Primo Piano

Torino: domenica preghiera per l’accoglienza dei migranti. Le indicazioni della Migrantes diocesana

Torino - “Preghiamo perché la nostra parrocchia e le nostre famiglie sostengano con scelte concrete l'invito di Papa Francesco ad accogliere e dare ospitalità ai nostri fratelli e sorelle rifugiati”. “Preghiamo perché il forte richiamo dell'apostolo Giacomo a mostrare la fede nelle opere ci trovi coraggiosi e disponibili a vivere il Vangelo della carità verso ogni persona o famiglia che si trova in gravi difficoltà e sofferenze”.Queste le due preghiere che il vescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, ha scritto ed inviato a tutte le comunità parrocchiali della diocesi con l’invito a inserirle, domenica 13 settembre, nelle intenzioni della preghiera delle fedeli durante le celebrazioni liturgiche.  
“L'invito che ho rivolto due domeniche fa e quello di Papa Francesco domenica scorsa - scrive mons. Nosiglia -  chiama in causa ogni parrocchia, comunità religiosa e famiglia, merita la più ampia partecipazione e impegno verso tanti rifugiati (singoli, famiglie e minori...), che giungono nel nostro Paese, per fuggire dalla guerra, violenza e povertà assoluta”.
“Chiediamo - prosegue - l'aiuto del Signore per questi fratelli e sorelle e per tutti coloro che soffrono a causa della mancanza di casa, di lavoro, di salute e di giustizia. Preghiamo anche per noi, perché sappiamo dare una risposta concreta alle loro necessità”.
Intanto l’Ufficio Migrantes di Torino pubblica le prime indicazioni relative al progetto di accoglienza dei profughi presso enti religiosi e famiglie. Le indicazioni saranno pubblicate sul settimanale   della diocesi  “La Voce del Popolo” di domenica prossima.  Il periodo dell’accoglienza andrà da un minimo di 6 mesi a un massimo di 12 mesi. L’obiettivo del progetto - fa sapere Migrantes -  è quello di utilizzare tale periodo per portare il rifugiato a una situazione di autonomia economica e abitativa. La Migrantes torinese raccoglie le disponibilità da parte delle diverse realtà (Unità pastorali, parrocchie, famiglie, comunità religione e associazioni e movimenti laicali) e procederà nelle prossime settimane a ipotizzare l’assegnazione dei beneficiari agli ospitanti, non prima di aver incontrato gli interessati.
“L’appello che ha fatto il vescovo della città va alle comunità pastorali che sono raggruppamenti di parrocchie con l’idea che questi mettano insieme e avviino un’esperienza di accoglienza”, dice il direttore Migrantes Sergio Durando: “in questo momento stiamo organizzando tutte le risposte, le segnalazioni, le disponibilità che arrivano. Tante esperienze di accoglienza - aggiunge Durando - sul territorio “possono diventare anche narrazione di una storia dove la solidarietà può essere fatta di concretezza, dove l’incontro può essere arricchente - già lo stiamo sperimentando; abbiamo delle esperienze dove la conoscenza diventa un’opportunità di crescita davvero importante per le persone. Questo è quello che si sta avverando. Se si supera in qualche modo la paura, se ci si incontra forse si riscopre che la conoscenza crea un’occasione importante”. (Raffaele Iaria)

Ungheria: “Abbazia Pannonhalma aperta h24 per dare aiuto a chi bussa”

Roma – "L'Abbazia è aperta a qualsiasi ora, fate sapere che a chi bussa noi daremo aiuto". Così Padre Imre Gerecz, monaco benedittino dell'Abbazia medievale di Pannonhalma in Ungheria, ai microfoni dell'inviato Vito D'Ettore del Tg200, il telegiornale di Tv2000, sfida la legge e le forti resistenze del governo di Budapest guidato dal premier Orban dando ospitalità e accoglienza ai profughi. L’Abbazia è uno dei più antichi monumenti storici ungheresi e la sede della Congregazione d’Ungheria. “Gesù ha detto che nello straniero – aggiunge Padre Imre Gerecz - possiamo incontrare il Signore. Quindi è un obbligo servire il Signore quando incontriamo uno straniero. Abbiamo ospitato un gruppo di rifugiati che volevano dirigersi verso l’Austria e la Germania ma non erano in grado di proseguire. Non potevamo lasciarli sotto la pioggia in un parco. Abbiamo offerto loro un alloggio, un pasto caldo e una doccia”. Oltre 70 anni fa nell’Abbazia di Pannonhalma, la più grande abbazia d’Europa dopo Montecassino, trovarono rifugio centinaia di ebrei in fuga dalla persecuzione nazista. La storia e la vocazione all’accoglienza dell’Abbazia, come successe con gli ebrei, si ripete anche oggi aprendo le porte alla disperazione di intere famiglie in cerca di un futuro migliore. Il lavoro di accoglienza dei benedettini non si limita solo alle mura dell’Abbazia ma i monaci, lontani dalle telecamere, senza cercare visibilità, si spingono ogni sera in un campo profughi al confine tra Ungheria e Slovacchia portando generi di prima necessità.
 

Papa Francesco in Kenya, Uganda e Repubblica Centroafricana a Novembre

Città del Vaticano -  Papa Francesco visiterà il Kenya, l’Uganda e la Repubblica Centroafricana nel prossimo mese di novembre. Lo rende noto oggi la Sala Stampa della Santa Sede nel bollettino ufficiale.  “Accogliendo l’invito dei rispettivi Capi di Stato e dei Vescovi – si legge nella nota - Sua Santità Francesco compirà un Viaggio Apostolico in Kenya dal 25 al 27 novembre 2015, in Uganda dal 27 al 29 novembre e nella Repubblica Centrafricana dal 29 al 30 novembre”. Nei prossimi giorni sarà pubblicato il programma dettagliato della visita. (R. I.)

Diocesi di Novara: chiamati dal Vangelo a farci prossimi dei migranti

Novara - Un invito “alla prossimità verso i migranti” arriva oggi dal vescovo di Novara, Monsignor Franco Giulio Brambilla, unitamente al Consiglio Episcopale Diocesano.
 “Il fenomeno – si legge in una nota - ha oggi una portata epocale con conseguenze sociali e culturali che non possono essere ignorate dalle nostre comunità”. Pertanto, annuncia il Vescovo, “in diocesi verrà costituita una commissione per fare un inventario delle risorse umane e materiali, spendibili sul fronte dell’accoglienza”. “Si tratterà - precisa - di trovare non solo locali, ma anche volontari che si possano impegnare nell’accompagnamento degli ospiti (sul fronte della formazione e dell’inserimento), uniti a momenti di riflessione e approfondimento nelle singole comunità cristiane”. Ferma restando “la gratuità, con la quale le parrocchie accoglieranno i migranti”, “la tipologia dell’accoglienza” potrà prevedere una o più parrocchie disponibili “ad accogliere presso proprie strutture gruppi anche di un certo numero di migranti”, una famiglia “che - data la propria disponibilità alla commissione - accoglie un numero più ridotto di persone”, o “la comunità che - pure non avendo disponibilità immediata di locali - ne affitta alcuni per questo scopo”. “Il nodo pastorale che sta a cuore al vescovo e al Consiglio episcopale novarese - sottolinea il messaggio - è che i problemi dell’accoglienza siano presi in carico dall’intera comunità cristiana e non relegati al lavoro e l’impegno di piccoli gruppi che già si occupano di carità, nella prospettiva della creazione di un vero ‘welfare di comunità’”. Descrizione: http://piwik1.glauco.it/piwik.php?idsite=9
 

Mons. Di Tora: appello del Papa “pienamente accolto”

Roma - “L’unione delle persone, delle culture è ancora ben lungi da venire e quindi su questo si dovrà ancora molto lavorare. Dobbiamo ancora acquisire una coscienza unitaria e Juncker ha ben evidenziato alcuni aspetti. Per esempio, il fatto che ci troviamo in un momento in cui dobbiamo prendere coscienza della verità della situazione di fronte alla quale lui ci invita a non scoraggiarci,
perché la realtà europea – lui ha detto – in questo momento ha i mezzi sia legislativi sia economici per affrontare questa situazione che rappresenterebbe lo 0,11 per cento della popolazione, quindi
non è una realtà tale da non poter governare”. Lo ha detto mons. Guerino Di Tora, Presidente della Commissione CEI per le migrazioni e della Fondazione Migrantes commentando il discorso di ieri del Presidente della Commissione Europea. Rispondendo poi ad una domanda di Francesca Sabatinelli su come la Migrantes risponde all’appello di domenica scorsa di Papa Francesco sull’accoglienza dei migranti il presule ha detto che “l’invito è già stato pienamente accolto e raccolto, e ci siamo immediatamente messi in movimento per poter costruire degli orientamenti, delle realtà legislative, da poter dare come regole un po’ per tutti”.
 

Profughi: i vescovi scandinavi “valori cristiani e accoglienza”

Roma - “Noi, vescovi dei Paesi nordici, vogliamo ricordare a tutti i nostri fedeli che abbiamo l’obbligo di vivere in modo consapevole i valori cristiani dell’amore al prossimo e della misericordia e di opporci a ogni forma di razzismo, xenofobia e discriminazione”: così si legge nella “lettera pastorale sulla situazione attuale dei rifugiati” che la Conferenza Episcopale dei Paesi scandinavi ha pubblicato all’indomani della sua plenaria. Verrà letta in tutte le chiese di Danimarca, Svezia, Norvegia, Finlandia e Islanda domenica 13 settembre. Riferendosi alle persone che “dall’estero affluiscono nei nostri Paesi alla ricerca di sicurezza, pace e un luogo in cui poter vivere” i vescovi testimoniano da un lato “la grande disponibilità ad aiutare nei popoli dei nostri Paesi” non solo materialmente, ma con ogni forma di aiuti all’integrazione. Per altro verso “constatano che le tendenze razziste e xenofobe si sono rafforzate nelle nostre società, in particolare nei social media”. Mentre “molti nostri politici cercano le possibilità per aiutare queste persone e ripartire equamente i rifugiati, in modo che tutti i Paesi diano il loro contributo“, per i vescovi in questa situazione è opportuno “dare una forte testimonianza di fede”: ciò significa che per “noi cristiani” il compito è di “impegnarsi per la tolleranza e il rispetto, i diritti dell’uomo e l’amore al prossimo, aldilà dei confini di religione, lingua e razza”.
 
 

Profughi: una marcia per i diritti

Milano - E’ nata nel mondo del cinema e della cultura la Marcia degli uomini scalzi ed è subito dilagata. Domani pomeriggio saranno sessantuno le città italiane (ma drappelli si muoveranno anche a Parigi e a Lipsia) dove migliaia di persone cammineranno per i diritti dei profughi e dei migranti. Capofila è Venezia, dove al Lido in centinaia da piazza Santa Maria Elisabetta si dirigeranno verso il red carpet della Mostra del Cinema. Sfilando a piedi nudi. “Non so bene cosa ci aspettassimo quando abbiamo lanciato l’iniziativa, che oramai è diventata nazionale – ha sottolineato l’ideatore Andrea Segre, regista di diversi film sul tema dell’immigrazione come Io sono Lì e Mare chiuso – Di certo abbiamo capito che nel paese c’era un’urgenza e l’abbiamo catalizzata attraverso una simbologia chiara, quella della marcia degli scalzi. Poi l’attualità è entrata con la sua forza, abbiamo visto tutti le immagini dei profughi marciare da Budapest a Vienna. E questo ha fatto sì che molti cittadini sentissero ancor più forte il bisogno di prendere la voce rispetto a quanto sta accadendo in Italia e in Europa”. Le adesioni alla Marcia sono lievitate quasi a vista d’occhio. A ieri sera avevano aderito oltre millecinquecento artisti e personalità del mondo della cultura, dai registi Ettore Scola e Marco Bellocchio agli attori Elio Germano, Valerio Mastrandrea, Toni Servillo e Jasmine Trinca, allo scrittore Roberto Saviano, ma tra i firmatari ci sono anche don Vinicio Albanesi, Lucia Annunziata e Fiorella Mannoia.  Hanno apposto la propria sigla anche 300 associazioni come Amnesty International, Medici senza Frontiere, Acli e Arci oltre che parlamentari e sindacalisti. Lo scopo è chiedere corridoi umanitari sicuri, un’accoglienza degna, lo smantellamento dei luoghi di concentrazione e detenzione dei migranti e un sistema unico di asilo in Europa. “Noi stiamo dalla parte degli uomini scalzi – si legge nel manifesto dell’iniziativa –. Di chi ha bisogno di mettere il proprio corpo in pericolo per poter sperare di vivere o di sopravvivere. È difficile poterlo capire se non hai mai dovuto viverlo. Ma la migrazione assoluta richiede esattamente questo: spogliarsi completamente della propria identità per poter sperare di trovarne un’altra. Abbandonare tutto, mettere il proprio corpo e quello dei tuoi figli dentro ad una barca, ad un tir, ad un tunnel e sperare che arrivi integro al di là, in un ignoto che ti respinge, ma di cui tu hai bisogno”. “L’intuizione di organizzare una marcia a piedi nudi – ha detto ieri durante la presentazione dell’iniziativa alla Camera dei Deputati don Armando Zappolini, presidente del Cnca – per comunicare la nostra solidarietà alle donne e agli uomini che fuggono dalla guerra e dalla violenza, e che stanno approdando nel nostro continente, ha provocato una reazione così importante e partecipata che ci fa capire che la società civile esiste e resiste a dispetto della povertà del dibattito politico e mediatico di cui siamo stati spettatori durante questa lunga estate. E questo è un dato positivo. Marceremo scalzi, con forza e anche con rabbia per denunciare quello che sta accadendo”. La camminata di domani è sostenuta anche dal presidente della Camera Laura Boldrini: “Dobbiamo prendere atto che c’è un’Italia che c’è ma non si vede, che vuole dire la propria e vuole incoraggiare chi deve prendere le decisioni a prenderle in una certa direzione”. (A. Beltrami – Avvenire)
 

Scuola: due bandi per migliorare l’integrazione

Roma - Un milione di euro per migliorare l'integrazione e l'accoglienza degli alunni con cittadinanza non italiana. Le scuole hanno tempo fino al prossimo 15 ottobre per aderire ai due bandi del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca che mettono a disposizione 500.000 euro per il potenziamento dell'italiano come lingua seconda, con particolare attenzione agli studenti di recente immigrazione, e, per la prima volta, altri 500.000 euro per progetti di accoglienza e di sostegno linguistico e psicologico dedicati a minori stranieri non accompagnati. Alle scuole è stata poi inviata una circolare con raccomandazioni e proposte operative elaborate dall'Osservatorio per l'integrazione del Miur per l'attuazione dei contenuti della 'Buona Scuola' in tema di integrazione. “La lingua è passaporto di comunicazione e integrazione, per questo mettiamo a disposizione delle scuole risorse che consentiranno di dare una risposta al numero sempre crescente di alunni figli di migranti che oggi rappresentano il 9% della popolazione scolastica - dichiara il Ministro Giannini -. Un anno fa abbiamo riavviato l'Osservatorio nazionale per l'integrazione e l’Intercultura. Nella Buona Scuola abbiamo inserito fra le priorità dell'offerta formativa proprio il perfezionamento dell'italiano come lingua seconda perché la scuola è la cornice ideale per diventare cittadini sostanziali. Ne siamo convinti e stiamo lavorando per questo”. I progetti dovranno prevedere corsi intensivi in orario scolastico o extra, anche con il coinvolgimento delle famiglie. Potranno essere realizzati da scuole o reti di scuole. Altri 500.000 euro sono destinati per la prima volta all'accoglienza di minori stranieri non accompagnati. “Si tratta di un fenomeno nuovo e in crescita soprattutto negli ultimi due anni - ricorda Giannini -. Nella maggior parte dei casi questi minori hanno fra i 14 e i 17 anni e sono in prevalenza ragazzi. Molti provengono da contesti sociali drammatici e da esperienze traumatiche che la cronaca ci riporta tutti i giorni”. Il bando prevede la realizzazione di azioni sia sul piano linguistico che psicologico, in collaborazione con le strutture di accoglienza. La distribuzione dei fondi tiene conto delle realtà dove il numero di minori stranieri non accompagnati è maggiore. I bandi sono pubblicati sui siti degli Uffici scolastici regionali. A questi si aggiunge il documento “Diversi da chi?” inviato ieri agli istituti scolastici. Un vademecum con dieci raccomandazioni e proposte operative desunte dalle migliori pratiche scolastiche esistenti per una più efficace e corretta organizzazione dell'accoglienza e dell'integrazione degli alunni con cittadinanza non italiana. Il vademecum consente di tradurre in azioni pratiche i contenuti della legge Buona Scuola in tema di integrazione.
 

Centro Astalli: nelle parole di Junker il profilo di un’Europa solidale

Roma - “Finalmente l’Europa sembra compiere dei passi significativi verso la giusta direzione. Comincia a mostrare un volto nuovo e al contempo il più antico e l’unico possibile: il volto di un’Unione di Stati che accoglie i rifugiati con solidarietà e umanità e non costruisce muri”. Così p. Camillo Ripamonti, presidente Centro Astalli, reagisce al discorso del presidente della Commissione Europea Jean Claude Juncker questa mattina esprimendo “apprezzamento”. 
160.000 rifugiati da redistribuire nei paesi dell’Ue – dice il Centro dei Geusiti per i Rifugiati -  è “una cifra che finalmente comincia a tener conto della reali dimensioni del fenomeno. Viene in questo modo affrontato uno dei principali nodi critici dell’Agenda Europea sull’immigrazione approvata a luglio che prevedeva la redistribuzione una tantum di 40mila persone, una cifra che i fatti hanno confermato esser inadeguata e spropositatamente inferiore alle necessità attuali”. Inoltre la previsione di quote permanenti e non una tantum “sarebbe finalmente un meccanismo di redistribuzione equo tra i Paesi dell’UE. Misura che porterebbe –spiegano - all’auspicato e più volte raccomandato superamento della Convenzione di Dublino”. E ancora l’introduzione di una lista di paesi terzi sicuri da parte dell’UE desta “preoccupazione. La Convenzione di Ginevra – spiegano al Centro Astalli - si fonda sul principio di non respingimento della domanda di asilo. Qualunque semplificazione della procedura di riconoscimento dello status di Rifugiato rappresenterebbe una violazione dei principi della Convenzione di Ginevra”.
 

