17 Febbraio 2026 – Il 13 febbraio 2026, nell’Aula Magna del Liceo “Aristosseno” di Taranto, si è svolto l’annuale convegno della Migrantes diocesana, dal titolo “Camminiamo insieme sulla stessa riva”. Nel pubblico anche gli alunni di alcune classi liceali che partecipano al progetto “Oltre la frontiera. L’accoglienza dei migranti”.
Prima delle relazioni in programma dei prof. Stefano Vinci e del prof. Maurizio Fozio, entrambi docenti dell’Università degli studi di Bari, ha preso la parola anche l’arcivescovo di Taranto, S.E. monsignor Ciro Miniero, che ha richiamato alla necessità di un’accoglienza fraterna rivolgendosi soprattutto ai giovani, e ha bollato anche lo spiritualismo disincarnato, distaccato dalle concrete necessità umane.
Molto significative le testimonianze di due migranti.
Mohamed, cittadino marocchino di 34 anni che da 3 anni vive a Taranto, ha rivissuto le peripezie per lasciare la sua terra, dove conduceva una vita senza prospettive, per costruirsi un futuro diverso. Il racconto delle sue vicissitudini, soprattutto in Libia, ha emozionato tutti. Per 11 mesi Mohamed ha dovuto lottare con scafisti che gli promettevano la partenza, pretendendo denaro, e poi lo abbandonavano, ma soprattutto ha conosciuto la durezza del carcere libico, i colpi di bastone sul suo corpo (e qui la sua voce si è incrinata), la sporcizia e la scarsità di cibo. Una volta uscito dal carcere, dopo l’arrivo a Lampedusa, la sua rinascita è cominciata al Centro Migrantes della parrocchia “Madonna delle Grazie”, dove dice “di aver trovato una seconda famiglia”. Da alcuni mesi il giovane lavora in un ristorante di Taranto con un contratto regolare e vive in una piccola casa per conto suo. Ora è ben integrato, ma sicuramente continuerà ad impegnarsi per realizzare i suoi sogni.
Un altro giovane, Kassoum, prendendo la parola non ha voluto rivelare il suo Paese di origine. Ormai si ritiene “del mondo” e così definisce anche i migranti che trovano sostegno nel Centro da lui creato e diretto. Fuggito una decina di anni fa dal suo Paese in Africa, lui per primo ha trovato aiuto presso il Centro Migrantes della parrocchia “Madonna delle Grazie”. Un sostegno che gli ha consentito anche di far giungere in Italia il figlio, diplomatosi al Liceo Aristosseno e ora studente universitario a Roma. (don Giuseppe Calamo)



