Primo Piano

Convegno Cei: accoglienza “atteggiamento a cui siamo tutti chiamati

Firenze - L’accoglienza è “l’atteggiamento a cui siamo tutti chiamati nei confronti degli altri, e in particolare delle persone più fragile”.
E’ quanto si legge in una delle sintesi dei lavori del convegno ecclesiale di Firenze riguardante la “via” dell’abitare.
La sintesi è stata presentata ai convegnisti da Adriano FabrisOrdinario di Filosofia morale presso l’Università di Pisa.
Tra le tante “forme di fragilità” che richiedono “attiva attenzione” quella degli immigrati, “alla ricerca di quel futuro che nelle loro terre d’origine è loro negate” e quella di tutti coloro che sono “messi ai margini di un mondo che è impietoso nei confronti di chi non si uniforma alle proprie strutture economiche e sociali”. Ma fare i conti con questo non significa – è stato sotolineato nei gruppi di lavoro – “limitarsi al gesto, pur importantissimo, del dare: bisogna far emergere la dignità delle persone, bisogna metterle in grado di sentirsi utili, di sentirsi in grado di restituire qualcosa di ciò che hanno ricevuto. Una relazione buona, un’accoglienza vera, non sono semplice assistenzialismo”. Accogliere significa anche “accompagnare e fare alleanza. Accompagnare le persone che hanno bisogno di noi; accompagnarle nelle difficoltà, nella malattia, anche nella morte. E tutto questo nei luoghi in cui viviamo tutti i giorni”.

Mons. Galantino a Migrantesonline: una Chiesa non accogliente non è in linea con il Vangelo di Cristo

Firenze - “A me dispiacerebbe se si pensasse che il Papa venendo a Prato abbia detto cose diverse. Non ha fatto altro che riprendere ciò che dice da sempre”. E’ quanto dice a Migrantesonline il segretario generale della Cei, mons. Nunzio Galantino commentando le parola di Papa Francesco a Prato dove ha ricordato la tragedia di due anni fa, il 2 dicembre 2013, che ha provocato la morte di sette cittadini cinesi – 5 uomini e una donna – in un laboratorio-dormitorio.
Per mons. Galantino “una Chiesa, una società che non è accogliente non è in linea con Cristo, non è in linea con il  Vangelo e non è in linea soprattutto con l’urgenza di assicurare dignità umana a tutti”. (Raffaele Iaria)
 

Card. Bagnasco: “non basta essere accoglienti per uscire” ma “dobbiamo per primi muoverci verso l’altro”

Firenze - La vita di ognuno “si decide sulla capacità di donarsi”; è in questo “trascendere se stessa”  che la vita “arriva a essere feconda”. Non solo: proprio nel dedicarsi al servizio dei fratelli – a partire da una convinta opzione per i poveri – il Signore indica la via per quella beatitudine che il Santo Padre ci ha proposto come uno dei tratti distintivi del credente”. A dirlo è stato questa mattina il card. Angelo Bagnasco, presidente della Cei, concludendo i lavori del Convegno Ecclesiale della Chiesa Italiana a Firenze. Per il porporato la “ricostruzione dell’umano, che la Chiesa avverte come suo compito primario e inscindibile dall’annuncio del Vangelo, passa da un’attenta conoscenza delle dinamiche e dei bisogni del nostro mondo, quindi dall’impegno a un’inclusione sociale che ha a cuore innanzitutto i poveri. Tale impegno operoso – ha spiegato -  muove da un costante riferimento alla persona di Gesù Cristo, modello e maestro di umanità, che dell’uomo è il prototipo e il compimento”.
Ma non basta essere accoglienti per uscire ma “dobbiamo per primi muoverci verso l’altro, perché il prossimo da amare non è colui che ci chiede aiuto, ma colui del quale ci siamo fatti prossimi”. “Dobbiamo – è l’invito - uscire e creare condivisione e fraternità: le nostre comunità e associazioni, i gruppi e i singoli cristiani, vivano sempre con questo spirito missionario, e su di esso si verifichino periodicamente, poiché da ciò dipende l’autenticità della proposta. Ben venga, quindi, l’impegno – appena risuonato – a formare all’audacia della testimonianza, come quello di promuovere il coraggio della sperimentazione, secondo quanto richiesto soprattutto dai giovani”.
Tutto ciò va anche annunciato perché, senza l’annuncio “esplicito”, l’incontro e la testimonianza rimangono “sterili o quantomeno incompleti”.
Ricordando le altre “vie”, oltre all’uscire, indicate nel percorso di preparazione al convegno e approfonditi in questi giorni il card. Bagnasco, parlando dell’ “abitare” che significa essere presenti nel territorio e nella società, secondo “un impegno concreto di cittadinanza, in base alle possibilità di ognuno: nell’impegno amministrativo e politico in senso stretto, ma anche attraverso un attivo interessamento per le varie problematiche sociali e la partecipazione a diverse iniziative”. Quindi un essere “radicati nel territorio, conoscendone le esigenze, aderendo a iniziative a favore del bene comune, mettendo in pratica la carità, che completa l’annuncio e senza la quale esso può rimanere parola vuota”.
Il presidente della Cei, facendo riferimento a recenti fatti di cronaca senza citarli,  ha ribadito che l’impegno del cattolico nella sfera pubblica deve “testimoniare coerenza e trasparenza. Sono rimasto colpito soprattutto dalle attese emerse dai giovani, dalla loro richiesta di riconoscimento, di spazi e di valorizzazione: sono condizioni perché la fiducia che diciamo di avere in loro non rimanga a livello di parole, troppe volte contraddette dalla nostra povera testimonianza”. E poi “educare” per “rendere gli atti buoni non un elemento sporadico, ma virtù, abitudini della persona, modi di agire e di pensare stabili, patrimonio in cui la persona si riconosce”.
Facendo “ritorno” nelle proprie diocesi non bisogna avere paura di “guardare in faccia la realtà – anche le ombre -, ma con la lieta certezza di chi riconosce, anche nella complessità del nostro tempo, la presenza operosa dello Spirito Santo, la fedeltà di Dio al mondo”.
Nel concludere il suo intervento il presidente della Cei evidenzia come la  Chiesa italiana “vuole riaffermare affettuosa vicinanza e operosa dedizione” a Papa Francesco, “rispondendo alla particolare attenzione, alla visibile stima, al paterno affetto con cui guida il nostro cammino”: “sì, che l’eco dei nostri cuori giunga fino al suo cuore di universale Pastore, e confermi – a Lui che conferma noi con il carisma di Pietro – ciò che i figli, con linguaggio semplice e diretto, dicono ai loro più cari: “Le vogliamo bene!”. (R.I.)

