“Mentre a Bruxelles si discute nel Mediterraneo si muore. E a morire sono ancora i più piccoli e i più deboli”. È quanto afferma Mons. Gian Carlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes.
Primo Piano
Tratta: un incontro in vista della Giornata Mondiale di preghiera
Roma - Dal 25 al 31 gennaio si svolgerà a Roma il II incontro di coordinamento della Rete internazionale della vita consacrata contro la tratta di persone: saranno a Roma le suore rappresentanti delle diverse Reti continentali membri di Talitha Kum. Talitha Kum, dall’aramaico “fanciulla, io ti dico, alzati”, mette in rete, favorendo la collaborazione e l’intercambio di informazioni, donne e uomini consacrati in 70 paesi. Nasce nel 2009 dal desiderio condiviso di coordinare e rafforzare le attività contro la tratta promosse dalle consacrate nei cinque continenti. Le 30 suore che parteciperanno all’incontro – si legge in una nota di dell’Unione internazionale superiore generali – lavoreranno, nei primi giorni, per coordinare le attività, rafforzare il networking e definire le linee strategiche della Rete per i prossimi anni. Dal 28 al 30 si susseguiranno incontri con Fondazioni, Istituzioni della Chiesa cattolica e altre organizzazioni per implementare la collaborazione per un’azione sempre più efficace contro il traffico di persone. Momento cruciale sarà la presentazione in anteprima dell’e-book “Manuale di formazione Talitha Kum”, per religiose impegnate in azioni di prevenzione del fenomeno e di assistenza alle vittime previsto il 29 gennaio pomeriggio presso la Casina Pio in Vaticano. Il Manuale sarà disponibile on line sul sito di Talitha Kum, in italiano e in inglese, a partire dall’8 febbraio, Giornata mondiale di preghiera contro la tratta.
Profughi: Whirlpool e Croce rossa italiana per i centri di accoglienza
Roma – Fornire elettrodomestici in diversi centri di accoglienza della Croce Rossa Italiana. E’ quanto prevede la convenzione tra l’azienda di elettrodomestici Whirlpool e la Croce rossa italiana (Cri) a favore dei profughi. L’incontro di presentazione del progetto è previsto per mercoledì 27, alle ore 11, presso la sede centrale della Croce rossa italiana, in via Toscana 12. Interverranno Esther Berrozpe Galindo, presidente di Whirlpool Emea (Europe, Middle east, Africa) e Francesco Rocca, presidente di Croce rossa italiana.
MCI Mosca: riprende l’iniziativa a favore dei più bisognosi
Mosca – Domani, sabato 23 gennaio, dopo la pausa Natalizia, riprende la “Caritativa” promossa dalla Missione Cattolica Italiana di Mosca presso l'istituto delle suore di Madre Teresa di Calcutta, nella loro casa di accoglienza per ragazzi down e disabili
“Alla luce dell'anno Giubilare della Misericordia, sono convinto che questo gesto sia molto prezioso, non per fare delle meditazioni sulla misericordia, ma per scoprire in azione di che cosa si tratta, che cosa essa sia”, spiega il responsabile della MCI don Giampiero Caruso.
“Alla luce dell'anno Giubilare della Misericordia, sono convinto che questo gesto sia molto prezioso, non per fare delle meditazioni sulla misericordia, ma per scoprire in azione di che cosa si tratta, che cosa essa sia”, spiega il responsabile della MCI don Giampiero Caruso.
CEI: da lunedì 25 il Consiglio Permanente
Roma - Si svolge da lunedì 25 a mercoledì 27 gennaio la sessione invernale del Consiglio Episcopale Permanente della CEI. Aperta dalla prolusione del Presidente, il card. Angelo Bagnasco – in diretta streaming dalle 16.30 su www.chiesacattolica.it – ha all’ordine del giorno: piste di lavoro da presentare alla prossima Assemblea Generale a partire dal 5° Convegno Ecclesiale Nazionale celebrato a Firenze; proposte per il rilancio di un “progetto culturale orientato in senso cristiano”; aggiornamenti e linee di lavoro dopo la riforma del processo matrimoniale canonico; informazioni sulla preparazione del XXVI Congresso Eucaristico Nazionale (Genova, 15 - 18 settembre 2016).
Brindisi: domani “Fratelli si nasce …e lo si diventa”
Brindisi – Su iniziativa dell’Ufficio Migrantes e dei Salesiani di Brindisi si svolgerà domani una manifestazione dal titolo “Fratelli si nasce… e lo si diventa”. Il programma prevede, alle ore 17,00, in oratorio, una “Partita dell’Amicizia”, che sarà disputata da due squadre composte da studenti delle scuole secondarie della città e da giovani richiedenti asilo del C.A.R.A di Restinco. Successivamente, presso il teatro, lo scrittore senegalese Papa Ngady Faye, autore del libro “Il venditore di libri”, porterà la sua testimonianza. Seguirà, alle ore 20,00, la degustazione di cibi dell’Africa, curata dall’Associazione Nigeriana di Brindisi. Quindi, alle ore 20,30, un “Incontro con la musica”, nel corso del quale si esibiranno Afreeka (Kenya), N’swagga (Nigeria) e un coro della associazione Migrantes.
Lo scopo dei promotori dell’evento è quello di vivere una serata festosa di incontro, di condivisione, di amicizia, di vera fratellanza, “tanto più necessaria e preziosa in momenti, come questi, che pongono drammaticamente in evidenza la tragedia delle tante, troppe, zone del pianeta devastate dalla povertà, dall’ingiustizia, dalla guerra, e che impongono a ciascuno di noi il dovere ineludibile – vincendo pregiudizi, ignoranza ed egoismi – dell’accoglienza, della solidarietà e della misericordia verso chi è costretto a lasciare la propria terra, i propri cari, la propria cultura, per inseguire il sogno di quella vita dignitosa alla quale ogni essere umano, indistintamente, ha diritto dovunque sia nato e dovunque si trovi”.
Lo scopo dei promotori dell’evento è quello di vivere una serata festosa di incontro, di condivisione, di amicizia, di vera fratellanza, “tanto più necessaria e preziosa in momenti, come questi, che pongono drammaticamente in evidenza la tragedia delle tante, troppe, zone del pianeta devastate dalla povertà, dall’ingiustizia, dalla guerra, e che impongono a ciascuno di noi il dovere ineludibile – vincendo pregiudizi, ignoranza ed egoismi – dell’accoglienza, della solidarietà e della misericordia verso chi è costretto a lasciare la propria terra, i propri cari, la propria cultura, per inseguire il sogno di quella vita dignitosa alla quale ogni essere umano, indistintamente, ha diritto dovunque sia nato e dovunque si trovi”.
Foligno: oggi giovani rumeni ortodossi in visita alla città
Foligno – Oggi una delegazione di giovani rumeni ortodossi del Collegio Traian Lalescu di Resita (Romania), nell’ambito delle varie iniziative in Italia per la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, visiteranno la città di Foligno ed incontreranno gli studenti di alcune scuole che partecipano al Progetto Cittadini del Mondo promosso dalla Diocesi di Foligno.
La visita fa parte di un progetto internazionale ecumenico dal titolo "EurHope to EurHome" che coinvolge molti giovani di diverse confessioni cristiane e non solo, provenienti da diverse parti dell’Europa: Italia, Romania, Danimarca, Svezia, Inghilterra e Ungheria.
Il progetto si sviluppa su alcuni temi come la cittadinanza europea, il dialogo ecumenico, la promozione di nuovi stili di vita in particolare attraverso la pratica di attività all'aperto e sport di squadra come fattore d’incontro e d’integrazione, l'inclusione sociale, la custodia del creato ed il bene comune. Il programma prevede questa mattina presso la Sala consiliare del Comune di Foligno l’ufficializzazione del patto d'amicizia, promosso dal Progetto Cittadini del Mondo, tra la delegazione di studenti del Collegio Traian Lalescu di Resita (Romania) e le delegazioni degli studenti dell'Istituto Tecnologico L. Da Vinci e quelli dell’Istituto Tecnico Economico F. Scarpellini. Saranno presenti il Vicesindaco del Comune di Foligno Rita Barbetti, Mons. Gualtiero Sigismondi Vescovo di Foligno, Rosa Smacchi dirigente scolastica ITT Leonardo Da Vinci, Giovanna Carnevali diregente scolastica ITE F. Scarpellini, padre Nicu Chiosa sacerdote ortodosso, don Francesco Pierpaoli responsabile del progetto ecumenico europeo con sede a Loreto. Dalle ore 10.00 alle 12.30 visita della delegazione all'Istituto Tecnico Economico F. Scarpellini e all'Istituto Tecnico Tecnologico Leonardo Da Vinci. Nel pomeriggio visita alla città.
La visita fa parte di un progetto internazionale ecumenico dal titolo "EurHope to EurHome" che coinvolge molti giovani di diverse confessioni cristiane e non solo, provenienti da diverse parti dell’Europa: Italia, Romania, Danimarca, Svezia, Inghilterra e Ungheria.
Il progetto si sviluppa su alcuni temi come la cittadinanza europea, il dialogo ecumenico, la promozione di nuovi stili di vita in particolare attraverso la pratica di attività all'aperto e sport di squadra come fattore d’incontro e d’integrazione, l'inclusione sociale, la custodia del creato ed il bene comune. Il programma prevede questa mattina presso la Sala consiliare del Comune di Foligno l’ufficializzazione del patto d'amicizia, promosso dal Progetto Cittadini del Mondo, tra la delegazione di studenti del Collegio Traian Lalescu di Resita (Romania) e le delegazioni degli studenti dell'Istituto Tecnologico L. Da Vinci e quelli dell’Istituto Tecnico Economico F. Scarpellini. Saranno presenti il Vicesindaco del Comune di Foligno Rita Barbetti, Mons. Gualtiero Sigismondi Vescovo di Foligno, Rosa Smacchi dirigente scolastica ITT Leonardo Da Vinci, Giovanna Carnevali diregente scolastica ITE F. Scarpellini, padre Nicu Chiosa sacerdote ortodosso, don Francesco Pierpaoli responsabile del progetto ecumenico europeo con sede a Loreto. Dalle ore 10.00 alle 12.30 visita della delegazione all'Istituto Tecnico Economico F. Scarpellini e all'Istituto Tecnico Tecnologico Leonardo Da Vinci. Nel pomeriggio visita alla città.
GMM: le iniziative nella diocesi di Albenga – Imperia
Imperia - Quest’anno la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che, in obbedienza alle indicazioni della CEI e del Santo Padre, si è celebrata in tutta la Diocesi di Albenga-Imperia, è stata vissuta con particolare intensità nel Vicariato di Imperia-Oneglia. Infatti, da qualche anno, l’Ufficio Migrantes diocesano ha operato la scelta di sensibilizzare e sostenere, a rotazione, uno dei dieci vicariati della Diocesi perché questi possa, a sua volta, divenire forza propulsiva ed anche modello per tutti. Come sappiamo, questa 102a giornata ha avuto, significativamente, per tema: Migranti e rifugiati ci interpellano. La risposta del Vangelo della misericordia acquisendo, così, un significato del tutto particolare che le ha permesso di inserirsi, a pieno diritto, nel Giubileo straordinario della Misericordia, fortemente voluto dal nostro Papa Francesco. A molti potrà apparire strano che questa sia già la centoduesima giornata del migrante. Spesso si tende, infatti, a limitare il fenomeno migratorio alla realtà degli immigrati presso di noi dimenticando la realtà, per noi meno visibile, degli italiani emigrati all’estero. Realtà quest’ultima di cui, però, la nostra madre Chiesa si è occupata già a partire dagli anni della nostra più massiccia emigrazione per creare, appunto, le condizioni atte ad assisterli pastoralmente. Così, proprio per meglio comunicare ad ognuno che questa giornata, con la preghiera e le opere, vuole occuparsi - oltre che degli immigrati presso di noi e di altre categorie di persone, numericamente assai più ridotte, ma non per questo meno importanti, come i lunaparkisti e circensi ed i rom e sinti - anche dei nostri fratelli emigrati all’estero, il Vicario foraneo di Imperia-Oneglia: Mons. Mario Ruffino ha pensato, quale significativo segno per tutti, di affiancare a questa giornata, un momento celebrativo del già esistente gemellaggio tra la città di Imperia e la città di Rosario in Argentina. Ecco allora che la giornata di domenica scorsa ha visto due momenti salienti: il primo nella Parrocchia Collegiata di San Giovanni Battista in Oneglia, durante la Santa Messa delle ore dieci, con la partecipazione di una rappresentanza delle Comunità latino-americane nei loro tradizionali variopinti costumi, ed il significativo dono dei bambini del catechismo che hanno portato all’altare, al momento dell’offertorio, il contributo da loro raccolto durante l’Avvento per i bambini dei paesi più poveri; ed il secondo nella Parrocchia sant’Antonio abate in Costa d’Oneglia dove, nel pomeriggio, dopo la celebrazione dei vespri, c’è stata la Commemorazione presso il busto dedicato al Padre del grande economista e politico argentino Gen. Manuel Belgrano. Commemorazione che ha visto, alla presenza di una nutrita cerchia di persone plaudenti, gli interventi magistralmente condotti dall’On. Giovanni Rainisio e dal parroco, Broggini don Luca, del suggestivo Borgo ligure. La celebrazione, accuratamente e lungamente preparata da Mons. Mario Ruffino, avrà una ripresa sabato 30 con un interessante Convegno sui Migranti; convegno che vedrà, alle ore 15,00 presso la Biblioteca civica, l’intervento del dott. Luciano Tanto Clement e del Console Generale dell’Argentina e proseguirà, domenica 31, con la S. Messa delle ore 11,30 nella quale si celebrerà, con la benedizione di papa Francesco ed alla presenza del Console argentino presso l’Italia e delle autorità civili e militari della Provincia d’Imperia, il gemellaggio ecclesiale con l’Arcidiocesi di Rosario per concludersi, infine, con l’incontro conviviale tra migranti e autorità civili e religiose che si terrà presso il Centro Pastorale san Sebastiano di Imperia Oneglia. (Giorgio Pizzo)
GMM: le iniziative nella diocesi di Lamezia Terme
Lamezia Terme - Anche la Diocesi di Lamezia Terme ha celebrato la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato insieme al suo vescovo, mons. Luigi Cantafora . Prima della celebrazione Eucaristica l'Ufficio Migrantes ha incontrato i religiosi, sacerdoti e laici stranieri che sono in missione in questa Diocesi . Un incontro per una mutua conoscenza e per verificare la possibilità di un futuro impegno pastorale con i migranti e profughi , vista la diversità di nazioni presenti: India, Nigeria, Togo, Benin, Turchia, Centro Africa, Brasile, Messico, Bolivia, Portogallo, Libano. La celebrazione Eucaristica è stata una festa di lode al Dio creatore della ricchezza della diversità . Canti , danze , preghiere in diverse lingue. Forte è stato il momento del ricordo dei morti del viaggio della speranza : dei bambini rifugiati hanno portato all'altare su un telo azzurro dei fiori bianchi , mentre si sentiva il rumore del mare in tempesta . Alla fine due bambini siriani hanno cantato un canto mariano in arabo che ha riscosso gli applausi non previsti dell'assemblea. Una foto con il vescovo ha coronato la festa liturgica con il desiderio espresso da tanti di volere ripeter più spesso liturgie come questa. Lasciarsi abbracciare dalla misericordia di Dio per potere aprire le braccia a quelli che arrivano da lontano è la risonanza che abbiamo portato a casa . (Sr. Manuela - Ufficio Migrantes di Lamezia Terme)
GMM: le iniziative nella diocesi di Montepulciano-Chiusi-Pienza, celebrato il Giubileo dei migranti e dei rifugiati
Montepulciano - Montepulciano celebra il suo primo giubileo diocesano all’insegna dell’integrazione e “dedicato a coloro che vengono considerati gli ultimi della società contemporanea”. A sottolinearlo è stato il vescovo di Montepulciano-Chiusi-Pienza mons. Stefano Manetti che il 17 gennaio ha celebrato la Giornata Mondiale del Migrante e del rifugiato nella cattedrale di Montepulciano dove, a dicembre, era stata aperta la Porta Santa. Presenti – riferisce l’agenzia Sir - molti profughi che provenivano dal Mali, dalla Nigeria, dal Senegal, dal Gambia, dal Ghana, dalla Romania, dalla Polonia, dalle Filippine, dall’India e dal Guatemala. Tra gli ospiti anche diversi immigrati di religione islamica che hanno voluto essere presenti. In cattedrale anche l’assessore all’integrazione del comune di Sarteano Luisa Gandini, che ha collaborato con la diocesi per la buona riuscita dell’evento giubilare. Mons. Manetti ha precisato che “non è più tempo di bombe intelligenti: dopo 20 anni abbiamo finalmente capito che erano stupide”. “Chi di noi lascerebbe volentieri la terra dove è nato? Chi di noi rimarrebbe a tutti i costi nella propria patria se si comincia a morire di fame?” ha affermato il presule. “Il fatto che la prima giornata giubilare comunitaria sia dei migranti e dei rifugiati è un bel segno di questa accoglienza” ha concluso il vescovo che, dopo il rito, ha invitato tutti gli ospiti nei locali del Palazzo vescovile.
Migranti in cerca di salvezza protestano a Lampedusa
Lampedusa - Il 5 e il 6 gennaio scorso, più di 200 migranti accolti a Lampedusa hanno manifestato davanti al sagrato della chiesa San Gerlando e per le strade dell’isola contro l’obbligo d’identificazione tramite le impronte digitali, così come imposto dalle norme comunitarie. Solo dopo la mediazione del parroco, don Mimmo Zambito, e del sindaco Giusi Nicolini, che li hanno messi in contatto telefonico con il sacerdote eritreo don Mussie Zerai, hanno deciso di rientrare all’interno della struttura che li ospita temporaneamente. Quasi tutti, essendo di provenienza eritrea e quindi rifugiati politici, hanno accesso alle quote europee di accoglienza ma contestano che il nuovo sistema non tiene conto delle loro preferenze di un paese rispetto a un altro, riguardo a questioni familiari e affettive. Fra loro, inoltre, un gruppo di sudanesi, che invece temono di esserne esclusi perché sicuramente definiti migranti economici. L’isola, che rappresenta la primissima accoglienza per quanti scappano dalle coste libiche, è nuovamente lasciata sola a gestire le contraddizioni e le criticità anche di questa tipologia di centri d’identificazione, definiti Hotspot, ancora più evidenti nel caso di Lampedusa. Qualche settimana prima il Ministro Alfano era stato richiamato dalla commissione europea per la lentezza delle procedure e perché ancora non erano stati attivati il resto degli hotspot previsti. In Italia era operativo fino a quel momento solo quello di Lampedusa e soprattutto era stato indicato di ricorrere a maniere forti nel caso qualcuno si opponesse a lasciare le impronte. Eppure il sistema di relocation sembrava di semplice applicazione: i migranti recuperati in mare e portati all’interno di un hotspot, una volta prese le impronte digitali e quindi fotosegnalati, devono rispondere ad alcune poco chiare domande sulla loro identità e sul motivo del loro viaggio e in base ai dati raccolti avviene la differenziazione tra rifugiato e migrante economico. I rifugiati, quindi, sono assegnati ai paesi che hanno dato disponibilità ad accoglierli mentre tutti gli altri si trovano con in mano un provvedimento di espulsione, che nella maggior parte dei casi se non è previsto l’accompagnamento alla frontiera, li intima autonomamente a lasciare il territorio. Per il destinatario del provvedimento, trovandosi quasi abbandonato in una stazione siciliana sarà difficile, pur volendo eseguire quanto ordinato, poter raggiungere la frontiera italiana e quindi l’aeroporto di Fiumicino. La distinzione è fatta considerando unicamente gli accordi fra gli stati che aderiscono al sistema delle quote, non basandosi unicamente sulle norme di protezione internazionale e forse anche ignorando le recenti condanne della Corte Europea dei diritti dell’uomo proprio per aver messo in pratica dei respingimenti collettivi legati alla nazionalità. La maggior parte dei migranti che arriva in Italia non proviene solo dall’Eritrea e dalla Siria e il diritto d'asilo è un diritto che riguarda la persona, quello che ha subito, cosa l’ha spinta ad abbandonare tutto e non semplicemente la sua provenienza. Gli hotspot che dovrebbero separare i rifugiati da ridistribuire in Europa dagli irregolari da rimpatriare, procedono, quindi, molto a rilento, non senza tensioni e a Lampedusa tanti giovani, uomini e donne, sanno di aver diritto al propagandato ricollocamento ma non hanno fiducia poiché alcuni connazionali hanno riferito di essere bloccati da mesi in Italia. Da ottobre dello scorso anno, in effetti, sono partite dal nostro paese solo 190 persone. Proprio contro questo sistema, alla vigilia dell’Epifania sono scesi in piazza a “manifestarsi” muniti anche di bandiere e cartelloni e nonostante il cattivo tempo, hanno trascorso anche la notte davanti alla chiesa con nessuna intenzione di rientrare senza delle rassicurazioni sul loro trasferimento. Alcuni lampedusani si sono alternati a portare da mangiare e qualcosa di caldo, a distribuire coperte, vestiti e giubbotti, semplicemente dimostrando comprensione e affetto. La notte è stata fredda e lunga e c’erano anche tre bambini piccoli oltre a dei minori non accompagnati. Il parroco ha lasciato aperto il portone della chiesa, ma erano in pochi a cercarvi riparo, quasi a non voler mancare di rispetto al luogo sacro, così ha aperto anche le stanze adiacenti a garantire almeno un servizio igienico. Tutto è avvenuto nel silenzio, interrotto solo dai loro momenti di preghiera e dalle risate degli inconsapevoli bambini. Sull’isola non è il primo episodio di protesta, sempre per la questione delle impronte e il sindaco Nicolini, rientrata la situazione, immediatamente ha chiesto la verifica delle loro condizioni di trattenimento e inviato al Ministero dell’Interno e alla Prefettura di Agrigento una richiesta urgente di ripristino della natura giuridica del Centro dell’isola, un Cspa, ossia Centro di soccorso e di prima accoglienza. Per effetto sono ripresi solo i trasferimenti “da” Lampedusa di un primo gruppo per concludere le procedure d’identificazione nell’hub di Siculiana e nel nuovo hotspot di Trapani e qualche giorno dopo anche i trasferimenti “per” Lampedusa di un centinaio di persone salvate nel canale di Sicilia tutte di varie provenienze che difficilmente avranno accesso alle quote. Alla luce anche di questi ultimi fatti la politica europea si dimostra ancora incapace nel fronteggiare l’emergenza dell’immigrazione e in questi giorni si è ritrovata addirittura a discutere su uno dei pilastri fondamentali dell’Unione Europea, le regole di Schengen sulla libera circolazione e sul controllo alle frontiere. A noi “impotenti” osservatori scuote tuttora anche l’immagine di un piccolino di appena tre anni che, durante la protesta che i suoi genitori hanno fatto anche per garantire a lui un futuro dignitoso, gioca con un cartello con scritto sopra “We Escape From War Seeking For Safty”, ai “potenti”, forse, solo all’epoca, li scosse l’immagine di un corpicino senza vita su una spiaggia. (Maria Veronica Policardi – Migrantes Lampedusa)
GMM: le iniziative nella diocesi di Cremona
Cremona - Svoltasi a Rivarolo Mantovano, nella chiesa che mensilmente è punto di ritrovo del gruppo di nigeriani della zona, è stata una festa di colori e musica la consueta celebrazione diocesana nella Giornata Mondiale del Migrante e Rifugiato. L’appuntamento è stato nel pomeriggio di domenica 17 gennaio per l’Eucaristia presieduta dall’amministratore apostolico, mons. Dante Lafranconi. Sono stati gli stessi gruppi di migranti ad animare la celebrazione, con le letture proposte nelle diverse lingue. A introdurre la Messa don Antonio Pezzetti, responsabile diocesano del Segretariato Migrantes.
Accanto al Vescovo quattro sacerdoti africani, tra cui don Cosmas Edochia, cappellano del gruppo di nigeriani che mensilmente si ritrovano a Rivarolo Mantovano. Presenti pure don Anton Jicmon, responsabile della comunità cattolica romena di Cremona e alcuni sacerdoti della zona: il parroco don Luigi Carrai, don Ernesto Marciò, padre Francesco Zambotti e don Francesco Pigola, oltre ai seminaristi fra Richard Kossi Aglah e fra Justin Messanvi, religiosi togolesi dei Missionari di Gesù e di Maria. Originaria del Togo anche suor Maria Regina Happy Banassan, superiora della comunità di Cremona delle Suore di Nostra Signora di Nazareth, Istituto presente in diocesi da poco più di un anno con quattro consacrate. Dopo una prima esperienza di servizio presso Cascina Moreni, con l’Associazione «Famiglia Buona Novella», le religiose stanno collaborando con Caritas Cremonese, in particolare nell’accudimento dei bambini delle donne ospiti nelle strutture d’accoglienza diocesane mentre stanno completando la formazione di ausiliarie socio assistenziali (Asa) anche in vista del loro prossimo incarico nella rinnovata struttura di Casa di Nostra Signora, in via Ettore Sacchi, Cremona. Per la sua professione solenne è giunta dal Togo la superiora generale della Congregazione, madre Samuel-Laurance Bitoka. Dopo la proclamazione del Vangelo la chiamata delle religiosa, che ha manifestato pubblicamente il desiderio di totale consacrazione al Signore.
