Rifugiati e richiedenti asilo, il Centro Astalli ha presentato il Rapporto annuale 2026. Mons. Perego: i governi “chiudono gli occhi di fronte alla realtà”

29 Aprile 2026 – “Ogni persona merita di essere salvata”. Le ultime parole della testimonianza introduttiva del rifugiato sudanese Mahamat Daoud, oggi mediatore culturale in Italia, hanno dato l’impronta alla presentazione del Rapporto annuale del Centro Astalli, la sede italiana del Jesuit Refugee Service (Jrs), tenutasi a Roma, presso l’Aula della Congregazione Generale della Curia Generalizia della Compagnia di Gesù a Roma.

Il lavoro del Centro Astalli si colloca in un contesto internazionale segnato da instabilità geopolitica, indebolimento del multilateralismo e riduzione dei finanziamenti alla cooperazione umanitaria. In Europa e in Italia, a una diminuzione degli arrivi ha corrisposto un progressivo irrigidimento delle politiche migratorie, con il rischio concreto di limitare l’accesso alla protezione senza affrontare le cause profonde delle migrazioni forzate.

Mahamat Daoud

I principali dati del Rapporto – che illustra le attività svolte nel 2025 a sostegno di richiedenti asilo, rifugiati e titolari di protezione internazionale in Italia – sono stati esposti e spiegati dal presidente del Centro Astalli, p. Camillo Ripamonti.  Anche in Italia, ha detto tra l’altro Ripamonti, “trasformiamo la fragilità in emergenza, la marginalità in questione di sicurezza, la persona migrante in problema da contenere”. Il presidente del Centro Astalli ha quindi ribadito la necessità di rafforzare politiche pubbliche coerenti e strutturali, che garantiscano accesso ai diritti, al lavoro e alla casa: “Le sfide che abbiamo davanti possono diventare fattori di divisione oppure un’opportunità per costruire una società più coesa: la direzione dipende dalle scelte che siamo chiamati a compiere oggi”.

A seguire è intervenuto anche S.E. mons. Gian Carlo Perego, presidente della Commissione episcopale per le migrazioni (CEMi) e della Fondazione Migrantes, sollecitato dalle domande di Fiorenza Sarzanini, condirettrice del Corriere della Sera. Facendo riferimento ad alcune indicazioni del rapporto, mons. Perego ha affrontato il legame tra la distorsione della cooperazione allo sviluppo e la cattiva “gestione” del fenomeno migratorio, con dei riferimenti precisi alle incongruenze del cosiddetto “Piano Meloni” per l’Africa; si è soffermato sui muri all’effettiva inclusione posti dalla burocrazia, ricordando il paradosso emblematico che la migrazione in Italia negli ultimi anni è stata di fatto governata solo con quattro “decreti Sicurezza”. Infine, ha rammentato la costanza del magistero recente della Chiesa, e in particolare di papa Francesco, a favore di una accoglienza fondata sulla “cultura dell’incontro”.

Perego Sarzanini Centro Astalli 2026

Tra i vari elementi di contesto in cui si inserisce la gestione del fenomeno migratorio in Italia, senz’altro il “tema casa”, come emerge dal Rapporto, è diventato uno dei più urgenti e delicati: “Solo il 20% degli immigrati – ha sottolineato mons. Perego – ha una casa di proprietà contro l’80% degli italiani. Negli anni si è dimezzata la capacità degli immigrati di comprare casa (oggi solo il 5% delle transazioni riguardano i migranti) e l’affitto pesa talora fino al 60% sullo stipendio, soprattutto nelle grandi città. Questo genera sovraffollamento e insicurezza e una ‘ghettizzazione urbana’. La privatizzazione del mercato della casa ha strozzato l’offerta e ha creato un’escalation nei prezzi. Non si può programmare in tre anni l’arrivo di 500.000 persone e nei prossimi anni le stime dicono la necessità di almeno 200.000 lavoratori all’anno, senza un investimento sulla casa”.

In conclusione, il presidente della Fondazione Migrantes vede un approccio politico al governo della mobilità umana che “chiude gli occhi di fronte alla realtà”.

Temi: