Primo Piano

Mons. Bertolone: una attenzione ai fratelli di altri Paesi

Catanzaro - “È chiaro per tutti che il volto di Catanzaro sta cambiando anche per la presenza di un gran numero di fratelli provenienti da altri Paesi, con altre culture e convinzioni religiose”. A dirlo, ieri sera, l’arcivescovo di Catanzaro-Squillace, monsignor Vincenzo Bertolone, al termine della processione di San Vitaliano, patrono della città e della diocesi. Il presule, dopo aver ricordato la festa dei popoli svoltasi lo scorso 12 luglio – “segno di accettazione e di armonizzazione delle differenze” – ha chiesto di “dare segni di maggiore vitalità e di indirizzo per una Calabria ‘nuova’”.
“La città delle aquile e dei due mari - ha sottolineato - è chiamata al coraggio di andare oltre, di proporsi come esperta in umanità che le spetta di diritto a causa della tradizione e della grande storia dei suoi santi e martiri. Una città alla quale non mancano le capacità  e le risorse di cuore e di intelligenza”. Mons. Bertolone ha annunciato alla comunità diocesana un progetto che intende fortemente realizzare sull’esempio di papa Francesco e come “segno di quella misericordia che l’Anno giubilare e pastorale suggeriscono”. Nel quartiere di Catanzaro Lido, infatti, sorgerà a breve “l’Oasi della Misericordia”, dove coloro che dormono nelle stazioni ferroviarie vicine o i poveri senza fissa dimora, potranno trovare un punto di accoglienza, per sentirsi a casa, lavarsi, cambiarsi, pranzare e cenare e dormire. “Voglio sperare - ha detto con emozione mons. Bertolone - che tutta la città si senta coinvolta in questa iniziativa dando ai poveri non solo gli scarti, abbigliamento dismesso e tutto ciò che è ingombro, ma cibo, acqua e quanto è necessario almeno a sopravvivere, ma, soprattutto,  spero che città e diocesi siano capaci di condividere gli sguardi, offrire gesti di prossimità e amicizia e considerino questa iniziativa come qualcosa di proprio  da apprezzare non solo a parole, ma con gesti continui e concreti, fino a provarne legittimo orgoglio”. (Raffaele Iaria)
 

“Accogliere i migranti come accogliamo Santa Rosalia”

Palermo -  “I migranti vanno accolti con lo stesso rispetto con il quale abbiamo accolto la statua della Santuzza”. Con queste parole il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, ha salutato l’arrivo a Mondello della statua di Santa Rosalia, dando così avvio alle celebrazioni in onore della patrona della città. La settimana del “Festino” è coincisa con l’approdo nel porto palermitano di un ingente numero di migranti. Sono stati ben 717 quelli sbarcati dalla nave Dattilo della Guardia Costiera, che li ha soccorsi in diverse operazioni di salvataggio, condotte in prossimità delle coste libiche. Tra gli stranieri, provenienti per lo più da Ghana, Gambia, Senegal, Somalia, Sierra Leone, Nigeria, Eritrea, vi erano anche una sessantina di minori stranieri non accompagnati. Assieme ai salvati sono giunti in porto anche i 12 corpi esanimi raccolti in mare a seguito dell’ennesimo naufragio consumatosi la scorsa settimana.
Nelle strutture della Curia sono state temporaneamente ospitate circa 200 persone, per metà dislocate tra i Centri San Carlo e Santa Rosalia, mentre altre 100 sono state sistemate nella struttura che sorge a Giacalone. Da giugno, ovvero da quando gli arrivi nel capoluogo si sono susseguiti con maggiore intensità, la Caritas ha deciso di prestare il proprio servizio rinunciando a qualsiasi forma di rimborso da parte della Prefettura per le spese sostenute. Una scelta di gratuità che non ha certamente affievolito l’impegno dei volontari e il sostegno, anche materiale, fornito ai profughi. A tutti i migranti, infatti, oltre alla sistemazione nei Centri di accoglienza, vengono offerti beni di prima necessità e indumenti già al momento dello sbarco. Lo sforzo organizzativo ha spinto i responsabili dell’organismo pastorale diocesano a stimolare la sensibilità e la generosità di cittadini e commercianti, affinché possano aumentare le donazioni di generi alimentari, vestiario e prodotti per neonati, come latte e pannolini. “Ricordiamoci che qualsiasi dono, seppur piccolo, se fatto con buon cuore diventa un grande gesto d’amore e solidarietà verso il prossimo”, ha detto Anna Culotta, responsabile dell’area Promozione umana della Caritas, ribadendo la necessità di arruolare nuovi volontari per gestire al meglio la macchina dell’accoglienza. Non è certo la generosità e la disponibilità dei palermitani che è mancata finora. A pesare sono sempre lentezze e inefficienze burocratiche e istituzionali a vari livelli.
In occasione dell’ultimo sbarco, al molo era presente anche il sindaco Leoluca Orlando, il quale ha puntato il dito contro l’indifferenza dell’Europa di fronte alle continue tragedie nel Mediterraneo. “A quante stragi degli innocenti dovremmo assistere ancora, prima che tutta la Comunità internazionale si renda conto che non serve costruire dei muri?”, ha accusato il primo cittadino. Orlando, nei giorni scorsi, ha scritto a Papa Francesco per presentargli la nuova edizione del Festino dedicato a Santa Rosalia. Nella missiva il sindaco ha anche accennato al fenomeno migratorio, ricordando l’approvazione della Carta di Palermo da parte della giunta comunale, a testimonianza dell’impegno “quotidiano del popolo palermitano nel contribuire al passaggio dalla migrazione come sofferenza e genocidio, alla mobilità come diritto inalienabile di ogni essere umano”.
Nel corso, poi, delle manifestazioni in onore della Santa patrona del capoluogo Orlando ha rimarcato lo stretto connubio tra vecchia e nuova accoglienza e lo spirito di solidarietà che contraddistingue da sempre la città. Una propensione simboleggiata nella processione in mare e nell’arrivo a bordo di una barca della statua di Santa Rosalia, come fanno i migranti che approdano sulle coste palermitane e siciliane. Il sindaco, quindi, ha rivolto una preghiera alla “Santuzza”: “Liberaci dall’egoismo dei singoli e degli Stati, che lascia morire i migranti in mare o li abbandona sugli scogli”. (Luca Insalaco)
 

