Primo Piano
Mazara del Vallo: uno sportelo postale monoetnico
Calais: altro morto
Calais - “Non ho denaro, non ho futuro, non ho nulla. Niente mangiare, niente dormire, doccia o casa. In Inghilterra c’è mio fratello, mi sta aspettando”. Nelle parole di Mohammed, 25 anni, dal Sudan, sta tutto il motivo di un’ostinazione che i governi e l’Europa non capiscono o non fingono di non capire. Come lui sono in tanti a premere a Calais. In migliaia. Ogni notte danno l’assalto all’Eurotunnel, cercando di salire su camion e treni. È così che è avvenuto un nuovo decesso: un migrante ieri è morto in seguito alle ferite riportate domenica, nel tentativo di saltare su un convoglio. Ed è ancora in gravi condizioni il 17enne egiziano rimasto fulminato mercoledì sul tetto di un vagone. “La Gran Bretagna non diventerà un paradiso sicuro per i migranti” ha tuonato David Cameron, annunciando ‘deportazioni’ per gli irregolari. Ma il premier inglese è andato oltre, con termini ancora più discutibili: “È molto difficile, perché abbiamo uno sciame di persone che attraversano il Mediterraneo”. Harriet Harman, leader dei laburisti, lo ha criticato invitandolo a “ricordarsi che sta parlando di persone, non di insetti”. Il Consiglio dei rifugiati, organizzazione a fianco dei richiedenti asilo, ha denunciato “un linguaggio terribile, disumanizzante”. Ma anche i tabloid sono scatenati. C’è chi usa titoli bellicosi, parlando della "battaglia di Calais", altri che invocano l’esercito alla frontiera. Difficile non pensare che il senso di assedio sia anche la conseguenza di politiche migratorie continentali poco lungimiranti. In Italia un passo importante è stato segnato ieri dall’ampliamento dello Sprar. Il Viminale ha annunciato un nuovo bando, rivolto ai comuni che ancora non fanno parte del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, che consentirà di allargare la rete di accoglienza di oltre 10mila posti.“Siamo soddisfatti. Questo bando – ha detto Piero Fassino, presidente Anci – porta elementi migliorativi, come la drastica riduzione al 5% del cofinanziamento dei comuni. Ogni posto in più nella rete di accoglienza è un posto in meno gestito in emergenza”. (Alessandro Beltrami – Avvenire)
Messina: preghiera per i 14 migranti morti
Profughi: lettera dei vescovi di Treviso e Vittorio Veneto
Treviso - I settimanali diocesani di Treviso e Vittorio Veneto pubblicano una lettera dei vescovi delle due diocesi “ai cristiani e agli uomini e donne di buona volontà” sul tema dei “migranti forzati”, tra i quali - scrivono i vescovi - “vi sono richiedenti asilo, rifugiati e migranti economici, costretti (pagando ed indebitandosi) a lasciare, in particolare, la Libia. Ad oggi, in provincia di Treviso, sono presenti circa 900 migranti, arrivati sia nel 2014 che nel 2015: in media, circa 10 persone per comune, uno ogni mille abitanti”.
In particolare nella lettera i vescovi monsignor Gianfranco Agostino Gardin e monsignor Corrado Pizziolo, sui due settimanali diocesani in uscita, “La Vita del Popolo” e “L’Azione”. commentano “qualche episodio di particolare tensione sociale” creatosi recentemente in provincia di Treviso, “anche a causa di scelte improvvide per la loro sistemazione”. “Queste persone - osservano i presuli - fuggono dalle loro terre a causa di situazioni drammatiche e invivibili, spesso ben più insostenibili di quelle che hanno spinto nel passato tanti nostri conterranei ad emigrare in altri Paesi. Si tratta in molti casi di migranti forzati, di persone che cercano sopravvivenza prima ancora che dignità”.
