Primo Piano

MCL: “Dal seme al cibo”

Roma - “Quello della fame è un tema che non ammette ritardi né giustificazioni, tantomeno può più tollerare quegli intrecci tra politica, economia e ambiente che tendono ad arricchire le élite mondiali a discapito degli esseri umani meno fortunati. È l’ora di cambiamenti strutturali che consentano lo sviluppo produttivo e l’autonomia alimentare di molte zone del mondo”: è quanto ha affermato Carlo Costalli, presidente del Movimento Cristiano Lavoratori, presentando la nuova iniziativa della campagna del MCL-Cefa “Dal seme al Cibo”.
Si tratta di un progetto, lanciato dal MCL, che ha riscosso un grande successo nelle giornate dedicate alla solidarietà fino ad oggi organizzate: un progetto che si appresta a vivere un nuovo momento di impegno da parte di tutte le sedi periferiche del MCL, il prossimo 13 dicembre. Una giornata che vedrà i giovani MCL, futuro del Movimento, protagonisti e impegnati in una raccolta fondi che si prefigge, oltre che l’obiettivo predeterminato (far raggiungere l’autosufficienza alimentare a 10.000 famiglie del mondo, appartenenti ad aree ad ampio spettro di povertà come Sud Sudan, Somalia, Ecuador e Marocco), anche lo scardinamento di una mentalità diffusa: l’autosufficienza alimentare per tutti è praticabile solo se non si rincorrono interessi particolari, incuranti di nuocere al bene comune della famiglia umana”.
“La campagna consentirà a tante famiglie di affrancarsi dallo spettro della fame - ha concluso Costalli - attraverso il lavoro agricolo, divenendo artefici del proprio futuro e raggiungendo un livello di vita dignitoso anche per le prossime generazioni: per liberarle dal dolore e dai pericoli delle migrazioni”.
 

Italiani nel mondo: costituito il Forum delle Associazioni

Roma – E’ stato costituito a Roma il Forum delle Associazioni degli Italiani nel Mondo. Lo annuncia un comunicato stampa del Comitato organizzatore  degli Stati Generali dell’Associazionismo degli Italiani nel Mondo, al quale fa parte anche la Fondazione Migrantes. Il Il Comitato ha approvato  l’Atto Costitutivo composto dal documento “Principi, scopi e finalità del Forum” e dallo Statuto e il documento contenente le “Linee progettuali operative di lavoro” che accompagneranno il Forum nel percorso verso la prima Assemblea Congressuale prevista nel mese di Aprile del 2016.
L’assemblea nella quale si eleggeranno gli organismi del Forum,  sarà anche sede  di confronto e di progettualità sulle tematiche già oggetto della Assise degli Stati Generali: dal lavoro all’integrazione , dalla rappresentanza alla mobilità  e ai nuovi flussi emigratori.
Per adeguatamente porre in essere  il percorso che precede  la fase congressuale – spiega una nota -  è stato costituito  il Comitato di Coordinamento del Forum composto da undici  Associazioni (Acli, Aitef, Ctim, Faes, Fclis, Filef, Istituto Fernando Santi, La Comune del Belgio, Migrantes, Ucemi, Unaie). Questa fase  si aprirà con la richiesta formale di associarsi al Forum  rivolta a tutte le associazioni che hanno aderito al Manifesto e a quelle che intendono ancora aderire. 
 

Mons. Galantino: sui migranti “l’Europa è indietro”

Roma - “Sui migranti l’Europa purtroppo è  molto indietro”. A dirlo questa mattina il Segretario generale della CEI, mons. Nunzio Galantino, a margine dell’inaugurazione di due nuove strutture di accoglienza della Caritas diocesana di Roma, alla presenza, fra gli altri,  del Cardinale vicario per la diocesi di Roma,  Agostino Vallini. Le due strutture, a fianco della stazione Termini, riaprono dopo i lavori di ristrutturazione e riqualificazione iniziati alcuni anni fa. Di fronte alla tragedia dei minori morti in questi ultimi giorni il Segretario generale della CEI si è detto “costernato” aggiungendo che “se non si decide tutti insieme, se non si prende sul serio la situazione, aumenterà sempre la costernazione senza che cambi assolutamente niente”.
 

