Primo Piano

Italiani nel Mondo: in corso gli Stati Generali delle Associazioni

Roma – Sono in corso presso il “Centro Congressi Frentani” di Roma gli Stati Generali dell’associazionismo degli italiani nel mondo. Un appuntamento – è stato ribadito questa mattina – che si svolge al termine di un percorso di rinnovamento delle associazioni e si apre una fase nuova che dà concretamente il via alla costituzione del Forum delle associazioni degli italiani nel mondo.
Dopo l’introduzione di Luigi Papais e Rodolfo Ricci del Comitato Promotore – la relazione introduttiva  affidata a Ilaria Bianchi nella quale ha invitato a riflettere con attenzione sui complessi fenomeni e sulle caratteristiche che accompagnano la transizione dalla “vecchia emigrazione” ai nuovi protagonisti, che non sono soltanto le terze, le quarte e le quinte generazioni poiché “vi è una spinta che alimenta, a regime crescente, un nuovo flusso emigratorio dall’Italia verso vari continenti. Un flusso che eufemisticamente definiamo ‘nuove mobilità’, ma che in verità è il segno della crisi del sistema produttivo italiano e della mancanza di lavoro che spinge così tanti giovani a cercare lavoro all’estero ripercorrendo, seppure con caratteristiche diverse, le strade già percorse da milioni d’italiani”.
L’obiettivo di questi due giorni e la costituzione del Forum delle Associazioni degli italiani nel mondo “non è soltanto di aggiornare e rilanciare le ragioni di un impegno dell’associazionismo degli italiani all’estero, carico di due secoli di storia, ma anche di richiamare con forza l’attenzione delle Istituzioni pubbliche - principalmente Stato e Regioni - che in questi ultimi anni hanno disatteso i progetti e le speranze maturate, soprattutto tra gli anni novanta e l’inizio del secolo, in una stagione ricca d’interazione, d’intelligenza e di fattiva cooperazione. Da quella stagione – ha detto la Bianco -  siamo passati man mano all’indifferenza che è peggiore dei tagli finanziari e dello smantellamento dei servizi faticosamente conquistati; l’indifferenza genera invisibilità, che a sua volta vuol dire spezzare il filo del legame e della memoria, significa spezzare qualcosa che da oltre un secolo e mezzo lega non solo emotivamente gli italiani all’estero all’Italia”.
Di fronte a questa realtà “deludente per certi versi sconcertante”, le associazioni che hanno continuato ad impegnarsi nella Consulta Nazionale dell’Emigrazione hanno deciso, poco meno di due anni fa, di dare vita ad un comitato promotore con l’obiettivo di aggregare un ampio numero di associazioni e di costituire il Comitato Organizzatore degli Stati Generali dell’Associazionismo italiano nel Mondo che porterà alla costituzione del Forum, un organismo che dovrà “concretamente andare oltre il contesto che aveva dato vita alla CNE. Il Forum, nel rispetto del pluralismo delle idee e delle culture originate dalla singole storie, si propone –ha spiegato la relatrice - come forma di rappresentanza sociale che non si ferma ai confini nazionali ma, recependo la pluralità di esperienze territoriali, sia in grado di offrire modelli di partecipazione e di aggregazione efficaci e coerenti con le urgenze poste dai problemi che l’associazionismo italiano all’estero vive da vari anni e che altrimenti sono probabilmente destinati ad aggravarsi nel futuro. Puntiamo dunque su una discussione aperta, ampia e coinvolgente, non fine a se stessa, che affronti i problemi nella loro dimensione attuale e in quella di prospettiva. Un  discussione che metta al centro il lavoro e l’integrazione, la rappresentanza, le nuove mobilità e i diritti di cittadinanza”.
Agli “Stati generali” che si concluderanno domani - è prevista la partecipazione delle istituzioni più significative. Questa mattina, in rappresentanza del sindaco di Roma, è intervenuta  la consigliera Gemma Azuni del Consiglio metropolitano di Roma Capitale.
Questa mattina anche l’intervenuto del sottosegretario al Welfare Luigi Bobba. Tra gli interventi previsti anche quello del direttore generale della direzione generale degli italiani all’estero Ravaglia in rappresentanza del sottosegretario Giro e i presidenti dei due Comitati degli italiani nel mondo di Camera e Senato, i parlamentari Porta e Micheloni. (Raffaele Iaria)
 
 

CCEE: avvicinare i cinesi attraverso le opere che parlano della fede

Vilnius - “Le opere a volte parlano della fede, per cui sicuramente è importante farsi presente con un annuncio cristiano che passi attraverso una prossimità che si fa concreta, non è soltanto teorica ma che si sporca le mani andando incontro agli altri e mettendosi in gioco. Chiaramente questo poi richiede un’apertura, un desiderio, un buttarsi anche dentro una realtà che è molto diversa sicuramente dal contesto occidentale ed europeo”.
E’ quanto ha detto fra’ Matteo, francescano della parrocchia dell’Ascensione al Pino incaricato insieme a Fra’ Roberto della pastorale dei cinesi a Prato rivolgendosi in un video ai direttori nazionali per la pastorale dei migranti delle Conferenze episcopali riuniti a Vilnius  e che ieri hanno affrontato il tema della pastorale dei cinesi in Europa. “Noi – ha aggiunto frà Roberto - abbiamo anche tentato la via dell’annuncio per strada, attraverso la preghiera di strada, l’evangelizzazione di strada, la consegna di volantini di presentazione della nostra fede etc.. però poi vediamo che non è quella forma lì che tocca il cuore dell’uomo. È il rapporto personale: tu vai a trovare un malato in ospedale e lo segui, oppure per un anno ti dedichi ai ragazzi facendogli il doposcuola, si crea un rapporto d’amicizia e allora lì può passare anche la trasmissione della fede e non tanto attraverso annunci in piazza”. L’integrazione di una comunità come quella cinese, spesso percepita come ‘ermetica’ rispetto alla comunità locale, passa per i frati di Prato innanzitutto attraverso la “presenza e la condivisione dello stile di vita e dello spazio”, è “esprimere una prossimità anche parlando la loro stessa lingua”. “Il parlare – spiega - la loro lingua ti apre tante porte, ti apre le porte del cuore delle persone quando sentono che parli la loro lingua cambia la loro percezione”.
 L’immigrazione cinese non è certo recente, ma ha raggiunto una dimensione sempre più consistente nel corso degli ultimi decenni. A differenza di altre immigrazioni essa ha una dimensione prevalentemente familiare e si muove all’interno di una diaspora composta da numerose comunità stabilmente presenti sul territorio europeo. A Prato, l’accompagnamento pastorale della comunità dei cinesi si articola attraverso diverse attività, quale un “centro ascolto”, il servizio presso l’ospedale cittadino, presso l’ambulatorio del ‘Centro Giovannini’ e il doposcuola.
La parrocchia dell’Ascensione al Pino, sede da quindici anni della cappellania cattolica cinese, è formata da due frati italiani e due frati cinesi. Per maggiore informazioni: http://ascensionealpino.blogspot.com
 

