Da Palermo a Messina: un itinerario di luce, arte e accoglienza

20 Maggio 2026 – Il viaggio vissuto dalla Delegazione Migrantes del Piemonte – accompagnata per l’occasione dal direttore di Migrantes Sicilia, il diacono Santino Tornesi – è andato ben oltre il semplice spostamento geografico lungo la costa settentrionale dell’isola. Si è trattato di un vero e proprio pellegrinaggio dello spirito e della bellezza, capace di unire idealmente Palermo a Messina attraverso tre tappe dal profondo valore simbolico: Monreale, Cefalù e Tindari.

Monreale: la scintilla del percorso

Il cammino prende il via lasciandosi alle spalle il capoluogo siciliano per salire verso la maestosa Cattedrale di Monreale, celebre in tutto il mondo per i suoi oltre 6.400 metri quadrati di mosaici dorati. Ad attendere il gruppo in piazza c’è il direttore diocesano Migrantes, don Bernardo Giglio, che introduce subito gli ospiti all’interno del tempio.

Qui la parola passa al parroco, don Nicola Gaglio, riconosciuto come uno dei massimi esperti e divulgatori del valore teologico e artistico di questo capolavoro. Sotto la sua guida sapiente, la lettura dei mosaici – dal celebre Cristo Pantocratore absidale fino alle scene della Genesi – si trasforma in un percorso di fede vivo.

A impreziosire questo momento di intensa comunione si unisce al gruppo anche l’arcivescovo, mons. Gualtiero Isacchi, il cui saluto testimonia la centralità dell’accoglienza e del dialogo per la Chiesa locale.

Cefalù: tra la bellezza del Pantocratore e il calore dell’accoglienza

Ripreso il viaggio in direzione est, la comitiva piemontese fa tappa a Cefalù, la perla del Tirreno, per un momento capace di fondere l’alto valore artistico con una feconda testimonianza di solidarietà sul territorio.

Ad attendere il gruppo c’è il diacono Gandolfo Sausa, direttore diocesano Migrantes, che accompagna la delegazione nel cuore del centro storico per visitare una realtà straordinaria: le due comunità alloggio “Regina Elena” e “Carlo Acutis”. Situate nei suggestivi locali di un antico orfanotrofio del 1635 e gestite direttamente dalla Diocesi, queste strutture accolgono minori in situazione di fragilità – tra cui diversi minori stranieri non accompagnati – offrendo loro non solo un tetto, ma un ambiente autenticamente familiare e una concreta prospettiva di futuro.

A presentare queste fondamentali “opere segno” è don Giuseppe Licciardi, direttore e vera anima delle strutture. È lui che ha fortemente voluto la riapertura e il recente ampliamento degli spazi, guidando ogni giorno gli operatori con un obiettivo chiaro: ricreare una grande famiglia che offra protezione, promozione umana e vera integrazione sociale.

Durante l’incontro, il gruppo riceve la visita del vescovo, mons. Giuseppe Marciante, che nel ringraziare la delegazione per la sosta nella sua diocesi, si complimenta per il cruciale servizio svolto dagli uffici Migrantes sul versante dell’inclusione.

Il momento più emozionante si vive quando la parola passa proprio ai giovani ospiti: ragazzi arrivati in Sicilia dopo viaggi carichi di insidie e sofferenze, che oggi hanno finalmente la possibilità di
ripartire sentendosi parte di una famiglia.

Dopo il pranzo condiviso in seminario, la giornata prosegue con la visita al Duomo guidata da Valerio Di Vico il quale, nonostante i tempi stretti del programma, riesce a trasmettere tutta la sfolgorante bellezza dell’arte racchiusa nella cattedrale arabo-normanna. Se a Monreale i mosaici avvolgono il pellegrino in un abbraccio monumentale, a Cefalù lo sguardo viene catturato dalla solennità essenziale del Cristo Pantocratore che domina l’abside, stagliandosi su un fondo d’oro che sembra dialogare direttamente con l’azzurro del mare.

Per la delegazione Migrantes, questa sosta si rivela così una duplice, potentissima meditazione: visiva, sull’universalità del messaggio cristiano capace di parlare a popoli e culture diverse attraverso i secoli; e umana, riflessa negli occhi e nelle storie dei ragazzi accolti in città.

Tindari: lo sguardo della Madre sul cammino dei popoli

Prima di raggiungere la meta finale di Messina, il viaggio si inerpica sul suggestivo promontorio che domina il golfo di Patti, dove sorge il Santuario di Tindari. Davanti agli occhi dei delegati si spalanca un panorama mozzafiato, sospeso tra i laghetti di Marinello e il profilo delle isole Eolie, ma il vero cuore della sosta è l’incontro profondo con la suggestiva e veneratissima Madonna Nera.

“Nigra sum sed formosa” (Sono nera ma bella): l’iscrizione posta ai piedi della Vergine bizantina risuona con una forza del tutto particolare per chi spende il proprio servizio a fianco di chi si mette
in viaggio, spesso attraversando proprio quel mare che si contempla dall’alto del colle. La sosta a Tindari diventa così una preghiera corale affidata alla Madre, custode di ogni cammino e di ogni speranza di riscatto.

Ad accogliere calorosamente la comitiva – al cui seguito vi è il vescovo di Asti, mons. Marco Prastaro – sono il confratello nell’episcopato mons. Guglielmo Giombanco, vescovo della Diocesi di Patti, e il direttore diocesano Migrantes, don Leonardo Maimone. Dopo questo fraterno momento di saluto, la delegazione si unisce per la celebrazione eucaristica.

Subito dopo, il rettore del santuario, don Giuseppe Gaglio, intrattiene gli ospiti all’interno dell’antico edificio sacro, ripercorrendo l’affascinante origine del culto della Madonna Nera venuta dal mare.

Con il cuore colmo di bellezza, spiritualità e riflessioni teologiche, la delegazione scende infine verso Messina, porta della Sicilia e punto d’arrivo di un itinerario capace di fondere le meraviglie dell’arte arabo-normanna con lo spirito più autentico dell’accoglienza.

Il viaggio di trasferimento si conclude così all’Istituto Teologico “S. Tommaso”, dove i padri salesiani hanno allestito ogni cosa a puntino per garantire una calorosa ospitalità e il meritato riposo ai membri della comitiva piemontese. (fonte: Migrantes Sicilia)

Temi: