Firenze – Don Ivan Maffeis e mons. Giuseppe Baturi sono i nuovi sottosegretari della Conferenza Episcopale Italiana...
Primo Piano
Migrazioni: la nuova commissione episcopale
Firenze – Il Consiglio Episcopale Permanente, conclusosi oggi a Firenze, ha provveduto al rinnovo delle dodici Commissioni Episcopali della Cei: è stato l’occasione – si legge nel comunicato finale dei lavori - per un confronto sulle loro modalità operative, sul loro rapporto con gli Uffici della CEI e sulla loro funzione in ordine alla comunione dell’Episcopato italiano...
Cei: un vademecum sull’accoglienza dei migranti in risposta all’appello del Papa
Firenze – Il Consiglio Episcopale Permanente della Cei, riunito in questi giorni a Firenze, ha dedicato spazio “all’individuazione delle forme migliori con cui promuovere una risposta effettiva ed efficace all’appello del Santo Padre circa l’accoglienza di una famiglia di immigrati in ogni parrocchia, comunità religiosa, santuario o monastero”...
Migrantes: lunedì la Consulta nazionale per le Migrazioni
Roma - Si terrà a Roma, presso The Church Village - Domus Pacis (via di Torre Rossa, 94), dalle ore 10 fino alle 20, l'incontro annuale della Consulta Nazionale per le Migrazioni, che in questa occasione sarà aperto anche ai Delegati/Coordinatori delle Missioni Cattoliche Italiane in Europa.
Dopo il saluto del Presidente della Commissione Episcopale per le migrazioni e della Fondazione Migrantes, Mons. Guerino Di Tora, e dopo l’introduzione del Direttore Generale della Migrantes, Mons. Gian Carlo Perego, saranno offerti una serie di aggiornamenti sulla pastorale delle migrazioni e della mobilità umana.
Dopo il saluto del Presidente della Commissione Episcopale per le migrazioni e della Fondazione Migrantes, Mons. Guerino Di Tora, e dopo l’introduzione del Direttore Generale della Migrantes, Mons. Gian Carlo Perego, saranno offerti una serie di aggiornamenti sulla pastorale delle migrazioni e della mobilità umana.
Rom e sinti: lunedì l’appello “#PeccatoCapitale”
Roma - Dal 13 marzo 2015, giorno in cui Papa Francesco ha annunciato il Giubileo Straordinario della Misericordia, gli sgomberi forzati ai danni delle comunità rom nella Capitale hanno fatto registrare “una decisa impennata”. Lo afferma oggi l’associazione “21 luglio” che in occasione della Giornata Mondiale del Diritto all'Alloggio, lunedì 5 ottobre 2015 presenta e lancia l'appello internazionale “#PeccatoCapitale” per fermare gli sgomberi forzati nel periodo giubilare e presenta il “Briefing sugli sgomberi forzati di comunità rom a Roma in prossimità del Giubileo della Misericordia”. Alla presentazione interverranno mons. Paolo Lojudice, Vescovo ausiliare di Roma; padre Alex Zanotelli, missionario comboniano e Carlo Stasolla, Presidente dell’Associazione “21 luglio”.
Italiani nel mondo: il 6 ottobre la presentazione del Rapporto Migrantes
Roma – La decima edizione del Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes sarà presentato a Roma il prossimo 6 ottobre. A questa edizione hanno collaborato 53 autori, dall’Italia e dall’estero. “Se la storia è davvero maestra di vita – si legge in apertura del volume – il vero fine dell’andare avanti nella riflessione sulle migrazioni è riuscire a far sì che ci sia un giorno in cui la decisione di partire per ogni migrante derivi da una scelta e non da un obbligo”. Alla presentazione interverranno Mons. Guerino Di Tora, Presidente della Fondazione Migrantes, il Direttore di Tv2000 Paolo Ruffini, la Curatrice del Rapporto Delfina Licata, il docente di Demografia e Direttore L.S.A dell’Università Cattolica del Sacro Cuore Alessandro Rosina, che parlerà del tema “Italiani nel mondo: demografia di un Paese in movimento”; il Direttore di AlmaLaurea Marina Timoteo che si soffermerà su “La mobilità dei giovani italiani per studio e formazione”, la Docente di Geografia delle Migrazioni dell’Università “La Sapienza” di Roma Flavia Cristaldi che si soffermerà su “l’emigrazione dei mestieri tra tradizione e modernità e il presidente del Comitato per le Questioni degli Italiani all’Estero del Senato Claudio Micheloni. L’incontro, moderato dal Direttore di “Avvenire”, Marco Tarquinio, sarà concluso da mons. Gian Carlo Perego, Direttore generale della Fondazione Migrantes.
Ismu: le migrazioni in Europa
Milano - Tra il 1° gennaio e il 29 settembre 2015 sono giunti via mare in Europa mezzo milione di migranti, molti dei quali donne e minori in fuga dalla guerra in Siria che cercano protezione in Europa. Il dato è stato diffuso ieri dalla Fondazione Ismu secondo la quale il 75% degli migranti arrivati nei primi nove mesi di quest’anno ha percorso la rotta del Mediterraneo Orientale approdando in Grecia (388mila, principalmente da Siria e Afghanistan). L’Italia invece ha accolto sulle proprie coste 131mila migranti provenienti soprattutto da Eritrea (oltre 30mila), Nigeria (15mila) e Somalia (9mila). Nello stesso periodo hanno perso la vita nel Mediterraneo 2.892 persone, in particolare nella più pericolosa tratta dal Nord Africa all’Italia (90%). Nel mese di settembre tuttavia sono stati registrati numerosi incidenti mortali nel Mediterraneo orientale tra la Turchia e la Grecia, con 160 deceduti in 28 giorni. Sono più di quattro milioni i siriani che hanno abbandonato il loro paese. Secondo l'UNHCR, si tratta della più grave crisi umanitaria degli ultimi 25 anni. Gli sfollati interni in Siria superano i 7,6 milioni. Sono oltre 1,8 milioni i siriani in Turchia, quasi 1,2 milioni in Libano. In Europa le richieste d'asilo presentate da siriani sono state oltre 270.000. Il numero di domande di protezione internazionale presentate in Europa tra aprile e giugno 2015 sono state 213mila, l’85% in più rispetto allo stesso periodo del 2014. In particolare un quinto delle richieste proviene da siriani (44mila) e da afghani (27mila). Nel secondo trimestre del 2015 il più elevato numero di domande è stato registrato in Germania (80mila), in Ungheria (32mila), Austria (17mila) e Italia (15mila). Complessivamente nei primi sei mesi del 2015 sono state circa 400mila le domande di protezione internazionale presentate per la prima volta in Europa, mentre alla fine di giugno risultavano ancora in attesa di risposta dalle autorità nazionali dei diversi stati europei quasi 600mila domande presentate in precedenza (di cui 48mila in Italia). La “rotta balcanica” – riferisce la Fondazione - sta assumendo un importante rilievo per gli arrivi e il transito verso l’Europa. La Repubblica di Macedonia ha dichiarato lo stato di emergenza in agosto, dopo l’aumento massiccio di flussi di migranti ai sui confini meridionali con la Grecia: secondo il Ministero dell’Interno della Macedonia tra il 19 giugno e il 19 settembre sono stati registrati 89.427 migranti, di cui il 17% è costituito da minori con le loro famiglie e il 3% da minori non accompagnati. La media attuale degli arrivi è stimata a più di 6.000 al giorno.