MCI Germania: domani i funerali di don Giuseppe Chiudinelli

Berlino - Si svolgeranno domani pomeriggio nella parrocchia di Santa Maria in Darfo di Boario Terme i funerali di don Giuseppe Chiudinelli, sacerdote missionario con gli italiani a Berlino. A presiederli mons. Giuseppe Mascher.
Don Giuseppe era nato il 9 settembre 1954 a Darfo-Boario Terme (BS) ed era stato ordinato sacerdote il 9 giugno 1979 a Brescia. Era arrivato in Germania una prima volta nel 1993 come parroco della Missione Cattolica Italiana di Berlino, dove è rimasto fino alla fine del 1999.
Dopo una pausa nella sua diocesi di origine, a Brescia, come parroco a Siviano in Montisola, sul Lago d'Iseo, nel 2009 è ritornato in Germania, di nuovo come missionario tra gli italiani di Berlino, dove avrebbe dovuto restare, in base agli accordi tra le due diocesi, fino al 2017. Purtroppo la sua vita terrena si è fermata prima.
“Gli siamo tutti grati – dice il delegato nazionale delle Missioni Cattoliche Italiane in Germania e Scandinavia, padre Tobia Bassanelli -  per l'entusiasmo e la passione che ha messo nell'impegno pastorale, a servizio dei numerosi connazionali della capitale, nonostante i limiti delle strutture”.
Questa sera una veglia, con la S. Messa, presieduta da mons. Vigilio Mario Olmi, nella chiesa parrocchiale di S. Maria. Dopo i funerali don Giuseppe verrà sepolto nel cimitero di Darfo.
 

“Da grande farò il pescatore di migranti”: un video degli studenti palermitani vince il concorso del Ministero del Lavoro

Palermo - “Da grande farò il pescatore, sarò un pescatore migranti”. È questa la straordinaria testimonianza di solidarietà che proviene da una classe di studenti del Palermitano. Il messaggio è contenuto nel video che ha vinto il concorso bandito dal Ministero dell’Istruzione e dall’Ufficio scolastico regionale, nell’ambito del “Festival del lavoro”, evento organizzato a Palermo sul tema “Il lavoro e la Costituzione italiana”. Il contributo filmato è stato realizzato dai ragazzi della scuola media di Porticello, dell’istituto comprensivo “Karol Wojtyla” di Santa Flavia. Porticello è un paese di pescatori, una categoria di lavoratori particolarmente in difficoltà a causa delle quote tonno, oltreché per il caro gasolio. La crisi economica ha spinto molti pescatori a trasferirsi in Tunisia, facendo il percorso inverso rispetto a chi, dalla riva sud del Mediterraneo, arriva in Italia in cerca di lavoro.
L’opera vincitrice del concorso prende spunto dalla tradizione locale, fatta di barche e di reti, per coniugare il lavoro in chiave solidaristica. Per questi giovani, il lavoro non è solo una fonte di guadagno, ma anche uno strumento per farsi prossimo a chi è in difficoltà, a chi rischia la propria una vita inseguendo un futuro di pace e di prosperità. Un sogno non troppo diverso, evidentemente, da chi è nato in Italia e qui aspira a mettere a frutto i propri talenti, con un’occupazione che possa offrire dignità e gratificazione.
“A volte penso che vorrei fare anche il pescatore di uomini, per prendere con la mia rete i migranti ed evitare che anneghino in fondo al mare” recita una dei messaggi del video. Non mancano, nell’opera, i riferimenti all’alto tasso di disoccupazione che affligge gli abitanti del paese, a prescindere dal titolo di studio posseduto. Ecco, allora, che l’unica strada soluzione sembra quella dell’emigrazione, magari alla volta dell’America, ripercorrendo la strada dei propri avi.
Per il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, il video confezionato dagli studenti di Porticello è particolarmente importante perché “accanto al diritto costituzionale al lavoro, pone il riconoscimento di altri diritti, come quello alla mobilità per ragioni di lavoro”. Orlando, dunque, ha allegato il video alla “Carta di Palermo”, documento approvato dalla Giunta comunale di Palermo, che punta ad affermare il diritto alla mobilità come diritto della persona umana, partendo dall’abolizione del permesso di soggiorno. (Luca Insalaco)
 

Italiani nel mondo: dagli “Stati Generali” dell’associazionismo al Forum delle associazioni

Roma - Domani  3 luglio a Roma presso il “Centro Congressi Frentani” si svolgeranno gli Stati Generali dell’associazionismo degli italiani nel mondo. Con gli Stati Generali si compie un percorso di rinnovamento delle associazioni e si apre una fase nuova che  da concretamente il via  alla costituzione del Forum delle associazioni degli italiani nel mondo.
La costituzione del Forum, istanza di rappresentanza sociale della emigrazione, è il dato di realtà che rende visibile il superamento della crisi, in Italia ed all’estero, della rappresentanza dell’associazionismo di  emigrazione. L’associazionismo intende essere  lo strumento partecipato  per far valere le richieste che vengono avanti dalle nostre comunità e per attuare una comune progettualità a tutela delle nuove forme di mobilità . Agli “Stati generali”, promossi e realizzati in totale autofinanziamento, è prevista la partecipazione delle istituzioni più significative che in queste ore stanno confermando la loro presenza  o inviando i loro indirizzi di saluto: tra questi la vicepresidente del Senato  Fedeli. In rappresentanza del  sindaco di Roma la consigliera  Azuni del Consiglio metropolitano  di Roma Capitale, il sottosegretario al welfare Bobba, il direttore generale della direzione generale degli italiani all’estero Ravaglia in rappresentanza del sottosegretario Giro, i presidenti dei due comitati  degli italiani nel mondo, di Camera e Senato+ Porta e Micheloni, il Segretario Generale del CGIE Carozza, la rettrice dell’Università per stranieri di Siena Barni. La diretta streaming degli stati generali può essere seguita cliccando a questo indirizzo:http://www.ustream.tv/embed/14931367?v=3&wmode=direct
 
