Primo Piano

Scalabriniane: necessario agire su fattori integrazione

Roma - “L'intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella sui migranti rende ancora più chiaro come sia necessario agire sui fattori di integrazione per aprire le porte a chi, per motivi vari lascia il proprio Paese per un cammino nuovo”. Lo ha detto Suor Neusa de Fatima Mariano, Superiora Generale della Congregazione delle Suore Missionarie di San Carlo Borromeo, Scalabriniane. Mattarella, nel corso dell'82esimo convegno della Società Dante Alighieri, aveva sottolineato l'esigenza di “assicurare la conoscenza” della lingua italiana “agli immigrati che arrivano nel nostro Paese”, puntando all'italiano come a un veicolo e uno strumento importante per l’integrazione. Ecco perché nei nostri centri di accoglienza per migranti i corsi di lingua e cultura locale sono sempre alla base di una profonda attività di assistenza, perché permettono un’inclusione completa nella società di arrivo e favoriscono la coesione sociale. In relazione all’insegnamento della lingua italiana bisogna considerare anche il grande tessuto di volontari che quotidianamente presta le competenze professionali per fare amare e apprezzare l'Italia, oltre a far nascere nuove amicizie”.
 

Sea-Watch: un battello da pesca, un manipolo di volontari, centinaia di vite salvate

Lampedusa - Dalla Germania a Lampedusa per salvare quante più vite possibili tra quanti cercano disperatamente di approdare sulle coste europee. È la missione di Sea-Watch, imbarcazione impegnata dallo scorso mese di giugno nelle operazioni di ricerca e salvataggio di migranti nel Canale di Sicilia, al fianco delle navi della Marina Militare e della Guardia Costiera italiana. Il natante, di proprietà di un imprenditore tedesco, fa base a Lampedusa e imbarca diversi professionisti, arruolatisi come volontari. Esperti nautici, medici, motoristi, giornalisti… sono solo alcune delle professionalità che hanno sentito il dovere morale di mettere al servizio della causa umanitaria le proprie competenze e sono salpate alla volta della più grande delle isole Pelagie. Lo hanno fatto partendo da un Paese, la Germania, in cima alla lista dei desideri dei profughi, in ragione di un sistema di accoglienza tra i più efficienti e delle maggiori opportunità offerte dal welfare tedesco.
L'iniziativa umanitaria è condotta esclusivamente con fondi privati e rappresenta in tal senso un’esperienza di grande rilievo. La missione vede impegnato un battello da pesca che, nonostante gli anni di servizio, riesce a solcare le onde del Mediterraneo e ad affrontare le emergenze con grinta e dedizione. “In Germania il nostro progetto ha toccato la sensibilità di molti, generando diverse donazioni che ci permetteranno di acquistare una nuova imbarcazione”, spiegano dall’organizzazione.
Sea-Watch nasce con l’obiettivo di svolgere un’attività di pattugliamento nel Canale di Sicilia, in modo da segnalare la presenza di imbarcazioni in difficoltà nella zona SAR. La base legale del progetto, infatti, è costituita dall’art. 98 della Convenzione delle Nazioni unite sul diritto del mare, che sancisce l’obbligo di prestare soccorso a chiunque si trovi in mare in condizioni di pericolo.
La sinergia con le unità navali della Guardia Costiera italiana si è rivelata provvidenziale in più di un’occasione. Nel corso dei mesi estivi è capitato, infatti, che i mezzi navali italiani ricevessero anche dieci richieste di soccorso contemporaneamente. In questi frangenti i volontari tedeschi hanno apprestato i primi soccorsi, distribuendo giubbotti di salvataggio e mettendo in mare i propri gommoni di salvataggio gonfiabili. La prontezza dei soccorsi ha così permesso alle unità impegnate nel Canale di Sicilia di portare in salvo anche quattromila persone in un solo giorno.
In questi mesi, marinai di Sea-Watch hanno fatto esperienza della morte, hanno conosciuto la solitudine del mare, hanno toccato con mano la disperazione di chi aveva perso i familiari nella traversata e hanno gustato la felicità di salvare una vita. Non è stato facile per molti dovere raccogliere i cadaveri di chi non ce l’aveva fatta a coronare il proprio sogno di libertà. Alcuni marinai hanno dovuto fare ricorso a un sostegno psicologico specialistico per alleviare lo stress emotivo e psicologico sostenuto. Altri hanno avuto la fortuna di tornare in Germania conservando negli occhi i volti di quanti erano riusciti ad arrivare alla meta sospirata. È facile immaginare che Sea-Watch cambierà le vite di questi volontari. Di sicuro lo farà con le persone che hanno contribuito a salvare.  (Luca Insalaco)
 
 

Reggio Calabria: domenica il vescovo celebra con i circensi

Reggio Calabria - L’arcivescovo di Reggio Calabria-Bova, monsignor Giuseppe Fiorini Morosinio, celebrerà domenica mattina, una liturgia eucaristica con i circensi del circo Lidia Togni, presenti a Reggio Calabria nell’area del Tempietto, sul lungomare. La celebrazione sarà animata dagli operatori pastorali della Migrantes. Qualche settimana fa per le festività della Madonna della Consolazione, patrona della diocesi, nella stessa area si era svolta una celebrazione con i componenti del Luna Park presenti. Con loro è di casa il diacono Mario Casile con la moglie Angelica, coadiuvati da Alessandro ed Emanuela Saieva, ai quali si aggregano, all’occorrenza, altri componenti che si offrono per la benedizione della loro roulotte e una breve catechesi. “Due anni fa il nostro Arcivescovo – dice il direttore Migrantes Padre Bruno Mioli - a poche settimane dalla presa di possesso di questa Chiesa particolare, è stato invitato a fare una visita, per quanto rapida, a questi lunaparkisti, che stavano smobilitando per andare altrove. Il Pastore si è informato con interesse della loro attività, ha approfittato per dire una Parola di vita fatta su misura della loro situazione e partecipare a una loro preghiera; ma prima di concludere con la benedizione aveva raccomandato di avvisarlo, in una prossima volta, per tempo così da predisporre lì fra di loro anche la celebrazione eucaristica”. (Raffaele Iaria)
 