Rom: oggi conferenza stampa dopo alcuni sgomberi

Roma - 59 sgomberi forzati realizzati a Roma dall’inizio dell’anno, contro i 34 totali del 2014, con una “decisa impennata” seguita all’annuncio del Giubileo Straordinario da parte di Papa Francesco.
A denunciarlo sono l’Associazione 21 luglio e Popica Onlus che per oggi organizzano, davanti all’Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Roma, una conferenza stampa in concomitanza con un sit di solidarietà nei confronti dei 21 rom sgomberati due giorni fa dall’insediamento informale di Val d’Ala e delle altre famiglie rom a rischio sgombero forzato dai centri di via San Cipirello, via Torre Morena e via Toraldo. Al sit in saranno presenti sia le famiglie di Val d’Ala che quelle dei tre centri. La conferenza stampa seguirà un incontro tra le delegazioni di Associazione 21 luglio e Popica Onlus, i portavoce delle comunità rom coinvolte e l’Assessorato alle Politiche Sociali, per chiedere all’Amministrazione una soluzione alternativa adeguata per le famiglie rimaste all’addiaccio dopo lo sgombero forzato a Val d’Ala, come del resto sancito dal Comitato sui Diritti Economici, Sociali e Culturali delle Nazioni Unite.
 

Torino: condannati sei persone per il rogo del campo rom “Continassa”

Torino - “Hanno agito spinti da odio razziale”. Il tribunale di Torino ha condannato con quest’aggravante sei persone per il “rogo della Continassa”, incendio appiccato a roulotte e baracche dei rom al termine di una manifestazione che, il 10 dicembre 2011, chiedeva più sicurezza nel quartiere Vallette. Un volantino diceva: “Ripuliamo la Continassa”. Il corteo era stato organizzato poche ore dopo che una ragazzina aveva accusato di stupro un rom. Si scoprì che s’era inventata tutto, ma intanto la rabbia di diversi abitanti del quartiere, tra cui esponenti della curva juventina, si sfogarono contro il campo nomadi dove vive un’ottantina di famiglie a poca distanza dallo Juventus Stadium. Al grido “bruciamo tutto” una frangia si staccò dal corteo pacifico, cui partecipò anche la presidente della Circoscrizione oggi deputata Pd Paola Bragantini. Ci fu chi addirittura tentò di bloccare i mezzi dei vigili del fuoco. Le condanne inchiodano gli imputati di incendio, ostacolo ai soccorsi, incitamento all’odio razziale: vanno dai sei anni e mezzo ai tre. Il giudice Paola Trovati ha confermato le tesi del pm Laura Longo, ma ha stabilito pene più alte di quelle richieste. “Gridavano che ci avrebbero ammazzati, eravamo spaventati, siamo scappati nel bosco e da lì abbiamo visto figure che incendiavano tutto”. È la ricostruzione di quella giornata fatta in aula da una donna della Continassa: “Dopo non c’era più nulla. Era rimasto solo lo scheletro del caravan”. Le condanne più gravi, sei anni e sei mesi, e sei anni e dieci giorni, sono per Luca Oliva e Guido Di Vito, fermati subito dopo il rogo come gli autori materiali. Tra i condannati, Davide Moscatiello, tre anni, ex leader dei "Bravi Ragazzi", gruppo ultras juventino. Riconosciuti provvisionali immediati di 15mila euro a cinque rom e di 3mila alle associazioni parti civili.
“Anche durante il processo c’è stata molta omertà”. Secondo l’avvocato di parte civile Gianluca Vitale la gente del quartiere che aveva partecipato al corteo avrebbe aiutato poco le indagini: “Tentavano di sminuire e celare la presenza di gruppi organizzati”. “Le cose vanno chiamate col loro nome – dice Sergio Durando del’Ufficio Migrantes di Torino – si è trattato di razzismo e l’importante è che queste azioni siano condannate”. La Migrantes ritiene che “si debba promuovere la conoscenza tra i rom e gli altri cittadini e superare i campi nomadi. Per questo serve una progettualità seria”. (Fabrizio Assandri – Avvenire)
 

Tornado nel Veneto: i profughi aiutano a rimuovere le macerie

Venezia - Tra le macerie, per aiutare gli abitanti della Riviera del Brenta (Venezia), colpita da un tornado, c’erano anche una trentina di profughi. Ospitati dall’ostello di Giare di Mira, da Padova, da Casa don Gallo e dalla cooperativa “Percorso vita”, hanno chiesto di poter essere utili per aiutare a rimuovere le macerie. “È naturale che chi nella vita ha vissuto sulla propria pelle una tragedia si metta a disposizione per aiutare chi a sua volta sta vivendo una situazione difficile e traumatica – commenta don Luca Favarin di “Percorso vita” all’agenzia “Redattore Sociale” -. I cosiddetti profughi non sono persone pericolose o portatrici di degrado. sono ragazzi che arrivano con un passato drammatico ma con il desiderio di sporcarsi le mani, di costruire il proprio futuro. Per cui parole come condivisione e solidarietà per loro sono abbastanza naturali. L’impegno continuerà anche nei prossimi giorni, fino a quando la situazione non tornerà alla normalità.
 

Comites Monaco di Baviera: online la nuova pagina web

Monaco di Baviera – Una pagina web per il Comites di Monaco di Baviera. L’iniziativa è visibile all’indirizzo www.comites-monaco.de e rappresenta – spiegano i promotori – “la nostra esclusiva piattaforma di comunicazione digitale” che “consente a qualunque utente di accedere a molti nuovi servizi, alcuni dei quali già attivi, altri in corso di definizione”. Per la presidente del Comites Daniela Di Benedetto, da un lato la nuova pagina fornisce tutti gli elementi necessari a conoscere il nuovo Comitato degli Italiani all’estero di Monaco di Baviera, attraverso i profili dei suoi consiglieri e gli strumenti di contatto e dall’altro permetterà ai concittadini di conoscere il lavoro delle commissioni ed i relativi progetti. Allo stesso tempo, il sito preserva tutta la parte legislativa relativa alla costituzione dell'organo democraticamente eletto, la pubblicità di documenti e verbali, già presente nella vecchia pagina.
È nostra intenzione - spiega Di Benedetto - usare il sito web quale piattaforma di informazione, coesione e crescita della Comunità, anche attraverso lo strumento di servizi soggetti a registrazione volontaria, per permettere una più stretta collaborazione - qualora lo si desideri - e di sondaggi. Questi ultimi ci permetteranno di aprire ulteriormente un orecchio già volto alla Comunità. Preghiamo quindi tutti i concittadini e gli operatori del settore informazione di contribuire a dare maggiore visibilità al sito del Comites ed appropriarvi del vostro Comites interagendo con esso e seguendolo in ogni suo passo.
 

