Primo Piano

Diocesi di Rimini : disponibilità a mettere a disposizione strutture per l’accoglienza

Rimini - La diocesi di Rimini, per dare una risposta concreta ai migranti costretti a lasciare le proprie terre (sono attualmente 350 quelli ospitati nel territorio della provincia di Rimini, ma il numero, secondo la Prefettura, è destinato ad aumentare), metterà a disposizione dei profughi una decina di case canoniche, attualmente non abitate dal parroco. 
“Di fronte ad una precisa richiesta della prefettura – spiega il vicario generale, mons. Luigi Ricci - la diocesi non poteva non sentire come dovere morale la necessità di contribuire con una risposta positiva ad una emergenza drammatica, impellente e continua”.
La diocesi ha presentato alla prefettura un elenco di strutture disponibili, “che però, essendo non utilizzate da diverso tempo, non sono immediatamente agibili, ma necessitano di lavori di manutenzione, più o meno consistenti”. La diocesi contatterà preventivamente i parroci interessati per territorio per “vedere assieme come aiutare le comunità parrocchiali ad un atteggiamento di accoglienza e di integrazione. Non ci nascondiamo i problemi: ma i bisogni e le necessità devono avere il sopravvento”. Inoltre, conclude mons.  Ricci, “quest’opera di aiuto non distoglierà, ma anzi aumenterà l’attenzione e l’impegno della Chiesa riminese verso le situazioni di bisogno del territorio”, per le quali sia le Parrocchie sia la Diocesi in questi anni “non hanno mai mancato di profondere quotidianamente impegno, passione ed energie. La Diocesi – si legge in una nota -  “non viene coinvolta in alcun modo nella gestione economica dei profughi e non ha nessun ritorno finanziario da questo intervento di natura puramente umanitaria”.
 

Migrantes: Video reportage sui giovani italiani in Australia

Roma – E’ online il sito 88days.com, dedicato alla ricerca e al video-reportage 88 giorni (nelle farm australiane): viaggio tra sogni, speranze e pensieri dei giovani italiani in Australia. Il titolo è ispirato al numero di giorni necessari per l’ottenimento del secondo visto vacanza-lavoro. Finora 9.538 italiani hanno completato gli 88 giorni nelle “farm”, le fattorie australiane. Il sito vuole dare voce alle migliaia di giovani italiani che lavorano, e hanno lavorato, la terra australiana, raccogliendone le storie e svelandone le verità. Il reportage – promosso dalla Fondazione Migrantes - testimonia l’esperienza di vita e di lavoro di giovani italiani di età compresa tra i 18 e i 30 anni; un’esperienza che si svolge in zone rurali dell’Australia.
L’Italia è la nazione europea che maggiormente utilizza il secondo visto vacanza-lavoro in Australia e gli 88 giorni sono un fenomeno in continua crescita tra i giovani italiani: sono il 27,3% gli italiani che rinnovano il visto per altri dodici mesi, rispetto al 12,9% dei coetanei francesi e al solo 6,8% dei giovani tedeschi. Nel 2013-14, 3.150 italiani (+77,5% rispetto all’anno precedente) hanno lavorato nell’agricoltura per completare i giorni necessari al fine di prolungare la permanenza in Australia. Al 31 dicembre 2014 l’Italia vede ancora un aumento del 11,9% che si presume porterà, nel 2014-15, altri 3.500 giovani a utilizzare l’esperienza di lavoro nelle aziende agricole australiane. Il reportage vuole approfondire le progettualità e i sogni dei ragazzi e delle ragazze che lasciano l’Italia e viaggiano per l’Australia seguendone le stagioni della raccolta della frutta e della verdura. Il reportage è una testimonianza visiva dello spaccato giovanile del 2015, mostra e fa capire come mai i giovani hanno fatto questa scelta, dove e con chi vivono, come si sentono, cosa pensano del proprio futuro e cosa si aspettano da un paese come l’Australia. Il video-reportage è iniziato ad aprile 2015 a Griffith, nel New South Wales, durante la stagione della raccolta delle zucche e delle angurie, del riso e del cotone; e a Shepparton, Tatura e Murchison, nel Victoria, durante la stagione della raccolta delle mele, pere e dei pomodori. Queste zone sono accomunate tra loro dalla presenza di una storica comunità italiana, stabilitasi negli anni Quaranta e Cinquanta del secolo scorso. Agricoltori italiani e italo-australiani che ora si trovano a dar lavoro a un nuovo ciclo di emigrati e che vedono ripetersi, nei nuovi giovani italiani, la loro storia di duro lavoro, sacrifici e speranze.
Il viaggio continua con nuove storie e nuove tappe, in altre regioni australiane e in altre farm, seguendo i suggerimenti degli stessi ragazzi, raccogliendo le testimonianze di chi ha già concluso l’esperienza in “farm” – o la sta ancora vivendo – e desidera far conoscere la propria “avventura”.
“Nell'ambito del lavoro della Fondazione Migrantes – spiega mons. Giancarlo Perego - capita spesso che la realtà venga travisata. I problemi che accompagnano la mobilità umana sono tanti e purtroppo fortemente diversi a seconda dei soggetti coinvolti e dei contesti considerati. Ciò capita in Italia con l'immigrazione, ma succede ancora oggi, come in passato, con gli italiani residenti fuori dei confini nazionali. La Migrantes, quindi, partendo dalla decennale esperienza maturata con il Rapporto Italiani nel Mondo in materia di emigrazione italiana,  ha promosso questa ricerca in Australia con entusiasmo, per meglio comprendere cosa effettivamente stia capitando in questo Paese che da sempre è stato meta di tanti migranti italiani. Oggi ancora gli italiani guardano all'Australia e alla Nuova Zelanda per motivi diversi e con numeri meno significativi di un tempo. Le notizie recentemente apparse sulle Farm australiane e lo sfruttamento dei giovani lavoratori italiani vanno lette in questo senso: vanno cioè capite le situazioni, va conosciuta la realtà delle cose in modo che l'idea che si ha della migrazione italiana di oggi e della mobilità tutta da e verso l'Italia, possa essere interpretata alla luce del fatto che da sempre la migrazione accompagna gli uomini e le donne di ogni angolo del pianeta. E’ per questo che i migranti cambiano ma il destino migrante resta. Ciò che importa è conoscere la realtà delle cose e informare su ciò che è vero, scevro dai pregiudizi e dagli stereotipi per promuove idonee politiche  sociali e buone prassi”.
 