Card. Montenegro: “facciamo concorrenza a strage innocenti di Erode”

Roma -  La morte di 700 bambini in mare nell’ultimo anno fa pensare alla “strage degli innocenti. Quando leggiamo le pagine del Vangelo restiamo interdetti su come Erode abbia potuto fare una cosa simile” ma “oggi ci accorgiamo che gli stiamo facendo concorrenza”. Lo ha detto l’arcivescovo di Agrigento, il card. Francesco Montenegro, in un’intervista al Tg2000, il telegiornale di Tv2000, sottolineando che è “una strage che dovrebbe farci riflettere. Sono migliaia i morti che continuiamo a contare senza reagire”.
“La morte di 700 minori – ha proseguito il card. Montenegro - non ci fa pensare, ma se dovessero scomparire 700 bambinelli dai nostri presepi questo diventerebbe motivo d’indagine. Gesù è presente nei fratelli più piccoli: dovremmo essere capaci di riconoscere Gesù in questi bambini che muoiono nel mare se vogliamo fare il presepe”. Il card. Montenegro ha inoltre commentato le insufficienti misure, politiche ed economiche, adottate dall’Europa sulla questione dei migranti contrapposte a quelle dei finanziamenti per gli interventi armati: “Fino a quando il Dio profitto resta il grande Dio continueranno a fare queste scelte. Ma sappiamo che sono scelte sbagliate. C’è la necessità di rimettere l’uomo al centro. L’attenzione all’uomo deve diventare un impegno per tutti, dalla politica all’economia. Il Papa ha detto che la misericordia e la solidarietà sono i binari in cui il treno della vita deve camminare”. “Sono tante le cose che si devono rivedere, – ha concluso il card. Montenegro - con gli hotspot si rischia di creare altri clandestini e poveri in giro per le strade. E’ necessaria dunque una riflessione da parte di chi amministra la cosa pubblica”.
 
 

Centro Astalli: : canali umanitari sicuri subito

Roma - “Si tratta di una tragedia annunciata”. Così padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli, parla dell’ennesimo naufragio che ha causato undici vittime nel mar Egeo. Tra questi anche cinque bambini afghani, tra cui un neonato di sei mesi. Il barcone carico di migranti su cui si trovavano si è ribaltato al largo delle coste della Turchia. Una nuova “strage degli innocenti” che si “consuma ormai da mesi davanti ad un’Unione Europea indifferente e sorda al grido di un’umanità che cerca giustizia”, evidenzia il religioso gesuita. Ancora una volta il Centro Astalli torna a chiedere che vengano adottati “immediatamente canali umanitari sicuri. Si stabiliscano vie legali che interrompano quella che ormai si configura come una vera e propria ‘ecatombe del Mediterraneo’”.
L’Unione Europea “sempre più chiusa in se stessa, sempre più ripiegata sui propri confini, sulle proprie paure ha rinunciato deliberatamente alla sua vocazione di essere baluardo di civiltà e democrazia. Controlli, divieti , muri, hot spot, respingimenti alle frontiere etc., non possono essere la soluzione al complesso fenomeno delle migrazioni”, spiega una nota del Centro Astalli. “Assurdo pensare di poter fermare chi si mette in cammino in cerca di salvezza, bisogna agire e programmare per accogliere e integrare in maniera costruttiva ed efficace. Ostinarsi a discriminare e classificare con una pervicace mancanza di visione rischia di diventare la nostra condanna”, aggiunge Padre Ripamonti: “la strage di ieri è avvenuta poco prima dell’apertura del Giubileo della Misericordia. Si tratta di un tragico ossimoro. Le istituzioni, la società civile aprano gli occhi: non c’è Giubileo finché c’è ingiustizia e prevaricazione. Non c’è Misericordia finché restiamo indifferenti davanti al dolore di chi non ha alternative alla fuga”. (Raffaele Iaria)
 
 

Migrantes: una strage silenziosa nel Mediterraneo che continua

Roma - “Continua una strage silenziosa nel Mediterraneo, con i morti che sono più che raddoppiati nel 2015 rispetto al 2014: da 1600 a oltre 3200. Continuano le morti di bambini, dimenticate: oltre 700 dall’inizio dell’anno”, denuncia oggi il Direttore Generale della Fondazione Migrantes, Mons. Gian Carlo Perego. “L’Europa che trova sempre risorse per bombardare, non trova risorse per salvare vittime innocenti. L’operazione europea Triton non ha saputo rafforzare il salvataggio in mare delle vite umane rispetto all’operazione italiana mare nostrum – continua Mons. Perego -: una vergogna che pesa sulla coscienza europea. L’Europa sembra ora – a fronte della minaccia terroristica – giustificare i muri e la chiusura delle frontiere, oltre che il disimpegna nel creare canali umanitari che avrebbero potuto oltre che salvare vite umane, combattere il traffico degli esseri umani, una delle risorse del terrorismo”. “L’accoglienza ai nostri porti, anziché in centri  di accoglienza aperti sembra affidarsi ancora una volta a centri chiusi, gli ‘hotspots’, come dimostra il Centro di accoglienza di Lampedusa: più di 20.000 persone arrivate al porto e trasferite nel Centro, chiuso ad ogni ingresso e uscite. La paura insieme alla convenienza sembra far ritornare indietro di anni il cammino di protezione internazionale costruito in Europa”.  Continua invece l’accoglienza  dei richiedenti asilo e protezione internazionale che, dopo l’appello di Papa Francesco del 6 settembre scorso, è cresciuta nelle strutture ecclesiali, nelle parrocchie e nelle famiglie, conclude il direttore della Migrantes realizzando “un’accoglienza diffusa, costruita insieme, senza conflittualità. Un’accoglienza intelligente che aiuta anche a conoscere volti e storie di sofferenza e a costruire,  in questo tempo di Avvento, percorsi e progetti di cooperazione internazionale. Ancora una volta la Chiesa costruisce un gesto concreto, che supera pregiudizi e contrapposizioni ideologiche, che accompagna le persone, nella prospettiva di una ‘cultura dell’incontro’  che sola rigenera le nostre città”.
 