Migranti: tiene il lavoro, salari bassi

Roma – Tra i Paesi europei l’Italia è l’unico ad avere un “tasso di occupazione dei cittadini stranieri costantemente più alto” di quello degli italiani. Il dato emerge dal V Rapporto annuale su “I migranti nel mercato del lavoro in Italia”, realizzato dalla direzione generale dell’Immigrazione del ministero del Lavoro e presentato ieri.
Nel periodo 2007-2014, in Italia, a fronte di un calo medio della popolazione nazionale residente (-0,1%), quella straniera è cresciuta ad un tasso medio del 7,8%. Il numero delle persone straniere è cresciuto di circa 2 milioni di unità anche, soprattutto, per effetto dei ricongiungimenti famigliari che rappresentano la maggioranza relativa dei nuovi permessi di soggiorno rilasciati.
Tra le comunità di origine extracomunitaria, residenti al 1° gennaio 2014 – si legge nel Rapporto - prevalgono i cittadini di Albania (450.908 individui), Marocco (408.667), Cina (197.064), Ucraina (180.121) e Filippine (129.188).
Relativamente agli ultimi due anni, molte comunità hanno fatto registrare cospicui tassi di crescita. Gli incrementi maggiori si registrano per le comunità egiziana (+25,2%), bengalese (+20%), nigeriana (+18,3%) e filippina (+15,3%). La quota relativa di presenza femminile, cresciuta notevolmente negli anni duemila sino a diventare equivalente alla popolazione maschile, varia in modo consistente tra le diverse cittadinanze: l’incidenza percentuale
sul totale dei residenti oscilla tra poco meno dell’80% per l’Ucraina, al 30% circa del Bangladesh. Tra le nazioni d’origine neo-comunitarie si segnala una ulteriore crescita dei cittadini rumeni (+15,9%). Secondo il Rapporto la crisi economica e occupazionale che ha investito il sistema produttivo e il mercato del lavoro italiano negli ultimi anni, ha fatto emergere la centralità della componente straniera. Anche i dati del 2014 confermano l’effetto compensativo della forza lavoro comunitaria ed extracomunitaria, a fronte del calo della componente italiana in continuità con quanto avvenuto per l’intero ciclo degli anni interessati dalla crisi economica. L’elemento di novità è rappresentato dal fatto – spiega il Rapporto - che la quasi totalità del decremento registrato per la componente nativa si concentra nel Mezzogiorno, a fronte di una consistente crescita degli immigrati nella medesima area di riferimento. Permangono – si legge - le problematicità legate al mancato riassorbimento della manodopera straniera nel mercato del lavoro, con un leggero incremento delle persone in cerca di occupazione e un aumento dell’inattività trascinato dalla costante crescita del fenomeno tra la componente femminile, in particolare di origine extracomunitaria. Emerge pertanto l’originalità del caso italiano. L’Italia, tra i grandi paesi europei di accoglienza analizzati, è l’unico – come dicevamo - in cui il tasso di occupazione dei cittadini stranieri si mantiene costantemente più alto di quello dei nativi, i trend dell’occupazione sono asimmetrici tra le diverse nazionalità (si contrae il numero di lavoratori italiani e cresce il numero dei lavoratori con cittadinanza straniera) e si osserva una contemporanea crescita dell’occupazione, della disoccupazione e dell’inattività.  Il numero di occupati stranieri tra 2013 e 2014 è cresciuto di 111.000 unità, per gli italiani è calato di 23.000. Tra cessazioni e attivazioni, il saldo è positivo per gli stranieri (+40.649 unità), negativo per gli italiani (-56.474). I rapporti di lavoro registrati per gli stranieri sono 1.896.399. Rispetto alle assunzioni del 2013, c’è una flessione dello 0,2% per i comunitari e un aumento dello 0,5% per i non comunitari. Tra i lavori: il 76,8% degli stranieri ha qualifica da operaio, solo l’8 lavoro impiegatizio (35% tra gli italiani) e lo 0,9% ruoli dirigenziali.
Tutto ciò – evidenzia il Rapporto -  si ripercuote anche sulle retribuzioni. Poco meno del 40% dei lavoratori dipendenti UE ed extra UE percepisce un salario fino a 800 euro (nelle medesima classe gli italiani sono il 15,2%) e una quota analoga (39,8%) percepisce un salario al di sotto dei 1.200 euro.
 

Benvenuti in Germania: una guida del mensile “Corriere d’Italia”

Francoforte - “La crisi economica ha riportato l’Italia ad essere un paese di emigranti, che non sono più poveri, ma in molti casi giovani laureati a cui il paese non offre alcuna opportunità”. A scriverlo sono Licia Linardi, responsabile del Mensile delle Missioni Cattoliche Italiane in Germania e Scandinavia “Corriere d’Italia” e  Alessandro Bellardita che hanno curato, in collaborazione con il Bundesministerium des Innern (Ministero degli Interni tedesco), una guida per i nostri connazionali per che per ragioni di lavoro si recano in Germania. La guida, dal titolo “Benvenuti in Germania”, cerca di rispondere alle principali domane che vengono poste all’arrivo nel Paese: “ho diritto a risiedere in Germania? Come posso trovare lavoro? Dove posso imparare meglio il tedesco? Quali sono i documenti più importanti e dove posso mandare a scuola i miei figli?”. “La scelta di trasferirsi in un nuovo Paese infatti, spiegano i curatori della guida, molte volte comporta cambiamenti notevoli nella vita quotidiana”. Ed ecco le pagine dedicate all’assistenza sanitaria, ai contratti di lavoro, ai sussidi sociali e di disoccupazione, ai contratti di affitto, agli obblighi scolastici, ai corsi per imparare il tedesco, alle assicurazioni obbligatorie, all’iscrizione all’Aire (Anagrafe Italiani residenti all’Estero) e all’assistenza consolare e alle oltre 100 Missioni e comunità Cattoliche Italiane presenti in Germania impegnate acanto ai nostri connazionali. (R.I.)