 

Massa Carrara: i risultati del progetto “Accogliere per integrare”

Massa Carrara - Presentati alla prefettura di Massa Carrara i risultati del progetto “Accogliere per integrare” promosso dalla stessa prefettura e cofinanziato dal Fondo Europeo per l'Integrazione (FEI) dei cittadini di Paesi terzi. Promuovere la ricerca e la sperimentazione di buone prassi volte ad incentivare l’inserimento nel tessuto sociale di cittadini dei Paesi terzi è stato uno degli obiettivi del lavoro realizzato con l’intervento della Cooperativa “Arnera” e dell’Associazione” Casa Betania Onlus”, che, tramite un focus group, hanno individuato i partecipanti al percorso formativo proposto nel progetto, sviluppatosi da febbraio a giugno 2015. E’ stato il prefetto, Giovanna Menghini, ad evidenziare l’importanza dell’attività svolta e la rilevanza dei risultati: il lavoro ha consentito di acquisire una capillare conoscenza delle problematiche che interessano i migranti presenti sul territorio provinciale. I dati del report della prefettura sull’immigrazione 2013 hanno favorito l’identificazione delle diverse etnie di appartenenza dei cittadini dei Paesi terzi. Con l’individuazione della figura del mediatore di riferimento, gli stranieri sono stati affiancati negli adempimenti legati agli obblighi di legge, favorendoli nella comprensione e apprendimento della lingua italiana e migliorando la conoscenza dei diritti e dei servizi attivi nel territorio.  «In tutte le finalità che si intendono perseguire - ha ricordato il prefetto - non deve mai venir meno la sinergia tra le Istituzioni statali, locali e del mondo della scuola. Lo scambio continuo e la collaborazione assicurano le migliori forme di accoglienza, garantiscono la civile convivenza e il mantenimento delle condizioni di tutela della sicurezza pubblica».
 
 

Valigia e Vangelo: i lituani in Europa migranti da sempre

Vilnius - La lingua nazionale e la fede cattolica: due elementi caratterizzanti - certo non esclusivi né universali - i migranti lituani. Perché i lituani sono “esperti” di migrazioni: dal Paese baltico, storicamente finito tante volte nelle mire dei vicini più “grandi”, hanno preso la valigia sin dal ‘700 contadini e artigiani, giovani e mamme, impiegati e studenti, per cercare fortuna altrove. Così s’incontrano cittadini con passaporto lituano in mezzo mondo: solo negli ultimi 25 anni, dopo la caduta dell’Unione sovietica e tornata l’indipendenza a Vilnius, si calcola che almeno 6-700mila persone, su una popolazione totale di 3,5 milioni, abbiano lasciato il Paese, e solo centomila vi abbiano fatto ritorno. “Ma la chiesa lituana non abbandona la sua gente”, spiega monsignor Edmond Joseph Putrimas, direttore della pastorale dei migranti. “Cerchiamo di essere vicini a loro, all’estero, con i sacerdoti al servizio delle nostre comunità”. Carità e vangelo, le due parole-chiave che ripete Putrimas. Perché chi lascia il Paese non sia solo.
Londra, la prima tappa. Ed è veramente una scoperta seguire, in giro per l’Europa, i preti lituani al servizio degli emigrati. Fra i quali ci sono persone più anziane, rimaste legate alle tradizioni nazionali e alla religione, ma anche seconde e terze generazioni, che conservano più facilmente la lingua rispetto alla fede. “La secolarizzazione arriva ovunque”, è la spiegazione che va per la maggiore. Don Petras Tverijonas vive nella zona est di Londra. “Qui un’ondata migratoria lituana risale all’inizio del ‘900, per sfuggire al regime zarista”, spiega. “Un’altra migrazione significativa si è avuta nel secondo dopoguerra”. Da allora nel Regno Unito si sono installate tre principali comunità lituane, contando in totale circa 200mila persone. “Nelle tre messe domenicali abbiamo 400 partecipanti alle funzioni. Qui a Londra abbiamo concentrato la preparazione ai battesimi e ai matrimoni per le tre comunità dell’isola. Lo scorso anno abbiamo preparato per il battesimo i genitori di 250 bambini. Le coppie che hanno seguito il corso prematrimoniale sono state 230”. Chissà quanti banchetti di nozze? Ma don Tverijonas racconta un’altra realtà, tipica delle comunità di emigrazione: per sposarsi si preferisce tornare a casa, dove i parenti faranno festa con gli sposi. Difficile così integrarsi nella società inglese: “È vero, anche perché i lituani tendono a essere riservati e un po’ timidi”.
In Norvegia è invece attivo don Oskaras Volskis, “cappellano per i lituani a mezzo servizio”, dice, impiegando l’altra metà delle energie per una parrocchia locale e per un gruppo di cattolici polacchi. Il racconto è molto semplice, schietto: grande impegno per i connazionali, ma anche la fatica di restare se stessi di fronte a una chiesa locale che tende ad “assimilare”. C’è “un’ottima collaborazione con il vescovo e il vicario, ma con qualche parroco è diverso perché preferiscono l’uso della lingua locale” e non tutti apprezzano le altre lingue durante le liturgie. “Ma se la nostra gente non ha la messa nella lingua lituana non partecipa affatto”. Nascono così problemi identitari. “Quest’anno abbiamo preparato 40 coppie al matrimonio, ma tutte le nozze avvengono in Lituania, non in Norvegia”. “Del resto, con pochi euro si prende un aereo e si torna a casa volentieri”. Anche don Valdemaras Lisovskis è in Norvegia, da tre anni. L’azione pastorale, tra Bibbia e vicinanza alle persone, non può più fare a meno dei media sociali, spiega, perché “qui le distanze si misurano in migliaia di chilometri”. “E meno male che c’è facebook”, racconta il giovane sacerdote. A Oslo, città internazionale per quanto geograficamente periferica, si trovano polacchi, vietnamiti, filippini, persone arrivate dal Medio Oriente e dai Paesi mediterranei: per questo in una realtà a suo modo cosmopolita “teniamo a conservare la nostra lingua e la messa è celebrata in lituano. Se abbandoniamo la nostra lingua perderemo la gente”.
Dai racconti dei sacerdoti lituani emerge una preoccupazione comune: “Assimilarsi, in un Paese del nord Europa, spesso vuol dire accettare l’ateismo diffuso”. Un po’ diversa la situazione irlandese: don Egidijus Arnasius è approdato a Dublino dopo essere stato per tre anni cappellano dei lituani in Australia. “Sono stato accolto molto bene dagli irlandesi e dalla conferenza episcopale locale - afferma -, con la quale si collabora proficuamente”. Poi accenna a un aspetto inedito: “I lituani arrivati in Irlanda venivano dall’alienante esperienza comunista. Per questo sono piuttosto guardinghi, prudenti. Forse c’è timore di confrontarsi con la comunità locale”. Molti “andavano in chiesa a pregare e ad accendere candele, ma non a messa”. L’opera che si sta compiendo è quello di entrare in una relazione più profonda con la comunità locale. Ma, come sempre accade in realtà di emigrazione, “il lavoro da fare è ancora tanto”. (Gianni Borsa – SIR)
 
