Primo Piano

Migrantes: una nuova operazione ‘Mare nostrum’ anche per salvare i bambini

Roma - “E’ ancora morte nel Mar Egeo, nel Mediterraneo. E sono ancora i bambini le vittime innocenti. Famiglie divise, famiglie spezzate”,  commenta Mons. Gian Carlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes, le nuove stragi di oggi nel Mar Egeo, tra cui 11 bambini. “All’indignazione  - continua Mons. Perego - occorre far seguire realmente una nuova operazione ‘Mare nostrum’ che, non solo arrivi a salvare in mare le persone  che sono messi da trafficanti senza scrupolo sui barconi improvvisati  e sui gommoni, ma giunga con le navi della flotta delle Marina dei diversi Paesi europei sulle coste da dove partono i migranti forzati (oggi in particolare in Libia e in Turchia) per proteggere e accompagnare almeno le persone più fragili e deboli: le donne, le famiglie con bambini, i minori non accompagnati”. “Sarebbe uno scatto di umanità e di civiltà europea. Sarebbe il primo segno di una lotta efficace contro la tratta, in questo giorno che Papa Francesco ha voluto nel segno della preghiera e della riflessione contro la tratta, nella memoria di santa Bakhita, la schiava sudanese liberata e accolta in Italia”, conclude il Direttore generale della Migrantes.

Giubileo: a Roma anche molti emigrati italiani

Città del Vaticano - “Sono un povero frate che prega”: così padre Pio diceva sempre a chi incontrava. E’ questo il grande messaggio che ha voluto lanciare al mondo attraverso l’invito a tutti alla conversione. Un invito che si realizzava nelle tante ore che dedicava nel confessionale ad ascoltare i fedeli. Così come faceva padre Leopoldo Mandic che accoglieva tutti con amore nel convento di santa Croce a Padova. Entrambi i due frati cappuccini sono in questi giorni “in pellegrinaggio” a Roma per volontà di papa Francesco che li ha indicati come gli apostoli della Misericordia nell’Anno Santo apertosi lo scorso 8 dicembre. Come le decine di migliaia di devoti che sono giunti a Roma, anche Papa Francesco si è recato nel primo pomeriggio di sabato 6 febbraio nella Basilica vaticana per venerare le spoglie dei santi Pio da Pietrelcina e Leopoldo Mandić. Un momento di preghiera personale dopo che in mattinata proprio la preghiera era stata al centro dell’udienza ai fedeli giunti numerosissimi in occasione del pellegrinaggio giubilare delle reliquie di padre Pio. Incontrandoli in piazza San Pietro, gremita per l’occasione, il Pontefice ha rivolto loro l’invito a «sperimentare la bellezza del perdono del Signore. E questa — ha aggiunto — è una scienza che dobbiamo imparare tutti i giorni». E sono stati veramente tanti i pellegrini che in preghiera hanno voluto “incontrarli e salutarli” sin dal loro arrivo prima nella Basilica di San Lorenzo Fuori le Mura e successivamente nella basilica di San Salvatore in Lauro da dove poi è partita la processione  che ha portato le spoglie dei due frati cappuccini nella Basilica di san Pietro, in Vaticano. Una processione spettacolare che ha visto la partecipazione di un fiume di gente che in varie occasioni ha costretto il corteo a fermarsi lungo il tragitto. Tra questi molti italiani residenti all’estero e arrivati a Roma per l’occasione. “Siamo molto devoti e non potevamo mancare a questo appuntamento. Occasione anche per partecipare al Giubileo della Misericordia proprio a Roma attraversando la Porta Santa di San Piatro”, dice Anna arrivata a Roma dalla Svizzera con tutta l’intera famiglia: marito e tre figli, il più piccolo 10 anni.  (Raffaele Iaria)
 

Frati Minori Cappuccini: una casa per famiglie dei profughi in dono al Papa

San Giovanni Rotondo - Si chiamerà “Casa Papa Francesco. Padre Pio per le famiglie dei migranti”. sarà realizzata a San Giovanni Rotondo e offrirà ospitalità a cinque famiglie di profughi senza fissa dimora che ne avranno bisogno. È il dono che, idealmente, i Frati Minori Cappuccini della Provincia religiosa di Sant’Angelo e Padre Pio hanno voluto fare al Pontefice  come segno concreto per ricordare l’onore che egli ha riservato al loro santo Confratello, scegliendolo come modello di misericordia.

La simbolica consegna del dono è avvenuta  nel corso di un’udienza privata concessa dal Pontefice, nella sua biblioteca privata, dal ministro provinciale, fr. Francesco Colacelli, accompagnato dal guardiano del Convento di San Giovanni Rotondo fr. Francesco Langi, dal rettore del Santuario fr. Francesco Dileo e dal ministro della Provincia romana dei Cappuccini, fr. Gianfranco Palmisani.

