Primo Piano

Lampedusa insegna: visita educativa alla frontiera dell’Europa

Foligno - Dal 22 al 26 settembre 2015 una delegazione di studenti in rappresentanza delle scuole superiori di secondo grado di Foligno, nell'ambito del Progetto Cittadini del Mondo promosso dalla Diocesi di Foligno in collaborazione con la Fondazione Migrantes si recherà a Lampedusa con l'obiettivo di dialogare con i propri coetanei dell'Istituto omnicomprensivo “L. Pirandello” e riflettere con i cittadini sul fenomeno migratorio attraverso varie testimonianze come Giusi Nicolini sindaco di Lampedusa, esponenti del Forum Lampedusa Solidale, don Mimmo Zambito, parroco dell'Isola e con il Collettivo Askavusa per ragionare sulle cause delle migrazioni. 
“Le migrazioni  nascono in particolare dal desiderio di vincere la fame e la sete, migliorare la propria vita e quella della propria famiglia, fuggire da guerre e persecuzioni”, spiega don Luigi Filippucci, responsabile del progetto e direttore della Migrantes di Foligno: “la complessità delle situazioni odierne generate dall'immigrazione provocano una serie di interrogativi che questa delegazione folignate vuole ricercare attraverso il vissuto quotidiano di coloro che da 15 anni vivono a contatto con i migranti”.
I rappresentanti del Progetto “Cittadini del Mondo” vivranno anche esperienze interculturali attraverso laboratori con alcuni studenti del Liceo di Lampedusa, animati da Germano Garatto della Fondazione Migrantes e coordinatore del progetto scolastico "Il viaggio della vita".

 
 
 

Migrantes: “Stop redistribuzione Ue battuta d’arresto grave”

Roma  - “E’ stata una battuta d’arresto molto grave”. Così il direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Giancarlo Perego, ha commentato, ai microfoni di inBlu Radio, network delle radio cattoliche italiane, la mancata intesa a Bruxelles sulla redistribuzione di 120 mila profughi fra gli stati dell’Unione europea.
“In un momento in cui  - ha aggiunto mons. Perego -, anche a fronte della disponibilità significativa della Germania di accogliere quasi 800 mila persone entro la fine dell’anno, si trattava di superare l’accordo di Dublino per una redistribuzione di almeno 120 mila persone sui territori dei 28 Paesi europei. Non solo è un blocco alla redistribuzione dei richiedenti asilo ma il rischio, come si sta profilando in queste ore, è che si sia messo in discussione Schengen” con un “ritorno alle frontiere” europee, “penalizzando una migrazione che invece oggi chiede una possibilità alla libera circolazione”.

500 posti per l’accoglienza all’insegna dello sport

Roma - Sette città italiane e 500 posti per i giovani rifugiati offerti dagli ostelli, con i volontari dell’Aics (Associazione italiana cultura e sport) a fare da mediatori. L’iniziativa è stata presentata ieri nella sala Aldo Moro di Palazzo di Montecitorio alla presenza, tra gli altri, del vicepresidente dell’Anci (l’Associazione dei Comuni Italiani) Roberto Pella e del presidente dell’Aics Bruno Molea.
“Grazie alla disponibilità dell’Associazione italiana degli ostelli della gioventù – spiega Molea – garantiremo 500 posti per l’accoglienza dei giovani rifugiati nelle città di Palermo, Alghero, Genova, Bologna, Firenze, Napoli, Ancona. Abbiamo formalizzato questa proposta in un progetto che chiameremo ‘Accoglienza solidale’, e che presenteremo presto ai prefetti delle sette città coinvolte”.
“Questa iniziativa – afferma Pella – ha raccolto il consenso di tutto il mondo dello sport, e vede ancora una volta i Comuni impegnati in prima linea per riaffermare i valori della pratica sportiva per la salute, in funzione sociale e, soprattutto in questo caso, per non lasciare nessuno solo e per adoperare un’accoglienza reale, che sia anche da deterrente nei confronti delle pericolose spinte verso gli estremismi di cui sono vittima i giovani rifugiati, troppo spesso lasciati soli e senza una rete sociale. Siamo inoltre molto grati a Bruno Mulea – aggiunge il vicepresidente dell’Anci – per il suo impegno su una nuova norma dell’ordinamento sportivo, che valorizza il ruolo dei Comuni, che ha già raccolto importanti adesioni tra piu’ di 120 parlamentari, e che verrà presentata a ottobre prossimo”.
 

Vescovi Triveneto su accoglienza migranti

Bressanone - I Vescovi del Triveneto, riuniti in questi giorni presso il Seminario Maggiore di Bressanone, hanno dedicato al tema immigrazione una parte della loro riunione nell'nell'intento di raccogliere, in modo adeguato e condiviso il più possibile, l'appello pressante di Papa Francesco che ha esplicitamente richiesto un impegno concreto e ulteriore delle comunità ecclesiali. Diocesi, parrocchie e realtà associative di queste regioni - è stato rilevato - si sono da tempo attivate e spesso promuovono già forme significative di accoglienza; il passo in avanti nell'impegno che oggi viene sollecitato a parrocchie, collaborazioni pastorali, vicariati, comunità religiose e associative è direttamente coordinato dalle singole Diocesi che si pongono quindi come interlocutore stabile ed ufficiale sia nei confronti delle istituzioni locali - in un rapporto di stretta collaborazione - che nella specifica attività di supporto fornita alle realtà ecclesiali. Si è sottolineata l'importanza di "operare in modo condiviso, sia in ambito ecclesiale che sui rispettivi territori, creando una rete di interventi e coinvolgendo più persone nell'assunzione di impegni e responsabilità - nel rispetto della legalità - di fronte ai diversi e numerosi servizi richiesti per un'adeguata accoglienza", si legge in una nota diffusa oggi pomeriggio. Soprattutto in vista dell'imminente Giubileo della Misericordia, le comunità ecclesiali del Nordest "si sentono perciò chiamate ad offrire - con la generosità e il realismo da sempre presenti nella storia di queste terre (un tempo protagoniste di un fenomeno migratorio inverso) - una testimonianza di amore e fedeltà al Vangelo di Gesù Cristo, oggi sofferente nei tanti profughi come anche nelle tante persone e famiglie del nostro territorio provate da varie situazioni di fragilità e dalle difficoltà presenti soprattutto nel mondo del lavoro, attraverso gesti concreti e diffusi di accoglienza, integrazione e solidarietà rivolti verso tutti". Questa mattina il Patriarca di Venezia e Presidente della Conferenza Episcopale Triveneto, mons. Francesco Moraglia ha presieduto, con tutti gli altri Vescovi della regione ecclesiastica e alla presenza di molti fedeli, la S. Messa nella basilica cattedrale di Bressanone intitolata a S. Maria Assunta e S. Cassiano.
 

Vaticano: arriveranno presto le due famiglie ospitate dalle parrocchie

Città del Vaticano - Due famiglie di profughi presto saranno ospitate in Vaticano. All’annuncio all’Angelus di aprire le parrocchie ai migranti in fuga dalle guerre, Papa Francesco fa seguire i fatti. “Sì, sì, ci sono già – conferma Bergoglio alla Radio portoghese Renascenca –, il cardinale Comastri, mio vicario generale per il Vaticano, e l’elemosiniere monsignor Konrad Krajewski, che lavora con gli home-less , hanno già trovato le due famiglie di migranti da accogliere. Ieri anche la CEI ha annunciato che per i profughi saranno “messe a disposizione le case per ferie”: monsignor Mario Lusek, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale del tempo libero, turismo e sport della Conferenza Episcopale, a Radio Vaticana spiega che molte sono le risposte positive delle strutture religiose che, “pur consapevoli delle difficoltà operative ancora da superare, fin da ora garantiscono la loro disponibilità, attenzione e il loro entusiasmo”. Sulle modalità di accoglienza è lo stesso papa Francesco a fornire chiarimenti: “Quando dico che una parrocchia deve accogliere una famiglia, non intendo che per forza debbano andare a vivere in canonica, ma che la comunità parrocchiale cerchi un posto, un angoletto per fare un piccolo appartamento o, nel peggiore dei casi, si organizzi per affittare un appartamento modesto per quella famiglia, ma che abbiano un tetto, che vengano accolti e inseriti nella comunità”.
 

Rom e sinti: il 21 settembre in Senato i giovani raccontano l’Italia che vorrebbero

Roma - Sono venti giovani attivisti rom e sinti provenienti da varie città italiane, da nord a sud. Alle spalle hanno ognuno una storia diversa, alcuni risiedono nei “campi”, altri in casa, ma hanno in comune un obiettivo: contribuire a costruire un’Italia in cui le discriminazioni e l’intolleranza cedano il posto al dialogo e all’inclusione. Per tutti, non solo per le loro comunità. Lunedì 21 settembre 2015 alle ore 12 in Senato i giovani rom e sinti che dal 19 settembre si riuniranno nella Capitale per partecipare alla Convention “Primavera Romanì. I giovani rom e l’Italia di domani”, promossa dall’Associazione 21 Luglio, presenteranno alla stampa un documento comune nel quale racconteranno l’Italia che vorrebbero. Interverranno alla conferenza stampa di fine Convention la senatrice Manuela Serra, in rappresentanza della Commissione Diritti Umani del Senato alla quale i giovani attivisti consegneranno il documento; il deputato Khalid Chaouki; la senatrice rom spagnola Silvia Heredia Martin e il presidente dell’Associazione 21 Luglio Carlo Stasolla. La Convention Primavera Romanì è una iniziativa che fa parte del programma dell’Associazione 21 Luglio per promuovere la cittadinanza attiva all’interno delle comunità rom e sinte in Italia. I venti protagonisti della Convention, la prima in Italia interamente dedicata alla voce dei giovani rom e sinti, provengono da Vicenza, Torino, Lucca, Roma, Oristano, Cagliari e Mazara del Vallo. A seconda delle loro competenze e ambiti d’interesse si suddivideranno in quattro tavoli tematici: Casa, Giovani, Lavoro, Scuola. Insieme a loro parteciperanno ai lavori anche alcuni giovani attivisti non rom. Nel corso della Convention Primavera Romanì, inoltre, i giovani attivisti avranno la possibilità di ascoltare le testimonianze dirette di attivisti rom impegnati in altri Paesi europei che interverranno in qualità di relatori: Akif Kariman, presidente dell’associazione Romano Avazi (Macedonia); Beatriz Carrillo, Associazione delle donne rom universitarie dell’Andalusia (Spagna); Silvia Heredia Martin, senatrice rom spagnola del Partito Popolare. È previsto un intervento di una rappresentanza della Commissione Europea contro il Razzismo e l'Intolleranza (ECRI).
 

Mons. Morosini: l’accoglienza della città di Reggio Calabria ai migranti che arrivano al porto

Reggio Calabria – Durante la solenne celebrazione eucaristica per la festa della Madonna della Consolazione, patrona della diocesi di Reggio Calabria-Bova e della copatrona, insieme a San Giorgio, della città, l’arcivescovo mons. Giuseppe Fiorini Morosini ha rivolto un pensiero all’immigrazione ricordando i tanti arrivi  nel porto della città dello Stretto. La città – ha detto il presule – “ha saputo rispondere con dedizione e amore a questa sfida attraverso una fattiva collaborazione tra istituzioni e volontari, cattolici e non cattolici, che ha reso ammirevole, agli occhi di tutti, la prima accoglienza di tanti disperati. È un dono che noi credenti vogliamo offrire a Maria”. Ai perseguitati politici e agli immigrati – ha poi aggiunto - è stata “offerta in nome di Gesù Cristo e del suo Vangelo, almeno da parte cristiana, quella misericordia che è dono assoluto dell’amore di Dio. È stato dimostrato ancora una volta che la nostra società, pur disponendo di un sistema sociale ben funzionante, non può cavarsela senza la misericordia dei cuori generosi, che è come fondamento e  parte innovativa e motivazionale della giustizia. La preoccupazione – ha poi concluso - è che la consolazione della prima accoglienza non abbia trovato seguito con un dignitoso inserimento nella società”. (R. I.)
 

Centro Astalli: l’UE torna ad “eludere la domanda principale: oggi chi scappa dalla guerra come può arrivare legalmente a chiedere asilo in Europa?”

Roma - Si aspettava il vertice UE di ieri come l’inizio di un nuovo corso su politiche migratorie e accoglienza per i rifugiati. “Abbiamo intravisto nelle parole del Presidente Juncker della scorsa settimana un nuovo volto di un’Europa finalmente solidale e accogliente” mentre oggi ci troviamo a constatare che le persone continueranno a morire in viaggi che sono gestiti esclusivamente da trafficanti”, dice il Presidente del Centro Astalli, padre Camillo Ripamonti: “dopo l’ennesimo vertice ci sembra di ritornare al punto di partenza e ci troviamo ancora una volta a porre la domanda di sempre sulla principale questione da affrontare: quali vie legali per chiedere asilo in Europa? Oggi chi scappa da guerre e persecuzioni e legittimamente vuole esercitare il suo diritto a chiedere protezione negli stati dell’UE non ha alternative al traffico di esseri umani”, aggiunge il religioso . Prima delle quote, prima dei programmi di rimpatrio, prima degli hot spot con relative “inaccettabili” misure di detenzione e coercizione nei confronti dei migranti è “necessario – spiega il centro gestito dai gesuiti - stabilire immediatamente canali umanitari sicuri che evitino la morte di altri innocenti”. “Visti umanitari per chi scappa dalla guerra, humanitarian desk nei Paesi di transito, ampi programmi di resettlement: sono molte le proposte formulate negli anni dagli enti di tutela.  Si inizino sperimentazioni serie e su numeri adeguati alla realtà dei flussi migratori. A questo livello vanno investite energie e risorse. È in questa direzione che vanno concentrati gli sforzi”, continua Ripamonti che conclude ricordando l’ultimo naufragio. “Domenica alla vigilia del vertice sono morte 38 persone al largo della Grecia. Tra loro – dice -  15 bambini di cui 4 neonati. Il risultato dell’incontro europeo offende la memoria di quelle vittime e di tutti coloro che ogni giorno perdono la vita nel tentativo di vivere in pace in Europa”.
 

CCEE: famiglia e migrazioni al centro dell’incontro di ieri in Terra Santa

Gerusalemme-  Famiglia e migrazioni sono ancora stati i temi predominanti della sessione di ieri dell’Assemblea CCEE Terra Santa. Ma anche quello della pace in quelle regioni di conflitti che causano l’ondata migratoria che attualmente l’Europa deve fronteggiare. Solo un impegno degli Stati – anche di quelli europei - per una pace duratura in quelle zone di conflitto potrà ridurre il flusso di migranti. Nonostante l’immensa attività della chiesa a favore dei rifugiati iracheni in Giordania, la loro situazione resta preoccupante specialmente perché non si intravede all’orizzonte una soluzione al loro problema. A livello ecclesiale, numerose Conferenze Episcopali hanno ‘ripensato’ la loro attività pastorale alla luce dell’esortazione apostolica di Papa Francesco Evangelii Gaudium che chiama a un rinnovamento pastorale nell’annuncio del Vangelo.  Successivamente, i vescovi hanno lasciato la Domus Galilaeae per Gerusalemme, con una sosta al santuario Duc in altum di Magdala, gestito dai Legionari di Cristo. Lì hanno celebrato l’eucarestia, presieduta da mons. Fragkiskos Papamanólis, Presidente della Conferenza Episcopale greca.
Arrivati a Gerusalemme, si sono recati in processione dal Patriarcato latino fino al Santo Sepolcro.
Lì, il Card. Angelo Bagnasco, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana e Vice-presidente CCEE ha guidato i vespri. Nella sua breve riflessione, il cardinale italiano ha ricordato come “Oggi, il pensiero unico – individualista e liberista - impone di pensare che il male assoluto è la morte corporale, tanto che si cerca in ogni modo di emarginarla dall’orizzonte esistenziale, o di abbellirla, o di deciderla per se - ecco il suicidio assistito e l’eutanasia – quasi per affermare illusoriamente il proprio dominio su di lei. Ma la fede cristiana ci rivela che il vero male dei mali e la morte della vita spirituale, dell’anima”. Nella serata, i Presidenti delle Conferenze Episcopali si sono incontrati con alcuni consoli generali presenti a Gerusalemme per un momento di confronto. Nel suo saluto il Cardinale Péter Erdő ha sottolineato la preziosità dell’attività dei consoli generali a Gerusalemme nel “mantenere sempre ben informati i vostri governi” “anche per informare sulla situazione dei cristiani in Terra Santa” e li ha ringraziati perché “grazie al vostro impegno i vostri paesi aiutano alcuni significativi progetti di solidarietà che la Chiesa porta avanti in questa Terra”.
Oggi i lavori prevedono un ulteriore momento di confronto sulla situazione dei cristiani in Terra Santa da parte dell’Assemblea degli Ordinari Cattolici della Terra Santa (ACOHL) e l’approvazione di un messaggio dell’episcopato europeo che sarà diffuso domani.
 

Vescovi campani: disponibilità all’accoglienza

Napoli - Nessun ghetto, né una Chiesa che faccia da supplente. Né tanto meno parroci abbandonati a se stessi a gestire l’emergenza. I venticinque vescovi della Conferenza Episcopale Campana, convocati ieri mattina dal Cardinale Crescenzio Sepe, Arcivescovo di Napoli, sono concordi: l’emergenza migranti va gestita con la “concretezza degli interventi, strutture a disposizione per affrontare con le istituzioni le difficoltà di ordine burocratico attraverso opportune misure straordinarie, ma anche chiarendo responsabilità gestionali, assistenziali, assicurative”. I pastori delle Chiese campane mettono giù le linee-guida nel corso della riunione straordinaria a cui è intervenuto anche il Prefetto Gerarda Pantalone, dal momento che, a fronte dell’arrivo di altri tremila immigrati, così come previsto dal Ministero degli Interni, l’accoglienza ordinaria non basta più. “Da parte nostra non c’è alcun atteggiamento di supplenza delle istituzioni – ha sottolineato il Card. Sepe – ma solo il dovere morale di continuare a svolgere un’azione complementare e sussidiaria dell’intervento del governo, per soccorrere i tanti fratelli in cerca di dignità e di futuro che, in misura sempre più numerosa, bussano alle nostre porte. A loro siamo chiamati a testimoniare l’amore di Cristo che è in noi”. I vescovi, ha ribadito la Pantalone, “hanno manifestato tutti grande disponibilità, che spetta a noi concretizzare attraverso moduli di accoglienza coerenti con le richieste”. In programma la convocazione di incontri promossi dai prefetti delle singole province campane. Intanto, i pastori delle chiese locali si rivolgono a famiglie e parrocchie la cui presenza capillare sul territorio può costituire “un volano – dicono i vescovi – in questo processo di integrazione per sensibilizzare le comunità all’accoglienza”. “Purché – sottolinea mons. Orazio Francesco Piazza, Vescovo di Sessa Aurunca – gestire l’accoglienza non diventi ghettizzare. Occorre concretezza, senza cadere in umoralità del momento. Non possiamo mettere insieme duecento persone in case a loro dedicate: siamo per un’accoglienza diffusa, ma per piccoli numeri”.
Il timore dei vescovi della Campania è di diventare supplenti delle istituzioni. Lo dice il vescovo di Acerra, monsignor Antonio Di Donna, delegato CEC per la Carità: “L’importante è che i parroci non siano lasciati soli ad assumersi le responsabilità della gestione degli immigrati, così come devono essere chiari i tempi. La Chiesa da sempre accoglie gli immigrati e collabora con le istituzioni, ma non fa supplenza”. (Rosanna Borzillo – Avvenire)
 