 

Rom: un campo sgomberato due volte in un anno

Roma - Un altro sgombero nella Capitale senza un’alternativa per le famiglie rom sfrattate. Le ruspe mandate dal Gabinetto del sindaco Ignazio Marino hanno abbattuto ieri mattina all’alba le baracche di un insediamento non autorizzato in via Val d’Ala, area nord-est, ai margini del parco che ospita la Festa cittadina dell’Unità. Interrompendo bruscamente un percorso avviato dall’assessorato ai Servizi sociali per individuare una soluzione con i rom del campo. Prefetto e Sindaco, nei fatti, hanno scavalcato l’assessorato guidato da Francesca Danese. “Ma il cerino l’hanno lasciato in mano a noi”, mormora qualcuno al Dipartimento. Gli stessi rom erano stati già sgomberati il 9 luglio 2014, per reinsediarsi a febbraio nello stesso luogo.
Ieri i 21 rom romeni, tra cui tre bambini e due donne incinte, assieme all’Associazione 21 luglio hanno protestato davanti all’assessorato.
Nulla di fatto dall’incontro con i funzionari, che hanno negato il via libera a una sistemazione delle famiglie nel Centro di raccolta rom di via Salaria. “Lo sgombero senza preavviso ha fatto saltare le positive consultazioni avviate nelle scorse settimane”,  dice il presidente della 21 luglio, Carlo Stasolla che ricorda come l’altra, identica operazione nel 2014 “costò alle casse comunali 168.400 mila euro”, tra sgombero, accoglienza temporanea all’ex Fiera di Roma, rimpatrio assistito.
L’Associazione lo definisce “un vero e proprio gioco dell’oca”, un caso paradossale ed “emblematico di quanto sia miope, costosa ed inefficace la politica degli sgomberi forzati nella Capitale. È il 59° nel 2015 dell’Amministrazione, a fronte dei 34 nell’intero 2014”. Un’azione “ancora una volta in violazione degli standard previsti dal diritto internazionale in materia di sgomberi”. Le ruspe hanno travolto anche il “positivo tavolo di consultazioni con l’Assessorato: il caso Val d’Ala sarebbe diventato così il modello, per l’Amministrazione, per dare una sterzata rispetto alla politica degli sgomberi, ascoltando le richieste sia degli abitanti del quartiere che delle comunità rom”. Proprio ieri era in agenda un nuovo incontro tra rom e assessorato. Duro il commento di Carlo Stasolla: “Siamo estremamente preoccupati dell’incapacità di questa Amministrazione di comprendere e gestire la questione degli insediamenti informali nella Capitale. Una incapacità che purtroppo degenera nella reiterazione di sgomberi forzati e nella sistematica violazione dei diritti umani di uomini, donne e bambini”. La decisione di mandare le ruspe era stata presa in Prefettura già da una settimana. No comment all’assessorato, dove si limitano a puntualizzare che “tempi e modalità dello sgombero non siamo stati noi a deciderli”.
A conferma della volontà di superare il modello dei campi rom, l’assessorato fa sapere che Francesca Danese non farà ricorso contro la sentenza del Tribunale Civile di Roma, che il 30 maggio ha riconosciuto il carattere discriminatorio del campo La Barbuta. Paolo Marchionne, presidente Pd del III Municipio, conferma che “lo sgombero era deciso da una decina di giorni. Come municipio dobbiamo tutelare l’interesse generale del territorio e un insediamento così era difficile da gestire in un’area fortemente antropizzata. Però io non sono per gli sgomberi senza alternative: se ci si limita a buttare giù le baracche – ragiona il "mini-sindaco" - quelle persone poi tornano”. (Luca Liverani – Avvenire)
 

Stranieri a Terni: presentato il rapporto dell’osservatorio della prefettura

Terni - È una realtà multietnica in crescita e che cerca integrazione quella che emerge dal rapporto statistico presentato presso il centro congressi della Camera di Commercio di Terni e realizzato dal gruppo di lavoro Sistan (Sistema Statistico Nazionale) istituito in prefettura.
Il rapporto evidenzia come gli stranieri non considerino più il territorio provinciale come un luogo di passaggio in vista di ulteriori spostamenti ma vi stabiliscono la propria abitazione, lavorano e sono veri e propri fattori produttivi dell’economia locale, soprattutto se si considera l’elevato tasso di invecchiamento che caratterizza la regione. Al 1° gennaio 2014, l’incidenza della popolazione straniera sul totale di quella residente in provincia è pari al 10,0%, con un incremento  - rispetto al 2008 -  di quasi quattro punti percentuali. E' questo, solo un dato esemplificativo descritto dalla pubblicazione che si pone come strumento di ausilio nell’interpretazione e nella comprensione di una realtà ormai strutturale.
Il documento, stampato a cura della regione Umbria e disponibile on line sui siti di tutti gli enti e le amministrazioni che partecipano all’Osservatorio, è un esempio di una significativa collaborazione interistituzionale. “Le implicazioni delle vicende migratorie investono l’intera comunità locale – ha esordito il prefetto, Gianfelice Bellesini, introducendo i lavori – e solo attraverso una conoscenza accurata e attuale delle stesse è possibile fornire elementi utili sia alle Istituzioni, per supportarne le decisioni e governare in modo documentato una società sempre più multietnica, sia alla collettività nel suo complesso, per favorire i processi di integrazione tra la comunità autoctona e quelle di nuovo insediamento”.
 

Belluno: ai Grest parrocchiali l’emigrazione italiana

Belluno - Portare le tematiche dell’emigrazione nei Grest parrocchiali della provincia di Belluno. Questo l’obiettivo del MiM di Belluno partito con una iniziativa partita nei giorni scorsi dalla parrocchia di San Gregorio nelle Alpi. Giovedì 9 luglio, infatti, le guide Gilla Mancosu e Marco Crepaz hanno raccontato a un pubblico di bambini e ragazzi, attraverso una serie di video e di letture, il fenomeno migratorio con un focus sulle miniere e sull’evoluzione dell’emigrazione italiana. Attraverso la tecnica della lettura pensata Gilla Mancosu ha letto e interpretato un libro illustrato che raccontava, con la fantasia e la delicatezza delle immagini, l’amara vita in miniera; grazie alla testimonianza diretta di Rino Budel, ex emigrante e vice presidente dell’Associazione Bellunesi nel Mondo, i partecipanti al Grest hanno potuto fare un viaggio in tutto il mondo. L’iniziativa si ripeterà la prossima settima al Grest di Bolzano Bellunese.
 

Migranti: cento morti sulle coste libiche

Milano - Almeno un centinaio di morti sono stati raccolti ieri sulle spiagge e nel mare di Tajoura, in Libia. Tra di loro donne e bambine. I corpi sono stati portati nell’ospedale di Tripoli. La notizia è stata lanciata ieri da Migrant Report, organo di informazione con base maltese ed è rimbalzata sui siti di news dell’Africa subsahariana, area da cui proverrebbero le vittime. La fonte citata è un portavoce del dipartimento libico della migrazione.
Le autorità, riporta il sito, non sono ancora in grado di comunicare con certezza né il numero esatto dei corpi né la nazionalità delle vittime. Ma se le cifre fossero confermate, sarebbe la tragedia migratoria più grave dopo la morte di almeno 800 persone nel Canale di Sicilia, avvenuta il 18 aprile scorso.
È quasi certo che si tratti dei resti del naufragio di un’imbarcazione (un gommone, probabilmente, dato il numero dei morti) partita dalla città libica, posta a una decina di chilometri da Tripoli, uno dei punti di partenza principali di chi tenta di entrare in Europa. Possibili conferme arrivano dal sacerdote eritreo don Mosè Zerai, riferimento per i profughi del Corno d’Africa diretti in Italia, che racconta di un’imbarcazione salpata il 5 o il 6 luglio scorso, ma di cui mancano informazioni sull’arrivo. Don Zerai conferma la presenza a bordo di molte donne e bambini. Oggi arriverà a Messina la nave privata My Phoenix, dei coniugi maltesi Catambrone, con a bordo 414 migranti soccorsi in mare. Le partenze dalle coste libiche stanno ormai avvenendo solo su gommoni. Una scelta, quella dei trafficanti dettata in parte dalla contingenza, dato che è sempre più difficile recuperare barconi e pescherecci. Ma ci sono anche altre ragioni, come conferma il Consiglio Italiano per i Rifugiati: “I gommoni sono più economici, e quindi consentono ai trafficanti di aumentare il margine di guadagno. Sono più facili da recuperare, anche sui mercati internazionali. Inoltre i natanti gonfiabili sono quasi invisibili ai radar, sono meno agevoli da intercettare. Ma sono anche le minacce di distruggere le imbarcazioni in Libia a spingere i trafficanti ad adoperarli”. I gommoni, inoltre, salpano in massa: “Se partono in tanti è più difficile reagire. Per i prossimi giorni dobbiamo aspettarci altre partenze di questo tipo”. Questi gommoni sono pensati per ospitare una trentina di persone: i trafficanti ci caricano sopra tra i cento e i centoventi migranti. Ma c’è anche un ulteriore aspetto che desta particolare preoccupazione: per i gommoni non servono scafisti. “Non sono necessarie competenze particolari come per le imbarcazioni più grandi. A volte ci sono migranti che già hanno esperienza, altre volte fanno una rapida prova in acqua. Spesso in questi casi chi guida ottiene uno sconto sul passaggio o la gratuità. Ma non servono grandi incentivi: tutti vogliono lasciare la Libia il prima possibile”. Ancora Migrant Report segnala la scoperta di tre corpi nel deserto libico, presso la città di Sabha. Si tratta di una coppia nigeriana e di un terzo uomo di nazionalità incerta. Una ventina di altri corpi sarebbero invece presso l’obitorio dell’ospedale locale. Si tratta di persone cadute nella rete di finti trafficanti che rapiscono i migranti per estorcere denaro alle loro famiglie. Secondo alcuni testimoni, il riscatto richiesto oscilla tra i 200 e gli 8.000 dollari. “Quando il denaro non arriva – dice una fonte locale di Migrant Report – gli ostaggi vengono torturati. A volte vengono uccisi e i loro corpi vengono gettati sul bordo della strada, nel deserto”. (Alessandro Beltrami)
 

Circo: dal 15 al 19 Ottobre il Festival di Latina

Latina - Dal 15 al 19 ottobre prossimi si svolgerà a Latina la 17^ edizione del “Festival Internazionale del Circo – Città di Latina”, l’attesa manifestazione circense tesa alla promozione del Circo e dello spettacolo dal vivo. L’evento si snoderà, come ogni anno, attorno alla competizione tra i migliori artisti circensi selezionati nei cinque continenti. Essi si esibiranno di fronte ad una Giuria Tecnica Internazionale composta dai massimi esperti del settore e ad una Giuria della Critica di cui faranno parte giornalisti e personalità del mondo dello spettacolo. Gli ambiti premi “Latina d’Oro”, “Latina d’Argento” e “Latina di Bronzo” saranno consegnati durante la finale del 19 Ottobre.
 