Fr. Francesco Colacelli ha simbolicamente donato al Papa la chiave dell’immobile e gli ha illustrato il progetto, spiegandogli che si tratta di una struttura di proprietà dei frati, annessa alla chiesa parrocchiale di San Francesco d’Assisi, attualmente in fase di ristrutturazione per renderla idonea al nuovo scopo, che diverrà operativa nel più breve tempo possibile e, comunque, nell’ambito del Giubileo straordinario della Misericordia.

 

In quelle vittime c’è il prossimo

Roma - È il secondo anno che, nella memoria di Santa Bakhita, nelle nostre diocesi e parrocchie, si celebra la Giornata di preghiera e riflessione contro la tratta. Il profilo umano e di santità della suora canossiana, schiava liberata, diventa in controluce il richiamo alle persone – sono almeno 21 milioni, con un aumento di oltre il 10% negli ultimi anni –, uomini e donne, molti minori, vittime della tratta. Una schiavitù nuova, quella di oggi, ancora più estesa di quella nei secoli precedenti, con forme rinnovate nello sfruttamento sessuale, nell’accattonaggio, nel mondo del lavoro, nel mondo militare, nelle adozioni illegali, fino ad arrivare all’espianto degli organi. Se è vero che non è sempre facile distinguere tra sfruttamento e tratta, riconoscere nella storia personale il dramma di mafie e organizzazioni criminali che riducono le persone a merce di scambio, anche dietro violenze efferate, occorre certamente non abbassare la guardia su un fenomeno disumano che interessa persone a noi vicine: ai semafori o ai parcheggi, nell’appartamento sotto o sopra di noi, sulle strade che facciamo per andare al lavoro o a fare la spesa, nelle campagne e nelle città dove viviamo. Le vittime di tratta sono un volto del nostro “prossimo”. Sono vicine e talora le ignoriamo o, peggio, le giudichiamo. E invece hanno diritto a una protezione sociale – sono gli articoli 18 e 13 delle nostre leggi sull’immigrazione e sulla tratta – che purtroppo si è indebolita negli ultimi tempi.

Dopo anni di grande impegno che ha visto, dal 2002 al 2015, la protezione sociale per oltre 12.000 donne vittime di tratta di almeno 50 Paesi del mondo, sembra oggi che la politica, se non ha dimenticato, certamente ha indebolito un tassello importante della nostra storia sociale.

L’allentamento del contrasto e della lotta alla tratta in Europa e in Italia, la mancanza di Coordinamento delle azioni tra i diversi enti – prova ne è il basso numero di condanne dei trafficanti –, la crescita delle scelte di chiusura dei Paesi europei, l’abbandono ai trafficanti della gestione delle tratte dei migranti economici e forzati stanno creando nuove condizioni per la crescita della tratta: non è un caso che le vittime di tratta nel mondo crescono di oltre 2 milioni e mezzo ogni anno e con loro le violenze e lo sfruttamento. E le vittime provengono sempre dalle famiglie e dai Paesi più poveri dell’Europa e del mondo: in Italia sono uomini e donne, cittadini della Romania e della Bulgaria, della Nigeria e dell’Eritrea. La Giornata di preghiera e di riflessione contro la tratta diventa anche quest’anno, forti del magistero di papa Francesco che non perde occasione per segnalare questo dramma, un’occasione importante per affidare al Signore, nella preghiera, questi nostri fratelli e sorelle vittime di tratta e per provocare una popolare e rinnovata azione sociale ed ecclesiale, perché la paura, l’indifferenza o l’opportunismo politico non indebolisca la protezione sociale delle vittime di tratta nel nostro Paese, in Europa e nel mondo. E’ una storia di prossimità nuova, che ci aiuta ad uscire, a incontrare, ad accompagnare e a salvare nelle nostre città. Città che saranno più «belle» – come ha scritto Papa Francesco nell’esortazione apostolica Evangelium Gaudium – se «superano la sfiducia malsana e integrano i differenti, e che fanno di tale integrazione un nuovo fattore di sviluppo»; se, «anche nel loro disegno architettonico, sono piene di spazi che collegano, mettono in relazione, favoriscono il riconoscimento dell’altro» (n.210): soprattutto se vittima di tratta, nuovamente schiavo. (Mons. Giancarlo Perego - Avvenire)

 

Papa Francesco ricorda il capodanno lunare che si celebra oggi

Città del Vaticano - Oggi si celebra, in tutto l’Estremo Oriente il capodanno lunare. Papa Francesco ha voluto ricordare questo appuntamento che coinvolge milioni di persone nel mondo tra i residenti e i tanti immigrati
“A tutti auguro di sperimentare serenità e pace in seno alle loro famiglie – ha detto il pontefice - che costituiscono il primo luogo in cui si vivono e si trasmettono i valori dell’amore e della fraternità, della convivenza e della condivisione, dell’attenzione e della cura dell’altro. Possa il nuovo anno – ha concluso - portare frutti di compassione, misericordia e solidarietà. E questi fratelli e sorelle dell’Estremo Oriente, che domani (oggi per chi legge, ndr) festeggeranno il capodanno lunare, salutiamoli con un applauso da qui!”.
Molti gli appuntamenti per questo evento anche in Italia. (R.I.)
 

Papa Francesco: “aiutare i nuovi schiavi a rompere le catene dello sfruttamento”

Città del Vaticano - “Aiutare i nuovi schiavi di oggi a rompere le pesanti catene dello sfruttamento per riappropriarsi della loro libertà e dignità”. E’ stato questo l’appello forte di papa Francesco rivolto ieri dopo la preghiera mariana dell’Angelus ricordando la “Giornata di preghiera e riflessione  contro la tratta di persone”, che si celebra oggi per la seconda volta nell’anniversario della nascita di Santa Bakhita, la sudanese vissuta a cavallo tra Ottocento e Novecento, giunta
schiava in Italia, diventata suora, proclamata santa nel 2000 da Papa Giovanni Paolo II. “Penso – ha detto il pontefice -  in particolare a tante donne e uomini, e a tanti bambini! Occorre fare ogni sforzo per debellare questo crimine e questa intollerabile vergogna”.
Secondo l’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil) e l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (Unodc) circa 21 milioni di persone, spesso povere e vulnerabili, sono vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale o lavoro forzato, espianto di organi, accattonaggio forzato, servitù domestica, matrimonio forzato, adozione illegale, maternità surrogata e altre forme di sfruttamento. Ogni anno, circa 2,5 milioni di persone sono vittime di traffico di esseri umani e riduzione in schiavitù; il 70 per cento sono donne e minori. Spesso subiscono abusi e violenze inaudite.
In Italia  ci sarebbero dalle 50 alle 70 mila donne vittime di tratta per lo sfruttamento sessuale, la maggior parte straniere, oltre la metà nigeriane e moltissime minorenni.
Voluta fortemente da Papa Francesco e lanciata per la prima volta nel 2015, questa Giornata ha innanzitutto l’obiettivo di creare maggiore consapevolezza del fenomeno e riflettere sulla situazione globale di violenza e ingiustizia che colpisce ancora tante persone, che non hanno voce, non contano, non sono nessuno: sono semplicemente schiavi. Al contempo si vuole provare a dare risposte a questa moderna forma di tratta di esseri umani, attraverso azioni concrete e innovative.
Tra i promotori della giornata in Italia la Commissione Episcopale  per le Migrazioni della Cei; la Fondazione Migrantes; gli Uffici Migrantes del Lazio; la Caritas Italiana; l’Associazione Papa Giovanni XXIII; la Parrocchia San Frumenzio e unità di strada; l’Associazione Slaves no More; il Settore pastorale USMI Nazionale. Sabato sera a Roma una veglia di preghiera contro la tratta, presieduta da monsignor Guerino Di Tora, presidente della Commissione episcopale per le migrazioni della Cei e della Fondazione Migrantes con la partecipazione di oltre 500 persone. Una veglia che si è conclusa con un breve pellegrinaggio verso la porta santa della Casa della Carità di via Marsala, nei pressi della stazione Termini. Ieri celebrazione dell’Eucaristia nella Chiesa di Santo Spirito in Sassia - Santuario della Divina Misericordia,  presieduta da mons. Paolo Lojudice, Vescovo Ausiliare della Diocesi di Roma seguita dalla partecipazione alla preghiera dell’Angelus in piazza San Pietro.
Oggi celebrazioni Eucaristiche in tutte le comunità religiose maschili e femminili oltre a momenti di preghiera, riflessione e condivisione (Raffaele Iaria)

 
 

Cardinale Parolin: “trovare una soluzione comune” per risolvere crisi migranti

Dobova - La visita in Slovenia del Cardinale Segretario di Stato vaticano, Pietro Parolin, si è conclusa ieri con la visita del campo profughi di Dobova al confine con la Croazia. Il porporato, “commosso dai gesti di solidarietà” che ha visto, ha portato a tutti il saluto del Papa e ha voluto dare “forza e coraggio a coloro che aiutano i profughi nei loro bisogni”, riferisce l’agenzia Sir. “I rifugiati hanno prima di tutto bisogno della nostra solidarietà”, ha detto il cardinale Parolin. In un’intervista rilasciata alla radio cattolica slovena “Ognijsce”, il Segretario di Stato Vaticano ha affermato che “è necessario trovare una soluzione comune” per risolvere la crisi dei migranti, “perché per i singoli Stati, come in Slovenia, è difficile gestire il problema”. “L’Europa – ha rilevato – non deve decidere solo in base ai fattori politici o tecnici, ma tenendo conto anche degli aspetti umanistici, spirituali, che hanno caratterizzato l’Unione dalla sua fondazione”.
 