“Il lungo viaggio”: concluso il primo incontro dei “pomeriggi del MiM”

Belluno - Sono ripresi i “Pomeriggi del MiM” organizzati dall’Associazione Bellunesi nel Mondo attraverso il proprio museo dedicato alle migrazioni. Incontri che, durante il periodo estivo, propongono al pubblico temi specifici inerenti i flussi migratori in entrata e in uscita a livello storico e di attualità. E’ stato anche il primo banco di prova per Gilla Mancosu che, nel primo “Pomeriggio del MiM” di domenica 26 luglio, ha affrontato il tema attuale dell’immigrazione  dal punto di vista dei numeri e della percentuale di immigrati presenti nella regione e nel resto d’Italia (grazie alle fonti dell’ISTAT e di Migrantes); delle comunità più numerose nella nostra nazione; delle strade percorse dai nuovi immigrati per arrivare in Europa e, infine, sui luoghi comuni che accompagnano questa tematica, come l’aumento degli sbarchi o la lotta agli scafisti.
 

Migranti:13 morti su un barcone soccorso da Triton

Roma - C'erano 13 cadaveri su un barcone stracarico di immigrati soccorso ieri nel Canale di Sicilia dalla nave militare irlandese “L.E. Niamh”, impegnata nel dispositivo europeo “Triton”.
Sull'imbarcazione c'erano 522 profughi, tra i quali giacevano i corpi. Non sono chiare le cause della morte delle 13 persone. Oltre a questo intervento, ieri sono state effettuate altre 4 operazioni di soccorso di immigrati nelle acque del Mediterraneo e sono in 1.810 i profughi tratti in salvo.
 

Forlì: 11 profughi accolti a casa

Roma – “Vedo un'indignazione sbagliata. C'è molta disinformazione, o forse una voluta mancanza di informazione, su chi sono veramente queste persone. Vengono dipinte sempre in chiave negativa, mentre sono persone normalissime, come noi, in cerca di un riscatto sociale, desiderose di rifarsi una vita”. A parlare così a Fabio Colagrande di  Radio Vaticana è Riccardo, cittadino di Forlì che con la moglie Carola accoglie presso la propria abitazione 11 profughi di varia nazionalità. La coppia, che fa parte della Comunità Papa Giovanni XXIII, grazie alla collaborazione con la Questura e la Prefettura locali, porta avanti uno dei tanti progetti di accoglienza della Comunità fondata da don Oreste Benzi, dimostrando come sia possibile in Italia testimoniare concretamente il Vangelo anche in un momento di tensioni politiche e sociali dovute al grande afflusso sulle coste siciliane di profughi, provenienti dal Nord-Africa. Riccardo sa bene – spiega Colagrande - che in molte città italiane c'è malumore perché le istituzioni invitano all'accoglienza comunità già in difficoltà per la crisi economica e la disoccupazione. “Spesso dobbiamo spiegare a questi ragazzi che debbono adeguarsi al tipo di accoglienza che possiamo fornirgli, rinunciando a piccole pretese. Gli spieghiamo che in Italia ci sono persone che stanno anche peggio di loro e troviamo subito comprensione e collaborazione”. “La storia di Riccardo e Carola non è unica nella nostra comunità”, aggiunge Giovanni Ramonda, responsabile generale della Comunità Papa Giovanni XXIII: “noi abbiamo infatti accolto con gratitudine l'invito che Papa Francesco ha rivolto alla Chiesa cattolica a rendere disponibili istituti e case all'accoglienza dei poveri e dei migranti e diamo ospitalità a circa 300 persone sul territorio italiano”.
 

