Primo Piano

Pesaro: attività di volontariato per immigrati

Pesaro - Dopo Pesaro, Fano e Saltara, altri quattro comuni della provincia di Pesaro e Urbino hanno siglato protocolli d’intesa per disciplinare l’attività di volontariato dei cittadini richiedenti asilo. Si tratta di Acqualagna, Cagli, Fossombrone e Macerata Feltria. Gli accordi sono stati firmati, il 28 luglio nella prefettura di Pesaro e Urbino, dai sindaci dei quattro comuni, dall’amministrazione provinciale, dalla Direzione Territoriale del Lavoro, dalle organizzazioni di volontariato locali e dalle organizzazioni sindacali Cgil, Cisl Uil. Finora l’iniziativa ha coinvolto i territori in cui sono presenti strutture di accoglienza, ma anche altre amministrazioni comunali hanno manifestato interesse per il progetto che, fondamentalmente, ha lo scopo di attivare percorsi educativi e di integrazione e permettere ai migranti di conoscere il territorio che li ospita rendendosi parte attiva e superando possibili diffidenze da parte delle popolazioni locali. Anche grazie a questi progetti di integrazione, infatti, i rapporti sul territorio si sono “ovunque rasserenati e sono stati registrati diversi episodi di solidarietà, collaborazione e accoglienza”, si legge sul sito del Ministero degli Interni.
 

Mazara del Vallo: uno sportelo postale monoetnico

Mazara del Vallo – E’ stato inaugurato nei giorni scorsi a Mazara del Vallo il primo ufficio postale siciliano monoetnico. All'interno vi lavoreranno operatori che parlano arabo e francese per favorire l'integrazione e rispondere alle esigenze della comunità dei nord africani e in particolare dei tunisini. L'iniziativa rientra nel “Progetto Multilingua” di Poste Italiane per favorire il processo di integrazione, con l’inserimento negli uffici postali di operatori in grado di facilitare la comunicazione con gli immigrati e di comprenderne le esigenze con un’offerta specifica di prodotti e servizi. L’ufficio è ubicato in Via Selemi ed è l’unico in Sicilia dei 16 previsti in tutt’Italia.  Si tratta di una modalità con cui gli operatori postalo cercano di affrontare il rapporto con gli immigrati. Non solo, quindi, per la telefonia, il trasferimento fondi o pratiche amministrativa ma varando un modello di servizio dedicato che faciliti l’accesso e la comprensione alle informazioni. Due gli sportellisti e un consulente finanziario saranno a disposizione degli immigrati L’ufficio resterà aperto dal lunedì al venerdì, dalle 8.20 alle 19.05, il sabato dalle 8.20 alle 12.35.
 

Calais: altro morto

Calais - “Non ho denaro, non ho futuro, non ho nulla. Niente mangiare, niente dormire, doccia o casa. In Inghilterra c’è mio fratello, mi sta aspettando”. Nelle parole di Mohammed, 25 anni, dal Sudan, sta tutto il motivo di un’ostinazione che i governi e l’Europa non capiscono o non fingono di non capire. Come lui sono in tanti a premere a Calais. In migliaia. Ogni notte danno l’assalto all’Eurotunnel, cercando di salire su camion e treni. È così che è avvenuto un nuovo decesso: un migrante ieri è morto in seguito alle ferite riportate domenica, nel tentativo di saltare su un convoglio. Ed è ancora in gravi condizioni il 17enne egiziano rimasto fulminato mercoledì sul tetto di un vagone. “La Gran Bretagna non diventerà un paradiso sicuro per i migranti” ha tuonato David Cameron, annunciando ‘deportazioni’ per gli irregolari. Ma il premier inglese è andato oltre, con termini ancora più discutibili: “È molto difficile, perché abbiamo uno sciame di persone che attraversano il Mediterraneo”.  Harriet Harman, leader dei laburisti, lo ha criticato invitandolo a “ricordarsi che sta parlando di persone, non di insetti”. Il Consiglio dei rifugiati, organizzazione a fianco dei richiedenti asilo, ha denunciato “un linguaggio terribile, disumanizzante”. Ma anche i tabloid sono scatenati. C’è chi usa titoli bellicosi, parlando della "battaglia di Calais", altri che invocano l’esercito alla frontiera. Difficile non pensare che il senso di assedio sia anche la conseguenza di politiche migratorie continentali poco lungimiranti. In Italia un passo importante è stato segnato  ieri dall’ampliamento dello Sprar. Il Viminale ha annunciato un nuovo bando, rivolto ai comuni che ancora non fanno parte del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, che consentirà di allargare la rete di accoglienza di oltre 10mila posti.“Siamo soddisfatti. Questo bando – ha detto Piero Fassino, presidente Anci – porta elementi migliorativi, come la drastica riduzione al 5% del cofinanziamento dei comuni. Ogni posto in più nella rete di accoglienza è un posto in meno gestito in emergenza”. (Alessandro Beltrami – Avvenire)



Messina: preghiera per i 14 migranti morti

Messina - Ad un anno di distanza dai funerali celebrati ai “piedi” del palazzo del Comune di Messina del piccolo Ahmed, il bimbo siriano di tre anni deceduto durante la traversata del Canale di Sicilia e sbarcato, già privo di vita, presso il porto di Messina il 21 luglio, la città dello Stretto “accoglie” nuove vittime delle migrazioni. Ieri mattina, insieme ai 453 migranti tratti in salvo dal pattugliatore irlandese Niamh, sono infatti giunti nella città dello Stretto i corpi di quattordici migranti deceduti durante la traversata della speranza. In questa come in altre circostanze diventata la traversata della morte. Ad accogliere le bare e ad occuparsi della loro benedizione prima del trasferimento delle stesse presso gli obitori del Policlinico di Messina, dell’ospedale Cutroni Zodda di Barcellona e presso il Centro Neurolesi, l’Imam della comunità islamica, il monaco e della comunità buddhista e il Vicario generale della Diocesi di Messina, monsignor Gaetano Tripodo. Profonda la sensazione di sgomento respirata alla banchina del Molo Marconi, affollato di personale, operatori della comunicazione e “semplici” cittadini che hanno osservato in silenzio la triste discesa dei feretri dal ponte della nave. Ancora una volta Messina si è rivelata spettatrice, purtroppo inerme, dell’ennesima tragedia consumatasi a largo delle coste della Libia. (Ufficio Migrantes Messina)
 

Profughi: lettera dei vescovi di Treviso e Vittorio Veneto

Treviso - I settimanali diocesani di Treviso e Vittorio Veneto pubblicano una lettera dei vescovi delle due diocesi “ai cristiani e agli uomini e donne di buona volontà” sul tema dei “migranti forzati”, tra i quali - scrivono i vescovi - “vi sono richiedenti asilo, rifugiati e migranti economici, costretti (pagando ed indebitandosi) a lasciare, in particolare, la Libia. Ad oggi, in provincia di Treviso, sono presenti circa 900 migranti, arrivati sia nel 2014 che nel 2015: in media, circa 10 persone per comune, uno ogni mille abitanti”.
In particolare nella lettera i vescovi monsignor Gianfranco Agostino Gardin e monsignor Corrado Pizziolo, sui due settimanali diocesani in uscita, “La Vita del Popolo” e “L’Azione”. commentano “qualche episodio di particolare tensione sociale” creatosi recentemente in provincia di Treviso, “anche a causa di scelte improvvide per la loro sistemazione”. “Queste persone - osservano i presuli - fuggono dalle loro terre a causa di situazioni drammatiche e invivibili, spesso ben più insostenibili di quelle che hanno spinto nel passato tanti nostri conterranei ad emigrare in altri Paesi. Si tratta in molti casi di migranti forzati, di persone che cercano sopravvivenza prima ancora che dignità”. 
“Come comunità cristiane - proseguono i vescovi - non dobbiamo rinunciare a fare la nostra parte, per quello che possiamo, senza rifugiarci dietro la vastità del fenomeno e la sua infelice gestione “a livello alto”. Abbiamo cercato strutture, mezzi, persone; invitiamo al  dialogo, alla ricerca comune di soluzioni, alla solidarietà. Del resto ci sentiamo interpellati da domande non eludibili. Sono le domande che risuonano nella Bibbia: «Dov’è Abele, tuo fratello?» (Genesi 4,9); «chi è mio prossimo?» (Luca 10,29); «A che serve, fratelli miei, se uno dice di avere fede, ma non ha le opere?» (Lett. di Giacomo 2,14)”. 
 “Sentiamo – aggiungono con forza i due presuli - emergere più che mai l’interrogativo su che cosa significa, in queste precise circostanze, essere cristiani. Lo siamo davvero? Lo siamo oggi di fronte a questi “scarti” dell’umanità? Lo siamo nella maniera che ci è richiesta dal Vangelo o secondo un cristianesimo accomodante che ci siamo rimodellati sulle nostre ideologie o sulle nostre chiusure? Forse questo è il momento di verificare se abbiamo “il coraggio del Vangelo”, se l’essere discepoli di Gesù è un’esperienza che solo ci sfiora o che realmente ci penetra. Dobbiamo confessare che rimaniamo sconcertati di fronte alla deformazione di un cristianesimo professato a gran voce, e magari ‘difeso’ con decisione nelle sue tradizioni e nei suoi simboli, ma svuotato dell’attenzione ai poveri, agli ultimi: dunque svuotato del Vangelo, dunque svuotato di Cristo. I poveri, ci ripete papa Francesco, sono «la carne sofferente di Cristo»”.

Migranti: in Italia ospitati 86mila

Roma - I migranti ospitati attualmente in Italia nei diversi centri governativi, in quelli temporanei e nella rete di accoglienza del Servizio centrale di protezione richiedenti asilo e rifugiati (Sprar) sono 86.000, mentre “non accenna a esaurirsi la pressione derivante dai flussi di stranieri che sta interessando i Paesi avanzati, l'Europa e l'Italia”. Il trend dal 2003 al 2014, “con la parentesi breve dell'accordo con la Libia”, è stato costante “e nell'ultimo quinquennio ha visto un decisivo aumento”, e non diminuirà se non si stabilizza la situazione in Libia.
Questo il quadro della situazione descritto dal ministro dell'Interno Angelino Alfano a Roma, a Montecitorio, durante un'audizione davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema di accoglienza, identificazione e trattenimento dei migranti. Per assorbire questo flusso “il sistema di accoglienza non potrà fare a meno di strutture temporanee”, ha detto il ministro annunciando intanto un prossimo bando per altri 10.000 posti nell'ambito dello Sprar, che attualmente ospita 20.000 migranti - compresi negli 87mila - distribuiti tra gli enti locali in attuazione di 456 progetti di accoglienza. Sempre a questo proposito Alfano - che durante l'audizione ha parlato anche di accoglienza dei minori non accompagnati, dell'attività delle commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale e dell'"agenda Junker" sulle problematiche legate ai flussi migratori attualmente in esame a Bruxelles - ha ribadito la necessità di “sollecitare una leale collaborazione tra le istituzioni locali”, sottolineando il "no" a ogni forma di violenza riguardo alle decisioni sulla sistemazione dei migranti sul territorio. Illustrando il sistema dei controlli sui centri governativi, è in vista un potenziamento di quelli antimafia su gestori e operatori, ha riferito il ministro, che sta mettendo a punto “una nuova direttiva con cui sarà esteso l'ambito di controllo a proprietari, titolari e fornitori di beni e servizi delle strutture”. Le decisioni su ulteriori quote di migranti da ricollocare in Europa l'anno prossimo “verranno prese tra novembre e dicembre”, ha comunicato il ministro. Rimane il fatto che “l'Italia è stata campione del mondo di umanità e accoglienza nella vicenda migranti”, avendo “organizzato e diretto la più grande operazione umanitaria nella storia del nostro Paese” ha ricordato Alfano riferendosi a 'Mare nostrum'.
 

Germania: fra Antonio Gelsomino passa alla Missione di Fulda

Fulda - Fra Antonio Gelsomino, dall’ottobre dello scorso anno responsabile della Missione Cattolica Italiana di Dreieich, dal primo di settembre si occuperà della Missione di Fulda. Da mesi la Diocesi chiedeva alla Delegazione delle MCI in Germania  di avere un sacerdote italiano, anche perchè la morte in febbraio della collaboratrice pastorale e responsabile della Comunità italiana, Francesca Vidigni, aveva reso completamente sguarnito un immenso territorio, spiega il delegato, padre Tobia Bassanelli. 

Mons. Stenger: “rafforzare la sicurezza non risolve il problema”

Troyes - “Ciò che rimprovero oggi all’Europa è quando risponde: ciascun paese risponda alla crisi cercando il modo di cavarsela da solo. Ma io dico: non siamo forse tutti uniti come europei in un destino comune? I paesi dell’Unione europea non hanno una responsabilità di solidarietà da condividere insieme”. Più che un appello, è un grido di dolore quello espresso oggi al Sir da monsignor Marc Stenger, vescovo di Troyes e presidente di Pax Christi France commentando le notizie che giungono da Calais. “Ciò che sta accadendo - dice il vescovo all’agenzia cattolica italiana - è una pressione fisica molto forte dei migranti che cercano di entrare nei camion e vogliono a tutti costi arrivare in Inghilterra. Evidentemente l’Inghilterra rappresenta il loro punto di approdo finale, sapendo benissimo che la Francia non può offrire loro alcun futuro. Ci troviamo quindi di fronte ad una pressione che sfida in particolare la sicurezza”. I camion che transitano tra la Francia e l’Inghilterra ed entrano nell’Eurotunnel sono un vero pericolo per i migranti che si trovano sulla strada e cercano di oltrepassare il tunnel sotto la manica. “Non c’è alcuna garanzia di sicurezza - incalza mons. Stenger - e infatti c’è poi chi perde la vita. Chi è responsabile? Il governo francese in accordo con il governo inglese ha deciso di rafforzare la sicurezza ma rafforzare la sicurezza può sicuramente evitare qualcosa ma certamente non risolve la crisi”. Il vescovo parla di una situazione “grave” ma ricorda anche che “non è il primo anno che accadono simili incidenti. Solo nel 2014 sono morti a Calais più di 20 migranti”. Ed aggiunge: “Che il governo francese stia tentando di rafforzare sul posto la sicurezza non è da criticare ma certamente questa azione non risolverà la crisi e il problema. Occorre quindi lavorare per trovare una soluzione. E in questa ricerca Francia e Inghilterra non possono essere lasciati soli. Occorre l’impegno di tutta l’Europa”.
 

Migrantes: 50 anni di lavoro italiano nel mondo segnato da morte e sfruttamento

Roma - Nel 2015 il mese di agosto ha un significato molto particolare per l’Italia, gli italiani, l’Europa, gli europei, il lavoro di tanti uomini e donne per due diversi eventi entrambi, allo stesso tempo, tragici e simbolici.
Dal 2001, l’8 agosto, si celebra la Giornata Nazionale del Sacrificio e del Lavoro Italiano nel Mondo. La data rimanda alla tragedia nella miniera belga di Marcinelle quando, l’8 agosto del 1956 morirono 262 minatori, di cui 136 italiani: il numero più numeroso dei 600 italiani morti nelle miniere tra il 1946 e il 1956.
Sono passati 50 anni invece dalla morte di 88 tra operai, tecnici ed ingegneri degli oltre 700 impegnati in quel momento nella costruzione di una delle infrastrutture più importanti d’Europa, la diga di Mattmark, in Svizzera. Erano le 17.15 di lunedì 30 agosto 1965: in meno di 30 secondi, le baracche, la mensa e le officine furono sepolte sotto oltre 50 metri di ghiaccio, ghiaia e sassi.
“La montagna di ghiaccio aveva inghiottito la vita di 88 persone, 86 uomini e 2 donne, e lasciato 10 feriti gravi. […]. Insieme agli italiani perirono 4 spagnoli, 2 tedeschi, 2 austriaci, un apolide e 23 svizzeri. La provincia di Belluno fu quella più colpita con 17 vittime, insieme al Comune di San Giovanni in Fiore (Cosenza), che perse 7 uomini. Il dolore toccò tanti borghi di provincia da Nord a Sud, fino a quel momento sconosciuti, come Acquaviva di Isernia, Gessopalena oppure Bisaccia e Montella, Gagliano del Capo, Tiggiano e Ugento e, ancora, Uri, Senorbì e Orgosolo, Castelvetrano, Cormons e molti altri. Complessivamente, delle 56 vittime italiane, 55 uomini e una donna, 17 erano veneti, 8 calabresi, 4 abruzzesi, 5 trentini, 3 campani, 3 emiliani, 3 friulani, 3 pugliesi, 3 sardi, 3 siciliani, 2 piemontesi, 1 molisano e 1 toscano”.
È quanto si leggerà nel Rapporto Italiani nel Mondo 2015 che sarà presentato a Roma il 6 ottobre prossimo. Il volume della Fondazione Migrantes, giunto quest’anno alla decima edizione, dedicherà particolare attenzione a questi eventi rileggendoli in chiave europea e riattualizzandoli alla luce dell’attuale ripresa delle partenze degli italiani. Numeri sempre più consistenti legati a necessità occupazionali vissute a livello sicuramente nazionale, ma alla luce di un nuovo scenario europeo e internazionale.
“Il ricordo di queste morti sul lavoro, in questo tempo di una nuova emigrazione italiana giovanile in Europa e nel mondo – ricorda il Direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Gian Carlo Perego – richiama la necessità di una tutela dei lavoratori migranti tutti, siano essi italiani fuori dei confini nazionali o cittadini di altre nazionalità che vivono e lavorano in Italia”.
Un editoriale del Corriere della Sera del 9 agosto 1956, titolava: L’Italia può esportare dei lavoratori, ma non degli schiavi: un titolo significativo che pone una riflessione sull’attualità delle tragedie che segnano il mondo del lavoro migrante nel mondo.
In un momento in cui viviamo concretamente la cosiddetta “era delle migrazioni” l’attenzione alla dignità del lavoratore migrante diventa imprescindibile soprattutto considerando che una serena accoglienza si può attuare solo accompagnando all’autonomia i migranti attraverso quattro elementi fondamentali: famiglia, casa, lavoro, istruzione.
“Il ricordo e la preghiera in questo giorno si unisce all’impegno per le persone – conclude Mons. Perego – ancora oggi vittime del lavoro, come le recenti cronache testimoniano: spesso lavoratori migranti, italiani all’estero e immigrati in Italia, costretti a subire orari e trattamenti sui posti di lavoro che non tutelano la dignità delle persone: tema diffusamente trattato all’interno del XXIV Rapporto Immigrazione Caritas e Migrantes presentato all’Expo di Milano lo scorso giugno”.
 