Palermo: l’abbraccio ai poveri e ai migranti del nuovo arcivescovo

Palermo - I poveri, gli emarginati, i migranti: don Corrado Lorefice sceglie gli ultimi come bussola della propria esistenza, li designa come stella cometa di una “Chiesa povera e per i poveri”. Il neo-arcivescovo di Palermo, nel messaggio letto nel corso della cerimonia della propria ordinazione episcopale, ha voluto soffermarsi sull’importanza di custodire la memoria dei santi e dei martiri espressi dalla terra di Sicilia, sul desiderio di “ascoltare la santità e la fede operante della Chiesa palermitana, di imparare come essa accoglie e vive la Parola di Dio ospitata nelle pagine della Scrittura e nelle pagine della sua Storia, come si conforma al Suo Signore nei segni sacramentali della Chiesa – la Frazione del pane, l’ascolto orante della Parola, i Poveri e i Piccoli – e nei segni dei tempi”.
Una Chiesa, quella palermitana, che “in tante forme e con grande creatività condivide e solleva la fatica di chi stenta a vivere”. Il pensiero di don Corrado è andato ai servizi resi in città in favore dei migranti e all’attività offerta, tra gli altri, dall’oratorio Santa Chiara e dal Centro Astalli, senza dimenticare la Caritas e la Missione Speranza e Carità, la comunità fondata da Biagio Conte che, fin dalla sua nascita, ha offerto a un gran numero di stranieri un letto e un pasto caldo. “Per un vescovo, per il vescovo che io vorrei essere tra di voi – ha spiegato don Corrado – custodire la memoria vuol dire essere dalla parte dei poveri, a cui voglio stare accanto e che avrò sempre come bussola della mia vita in mezzo a voi” e, quindi, anche “a chi fugge dalle guerre e dalla fame”. “Questo – ha aggiunto – comporta per me fare argine concretamente, con forza, insieme con voi e con tutto me stesso, ai ‘poteri di questo mondo’ che vogliono annientare la dignità e la bellezza del nostro essere uomini”.
Il nuovo pastore di Palermo, dunque, parte dagli ultimi, da chi vive ai margini della società. Non a caso ha scelto come motto per il proprio stemma e quindi come faro del proprio ministero quanto detto da Gesù ai discepoli: “Exemplum dedi vobis” (“Vi ho dato infatti l’esempio”), intendendo così “vivere radicalmente la missione del Figlio dell’uomo che è venuto per servire e non per essere servito” (Mc 10,45). 
Quello enunciato non è un programma teorico, un elenco di pie intenzioni. Papa Francesco ha scelto don Lorefice come pastore della più imponente diocesi dell’Isola perché in lui ha visto un sacerdote che “conosce l’odore delle proprie pecore”. È stato in Siria, conosce l’Africa e il Medio Oriente per averci vissuto e per avere toccato, da parroco, i drammi e le speranze di chi ha trovato in Sicilia un approdo di salvezza. Sa da cosa fuggono queste persone e la condizione di marginalità che sono costrette a vivere una volta giunti in Italia, lontani da un miraggio chiamato integrazione. “Dio – ha ricordato il presule – ha deciso di entrare nella storia dominata dai grandi, dai re e dagli imperatori che opprimono i popoli – e oggi possiamo dare un nome preciso all’oppressore, ovvero a questo sistema economico crudele che affama le genti e distrugge il pianeta, riducendo gli uomini a una merce di scambio – per contribuire a cambiare il corso delle cose, operando attraverso tutti coloro che ‘cooperano’ per il Vangelo”.
A questa rivoluzione del Vangelo possono partecipare tutti gli uomini di buona volontà, senza distinzioni, perché la Chiesa “è la casa di tutti, la casa che per fedeltà al Vangelo del suo Signore accoglie tutti e non ha nemici, non alza barriere, non accampa diritti o privilegi”. Infatti, “Dio ci ama, ama ogni donna e ogni uomo, prima e indipendentemente da ogni merito e da ogni virtù. Ci ama mentre siamo poveri e peccatori”. Eccoli i poveri: siamo noi. Peccatori noi per primi, poveri come gli altri. (Luca Insalaco)
 
 

