Primo Piano
GMM: le iniziative a Pescara
Pescara - Un pomeriggio di riflessione e preghiera nella chiesa B.V.M. del Rosario domani, domenica 17 gennaio, in occasione della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, promossa nella diocesi di Pescara-Penne. Alle 15.30 sarà proiettato, nella sala teatrale della parrocchia, il film di Eric Toledano e Olivier Nakache “Samba”, seguito da un momento di confronto. Alle 18.30 l’arcivescovo, mons. Tommaso Valentinetti, presiederà una solenne celebrazione eucaristica.
“È vero, i migranti e i rifugiati ci interpellano – afferma mons. Valentinetti richiamando il tema della Giornata – e interrogano non solo le istituzioni, chiamate a gestire in modo coordinato e attento la continua richiesta di aiuto, ma anche tutti, a livello personale”. “Il terrore sta giustificando tante situazioni di chiusura – prosegue – ma i numeri di chi si rimbocca le maniche per ospitare rifugiati e migranti ci confortano, nonostante bisogna ancora e sempre far tanto. In quest’anno della misericordia siamo chiamati a vivere gli insegnamenti del Vangelo e a riscoprire gesti essenziali di carità per essere cristiani. Come dirci persone di fede e non preoccuparci, per esempio, delle opere di misericordia corporale che ci invitano a dar da mangiare agli affamati, a dar da bere agli assetati, a vestire gli ignudi, alloggiare i pellegrini, visitare gli infermi, visitare i carcerati e seppellire i morti?”.
Circhi: da domenica il Forum delle Organizzazioni Cristiane per la Pastorale dei Circensi e Lunaparchisti
Roma - “Essere collegati insieme attraverso il lavoro ecumenico e pastorale”. Questo il tema dell’incontro del Forum of Christian Organizations for the pastoral care of circus and carnival workers, il Consiglio Internazionale delle Organizzazioni Cristiane per la Pastorale dei Circensi e Lunaparchisti che si svolgerà a Monaco, dal 17 al 19 gennaio prossimo. Per l’Italia parteciperà mons. Piergiorgio Saviola, per anni responsabile della pastorale per i circensi della Fondazione Migrantes e due operatori Migrantes, Monica Bergamini e Flaviano Ravelli. L’incontro rappresenta un momento importante che aiuta chi opera nella pastorale dei circensi, al di là della loro confessione cristiana, nel promuovere e nel mettere al centro le dimensioni umane, professionali e spirituali dei lavoratori del circo. Il Consiglio delle Organizzazioni Cristiane per la Pastorale dei Circensi e Lunaparchisti, formato dai Direttori nazionali della pastorale circense, è nato per promuovere in senso ecumenico l’animazione pastorale, culturale e sociale dei circensi e lunaparchisti d’Europa e per stimolare nella comunità civile la comprensione e la valorizzazione della loro identità in un clima di pacifica convivenza, rispettosa dei diritti della persona umana. I membri del Forum parteciperanno, nell’ambito della Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani, a una celebrazione ecumenica sotto il tendone del Festival Internazionale del Circo di Montecarlo, prevista per lunedì sera, con la partecipazione di rappresentanti delle varie confessioni cristiane e alla quale parteciperanno, come gli altri anni, migliaia di persone oltre agli artisti del Festival del Circo. (Raffaele Iaria)
Mons. Di Tora: “Chiudere le frontiere è un passo indietro di civiltà”
Roma - Almeno 6mila persone, migranti e italiani, saranno domenica 17 gennaio in Piazza San Pietro per partecipare all’Angelus e varcare la Porta Santa, portando in processione la Croce di Lampedusa, realizzata con le assi di legno dei barconi e benedetta da Papa Francesco il 9 aprile 2014, da allora in viaggio per l’Italia. È questa una delle iniziative clou, il Giubileo dei migranti, in occasione della 102ª Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, che si celebra in tutte le Chiese il 17 gennaio. Durante la messa, che sarà celebrata dal cardinale Antonio Maria Vegliò, presidente del Pontificio Consiglio per la pastorale dei migranti e degli itineranti, saranno consacrate le ostie prodotte da tre detenuti del carcere di massima sicurezza di Opera, persone che hanno commesso omicidi ma che hanno seguito un percorso di consapevolezza sugli errori commessi. A livello locale, nelle diocesi, saranno invece organizzate conferenze, eventi, catechesi, celebrazioni. “Migranti e rifugiati ci interpellano. La risposta del Vangelo della Misericordia”, è il tema del Messaggio del Papa per la Giornata, quanto mai attuale, come ribadito da monsignor Guerino Di Tora, presidente della Commissione episcopale per le migrazioni e della Fondazione Migrantes. Che a proposito del dibattito europeo sull’accoglienza dei profughi e il rischio della chiusura dello spazio Schengen avverte: “Chiudere le frontiere e alzare muri è come fare un passo indietro di civiltà”.