CEI: al Consiglio permanente l’accoglienza dei profughi

Roma - Si svolgerà da mercoledì 30 settembre a venerdì 2 ottobre a Firenze, a poco più di un mese dall’inizio del V Convegno Ecclesiale Nazionale (9-13 novembre 2013), la sessione autunnale del Consiglio Episcopale Permanente della CEI.
I lavori, che saranno aperti dalla prolusione del Presidente, il card. Angelo Bagnasco, si svolgeranno presso il Convitto della Calza. All’ordine del giorno, oltre agli ultimi preparativi in vista del Convegno Ecclesiale Nazionale, ci sono l’elezione dei membri delle Commissioni Episcopali e del Consiglio per gli affari giuridici, le indicazioni da offrire alle diocesi italiane circa l’accoglienza dei profughi in risposta all’appello del Papa, e una riflessione sul percorso suggerito a livello diocesano in vista dell’Assemblea Generale del maggio 2016 (“La vita e la formazione permanente dei presbiteri”).
 
 

Vescovi Lombardia: incontro su situazione rifugiati

Milano - I richiedenti asilo (che è solo una parte del lavoro di accoglienza dei migranti svolto dalla Chiesa) nelle dieci diocesi lombarde sono complessivamente 3366 i posti offerti e impegnati dai migranti. Il dato è stato fornito dalla Conferenza Episcopale Lombarda riunitasi presso il Centro di Spiritualità di Caravaggio e presieduta dall'Arcivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola. Nel confronto i vescovi hanno evidenziato “la grande disponibilità e lo sforzo delle singole comunità cristiane per l'accoglienza”. Al tempo stesso hanno auspicato che “le Autorità competenti snelliscano e velocizzino le procedure per il riconoscimento dello status giuridico dei richiedenti asilo: occorrono infatti circa 18/20 mesi di tempo affinché trovino risposta le domande di asilo”. I presuli lombardi sottolineano come sia importante disporre di “regole chiare per rendere possibile l'impiego attivo del tempo dei migranti ospiti offrendo loro la possibilità di eseguire forme di lavoro volontario”.
 

Tra i profughi siriani giunti in Svizzera: una casa per Mohammad

Winterthur - Non sono solo l’Italia, la Grecia o i Paesi dei Balcani a fare fronte, in questi mesi, al massiccio arrivo di profughi. Alla fine del 2014, in Svizzera si contavano infatti circa 50.000 procedure di richieste di asilo. La maggior parte riguardavano cittadini provenienti dall’Eritrea (9.851), dalla Siria (7.041) e dall’Afghanistan (4.071). E il bilancio 2015 dello Stato ha previsto 1,3 miliardi di franchi per l’immigrazione: il 79 per cento per l’assistenza ai profughi, le spese per il rimpatrio, i costi dell’integrazione e la gestione internazionale della migrazione.
Da quando è esploso il conflitto in Siria, la Svizzera ha destinato 178 milioni di franchi agli aiuti umanitari, soprattutto a sostegno della Croce rossa. Quest’anno, secondo la segreteria della Migrazione, sono stati aggiunti 20 milioni di franchi ai 30 già stanziati per sostenere la popolazione in Siria. In queste ore è stata resa pubblica la decisione di riservare altri 70 milioni alla voce asilo.
Anche la Chiesa, come spiega Daniel Kosch, segretario generale della Conferenza episcopale, ha previsto buone soluzioni per aiutare i profughi. La maggior parte delle iniziative è gestita attraverso la Caritas. Per esempio si mettono a disposizione di tutti gli spazi fruibili, come le sale parrocchiali, per la cura dei bambini, i corsi di lingua tedesca per adulti e le attività di incontro e di svago.
Nelle varie città e comunità del paese i profughi devono però confrontarsi con la realtà quotidiana: devono trovare un lavoro e un alloggio, comunicare in un’altra lingua, scontrarsi con le differenze culturali e con gli atteggiamenti di diffidenza e di rifiuto. “Non siamo interessati ad affittare la nostra casa a questo tipo di persone, grazie”, è la risposta comune dei proprietari quando si chiede un immobile per i profughi. Altre volte non possono affittarla perché sono in troppi rispetto allo spazio disponibile. “Perché non possono vivere più di cinque persone in una casa? Noi restiamo tutti insieme: nonni, figli, fratelli, l’intera famiglia!”, dice Mohamed Mohammad, un curdo siriano che con sua moglie, Giylan, e le sue tre figlie è in Svizzera da un anno e ancora non ha trovato un alloggio da affittare. Vivono in cinque in una stanza con due letti a castello in uno dei centri per profughi a Winterthur. Lì i richiedenti asilo devono restare, in teoria, dai tre ai sei mesi, fino a quando la loro situazione non viene esaminata e ricevono lo status di rifugiati, oppure vengono rispediti nel loro Paese di origine o in un terzo Paese di accoglienza. Mohammad e sua moglie hanno già il passaporto di tipo b che permette loro di restare nel territorio a tempo indefinito, rinnovandolo ogni anno. Mohammad potrebbe anche lavorare. Ma prima non solo deve imparare il tedesco ma deve anche capire il “sistema”. “Siamo stati all’ospedale a visitare un amico, un fratello — spiega — e non ci hanno fatti entrare tutti nella stanza. Il signore del letto accanto era infastidito perché eravamo molti, com’è normale, e invece lui era triste, solo. Perché è così? Noi ci siamo sempre gli uni per gli altri. Da quando siamo arrivati non abbiamo mai sofferto la fame”.
Secondo Mohammad, tra veri fratelli, ossia tra concittadini e anche amici, ci si aiuta, perché siamo tutti figli di Dio. “Quelli che uccidono e si uccidono in nome di Allah non sono musulmani, questa non è religione. Sono pazzi!”. Alcuni mesi fa Mohammad ha cercato un dottore che parlasse curdo. Ha poi preso un appuntamento con un medico arabo — la direzione del centro di accoglienza dispone di un elenco di medici che parlano diverse lingue e le cui prestazioni sono coperte da assicurazione — ma non sembra aver risolto i suoi problemi. “La mia testa non sta ancora bene. In Siria ho ricevuto scariche elettriche per un anno. Mi sento ancora strano e devo spiegarlo al dottore, ma nella mia lingua”.  Le figlie di Mohammad e Giylan vanno ogni giorno nella scuola più vicina al loro quartiere dove vivono un gran numero di immigranti. Hanno imparato il tedesco più rapidamente dei genitori e, secondo questi ultimi, stanno dimenticando il curdo. Per la madre vivere nel centro di accoglienza è angosciante perché ci sono troppi uomini (la maggior parte africani). “Quando vado a cucinare, è pieno di uomini e devo chiedere loro di farmi spazio per usare un fornello. È un grande stress per me. Non m’importa di vivere in una casa di due sole stanze; qualsiasi cosa è meglio di qui”. Ma anche in Svizzera ci sono forze politiche che alimentano la retorica della distinzione, che tracciano una frontiera tra loro e noi. “Loro” ai quali non affittiamo i nostri immobili. “Noi” che non vogliamo più centri di accoglienza nel cantone di Zurigo, centro economico del “nostro Paese”; perché il “nostro” mercato del lavoro, i “nostri” posti di studio e la “nostra” sicurezza sono minacciate dall’arrivo di più gente come “loro”: immigranti che entrano in modo disordinato. Il problema è che tra “loro” si trovano persone e famiglie come quella di Mohammad che vorrebbero tornare nella propria casa in Siria e non possono. Ma che non ne trovano neppure una qui. (Karina Alarcón – Osservatore Romano)
 