“Fammi vedere”: la seconda edizione del concorso di cortometraggi sul diritto d’asilo

Roma - Il Consiglio Italiano per i Rifugiati (CIR) promuove per il 2015 la seconda edizione del concorso per cortometraggi brevi - della durata massima di due minuti – con scadenza prorogata al 30 ottobre. Il bando è pubblicato sul sito del CIR (www.cir-onlus.org)  ed è rivolto a tutti coloro che intendono raccontare, con il linguaggio cinematografico e il proprio originale punto di vista, il mondo dei richiedenti asilo e dei rifugiati. E’ particolarmente importante la partecipazione dei giovani e delle scuole di cinema. I tre corti vincitori del concorso otterranno rispettivamente un premio di 1.000/500/300 euro. La premiazione avrà luogo in una serata di raccolta fondi che si terrà nel mese di Novembre a Roma. Lo scorso anno la serata ha avuto grande successo con la partecipazione di oltre 200 persone. Il CIR inserirà i cortometraggi finalisti sul proprio canale e si riserva di adottare i cortometraggi vincitori del concorso per le proprie campagne di comunicazione sociale e di raccolta fondi sui mezzi radiotelevisivi.
 

Università Europea: un Master per favorire la convivenza in contesti interculturali

Roma - Per favorire il dialogo e l’accoglienza l’Università Europea di Roma promuove un Master per l’Educazione, l’inclusione e l’interazione in contesti interculturali, realizzato in collaborazione con l’Associazione Italiana Maestri Cattolici e con Enti e Imprese attivi in contesti interculturali e interreligiosi. Questa nuova attività didattica vuole rispondere alla crescente domanda di formazione su temi e problemi che si pongono in conseguenza dei grandi flussi migratori in atto e per effetto di modalità globalizzate di azione nel mondo del lavoro. Il Master ha l’obiettivo di promuovere le competenze culturali, pedagogiche, metodologiche e didattiche necessarie per attivare positivi processi di interazione interculturale. I professionisti formati dal Master saranno in grado di operare all’interno di organizzazioni pubbliche e private, in enti governativi e Onlus, in istituti scolastici e di formazione, nelle realtà del terzo settore. Il percorso di studio ha la finalità di fornire una preparazione culturale di base di carattere storico e sociologico sui fenomeni migratori e sulle globalizzazioni, nonché gli strumenti metodologici per un approccio alle differenze culturali e religiose e alle interazioni fra diverse identità. Le iscrizioni si chiudono il 30 settembre 2015. Per ulteriori informazioni http://www.universitaeuropeadiroma.it/ateneo/1899
 
 

Una scuola “a colori” fa bene

Roma - “Gli alunni di origine non italiana occasione di cambiamento per tutta la scuola. Le classi e le scuole ‘a colori’ sono lo specchio di come sarà l’Italia di domani. Per questo possono diventare (e in parte già lo sono) laboratori di convivenza e di nuova cittadinanza”.
Lo afferma il documento “Diversi da chi?”, a cura dell’Osservatorio nazionale per l’integrazione degli alunni stranieri e per l’interculturalità del Miur. Un documento che è stato inviato agli istituti scolastici, con dieci raccomandazioni e proposte operative desunte dalle migliori pratiche scolastiche esistenti per una più efficace e corretta organizzazione dell’accoglienza e dell’integrazione degli alunni con cittadinanza non italiana. La distribuzione del documento marca un’attenzione speciale della nostra scuola per l’integrazione, che beneficia anche di fondi ad hoc, in particolare di un milione di euro messo a disposizione da due bandi del ministero (le scuole hanno tempo fino al 15 ottobre per aderire): 500mila euro per il potenziamento dell’italiano come lingua seconda, con particolare attenzione agli studenti di recente immigrazione, e, per la prima volta, altri 500mila per progetti di accoglienza e di sostegno linguistico e psicologico dedicati a minori stranieri non accompagnati. (/siti_migrantes/migrantes_online/00016044_Scuola__due_bandi_per_migliorare_l_integrazione.html). L’apprendimento dell’italiano è particolarmente importante: “La lingua è passaporto di comunicazione e integrazione - ha spiegato il ministro Giannini - per questo mettiamo a disposizione delle scuole risorse che consentiranno di dare una risposta al numero sempre crescente di alunni figli di migranti che oggi rappresentano il 9% della popolazione scolastica”. E poi l’accoglienza dei minori non accompagnati: “Si tratta di un fenomeno nuovo e in crescita soprattutto negli ultimi due anni - dice ancora il ministro -. Nella maggior parte dei casi hanno fra i 14 e i 17 anni e sono in prevalenza ragazzi. Molti provengono da contesti sociali drammatici e da esperienze traumatiche che la cronaca ci riporta tutti i giorni”.
Anche questi bandi ricordano come la scuola sia specchio della società e viva, nel modo particolare che le è proprio, le tensioni e talvolta le emergenze proprie del più ampio contesto sociale. “I processi migratori in atto a livello globale - si legge ancora nel documento distribuito agli istituti - hanno modificato anche la scuola e la sollecitano a nuovi compiti educativi. Dipendono infatti anche dalla scuola la velocità e la profondità dell’integrazione di una componente ormai strutturale della popolazione (nel 2013/14 gli alunni con cittadinanza non italiana erano più di 800mila). Dipende dagli esiti dell’esperienza scolastica dei figli dei migranti la possibilità di un Paese di contare, per il suo sviluppo economico e civile, anche sulle intelligenze e sui talenti dei ‘nuovi italiani’”.
La scuola può e deve fare la sua parte. Individuare apposite risorse - così fanno i bandi - è un passo avanti importante. Più ancora, condividere le buone pratiche - come propone il documento diffuso dal ministero - permette di attivare intelligenze e sensibilità educative che abbondano nella pratica quotidiana dei nostri istituti. Insegnanti e dirigenti competenti fanno la differenza e soprattutto è decisiva la possibilità di mettere in rete e “fare rete” tra le diverse istituzioni. È un modo di cominciare il nuovo anno scolastico col piede giusto. (Alberto Campoleoni)
 