Vescovi Slovacchia: apriamo le porte ai profughi

Bratislava - “Esprimiamo la nostra convinzione che, dal punto di vista dei principi umani e cristiani, è necessario dedicare una particolare attenzione ai migranti e ai rifugiati”. E’ quanto si legge in un comunicato della Conferenza Episcopale della Slovacchia recentemente pubblicato riguardo al dibattito sul crescente afflusso di profughi nei Paesi europei.
“Spetta a ogni singolo Stato e all'intera comunità internazionale scegliere i mezzi più adatti per aiutare migranti e rifugiati, nonché contribuire alla soluzione dei problemi nei loro Paesi d'origine”, scrivono i presuli slovacchi sottolineando che la Chiesa cattolica in Slovacchia intende sostenere questo processo con tutti i mezzi possibili, per "esprimere solidarietà e carità cristiana verso le persone bisognose". Nel corso della sua sessione plenaria di giugno, la Conferenza Episcopale ha approvato quattro progetti di aiuti umanitari per i cristiani perseguitati e i rifugiati - per un importo complessivo di oltre 190mila euro - finanziati da strutture ufficiali della Chiesa in Slovacchia in collaborazione con organizzazioni umanitarie e caritative cattoliche.
 

Calabria: la solidarietà di mons. Oliva al sacerdote aggredito a Caraffa del Bianco

Locri - Ieri sera, nei locali della Chiesa Parrocchiale di Caraffa del Bianco, durante un incontro con un gruppo di fedeli l'amministratore parrocchiale don Sylvestre Ibara (Fidei donum proveniente dalla Repubblica del Congo-Brazzaville), è stato aggredito da uno dei presenti. Il sacerdote, avvertiti i Carabinieri, è stato accompagnato nella postazione del 118 di Bianco, successivamente, dopo essere ricorso inutilmente al pronto soccorso dell’ospedale di Locri, ove non è stata possibile alcuna visita, è stato trasferito all'Ospedale Riuniti di Reggio Calabria, ove è stato ricoverato per le cure del caso e per i dovuti accertamenti, non esclusa la necessità di un intervento chirurgico. Del “grave episodio” – scrive oggi l’Ufficio delle comunicazioni sociali della diocesi -  è stato avvisato il vescovo di Locri-Gerace, monsignor Francesco Oliva – che è anche vescovo delegato Migrantes della Conferenza Episcopale Calabra - che si è recato ieri sera stessa a Caraffa del Bianco. Il vescovo, preoccupato per le condizioni di don Silvestre, “mentre attende notizie sullo stato di salute del parroco, condanna questo gravissimo atto di violenza nei confronti di un sacerdote venuto da lontano per porgere con amore il Vangelo nella nostra terra”. “Per il momento – si legge nel comunicato della diocesi -  la cosa che conta più di ogni altra è stare vicino a don Silvestre, ferito nel fisico e nell'animo, perché superi questo momento e guarisca presto. A lui tutta la solidarietà del clero e della comunità diocesana. Preghiamo il Signore, per intercessione della Madonna degli Angeli patrona di Caraffa del Bianco, affinché nei cuori di tutti si coltivino sentimenti di pace, di concordia e rispetto verso ogni fratello”.
 

Telese: venerdì la presentazione del Rapporto Immigrazione Caritas Italiana e Fondazione Migrantes

Telese - Verrà presentato in apertura della seconda edizione del “Telesia for Peoples” di Telese Terme (Benevento) venerdì prossimo il Rapporto Immigrazione realizzato dalla Fondazione Migrantes e dalla Caritas Italiana. A presentarlo, fra gli altri, monsignor Giancarlo Perego, Direttore generale della Fondazione Migrantes, don Alfonso Calvano, Direttore Migrantes della Campania, il neo Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca e l’ex Ministro Nunzia De Girolamo. A coordinare i lavori Mario Sechi di Radio24 - Il Sole 24 Ore.
 