 

Ci sono eventi che modificano le tue idee, o addirittura ti cambiano la vita!

Lampedusa - “Proprio uno di questi eventi, il 3 ottobre 2013, ha scosso le mie idee e la mia vita. Il pensiero del giorno dopo è stato: posso fare qualcosa per coloro che arrivano a Lampedusa, almeno per i giovani e per i bambini?”. A questa domanda Mario Berenati, fondatore e segretario dell'Associazione Culturale Fumettomania Factory dal 1991, ha risposto con “Sulla stessa barca”, l'iniziativa socio-culturale benefica, nata in Sicilia, ideata e promossa da Benenati e da Marco Grasso, curatore di mostre ad Etnacomics nel 2013, 2014 e 2015. Convinti della forza espressiva e comunicativa del medium fumetto, hanno rivolto un invito ai disegnatori professionisti per la realizzazione di un'opera legata al tema della migrazione e dei popoli in fuga. All'iniziativa hanno aderito circa 55 disegnatori professionisti di fumetti e “La Scuola del Fumetto” di Palermo, quest'ultima con circa 30 storie realizzate dai propri allievi. Dopo 17 mesi e 12 mostre in giro per mezza l'Italia, l’iniziativa sbarcherà, l'1 ottobre 2015, nell'Isola dove tutto è iniziato, Lampedusa, con 54 opere magnifiche e un testimonial d'eccezione: Corto Maltese (il celebre character di Hugo Pratt), simbolo delle storie di mare che tutti vorremmo leggere, contrariamente alle tristi notizie di cronaca che giungono dal Mediterraneo. La mostra sarà visitabile presso i locali della Parrocchia di San Gerlando,  dal 1 al 5 ottobre 2015. Sono 30 le opere ancora acquistabili, il cui ricavato, insieme agli ultimi fondi raccolti a Lamezia Comics&Co (lo scorso 11-13 settembre), a quelli che si raccoglieranno a Lampedusa ed infine a  quelli che si potranno raccogliere di nuovo a Barcellona P. G. nella conclusione dell'iniziativa a fine novembre, sarà devoluto ad Ai.Bi. - Associazione Amici dei Bambini. L’associazione offre un sostegno ai giovani migranti, prepara un’accoglienza degna, tipo familiare, ai minori stranieri non accompagnati e soprattutto in Sicilia e a Lampedusa interviene nelle necessità legate agli sbarchi. La tappa di Lampedusa è organizzata dal “Forum Lampedusa Solidale”, un gruppo costituito e formato da varie Associazioni locali e non, da persone che singolarmente sono impegnate nella solidarietà e da operatori pastorali che si occupano di accoglienza dei migranti e dei bisogni della comunità locale. L’iniziativa viene realizzata nell’ambito delle giornate di commemorazione del naufragio del 3 ottobre 2013, durante le quali la popolazione, assieme ad alcuni ragazzi eritrei superstiti di quella tragedia e ritornati per l’occasione, ricorderà quel tragico evento in cui furono in 366 a perdere la vita e lancerà nuovamente un appello affinché non accada di nuovo. (Maria Veronica Policardi, operatrice Ai.Bi. Associazione Amici dei Bambini)
 
 
 
 

