Primo Piano

La nuova vita di Marie

Palermo - Scopre di avere una grave malattia polmonare nei primi mesi di gravidanza, ma decide di portare avanti la gestazione, “perché ho fiducia in Dio”, sussurra in uno dei dialetti della Costa d’Avorio, mentre si prepara a incontrare per la prima volta la sua bambina.
La storia di Marie (nome di fantasia, perché rifugiata in Italia per ragioni umanitarie) è di quelle a lieto fine, resa possibile dal lavoro integrato di medici, assistenti sociali, mediatori culturali e volontari. È stata vissuta con partecipazione emotiva e gioia tra le accoglienti mura di un centro di eccellenza della sanità siciliana come l’Ismett (Istituto mediterraneo per i trapianti e terapie ad alta specializzazione) di Palermo. Per la prima volta in Italia, è stato utilizzato l’Ecmo (una macchina cuore-polmone extracorporea) con un approccio preventivo per consentire a una donna affetta da una gravissima forma di ipertensione polmonare di dare alla luce la sua bambina.
A Marie, 31 anni, della Costa d’Avorio, in Italia da cinque anni, è stata diagnosticata un’ipertensione polmonare severa all’inizio della gravidanza. All’Ismett è stata informata dei rischi a cui andava incontro. Questa patologia rara ha un rischio di mortalità materna durante il parto superiore al 60 per cento. Ma Marie ha scelto di portare comunque avanti la gravidanza. Quell’appartamento al quinto piano senza ascensore, però, non era per niente adatto alle sue condizioni. Così, una rete di solidarietà ha fatto sì che per tutto il periodo della gravidanza, la donna
sia stata ospite dall’associazione Casa dei Giovani di Bagheria, nel contesto del progetto Maddalena della diocesi di Palermo, che ha già provveduto a donare il corredino e il necessario per il ritorno a casa di mamma e bimba.
Per tutta la gestazione la donna è stata seguita dal team pneumo-cardiologico di Ismett, coordinato da Patrizio Vitulo, col supporto degli assistenti sociali e degli psicologi dell’istituto. Il parto è avvenuto lo scorso 18 giugno alla trentatreesima settimana di gravidanza ed è stato possibile solo grazie all’utilizzo dell’Ecmo (Extracorporeal membrane oxygenation) veno-arterioso. “In questo caso, per la prima volta in Italia, la macchina cuore-polmone è stata impiantata da un team di cardiochirurghi e anestesisti rianimatori appena prima del parto cesareo, quando la paziente era ancora sveglia”, spiega il vicedirettore dell’Ismett, Angelo Luca. Il parto è stato eseguito in una sala operatoria di Ismett dai ginecologi dell’Ospedale Civico.
La complessa procedura ha visto coinvolti sei team di specialisti. “Ringrazio tutti per la loro disponibilità, adesso comincia una nuova vita – dice Marie –. Spero solo che il mio compagno possa avere un lavoro stabile per potere prendersi cura di me e della piccola”. (Alessandra Turrisi)
 

Sicilia: salvi 1.300 profughi

Palermo - Un uomo e la figlioletta, in lacrime. Sono stati i primi sabato a scendere dalla nave Dattilo, a Palermo. Quando il loro gommone partito dalla Libia ha cominciato a sgonfiarsi tra le 106 persone a bordo è scoppiato il panico. In massa si sono spostati su un lato dell’imbarcazione.
Quattro donne accucciate nel gommone sono rimaste schiacciate. Due erano incinte. Una era la madre della bambina. “L’uomo ha cercato di salvarla -  racconta padre Sergio Mattaliano, direttore della Caritas di Palermo – Ha cercato di afferrarla ma doveva salvare anche la figlia piccola, che aveva in braccio. Ha urlato ha chiesto aiuto. Ma non c’è stato nulla da fare. La donna è stata sopraffatta dalla calca”. Altri otto uomini sono morti affogati. Un giovane, proveniente dall’area subsahariana come gran parte dei profughi sul gommone, ha perso due fratelli. Le vittime avevano tutte tra i 18 e i 30 anni.
Sono solo alcune delle storie, le più drammatiche, dei 717 migranti arrivati sabato nel porto palermitano. La Guardia costiera italiana li ha tratti in salvo nei giorni scorsi in diverse operazioni di soccorso. Sono 662 uomini, 88 donne e 8 bambini. Almeno una sessantina i minori non accompagnati identificati fino a ora. Ghana, Gambia, Senegal, Somalia, Sierra Leone, Nigeria, Eritrea la loro provenienza. Nove profughi sono stati trasferiti in ospedale, tra cui tre donne con ustioni di secondo e terzo grado e un neonato di circa 40 giorni in stato di disidratazione.
I corpi delle dodici vittime sono stati portati all’obitorio. Sulla loro morte la procura di Palermo ha aperto un’indagine per associazione a delinquere finalizzata all’immigrazione clandestina e omicidio volontario.
“Questa volta le condizioni sanitarie di molti migranti non sono buone – ha detto Pippo Noto, direttore sanitario dell’Asp impegnato in ogni sbarco avvenuto a Palermo – Abbiamo dovuto medicare molti migranti e trasferirne decine in ospedale. Non è stato il solito sbarco quello di oggi. Molti sono arrivati provati da un viaggio terribile dove hanno visto parenti e amici morire sotto i loro occhi”. In prima linea per la loro accoglienza la Caritas diocesana di Palermo. Oltre 50 volontari avevano già preparato 1700 pasti, acqua, scarpe e vestiti. In duecento verranno ospitati in due strutture della Caritas, il Centro San Carlo e Santa Rosalia, a Palermo, e quello di Giacalone.
Ieri, ancora, a Messina sono arrivate 224 persone. Trentuno sono i minori, 37 le donne. Diversi i nuclei familiari. A Trapani, sono giunti in 330. Provengono per lo più da Pakistan e Siria. Tra loro 38 donne, di cui 4 in gravidanza, e 7 minori non accompagnati. Soccorsi al largo delle coste libiche, anche loro viaggiavano su tre gommoni. Un mezzo più insicuro per la traversata e che per questo impensierisce chi segue il fenomeno migratorio: “I profughi partono quasi esclusivamente in gommone e non più coi barconi – dice Flavio Di Giacomo, portavoce dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni –. Non sappiamo ancora se sia dovuto a una strategia dei trafficanti umani o perché non ci sono più barconi a disposizione”. (Alessandro Beltrami – Avvenire)
 