Card. Scola: a Milano accoglienza diffusa in ogni parrocchia

Milano – “Bisogna pensare a un’accoglienza  diffusa, fatta di piccoli gruppi, in ognuna delle 1107 parrocchie della Diocesi di Milano: i parroci parlino con i fedeli per superare le paure comprensibili ma che non portano da nessuna parte. Possiamo dare una grande prova di civiltà. È la soluzione giusta”. Lo ha detto l’arcivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola, visitando il centro di accoglienza per profughi “Casa Suraya”. Il cardinale, prima di visitare il Centro, ha ascoltato le testimonianze di tre ospiti. “Sono scappata dal Congo in Libia nel ‘98 per via della guerra e poi anche da questo paese quando l’ostilità nei confronti di noi stranieri era diventata tale che era meglio partire anche a costo di rischiare la vita in mare”, ha raccontato, Marlen, 30 anni, arrivata a Casa Suraya a ottobre dello scorso anno. Ha attraversato il Mediterraneo su un gommone, incinta di 8 mesi. Ora la sua bambina è al centro sorridente con la mamma.
“Chiedo aiuto all’Italia per far crescere i miei figli”, ha detto Chancelvie, anche lei originaria del Congo che vive nella struttura con i suoi tre figli di 1, 4 anni e 10 mesi. “Sono venuta in Italia perché voglio che i miei figli possano studiare e crescere liberi”, ha spiegato Lamiya, 48 anni, siriana di origine palestinese, ospite della casa da fine maggio con i suoi figli di 8 e 10 anni. Queste parole hanno in particolare colpito l’arcivescovo Scola: “La signora Lamiya ha detto una cosa bellissima che ripaga la nostra generosità e richiama le coscienze di noi europei distratti. Tutti parlano di diritti, di libertà, ma se le libertà e i diritti non vengono realizzati,  non esistono”. “Come Vescovo – ha aggiunto - sono grato di questa esperienza di Casa Suraya che dimostra come l’accoglienza sia affrontabile, nel rispetto di tutti e senza danno a nessuno. Se lavoriamo così potremmo trasformare questo processo drammatico che è il meticciato di civiltà nella costruzione della nuova Europa e della nuova Milano metropolitana”. Dal giugno 2014 ad oggi Casa Suraya ha dato ospitalità a 12.500 mila profughi. Attualmente il centro ne accoglie 100: metà siriani, inviati dal Comune, metà provenienti dall'Africa subsahariana e dal Corno d'Africa inviati dalla Prefettura.
 

