Primo Piano

Canada: il 26 settembre l’Assemblea Paese Italia

 
Ottawa - – Il 26 settembre 2015 si svolgeranno i lavori dell’Assemblea Paese Italia che sarà chiamata ad eleggere il membro territoriale in occasione del rinnovo del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero e che “tutti i cittadini italiani residenti da almeno tre anni in Canada, che non siano già componenti dell’Assemblea Paese, possono candidarsi facendo pervenire a questa Rappresentanza consolare la scheda di candidatura entro 10 giorni dalla data di svolgimento dell’Assemblea Paese. I candidati che non siano al tempo stesso componenti dell’Assemblea Paese potranno assistere ai relativi lavori senza diritto di voto”. Lo comunica l’ambasciata italiana.
 
 

Sutka City Tv: la prima tv rom del mondo

Roma -  “Nel 2010 stavo ascoltando alla radio un programma che raccontava dello sgombero di un campo rom. Parlavano di noi utilizzando i soliti luoghi comuni, allora ho preso il telefono e ho chiamato l’emittente radiofonica per spiegare che noi rom non siamo tutti mendicanti e ladri. Ero arrabbiato e quando mi hanno collegato con lo studio sono riuscito a dire solo: ‘Vi mostrerò il vero volto dei rom’. È stato allora che mi è venuta in mente l’idea un po’ folle di creare una tv dedicata alla mia gente”.
Due anni dopo quel suo goffo intervento radiofonico, Andrijano Dzeladin, trentatreenne rom di origini macedoni, realizza il suo sogno e fonda Sutka City Tv, la prima televisione rom al mondo, l’unica interamente in lingua romanì. Per spiegare a tutti chi sono veramente i rom. “L’ho chiamata Sutka, come il quartiere di Skopje in cui sono nato, l’unico al mondo in cui i rom sono la maggioranza”, spiega Dzeladin.
La sede di Sutka City Tv si trova nel diciannovesimo arrondissement di Parigi, in un bilocale di una cinquantina di metri quadrati con la moquette blu e i cavi elettrici che corrono dappertutto. Una stanza con tre monitor e un mixer fa da regia e l’altra con le telecamere, i microfoni, una scrivania e due sedie messe davanti a una parete verde serve per le riprese televisive. La magia della televisione trasforma la parete verde nello sfondo di uno studio televisivo degno delle migliori emittenti francesi e su questo sfondo ogni giorno, dalle 19 alle 20.30, Dzeladin conduce il suo programma culturale in romanì.
I telespettatori chiamano da casa e discutono insieme a lui degli argomenti più vari, di questioni che riguardano la comunità, fanno dediche e chiedono di ascoltare canzoni zigane. Per il resto della giornata il canale trasmette programmi di cucina e tantissimi video musicali. “Nella cultura rom la musica è importantissima e negli ultimi anni la nostra musica viene sempre più apprezzata anche al di fuori delle comunità rom”, dice Dzeladin.
Il suo obiettivo è infrangere i tanti pregiudizi sulla cultura rom. “Al mondo ci sono più di 15 milioni di rom, la maggior parte di questi vive in maniera sedentaria. La gente ci crede tutti fannulloni e malviventi, ma non è così. Ci sono rom attori, medici, ingegneri, pittori, insegnanti, giornalisti. La nostra è una cultura ricca: abbiamo la nostra lingua, la nostra bandiera, il nostro inno ma non abbiamo una nostra nazione”, spiega il fondatore di Sutka City Tv.
Per il momento nella tv lavorano solo in due, ma il sogno di Dzeladin sarebbe quello di portare la sua piccola emittente televisiva in ogni nazione. “Vorrei creare una Cnn dei rom” dice, un po’ scherzando e un po’ credendoci davvero.
“Facciamo fatica a trovare sponsor”, racconta Andrijano. “Quando vedo che canali con ascolti inferiori ai nostri riescono a prendere sponsor importanti, mi dico che Sutka non è trattata come le altre televisioni”. Ma l’anchorman non si dà per vinto: “Noi rom abbiamo qualcosa che nessun altro possiede: sappiamo cavarcela anche nelle situazioni più difficili”. (Antonello Chindemi – Redattore Sociale)  
 
 
 

Mattarella: affrontare il tema migratorio con saggezza e apertura

Roma – “Il fenomeno dell’immigrazione va affrontato con saggezza e apertura”. Lo ha sottolineato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel corso di una visita ufficiale a Malta. Il capo dello Stato ha spiegato che “aiutare i Paesi dove si originano e dove transitano i flussi è la risposta più intelligente”. Proprio di questo si parlerà a novembre in un mega-summit internazionale. Quanto ai risultati dell’ultimo vertice continentale dedicato alla redistribuzione dei richiedenti asilo, secondo Mattarella “la decisione dell’Unione europea di distribuire, seppur su base volontaria, le quote di immigranti è un primo passo importante per la condivisione di un problema che non è  solo dell’Italia o di Malta ma di tutta la Ue”.
“Voglio esprimere un ringraziamento all’Italia che ci ha dato una mano in un momento difficile per il nostro Paese accogliendo tanti profughi” ai tempi dell’operazione Mare Nostrum, ha convenuto il Presidente della Repubblica di Malta Marie Louise Coleiro Preca.
 

“La Farnesina: i numeri e i fatti”: presentato l’Annuario statistico 2015

Roma – “La Farnesina: i numeri e i fatti” è il filo conduttore della presentazione dell’Annuario statistico 2015, che si è tenuta alla Farnesina ieri, aperta da un intervento del Segretario Generale Michele Valensise. La pubblicazione, nella sua sedicesima edizione, fotografa le cifre della politica estera italiana nel 2014. Dopo un focus speciale sulle statistiche della cultura, della lingua italiana all'estero e della diplomazia economica, sono stati illustrati i dati principali inerenti l'organizzazione del Semestre di Presidenza italiana del Consiglio UE. E' stato inoltre presentato il nuovo portale “Il visto per l’Italia”. On line da qualche settimana, il nuovo portale sui visti d’ingresso contiene informazioni sui requisiti e le condizioni per ottenere il visto per il nostro Paese, ed include sia i visti nazionali che quelli Schengen. Redatto per ora in quattro lingue, il funzionamento del portale è assai semplice: indicando la nazionalità e il paese di residenza dell’utente, la durata del visto e la sua tipologia, si ottengono in tempo reale informazioni personalizzate sui requisiti e le condizioni per l’emissione del visto, dove esso deve essere richiesto e il suo costo. Sono stati inoltre presentati nel volume i numeri relativi alle visite internazionali, gli impegni della cooperazione allo sviluppo e gli interventi dell’Unità di Crisi. Una intera sezione dell’Annuario è inoltre dedicata ai dati disaggregati sugli italiani all’estero (anagrafe, detenuti, sottrazione di minori, servizi consolari).
Un compendio diventato punto di riferimento per gli operatori di politica estera e per quanti vogliano approfondire, attraverso le informazioni statistiche, le attività della Farnesina nel 2014.
 

Napoli: alcune “perplessità” di padre Pizzuti sulla questione rom

Napoli - Una lettera aperta all’assessore al welfare del Comune di Napoli, Roberta Gaeta: l’ha scritta il gesuita, padre Domenico Pizzuti, che fa parte del Comitato campano con i rom, “per esprimere alcune perplessità in merito alla comunicazione sulle politiche per l’inclusione dei rom a Napoli”. In primo luogo, denuncia il religioso, “in seguito ad un’ultima convocazione delle associazioni pro-rom del 29 aprile scorso in merito alla costituzione di una consulta di rom e sullo stato di attuazione del progetto di sistemazione abitativa per le famiglie rom di via Cupa Perillo da rendicontare agli organismi europei entro la fine del corrente anno, è calata una densa e incomprensibile cortina di silenzio e interruzione di comunicazione”.
“A una mia richiesta via email del 24 giugno di convocazione delle associazioni per comunicazioni sulle politiche pro-rom in corso di attuazione – aggiunge nella lettera diffusa dal Sir -, non è stata data alcuna risposta”. Eppure, “esistono nel mondo associativo esperienze e competenze che possono essere utili a chi ha il compito di elaborare e attuare le politiche per il riconoscimento dei diritti delle popolazioni rom, in gran parte ancora residenti nell’area napoletana in campi poco vivibili”. Padre Pizzuti chiede che “si riprenda il flusso d’informazione e comunicazione, per una più efficace partecipazione civica”. In secondo luogo, “è chiaro - anche per alcune direttive degli organismi europei e ribadite recentemente dallo stesso ministero dell’Interno - che meta e compito da perseguire a livello locale sono il superamento della sistemazione dei rom in campi con una pluralità di offerte abitative da costruire nel breve e medio periodo”. Perciò, “se esiste una programmazione comunale in tal senso è bene che venga esplicitata, senza timori di critiche, e può essere opportuno a tale scopo costituire una cabina di regia con partecipazione di rom, esperti e rappresentanti di associazioni pro-rom”. Padre Pizzuti ricorda anche che “a distanza di pochi giorni, tra il 5 e il 9 luglio, la polizia municipale in via Pacioli e a Pianura ha proceduto a due sgomberi di campi per condizioni di degrado abitativo e di rischi igienico-sanitario, offrendo la possibilità di ricovero nella struttura della ex-scuola Deledda. Non sembra che tali interventi siano l’effetto di una programmazione nel tempo degli sgomberi”. “Senza fare la predica a nessuno - conclude -, è interesse di tutti un maggiore coinvolgimento di associazioni, organizzazioni, comunità e cittadini, anche attraverso l’informazione e la comunicazione, nell’attuazione per motivi di civiltà dell’inclusione dei rom che da decenni convivono sul nostro territorio”.
Descrizione: http://piwik1.glauco.it/piwik.php?idsite=9




















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Bolzano: attività di volontariato per i richiedenti asilo

Bolzano - I migranti richiedenti asilo ospitati temporaneamente nel territorio della provincia autonoma di Bolzano potranno svolgere gratuitamente attività di volontariato sociale in attesa della definizione dell'iter della richiesta di protezione internazionale.
Provincia autonoma e comune di Bolzano, insieme alle associazioni che gestiscono i centri di accoglienza temporanea del territorio  hanno firmato nel capoluogo altoatesino il protocollo d'intesa che definisce il tipo di attività da svolgere e le condizioni di svolgimento.
L'obiettivo dell'iniziativa, promossa dal commissario del governo per la provincia di Bolzano Elisabetta Margiacchi, è favorire l'integrazione dei migranti mettendoli in condizione - su base volontaria, con copertura assicurativa, dopo un'adeguata formazione - di svolgere attività di utilità sociale per tutta la comunità nella quale vivono. In base all'intesa siglata, spiega il commissariato di governo, i richiedenti asilo ospitati nella ex caserma 'Gorio' di Bolzano potranno prestare attività di volontariato al Consorzio delle cooperative sociali 'Joti' di Bolzano occupandosi di cura dell'ambiente. L'intesa è aperta all'adesione di altri comuni del territorio e altre associazioni.
 