 

Teramo: si chiude il progetto “tutti a scuola”

Teramo - Hanno collaborato anche la questura, l’ufficio scolastico provinciale e le scuole della provincia, gli uffici anagrafe dei comuni teramani e la sezione provinciale del C.O.N.I. per la riuscita del progetto “Tutti a scuola”, finanziato dal Fondo europeo per l’integrazione dei cittadini di Paesi terzi e realizzato da prefettura e fondazione “Mondo Digitale”. Nei giorni scorsi il convegno conclusivo nell’aula magna del Convitto Nazionale “M. Delfico” di Teramo.
Dopo la presentazione e i saluti del prefetto di Teramo Valter Crudo, la rappresentante della fondazione “Mondo Digitale” e i quattro esperti che hanno curato l’attività progettuale e redatto il lavoro finale, hanno presentato i risultati della ricerca svolta. Le conclusioni e le future possibilità di intervento sono state illustrate dal viceprefetto Alberto Di Gaetano, dirigente dell’Area IV - Diritti Civili, Cittadinanza, Condizione Giuridica dello Straniero, Immigrazione e Diritto d'Asilo, responsabile del progetto.
Gli obiettivi prioritari del progetto la comprensione del percorso scolastico dei minori stranieri ricongiunti negli anni 2012, 2013 e 2014 e l’attuazione progetto di crescita personale e di integrazione sociale minori figli di immigrati, in modo da combattere la dispersione e l'abbandono scolastico e fronteggiare i rischi di disagio, di esclusione e di marginalità.
Le azioni messe in campo hanno voluto non soltanto reperire informazioni, ma anche e soprattutto sensibilizzare scuole e famiglie sul tema dei bambini immigrati recentemente ricongiunti offrendo, laddove necessario, attività di accompagnamento psicologico e inserimento didattico, stringendo un patto di alleanza territoriale per sostenere i processi di partecipazione attiva degli stranieri.
 

Mons. Muser: lettera aperta sull’accoglienza dei profughi

Bolzano - “Qui non si tratta di un fenomeno passeggero, ma di una sfida che ci coinvolgerà ancora per anni. E’ una sfida che non riguarda solo le realtà istituzionali sia politiche che ecclesiali: ma è ogni singola persona che viene chiamata in causa, serve infatti il contributo di tutti”.
A scriverlo, in una lettera aperta ai fedeli della diocesi è il vescovo di Bolzano-Bressanone, mons. Ivo Muser parlando della situazione dei profughi che “da mesi approdano nella nostra provincia richiamando la nostra attenzione. Per molti di loro – spiega - la nostra terra è una stazione di passaggio, per alcuni invece è forte il desiderio di chiedere asilo politico qui da noi, altri ancora sperano in una vita migliore fermandosi in questa nostra provincia. È Cristo stesso che ci interpella in ognuna di queste persone forestiere, senza nessuna dimora e ci chiede di accoglierle”.
Per il presule la “fattiva” preoccupazione per i poveri “non è un tema tra i tanti, ma è la maniera più diretta e concreta di come la fede in Cristo, il Signore crocifisso e risorto, prende forma nella vita dei cristiani”. Dopo aver citato il Sinodo Diocesano dello scorso 30 maggio e la Commissione Diocesana per la Pastorale Sociale e del Lavoro che si è occupata del problema dei profughi e ha messo in evidenza l’urgenza di iniziative concrete. Il presule chiede che “seguano gesti concreti a tutti i livelli della nostra Chiesa locale”. Tra i “passi concreti”  mons. Muser chiede alle persone, gruppi spontanei e istituzioni, che “si impegnano concretamente per i profughi, affinché avvertano la profonda stima per loro e il sostegno”;  affinché si “crei un clima di accoglienza verso i profughi e di comprensione reciproca e insieme vengano attivamente arginate quelle forze che qui fomentano paure e aggressioni”;  affinché “l'ospitalità nelle nostre comunità sia esercitata con gesti concreti” e
affinché “le persone straniere che trovano ospitalità nelle strutture ecclesiali, private e pubbliche, siano realmente integrate nella nostra vita comunitaria”. “Come Vescovo – è l’incoraggiamento - chiedo a tutti di cercare, con coraggio e creatività, risposte e di attivare concrete iniziative. Da parte mia e da parte delle istituzioni diocesane potete aspettarvi, per quanto possibile, il necessario sostegno. Il nostro legame in Cristo deve trovare la sua espressione per il fatto che insieme interveniamo proprio lì dove le persone hanno bisogno del nostro aiuto. Dio nell’uomo e l’uomo in Dio: questa – conclude mons. Muser - è la coerenza della nostra fede in Gesù, il Cristo. Egli si è fatto uomo per noi e ci vuole incontrare in ogni uomo”.
 