Al Centro Baobab di Roma i medicinali donati dal Papa

Roma - I volontari dell‘associazione Medicina Solidale e dell‘Unitalsi di Roma, in collaborazione con la cattedra di Malattie infettive dell’Università di Tor Vergata hanno dato vita al progetto "Solidarietà senza confini”, la prima unità di strada che sta intervenendo oggi nei campi spontanei di transito per gli immigrati nella zona della Tiburtina. Questo servizio di pronto intervento – riferisce l’agenzia Sir - sta distribuendo in questo momento agli immigrati del centro Baobab i medicinali donati dall‘elemosiniere del Papa e in particolare 50 kg di farmaci anti-scabbia, 100 confezioni di antibiotici e antistaminici e 50 pomate antimicotiche. Sull’unità di strada sono presenti un medico e due studenti di Medicina di Tor Vergata e due volontari Unitalsi, oltre a Lucia Ercoli, direttore di medicina solidale e Aldo Morrone, direttore dell‘Istituto mediterraneo di ematologia. "Il Papa non ci abbandona mai - spiega Lucia Ercoli, direttore di Medicina solidale - e attraverso il suo Elemosiniere ci ha voluto ancora una volta supportare nella nostra attività di sostegno e di cura delle persone immigrate che arrivano a Roma”. "Un percorso di solidarietà e di speranza - spiega Alessandro Pinna, presidente di Unitalsi Roma - che prosegue proprio a partire dagli ultimi e dagli invisibili”.
 
 

MCI Colonia: il 30 agosto l’addio dei Padri Scalabriniani

Colonia - Con la fine di agosto termina la presenza pastorale degli Scalabriniani a Colonia, che durava dal 1960. La messa di congedo dalla Comunità cattolica italiana sarà domenica 30 agosto 2015, alle ore 11,00 nella Chiesa St. Mariä Himmelfahrt. La guida della Missione Cattolica Italiana sarà affidata con il primo di settembre ai Salesiani dell’Ispettoria di Cracovia. È previsto l’arrivo di tre religiosi salesiani: padre Adam Nyk (Leiter, dalla MCI di Rosenheim), padre Janusz Kasza e padre Piotr Szelag. P. Valerio Farronato andrà a Basilea, come parroco della Comunità Italiana affidata agli Scalabriniani, (gli organismi parrocchiali lo hanno già votato ed eletto) mentre P. Pasquale Viglione ritornerà dopo 30 anni alla Missione Cattolica Italiana di Berna, in Svizzera.
 

Consiglio d’Europa: nel 2014 aumentati antisemitismo, islamofobia, xenofobia

Strasburgo – Con i conflitti in Medio Oriente, gli atti di violenza islamista e gli incidenti legati agli arrivi di migranti massicci e senza precedenti, la Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza (ECRI) indica nel suo rapporto, pubblicato ieri, che i notevoli aumenti di antisemitismo, islamofobia, discorso dell’odio online e discorso politico xenofobo sono le grandi tendenze del 2014. “Le prove di crescenti livelli di antisemitismo, islamofobia e razzismo sono un segnale d’allarme”, afferma il Segretario generale del Consiglio d’Europa Thorbjørn Jagland. “In tutta Europa, l’apertura e la tolleranza cedono il passo a rabbia e recriminazioni, in un momento in cui il continente vive una profonda incertezza economica”, ha aggiunto. “La storia dovrebbe insegnare agli europei che la combinazione di pregiudizi e instabilità economica è la ricetta giusta per arrivare a un nuovo disastro. I governi di tutta Europa devono intervenire in modo deciso per combattere la discriminazione e favorire la comprensione e il rispetto”. Il Segretario generale si unisce all’ECRI nell’invitare gli Stati membri a utilizzare gli strumenti del Consiglio d’Europa per contrastare ogni forma di razzismo e intolleranza. Il Segretario generale chiede agli Stati membri di ratificare il Protocollo aggiuntivo alla Convenzione sulla criminalità informatica del Consiglio d’Europa, relativo all’incriminazione degli atti di razzismo e xenofobia commessi sul Web e il Protocollo n. 12 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, che vieta la discriminazione in generale.
 