Papa Francesco: la Chiesa deve essere ospitale

Roma - Papa Francesco torna a Roma dopo oltre una settimana in America Latina. Secondo viaggio del suo pontificato in questo Continente dopo quello del 2013 in Brasile per la Giornata Mondiale della Gioventù. E appena sceso dall’aereo si reca nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma per pregare ai piedi dell’icona della “Salus populi romani” (“Salvezza del popolo romano”), e per rendere grazie per la protezione che aveva chiesto alla Santissima Vergine qualche giorno prima del viaggio. Una consuetudine, quella della sosta davanti all’effige della Madonna più antica e venerata dai romani, che Francesco ripete alla vigilia e al rientro di ogni viaggio apostolico.
Un lungo viaggio quello di Papa Francesco nella “periferia” della “Sua” America Latina: otto giorni tra Ecuador, Bolivia e Paraguay, sette voli e ventidue discorsi. Un viaggio conclusosi con la visita alla baraccopoli di Banado Norte, alla periferia della capitale del Paraguay Asuncion e la messa davanti a un milione di persone nella base militare di Nu Guazu. Molti i temi di questo viaggio che non sarà dimenticato presto soprattutto per i forti appelli lanciati a favore dei più poveri, dei più disiderati, di coloro che vengono “scartati” da una economia “che uccide”. Otto giorni tra sobborghi poveri delle metropoli dei tre paesi visitati, una visita al carcere-ghetto di Palmasola e il suo lungo discorso ai movimenti popolari che qualcuno ha definito una mini enciclica. E ancora la messa che ha celebrato in Ecuador nel Parco del Bicentenario, con il suo appello ai popoli a rinnovare il grido di libertà risuonato 200 anni fa contro le potenze coloniali, per un nuovo modello di società.
Un viaggio nel quale il pontefice ha continuamente proposto e incarnato il volto di una Chiesa che si immerge nei processi, accompagna le moltitudini dall’interno”, condividendone le fragilità, le ferite, le sofferenze. Una chiesa che deve essere “casa dell’ospitalità”: per questo – ha detto nell’omelia dell’ultima messa celebrata al termine del viaggio presso il campo grande di Nu Guazù - “bisogna tenere le porte aperte, soprattutto le porte del cuore”. “Ospitalità è una “parola chiave della spiritualità cristiana: “Ospitalità con l’affamato, con l’assetato, con lo straniero, con il nudo, con il malato, con il prigioniero, con il lebbroso, con il paralitico. Ospitalità con chi non la pensa come noi, con chi non ha fede o l’ha perduta, magari per colpa nostra. Ospitalità con il perseguitato, con il disoccupato. Ospitalità con le culture diverse, di cui questa terra paraguaiana è così ricca. Ospitalità con il peccatore, perché ognuno di noi lo è”. Secondo Francesco, c’è un male, oggi, che “distrugge silenziosamente tante vite”: la solitudine, che “ci separa dagli altri, da Dio, dalla comunità”. La Chiesa, che è madre, “non deve gestire cose, progetti, ma imparare a vivere la fraternità con gli altri”. “Quante volte – ha spiegato - immaginiamo l'evangelizzazione intorno a migliaia di strategie, tattiche, manovre, trucchi, cercando di convertire le persone con le nostre argomentazioni. Oggi il Signore ce lo dice molto chiaramente: nella logica del Vangelo non si convince con le argomentazioni, le strategie, le tattiche, ma imparando ad ospitare”. “Una cosa è certa - ha aggiunto - non possiamo obbligare nessuno a riceverci, ad ospitarci; è certo ed è parte della nostra povertà e della nostra libertà. Ma è altrettanto certo che nessuno può obbligarci a non essere accoglienti, ospitali verso la vita del nostro popolo. Nessuno può chiederci di non accogliere e abbracciare la vita dei nostri fratelli”. Oggi occorre vivere “in un altro modo, con un' altra legge, sotto un' altra normativa” che significa “passare dalla logica dell'egoismo, della chiusura, dello scontro, della divisione, della superiorità, alla logica della vita, della gratuità, dell' amore. Dalla logica del dominio, dell' oppressione, della manipolazione, alla logica dell' accogliere, del ricevere, del prendersi cura”. Papa Francesco parlando dall’America Latina, ma non limitandosi a questo continente, ha chiesto “maggiore rispetto per la persona umana in quanto tale, con diritti fondamentali e inalienabili ordinati al suo sviluppo integrale, alla pace sociale, vale a dire, alla stabilità e alla sicurezza di un determinato ceto, che non si attua senza una particolare attenzione alla giustizia distributiva”. Bergoglio, in Bolivia, davanti alle autorità civili ha puntato il dito contro chi confonde il “bene comune” con il “benessere”. Per Francesco, infatti, quest’ultimo se “fa riferimento solamente all’abbondanza materiale tende a essere egoista, a difendere gli interessi di parte, a non pensare agli altri, e a cedere al richiamo del consumismo. Così inteso, il benessere, invece di aiutare, è portatore di possibili conflitti e di disgregazione sociale; affermatosi come prospettiva dominante, genera il male della corruzione, che scoraggia e fa tanto danno”. E sempre in Bolivia l’incontro con i movimenti popolari. “Terra, casa e lavoro per tutti i nostri fratelli e sorelle. L’ho detto e lo ripeto: sono diritti sacri. Vale la pena, vale la pena di lottare per essi. Che il grido degli esclusi si oda in America Latina e in tutta la terra”, è l’appello forte del pontefice che torna sulle tre ''t'': tierra, techo y trabaco (in spagnolo) mettendo al centro l’urgenza di un cambiamento di fronte alle situazioni di ingiustizia e di esclusione che oggi si vivono nel mondo. “Abbiamo bisogno e vogliamo un cambiamento”, perché “questo sistema non regge più: non lo sopportano i contadini, i lavoratori, le comunità,  i villaggi. E non lo sopporta più la Terra, la sorella Madre Terra, come diceva san Francesco”, ha detto il papa sottolineando, a proposito delle “molte esclusioni” e delle “ingiustizie subite in ogni attività di lavoro, in ogni quartiere, in ogni territorio”, che “non si tratta di problemi isolati”, ma di “realtà distruttive” che “rispondono ad un sistema che è globale”, e che “ha imposto la logica del profitto ad ogni costo, senza pensare all’esclusione sociale o alla distruzione della natura”. “Quando il capitale diventa idolo e dirige le scelte degli esseri umani, quando l’avidità di denaro controlla l’intero sistema socioeconomico, rovina la società, condanna l’uomo, lo fa diventare uno schiavo, distrugge la fraternità interumana, spinge popolo contro popolo e, come si vede, minaccia anche questa nostra casa comune”, ha spiegato Bergoglio evidenziando come spesso, davanti ai fatti di cronaca quotidiana “siamo convinti che non si può fare nulla, ma solo prendersi cura di sé e della piccola cerchia della famiglia e degli affetti”. Ma questo non è vero: ognuno di noi può fare qualcosa: “Voi siete seminatori del cambiamento” per costruire, insieme alla rivendicazione dei “vostri legittimi diritti, i popoli e le loro organizzazioni sociali” un’ “alternativa umana alla globalizzazione escludente”. Nel viaggio ha poi parlato di famiglia durante la Messa a Guayaquil, davanti a una distesa sterminata di persone, forse un milione. Con l’invito a pregare per il prossimo Sinodo sulla famiglia. Commentando il passo evangelico delle nozze di Cana ha sottolineato che “Il vino migliore è quello che sta per essere bevuto, la realtà più amabile, profonda e bella per la famiglia deve ancora arrivare”. È questa la “buona notizia”, anche per chi vede “crollare tutto”. “Quanti adolescenti e giovani percepiscono che nelle loro case ormai da tempo non c’è più questo vino! Quante donne sole e rattristate si domandano quando l’amore se n’è andato scivolando via dalla loro vita! Quanti anziani si sentono lasciati fuori dalle feste delle loro famiglie, abbandonati in un angolo e ormai senza il nutrimento dell’amore quotidiano!”. Da qui la richiesta di fare “spazio” a Maria, di agire come ha fatto lei per supplire alla “mancanza di vino” che attanaglia ancora oggi le nostre famiglie, anche sotto forma di “mancanza di lavoro”. “I servizi che la società presta ai cittadini non sono una forma di elemosina, ma un autentico debito sociale nei confronti dell’istituzione familiare, che tanto apporta al bene comune”, ha detto il pontefice ricordando che “la famiglia è l’ospedale più vicino, la prima scuola dei bambini, il punto di riferimento imprescindibile per gli anziani”. “La famiglia  costituisce la grande ricchezza sociale, che altre istituzioni non possono sostituire, che dev’essere aiutata e potenziata, per non perdere mai il giusto senso dei servizi che la società presta ai cittadini”. (Raffaele Iaria)
 
 
 
 
 