Los Angeles: messa per i migranti

Los Angeles - “Siete un segno di fede e di speranza, un segno della fede della Chiesa e della speranza degli Stati Uniti”: con queste parole l’arcivescovo di Los Angeles, mons. José Horacio Gómez, si è rivolto ai partecipanti alla tradizionale “Messa di riconoscimento degli immigrati”, celebrata nei giorni scorsi nella cattedrale di Nostra Signora degli Angeli. Nell’omelia, riferisce Radio Vaticana -  il presule di origini ispaniche ha ricordato l’importanza della presenza degli immigrati nel Paese, invitando i cittadini statunitensi ad “aprire i loro cuori” e le autorità a lavorare per una riforma dell’immigrazione “giusta, efficace e immediata”.
Mons. Gómez ha sottolineato che gli immigrati fanno parte della storia di Los Angeles, della California e di tutti gli degli Stati Uniti, “un Paese  costituito da tante nazionalità e popoli”: “Lo spirito migrante – ha aggiunto - è anche lo spirito della Chiesa cattolica universale, che è un popolo pellegrino, la famiglia di Dio proveniente da tutti i Paesi e da tutti i confini della Terra”.
Da qui l’invito a “non perdere la speranza e impegnarsi per fare dell’America una casa ospitale”.
 

Da Mazara del Vallo all’ Expo’ : Nuovi Italiani, “buona pratica” della regione

Mazara del Vallo - Il progetto “Nuovi Italiani” con le donne maghrebine della neo cooperativa che prende lo stesso nome del progetto, è sbarcato all’Expo2015 di Milano. Scelto come “buona pratica” della Regione Siciliana, il progetto è stato illustrato con l’esposizione e degustazione dei dolci maghrebini, a margine del convegno sul tema “Frontiera Mediterranea”, che si è tenuto a Palazzo Italia, col confronto tra il Vescovo monsignor Domenico Mogavero e il giornalista Gad Lerner. In apertura e a conclusione dei lavori, gli ospiti hanno incontrato le cinque donne tunisine e una marocchina e hanno potuto degustare i dolci tunisini, accompagnati da vini marsalesi. Alla presenza del Vescovo, degli assessori della Regione Siciliana Bruno Caruso, Antonio Purpura e Linda Vancheri, della presidente della “Fondazione San Vito Onlus”, Vilma Angileri e del vice Vito Puccio, si è svolto un brindisi augurale.
 
 

Incontro a Trieste per potenziare l’accoglienza migranti sul territorio

Trieste - Confrontarsi e condividere le soluzioni con gli enti locali per velocizzare e migliorare il meccanismo dell'accoglienza dei migranti che chiedono asilo.
È la linea della prefettura di Trieste, dove il prefetto Maria Adelaide Garufi ha incontrato i sindaci dei comuni della provincia, il presidente della provincia Maria Teresa Bassa Poropat e l'assessore regionale Gianni Torrenti per esaminare la situazione del territorio, dove arrivano tramite la rotta balcanica, informa la prefettura, sempre più richiedenti asilo.
L'esigenza è quella di individuare altre strutture di accoglienza e di distribuire in modo più equilibrato tra i comuni della provincia l'accoglienza, che in questo momento si concentra soprattutto su Trieste. Fondamentale rimane, ha ribadito il prefetto agli amministratori locali, la visione condivisa, la scelta concordata, come quella di individuare anche un hub provinciale, vista la mole quotidiana di arrivi.
 

Cartoline dall’altra Italia: da Salerno a Dundee, la biologa che sfida i tumori

Roma - Laura Spinelli è una biologa campana. Ha 33 anni e vive a Dundee, in Scozia, dal 2008. La ricerca che porta avanti da anni è legata al cancro e in particolare ai soppressori tumorali. E' lei la protagonista della nuova puntata di "Cartoline dall' altra Italia", la web serie realizzata da 9colonne con il sostegno del ministero degli Affari esteri e della Cooperazione Internazionale-Direzione Generale per gli Italiani all' Estero e le Politiche Migratorie.
Si è laureata in biologia all' Università Federico II di Napoli nel 2007 e tre anni fa ha discusso presso l'università scozzese la tesi di dottorato ottenendo il "Degree of Doctor of Philosophy". Non si occupa solo di ricerca sul cancro, ma anche di malattie neurodegenerative come l'autismo. Di recente ha realizzato un progetto in collaborazione con un gruppo di ricercatori di Berlino, dove ha vissuto per due mesi. In questo momento sta invece dedicando la sua attività di ricerca al mondo dell' immunologia: "Sono in Scozia non per necessità, la mia è stata una scelta - sottolinea Laura - qui mi è stata data un'opportunità. Trovo difficoltà a definirmi un 'cervello in fuga' certo è che la formazione che mi ha dato l'Italia viene ora ‘sfruttata’ all' estero: mi piacerebbe fare ricerca nel mio Paese". La biologa non esclude di tornare in futuro in Italia: "Una parte di me vorrebbe rientrare. Mi manca il sole, la mia cultura. Un'altra parte però ha deciso di fare ricerca e non vuole rinunciarci". Laura parla dell'esperienza all'estero come di un'esperienza positiva: "Mi sono da subito trovata bene, non mi sono mai sentita un'estranea in questo Paese". E anche in Scozia gli italiani certo non mancano: "Da quando sono arrivata a oggi il numero di italiani a Dundee è cresciuto in maniera impressionante - racconta Laura - nell'istituto dove lavoro ormai si parla più in italiano che in inglese". E questo invita a riflettere: "Vuol dire che la preparazione che riceviamo in Italia è competitiva e all'avanguardia. Tuttavia significa anche che siamo in tanti a lasciare il Paese".
Laura ha raccontato la sua storia "Cartoline dall' altra Italia" che ogni settimana va alla scoperta del mondo della nuova emigrazione: riallaccia i contatti con i giovani connazionali che hanno deciso di provare un'esperienza all' estero, per voglia o per necessità, mantenendo con le loro testimonianze quel filo indivisibile che li lega all' Italia.