Torino: il volto sofferente dei profughi nella città

Torino - Non hanno nome, non hanno casa, non hanno più storia. Arrivano da quei paesi che per tanti anni sono stati dimenticati da Dio e dai media, ma non dalle economie globali, dai mercanti di armi e dai giochi di potere. Arrivano dal Pakistan, dal Bangladesh, da alcuni paesi dell'Africa. Scappano dalla guerra, dalla povertà, dalla fame e dagli abusi. La loro meta, però, è lontana dalla Mole: l''Inghilterra, la Svezia, la Finlandia. Difficile dire un numero preciso. Non sono sbarcati a Lampedusa e non sono stati identificati; le loro impronte digitali non sono state prese.
Hanno un viso, un corpo, ma non sono nessuno. Si parla di un centinaio di individui che girano per la Città nella speranza di riuscire ad andare altrove. Non sono rifugiati e non hanno nemmeno iniziato la pratica per ottenere lo status. Non sono nemmeno richiedenti asilo, perché ancora non sono ancora stati ricevuti dagli appositi uffici. “Ogni notte queste persone si uniscono ai senza tetto per riuscire a entrare nel nostro dormitorio” – raccontano dal Sermig –  “Impossibile quantificarli. Negli ultimi mesi saranno stati una quarantina. Sperano in una cena, una doccia, un letto su cui dormire e una colazione. Non riescono, e talvolta non vogliono, entrare nei progetti del Comune. Qui in piazza Borgo Dora puoi rimanere al massimo un mese, ma loro generalmente se ne vanno molto prima. Se sono donne cerchiamo di tenerle un po' di più, ma purtroppo non è semplice. Una volta che escono di qui non sono tutelati ne controllati da nessuno”. E se qualcuno ha interesse a non farsi identificare, qualcun altro ci prova. Sono circa una ventina, donne e uomini, che dormono davanti agli uffici della Questura in via Grattoni, in attesa di essere ricevuti e iniziare le pratiche. “Dormo qui da più di una settimana – racconta Gift, 2  nigeriana – Aspetto che e qualcuno mi riceva e mi dica cosa fare”. Stessa sorte per Messi, 21 anni, ghanese. “Non ho un posto dove andare e nessuno da chiamare. Ho bisogno di un foglio che dica chi sono e perché sono qui”. “Sono tante le persone che non sono inserite nei progetti del Comune e nei centri d'accoglienza – interviene Sergio Durando, direttore regionale della Migrantes: – Trovano sistemazioni di fortuna per strada. Quest'anno l'emergenza freddo si occuperà anche di loro, ma pensare a procedure diverse, così che anche a questa gente venga data un'opportunità”. (Irene Famà – Voce del Popolo)
 

“Gitanistan. Lo Stato immaginario delle famiglie rom salentine”: domenica 20 dicembre proiezione gratuita al Teatro Vascello di Roma

Roma - Domenica 20 dicembre, alle ore 20,  al Teatro Vascello di Roma l’Associazione 21 luglio presenta “Gitanistan. Lo Stato immaginario delle famiglie rom salentine”, un film-documentario di Pierluigi De Donno e Claudio “Cavallo” Giagnotti. La partecipazione all’evento, organizzato con il patrocinio del Municipio Roma XII, è gratuita. Attraverso la storia personale di Claudio “Cavallo” Giagnotti, figlio di un italiano e di una donna rom, nonché leader della band di pizzica salentina Mascarimirì, Gitanistan rappresenta un viaggio alla scoperta di famiglie rom molto particolari, un tempo allevatori di cavalli, oggi macellai e commercianti di carne equina, totalmente integrate con le comunità locali in Salento al punto che nessuno è a conoscenza della loro esistenza. Con la visione di Gitanistan, lo spettatore scoprirà perché in questa parte della Puglia i celebri “pezzetti di cavallo” rappresentano una tradizione culinaria così radicata, quali sono le origini della suggestiva danza Pizzica Scherma e sarà portato a interrogarsi sulle possibili storie simili di integrazione, tra rom e non rom, che potrebbero nascondersi in numerose altre località italiane, si legge in una nota dell’associazione. La proiezione del film-documentario (che ha una durata di 1h 10 minuti) sarà preceduta da uno spettacolo tenuto dai bambini rom che partecipano al laboratorio di arte-educazione “Amarò Foro” (La nostra città) dell’Associazione 21 luglio. A conclusione del film sono previsti una esibizione musicale e un dibattito.
 
 

Rom e sinti: un flash mob dimostrativo contro gli sgomberi sabato 12 dicembre a Roma

Roma  - A pochi giorni dall’apertura del Giubileo della Misericordia, l’Associazione 21 luglio punta i riflettori sulla piaga degli sgomberi forzati a Roma ai danni di uomini, donne e bambini rom, promuovendo un flash mob dimostrativo, sabat0 12 dicembre a Roma.
All'azione parteciperanno bambini rom che vivono in alcuni insediamenti della Capitale e giovani attivisti rom e sinti autori del Manifesto “Primavera Romanì”.
Il flash mob rientra tra le iniziative della Campagna internazionale “Peccato Capitale”, promossa dall’Associazione per denunciare “il forte aumento degli sgomberi forzati nella Capitale a partire dal 13 marzo 2015, giorno dell’annuncio dell’Anno Santo Straordinario da parte di Papa Francesco. Da quel momento le azioni di sgombero sono triplicate passando da una media di 3 ad una di 10 al mese”.
 

Migranti in parrocchia: un’oasi dopo lo sbarco

Reggio Calabria - Una nuova pagina nella buona prassi dell’accoglienza per i migranti scritta dalla Chiesa italiana si apre nella diocesi di Reggio Calabria- Bova. Il Coordinamento ecclesiale per gli sbarchi ha coinvolto tre parrocchie della periferia di Reggio Calabria, nel quartiere di Archi, in passato segnato pesantemente dalla guerra di ’ndrangheta.
L’iniziativa che le tre parrocchie hanno intrapreso è inedita: dopo aver provveduto alle urgenze di prima necessità per i migranti giunti al porto di Reggio Calabria, le comunità parrocchiali si prenderanno cura di favorire l’integrazione dei “nuovi arrivati”. Per questo motivo sono stati avviati delle attività di natura ludica e culturale, rivolte soprattutto ai minori.
Gli operatori pastorali delle comunità parrocchiali, tra i quali anche docenti a riposo, offrono lezioni di lingua italiana, geografia, storia e letteratura. Terminata questa proposta di studi i ragazzi, insieme agli animatori del Coordinamento ecclesiale per gli sbarchi, sono impegnati in attività ricreative: si va dal classico biliardino ai più moderni giochi di società, mentre è in arrivo addirittura
una play station. Grazie all’impegno di queste comunità si cerca di far vivere ai giovani immigrati con serenità le prime giornate dopo il trauma del viaggio, permettendogli di coltivare la speranza di
poter costruire un futuro migliore ed apprendendo da persone competenti il linguaggio, le tradizioni e l’ospitalità del Paese che li ha accolti in uno dei momenti più difficili della loro vita. (Davide Imeneo)
 

Papa ai rifugiati: alzate la testa

Assisi - “Quanti fratelli e sorelle sono annegati in mare. Sono col Signore adesso. Gesù è venuto per darci speranza, e dobbiamo prendere questa speranza. E’ venuto per dirci che lui è più forte dell’amore, che lui è più grande di ogni malvagità”. A dirlo ieri Papa Francesco...

Card. Scola: approfondire “una cultura dell’accoglienza”

Milano - I migranti sono persone “costrette” a sostenere a volte “inaccettabili” condizioni di viaggio “per ragioni di assoluta necessità, come la difesa della vita, della libertà o la determinazione a lasciarsi alle spalle la fame e la miseria”. E’ quanto ha detto questo pomeriggio l’arcivescovo di Milano, il card. Angelo Scola, nel suo discorso alla Città in occasione della festa di Sant’Ambrogio.  
Per il porporato l’immigrazione “non solo mette in campo la necessità di approfondire una cultura dell’accoglienza”, ma anche e “soprattutto un giudizio circa la radice dell’odierno sistema socio-economico che è all’origine del fenomeno migratorio. L’aggravarsi del terrorismo islamista ed il peso che va assumendo, anche per l’Europa, non cambiano il carattere strutturale del ‘meticciato di culture e di civiltà’ che le migrazioni presentano. L’attuale e imponente fenomeno migratorio – spiega il card.. Scola - presenta certi aspetti di emergenza, ma è già – e lo sarà sempre più – un fenomeno strutturale. Inoltre il terrorismo non potrà essere battuto senza un processo integrativo che domanda ricerca e promozione di ‘senso’, impossibile senza un intenso risveglio dell’Europa”.
Alle istituzioni l’integrazione degli immigrati domanda- ha detto poi l’arcivescovo di Milano - di “garantire il contesto di ordine, di pace e di benessere necessario perché l’accoglienza possa essere concretamente attuata dai singoli e dai corpi intermedi. L’autorità costituita dovrà essere particolarmente attenta, in proposito, a salvaguardare la pregnanza della capacità della società civile di sviluppare la propria identità e la propria storia, in altri termini la sua capacità di ‘tradizione innovativa’ in quanto fattore dinamico di edificazione di civiltà. Nel massimo rispetto della storia, della cultura e dei costumi del popolo che rappresenta, l’autorità statuale, ai vari livelli – ha concluso - non dovrà pretendere di imporre in modo meccanico un’idea astratta di integrazione. È fuori dubbio che il fenomeno migratorio visto in tutti i suoi aspetti anche negativi, ha bisogno – come da tempo chiede l’insegnamento sociale della Chiesa – di un nuovo ordine mondiale”.
 