Papa Francesco incontrerà il patriarca Kirill

Città del Vaticano – Papa Francesco venerdì prossimo, 12 febbraio, incontrerà il Patriarca di Mosca, Kirill. Lo ha annunciato, nel corso di un briefing presso la Sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi. L’incontro avverrà a Cuba. La Santa Sede e il Patriarcato di Mosca hanno “la gioia di annunciare che, per grazia di Dio, Sua Santità Papa Francesco e Sua Santità il Patriarca Kirill di Mosca e di tutta la Russia, si incontreranno il 12 febbraio p.v.”, si legge in una nota congiunta.  Il loro incontro avrà luogo a Cuba, dove il Papa farà scalo prima del suo viaggio in Messico, e dove il Patriarca sarà in visita ufficiale. Esso “comprenderà – spiega la nota - un colloquio personale presso l’aeroporto internazionale José Martí dell’Avana e si concluderà con la firma di una dichiarazione comune. Questo incontro dei Primati della Chiesa cattolica e della Chiesa ortodossa russa, preparato da lungo tempo, sarà il primo nella storia e segnerà una tappa importante nelle relazioni tra le due Chiese”. La Santa Sede e il Patriarcato di Mosca auspicano che “sia anche un segno di speranza per tutti gli uomini di buona volontà” ed invitano tutti i cristiani a “pregare con fervore affinché Dio benedica questo incontro, che possa produrre buoni frutti”. (Raffaele Iaria)
 

Giornata contro la Tratta: grande mobilitazione a Roma e in tutta Italia

Roma - Papa Francesco, sin dall’inizio del suo Pontificato, ha più volte denunciato con forza e coraggio il traffico di esseri umani, definendolo un «crimine contro l’umanità» e ha spronato tutti a combatterlo e a prendersi cura delle vittime. Lunedì 8 febbraio si celebra la giornata internazionale contro la Tratta di esseri umani che rappresenta una delle peggiori schiavitù del XXI secolo. E riguarda il mondo intero. Secondo l’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil) e l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (Unodc) circa 21 milioni di persone, spesso povere e vulnerabili, sono vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale o lavoro forzato, espianto di organi, accattonaggio forzato, servitù domestica, matrimonio forzato, adozione illegale, maternità surrogata e altre forme di sfruttamento. Ogni anno, circa 2,5 milioni di persone sono vittime di traffico di esseri umani e riduzione in schiavitù; il 70 per cento sono donne e minori. Spesso subiscono abusi e violenze inaudite.
In Italia  ci sarebbero dalle 50 alle 70 mila donne vittime di tratta per lo sfruttamento sessuale, la maggior parte straniere, oltre la metà nigeriane e moltissime minorenni. Ci sono pure circa 400 mila lavoratori (di cui l’80 per cento immigrati) che rischiano di essere vittime del caporalato e di ritrovarsi sfruttati e ridotti in condizioni servili.
Voluta fortemente da Papa Francesco e lanciata per la prima volta nel 2015, questa Giornata ha innanzitutto l’obiettivo di creare maggiore consapevolezza del fenomeno e riflettere sulla situazione globale di violenza e ingiustizia che colpisce ancora tante persone, che non hanno voce, non contano, non sono nessuno: sono semplicemente schiavi. Al contempo si vuole provare a dare risposte a questa moderna forma di tratta di esseri umani, attraverso azioni concrete e innovative.
Per questo è fondamentale, da un lato, ribadire la necessità di garantire diritti, libertà e dignità alle persone trafficate e ridotte in schiavitù e, dall’altro, denunciare sia le organizzazioni criminali sia coloro che usano e abusano della povertà e della vulnerabilità di queste persone per farne oggetti di piacere o fonti di guadagno. Inoltre, la Giornata mondiale contro la tratta del 2016 si inserisce significativamente anche all’interno dell’anno del Giubileo della Misericordia e sarà dunque da stimolo per tutti i cristiani e le persone di buona volontà a leggere i “segni dei tempi” e a ripensare in termini profetici il presente e il futuro delle nostre società.
Tra i promotori della giornata la Commissione Episcopale  per le Migrazioni della Cei; la Fondazione Migrantes; gli Uffici Migrantes del Lazio; la Caritas Italiana; l’Associazione Papa Giovanni XXIII; la Parrocchia San Frumenzio e unità di strada; l’Associazione Slaves no More; il Settore pastorale USMI Nazionale. Le celebrazioni inizieranno domani con una veglia di preghiera nella basilica del Sacro Cuore di Gesù a Roma presieduta da mons. Guerino di Tora, Presidente della Commissione cei per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes  che si concluderà con un breve pellegrinaggio alla Porta Santa della Casa della Carità di via Marsala, dove verrà espresso il bisogno di purificazione e misericordia e un rinnovato impegno per la liberazione degli schiavi di oggi. Domenica celebrazione dell’Eucaristia nella Chiesa di Santo Spirito in Sassia - Santuario della Divina Misericordia  presieduta da mons. Paolo Lojudice, Vescovo Ausiliare della Diocesi di Roma seguita dalla partecipazione alla preghiera dell’Angelus in piazza San Pietro.
Lunedì, 8 febbraio, nella festa liturgica di Santa Bakhita, celebrazioni Eucaristiche in tutte le comunità religiose maschili e femminili. Negli istituti per anziani e malati, come pure nelle scuole ci saranno momenti di preghiera, riflessione e condivisione, valorizzando anche testimonianze di persone che operano nei centri di accoglienza, ascolto, case famiglia...(Raffaele Iaria)
 