Coldiretti Calabria: domani mattina distribuzione di frutta agli immigrati

Crotone - A Crotone, nel Piazzale della Stazione ferroviaria, domani mattina la Coldiretti Calabria distribuirà frutta di stagione agli immigrati che vivono nei pressi dello scalo ferroviario. Tale iniziativa, si svolge in contemporanea con la  Giornata Nazionale dell’ortofrutta  a Expo Milano 2015.  “Questo appuntamento – commenta Pietro Molinaro presidente di Coldiretti Calabria – rientra in un progetto anche più ampio di solidarietà, legalità e rispetto della dignità delle persone”.
 

MCI Wolfsburg: don Petro Hutsal nuovo missionario

Wolfsburg - Dal primo luglio scorso don Petro Hutsal è il nuovo missionario degli italiani della Comunità di Wolsfburg. Succede a don Giuseppe Brollo, dal mese di febbraio ritiratosi in Italia per limiti di età e per malattia. La nomina è stata letta all’inizio della solenne concelebrazione di sabato 4 luglio 2015 nella Chiesa St. Christophorus a nome del vescovo Trelle dal Dechant Thomas Hoffmann, in occasione dell’ingresso ufficiale e della presentazione di don Petro alla Comunità Italiana. A portare il saluto e l’augurio  delle Missioni Cattoliche Italiane in Germania il delegato nazionale padre Tobia Bassanelli che ha anche sottolineato come il prolungamento della presenza delle suore per tutto il 2015 “gli sarà sicuramente di grande aiuto”. Durante il ricevimento nei locali della parrocchia è intervenuto anche il presidente del Comites locale Paolo Brullo, che ha portato il saluto della società civile e delle associazioni.
 
 

Mattarella: un dovere accogliere i profughi

Roma – L’Europa, davanti ai flussi di profughi e di migranti provenienti dall’Africa e dal Medio Oriente, “non sempre riesce a dare una risposta all’altezza della propria civiltà”. Lo ha detto questa mattina il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella aprendo alla Farnesina i lavori della XI Conferenza degli Ambasciatori d'Italia dal titolo "Diplomazia per l'Italia" nel corso della quale sono intervenuti il Segretario Generale della Farnesina, Michele Valensise, e il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Paolo Gentiloni. Pr il Capo dello Stato la “sfida” che abbiamo di fronte ci “impone” di affrontare con “umanità” e “saggezza” il tema delle migrazioni e il dramma dei profughi che fuggono dalle guerre, dalle persecuzioni, dalla povertà assoluta.
“La disperazione scolpita sui volti di queste persone - spesso giovani, o addirittura bambini - che rischiano la morte su barconi sgangherati, sotto il giogo di spietati trafficanti di esseri umani – ha detto - interroga la nostra coscienza, e quella dell'intera Europa. L'Unione europea - è giusto ripeterlo - fa meno di quanto sarebbe suo dovere fare e questo atteggiamento, culturalmente nuovo per molti aspetti, sorprende. Sono alla prova i valori su cui l'Europa si fonda, ma a volte paura ed egoismo prevalgono sulla responsabilità di affermare la indivisibilità di valori come libertà, democrazia, solidarietà”. Per Mattarella la decisione dell'Unione Europea di distribuire, “seppur su base volontaria”, una quota di rifugiati è “un primo passo significativo, che salutiamo con soddisfazione, ma sarà un passo importante se ne seguiranno altri nel segno della condivisione. Stiamo parlando di richiedenti asilo, non di semplici migranti. Il carattere umanitario della loro accoglienza non può che prevalere su altre considerazioni”.  Diversa, e “indubbiamente più complessa”, è la questione dei flussi migratori, peraltro “quasi sempre provocati da situazioni umanamente insostenibili”, ha spiegato il presidente della Repubblica Italiana affermando che la politica dell'immigrazione richiede “intelligenza e visione: in gioco ci sono valori, sentimenti di solidarietà, ma anche equilibri economici e sociali. Aiutare chi chiede aiuto, salvare chi sta annegando o è in mano a organizzazioni criminali – ha detto ancora - è un dovere elementare, umanamente irrinunciabile. Governare i flussi migratori richiede risposte articolate, compresa la cooperazione con i Paesi di origine e di transito dei flussi, e la necessaria azione di contrasto contro i trafficanti”. E anche le politiche dell'immigrazione europee “dovrebbero tendere verso una certa omogeneità. L'integrazione è un fattore di sicurezza. Le politiche europee, se coerenti, sarebbero anch'esse robusti fattori di sicurezza. Non va dimenticato che da come l'Europa saprà integrare i migranti - anche costruendo percorsi di cittadinanza - dipenderà e non poco la pace e il dialogo con i popoli di provenienza. La democrazia non si esporta con le armi, come è stato dimostrato. La democrazia per affermarsi deve usare la forza della persuasione con il proprio esempio”. Accogliere, per quanto possibile, e aiutare i Paesi da cui nascono i flussi migratori, anche per evitare che questi divengano sempre più imponenti e incontrollabili, è – ha concluso - “moralmente giusto ed è, inoltre, nell'interesse, immediato e futuro, dell'Europa”. (Raffaele Iaria)
 