Manconi: modelli di accoglienza sbagliati base per pulsioni xenofobe

Milano - Modelli di accoglienza sbagliati sono alla base per pulsioni xenofobe. Ad affermarlo è stato questa mattina il Senatore Luigi Manconi, Presidente della Commissione straordinaria tutela e promozione diritti umani del Senato della Repubblica concludendo i lavori della presentazione, all’interno dell’Expo di Milano, del Rapporto Protezione Internazionale promosso da Anci, Caritas Italiana, Fondazione Migrantes, SPRAR in collaborazione con l’UNHCR. Per Manconi l’accoglienza diffusa dei Comuni rappresenta un “modello virtuoso”. Oggi la questione immigrazione rappresenta “la più grande questione politica per la nostra società”. Noi – ha aggiunto – abbiamo bisogno degli stranieri sia sotto il profilo culturale, sociale, politico, demografico. E ne abbiamo bisogno “almeno quanto gli stranieri hanno bisogno di noi”. Un campo di battaglia “fondamentale” che va combattuta per svegliare la politica e renderla “meno codarda”. La convivenza – ha poi spiegato – non è una prospettiva “radiosa” ma è qualcosa di “faticoso” e talvolta “dolorosa” ma unica alternativa ad una guerra etnica che abbiano ancora la forza di evitare.
 

UE: le decisione del Consiglio d’Europa sul tema migratorio

Bruxelles - “Abbiamo deciso una serie di priorità immediate e abbiamo avuto una discussione approfondita su come conseguire soluzioni sostenibili nel lungo periodo”. È quanto si legge nella dichiarazione finale del Consiglio europeo straordinario e informale (in quanto tale non produce conclusioni “ufficiali”) dei 28 capi di Stato e di governo Ue, svoltasi ieri sera a Bruxelles e conclusasi alle prime ore del giorno. Un confronto serrato, non privo di spigoli, stando a quanto raccontano gli “sherpa” che hanno assistito alle discussioni. “Abbiamo riconosciuto tutti che non esistono soluzioni facili e che questa sfida può essere gestita soltanto lavorando insieme, in uno spirito di solidarietà e di responsabilità. Nel frattempo dobbiamo tutti sostenere, applicare e attuare le norme esistenti, compreso il regolamento Dublino e l’acquis di Schengen”. Dunque nessun arretramento né innovazione nei Trattati finora in vigore. Questi gli impegni assunti, da avviare prima del Consiglio Ue di metà ottobre, dove si tornerà a fare il punto della situazione sui profughi: “far fronte alle urgenti esigenze dei rifugiati nella regione aiutando l’Alto commissariato Onu per i rifugiati, il Programma alimentare mondiale e altre agenzie con almeno un ulteriore miliardo di euro”; “assistere Libano, Giordania, Turchia e altri Paesi nell’affrontare la crisi dei rifugiati siriani”, con maggiori fondi. Tra gli impegni assunti dal Consiglio europeo terminato questa notte figurano ancora: “intensificare il dialogo con la Turchia a tutti i livelli, anche in occasione della prossima visita del presidente turco (5 ottobre), al fine di rafforzare la nostra cooperazione in materia di contenimento e gestione dei flussi migratori”; “assistere i paesi dei Balcani occidentali nella gestione dei flussi di rifugiati” (per l’8 ottobre sarà organizzata una Conferenza sulla rotta dei Balcani); “aumentare il finanziamento del Fondo fiduciario di emergenza per la stabilità e la lotta contro le cause profonde della migrazione irregolare e del fenomeno degli sfollati in Africa” (su questi temi si svolgerà un summit a Malta l’11-12 novembre”. Inoltre si prevede di rafforzare i controlli alle frontiere esterne, e di avviare i “Punti di crisi” (o Hot spot) per garantire l’identificazione, la registrazione e il rilevamento delle impronte digitali dei migranti, e “nel contempo assicurare la ricollocazione e i rimpatri, al più tardi entro novembre 2015”. Ulteriori impegni riguardano la situazione in Siria, l’applicazione della politica comune di asilo, e ulteriori stanziamenti di bilancio per tutto il nodo-migrazioni. Positivi al termine del summit i commenti di tutti i protagonisti (da Tusk a Juncker, da Merkel a Renzi), mentre dai quattro Paesi dell’est che si erano opposti alla redistribuzione dei profughi non sono giunti veri ostacoli all’intesa a 28. (Sir Europa)
 
 

Migrantes: accoglienza nel segno della misericordia

Milano – I rifugiati di domani saranno sempre di più quelli ambientali. Per questa manca una normativa e si registra una lacuna di mandato. Lo ha sottolineato questa mattina il delegato UNHCR per il Sud Europa, Laurens Jolles, intervenendo ad un convegno all’Expo di Milano in occasione della presentazione del Rapporto Protezione Internazionale promosso, tra gli altri, da Fondazione Migrantes, Anci, Caritas Italiana e in collaborazione dell’UNHCR.
Per Mario Morcone, responsabile del Dipartimento Libertà Civili del Ministero degli Interni, sul tema dell’accoglienza come italiani “abbiamo vissuto un enorme pregiudizio europeo”.
Il recente appello del Papa ad accogliere, in ogni parrocchia una famiglia, rientra nell’Anno della misericordia da lui voluto, ha ricordato mons. Gian Carlo Perego, Direttore generale della Fondazione Migrantes. Il Papa si rivolge a tutta l’Europa: un appello che rappresenta un “valore aggiunto” in questo cammino di Chiesa ad una accoglienza che è anzitutto una provocazione sul piano culturale e pastorale. L’accoglienza – ha spiegato mons. Perego – è un segno concreto per cominciare a dare una prima risposta e stimolare il coinvolgimento di tutti. Un segno di partecipazione sulla quale la Chiesa oggi punta molto.
L’azione della Chiesa – ha spiegato il direttore di Migrantes - vuole aiutare ad una cultura e ad una sensibilità nuova su questi temi. I vescovi italiani presenteranno, proprio nei prossimi giorni, un vademecum per aiutare le parrocchie ad una accoglienza diffusa. Anche questo un segno concreto. (Raffaele Iaria - Milano)
 
 