“Come comunità cristiane - proseguono i vescovi - non dobbiamo rinunciare a fare la nostra parte, per quello che possiamo, senza rifugiarci dietro la vastità del fenomeno e la sua infelice gestione “a livello alto”. Abbiamo cercato strutture, mezzi, persone; invitiamo al dialogo, alla ricerca comune di soluzioni, alla solidarietà. Del resto ci sentiamo interpellati da domande non eludibili. Sono le domande che risuonano nella Bibbia: «Dov’è Abele, tuo fratello?» (Genesi 4,9); «chi è mio prossimo?» (Luca 10,29); «A che serve, fratelli miei, se uno dice di avere fede, ma non ha le opere?» (Lett. di Giacomo 2,14)”.
“Sentiamo – aggiungono con forza i due presuli - emergere più che mai l’interrogativo su che cosa significa, in queste precise circostanze, essere cristiani. Lo siamo davvero? Lo siamo oggi di fronte a questi “scarti” dell’umanità? Lo siamo nella maniera che ci è richiesta dal Vangelo o secondo un cristianesimo accomodante che ci siamo rimodellati sulle nostre ideologie o sulle nostre chiusure? Forse questo è il momento di verificare se abbiamo “il coraggio del Vangelo”, se l’essere discepoli di Gesù è un’esperienza che solo ci sfiora o che realmente ci penetra. Dobbiamo confessare che rimaniamo sconcertati di fronte alla deformazione di un cristianesimo professato a gran voce, e magari ‘difeso’ con decisione nelle sue tradizioni e nei suoi simboli, ma svuotato dell’attenzione ai poveri, agli ultimi: dunque svuotato del Vangelo, dunque svuotato di Cristo. I poveri, ci ripete papa Francesco, sono «la carne sofferente di Cristo»”.
Migranti: in Italia ospitati 86mila
Questo il quadro della situazione descritto dal ministro dell'Interno Angelino Alfano a Roma, a Montecitorio, durante un'audizione davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema di accoglienza, identificazione e trattenimento dei migranti. Per assorbire questo flusso “il sistema di accoglienza non potrà fare a meno di strutture temporanee”, ha detto il ministro annunciando intanto un prossimo bando per altri 10.000 posti nell'ambito dello Sprar, che attualmente ospita 20.000 migranti - compresi negli 87mila - distribuiti tra gli enti locali in attuazione di 456 progetti di accoglienza. Sempre a questo proposito Alfano - che durante l'audizione ha parlato anche di accoglienza dei minori non accompagnati, dell'attività delle commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale e dell'"agenda Junker" sulle problematiche legate ai flussi migratori attualmente in esame a Bruxelles - ha ribadito la necessità di “sollecitare una leale collaborazione tra le istituzioni locali”, sottolineando il "no" a ogni forma di violenza riguardo alle decisioni sulla sistemazione dei migranti sul territorio. Illustrando il sistema dei controlli sui centri governativi, è in vista un potenziamento di quelli antimafia su gestori e operatori, ha riferito il ministro, che sta mettendo a punto “una nuova direttiva con cui sarà esteso l'ambito di controllo a proprietari, titolari e fornitori di beni e servizi delle strutture”. Le decisioni su ulteriori quote di migranti da ricollocare in Europa l'anno prossimo “verranno prese tra novembre e dicembre”, ha comunicato il ministro. Rimane il fatto che “l'Italia è stata campione del mondo di umanità e accoglienza nella vicenda migranti”, avendo “organizzato e diretto la più grande operazione umanitaria nella storia del nostro Paese” ha ricordato Alfano riferendosi a 'Mare nostrum'.
Germania: fra Antonio Gelsomino passa alla Missione di Fulda
Mons. Stenger: “rafforzare la sicurezza non risolve il problema”
Migrantes: 50 anni di lavoro italiano nel mondo segnato da morte e sfruttamento
Dal 2001, l’8 agosto, si celebra la Giornata Nazionale del Sacrificio e del Lavoro Italiano nel Mondo. La data rimanda alla tragedia nella miniera belga di Marcinelle quando, l’8 agosto del 1956 morirono 262 minatori, di cui 136 italiani: il numero più numeroso dei 600 italiani morti nelle miniere tra il 1946 e il 1956.
Sono passati 50 anni invece dalla morte di 88 tra operai, tecnici ed ingegneri degli oltre 700 impegnati in quel momento nella costruzione di una delle infrastrutture più importanti d’Europa, la diga di Mattmark, in Svizzera. Erano le 17.15 di lunedì 30 agosto 1965: in meno di 30 secondi, le baracche, la mensa e le officine furono sepolte sotto oltre 50 metri di ghiaccio, ghiaia e sassi.
“La montagna di ghiaccio aveva inghiottito la vita di 88 persone, 86 uomini e 2 donne, e lasciato 10 feriti gravi. […]. Insieme agli italiani perirono 4 spagnoli, 2 tedeschi, 2 austriaci, un apolide e 23 svizzeri. La provincia di Belluno fu quella più colpita con 17 vittime, insieme al Comune di San Giovanni in Fiore (Cosenza), che perse 7 uomini. Il dolore toccò tanti borghi di provincia da Nord a Sud, fino a quel momento sconosciuti, come Acquaviva di Isernia, Gessopalena oppure Bisaccia e Montella, Gagliano del Capo, Tiggiano e Ugento e, ancora, Uri, Senorbì e Orgosolo, Castelvetrano, Cormons e molti altri. Complessivamente, delle 56 vittime italiane, 55 uomini e una donna, 17 erano veneti, 8 calabresi, 4 abruzzesi, 5 trentini, 3 campani, 3 emiliani, 3 friulani, 3 pugliesi, 3 sardi, 3 siciliani, 2 piemontesi, 1 molisano e 1 toscano”.
È quanto si leggerà nel Rapporto Italiani nel Mondo 2015 che sarà presentato a Roma il 6 ottobre prossimo. Il volume della Fondazione Migrantes, giunto quest’anno alla decima edizione, dedicherà particolare attenzione a questi eventi rileggendoli in chiave europea e riattualizzandoli alla luce dell’attuale ripresa delle partenze degli italiani. Numeri sempre più consistenti legati a necessità occupazionali vissute a livello sicuramente nazionale, ma alla luce di un nuovo scenario europeo e internazionale.
“Il ricordo di queste morti sul lavoro, in questo tempo di una nuova emigrazione italiana giovanile in Europa e nel mondo – ricorda il Direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Gian Carlo Perego – richiama la necessità di una tutela dei lavoratori migranti tutti, siano essi italiani fuori dei confini nazionali o cittadini di altre nazionalità che vivono e lavorano in Italia”.
Un editoriale del Corriere della Sera del 9 agosto 1956, titolava: L’Italia può esportare dei lavoratori, ma non degli schiavi: un titolo significativo che pone una riflessione sull’attualità delle tragedie che segnano il mondo del lavoro migrante nel mondo.
In un momento in cui viviamo concretamente la cosiddetta “era delle migrazioni” l’attenzione alla dignità del lavoratore migrante diventa imprescindibile soprattutto considerando che una serena accoglienza si può attuare solo accompagnando all’autonomia i migranti attraverso quattro elementi fondamentali: famiglia, casa, lavoro, istruzione.
“Il ricordo e la preghiera in questo giorno si unisce all’impegno per le persone – conclude Mons. Perego – ancora oggi vittime del lavoro, come le recenti cronache testimoniano: spesso lavoratori migranti, italiani all’estero e immigrati in Italia, costretti a subire orari e trattamenti sui posti di lavoro che non tutelano la dignità delle persone: tema diffusamente trattato all’interno del XXIV Rapporto Immigrazione Caritas e Migrantes presentato all’Expo di Milano lo scorso giugno”.