 

Altra tragedia in mare: 12 morti in un gommone

Roma - Mentre a Bruxelles la politica continua a litigare su come ripartire nei paesi dell’Ue le decine di migliaia di disperati che fuggono dalla Siria e dalla Libia, nel Mediterraneo si continua a morire: i corpi di 12 migranti sono stati recuperati dalla Guardia Costiera in un gommone semi affondato. La nuova tragedia si è verificata ad una quarantina di miglia a nord della Libia nel primo pomeriggio di ieri, quando è arrivata una richiesta d’intervento alla centrale operativa della Guardia Costiera di Roma. Nella zona sono state dirottate nave Dattilo e nave Corsi, due pattugliatori d’altura, ed inviate due motovedette da Lampedusa. I primi ad arrivare sono stati i marinai di nave Dattilo, che hanno trovato 4 gommoni stracarichi di migranti, uno dei quali era semi affondato: solo la prua era rimasta a galla, mentre il motore e il resto dell’imbarcazione erano già sommersi. Immediati sono scattati i soccorsi e gli uomini a bordo sono riusciti a salvare complessivamente 393 migranti, 106 dei quali erano sul gommone affondato. Ma nulla hanno potuto per quei 12 che erano finiti nel fondo del gommone: i loro corpi sono stati portati a bordo e sistemati sul ponte, accanto ai sopravvissuti. Gli uomini della Guardia Costiera hanno continuato le ricerche nella zona, per verificare la presenza di eventuali dispersi, ma al momento non sono stati individuati né vivi né cadaveri. Le due motovedette partite da Lampedusa sono invece intervenute a poca distanza dal luogo del naufragio, recuperando un gommone con a bordo 106 persone. E gli interventi di soccorso non sono finiti: mentre nave Dattilo recuperava i corpi dei migranti morti e forniva assistenza ai sopravvissuti, un’ulteriore chiamata di soccorso ha segnalato la presenza di altre tre imbarcazioni poco distanti.
 

8×1000: mano tesa agli ultimi

Milano - Otto progetti parrocchiali finanziati e un premio del pubblico. È arrivata la proclamazione dei vincitori per la quinta edizione del concorso della CEI I feel Cud, che sensibilizza le comunità a farsi partecipi del sostegno economico alla Chiesa con l'8xmille. L'intento dell'iniziativa è ideare progetti di utilità sociale che migliorino la vita delle parrocchie e organizzare raccolte di schede allegate al modello Cu (ex Cud), in busta chiusa, tra coloro che sono esonerati dall' obbligo della dichiarazione dei redditi perché le firme possano far crescere opere sul territorio. I vincitori sono stati scelti dalla giuria del Servizio promozione della CEI. Prima classificata, quale migliore proposta di intervento sociale, corredata dalla raccolta dei modelli Cu (ex Cud), è stata la parrocchia di San Francesco di Paola a Scafati (in provincia di Salerno e in diocesi di Nola) per il suo piano di prima accoglienza "La Casa di Francesco. Dove mangiare, dormire, lavarsi". Ottiene un contributo di 15 mila euro, a fronte di 1.256 Cu raccolti. «Davanti all'emergenza sociale di senza fissa dimora italiani e stranieri - spiegano i venticinque volontari del gruppo Emmaus e il parroco don Peppino De Luca - abbiamo chiesto fondi per una struttura dove lavarsi, vestirsi, riposarsi, nutrirsi, essere accolti e ascoltati. Specie perché nei Comuni limitrofi non c'è nulla di simile ». I fondi CEI serviranno a ristrutturare i locali parrocchiali per creare un dormitorio, una mensa e una sala per le visite mediche. «I senza fissa dimora vivono accanto a noi ma non li vediamo. In troppi sono infastiditi dall'odore - affermano i promotori -. Molti si chiedono che cosa mangiano. Vestono i nostri abiti smessi e vivono in auto malandate, in case e quartieri degradati. Non possiamo continuare a far finta di niente. La loro presenza ci obbliga alla responsabilità. Il nostro non è solo un laboratorio di idee, ma una chiamata all' impegno di tutte le donne e gli uomini di buona volontà». L'alto valore sociale e pastorale è leit motiv dei premiati 2015. Come la parrocchia di Maria Santissima del Buon Rimedio di Napoli con il progetto "Il buon rimedio", secondo classificato (con 842 Cu raccolti) che si vede riconoscere 10 mila euro. Al centro un "super oratorio" per il quartiere di Scampia, periferia di troppe giovani vite scartate, per dirla con papa Francesco. Il progetto prevede doposcuola e percorsi artistici, una biblioteca, un laboratorio informatico e una sala teatro con le poltroncine, il rifacimento del campetto per le attività sportive, la sala musica e corsi di ceramica. «Nel segno della qualità e dell'accessibilità », spiega il gruppo guidato dal parroco don Alessandro Gargiulo. Sono proposte essenziali a Scampia dove - aggiungono gli ideatori - «chi non ha alcuna opportunità è certo di restare senza opportunità». Terzo posto per la Cattedrale di Bari con il progetto "Orchestra del borgo antico di Bari" che ha assemblato 457 Cu e che riceverà 8 mila euro. Le sfide di don Franco Lanzolla, parroco della Cattedrale di Bari, nel cuore della città vecchia, non sono dissimili a quelle di Scampia. Con il progetto di don Antonio Parisi e dei suoi collaboratori, conquista fondi per un' orchestra di ragazzi a rischio devianza, sul modello degli ensemble musicali di José Antonio Abreu in Venezuela che hanno dato formazione, dirittura di vita e talora un futuro professionale ai giovanissimi delle periferie dimenticate. «Se il nostro bando nazionale ha raggiunto comunità capaci di costruire alla luce del Vangelo valide alternative per famiglie in difficoltà, giovani e anziani, in contesti di povertà e disoccupazione - sottolinea Matteo Calabresi, responsabile del Servizio promozione Cei per il sostegno economico alla Chiesa, che ha promosso il concorso - siamo riusciti nel nostro intento». Appuntamento a marzo del prossimo anno sul web ( www.ifeedlcud.it) per le parrocchie che vorranno partecipare all'edizione 2016. (Laura Delsere)
 