 
 

Toscana: l’accoglienza diffusa sta funzionando

Firenze - “Migranti ai fornelli”, questo il titolo del progetto sociale promosso dal Comune di Figline e Incisa Valdarno, all’interno della Città Metropolitana di Firenze, quale primo esempio a livello toscano (fra i primissimi in Italia) di inserimento di profughi minorenni all’interno delle strutture scolastiche. Partner istituzionali del Comune valdarnese, la Cooperativa sociale «Il Cenacolo» e l’Istituto statale di istruzione superiore «G. Vasari» di Figline. Già dal luglio 2014 sono presenti sul territorio comunale della città ben 21 profughi richiedenti asilo politico, assegnati dalla Prefettura di Firenze e residenti all’interno di una struttura recettiva, ma impegnati in attività di volontariato sul territorio come previsto dal «Progetto Migranti». Infatti le direttive comunitarie sul tema dell’accoglienza, contenute nel decreto 140/2005, non consentono a loro di svolgere attività lavorative, quindi l’unica possibilità di inserimento è stato il personale coinvolgimento in realtà di volontariato. All’interno invece di questo nuovo progetto «apripista», i tre minorenni del gruppo frequenteranno corsi di cucina e sala presso l’Isis «Vasari» insieme ai loro coetanei delle classi prime e seconde, con l’opportunità, quindi, di acquisire le competenze previste dai corsi esercitando, inoltre, la lingua italiana. I richiedenti asilo maggiorenni saranno invece inclusi in questo progetto attraverso una serie di incontri conoscitivi, ai quali saranno invitati non soltanto studenti, ma anche genitori e docenti. «Un modo, questo, per scambiarsi esperienze e nozioni sulle diverse realtà di appartenenza, attraverso le testimonianze dirette dei gruppi di migranti, ma anche per promuovere l’integrazione sul territorio» – come ha sottolineato l’assessore regionale all’immigrazione, Vittorio Bugli, presente alla firma del protocollo di intesa, giovedì 28 gennaio al «Vasari» di Figline. (Laura Borgheresi – ToscanaOggi)
 

Mons. Zuppi: “una misericordia che non si accontenta”

Roma - “Sento l’orgoglio e la gioia, insieme però alla vergogna per i tanti che l’indifferenza e l’inedia non ha salvato, di accogliere proprio oggi la prima famiglia giunta in Europa con i corridoi umanitari. È il frutto che di una misericordia che non si accontenta, che non si nasconde dietro al facile ‘non è possibile’ oppure ‘già faccio abbastanza’, che non vuole adattarsi all’egocentrismo ma alle domande degli uomini così come esse sono”. Così l’arcivescovo di Bologna, mons. Matteo Maria Zuppi, si è rivolto ieri sera nella Basilica romana di San Giovanni in Laterano al “popolo” della Comunità di Sant’Egidio, riunito per celebrare il 48° anniversario della Comunità. In mezzo a loro la famiglia Al Hourani – marito, moglie e i due figli –, i primi profughi siriani arrivati con i corridoi umanitari aperti grazie a un accordo siglato lo scorso dicembre da Comunità di Sant’Egidio, Federazione delle Chiese evangeliche in Italia e Tavola valdese con i ministeri dell’Interno e degli Esteri. “Grazie a questo progetto ecumenico – sottolinea la Comunità – mille altri profughi, attualmente nei campi del Libano, del Marocco e dell’Etiopia, raggiungeranno nei prossimi mesi l’Italia in piena sicurezza, senza affrontare i ‘viaggi della morte’ nel Mediterraneo”.
Mons. Zuppi, nell’omelia della Messa, ha rivolto un pensiero agli anziani, alle vittime della “violenza del mondo” e ai migranti, partendo dall’immagine delle dodici porte degli apostoli, che indicano “non solo le dodici porte della Santa Gerusalemme che viviamo già oggi radunati in questa visione del futuro che è l’assemblea dei fratelli e delle sorelle”, ma “significano anche una casa che si apre al mondo, che non vuole e non può pensarsi chiusa, che deve uscire per entrare nella storia degli uomini attraverso quella stessa unica porta di misericordia che è Cristo”. “Questo amore – ha proseguito – giunge alle folle della città, stanche e sfinite come pecore senza pastore, come i tanti anziani che implorano protezione, indifesi come sono, esposti alla banalità del male. Giunge alla folla di bambini e di tutte le vittime, come troppo spesso sono le donne, esposti alla cattiveria e alla violenza del mondo, vuole giungere a quella massa di migranti che diventano stranieri alla disperata ricerca di futuro”. (F.R)
 