Nell’omelia il Vescovo ha voluto mettere in relazione la professione religiosa con la Giornata del Migrante e del rifugiato. Non solo per il fatto che si trattasse di una religiosa originaria di un altro paese. Alla varietà dell’umanità data dalle diverse tradizioni etniche e culturali, mons. Lafranconi
ha paragonato infatti la varietà di vocazioni presenti nella Chiesa; ha poi ricordato che ogni uomo, in fondo, è un migrante e pellegrino, in quanto consapevole che è sulla terra solo provvisoriamente.
Proprio la Vita consacrata e la professione dei consigli evangelici – ha sottolineato mons. Lafranconi – diventano un richiamo per tutti a non dimenticare di essere pellegrini sulla terra.
Dopo l’omelia il rito della professione con di suor Maria Regina Happy Banassan che si è prostrata a terra mentre l’assemblea ha cantato le Litanie dei Santi. Un momento particolarmente intenso, cui è seguita la professione, pronunciata in ginocchio di fronte alla Superiora generale. Quindi la preghiera di benedizione da parte del Vescovo, seguita dalla consegna dell’anello e dall’abbraccio di pace con il Presule e la Madre generale. La Messa è quindi proseguita con liturgia eucaristica. Dopo le comunioni la religiosa ha di nuovo preso la parola e in francese ha confermato la propria adesione di vita a Cristo e al carisma dell’Istituto esprimendo a tutti un sentito ringraziamento. Parole a cui hanno fatto seguito quelle del parroco, che ha voluto manifestare al Vescovo l’affetto e la vicinanza dell’intera comunità in questi giorni che segnano la conclusione del proprio ministero in diocesi. Dopo la benedizione finale i presenti hanno avuto modo di stringersi letteralmente attorno al Vescovo per una foto ricordo e presentargli un regalo: un crocifisso di legno nel tipico stile africano, quale segno tangibile delle tante Giornate del migrante e del rifugiato vissute dal vescovo di Cremona. Il pomeriggio, che ha visto la presenza anche del sindaco Massimiliano Galli, si è concluso nel vicino salone parrocchiale con un momento conviviale in cui sono stati eseguiti canti e balli folkoristici. (La Vita Cattolica)
Accanto al Vescovo quattro sacerdoti africani, tra cui don Cosmas Edochia, cappellano del gruppo di nigeriani che mensilmente si ritrovano a Rivarolo Mantovano. Presenti pure don Anton Jicmon, responsabile della comunità cattolica romena di Cremona e alcuni sacerdoti della zona: il parroco don Luigi Carrai, don Ernesto Marciò, padre Francesco Zambotti e don Francesco Pigola, oltre ai seminaristi fra Richard Kossi Aglah e fra Justin Messanvi, religiosi togolesi dei Missionari di Gesù e di Maria. Originaria del Togo anche suor Maria Regina Happy Banassan, superiora della comunità di Cremona delle Suore di Nostra Signora di Nazareth, Istituto presente in diocesi da poco più di un anno con quattro consacrate. Dopo una prima esperienza di servizio presso Cascina Moreni, con l’Associazione «Famiglia Buona Novella», le religiose stanno collaborando con Caritas Cremonese, in particolare nell’accudimento dei bambini delle donne ospiti nelle strutture d’accoglienza diocesane mentre stanno completando la formazione di ausiliarie socio assistenziali (Asa) anche in vista del loro prossimo incarico nella rinnovata struttura di Casa di Nostra Signora, in via Ettore Sacchi, Cremona. Per la sua professione solenne è giunta dal Togo la superiora generale della Congregazione, madre Samuel-Laurance Bitoka. Dopo la proclamazione del Vangelo la chiamata delle religiosa, che ha manifestato pubblicamente il desiderio di totale consacrazione al Signore.
Nell’omelia il Vescovo ha voluto mettere in relazione la professione religiosa con la Giornata del Migrante e del rifugiato. Non solo per il fatto che si trattasse di una religiosa originaria di un altro paese. Alla varietà dell’umanità data dalle diverse tradizioni etniche e culturali, mons. Lafranconi
ha paragonato infatti la varietà di vocazioni presenti nella Chiesa; ha poi ricordato che ogni uomo, in fondo, è un migrante e pellegrino, in quanto consapevole che è sulla terra solo provvisoriamente.
Proprio la Vita consacrata e la professione dei consigli evangelici – ha sottolineato mons. Lafranconi – diventano un richiamo per tutti a non dimenticare di essere pellegrini sulla terra.
Dopo l’omelia il rito della professione con di suor Maria Regina Happy Banassan che si è prostrata a terra mentre l’assemblea ha cantato le Litanie dei Santi. Un momento particolarmente intenso, cui è seguita la professione, pronunciata in ginocchio di fronte alla Superiora generale. Quindi la preghiera di benedizione da parte del Vescovo, seguita dalla consegna dell’anello e dall’abbraccio di pace con il Presule e la Madre generale. La Messa è quindi proseguita con liturgia eucaristica. Dopo le comunioni la religiosa ha di nuovo preso la parola e in francese ha confermato la propria adesione di vita a Cristo e al carisma dell’Istituto esprimendo a tutti un sentito ringraziamento. Parole a cui hanno fatto seguito quelle del parroco, che ha voluto manifestare al Vescovo l’affetto e la vicinanza dell’intera comunità in questi giorni che segnano la conclusione del proprio ministero in diocesi. Dopo la benedizione finale i presenti hanno avuto modo di stringersi letteralmente attorno al Vescovo per una foto ricordo e presentargli un regalo: un crocifisso di legno nel tipico stile africano, quale segno tangibile delle tante Giornate del migrante e del rifugiato vissute dal vescovo di Cremona. Il pomeriggio, che ha visto la presenza anche del sindaco Massimiliano Galli, si è concluso nel vicino salone parrocchiale con un momento conviviale in cui sono stati eseguiti canti e balli folkoristici. (La Vita Cattolica)
Il Times attacca: “Ritorna l’apartheid”
Londra - Le case dei richiedenti d’asilo in Gran Bretagna, concentrate soprattutto nel Nord-Est dell’Inghilterra, sarebbero target di abusi e atti vandalici perché riconoscibili dalle loro porte dipinte di rosso. La denuncia è stata pubblicata ieri sul quotidiano The Times e poco dopo il Ministero degli Interni ha deciso di aprire un’indagine. «Si tratta di una vera e propria politica segreta di apartheid», scrive il quotidiano di Londra, ripreso anche da altri organi di stampa tra cui il Daily Mail che ha paragonato il caso «alle stelle gialle sulle maniche degli ebrei».