UNHCR : il numero dei rifugiati siriani supera per la prima volta i quattro milioni

Ginevra - Il numero di rifugiati in fuga dal conflitto in Siria nei paesi limitrofi ha superato i quattro milioni. La crisi siriana si conferma così la più grande crisi di rifugiati del mondo provenienti da un singolo paese e sotto il mandato dell’UNHCR per quasi un quarto di secolo.
I nuovi arrivi in Turchia e i dati aggiornati dalle autorità turche sui rifugiati già presenti nel paese hanno portato il numero totale di rifugiati siriani nei paesi limitrofi a più di 4.013.000 persone, spottolinea l’Unhcr.
Inoltre, almeno altri 7,6 milioni di persone sono sfollate all'interno della Siria stessa - molti di loro in condizioni critiche e in luoghi difficili da raggiungere.
"Si tratta della popolazione di rifugiati più massiccia, provocata da una sola guerra, nell’arco di una generazione. È un popolo che ha bisogno del supporto del mondo, e che invece versa in gravi condizioni e affonda sempre più nella povertà", dice l’Alto Commissario per i rifugiati António Guterres.
Tragicamente, senza una conclusione in vista per la guerra di Siria, ormai nel suo quinto anno, la crisi si sta intensificando e il numero di rifugiati è in aumento. Il “traguardo” dei quattro milioni arriva appena 10 mesi dopo il raggiungimento dei 3 milioni di rifugiati. Al ritmo attuale, l'UNHCR si aspetta che i rifugiati raggiungano la cifra di 4,27 milioni entro la fine del 2015.
"Il peggioramento delle condizioni stanno spingendo un numero crescente di persone verso l'Europa e verso altri paesi, ma la stragrande maggioranza rimane nei paesi limitrofi", ha aggiunto Guterres. "Non possiamo permetterci di lasciar scivolare loro e le comunità che li ospitano in condizioni ancora più disperate".
Il flusso di rifugiati a giugno 2015 ha visto più di 24.000 persone arrivare in Turchia da Tel Abyad e da altre zone del nord della Siria. La Turchia ospita attualmente circa il 45% di tutti i rifugiati siriani nella regione.
La cifra di quattro milioni comprende 1.805.255 rifugiati siriani in Turchia, 249.726 in Iraq, 629.128 in Giordania, 132.375 in Egitto, 1.172.753 in Libano e 24.055 in altre parti del Nord Africa. Non sono invece compresi le oltre 270.000 persone che hanno presentato richiesta di asilo in Europa, e migliaia di altre reinsediate altrove.
La vita per i siriani in esilio è sempre più difficile. Circa l'86 per cento dei rifugiati che abitano fuori dai campi rifugiati in Giordania vive al di sotto della soglia di povertà di 3,2 dollari al giorno. In Libano, il 55% dei rifugiati vive in alloggi precari e improvvisati.

Papa in Bolivia: un pensiero ai migranti

 
La Paz - “Porto nel cuore specialmente i figli di questa terra che per molteplici motivi hanno dovuto cercare un’altra terra che li accogliesse”. Appena arrivato in Bolivia, seconda tappa del suo primo viaggio nell’America Latina ispanofona, il Papa ha rivolto un pensiero speciale ai migranti, ai profughi e ai rifugiati.
“In questa patria che si definisce pacifista, che promuove la cultura della pace e il diritto alla pace”, Francesco - durante la cerimonia di benvenuto all’aeroporto di La Paz - si è detto lieto di trovarsi “in un Paese di singolare bellezza, benedetto da Dio nelle sue diverse zone: l’altopiano, le valli, le terre amazoniche, i deserti, gli incomparabili laghi”. Un paesaggio che “mi ricorda che il mondo è qualcosa di più che un problema da risolvere”, ha proseguito il Papa citando la “Laudato si’”: “Ma soprattutto una terra benedetta nelle sue genti, con la sua variegata realtà culturale ed etnica, che costituisce una grande ricchezza e un appello permanente al mutuo rispetto e al dialogo”. In Bolivia, infatti, convivono “popoli originari millenari e popoli originari contemporanei”, amalgamandosi per dare bellezza e unità nella differenza”. “In questa terra e in questo popolo si è radicato con forza l’annuncio del Vangelo, che lungo gli anni è andato illuminando la convivenza, contribuendo allo sviluppo del popolo e promuovendo la cultura”, le parole di Papa Francesco.
 
 