Card. Scola: a Milano accoglienza diffusa in ogni parrocchia
“Chiedo aiuto all’Italia per far crescere i miei figli”, ha detto Chancelvie, anche lei originaria del Congo che vive nella struttura con i suoi tre figli di 1, 4 anni e 10 mesi. “Sono venuta in Italia perché voglio che i miei figli possano studiare e crescere liberi”, ha spiegato Lamiya, 48 anni, siriana di origine palestinese, ospite della casa da fine maggio con i suoi figli di 8 e 10 anni. Queste parole hanno in particolare colpito l’arcivescovo Scola: “La signora Lamiya ha detto una cosa bellissima che ripaga la nostra generosità e richiama le coscienze di noi europei distratti. Tutti parlano di diritti, di libertà, ma se le libertà e i diritti non vengono realizzati, non esistono”. “Come Vescovo – ha aggiunto - sono grato di questa esperienza di Casa Suraya che dimostra come l’accoglienza sia affrontabile, nel rispetto di tutti e senza danno a nessuno. Se lavoriamo così potremmo trasformare questo processo drammatico che è il meticciato di civiltà nella costruzione della nuova Europa e della nuova Milano metropolitana”. Dal giugno 2014 ad oggi Casa Suraya ha dato ospitalità a 12.500 mila profughi. Attualmente il centro ne accoglie 100: metà siriani, inviati dal Comune, metà provenienti dall'Africa subsahariana e dal Corno d'Africa inviati dalla Prefettura.
Los Angeles: messa per i migranti
Mons. Gómez ha sottolineato che gli immigrati fanno parte della storia di Los Angeles, della California e di tutti gli degli Stati Uniti, “un Paese costituito da tante nazionalità e popoli”: “Lo spirito migrante – ha aggiunto - è anche lo spirito della Chiesa cattolica universale, che è un popolo pellegrino, la famiglia di Dio proveniente da tutti i Paesi e da tutti i confini della Terra”.
Da qui l’invito a “non perdere la speranza e impegnarsi per fare dell’America una casa ospitale”.
Da Mazara del Vallo all’ Expo’ : Nuovi Italiani, “buona pratica” della regione
Incontro a Trieste per potenziare l’accoglienza migranti sul territorio
È la linea della prefettura di Trieste, dove il prefetto Maria Adelaide Garufi ha incontrato i sindaci dei comuni della provincia, il presidente della provincia Maria Teresa Bassa Poropat e l'assessore regionale Gianni Torrenti per esaminare la situazione del territorio, dove arrivano tramite la rotta balcanica, informa la prefettura, sempre più richiedenti asilo.
L'esigenza è quella di individuare altre strutture di accoglienza e di distribuire in modo più equilibrato tra i comuni della provincia l'accoglienza, che in questo momento si concentra soprattutto su Trieste. Fondamentale rimane, ha ribadito il prefetto agli amministratori locali, la visione condivisa, la scelta concordata, come quella di individuare anche un hub provinciale, vista la mole quotidiana di arrivi.
Cartoline dall’altra Italia: da Salerno a Dundee, la biologa che sfida i tumori
Si è laureata in biologia all' Università Federico II di Napoli nel 2007 e tre anni fa ha discusso presso l'università scozzese la tesi di dottorato ottenendo il "Degree of Doctor of Philosophy". Non si occupa solo di ricerca sul cancro, ma anche di malattie neurodegenerative come l'autismo. Di recente ha realizzato un progetto in collaborazione con un gruppo di ricercatori di Berlino, dove ha vissuto per due mesi. In questo momento sta invece dedicando la sua attività di ricerca al mondo dell' immunologia: "Sono in Scozia non per necessità, la mia è stata una scelta - sottolinea Laura - qui mi è stata data un'opportunità. Trovo difficoltà a definirmi un 'cervello in fuga' certo è che la formazione che mi ha dato l'Italia viene ora ‘sfruttata’ all' estero: mi piacerebbe fare ricerca nel mio Paese". La biologa non esclude di tornare in futuro in Italia: "Una parte di me vorrebbe rientrare. Mi manca il sole, la mia cultura. Un'altra parte però ha deciso di fare ricerca e non vuole rinunciarci". Laura parla dell'esperienza all'estero come di un'esperienza positiva: "Mi sono da subito trovata bene, non mi sono mai sentita un'estranea in questo Paese". E anche in Scozia gli italiani certo non mancano: "Da quando sono arrivata a oggi il numero di italiani a Dundee è cresciuto in maniera impressionante - racconta Laura - nell'istituto dove lavoro ormai si parla più in italiano che in inglese". E questo invita a riflettere: "Vuol dire che la preparazione che riceviamo in Italia è competitiva e all'avanguardia. Tuttavia significa anche che siamo in tanti a lasciare il Paese".