Premio New York per giovani artisti italiani

New York - Al via la XIII edizione del Premio New York: in palio per i giovani artisti emergenti c'è la possibilità di vivere per 4 mesi nella Grande Mela a contatto con il suo effervescente ambiente culturale e artistico. Oltre al biglietto per New York, i due vincitori avranno un assegno mensile di 4mila dollari per vitto e alloggio, la possibilità di disporre di uno studio presso l'International Studio & Curatorial Program di Brooklyn e l'organizzazione di una mostra delle loro opere. Potranno inoltre partecipare a una serie di iniziative nel corso del loro soggiorno, dalle attività culturali organizzate dall'Istituto italiano di cultura di New York e dall'Italian Academy a lezioni presso la Columbia University nell'ambito della storia dell'arte, teoria cinematografica, arti visive e architettura. Il 23 agosto è il termine ultimo per presentare la domanda di partecipazione al premio che è rivolto agli artisti italiani che operano nel settore delle arti visive, che hanno all'attivo almeno una mostra personale insieme ad un'adeguata conoscenza della lingua inglese.
 

Immigrazione nelle pagine dei settimanali cattolici italiani

Roma – “Non opporre un muro ai migranti”. I giornali aderenti alla Fisc (Federazione italiana settimanali cattolici), in uscita lo scorso fine settimana, guardano con preoccupazione il crescere dell’insofferenza. “Organizzare meglio l’accoglienza - rilevano le testate Fisc - qui in Italia e in tutta l’Europa diventa possibile e, a ben vedere, persino utile”. Le riflessioni non nascondono le difficoltà, ma considerano l’unica via percorribile l’accoglienza. Per Lauro Paoletto, direttore della Voce dei Berici (Vicenza), “di fronte a questa situazione di tensione in cui c’è il rischio di una esasperazione collettiva, è necessario tenere i nervi saldi e non accogliere le provocazioni di chi ha nel ‘muro’ il suo nuovo dio. La risposta non può che essere quella di rilanciare l’accoglienza, nel quotidiano, senza grande clamore. 3-4-5-10 profughi in un paese, altrettanti in un altro centro, come raccontiamo anche in questo numero del nostro giornale e come continuiamo a registrare in altri paesi del territorio, sono esempi di ciò che si può fare prima di tutto come società civile. È questa la risposta migliore che apre la speranza di un’accoglienza possibile e che dice no ai professionisti dell’intolleranza, che non vogliamo abbiano la meglio”.
Secondo Chiara Domenici, direttore della Settimana (Livorno), “questa non è altro che una sfida dei nostri tempi: siamo chiamati a dare accoglienza e a garantire legalità e sicurezza, ad aiutare e ad aiutarci, a risollevarci dalla crisi e ad aprire il cuore, a guardare l’altro non come un nemico, ma come una persona. Tocca solo a noi”. “La reazione (spontanea o meno) della gente alla sistemazione di profughi vicino alle proprie abitazioni è solo un sintomo del malessere che la questione sta provocando nel Paese. Si tratta di un problema da considerare con serietà e da affrontare con intelligenza, per non dare adito a chi tenta di soffiare sul fuoco”, suggerisce Vincenzo Tosello, direttore di Nuova Scintilla (Chioggia). Commenta quanto è successo a Quinto di Treviso e in altre parti d’Italia Gianpiero Moret, direttore dell’Azione (Vittorio Veneto): “La brutta vicenda è terminata con la vittoria dei contestatori. Gli immigrati sono stati trasferiti nella vicina caserma dismessa. In realtà è stata una sconfitta per tutti. Per gli immigrati, in primo luogo, che oltre al rischiosissimo azzardo del viaggio devono subire anche questa penosa accoglienza. Ma anche per i protestatari che in questa vicenda hanno perso la loro umanità. Ma il grande perdente è lo Stato nella maldestra decisione del prefetto di trasferire i profughi in un luogo del genere, il meno adatto per attutire le difficoltà che comunque queste presenze provocano”. Bruno Cescon, direttore del Popolo (Concordia-Pordenone), fa un paragone tra l’emigrazione italiana all’estero e il flusso attuale di migranti: “Gli immigrati attuali sono diversi per religione, per cultura nella visione della vita, del matrimonio, dell’educazione dei figli, del rapporto con la donna. Sono frutto dell’emergenza, l’integrazione è frutto di un lungo cammino. Riguarda circa 5 milioni di cittadini non italiani. Di essi oltre il 13% sono giovani tra i 18 e i 35 anni. Così il 20% dei neonati, il 9% degli studenti. Con questi dati l’integrazione diventa indispensabile per un buon ordine nel Paese”.
Pietro Pompei, direttore dell’Ancora (San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto), scrive di “Reem Sahwil, la quattordicenne palestinese diventata nota in tutto il mondo per aver chiesto conto alla cancelliera Angela Merkel, abbandonandosi poi alle lacrime, delle politiche di accoglienza tedesche”: “Quelle lacrime hanno mortificato il mondo e non è bastata una carezza per rassicurarle. La politica non è avvezza ai grandi abbracci sinceri alla Francesco”.
 