Mons. Perego: “rifugiati e vittime di tratta, sfida comune per chiese in Europa”

Vilnius - “L’incontro di Vilnius è stato occasione di confronto tra varie esperienze legate insieme dal tema dell’accoglienza, ricordato in apertura dal cardinale Josip Bozanic, arcivescovo di Zagabria, come l’esigenza per la quale non cedere alle paure e alle semplificazioni a cui una parte della politica ci ha abituato in questi giorni nei diversi contesti nazionali”. Mons. Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes, ha preso parte questa settimana all’incontro dei responsabili della pastorale dei migranti e itineranti delle Conferenze Episcopali d’Europa, riuniti nella capitale lituana dal Ccee. In partenza da Vilnius, Perego afferma al Sir: “Si è sentita durante i lavori la volontà di contrastare le forme di nazionalismo che sta ritornando” in diversi Paesi “e che rischia di incrinare la storia solidale dell’Europa costruita in questi decenni”. Mons. Perego aggiunge: “Si è passati da una lettura del tema dei rifugiati alla verifica di una problematica della tratta che attraversa l’Europa, ma di cui ancora debole è la consapevolezza non solo sul piano numerico ma anche della conoscenza delle diverse storie”. Sul piano pastorale “è stato interessante confrontarsi sulle esperienze di collaborazione tra le chiese in Europa dove si è registrato l’impegno a costruire dei modelli condivisi sul piano dello scambio ma anche dell’organizzazione ecclesiale”.
“Interessante è stato, a partire dall’esperienza del centro pastorale per i cinesi a Prato - aggiunge mons. Perego - approfondire questa presenza migrante originale quale è quella dei cinesi” (l’Italia raccoglie una delle comunità più numerose in Europa con 350mila persone), che “interpella una prima evangelizzazione per chi ha vissuto una vicenda solo di ateismo”. Un incontro, “qui a Vilnius, di grande interesse proprio in un momento in cui l’Europa chiede anche dal punto di vista ecclesiale di parlare a una sola voce a tutela della dignità dei migranti”.
Il responsabile della Migrantes aggiunge una riflessione conclusiva maturata in questi giorni: “Accogliere non è un atto di bontà è un progetto politico, di riesame della nostra vita comune alla luce del mondo, di cui i migranti sono i veri attori, le avanguardie. Rifiutare l’accoglienza è invece una colpa, ma soprattutto significa non raccogliere la sfida a ripensare la città, la politica. Come Chiesa che cammina, come ci ha abituato a fare il Concilio Vaticano II, che ascolta, come ci ha ricordato Paolo VI nell’enciclica Ecclesiam suam, e ribadisce spesso papa Francesco, ogni operatore pastorale oggi avverte il dovere di essere la sentinella dell’accoglienza: perché ognuno - tanto più se povero, perseguitato, offeso - si senta a casa dove arriva, senta la responsabilità di partire non prima di aver regalato i doni di una cultura, di una religiosità, di una storia. Il futuro non lo costruiamo senza incontri, senza i migranti”.
 

Pastorale migratoria in Europa: mons. Lodeserto parla della tratta in Moldavia


Vilnius – “Dobbiamo essere grati a tutte quelle persone - suore, laici, sacerdoti, volontari - che ogni giorno si spendono per affiancare e sostenere le vittime della tratta. Queste formiche di Dio portano carità e speranza dove c‘è tanto bisogno”. Mons. Cesare Lodeserto, sacerdote italiano da anni al servizio pastorale in Moldavia, porta l’esperienza del Paese est-europeo all’incontro sulle migrazioni organizzato dal Ccee a Vilnius. Su questo tema però si domanda: “Perché dobbiamo aspettare che queste persone, donne, minori, uomini, diventino vittime della tratta?”. E indica “l’urgenza della prevenzione”, campo “nel quale come chiesa abbiamo molto da dire e da fare, partendo dall’educazione”. Per mons. Lodeserto occorre “sempre ricordare che all’origine della tratta ci sono povertà, disagio, sottosviluppo, scarsa educazione, solitudini”. È dunque necessario agire “a monte” per prevenire la tratta. E poi “bisogna sempre ricordarsi che se esiste la tratta per lo sfruttamento lavorativo, per la prostituzione o per la vendita di organi è perché esistono un mercato e dei clienti”, una “domanda” che va contrastata con tutti i mezzi legali. Il sacerdote denuncia il fatto che “tanti, troppi uomini”, anche “insospettabili”, “sfruttano donne e ragazze costrette con la forza a prostituirsi”. Dall’esperienza della Moldavia mons. Cesare Lodeserto racconta storia di povertà e di sfruttamento, e segnala i “nemici occulti contro i quali bisogna combattere”: cita il turismo sessuale, che si alimenta nei Paesi europei; il sesso a pagamento on line”. Ricorda che in vari Stati esistono le “case chiuse” che favoriscono la prostituzione, senza contrastare lo sfruttamento femminile e “dando alla criminalità organizzata uno strumento in più per fare soldi”. “Quanti, magari anche credenti, si stanno dicendo favorevoli a queste soluzioni pur di chiudere gli occhi e non vedere lo sfruttamento” tramite la prostituzione? “Quanti continuano a considerare la donna un giocattolo da comprare?”. Lodeserto aggiunge: “Come chiesa possiamo fare molto, specialmente negli ambiti in cui abbiamo maggiori capacità, come ad esempio l’educazione, affiancando le famiglie, andando nelle scuole a mettere in guardia sulla tratta e a far maturare al contempo atteggiamenti di rispetto per ogni persona”. Descrizione: http://piwik1.glauco.it/piwik.php?idsite=9

 

Circomondo: dai ragazzi in pista una lezione di vita e di riscatto con l’arte circense