Lombardia: poste italiane apre il primo ufficio multietnico

 Milano - Cinese, arabo, spagnolo, inglese, francese e naturalmente l’italiano. Sono le lingue parlate dagli operatori di sportello dell’ufficio postale di Via Lomazzo a Milano: una novità per tutti i cittadini che Poste Italiane ha presentato nel capoluogo lombardo. Il quartiere Sarpi è stato infatti scelto per attuare, per la prima volta in Lombardia, il “Progetto Multilingua” di Poste Italiane. Il progetto nasce per favorire il processo di integrazione in Italia, con l’inserimento negli uffici postali di operatori in grado di facilitare la comunicazione con i cittadini stranieri e di comprenderne le esigenze con un’offerta specifica di prodotti e servizi. Nell’ufficio postale di via Lomazzo lavorano uno sportellista cinese, uno di lingua araba che parla anche il francese, uno di nazionalità ecuadoregna per la lingua spagnola, e tre sportellisti di nazionalità italiana che parlano inglese.
Nell’Ufficio sono a disposizione dei clienti 7 sportelli oltre ad  una sala consulenza e a materiale informativo con indicazioni nelle diverse lingue, per una agevole compilazione della modulistica. Il gestore delle attese, a differenza degli altri, invece di indirizzare la clientela ai diversi servizi, è predisposto alla scelta della lingua straniera e all’operatore madrelingua: cinese, arabo, spagnolo, francese e inglese. L’ufficio dispone di un Atm Postamat per le operazioni di prelievo, pagamento bollettini, ricariche telefoniche e per la fruizione dei servizi legati al conto Bancoposta.
Nell’ufficio postale tutti gli sportelli sono abilitati ai servizi di “Sportello Amico”: i cittadini possono quindi richiedere, oltre ai tradizionali servizi di Poste Italiane come il pagamento dei bollettini e la spedizione della corrispondenza, la documentazione per la richiesta e il rinnovo dei permessi di soggiorno.
Sono inoltre disponibili i servizi più richiesti dai cittadini  stranieri, come il trasferimento fondi  con Moneygram, PostePay Twin, PosteMobile, accettazione corrispondenza nazionale ed estera (es. posta prioritaria, assicurata) e spedizioni nazionali ed internazionali (es. pacco celere internazionale).
 
 

Servizio Civile: prorogati i termini per la presentazione delle domande di accesso

Roma - La sentenza della Corte Costituzionale n. 119 del 2015 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 3, comma 1, del decreto legislativo 5 aprile 2002, n. 77 nella parte in cui prevede il requisito della cittadinanza italiana ai fini dell’ammissione allo svolgimento del servizio civile nazionale. Pertanto, potranno partecipare alla selezione per l’accesso, non solo i cittadini dell’Unione europea, ma anche i cittadini non comunitari regolarmente soggiornanti. I requisiti di partecipazione devono essere posseduti alla data di presentazione della domanda e, ad eccezione del limite di età, mantenuti sino al termine del servizio. Il bando di selezione riguarda 985 volontari da impiegare in progetti di servizio civile nazionale in Italia di cui: 823 per l’accompagnamento dei grandi invalidi e dei ciechi civili; 150 relativi a progetti autofinanziati e 12 in un progetto approvato dalla Regione Siciliana. Per consentire la presentazione delle domande, sono stati prorogati i termini. La domanda di partecipazione in formato cartaceo, indirizzata direttamente all’ente che realizza il progetto prescelto, deve pervenire allo stesso entro le ore 14.00 del 20 agosto 2015. Le domande pervenute oltre il termine stabilito non saranno prese in considerazione. Il dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione del ministero dell’Interno finanzia quattro progetti di servizio civile che verranno avviati dopo l’estate per potenziare l’attività degli uffici che si occupano del conferimento della cittadinanza italiana e dell’immigrazione.
 