La comunità anglicana in Australia per i migranti

Canberra - Ogni chiesa è un santuario inviolabile alle autorità civili. Richiamandosi all’antico principio del diritto d’asilo la comunità anglicana di Australia si è offerta di ospitare centinaia di migranti che il Governo vuole deportare sull’isola di Nauru, Stato insulare della Micronesia, e in altre isole al di fuori dei confini nazionali. Una disponibilità che arriva poche ore dopo la decisione dell’Alta Corte, secondo cui è «legittima» la decisione di spostare i richiedenti asilo dal territorio nazionale all’isola della Micronesia. Il gruppo in questione è composto da più di 260 persone, fra cui 37 bambini. Il primate anglicano Peter Catt ha dichiarato che le chiese prescelte — una decina, fra cui la cattedrale di Brisbane — stanno «reinventando l’antico concetto di santuario-rifugio, con diritto di asilo. È vero che si tratta di una definizione ancora non riconosciuta dalla nostra legge, e credo che se le autorità dovessero scegliere di entrare nelle chiese e portare via le persone con ogni probabilità sarebbe una mossa legale». Tuttavia, aggiunge, «si tratta di una questione morale, e non farebbe buona impressione. Non penso che qualcuno voglia osare tanto». La stragrande maggioranza dei migranti che cerca di raggiungere l’Australia via mare viene fermata e portata nei centri di detenzione della Papua Nuova Guinea o di Nauru. In particolare, l’isola di Manus, in Papua Nuova Guinea, è nota per la situazione di tensione che vi si è creata a motivo delle ondate migratorie. Anche una commissione del Senato australiano ha definito le condizioni di vita sull’isola di Nauru «pericolose» per i bambini.  Secondo la legge, i migranti non possono essere accolti in Australia neanche se vengono ritenuti rifugiati politici o civili. Una legislazione, dunque, molto aspra, condannata anche da numerose ong umanitarie. Sul tema è intervenuto anche il portavoce della Conferenza episcopale australiana per i temi dell’immigrazione, il vescovo Vincent Long, il quale ha rivolto un appello al primo ministro Malcolm Turnbull e al ministro per l’Immigrazione Peter Dutton, affinché mostrino «compassione e misericordia» nei confronti delle famiglie dei migranti e «non agiscano in modo tale da arrecare loro altre sofferenze oltre a quelle che già hanno subito». La Chiesa cattolica, ha aggiunto il presule, «si oppone alla detenzione», anche a quella «oltreconfine», perchè «tale risposta politica non rispetta la dignità delle persone» ed «è preparata a collaborare con altre organizzazioni della comunità a fornire assistenza ai richiedenti asilo». In occasione dell’8 febbraio prossimo, giornata internazionale di preghiera contro la tratta, la Conferenza episcopale ha rivolto un appello a intraprendere azioni efficaci per contrastare anche questo fenomeno. A fianco delle comunità religiose si sono schierati migliaia di australiani, che sono scesi in piazza contro la deportazione di migranti. Misha Coleman, rappresentante del gruppo di attivisti cristiani pro rifugiati, ammette che «sarà difficile spostare fisicamente i richiedenti asilo dai centri di detenzione alle nostre chiese, ma potremmo riuscirci». Da parte sua, il ministro Dutton, ha dichiarato che i cristiani «hanno il diritto alle proprie opinioni, ma non sono al di sopra della legge australiana». (Osservatore Romano)
 

Corridoi umanitari: arrivata a Roma la prima famiglia

Roma - “Sta iniziando la mia nuova vita”. E’ la frase pronunciata da Yasmine la giovane mamma arrivata oggi all’aeroporto romano di Fiumicino insieme a suo marito e ai piccoli Falak e Hussein, profughi di Homs (in Siria). Partiti questa mattina da Beirut, hanno raggiunto con l’aereo e quindi in tutta sicurezza l’Italia grazie ai “corridoi umanitari” che sono stati attivati in seguito all’accordo firmato il 15 dicembre scorso da Federazione delle Chiese evangeliche in Italia, Comunità di Sant’Egidio e Tavola Valdese con i Ministeri degli Esteri e dell’Interno. Il loro è il primo arrivo a cui seguirà nel corso dell’anno quello di un migliaio di altri profughi.
La piccola Farak è gravemente malata per un cancro raro all’occhio che le è stato asportato. La condizione clinica della piccola ha richiesto agli operatori della “Mediterranean Hope” di accelerare i tempi di trasporto della famiglia in Italia.
Al loro arrivo, i membri della Sant’Egidio e della Fcei hanno regalato ai due bimbi un “kit” di accoglienza: uno zainetto blu per il bimbo e rosa per la bimba. La famiglia ha dovuto lasciare al posto di blocco della polizia dell’aeroporto le impronte digitali. “La mamma – racconta Francesco Piobbichoi, responsabile del progetto “Mediterranean Hope” che ha scortato la famiglia siriana da Beirut – era molto spaventata e preoccupata della polizia”. Ma al suo arrivo a Roma ha trovato una sorpresa inaspettata. Ad attenderla agli arrivi c’era anche suo fratello, che ha raggiunto però l’Italia attraversando la rotta balcanica, passando per Turchia, Macedonia, Ungheria, Austria, Germania dove ha ottenuto lo status di rifugiato. Ad Homs purtroppo è rimasta la loro mamma con due sorelle, impossibilitate ad uscire a causa della guerra.
 