Laura ha raccontato la sua storia "Cartoline dall' altra Italia" che ogni settimana va alla scoperta del mondo della nuova emigrazione: riallaccia i contatti con i giovani connazionali che hanno deciso di provare un'esperienza all' estero, per voglia o per necessità, mantenendo con le loro testimonianze quel filo indivisibile che li lega all' Italia.
Lombardia: poste italiane apre il primo ufficio multietnico
Nell’Ufficio sono a disposizione dei clienti 7 sportelli oltre ad una sala consulenza e a materiale informativo con indicazioni nelle diverse lingue, per una agevole compilazione della modulistica. Il gestore delle attese, a differenza degli altri, invece di indirizzare la clientela ai diversi servizi, è predisposto alla scelta della lingua straniera e all’operatore madrelingua: cinese, arabo, spagnolo, francese e inglese. L’ufficio dispone di un Atm Postamat per le operazioni di prelievo, pagamento bollettini, ricariche telefoniche e per la fruizione dei servizi legati al conto Bancoposta.
Nell’ufficio postale tutti gli sportelli sono abilitati ai servizi di “Sportello Amico”: i cittadini possono quindi richiedere, oltre ai tradizionali servizi di Poste Italiane come il pagamento dei bollettini e la spedizione della corrispondenza, la documentazione per la richiesta e il rinnovo dei permessi di soggiorno.
Sono inoltre disponibili i servizi più richiesti dai cittadini stranieri, come il trasferimento fondi con Moneygram, PostePay Twin, PosteMobile, accettazione corrispondenza nazionale ed estera (es. posta prioritaria, assicurata) e spedizioni nazionali ed internazionali (es. pacco celere internazionale).
Servizio Civile: prorogati i termini per la presentazione delle domande di accesso
Belluno: al MiM protagonisti i bambini del Grest
Belluno - Il MiM Belluno - Museo interattivo delle Migrazioni - continua ad ospitare numerosi gruppi di ragazzi e bambini della provincia di Belluno. Dopo la visita al Grest della parrocchia di San Gregorio nelle Alpi, venerdì 24 luglio hanno risposto alla chiamata del MiM i bambini del centro estivo “Terreno di gioco” di Limana e del Grest di Bolzano Bellunese. La fascia d’età dei giovani visitatori andava dai piccoli della scuola dell’infanzia fino alle medie.
Insieme alle guide Luciana Tavi e Gilla Mancosu, hanno potuto esplorare la storia dei nostri emigranti attraverso non solo video e immagini, ma anche con gli oggetti dedicati alla miniera grazie ai quali hanno potuto capire davvero cosa significava lavorare all’interno di un pozzo. A conclusione della loro visita hanno ascoltato il racconto “Mio padre. Il grande pirata” che con il linguaggio delle immagini descrive il lavoro in miniera. E’ stata sicuramente una giornata particolare per questi giovanissimi visitatori che hanno, per così dire, “toccato con mano” le loro radici.
Frontalieri: convocato l’ambasciatore svizzero in Italia
“Si tratta – si legge in una nota del Ministero degli Esteri italiano - di misure in violazione dell'accordo europeo sulla libera circolazione delle persone del 1999, palesemente discriminatorie nei confronti di cittadini italiani e in contraddizione con l'eccellente stato delle relazioni bilaterali”. Il Maeci precisa che “il segretario generale ha chiesto un sollecito, rinnovato impegno delle autorità di Berna per porre termine a una situazione che suscita profonda insoddisfazione in Italia” e riferisce che “l'ambasciatore Kessler ha confermato che le autorità federali svizzere considerano tali misure incompatibili con gli obblighi derivanti dall'accordo e ha assicurato che avrebbe tempestivamente informato le sue autorità sul crescente rilievo della questione per l'Italia e sulle aspettative di una sua rapida soluzione”.