Il Cammino degli Emigranti tra le provincie di Milano, Lodi e Pavia

Milano - Sabato 11 luglio, torna l'appuntamento annuale con la staffetta podistica sulla Terra di Santa Francesca Cabrini. La manifestazione, dedicata alla Patrona Universale degli emigranti, vedrà correre le più influenti testate dedicate agli Italiani all'estero, tra le quali quelli della Migrantes. La simbolica staffetta, alla sua seconda edizione, coinvolgerà oltre cinquanta podisti - uno per testata - che affronteranno l'ideale tragitto di 70 chilometri. L'obiettivo è riscoprire il territorio dove è cresciuta la missionaria, nata a Sant'Angelo Lodigiano e ormai celebre in tutto il mondo.
Alle 8.30 è stata fissata la partenza dalla stazione Centrale di Milano, già dedicata alla Cabrini, poi altre sei tappe attraverso le province di Milano, Lodi e Pavia, fino al punto di arrivo, alla sede del Museo Cabriniano a Codogno, toccando i Comuni di Milano, San Giuliano Milanese, Cerro al Lambro, Sant'Angelo Lodigiano, Borghetto Lodigiano e Casalpusterlengo. L’elemento che segnerà nel tempo il Cammino è rappresentato dalle "sedute", opere artistiche scolpite in pietra, nate per simboleggiare la sosta del pellegrino. Novità di quest'anno la sosta a Rogoredo Santa Giulia (attorno alle 9.30), al posto dell'Abbazia di Chiaravalle, per rendere omaggio al quartiere che si candida a diventare la sede privilegiata degli italiani all'estero. Alle 10.30 è prevista la terza tappa all'Abbazia di Viboldone a San Giuliano Milanese. La staffetta entrerà a Cerro al Lambro poco prima delle 11.30. A mezzogiorno, la manifestazione, parte integrante del Cammino degli Emigranti, farà il suo ingresso a Sant'Angelo Lodigiano, città natale di Santa Francesca Cabrini. Da Sant’Angelo per arrivare a Graffignana si è scelto di fare tappa nel Comune di Inverno Monteleone, in provincia di Pavia, primo Comune che ha patrocinato l'iniziativa. La conclusione del percorso fino all'arrivo al Museo Cabriniano a Codogno, partirà dalla Trattoria Mirandola dove si uniranno tutti i podisti della giornata per fare insieme l’ultimo tratto. L'arrivo al Museo Cabriniano di Codogno è alle 15.30.
 

Tragedia Mattmark: inaugurata a Sagron Mis la mostra “Mattmark. tragedia nella montagna”

Trento - Era il 30 agosto 1965 quando il ghiacciaio dell’Allalin, durante i lavori della costruzione della diga di Mattmark (nel Cantone Vallese, in Svizzera), crollò letteralmente a valle travolgendo tutto e seppellendo sotto una montagna di ghiaccio gli operai che stavano lavorando alla diga. I morti furono 88, dei quali 56 italiani. Due i lavoratori di Sagron Mis, provincia di Trento: Costante Renon e Ottorino Daldon. Proprio in questo paesino trentino, a cinquant’anni da quella tragedia, domenica 5 luglio alle ore 15, è stata inaugurata la mostra fotografica “Mattmark. Tragedia nella Montagna”, per iniziativa dell’Amministrazione comunale e del Laboratorio Sagron Mis. 
Durante l’inaugurazione è stata inoltre scoperta una targa ricordo alle vittime di Mattmark con un riferimento a Costante Renon e Ottorino Daldon. La targa è stata posizionata all’ingresso di un anfiteatro naturale presente vicino all’albergo Baita. All’evento erano presenti i parenti delle vittime e l’intera cittadinanza oltre al vicepresidente della Trentini nel Mondo Cesare Ciola e al presidente della Bellunesi nel Mondo Oscar De Bona. La mostra rimarrà aperta fino a domenica 12 luglio.
 

Montreal: ad agosto la Settimana Italiana

Montreal – Si svolgerà dal 7 al 16 agosto prossimi la Settimana Italiana di Montréal, festival di iniziative dedicate ai diversi aspetti dell'Italia che propone una varietà di spettacoli e di attività che celebrano l’arte, la musica, la gastronomia e il folklore italiani.
L'evento, che si svolge da oltre 20 anni, è promosso dal Congresso nazionale degli italo-canadesi e dalla Fondazione comunitaria canadese-italiana e presentato da Loto-Québec.
Il programma prevede, dal 7 al 14 agosto presso il Centro Leonardo da Vinci, Casa d'Italia proiezioni di film, mentre l'8 agosto presso Notre-Dame-De-Grâce (Parco Georges-Saint-Pierre) sono in programma concerti, tornei di calcio e di bocce, cena comunitaria e giochi gonfiabili per bambini. Ancora proiezioni di film e concerti il 9 e 10 agosto a Lasalle (Parco Ouellette) e proiezioni il 10 e 11 agosto al Cinéma Beaubien e il 12 e 13 al Cinéma du Parc. Il 13 agosto spettacoli musicali a Saint-Léonard (Parco Wilfrid-Bastien) e il 14, 15 e 16 agosto alla Piccola Italia (da Jean-Talon a Saint-Zotique) concerti, opera lirica all’aperto, sfilata di moda sotto le stelle, esposizioni artistiche e di vetture Fiat, chioschi e animazioni.
 