Profughi: piano Commissione UE per “alleggerire” Italia, Grecia e Ungheria

Strasburgo - “In base all’agenda europea sulla migrazione dello scorso maggio, la Commissione europea presenta oggi un pacchetto complessivo di proposte volte ad aiutare gli Stati membri dell’Ue e i Paesi limitrofi ad affrontare la crisi dei rifugiati e le ragioni profonde che spingono a cercar rifugio in Europa”. È la premessa in base alla quale l’Esecutivo Ue presenta, nella sede del Parlamento europeo a Strasburgo, un “pacchetto complessivo di proposte”, nel senso della solidarietà comunitaria e della risposta emergenziale alle migrazioni, e con l’intento di sollevare “gli Stati membri più sollecitati - segnatamente Grecia, Italia e Ungheria -, proponendo di ricollocare in altri Stati membri” 120mila persone “in evidente bisogno di protezione internazionale”. Questa cifra si aggiunge alle 40mila che la Commissione in maggio proponeva di ricollocare dalla Grecia e dall’Italia, “per le quali - chiariscono i commissari - si attende tuttora una decisione del Consiglio”. Secondo il Collegio guidato da Jean-Claude Juncker, “le misure odierne aiuteranno inoltre gli Stati membri che devono affrontare un numero crescente di richiedenti asilo, grazie a un sistema più rapido di trattamento delle domande mediante un elenco europeo comune di Paesi d’origine” definiti “sicuri”.
Non mancano - nell’iniziativa odierna della Commissione - norme per “migliorare l’efficacia della politica di rimpatrio” e la proposta di un fondo fiduciario di 1,8 miliardi di euro per “affrontare le cause profonde della migrazione africana”. Infine, la Commissione e il Servizio europeo per l’azione esterna (affidato all’italiana Federica Mogherini) affrontano la “dimensione esterna” della crisi dei rifugiati”.
Sette i capitoli della proposta della Commissione, che farà da base alla discussione al Consiglio straordinario “Affari interni” dedicato alla migrazione del 14 settembre a Bruxelles. Il primo riguarda, appunto, la proposta legislativa relativa alla ricollocazione di emergenza di 120mila rifugiati, dall’Italia (15.600), dalla Grecia (50.400) e dall’Ungheria (54.000).
“La ricollocazione segue una chiave di distribuzione obbligatoria fondata su criteri obiettivi e quantificabili (40% per il volume della popolazione, 40% per il Pil, 10% per la media delle domande di asilo presentate in passato, 10% per il tasso di disoccupazione)”. Proposta che si somma alla ricollocazione di 40mila persone già avanzata dalla Commissione. La ricollocazione sarà corredata di un sostegno pari a 780 milioni di euro dal bilancio Ue. La Commissione specifica: “Se, per motivi giustificati e obiettivi come, ad esempio, una calamità naturale, uno Stato membro non può temporaneamente partecipare” alla ricollocazione, “sarà tenuto a versare un contributo finanziario all’Ue per un importo dello 0,002% del suo Pil”.
Il secondo capitolo della proposta della Commissione sui rifugiati attiene a un meccanismo permanente di ricollocazione per tutti gli Stati membri, che di fatto supera gli accordi di Dublino in materia di asilo. Terzo elemento: un elenco europeo comune dei Paesi d’origine definiti “sicuri” in base alle normative sull’asilo, in modo da facilitare le procedure. La Commissione propone di inserire Albania, Bosnia-Erzegovina, Repubblica iugoslava di Macedonia, Kosovo, Montenegro, Serbia e Turchia in tale elenco, di fatto responsabilizzando i Paesi candidati all’adesione all’Ue. Quarto punto: la Commissione chiede di migliorare l’efficacia della politica di rimpatrio, mediante un “manuale comune sul rimpatrio” e un “piano d’azione Ue”. Non da ultimi, i tre capitoli inerenti: la Comunicazione sulle norme degli appalti pubblici per le misure di sostegno dei rifugiati; affrontare la dimensione esterna della crisi dei rifugiati (azione politica e diplomatica, sostegni finanziari a Paesi che accolgono rifugiati fuori dall’Ue, come ad esempio Giordania, Libano e Turchia); istituzione di un fondo fiduciario per l’Africa (SIR Europa)
 
 

Pastorale della strada: dal 13 un Simposio Internazionale a Roma

Città del Vaticano - Dal 13 al 17 settembre l’Istituto “Maria Bambina” di Via Paolo VI a Roma, ospiterà il Simposio Internazionale sulla Pastorale della Strada promosso e organizzato dal Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti.
Un incontro che mira a studiare strategie efficaci per combattere la piaga dei bambini e delle donne di strada e delle loro famiglie, dramma che richiede di affrettare i tempi di intervento sia da parte della Chiesa Universale e delle Chiese locali, che dalle Istituzioni civili.
Alla luce degli insegnamenti di Papa Francesco, e in vista di grandi eventi quali il Giubileo Straordinario della Misericordia, il Sinodo dei Vescovi sulla Famiglia e l’VII Incontro Mondiale delle Famiglie a Philadelphia, i partecipanti si confronteranno sull’attualità dei problemi che riguardano donne e bambini di strada e, in modo particolare, le loro famiglie e proporranno piani d’azione mirati alla pastorale di quella che si propone indubbiamente come una delle sfide più impegnative e inquietanti del nostro secolo.
I lavori si apriranno domenica 13 settembre alle ore 17.00 con il saluto del card. Antonio Maria Vegliò, Presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, che interverrà con una riflessione sul ruolo della Chiesa nei confronti di chi è costretto, per molteplici motivi, a vivere in strada.
Nel corso del Simposio, i relatori si confronteranno su temi quali la tratta di esseri umani e il fenomeno dei bambini e delle donne di strada nelle realtà dei diversi Paesi del Mondo, anche alla luce dell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium di Papa Francesco.
In programma anche gli interventi di mons. Vincenzo Paglia, Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, di Isabela Mihalache, impegnata nel Consiglio d’Europa per combattere il fenomeno della tratta di esseri umani nelle comunità Rom, e di sr. Gabriella Bottani, Coordinatrice di Talitha Kum, rete internazionale di Vita Consacrata contro il fenomeno della tratta.
Momento importante, che concluderà il Simposio, sarà l’Udienza speciale con Papa Francesco in programma giovedì mattina, 17 settembre.
Il Simposio rientra in una serie di eventi che Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, dal 2003 ad oggi, ha messo in atto per combattere la piaga dei bambini e delle donne di strada; su questo tema, negli ultimi anni, sono stati organizzati quattro incontri internazionali e quattro continentali.
 

