Proposte pastorali: una nuova visione di Chiesa per i migranti filippini in Italia

9 Aprile 2026 – Un’evoluzione strategica nella cura pastorale per i migranti filippini in Italia per rispondere alle mutevoli realtà della diaspora. È questo il cuore della proposta personale di don Gregory Ramon D. Gaston, rettore del Pontificio collegio filippino a Roma e Coordinatore nazionale per i cappellani filippini in Italia, che punta ad accelerare l’incorporazione dei fedeli filippini nella vita parrocchiale locale italiana.

“Non si tratterebbe – spiega don Gaston – di superare lo spirito comunitario filippino, ma di farne un adattamento critico e sostenibile per il futuro. Le comunità filippine esistenti vanno avanti, ma si aggiunge l’invito a coloro che si sentono già pronti, specialmente chi ha figli, a essere pian piano più attivi nella vita della parrocchia dove sono domiciliati”.

La proposta si basa sulle seguenti osservazioni:

  • Gli adulti filippini in Italia hanno acquisito una conoscenza pratica dell’italiano, che è sufficiente per partecipare attivamente alla liturgia e ai ministeri delle parrocchie italiane.
  • Un profondo cambiamento è visibile nelle nuove generazioni. Molti sono ora cittadini italiani e spesso parlano correntemente l’italiano più del tagalog o di altre lingue filippine. La loro formazione spirituale e il loro senso di appartenenza possono ora essere intrinsecamente legati alla Chiesa italiana.
  • La crescente domanda globale di cappellani filippini non è sostenibile data l’urgente necessità di sacerdoti nelle Filippine, dove il rapporto tra fedeli e sacerdoti è drasticamente più alto (fino a 30.000 a 50.000 fedeli in una parrocchia con un solo sacerdote).

La proposta di don Gaston intende fare riferimento agli “Orientamenti sulla Pastorale Migratoria Interculturale” della Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale (2022). Il documento, infatti, promuove la partecipazione attiva dei migranti non solo come destinatari di cura pastorale, ma come contributori effettivi alla missione della Chiesa (cfr. capitolo 5, paragrafo 4).

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