Gli ingressi di queste proprietà, che si trovano in località molto povere, sarebbero facilmente individuabili dalle porte rosse e gli immigrati in attesa di asilo che le abitano sarebbero già stati vittime di ripetuti attacchi e abusi da parte di esponenti del National Front, un gruppo di estrema destra. Un immigrato, dopo essere stato attaccato con uova e escrementi di cani, ha deciso di dipingere la porta di bianco, scriveva ancora il Times, ma dopo la visita di un impiegato dell’azienda che gestisce le abitazioni, la porta è stata ridipinta di rosso. Gli alloggi sono in gran parte di proprietà di Stuart Monk, la cui azienda Jomast è subappaltatrice per il gruppo di sicurezza G4S, che ha stipulato un accordo proprio con il ministero dell’Interno sui richiedenti asilo nel Nord-Est dell’Inghilterra. John Whitwam, direttore di G4S, ha negato ieri di aver implementato «misure di riconoscimento» delle case dei richiedenti asilo, ma delle 168 proprietà identificate dal quotidiano che appartengono a Jomast, 155 avrebbero la porta rossa e tutte sarebbero abitate da immigrati in attesa di asilo. «Sono molto preoccupato dalla questione – ha detto ieri il sottosegretario all’Immigrazione, James Brokenshire – e ho chiesto a funzionari del Ministero di condurre un’inchiesta interna urgente. Se troviamo prova di discriminazioni affronteremo subito il problema, nessun comportamento del genere sarà tollerato». Ma secondo vari esponenti della comunità, gli abusi vanno avanti da molto tempo. «Sono almeno quattro anni – ha spiegato Suzanne Fletcher dell’associazione “Seekers of Sanctuary” – che portiamo il problema di fronte alla Camera dei Comuni ma finora è sempre stato ignorato». (Elisabetta Del Soldato – Avvenire)
Gli ingressi di queste proprietà, che si trovano in località molto povere, sarebbero facilmente individuabili dalle porte rosse e gli immigrati in attesa di asilo che le abitano sarebbero già stati vittime di ripetuti attacchi e abusi da parte di esponenti del National Front, un gruppo di estrema destra. Un immigrato, dopo essere stato attaccato con uova e escrementi di cani, ha deciso di dipingere la porta di bianco, scriveva ancora il Times, ma dopo la visita di un impiegato dell’azienda che gestisce le abitazioni, la porta è stata ridipinta di rosso. Gli alloggi sono in gran parte di proprietà di Stuart Monk, la cui azienda Jomast è subappaltatrice per il gruppo di sicurezza G4S, che ha stipulato un accordo proprio con il ministero dell’Interno sui richiedenti asilo nel Nord-Est dell’Inghilterra. John Whitwam, direttore di G4S, ha negato ieri di aver implementato «misure di riconoscimento» delle case dei richiedenti asilo, ma delle 168 proprietà identificate dal quotidiano che appartengono a Jomast, 155 avrebbero la porta rossa e tutte sarebbero abitate da immigrati in attesa di asilo. «Sono molto preoccupato dalla questione – ha detto ieri il sottosegretario all’Immigrazione, James Brokenshire – e ho chiesto a funzionari del Ministero di condurre un’inchiesta interna urgente. Se troviamo prova di discriminazioni affronteremo subito il problema, nessun comportamento del genere sarà tollerato». Ma secondo vari esponenti della comunità, gli abusi vanno avanti da molto tempo. «Sono almeno quattro anni – ha spiegato Suzanne Fletcher dell’associazione “Seekers of Sanctuary” – che portiamo il problema di fronte alla Camera dei Comuni ma finora è sempre stato ignorato». (Elisabetta Del Soldato – Avvenire)
Papa: accoglienza ad una donna rumena partorita in strada
Città del Vaticano - La mamma e la neonata” stanno bene”. Gli uomini dell’Ispettorato della Polizia presso il Vaticano “hanno prima aiutato la signora a partorire e poi accompagnato mamma e figli all’Ospedale Santo Spirito, dove questa mattina l’arcivescovo Krajevski (Elemosiniere del Papa, ndr) si è recato a visitarle e ha portato loro a nome del Papa l’invito ad essere ospiti per un anno della Casa per ragazze madri che il Vaticano ha affidato alle suore di Madre Teresa nel quartiere Primavalle”. A dirlo oggi ai giornalisti è stato il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, p. Federico Lombardi, raccontando la vicenda di una donna rumena, senza fissa dimora, che nella notte ha dato alla luce, per strada, una bambina, nei pressi di San Pietro. Anche in passato, ha precisato p. Lombardi, “l’elemosiniere aveva offerto la stessa ospitalità alla donna, che però aveva rifiutato di trasferirsi. La signora ha però potuto usufruire delle docce e degli altri servizi che il pontefice ha messo a disposizione dei clochard che vivono nella zona del Vaticano”. (R.I.)
Quaresima: il 26 gennaio la presentazione del Messaggio del Papa
Città del Vaticano - “Misericordia io voglio e non sacrifici. Le opere di misericordia nel cammino giubilare”. E’ questo il tema, scelto da papa Francesco, del Messaggio per la Quaresima, che verrà presentato martedì prossimo, 26 gennaio, nella sala stampa della Santa Sede.
Alla conferenza stampa parteciperanno il cardinale Francesco Montenegro, Arcivescovo di Agrigento e membro del Pontificio Consiglio “Cor Unum”, monsignor Giampietro Dal Toso e monsignor Segundo Tejado Munoz, rispettivamente Segretario e Sottosegretario del citato Pontificio Consiglio.
Alla conferenza stampa parteciperanno il cardinale Francesco Montenegro, Arcivescovo di Agrigento e membro del Pontificio Consiglio “Cor Unum”, monsignor Giampietro Dal Toso e monsignor Segundo Tejado Munoz, rispettivamente Segretario e Sottosegretario del citato Pontificio Consiglio.
GMM: le iniziative nella diocesi di Macerata
Macerata - L’attenzione al problema dei migranti e all’accoglienza dei rifugiati non è certo una novità per la diocesi di Macerata, soprattutto grazie al prezioso lavoro svolto dalla Caritas Diocesana e dall’ufficio Migrantes.
L’attività di questi uffici è costante e quotidiano ma da 25 anni assume una visibilità tutta particolare in occasione della Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato, quando vengono organizzati momenti di comunione e condivisione tra le varie comunità che vivono il nostro territorio.
Ecco che, in vista della Giornata di quest’anno, giovedì 14 gennaio nell’Auditorium dell’oratorio salesiano si è svolto un’incontro intitolato «Siamo venuti dalla Nigeria, India, Perù…» dove le tre comunità hanno avuto modo di raccontarsi. Tra il pubblico nigeriani, pakistani, indiani, senegalesi e anche numerosi maceratesi che si sono confrontati in un clima di cordiale curiosità reciproca.
Don Alberto Forconi, fraterno padrone di casa, ha esordito leggendo uno stralcio del messaggio di papa Francesco per la Giornata (la 102ª) intitolato «Migranti e Rifugiati ci interpellano. La risposta del Vangelo della misericordia» e invitato a riflettere sullo stato di emigrato ed immigrato che nel secolo scorso il popolo italiano ha ben conosciuto e che oggi assume nuove connotazioni da accostare non con diffidenza ma con disponibilità all’ascolto.
Tre sono le comunità cattoliche straniere attive a Macerata e ognuna ha avuto modo di raccontare il proprio paese d’origine.
Il primo ad intervenire è stato don Francis Kurisingal, cappellano della comunità indiana maceratese, nato in India e che ora presta servizio nella diocesi come collaboratore parrocchiale nella chiesa Santissimo Crocifisso a Villa Potenza. I fedeli provenienti dall’India sono circa 170 e si riuniscono ogni domenica alle ore 12 nella chiesa di San Giorgio a Macerata per celebrare la Messa nella loro lingua. Mensilmente organizzano un’incontro di Adorazione eucaristica, sempre a San Giorgio, mentre svolgono gli esercizi spirituali in Quaresima nel salone della parrocchia di Santa Croce. Particolarmente affezionati a Sant’Antonio da Padova, che è il protettore della loro comunità, ogni anno il 13 giugno organizzano una grande festa.
La seconda comunità a presentarsi, attraverso la giovane voce di Sofia Oki, è stata quella nigeriana. Sophia ha raccontato con orgoglio e commozione di un paese pieno di colori, con una grande cultura poco sconosciuta e sottovalutata nel mondo occidentale. La Nigeria conta di un nutrito gruppo di fedeli cattolici che frequentano la santa Messa nella chiesa dei salesiani a Macerata ogni domenica alle ore 14.00, celebrata in lingua inglese.
Anche la comunità peruviana maceratese ha una tradizione consolidata. Nella chiesa di Santa Croce è esposta l’immagine del «Signore dei Miracoli» a cui la comunità è particolarmente devota e ogni anno, la seconda domenica di ottobre, viene portata in solenne processione. Ogni ultimo sabato del mese alle ore 20 animano, sempre a Santa Croce, la recita del rosario in lingua spagnola.
Anche la realtà dei rifugiati ha trovato spazio nell’incontro. Due giovani ospiti del centro d’ascolto diocesano, grati dell’accoglienza ricevuta e in attesa dei documenti che possano riconoscere loro lo status di rifugiato per poter cominciare una nuova vita nel nostro paese, hanno portato la loro testimonianza.
L’integrazione è scesa in piazza domenica 17 gennaio, quando seguendo il modello che stanno utilizzando le unità pastorali per svolgere il loro pellegrinaggio alla porta Santa, le comunità cattoliche straniere, nonostante le basse temperature e il vento, si sono mosse da piazza Annessione fino a raggiungere la Basilica della Mater Misericordiae, per poi partecipare alla celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo Marconi in Cattedrale.
La Messa è diventata un momento di condivisione eucaristica interculturale animato dai canti in inglese ma anche in lingua indiana. Al momento dell’offertorio sono stati accompagnati all’altare una ventina di bambini sotto i 5 anni che hanno ricevuto la benedizione del Vescovo e una tenera carezza. Tanti i fedeli tra i banchi provenienti da diversi Paesi, ma tante anche le nazionalità dei sacerdoti che hanno concelebrato.
Al termine della santa Messa, la condivisione ha continuato nei saloni dell’oratorio salesiano di via don Bosco dove il pranzo condiviso aveva i colori e i sapori di tutto il mondo e le bandiere rallegravano i locali. Preceduto dalla preghiera internazionale, i piatti sono stati preparati dalle varie comunità e dalle Caritas parrocchiali. Musiche nigeriane, albanesi, peruviane, canti e danze hanno animato la festa che si è conclusa con un’ottimo te indiano. (Natalia Maequesini – Emmausonline.it)
L’attività di questi uffici è costante e quotidiano ma da 25 anni assume una visibilità tutta particolare in occasione della Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato, quando vengono organizzati momenti di comunione e condivisione tra le varie comunità che vivono il nostro territorio.
Ecco che, in vista della Giornata di quest’anno, giovedì 14 gennaio nell’Auditorium dell’oratorio salesiano si è svolto un’incontro intitolato «Siamo venuti dalla Nigeria, India, Perù…» dove le tre comunità hanno avuto modo di raccontarsi. Tra il pubblico nigeriani, pakistani, indiani, senegalesi e anche numerosi maceratesi che si sono confrontati in un clima di cordiale curiosità reciproca.
Don Alberto Forconi, fraterno padrone di casa, ha esordito leggendo uno stralcio del messaggio di papa Francesco per la Giornata (la 102ª) intitolato «Migranti e Rifugiati ci interpellano. La risposta del Vangelo della misericordia» e invitato a riflettere sullo stato di emigrato ed immigrato che nel secolo scorso il popolo italiano ha ben conosciuto e che oggi assume nuove connotazioni da accostare non con diffidenza ma con disponibilità all’ascolto.
Tre sono le comunità cattoliche straniere attive a Macerata e ognuna ha avuto modo di raccontare il proprio paese d’origine.
Il primo ad intervenire è stato don Francis Kurisingal, cappellano della comunità indiana maceratese, nato in India e che ora presta servizio nella diocesi come collaboratore parrocchiale nella chiesa Santissimo Crocifisso a Villa Potenza. I fedeli provenienti dall’India sono circa 170 e si riuniscono ogni domenica alle ore 12 nella chiesa di San Giorgio a Macerata per celebrare la Messa nella loro lingua. Mensilmente organizzano un’incontro di Adorazione eucaristica, sempre a San Giorgio, mentre svolgono gli esercizi spirituali in Quaresima nel salone della parrocchia di Santa Croce. Particolarmente affezionati a Sant’Antonio da Padova, che è il protettore della loro comunità, ogni anno il 13 giugno organizzano una grande festa.
La seconda comunità a presentarsi, attraverso la giovane voce di Sofia Oki, è stata quella nigeriana. Sophia ha raccontato con orgoglio e commozione di un paese pieno di colori, con una grande cultura poco sconosciuta e sottovalutata nel mondo occidentale. La Nigeria conta di un nutrito gruppo di fedeli cattolici che frequentano la santa Messa nella chiesa dei salesiani a Macerata ogni domenica alle ore 14.00, celebrata in lingua inglese.
Anche la comunità peruviana maceratese ha una tradizione consolidata. Nella chiesa di Santa Croce è esposta l’immagine del «Signore dei Miracoli» a cui la comunità è particolarmente devota e ogni anno, la seconda domenica di ottobre, viene portata in solenne processione. Ogni ultimo sabato del mese alle ore 20 animano, sempre a Santa Croce, la recita del rosario in lingua spagnola.
Anche la realtà dei rifugiati ha trovato spazio nell’incontro. Due giovani ospiti del centro d’ascolto diocesano, grati dell’accoglienza ricevuta e in attesa dei documenti che possano riconoscere loro lo status di rifugiato per poter cominciare una nuova vita nel nostro paese, hanno portato la loro testimonianza.
L’integrazione è scesa in piazza domenica 17 gennaio, quando seguendo il modello che stanno utilizzando le unità pastorali per svolgere il loro pellegrinaggio alla porta Santa, le comunità cattoliche straniere, nonostante le basse temperature e il vento, si sono mosse da piazza Annessione fino a raggiungere la Basilica della Mater Misericordiae, per poi partecipare alla celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo Marconi in Cattedrale.
La Messa è diventata un momento di condivisione eucaristica interculturale animato dai canti in inglese ma anche in lingua indiana. Al momento dell’offertorio sono stati accompagnati all’altare una ventina di bambini sotto i 5 anni che hanno ricevuto la benedizione del Vescovo e una tenera carezza. Tanti i fedeli tra i banchi provenienti da diversi Paesi, ma tante anche le nazionalità dei sacerdoti che hanno concelebrato.
Al termine della santa Messa, la condivisione ha continuato nei saloni dell’oratorio salesiano di via don Bosco dove il pranzo condiviso aveva i colori e i sapori di tutto il mondo e le bandiere rallegravano i locali. Preceduto dalla preghiera internazionale, i piatti sono stati preparati dalle varie comunità e dalle Caritas parrocchiali. Musiche nigeriane, albanesi, peruviane, canti e danze hanno animato la festa che si è conclusa con un’ottimo te indiano. (Natalia Maequesini – Emmausonline.it)
GMM: le iniziative a Reggio Calabria
Reggio Calabria - Felice combinazione già prevista nel calendario diocesano per l’Anno Santo della Misericordia: dare rilievo al Giubileo dei Migranti facendolo coincidere con la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, che ne riceve un rilievo del tutto particolare, al di là del tradizionale; primo fa tutti la processione, a partire dalle ore 17.00 dalla Chiesa di S. Agostino alla cattedrale, dove l’arcivescovo, mons. Giuseppe Fiorini Morosini, ci attende per la celebrazione eucaristica delle 18.00. Tutto previsto e programmato anche nel dettaglio, eccetto quell’infuriare di vento misto a ricorrenti scrosci di pioggia. Eppure, a dispetto di quel tempo proibitivo, mentre tanti ci precedono e si rifugiano direttamente in cattedrale, altri delle varie etnie si danno appuntamento in Piazza S. Agostino con le proprie bandiere e con abiti sfarzosi più estivi o di mezza stagione che invernali. Dopo alcune istruzioni e una solenne benedizione, ci si incammina verso il duomo: un pellegrinaggio scandito da declamazioni, canti e preghiere; di tanto in tanto viene pure annunciato un qualche articolo della “Carta giubilare dei diritti e doveri di migranti e profughi”, la cui prima stesura è stata già abbozzata in questi giorni, ma che verrà riveduta, rifinita, integrata da una apposita équipe nel giro di quattro mesi, in tempo utile per essere poi pubblicata e diffusa ampiamente per la Festa dei Popoli, il 15 maggio. Piace chiamare pellegrinaggio questo nostro lento camminare, si spiega alla gente; perché la parola ha una certa sacralità, evoca il lungo e aspro camminare degli Israeliti nel deserto, sorretti, pur fra tante prove, stanchezze e infedeltà, dalla parola del Dio fedele, paziente e misericordioso, che assicura più volte a Mosè: “Ho compassione, ho misericordia di questo popolo”. Si giunge con buon anticipo davanti al duomo, dove si entra, sempre cantando, per la Porta Santa; si prende il proprio posto assiepando soprattutto le prime file e lì si prosegue a scandire qualche altro articolo della Carta dei diritti e dei doveri, si fanno le prove dei canti, si prega in silenzio fino allo scoccare delle ore 18.00, quando il Vescovo con i concelebranti e diaconi è già in presbiterio alla sua sede. All’inizio della celebrazione il direttore diocesano della Migrantes, padre Bruno Mioli, saluta e ringrazia Mons. Morosini prendendo lo spunto dalla lettera di S. Ignazio di Antiochia che la Liturgia delle Ore ci propone proprio in questo giorno; il santo vescovo di Alessandria sta navigando in catene verso Roma dove sarà sbranato dalle fiere e scrive lettere di incoraggiamento ai cristiani di varie Chiese, compresa quella di Efeso, dove dice: “Se la preghiera fatta da due persone assieme ha tanta efficacia (come assicura Gesù), quanta più non ne avrà quella del Vescovo e di tutta la Chiesa! Ecco, questa sera noi qui presenti rappresentiamo tutta la Chiesa di Reggio Calabria-Bova, arricchita dai fratelli venuti da lontano, dai quattro venti, e siamo in preghiera col nostro Pastore, col nostro Vescovo: grazie Eccellenza, grazie Padre Giuseppe!”