Card. Bagnasco: “muri e fili spinati non è la logica di un’Europa civile”

Korazim - “Erigere muri o fili spinati non è la logica di un’Europa civile. Il Sud del mondo si è messo in movimento verso uno spiraglio di vita migliore e nessuno lo fermerà”. È quanto dichiara in un’intervista al Sir il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Cardinale Angelo Bagnasco, davanti all’ennesima strage del mare che ha visto morire nell’Egeo 34 migranti, metà dei quali bambini: quattro neonati, sei bambini e cinque bambine. Nel contempo il Ministro dei Trasporti tedesco, Alexander Dobrint, ha denunciato il “fallimento totale” dell‘UE nella difesa dei suoi confini esterni, sollecitando l‘applicazione di misure urgenti per arrestare l‘afflusso record di migranti dal Medioriente. “Cosa significa che l’Europa non ha saputo difendere i suoi confini esterni? Vuol dire forse che si dovevano erigere muri o fili spinati?” Domanda il Cardinale che si trova in Terra Santa per l’assemblea plenaria del CCEE. “Non è questa la logica di un’Europa civile! Inutile che si aspetti in Europa che questo fenomeno si dissolva. Il Sud del mondo si è messo in movimento e nessuno lo fermerà”. Per il Presidente della CEI “non solo l’Europa deve muoversi - e si è mossa molto tardi - ma anche l’ONU deve prendere seriamente in considerazione il fenomeno a livello internazionale. Ricordiamo - conclude - che l’Italia è stata la prima che si è mobilitata, con grande generosità e meglio che ha potuto”. Nell’intervista il cardinale tocca anche altri temi come le persecuzioni dei cristiani e il prossimo Sinodo sulla famiglia. A questo riguardo Bagnasco afferma che “il Papa ha raccolto e dato forma alle preoccupazioni di tutti i suoi vescovi e pastori”. Tra queste anche la teoria del gender. L’educazione affettiva, spiega il Cardinale, deve avvenire “in modo corretto e non distorto come si vorrebbe”. “Al Sinodo - conclude - si parlerà in modo sereno e leale insieme al Santo Padre”.
 
 

