7 Marzo 2022 – Roma – L’invasione spinta da brame imperialiste, le città bombardate, le colonne di civili in fuga, gli aerei e i carrarmati, la minaccia nucleare. Una nuova guerra dentro i confini d’Europa, quando nessuno la credeva possibile. Quando nessuno si aspettava di tornare a sentire il rombo dei cannoni così da vicino, come ha commentato la Senatrice a vita Liliana Segre. I testimoni del Novecento come lei sono ancora a raccontarci gli orrori che è toccato loro di vivere. Com’è possibile non ascoltarli affatto? Com’è possibile dimenticare tutto?
Una guerra nuova con logiche e dinamiche vecchissime. Se chi l’ha provocata dà prova di non aver imparato nulla, i governi occidentali – a guida di quelle democrazie nate in reazione ai totalitarismi e che si considerano la patria dei diritti – hanno ancora l’occasione di mostrare la propria maturità. Dal secondo Dopoguerra in poi, la comunità internazionale si è dotata di strumenti in grado di prevenire l’apertura di conflitti, di ripristinare la pace appena si rompe, di porre rimedio alle conseguenze dell’uso della forza. La madre del progetto è la Carta delle Nazioni Unite del 1945, che si propone di “salvare le future generazioni dal flagello della guerra” e guida a “praticare la tolleranza e vivere in pace”. Sarà questo spirito ad animare popoli e governi davanti alla prima grande prova?
Si scorge qualche segnale incoraggiante. Lo è certamente l’avvio di un’indagine da parte del Procuratore della Corte penale internazionale sui crimini che si stanno commettendo in Ucraina. Crimini di guerra e crimini contro l’umanità nelle regioni orientali del Paese, che la Corte stava esaminando in via preliminare già dal 2014. L’Ucraina, che non è parte dello Statuto di Roma fondativo della Corte, in quell’anno aveva espressamente accettato di sottoporsi alla giurisdizione della Corte. Questo consenso sarebbe bastato al Procuratore per avviare un’investigazione formale e ricomprendervi anche i fatti degli ultimi drammatici giorni.
È stato, tuttavia, un segnale forte quello lanciato da 39 tra gli Stati parte dello Statuto, che hanno scelto di deferire comunque la situazione ucraina alla Corte. In sostanza, mostrando il proprio consenso per un intervento pronto e deciso. Ciò rafforzerà l’azione del Procuratore e favorirà una maggiore speditezza delle sue indagini. Ma soprattutto, questi Stati hanno sottolineato il grado dell’allarme internazionale rispetto alla crisi ucraina. Lo scopo dello Statuto di Roma è prevenire e reprimere quei crimini così gravi da sconvolgere la coscienza del mondo. La ricerca dei responsabili e il loro giudizio davanti al massimo organo di diritto penale internazionale sanzionerà i singoli gravissimi crimini, ma soprattutto manderà un messaggio chiaro: nel mondo dopo le guerre mondiali e dopo l’Olocausto, nessuno può ferire i valori fondamentali condivisi. Nessuno può violare la dignità della persona umana e spezzare la pace tra i popoli.
Forse è ingenuo aspettarsi che ciò basti a fermare lo slancio irruento di chi non sa abbandonare la logica della sopraffazione e del predominio. Ma è chi non trova altri mezzi che la violenza ad essere fuori dal tempo. Una comunità internazionale con i piedi nella guerra e lo sguardo rivolto alla pace non può che rispondere al fragore delle armi con la voce ferma del diritto. (Livia Cefaloni)