IRAQ: ACS dona viveri a 13mila famiglie di rifugiati cristiani

Roma - Nuovo progetto di Aiuto alla Chiesa che Soffre in Iraq. Alla fine di giugno la fondazione pontificia ha donato pacchi viveri a 13mila famiglie cristiane rifugiate nel Kurdistan iracheno, per un totale di 690mila euro. Dall’inizio dell’avanzata di Isis nel giugno 2014, ACS ha sostenuto la Chiesa irachena con oltre 7milioni e 300mila euro. Nella sola diocesi caldea di Erbil, dove hanno trovato rifugio i cristiani fuggiti da Mosul e dalla Piana di Ninive, la sola fondazione ha contribuito ad oltre il 60% degli aiuti ricevuti a livello internazionale. “Il supporto di ACS ha avuto un grande impatto sulla vita della nostra comunità - ha scritto l’arcivescovo caldeo di Erbil, monsignor Bashar Matti Warda, dopo l’invio dei pacchi viveri - Dal profondo del nostro cuore vi ringraziamo per essere vicini alle nostre famiglie in un momento tanto drammatico”. I doni sono stati distribuiti da gruppi di volontari di età compresa tra i 15 ed i 18 anni. Ognuna delle famiglie ha avuto di che vivere per almeno un mese: riso, zucchero, olio, fagioli, carne, formaggio e acqua. Aiuto alla Chiesa che Soffre continuerà a raccogliere fondi per garantire il costante invio di viveri nei prossimi mesi.
Nel Kurdistan iracheno i cristiani si preparano al primo triste anniversario della fuga dalla Piana di Ninive. Nella notte tra il 6 ed il 7 agosto 2014, oltre 120mila fedeli sono stati costretti ad abbandonare le proprie abitazioni a causa dell’avanzata dello Stato Islamico. Dopo i primi mesi trascorsi nelle tende, nelle chiese o in palazzi abbandonati, grazie al contributo di Aiuto alla Chiesa che Soffre, le famiglie cristiane hanno trovato alloggio in case in affitto o nelle strutture prefabbricate fornite dalla fondazione. E tra pochi giorni inizierà l’anno scolastico, nelle otto scuole prefabbricate donate da ACS per garantire un futuro ai piccoli rifugiati. Piccoli segni di speranza che aiutano i cristiani a sopportare l’incertezza e le difficoltà quotidiane, come le alte temperature estive e la mancanza di elettricità anche per 14 ore al giorno, spiega una nota dell’ACS: la Chiesa continua a rappresentare l’unico punto di riferimento per le migliaia di famiglie di rifugiati, “assieme – nota monsignor Warda - alla vicinanza e alle preghiere dei cristiani di tutto il mondo”.
 
 

Trentino: conosciamo i ghanesi

Trento - L’Associazione dei Ghanesi in Trentino propone, per domani pomeriggio alle 15,30, un momento di conoscenza e di condivisione delle esperienze di vita e della cultura dei cittadini originari del Ghana che da diverso tempo vivono e lavorano sul territorio. L’incontro si terrà presso la Sala della Circoscrizione Oltrefersina di Trento in Via Clarina 2/1.
La comunità ghanese intende inoltre, attraverso questa iniziativa, dimostrare la propria riconoscenza verso la comunità trentina che l'ha accolta. Allo stesso tempo si vogliono ricordare i legami di amicizia e di scambio tra il Trentino e il Ghana creati attraverso un’iniziativa che ha reso possibile, nel 2011, la formazione professionale di alcuni ghanesi nell’ambito della raccolta di frutta in Trentino e l’ulteriore utilizzo della loro esperienza occupazionale in Ghana. Il progetto, denominato “Aeneas Lamiwa - migrazione per lavoro in Africa occidentale” – si legge in una nota - è stato coordinato da OIM, Ministero del Lavoro italiano e Ministero del Lavoro ghanese, con finanziamento dell'Unione Europea. A livello provinciale hanno collaborato al progetto la Provincia autonoma di Trento e la Coldiretti. Ma l’incontro sarà l’occasione anche per fare festa insieme, ballando e assaggiando i piatti tipici del Ghana.
 

Centro Astalli: dare alternative sicure ai migranti

Roma - “I rifugiati non sono una emergenza. Sono il frutto prevedibile di guerre e crisi umanitarie che da anni affliggono molte regioni del mondo. L’Unione Europea si impegni a lavorare sulle cause che generano le migrazioni forzate e garantisca standard di sicurezza adeguati a chi è costretto a chiedere asilo per salvarsi la vita”. Ad affermarlo oggi è padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli, dopo il naufragio che avrebbe causato la morte di 40 migranti.
“L’ennesima tragedia annunciata ed evitabile”, afferma il Centro Astalli: “soltanto due giorni dopo l’ultimo Consiglio Europeo sull’Agenda per le migrazioni, davanti alla morte di 40 innocenti in fuga da guerre e persecuzioni si ribadisce l’urgenza di creare canali umanitari sicuri. Vie legali per permettere a chi scappa da guerre e persecuzioni di esercitare il proprio diritto a chiedere asilo in un paese sicuro”. L’Europa – spiega il centro - da mesi discute su come gestire poche decine di migliaia di persone, un numero “irrisorio rispetto alla popolazione dell’Unione e non si concentra sulla questione principale: spezzare il giogo dei trafficanti, dare alternative sicure ai migranti”. (R.I.)
 
 

Ismu: sbarchi in aumento sulle coste italiane

Milano - In base ai dati forniti dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni i migranti entrati in modo non autorizzato via mare in Europa da inizio anno allo scorso 9 giugno sono stati più di 102mila, di cui 55mila arrivati in Italia e partiti quasi esclusivamente dalle coste libiche, mentre 46mila giunti in Grecia soprattutto dalla Turchia. Il numero di migranti riferito all’Italia è per ora in leggero aumento rispetto a quanto registrato nello stesso periodo del 2014.
In base a tali prime informazioni parziali, nel 2015 si possono al momento prevedere in totale 195mila arrivi in Italia, contro i 170mila dell’anno scorso, e una crescita molto più significativa per la Grecia, per cui si prospettano 165mila ingressi, quasi cinque volte i 34mila del 2014.
Le mete preferite sono l'Italia e la Grecia. Il 99% delle rotte clandestine verso l’Europa ha come (primo) porto d’approdo l’Italia o la Grecia (peraltro con due rotte ben distinte, rispettivamente dalla Libia e dalla Turchia) e non più, ad esempio, la Spagna (che nel 2006 aveva segnato 39mila sbarchi, molto spesso verso le Canarie, contro gli allora 22mila verso l’Italia). Ciò conferma la presenza di vie d’ingresso non casuali, definite in base a diversi fattori, quali: l’agibilità piuttosto che l’impraticabilità di ingressi regolari; la presenza o assenza di accordi bilaterali di presidio delle coste di partenza (come quelli sottoscritti dalla Spagna con il Marocco oggi, o dall’Italia di Berlusconi con la Libia di Gheddafi ieri); dalla severità dei respingimenti militari (o, al contrario, dalla piena accoglienza e soccorso); dalla possibilità geografica ed eventuale scelta politica di erigere fisicamente muri (come quelli nell’enclave spagnola di Melilla o nel confine terrestre fra Grecia e Turchia). L’Italia presenta condizioni tra le più “invitanti” fra quelle qui esposte.
Quanto pesano gli ingressi irregolari via mare sulle tasche degli italiani. Si discute molto sui costi degli sbarchi via mare. A tal proposito, la Fondazione Ismu ha provato a fare una stima dei costi pro-capite in Italia delle diverse operazioni, comparando le azioni attuate in questi anni e dividendone i costi sostenuti per il numero di abitanti sul territorio nazionale. Il dispositivo di salvataggio Mare Nostrum incideva per quasi due euro pro-capite all’anno sugli italiani, cifra destinata a pagare imbarcazioni e personale di salvataggio. Tale ammontare si è ridotto a mezzo euro (ma rimborsato dall’Unione Europea) con Triton, che d’altra parte lascia le operazioni di salvataggio all’iniziativa delle navi mercantili. I successivi interventi di accoglienza, ipotizzando costi medi di 35-40 euro al giorno per 60mila migranti annui, impattano sugli italiani per circa undici euro pro-capite all’anno. Il 94% di questa cifra serve a pagare il lavoro di operatori sociali e fornitori di servizi (in particolare vitto, alloggio e possibilmente corsi di italiano e progetti di integrazione), mentre solo il 6%, va direttamente ai migranti. Il piano di parziale ricollocamento per 40mila migranti nel complesso da Italia e Grecia varato dall’Unione Europea lo scorso 15 aprile ha invece un costo di 240 milioni di euro, ovvero 6mila euro per migrante.
 
 

Migranti: i comuni del livornese aprono al volontariato

Livorno - Il comune di Livorno e quelli di Castagneto Carducci, Cecina, Rosignano Marittimo e Suvereto, della provincia di Livorno, hanno siglato nella prefettura toscana un protocollo per il volontariato sociale da parte dei migranti richiedenti asilo ospitati nei centri di accoglienza temporanea allestiti negli stessi comuni.
Si tratta di attività di volontariato gratuite, di utilità sociale, accompagnate dalle necessarie tutele per chi desideri aderire ai relativi progetti, il tutto con l'obiettivo di favorire l'inserimento sociale dei cittadini stranieri e la loro integrazione in attesa della definizione dei procedimenti relativi alle domande di protezione internazionale. All'iniziativa, che molte prefetture stanno portando avanti, informa l'ufficio territoriale del governo livornese, aderiranno presto altri comuni della provincia.
 

Migrantes: svegliati Europa

Roma - Mentre l’Europa gioca la melina sulla misera distribuzione di 32.000 persone, al costo di oltre 6000 euro per migrante - che con gli stessi soldi potrebbe essere accolto per un anno in una famiglia o in un Comune, senza contare le ulteriori risorse a disposizioni prima sprecate  da fatti come ‘Mafia capitale’ - nel Mediterraneo si continua a morire. Anche il salvataggio in mare, prima azione fondamentale, possibile come aveva dimostrato Mare nostrum, si è indebolito, non permettendo a ragazzi e giovani su un gommone nel Mediterraneo di concludere il proprio viaggio della speranza. E’ il caso di dire: svegliati Europa. L’Europa deve risvegliarsi dal sonno che le impedisce di vedere il dramma dei rifugiati oggi, cresciuti di quasi 10 milioni nel mondo in un anno, passando da 50 a 60 milioni di persone, e di costruire quattro azioni fondamentali: una larga e condivisa azione di salvataggio in mare, un piano organico di accoglienza di rifugiati in tutti i Paesi Europei , un piano di pace e di accompagnamento alla stabilità e alla democrazia nei Paesi del Mediterraneo, un programma urgente e mirato di cooperazione internazionale a favore dei Paesi di origine dei migranti e dei rifugiati, valorizzando la rete delle ONG già presenti e favorendo nuovi progetti condivisi. Tra questi progetti condivisi potrebbe essere considerato anche per un numero di rifugiati  il visto e la partenza in sicurezza da alcuni Paesi verso l’Europa e verso altri Paesi. Queste azioni comportano  una crescita dell’Europa nella condivisione delle politiche dell’immigrazione e dell’asilo, ma anche un piano  unitario diplomatico e di politica estera. La divisione, i continui rimandi di decisioni, la mancanza di azioni coraggiose e di condivisione di risorse non fanno che far  avanzare in Europa muri, nazionalismi e conseguentemente la crescita del numero di morti nel Mare nostro. Svegliati Europa. (mons. Gian Carlo Perego - Direttore generale Fondazione Migrantes)
 

Austria: la chiesa assiste il 10% dei richiedenti asilo

Vienna - La Chiesa austriaca fornisce assistenza continuata a 4.400 richiedenti asilo su un totale di 43.000 in tutta l’Austria. Inoltre altri 10.500 profughi sono accuditi periodicamente e aiutati sia per l’assistenza sanitaria che per l’accoglienza. Sono alcuni dei dati diffusi da Caritas Austria, dai quali si evince come la Chiesa austriaca assista da sola il 10% dei richiedenti asilo: nell’ultimo anno sono 1.700 i posti aggiuntivi per le persone in cerca di protezione e i servizi di cura mobile raggiungono oggi il doppio delle persone del 2014, come ha confermato il segretario generale di Caritas Austria, Bernd Wachter. L’esempio – scrive l’agenzia Sir che rilancia la notizia - viene dalla diocesi di Eisenstadt, che vuole aumentare i posti alloggio dagli attuali 54 a circa 200 entro la fine dell’anno. Lo stesso vale per la Caritas di Admont, che ha acquistato un dormitorio dalla provincia di Stiria ed a settembre accoglierà altri 70 richiedenti asilo. Anche Horn im Waldviertel, nella Bassa Austria, è un modello di solidarietà: "Grazie al supporto del sindaco e del comune, la Chiesa ha aperto un nuovo campo per 100 donne, bambini e uomini”, ed, ha precisato Wachter, “Siamo pronti a continuare a fornire ulteriori alloggi”. Gli sforzi della Chiesa austriaca per i richiedenti asilo “si stanno rivelando un successo”, ha detto Michael Prüller, responsabile delle comunicazioni sociali dalle diocesi di Vienna e portavoce del cardinale Schönborn: per la Chiesa austriaca la sfida è giungere entro l’anno in corso a dare assistenza, possibilità di una vita sicura e alloggio a 5.000 profughi.
 

Mons. Perego: c’è bisogno di canali umanitari per evitare ancora morti nei viaggi della speranza

Roma - “Si era detto come fosse prioritario il salvataggio in mare. Di fatto quest’anno le morti sono aumentate e il salvataggio in mare è stato indebolito. E quindi la prima urgenza è il ritorno a quel
Mare Nostrum che già era stata un’esperienza fondamentale di salvataggio in mare, e che, di fatto, è stata indebolita quest’anno con la sua fine”. Ad affermarlo, questa mattina alla Radio Vaticana, è mons. Gian Carlo Perego, Direttore generale della Fondazione Migrantes dopo l’ennesimo naufragio con 40 morti avvenuto al largo delle coste libiche. “Queste morti – ha aggiunto - ci dicono ancora una volta l’altra grande necessità: la necessità di accompagnare questi viaggi, la necessità di canali umanitari, che diventano sempre più un’urgenza. Ogni attesa, ogni rimando, è segnato profondamente da morti che sono ancora una volta una provocazione grossa alla nostra coscienza, ma soprattutto una coscienza di un’Europa che non è in questo momento solidale e dimentica questi viaggi della speranza”.
 

A lezione da Migrantes: il molteplice volto della mobilità umana in Italia

Roma – Ieri, presso la sede della Fondazione Migrantes, il Direttore Generale, mons. Gian Carlo Perego, affiancato da Delfina Licata e Carlotta Venturi, ha tenuto un incontro formativo con gli studenti del Programma “Ponte”, un corso di studi e approfondimenti sull’Italia contemporanea promosso dall’AIAE,dall’ Awards Office Carleton University dalla Federazione Cavalieri del Lavoro e dall’ISCOP. Undici studenti universitari, provenienti da Brasile, Argentina e Stati Uniti, la maggior parte dei quali di origine italiana e alcuni con cittadinanza italiana, hanno assistito ad una lezione introduttiva sull’immigrazione in Italia e sull’emigrazione degli italiani all’estero. La tematica dell’immigrazione è stata presentata da mons. Perego a partire dai dati contenuti nel Rapporto Immigrazione mentre l’emigrazione è stata oggetto dell’intervento congiunto di Licata e Venturi che hanno offerto un panorama del fenomeno con l’ausilio del Rapporto Italiani nel Mondo. Molte le curiosità manifestate dagli studenti relative alla politica migratoria italiana, ai numeri dell’immigrazione e, in particolare, degli sbarchi e dei richiedenti asilo. Lunga la discussione sulla società italiana rispetto agli ultimi accadimenti nazionali e, in particolare, sulla problematica accoglienza dimostrata oggi dagli italiani nonostante il loro passato e presente migratorio testimoniato dalle storie di famiglia degli stessi studenti presenti.
 
 

Basilicata: allo studio l’accoglienza dei richiedenti asilo

Potenza - Nel corso di una riunione, che si è svolta nella prefettura di Potenza, è proseguita l’elaborazione congiunta del sistema di governance per l’accoglienza dei migranti richiedenti asilo nella regione Basilicata. Secondo le indicazioni ministeriali, sarà favorita la più ampia partecipazione dei comuni alla gestione dei progetti di accoglienza, sulla base delle linee guida del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR). Inoltre, sarà messo a punto un protocollo d’intesa con cui formalizzare il sistema dell’accoglienza diffusa.
Nel corso dell’incontro – informa il sito del Ministero dell’Interno -  sono state anche illustrate le iniziative avviate per l’ospitalità dei lavoratori stranieri impiegati nel lavoro stagionale nelle aree del Vulture Melfese e del Metapontino. A tale proposito le forze di Polizia hanno assicurato l’intensificazione delle attività di prevenzione e contrasto del lavoro irregolare. 
Il tavolo di coordinamento regionale è stato convocato dal prefetto Antonio D’Acunto, d’intesa con il presidente della regione Basilicata Marcello Pittella. Alla riunione è intervenuto il direttore centrale dei Servizi Civili per l’Immigrazione e l’Asilo prefetto Carmine Valente e hanno partecipato: il prefetto di Matera Antonella Bellomo, i rappresentanti della Regione, dell’ANCI e dell’UPI, del comune di Potenza e del Servizio Centrale SPRAR nonché i vertici delle Forze dell’ordine.