 
 

Immigrazione: agenzia europea sul modello Usa

Roma -  In Europa «manca un’agenzia europea per l’immigrazione sul modello degli Usa, per affrontare la questione immigrati in maniera unitaria, senza frammentazioni regionali». La richiesta di Marco Impagliazzo, Presidente della Comunità di Sant’Egidio, sollecita il Viceministro dell’Interno Filippo Bubbico, forte della testimonianza del Sottosegretario agli Affari pubblici del Dipartimento di Stato americano, Richard Stengel. Occasione è la tavola rotonda alla Comunità di Sant’Egidio sui diversi modelli di integrazione, statunitense e italiano. Fortemente messo alla prova dai flussi di profughi mediorientali. E Impagliazzo annuncia che, dopo tanti naufragi, «la porta finalmente è aperta: con l’arrivo della prima famiglia si apre la strada anche a tutte le altre, che già stanno facendo il riconoscimento con le impronte digitali in Libano».
 

Profughi: oggi in Italia Yasmine e Falak

Roma - Oggi sarà un giorno importante per Yasmine e sua figlia Falak. Sono loro, profughe della guerra in Siria, le prime persone ad arrivare dal Libano in Italia con i corridoi umanitari, senza essere costrette ai “viaggi della morte” nel Mediterraneo. Ma è un giorno importante anche per tutti coloro che credono nell’accoglienza e nell’integrazione, spiega una nota: un arrivo a cui seguirà – nelle prossime ore – quello della loro famiglia e, nel corso dell’anno, di un migliaio di altri profughi, in modo sicuro e legale. Raggiungeranno infatti il nostro Paese grazie all’accordo firmato il 15 dicembre scorso da Comunità di Sant’Egidio, Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia e Tavola Valdese con i Ministeri degli Esteri e dell’Interno.
Ad accogliere Yasmine e Falak all’aeroporto di Fiumicino i responsabili delle organizzazioni che hanno promosso questo progetto, il primo del genere in Europa, rivolto a persone in condizioni di “vulnerabilità” (donne con bambini, anziani, malati, disabili) che attualmente vivono nei campi profughi di Libano, Marocco ed Etiopia.
 
 

Palazzolo: un convegno su migrazioni e accoglienza

 
Brescia - Dall’emergenza da affrontare alle responsabilità da assumere, dalle difficoltà legate alla gestione del fenomeno alle opportunità connesse, dalla questione sicurezza ai doveri dell’accoglienza. Sono solo alcuni dei temi che verranno affrontati nel corso dell’assemblea “Migrazioni e accoglienza”, organizzata dagli assessorati alla Cultura e ai Servizi Sociali del Comune di Palazzolo per giovedì 11 febbraio, alle 20.30, nella sala conferenze della biblioteca “G.U.Lanfranchi”, in Lungo Oglio Cesare Battisti 17. Alla serata, aperta a tutti e moderata da Massimo Venturelli, giornalista de “La Voce del Popolo”, sono invitate le parrocchie e le associazioni, che avranno l’opportunità di confrontarsi.
Intervengono: Maria Grazia Soldati, del dipartimento di Filosofia, Psicologia e Pedagogia dell’Università di Verona, che tratterà il tema dell’accoglienza in Italia dei richiedenti asilo, con riferimento ai progetti Sprar e ai centri Cas; Alessandro Pavoni, responsabile dell’Ufficio richiedenti asilo della Questura di Brescia, che parlerà di normative e di sicurezza per una gestione sostenibile del fenomeno migratorio; Padre Mario Toffari, direttore dell’Ufficio Migrantes della diocesi di Brescia
 

Papa Francesco: “la giustizia di Dio è il suo perdono”

Città del Vaticano - La giustizia retributiva “non vince il male, ma semplicemente lo argina”. Lo ha spiegato il Papa ai 10 mila fedeli presenti oggi in piazza San Pietro, interrogandosi su come conciliare le due immagini della Sacra Scrittura, “che ci presentano Dio come misericordia infinita, ma anche come giustizia perfetta”. La giustizia retributiva è quella di chi fa ricorso ai tribunali perché infliggano al colpevole una pena proporzionata: ma  questa, ha puntualizzato Francesco, non è una “vera giustizia”, perché solo rispondendo al male con il bene “il male può essere veramente vinto”. “Dio non vuole la condanna di nessuno”, voleva salvare anche Pilato e Giuda, ha esclamato il Papa a braccio. Dio “vuole la salvezza di tutti”: è il Signore della misericordia, “il problema è lasciare che lui entri nel cuore”. In una parola, “la giustizia di Dio è il suo perdono”. Il “cuore di Dio” è “un cuore di padre”, quello stesso che tutti noi “vogliamo incontrare quando andiamo nel confessionale: un padre “che ci aiuti a cambiare vita, che ci dia la forza di andare avanti, che ci perdoni in nome di Dio”. Per questo essere confessori è una responsabilità tanto grande. Anche oggi, come alla fine dell’udienza generale di mercoledì scorso, il Papa ha assistito ad un breve spettacolo circense sul sagrato, questa volta dell’American Circus. “Voi ci avete dato una testimonianza che la vita senza sforzarsi continuamente è una vita mediocre”, ha detto loro riferendosi alle ore e ore di allenamento che stanno dietro ad ogni spettacolo.

