna diretta proprio nello Yemen travagliato da un conflitto) che di per sè basterebbero a rendere la notizia del naufragio un titolo da prima pagina. (Ilaria De Bonis/Popoli e Missione)


