Primo Piano

CEI: da oggi il convegno nazionale a Firenze

Firenze – Ci siamo! Da oggi delegati da tutta Italia si ritroveranno a Firenze  per il quinto convegno ecclesiale della Chiesa Italiana. Tema scelto: “In Gesù Cristo il nuovo Umanesimo”.
Momento importante che in questi mesi ha visto le diocesi italiane riflettere, con vari appuntamenti, sul tema e sulla “Traccia” del convegno stesso e sulle cinque “vie” indicate per il “discernimento comunitario”: uscire, annunciare, abitare, educare, trasfigurare. “Torniamo a sentire il bisogno di convenire, di rimetterci in cammino per incontrarci” ed esprimere “la comune e sempre peculiare esperienza credente di ogni diocesi; per verificare la strada percorsa a partire dall’evento conciliare e valutare seriamente i risultati del cambiamento”, ha detto il presidente del comitato preparatorio, l’arcivescovo di Torino mons. Cesare Nosiglia: “è mediante la testimonianza capillare e quotidiana che la Chiesa può rendere ragione della speranza in Gesù Cristo che la anima e la guida”.
Un convegno che vedrà la partecipazione di Papa Francesco, domani,  che per la prima volta arriverà in Toscana, prima a Prato e poi a Firenze con incontri con il mondo del lavoro, gli immigrati, i malati, i poveri. Inoltre celebra l’Eucarestia con i pastori e i fedeli delle Chiese che sono in Toscana e rivolgerà un discorso ai delegati delle diocesi al Convegno ecclesiale nazionale che sarà un momento, come i quattro già vissuti, di incontro dei Vescovi allargato a rappresentanti di tutte le Chiese locali, responsabili dell’associazionismo cattolico: 2300 delegati per rilanciare un nuovo umanesimo nei vari luoghi in cui si vive e si realizza l’incontro fra persone: la casa, la parrocchia, la scuola, la piazza, lo sport, il web. Questo di Firenze è il quinto convegno della Chiesa Italiana:  il primo si svolse a Roma nel 1976 sul tema “Evangelizzazione e promozione umana”. Nel 1985 Loreto con a tema “Riconciliazione cristiana e comunità degli uomini”. Dieci anni dopo è la volta di Palermo con il tema “Il Vangelo della carità per una nuova società in Italia”. Nel 2006 Verona sul tema “Testimoni di Gesù risorto, speranza del mondo”. (Raffaele Iaria)
 
 

Mons. Nosiglia: “Convegno di Firenze, Chiesa italiana in cammino”

Firenze - Quale immagine d’Italia porteremo al Convegno di Firenze? E quale realtà di Chiesa “restituiremo” al nostro Paese dopo aver vissuto il Convegno? Tra questi due interrogativi sta il lungo cammino di questi ultimi anni, che ora viene a compimento.
Nella storia recente della Chiesa italiana i Convegni rappresentano il punto più alto di raduno, il momento forte per condividere idee, proposte, esperienze. Roma, Loreto, Palermo, Verona – le sedi dei precedenti Convegni – sono oggi ricordati come altrettante “tappe” attraverso le quali la Chiesa italiana è cresciuta nella consapevolezza di se stessa e del proprio ruolo nel Paese.
Oggi i giorni di Firenze sono a chiederci di continuare questo cammino, segnato da “paletti” molto chiari: la necessità di alimentare la comunione ecclesiale, vero “cemento” della nostra vita di fede; e il dovere di accrescere il discernimento, la capacità di interpretare i segni dei tempi progettando il nostro contributo all’avvenire di questo Paese. Anche per questo è fondamentale che intorno al Convegno, nei prossimi giorni, ci sia tutta l’attenzione della Chiesa e delle comunità cristiane italiane. Un’attenzione fatta di preghiera, per “rappresentare” al Signore il lavoro e il cammino che si sta facendo; un’attenzione ai contenuti dei lavori, a cominciare da quanto ci dirà papa Francesco martedì. E anche, vorrei dire, un’attenzione “mediatica”: a come si parlerà del Convegno, seguendo cronache e commenti  sui media stampati, televisivi, digitali. Perché il Convegno è uno snodo centrale nel cammino della nostra Chiesa italiana. Il metodo seguito nella preparazione potrebbe diventare un’indicazione preziosa anche per il futuro, nell’ambito dei cambiamenti che ci aspettano.
Il Convegno è “maturato”, negli ultimi due anni, attraverso percorsi soprattutto interni alle comunità cristiane – parrocchie e diocesi, associazioni e movimenti, mondi della scuola, della famiglia, del lavoro, della salute. L’Invito ha chiesto a tutti un coinvolgimento concreto: trasmettere a chi preparava il Convegno la testimonianza delle proprie esperienze intorno al tema del nuovo umanesimo in Gesù Cristo. La risposta è stata più che incoraggiante: i contributi arrivati hanno indicato, per numero e qualità, quanto il tema fosse “centrato”. Perché emergeva, da quei contributi, la capacità di distinguere, tra i grandi cambiamenti che caratterizzano questo nostro tempo, quali sono le questioni veramente “fondamentali” e quali invece sono problemi che, pur importanti, attengono più alla sfera dell’attualità, o del semplice dibattito culturale e mediatico. La questione fondante, insomma, è proprio la necessità che abbiamo di interrogarci nel profondo, con sapienza credente, su che cosa significa “umanità”, nel contesto di progressi, tecnologie, modernità in cui stiamo camminando. Come dice Robert Musil: “I veloci mezzi di locomozione fan più vittime che tutte le tigri dell’India, ed evidentemente la mentalità spietata, incosciente e leggera con cui noi lo sopportiamo ci consente d’altronde innegabili successi” (L’uomo senza qualità). Le sollecitazioni giunte dalla “base” della Chiesa italiana ci hanno aiutato a costruire quel “mosaico” che è il nostro Paese stesso, con le sue contraddizioni ma, molto di più, con la generosità della sua gente, con una capacità di accoglienza che abbiamo visto alla prova in tante svariate occasioni. Un Paese che sa di invecchiare, e che deve ancora trovare gli stimoli e i contesti necessari per imboccare una strada nuova in cui le risorse di persone e istituzioni entrino davvero in quel “circolo virtuoso” dove è possibile coniugare il “progresso” delle tecniche e dei mercati con lo “sviluppo” di relazioni sociali più umane e più eque. Lungo il filo dell’umanesimo, dall’Invito si è costruita la Traccia, che è qualcosa di più e di diverso di uno strumento di lavoro in vista del Convegno. Qui è stata fatta la scelta fondamentale di “incrociare” gli ambiti individuati dal Convegno di Verona 2006 con le cinque Vie indicate da papa Francesco nella Evangelii gaudium: perché i giorni di Firenze saranno quelli in cui definire i percorsi del necessario rinnovamento della presenza della Chiesa in Italia. Un rinnovamento, come chiede il Papa, nella mentalità e nello spirito, per rinfrescare i termini veri della nostra presenza: l’annuncio gioioso del Vangelo e l’entusiasmo della missione, a servizio della nostra gente. Firenze è il contesto ideale in cui sviluppare tale confronto. In questa città bellezza e carità si intrecciano da secoli; hanno generato opere d’arte uniche ma prodotto anche un contesto sociale, un clima culturale divenuto modello per l’intero Occidente. Ce lo ricorda Dante: “A così riposato, a così bello / viver di cittadini; a così fida / cittadinanza a così dolce ostello / Maria mi diè, chiamata in alte grida / e ne l’antico vostro Batisteo / insieme fui cristiano e Cacciaguida” (Paradiso XV, 130-135). Quel modello non è soltanto me moria e nostalgia: è un programma di vita che anche noi oggi possiamo riconquistare. (Mons. Cesare Nosiglia – Presidente Comitato Organizzatore Convegno Nazionale di Firenze 2015)
 
 

Mons. Gian Carlo Perego: Lampedusa è l’inizio dell’Europa!

Lampedusa - Chi vive a Lampedusa da cosa può capire che l’Europa inizia da qui? Cosa potrebbe voler dire la frase scritta su un lenzuolo esposto il 3 ottobre 2014 al Porto Nuovo: “Noi non siamo europei”? Sono state queste le due domande a cui hanno risposto, martedì 3 novembre, gli studenti delle classi terze del Liceo Scientifico “E. Majorana” di Lampedusa, all’interno di un incontro-dibattito svoltosi presso il salone della “Casa della Fraternità”, alla presenza di mons. Gian Carlo Perego, Direttore Generale della Fondazione Migrantes e del sindaco Giusi Nicolini. Introdotti dal loro dirigente scolastico Rosanna Genco e moderati dall’operatore Migrantes Germano Garatto, i ragazzi hanno espresso le loro idee, le loro riflessioni, ma anche la loro rabbia e la loro speranza, intorno al tema: “L’Europa comincia a Lampedusa”.
Nei giorni preparatori all’incontro, il formatore Garatto ha chiesto agli studenti quali sono i segni e i segnali che una persona che vive a Lampedusa coglie o almeno percepisce e che lo portano a capire che l’Europa inizi proprio da quest’Isola. Attraverso dei pensieri e delle poesie prima, dei cartelloni esplicativi dopo, i liceali hanno più volte sottolineato il fatto che Lampedusa si sia trovata da sola nel momento del bisogno e che la sensazione di molti giovani sia quella di non sentirsi europei, perché non hanno capito cosa l’Europa faccia per loro e per questa gente che gli è passata accanto. Vivere su quest’Isola, con il mare cristallino che la circonda, è bellissimo, ma sapere che vicino a loro, non lontano da questo mare, molte persone muoiono, fa rabbia. Sono consapevoli di quanto accade oggi nel mondo e pur non vivendolo sulla loro pelle, perché questo fenomeno non è solo prerogativa di Lampedusa, si sentono in dovere di fare qualcosa al di là delle decisioni europee. In questa loro consapevolezza la scuola ha un importante compito: “In essa si affrontano un po’ tutte le tematiche – chiude il momento iniziale la preside – e sicuramente la tematica interculturale vi darà la possibilità di approfondire voi stessi e diventare veramente cittadini del mondo, con l’aiuto degli adulti che vi formeranno durante il cammino”. Subito dopo la Nicolini e mons. Perego sono stati chiamati a riflettere intorno alle questioni sollevate dai ragazzi e a rischiarare i loro dubbi. “Lampedusa è l’inizio e la fine – spiega il sindaco – dipende sempre dai punti di vista. Sicuramente per noi che ci viviamo, che sentiamo di stare ai margini e che facciamo i conti con le numerose problematiche che comporta l’essere così lontani, Lampedusa è la fine. Allo stesso tempo è l’inizio, perché siamo ricchi di opportunità: gli incontri che facciamo qui, in questa terra dove passa l’umanità, sono tanti. Abbiamo la responsabilità – insiste la Nicolini – di dire inizialmente all’Italia, poi all’Europa ma anche al resto del mondo, quello che noi abbiamo già compreso, perché ne abbiamo fatto esperienza quotidiana. Il dilemma di essere l’inizio e la fine si risolve dando centralità all’Isola”. Sulla stessa linea prosegue Perego: “Non diciamo ‘L’Europa inizia da Lampedusa’ perché sarebbe solo un’affermazione geografica, ma diciamo ‘Lampedusa è l’inizio dell’Europa’, perché con la sua capacità, con la sua bellezza, con le sue risorse può insegnare un modo diverso di accogliere. L’Europa per crescere non ha bisogno di respingere le persone, ma di tutelare i loro diritti. Questo non basta solo scriverlo sulle carte e questo diritto non si tutela attraverso dei luoghi chiusi. Ecco che Lampedusa insegna all’Europa che questo diritto deve essere esigibile. Se Lampedusa è tornata ad essere un luogo chiuso, un hotspot, dobbiamo reinterpretare anche la nostra vocazione in funzione di esso, a come fare in modo che questi pochi giorni di permanenza diano l’idea di una terra diversa da quella da cui stanno scappando. Una persona in fuga ha bisogno di essere ascoltata e tutelata. Solo quest’anno – conclude il direttore della Migrantes – Lampedusa ha contato 19.000 arrivi, tornando a essere il porto che ha accolto più profughi, la maggior parte dei quali non ha nemmeno visto. Da Lampedusa occorre costruire il valore del cammino, della libera circolazione, dell’accoglienza, di quella che per la maggior parte dei profughi rappresenta una sosta. Tutto ciò che chiude, che interrompe, non dà futuro”.
A ogni intervento è seguito un canto/preghiera di alcuni componenti del coro multietnico della Migrantes di Messina, accompagnati dal diacono Santino Tornesi, presenti in questi giorni sull’Isola per animare, con racconti e musiche, le attività iniziali del progetto educativo “Il viaggio della vita” della Fondazione Migrantes. Dopo questo semplice e significativo incontro, a risuonare nella mente di molti partecipanti non saranno solo le loro emozionanti melodie che hanno permesso di immergersi nel tema, ma soprattutto una frase letta da uno dei ragazzi: “A un bambino che non potrà realizzare i propri sogni, non potremmo mai dire … l’Europa inizia da qui”! (Maria Veronica Policardi)
 
 

Card. Vallini: accogliere gli immigrati come persone

Roma  - Gli immigrati - non solo i rifugiati, ma tutti gli stranieri stabilitisi a Roma - devono essere accolti come persone e aiutati, insieme alle loro famiglie, a integrarsi nella città e nella vita sociale. Purtroppo, non esistono formule certe per raggiungere al meglio questo obiettivo; ma possono e devono essere ricercate strategie efficaci e condivise”. È quanto scrive il card. Agostino Vallini, Vicario del Papa per la diocesi di Roma  nella “Lettera alla città” in occasione del Giubileo che si aprirà il prossimo 8 dicembre.  Il porporato sottolinea che la comunità cristiana è “impegnata a promuovere la cultura dell’incontro. Cittadini e immigrati, con le associazioni e i rappresentanti delle istituzioni, possono incontrarsi anche nelle parrocchie per dialogare, ascoltarsi, progettare insieme, e in questo modo superare il sospetto e il pregiudizio e costruire una convivenza più sicura, pacifica ed inclusiva, nel rispetto di tutte le minoranze”. Questo significa, concretamente “mettere in comune quello che si ha per i nuovi bisogni dei molti, vivere la reciprocità e la condivisione in strutture fisiche di ospitalità per l’incontro, per l’educazione civile, per ogni azione sociale che incoraggi nella pratica quotidiana l’integrazione, attraverso corsi di lingua italiana, di educazione civica e democratica, di storia e di diritto, di usi e tradizioni, di educazione alla salute e al benessere, anche mediante momenti di socialità relazionale e di conoscenza reciproca” . Per il card. Vallini – “per implementare il dialogo, sarebbe utile organizzare eventi comuni contro la violenza e contro le stragi commesse in nome di Dio. Il dialogo con credenti di altre fedi religiose è una vocazione naturale del cristiano, nella certezza dell’unicità di Cristo Salvatore e dell’universale offerta di salvezza”. Per rispondere all’appello lanciato da Papa Francesco ad ospitare in ogni parrocchia una famiglia di profughi è stato elaborato “un piano di azione perché tutto si svolga ordinatamente”. Altro impegno della Chiesa di Roma, “combattere ogni forma di sfruttamento: dallo sfruttamento economico-abitativo degli studenti fuori sede e degli stranieri, a quello della prostituzione, della manodopera italiana e straniera spesso non adeguatamente tutelata”. (Raffaele Iaria)
 
 

Naufragio a Kos: morti due bimbi migranti

Milano - Non c’è più spazio nemmeno per i morti. Non c’è, quando un padre ha già visto morire uno dopo l’altro i sue due bambini, ma non ha tempo per piangere, deve portare in salvo quel che resta della famiglia. Nella fredda notte greca tra l’altro ieri e ieri un canotto, partito dalla costa turca con un carico di disperati, è naufragato quasi subito, a nord dell’isoladi Kos. Tra i quattordici sopravvissuti quel padre, e il suo racconto straziante alla Guardia costiera giunta in soccorso: “Ho dovuto io stesso gettare in mare il corpo di mio figlio quando ho visto che era morto, dovevo pensare agli altri”. Sei anni appena e un nome che si aggiunge a una lunga lista: disperso. Non così la sorellina, affogata tra le stesse onde ma più "fortunata", lei avrà sepoltura. “Sono tragedie che succedono tutti i giorni”, ha commentato a Romail ministro dell’immigrazione greco, Yannis Mouzalas, incontrando il ministro dell’Interno Alfano. “In Europa dicono che noi greci siamo le porte per migranti e profughi, ci vogliono far sentire in colpa, ma non è vero, le porte sono Turchia e Libia...”. Ma c’è una porta quando a muoversi sono interi popoli? Ogni approdo è insieme un traguardo e una linea di partenza, in questo grande esodo senza soluzione di continuità. E proprio al largo della Libia ieri con un’operazione coordinata dalla nostra Guardia Costiera sono stati salvati 949 migranti a bordo di 7 gommoni e un barcone. A nord di Kos, nell’isola di Lesbo, i manifestanti attendevano intanto la visita del premier greco Alexis Tsipras e del presidente del Parlamento europeo Martin Schulz, indossando per protesta i giubbotti arancioni di salvataggio e issando una bandiera: "L’Egeo è pieno di cadaveri – c’era scritto – Europei assassini di popoli". L’accusa è di non aver aperto un varco sicuro nella barriera eretta nel 2012 al confine turco-greco, costringendo le famiglie di migranti a prendere il mare (500 i morti quest’anno nello specchio di Egeo tra i due Paesi, 90 solo la scorsa settimana). È l’Alto commissariato Onu a riferire l’entità di questa ulteriore tragedia nella tragedia, con 3.440 cadaveri inghiottiti quest’anno dal Mediterraneo e mai più recuperati. Ora arriverà anche l’inverno a infierire su persone e intere famiglie già sfinite, stremate, senza forza. “Tra novembre 2015 e febbraio 2016 – avverte l’Acnur, agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati – circa 600mila migranti, 5.000 al giorno, viaggeranno dalla Turchia alla Grecia e poi su, attraverso i Balcani” (dov’è dunque la porta?), “e le condizioni atmosferiche avverse rischiano di aggravare le loro sofferenze, con ulteriori perdite”: per questo l’agenzia Onu ha chiesto ai donatori internazionali 96 milioni di dollari supplementari per garantire rifugi a prova di gelo, abbigliamento caldo, cibo e trasporti di soccorso. Il nuovo piano invernale dell’Acnur mette in campo misure a favore dei Paesi interessati, dalla Grecia alla Macedonia e via via ai Paesi della ex Jugoslavia, Serbia, Croazia, Slovenia... In termini concreti si impegna a creare o migliorare centri di accoglienza, tende riscaldate, abitazioni d’emergenza. Mentre laddove i viaggi diventano lunghi percorsi a piedi si organizzerà il trasporto verso le strutture di soccorso, così da poter accelerare i tempi e ridurre l’esposizione alla morte per freddo. Il tutto grazie anche a Croce Rossa, ong e alla grande rete di volontari locali. A Lesbo, un tempo terra di poesia, il cimitero è saturo, solo nell’ultimo mese vi sono state seppellite ottanta vittime restituite dall’Egeo, molti bambini, e la autorità avvertono, “da oggi potremo solo custodire decine di corpi in un refrigeratore”. Non c’è più spazio nemmeno per i morti. (Lucia Bellaspiga)
 

L’apporto dei migranti: “spinta per l’Europa”

Bruxelles – I vasti flussi di migranti potrebbero aiutare l’economia europea. Parola della Commissione Europea, che ha dedicato un intero inserto nel quadro delle sue previsioni economiche d’autunno pubblicate ieri. E già perché, come ha detto il commissario agli Affari economici Pierre Moscovici, “in caso di piena integrazione sarà possibile un aumento del Pil dello 0,2-0,3%” entro il 2017. Non certo cifre colossali, ma comunque, ha detto ancora il commissario, smentiscono “quanti dicono che i flussi siano un puro aggravio di costi”. Parole che vanno combinate con un annuncio che certamente colpisce: secondo la Commissione, entro il 2017 arriveranno nell’Ue tre milioni di migranti, con un aumento (al netto della stima delle espulsioni) dello 0,4% della popolazione europea. Certo, spiega Bruxelles, questi massicci arrivi sulle prime “creano considerevoli sforzi su numerosi stati membri, sia di transito, sia di destinazione”. E questo,
nell’immediato, si traduce effettivamente in costi, che la Commissione stima a “massimo lo 0,2% del Pil” nel 2015 sia per i paesi di transito, sia per quelli di destinazione. Per la cronaca, per la Svezia, l’impatto è più alto, lo 0,5% del Pil. Se questo riguarda l’immediato, a medio-lungo termine si può avere un impatto sulla crescita “positivo quando i migranti sono ben integrati nei mercati del lavoro dei paesi che li ospitano”. Anzi, “la ricerca indica che migranti extra-comunitari in genere ricevono meno in benefici individuali di quanto essi contribuiscano in termini di imposte e contributi”. E il loro vantaggio può essere particolarmente evidente “per stati membri con una popolazione che invecchia e una forza lavoro che diminuisce”. Naturalmente la prudenza è d’obbligo, perché i risultati per la crescita, ammette la Commissione, variano molto a seconda del grado di integrazione e di qualificazione dei migranti. Inoltre la cifra dell’incremento dello 0,2- 0,3% del Pil è legato alla stima di tre milioni di arrivi, se saranno, ad esempio, due milioni, dice la Commissione, l’impatto sul Pil scende allo 0,1-0,2% - della serie: meglio di più che di meno. Infine, è chiaro che se questa è la media, “l’impatto - avverte ancora il rapporto - può essere più o meno significativo per alcuni paesi”, e soprattutto “più per i paesi di destinazione che di transito”, per ovvie ragioni: è nei primi che lavoreranno, pagheranno tasse, contributi, e consumeranno. (Giovanni Maria Del Re – Avvenire)
 

Chieti: oggi la presentazione del Rapporto Immigrazione con mons. Forte e mons. Perego

Chieti. Il Rapporto Immigrazione di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes, giunto alla XXIV edizione sarà presentato questo pomeriggio a Chieti presso la sala Consiliare della Provincia. Alla presentazione interverranno mons. Bruno Forte, Arcivescovo di Chieti-Vasto; mons. Gian Carlo Perego, Direttore generale della Fondazione Migrantes e Filomeno Lopes, Scrittore, cantante e giornalista originario della Guinea Bissau
 

Bahia Blanca: cerimonia per i nuovi italiani

Bahia Blanca - La comunità italiana a Bahia Blanca conta da oggi circa cento nuovi membri. È quanto è stato ufficializzato nel corso di una cerimonia di benvenuto nei confronti di chi recentemente ha ricevuto il riconoscimento della cittadinanza per discendenza da avo italiano. L’iniziativa è stata organizzata dalla Federazione delle associazioni italiane dell’area (Feisa), dall’associazione calabrese e dal Comites, in collaborazione con il consolato generale d’Italia a Bahía Blanca. La manifestazione, giunta quest’anno alla sesta edizione, è stata concepita per sancire in maniera solenne l’ingresso di nuovi soggetti nella comunità italiana. Nell’occasione, infatti, il console generale Marco Nobili, ha consegnato agli interessati un plico contenente la comunicazione di avvenuta definizione della pratica di cittadinanza insieme a una copia della Costituzione. In base a quanto riporta il sito internet della sede diplomatica, è cittadino italiano per “filiazione” il figlio di genitori (padre o madre) cittadini italiani; tuttavia i figli nati anteriormente al 1 gennaio 1948 sono cittadini solo se nati da padre italiano (perché la donna trasmette la cittadinanza solo a partire da tale data). La trasmissione della cittadinanza "iure sanguinis" (per linea paterna) non prevede limiti di generazione ma non consente "salti", vale a dire che nessuno degli ascendenti deve avere mai rinunciato alla cittadinanza. Il riconoscimento è subordinato alla dimostrazione, da parte dell'interessato, che i propri ascendenti in linea retta abbiano mantenuto la cittadinanza italiana senza interruzione.
 
 

Lampedusa e la Migrantes uniti nella preghiera

Lampedusa - Dal 30 ottobre al 4 novembre abbiamo avuto la gioia di avere in mezzo a noi per la seconda volta un gruppo di operatori pastorali dell’Ufficio diocesano Migrantes di Messina. Il contesto temporale è stato però molto diverso da quello della fine di maggio. Abbiamo vissuto insieme la solennità di Tutti i Santi e la giornata della Commemorazione dei fedeli defunti. Mi vorrei soffermare su quest’ultimo evento: ci siamo ritrovati tutti al cimitero di Lampedusa per partecipare alla S. Messa, animando la celebrazione con canti in diverse lingue. Abbiamo pregato insieme, giunti da diversissime parti del mondo: i Lampedusani; il celebrante, mons. Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes, venuto da Roma; i nostri sacerdoti; i membri del gruppo di Messina; le Suore. Tutte persone diversissime, eppure riunite in questo posto per pregare per i defunti, a partire da quelli presenti nel cimitero di Lampedusa, ma oltrepassando i limiti spaziali per abbracciare tutti i propri cari defunti ed estendendo l’abbraccio a tutti quelli che hanno toccato questa terra o hanno vissuto situazioni drammatiche e suscitano compassione nel nostro spirito di cristiani. Ricordare, in un giorno particolare come questo, tutte le persone che ci hanno lasciato, ci spinge con più intensità a riflettere sull’universalità del nostro essere creature umane e figli di Dio. Siamo tutti  parte di questo universo, con un compito e una missione specifica affidataci dal Padre. È vero che questa vita passa, ma non passa tutto di noi, rimane il ricordo, rimane il bene fatto, rimane lo spirito, rimane un’impronta specifica di ognuno, rimane l’eternità del vivere insieme nel presente e nel futuro. La presenza di persone così diverse tra loro, con una partecipazione che esprimeva sensibilità diverse, ma tutte all’unisono nel canto spirituale, ha unito ancor di più gli animi nella preghiera: sensibilità diverse, canti diversi, ma espressione di uno stesso cuore, uno stesso spirito, una stessa realtà di vita. Alla fine della celebrazione, don Mimmo Zambito, il nostro parroco, ha accennato che nel cimitero di Lampedusa ci sono anche i corpi di persone provenienti da terre diverse: dall’Europa dell’Est, dalla Repubblica Centrafricana e da altre parti del mondo. Alla fine della celebrazione siamo andati in processione per i vialetti del cimitero, per rendere omaggio alle tombe delle persone che emigrando hanno perso la vita e sono state seppellite qui, intonando canti africani e pregando ancora tutti insieme per loro, nella commozione generale e nell’unità spirituale. È molto significativo che la Chiesa ci inviti a vivere e rivivere ogni anno un evento del genere, che ci aiuti a tornare a riflettere sul significato vero e profondo della vita, sull’unità e solidarietà della nostra natura e del nostro essere figli dello stesso Padre, che fa sorgere il sole su ogni creatura e fa piovere su ogni suo figlio. La nostra isola di Lampedusa rappresenta un luogo di “cittadinanza universale”, punto di incontro e di passaggio tra due continenti, due realtà diverse di questa nostra terra: l’Africa e  l’Europa. È un fazzoletto di terra  in cui si sperimenta quotidianamente l’incontro tra culture e mentalità diverse.
Le persone che attraversano l’isola ne sono un segno evidente, ma il segno più duraturo è la presenza di questi fratelli nel nostro cimitero, che richiamano l’attenzione e la memoria alla vocazione speciale che abbiamo come abitanti di Lampedusa, vocazione che ormai è estesa ad ogni Stato dell’Europa: chiamati ad una dimensione più grande, che fa spingere lo sguardo oltre, verso orizzonti più vasti, ad aprire il cuore e la mente per conoscere, conoscersi a vicenda, confrontarsi, integrarsi e contribuire all’integrazione, accettando il dono che i nostri fratelli vogliono farci di se stessi. (Suor Paola -Suore dei Poveri di Don Morinello)
 

“Ad un passo da noi: per una Chiesa in uscita”: a Legnano un incontro di AC su immigrazione rom

Legnano - “Ad un passo da noi: per una Chiesa in uscita”. E’ questo lo slogan scelto dall’Azione Cattolica di Legnano che per sabato 7 novembre propone una giornata di incontro sui temi dell’immigrazione  del mondo rom. “Noi soci, adulti e giovani, dell’Azione Cattolica del Decanato di Legnano ci sentiamo direttamente interpellati da quanto sta accadendo alle porte e dentro l’Europa”, si legge in una nota: “come cristiani e come cittadini sentiamo la necessità di non restare indifferenti e distanti dall’emergenza conseguente il muoversi dei popoli. Intendiamo toccare con mano cosa voglia dire l’accoglienza e l’integrazione di questi uomini e donne nel nostro territorio, nelle nostre comunità cristiane e civili”. La giornata di sabato sarà di incontro-confronto con due realtà presenti sul territorio: il Centro di accoglienza profughi di via Quasimodo in Legnano e il poco distante Centro istituito per le famiglie Rom di via Jucker. Per tutta la giornata sarà presente mons. Gian Carlo Perego, Direttore generale della Fondazione Migrantes che visiterà il Centro di via Quasimodo, il Centro di accoglienza Rom e nel pomeriggio avrà un incontri di dialogo-riflessione con i giovani e i presenti.
 