Nel messaggio il Papa punta il dito contro l’indifferenza che diventa complicità quando si assiste come spettatori alle tragedie dei migranti. C’è un mea culpa da fare, visto che siamo nell’Anno della Misericordia?
Tutti dobbiamo interrogarci su questo. L’indifferenza ci porta fuori dalla nostra esperienza cristiana. Siamo chiamati a ricambiare l’amore di Dio che abbiamo ricevuto amando il nostro prossimo. L’indifferenza è un atteggiamento di negatività che già nella Bibbia viene condannato. A cominciare dai vescovi, dai sacerdoti, ognuno di noi ha qualcosa da recriminare a se stesso su questo tema. Purtroppo il contesto della società tende a chiudere piuttosto che ad aprire:
si aprono i mercati ma si chiudono le relazioni personali, questa è la contraddizione.
C’è la globalizzazione del denaro e delle merci ma non quella delle persone umane.
Papa Francesco non si stanca di parlare del dramma delle migrazioni e di lanciare appelli. Come deve essere vissuta l’accoglienza?
Accoglienza significa essere attenti alle esigenze dei migranti, farsi carico delle persone e delle famiglie. Come il Papa ha specificato nella richiesta alle parrocchie e alle famiglie di accogliere i profughi, non significa semplicemente farli entrare in casa ma farsi carico delle loro esigenze, a cominciare dagli aspetti sanitario, giuridico, linguistico. Tutte situazioni che riguardano il vivere sociale, per entrare in un clima di fraternità: passare dall’accoglienza alla conoscenza all’integrazione.
Come le sembra stiano rispondendo all’appello del Papa le parrocchie, le famiglie e i conventi in Italia?
Parlando con numerosi vescovi ho potuto constatare che l’accoglienza è stata buona. Sono però necessari tempi lunghi per la preparazione dei locali: serve l’intervento della Migrantes e della Caritas, della Asl per verificare se si è in regola con la possibilità di ospitare. E’ un lavoro più lento. Poi possono sorgere problematiche diverse: distinguere, ad esempio, tra una accoglienza nel servizio Sprar (Servizio per l’accoglienza dei richiedenti asilo e rifugiati) o di una prima accoglienza; c’è il rapporto con la prefettura nell’invio dei migranti al soggetto richiedente. Mi pare ci sia un buon senso di accoglienza e che anche dove non si è riusciti a realizzare qualcosa nella propria comunità ci si è uniti in collaborazione con altre parrocchie.
E’ soprattutto un lavoro culturale: bisogna mettersi in un contesto di accoglienza e relazionalità con chi arriva.
Rendersi conto che non sono numeri da sistemare: ognuno è una persona con una sua storia e realtà, con i drammi di chi ha attraversato il mare, di chi ha visto distrutta la propria casa o uccisi i propri familiari. Dietro ci sono tanti traumi non conosciuti.
Il tema “immigrazione” porta con sé strumentalizzazioni politiche, segni di ostilità. Ci sono resistenze anche nelle comunità cristiane?
I vescovi mi dicono che la gente semplice delle parrocchie ha buon senso di accoglienza quindi le resistenze sono più montate che reali. Certo, c’è chi ha una visione completamente diversa del vivere sociale. Ma non dobbiamo mai dimenticare che l’Italia è stata una terra di emigrazione. Ricordo gli anni del dopoguerra, con gli arrivi a Roma dal Meridione d’Italia, sempre in uno stile di grande accoglienza. L’uomo medio italiano sa accogliere, i romani in particolare hanno l’accettazione dell’altro e la tolleranza nel proprio Dna.
