Roma - “E’ ancora morte nel Mar Egeo, nel Mediterraneo. E sono ancora i bambini le vittime innocenti. Famiglie divise, famiglie spezzate”, commenta Mons. Gian Carlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes, le nuove stragi di oggi nel Mar Egeo, tra cui 11 bambini. “All’indignazione - continua Mons. Perego - occorre far seguire realmente una nuova operazione ‘Mare nostrum’ che, non solo arrivi a salvare in mare le persone che sono messi da trafficanti senza scrupolo sui barconi improvvisati e sui gommoni, ma giunga con le navi della flotta delle Marina dei diversi Paesi europei sulle coste da dove partono i migranti forzati (oggi in particolare in Libia e in Turchia) per proteggere e accompagnare almeno le persone più fragili e deboli: le donne, le famiglie con bambini, i minori non accompagnati”. “Sarebbe uno scatto di umanità e di civiltà europea. Sarebbe il primo segno di una lotta efficace contro la tratta, in questo giorno che Papa Francesco ha voluto nel segno della preghiera e della riflessione contro la tratta, nella memoria di santa Bakhita, la schiava sudanese liberata e accolta in Italia”, conclude il Direttore generale della Migrantes.
Primo Piano
Giubileo: a Roma anche molti emigrati italiani
Frati Minori Cappuccini: una casa per famiglie dei profughi in dono al Papa
San Giovanni Rotondo - Si chiamerà “Casa Papa Francesco. Padre Pio per le famiglie dei migranti”. sarà realizzata a San Giovanni Rotondo e offrirà ospitalità a cinque famiglie di profughi senza fissa dimora che ne avranno bisogno. È il dono che, idealmente, i Frati Minori Cappuccini della Provincia religiosa di Sant’Angelo e Padre Pio hanno voluto fare al Pontefice come segno concreto per ricordare l’onore che egli ha riservato al loro santo Confratello, scegliendolo come modello di misericordia.
La simbolica consegna del dono è avvenuta nel corso di un’udienza privata concessa dal Pontefice, nella sua biblioteca privata, dal ministro provinciale, fr. Francesco Colacelli, accompagnato dal guardiano del Convento di San Giovanni Rotondo fr. Francesco Langi, dal rettore del Santuario fr. Francesco Dileo e dal ministro della Provincia romana dei Cappuccini, fr. Gianfranco Palmisani.
Fr. Francesco Colacelli ha simbolicamente donato al Papa la chiave dell’immobile e gli ha illustrato il progetto, spiegandogli che si tratta di una struttura di proprietà dei frati, annessa alla chiesa parrocchiale di San Francesco d’Assisi, attualmente in fase di ristrutturazione per renderla idonea al nuovo scopo, che diverrà operativa nel più breve tempo possibile e, comunque, nell’ambito del Giubileo straordinario della Misericordia.
In quelle vittime c’è il prossimo
Roma - È il secondo anno che, nella memoria di Santa Bakhita, nelle nostre diocesi e parrocchie, si celebra la Giornata di preghiera e riflessione contro la tratta. Il profilo umano e di santità della suora canossiana, schiava liberata, diventa in controluce il richiamo alle persone – sono almeno 21 milioni, con un aumento di oltre il 10% negli ultimi anni –, uomini e donne, molti minori, vittime della tratta. Una schiavitù nuova, quella di oggi, ancora più estesa di quella nei secoli precedenti, con forme rinnovate nello sfruttamento sessuale, nell’accattonaggio, nel mondo del lavoro, nel mondo militare, nelle adozioni illegali, fino ad arrivare all’espianto degli organi. Se è vero che non è sempre facile distinguere tra sfruttamento e tratta, riconoscere nella storia personale il dramma di mafie e organizzazioni criminali che riducono le persone a merce di scambio, anche dietro violenze efferate, occorre certamente non abbassare la guardia su un fenomeno disumano che interessa persone a noi vicine: ai semafori o ai parcheggi, nell’appartamento sotto o sopra di noi, sulle strade che facciamo per andare al lavoro o a fare la spesa, nelle campagne e nelle città dove viviamo. Le vittime di tratta sono un volto del nostro “prossimo”. Sono vicine e talora le ignoriamo o, peggio, le giudichiamo. E invece hanno diritto a una protezione sociale – sono gli articoli 18 e 13 delle nostre leggi sull’immigrazione e sulla tratta – che purtroppo si è indebolita negli ultimi tempi.
Dopo anni di grande impegno che ha visto, dal 2002 al 2015, la protezione sociale per oltre 12.000 donne vittime di tratta di almeno 50 Paesi del mondo, sembra oggi che la politica, se non ha dimenticato, certamente ha indebolito un tassello importante della nostra storia sociale.
L’allentamento del contrasto e della lotta alla tratta in Europa e in Italia, la mancanza di Coordinamento delle azioni tra i diversi enti – prova ne è il basso numero di condanne dei trafficanti –, la crescita delle scelte di chiusura dei Paesi europei, l’abbandono ai trafficanti della gestione delle tratte dei migranti economici e forzati stanno creando nuove condizioni per la crescita della tratta: non è un caso che le vittime di tratta nel mondo crescono di oltre 2 milioni e mezzo ogni anno e con loro le violenze e lo sfruttamento. E le vittime provengono sempre dalle famiglie e dai Paesi più poveri dell’Europa e del mondo: in Italia sono uomini e donne, cittadini della Romania e della Bulgaria, della Nigeria e dell’Eritrea. La Giornata di preghiera e di riflessione contro la tratta diventa anche quest’anno, forti del magistero di papa Francesco che non perde occasione per segnalare questo dramma, un’occasione importante per affidare al Signore, nella preghiera, questi nostri fratelli e sorelle vittime di tratta e per provocare una popolare e rinnovata azione sociale ed ecclesiale, perché la paura, l’indifferenza o l’opportunismo politico non indebolisca la protezione sociale delle vittime di tratta nel nostro Paese, in Europa e nel mondo. E’ una storia di prossimità nuova, che ci aiuta ad uscire, a incontrare, ad accompagnare e a salvare nelle nostre città. Città che saranno più «belle» – come ha scritto Papa Francesco nell’esortazione apostolica Evangelium Gaudium – se «superano la sfiducia malsana e integrano i differenti, e che fanno di tale integrazione un nuovo fattore di sviluppo»; se, «anche nel loro disegno architettonico, sono piene di spazi che collegano, mettono in relazione, favoriscono il riconoscimento dell’altro» (n.210): soprattutto se vittima di tratta, nuovamente schiavo. (Mons. Giancarlo Perego - Avvenire)
Papa Francesco ricorda il capodanno lunare che si celebra oggi
“A tutti auguro di sperimentare serenità e pace in seno alle loro famiglie – ha detto il pontefice - che costituiscono il primo luogo in cui si vivono e si trasmettono i valori dell’amore e della fraternità, della convivenza e della condivisione, dell’attenzione e della cura dell’altro. Possa il nuovo anno – ha concluso - portare frutti di compassione, misericordia e solidarietà. E questi fratelli e sorelle dell’Estremo Oriente, che domani (oggi per chi legge, ndr) festeggeranno il capodanno lunare, salutiamoli con un applauso da qui!”.
Molti gli appuntamenti per questo evento anche in Italia. (R.I.)
Papa Francesco: “aiutare i nuovi schiavi a rompere le catene dello sfruttamento”
schiava in Italia, diventata suora, proclamata santa nel 2000 da Papa Giovanni Paolo II. “Penso – ha detto il pontefice - in particolare a tante donne e uomini, e a tanti bambini! Occorre fare ogni sforzo per debellare questo crimine e questa intollerabile vergogna”.
Secondo l’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil) e l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (Unodc) circa 21 milioni di persone, spesso povere e vulnerabili, sono vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale o lavoro forzato, espianto di organi, accattonaggio forzato, servitù domestica, matrimonio forzato, adozione illegale, maternità surrogata e altre forme di sfruttamento. Ogni anno, circa 2,5 milioni di persone sono vittime di traffico di esseri umani e riduzione in schiavitù; il 70 per cento sono donne e minori. Spesso subiscono abusi e violenze inaudite.
In Italia ci sarebbero dalle 50 alle 70 mila donne vittime di tratta per lo sfruttamento sessuale, la maggior parte straniere, oltre la metà nigeriane e moltissime minorenni.
Voluta fortemente da Papa Francesco e lanciata per la prima volta nel 2015, questa Giornata ha innanzitutto l’obiettivo di creare maggiore consapevolezza del fenomeno e riflettere sulla situazione globale di violenza e ingiustizia che colpisce ancora tante persone, che non hanno voce, non contano, non sono nessuno: sono semplicemente schiavi. Al contempo si vuole provare a dare risposte a questa moderna forma di tratta di esseri umani, attraverso azioni concrete e innovative.
Tra i promotori della giornata in Italia la Commissione Episcopale per le Migrazioni della Cei; la Fondazione Migrantes; gli Uffici Migrantes del Lazio; la Caritas Italiana; l’Associazione Papa Giovanni XXIII; la Parrocchia San Frumenzio e unità di strada; l’Associazione Slaves no More; il Settore pastorale USMI Nazionale. Sabato sera a Roma una veglia di preghiera contro la tratta, presieduta da monsignor Guerino Di Tora, presidente della Commissione episcopale per le migrazioni della Cei e della Fondazione Migrantes con la partecipazione di oltre 500 persone. Una veglia che si è conclusa con un breve pellegrinaggio verso la porta santa della Casa della Carità di via Marsala, nei pressi della stazione Termini. Ieri celebrazione dell’Eucaristia nella Chiesa di Santo Spirito in Sassia - Santuario della Divina Misericordia, presieduta da mons. Paolo Lojudice, Vescovo Ausiliare della Diocesi di Roma seguita dalla partecipazione alla preghiera dell’Angelus in piazza San Pietro.
Oggi celebrazioni Eucaristiche in tutte le comunità religiose maschili e femminili oltre a momenti di preghiera, riflessione e condivisione (Raffaele Iaria)
Cardinale Parolin: “trovare una soluzione comune” per risolvere crisi migranti
Papa Francesco incontrerà il patriarca Kirill
Giornata contro la Tratta: grande mobilitazione a Roma e in tutta Italia
In Italia ci sarebbero dalle 50 alle 70 mila donne vittime di tratta per lo sfruttamento sessuale, la maggior parte straniere, oltre la metà nigeriane e moltissime minorenni. Ci sono pure circa 400 mila lavoratori (di cui l’80 per cento immigrati) che rischiano di essere vittime del caporalato e di ritrovarsi sfruttati e ridotti in condizioni servili.
Voluta fortemente da Papa Francesco e lanciata per la prima volta nel 2015, questa Giornata ha innanzitutto l’obiettivo di creare maggiore consapevolezza del fenomeno e riflettere sulla situazione globale di violenza e ingiustizia che colpisce ancora tante persone, che non hanno voce, non contano, non sono nessuno: sono semplicemente schiavi. Al contempo si vuole provare a dare risposte a questa moderna forma di tratta di esseri umani, attraverso azioni concrete e innovative.
Per questo è fondamentale, da un lato, ribadire la necessità di garantire diritti, libertà e dignità alle persone trafficate e ridotte in schiavitù e, dall’altro, denunciare sia le organizzazioni criminali sia coloro che usano e abusano della povertà e della vulnerabilità di queste persone per farne oggetti di piacere o fonti di guadagno. Inoltre, la Giornata mondiale contro la tratta del 2016 si inserisce significativamente anche all’interno dell’anno del Giubileo della Misericordia e sarà dunque da stimolo per tutti i cristiani e le persone di buona volontà a leggere i “segni dei tempi” e a ripensare in termini profetici il presente e il futuro delle nostre società.
Tra i promotori della giornata la Commissione Episcopale per le Migrazioni della Cei; la Fondazione Migrantes; gli Uffici Migrantes del Lazio; la Caritas Italiana; l’Associazione Papa Giovanni XXIII; la Parrocchia San Frumenzio e unità di strada; l’Associazione Slaves no More; il Settore pastorale USMI Nazionale. Le celebrazioni inizieranno domani con una veglia di preghiera nella basilica del Sacro Cuore di Gesù a Roma presieduta da mons. Guerino di Tora, Presidente della Commissione cei per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes che si concluderà con un breve pellegrinaggio alla Porta Santa della Casa della Carità di via Marsala, dove verrà espresso il bisogno di purificazione e misericordia e un rinnovato impegno per la liberazione degli schiavi di oggi. Domenica celebrazione dell’Eucaristia nella Chiesa di Santo Spirito in Sassia - Santuario della Divina Misericordia presieduta da mons. Paolo Lojudice, Vescovo Ausiliare della Diocesi di Roma seguita dalla partecipazione alla preghiera dell’Angelus in piazza San Pietro.
Lunedì, 8 febbraio, nella festa liturgica di Santa Bakhita, celebrazioni Eucaristiche in tutte le comunità religiose maschili e femminili. Negli istituti per anziani e malati, come pure nelle scuole ci saranno momenti di preghiera, riflessione e condivisione, valorizzando anche testimonianze di persone che operano nei centri di accoglienza, ascolto, case famiglia...(Raffaele Iaria)
Toscana: l’accoglienza diffusa sta funzionando
Mons. Zuppi: “una misericordia che non si accontenta”
Mons. Zuppi, nell’omelia della Messa, ha rivolto un pensiero agli anziani, alle vittime della “violenza del mondo” e ai migranti, partendo dall’immagine delle dodici porte degli apostoli, che indicano “non solo le dodici porte della Santa Gerusalemme che viviamo già oggi radunati in questa visione del futuro che è l’assemblea dei fratelli e delle sorelle”, ma “significano anche una casa che si apre al mondo, che non vuole e non può pensarsi chiusa, che deve uscire per entrare nella storia degli uomini attraverso quella stessa unica porta di misericordia che è Cristo”. “Questo amore – ha proseguito – giunge alle folle della città, stanche e sfinite come pecore senza pastore, come i tanti anziani che implorano protezione, indifesi come sono, esposti alla banalità del male. Giunge alla folla di bambini e di tutte le vittime, come troppo spesso sono le donne, esposti alla cattiveria e alla violenza del mondo, vuole giungere a quella massa di migranti che diventano stranieri alla disperata ricerca di futuro”. (F.R)
La comunità anglicana in Australia per i migranti
Corridoi umanitari: arrivata a Roma la prima famiglia
La piccola Farak è gravemente malata per un cancro raro all’occhio che le è stato asportato. La condizione clinica della piccola ha richiesto agli operatori della “Mediterranean Hope” di accelerare i tempi di trasporto della famiglia in Italia.
Al loro arrivo, i membri della Sant’Egidio e della Fcei hanno regalato ai due bimbi un “kit” di accoglienza: uno zainetto blu per il bimbo e rosa per la bimba. La famiglia ha dovuto lasciare al posto di blocco della polizia dell’aeroporto le impronte digitali. “La mamma – racconta Francesco Piobbichoi, responsabile del progetto “Mediterranean Hope” che ha scortato la famiglia siriana da Beirut – era molto spaventata e preoccupata della polizia”. Ma al suo arrivo a Roma ha trovato una sorpresa inaspettata. Ad attenderla agli arrivi c’era anche suo fratello, che ha raggiunto però l’Italia attraversando la rotta balcanica, passando per Turchia, Macedonia, Ungheria, Austria, Germania dove ha ottenuto lo status di rifugiato. Ad Homs purtroppo è rimasta la loro mamma con due sorelle, impossibilitate ad uscire a causa della guerra.