Card. Bagnasco: o si è solidali o affondiamo tutti

Roma - In una giornata iniziata con il tweet di Papa Francesco che è tornato sull’appello lanciato domenica scorsa all’Angelus (“Che ogni parrocchia e comunità religiosa in Europa accolga una famiglia di profughi. #Giubileo #refugeeswelcome”) arriva dal Card. Angelo Bagnasco la conferma delle linee operative che verranno adottate dalla Chiesa italiana: “I vescovi a fine mese parleranno delle indicazioni del Santo Padre per tradurle nel modo più coerente possibile”. Quanto ai numeri dell’accoglienza, il Presidente della CEI e Arcivescovo di Genova ritiene che “i numeri sono alti, ma le previsioni sono buone. C’è da fare i conti con le strutture, quelle agibili e da sistemare, e aspettare le indicazioni dello Stato che vuole accoglienza e integrazione. Ci coordineremo con le prefetture. E a Genova ne accogliamo già 400, aumenteremo i posti”. “Siamo davanti – ha proseguito Bagnasco – a una svolta epocale, il Sud del mondo si sta muovendo e l’obiettivo del mondo intero deve essere quello che la gente non debba essere costretta da guerre o povertà a lasciare le proprie terre. Questa – ha aggiunto – è una sconfitta di tutto il mondo, o si è solidali tutti o si affonda tutti”. Un impegno, quello della Chiesa italiana, che Bagnasco ha ribadito anche ieri sera intervenendo alla trasmissione Ballarò: “L’aiuto della comunità cristiana – ha detto - – va incontro a tutti coloro che vivono il disagio e non guarda alla carta d’identità”.
 

Portacomaro: centro studi emigrazione dedicato alla famiglia Bergoglio

Asti – “Camminano lentamente ma vanno lontano”. Così il bardo piemontese Nino Costa nella poesia “Rassa nostrana”, tanto cara a Papa Bergoglio perché gli era stata insegnata dall’amata nonna Rosa, descrive il fenomeno dell’emigrazione che per anni ha interessato le terre d’origine del pontefice. Storie di famiglie segnate dal lavoro, dall’intraprendenza, dalla costanza; proprio come la
famiglia di Papa Francesco. E a questa famiglia, i Bergoglio, sarà intitolato il Centro Studi e Ricerche sull’emigrazione che sarà inaugurato sabato alle 11 nei locali della parrocchia Beata Vergine degli Angeli di Portacomaro Stazione, frazione di Asti che ha dato i natali nel 1884 al nonno paterno del Papa, Giovanni.
L’iniziativa è stata promossa dal Comitato Papa Francesco Asti in collaborazione con il comitato Asti Ali e Radici – Astigiani nel mondo. (Marianna Natale – Avvenire)
 

Juncker: “tutti accolgano i profughi”

Strasburgo - “È il momento della verità per l’Europa. Non è tempo di scoraggiarsi” rispetto alle sfide in atto, dalle migrazioni alla sicurezza, dall’economia al lavoro. Ma “la nostra Unione Europea non versa in buone condizioni. Manca l’unione in questa UE, e manca anche l’Europa”. Nel suo primo discorso sullo “stato dell’Unione” dinanzi all’Europarlamento, il Presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, presenta a Strasburgo le 10 priorità di lavoro per il prossimo anno, e richiama gli Stati ad agire insieme. E sulle migrazioni insiste: “Abbiamo i mezzi, legislativi ed economici” per accogliere i profughi, che rappresentano lo 0,11% della popolazione comunitaria. “Dobbiamo aiutare gli Stati più esposti agli arrivi - Grecia, Ungheria, Italia - e questo va fatto con quote obbligatorie. Si tratta di ricollocare 160mila persone”. “Spero che questa volta tutti, proprio tutti, facciano la loro parte. Non è più tempo di parole, ci vogliono i fatti”. “Non stiamo parlando di numeri, ma di esseri umani” che “scappano dalla fame, dalla guerra, dai regimi. E non possiamo fare distinzioni. Per quanto riguarda i profughi non c’è distinzione di nazionalità, di etnia, di credo. Sono persone da salvare e aiutare”. “Nella politica di asilo occorrono cambiamenti. La Commissione proporrà oggi un meccanismo di distribuzione permanente dei profughi”. Di fatto Juncker chiede un cambiamento delle regole di Dublino. E afferma: “Chi è in attesa di un riconoscimento dell’asilo deve poter lavorare. È una questione di dignità”. Ancora: “Il sistema di Schengen è un pilastro dell’Ue. Non verrà certo abolito da questo Commissione. Semmai si tratta di proteggere i nostri confini esterni”. Nel discorso dinanzi all’Europarlamento Juncker ha dibattuto con gli euroscettici, zittendo alcune contestazioni. E ha ricevuto innumerevoli applausi a scena aperta. (Sir Europa)
 

Montella: una strada dedicata alle vittime di Mattmark

Montella - Dopo Belluno, Pieve di Cadore, Domegge di Cadore e Sagron Mis anche il comune di Montella (Avellino) ha deciso di intitolare una via alle vittime di Mattmark. La comunicazione è giunta al Presidente dell’Associazione Bellunesi nel Mondo dal Sindaco di Montella, Ferruccio Capone. Capone scrive: “Il nostro comune è pronto a intitolare una via alle vittime di Mattmark... La esorto a tenere alto l’onore delle vittime del mondo operaio costretto a cercare ancora oggi, con enormi sacrifici, un lavoro dignitoso oltre Cortina”. Tra le vittime di Mattmark, perse la vita Umberto Di Nenna, originario di Montella.
 
 

Migrantes: oggi l’incontro tra coordinatori etnici e mons. Di Tora

Roma – Si terrà oggi pomeriggio a Roma il primo incontri dei coordinatori etnici in Italia con il neo Presidente della Fondazione Migrantes, mons. Guerino Di Tora. I responsabile delle varie comunità cattoliche presenti in Italia presenteranno al presule le varie comunità di riferimento le loro problematiche pastorali. Durante l’incontro si discuterà della programmazione 2015-2016 e dei vari incontri previsti durante l’intero anno pastorale.
 