Da Calais all’Ungheria: l’Europa dei muri

Milano - Dopo il sogno di abbattere i vecchi muri “della vergogna”, l’Europa torna a sperimentare barriere ed aree d’isolamento per migranti, dalla Manica all’Ungheria, ricorrendo a strutture metalliche o pianificando veri e propri argini murari. Ieri, il varo presso il Parlamento ungherese del progetto di un muro alto 4 metri lungo ben 175 chilometri di frontiera con la Serbia è giunto in corrispondenza di nuove ore di caos e lutto a Calais presso l’ingresso dell’Eurotunnel franco-britannico, dove un migrante è morto in circostanze poco chiare durante l’ennesimo tentativo disperato di traversata clandestina. Era riuscito a salire su una navetta merci diretta in Gran Bretagna, secondo la versione estremamente frammentaria fornita dalla società Eurotunnel. In quest’altra strettoia europea di transito, le autorità francesi e britanniche hanno deciso lo scorso settembre di erigere nuove barriere dal fosco valore simbolico. Il dramma di Calais ha preso la scia di giorni d’agitazione e altre incursioni disperate nell’area costiera del capoluogo settentrionale francese, dove la Manica è osservata quotidianamente con un sospiro dalle circa 3mila anime ammassate nella “giungla”. È questo il controverso nome corrente dato alla folla d’accampamenti di fortuna popolati da migranti e profughi d’origine soprattutto africana (eritrei, etiopi, sudanesi, egiziani) e asiatica (siriani e afgani), esposti all’insicurezza e spesso privi di facili accessi all’acqua.
Nella notte fra venerdì e sabato scorso, circa 150 di loro avevano cercato d’irrompere a più riprese in una sezione del tunnel. E negli ultimi giorni, a singhiozzo, sono proseguiti i blitz e le reazioni per bloccarli, con ricadute anche sulla circolazione di treni ed auto, com’è avvenuto pure ieri. Per prevenire nuove incursioni, un accordo franco-britannico siglato a settembre prevede di rafforzare le recinzioni esistenti nell’area portuale e di costruire una nuova barriera lungo la principale strada d’accesso. Una logica simile ha spinto ieri una maggioranza di 151 parlamentari ungheresi (contro 41 contrari) ad approvare il progetto del nuovo muro alla frontiera con la Serbia, giustificato in questi termini da Sandor Pinter, ministro dell’Interno nel governo del premier conservatore Viktor Orban: «L’Ungheria deve affrontare la più grande ondata di migranti della sua storia. La sua capacità di accoglienza è superata del 130%». In proposito, secondo una stima ufficiale, il Paese è stato raggiunto quest’anno da 67mila migranti e rifugiati. Inoltre, nel quadro di una più ampia revisione delle regole interne sull’immigrazione, l’Ungheria ha varato pure misure più restrittive sul diritto d’asilo. Saranno cancellate automaticamente le richieste dei migranti che lasceranno per oltre 48 ore senza autorizzazione la residenza designata dalle autorità ungheresi. Un’opzione criticata subito dall’Onu. Sempre ieri, nell’Egeo, fra le isole greche di Farmakonisi e Agathonisi, non lontano dalla costa turca, sono scattate le drammatiche operazioni di soccorso in mare di decine di migranti che occupavano un natante naufragato. Le autorità hanno segnalato almeno 17 dispersi (Daniele Zappalà – Avvenire)
 
 

Proteggere le persone, non i confini: oggi un convegno a Roma

Roma – “Proteggere le persone, non i confini”: questo il tema di un convegno che si svolgerà oggi pomeriggio a Roma presso l’Istituto “Luigi Sturzo”, promosso dall’Associazione Giovane Europa. Interverranno monsignor Gian Carlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes, Rosario Altieri, presidente dell’Alleanza delle Cooperative Italiane, Gianfranco Marcelli, editorialista e già vicedirettore di Avvenire, Angelo Chiorazzo, presidente dell’Associazione Giovane Europa, Tareke Brhane, presidente del Comitato 3 Ottobre e Valerio Cataldi, giornalista del Tg2. Si partirà dalla proiezione del documentario “Quando Yousef si mise in cammino” e si rifletterà sul fenomeno dei flussi migratori in Italia e nel mondo.
 

Emilia Romagna: in commissione la legge sui campi nomadi

Bologna - Ok definitivo alla legge sui campi nomadi, che ora attende solo il varo in aula. La commissione Politiche sociali della Regione Emila Romagna ha approvato oggi il testo base della maggioranza, a cui sono abbinate le proposte di Lega e Fratelli d’Italia. Il relatore di maggioranza Giuseppe Boschini (Pd) e l’assessore al Welfare Elisabetta Gualmini aprono però a possibili modifiche durante la discussione in aula: “In Assemblea pronti a votare anche altre proposte delle forze di opposizione, chiediamo una riformulazione tecnica”, si legge in una nota dell’Assemblea legislativa.
 

Acli Bologna: domani una ricerca su “Immigrazione e lavoro”

Bologna – “Immigrazione e lavoro: un’analisi del Patronato Acli di Bologna”: questo il tema di un convegno che si svolgerà domani a Bologna su iniziativa delle Acli.
All’incontro, interverranno, fra gli altri, l’Assessore Nadia Monti, la Presidente nazionale del Patronato Acli Paola Vacchina, il Presidente provinciale Filippo Diaco, il sociologo del lavoro Michele La Rosa e i giovani ricercatori delle Acli di Bologna che hanno curato la ricerca, pubblicata per la FrancoAngeli. I risultati della ricerca sono di estremo interesse e l’elaborazione e l’analisi dei dati raccolti presso i Servizi Acli – spiega una nota – “corona un intenso lavoro dei giovani ricercatori del Patronato, testimoniando che la nostra Associazione ha, oggi più che mai, un punto di osservazione privilegiato sulla situazione socio-ecnomica del nostro territorio”.
Ogni anno, il solo Sportello immigrati delle Acli assiste oltre 3500 persone. “Di queste, un significativo campione ha risposto alla nostra intervista, rendendo più che attendibili i risultati. I dati che emergono – spiega il presidente Diaco - sono molto significativi. Abbiamo scoperto, infatti, che il 22% possiede una laurea, il 39% un diploma di scuola superiore. Eppure, ben il 57,6 % è lavoratore domestico”. Questi numeri inducono a una riflessione: “Dobbiamo capire - afferma Diaco - che la vera integrazione passa anche dalla realizzazione professionale e personale, perché il vero capitale è l‘uomo, la persona nella sua dignità di lavoratore”.
 