Abbiamo tutti davanti agli occhi l’esodo biblico dei profughi sulla rotta balcanica, ma ora alcuni Paesi del nord sembrano voler fare dietro font sull’accoglienza: c’è chi chiude le frontiere e chi chiede l’abolizione di Schengen, soprattutto dopo i fatti di Parigi…
Chiudere le frontiere e alzare muri sono fatti negativi, un passo indietro di civiltà. Certo, se ci sono delle problematiche o dei timori legati al terrorismo ci deve essere una maggiore consonanza e attenzione da parte delle forze dell’ordine a livello europeo. Ma di fronte alle difficoltà di chi fugge per sopravvivere non ci sono barriere che tengano. Chi è in una situazione di guerra o in una realtà di fame, di siccità, di miseria, è ovvio che cerchi una vita migliore. Chi ha affrontato il mare sa di rischiare per poter trovare il meglio, lasciando una situazione sicura di morte per sperare in qualcosa di diverso.(P. Caiffa - Sir)
GMM: la diocesi di Vicenza invita alla colletta in tutte le parrocchie
GMM: le iniziative a Casale Monferrato
Fondazione Moressa: diminuiscono i detenuti stranieri
confermano. «Negli ultimi anni, il massiccio arrivo di profughi sulle coste italiane e nei centri di accoglienza presenti sul territorio ha alimentato le paure dell’opinione pubblica sul tema della sicurezza – spiegano i ricercatori dell’istituto specializzato nello studio delle fenomenologie e delle problematiche relative alla presenza straniera sul territorio – Ma l’emergenza profughi ha realmente
inciso sulla criminalità?». Per rispondere alle polemiche sulla criminalità e la sicurezza pubblica che da sempre accompagnano il dibattito sull’immigrazione, la Fondazione ha esaminato i dati del Ministero della Giustizia al 31 dicembre 2015, in particolare quelli sulla presenza straniera nelle carceri italiane. «I detenuti stranieri presenti nelle carceri italiane sono 17.340, ovvero un terzo della popolazione carceraria complessiva – spiegano – e pur rappresentando un numero significativo, sono diminuiti dello 0,7% nell’ultimo anno e del 30,5% negli ultimi cinque anni». Le regioni con più detenuti stranieri sono Lombardia, Lazio e Piemonte. L’incidenza percentuale varia dal 10,8% del Molise al 70,4% del Trentino Alto Adige, in cui però probabilmente pesa la componente austriaca. Mediamente, nelle regioni del Nord si registra una presenza straniera più significativa: oltre la metà in Liguria (53,1%) e in Veneto (52,2%).Le prime tre nazionalità, che insieme comprendono quasi la metà dei detenuti stranieri, sono Marocco (16,4%), Romania (7,1%) e Albania (1,0%) mentre la presenza femminile si attesta mediamente al 4,6%. Valore che tocca i massimi livelli tra i Nigeriani (13,7%) e i cittadini nati nell’ex Jugoslavia (11,1%). Molto limitata, invece, tra le nazionalità nordafricane. Negli ultimi cinque anni, tutte le nazionalità hanno registrato un calo, ad eccezione dell’Egitto (+25,9%). Significative le diminuzioni del Nordafrica: ad esempio, il Marocco ha visto un calo del 46,2%, la Tunisia del 39,4% e l’Algeria del 57,0%. «In realtà, gli stranieri commettono prevalentemente reati legati alle condizioni di povertà – spiegano dalla Fondazione – evidenziando che la criminalità è correlata più alla marginalità sociale che alla presenza di immigrati». I reati più diffusi tra la popolazione straniera sono i reati contro il patrimonio, quelli contro la persona e quelli legati alla droga: furti, rapine e spaccio. «Il reato di clandestinità è stato introdotto nel 2009 (governo Berlusconi), rendendo "rilievo penale" l’ingresso
o il soggiorno irregolare sul territorio italiano – rimarcano i ricercatori – Nell’ aprile 2014, con una
legge delega, il Parlamento ha incaricato l’esecutivo di intervenire con decreto legislativo per cancellare il reato entro 18 mesi. Ad oggi, ben oltre il termine, previsto, tale provvedimento è ancora in discussione». «Pur trattandosi di un tema molto delicato per l’opinione pubblica, i dati
del Ministero della Giustizia evidenziano l’inefficacia di questo reato: meno di 1.500 persone sono in carcere per reati legati alla condizione dello straniero. In 5 anni i detenuti per clandestinità sono
diminuiti drasticamente (-65,9%). Allo stesso modo, considerando la difficoltà di individuare il patrimonio di chi risiede o entra illegalmente in Italia, anche le pene pecuniarie non sembrano molto efficaci». (DANIELA FASSINI – Avvenire)
La GMM e gli studenti stranieri
Il Vangelo della misericordia, infatti, reso esplicito dalla dottrina sociale, chiama con urgenza a promuovere lo sviluppo dei popoli che lottano e soccombono sotto il giogo della fame, delle malattie endemiche, della mancanza di scuole e di strutture formative, o in preda a regimi che impediscono la libertà e non rispettano l’uomo e la donna. E plaude a chi cerca di recuperare nella propria dimensione culturale, i valori che promuovano la dignità della persona umana, la coesione sociale, la solidarietà, la pace. Già la Populorum Progressio, nel 1967, denunciava il dramma degli studenti e dei lavoratori immigrati, affermando che essi rischiavano di perdere il senso dei valori spirituali e della stessa vita, nell’impatto con un mondo diverso dal proprio, extrafamiliare e più complesso, in preda a una profonda crisi di identità. Il Messaggio ci pone – come comunità ecclesiale – alcuni interrogativi, di fronte ai giovani che si aprono a una esperienza completamente nuova e difficile, come quella dello studio, lontani dalla propria terra e dalla propria famiglia, alla quale ci si può rivolgere nei momenti più delicati trovando conforto.
La nostra civiltà, sorta dall’incontro dell’umanesimo greco con quello giudaico e cristiano si fonda sul valore dell’ospitalità, sul valore dell’accoglienza. Lo stesso Islam riconosce nel «Volto» di Dio misericordioso e nell’attenzione al povero (Zakat) questo stesso valore. Ospite nel nostro linguaggio è colui che è accolto ed è anche colui che accoglie: in questa parola c’è il senso della reciprocità del dono. L’Europa deve recuperare sempre questo valore, altrimenti perderà la sua anima, la sua vitalità. Come accogliere questi giovani, nel periodo più significativo per la loro formazione, in modo che si sentano a casa? Come conoscere e promuovere la dimensione culturale o religiosa, rispettandone la diversità? Come coinvolgerli affinché siano protagonisti della costruzione della città nella quale si trovano, facendo propria la prassi della partecipazione e – particolarmente coloro
che condividono la fede cristiana – possano offrire il proprio contributo umano e spirituale alla nostra chiesa locale, sentendosi accolti come parte di una stessa famiglia? Come Chiesa abbiamo di fronte una grande sfida insieme e una grande responsabilità, riguardo a questi giovani. «L’umanesimo cristiano non è astratto», chiama ciascuno di noi singolarmente e come Chiesa a porsi al fianco di questi studenti, rispettandoli e valorizzandoli come uomini che vivono oggi e offrendo loro occasioni e luoghi per sperimentare la bellezza della relazione e del dialogo; del reciproco amore, come percorso e al tempo stesso come meta della nostra vita di uomini. (Maurizio Certini - Direttore del Centro Internazionale Studenti «G. La Pira» - Firenze)
MCL: domani udienza dal Papa
GMM: le iniziative nella diocesi di Catanzaro-Squillace
GMM: le celebrazioni a Lodi
Il momento giubilare si svolge a Lodi, con la presenza del Vescovo, monsignor Maurizio Malvestiti. Il programma prevede nel pomeriggio il ritrovo nella chiesa di san Filippo in corso Umberto. Seguirà il corteo fino alla porta santa della Cattedrale e la santa Messa presieduta da Mons. Malvestiti.
GMM: le celebrazioni ad Andria
Domenica prossima, 17 gennaio il programma in mattinata una preghiera per l’accoglienza e la pace nel mondo, una “Colazione Solidale” e nel pomeriggio la celebrazione di una Santa messa durante la quale si pregherà per i Cristiani perseguitati, per i Migranti, i Profughi e i Rifugiati.
Milano: migrante da lezione di legalità
Domenica la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato
Roma - Domenica prossima, 17 gennaio, si celebrerà, in tutte le parrocchie, la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. Quest’anno la Giornata avrà un particolare momento celebrativo nella regione Lazio e in particolare a Roma.
Domenica, infatti, circa 7.000 migranti e rifugiati, provenienti dalle 17 diocesi del Lazio, di almeno 30 nazionalità, saranno in piazza San Pietro per partecipare alla preghiera mariana dell’Angelus presieduta dal santo Padre Francesco. Tra loro ci saranno anche 200 richiedenti asilo del CARA di Castelnuovo di Porto, con le bandiere delle diverse nazionalità presenti al Centro.
Dopo l’Angelus i migranti, attraversando la Porta Santa, parteciperanno, nella Basilica di S. Pietro, ad una solenne celebrazione liturgica presieduta da S.Em. il Card. Antonio Maria Vegliò, Presidente del Pontificio Consiglio per i Migranti e gli Itineranti, durante la quale consacrerà, per l’occasione, oltre 5.000 ostie realizzate da alcuni detenuti del carcere di Opera di Milano.
In Basilica sarà presente la Croce di Lampedusa, simbolo che richiama le circa 4.000 vittime - tra cui oltre 750 bambini – che lo scorso anno hanno perso la vita nel viaggio verso le nostre coste.
La Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2016 diventa un momento particolare, un gesto concreto che caratterizza il Giubileo della misericordia che stiamo vivendo voluto da Papa Francesco il quale, più volte, ha richiamato tutti all’accoglienza
Durante la conferenza stampa per la presentazione della Giornata, la Migrantes ha indicato alcune proposte che possono aiutare a migliorare l’accoglienza dei migranti in Italia, con una particolare attenzione ai richiedenti asilo e rifugiati in Europa e nel nostro Paese. Le riproponiamo:
- Rimane necessario aprire canali di ingresso regolari sia per ricerca occupazione per i migranti che di ingresso umanitario per i rifugiati che già si trovano nei grandi campi profughi vicino alle zone di conflitto: cosa che scoraggerebbe il traffico delle persone e che eviterebbe l’inutile e insostenibile morte di persone in mare(uomini, donne e bambini), che continua e cresce da troppo tempo.
- Occorre trovare modalitànuove di gestione dei flussi delle persone in arrivo in Europa, siano essi migranti o richiedenti asilo, realmente comunie che prevedano la possibilità di avere quote certe per ogni Paese europeo e che cerchino, per quanto possibile, di incrociare le disponibilità date dai diversi Paesi con i desideri e le capacità delle persone in arrivo.
- Trovare procedure di identificazione e di ricollocamento comuni in Europa che tengano conto del rispetto della dignità umana edei diritti umani delle persone. In questo senso, preoccupa la politica europea della creazione di Hotspots, di fatto centri chiusi che somigliano più a dei CIE che a dei Centri di accoglienza. Inoltre i due momenti – identificazione e ricollocamento – devono viaggiare in sintonia, diversamente si creano tempi lunghi di trattenimento delle persone oltre che inevitabili rifiuti all’identificazione.
- Riuscire a dare una risposta più competente e più celere alle persone che fanno domanda d’asilo, da una parte riformando il sistema delle commissioni territoriali, prevedendo più formazione e personale dedicato;dall’altra aumentandone il numero per arrivare a dare a tutti una risposta entro i sei mesi che le normative europee già prevedono e nello stesso tempo provando anche ad accorciare i tempi dei ricorsi dei diniegati,che al momento aspettano anche più di un anno per riuscire ad avere una risposta. I tempi lunghi di attesa, infatti, portano le persone a rimanere in accoglienza senza una risposta anche per un anno e mezzo – due anni, con la dimissione o l’allontanamento dal centro di accoglienza , e i conseguentirischi della irreperibilità, di insicurezzae di sfruttamento delle persone.
- Arrivare ad avere un sistema unico e diffuso di accoglienza in Italia, che risponda a medesimi standard, procedure e sia sottoposto a puntuali controlli e verifiche rispetto ai servizi che deve erogare e rispetto alla trasparenza nella gestione dei fondi. Accogliere con trasparenza ed apertura è un reciproco vantaggio sia per chi viene accolto che per chi fa accoglienza Il rapporto sull’accoglienza di migranti e rifugiati in Italia del Ministero dell’Interno dell’ottobre 2015, ha evidenziato come i soldi spesi per l’accoglienza delle persone hanno una ricaduta positiva anche sui Comuni e le comunità accoglienti, evidenziando che dei30-35 euro giornalieri per l’accoglienza circa il 37% serve per la retribuzione di operatori e professionisti e circa il 23% vada in spese relative ad affitto di locali, acquisti di beni alimentari e abbigliamento: tutte cose che sono una ricaduta positiva sull’economia locale della comunità che fa accoglienza.
- Per arrivare ad avere un sistema unico bisognasuperare la volontarietà di adesione dei Comuni, a fronte della garanzia di fondi certi, anche nei tempi di erogazione, e superando l’ottica del co-finanziamento. L’accoglienza dei richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale deve diventare un servizio sociale specifico per ogni Comune o unione di piccoli Comuni,forte della collaborazione della rete di enti e associazioni di volontariato sul territorio, in relazione con la scuola e il mondo delle imprese: uno dei servizi alla persona garantiti su tutto il territorio nazionale (in proporzione alla popolazione, al Pil, ai fondi sociali ricevuti e alla quota di persone straniere già presenti).