Toscana: l’accoglienza diffusa sta funzionando

Firenze - “Migranti ai fornelli”, questo il titolo del progetto sociale promosso dal Comune di Figline e Incisa Valdarno, all’interno della Città Metropolitana di Firenze, quale primo esempio a livello toscano (fra i primissimi in Italia) di inserimento di profughi minorenni all’interno delle strutture scolastiche. Partner istituzionali del Comune valdarnese, la Cooperativa sociale «Il Cenacolo» e l’Istituto statale di istruzione superiore «G. Vasari» di Figline. Già dal luglio 2014 sono presenti sul territorio comunale della città ben 21 profughi richiedenti asilo politico, assegnati dalla Prefettura di Firenze e residenti all’interno di una struttura recettiva, ma impegnati in attività di volontariato sul territorio come previsto dal «Progetto Migranti». Infatti le direttive comunitarie sul tema dell’accoglienza, contenute nel decreto 140/2005, non consentono a loro di svolgere attività lavorative, quindi l’unica possibilità di inserimento è stato il personale coinvolgimento in realtà di volontariato. All’interno invece di questo nuovo progetto «apripista», i tre minorenni del gruppo frequenteranno corsi di cucina e sala presso l’Isis «Vasari» insieme ai loro coetanei delle classi prime e seconde, con l’opportunità, quindi, di acquisire le competenze previste dai corsi esercitando, inoltre, la lingua italiana. I richiedenti asilo maggiorenni saranno invece inclusi in questo progetto attraverso una serie di incontri conoscitivi, ai quali saranno invitati non soltanto studenti, ma anche genitori e docenti. «Un modo, questo, per scambiarsi esperienze e nozioni sulle diverse realtà di appartenenza, attraverso le testimonianze dirette dei gruppi di migranti, ma anche per promuovere l’integrazione sul territorio» – come ha sottolineato l’assessore regionale all’immigrazione, Vittorio Bugli, presente alla firma del protocollo di intesa, giovedì 28 gennaio al «Vasari» di Figline. (Laura Borgheresi – ToscanaOggi)
 

Papa Francesco ai circensi: “voi fate bellezza e la bellezza sempre ci avvicina a Dio”

Città del Vaticano - “Voi fate bellezza e la bellezza sempre ci avvicina a Dio”. Anche oggi ad assistere all’udienza di papa Francesco in Piazza san Pietro, un gruppo di circensi. Questa volta sono stati i circensi dell' “American Circus" che hanno offerto un breve frammento del loro spettacolo. sul sagrato, davanti al Papa. Vestiti di bianco, rosso e blu, i colori statunitensi hanno prodotto uno spettacolo che ha coinvolto giocolieri, acrobati, etc.

Il papa ha molto apprezzato e li ha ringraziati: “Vorrei ripetere quello che ho detto una settimana fa, quando è stato fatto uno spettacolo così. Voi fate bellezza e la bellezza ci avvicina sempre a Dio. Vi ringrazio per questo. Ma c’è un’altra cosa che vorrei sottolineare: questo non si improvvisa; dietro questo spettacolo di bellezza, ci sono ore ed ore di allenamento che comportano fatica. L’allenamento – ha aggiunto - è fatica! L’apostolo Paolo ci dice che per arrivare proprio alla fine e per vincere ci si deve allenare, e questo è un esempio per tutti noi, perché la seduzione della vita facile, trovare un fine buono senza sforzo, è una tentazione. Voi con questo che avete fatto oggi, e con l’allenamento che c’è dietro, ci date una testimonianza che la vita senza sforzarsi continuamente è una vita mediocre. Vi ringrazio tanto del vostro esempio”. (Raffaele Iaria)

Oltre 4 milioni gli italiani all’estero

Roma – Gli italiani residenti all’estero al 31 dicembre 2015, sono 4.811.163, 174.516 in più rispetto all’anno precedente. E’ quanto si legge in un decreto del Ministero degli Interni, di concerto con il Ministero degli Affari Esteri, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. La maggioranza risiede in Europa seguita da Sud America, Nord America e Australia. Nel dettaglio in Europa risiedono 2.590.037 italiani, in America Meridionale 1.512.695; in America Settentrionale e Centrale 437.710, in Africa, Asia, Oceania e Antartide 270.721.