Belluno: al MiM protagonisti i bambini del Grest

 
Belluno - Il MiM Belluno - Museo interattivo delle Migrazioni -  continua ad ospitare numerosi gruppi di ragazzi e bambini della provincia di Belluno. Dopo la visita al Grest della parrocchia di San Gregorio nelle Alpi, venerdì 24 luglio hanno risposto alla chiamata del MiM i bambini del centro estivo “Terreno di gioco” di Limana e del Grest di Bolzano Bellunese. La fascia d’età dei giovani visitatori andava dai piccoli della scuola dell’infanzia fino alle medie.
Insieme alle guide Luciana Tavi e Gilla Mancosu, hanno potuto esplorare la storia dei nostri emigranti attraverso non solo video e immagini, ma anche con gli oggetti dedicati alla miniera grazie ai quali hanno potuto capire davvero cosa significava lavorare all’interno di un pozzo.  A conclusione della loro visita hanno ascoltato il racconto “Mio padre. Il grande pirata” che con il linguaggio delle immagini descrive il lavoro in miniera. E’ stata sicuramente una giornata particolare per questi giovanissimi visitatori che hanno, per così dire, “toccato con mano” le loro radici.
 
 

Frontalieri: convocato l’ambasciatore svizzero in Italia

Roma - Il segretario generale della Farnesina, Michele Valensise, ha convocato ieri l'ambasciatore della Confederazione svizzera Giancarlo Kessler “per esprimergli la viva preoccupazione italiana per le misure introdotte dalle autorità cantonali ticinesi a carico dei lavoratori frontalieri italiani”.
“Si tratta – si legge in una nota del Ministero degli Esteri italiano - di misure in violazione dell'accordo europeo sulla libera circolazione delle persone del 1999, palesemente discriminatorie nei confronti di cittadini italiani e in contraddizione con l'eccellente stato delle relazioni bilaterali”. Il Maeci precisa che “il segretario generale ha chiesto un sollecito, rinnovato impegno delle autorità di Berna per porre termine a una situazione che suscita profonda insoddisfazione in Italia” e riferisce che “l'ambasciatore Kessler ha confermato che le autorità federali svizzere considerano tali misure incompatibili con gli obblighi derivanti dall'accordo e ha assicurato che avrebbe tempestivamente informato le sue autorità sul crescente rilievo della questione per l'Italia e sulle aspettative di una sua rapida soluzione”.
 

Milano: domani il card. Scola incontra i profughi di casa Suraya

Milano - Domani 29 luglio 2015 alle ore 11, l’arivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola visiterà “Casa Suraya”. L’arcivescovo incontrerà i profughi, i responsabili del centro e gli operatori e visiterà poi la struttura. Casa Suraya, inaugurata a metà giugno 2014, accoglie ogni giorno cento profughi.  Al momento metà di loro sono siriani (inviati dal Comune di Milano), l’altra metà è composta in prevalenza da etiopi ed eritrei (inviati dalla Prefettura). Il nome del centro è dedicato alla prima bambina figlia di profughi provenienti dalla Siria nata a Milano lo scorso maggio: Suraya.
 

MCI Germania: don Fabio Seccia nuovo missionario a Darmstadt

Darmastadt – Don Fabio Seccia è il nuovo missionario per la comunità italiana di Darmstadt, nella diocesi di Mainz in Germania. Il sacerdote, originario di Trani, ha fatto ingresso nella Missione Cattolica Italiana nei giorni scorsi. Alla celebrazione erano presenti per la Diocesi di Mainz il Domkapitular e Personaldezernent Klaus Forster, che ha dato lettura del decreto di nomina, per la diocesi di Trani il Vicario Generale mons. Savino Giannotti e per la zona Centro il Delegato di Zona Giorgio Feller. Il nuovo missionario succede a don Alkindi.