Convegno Cei: il desiderio di “includere” gli immigrati e le loro famiglie

Firenze - E’ “vivo” il desiderio di “includere persone disabili, immigrati, emarginati” e le loro famiglie. Occorre “acquisire la competenza necessaria per aiutare, sostenere, accompagnare e annunciare la speranza di una vita nuova e la dolcezza di un Gesù amico che non abbandona”.
E’ quanto si legge in una delle sintesi dei lavori del convegno ecclesiale di Firenze riguardante la “via” dell’annunciare.
La sintesi è stata presentata ai convegnisti da Flavia Marcacci, docente di storia del pensiero scientifico presso la Pontificia Università Lateranense.
Questo deve avvenire in ogni contesto “ambientale” (scuola, lavoro, università, ospedali, carceri, social, media, non luoghi, …) ed “esistenziale” (disagi psichici, crisi coniugali, problemi educativi, …) in cui si trovano”.  Confrontarsi con la malattia, il disagio fisico e psichico, la disabilità e la fragilità “costringe - ha spiegato la relatrice facebdo la sintesi dei gruppi di lavoro - a fare i conti con la realtà di un’esistenza che non fa sconti a nessuno”. Ogni persona - è scritto nella sintesi - è degna della nostra attenzione che diventa ascolto delle esperienze concrete”.

Convegno Cei: segni di accoglienza “luogo significativo dell’umanità”