Lampedusa: domani un incontro interreligioso per ricordare la strage del 3 ottobre 2013
Lampedusa – Si terrà domani, 3 ottobre a Lampedusa un incontro interreligioso per ricordare le vittime della strage di migranti che nel 2013 costò la vita a 366 persone e per rinnovare l'impegno delle comunità di fede nell'accoglienza ai profughi che giungono in Europa. L’iniziativa è promossa dalla diocesi di Agrigento, dalla parrocchia di San Gerlando, dalla comunità di Sant’Egidio e dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia.
Lussemburgo: progetto diocesano “Tendi la mano” per accoglienza ai rifugiati
Lussemburgo – Nei giorni scorsi è stato lanciato il progetto della diocesi del Lussemburgo “Tendi la mano”, iniziativa per accogliere e accompagnare rifugiati e migranti, radicato nell’impegno delle parrocchie, delle associazioni e delle comunità religiose. In Lussemburgo – riferisce l’agenzia SIR - sono arrivati a settembre circa mille richiedenti asilo.
Il progetto lavora su più piani: gruppi di volontariato locali vengono preparati ad accompagnare le persone nelle prime fasi dal loro arrivo. Un altro ambito riguarda l’alloggio: al momento sono già all’esame appartamenti vuoti e inutilizzati che potrebbero ospitare i rifugiati, messi a disposizione in queste settimane, dopo l’appello di Papa Francesco rilanciato dall’arcivescovo Hollerich. A coordinare il progetto, curare la formazione e garantire la rete tra i referenti delle singole parrocchie è un gruppo diocesano che collabora anche con le agenzie governative competenti e gli altri attori sociali del territorio. Un sito web è a disposizione con le informazioni sul progetto e sull’attualità e uno spazio per lo “scambio di buone pratiche” tra gruppi locali. “La risposta iniziale e la volontà di aiutare sono grandi”, ha detto Marie-Christine Ries, delegata episcopale, che ha riferito di “gruppi di volontari già formati in alcune parrocchie” e di “oltre 30 persone che hanno già dichiarato la loro disponibilità ad accettare la responsabilità di referenti locali”. Il corso per i volontari partirà il 19 ottobre.
Il progetto lavora su più piani: gruppi di volontariato locali vengono preparati ad accompagnare le persone nelle prime fasi dal loro arrivo. Un altro ambito riguarda l’alloggio: al momento sono già all’esame appartamenti vuoti e inutilizzati che potrebbero ospitare i rifugiati, messi a disposizione in queste settimane, dopo l’appello di Papa Francesco rilanciato dall’arcivescovo Hollerich. A coordinare il progetto, curare la formazione e garantire la rete tra i referenti delle singole parrocchie è un gruppo diocesano che collabora anche con le agenzie governative competenti e gli altri attori sociali del territorio. Un sito web è a disposizione con le informazioni sul progetto e sull’attualità e uno spazio per lo “scambio di buone pratiche” tra gruppi locali. “La risposta iniziale e la volontà di aiutare sono grandi”, ha detto Marie-Christine Ries, delegata episcopale, che ha riferito di “gruppi di volontari già formati in alcune parrocchie” e di “oltre 30 persone che hanno già dichiarato la loro disponibilità ad accettare la responsabilità di referenti locali”. Il corso per i volontari partirà il 19 ottobre.
Fiorella Mannoia a Tv2000: Se la questione immigrazione l’avessero affrontata in tempo oggi tutto questo non sarebbe successo
Roma - “Oggi la nostra politica, che dovrebbe essere lungimirante, non supera le 24 ore, navighiamo a vista verso un ignoto. La politica non deve pensare solo a ciò che accade oggi ma anche alle generazione future. Se la questione immigrazione l’avessero affrontata in tempo oggi tutto questo non sarebbe successo”. Lo ha detto Fiorella Mannoia in una lunga intervista a ‘Bel tempo si spera’ su Tv2000 sottolineando che “l’Africa non ha bisogno di carità, per quanto sia un sentimento nobile, non ha bisogno di persone che vanno a portare il giocattolo al bambino. L’Africa ha bisogno d’infrastrutture, formazione, università. Che ci piaccia o no siamo entrati in una nuova era”. La cantautrice romana ha inoltre ribadito che “non dobbiamo vergognarci della paura, nel vedere arrivare così tanti immigrati” e “non dobbiamo perdere la compassione, la parola più bella del vocabolario, condividere il dolore degli altri nel profondo, il sentirsi partecipe al dolore degli altri”. La Mannoia grande interprete della musica ma anche dei bisogni e delle fragilità degli altri: “Faccio tutto questo per dare un senso alla mia vita, sono stata una donna fortunata, vivo una vita privilegiata, e credo che quando si arriva alla mia età mettere a disposizione un po’ del proprio tempo per delle cause in cui credo, mi sembra quasi un dovere, è come dare un po’ di quel che ho ricevuto, questo dà un po’ il senso del nostro passaggio su questa terra. Non si può pensare solo a se stessi, bisogna anche mettersi a disposizione degli altri”.
Fmi: sessanta milioni di profughi
Washington - Il flusso di rifugiati in Europa è l’ultimo sintomo delle forti tensioni politiche ed economiche in Nord Africa e in Medio oriente: la crisi dei rifugiati cattura l’attenzione dei media nelle economie avanzate, ma non è un evento isolato. Questo il punto nodale dell’intervento del direttore generale del Fondo monetario internazionale (Fmi), Christine Lagarde, sottolineando che conflitti sono in atto in varie parti del mondo e ci sono quasi sessanta milioni di persone costrette a lasciare le loro case.
In un discorso tenuto durante un evento al Council of the Americas, a Washington, Lagarde ha spiegato che “la crisi dei rifugiati non è un evento isolato, per quando catturi l’attenzione dei media nelle economie avanzate. I conflitti sono in corso in varie parti del mondo e ci sono quasi sessanta milioni di persone nel mondo” che sono state costrette a lasciare la loro terra. Secondo Lagarde, la crisi di rifugiati in Europa e Medio oriente “non è solo una questione umanitaria, ma anche economica e colpisce chiunque. Tutti hanno l’obbligo di aiutare”. A parte le sofferenze “che spezzano il cuore e che derivano da conflitti e da migrazione forzata” ha continuato Lagarde, c’è un effetto economico: “Sono oltre duecento milioni le persone senza occupazione nel mondo; ineguaglianze in redditi e ricchezze sono in aumento e le donne continuano a essere svantaggiate sia nelle retribuzioni sia nelle opportunità nel mercato del lavoro”.
Nel frattempo, resta alta l’emergenza in Europa. In Ungheria sono entrati mercoledì 4.255 tra migranti e profughi, circa duemila in meno rispetto alla giornata precedente. Nel darne notizia la polizia locale, citata dai media serbi, ha precisato che solo in 83 casi l’attraversamento della frontiera è avvenuto dalla Serbia, tutti gli altri sono entrati dalla Croazia. Dall’inizio dell’anno gli ingressi illegali di migranti in Ungheria sono stati 291.618. Dall’entrata in vigore il 15 settembre delle nuove norme più severe contro l’immigrazione, sono stati avviati 351 procedimenti penali per attraversamento illegale della frontiera ungherese.
E sempre mercoledì il ministro dell’Interno italiano, Angelino Alfano, ha detto che “l’Europa si sta finalmente muovendo nella direzione giusta” sulla questione dei migranti, ma all’interno dell’Unione “persistono posizioni egoistiche che guardano al problema in un’ottica esclusivamente nazionale”. Sentito dalla Commissione Schengen, il ministro ha fatto un quadro della situazione, partendo da un dato: dall’inizio dell’anno a oggi, sono sbarcati in Italia — quasi tutti provenienti dalla Libia — 130.577 migranti, circa ottomila in meno dello stesso periodo dell’anno scorso, mentre dalle frontiere esterne dell’Unione europea sono entrate complessivamente 506.000 persone, vale a dire il 213 per cento in più rispetto al 2014. Un dato che, secondo Alfano, dimostra “quello che dicemmo già due anni fa dopo la strage di Lampedusa: era inimmaginabile che un tale flusso di profughi utilizzasse solo la via che passa dalla Libia». La soluzione si basa su tre pilastri: il ricollocamento dei migranti, vale a dire la fine del trattato di Dublino, gli hotspot e i rimpatri. (Osservatore Romano)
In un discorso tenuto durante un evento al Council of the Americas, a Washington, Lagarde ha spiegato che “la crisi dei rifugiati non è un evento isolato, per quando catturi l’attenzione dei media nelle economie avanzate. I conflitti sono in corso in varie parti del mondo e ci sono quasi sessanta milioni di persone nel mondo” che sono state costrette a lasciare la loro terra. Secondo Lagarde, la crisi di rifugiati in Europa e Medio oriente “non è solo una questione umanitaria, ma anche economica e colpisce chiunque. Tutti hanno l’obbligo di aiutare”. A parte le sofferenze “che spezzano il cuore e che derivano da conflitti e da migrazione forzata” ha continuato Lagarde, c’è un effetto economico: “Sono oltre duecento milioni le persone senza occupazione nel mondo; ineguaglianze in redditi e ricchezze sono in aumento e le donne continuano a essere svantaggiate sia nelle retribuzioni sia nelle opportunità nel mercato del lavoro”.
Nel frattempo, resta alta l’emergenza in Europa. In Ungheria sono entrati mercoledì 4.255 tra migranti e profughi, circa duemila in meno rispetto alla giornata precedente. Nel darne notizia la polizia locale, citata dai media serbi, ha precisato che solo in 83 casi l’attraversamento della frontiera è avvenuto dalla Serbia, tutti gli altri sono entrati dalla Croazia. Dall’inizio dell’anno gli ingressi illegali di migranti in Ungheria sono stati 291.618. Dall’entrata in vigore il 15 settembre delle nuove norme più severe contro l’immigrazione, sono stati avviati 351 procedimenti penali per attraversamento illegale della frontiera ungherese.
E sempre mercoledì il ministro dell’Interno italiano, Angelino Alfano, ha detto che “l’Europa si sta finalmente muovendo nella direzione giusta” sulla questione dei migranti, ma all’interno dell’Unione “persistono posizioni egoistiche che guardano al problema in un’ottica esclusivamente nazionale”. Sentito dalla Commissione Schengen, il ministro ha fatto un quadro della situazione, partendo da un dato: dall’inizio dell’anno a oggi, sono sbarcati in Italia — quasi tutti provenienti dalla Libia — 130.577 migranti, circa ottomila in meno dello stesso periodo dell’anno scorso, mentre dalle frontiere esterne dell’Unione europea sono entrate complessivamente 506.000 persone, vale a dire il 213 per cento in più rispetto al 2014. Un dato che, secondo Alfano, dimostra “quello che dicemmo già due anni fa dopo la strage di Lampedusa: era inimmaginabile che un tale flusso di profughi utilizzasse solo la via che passa dalla Libia». La soluzione si basa su tre pilastri: il ricollocamento dei migranti, vale a dire la fine del trattato di Dublino, gli hotspot e i rimpatri. (Osservatore Romano)
GMM: in Italia le celebrazioni nazionali a Roma
Roma - La Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato del 2016 in Italia sarà vissuta, come sempre, in modo particolare in una regione. Quest’anno, anche per l’evento giubilare, la Chiesa italiana celebrerà la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato a Roma, città multietnica con oltre 500.000 immigrati, coinvolgendo in maniera particolare le comunità cristiane e le comunità dei fedeli che provengono da altri Paesi e che vivono nella regione Lazio.
Migranti nel mondo: alcuni dati
Città del Vaticano - Nel 2013, al livello globale, vi erano circa 232 milioni di migranti internazionali, un numero che è aumentato di oltre 77 milioni, pari al 50%, tra il 1990 e il 2013. Tra questi, circa il 59% (136 milioni) abita nelle regioni sviluppate del globo, mentre le regioni in via di sviluppo ospitano circa il restante 41% (96 milioni di migranti).
Sono alcuni dati diffusi questa mattina dal Pontificio Consiglio per i Migranti e gli Itineranti durante la presentazione del Messaggio di Papa Francesco per la Giornata Mondiale del Migranti e del Rifugiati. Dei circa 136 milioni di migranti internazionali che abitano nel Nord del mondo, circa 82 milioni (pari al 60%) sono nati in un Paese in via di sviluppo, mentre i restanti 54 milioni (ossia il 40%) sono nati in un altro Paese del Nord. Dei circa 96 milioni di migranti internazionali che abitano nel Sud del mondo, circa 82 milioni (86%) sono nati nel Sud del mondo, mentre i restanti 14 milioni (14%) provengono dal Nord del mondo. Dal 2010 al 2013, l’aumento del numero di migranti internazionali è sceso a circa 3,6 milioni all’anno. Durante questo periodo, l’Europa ha ricevuto il numero più grande (1,1 milioni all’anno), seguita da Asia (1,0 milioni) e America del Nord (0,6 milioni). In Africa, si è registrato un incremento annuo di 0,5 milioni, nonostante un forte calo del numero di rifugiati.
A livello globale, la percentuale di donne migranti è rimasta relativamente stabile, passando dal 49,1% del 2000 al 48,0% del 2013. Dal 2000 al 2013 in Australia e Nuova Zelanda, America del Nord, America del Sud ed Europa occidentale, la percentuale è aumentata in parte a causa della maggiore aspettativa di vita delle donne. Al contrario, la quota di donne migranti in Africa è scesa dal 47,2 al 45,9%, mentre in Asia è passata dal 45,4 al 41,6% nello stesso periodo, a causa della crescente domanda di lavoro manuale.
Il numero di migranti internazionali sotto i 20 anni è aumentato da 30,9 milioni nel 2000 a 34.900.000 nel 2013 ed ha avuto luogo nel paesi in via di sviluppo. Di conseguenza, la quota globale di giovani migranti ospitati nel mondo in via di sviluppo è salita dal 56% nel 2000 al 62% nel 2013. Dal 2000 al 2013 l’Asia ha il maggior numero di giovani migranti - quasi 3,1 milioni. Al contrario, nello stesso periodo l’America settentrionale ha visto il numero dei migranti internazionali minorenni diminuire di 0,6 milioni. Nel 2013, la percentuale di migranti che hanno meno di 20 anni era più alta in Africa (30%), seguita da America Latina e Caraibi (24%).
Sono alcuni dati diffusi questa mattina dal Pontificio Consiglio per i Migranti e gli Itineranti durante la presentazione del Messaggio di Papa Francesco per la Giornata Mondiale del Migranti e del Rifugiati. Dei circa 136 milioni di migranti internazionali che abitano nel Nord del mondo, circa 82 milioni (pari al 60%) sono nati in un Paese in via di sviluppo, mentre i restanti 54 milioni (ossia il 40%) sono nati in un altro Paese del Nord. Dei circa 96 milioni di migranti internazionali che abitano nel Sud del mondo, circa 82 milioni (86%) sono nati nel Sud del mondo, mentre i restanti 14 milioni (14%) provengono dal Nord del mondo. Dal 2010 al 2013, l’aumento del numero di migranti internazionali è sceso a circa 3,6 milioni all’anno. Durante questo periodo, l’Europa ha ricevuto il numero più grande (1,1 milioni all’anno), seguita da Asia (1,0 milioni) e America del Nord (0,6 milioni). In Africa, si è registrato un incremento annuo di 0,5 milioni, nonostante un forte calo del numero di rifugiati.
A livello globale, la percentuale di donne migranti è rimasta relativamente stabile, passando dal 49,1% del 2000 al 48,0% del 2013. Dal 2000 al 2013 in Australia e Nuova Zelanda, America del Nord, America del Sud ed Europa occidentale, la percentuale è aumentata in parte a causa della maggiore aspettativa di vita delle donne. Al contrario, la quota di donne migranti in Africa è scesa dal 47,2 al 45,9%, mentre in Asia è passata dal 45,4 al 41,6% nello stesso periodo, a causa della crescente domanda di lavoro manuale.
Il numero di migranti internazionali sotto i 20 anni è aumentato da 30,9 milioni nel 2000 a 34.900.000 nel 2013 ed ha avuto luogo nel paesi in via di sviluppo. Di conseguenza, la quota globale di giovani migranti ospitati nel mondo in via di sviluppo è salita dal 56% nel 2000 al 62% nel 2013. Dal 2000 al 2013 l’Asia ha il maggior numero di giovani migranti - quasi 3,1 milioni. Al contrario, nello stesso periodo l’America settentrionale ha visto il numero dei migranti internazionali minorenni diminuire di 0,6 milioni. Nel 2013, la percentuale di migranti che hanno meno di 20 anni era più alta in Africa (30%), seguita da America Latina e Caraibi (24%).
MCI Francoforte: festa di benvenuto per i nuovi arrivati
Francoforte – La Comunità Cattolica Italiana di Francoforte e l’Associazione Piazza Francoforte organizzano una Festa di accoglienza per i nuovi italiani arrivati recentemente in città. La manifestazione avrà luogo sabato 10 ottobre 2015 a partire dalle 18:30 nei locali della Missione Cattolica Italiana (Bettinastr. 26, Francoforte). Scopo della festa, che si svolge sotto il patrocinio del Consolato Generale Italiano di Francoforte e dell’ AMKA (Amt für Kulturelle Angelegenheiten), in collaborazione con la Delegazione delle Missioni Cattolicher Italiane in Germania, è di far conoscere ai nuovi arrivati la comunità italiana locale e offrire informazioni utili per l’inserimento e l’integrazione nella regione Rhein-Main. Durante la festa verrà distribuito l’inserto curato dal Corriere d’Italia per i nuovi italiani in Germania.
Mons. Perego: 22 mila i migranti accolti nelle strutture ecclesiali in Italia
Città del Vaticano – 22 mila le persone migranti accolte in Italia nelle strutture ecclesiali. Lo ha detto mons. Giancarlo Perego, Direttore generale della Fondazione Migrantes, intervenendo alla Conferenza stampa di presentazione del messaggio del Papa per la Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato.in 1.600 strutture, soprattutto centri di accoglienza di piccole dimensioni gestiti da Caritas, Migrantes e altri enti collegati. Lo ha detto oggi mons. Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes, rispondendo ai giornalisti durante la presentazione in Sala Stampa vaticana del Messaggio per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. “Dopo l’ultimo appello del Papa - ha precisato mons. Perego - abbiamo verificato che risultano accolte nelle parrocchie italiane 2.500 persone. E centinaia di parrocchie stanno dando disponibilità all’accoglienza. Siamo in attesa, a breve, delle indicazioni della Conferenza episcopale italiana: sarà uno strumento utile per rispettare la legislazione italiana e dare valore aggiunto all’accoglienza”. Mons. Perego ha ricordato che in Italia sono 27mila le parrocchie potenzialmente interessate all’accoglienza dei profughi, e almeno 120mila in Europa (di cui 35.700 senza parroco). “Se in Europa tutte le parrocchie accogliessero una famiglia di quattro persone daremo risposte ad almeno 480.000 persone. Senza contare poi la potenziale accoglienza negli istituti religiosi”.
Il sacerdote ha sottolineato come la Chiesa Italiana ha fatto una scelta diffusiva ricordando che in queste ore il Consiglio Permanente della CEI sta lavorando ad un vademecum per l’accoglienza nelle nostre parrocchie.
“Un gesto concreto di accoglienza” che segnerà concretamente l’anno giubilare dedicato alla Misericordia che si aprirà il prossimo 8 dicembre. (R.I.)
Migrantes: abbandonare paure e pregiudizi nelle relazioni con i migranti
Roma - Il Messaggio di Papa Francesco per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato 2016 “incrocia il percorso del Giubileo della Misericordia, nel quale trova ulteriori motivazioni per vivere la prossimità con i migranti oggi”. A dirlo è il direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Gian Carlo Perego - commentando il messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato presentato questa mattina in Vaticano.
“L’abbraccio del Padre misericordioso, esperienza che accompagna la vita di ogni cristiano, apre gli occhi su un fenomeno nuovo, ormai strutturale alla vita del nostro paese, come del mondo, quale è il fenomeno migratorio”, evidenzia mons. Perego: “forti di questo abbraccio con il Padre misericordioso, come cristiani e comunità siamo chiamati a camminare con i migranti riconoscendo in loro delle persone, dei fratelli e delle sorelle”. Per questo vanno “abbandonati” –ricorda il Papa – in sintonia con quanto i Vescovi italiani scrivono negli Orientamenti pastorali del decennio Educare alla vita buona del Vangelo – “paure e pregiudizi nelle relazioni con i migranti, così come occorre denunciare le violenze, le morti, lo sfruttamento che oggi i migranti subiscono”. Al tempo stesso, il Papa – aggiunge il direttore dell’organismo pastorale della CEI - come già nel discorso all’ONU, ribadisce l’importanza della cooperazione internazionale, dell’interdipendenza internazionale, dell’ equa distribuzione dei beni della terra per tutelare il diritto delle persone e dei popoli di rimanere nella propria terra”. (R.I.)
“L’abbraccio del Padre misericordioso, esperienza che accompagna la vita di ogni cristiano, apre gli occhi su un fenomeno nuovo, ormai strutturale alla vita del nostro paese, come del mondo, quale è il fenomeno migratorio”, evidenzia mons. Perego: “forti di questo abbraccio con il Padre misericordioso, come cristiani e comunità siamo chiamati a camminare con i migranti riconoscendo in loro delle persone, dei fratelli e delle sorelle”. Per questo vanno “abbandonati” –ricorda il Papa – in sintonia con quanto i Vescovi italiani scrivono negli Orientamenti pastorali del decennio Educare alla vita buona del Vangelo – “paure e pregiudizi nelle relazioni con i migranti, così come occorre denunciare le violenze, le morti, lo sfruttamento che oggi i migranti subiscono”. Al tempo stesso, il Papa – aggiunge il direttore dell’organismo pastorale della CEI - come già nel discorso all’ONU, ribadisce l’importanza della cooperazione internazionale, dell’interdipendenza internazionale, dell’ equa distribuzione dei beni della terra per tutelare il diritto delle persone e dei popoli di rimanere nella propria terra”. (R.I.)
Card. Vegliò: i migranti interpellano le nostre coscienze
Città del Vaticano – Papa Francesco ricorda, nel Messaggio per la prossima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, l’immagine biblica dell’accoglienza del forestiero come “accoglienza di Dio stesso”, esortando i migranti e i rifugiati “a non lasciarsi rubare la speranza e la gioia che viene dall’esperienza della misericordia di Dio”. Lo ha detto questa mattina il Card. Antonio Maria Vegliò, Presidente del Pontificio Consiglio per i Migranti e Itineranti, presentando il messaggio sul tema “Migranti e rifugiati ci interpella. La risposta del Vangelo della Misericordia”. Anche quest’anno, le sue parole – ha aggiunto - si collocano nel richiamo biblico all’icona della Santa Famiglia esule in Egitto, alla cui intercessione Papa Francesco affida la loro vita, e tutti coloro che dedicano energie, tempo e risorse alla cura delle migrazioni”.
Per il porporato la presenza di tante persone in movimento – migranti, profughi e persone in fuga dalle loro patrie – “interpella i singoli e le collettività, poiché sfida il tradizionale modo di vivere, la prospettiva, l’orizzonte culturale e sociale con cui tutti devono confrontarsi. Le difficoltà di tanti migranti e rifugiati esigono attenzione e sensibilità nei confronti di questa situazione globale”. “Non si può rimanere indifferenti e in silenzio – ha spiegato il responsabile del dicastero vaticano - di fronte a tante tragedie che accadono nel mondo. Non si può che esprimere il più sentito dolore di fronte a tali situazioni di sofferenza: sono uomini e donne – spesso poveri, affamati, perseguitati, feriti spiritualmente o fisicamente, sfruttati o vittime di guerra – che cercano una vita migliore”. Nel messaggio Papa Francesco sottolinea tre questioni “la questione dell’attuale crisi umanitaria nell’ambito della migrazione, esistente non soltanto in Europa ma presente in tutto il mondo”; “la questione dell’identità”: l’arrivo del migrante in un nuovo contesto sociale, “richiede un processo di mutuo adattamento ad una nuova situazione. Il migrante non può soltanto cercare di soddisfare le esigenze della propria esistenza, come trovare lavoro e un’abitazione, per stabilirsi bene nel nuovo luogo. Il suo inserimento nella nuova società richiede anche uno sforzo interiore che necessita altresì di cambiamenti negli elementi della sua identità per adattarsi al nuovo contesto sociale e culturale”; “la questione dell’accoglienza”. Il card. Vegliò sottolinea l’importanza di “coltivare la cultura dell’incontro. Si tratta di un concetto importante nel pensiero del Santo Padre poiché appare spesso nel contesto della migrazione. Infatti, il Papa l’ha già accennato nei suoi due messaggi precedenti per le Giornate Mondiali del 2014 e 2015. La cultura dell’incontro interpella tutti affinché ciascuno sia disposto non soltanto a dare, ma anche a ricevere dagli altri, e tende a costruire comunione e unità, il che implica anche uno scambio reciproco”.