L’immigrazione nel Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese

Roma - Gli stranieri in Italia inseguono una traiettoria di crescita verso la condizione di ceto medio, differenziandosi così dalle situazioni di concentrazione etnica e disagio sociale che caratterizzano le banlieue parigine o le inner cities londinesi, dove l’islam radicale diventa il veicolo del rancore delle seconde e terze generazioni per una promessa tradita di ascesa sociale. A scriverlo è il 49mo Rapporto del Censis sulla situazione sociale dell’Italia presentato questa mattina a Roma. Tra il 2008 e il 2014 in Italia i titolari d’impresa stranieri sono aumentati del 31,5% (soprattutto nel commercio, che pesa per circa il 40% di tutte le imprese straniere, e nelle costruzioni, per il 26%), mentre le aziende guidate da italiani diminuivano del 10,6%. A fine settembre i migranti sbarcati in Italia sono stati 132.071, il 10% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Nei primi nove mesi del 2015 le 42.801 domande di asilo hanno portato nel 23,6% dei casi all’attribuzione della protezione umanitaria, nel 15,8% di quella sussidiaria e nel 5,5% al riconoscimento dello status di rifugiato. L’altra metà, al netto dei possibili ricorsi – scrive il Censis -  andrà incontro a un diniego e all’obbligo, non sempre rispettato, di lasciare il nostro Paese. Erano 70.652 gli stranieri irregolari rintracciati in Italia nel 2008, ma la cifra si è ridotta a 30.906 nel 2014 e sono stati 23.112 nei primi nove mesi del 2015. I rimpatri hanno avuto un picco nel 2011 (25.163), seguito da un netto calo fino a oggi: 10.559 tra gennaio e settembre del 2015. Lo sforzo delle istituzioni per ampliare la rete dell’accoglienza è testimoniato dal numero di posti più che quadruplicati in due anni, dai 22.000 del 2013, prevalentemente concentrati nelle regioni meridionali, ai 98.000 del settembre 2015, distribuiti in tutte le regioni.
Ma l’integrazione è un processo che, se “certamente va accompagnato dall’alto, si compie nella fisiologia dei comportamenti quotidiani”, si legge nel testo: il 66% dei giovani italiani di 18-34 anni si dichiara favorevole ad accogliere nel nostro Paese le persone che fuggono da guerre e miseria, mentre tra gli anziani la percentuale è molto più bassa (37,2%). Il 44% degli italiani, inoltre, ritiene che è cittadino italiano chi nasce sul suolo italiano, per il 33% chi vive in Italia per un certo periodo di tempo minimo (non importa dove sia nato), per il 19% chi ha genitori italiani. Lo “ius soli” (il diritto di cittadinanza agli immigrati acquisito automaticamente con la nascita in un territorio) è quindi “il criterio privilegiato”.
 

MCI Amburgo: un convegno su “Famiglia piccola Chiesa”

Amburgo - Domenica 6 dicembre la Missione Cattolica Italiana di Amburgo con il suo missionario, don Pierluigi Vignola, unitamente al Consiglio di Missione ha organizzato un Convegno dal titolo “Famiglia Piccola Chiesa...nella precarietà la speranza”. Nel pomeriggio intorno alle 14.30 ci sarà l’accoglienza dei membri della Comunità Italiana, alle 15.00 la preghiera di introduzione seguita dai saluti e dall’introduzione alla giornata di studio. Seguirà quindi la relazione dei coniugi De Pol, impegnati in Missione e nel cammino delle famiglie neocatecumenali inviate da Papa Giovanni Paolo II agli inizi degli anni Novanta per evangelizzare in varie nazioni dell’Europa. La relazione verterà su vari temi partendo dal magistero di Papa Francesco sulla Famiglia, anche alla luce dell’ultimo Sinodo dei Vescovi. Il Mistero della Santissima Trinità come radice e fonte della Famiglia Cristiana, l’uomo e  la donna ad immagine e somiglianza di Dio, i tre altari della Famiglia (la mensa domestica, la mensa eucaristica ed il talamo nunziale), gli attacchi gravi contro la famiglia e l’insegnamento di Papa Francesco.
Seguirà un dibattito e le conclusioni sono affidate al neo arcivescovo di Amburgo Mons. Stefan Heße, il quale presiederà subito dopo la Celebrazione Eucaristica alla comunità italiana con la sua prima visita alla stessa. Saranno inoltre presenti un gruppo di dieci persone che fanno parte del Gruppo Pugliese di Wolsburg, i quali grazie all’invito del Presidente del Comites Scigliano e del Consolato Generale di Hannover, realizzeranno la presentazione del “Presepe Vivente”.
 