Firenze - Un luogo “significativo dell’umanità” in uscita è data “dai gesti e dai segni di accoglienza delle persone provenienti da inedite frontiere di dramma, come quella dell’esodo di popoli”. E’ quanto si legge in una delle sintesi dei lavori del convegno ecclesiale di Firenze riguardante la “via” dell’uscire.
La sintesi è stata presentata ai convegnisti da don Duilio Albarello, docente di teologia fondamentale presso la Facoltà Teologica dell’Italia settentrionale e alla quale ha collaborato mons. Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes. 
“L’arrivo di queste persone, fisicamente e forzatamente ‘in uscita’ dalle loro terre – si legge nel testo -  mette alla prova la nostra autentica disponibilità a non trasformare il riferimento alla via dell’uscire in un puro esercizio retorico, in quanto ci spinge a passare da progetti puramente assistenziali a progetti di  ‘inclusione e integrazione sociale e comunitaria’”, come Papa Francesco ha ricordato durante la visita pastorale a Prato martedì scorso.
“Quando si presentano nuove sfide, addirittura difficili da comprendere – si legge nella relazione -  la reazione istintiva è di chiudersi, difendersi, alzare muri e stabilire confini invalicabili”. Una reazione “umana, troppo umana” ma, tuttavia,  i cristiani hanno “la possibilità di sottrarsi a questo rischio, nella misura in cui diventano davvero consapevoli che il Signore è attivo e opera nel mondo: non solo nella Chiesa, ma proprio nel mondo, proprio dentro e attraverso quel cambiamento e quelle sfide” E allora “si apre una prospettiva nuova: si può uscire con fiducia; si trova l’audacia di percorrere le strade di tutti; si sprigiona la forza per costruire piazze di incontro e per offrire la compagnia della cura e della misericordia a chi è rimasto ai bordi”.
Per “uscire verso” gli altri i delegati evidenziano la necessità di “accorgersi di chi ha bisogno, e non solo della sua indigenza; è necessario essere in grado di mappare il territorio, monitorarne le dinamiche, anche grazie ad ‘antenne sociali’ disseminate, cioè a punti di riferimento di singoli e famiglie in grado di portare nelle comunità ecclesiali le domande di vita spesso nascoste o ignorate”. Per questo occorre “superare” un “latente clericalismo”: è “indispensabile recuperare una presenza laicale capace di ripartire verso nuove frontiere. Occorre dunque tornare a parlare dell’identità del cristiano impegnato come figura da non confondere o identificare con l’operatore pastorale. Tocca in particolare ai laici – senza ulteriori specificazioni e specializzazioni - presentare all’attenzione della comunità cristiana l’ordine del giorno del mondo, con uno sguardo globale e un agire locale, per scongiurare il rischio di insignificanza o di mera organizzazione dell’ordinario”.
La “forma strutturale” della Chiesa in uscita è “la relazione rinnovata con chiunque, specialmente con i poveri e i cosiddetti lontani. Forse è proprio questo che permette al ‘sogno’ di papa Francesco – è evidenziato nella relazione - di diventare realtà: si tratta di non limitarsi ad assumere l’atteggiamento delle sentinelle, che rimanendo dentro la fortezza osservano dall’alto ciò che accade attorno, bensì coltivare l’attitudine degli esploratori, che si espongono, si mettono in gioco in prima persona, correndo il rischio di incidentarsi e di sporcarsi le mani. D’altra parte, i discepoli del Signore sanno che non si esce per dare un’occhiata, ma per impegnarsi nel viaggio senza ritorno che è l’esistenza segnata dalla passione per tenere vivo il fuoco dell’Evangelo, quel fuoco che è capace - oggi come sempre - di illuminare la strada verso l’autentica umanizzazione”. (Raffaele Iaria)

Convegno Cei: oggi le conclusioni

Firenze - Dopo cinque giorni di lavori si conclude oggi a Firenze il quinto Convegno Ecclesiale della Chiesa Italiana.
La giornata si è aperta questa mattina con la celebrazione eucaristica nelle varie chiese vicine agli alberghi dove sono ospiti i 2200 delegati.
I lavori proseguiranno poi alla Fortezza da Basso con la preghiera comune presieduta da mons. Angelo Spinillo, vescovo di Aversa e vice presidente della Cei e con una riflessione della biblista suor Rosanna Gerbino.
Sarà poi la volta delle “sintesi e proposte” sulle cinque vie della Traccia del Convegno stesso. A farlo saranno don Duilio Albarello (uscire), docente di teologia fondamentale presso la Facoltà Teologica dell’Italia settentrionale; Flavia Marcacci (annunciare), docente di storia del pensiero scientifico presso la Pontificia Università Lateranense; Adriano Fabris (abitare), ordinario di filosofia morale presso l’Università di Pisa; suor Pina Del Core (educare), preside della Pontificia Facoltà di scienze dell’educazione Auxilium; fratel Goffredo Boselli (trasfigurare) liturgista e monaco di Bose.
Le conclusione saranno affidate al cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, che indicherà le “prospettive” che si aprono dal Convegno. Alle 12.40 la preghiera conclusiva. (R.I.)

Papa: la chiesa è chiamata a “testimoniare l’accoglienza del migrante”

Città del Vaticano - La Chiesa "è chiamata a proclamare e testimoniare l'accoglienza del migrante in spirito di carità e di rispetto della dignità della persona umana, nel contesto di una necessaria osservanza della legalità". Lo ha detto Papa Francesco incontrando questa mattina i vescovi slovacchi a Roma in visita "ad limina apostulorum" evidenziando che come il "fenomeno delle migrazioni" è diventato un "segno dei tempi". Per il Papa di fronte alla prospettiva di un ambiente multiculturale "sempre più esteso occorre assumere atteggiamenti di reciproco rispetto per favorire l'incontro". Da qui l'auspicio che il popolo slovacco "mantenga la sua identità culturale e il patrimonio di valori etici e spirituali, fortemente legato alla sua tradizione cattolica" così da "aprirsi senza timori al confronto".
 