- Rispetto ai minori stranieri non accompagnati bisogna davvero riuscire a superare la prima accoglienza in centri collettivi spesso inadeguati (oserei dire piccoli orfanatrofi) e arrivare a forme diversificate di accoglienza che prevedano non soloaccoglienze in centri piccoli, ma anche affidamenti familiari o appartamenti in semiautonomia:un sistema di accoglienzafamiliare, unico e interno al sistema di accoglienza per richiedenti asilo nazionale: cosa che si è dichiarato già nella Conferenza Stato-Regioni del luglio 2014, ma che si è ancora lontani dall’aver realizzato. Bisogna anche superare la pratica dell’esame del polso per determinare l’età che è considerata inattendibile, per passare a un esame multidisciplinare (esemplare a questo proposito il protocollo del Tribunale per minori, ASL e Prefettura di Catania). Infine, occorre affidare in tempi brevi i minori non accompagnati, in tempi brevi, tutori specifichi, volontari e formati, evitando cumuli di tutele, assolutamente inutili e inefficaci,ad assessori e sindaci.
- Una proposta importante, anche in vista delle prossime elezioni amministrative di primavera, riguarda la ripresa di una proposta politica importante, purtroppo finita nei cassetti parlamentari: la proposta di legge per il voto amministrativo ai migranti regolarmente presenti nel nostro Paese. Come si può parlare di inclusione sociale, di integrazione se il mondo di giovani donne e uomini immigrati lavoratori, studenti, imprenditori nel nostro Paese non possono avere diritto a decidere chi li rappresenti nei Consigli comunali e regionali. E’ un ritardo storico grave che va colmato, anche per la nostra sicurezza sociale.
- Parlare delle migrazioni e dello spostamento delle persone con competenza e serietà per superare finalmente un’informazione allarmistica ed ideologica del fenomeno, che troppo spesso dimentica il popolo dei migranti, 5 milioni, per fermarsi ad esasperare alcuni casi. Nello specifico, poi, dei richiedenti asilo, non siamo di fronte a un’invasione del nostro Paese (siamo stati sia l’anno scorso che quest’anno intorno a un richiedente asilo ogni mille abitanti), ma siamo di fronte a un momento di grande sofferenza del mondo in cui il numero dei conflitti (di cui la nostra parte di mondo ha la sua responsabilità sia nella creazione che nella mancata gestione) e il numero di spostamento forzato di persone per cambiamenti climatici è davvero molto elevato. Sarebbe ingenuo pensare che tutti questi spostamenti forzati di persone in fuga da guerre e conflitti e da cambiamenti climatici, sempre più numerosi, violenti ed imprevisti, non abbia una ricaduta anche in Europa e in Italia; e non saranno i controlli alle frontiere a fermare le persone in fuga, che sono state obbligate a spostarsi.
Circhi: la sensibilità del popolo circense verso i più poveri
Roma - “Grazie alla sensibilità di papa Francesco abbiamo avuto il grande onore di esibirci davanti ai 2000 bisognosi che sono stati invitati dall'Elemosiniere pontificio. Non è la prima volta che abbiamo fatto spettacoli per motivi umanitari, ma ogni volta è sempre una emozione nuova che ci appaga e ci arricchisce nell'animo". A dirlo è stato Rony Vassallo, artista e membro della famiglia che gestisce il Rony Roller Circus che ieri ha ospitato 2000 poveri su iniziativa dell’Elemosineria del Papa. Erano presenti anche il direttore della Migrantes di Roma e Lazio, mons. Pierpaolo Felicolo e il vescovo ausiliare del Settore Sud di Roma, mons. Paolo Lojudice che ha accompagnato un gruppo di rom.
“E’ stato un segno molto bello e di grande accoglienza e sensibilità del mondo dei circhi per chi vive situazioni di disagio e povertà”, ha spiegato mons. Felicolo, e che “ha visto il coinvolgimento di varie strutture ecclesiali”.
Il circo Vassalo non è nuovo a questo tipo di iniziative: alcuni mesi fa si sono esibito nei pressi del Divino Amore a Roma in occasione del pellegrinaggio dei gitani a Roma e qualche anno fa in occasione dell’incontro di papa Benedetto XVI con il popolo dei circensi.