Protezione Internazionale: l’Europa oggi è debole sui diritti dei rifugiati

Milano – Popolazioni costrette a migrazioni forze causate dalle guerre, ma non solo. C’è chi scappa dal proprio Paese e cerca rifugio nelle “terre d’altri” anche a causa dei disastri ambientali. Se ne è parlato oggi al Conference Centre di Expo dal titolo “Le migrazioni forzate nel Mediterraneo e nel resto del mondo: la terra, fattore di espulsione”. Durante il convegno è stato presentato il Rapporto sulla protezione internazionale in Italia a cura di Caritas Italiana, Fondazione Migrantes, ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani), Cittalia, SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati) e in collaborazione con l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR).
Per mons. Giancarlo Perego, Direttore generale della Fondazione Migrantes l’Europa oggi è “debole” sui diritti dei rifugiati. Il “sonno” dell’Europa “nega la sua identità solidale”.
Laurens Jolles, Delegato UNHCR ha evidenziato la sua attenzione sui rifugiati siriani che “fuggono dal loro Paese perché hanno perso la speranza del rientro”.
Per il Prefetto Mario Morconi, Capo del Dipartimento Libertà Civili del Ministro dell’Interno in questi 2 anni “abbiamo cercato di costruire  infrastrutture e accoglienza stabile”.
Per il rappresentate del Viminale la ripartizione delle quote decisa ieri a Bruxelles rimette in discussione l’ accordo di Dublino.
Daniela Di Capua, Direttrice del servizio centrale dello SPRAR ha evidenziato il bisogno di definizioni di politiche nazionali di autonomia dei rifugiati altrimenti tutta la filiera dell’accoglienza “non ha valore concreto senza coordinamento unico”.
Il Rapporto Protezione Internazionale per Matteo Biffoni, Sindaco di Prato e delegato ANCI per l’immigrazione fa finalmente chiarezza sul tema dei rifugiati in Italia ed ha sottolineato come il fenomeno migratorio oggi “è gestibile, non è emergenza” chiedendo, quindi, una ripartizione di accoglienza in tutti i comuni italiani. “Stiamo lavorando per questo affinché ognuno faccia la propria parte” in una accoglienza diffusa e dignitosa su tutto il territorio nazionale. (Raffaele Iaria inviato a Milano)
 
 

Austria: rifugiati e profughi ospiti d’onore nelle diocesi nella “domenica dei popoli”

Vienna - In occasione della “domenica dei popoli”, il 27 settembre, la Chiesa austriaca celebrerà l‘impegno e la scelta degli ultimi: saranno i rifugiati e i profughi gli ospiti d‘onore che verranno festeggiati in tutte in tutte le diocesi. Il motto della giornata – riferisce l’Agenzia SIR -  sarà “Chiesa senza confini, madre di tutti”. L‘aiuto per l‘emergenza immediata “non è una questione di politica, ma è di tutti”, ha sottolineato Johannes Gönner, rettore della "Rektorat Arge Aag - Comunità cattoliche di Africa, Asia e America Latina in Austria” di Vienna, in un intervento per l‘agenzia Kathpress.at. La diocesi di Innsbruck, nell‘invito ai fedeli per la Domenica dei popoli ha scritto, citando Papa Francesco, che “Gesù Cristo è sempre al fianco dei migranti e dei rifugiati, degli sfollati e dei senzatetto che hanno l‘aspettativa di essere riconosciuti, e in questo modo Gesù ci chiama a condividere le risorse e, a volte, a rinunciare a un po‘ della nostra ricchezza acquisita". L‘arcidiocesi di Vienna ha sostenuto la costruzione e l‘equipaggiamento di dieci dormitori della Caritas per i minori rifugiati non accompagnati: dopo la messa alle 10.15, celebrata dall‘ausiliare mons. Franz Scharl, nella cattedrale di Santo Stefano, la festa sarà allietata da canti e danze popolari dei “fratelli rifugiati”, nel cortile del Palazzo arcivescovile, quindi si terrà un pranzo comunitario, come a Linz dove sono attese almeno 1.200 persone tra volontari e rifugiati. Ai fornelli gli stessi immigrati.
 

“Le migrazioni forzate nel Mediterraneo e nel resto del mondo”: oggi convegno all’Expo

Milano – Popolazioni costrette a migrazioni forze causate dalle guerre, ma non solo. C’è chi scappa dal proprio Paese e cerca rifugio nelle “terre d’altri” anche a causa dei disastri ambientali. Le crisi umanitarie prodotte da eventi naturali resi sempre più catastrofici dai cambiamenti climatici coinvolgono tra gli altri anche soggetti vulnerabili come donne e minori non accompagnati, apolidi e vittime di tratta e di grave sfruttamento. A questo tema è dedicato il convegno organizzato a Expo Milano 2015, questa mattina dalle ore 11 al Conference Centre dal titolo “Le migrazioni forzate nel Mediterraneo e nel resto del mondo: la terra, fattore di espulsione”. La riflessione trarrà spunto dai dati del II Rapporto sulla protezione internazionale in Italia a cura di Caritas Italiana, Fondazione Migrantes, Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani), Cittalia, Sprar (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati) e in collaborazione con l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR). In particolare sarà analizzato con puntualità il ruolo dello Stato, degli enti locali e del terzo settore in stretta relazione con il tema delle migrazioni forzate e dell'accoglienza dei richiedenti protezione internazionale nel nostro Paese. Interverranno Matteo Biffoni, Presidente dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani della Toscana; Daniela Di Capua, Direttrice del servizio centrale dello Spar; Laurens Jolles, delegato UNHCR per il Sud Europa; Oliviero Forti, Responsabile immigrazione di Caritas Italiana; Luigi Manconi, Presidente della Commissione straordinaria tutela e promozione diritti umani del Senato della Repubblica; Mario Morcone, Prefetto, capo dipartimento Libertà Civili e Immigrazione del Ministero dell’Interno; mons. Gian Carlo Perego, Direttore generale della Fondazione Migrantes.
 