Immigrazione: agenzia europea sul modello Usa
Profughi: oggi in Italia Yasmine e Falak
Ad accogliere Yasmine e Falak all’aeroporto di Fiumicino i responsabili delle organizzazioni che hanno promosso questo progetto, il primo del genere in Europa, rivolto a persone in condizioni di “vulnerabilità” (donne con bambini, anziani, malati, disabili) che attualmente vivono nei campi profughi di Libano, Marocco ed Etiopia.
Palazzolo: un convegno su migrazioni e accoglienza
Brescia - Dall’emergenza da affrontare alle responsabilità da assumere, dalle difficoltà legate alla gestione del fenomeno alle opportunità connesse, dalla questione sicurezza ai doveri dell’accoglienza. Sono solo alcuni dei temi che verranno affrontati nel corso dell’assemblea “Migrazioni e accoglienza”, organizzata dagli assessorati alla Cultura e ai Servizi Sociali del Comune di Palazzolo per giovedì 11 febbraio, alle 20.30, nella sala conferenze della biblioteca “G.U.Lanfranchi”, in Lungo Oglio Cesare Battisti 17. Alla serata, aperta a tutti e moderata da Massimo Venturelli, giornalista de “La Voce del Popolo”, sono invitate le parrocchie e le associazioni, che avranno l’opportunità di confrontarsi.
Intervengono: Maria Grazia Soldati, del dipartimento di Filosofia, Psicologia e Pedagogia dell’Università di Verona, che tratterà il tema dell’accoglienza in Italia dei richiedenti asilo, con riferimento ai progetti Sprar e ai centri Cas; Alessandro Pavoni, responsabile dell’Ufficio richiedenti asilo della Questura di Brescia, che parlerà di normative e di sicurezza per una gestione sostenibile del fenomeno migratorio; Padre Mario Toffari, direttore dell’Ufficio Migrantes della diocesi di Brescia
Papa Francesco: “la giustizia di Dio è il suo perdono”
Toscana: l’accoglienza diffusa sta funzionando
Papa Francesco ai circensi: “voi fate bellezza e la bellezza sempre ci avvicina a Dio”
Città del Vaticano - “Voi fate bellezza e la bellezza sempre ci avvicina a Dio”. Anche oggi ad assistere all’udienza di papa Francesco in Piazza san Pietro, un gruppo di circensi. Questa volta sono stati i circensi dell' “American Circus" che hanno offerto un breve frammento del loro spettacolo. sul sagrato, davanti al Papa. Vestiti di bianco, rosso e blu, i colori statunitensi hanno prodotto uno spettacolo che ha coinvolto giocolieri, acrobati, etc.
Il papa ha molto apprezzato e li ha ringraziati: “Vorrei ripetere quello che ho detto una settimana fa, quando è stato fatto uno spettacolo così. Voi fate bellezza e la bellezza ci avvicina sempre a Dio. Vi ringrazio per questo. Ma c’è un’altra cosa che vorrei sottolineare: questo non si improvvisa; dietro questo spettacolo di bellezza, ci sono ore ed ore di allenamento che comportano fatica. L’allenamento – ha aggiunto - è fatica! L’apostolo Paolo ci dice che per arrivare proprio alla fine e per vincere ci si deve allenare, e questo è un esempio per tutti noi, perché la seduzione della vita facile, trovare un fine buono senza sforzo, è una tentazione. Voi con questo che avete fatto oggi, e con l’allenamento che c’è dietro, ci date una testimonianza che la vita senza sforzarsi continuamente è una vita mediocre. Vi ringrazio tanto del vostro esempio”. (Raffaele Iaria)