San Gimignano - Spettacoli circensi che hanno coinvolto ed entusiasmato il pubblico con le esibizioni di giovani artisti, in arrivo da tutto il mondo e uniti dalla voglia di riscatto sociale e dal linguaggio dell'arte, ma anche intensi momenti di riflessione sulle condizioni e i diritti di infanzia e minori nel mondo. Questa, in estrema sintesi, la seconda edizione di Circomondo, Festival internazionale di Circo Sociale che si è chiusa domenica 28 giugno a San Gimignano dopo tre giorni di appuntamenti che hanno riscosso grande interesse e partecipazione, gettando le basi per altre edizioni e nuove iniziative a livello nazionale e internazionale. Una delegazione dei circhi sociali ospiti a Circomondo si sposterà in questi giorni a Cecina, per aprire il Meeting Internazionale Antirazzista in programma nella località balneare dal 1 al 5 luglio. “Circomondo - commenta Adriano Scarpelli, presidente di Carretera Central, soggetto promotore del Festival e del progetto - ha voluto accendere ancora una volta, dopo la prima edizione a Siena del 2012, i riflettori sul circo sociale, una forma di arte che unisce riscatto sociale e voglia di avere un futuro migliore da parte di tanti bambini e adolescenti che non vogliono vedersi rubare il proprio futuro da una guerra o da forme di ingiustizia sociale. A unire le singole storie sono arte, passione, speranza e sacrificio. Circomondo - aggiunge Scarpelli - ha messo a confronto esperienze apparentemente diverse per le realtà in cui operano e da cui provenivano: la difficile realtà afghana di Kabul; le favelas brasiliane di Rio de Janeiro; le baraccopoli della capitale keniota, Nairobi; un campo profughi palestinese a Beirut, in Libano; i quartieri periferici di Valencia, Roma e Napoli. In realtà, però, sono esperienze unite dalla volontà di aiutare i bambini e gli adolescenti a ritrovare fiducia in se stessi e nelle loro capacità grazie all'arte circense”.
 

Mons. Anders Arborelius: la pastorale migratoria in Svezia e Danimarca

Vilnius - Grazie all’arrivo di migranti la comunità cattolica svedese sta crescendo e in generale “la religione è diventata più vivace” nei Paesi scandinavi. Peraltro “molti immigrati, specialmente di seconda e terza generazione, hanno adottato gli stili di vita più secolarizzati, comuni nei nostri Paesi”. Mons. Anders Arborelius, vescovo di Stoccolma, ha portato all’incontro Ccee di Vilnius il quadro sulla cattolicità in Svezia, dove vive, in Norvegia, Danimarca e Finlandia. Nel quadro di una sessione dei lavori sulla pastorale dei migranti, ha riferito delle difficoltà di “integrazione ecclesiale” per i cristiani che arrivano dall’estero, sottolineando il fatto che nella parte più a nord del continente mancano delle comunità ampie e ben radicate. Per polacchi, lituani, filippini o sudamericani cattolici la sfida è duplice: quella di far parte della comunità civile e quella di integrarsi nella vita delle parrocchie. A proposito della Svezia, mons. Arborelius ha ad esempio sottolineato che “l’80% della popolazione cattolica registrata, su un totale di 110milapersone, è rappresentata da immigrati o figli di immigrati”. Altre particolarità si aggiungono se si considerano le differenze culturali tra i nuovi arrivati e gli svedesi, la costante tendenza alla mobilità di chi è migrante, la differenza dei riti per i cattolici provenienti dal Medio Oriente. Le “sfide pastorali” devono tener presente anche la “doppia identità” dei migranti, che può essere svedese-polacca oppure svedese-libanese, ha spiegato Arborelius. Il vescovo ha quindi stilato un breve ritratto del cattolicesimo in Danimarca, segnalando che in questo Paese la libertà religiosa è arrivata molto prima rispetto agli altri Paesi del nord a maggioranza luterana, per cui Copenaghen ha molte più chiese che gli altri Stati scandinavi, benché alcune di queste sono state chiuse. Nella capitale danese è stato anche aperto un seminario - Seminary Redemptoris Mater - che prepara un “clero internazionale”. Una osservazione relativa a tutti questi Paesi riguarda il fatto che “la religione è intesa come materia esclusivamente privata, per cui le statistiche sui componenti di una comunità non sono possibili”. Circa la Finlandia, il vescovo ha affermato che “è sempre stata piuttosto riluttante all’immigrazione, e anche per questo il numero dei cattolici è piuttosto piccolo”, attorno all’1% della popolazione. (Sir Europa)
 

Migrantes: salvaguardare e rafforzare forme e strumenti di protezione internazionale

Vilnius -  “I dati diffusi dall' UNHCR confermano che uno su tre delle persone che hanno attraversato il Mediterraneo erano in fuga da guerre e conflitti dimenticati, da persecuzioni e disastri e la necessità di rafforzare le forme di protezione internazionale”. Commenta così  i dati diffusi oggi dall'UNCHR da Vilnius, in Lituania - dove si tiene in questi giorni un incontro organizzato dal CCEE tra i direttori della Migrantes di tutta Europa, con una sezione dedicata anche ai rifugiati  - Mons. Gian Carlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes.
Sono infatti provenienti dalla Siria, dall'Afghanistan e dall'Eritrea le 137.000 persone che hanno attraversato il Mediterraneo nei primi  sei mesi del 2015. In Italia il maggior numero delle 60.000 persone arrivate sulle nostre coste provenivano da Eritrea, Somalia, Nigeria: paesi che “sottolineano ancora di più la persecuzione politica e religiosa, soprattutto di Boko Aram”.
L'UNCHR sottolinea anche – aggiunge mons. Perego - la crescita dei morti nel Mediterraneo nel 2015 rispetto al 2014: segno di come avevamo ragione di avvertire tragicamente come l'abbandono dell'operazione Mare nostrum avrebbe aumentato le vittime in mare. Si spera che il rafforzamento delle operazioni in mare avute ultimamente possano portare a tutelare anzitutto il percorso e la vita delle persone in fuga”.
Il direttore Migrantes conclude con “la preoccupazione che la richiesta europea di rafforzare l'identificazione delle persone che sbarcano sulle coste italiane o greche non si traduca in procedimenti sommari che portino ad accelerare le espulsioni e non a salvaguardare e rafforzare forme e strumenti di protezione  internazionale, soprattutto per le vittime di persecuzioni politiche e religiose  o in fuga da disastri ambientali che  non permettono di rimanere nella propria terra”. (Raffaele Iaria)
 