I minori non accompagnati a scuola di futuro: a Bruxelles dopo avere ottenuto la “patente” di lingua italiana

Palermo - Una barca li ha traghettati da un passato di orrore e morte verso un futuro aperto alla speranza e a un finale a lieto fine. Ad alcuni dei minori stranieri non accompagnati giunti in Sicilia la vita ha riservato una seconda possibilità, conquistata al caro prezzo di tremende privazioni e crudeli vessazioni.
Giunti a Palermo e inseriti in comunità, i giovani hanno avuto la possibilità di frequentare i corsi di lingua italiana per stranieri dell’Università degli studi del capoluogo. Un’esperienza, quella dello studio, che alcuni di loro non avevano mai sperimentato nei loro villaggi. Nella scuola, diretta dalla professoressa Mari D’Agostino, hanno studiato insieme a ragazzi con un background, umano e scolastico, distante anni luce dal loro. Come compagni di banco hanno trovato giovani giunti in città da ogni parte del mondo per partecipare ai progetti Erasmus e Marco Polo, oppure per un dottorato di ricerca. In comune solo l’età, la passione per la musica o il tifo per la stessa squadra di calcio. Se gli studenti sono arrivati comodamente in aereo, i minori, invece, hanno atteso la sentenza prima del deserto e poi del mare. “Abbiamo constatato che l’integrazione in aula è possibile. Ad ogni corso concluso, i ragazzi tornano nei propri paesi con un bagaglio di esperienze molto più ampio rispetto ad altri loro coetanei che non hanno vissuto la stessa situazione”, spiega la direttrice della Scuola Mari D’Agostino a proposito della composizione composita delle classi. “Sentiamo il dovere di includere tutti, soprattutto i più deboli, all’interno dei nostri corsi di lingua e cultura italiana – aggiunge la docente – Se adeguatamente seguiti, anche i minori che hanno vissuto storie di povertà e di stenti possono raggiungere livelli di conoscenza della lingua italiana che li colloca sullo stesso piano linguistico di futuri medici, ingegneri, architetti o agronomi”.
Se la paura e la traversata non sono riusciti a fermare il cammino di libertà di questi minori, neppure potevano permettere che fosse un esame a intralciarlo. Qualche settimana fa, allora, sei migranti provenienti da Bangladesh, Tunisia e Gambia hanno sostenuto, gratuitamente, l’esame Cils per la certificazione di conoscenza della lingua e della cultura italiana di livello b1, realizzato dalla Scuola palermitana in collaborazione con l’Università di Siena. La “patente” linguistica, va ricordato, rappresenta il necessario requisito per ottenere il permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo. Per i minori non accompagnati, tuttavia, il successo nel test ha una valenza non solo simbolica e di prospettiva, ma anche un immediato riflesso pratico. Il desiderio di molti giovani, infatti, è riuscire a trovare in tempi rapidi un’occupazione, in modo da inviare i soldi guadagnati ai familiari rimasti in patria. La conoscenza della lingua, quindi, rappresenta la chiave indispensabile per accedere al mondo del lavoro e per riuscire a integrarsi.
Alcuni dei minori potranno sfruttare fin da subito la certificazione linguistica ottenuta, valida in ambito internazionale, oltre i confini italiani. Quattro dei partecipanti ai corsi di lingua italiana, infatti, sono stati selezionati per partecipare al progetto di scambio europeo Erasmus Plus, promosso da due associazioni palermitane, Ceipes e Asterisco, che promuovono programmi di inclusione e di crescita dei migranti. I quattro giovani sono appena partiti insieme a cinque studenti dell’Ateneo palermitano, direzione Bruxelles. Qui, per venti giorni, si confronteranno con altri giovani migranti che risiedono in Portogallo, Bulgaria e Belgio. L’esperienza di scambio, oltre a fornire ai partecipanti importanti strumenti di analisi sulle politiche di inclusione adottate in altri paesi Ue, sarà riconosciuta a livello europeo tramite la certificazione Youthpass, documento utile per il futuro formativo e lavorativo dei ragazzi e valido anche ai fini dell’acquisizione dei crediti formativi. (Luca Insalaco)

Pozzuoli: nei giorni scorsi la Festa dei Popoli

Pozzuoli -  Si è svolta, nei giorni scorsi, a Pozzuoli, su iniziativa dell’Ufficio Migrantes la sesta edizione del Festival dei popoli. Una giornata ricca di colori, di bandiere di tutte le nazioni. Un pomeriggio impegnato in memoria di donne, uomini, giovani e bambini, vittime dei naufraghi nel mare mediterraneo, in memoria di coloro che non si ricordano o di cui nessuno parla; coloro che non sono riusciti ad attraversare il deserto, morti, uccisi e, per i cristiani perseguitati. Il tema della manifestazione è stato: “Incontro tra le diverse culture – Modo di interazioni”. Si erano mobilitati circa 300 donne, uomini e soprattutto tanti donne e uomini immigrati di tutte le etnie e religioni e, indigeni della Area flegrea. L’incontro è avvenuto con la liturgia della parola, preghiere in diverse lingue per i naufraghi e cristiani perseguitati, seguite dalle testimonianze raccolte, scritte e lette in 7 lingue dai migranti che frequentano il Centro Migrantes diocesano. Un grande momento è stato anche nell’accogliere e presentare delle giovane e giovani profughi provenienti dalle diverse nazioni ed ospiti nelle case di accoglienza del territorio Flegreo. Sono stati coinvolti le associazioni, enti locali e privati che si interessano della promozione umana.
Il festival si è concluso con un saluto del Vicario episcopale per la Carità don Fernando Carannante che ha sottolineato l’importanza di tale manifestazione.
 