Mons. Montenegro: Papa dona a Lampedusa un crocifisso, “guarderà il mare diventando faro e speranza”

Firenze – Papa Francesco ha deciso di donare un crocifisso da collocare nella parrocchia di Lampedusa. La notizia è stata data dal card. Francesco Montenegro in una intervista rilasciata al settimanale diocesano "l'Amico del Popolo" di Agrigento durante i lavori del Convegno ecclesiale della Chiesa italiana in corso a Firenze. Il crocifisso sarà esposto, domenica 11 dicembre, nella Chiesa Santa Croce di Agrigento, per l'apertura diocesana del Giubileo della Misericordia e prima di essere portato a Lampedusa sarà in pellegrinaggio nelle cinque zone pastorali della diocesi. "Ho il piacere di poter dire che il Papa – ha detto il card.  Montenegro – mi ha fermato e mi ha detto che voleva donare un crocifisso a Lampedusa. È un crocifisso la cui croce è formata da remi di barche quindi ricorda la realtà degli immigrati". Un gesto che è segno "dell'amore che il Papa ha per l'arcidiocesi di Agrigento e per Lampedusa e se il Papa ci stima così e ci vuol bene così per noi – ha proseguito – diventa una responsabilità ancora più grande. Questo "Cristo del mediterraneo", queste braccia aperte che dalla chiesa di Lampedusa guarderanno il mare diventano faro e speranza per tutti". Il crocifisso è quello che il Presidente cubano Raúl Castro ha donato a Papa Francesco al termine della visita del pontefice nel suo viaggio a Cuba. Don Mimmo Zambito, parroco di Lampedusa, appena appresa la notizia ha dichiarato: "L'immagine del Crocifisso che Papa Francesco ci dona dall'isola di Cuba è annuncio di misericordia. L'unità dell'umanità in Gesù prevale su ogni conflitto. Più importante di ogni ideologia è la realtà della sua vita che dona ancora vita abbattendo muri e attraversando confini". (Raffaele Iaria)
 

Migrantes Milano: come cambia ‘insegnamento dell’Italiano per gli stranieri in parrocchia

Milano - In parrocchia gli stranieri vengono non più solo per imparare l’italiano ma spesso per perfezionarlo mentre gli insegnanti vi indirizzano i figli degli immigrati che hanno appena raggiunto i genitori e devono mettersi in fretta al passo con i loro compagni. Le scuole parrocchiali per l’insegnamento dell’italiano agli stranieri, nate quando in Italia ancora non c’era una legge organica sull’immigrazione, stanno diventando sempre più spazi di formazione per l’apprendimento di competenze linguistiche non più esclusivamente di base. Contemporaneamente muta anche la loro tradizionale utenza. È quanto emerge da un’indagine condotta dall’Ufficio per la Pastorale dei Migranti (Migrantes) della Diocesi di Milano. La rilevazione ha censito 80 scuole, 40 nella città di Milano, 40 nell’hinterland metropolitano, frequentate complessivamente da poco più di 6300 studenti e nelle quali operano a titolo completamente gratuito circa 600 volontari, dedicati o all’insegnamento vero e proprio o al supporto dell’attività didattica. Complessivamente un servizio prezioso che mostra la capacità della Chiesa ambrosiana di saper leggere i segni di tempi se si pensa che il 12% di queste scuole è precedente al 1990, anno in cui entrò in vigore la prima normativa organica sull’immigrazione, la cosiddetta Legge Martelli. Sorte per insegnare i rudimenti della lingua italiana, oggi rispondono a bisogni più complessi. Nell’anno scolastico passato (2014/2015) un quarto delle scuole (il 10% in più rispetto all’anno precedente) ha erogato corsi propedeutici alla certificazione linguistica richiesta per l’ottenimento dei permessi di soggiorno di lungo periodo. Non solo. Queste scuole affiancano di fatto il sistema di istruzione istituzionale. Per la prima volta quest’anno si è seduta sui banchi una presenza significativa di minori (il 10% sul totale degli iscritti), indirizzati a frequentare questi corsi dagli stessi insegnanti delle scuole pubbliche affinché fossero aiutati colmare quelle lacune che non riuscivano a superare stando in classe la mattina. Significativa anche la percentuale di studenti che già conoscono l’italiano e che tornano esprimendo il desiderio di imparare una seconda lingua, in genere l’inglese, o le basi dell’informatica: possibilità realmente offerta tuttavia ancora da un numero limitato di casi. “Le scuole di italiano rappresentano una occasione particolare”, sottolinea il direttore dell’Ufficio Migrantes don Alberto Vitali: “oltre a essere spazi di apprendimento le scuole sono anche spazi di socialità. La maggior parte degli insegnanti con cui capita di parlare ti raccontano di un grande arricchimento recato dalle storie con cui entrano in contatto, e della voglia di dare una chance di vita buona a queste persone”.Le prospettive future delle scuole parrocchiali per l’insegnamento dell’italiano saranno illustrate sabato 14 novembre nel corso del seminario “Al di là dei confini. Capaci di ospitalità, capaci di fare spazio”. All’incontro, che apre il nuovo anno scolastico, interverranno don Mario Antonelli, teologo e collaboratore dell’Ufficio diocesano Migrantes, Laura Zanfrini, docente di sociologia delle migrazioni all’Università Cattolica di Milano, Claudia Savino insegnante professionista di italiano, Nancy Boktur, mediatore culturale e insegnante di arabo.
 

Palermo: un nuovo magazine per dare voce alla città interculturale

Palermo - Un magazine per dare voce alla Palermo interculturale e promuovere politiche che consentano la reale integrazione degli stranieri che vivono nel capoluogo siciliano. Si chiama “Palermo in comune” il nuovo giornale voluto dall’amministrazione comunale, il cui “numero 0” è in distribuzione in questi giorni. Il prodotto editoriale è stato presentato a Palazzo delle Aquile dal sindaco Leoluca Orlando, dall’assessore alla Partecipazione, Giusto Catania, e dal Presidente della Consulta delle Culture, Adham Darawsha. “Con questo bimensile – ha detto il Sindaco Orlando – Palermo si conferma alto punto di riferimento fra le città italiane sul tema dell’Intercultura e dei processi partecipativi. Si tratta di una rivista dell’amministrazione, che ci consente di avere un piccolo patrimonio di storia di cui poter andare orgogliosi”. La tiratura della rivista evidenzia l’importanza che il progetto riveste per l’esecutivo: 50 mila copie per 12 numeri, che potranno essere lette tra l’altro, negli uffici comunali, nelle sedi di associazioni e consolati. Per l’assessore Catania il nuovo info-magazine deve essere considerato “il giornale della città, che racconta le storie di Palermo interculturale ed è un modo per mettere in connessione l’esperienza della Consulta delle Culture, la vita delle comunità e il carattere interculturale di Palermo”. Il giornale verrà realizzato grazie al lavoro e alle competenze del personale interno del Comune, nonché dai consiglieri della Consulta delle Culture, organismo creato dal Consiglio comunale nel 2013, che rappresenta tutti i cittadini palermitani di nazionalità diversa da quella italiana residenti nel capoluogo. Il direttore responsabile della rivista è il funzionario comunale Girolamo D’Anneo.
“La Consulta metterà questo strumento al servizio della cittadinanza come ulteriore strumento di partecipazione”, ha commentato Adham Darawsha, medico palestinese appena confermato alla presidenza della Consulta delle culture assieme alla vice presidentessa, Sumi Aktar Dalia, originaria del Bangladesh. Proprio Darawsha rappresenterà comunale, Juan CatalanoPalermo, unica città italiana invitata ad un incontro al Consiglio di Europa insieme ad altre 15 città europee, per parlare di diritti e mobilità umana. (Luca Insalaco)
 
 

Convegno CEI: molti i giovani tra i delegati diocesani

Firenze -  Il 10% dei delegati al Convegno ecclesiale di Firenze sono giovani under 40. Sono in fatti 20 le diocesi rappresentate da delegati che hanno meno di 40 anni.  La diocesi "più giovane" è quella di Nocera Inferiore-Sarno (32 anni) seguita da Volterra (33), Casale Monferrato e Cefalù con una media di 34 anni. La prima diocesi metropolitana  - età media 35 anni -  è invece quella di Reggio Calabria-Bova che è arrivata a Firenze con una delegazione quattro delegati su sette under 30.  130 invece le diocesi che hanno scelto come delegati al convegno con una età tra i 40 e i 50 anni. A Firenze anche molti direttori diocesani e regionali degli uffici Migrantes che stanno portando nei gruppo la loro esperienza di accoglienza e di servizio pastorale sui loro territori a servizio di immigrati e rifugiati, rom e sinti, italiani nel mondo e uomini e donne dello spettacolo viaggiante. (R.I.)
 

Conferenza Episcopale USA: a Chicago meeting sull’immigrazione “Guardando avanti”

Chicago - Al via oggi a Chicago la conferenza sull'immigrazione coordinata dalla Conferenza Episcopale americana. Oltre 300 i partecipanti provenienti da 64 diocesi e arcidiocesi.  La conferenza, dal titolo "Guardando avanti, l'immigrazione nel 2016 e oltre", si focalizza sulle opportunità e le problematicità delle migrazioni, un tema rilevante per la Chiesa e per gli Stati Uniti. La conferenza è animata da un ventaglio di seminari su argomenti che vanno dalle strategie per
incoraggiare il Congresso Usa a stilare nel 2016 "un'equa e solida legge sull'immigrazione" fino ai passi politici "necessari per arginare la migrazione di bambini e famiglie" del Centro America verso il Nord, famiglie "spesso minacciate da violenze e sopraffazioni" di gang e gruppi criminali. Nel meeting – riferisce l'agenzia Sir -  vengono anche discusse politiche di integrazione e la riforma del sistema di detenzione degli immigrati negli Stati Uniti.  Ad aggiungere valore al dibattito ci sono esperti provenienti da tutta una serie di organizzazioni, tra cui l'arcidiocesi di Chicago, il Catholic Legal Immigration Network, Inc. (Clinic), le Catholic Charities e il Catholic Relief Services. Il discorso di apertura è affidato all'arcivescovo di Chicago, monsignor Blase J. Cupich di Chicago. La relazione principale è affidata a Donna M. Carroll, presidente della Dominican University di River Forest in Illinois.

Reggio Calabria-Bova: accogliere gli immigrati è scuola di umanesimo

Firenze – La diocesi di Reggio Calabria-Bova sta partecipando ai lavori del Convegno Ecclesiale Nazionale di Firenze tramite una delegazione composta da sette persone, accompagnate dall'arcivescovo mons. Giuseppe Fiorini Morosini. I delegati durante i lavori nei gruppi stanno testimoniando l'impegno della Chiesa a favore dei migranti: la diocesi di Reggio Calabria-Bova ha avviato l'iniziativa del Coordinamento Ecclesiale per gli Sbarchi, autorizzato dalla Prefettura ad intervenire in "area sbarco" insieme a tutti gli organismi istituzionali preposti. E' "un'esperienza unica" nella Chiesa Italiana – spiega il direttore dell'Ufficio Comunicazioni Sociali don Davide Imeneo, delegato anche al Convegno di Firenze - che sta portando frutti "insperati" e sta consolidando un'indole caratteristica del popolo calabrese: quella dell'accoglienza. Grazie al Convegno Ecclesiale di Firenze il contributo della Chiesa Reggina è entrato nel circolo virtuoso delle iniziative distintive del "nuovo umanesimo" che caratterizzeranno l'impegno della Chiesa Italiana per il futuro.
 

CEI a Firenze: questa mattina preghiera ecumenica

Firenze - Oggi la quarta giornata del Convegno ecclesiale della Chiesa Italiana in corso a Firenze sul tema “In Gesù Cristo il nuovo umanesimo”.  Alla Fortezza da Basso, sede del convegno, la giornata si aprirà con la preghiera ecumenica presieduta dal segretario generale della Cei, mons. Nunzio Galantino. La preghiera prevede meditazioni di padre Georgij Blatinskij, arciprete della Chiesa ortodossa russa di Firenze, e di Letizia Tomassone, pastora della Chiesa valdese di Firenze. Seguirà un momento interreligioso con i saluti di Joseph Levi, rabbino-capo della Comunità ebraica di Firenze, e di Izzeddin Elzir, imam di Firenze e presidente dell’Ucoii (Unione comunità islamiche d’Italia).
Appena dopo la preghiera i 2200 delegati continueranno i lavori di gruppo incentrati sulle cinque  “vie” della Traccia del convegno: uscire, annunciare, abitare, educare, trasfigurare. Nel pomeriggio i delegati incontreranno la città. (Raffaele Iaria)

Cei: due relazioni alla terza giornata dei lavori

Firenze - E’ entrato nel vivo, dopo la giornata introduttiva di lunedì e la visita di ieri di Papa Francesco – il 5° Convegno Ecclesiale Nazionale della Chiesa Italiana con due relazioni principali.
Il primo ad intervenire è stato Mauro Magatti, Ordinario di Sociologia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Dopo gli anni di crisi, non solo economica, che hanno segnato la vita del Paese, si è chiesto Magatti, che senso ha interrogarsi sul nuovo umanesimo?
“La nostra vita – ha constatato – rischia di diventare un’astrazione sempre più frammentata e separata da ciò che ci circonda, persino dagli affetti più intimi”.
La crisi del nostro Paese, dunque, è in primo luogo crisi di identità, alla radice di quei particolarismi che “come italiani conosciamo bene: localismi, corporativismi, familismi, corruzione, mafiosità”.
La chiave individuata da Magatti per cercare una via d’uscita, sta nell’apertura alla “logica della concretezza, intesa come pratica di affezione aperta alla trascendenza”. Una concretezza “generativa” in cui il sociologo riconosce anche quel tratto inconfondibile che “distingue l’Italia nel mondo”.
L’Italia, ha concluso, “da secoli ha saputo esprimere, dal basso, una straordinaria vitalità: il volontariato, le cento città, l’artigianato, l’arte, la cura e la carità, la sussidiarietà e l’economia civile. Creando un terreno favorevole alla fioritura di un nuovo “umanesimo della concretezza” si può forse ridire la vocazione per questo Paese nel tempo che stiamo vivendo”. 
All’intervento di Magatti ha fatto seguito quello di mons. Giuseppe Lorizio, Ordinario di Teologia fondamentale presso la Pontificia Università Pontificia: “Non siamo qui come turisti, bensì per interrogarci a nome delle nostre comunità ecclesiali sull’oggi del Vangelo e della storia, per riscoprire le radici anche dell’umanesimo storico, ma soprattutto del ‘nuovo’ umanesimo e rinvenirle nella fede in Cristo Gesù, che ci unisce senza omologarci e ci interpella senza opprimerci”.
Lorizio ha sottolineato che spetta “a ciascuno di noi, ad ogni cellula della chiesa il compito di svelare la novità assoluta dell’umano, che il Vangelo attesta e Gesù di Nazareth incarna”.
“La fede in Cristo Gesù intravede e professa l’umano e il divino in una profonda unità personale  che interpella e coinvolge oltre la storia, ma non fuori di essa”, ha aggiunto, richiamando l’esperienza biblica dell’alleanza. Proprio questa categoria diventa, quindi, “paradigma del ‘nuovo umanesimo’, che ha da proporsi come tale a tutti e che coinvolge i credenti in Cristo nella vigilanza e nella custodia di fronte ad ogni tentativo di infrangere le alleanze, che possono assicurare una vita degna di questo nome a chiunque oggi e domani sia chiamato all’esistenza”.
Il nuovo umanesimo che si genera dalla fede è così “l’umanesimo della nuova alleanza, realizzatasi in Cristo”, che “va vissuta e attualizzata nelle alleanze, spesso infrante o compromesse”, della vita di ciascuno e della storia di tutti: tra uomo e natura come tra uomo e donna, spiega Lorizio; tra generazioni come tra popoli; tra religioni come tra cittadino e istituzioni.
Sono alleanze che – ha concluso il teologo – “ciascuno di noi e le nostre comunità, con sporgenza verso la società civile, è chiamato a porre in atto, custodendo legami e vincoli autentici e chiedendo e offrendo misericordia, perché avvenga ai diversi livelli una vera riconciliazione sul piano individuale e su quello comunitario”.
 

Migrantes: si faccia presto chiarezza su “arresti” che riguardano alcuni impresari circensi

 Firenze - “Come Migrantes auspichiamo, quanto prima, che si faccia chiarezza sulla vicenda che ha riguardato un gruppo di circhi italiani”. A dirlo oggi è una nota della Fondazione dopo gli arresti che ieri hanno coinvolto rappresentati del mondo circense italiano che avrebbero un ruolo determinante nella falsificazione di documenti per provare assunzioni inesistenti di migranti. Al tempo stesso la Fondazione Migrantes è “preoccupata che la vicenda non colpisca e penalizzi duramente un mondo del lavoro e dell’arte italiana che vive già un momento difficile in questo tempo di crisi economica. Ogni forma pregiudiziale di informazione che strumentalizza e colpisce  questo piccolo mondo di lavoratori ed artisti rischia ancora una volta di penalizzare un mondo di famiglie in cammino che in Italia e nel mondo regalano momenti di incontro, di gioia e di festa, di arte popolare. Il lavoro e i diritti dei lavoratori - conclude Migrantes -  vanno sempre difesi e tutelati ma non strumentalizzati”. Preoccupazione anche da parte dell’Ente Nazionale Circhi. In una nota il presidente Antonio Buccioni “mentre formula auspicio che i direttori sappiano inequivocabilmente giustificare il proprio operato, condanna altrettanto fermamente, se confermata, una condotta contra legem fatalmente destinata a ledere in maniera micidiale l’immagine della categoria. La circostanza che gli aderenti all’Organizzazione appaiano, secondo i dati resi noti, pressoché per nulla sfiorati dalla vicenda, non basta ad attenuare la profonda amarezza e il senso di disagio che dette notizie provocano”. (R.I.)