Terra Santa: le migrazioni al centro dell’incontro del CCEE

Gerusalemme – Si è svolta ieri la terza giornata dei lavori dell’Assemblea plenaria del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE) in corso fino a mercoledì 16 in Terra Santa. Il tema dell’accoglienza dei migranti e rifugiati, e quello della famiglia, sono stati al centro sella sessione  non solo dal punto di vista ‘politico-ideologico’, ma anche da quello finanziario di fronte alla crisi economica che tarda a mostrare segni di ripresa nel bilancio delle famiglie europee. E’ un’Europa segnata da incertezza, inquietudine e, in alcuni Paesi, dalla corruzione finanziaria e culturale – nuovo tema apparso ieri - quella che emerge dai rapporti dei vescovi. Di fronte a questa situazione in cui sembra di assistere ad un collasso del sistema di welfare di numerosi Stati europei, la Chiesa e le famiglie rimangono spesso fra le poche istituzioni capaci di supplire in parte a questa carenza. Dal punto di vista culturale, i vescovi hanno più volte denunciato “l’onda del pensiero unico” che sta invadendo diversi settori della vita pubblica, particolarmente evidente con le ricadute che un’interpretazione rigida della ‘teoria del gender’ porta in ambito educativo, e più specificatamente nelle scuole. Dal punto di vista ecclesiale, è da notare l’ottima accoglienza della recente enciclica di Papa Francesco “Laudato si’”. La presenza diaconale, l’accoglienza dei migranti, il dialogo ecumenico e interreligioso, e con i vari settori della società, caratterizzano l’attività della Chiesa in Europa e sono i migliori strumenti per mostrare il viso di Cristo risorto. I lavori sono poi proseguiti con la presentazione del rapporto della ComECE, l’organismo dell’episcopato europeo che segue l’attività della Commissione europea. A turno Mons. Gianni Ambrosio e padre Patrick Daly, rispettivamente Vice-presidente e Segretario generale della Comece hanno presentato “le gioie e le sfide” del dialogo con le istituzioni di Bruxelles. La mattinata si è poi conclusa con la presentazione dei rapporti delle Commissioni CCEE: della Commissione “Catechesi, Scuola e Università”; della Commissione “Vocazioni”; della Commissione Media e della Commissione Caritas in Veritate, che si occupa delle questioni sociali, ambientali e migratorie per il CCEE. La celebrazione eucaristica domenicale è stata poi celebrata secondo il rito maronita, animata dal coro maronita di Haifa e presieduta da Mons. Youssef Soueif, arcivescovo di quel paese ponte tra Europa e Medio Oriente. “Noi cristiani del Medio Oriente siamo autoctoni e non visitatori nei nostri paesi – ha detto Soueif -, facciamo parte integrale delle nostre società, e siamo consapevoli che solo il dialogo creerà stabilità nelle nostre terre”. “La nostra Chiesa in Europa – ha aggiunto - risponde in spirito di fraternità all’appello del Santo Padre e accoglie i rifugiati che, costretti, lasciano le loro case e la loro terra. Siamo qui per dirvi che ci sentiamo una sola famiglia, che insieme lavoriamo per il dialogo e che preghiamo per una pace giusta e durevole dove ogni persona umana possa vivere nella libertà e nella dignità”. Nel pomeriggio, i vescovi si sono trasferiti presso la città di Mi’ilya, una piccola città a maggioranza cristiana (melchiti cattolici) a nord della Galilea occidentale dove hanno partecipato alla festa dell’Esaltazione della Croce. Al loro arrivo in città, i vescovi sono stati accolti da una folla in festa. Nella chiesa di Nostra Signora, gremita di fedeli, hanno celebrato i vespri in rito bizantino. Nel suo saluto, il cardinale Péter Erdő si è rivolto direttamente alle famiglie “Vedendo voi qui riuniti con tante famiglie, vorrei ringraziarvi perché seguendo l’esempio della Sacra Famiglia voi siete testimoni di una vita familiare realmente cristiana, che pone Cristo al centro della vita vissuta, dell’amore coniugale, dell’apertura alla vita, dell’amicizia tra famiglie che si sostengono a vicenda sia materialmente che spiritualmente. La croce, che spesso affligge le nostre famiglie, unita alla croce di Cristo è vincitrice”. Successivamente la Croce è stata portata in processione per le vie della città. A turno i rappresentanti della comunità cristiana (associazioni, consacrati, clero, vescovi e cardinali) hanno preso la croce. La processione si è conclusa nel cortile della scuola pubblica elementare con un breve discorso del Sindaco di Mi’ilya, del card. Marc Ouellet, il ringraziamento del vescovo George Bacaouni e la benedizione finale da parte di tutti i vescovi.

 
 
 

MCI Colonia: la guida passa dai Scalabriniani ai Salesiani

Colonia - Dopo 55 anni di presenza gli Scalabriniani hanno lasciato la Comunità cattolica italiana di Colonia, la cui guida è stata assunta dal primo di settembre dai Salesiani polacchi. Il passaggio delle consegne è avvenuto domenica 30 agosto con una solenne concelebrazione nella chiesa di St. Mariä Himmelfahrt, presieduta dal nuovo Bischofsvikar per la pastorale internazionale Mons. Markus Hofmann. Tra i numerosi concelebranti p. Valerio e p. Pasquale (che passano alla Mci di Basilea), il nuovo parroco p. Adam Nyk ed il confratello p. Janusz, il Consigliere Generale degli Scalabriniani p. Baggio, il Superiore Provinciale dei Salesiani di Cracovia p. Dario, il delegato delle Missioni Cattoliche Italiane in Germania, p. Tobia Bassanelli sottoscritto ed il nuovo Missionario di Rosenheim p. Pawel. “Nelle parrocchie tedesche – ha ricordato mons. Markus – nel cambio del parroco passa sempre un anno: da voi è avvenuto subito”.
 

Card. Scola: Dall’accoglienza nasca un costume comune

Milano – “Nella società plurale, dobbiamo sforzarci, nella libertà, di rigenerare un costume comune, proprio a partire dall’accoglienza di chi è in difficoltà, per esempio in questo momento dei profughi. Rinnovo l’appello alle parrocchie ad aprire le porte. E questo invito è rivolto anche alle singole famiglie, perché non esiste separazione tra singoli e chiesa. Ogni famiglia è parte della Chiesa. L’accoglienza è compito di tutti, non solo delle istituzioni”. Lo ha detto l’arcivescovo di Milano, il card. Angelo Scola, parlando con i giornalisti dopo la Messa in Duomo con cui ha aperto l’anno pastorale. Di fronte all’arrivo di profughi che in approdano sui confini europei, il cardinale ha anche precisato i compiti e i ruoli che spettano al mondo ecclesiale e quello politico: “La Chiesa deve fare generosamente la prima accoglienza, nella logica del buon Samaritano: ma non può fare molto di più anzi sta già facendo tanto, sostituendosi al welfare pubblico. Le istituzioni, invece, devono dare un risposta politica. E da questo punto di vista le ultime decisioni di alcuni governi, ad esempio di Germania, Francia e Austria sono molto importanti perché consentono di passare da una visione emergenziale ad una strutturale del problema. L’emigrazione cui assistiamo è un processo storico che riguarda milioni di persone nel mondo, non può essere ridotta a emergenza. I processi non si possono arrestare, ma vanno governati”. Nella nuova lettera pastorale “Educarsi al pensiero di Cristo” Scola ha parlato del legame tra carità e cultura. “Non è possibile aprire la casa ai profughi, visitare gli anziani in ospedale senza che affiori la domanda: ‘perché lo faccio?’. La carità che non arriva a quella domanda è filantropia. Si tratta di far emerge da queste esperienza le ragioni, attraverso una lettura teologica della povertà”.
 