Ieri sera lo spettacolo è durato circa due ore con grandi artisti provenienti da tutto il mondo ma anche con esibizioni di gruppi musicali che hanno presentato un repertorio folk tipico del popolo dei viandanti. (Raffaele Iaria)
GMM: il messaggio dell’Arcivescovo di Reggio Calabria-Bova e le iniziative in diocesi
A Reggio Calabria la celebrazione principale della Giornata si terrà nella cattedrale alle ore 18.00. I partecipanti, italiani e immigrati, si troveranno in Piazza S. Agostino per le ore 17.00 da dove si procederà verso la cattedrale e si entrerà attraverso la Porta Santa per partecipare alla Messa presieduta dall’arcivescovo. La liturgia della Parola come pure la Preghiera dei fedeli saranno proclamate da immigrati nelle loro lingue, ma a tutti viene consegnato un dépliant con la rispettiva traduzione in italiano. Alla presentazione delle offerte altri immigrati porteranno all’altare un bastone e un paio di sandali, segno del lungo cammino che hanno dovuto affrontare in quest’esodo più o meno forzato dal loro Paese e una tunica bianca che al momento dello sbarco viene fatta indossare da chi ha bisogno di cure o controlli sanitari urgenti. Verso la fine della celebrazione i presenti reciteranno coralmente la preghiera dell’Anno Santo composta da Papa Francesco. (Raffaele Iaria)
GMM: le iniziative a Messina
L’anno che si è chiuso da poco ha visto l’arrivo in Europa di 1.008.616 migranti, di cui 153.600 dalla frontiera italiana; provengono da paesi segnati da guerre, disastri ambientali e persecuzione politica e religiosa. Sono persone in fuga, che hanno camminato in situazioni di privazione e di violenza; che hanno attraversato il Mediterraneo e il Mar Egeo su barche insicure, al punto che oltre 3.700 hanno trovato la morte, tra cui almeno 730 bambini; che all’arrivo spesso hanno trovato non porte aperte, ma muri di filo spinato.
Anche la nostra città è chiamata da tempo a confrontarsi con le migrazioni forzate e con l’arrivo di migranti, che nel segno dell’emergenza continuano ad essere accolti in strutture “straordinarie” non adeguate a garantire il pieno rispetto dei diritti di quanti richiedono una forma di protezione.
Una situazione insostenibile che non può lasciare indifferenti.
La celebrazione della Giornata sarà l’occasione per pregare e riflettere sul tema della mobilità umana e presso la Chiesa “S. Maria di Porto Salvo” in Messina (fronte Fiera), verranno proposte le seguenti iniziative:
- sabato 16 gennaio alle ore 20.00, concerto eseguito dal Coro polifonico “G. P. da Palestrina” e dal Coro multietnico Migrantes;
- domenica 17 gennaio, Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, alle ore 18.30, Celebrazione eucaristica presieduta da monsignor Antonino Raspanti, amministratore apostolico della nostra Arcidiocesi. L’animazione verrà affidata alla comunità di S. Maria dell’Arco e alle comunità etniche cattoliche presenti in diocesi. (Ufficio Migrantes Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela)
GMM: iniziative a Massa Carrara
La missione dell’Ufficio Migrantes Diocesano, attraverso i suoi collaboratori con puro spirito di servizio e un intensa attività di rete con gli altri uffici diocesani – spiega o alla Migrantes diocesana di Massa Carrara-Pontremoli - si configura sempre più strategica, dal momento che la nostra comunità è sempre più chiamata non solo a compiere scelte coraggiose di accoglienza e di apertura al dialogo ma soprattutto di confronto con una società sempre più globalizzata. Un invito quindi ad aprire sempre e ovunque ancora tante “porte del dialogo” anche in questo anno giubilare.
GMM: le iniziative a Frosinone
Domenica 17 gennaio nelle parrocchie ci sarà la colletta obbligatoria e una delegazione della diocesi si recherà a Roma per partecipare alle celebrazioni nazionali promosse dalla Fondazione Migrantes: prima l’Angelus in Piazza San Pietro e poi la Celebrazione Eucaristica in Basilica, presieduta dal Card. Antonio Maria Vegliò, Presidente del Pontificio Consiglio per i migranti.
Martedì 19 gennaio a Frosinone conferenza sul tema della Giornata Mondiale, ovvero “Migranti e rifugiati ci interpellano. La risposta del Vangelo della misericordia”, con intervento di mons. Gian Carlo Perego, Direttore generale Fondazione Migrantes.