Cagliari: la Chiesa in prima linea con i Rom

Cagliari - Confrontarsi per capire la cultura dei Rom. Su questi temi la Caritas e l’Ufficio della Migrantes della diocesi di Cagliari hanno organizzato una “tre giorni” per esplorare i percorsi di conoscenza e di inclusione sociale già avviati e gli eventuali interventi che ancora è possibile mettere in atto. Una tre giorni iniziata ieri nell’aula magna del Seminario arcivescovile con il tema dell’informazione, fondamentale nella costruzione di immagine e stereotipi fonte di pregiudizi discriminatori. Ai saluti dell'arcivescovo, mons. Arrigo Miglio, del direttore della Caritas diocesana, don Marco Lai, del sindaco, Massimo Zedda, della Presidenza della Giunta regionale e di Saltana Ahmetovic, membro della Consulta immigrazione del Comune di Cagliari, sono seguiti gli interventi di Carlo Stasolla, Presidente dell’associazione “21 Luglio” di Roma, impegnata nella promozione dei diritti delle comunità rom in Italia e nella lotta contro ogni forma di discriminazione e intolleranza; Giovanni Maria Bellu, giornalista, Presidente dell’Associazione “Carta di Roma”, nata per dare attuazione al protocollo deontologico per una informazione corretta sui temi dell’immigrazione, del diritto d’asilo e delle minoranze; Anthony Muroni, Direttore dell’Unione Sarda, Bianca Stancanelli, giornalista e scrittrice e mons. Paolo Lojudice, Vescovo ausiliare della Diocesi di Roma, in prima linea nella battaglia contro gli sgomberi dei campi rom alla periferia della capitale. Con il coordinamento di Padre Stefano Messina (OMI) Direttore Migrantes della Diocesi di Cagliari, dopo il saluto dell'arcivescovo mons. Arrigo Miglio, di don Marco Lai, Direttore della Caritas diocesana e di Sulejmanovic Rubino, attivista dell'Associazione 21 Luglio, Lucia Mallus e Renato Pierpaoli saranno  presenteranno il dialogo recitato "Santo e Zingaro; El Pelè, un uomo semplice". Interverranno quindi il Vescovo ausiliare della Diocesi di Roma, mons. Paolo Lojudice, don Francesco Megale, parroco di Arghillà (Reggio Calabria) e Carla Osella Presidente nazionale dell'AIZO (Associazione italiana Zingari oggi). Seguirà una tavola rotonda sul tema: "Esperienze con i Rom: percorsi di vita". Porteranno le loro esperienze Marcello Porceddu, Caritas di Cagliari, suor Maria Claudia Biondi responsabile della Caritas ambrosiana (Milano), sul disagio femminile, Mario Agostino, del gruppo Mosaico che opera nel campo Rom di Sesto Fiorentino e Lucia Mallus, insegnante di scuola media inferiore. Chiuderà la giornata, alle 21.00 al Cinema Spazio Odissea di viale Trieste 84, la proiezione del film: "Io rom romantica", di Laura Halilovic. La seconda giornata di lavori, oggi si aprirà con la sessione dedicata al ruolo delle amministrazioni locali. Dopo l’introduzione di don Marco Lai e i saluti dell’arcivescovo mons. Arrigo Miglio,  Anna Puddu e Jasmina Mahmutcehajic della Caritas di Cagliari coordineranno il confronto con Massimo Zedda, sindaco di Cagliari, Stefano De Lunas, sindaco di Quartu, Carlo Stasolla dell'Associazione 21 luglio, Luigi Minerba, assessore alle politiche sociali del Comune di Cagliari, Marina Del Zompo, assessore alle politiche sociali del Comune di Quartu S.E., Pina Puddu, assessore alle politiche sociali e all’integrazione del Comune di Monserrato, Daniela Sitzia, assessore alle politiche sociali del Comune di Selargius e Barbara Cadeddu, Assessore alla pianificazione strategica e Istituti di partecipazione del Comune di Cagliari.
I lavori proseguiranno nel pomeriggio alle 15.30 presso la Facoltà di scienze economiche, giuridiche e politiche, aula A, in via Sant'Ignazio 76, sul tema "I diritti (negati) della cittadinanza". Dopo l’introduzione di don Marco Lai, e i saluti dell’arcivescovo mons. Arrigo Miglio, del presidente della facoltà, Stefano Usai, Gianni Loy, presidente della Fondazione Anna Ruggiu onlus, introdurrà e coordinerà il dibattito con  Amela Sulejmanovic, della comunità Rom di Selargius, Giuliana Perrotta, prefetto di Cagliari, Eva Rizzin, cofondatrice di OsservAzione e ricercatrice dell'Università di Mantova, Anna Cao, sostituto procuratore del Tribunale dei minori di Cagliari, Giorgio Altieri, giudice del Tribunale di Cagliari e Rita Dedola, presidente dell'Ordine degli avvocati di Cagliari. La giornata si concluderà in Piazza San Sepolcro, alle 20, con la degustazione di piatti tipici della tradizione dei Romà Khorakhanè.
Ultima giornata di lavori sabato 5 dicembre. Alle 9.00, nella sala Pippo Orrù dell'Ordine provinciale dei medici e degli odontoiatri di Cagliari, in via Carroz 14, il seminario si svilupperà sul tema: "I Rom e la salute: conoscere per curare". Dopo l'introduzione di don Marco Lai e i saluti dell'arcivescovo mons. Arrigo Miglio e di Marco Sulejmanovic della comunità rom di Cagliari, interverranno l'assessore all'igiene, sanità e politiche sociali della Regione, Luigi Arru, l'assessore alle politiche sociali del Comune di Cagliari, Luigi Minerba, il presidente della Commissione Sanità del Consiglio regionale, Raimondo Perra, il presidente dell'Ordine provinciale dei medici e odontoiatri di Cagliari, Raimondo Ibba; coordineranno i lavori Anna Cerbo e P. Amalia Menneas della Caritas di Cagliari. Seguiranno le relazioni di quattro medici impegnati a livello nazionale nella tutela della salute dei Rom: Anna Cerbo, responsabile del Progetto salute Rom della Caritas di Cagliari, Fulvia Motta, responsabile dell'area Rom e Sinti della cooperativa Roma solidale promossa dalla Caritas di Roma, Lorella Vassallo, dirigente del Centro salute immigrati e nomadi della Asl di Palermo, e Annunziata La Rocca, del Policlinico universitario di Messina. Nella stessa giornata, alle 9.30, al Liceo Michelangelo, in via del Donoratico, verrà proiettato il film "Dimmi che destino avrò", alla presenza del regista Peter Marcias, dell’attrice protagonista Luli Bitri e dello sceneggiatore Gianni Loy.
Nel pomeriggio, alle 15.30, nella sala convegni della Fondazione Banco di Sardegna, in via S.Salvatore da Horta, saranno gli storici ad approfondire il tema "Rom: una storia ancora da ricostruire". Introdurrà don Marco Lai e, dopo i saluti dell'arcivescovo mons. Arrigo Miglio, lo scrittore Alberto Melis, coordinerà gli interventi di: Vesna Bajramovic, della comunità rom di Monserrato,  Luca Bravi, dell'Università di Firenze, che ha approfondito la triste esperienza dei Rom confinati in Sardegna durante il Fascismo, Massimo Aresu, ricercatore all'Ehess di Parigi e Martina Giuffré, dell'Università di Sassari.
Alle 18, il seminario si concluderà con la consegna delle borse di studio della Fondazione Anna Ruggiu onlus. Coordinerà Gianni Loy, presidente della Fondazione Anna Ruggiu e interverranno i docenti dei giovani rom e delle giovani romnì, vincitori delle borse. Parteciperà l’attrice protagonista del film ‘Dimmi che destino avrò’ Luli Bitri. La serata si concluderà, alle 20.00 al Teatro Sant'Eulalia, in vico del Collegio 2, "Dialoghi e musiche sulle vie dei Rom, con il presidente del Conservatorio di musica di Cagliari, Gianluca Floris e del violinista Valentin Furtuna. Il seminario "Da Zingaro a cittadino", è accreditato dagli ordini professionali dei giornalisti, degli avvocati e dei medici, nelle rispettive sessioni, ai fini della formazione permanente.
 