Australia: vent’anni di impegno per l’accoglienza dei migranti

Sydney - Elaborare linee pastorali sul tema dell’accoglienza e della solidarietà con migranti e richiedenti asilo: questa la missione dell’Ufficio per i migranti e i rifugiati in seno alla Conferenza episcopale dell’Austalia (Australian Catholic Migrant and Refugee Office), che ha compiuto vent’anni di attività. Come riferisce a Fides don Maurizio Pettenà, Direttore nazionale dell’Ufficio, “l'accoglienza dello straniero rimane una caratteristica permanente della Chiesa di Dio. L'accoglienza dello straniero è inerente alla natura stessa della Chiesa e testimonia la sua fedeltà al Vangelo”.  “La Chiesa cattolica in Australia è stata a lungo in prima linea per la pastorale di migranti e rifugiati”, ricorda il Direttore. Già nel 1944 la Conferenza Episcopale australiana creò una sottocommissione per l'immigrazione e, negli anni successivi, uffici cattolici per la pastorale delle migrazioni furono aperti in tutte le diocesi.
L’Ufficio per i rifugiati in seno alla Conferenza Episcopale Australiana è stato attivato il 1° luglio 1995 “per consigliare e servire la Conferenza episcopale in materia di migranti e rifugiati”, fungendo da canale di comunicazione con gli uffici diocesani ed elaborando linee guida pastorali. L’ufficio è anche interlocutore del governo e di altri organismi istituzionali.
Come rimarca don Pettenà a Fides, “oggi sono essenziali l'educazione e la sensibilizzazione all'interno della Chiesa a tutti i livelli”. Nel recente documento “Accogliere Cristo nei rifugiati e negli sfollati” si rimarca che negli “stranieri” la Chiesa vede “Cristo che pone la sua tenda in mezzo a noi, e che bussa alla nostra porta”. Nel migrante, la Chiesa “sente la voce di Cristo che dice: ero forestiero e mi avete accolto”.

Oratori: in Lombardia l’11% di chi partecipa è straniero

Milano - L’oratorio non va in vacanza, ma vive la pienezza dell’incontro, del servizio e dell’accoglienza anche nei mesi estivi: quasi mezzo milione di ragazzi, proprio in queste settimane, stanno vivendo i giorni dell’oratorio estivo in Lombardia, più di due milioni sono i bambini che stanno partecipando al Grest in tutta Italia. Vicino a loro 350mila tra animatori ed educatori volontari, in quella è “una vera e propria esplosione di numeri, colori, entusiasmo e gioia”. Così definisce l’esperienza oratoriana don Riccardo Pascolini, presidente del Forum oratori italiani (Foi), che ci tiene però a ricordare che l’oratorio estivo non è “un evento fine a se stesso o calato dall’alto”, ma al contrario “è il cuore pulsante dell’attività ordinaria dell’oratorio e del cammino pastorale, è esperienza significativa nella vita degli animatori ma anche dei bambini”.
“Dopo la scuola e lo sport, l’oratorio è la prassi educativa più diffusa in Lombardia. Ma il valore non è soltanto quantitativo, bensì qualitativo, perché quello dei nostri oratori è un sistema educativo ricco, completo e soprattutto aperto, perché permette di favorire il protagonismo dei ragazzi” aggiunge don Samuele Marelli, responsabile della Fondazione diocesana oratori milanesi (Fom) e del coordinamento regionale delle pastorali giovanili delle dieci diocesi lombarde (Odielle).
Tantissime sono le famiglie che oggi si affidano agli oratori: segno di una fiducia senza confini, da Nord a Sud, ma anche di un legame tra famiglia e oratorio che assume ancora più importanza laddove la famiglia conferma il suo ruolo primario educativo e l’oratorio diventa segno di continuità in questa missione educativa, divenendo una seconda famiglia per i bambini e per gli stessi genitori. “Vogliamo continuare a puntare e scommettere su questo legame – conferma il presidente del Foi che raccoglie in tutta Italia oltre 6mila oratori –, affinché i nostri oratori assumano sempre più i contorni di ‘casa accogliente’”.
Secondo i dati della ricerca relativa agli oratori in Lombardia (“L’oratorio oggi”, editore Odl, 2015), nel 77% degli oltre 2.300 oratori lombardi sono previsti percorsi di formazione per educatori e volontari, che riescono a garantire alle famiglie la validità di un’esperienza di crescita basata sulla sperimentazione della relazione con gli altri.
E l’altro, oggi, è anche il ragazzo straniero. “Don Bosco andava in strada per cercare i più lontani, i più in difficoltà – ha sottolineato don Pascolini –: lo stesso siamo chiamati a fare anche noi in questa prospettiva di apertura verso l’altro”. Gli oratori, per loro natura, sono sempre stati luoghi di prossimità e di accoglienza: oggi condivisione significa anche scambio interculturale e interreligioso. Questo perché i ragazzi stranieri che oggi frequentano gli oratori lombardi sono diventati l’11% del totale, tra loro ci sono cattolici, tantissimi cristiani di altre confessioni e anche ragazzi di altre religioni. Riflettono il cambiamento in corso e la trasformazione in una società plurale nella quale l’oratorio ha assunto un ruolo sempre più importante, quale “avamposto di integrazione - ha aggiunto don Marelli -, capace di accogliere fino in fondo, facendo vedere che sono le differenze stesse ad arricchire il dialogo”.
In attesa del censimento a livello nazionale – che da ottobre, vedrà il Forum oratori italiani impegnato a verificare in modo scientifico, quella che don Pascolini chiama una “ricetta” sempre attuale, fatta di accoglienza, condivisione, apertura e soprattutto gioia –, oggi “come ci ha detto papa Francesco il 21 giugno scorso a Torino – ha concluso il presidente del Foi – non dobbiamo mai dimenticare la gioia. E con questa gioia cercare ed amare Gesù, per lasciarsi incontrare da Lui, nel quotidiano, a partire dall’oratorio”. (Ilaria Solaini – Avvenire)