Ccee: le migrazioni non vanno subite ma governate

St. Gallen - “Le migrazioni vanno prudentemente e responsabilmente governate e non subite”. Lo sottoliea oggi la commissione CCEE “Caritas in Veritate” nel giorno di San Martino, all’inizio delle celebrazioni dei 1700 anni della sua nascita. La commissione ricorda il  Messaggio dell’Assemblea Plenaria del CCEE del settembre scorso e nel quale si sottolineava che “la complessità di questo fenomeno, con le sue inevitabili differenziazioni, richiede da parte dei singoli Stati, le cui situazioni sono radicalmente diverse, molta attenzione al fine di rispondere tempestivamente alle necessità di aiuto immediato e di accoglienza di persone disperate a causa di guerra, persecuzione, miseria. Gli Stati, attraverso le istituzioni necessarie, devono mantenere l’ordine pubblico, garantire la giustizia per tutti e offrire una generosa disponibilità per chi ha veramente bisogno, nella prospettiva anche di una integrazione rispettosa e collaborativa. Grande è l’impegno delle Chiese d’Europa che, seguendo le indicazioni del Santo Padre Francesco, collaborano con gli Stati, i quali sono i primi responsabili della vita sociale ed economica dei loro popoli. Le molte esperienze già in atto incoraggiano a proseguire ed intensificare ogni sforzo”. Per la Commissione del Ccee l’Europa non deve rinunciare alla “propria civiltà giuridica” nella gestione delle migrazioni che oggi assumono “l’aspetto di emergenze umanitarie”. L’Europa non deve rinunciare  anche “ai valori fondamentali della propria cultura che essa ha assimilato dalla tradizione della legge morale naturale che qui da noi è stata arricchita e veicolata dalla tradizione cristiana e che è pure presente in altre culture e religioni. Non può nemmeno – si legge nella riflessione - esimersi da un impegno comune a far fronte a questa emergenza non solo nella cosiddetta accoglienza dei profughi ma anche e soprattutto in una politica estera di efficace contrasto dei turpi interessi che stanno dietro questi fenomeni”. L’ Europa da sola “non può fare tutto”, “non può affrontare adeguatamente processi tanto importanti in una posizione di ritirata e di rinuncia a sé stessa. Deve, anzi, mostrare il proprio volto, il volto di un continente che ha conosciuto nella sua storia delle verità sugli uomini e sulla loro convivenza ed è disposto a spendere questa sua ricchezza con responsabilità”. (Raffaele Iaria)

Migranti: sette bimbi morti in mare

Milano - Almeno 14 migranti, tra cui 7 bambini, sono morti in un nuovo naufragio avvenuto davanti alle coste turche. Una imbarcazione che cercava di raggiungere l'isola greca di Lesbo si è rovesciata. Lo riferisce l'agenzia turca Dogan citando la guardia costiera locale, che è riuscita a salvare 27 persone. Non è chiara al momento la nazionalità dei migranti a bordo. L'imbarcazione era partita dalla provincia turca di Canakkale. I sopravvissuti, tra cui c'è una donna incinta, sono in buone condizioni.
 

CEI: Papa Francesco invita a pregare per il convegno ecclesiale di Firenze

Firenze - Papa Francesco ha aperto questa mattina la settimanale Udienza Generale in Piazza San Pietro con l’invito a pregare per il Convegno ecclesiale della Chiesa italiana in 
corso a Firenze. “In questi giorni – ha detto il Papa invitando a recitare un’Ave Maria - la 
Chiesa italiana sta celebrando il Convegno nazionale a Firenze: 
cardinali, vescovi, consacrati, laici, tutti insieme”. A Firenze, prima dei lavori, il Card. Giuseppe Betori, Arcivescovo di Firenze, ha portato ai circa 2300 delegati e i vescovi italiani, i ringraziamenti di Papa Francesco per l’accoglienza e l’affetto che ha ricevuto ieri mattina nella sua visita nel capoluogo toscano. (R. Iaria)
 

CEI: i lavori di oggi del convegno ecclesiale

Firenze – E’ iniziato questa mattina alla Fortezza da Basso la terza giornata dei lavori del Convegno ecclesiale della Chiesa Italiana iniziato lunedì pomeriggio. Ad aprire la giornata la preghiera comune presieduta dal Vescovo di Novara mons. Franco Giulio Brambilla e con una riflessione del francescano padre Giulio Michelini, ordinario di Nuovo Testamento presso l’Istituto Teologico di Assisi. Seguiranno le relazioni di Mauro Magatti, ordinario di Sociologia all’Università Cattolica di Milano sul tema “Per un umanesimo della concretezza. Discernimento della società italiana e responsabilità della Chiesa”; e di mons. Giuseppe Lorizio, ordinario di Teologia fondamentale presso la Pontificia Università Lateranense, su “La fede in Gesù Cristo genera un nuovo umanesimo”. Seguiranno i lavori di gruppo secondo le 5 vie della Traccia del Convegno. Dopo la pausa per il pranzo, alle 15.30 riprende il lavoro dei gruppi. (R. I.)