Per il porporato la “complessità del fenomeno migratorio rende difficile separare i diversi aspetti, come quello politico o legislativo, quello umanitario o quello della sicurezza. La prospettiva della cultura dell’incontro implica lo sguardo alla persona del migrante nel suo insieme, con tutti i suoi aspetti. Anzitutto, non si riduce il fenomeno solo alle statistiche o ai numeri. Siamo di fronte a persone umane, che hanno un volto, una storia reale, una famiglia e concrete esperienze che non vanno trascurate. Questo è importante, poiché stiamo parlando dell’accoglienza di persone concrete, non di idee astratte”. Papa Francesco – ha poi aggiunto nel messaggio “la difesa del diritto di ciascuno a vivere con dignità, rimanendo nella propria Patria”. “Nello spirito della Gaudium et Spes, ogni persona ha il diritto ad emigrare – un diritto iscritto tra quelli fondamentali che spettano ad ogni essere umano. Ma oltre e prima di questo va riaffermato il diritto a non emigrare, cioè a essere in condizione di rimanere nella propria terra”, ha detto.
Per il porporato la presenza di tante persone in movimento – migranti, profughi e persone in fuga dalle loro patrie – “interpella i singoli e le collettività, poiché sfida il tradizionale modo di vivere, la prospettiva, l’orizzonte culturale e sociale con cui tutti devono confrontarsi. Le difficoltà di tanti migranti e rifugiati esigono attenzione e sensibilità nei confronti di questa situazione globale”. “Non si può rimanere indifferenti e in silenzio – ha spiegato il responsabile del dicastero vaticano - di fronte a tante tragedie che accadono nel mondo. Non si può che esprimere il più sentito dolore di fronte a tali situazioni di sofferenza: sono uomini e donne – spesso poveri, affamati, perseguitati, feriti spiritualmente o fisicamente, sfruttati o vittime di guerra – che cercano una vita migliore”. Nel messaggio Papa Francesco sottolinea tre questioni “la questione dell’attuale crisi umanitaria nell’ambito della migrazione, esistente non soltanto in Europa ma presente in tutto il mondo”; “la questione dell’identità”: l’arrivo del migrante in un nuovo contesto sociale, “richiede un processo di mutuo adattamento ad una nuova situazione. Il migrante non può soltanto cercare di soddisfare le esigenze della propria esistenza, come trovare lavoro e un’abitazione, per stabilirsi bene nel nuovo luogo. Il suo inserimento nella nuova società richiede anche uno sforzo interiore che necessita altresì di cambiamenti negli elementi della sua identità per adattarsi al nuovo contesto sociale e culturale”; “la questione dell’accoglienza”. Il card. Vegliò sottolinea l’importanza di “coltivare la cultura dell’incontro. Si tratta di un concetto importante nel pensiero del Santo Padre poiché appare spesso nel contesto della migrazione. Infatti, il Papa l’ha già accennato nei suoi due messaggi precedenti per le Giornate Mondiali del 2014 e 2015. La cultura dell’incontro interpella tutti affinché ciascuno sia disposto non soltanto a dare, ma anche a ricevere dagli altri, e tende a costruire comunione e unità, il che implica anche uno scambio reciproco”.
Per il porporato la “complessità del fenomeno migratorio rende difficile separare i diversi aspetti, come quello politico o legislativo, quello umanitario o quello della sicurezza. La prospettiva della cultura dell’incontro implica lo sguardo alla persona del migrante nel suo insieme, con tutti i suoi aspetti. Anzitutto, non si riduce il fenomeno solo alle statistiche o ai numeri. Siamo di fronte a persone umane, che hanno un volto, una storia reale, una famiglia e concrete esperienze che non vanno trascurate. Questo è importante, poiché stiamo parlando dell’accoglienza di persone concrete, non di idee astratte”. Papa Francesco – ha poi aggiunto nel messaggio “la difesa del diritto di ciascuno a vivere con dignità, rimanendo nella propria Patria”. “Nello spirito della Gaudium et Spes, ogni persona ha il diritto ad emigrare – un diritto iscritto tra quelli fondamentali che spettano ad ogni essere umano. Ma oltre e prima di questo va riaffermato il diritto a non emigrare, cioè a essere in condizione di rimanere nella propria terra”, ha detto.
Card. Vegliò: il PCMI sta lavorando ad un documento sull’accoglienza dei migranti
Città del Vaticano - Un documento che cerca di dare attuazione concreta all’appello di Papa Francesco all’accoglienza di migranti. Lo ha annunciato questa mattina il Presidente del Pontificio Consiglio per i Migranti e Itineranti, il Card. Antonio Maria Vegliò, rispondendo ad una domanda dei giornalisti durante la presentazione del messaggio di Papa Francesco per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. Il porporato ha specificato che saranno delle indicazioni che riguarderanno tutte le diocesi del mondo.
Papa Francesco: “guardare ai migranti come persone”
Città del Vaticano – “Guardare ai migranti non soltanto in base alla loro condizione di regolarità o di irregolarità, ma soprattutto come persone che, tutelate nella loro dignità, possono contribuire al benessere e al progresso di tutti, in particolar modo quando assumono responsabilmente dei doveri nei confronti di chi li accoglie, rispettando con riconoscenza il patrimonio materiale e spirituale del Paese che li ospita, obbedendo alle sue leggi e contribuendo ai suoi oneri”. E’ quanto scrive Papa Francesco nel messaggio per la prossima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, che - a livello ecclesiale - sarà celebrata domenica 17 gennaio 2016 sul tema “ Migranti e rifugiati ci interpellano. La risposta del Vangelo della Misericordia”. Nel testo – presentato questa mattina nella Sala Stampa della Santa Sede – il papa sottolinea che oggi i flussi migratori sono in continuo aumento in ogni area del pianeta: “profughi e persone in fuga dalle loro patrie interpellano i singoli e le collettività, sfidando il tradizionale modo di vivere e, talvolta, sconvolgendo l’orizzonte culturale e sociale con cui vengono a confronto” e ricorda come sempre più spesso le vittime della violenza e della povertà, “abbandonando le loro terre d’origine, subiscono l’oltraggio dei trafficanti di persone umane nel viaggio verso il sogno di un futuro migliore. Se, poi, sopravvivono agli abusi e alle avversità – scrive - devono fare i conti con realtà dove si annidano sospetti e paure. Non di rado, infine, incontrano la carenza di normative chiare e praticabili, che regolino l’accoglienza e prevedano itinerari di integrazione a breve e a lungo termine, con attenzione ai diritti e ai doveri di tutti. Più che in tempi passati, oggi il Vangelo della misericordia scuote le coscienze, impedisce che ci si abitui alla sofferenza dell’altro e indica vie di risposta che si radicano nelle virtù teologali della fede, della speranza e della carità, declinandosi nelle opere di misericordia spirituale e corporale”.
I flussi migratori sono “una realtà strutturale – evidenzia papa Francesco - e la prima questione che si impone riguarda il superamento della fase di emergenza per dare spazio a programmi che tengano conto delle cause delle migrazioni, dei cambiamenti che si producono e delle conseguenze che imprimono volti nuovi alle società e ai popoli. Ogni giorno, però, le storie drammatiche di milioni di uomini e donne interpellano la Comunità internazionale, di fronte all’insorgere di inaccettabili crisi umanitarie in molte zone del mondo. L’indifferenza e il silenzio aprono la strada alla complicità quando assistiamo come spettatori alle morti per soffocamento, stenti, violenze e naufragi. Di grandi o piccole dimensioni, sono sempre tragedie quando si perde anche una sola vita umana”. Papa Francesco ribadisce con forza che i migranti sono “nostri fratelli e sorelle che cercano una vita migliore lontano dalla povertà, dalla fame, dallo sfruttamento e dall’ingiusta distribuzione delle risorse del pianeta, che equamente dovrebbero essere divise tra tutti” e sottolinea che chi emigra è “costretto a modificare taluni aspetti che definiscono la propria persona e, anche se non lo vuole, forza al cambiamento anche chi lo accoglie. Come vivere queste mutazioni, affinché non diventino ostacolo all’autentico sviluppo, ma siano opportunità per un’autentica crescita umana, sociale e spirituale, rispettando e promuovendo quei valori che rendono l’uomo sempre più uomo nel giusto rapporto con Dio, con gli altri e con il creato?”, si chiede. La presenza dei migranti e dei rifugiati “interpella seriamente” le società che li accolgono. Esse – scrive il Papa – “devono far fronte a fatti nuovi che possono rivelarsi improvvidi se non sono adeguatamente motivati, gestiti e regolati”. “La rivelazione biblica - prosegue il Messaggio - incoraggia l’accoglienza dello straniero, motivandola con la certezza che così facendo si aprono le porte a Dio e nel volto dell’altro si manifestano i tratti di Gesù Cristo. Molte istituzioni, associazioni, movimenti, gruppi impegnati, organismi diocesani, nazionali e internazionali sperimentano lo stupore e la gioia della festa dell’incontro, dello scambio e della solidarietà”. Eppure – constata il Papa - “non cessano di moltiplicarsi anche i dibattiti sulle condizioni e sui limiti da porre all’accoglienza, non solo nelle politiche degli Stati, ma anche in alcune comunità parrocchiali che vedono minacciata la tranquillità tradizionale”. Di fronte a tali questioni, come può agire la Chiesa se “non ispirandosi all’esempio e alle parole di Gesù Cristo? La risposta del Vangelo è la misericordia. In primo luogo, essa è dono di Dio Padre rivelato nel Figlio: la misericordia ricevuta da Dio, infatti, suscita sentimenti di gioiosa gratitudine per la speranza che ci ha aperto il mistero della redenzione nel sangue di Cristo. Essa, poi, alimenta e irrobustisce la solidarietà verso il prossimo come esigenza di risposta all’amore gratuito di Dio”. Ognuno di noi – aggiunge - è “responsabile del suo vicino: siamo custodi dei nostri fratelli e sorelle, ovunque essi vivano. La cura di buoni contatti personali e la capacità di superare pregiudizi e paure sono ingredienti essenziali per coltivare la cultura dell’incontro, dove si è disposti non solo a dare, ma anche a ricevere dagli altri. L’ospitalità, infatti, vive del dare e del ricevere”. In questa prospettiva per il Papa è “importante guardare ai migranti non soltanto in base alla loro condizione di regolarità o di irregolarità, ma soprattutto come persone che, tutelate nella loro dignità, possono contribuire al benessere e al progresso di tutti, in particolar modo quando assumono responsabilmente dei doveri nei confronti di chi li accoglie, rispettando con riconoscenza il patrimonio materiale e spirituale del Paese che li ospita, obbedendo alle sue leggi e contribuendo ai suoi oneri. Comunque non si possono ridurre le migrazioni alla dimensione politica e normativa, ai risvolti economici e alla mera compresenza di culture differenti sul medesimo territorio. Questi aspetti sono complementari alla difesa e alla promozione della persona umana, alla cultura dell’incontro dei popoli e dell’unità, dove il Vangelo della misericordia ispira e incoraggia itinerari che rinnovano e trasformano l’intera umanità”. La Chiesa affianca tutti coloro che si “sforzano” per difendere il diritto di ciascuno a vivere con “dignità, anzitutto esercitando il diritto a non emigrare per contribuire allo sviluppo del Paese d’origine. Questo processo dovrebbe includere, nel suo primo livello, la necessità di aiutare i Paesi da cui partono migranti e profughi. Così si conferma che la solidarietà, la cooperazione, l’interdipendenza internazionale e l’equa distribuzione dei beni della terra sono elementi fondamentali per operare in profondità e con incisività soprattutto nelle aree di partenza dei flussi migratori, affinché cessino quegli scompensi che inducono le persone, in forma individuale o collettiva, ad abbandonare il proprio ambiente naturale e culturale. In ogni caso, è necessario scongiurare, possibilmente già sul nascere, le fughe dei profughi e gli esodi dettati dalla povertà, dalla violenza e dalle persecuzioni”. Su questo è “indispensabile che l’opinione pubblica sia informata in modo corretto, anche per prevenire ingiustificate paure e speculazioni sulla pelle dei migranti”. “Nessuno – conclude il Papa - può fingere di non sentirsi interpellato dalle nuove forme di schiavitù gestite da organizzazioni criminali che vendono e comprano uomini, donne e bambini come lavoratori forzati nell’edilizia, nell’agricoltura, nella pesca o in altri ambiti di mercato. Quanti minori sono tutt’oggi costretti ad arruolarsi nelle milizie che li trasformano in bambini soldato! Quante persone sono vittime del traffico d’organi, della mendicità forzata e dello sfruttamento sessuale! Da questi aberranti crimini fuggono i profughi del nostro tempo, che interpellano la Chiesa e la comunità umana affinché anch’essi, nella mano tesa di chi li accoglie, possano vedere il volto del Signore ‘Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione’”. (Raffaele Iaria)
I flussi migratori sono “una realtà strutturale – evidenzia papa Francesco - e la prima questione che si impone riguarda il superamento della fase di emergenza per dare spazio a programmi che tengano conto delle cause delle migrazioni, dei cambiamenti che si producono e delle conseguenze che imprimono volti nuovi alle società e ai popoli. Ogni giorno, però, le storie drammatiche di milioni di uomini e donne interpellano la Comunità internazionale, di fronte all’insorgere di inaccettabili crisi umanitarie in molte zone del mondo. L’indifferenza e il silenzio aprono la strada alla complicità quando assistiamo come spettatori alle morti per soffocamento, stenti, violenze e naufragi. Di grandi o piccole dimensioni, sono sempre tragedie quando si perde anche una sola vita umana”. Papa Francesco ribadisce con forza che i migranti sono “nostri fratelli e sorelle che cercano una vita migliore lontano dalla povertà, dalla fame, dallo sfruttamento e dall’ingiusta distribuzione delle risorse del pianeta, che equamente dovrebbero essere divise tra tutti” e sottolinea che chi emigra è “costretto a modificare taluni aspetti che definiscono la propria persona e, anche se non lo vuole, forza al cambiamento anche chi lo accoglie. Come vivere queste mutazioni, affinché non diventino ostacolo all’autentico sviluppo, ma siano opportunità per un’autentica crescita umana, sociale e spirituale, rispettando e promuovendo quei valori che rendono l’uomo sempre più uomo nel giusto rapporto con Dio, con gli altri e con il creato?”, si chiede. La presenza dei migranti e dei rifugiati “interpella seriamente” le società che li accolgono. Esse – scrive il Papa – “devono far fronte a fatti nuovi che possono rivelarsi improvvidi se non sono adeguatamente motivati, gestiti e regolati”. “La rivelazione biblica - prosegue il Messaggio - incoraggia l’accoglienza dello straniero, motivandola con la certezza che così facendo si aprono le porte a Dio e nel volto dell’altro si manifestano i tratti di Gesù Cristo. Molte istituzioni, associazioni, movimenti, gruppi impegnati, organismi diocesani, nazionali e internazionali sperimentano lo stupore e la gioia della festa dell’incontro, dello scambio e della solidarietà”. Eppure – constata il Papa - “non cessano di moltiplicarsi anche i dibattiti sulle condizioni e sui limiti da porre all’accoglienza, non solo nelle politiche degli Stati, ma anche in alcune comunità parrocchiali che vedono minacciata la tranquillità tradizionale”. Di fronte a tali questioni, come può agire la Chiesa se “non ispirandosi all’esempio e alle parole di Gesù Cristo? La risposta del Vangelo è la misericordia. In primo luogo, essa è dono di Dio Padre rivelato nel Figlio: la misericordia ricevuta da Dio, infatti, suscita sentimenti di gioiosa gratitudine per la speranza che ci ha aperto il mistero della redenzione nel sangue di Cristo. Essa, poi, alimenta e irrobustisce la solidarietà verso il prossimo come esigenza di risposta all’amore gratuito di Dio”. Ognuno di noi – aggiunge - è “responsabile del suo vicino: siamo custodi dei nostri fratelli e sorelle, ovunque essi vivano. La cura di buoni contatti personali e la capacità di superare pregiudizi e paure sono ingredienti essenziali per coltivare la cultura dell’incontro, dove si è disposti non solo a dare, ma anche a ricevere dagli altri. L’ospitalità, infatti, vive del dare e del ricevere”. In questa prospettiva per il Papa è “importante guardare ai migranti non soltanto in base alla loro condizione di regolarità o di irregolarità, ma soprattutto come persone che, tutelate nella loro dignità, possono contribuire al benessere e al progresso di tutti, in particolar modo quando assumono responsabilmente dei doveri nei confronti di chi li accoglie, rispettando con riconoscenza il patrimonio materiale e spirituale del Paese che li ospita, obbedendo alle sue leggi e contribuendo ai suoi oneri. Comunque non si possono ridurre le migrazioni alla dimensione politica e normativa, ai risvolti economici e alla mera compresenza di culture differenti sul medesimo territorio. Questi aspetti sono complementari alla difesa e alla promozione della persona umana, alla cultura dell’incontro dei popoli e dell’unità, dove il Vangelo della misericordia ispira e incoraggia itinerari che rinnovano e trasformano l’intera umanità”. La Chiesa affianca tutti coloro che si “sforzano” per difendere il diritto di ciascuno a vivere con “dignità, anzitutto esercitando il diritto a non emigrare per contribuire allo sviluppo del Paese d’origine. Questo processo dovrebbe includere, nel suo primo livello, la necessità di aiutare i Paesi da cui partono migranti e profughi. Così si conferma che la solidarietà, la cooperazione, l’interdipendenza internazionale e l’equa distribuzione dei beni della terra sono elementi fondamentali per operare in profondità e con incisività soprattutto nelle aree di partenza dei flussi migratori, affinché cessino quegli scompensi che inducono le persone, in forma individuale o collettiva, ad abbandonare il proprio ambiente naturale e culturale. In ogni caso, è necessario scongiurare, possibilmente già sul nascere, le fughe dei profughi e gli esodi dettati dalla povertà, dalla violenza e dalle persecuzioni”. Su questo è “indispensabile che l’opinione pubblica sia informata in modo corretto, anche per prevenire ingiustificate paure e speculazioni sulla pelle dei migranti”. “Nessuno – conclude il Papa - può fingere di non sentirsi interpellato dalle nuove forme di schiavitù gestite da organizzazioni criminali che vendono e comprano uomini, donne e bambini come lavoratori forzati nell’edilizia, nell’agricoltura, nella pesca o in altri ambiti di mercato. Quanti minori sono tutt’oggi costretti ad arruolarsi nelle milizie che li trasformano in bambini soldato! Quante persone sono vittime del traffico d’organi, della mendicità forzata e dello sfruttamento sessuale! Da questi aberranti crimini fuggono i profughi del nostro tempo, che interpellano la Chiesa e la comunità umana affinché anch’essi, nella mano tesa di chi li accoglie, possano vedere il volto del Signore ‘Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione’”. (Raffaele Iaria)
Card. Vegliò: la GMM come giornata giubilare
Città del Vaticano - La Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato sia celebrata in tutta la Chiesa a livello nazionale e diocesano come Giornata Giubilare del Migrante e del Rifugiato. E’ auspicio espresso questa mattina dal Card. Antonio Maria Vegliò, Presidente del Pontificio Consiglio per i Migranti e gli itineranti, durante la presentazione del messaggio di Papa Francesco per la Giornata. “ Diventa – ha detto il porporato - un’opportunità concreta per tutta la comunità cristiana per riflettere, pregare e agire. La migrazione tocca soprattutto le nostre Chiese locali, in quanto ambito più prossimo ai migranti e rifugiati. Lì incontriamo queste persone, faccia a faccia ed è a quel livello che possiamo realizzare concretamente il nostro incontro”. (R.I.)