Papa a New York: Migrantes, circa 250 mila gli italiani in Usa

Roma - Il lungo pellegrinaggio del Santo Padre Francesco nel mondo lo porterà, venerdì 25 settembre, ad incontrare i fedeli della città di New York. Grazie all’interessamento dell’Arcidiocesi della Grande Mela la comunità cattolica potrà vedere il Papa durante la Santa Messa celebrata nel Madison Square Garden, lo stesso luogo che accolse, nel 1979, Giovanni Paolo II. Un incontro molto atteso dagli abitanti della metropoli nord americana: risale al 2008, infatti, l’ultimo viaggio di un Papa nella città a stelle e a strisce, quando Benedetto XVI celebrò la funzione nello Yankee Stadium. In fermento la comunità italo-americana e i numerosi italiani di recente immigrazione. Secondo il Rapporto Italiani nel Mondo 2015 che la Fondazione Migrantes presenterà a Roma il 6 ottobre p.v., i cittadini italiani residenti negli Stati Uniti sono 239.098, di cui 113.872 femmine, il 47%. A New York, in particolare, risiedono secondo gli ultimi dati dell’Annuario Statistico del Ministero Affari Esteri e Cooperazione Internazionale, 82.563 italiani (34,2%).
Papa Francesco incontrerà i bambini e le famiglie di immigrati presso la scuola “Nostra Signora, Regina degli Angeli” nel quartiere Harlem, per molto tempo popolato, soprattutto nella zona est, da italiani o italo - americani, al punto da essere denominato Italian Harlem. È proprio in questo luogo che, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, grazie ai flussi migratori provenienti dal Regno d’Italia, soprattutto dalle regioni meridionali nacque una delle tante “piccole Italie” diffuse nella città americana. Negli anni Trenta vi abitavano circa 100.000 italiani. Oggi, a seguito dei cambiamenti dei flussi migratori, che vedono protagonisti i portoricani, il quartiere è conosciuto come lo Spanish Harlem.
Nonostante oggi gli italiani non siano più così numerosi nel quartiere, il legame con il Paese di origine non si è spezzato: non solo l’East Harlem è gemellato con la città di Brusciano (NA) in Campania ma le tradizioni della piccola cittadina campana sono ancora vive nel sobborgo newyorkese. Un esempio è costituito dalla Festa del Giglio celebrata ogni anno nel mese di agosto, in onore di Sant’Antonio di Padova.
New York ospita tuttora molti italiani, non solo nell’East Harlem, o nella classica e famosa Little Italy ma anche nel Bronx, a Brooklyn, nel Queens e nello Staten Island, tutti in attesa dell’arrivo del Santo Padre.
 

Spagna: i Salesiani preparati per l’accoglienza dei rifugiati

Madrid - La risposta delle comunità salesiane in Spagna alla crisi dei rifugiati in Europa diventa sempre più concreta. Il Superiore dell'Ispettoria Spagna - San Giacomo Maggiore, don Juan Carlos Pérez Godoy, ha ricordato attraverso un comunicato - riportato da Ans - la disponibilità delle case salesiane della sua Ispettoria ad accogliere i rifugiati e ad offrire loro la cura e la dedizione proprie degli ambienti salesiani.

 

Preghiere senza confini

Ragusa - Tante nazioni, tanti colori, una preghiera unica. Il Centro accoglienza di via Carducci a Ragusa ha ospitato un momento di preghiera ecumenica, alla presenza dei volontari europei della CVX, che in queste settimane stanno operando in tre Centri della rete Sprar per richiedenti e titolari protezione internazionale, gestiti dalla Fondazione “San Giovanni Battista”. L'ampio cortile della struttura ha accolto, dunque, stranieri di fede diversa, ma animati da un medesimo anelito di fratellanza. “Preghiamo Dio – spiega Tonino Solarino, presidente della Fondazione – perché ci insegni a vivere insieme e perché possiamo imparare a vivere la relazione con l'altro come un dono e non come un problema. Ci rivolgiamo a Dio perché cristiani e musulmani possano riconoscersi quale dono reciproco. Vogliamo bene alla nostra religione, ai nostri antenati e alle nostre radici e per questo siamo grati a Dio. Ma la cosa più importante è capire che, innanzitutto, siamo tutti esseri umani e figli di uno stesso Dio, che chiamiamo in modo diverso. Pregare e mangiare in comunione sono due strade per imparare a vivere insieme”. Un pensiero di gratitudine va ai volontari europei. “Per noi e per le persone che accogliamo – conferma Solarino – la loro presenza è una grande benedizione. Sono ragazzi, uomini e donne che hanno deciso di donare il loro tempo e parte della loro vita. Ci auguriamo che questa esperienza possa arricchirli”. Letture dal Corano e dalla Bibbia e canzoni di ispirazione spirituale hanno risuonato nel corso di un pomeriggio in cui la preghiera si è fatta gioia e dove la speranza ha trovato un solido appiglio. L'evento, riservato agli ospiti dei Centri Sprar, si pone come seguito naturale del “Festival delle Relazioni”, che la Fondazione San Giovanni Battista ha realizzato nella scorsa primavera, dedicato appunto al dialogo interreligioso. I 26 volontari europei, che finora si sono succeduti nei Centri “Farsi prossimo”, “Famiglia amica” e “Vivere la vita”, provengono da Portogallo, Spagna, Belgio, Germania, Svizzera, Italia, Malta, Austria e Lussemburgo. “Continueremo ad essere presenti nei Centri della Fondazione – spiega Laura Scaglia, responsabile della CVX – fino al prossimo gennaio. Siamo molto contenti delle esperienze fatte finora”.  (Antonio La Monica – Migrantes Ragusa)
 