 

Esodo alla rovescia: i 100 mila emigrati siciliani in Tunisia

Tunisi - Ci fu un tempo, agli inizi del Novecento, in cui gli italiani in Tunisia arrivarono a toccare la quota delle 100.000 presenze. In Tunisia si verificò in quel periodo una sorta di migrazione al contrario. Ce la raccontano in un libro intitolato “Memorie e racconti del mediterraneo - Storia dell'emigrazione siciliana in Tunisia tra il XIX e XX secolo'” a cura di MC Editions (in italiano e francese) Alfonso Campisi, professore ordinario di Filologia romanza all'Università de la Manouba in Tunisia e Flaviano Pisanelli, professore associato all'Università di Montpellier, Paul Valery. In un periodo come quello attuale di migrazioni dal sud al nord del mondo, può essere interessante rileggere una pagina della storia italiana poco nota alla gran parte del pubblico, quella degli italiani in Tunisia. Gli italiani, i siciliani in particolare, lasciarono infatti in Tunisia un solco profondo intriso della loro cultura e delle loro tradizioni. “Arrivati con semplici barche dalla costa siciliana, portarono con loro il poco che avevano. Alcuni partirono con qualche capo di bestiame importando di fatto in Tunisia la razza ovina siculo-sarda, caratterizzata da una folta coda chiamata in arabo tunisino ‘lia’, altri portarono con sé dei vitigni direttamente dall'isola di Pantelleria, lanciando così la produzione del vino moscato, ora conosciuto in Tunisia come ‘Muscat de Kélibia’, altri ancora, non possedendo proprio nulla, arrivarono solo con quel che avevano: la voglia di lavorare, la grande miseria e la disperazione, nella speranza di una vita migliore”. Queste le parole dell'autore Campisi ad ANSAmed che precisa “queste persone erano muratori, agricoltori, pescatori, ma per lo più grandi lavoratori, sapevano come costruire e dare origine ad interi quartieri che poi sparsi in tutto il paese, presero il nome di ‘Petite Sicile’ riuscendosi ad integrare con la gente del posto e creando una lingua sabir siculo-arabo-francese. Il libro di Campisi e Pisanelli dà la parola a quei “turisti illegali” (come vengono descritti i siciliani dal giornale in francese dell'epoca “Le petit matin”) arrivati in massa sulla costa tunisina tra il XIX e il XX secolo. Si tratta di un'appassionante analisi storica, linguistica e culturale che ripercorre, con l'aiuto di interviste fatte ai siciliani di Tunisia sparpagliati ormai in Francia, in Italia, in America e in Canada le avventure di un viaggio dal nord al sud del Mediterraneo. L'opera vuol essere, nelle intenzioni degli autori, anche una sorta di denuncia nei confronti delle autorità italiane dell'epoca che non seppero gestire adeguatamente i flussi migratori di ritorno verso l'Italia di quegli italiani in Tunisia che dovettero subire in seguito all'indipendenza tunisina l'esproprio forzato delle loro terre, scegliendo così di tornare in Italia. Negli anni successivi al 1964 molti di loro infatti finirono per ritrovarsi ospitati in veri e propri “campi profughi” ante litteram, di cui pochi in Italia conoscono perfino l'esistenza. Il libro dunque riporta alla luce una delle pagine più sconosciute della storia dell'emigrazione italiana. Il volume sarà in libreria a partire da ottobre. (AnsaMed)
 
 

Mons. Di Tora: appello del Papa è “qualcosa di forte” attinente ai “segni dei tempi”

Roma - “Con Migrantes studieremo una serie di suggerimenti per risolvere i problemi - concreti, burocratici – con delle linee guida nazionali”. E’ quanto ha detto, in una intervista al quotidiano “Avvenire” mons. Guerino Di Tora, Presidente della Fondazione Migrantes e della Commissione CEI per le migrazioni dopo l’appello di domenica scorsa di Papa Francesco. “Qualcosa di forte, vero e attinente al momento e ai segni dei tempi”, dice mons. Di Tora sottolineando che “cristiano è colui che vive nel tempo, nella storia che oggi ci mette a confronto con fenomeni migratori globali. Il Papa ha voluto unire due cose: siamo nell’anno del Giubileo e l’accoglienza è una dimensione fondamentale della Misericordia, è l’attenzione all’altro, il camminarci insieme, il farsene carico. E, insieme, c’è l’idea della nuova evangelizzazione: non si tratta di spiegarla a parole, ma con azioni concrete”.
Quella di Papa Francesco è “ un’intuizione veramente bella e grande”: “richiamare tutti i battezzati ad essere evangelizzatori. Noi cristiani ci dobbiamo sentire impegnati concretamente: parrocchie, monasteri, luoghi di preghiera. L’esperienza di Dio non può essere astratta ma deve incarnarsi nei problemi. È un richiamo forte a incarnare l’annuncio evangelico in quello che la storia ci propone”.
“Chi vive l’esperienza cristiana, oggi – ha concluso mons. Di Tora - non può prescindere da questa dimensione di accoglienza. Non si tratta di solidarietà umana, comunque bella, ma è la risposta all’esigenza per il cristiano di annunciare Gesù oggi”. (R.I.)
 