 

UNHCR: 137mila migranti hanno attraversato il Mediterraneo, per lo più rifugiati

Ginevra - In base alle conclusioni di un rapporto dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) pubblicato oggi, la stragrande maggioranza delle 137.000 persone che hanno attraversato il Mediterraneo verso l'Europa durante i primi sei mesi del 2015 sono fuggiti da guerre, conflitti o persecuzioni. La crisi nel Mediterraneo è di conseguenza soprattutto “una crisi di rifugiati”. Un terzo degli uomini, donne e bambini che sono arrivati via mare in Italia o in Grecia – spiega il Rapporto - provenivano dalla Siria, paese i cui cittadini sono quasi universalmente considerati rifugiati o beneficiari di altre forme di protezione. Il secondo e terzo dei principali paesi di provenienza sono l'Afghanistan e l'Eritrea. Anche in questo caso si tratta principalmente di “potenziali rifugiati”. “Mentre l'Europa discute sulle soluzioni migliori per affrontare la crisi nel Mediterraneo, dobbiamo essere chiari: la maggior parte delle persone che arrivano via mare in Europa sono rifugiati, in cerca di protezione da guerre e persecuzioni”, ha dichiarato António Guterres, Alto Commissario delle Nazioni Unite per Rifugiati. I dati ricevuti dalla Grecia, Italia, Malta e Spagna mostrano un aumento del 83% nel numero di rifugiati e migranti che hanno attraversato il Mediterraneo da gennaio a giugno - 137.000 rispetto ai 75.000 dello stesso periodo dello scorso anno. Storicamente, gli attraversamenti del mare aumentano in modo significativo nella seconda metà dell'anno, in particolare durante i mesi estivi, è quindi “logico” – afferma l’UNHCR -  aspettarsi che i numeri continuino a salire. Gli arrivi nella seconda metà del 2014, per esempio, sono stati quasi il doppio di quelli del primo semestre. Il numero di morti in mare è salito a livelli record nel mese di aprile 2015, per poi calare drasticamente a maggio e giugno. Tra gennaio e marzo, 479 rifugiati e migranti sono annegati o scomparsi in mare, rispetto ai 15 nei primi tre mesi dell'anno precedente. Nel mese di aprile la situazione è peggiorata ulteriormente. In una serie di naufragi ravvicinati, una cifra mai raggiunta di 1.308 rifugiati e migranti sono annegati o scomparsi in mare in un solo mese (rispetto ai 42 di aprile 2014). Nel mese di maggio, il numero dei rifugiati e dei migranti annegati o dispersi in mare è sceso a 68, un quarto della cifra riscontrata solo un anno prima (226). La tendenza al ribasso continua nel mese di giugno, con 12 morti rispetto ai 305 nello stesso periodo del 2014. “Il calo di morti in mare nel corso degli ultimi due mesi è incoraggiante; un segno che con la giusta politica, sostenuta da una risposta operativa efficace, è possibile salvare più vite in mare”, ha detto Guterres: “ciò nonostante, dobbiamo restare vigili. Per le migliaia di rifugiati e migranti che continuano ad attraversare il Mediterraneo ogni settimana, i rischi rimangono molto reali”. Il rapporto mostra che la rotta del Mediterraneo orientale, dalla Turchia verso la Grecia, ha ormai superato quella del Mediterraneo centrale (dal nord Africa verso l'Italia) come la principale fonte di arrivi via mare. "L'Europa ha una chiara responsabilità, che è quella di aiutare coloro che cercano protezione da guerre e persecuzioni", ha detto Guterres. "Negare questa responsabilità equivale a minacciare le fondamenta stesse del sistema umanitario che l’Europa ha lavorato così duramente per costruire. I paesi europei devono fare la loro parte per rispondere alla crisi dei rifugiati, in patria e all'estero”.
 
 
 
 

L’uomo nomade: una mostra a Cosenza

Cosenza – Questa mattina a Cosenza la Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio della Calabria e l’Atelier du Faux Semblant presentano in anteprima nazionale la Biennale Internazionale d’Arte Fotografica “Riviera dei Cedri”, V edizione con l’inaugurazione della mostra fotografica “L’uomo nomade: peregrinazioni, terre lontane, luoghi, etnie, migranti, memorie” a cura di Margherita Eichberg e Piero Di Giuseppe. La mostra nasce per promuovere un’attenta riflessione sul tema della migrazione che da sempre ha caratterizzato e accompagnato la civiltà dell’uomo e le grandi trasformazioni, un fenomeno ciclico che genera cambiamenti e richiede nuove risposte in merito ai temi dell’accoglienza e dell’integrazione. Il percorso espositivo propone le immagini di fotografi che hanno fissato nell’obiettivo situazioni, volti e corpi di uomini, donne, bambini in cerca di un futuro lontano dal proprio paese di origine e da guerre, persecuzioni e povertà. Un racconto di speranze, di illusioni, di solidarietà, di storie personali intrecciate a quelle collettive e che trovano nella fotografia un mezzo per documentare e veicolare conoscenze. Un viaggio interiore alla scoperta del senso di appartenenza, dove le mete non sono solo il luogo fisico-geografico ma i luoghi del sentimento, del cuore, della rinascita, degli incontri tra culture. Un racconto di popoli in viaggio tra passato recente e nuovi nomadismi, un racconto di resistenze, di diritti negati, di percorsi emozionali, di diaspore, di tolleranze. Una mostra dunque che vuole narrare storie di uomini attraverso gli scatti e i reportages fotografici di grandi maestri che danno vita, grazie alla carica creativa e interpretativa, ma anche e soprattutto di conoscenza e di esplorazione dell’immagine, ad un percorso di forte impatto emozionale. La mostra rimarrà a Palazzo Arnone di Cosenza fino al 15 luglio 2015.  Successivamente sarà esposta durante il periodo estivo nei più bei centri dell’Alto Tirreno cosentino da Aieta a Verbicaro, Santa Domenica Talao, Maierà e Grisolia, Orsomarso, Scalea e Diamante proponendo una singolare interazione tra proposta culturale e territorio utile alla conoscenza del patrimonio e delle tradizioni di un lembo di Calabria di straordinaria bellezza e di grande memoria storica. 
 