Lampedusa: partito primo hotspot italiano

Lampedusa - In Italia ne sono previsti cinque, ma prima di avviare gli “hotspot” con i quali identificare e smistare i richiedenti asilo, da ieri è cominciata una fase di test a Lampedusa. Una sperimentazione che prelude all’apertura definitiva, che dopo il via libera dell’UE al sistema delle “quote” viene oramai data per scontata. Angelo Malandrino, vice capo dipartimento Libertà civili e immigrazione del Ministero dell’Interno, ha confermato all’agenzia Dires che quello di Lampedusa è stato inaugurato “in via sperimentale da lunedì sono circa 250 le persone identificate, in prevalenza eritree. Dopo l’identificazione le persone vengono trasferite nei centri di accoglienza”.
Intanto non allenta la pressione lungo la rotta orientale, che sta causando tensioni tra diverse capitali. La Croazia ha deciso di revocare il blocco del traffico pesante in ingresso dalla Serbia, ma
solo per i camion che trasportano beni deperibili. Lo riferisce la radio di Stato, riportando una comunicazione del governo. Il blocco, imposto lunedì mattina, aveva provocato una coda di 12 chilometri lungo l’autostrada Zagabria-Belgrado. L’Ungheria, dal canto suo, non cessa i lavori per l’estensione della barriera metallica con cui scoraggiare l’accesso dei richiedenti asilo. La maggioranza delle carovane di profughi ha scelto di aggirare Budapest, specialmente orientandosi verso i Paesi che si affacciano sull’Adriatico (Croazia e Slovenia) per raggiungere poi Austria e Germania.  In Baviera il flusso è tornato a crescere. Secondo la direzione della polizia locale tra lunedì e ieri sono arrivati oltre 11 mila migranti nella regione della Germania meridionale. Domenica gli arrivi erano stati 5.300. In Croazia sono state registrate 36mila persone. La grande maggioranza entra in Croazia dalla Serbia nei pressi dei valichi di Ilok e Tovarnik, per venire poi scortati dalla polizia nel grande centro di accoglimento nel vicino Opatovac, sul Danubio, dove il loro numero non è mai sceso sotto i 2500. (Nello Scavo)
 

Profughi: il piano UE passa a maggioranza

Bruxelles - La decisione, quella ufficiale, giuridica e vincolante, sulla ridistribuzione di 120.000 richiedenti asilo da Italia e Grecia (in due anni) ieri è arrivata davvero, sancendo l’isolamento di quattro Paesi dell’Est. Dopo giorni di faticosissimi negoziati alla ricerca di un consenso unanime, ieri si è ripetuto – ma in toni, raccontano, molto più pacati – lo scenario del 14 settembre,  con una vastissima maggioranza degli Stati a favore della ridistribuzione e solo Slovacchia, Ungheria, Repubblica Ceca e Romania contrarie. Solo che questa volta urgeva una decisione legale, anche per sgravare il Consiglio Europeo di oggi, la presidenza lussemburghese dell’UE ha dovuto ricorrere al voto a maggioranza qualificata, ampiamente raggiunta (la Polonia si è schierata con la maggioranza, astenuta la Finlandia). La speranza è che una maggiore unità possa emergere dai leader al vertice odierno, che si occuperà del dialogo con la Turchia e del sostegno ai campi profughi intorno alla Siria per arginare all’origine i flussi migratori. Proprio ieri l’Ocse ha pubblicato un rapporto in cui si parla di una “crisi senza precedenti dei rifugiati” in Europa con una stima di un milione di richieste di domande di asilo nel 2015, di cui tra 350-450.000 potrebbero ottenere l’asilo.
Certo è che adesso tutti gli Stati membri (salvo la Gran Bretagna e la Danimarca che godono di un’eccezione) dovranno partecipare alla ridistribuzione di 15.600 richiedenti asilo dall’Italia (da sommare ai 24.000 già decisi nel primo piano di emergenza di ridistribuzione) a 50.400 dalla Grecia (da sommare ai 16.000 del primo piano). Vale anche per i Paesi "ribelli", compresa l’Ungheria, che invece nel piano della Commissione doveva essere tra i Paesi beneficiari della ridistribuzione (Budapest ha rifiutato). E intanto Praga ha minacciato un ricorso alla Corte UE. Unico artificio: le quote sono quelle calcolate dalla Commissione, ma non si specificano i criteri "obiettivi" (Pil, popolazione...), così da poter dire che sono state “volontariamente” scelte. “L’Italia ha ottenuto quello che voleva e ha portato a casa un risultato a cui otto giorni fa nessuno credeva, 40.000 migranti andranno via dall’Italia nei prossimi mesi” ha detto il Ministro dell’Interno Angelino Alfano, che ha parlato però di un “ritardo di due anni”.
In realtà la decisione si applica per ora solo per i 66.000 previsti da Italia e Grecia, visto che i 54.000 che nei piani della Commissione dovevano essere trasferiti dall’Ungheria sono "congelati" per un anno. In linea di principio saranno trasferiti anch’essi da Italia e Grecia, ma si prevede la possibilità che, qualora la Commissione individui un’emergenza per un altro Stato, i trasferimenti di tutti o parte di questo contingente possano avvenire da quel Paese. Una possibilità aperta a tutti, “pure per la Germania, anche se non vuol dire che lo chiederemo” ha precisato il ministro dell’Interno tedesco, Thomas De Maizière. Una questione per il futuro, per i 66.000 Berlino si accolla il 26%, la quota più elevata. Rimane infine la possibilità per gli Stati di chiedere, adducendo validi motivi validati dall’Ue, di non accogliere il 30% della quota per massimo un anno.
L’altro aspetto della decisione è il forte pressing che si fa su Italia e Grecia per accelerare sui centri di registrazione e prelievo di impronte digitali (hotspot) con il sostegno di funzionari di varie agenzie Ue. “La registrazione – ha ammonito il primo vicepresidente della Commissione Europea, Frans Timmermans – dovrà avvenire in fretta”.  La Commissione ha preannunciato per oggi una raffica di procedure d’infrazione proprio sul fronte delle procedure di identificazioni dei migranti e richiedenti asilo per molti Stati membri, Italia inclusa. “La vera procedura che l’Europa deve aprire nei confronti dell’Italia – ha commentato Alfano – è la procedura di ringraziamento per quello che abbiamo fatto”. Sullo sfondo, la questione della protezione delle frontiere esterne dell’area Schengen, “dovrà migliorare” ha avvertito il tedesco De Maizière. Anche di questo si parlerà al vertice di oggi. (Giovanni Maria Del Re – Avvenire)
 
 

Migranti: un “mare di bambini” a Ragusa neonatologi e pediatri a convegno

Ragusa - Tra le migliaia di migranti in fuga dalla povertà e dalla guerra ci sono anche moltissimi minori, che necessitano di assistenza e accoglienza specifiche. Con l’obiettivo di condividere e promuovere attività d’intervento assistenziali e sanitarie a supporto dei numerosi neonati e bambini che sbarcano sulle nostre coste, si terrà oggi alle ore 17.30, presso “Spazio Cultura Meno Assenza” di Pozzallo (RG), il convegno “Un mare di bambini” organizzato da Biomedia insieme alla Sin (Società di neonatologia) e alla Sip (Società italiana di pediatria). Il coinvolgimento delle Società scientifiche, Sin e Sip, è fondamentale: presa coscienza delle esigenze e difficoltà organizzative e sanitarie che gli operatori di primo soccorso incontrano quotidianamente, sono chiamate a proporre percorsi di formazione medica continua per i volontari e nuove strategie di intervento condivise tra operatori, medici neonatologi e pediatri. Un ulteriore supporto alle Istituzioni, ai medici di sbarco, agli operatori sociali e ai responsabili dell’emergenza di Pozzallo, da sempre impegnati attivamente nell’accoglienza dei profughi. L’incontro, realizzato con il patrocinio del Comune di Pozzallo e dell’Asp di Ragusa è moderato da Giuseppe Agosta, presidente di Biomedia. Parteciperanno, tra gli altri, Costantino Romagnoli, presidente Sin; Luigi Ammatuna, sindaco di Pozzallo; Annunziato Vardè, prefetto di Ragusa. (SIR)
 

Il dentista e la partoriente

Messina - Una traversata lunghissima, durata dodici giorni, quella che si è conclusa la settimana scorsa a Messina, quando da un pattugliatore croato e da una nave della Guardia di Finanza sono scesi, tutti salvi, i 280 migranti soccorsi qualche ora prima nel Canale di Sicilia. Tra di loro anche una donna somala che, grazie all’aiuto di un “profugo” dentista, proprio su quel barcone partito dall’Egitto, ha partorito il suo piccolino. Un viaggio lunghissimo, soprattutto per quel neonato che non poteva più aspettare e ha deciso di aprire i suoi occhi al mondo. Solo qualche giorno prima, il 13 settembre, quella che doveva essere invece una semplice traversata, perché di qualche ora, è costata la vita a 34 disperati che tentavano di raggiungere le isole greche partendo dalla Turchia. Su quella vecchia barca di legno, nel Mar Egeo, gli occhi questa volta li hanno chiusi e senza volerlo 15 bambini. Parliamo di vita e di morte, questi due avvenimenti così importanti nella storia di ogni uomo che nel caso di un siriano, eritreo, somalo, gambiano o senegalese che sia, cominciano a diventare, per qualcuno che sta dall’altra sponda semplicemente ad osservarli, solo circostanze di cui parlare e discutere, un giorno o forse due. A queste notizie sembra che qualcun altro si stia anche abituando, tanto da sconvolgersi solo per qualcosa di più grosso o che riguardi grandi numeri. Per fortuna sulla stessa sponda c’è ancora chi sinceramente si commuove e si emoziona alla notizia di entrambi e soprattutto non si ferma soltanto a quell’immagine che in quel momento sta facendo il giro del mondo, ma va oltre, s’interroga, cerca di capire perché avviene tutto ciò. Molto spesso, sia della vita e sia della morte in mare, non ci sono foto che possano provare a smuovere le coscienze, perché solo questo deve fare la foto di un piccolino straziato sulla spiaggia, ancora di più se sono quelle di chi ha il potere di cambiare il corso degli eventi. Intanto, tra un naufragio e l’altro si sollevano discussioni fra i vertici internazionali, soprattutto in questi ultimi giorni che finalmente si decidono le “famose” e “temute” quote… ma sono numeri e sempre numeri. Nel frattempo, invece, c’è stato sempre chi ha provato a fare qualcosa, contribuendo anche in minima parte a cambiare la storia di questi piccoli e grandi uomini e donne, anche di quanti non hanno la forza per affrontare questi esodi e rimangono, rischiando, nelle loro terre. Ma quale sarà il futuro di tutta questa gente? Quale terra liberamente calpesteranno? Interrogativi che pesano come macigni sulle nostre coscienze, ma alla fine la discriminante è quella di una protezione che deve essere assicurata ad ogni uomo, di un’accoglienza che non può essere dettata da calcoli matematici di quote o da buonismi che nascondono interesse a una presenza demografica così importante. L’interesse fondamentale deve essere la difesa della vita di chi fugge da luoghi di guerra e di morte. “Benvenuto a Messina piccolo somalo”! (Maria Veronica Policardi, operatrice Ai.Bi. Associazione Amici dei Bambini)