Vaticano: accoglienza migranti nelle due parrocchie


Città del Vaticano - Almeno due famiglie di rifugiati saranno presto ospitate dalle parrocchie di San Pietro e Sant’Anna in Vaticano. Non appena Papa Francesco ha pronunciato all’Angelus l’appello all’accoglienza concreta, entrambe le comunità hanno avviato la macchina organizzativa, coordinata dal cardinale vicario generale Angelo Comastri e dall’arcivescovo elemosiniere Konrad Krajewski. Il Pontefice “vuole che vengano messi a disposizione due appartamenti ‘vicinissimi’ al Vaticano per accogliere due nuclei familiari di profughi”, ha detto a “L’Osservatore Romano” il porporato, che è anche arciprete della Basilica di San Pietro, spiegando come l’individuazione delle famiglie sia in via di definizione attraverso l’Elemosineria apostolica. Per quanto riguarda invece la ricerca delle strutture idonee, è già stata interpellata l’Amministrazione del patrimonio della Santa Sede (Apsa), attraverso il cardinale presidente Domenico Calcagno. “Il Papa vuole che gli appartamenti siano a lui vicini - commenta il cardinale Comastri - anche per garantire alle persone accolte l’assistenza sanitaria, in modo che essa non gravi sul sistema italiano, e quella materiale, cosicché queste famiglie abbiano tutto il supporto necessario”.
Entrambe affidate a religiosi agostiniani, le comunità di Sant’Anna e di San Pietro vantano già un lunga storia di ospitalità e di accoglienza. Le guidano rispettivamente i parroci Bruno Silvestrini e Mario Bettero. “Sono felice, molto felice: Papa Francesco - ha commentato quest’ultimo - chiede a tutti di fare un gesto bellissimo per il giubileo. Faremo il meglio possibile”. San Pietro, ha aggiunto, è “una parrocchia un po’ speciale: c’è un piccolo territorio e poi la chiesa”, cioè la basilica vaticana: “Tantissima gente quando è aperta, nessuno quando è chiusa”. Insomma non c’è una vera e propria comunità parrocchiale che vi fa riferimento e la vita pastorale del piccolo popolo che risiede o lavora in Vaticano si svolge per lo più nella parrocchia di Sant’Anna. Anche qui il parroco si mostra entusiasta. “Il Papa ci ha risvegliati dal torpore del guardare - dice padre Silvestrini - e siamo tornati all’aiuto alle persone, per restituire loro la dignità”. E in proposito confida: “Oltre alla casa cercheremo di trovare anche un lavoro per il capofamiglia”. Descrizione: http://piwik1.glauco.it/piwik.php?idsite=9

 

Vescovi campani: lunedì incontro su accoglienza migranti

Napoli - Anche i vescovi della Campania si mobilitano per l’accoglienza dei migranti. Il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli e presidente della Conferenza episcopale campana, ha convocato una riunione straordinaria dei vescovi della Campania lunedì 14 settembre, per una valutazione delle iniziative già assunte in ciascuna delle diocesi e per procedere, alla presenza del prefetto, Gerarda Pantalone, alla ricognizione di ulteriori e nuove possibilità di soluzioni abitative dignitose da destinare all’accoglienza dei fratelli migranti.
“Nell’anno del Giubileo della misericordia - sottolinea il cardinale Sepe - e sulla spinta delle continue, premurose sollecitazioni di Papa Francesco, che invita tutti a dare testimonianza dei sentimenti di appartenenza alla stessa comunità umana, come vescovi della Campania e a nome della Chiesa cattolica locale sentiamo il dovere, civico e morale, di fare ogni ulteriore sforzo per accogliere e assistere i tanti naufraghi destinati a Napoli e alla Campania. È una grande tragedia umana quella che si va consumando nel Mediterraneo con intensità e drammaticità crescenti. Migliaia di migranti in cerca di libertà, di diritti e di futuro bussano ogni giorno alle porte di un Occidente che fa fatica ad aprire il cuore e le braccia”.
“Non si contano, ormai, i naufraghi che perdono la vita nelle traversate della disperazione - prosegue il cardinale Sepe -. Pesano sulle coscienze di tutta la comunità internazionale e gridano vendetta al cospetto di Dio quelle immagini sconvolgenti di morti innocenti. C’è il rischio, grave e preoccupante, di una assuefazione alla morte di tantissime persone che sfidano il pericolo e mettono a repentaglio la propria vita per cercare e trovare una nuova vita, a dimensione veramente umana. Dobbiamo tutti fare appello alla nostra coscienza per aiutare i nostri fratelli che si fanno pellegrini per sfuggire alla guerra, alla oppressione, alla povertà e alla fame”.
“Noi vescovi della Campania, pertanto, daremo continuità e più forza al nostro impegno - conclude il porporato -, collaborando pienamente con le Istituzioni preposte, a partire dalla Prefettura, e facendo della carità e fraternità i pilastri del nostro cammino pastorale in questo anno giubilare della misericordia”. Descrizione: http://piwik1.glauco.it/piwik.php?idsite=9(SIR)