MCI Germania: nuovi Missionari in arrivo a Wolfsburg e a Darmstadt

Francoforte - Il mese di luglio ci porta nuovi e giovanili rinforzi dall’Italia, non per sostituzioni estive, ma per l’assunzione di due Comunità da alcuni mesi rimaste vacanti in Germania. La prima ad accogliere il nuovo missionario sarà Wolfsburg: sabato 4 luglio, alle ore 16,00, nella Chiesa St. Christophorus (Antonius-Holling-Weg 15) farà il suo ingresso ufficiale don Pedro Hutsal, sacerdote dell’Ucraina che termina in giugno gli studi a Roma e che il suo vescovo ha messo a disposizione della Missione Cattolica Italiana. A metà luglio arriva a Darmstadt don Fabio Seccia. Il suo ingresso ufficiale sarà sabato 18 luglio, alle ore 17,00 nella Chiesa St. Fidelis, presente per la diocesi di Mainz il responsabile del personale Domkapitular Klaus Forster. A don Pedro e a don Flavio benvenuti in Germania da parte della Delegazione delle Missioni Cattoliche Italiane in Germania e Scandinavia
 
 

Migranti: al via il recupero dei 700 morti del peschereccio naufragato in aprile

Palermo - Era affondato con a bordo almeno 700 migranti: ma solo le operazioni di recupero consentiranno di restituire l’entità reale di una tragedia che potrebbe toccare le 900 vittime. Da qualche giorno sono iniziate le operazioni di recupero del peschereccio colato a picco il 18 aprile scorso al largo delle coste della Libia. I superstiti furono solo 28. Se ne occupa la Marina Militare, su indicazione della Presidenza del Consiglio, che per recuperare “i corpi adagiati a circa 370 metri”, spiega una nota, utilizzerà “veicoli a comando remoto in dotazione al Gruppo Operativo Subacquei in grado di intervenire a quote profonde”. Il relitto è stato individuato a 85 miglia a nordest delle coste libiche. La Marina opererà con tre unità navali: il cacciamine Gaeta, la nave da ricerca costiera Leonardo e la Gorgona, che fungerà da supporto. Intanto sono stati 1.500 i migranti soccorsi ieri nel Canale di Sicilia, nel corso di sei operazioni coordinate dalla Guardia Costiera. Alle attività hanno partecipato navi italiane, una irlandese, una svedese e la nave Phoenix della onlus Moas. Altre 2.900 persone erano state tratte in salvo nella giornata di domenica al largo delle coste libiche.
 

Acli Germania: un convegno sulla nuova emigrazione

Stoccarda - “Nuova emigrazione in Germania: aspettative, successi, delusioni, sfruttamento. Chi sono i nuovi emigrati in Germania? Cosa fanno? Quali impieghi?”. Questo il tema di un convegno promosso dalle Acli Baden-Württemberg per il prossimo 4 luglio a Stoccarda. A relazionare è stata chiamata Edith Pichler dell’Università di Potsdam. “Con la Dott.ssa Pichler – scrive nell’invito Giuseppe Tabbì Presidente delle Acli - vogliamo analizzare e discutere la situazione della nuova emigrazione. Sono tutti cervelli in fuga? Quanti sono e cosa fanno i nuovi immigrati? Quale possibilità d’integrazione hanno? Quale politica d’accoglienza da parte delle istituzioni italiane e tedesche? Nel trattare quest’ultimo aspetto è nostra intenzione presentare le esperienze di diverse istituzioni che sono coinvolte nel ‘sistema di buona accoglienza’ e discutere sull’efficacia degli interventi”.
 
 

Don Gardzinski: la Chiesa voce profetica dei migranti

Vilnius - “Sul piano politico, nessuna singola nazione da sola è in grado di gestire e trattare in modo adeguato le migrazioni. Si tratta di un effetto della globalizzazione, che richiede la cooperazione e la reciproca collaborazione fra gli Stati e le nazioni per affrontare la situazione della migrazione umanamente, salvaguardando la dignità umana di ogni persona”. Lo ha detto questa mattina don Matthew John Gardzinski, officiale del Pontificio Consiglio per la pastorale dei migranti e gli itineranti, leggendo un testo a nome del cardinale Antonio Maria Vegliò, presidente del su-nominato dicastero, che non ha potuto partecipare personalmente alla riunione dei vescovi e direttori nazionali responsabili della pastorale dei migranti in Europa, in corso a Vilnius. “Così come a livello politico nessuna singola nazione è in grado di rispondere adeguatamente alla situazione della migrazione in corso, in modo analogo anche la Chiesa, deve lavorare insieme per gestire meglio le sfide che le migrazioni pongono non solo sul piano assistenziale”. Visto che il fenomeno migratorio ha negli ultimi mesi dimostrato di essere una sfida per le singole nazioni, così come per l'intera comunità europea, sollecitando i governi a trovare un approccio concreto e umano all’arrivo di un così gran numero di migranti, “la Chiesa continua a dichiarare la necessità di una prospettiva più ampia al problema, un approccio che tenga conto del criterio etico fondamentale basato sull’unità della famiglia umana e del suo sviluppo verso il  bene", ha dichiarato don Gardzinski. Per l’ufficiale del dicastero romano, il fenomeno migratorio che “è anche una via e una sfida molto evidente per noi che annunciamo il Vangelo di Cristo, e per la nostra capacità di portare l'esempio di accogliere queste persone e accettarle, a prescindere dal luogo da cui vengono e del credo che professano”. Insomma, la Chiesa chiama a “forme di accoglienza e di ospitalità intelligenti” e a una “cultura matura dell’accoglienza”, come Papa Giovanni Paolo II aveva affermato nella sua Esortazione apostolica Ecclesia in Europa. Per Gardzinski, compito della Chiesa è di essere “una voce profetica in favore dei migranti, chiedendo un approccio che è più completo e che va oltre il solo aspetto caritatevole. Ha la capacità di sensibilizzazione a livello parrocchiale locale; di incoraggiare i fedeli a votare per la giustizia e l'uguaglianza; di informare adeguatamente l'opinione pubblica per quanto riguarda la vera situazione dei migranti non solo nel Paese di accoglienza, ma anche nei rispettivi paesi d'origine”.