Viminale: 85mila arrivi, come nel 2014

Milano – “E’ la più grande operazione umanitaria che la Repubblica abbia mai compiuto”. Non usa mezzi termini, il prefetto Mario Morcone, capo del Dipartimento per l’immigrazione del ministero dell’Interno, per descrivere quanto sta accadendo in questi mesi in Italia. Lo fa parlando davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema di accoglienza, mentre gli sbarchi sulle coste continuano e i territori provano a mettere a punto piani di ospitalità in grado di coniugare rispetto delle regole e legalità. In serata, sull’esecutivo arriva la doccia gelata del sindacato dei prefetti. «I
rappresentanti del governo sul territorio sono lasciati soli ad applicare le direttive del governo in tema di immigrazione, spesso in totale opposizione con altri rappresentanti dello Stato, in particolare i sindaci. Siamo diventati bersagli, il governo ci tuteli» spiega Claudio Palomba, presidente del Sinpref, che chiede un incontro ad Angelino Alfano.
In mattinata Morcone, responsabile della task force del governo in materia di immigrazione e accoglienza, aveva deciso di non commentare la decisione di Palazzo Chigi di rimuovere il prefetto di Treviso, spiegando che «pur nelle difficoltà che tutti abbiamo sotto gli occhi, come dimostrano casi recenti», stiamo assistendo «ad un piccolo riequilibrio nella distribuzione dei migranti sui territori. In Sicilia resta ancora il 18% delle persone, ma altre Regioni hanno fatto sforzi notevoli come la Lombardia, il Veneto». L’obiettivo è costruire «un’infrastruttura dell’accoglienza che dovrebbe assicurarci in futuro di reggere meglio a situazioni di crisi». Uscire dalla logica dell’emergenza sembra essere una priorità per il Viminale, anche se la presa di posizione di alcuni prefetti dimostra che molte tensioni non sono ancora state sopite. È come se esistessero due anime nella gestione della sicurezza, eppure in molti casi il rapporto tra garanti dell’ordine e primi cittadini sembra solido, soprattutto nelle grandi città. I numeri, poi, confermano che non siamo in presenza di un’invasione: a oggi il numero di sbarchi è in sostanziale equilibrio rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Sono 85.361 le persone arrivate nel nostro Paese e questo trend «forse ci consentirà di restare al di sotto della pianificazione nazionale che ci faceva temere di superare le 200 mila persone». Morcone ha quindi definito «deludente l’utilizzo dei meccanismi farraginosi legati al Trattato di Dublino, che è ormai superato dagli scenari attuali». Dal mare intanto arrivano ogni giorno notizie di salvataggi effettuati al largo di Lampedusa. Ieri sono stati tratti in salvo 414 migranti, in quattro diverse operazioni di soccorso coordinate dalla Centrale Operativa della Guardia Costiera a Roma del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Le richieste di aiuto sono giunte tramite telefono satellitare e, tra i sopravvissuti, c’erano anche quattro neonati e un bambino che si trovavano a bordo di alcuni gommoni. (Diego Motta – Avvenire)
 
 

Migrantes: quattro storie migranti che provocano

Roma - In questi giorni, la cronaca del cammino dei migranti ci ha regalato immagini e storie diverse: quasi istantanee che provocano la nostra coscienza e la nostra intelligenza, la nostra fede, a non guardare altrove, a non dimenticare. Anzitutto dalla Germania al Mediterraneo abbiamo assistito a due pianti di migranti. Il pianto di una ragazza palestinese, Reem, che come altri 125.000 migranti in Germania, ha avuto il diniego della richiesta d’asilo, con il destino del rimpatrio, ha trovato la commozione di una parte del popolo tedesco e l’intelligente reazione del Governo di riconoscere l’asilo a Reem. E il pianto dei genitori di Raghad, la bambina siriana, che ha trovato la morte nella traversata del Mediterraneo, il Mare nostro che oggi è la sua tomba, per la brutalità di un’esigenza di spazio, di guadagno, che non ha permesso di tenere il proprio zaino, con il peluche e le fiale di insulina. Raghad e la sua famiglia, contrariamente al personaggio biblico Naam il siro, non hanno incontrato sulla loro strada un profeta come Eliseo che ha portato il regalo della salute e della salvezza di Dio. Due vicende che accomunano la sofferenza di chi non vede il riconoscimento dell’asilo e di chi non è accompagnato sul piano umanitario ed è costretto a comprarsi il diritto a un viaggio della speranza. Due storie di un’Europa che si chiude e si frantuma, interrompe il suo cammino verso la costruzione di una “casa comune”, che non può che essere una casa di tanti, di persone che provengono da Paesi ed esperienze diverse. Nei volti di una bambina di 10 anni della Siria e di una ragazza di 14 anni della Palestina, che vengono dalle terre della nostra storia della salvezza come non riconoscere “la carne di Cristo”, come ci ricorda spesso Papa Francesco?
Se questi due pianti ci hanno ricordato la sofferenza, la tragedia dei migranti forzati, tutto questo sembra essere stato dimenticato, cancellato in un paese della provincia di Treviso e in una borgata della città di Roma. In questi due contesti, in maniera diversa abbiamo toccato con mano, da una parte, la fatica dell’accoglienza e, dall’altra, la strumentalizzazione della paura. A Quinto certamente un’incauta destinazione, non preparata, non programmata ha fatto, però, scattare un rifiuto preoccupante di 100 migranti. Le immagini di una donna, di una madre che ha acquistato con il mutuo di 23 anni un appartamento e che mostrava il suo sdegno per una considerazione diversa nei confronti di migranti e richiedenti asilo accolti nella palazzina in altri appartamenti vuoti da tempo, richiama lo sdegno del fratello maggiore nei confronti del padre misericordioso per l’atteggiamento di accoglienza del figlio e fratello prodigo. Quanta fatica nell’accettare l’accoglienza, il dono per un altro fratello, rifugiato, che ha perso la sua casa, il suo lavoro, la sua terra! A Casale S. Nicola la reazione contro l’arrivo di 19 giovani rifugiati del Senegal, del Mali, del Bangladesh non è stata spontanea, ma è stata preparata, costruita. Purtroppo assistiamo all’irresponsabilità di forze politiche e di gruppi che stanno trasformando il cammino di sofferenza, persecuzione e morte di rifugiati e richiedenti asilo, di migranti, in moneta per creare consenso politico o per favorire conflittualità sociale. Anziché favorire nelle nostre città - che sempre più si stanno spopolando per la partenza di giovani italiani e stranieri che non trovano o perdono il lavoro, per il numero di nascite inferiore al numero dei morti - processi di incontro, nuovi legami, gesti di accoglienza verso persone che possono diventare presto una risorsa per ridisegnare il cammino del nostro Paese, rischiamo d’ipotecare il nostro futuro, e soprattutto quello dei giovani, alzando muri, rifiutando incontri, contrapponendo le nostre, anche lecite, esigenze di benessere, alle esigenze di salvare la vita a chi fugge da guerre, disastri ambientali, a persecuzioni politiche e religiose. Forse è importante avere il coraggio di uno scatto di umanità. Forse il nuovo umanesimo cristiano, che vogliamo costruire insieme nelle nostre comunità, riparte oggi dall’accoglienza. Non dimentichiamo che il figlio, la terra, il futuro per Abramo, nostro padre nella fede, venne dall’accoglienza, mentre la morte e la distruzione per la città di Ninive fu causata dalla sua incapacità di accogliere lo straniero. L’accoglienza non nasce semplicemente da un dovere di ospitalità, ma è la sola strada per costruire il nostro domani, per progettare ancora una volta il nostro futuro. (Mons. Giancarlo Perego – Direttore Generale Migrantes – Sir) 
 

ANCI: sindaci impegnati per accoglienza migranti

Roma – “I sindaci italiani sono e restano impegnati nell’accoglienza degli ultimi e per la realizzazione di Città a misura d’uomo e sostenibili”. Lo afferma il presidente del consiglio nazionale dell’Anci e sindaco di Catania, Enzo Bianco, parlando oggi in Vaticano nel corso della due giorni con più di 70 primi cittadini provenienti da tutto il mondo, voluta da Sua Santità Papa Francesco per arrivare ad un impegno concreto sui cambiamenti climatici e la loro correlazione con le nuove schiavitù.
Partendo appunto dal tema dell’accoglienza dei migranti e delle nuove schiavitù, Bianco si dice “orgoglioso del fatto che la gran parte dei Comuni italiani, a partire da quelli siciliani, pur tra mille difficoltà economiche, ha saputo accogliere gli ultimi degli ultimi, senza restare sordi a quelli che Papa Francesco ha definito nell'enciclica ‘i gemiti degli abbandonati del mondo”.
Per Bianco, insomma, “la stragrande maggioranza dei Comuni italiani è stata all'altezza della sfida umanitaria”, ma non basta: “Rivolgo un appello convinto ai media a non generare allarmismi ingiustificati; e alle forze politiche a non trasformare il dramma solo in una disputa elettoralistica. E rivolgo il mio invito soprattutto all'Unione europea – aggiunge Bianco - affinché non nasconda la testa nella sabbia, perché accolga nelle forme possibili coloro i quali fuggono da guerre, da dittature, da estreme povertà’”. Senza però dimenticare la necessità di “colpire duramente i trafficanti di esseri umani, criminali senza cuore e senza anima. E punendo, altrettanto severamente, coloro i quali sfruttano, come ridotti in una moderna schiavitù, i migranti arrivati sulle nostre coste, costretti ad esempio a lavorare in condizioni inumane in alcune zone agricole del nostro Paese. Noi siamo pronti a fare la nostra parte”.
 

Centro Astalli: deludente l’esito del Consiglio Europeo

Roma - Al termine del Consiglio Europeo riunitosi ieri pomeriggio, il Centro Astalli ribadisce la propria “delusione” e “preoccupazione” che si profila rispetto alle decisioni adottate e, soprattutto, rispetto alla prospettiva europea sul tema della protezione internazionale dei migranti, particolarmente “urgente in un momento di eccezionale emergenza umanitaria come questo”. In particolare per il Centro Astalli i punti con maggiore criticità sono il regolamento di Dublino, “uno strumento che già da tempo ha rivelato la sua inadeguatezza e inefficacia” che continua a essere “riproposto rigidamente come unico approccio possibile al tema dell’accoglienza dei rifugiati”, “l’insistenza sulle procedure di identificazione, anche coatte, che Italia e Grecia sarebbero tenute a assicurare come condizione per la messa in atto delle misure di redistribuzione previste rivela che non c’è alcuna volontà di lavorare per un nuovo approccio di condivisione effettiva delle responsabilità”; il cosiddetto meccanismo di “hot spot” che consiste nell’identificazione dei migranti mediante una presenza più forte, in Italia e Grecia, di funzionari di EASO, Frontex ed Europol che è “fonte di grandi perplessità. Difficile immaginarne il funzionamento nel caso in cui le persone si rifiutino sistematicamente di farsi foto segnalare, a meno che non si intenda fare ricorso in maniera quasi sistematica al trattenimento”.  Considerando “peraltro i numeri irrisori” del piano di “solidarietà” (appena 24.000 trasferimenti dall’Italia in 24 mesi) – si legge in una nota del Centro -  è “facile prevedere, alla luce del trend degli arrivi del 2015, che se tale provvedimento fosse applicato l’Italia si troverebbe a dover far fronte a un numero di domande più che raddoppiato rispetto alla situazione attuale”. Un altro strumento su cui il Consiglio Europeo punta per la gestione del fenomeno – spiega ancora il Centro Astalli - è una lista dei Paesi “sicuri” da cui i migranti non hanno motivo di scappare e in cui possono quindi essere rimandati. Più volte l’UNHCR ha espresso “riserve e preoccupazione sull’uso di tale definizione nelle Direttive Europee: designare un paese come ‘paese terzo sicuro’ può comportare infatti che una richiesta di protezione internazionale non venga esaminata nel merito e sia dichiarata inammissibile, o sia esaminata mediante una procedura accelerata con garanzie procedurali ridotte. La compatibilità di questa misura con lo spirito della Convenzione di Ginevra è stata più volte messa in discussione”.
“Riconosciamo – afferma oggi padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli - che l’Unione Europea ha compiuto un primo passo per una gestione unitaria e programmata del fenomeno migratorio. Tuttavia ci pare si continui a ragionare su politiche di chiusura dei confini che non consentono un cambio di prospettiva rispetto alle grandi crisi umanitarie che interessano il mondo. Ancora una volta rileviamo che per l'Unione Europea la sicurezza e il controllo delle proprie frontiere sono prioritari rispetto all'accoglienza e alla protezione di chi scappa da guerre e persecuzioni”. 
 
 

Diocesi Avezzano: oltre polemiche e striscioni

 
Avezzano - I migranti dei viaggi della speranza che vogliono costruire una vita lontana da violenze e sfruttamento. E i rifugiati che senza una fuga provvidenziale quanto rocambolesca, rischiano la vita. È a loro che la diocesi di Avezzano guarda. Non lesinando impegno. Anzi raddoppiandolo perché, oltre alle strutture tradizionali già vocate all’accoglienza, coinvolge pure quelle parrocchiali.
Uno sforzo che non piace alla locale sezione di Forza Nuova, i cui aderenti, la scorsa settimana, hanno affisso uno striscione a pochi metri dall’ingresso della cattedrale di San Bartolomeo della cittadina abruzzese. Il testo: “Per il vescovo prima i clandestini, per Forza Nuova prima gli italiani”. Una frase che risponde agli stereotipi diffusi nelle convinzioni del movimento di destra – spesso orgogliosamente “paladino del cattolicesimo” – ma che non condiziona le scelte della Chiesa dei Marsi che continua a tendere la mano a chi fugge da guerre, persecuzioni, carestie, miseria. “La diocesi ospita rifugiati e immigrati – spiega il vescovo di Avezzano, Pietro Santoro –, e ha invitato le parrocchie ad aprire le proprie strutture: questo è avvenuto e sta avvenendo”. Sullo striscione di Forza Nuova il presule non si scompone: “Andiamo avanti con il Vangelo”, dichiara sereno. “No, non sono sorpresa da questa polemica che però farei rientrare nei giusti limiti!”, afferma Lidia Di Pietro del Servizio Migrantes di Avezzano. Non sorpresa, aggiunge, perché “basta qualche sito internet che, per guadagnare contatti e visibilità, annuncia veri e propri esodi dall’Africa per scatenare paure e smarrimento”.
E invece, dalla richiesta di ospitalità lanciata lo scorso anno dalla prefettura dell’Aquila, l’"esodo" ha avuto contorni più contenuti: 24 le persone passate per i servizi di accoglienza diocesani; 31 se si considerano anche quelli che hanno trovato un posto in altre realtà associative. Ovunque, si lavora all’accoglienza ma anche all’inclusione. Sfruttando, come proposto dal vescovo, locali parrocchiali spesso inutilizzati, come avviene in alcune località montane. Difficile in un clima che, come si è visto, si vuole alimentato da bugie, sostenere anche la paventata "discriminazione" della diocesi ai danni degli italiani: “Se è vero che per il servizio che eroghiamo a cittadini stranieri ci viene riconosciuto un rimborso – chiarisce Di Pietro –, è altrettanto vero che le risorse vengono anche spalmate sul territorio a vantaggio dei residenti in difficoltà. L’apporto che diamo come Chiesa – conclude – ci permette di ottenere margini che vengono reinvestiti in utilità sociale: è il welfare rigenerativo che guarda ai nuclei familiari in ritardo con il pagamento degli affitti; oppure ai soggetti che dopo molti anni si trovano senza lavoro per effetto della crisi”. Con buona pace di chi non vuole vedere. (Vito Salinaro)
 

Ecco l’Italia che sa accogliere i profughi

Milano - Chi sa accogliere non fa chiasso. Non ne ha il tempo, meno che mai ne ha voglia. Dall’Alto Adige alla Campania, si vanno moltiplicando le iniziative pensate per offrire ai profughi un orizzonte sgombro dalle nuvole nere che molte volte si addensano sulla sorte dei migranti.
A Bolzano i migranti potranno svolgere attività di volontariato di pubblica utilità, in favore della cittadinanza. Alcuni ospiti dell’ex caserma Gori, d’intesa con il Comune e con l’associazione Volontarius, potranno prestare attività di volontariato presso il Consorzio delle Cooperative Sociali Joti. I profughi si dedicheranno al mantenimento dei parchi, delle aiuole, delle piste ciclabili e di tutte le aree verdi del capoluogo. Un protocollo è stato sottoscritto presso il Commissariato del Governo, con la collaborazione della Provincia Autonoma di Bolzano, del Comune e delle associazioni che gestiscono i centri di accoglienza. Lontano dai monti altoatesini, sulle spiagge del sud, altri giovani migranti stanno incontrando un inatteso clima d’accoglienza. “Per noi il mare è stato un nemico e un pericolo per tre lunghi giorni e tre lunghe notti. Abbiamo lasciato i nostri padri e le nostre madri sulle rive della Libia per un viaggio che poteva essere anche senza speranza”,  ha detto un diciottenne ghanese ospitato, tra applausi e solidarietà, sul Lido Lago della costa del sole che da Salerno porta a Paestum.  A Battipaglia si sono viste scene molto diverse da quanto avvenuto recentemente a Roma e in Veneto. “Insieme alla Caritas di Teggiano-Policastro abbiamo voluto dimostrare all’Italia che l’accoglienza è un valore e non un criterio selettivo della società globale”, hanno spiegato gli organizzatori. Decine di famiglie sulla spiaggia, hanno anche offerto alla Caritas un contributo per garantire borse di studio per i profughi che a partire dal settembre prossimo frequenteranno le scuole salernitane.
In Friuli Venezia Giulia si è voluto delineare un piano di accoglienza stabile, coinvolgendo anche i tanti volontari della Protezione civile, che interverrà per contribuire, in collaborazione con le prefetture, specie nell’allestimento di strutture di prima accoglienza. Lo prevede un decreto emanato
dall’assessore regionale alla Protezione civile, Paolo Panontin, d’intesa con la presidente della Regione Debora Serracchiani. Quella che va emergendo è l’altra Italia. Maggioritaria e operosa, che non se ne sta a braccia conserte o con il dito puntato. E che la gratuità dell’accoglienza venga percepita come una provocazione dai professionisti della polemica, lo dimostra quanto accaduto ad un sacerdote umbro. Don Gianfranco Fomenton, parroco di Sant’Angelo in Mercole a Spoleto, ha affisso sul portone un messaggio chiaro. “Ero straniero e non mi avete accolto”. Un rimprovero tratto dal vangelo, accompagnato da un’intimazione del parroco: “In questa chiesa è vietato l’ingresso ai razzisti. Tornate a casa vostra!”. La scritta a caratteri cubitali rossi e neri ha voluto essere da parte di don Formenton, sacerdote di origine veneta, una reazione alle rivolte dei residenti contro l’arrivo di profughi scoppiate a Quinto di Treviso e poi anche a Roma. “Lontano da me,  maledetti, nel fuoco eterno”, si chiude così il cartello affisso del parroco. La foto sta facendo il giro dei social network e dei siti web. Don Formenton non è nuovo a iniziative forti, schierandosi contro la politica e attaccando più volte quanti sfruttano i momenti sacri, come nozze o funerali, per puro scopo di lucro. Le critiche non sono mancate neanche stavolta. E neanche gli insulti. “Ma io - rimarca il parroco - non ripeto altro che quello che già dice Papa Francesco. E infatti chi pensa di insultarmi scrive sui social network che questi sono i frutti della Chiesa di Bergoglio. È vero, questi sono i frutti della Chiesa di Bergoglio”. (Nello Scavo – Avvenire)
 

Belluno: ieri la festa dei Bellunesi nel Mondo

Belluno - Si è svolta ieri a Domegge l'annuale Festa dei Bellunesi nel Mondo. Dopo l'Assemblea dell’Associazione Bellunesi nel Mondo di sabato pomeriggio alla sala “Bianchi” di Belluno, soci, collaboratori e amici dell'Abm si sono ritrovati per festeggiare nel comune cadorino.
È stata un'occasione di allegria, ma anche un momento di riflessione e condivisione sulla storia dell'ABM e sulle tante vicende che hanno riguardato l'Associazione e la Provincia. Premessa e sfondo della giornata, infatti, è stata la Tragedia di Mattmark, evento a seguito del quale, nel lontano 1966, l'allora AEB prese vita.
Domegge è stato scelto proprio in quanto comune bellunese ad aver pagato il più caro prezzo in termini di vite umane. Ben cinque i lavoratori domeggesi rimasti sotto il ghiaccio quel 30 agosto del '65, e dieci (sulle diciassette vittime totali del bellunese) i morti cadorini (tra Domegge, Lorenzago, Vigo e Pieve).
A dare avvio all'evento, dunque, il ricordo della sciagura, con la visita alla mostra itinerante “Mattmark. Tragedia nella montagna” presente proprio a Domegge dal 16 al 21 luglio curata dalla Proloco.
Dopo la commemorazione è sfilato per la via principale del paese il corteo con i gonfaloni delle Famiglie Emigranti ed ex Emigranti, per raggiungere la chiesa dove il Vescovo Mons. Giuseppe Andrich ha celebrato la Messa. Al termine della celebrazione, il saluto del sindaco del Comune ospitante, Lino Fedone del neo assessore ai Flussi migratori della Regione Veneto Manuela Lanzarin.
 

Scalabriniane: riflettere su “migranti ambientali”

Roma - “E' opportuno che la comunità internazionale rifletta seriamente sui 'migranti ambientali'. E' questo un tema che Papa Francesco ha voluto sottolineare nella sua ultima enciclica Laudato si' e per noi è un argomento di attualità perché ci troviamo in prima linea ad assistere chi emigra”. Lo dichiara in una nota suor Neusa de Fatima Mariano, superiora generale della Congregazione delle suore missionarie scalabriniane, in riferimento alle parole del Papa scritte sulla sua ultima enciclica
che concentra la sua attenzione sulla sostenibilità. Per Papa Francesco, infatti, “è tragico l'aumento dei migranti che fuggono la miseria aggravata dal degrado ambientale, i quali non sono riconosciuti come rifugiati nelle convenzioni internazionali e portano il peso della propria vita abbandonata senza alcuna tutela normativa. Purtroppo c'è una generale indifferenza di fronte a queste tragedie, che accadono tuttora in diverse parti del mondo. La mancanza di reazioni di fronte a questi drammi dei nostri fratelli e sorelle è un segno della perdita di quel senso di responsabilità per i nostri simili su cui si fonda ogni società civile”.
“Seguire l'esempio del beato Giovanni Battista Scalabrini vuole dire analizzare problemi locali e globali insieme, studiandoli e comprendendo come si evolve il mondo delle migrazioni – ha aggiunto – Noi puntiamo alla sua esperienza che è alla base ​per un approccio laico e teologico al fenomeno. Le emergenze ambientali, a partire dal riscaldamento globale, stanno cambiando il pianeta. Qui è necessario agire su più fattori: sulle azioni per diminuire l'inquinamento dell'uomo, sul sostegno delle comunità in ginocchio, sulle dinamiche che governano queste migrazioni di massa sulle responsabilità personali. La Chiesa attraverso organizzazioni, congregazioni religiose maschili e femminili, movimenti sta facendo molte azioni  ma è necessario che a ciò si concretizzino gli impegni delle istituzioni fatte nel corso del tempo e si attuino scenari globali per evitare l'indifferenza che segnala il Pontefice”.
 
 

Mons. Perego: ripensare l’accoglienza

Roma - In una intervista, pubblicata ieri dal quotidiano “Avvenire” mons.  Gian Carlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes, parla delle  proteste e dei i disordini provocate in Italia dall’arrivo di alcuni profughi che riflettono il disagio che suscita lo straniero.
Stiamo parlando – dice – di poche persone: “ non parliamo di un’invasione, non sono certo numeri consistenti. Da un lato non è stato gestito con attenzione lo spostamento su questi territori dei profughi, dall’altra qualcuno ha soffiato sul fuoco, trasformando il loro arrivo in un motivo di contrapposizione e instabilità sociale. Quelle proteste  - spiega - sono state il frutto di un’irresponsabilità sul piano politico e sociale da parte di gruppi e di forze politiche che hanno strumentalizzato l’arrivo dei richiedenti asilo”.
Per il direttore Migrantes l’accoglienza “va ripensata attraverso un sistema strutturale che veda nei Comuni, tutti e 8mila, i soggetti che direttamente gestiscono il richiedente asilo. Un Paese di 60 milioni di persone che può ospitare 45 milioni di turisti all’anno non può essere messo in ginocchio di fronte a 75mila profughi: se ogni famiglia prendesse in carico un richiedente asilo, si eviterebbe che l’arrivo di un gruppo di giovani profughi si trasformi in un’occasione nuova di conflittualità sociale”.

Nuoro: l’omelia domenicale senza barriere linguistiche

Nuoro - L’omelia domenicale tradotta in inglese per i profughi che partecipano alla Messa. È l’iniziativa lanciata da don Roberto Carta, parroco di San Michele Arcangelo di Sarule, nella diocesi di Nuoro.
Nel centro di accoglienza del paese sono ospitati circa quaranta migranti tra i quali alcuni afghani, nigeriani e un ghanese che regolarmente prendono parte alle celebrazioni eucaristiche. Così tra i banchi ogni domenica siede Giuseppe Contu, docente di lingue all’Università di Sassari, che dopo l’omelia si avvicina al microfono e traduce le parole del parroco.
“È un servizio doveroso se vogliamo essere uomini e cristiani seri”, commenta don Carta. Un impegno che il giovane parroco promuove anche sulla sua pagina Facebook. “So – ha scritto in un post – che qualcuno si infastidisce quando la domenica a Messa viene fatta una sintesi dell’omelia in inglese per i nostri fratelli”. Ma si tratta di un modo, che “continueremo” per “far sentire fratelli tutti quanti”. (Paolo Caboni)
 

Tarquinio: morte della bimba in mare “peso atroce della nostra ignavia”

Milano - “Questa sola morte basta a consegnarci il peso atroce della nostra ignavia”. Così Marco Tarquinio, direttore del quotidiano “Avvenire”, commenta - in un editoriale - la vicenda della bambina siriana diabetica morta su un “barcone della speranza”.
“Non ha più vita e neppure volto quella bimba - scrive Tarquinio -. Ma non potremo dimenticarla, e non dobbiamo. Aveva 10 anni appena. La guerra l’ha strappata alla terra in cui era nata, la Siria. Uomini crudeli hanno fatto affari sulla debolezza e sulla disperazione sue e della sua famiglia e persino sulla piccola scorta di insulina che per lei, piccola malata di diabete, era lasciapassare dell’oggi e del domani. Un viaggio lento e duro, che le ha succhiato via ogni stilla di vita e di forza, l’ha uccisa. Il mare, per il gesto straziante e pietoso di un padre, se l’è presa”. La sua morte, osserva il direttore, è “un culmine d’ingiustizia e di dolore, di violenza e di inerzia che si dice in una sola fragile creatura spezzata e perduta, in una figlia che avrebbe potuto essere nostra e che in effetti un po’ lo era, come ogni generato di donna e uomo sulla faccia della Terra. Un culmine di smarrimento che ha il volto rimosso e, infine, inesistente di migliaia e migliaia di altri assassinati per forzata migrazione, e delle infinite sofferenze loro e dei sopravvissuti”.
“Questa sola morte - prosegue Tarquinio - basta a consegnarci il peso atroce della nostra ignavia. Ecco il frutto dell’incapacità di impedire il terribile protrarsi di una guerra che una parte del nostro mondo, con cieca supponenza, ha contribuito ad accendere. Ed ecco il prezzo, che tutti dovrebbero finalmente sentire come intollerabile, dell’assurdo e disumano rifiuto di aprire corridoi umanitari per i bambini, le donne e gli uomini in fuga dalle città e dai villaggi trasformati in campi di battaglia militare e di pulizia etnica, ideologica, religiosa”. Per il direttore di Avvenire, “è facile dire: sono stati gli scafisti’. Ma chi ha messo in mano agli scafisti, e più ancora ai trafficanti che scafi e scafisti organizzano, la vita e la morte di persone che abbiamo il dovere umano di assistere e di accogliere? Non ha più vita né volto quella bimba spezzata e perduta. Ma ha il nome di ogni figlia e di ogni figlio. E che neppure per lei ci sia stata una strada aperta, una via sicura per la salvezza e il domani dice con definitiva forza di quanto male ci stiamo rendendo complici”. Di questo, conclude Tarquinio, “ci sarà chiesto conto, sta scritto. Ma già ora ci è chiesto”.
 

Migrantes: di fronte ai migranti forzati evitare collateralismi sociali ma anche contrapposizioni nelle nostre comunità

Roma - Si è concluso in fondo al nostro mare Mediterraneo il viaggio di una bambina siriana di 10 anni, che ha perso la vita perchè l'insulina che l'avrebbe salvata era ancora prima finita in mare. La sua famiglia è riuscita a sbarcare ad Augusta con altre 300 persone in fuga. Una tragedia grave, ma non meno di quella successa in provincia di Treviso e a Roma, dove si è rifiutato di accogliere alcune persone migranti, come i genitori e i figli della famiglia siriana sbarcata ad Augusta..

Negli occhi dei bambini c’è il mare da raccontare

Lampedusa - Quasi ininterrottamente in questi giorni di vento favorevole nuove ondate di migranti hanno caratterizzato il punto ancora più “caldo” del Mediterraneo. Nell’appena concluso fine settimana e tra questo lunedì e martedì, tantissimi hanno raggiunto le nostre coste grazie a diverse operazioni di soccorso. I numeri non sono più nell’ordine dei cento ma si aggirano in un solo giorno, come spesso ormai avviene negli ultimi anni, a quello dei mille. Accolti da quel “braccio” di terra, che finalmente strappa dal mare i navigatori improvvisati che lo attraversano, solo in centinaia arrivano sul molo Favarolo di Lampedusa. Durante le serene giornate estive anche questi viaggiatori sembrano apprezzare la bellezza di un’isola per tanti aspetti molto africana. La maggior parte di loro però non sa nemmeno dove trovarsi e non sceglie neanche di trovarsi lì… l’obiettivo comune è più avanti, la Sicilia, la sperata meta finale è ancora più distante, il nord Europa. Il mare che separa la Libia dalla prima costa “amica” è grande, già in partenza si accorgono che in quelle condizioni non potranno arrivare lontano e contano miglio per miglio di quella distesa d’acqua che li separa da un pizzico di libertà. E nell’oscurità della notte, nascondendo anche la paura, sconosciuti fra loro ma stretti uno a fianco all’altro, la traversata è ancora più lunga. Il più delle volte segnalano questa difficoltà così da farsi trovare in tempo... prima che tutto sia finito. Stando per ore e ore sempre nella stessa posizione, su un gommone o quando va bene su una barca, nessuno sente più le gambe, chi sorregge i bambini nemmeno le braccia e raggiunti dalle motovedette sanno che possono fidarsi e proprio questi ultimi li lasciano prendere per primi. Una volta recuperati, arrivare sulla terraferma può essere difficoltoso e così in attesa della nuova destinazione di “accoglienza”, alcuni fanno una brevissima sosta qui a Lampedusa. Il molo Favarolo li abbraccia quasi come una mamma o un papà fa col proprio figlio e di bambini ultimamente ne arrivano davvero tanti. Appena scesi, toccato finalmente terra, i genitori, quando fortunatamente ci sono, li seguono con lo sguardo, anche quello stanco, e forse solo in quel momento riflettono se hanno fatto davvero la scelta giusta, se anche in questo modo, invece, hanno messo a rischio la loro vita. Passati di braccia in braccia dai tanti uomini e da un po’ di tempo anche da alcune donne di mare, altre braccia, solo in quel momento meno stanche delle precedenti, li accolgono con altrettanto affetto ed emozione. Ragazzini, bambine e neonati, tutti sono affidati a quanti a terra paradossalmente elemosinano dai più poveri qualche sorriso e che solo vedendo luccicare quei dentini si rasserenano. Bagnati e frastornati dallo strano “gioco” della vita gli appena nati si addormentano, i più piccoli non chiedono nulla, ma osservano, i più grandi già da un po’ hanno capito che non è un gioco e osservano ugualmente. Nessuno di loro piange, ma chissà quante lacrime hanno versato lungo il Mediterraneo. Appena sbarcati molti stanno in silenzio, ma nei loro occhi come in quelli degli adulti traspare proprio tutto il “mare” che avrebbero da raccontare, nel loro sguardo c’è un’immensa tristezza per quanto subito nella loro terra che nessun film può mostrare e nessun libro può rivelare… la realtà è lontanissima dalla finzione ma qualcuno prova in ogni modo a farla conoscere. Non si può restare indifferenti agli occhi tristi di un bambino che ha appena attraversato il mare. Non si rimane mai indifferenti agli occhi tristi di qualunque bambino, ma questi, noi troppo spesso impotenti, li guardiamo andare via. Il vento sarà nuovamente favorevole, sappiamo bene che tantissimi altri ne partiranno e ogni volta che arrivano o sprofondano, ci si chiede sempre perché per migrare in migliaia debbano affidarsi ancora a uno sgonfio gommone o a un instabile barca. (Maria Veronica Policardi)
 

Belluno: ai Grest parrocchiali l’emigrazione italiana

Belluno - Portare le tematiche dell’emigrazione nei Grest parrocchiali della provincia di Belluno. Questo l’obiettivo del MiM di Belluno partito con una iniziativa partita nei giorni scorsi dalla parrocchia di San Gregorio nelle Alpi. Giovedì 9 luglio, infatti, le guide Gilla Mancosu e Marco Crepaz hanno raccontato a un pubblico di bambini e ragazzi, attraverso una serie di video e di letture, il fenomeno migratorio con un focus sulle miniere e sull’evoluzione dell’emigrazione italiana. Attraverso la tecnica della lettura pensata Gilla Mancosu ha letto e interpretato un libro illustrato che raccontava, con la fantasia e la delicatezza delle immagini, l’amara vita in miniera; grazie alla testimonianza diretta di Rino Budel, ex emigrante e vice presidente dell’Associazione Bellunesi nel Mondo, i partecipanti al Grest hanno potuto fare un viaggio in tutto il mondo. L’iniziativa si ripeterà la prossima settima al Grest di Bolzano Bellunese.