Brescia: ospitalità del Fatebenefratelli a 160 profughi

Brescia - L’Ordine Ospedaliero San Giovanni di Dio – Fatebenefratelli ospita presso l’Asilo Pampuri e l’ex Ospedale Sant’Orsola di Brescia 160 migranti, assegnati in tempi diversi dalla locale Prefettura. La scelta di accogliere i migranti è maturata da alcuni mesi, “ma le parole del papa ci hanno scossi e confermati – spiega fra Marco Fabello, direttore generale del Centro San Giovanni di Dio – Irccs Fatebenefratelli – e mettere in pratica il Vangelo dell’accoglienza ci sembra il modo migliore per celebrare il nostro anno vocazionale e il carisma dell’ospitalità”.
 

Opera don Orione: in ex monastero nasce centro accoglienza “braccia e cuore”

Tortona - L'Opera Don Orione ha affidato una sua casa di Tortona, in comodato gratuito, alla Cooperativa Villa Ticinum per realizzare in tempi brevi un progetto di accoglienza capace di ricevere fino a 30 profughi. Il progetto è stato denominato "Braccia e cuore" e sarà realizzato nell'ex monastero delle Suore Sacramentine non vedenti, trasferite in altra casa più piccola.
E' quanto dichiara in una nota l'Ufficio Stampa dell'Opera Don Orione. La Congregazione fondata da San Luigi Orione – prosegue la nota - è per lunga tradizione sensibile all'accoglienza dei “desamparados” e di “quelli che nessuno accoglie”. Oggi, sono i profughi e i richiedenti asilo. In Italia, gli Orionini hanno già alcune case aperte all'accoglienza di piccoli nuclei di profughi ed anche alcune strutture qualificate per l'accoglienza. Questo progetto di Tortona – si precisa nella nota - era in gestazione da tempo. La Congregazione orionina è già impegnata in varie località d'Italia per accogliere e aiutare queste persone, cercando di unire senso civile e carità cristiana. È un'emergenza di grande rilevanza di cui ci si sta rendendo sempre più conto realisticamente. Si presenta con aspetti politici e umanitari che vanno affrontati insieme, ma anche tenuti distinti, nel rispetto delle attuali leggi dello Stato e in attesa di altre migliori. Nell'iniziativa di Tortona, città di Don Orione, la Congregazione mette a totale disposizione una casa – un edificio molto ampio in un'area di un ettaro e mezzo -, un assistente spirituale e volontari, mentre la Cooperativa Villa Ticinum avrà la piena responsabilità della gestione operativa, economica e legale del progetto Braccia e cuore. La Cooperativa Villa Ticinum ha già dato buona prova - precisa ancora la nota - del suo operato nelle due strutture di accoglienza attive da tempo, già collabora nel Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR); ha buona sintonia di valori e di stile nella realizzazione di accoglienza qualificata di profughi. Ai profughi non sarà dato solo un alloggio, - spiega la nota - ma si offrirà una convivenza assistita e animata da operatori sempre presenti per dare Braccia e cuore. Non si offriranno solo beni ma anche relazioni umane. Verranno offerti loro servizi di socializzazione, di insegnamento della lingua italiana, di educazione civica e relazionale, di mediazione culturale. La loro permanenza è regolata in accordo con la Prefettura e potrà essere breve o un poco prolungata, ma è pensata per non essere un parcheggio umiliante per i profughi e pericoloso per i cittadini, ma un'esperienza e un tempo utile di conoscenza e di incontro”.
 
 

Cosenza: allagata la tendopoli dei rom

Cosenza - Il maltempo che ha colpito l’Italia meridionale mercoledì notte ha causato l’allagamento a Cosenza di una parte della tendopoli provvisoria che Comune e prefettura hanno realizzato per ospitare i rom, sgomberati dal villaggio di capanne lungo il fiume Crati, abbattuto nei mesi scorsi. Diverse tende, a causa della pioggia battente, hanno registrato copiose infiltrazioni di acqua.
Sul posto ci sono i vigili urbani e i tecnici del Comune. Nella tendopoli, che si trova a Vaglio Lise, di fronte alla stazione ferroviaria di Cosenza, sono ospitati al momento circa 300 rom, tra cui molti bambini.