Il Card. Scola ai musulmani per la fine del Ramadan

Milano - Nel messaggio inviato, in occasione della fine del Ramadan, ai fedeli e ai responsabili delle comunità musulmane presenti a Milano e nel territorio della Diocesi, l’arcivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola, ricorda “le gravi sofferenze” patite nell’anno trascorso “dalle nostre rispettive comunità”. Sofferenze di cui, il cardinale stesso è stato testimone nel suo recente viaggio a Erbil (il 16 e il 19 giugno), dove, ricorda nel messaggio, ha potuto udire “il grido di tanti fratelli cristiani perseguitati”. “Talvolta pare che il mondo, giardino per tutti, abbia cambiato padrone e il nome, peraltro non nuovo, di questo padrone è ‘violenza’. Può il Dio che tra i Suoi nomi ha ‘as-Salam’ (la Pece) accettare come atto di culto migliaia di morti ammazzati?”, riflette il card. Scola. Poi un auspicio: “La stagione che stiamo vivendo deve assumere la colorazione di una comune purificazione del cuore, dei pensieri, del linguaggio e dei gesti: sia questo l’augurio che ci scambiamo in questa occasione d’incontro e reciproco riconoscimento!”. E un invito rivolto in particolare alla Milano dell’Expo: “sia promotrice di una globalizzazione nella condivisione delle risorse, per superare il dramma delle fame e di ogni ingiustizia”.
 
 

E’ morto fratel Arturo Paoli: una vita per i poveri

Lucca - È morto nella notte fratel Arturo Paoli. Nato il 30 novembre 1912, aveva 102 anni. Sacerdote, religioso e missionario italiano, attivo in particolare in America latina, apparteneva alla congregazione dei Piccoli Fratelli del Vangelo.
"Fratel Arturo Paoli, Sacerdote e Piccolo Fratello del Vangelo, è tornato alla Casa del Padre, stanotte, alle 0,45 nella sua abitazione presso la Canonica della Parrocchia di San Martino in Vignale", ha reso noto l`arcivescovo di Lucca, mons. Italo Castellani. "L`Arcivescovo ringrazia il Signore per il dono straordinario che fratel Arturo è stato per la Chiesa nei lunghi anni del suo ministero in Italia e all`estero, in particolare a favore dei più poveri, e si fa vicino alla comunità dei Piccoli Fratelli del Vangelo di Spello e a tutti coloro che in questo momento, anche se illuminati dalla fede nella Risurrezione, sentono il peso dell`umanità per la scomparsa di ‘don Arturo’".
La salma di don Arturo sarà esposta nella chiesa parrocchiale di San Martino in Vignale già da oggi lunedì 13 (dal pomeriggio) e anche per l`intera giornata di martedì 14 luglio. Mercoledì 15 sarà trasportata nella chiesa di San Michele in Foro, luogo cittadino dove per anni ha svolto il suo ministero e sua parrocchia di origine, dove sarà esposta alla cittadinanza dalle ore 8 alle 17. La celebrazione Eucaristica con il rito delle esequie si terrà nella chiesa Cattedrale sempre mercoledì 15 luglio alle ore 18. Don Arturo Paoli ha espresso la volontà di essere sepolto nel piccolo cimitero di San Martino in Vignale. La tumulazione sarà fatta in forma privata nella giornata di giovedì 16 luglio". Fratel Arturo Paoli aveva ricevuto, tra l'altro, il titolo di "Giusto tra le nazioni" per il suo impegno a favore degli ebrei perseguitati in Brasile durante la seconda guerra mondiale. Nel 2006 aveva ricevuto la Medaglia d'oro al valor civile per le mani del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi perché - recitava a motivazione - "nel corso dell'ultimo conflitto mondiale, con encomiabile spirito cristiano e preclara virtù civica, collaborò alla costruzione di una struttura clandestina, che diede ospitalità ed assistenza ai perseguitati politici e a quanti sfuggirono ai rastrellamenti nazifascisti dell'alta Toscana, riuscendo a salvare circa 800 cittadini ebrei".
Lo scorso marzo era stato ricevuto in Vaticano da Papa Francesco, che conosceva in Argentina: "Al Pontefice - raccontò - ho portato una bottiglia d`olio e un`immagine del Volto Santo, l`antico crocifisso che è simbolo dei fedeli lucchesi. Ci siamo abbracciati, abbiamo parlato un po`, e poi siamo andati a pranzo".
 

Scalabriniane: concluse celebrazioni primo anno beatificazione co-fondatrice

Roma - Dal Brasile all'Italia, ogni luogo del mondo – dove vivono comunità scalabriniane che condividono la loro vocazione con i migranti, è stata l'occasione buona per ricordare Madre Assunta Marchetti, cofondatrice delle scalabriniane, dichiarata Beata lo scorso anno. Lei, la “beata dei migranti” (missionaria, andò in Brasile nell'Ottocento per vivere la sua missione con gli italiani emigranti e con gli orfani in Brasile) è stata il fulcro di una serie di eventi che hanno coinvolto diverse comunità migranti. Il primo di luglio è stato il giorno della festa liturgica della Beata. E proprio a San Paolo – città che la vide protagonista nella sua opera missionaria - il cardinale Odilo Schrerer ha organizzato una celebrazione eucaristica nella Cattedrale da Sè. A Camaiore (luogo di nascita di Assunta Marchetti), la Collegiata si è dipinta dei colori del mondo dei “nuovi migranti”. Ma il viaggio ha toccato anche la Svizzera, dove a Lucerna c'è stato un evento con i migranti italiani. “Il primo anno di celebrazione della beatificazione di Madre Assunta è stato straordinario – ha spiegato suor Neusa de Fatima Mariano, superiora generale delle scalabriniane – La preghiera è l'occasione per stringerci attorno a lei, donna dell'Ottocento ma che definiamo un modello per la donna di oggi che vive in un mondo in continuo movimento. La sua esperienza di missionaria, pronta ad aiutare gli ultimi, è un esempio di come essere creativi nell'azione caritatevole. La congregazione ringrazia le consorelle, le rappresentanze laiche e religiose, i confratelli e le missionarie secolari, nonché tutti gli amici migranti tutti uniti come una grande famiglia".