. Nella Liturgia della Parola non fa difficoltà l’alternarsi delle varie lingue nella proclamazione delle letture, come poi nella la Preghiera dei fedeli, dato che tutti i presenti seguono attentamente in apposito dépliant la traduzione italiana. Alla presentazione delle offerte tre doni in particolare attirano l’attenzione, un’attenzione che non è curiosità ma coinvolgimento: non doni preziosi, come quelli dei Magi, ma una rozza croce ricavata dal legno dei barconi che si sono infranti contro le coste del Mare Nostrum; un paio fra le migliaia di infradito che i nostri volontari distribuiscono a chi approda al nostro porto con i piedi scalzi e logori; una tuta bianca come quella fatta indossare a quanti stremati di forze, hanno urgente bisogno di controlli e cure sanitarie nella nostra città. Veramente non manca l’incenso, quello con cui gli sri-lankesi accompagnano per cospargerli di profumo intenso. Prima della presentazione dei doni il Vescovo ci intrattiene con un’ampia e molto articolata omelia sul tema della Giornata: purtroppo non è possibile farne anche una rapida sintesi; basti dire che è tutta concentrata su una parola: accoglienza, bellezza e dovere morale dell’accoglienza in ambito ecclesiale e civile; imperativo categorico per chi prende sul serio il Vangelo. A conclusione della celebrazione viene distribuita la Preghiera per l’Anno Giubilare composta da Papa Benedetto, stampata in una finta ma elegante pergamena in un migliaio di copie e recitata coralmente da tutta l’assemblea. Questa è la parola fine, salvo che il vescovo si è amabilmente intrattenuto sulla scalinata del presbiterio per la foto ricordo con vari gruppi di immigrati. Foto che renderà memorabile chissà per quanto tempo questa Giornata Mondiale del Migrante e Rifugiato assieme a questo Giubileo della Misericordia degli Immigrati. (B.M.)
Agrigento: l’accoglienza in parrocchia
Agrigento - “Oggi la nostra famiglia cresce e la nostra parrocchia diventa capanna africana: Cristo ci chiama a farci misericordia". Con queste parole don Aldo Mosca, sacerdote guanelliano della parrocchia Madonna della Provvidenza, ad Agrigento, ha chiamato a raccolta i fedeli a lui affidati per far fronte all’emergenza che gli è stata presentata: ventisette migranti avrebbero trascorso due freddissime notti di gennaio per strada. “Inizialmente la tentazione forte era quella di rispondere che non era possibile – spiega il sacerdote - perché la nostra parrocchia non è attrezzata per queste emergenze. Grazie a Dio abbiamo aperto le porte ed è stato Giubileo".
I primi a rispondere all’invito di don Aldo e alle sollecitazioni dei sacerdoti guanelliani della parrocchia, don Giovanni Amico e di don Jaya Soosai Arockiasamy, sono stati i ragazzi del Movimento giovanile guanelliano, l’M2G, corsi a sistemare e ripulire il salone che avrebbe accolto gli speciali ospiti. Con loro uomini giunti per far fronte alle esigenze primarie dei migranti e donne che hanno preparato e servito i pasti caldi ai nuovi fratelli, esattamente come fanno quotidianamente all’interno delle loro famiglie. Una “macchina di solidarietà" che ha coinvolto operatori pastorali e volontari occasionali. “Davvero non potremo dimenticare i loro volti – dice Mosca -: erano spauriti all'inizio e quasi si nascondevano tra le coperte, ma quando sono andati via ci hanno donato un sorriso. Ci auguriamo di aver loro donato la forza di un po’ di speranza in più per affrontare ciò che ancora il loro viaggio gli riserverà". (Chiara Ippolito)
I primi a rispondere all’invito di don Aldo e alle sollecitazioni dei sacerdoti guanelliani della parrocchia, don Giovanni Amico e di don Jaya Soosai Arockiasamy, sono stati i ragazzi del Movimento giovanile guanelliano, l’M2G, corsi a sistemare e ripulire il salone che avrebbe accolto gli speciali ospiti. Con loro uomini giunti per far fronte alle esigenze primarie dei migranti e donne che hanno preparato e servito i pasti caldi ai nuovi fratelli, esattamente come fanno quotidianamente all’interno delle loro famiglie. Una “macchina di solidarietà" che ha coinvolto operatori pastorali e volontari occasionali. “Davvero non potremo dimenticare i loro volti – dice Mosca -: erano spauriti all'inizio e quasi si nascondevano tra le coperte, ma quando sono andati via ci hanno donato un sorriso. Ci auguriamo di aver loro donato la forza di un po’ di speranza in più per affrontare ciò che ancora il loro viaggio gli riserverà". (Chiara Ippolito)
GMM: le iniziative nella diocesi di Catanzaro-Squillace
Catanzaro – “Migranti e rifugiati ci interpellano. La risposta del Vangelo della Misericordia”: questo è il tema che Papa Francesco ha voluto dare alla 102a Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, che abbiamo vissuto il 17 gennaio 2016. Nella prospettiva e nella dinamica generata dal Giubileo della Misericordia, il papa ha invitato ad aprire le braccia della misericordia e le porte di un'accoglienza concreta e fraterna, particolarmente ai fratelli ed alle sorelle la cui vita è segnata dalla sofferenza, dalla persecuzione, dalla guerra e che sono costretti a lasciare la loro terra, per cercare rifugio nella nostra.
“Di fatto - ha affermato Papa Francesco nel messaggio per l'indizione della Giornata- la presenza dei migranti e dei rifugiati interpella seriamente le diverse società che li accolgono. Esse devono far fronte a fatti nuovi che possono rivelarsi improvvidi se non sono adeguatamente motivati, gestiti e regolati. Come fare in modo che l'integrazione diventi vicendevole arricchimento, apra positivi percorsi alle comunità e prevenga il rischio della discriminazione, del razzismo, del nazionalismo estremo o della xenofobia? La rivelazione biblica incoraggia l'accoglienza dello straniero, motivandola con la certezza che così facendo si aprono le porte a Dio e nel volto dell'altro si manifestano i tratti di Gesù Cristo”.
Anche nell’Arcidiocesi di Catanzaro - Squillace si è celebrata la Giornata per risvegliare le coscienze di tutti sull'importanza dell'accoglienza e dell’integrazione, per ricordare cosa vuol dire il dramma dell'emigrazione, soprattutto quando essa è motivata non solo dal bisogno di migliorare le proprie condizioni economiche o sociali, ma dalla necessità di difendere la propria vita e quella dei propri figli.
La Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato si è celebrata domenica 17 gennaio 2016 a Squillace Lido, con una manifestazione organizzata dall'Ufficio Diocesano Migrantes, in collaborazione con il Circolo Parrocchiale di Squillace Lido, la Fondazione Città Solidale onlus di Catanzaro, le Associazioni di volontariato denominate “La Rete” e “Spazio Aperto”, la Cooperativa Sociale “Tra Cielo e Terra”, l’Istituto Comprensivo di Squillace ed altre organizzazioni della Provincia, tra le quali diverse impegnate proprio nel campo delle migrazioni.
Alle ore 17, nella Chiesa di S. Nicola Vescovo, è stata celebrata l’ Eucaristica presieduta dall’Arcivescovo, Mons. Vincenzo Bertolone. Sono intervenuti con una loro riflessione il prefetto di Catanzaro, Luisa Latella e il sindaco di Squillace, Pasquale Muccari. Moltissimi i giovani presenti. Dopo la Messa, dal piazzale antistante la Chiesa, si è snodato un lungo e partecipato corteo con una fiaccolata che ha accomunato persone del luogo ed immigrati presenti a vario titolo sul territorio diocesano (diversi accolti nelle varie comunità di accoglienza Sprar). Il percorso è stato scandito dalla lettura di testi significativi in cui sono stati evidenziati i valori dell’accoglienza e dell’integrazione, nonché segni di riconciliazione, ancora più significativi nell’anno del Giubileo della Misericordia. Il corteo è poi confluito nella piazza comunale e si chiuso con un grande “Falò della Pace”, che aveva l'intento simbolico di "distruggere" qualsiasi forma di razzismo o di intolleranza. Sono seguiti momenti conviviali e di festa (musiche, danze e canti), animati dalle comunità straniere del territorio, con relativa degustazione di prodotti locali ed etnici.
Alla manifestazione hanno preso parte anche altre autorità civili, religiose e militari e rappresentanti delle comunità evangeliche locali che hanno proposto momenti di riflessione, testimonianza ed anche canti e musica gospel.
“Di fatto - ha affermato Papa Francesco nel messaggio per l'indizione della Giornata- la presenza dei migranti e dei rifugiati interpella seriamente le diverse società che li accolgono. Esse devono far fronte a fatti nuovi che possono rivelarsi improvvidi se non sono adeguatamente motivati, gestiti e regolati. Come fare in modo che l'integrazione diventi vicendevole arricchimento, apra positivi percorsi alle comunità e prevenga il rischio della discriminazione, del razzismo, del nazionalismo estremo o della xenofobia? La rivelazione biblica incoraggia l'accoglienza dello straniero, motivandola con la certezza che così facendo si aprono le porte a Dio e nel volto dell'altro si manifestano i tratti di Gesù Cristo”.
Anche nell’Arcidiocesi di Catanzaro - Squillace si è celebrata la Giornata per risvegliare le coscienze di tutti sull'importanza dell'accoglienza e dell’integrazione, per ricordare cosa vuol dire il dramma dell'emigrazione, soprattutto quando essa è motivata non solo dal bisogno di migliorare le proprie condizioni economiche o sociali, ma dalla necessità di difendere la propria vita e quella dei propri figli.
La Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato si è celebrata domenica 17 gennaio 2016 a Squillace Lido, con una manifestazione organizzata dall'Ufficio Diocesano Migrantes, in collaborazione con il Circolo Parrocchiale di Squillace Lido, la Fondazione Città Solidale onlus di Catanzaro, le Associazioni di volontariato denominate “La Rete” e “Spazio Aperto”, la Cooperativa Sociale “Tra Cielo e Terra”, l’Istituto Comprensivo di Squillace ed altre organizzazioni della Provincia, tra le quali diverse impegnate proprio nel campo delle migrazioni.
Alle ore 17, nella Chiesa di S. Nicola Vescovo, è stata celebrata l’ Eucaristica presieduta dall’Arcivescovo, Mons. Vincenzo Bertolone. Sono intervenuti con una loro riflessione il prefetto di Catanzaro, Luisa Latella e il sindaco di Squillace, Pasquale Muccari. Moltissimi i giovani presenti. Dopo la Messa, dal piazzale antistante la Chiesa, si è snodato un lungo e partecipato corteo con una fiaccolata che ha accomunato persone del luogo ed immigrati presenti a vario titolo sul territorio diocesano (diversi accolti nelle varie comunità di accoglienza Sprar). Il percorso è stato scandito dalla lettura di testi significativi in cui sono stati evidenziati i valori dell’accoglienza e dell’integrazione, nonché segni di riconciliazione, ancora più significativi nell’anno del Giubileo della Misericordia. Il corteo è poi confluito nella piazza comunale e si chiuso con un grande “Falò della Pace”, che aveva l'intento simbolico di "distruggere" qualsiasi forma di razzismo o di intolleranza. Sono seguiti momenti conviviali e di festa (musiche, danze e canti), animati dalle comunità straniere del territorio, con relativa degustazione di prodotti locali ed etnici.
Alla manifestazione hanno preso parte anche altre autorità civili, religiose e militari e rappresentanti delle comunità evangeliche locali che hanno proposto momenti di riflessione, testimonianza ed anche canti e musica gospel.
GMM in tutte le parrocchie italiane
Roma - Domenica in tutte le parrocchie italiane si è celebrata la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato.
A Torino è stata l’occasione per benedire i locali della nuova sede degli uffici Migrantes con la partecipazione dell’arcivescovo mons. Cesare Nosiglia e di centinaia di persone tra rappresentanti di istituzioni, enti e associazioni e tanti migranti che hanno condiviso un momento di festa. Alcuni di loro si sono esibiti in danze, canti, musica e testimonianze. Nel 2015 sono stati registrati 10.430 passaggi allo sportello, di cui 3.519 nuovi utenti. Di questi, 2.300 si sono rivolti all’Ufficio per cercare lavoro.
Nella diocesi di Vicenza l’Ufficio Migrantes ha messo a disposizione la pubblicazione "Migranti, Richiedenti Asilo e Rifugiati nelle comunità di Vicenza", che fa il punto sull’accoglienza dei richiedenti asilo e rifugiati nel territorio. Ad Avellino alla vigilia della Giornata, alla presenza del Vescovo mons. Francesco Marino e del Prefetto, Carlo Sessa, la presentazione del XXIV Rapporto Immigrazione redatto da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes.
A Genova invece la presentazione del "Rapporto sulla protezione internazionale in Italia", redatto, fra gli altri dai due organismi CEI.
A Catania le celebrazioni si sono aperte con una cena multietnica. Tra le iniziative anche una veglia di preghiera in memoria delle vittime del mare e un quadrangolare di calcio tra italiani e migranti. In quasi tutte le diocesi le celebrazioni con i vescovi sono state accompagnate da messaggi alle parrocchie per "educare a percorsi di accoglienza".
Gli uffici Migrantes della Lombardia hanno diffuso un documento nel quale auspicano «che il segno concreto, visibile e testimoniante» della giornata si «riverberi nella vita quotidiana».
«In tutta Italia è stata una Giornata all’insegna dell’educazione all’incontro, per superare paure e pregiudizi, per camminare insieme con i migranti: una tappa fondamentale di quel cammino sinodale che è stato inaugurato al Convegno nazionale di Firenze», commenta mons. Gian Carlo Perego, Direttore generale Migrantes. (Raffaele Iaria – Avvenire)
A Torino è stata l’occasione per benedire i locali della nuova sede degli uffici Migrantes con la partecipazione dell’arcivescovo mons. Cesare Nosiglia e di centinaia di persone tra rappresentanti di istituzioni, enti e associazioni e tanti migranti che hanno condiviso un momento di festa. Alcuni di loro si sono esibiti in danze, canti, musica e testimonianze. Nel 2015 sono stati registrati 10.430 passaggi allo sportello, di cui 3.519 nuovi utenti. Di questi, 2.300 si sono rivolti all’Ufficio per cercare lavoro.
Nella diocesi di Vicenza l’Ufficio Migrantes ha messo a disposizione la pubblicazione "Migranti, Richiedenti Asilo e Rifugiati nelle comunità di Vicenza", che fa il punto sull’accoglienza dei richiedenti asilo e rifugiati nel territorio. Ad Avellino alla vigilia della Giornata, alla presenza del Vescovo mons. Francesco Marino e del Prefetto, Carlo Sessa, la presentazione del XXIV Rapporto Immigrazione redatto da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes.
A Genova invece la presentazione del "Rapporto sulla protezione internazionale in Italia", redatto, fra gli altri dai due organismi CEI.
A Catania le celebrazioni si sono aperte con una cena multietnica. Tra le iniziative anche una veglia di preghiera in memoria delle vittime del mare e un quadrangolare di calcio tra italiani e migranti. In quasi tutte le diocesi le celebrazioni con i vescovi sono state accompagnate da messaggi alle parrocchie per "educare a percorsi di accoglienza".
Gli uffici Migrantes della Lombardia hanno diffuso un documento nel quale auspicano «che il segno concreto, visibile e testimoniante» della giornata si «riverberi nella vita quotidiana».
«In tutta Italia è stata una Giornata all’insegna dell’educazione all’incontro, per superare paure e pregiudizi, per camminare insieme con i migranti: una tappa fondamentale di quel cammino sinodale che è stato inaugurato al Convegno nazionale di Firenze», commenta mons. Gian Carlo Perego, Direttore generale Migrantes. (Raffaele Iaria – Avvenire)