 

Milano: nella festa di Sant’Ambrogio un saluto ai “nuovi milanesi”: dalle regioni ai migranti stranieri

Milano - Prima dei Vespri di Sant’Ambrogio alcuni migranti, in rappresentanza delle diverse Cappellanie straniere presenti a Milano, incontreranno l’Arcivescovo, il card. Angelo Scola.
Negli anni scorsi il saluto pochi minuti prima del “Discorso alla città” era dedicato soprattutto a fedeli originari di altre regioni d’Italia. Oggi però i “nuovi milanesi” sono i migranti stranieri: invitarli in una ricorrenza come Sant’Ambrogio – spiega il settimanale “MilanoSette” – significa considerarli gli ambrosiani del futuro, come spesso ripete il cardinale Angelo Scola, ma anche gli ambrosiani di oggi.
 

Morcone: calano gli arrivi di migranti

 Roma – “Si è attenuato, in questo ultimo periodo, l’arrivo di migranti nel nostro territorio. Si registra un calo del 12% rispetto all’anno scorso mentre si è aperta una strada dal Friuli Venezia Giulia, dove entrano pakistani e afghani per spostarsi in Veneto e verso sud dove ci sono molte loro comunità”. Lo afferma Mario Morcone, capo del dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Ministero dell’Interno, in audizione presso la Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema di accoglienza e di identificazione.
Intanto proprio ieri si è registrata una ripresa degli arrivi: 1.984 migranti sono stati tratti in salvo nel corso di 11 distinte operazioni di soccorso coordinate dalla Centrale operativa di Roma della Guardia Costiera al largo delle coste libiche. Le richieste di soccorso, giunte tramite telefoni satellitari, hanno riguardato 8 gommoni e 3 barconi.