Il dono del Papa ai poveri: ieri pomeriggio gratis al circo
di un anno, ce li ha grandi come due stelle azzurre, mentre in braccio alla mamma guarda rapito il numero dei barboncini "volanti" che, al cenno degli addestratori, salgono scale a pioli e si lanciano
nel vuoto. Sotto il rosso tendone del Rony Roller Circus, però, di occhi così ce ne sono tantissimi.
Perché anche i grandi non scherzano. Denise, romana di Tor Bella Monaca, applaude con entusiasmo quando la funambola Fernanda fa la spaccata sul filo, a tre metri da terra. Lei è tre metri sopra il cielo, perché, dice, io e mio marito Giovanni mai ce lo saremmo potuti permettere. Siamo entrambi disoccupati. Grazie, Papa Francesco». E gli manda un bacio volante come se il Papa ce lo avesse davanti, di persona.
Già, il Papa. Anche se non c’è, è sua la grande, affettuosa, quasi tangibile presenza che si avverte tra i duemila poveri e senza tetto riuniti intorno alla pista. Sua l’idea di questo pomeriggio a ingresso gratuito, dopo che in una recente udienza generale si era rivolto alla gente del circo presente, facendo scattare la decisione di offrire lo spettacolo ai meno abbienti. Sua, in un certo senso, anche l’organizzazione, affidata all’Elemosineria Pontificia, che ha provveduto al trasporto in pullman e con diverse macchine dell’autoparco vaticano. C’è anche un’autoambulanza attrezzata per chi ha bisogno di un rapido check up. Così non sorprende che davanti all’ingresso del tendone, ci sia monsignor Konrad Krajewski, l’elemosiniere, a salutare gli ospiti, riservando a ognuno un sorriso e una stretta di mano. Sembra li conosca tutti. E del resto, questa è solo l’ultima di una serie
di iniziative dirette ai clochard: la visita ai Musei Vaticani, le docce in piazza San Pietro, il barbiere di lunedì, il dormitorio a due passi dal Vaticano. Non di solo pane vive l’uomo. È proprio il caso di dirlo. Arrivano Rosa, Antonia, Maria e Natalina, quattro anziane che vivono in una casa famiglia non distante dal luogo dove è accampato il circo. Ognuna ha una storia di solitudine alle spalle. Problemi cardiologici, disturbi mentali o semplicemente la sopravvenuta incapacità di badare a se stessi con l’età che avanza. «Il circo per noi? Un miraggio – dice Antonia –. Solo Papa Francesco poteva avere un’idea così».
Ecco Enrico e i suoi tre figli. «Vengo dalle Filippine, posso considerarmi fortunato. Ho un lavoro e una casa. Ma lo stipendio non basta. Non ero mai stato al circo prima d’ora». Marian, invece, romeno di 35 anni, è un uomo solo. Vive in tenda, si arrabatta con piccoli lavoretti. Le suore di Madre Teresa lo hanno portato qui con altri ospiti dalla storia simile. «Meno male che ci sono loro e c’è il Papa. Altrimenti non saprei come fare». La platea si riempie sempre più. Le luci si spengono, inizia lo spettacolo. Ma non alla maniera degli altri giorni. Il primo numero è "firmato" da uno dei senza tetto, Roberto Carlos Leyva, cantautore spagnolo che per l’occasione ha composto una canzone dedicata al Pontefice. Sound rock melodico, voce intonata e parole ispirate: «Papa Francesco è universale. Un uomo umile che Dio creò. Il suo profumo è di santità, la sua vocazione è la misericordia». «È la nostra preghiera di inizio – dice l’arcivescovo Krajevski –. Benvenuti e grazie per aver accettato l’invito del Papa. Gli artisti del circo sono creatori di bellezza. E noi vogliamo prendere esempio da loro. Essi ci insegnano che con l’esercizio e la costanza si possono superare i nostri limiti». Quindi tocca ai circensi. Grandi applausi per cinque cavalli bianchi che danzano al ritmo dei Gipsy Kings, accompagnati da splendide ragazze gitane, fiato sospeso per il numero del lanciatore dei coltelli, testa all’in su per l’uomo ragno che si arrampica sui fili che sorreggono il tendone. E grandi risate con gli immancabili clown. Poi alla fine tramezzini e bevande per tutti. Panem et circenses? Sì, ma per una volta, grazie al Papa, persino questa frase ha perso il suo valore negativo. E gli occhi che continuano a brillare anche dopo lo spettacolo lo confermano. (M. Muolo – Avvenire)