Ginevra: gli italiani alla celebrazione del 4 Novembre

Ginevra -  La giornata del 4 Novembre è per tutti nota come la festa italiana con la quale si celebra l'unità nazionale e le forze armate. Giornata in cui si ricorda l'anniversario della fine della Prima Guerra Mondiale nel 1918, tre anni e mezzo dopo l’ingresso in guerra dell’Italia nel 1915, di cui ricorre il centenario. A Ginevra la celebrazione della stessa ricorrenza si è tenuta nei giorni del 31 ottobre e del 1° novembre. Protagonisti dell’organizzazione “l'Associazione Nazionale Combattenti e Reduci Italiani”, il “Gruppo Alpini di Ginevra” e la “Società delle Associazioni Italiane di Ginevra” SAIG, le quali, nel tentativo di rendere omaggio onoratamente a tutti i caduti in guerra, si sono avvalsi della banda musicale “il Complesso Bandistico di Fagagna” proveniente dalla città italiana di Udine, nel Friuli Venezia Giulia. Come da programma, dunque, la giornata di sabato 31 ottobre la stessa banda musicale ha eseguito un concerto di musiche varie nella sala dell'istituto scolastico di Vernier Place messo a disposizione gratuitamente dalla Città di Vernier: emozioni dominanti, in particolar modo durante l'intonazione delle note dell' Inno Nazionale italiano e dell'Inno Nazionale svizzero, come il celebre “33, Inno degli Alpini” e “Il Signore delle cime”.
A concludere il sabato, un aperitivo offerto dall’organizzazione accompagnato rigorosamente dalle note suonate dal complesso bandistico friulano e i canti improvvisati dal pubblico presente.
Le emozioni però non si fermano qui. Infatti, è la domenica 1 novembre che spalanca le porte al nuovo mese del 2015. Una domenica che per molti connazionali è divenuta una consueta abitudine partecipare alla commemorazione dei caduti di tutte le guerre, del ringraziamento ai militari in servizio in Italia e nelle missioni internazionali all'estero, della Festa per l'Unità Nazionale.
Una domenica di Ognissanti in coincidenza dell’evento è iniziato con la celebrazione liturgica eseguita da mons. Massimo De Gregori nella Cappella gremita del Cimitero di Saint Georges.
Al termine della messa, tutti i partecipanti hanno mosso in corteo per recarsi al monumento. In testa il complesso bandistico di Fagagna che ha accompagnato i momenti salienti della manifestazione con marce, inni e segnali di tromba. A seguire la corona d’alloro, portata dagli alpini Franco Vola e Giacomo Schiagno, e bandiere delle Associazioni aderenti alla SAIG e i gonfaloni, labari e gagliardetti delle Associazioni italiane, svizzere e francesi che hanno preceduto le autorità e tutti gli altri partecipanti.  Tra i partecipanti, Gianni Farina e Laura Garavini, deputati eletti nella circoscrizione Estero, il presidente del Gran Consiglio Antoine Barde, a rappresentare il governo ginevrino il consigliere di Stato Mauro Poggia, il console generale di Francia Odile Soupison, il console dell'Olanda Aleid de Jong Van Coeverden, il console onorario di San Marino Sivano Innocentini, il presidente del Comites Andrea Pappalardo, il deputato ginevrino Eric Stauffer, il sindaco della Città di Carouge, Stéphanie Lammar, il comandante della gendarmeria Christian Cudre-Mauroux, il capo della Polizia Monica Bonfanti e il vice presidente nazionale Chasseurs Alpin Francais il col. Bernard Revol.  Momenti emozionanti quelli quando il 92 enne comm. Nunzio Crusi ed il console generale Andrea Bertozzi si sono avviati alla deposizione della corona d’alloro davanti al Monumento dei Caduti presidiato da due carabinieri, dell’Associazione Carabinieri di Ginevra, portata dai due alpini più anziani del Gruppo Alpini di Ginevra.
Il consueto cerimoniale curato dal capogruppo, Antonio Strappazzon, prevede l’esecuzione degli inni nazionali svizzero e italiano e della Canzone del Piave. Le note del Silenzio fuori ordinanza hanno infine contribuito a rinvigorire nell’animo dei presenti il grato ricordo dei caduti della Grande Guerra. Sono seguiti gli interventi del capogruppo locale e del console generale d’Italia, nelle quali si è ricordato il centenario dell’inizio della grande guerra, che così tante vittime è costata alla nostra nazione. Ad assistere a quest'ultimo rito un lungo corteo di connazionali e ginevrini, tutti accomunati dallo stesso spirito patriottico. Ancora una volta la comunità ginevrina ha dimostrato, oltre alla gratitudine e al rispetto per i caduti di tutte le guerre, attaccamento alla Madrepatria, fierezza di appartenenza e radicata coesione. Questi sentimenti non si sono certo esauriti con le celebrazioni del 4 Novembre ma permarranno saldi nel cuore e nelle menti delle varie componenti e dei singoli individui e avranno sicuramente modo di manifestarsi in altri momenti associativi.
Questa occasione ci è gradita per ringraziare la Città di Vernier e la Città d’Onex per aver messo le strutture necessarie per la realizzazione dell’evento. Inoltre, si ringrazia la Città di Ginevra e il Servizio funerario del Cimitero di Saint Georges, per l’ottima collaborazione ricevuta.
Un ringraziamento va anche a tutti i volontari e coloro che si sono adoperati per la riuscita della cerimonia. (Carmelo Vaccaro - Coordinatore SAIG, Società delle Associazioni Italiane di Ginevra)
 
 

Le migrazioni forzate tornano a essere sotto i riflettori…

Roma - Nella settimana appena passata l’informazione mainstream ha mostrato buona attenzione al dramma profughi, illuminando le tensioni e la disperazione ai confini tra Slovenia, Croazia ed Austria e le vittime dei barconi nell’Egeo e davanti alla Libia, presenti in pratica su tutte le testate quasi ogni sera. I tanti minori annegati davanti alle isole greche fanno dire a TgLa7 che la foto del corpicino del bimbo siriano sulla spiaggia turca che in estate aveva fatto il giro del mondo, riuscendo ad incrinare l’insensibilità europea sul tema profughi, fa oramai parte di un passato che sembra lontano perché superato dai numeri drammatici delle vittime dei barconi degli ultimi giorni, spesso bambini e anche neonati.
Nelle scorse settimane l’Osservatorio ha notato come la relativa “distanza” della rotta balcanica e l’assenza di sterili polemiche domestiche stiano contribuendo a rendere più accurata e corretta l’informazione televisiva. A conferma di ciò va segnalato che il tema più “politico” dell’apertura della UE verso una maggiore flessibilità dei conti pubblici in relazione agli sforzi per l’accoglienza, martedì scorso ha incontrato una copertura non omogenea. I 3 miliardi di probabile “bonus” nella legge di stabilità italiana sono stati “alti” o in apertura nei tg Rai e su La7, ma assenti nelle testate Mediaset. Le difficoltà di avvio del processo di ricollocazione nei paesi dell’Unione  di  40.000 profughi presenti nel territorio nazionale, mercoledì sono state segnalate da TgLa7 e Tg5, e hanno fatto titolare Tg4 su una presunta “beffa” ai danni dell’Italia. Da segnalare che i ripetuti interventi del Presidente della Repubblica Mattarella sul tema dell’accoglienza e sui limiti delle politiche europee, risultano appannaggio quasi esclusivo delle testate Rai. Su un altro tema assai presente nell’informazione mainstream, quello dei rom e sinti nel nostro Paese, va segnalato che l’attenzione risulta alquanto discontinua. Lunedì scorso, ad esempio, il pellegrinaggio in Vaticano e l’udienza di Papa Francesco davanti a 7.000 rom provenienti da molti paesi, sono stati “notizia” solo per Tg1 e Tg5. (Alberto Baldazzi- www.cartadiroma.org)
 
 

“Le rappresentazioni sociali del romanès”

Roma - Nei mesi di Agosto e Settembre 2015 l’Associazione LEM Italia, la Fondazione romanì Italia e l’ Università degli studi di Teramo, con la collaborazione di "antenne locali", per sostenere anche “scientificamente un'azione legislativa per la minoranza romanì", hanno realizzato la ricerca “Le rappresentazioni sociali del romanés”, un'inchiesta nazionale presso la minoranza romanì in Italia. L'analisi della ricerca, redatta da Giovanni Agresti – Università degli studi di Teramo - sarà pubblicata nella collana “L'essere del linguaggio” e sarà presentata prossimamente in un evento pubblico, auspicando che sia utilizzata dai decisori e dalle istituzioni al fine di elaborare politiche innovative ed efficaci per la minoranza romanì.
 
 

MCI Rotterdam: da dicembre incontri per i giovani

Rotterdam - Stanno per avere inizio una serie di incontri con i giovani che avranno luogo ogni primo sabato del mese nella Eendrachtskapel di Rotterdam. Si comincia il 5 dicembre alle 16,00. A seguire la S. Messa alle 18:00. Saranno guidati da Mons. Yovko Pishtiyski e supportati dalla catechista Bianca Nistro. Si affronterà ogni volta un tema diverso scelto con accuratezza che affronterà i problemi, le tematiche e la vita quotidiana dei giovani del nostro tempo, per un cammino di fede con Gesù nostro Maestro d'amore e il Suo grande insegnamento.
 

Rimini: la Mostra dei presepi dal mondo

Rimini - Per il tredicesimo anno consecutivo la Caritas  e la Migrantes della diocesi di Rimini e le principali comunità di immigrati promuovono la Mostra dei presepi dal mondo.
E’ una occasione di riflessione, conoscenza e interscambio religioso e culturale che viene proposto alla Città al fine di accrescere il sentimento di fraternità e abbattere le barriere di intolleranza che sempre più spesso si affacciano nella società civile. E’ inoltre una grande opportunità per conoscere la straordinaria ricchezza sociale e culturale nel mondo e condividere un messaggio di pace e unione fra i popoli . Il tema della mostra di quest’anno è “Il Figlio, i figli”. Rimarrà aperta dal 5 dicembre 2015 al 6 gennaio 2016 presso la sala dell’ Arengo nel Palazzo del Podestà in Piazza Cavour dove una trentina di gruppi di immigrati allestiranno il loro presepe. Saranno poi esposti oltre 300 presepi provenienti da tutto il mondo. L’anno scorso la Mostra ha registrato circa 20.000 presenze, la visita guidata di una cinquantina di classi, molti gruppi di catechismo e famiglie. 
 

MCI Germania: verso gli incontri del Consiglio di Delegazione e delle Zone

Francoforte – Il 9-10 novembre 2015 si riunisce all’Erbacher Hof di Mainz il Consiglio di Delegazione delle Missioni Cattoliche Italiane in Germania e Scandinavia, in preparazione anche degli incontri di Zona, che avranno luogo lunedì 23 novembre (Zona Nord), martedì 24 novembre (Zona Sud), mercoledì 25 (Zona Centro) e giovedì 26 (Baviera). Molti i temi che “ci attendono – spiega il delegato padre Tobia Bassanelli – dagli impulsi venuti dal Convegno Europeo di Brescia, alle indicazioni del Sinodo sulla famiglia, al Giubileo straordinario della Misericordia, all’attualità segnata dagli alti e continui arrivi dei richiedenti asilo. Non deve passare nel dimenticatoio e sotto silenzio il recente documento della Conferenza Episcopale Tedesca ‘Gemeinsam Kirche sei. Wort der deutschen Bischöfe zur Erneuerung der Pastoral’, redatto a conclusione del Dialogsprozess (2011-2015) e per ricordare i 50 anni dalla chiusura del Vaticano II”.
 

Migranti, in 220mila via mare

Roma - Continua ad inghiottire migranti il mare Egeo. Domenica, davanti all’isola greca di Samos un’imbarcazione di fortuna è affondata causando 11 morti, compresi sei bambini (di cui quattro neonati) e cinque donne Altre 15 persone che si trovavano a bordo dell’imbarcazione sono state tratte in salvo ma altre due persone risultano disperse. Poche miglia ed ecco un’altra tragedia: al largo dell’isola di Farmakonnisi una nave di Frontex ha recuperato due cadaveri e tratto in salvo altri tre migranti. Proprio questi ultimi hanno raccontato di aver viaggiato su una barca con 15 persone a bordo colata a picco in acque turche. I morti potrebbero dunque essere almeno 12. Solo la scorsa settimana al largo delle coste greche e turche sono morte almeno 60 persone, circa la metà bambini. Sull’isola greca di Lesbo, sommersa dall’ondata migratoria proveniente soprattutto da Siria e Iraq, la locale municipalità non sa più dove seppellire i corpi recuperati in mare. Il sindaco ha fatto sapere che all’obitorio del capoluogo ci sono 50 salme di migranti per le quali non è stato possibile trovare un luogo di sepoltura. Intanto, secondo quanto riferito dall’Alto commissariato Onu per i Rifugiati, il mese di ottobre ha fatto segnare un record di arrivi in Europa attraverso il Mediterraneo, 218.394. La maggior parte dei migranti – circa 210.000 – ha raggiunto la Grecia, in particolare proprio l’isola di Lesbo. In un primo tempo l’UNHCR riteneva che, complessivamente, circa 700.000 migranti avrebbero raggiunto i Paesi dell’Unione Europea nel 2015. Ma già oltre 744.000 migranti sono arrivati in Europa nei primi dieci mesi dell’anno. L’Alto Commissariato ONU diffonderà entro fine novembre le nuove stime. Nel 2015, infine, circa 3.440 persone che hanno tentato di attraversare il Mediterraneo sono morte o sono state ritenute scomparse. In quanto all’Italia, nel mese di ottobre 8.129 migranti sono arrivati attraversando il Mediterraneo. Si tratta di un dato in calo rispetto allo stesso periodo del 2014. Nell’ottobre dello scorso anno, infatti, i migranti arrivati in Italia per mare erano stati oltre 15.000. Secondo gli esperti questo calo è da attribuire al fatto che i profughi siriani, soprattutto, per raggiungere l’Europa non passano più per l’Italia ma per la Turchia e la Grecia. E per contrastare il flusso di migranti è notizia di ieri la decisione di introdurre l’asilo a tempo. La "Grosse Koalition" inasprisce così le regole a partire dal 15 novembre: asilo soltanto per tre anni. Lo ha comunicato il ministero dell’Interno di Vienna. Alla scadenza, il permesso di restare in Austria decadrà automaticamente. Una nuova verifica stabilirà se sussistano ancora i motivi per accordare un prolungamento dell’asilo. Le nuove regole sull’asilo verranno approvate a dicembre, ma la loro validità sarà retroattiva al 15 novembre, ha aggiunto in una nota il ministro dell’Interno Johanna Mikl- Leitner. Vienna prevede misure restrittive anche per i ricongiungimenti, soprattutto per i migranti afghani. (V. Sal.)
 

Dai barconi al basket: “Dico grazie a don Marco”

Milano – “Un giorno sono entrato nell’oratorio di Palazzolo Milanese e ho conosciuto don Marco che mi ha permesso di giocare a basket anche se non avevo la carta d’identità. Fu sempre don Marco a dirmi che avevo talento per il basket. È stato allora che sono andato a Desio, il posto più vicino. Da lì è arrivata la serie B e poi la serie A”. Klaudio Ndoja era un ragazzino da poco sbarcato in Italia su un gommone e non ancora un giocatore professionista di pallacanestro, quando venne aiutato da un sacerdote lombardo. Lo ricorda lo stesso atleta albanese (oggi in forza alla Pallacanestro Mantovana, serie A2), nel libro “La morte è certa, la vita no – La storia di Klaudio Ndoja” dello scrittore veronese Michele Pettene (Imprimatur editore, la prefazione è di Gianmarco Pozzecco). Don Marco Lodovici, “il motore propulsore di quell’oratorio”, racconta Pettene, capì che la mossa migliore per integrare quel ragazzo un po’ spaesato era quella di “portarlo all’interno della squadra di pallacanestro, l’unica lingua universale di cui Klaudio avesse già dimestichezza”. Presto fu lo stesso don Marco, nel 2002, a portare il 17enne albanese a un provino con l’Aurora Desio, superato con successo. Da cosa nasce cosa: Claudio spiccò il volo a Casalpusterlengo (dove fu compagno di squadra di Danilo Gallinari), e verso una carriera nel mondo del basket. Senza dimenticare la gratitudine per chi, nei momenti più difficili, gli è stato vicino. Anche per questo, un capitolo del libro è intitolato “Una speranza chiamata don Marco”. (www.crossmagazine.it)
 

Migrantes Savona: proseguono i corsi di alfabetizzazione

Savona - Sono attive le lezioni alla scuola di alfabetizzazione della Migrantes alla Casa della mondialità di via Luigi Corsi. Sono circa 40 le persone interessate a frequentare i corsi, a questi però vanno aggiunti altri circa 40 ragazzi (provenienti principalmente dall’Africa) che sono ospitati nel Seminario Vescovile di Savona. “I livelli si differenziano molto fra di loro: abbiamo persone completamente analfabete e altre che invece devono solamente perfezionare l’italiano – spiegano i responsabili – fra questi due estremi ci sono tutte gli altri allievi con i loro diversi gradi di conoscenza della nostra lingua”. Per questo primo modulo, che si concluderà il 18 dicembre, sono previste un minimo di 42 ore di lezione per classe. I volontari sono 25 e grazie al loro servizio saranno create una dozzina di classi. Ogni studente iscritto avrà la possibilità di frequentare 4 ore settimanali di lezioni. Le iscrizioni rimarranno aperte fino a tutto novembre. La segreteria è aperta tutti i lunedì e i mercoledì dalle 9.30 alle 11.30 e dalle 15 alle 17.
 

Lampedusa: oggi l’incontro “L’Europa comincia a Lampedusa”

Lampedusa – Questa mattina, nella Casa della Fraternità di Lampedusa, si terrà l'incontro-dibattito "L'Europa comincia a Lampedusa" con le terze classi del Liceo Scientifico "E. Majorana" a cui interverranno mons. Gian Carlo Perego, Direttore generale della Fondazione Migrantes ed il Sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini. Gli studenti, nel corso dell'incontro, presenteranno le loro riflessioni rispondendo alle domande “chi vive a Lampedusa da cosa può capire che l'Europa inizia qui?” e “cosa potrebbe voler dire la frase scritta su un lenzuolo esposto il 3 ottobre 2014 al Porto nuovo ‘noi non siamo europei?’". Sempre oggi, nel pomeriggio, alla Casa della Fraternità dalle ore 17, Germano Garatto animerà il laboratorio interculturale “Uno spazio per il rispetto” che rientra nel progetto “Il viaggio della vita” promosso dalla Fondazione Migrantes in collaborazione con il liceo scientifico e la parrocchia di Lampedusa.  Il viaggio della vita, o forse più semplicemente il viaggio delle vite. Tante quelle che sono passate da Lampedusa. Tante le vite che Lampedusa sono riuscite a scrutarla solo da lontano prima di spegnersi definitivamente sul fondo del Mediterraneo. Tante ancora le vite per cui Lampedusa, ultimo lembo di un’Europa distratta, è scoglio di speranza.
Di queste “vite di passaggio”, i lampedusani sono stati testimoni ed in qualche caso salvatori. È proprio dalla necessità di fermarsi a riflettere su quanto avvenuto, in particolare dal 2011 ad oggi, e a ragionare su cosa e in come il fenomeno migratorio abbia condizionato l’isola, che nasce il progetto formativo voluto dalla Fondazione Migrantes in terra lampedusana. Un percorso di consapevolezza e ricerca di senso, realizzato grazie alle attività svolte in loco da Germano Garatto, collaboratore dell’organismo pastorale, che attraverso il lavoro di confronto ed incontro con le diverse realtà del territorio, cerca di cogliere quale sia stata, e quale sia ancora adesso, la percezione dei lampedusani rispetto a quanto accaduto: disorientamento, perplessità, rifiuto, banalizzazione, assuefazione. Un mix di sensazioni rispetto a cui è necessario però capire che direzione prendere, quale cammino ipotizzare cominciando dalle singole esistenze, comprendendo in che misura il viaggio dei migranti rischiara e dà senso al viaggio di ciascuno di noi. “Un percorso - spiegano i promotori - seppur non facile, di consapevolezza e ricerca di senso, che abbiamo deciso di sperimentare proprio a partire dagli studenti e dai giovani adulti ma anche dagli alunni dell’Istituto onnicomprensivo Luigi Pirandello. È in tale realtà che ormai per il terzo anno consecutivo muove i suoi passi questo progetto formativo”.